Nuovo Masada

agosto 15, 2015

MASADA n° 1677 15 agosto 2015 COGLIONATE DI FERRAGOSTO

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MASADA n° 1677 15 agosto 2015 COGLIONATE DI FERRAGOSTO

A cura di Viviana Vivarelli

JENA

PENTIMENTI
Padre, sono stato renziano.
Quante volte, figliolo?
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LA MICROSATIRA DI ALBERTO

Al Sud una persona su tre è povera. Le altre due sono appena scese dal barcone.
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La parabola del sindaco Marino, da “ad maiora Roma” a “ad malora”.
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La Grecia non può uscire dall’euro, l’Iran non può avere bombe nucleari, Renzi non lo caga più nessuno. Un mondo difficile.
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La testa del cavallo di Troia lasciata dalla Merkel davanti casa di Tsipras.
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ISIS: «Unitevi in bande e prendete Roma».
Buzzi e Carminati: «Già fatto».
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Renzi rimane bloccato in ascensore. L’Italia riparte.

L’Europa oggi: si cerca di non far entrare gli immigrati e di non far uscire la Grecia.
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Jobs Act, ispirato al modello dei lavoratori impiegati nella costruzione delle piramidi.
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Papa Francesco: «E’ uno scandalo che le donne vengano pagate meno». E non possano tenere messa.
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Renzi in visita a Pompei. Uno sguardo al futuro del PD.
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Dopo il DEF che promette niente aumento delle tasse, la Corte Europea ha condannato Renzi per tortura dell’intelligenza altrui.

I TORMENTONI DELL’ESTATE
ALESSANDRO ROBECCHI

Un fenomeno che non si riesce a spiegare, che la scienza non sa decifrare, che nemmeno i maghi e i veggenti riescono a interpretare. Come mai, dannazione, invece di cliccare sulla notizia “Suora diventa lapdancer” o sul titolo “Cane lupo di Taiwan sa le tabelline”, gli italiani si siano letti avidamente il carteggio Staino-Cuperlo, una cosa che pesa sulla società italiana come un documentario sull’accoppiamento delle lumache. Masochismo estivo, probabilmente, o meglio ancora un portato delle molte sfumature che si vendono in libreria: “Caro, questa sera ti frusto con il gatto a nove code”. “No, tesoro, fammi più male ancora, leggimi la lettera di Staino a Cuperlo”.
In ogni caso, e al netto dello scambio epistolare tra un gigante della satira (Cuperlo) e un titano del renzismo (Staino), è il caso di dedicare qualche riflessione al succo della questione. E cioè al fremente dibattito su cosa sia di sinistra e cosa no, una questione davvero entusiasmante, un dibattito che sarà apprezzatissimo, per esempio, dagli schiavi che raccolgono i pomodori nei campi pugliesi morendo nelle piantagioni come nell’Alabama dell’800.
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Se ci pensate, è il modo migliore per parlare d’altro, per spostare la discussione dalle cose vere (che so, i tagli alla sanità, Confindustria che applaude, lo sconto agli evasori fiscali, una legge sul falso in bilancio peggiore di quella che fece Berlusconi, cosucce così) a un piano aleatorio e teorico, dove vale tutto. Da qui l’entusiasmante diatriba su siamo di sinistra, no, non lo siete, lo eravate, ma solo un po’, sui bordi, anzi no, eccetera eccetera, con tutte le varianti del caso: niente ci verrà risparmiato. Dopo le interessantissime discussioni sulla prova costume, ecco le schermaglie sulla “prova sinistra”.
Disse Matteo Renzi nel febbraio del 2014, quando ancora pareva un burbanzoso innovatore che avrebbe rottamato il passato cinico e baro, che il suo era “il governo più di sinistra degli ultimi trent’anni”, che ancora oggi – dopo che ne ha dette migliaia – resta la sua battuta migliore.
Poco più di un anno dopo, quel governo così di sinistra proponeva nella stessa settimana un taglio delle tasse sui profitti delle imprese (non sul lavoro, non sugli investimenti, non sulle vite dei cittadini, no, no, proprio sui profitti) e contestualmente un taglio della sanità pubblica. Ora, per convincere tutti che questa sia una cosa di sinistra ci sono molte strade: dall’ipnosi di massa alla distribuzione di pasticche lisergiche. Si sceglie invece una strada più tortuosa: attaccare la sinistra del Pd dicendo che non capisce il senso profondamente di sinistra di tutto questo.
La sinistra Pd, dal canto suo e parlandone da viva, gioca il ruolo delle cantanti liriche nelle opere più entusiasmanti, cioè canta per un intero atto “Muoio… muoio… ah, guardate come muoio, me tapina… muoio”, e così avanti per giorni e giorni, senza morire mai, senza andarsene mai e soprattutto votando con il partito quando ce n’è bisogno, salvo rari casi.
La stessa sinistra Pd che oggi si fa alfiere e portavoce della “sinistra” è quella che votava compatta il governo Monti, la legge Fornero, il pareggio di bilancio nella Costituzione. Insomma, c’è un concetto di sinistra molto variabile e ballerino, che si sventola oggi sì, domani no, dopodomani vedremo cosa ci conviene, e la sensazione è che possa passare qualunque porcata galattica purché la si dica “di sinistra”. Intanto, negli ultimi trent’anni la forbice tra rendite e profitti e redditi da lavoro si è allargata a dismisura: i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri, ma di questo – che è l’unico argomento su cui tessere una teoria di sinistra ai tempi del colera – non si occupa nessuno. Uff, che noia… uff, che palle. Vuoi mettere leggere cosa ne pensa Staino?

Alessandro Robecchi ‏
I dirigenti Cisl che guadagnano come Obama? Beh, va detto che per gli interessi del padronato italiano Obama ha fatto molto meno, eh!
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Quanto gli piace ai liberisti l’economia assistita quando gli assistiti sono i padroni!
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Costato 2,4 miliardi, recupererà (se va bene) 860 milioni. Si ringraziano i contribuenti italiani per il miliardo e mezzo donato per Expo
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Renzi. Scusate, non seguivo… Cosa ci ha promesso, oggi, una villetta con giardino su Plutone entro novembre?

Oplà! Vi mancava, eh #unaltrocucchiainodimerda
Sconti e meno carcere per chi evade le tasse fino a 150.000 euro
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“L’Italia sta meglio di un anno fa” is the new “Tranquilli, a settembre partenza col botto” (agosto 2014). Il ragazzo non teme il ridicolo
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Dietro, accanto, sopra e sotto l’esortazione a non fare piagnistei c’è l’essenza stessa del potere.
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Caro, ora ti frusto. No! Fammi più male! Leggimi la lettera di Staino!
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TruthPlease ‏@_Truth_Please_
@AlRobecchi Bellissimo, se ci aggiungiamo la mobilità sociale negata (Oh Aurora!) si può dire che ‘El pueplo unito jamas sera PAGATO’
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In tutto il trash estivo, il tormentone “Staino scrive a Cuperlo” è emozionante come una colonscopia #sedicentidisinistra
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Quando il piagnisteo lo faceva Renzi andava bene, ora è gufismo applicato.
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Pensa che antichi e arretrati in Gran Bretagna: il segretario del Labour lo scelgono gli iscritti, non tutti quanti (elettori Tory compresi)
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“Meno passerelle burocratiche!”, disse il Caro Leader durante una passerella burocratica all’Expo. Mi arrendo.
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Il renzissimo @matteoricci dice in tivù che non c’è niente di male a fare le riforme con Verdini, visto che prima le facevano con Berlusconi
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Sta cosa che non basta dire “gufi” per sconfiggere la disoccupazione comincia a farsi largo anche tra i cervelli più disponibili all’ammasso.
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Se il Fmi fosse un medico: curerebbe la polmonite amputando una gamba.
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Il comportamento del @pdnetwork su #Azzollini era solo vergognoso. Fortunatamente è arrivata @serracchiani a renderlo vergognoso e ridicolo.
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Dopo i diritti e la scuola, la sanità. Quegli 80 euro non li pagavate così cari manco se ve li prestava Al Capone.
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Il segretario del Pd che diserta la festa dell’Unità per non essere pomodorato dai militanti non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Verdini.
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Ma sai che ho un’ideona nuova? Ma sì, tagliare la sanità! Dai! Non è entusiasmante? Su, su, al lavoro, spiegate a tutti che è di sinistra!

Narrazioni carpiate: dicono che se arriva Verdini è colpa della minoranza Pd che non si adegua al capo. Ammazza! Paraculismo senza limitismo.
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Usi a ubbidir leccando. Che ridere i pipicchiotti renzisti che corrono a difendere il guru della comunicazione. Tenerezza. Una prece
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Lo so, pensate che il renzismo sia il berlusconismo con altri mezzi. Ma… Pensateci. Forse il berlusconismo era solo un renzismo prematuro.
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Com’era? La più grande riduzione delle tasse nella storia della Galassia? Maddai! Per chi non le paga è già così.
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Luca Bottura ‏
Avete notato? Nel patto di Renzi sulle tasse non è previsto di farle pagare a chi non le paga
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ROBECCHI

Io sarò malfidente, eh, però mi aspetto da un momento all’altro che compaia nei Tg gridando “Enlarge your penis!”.
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Viene in mente Totò: “A proposito di politica, non ci sarebbe qualche coserellina da mangiare?”
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Quelli del Fmi la sanno fare la narrazione. Basta entrare in un bar per sentire che i greci vanno tutti in pensione a 13 anni con la Ferrari
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Doriana Imbimbo
“Assistere indifferenti all’umiliazione di Atene significa essere tutti umiliabili domani”
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ROBECCHI
Dai, amici, venite a farci il pippone dei valori europei e la pomposa retorica della comunità dei popoli. Con una Luger puntata alla tempia.
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Marta Fana
Per quelli che “i 5 mesi di gov di Tsipras”…io guardo ai 10 mesi di gov Renzi e ai risultati tutti riassunti qui

Ma perché ce l’avete così tanto con la Serracchiani? Una che dice sempre così bene quello che pensa… Renzi”
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La nuova narrazione dei soldatini renzisti è che in Grecia ha vinto il “no” grazie ai voti di Alba Dorata. Così, per dire dell’idiozia umana
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Oggi l’astio e la bile dei grandi giornaloni si spiega con il fatto che non contano più e non ne azzeccano una manco a pagarli
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Dite all’Unità che la Grecia ha gli “arsenali pieni” perché la generosa Europa che le prestava i soldi la costringeva a comprare le sue armi.

Bella, l’Unità! Le pagine a destra tifano per il segretario, quelle a sinistra sostengono il capo del governo. E poi c’è un pezzo di Renzi!
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Vedere gente che si dice “di sinistra” tifare per i grandi banchieri anziché per un popolo in ginocchio spiega molto su questo Paese
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#unaltrocucchiainodimerda Amici del Pd, ormai pensano tutti che vi piace
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Mi sembra una buona divisione del lavoro: Confindustria scrive le riforme e Matteo Renzi le fa approvare a colpi di fiducia
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Si ringrazia Sandro Bondi per aver votato la fiducia al governo Renzi. Attendiamo con ansia poesia celebrativa in onore del nuovo Capo
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Ma non trovate innovativo e modernissimo che ci siano due leggi Severino, una per Berlusconi e una per De Luca? Dai, ammettetelo, è geniale!
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Il salvinismo come “analfabetismo culturale rivendicato”, molto pericoloso.
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Dai! Introducendo anche schiavitù, punizioni corporali e ius primae noctis gli investitori accorreranno! Manca poco!
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Gli insegnanti, andati, i lavoratori, provato il Jobs act, andreanno anche loro. Il problema di Renzi sono quelli di destra che non arrivano.
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Perché vi chiamate “Neoresponsabili”? – Perché “Neofaccecomeilculo” non ci stava sulla carta intestata. #Neorenzisti

Ma dunque abbiamo un governo Renzi con maggioranza Verdini-Bondi-Razzi? Beh, dai, capolavoro!

Dice che con Verdini a salvare Renzi potrebbe arrivare anche Bondi. E il giocoliere monco? Il cane che sa contare? La donna barbuta?
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L11 novembre il Ministro dell’Ambiente tuonava: “Mai più condoni edilizi, invece ora…”

Asino morto
Oggi direbbero che Matteotti è un radical chic.
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ALESSANDRO ROBECCHI

Eccoli qui, Matteo e Vladimir. Uno è arrogante, autoritario, sprezzante e circondato da yesmen. L’altro è Putin

Sentendo il ragazzotto dire “L’Italia decolla”, gli sceicchi che hanno comprato Alitalia a prezzi di realizzo hanno riso molto
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Anche insultare Bersani e poi prendere meno voto di Bersani è una cafonata mica male
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Il ragazzo in mimetica ha passato due anni a urlare: “Avete portato il Pd al 25 per cento!”. Poi ha portato il Pd al 25 per cento.
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Il ragazzo in mimetica ha passato due anni a urlare: “Avete portato il Pd al 25 per cento!”. Poi ha portato il Pd al 25 per cento

Dalle urne liguri esce di tutto: gettoni, rullini, conservatori, gufi, disfattisti, insomma un fallimento totale della narrazione corrente.
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Mi fido degli exit-poll come della difesa dell’Inter. Sapevatelo
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Conosco uno che conosce uno che sa di una tizia sposata con uno che ha uno zio che ha scelto il tfr in busta paga

Mostreremo al mondo di cosa siamo capaci” (cit): il governo Renzi non chiede le dimissioni della presidente Expo, accusata di frode fiscale
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E’ più figura di merda planetaria se il presidente Expo si dimette per frode fiscale o se resta presidente Expo nonostante la frode fiscale?
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Quelli che cambiano la Costituzione con Berlusconi e Verdini accusano Rosy Bindi di violare la Costituzione. Charlie Manson era più sobrio
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Quando il dito indica gli impresentabili, l’imbecille insulta il dito.
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Delegittimare la Commissione Antimafia per difendere un candidato ineleggibile per legge. Come “cambiaverso” non c’è male.
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Tra Landini (salario di 1 operaio, tasse in Italia) e Marchionne (salario di 1000 operai, tasse in Svizzera), Renzi preferisce il secondo.
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I grandi classici: cantare vittoria anche quando non si vince per niente

Il primo partito del paese presenta una legge per impedire al secondo partito di partecipare alle elezioni. Apperò!
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Dice il ragazzotto di fare il voto utile se no c’è rischio che vinca la destra. Col voto utile invece niente rischi: vince la destra sicuro
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Il Partito Unico, il Sindacato Unico e nemmeno un negozio dove comprare un fez!
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Il partito della nazione, il sindacato unico, che sgradevole sensazione. Il pluralismo non è la malattia ma il nutrimento della democrazia
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Ferruccio de Bortoli: “Ma questo che parla dell’Italia come “Superpotenza culturale, lo sa che paghiamo gli insegnanti meno di tutti in Europa?”

La severa autocritica della Serracchiani: gli elettori non hanno capito, imbecilli…
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Mi dà due etti di vittimismo? – So’ du etti e mezzo, lascio signo’?
La paranoia è in omaggio.
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Usare gli italiani per picchiare altri italiani. E’ la “disintermediazione”, basta una lavagna e un “popolo bambino”
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Chiamare le lotte dei lavoratori “boicottaggio” è la stessa cosa che chiamare i diritti “privilegi”. Chi finge di non capire è complice.

Ovvio, ora la disintermediazione funziona anche per categorie. La mission è mettere gli italiani contro insegnanti e sindacato
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Astuti guru del marketing spiegano cos’è una lavagna a migliaia di maestri e professori sottopagati e con i salari bloccati da sei anni.
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Me la vedo la riunione. Che si fa? Idea, capo! Una lavagna! Elettronica? No, coi gessetti! Non sarà troppo scemo? Appunto! Perfetto, no? Ok!

Una campagna elettorale del tipo Non-votate-i-miei-candidati-che-fanno-schifo mi sembra un’idea vincente, tipo Vendo-tonno-però-al-botulino.
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Visti i primi risultati delle amministrative si può dire che Berlusconi ha avuto più ragazze ieri che elettori oggi.
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Gente che (inspiegabilmente) ancora parla: Fornero, Berlusconi, Blair…
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Che poi, sta cosa dei superpoteri del preside viene da lontano, altro che rinnovamento… Era il 1923

EVASIONE E TRASFORMISMO

DeBortoli:
La fedeltà fa premio sulla preparazione

CASA PANNELLA
MARCO TRAVAGLIO

Giacinto Pannella detto Marco, teramano, 85 anni, è “radicale, socialista, liberale, federalista europeo, anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, non violento e gandhiano”. Pannella deputato dal 1976 al ‘92, eurodeputato dal ‘79 al 2009,presidente della XIII circoscrizione del Comune di Roma (Ostia), consigliere comunale a Trieste, Catania, Napoli, Teramo, Roma e L’Aquila, consigliere regionale di Lazio e Abruzzo, collezionista di digiuni e referendum su tutto fino allo sfinimento di tutti. Pannella simbolo dei diritti civili, dall’aborto al divorzio alla lotta alla fame nel mondo. Pannella Pli, Pri, Pr, filo-Pci e anti-Pci, filo-Craxi e anti-Craxi, pacifista ma favorevole alle guerre in Kosovo e Afghanistan. Pannella che s’è battuto per Enzo Tortora, ma ci ha pure regalato Cicciolina, Toni Negri e – quel che è peggio – Daniele Capezzone, Marco Taradash ed Eugenia Roccella.
Pannella nemico della partitocrazia-spartitocrazia, del regime, dei ladri di democrazia e di legalità, dello sfascio del fascio, ma strenuo difensore del Parlamento degli inquisiti nel 1992-‘93. Pannella che vince il referendum per abolire i finanziamenti pubblici ai partiti, ma non quelli a Radio Radicale. Pannella, alleato di Berlusconi nel‘ 94 e poi trombato,che chiede al Cavaliere di fare il suo ministro degli Esteri (invano) e strappa un posto di commissario europeo per Emma Bonino. Pannella che nel 1996 si allea di nuovo con B. in tandem con Sgarbi e viene di nuovo trombato. Pannella che nel ‘96, al settimanale congresso radicale transnazionale, rivela: “L’accordo siglato fra me e Berlusconi prevedeva un impegno del Polo a garantire a Radio Radicale il mantenimento dei requisiti previsti dalla legge del ‘90 per le emittenti radiofoniche che risultino organo di partito. In mancanza – recita l’accordo – verrà corrisposto dal Polo a Radio radicale un contributo sostitutivo pari a quello che le spetterebbe nell’eventualità che la Lista Pannella-Sgarbi non consegua alcun eletto”.Più “un rimborso delle spese elettorali pari a lire 1,2 miliardi,metà delle quali da anticipare prima della data dello svolgimento delle elezioni, nonché annualmente la somma di 1,8 miliardi”.Naturalmente B.non paga e Pannella lo trascina in tribunale, che gli dà ragione. B. però continua a non scucire, allora Pannella si presenta a Palazzo Grazioli con l’ufficiale giudiziario per il pignoramento.
E non se ne va finché gli amministratori di Forza Italia non gli firmano un assegno da 1 miliardo e 196 milioni, pagandogli poi regolarmente le altre rate. Pannella che nel 2001 corre da solo e non se lo fila nessuno. Pannella che nel 2005 annuncia: “Se questo centrosinistra di Prodi andasse al potere, ora o fra un anno, io me ne andrei dal nostro Paese. Faccio come chi lasciò l’Italia prima del fascismo”.E un anno dopo si presenta con la Rosa nel Pugno alleata del centrosinistra di Prodi e non viene eletto. Pannella che marcia con Napolitano per l’amnistia e l’indulto, ottenendo quest’ultimo che salva Previti, B. e tanti altri dal carcere, ma sputtana subito l’Unione e il governo Prodi. Pannella che nel 2007 si candida a segretario del Pd e viene respinto,poioffreun’alleanzaa Grillo(l’ultimocheglimancava per completare l’album), poi nel 2008 si riallea col Pd. Pannella che nel 2013 corre da solo con la Lista “Amnistia giustizia e libertà” e, al solito, non lo segue nessuno. Pannella che è sempre in pericolo di vita per gli scioperi della fame e della sete (anzi, “Satyagraha” che fa più figo), e una volta nel 2002 ha pure bevuto la sua urina in diretta tv per “altre 24 ore di vita”, poi fortunatamente durate molto di più. Pannella che, a Radio Radicale, un giorno litiga con Massimo Bordin e l’indomani fa la pace con Massimo Bordin, tipo Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Pannella che nel 2013 lancia la solita raffica di 12 referendum sulla giustizia, cioè contro i giudici, con la firma di B. e, per fortuna, poche altre. Pannella che nel 2015 vede “Berlusconi perseguitato dai giudici come Enzo Tortora”. Pannella che il 28 luglio espelle via radio la Bonino dal Partito radicale per assenteismo e,a chi fa notare che Emma è malata, risponde: “Io ho due tumori, lei uno”, quindi il suo non vale. Pannella che il 12 agosto implora via radio la Bonino di rientrare nel Partito radicale da cui lui l’ha cacciata ma se l’è scordato.

ESCI DA QUEL CORPO
TRAVAGLIO

Chiamate padre Amorth, o chi per lui. Perché per Renzi ormai ci vuole l’esorcista:è chiaro che il suo corpo è posseduto da un diavoletto che gli fa dire e soprattutto fare cose che il Matteo d’antan, quello che scaldava i cuori del popolo Pd e vinceva le primarie in carrozza (contro Gianni Cuperlo), non avrebbe mai detto né fatto. Anzi, avrebbe aborrito come tipiche della “vecchia nomenklatura” che lui voleva a tutti i costi “rottamare”.L’ultima è la tirata in difesa della sua lottizzazione della Rai contro “questa retorica insopportabile della società civile da contrapporre al partito (come se il Pd fosse la società incivile). Continuiamo con il meccanismo del passato per cui chi viene dai movimenti e dai girotondi è per definizione più bravo di chi sta nei circoli?”. Pare quasi che il vecchio centrosinistra, gestito dai vari D’Alema,Fassino,Rutelli, Veltroni, Bersani ed Epifani, fosse infestato da esponenti dei movimenti e dei girotondi, insomma della società civile, piazzati dappertutto dal partito in odio al partito.
Forse ci siamo persi qualche passaggio: ma chi sarebbero, di grazia, i girotondini che hanno dominato il Pds-Ds-Margherita-Pd e tutto l’indotto statale e parastatale negli ultimi vent’anni? Nanni Moretti è mai stato segretario del partito? O Paul Ginsborg premier? O Pancho Pardi presidente della Rai?O Paolo Flores d’Arcais ministro della Cultura? Non risulterebbe proprio. Nella Seconda Repubblica i politici hanno continuato imperterriti a fare ciò che facevano nella Prima, quando almeno c’era un Enrico Berlinguer, non proprio uno zuzzurellone, che denunciava – nell’intervista del 1981 a Eugenio Scalfari sulla questione morale – lo scandalo dei partiti: “Hanno occupato gli enti locali,gli enti di previdenza,le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali. Tutto è già lottizzato e spartito e tutto si vorrebbe lottizzare e spartire”. E dal 2010 fu proprio Renzi a echeggiare quei concetti berlingueriani (e anche un bel po’ grillini) che erano musica per le orecchie della base e fumo negli occhi dei vertici. “Un partito democratico che funziona – diceva Matteo – dà spazio, dentro il suo corpo robusto, al protagonismo sia degli amministratori periferici sia della società civile” (29.5.2012). “Io ho un’idea di partito che è mare e non stagno, non fatto da addetti ai lavori, ma da persone normali. Per me il partito deve essere qualcosa di leggero mentre il gruppo dirigente del Pd ha un’idea ottocentesca. Gli italiani ci chiedono qualcosa di diverso” (17.6.2012).
“I sindaci rappresentano oggi la frontiera più avanzata della società civile”(16.1.2014). Un altro cavallo di battaglia popolarissimo erano le nomine, da farsi non più per tessera, ma per competenza. E, anche lì, società civile come se piovesse. Alla Leopolda 2011 il professor Luigi Zingales denunciò la demeritocrazia italiota: “L’Italia è governata dai peggiori: l’80% dei manager dichiara che la prima strada per il successo è la conoscenza di una persona importante, poi ci sono lealtà e obbedienza, la competenza è solo quinta”. E Renzi dietro: “Vogliamo un’Italia fondata sul merito, sulla conoscenza e non sulle conoscenze”.Nell’aprile 2013 aggiunse, parlando di Finmeccanica: “Quante volte la politica ha messo nei cda gli amici degli amici, anziché mettere persone competenti”. Infatti poi a Finmeccanica ha piazzato l’amico Fabrizio Landi, imprenditore della sanità e leopoldista di quattro anni fa; all’Enel l’amico Alberto Bianchi, curatore delle Leopolde; alle Poste l’amica Elisabetta Fabbri, albergatrice; alle Fs Simonetta Giordani, leopoldista annata 2011; al Demanio Roberto Reggi, amico suo; e all’Eni addirittura tre amici: Diva Moriani, braccio destro di un finanziatore della Leopolda, Marco Seracini, presidente del collegio sindacale di Stazione Leopolda srl e – ma tu guarda – Zingales (poi prontamente fuggito). Più che le conoscenze, conta la conoscenza: di Renzi. Su Viale Mazzini, poi, il Rottamatore pontificava: “Via i partiti dalla Rai, via dalle nomine nei Cda. L’ho detto a Servizio Pubblico, ma lo diciamo fin dalla Leopolda” (19.4.2012). “Costi quel che costi, io ho intenzione di togliere la Rai ai partiti.Se siamo rottamatori vuol dire che lo siamo non per finta. Io non ho mai parlato con i vertici Rai e trovo folle che ora si pensi che la Rai sia nelle mani del Pd. La Rai non è né dei sindacalisti né dei candidati dei partiti che mettono bocca sui nomi anche delle ultime nomine” (16.5.2012). “Quando scelgo una persona, cerco di metterla competente,svincolata dalle tessere del partito, capace di fare le cose che deve fare” (18.6.2012). “Il Pd deve tener fuori l’interesse del singolo partito e portare dentro la Rai politica con la P maiuscola. Una sfida alta,senza interessi di bottega, superando il piccolo cabotaggio di quei politici che cercano di avere un servizio in più nel tg regionale delle 22” (14.4.2014). “Niente paura. Il futuro arriverà anche alla Rai. Senza ordini dei partiti. Io non ho mai incontrato né il presidente né l’Ad della Rai. Voglio che sia di tutti e non dei partiti, perciò non metterò mai bocca su palinsesti, conduttori e direttori,ma anche la Rai deve fare la sua parte in questa operazione di redistribuzione” (13.5.2014). “Fuori i partiti dalla Rai, mai più nomine politiche. In passato i partiti hanno già messo troppo bocca sulla Rai. Io invece non metterò mai il mio partito nelle condizioni di prendere decisioni sulla Rai” (19.5.2014). “A quelli che vogliono fare carriera in Rai dico : state lontani da me perché in questi termini non conto niente…” (1.6.2014). “La Rai va tolta ai partiti per ridarla al Paese” (30.7.2014). “La Rai non è il posto dove i singoli partiti vanno e mettono i loro personaggi, ma è un pezzo dell’identità culturale ed educativa del Paese” (22.2.2015). Ora, alla Rai, ha sistemato il suo ghost writer Guelfo Guelfi, l’ex segretaria di Orfini, Rita Borioni,e l’amico leopoldiano Antonio Campo Dall’Orto, e ha lasciato che FI e Ncd facessero altrettanto evitando accuratamente il benché minimo esperto di tv. Poi ha iniziato a sparare sui “girotondini”, mai visti in Viale Mazzini nemmanco per sbaglio, rivendicando il presunto primato degli uomini di partito su quelli della società civile. Forse Renzi non sa che sta confessando di aver violato persino la legge Gasparri, che esclude categoricamente gli iscritti ai partiti, in quanto non indipendenti per definizione (“Possono essere nominati membri del consiglio di amministrazione della Rai… persone di riconosciuto prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti…”). E forse crede pure di essere originale. Ma purtroppo ha già detto tutto un altro leader: quello che lui detesta di più (e ne è cordialmente ricambiato). Uno che nel 1995 scrisse per Mondadori(e te pareva) il libro Un paese normale, a sei mani con Claudio Velardi e Gianni Cuperlo (ahiahi), contro il “radicalismo parolaio e salottiero” della sinistra “nuovista” contrapposta alla sacrosanta “partitocrazia”.

L’AUDACE COLPO DEI SOLITI NOTI
TRAVAGLIO

Nell’estate del 1994, approfittando delle vacanze e dei Mondiali di calcio negli Usa, il governo Berlusconi I si prese tutto in due giorni e quattro mosse. Il 12 luglio cambiò il vertice Rai, piazzando la Moratti al posto degli odiati (dai partiti) “professori”. E il 13 luglio convocò il Consiglio dei ministri durante la semifinale Italia-Bulgaria,varando alla chetichella tre decreti-vergogna: il condono che salvava le imprese coinvolte in Tangentopoli dalla legge Merloni del 1993 sugli appalti; il condono fiscale, pudicamente ribattezzato “concordato” da Tremonti,per salvare un bel po’ di evasori; e il decreto Biondi, che proibiva la custodia cautelare in carcere per i colletti bianchi e chiudeva violentemente Mani Pulite (decreto poi ritirato da B. a furor di popolo, di Bossi e di Fini).
Renzi non è B., ma vorrebbe tanto. E sempre in piena estate, nel giro di pochi giorni, nell’ordine: ha ripristinato di fatto l’immunità parlamentare proclamando che il Parlamento non deve fare“il passa carte delle Procure” e può salvare dalle manette l’Azzollini di turno senz’alcuna prova di fumus persecutionis (basta dire che “potrebbe esserci”, con tanti saluti all’autonomia dei giudici e alla Costituzione); e ha occupato la Rai dettando da Tokyo un Cda e un Dg che più mediocri e obbedienti non si poteva; infine ha coperto il tutto nominando a presidente (carica perlo più onorifica) la giornalista Monica Maggioni, direttora di RaiNews24, bella presenza, “appena cinquantenne” e soprattutto donna. Un po’ di fumo negli occhi per nascondere la resurrezione del Nazareno in soli due giorni. La Maggioni piace a tutti, da Renzi a B. al montiano Gubitosi, ma conterà poco o nulla. Il vero potere sarà nelle mani di Antonio Campo Dall’Orto, ex berlusconiano poi lettiano ora renziano, ma soprattutto grande esperto di super stipendi,buchi di bilancio e ascolti da prefisso telefonico nell’unica esperienza televisiva degna di nota: quella a La7 nell’èra Tronchetti Provera, quand’era considerato il portachiavi di Afef. Siccome B. non fa nulla gratis, specie nel ramo tv, sapremo presto quante vicedirezioni generali e quante direzioni di rete e di tg gl ihanno promesso,oltre ai due posti nel Cda,in cambio dei suoi voti decisivi con la maggioranza. Senza contare che l’aurea mediocrità di tutta l’operazione non può che rallegrare Mediaset, dove B. non avrebbe mai nominato nessuno dei neo consiglieri Rai, men che meno quelli scelti da lui (Diaconale e Mazzuca).
Ora si parla di una circolare del dg uscente Gubitosi che vieterebbe di nominare nel Cda quattro pensionati. Il solito specchietto per le allodole per nascondere la vera, plateale e scandalosa violazione: quella della legge Gasparri. In un famoso sketch di Raiot (2004), Sabina Guzzanti e Neri Marcorè impersonavano una giornalista spagnola e Maurizio Gasparri in una tragicomica intervista: la prima tentava di farsi spiegare la legge dall’autore omonimo; ma questi confessava non solo di non averla scritta,ma di non averla neppure letta e la pregava–caso mai ci capisse qualcosa – di fargli un disegnino. Raiot fu subito chiuso dopo quell’unica puntata e la Guzzanti – così come tutti gli altri satirici–non mise più piede in Rai. Sono trascorsi 11 anni, ma la Gasparri è sempre viva e lotta insieme a noi, utilissima a tutti i governi-Renzi compreso – per papparsi pure gli ossicini del cavallo di Viale Mazzini.Ma nessuno s’è mai preso la briga di leggerla.A parte forse Bersani, che indicò Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, non proprio competenti di tv, ma senz’altro indipendenti;e a parte i 5 Stelle che hanno eletto Freccero, unico consigliere dalla notte dei tempi che assommi sia la competenza sia l’indipendenza. Questi requisiti non sono una fisima dei soliti sofisti,ma una precisa prescrizione di legge, la Gasparri appunto (n.112/2004). Art. 20, comma 4: “Possono essere nominati membri del consiglio di amministrazione della Rai… persone di riconosciuto prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali”.

PISCIATA DEMOCRATICA
LUCIO GALLUZZI

“Sono piuttosto arrabbiata. Credo che abbiamo commesso un errore, se non nel merito almeno nel metodo: la decisione della Giunta si rispetta. Se fossi stata senatore avrei votato sì”.
Così Debora Serrachiani ieri, dopo che il suo partito ha salvato, “votando con coscienza”, “segretamente”, l’Azzollini di turno, cioè La Casta.
Lei è una vice segretaria di quella cosa indefinibile che sta al Governo.
Ce n’è un altro vice segretario, tal Lorenzo Guerini che non è d’accordo con la sua omologa, in una sua nota ci fa sapere: “i senatori hanno letto le carte, se alcuni hanno votato contro l’arresto è perché non hanno rilevato nelle carte, ragioni sufficienti per dare il loro assenso”.
Allora sarebbe facile risolvere velocemente almeno una questione: se i senatori “garantisti” del Nazareno hanno realmente letto tutte le carte che la Procura di Trani ha inviato loro e conseguentemente hanno votato per la “salvezza” di un loro socio, li si prenda adesso, subito, li si metta in una stanza chiusi a chiave e si chieda uno ad uno, di raccontare cosa hanno letto.
A tutti quelli che non sapranno rispondere: un calcio nel sedere ben assestato e vadano a schiacciare ricci di mare con il culo.

Già così la Serracchiani, Guerini, Cuperlo, Casson… farebbero una grande pulizia di zavorra inutile e connivente con questo Sistema marcio e sfascista.
E’ chiaro che vice segretari, il segretario presidente del tutto, notabili esecutivi vari… non lo faranno mai.
Quello che è successo ieri non decreta la morte del PD, come titola questa mattina il Fatto, il PD è già cosa morta e putrefatta da anni, al di là del nome e loghi che ha cambiato.
La Serracchiani sa perfettamente che non deve ciurlare nel manico e con lei lo sanno i politicanti che la affiancano.
Se fanno finta di non sapere, basta andare in rete e la Memoria ritorna, lampante e incancellabile.
Un Veltroni incalzato da Enrico Lucci su votazione in Aula dove il PD era stranamente assente, così passavano provvedimenti del governo Berlusconi… e Veltroni, alquanto infastidito, risponde: “E’ stato un nostro errore, chiediamo scusa…”, “è chiaro che dovranno essere presi provvedimenti nei confronti di chi non ha fatto il proprio dovere…”
I provvedimenti li hanno presi eccome!
Difatti quando in Parlamento Berlusconi chiese la fiducia sullo Scudo Fiscale, il PD era di nuovo stranamente assente e il provvedimento salva capitali all’estero dei mafiosi e dei grandi evasori passò.
Subito dopo D’Alema e Bersani si scusarono con gli italiani.
D’Alema: “Nessuno mi aveva avvertito dell’importanza di quel voto, altrimenti sarei stato presente”; Bersani: “Molti dei nostri erano in missione… è chiaro che dovremo verificare… in Parlamento siamo in tanti, troppi direi, sono cose che capitano…”
Cose che capitano, nessuno li aveva avvertiti, eppure: 22 deputati in più e il governo Berlusconi se ne sarebbe andato a casa!
Questi “novelli” scandalizzati/illustratori di oggi, sia che si auto fustighino o giustifichino lo schifo che rappresentano, farebbero meglio a tacere e recuperare tutte le volte che nottetempo, come i ladri, hanno votato, e votano!, sì a provvedimenti vergognosi come quello della Gelmini che finanziava per 380 miliori di euro le scuole private [compresa quella della signora Marrone, moglie di Umberto Bossi], però di giorno ci dicevano che di soldi per la Scuola Pubblica non ce n’erano.
Che dire poi di D’Alema che ancor prima di Renzi farneticava sulla bontà della catena di montaggio alla FIAT e invitava i metalmeccanici a protestare poco e lavorare di più, portandosi a casa la miseria di aumento elemosina proposta dai soliti servi del padrone ai dicasteri?
O Fassino che amoreggia con la famiglia Agnelli e Marchionne, “mi avrebbero votato pure loro come sindaco…”?

Pensate ad una Festa del PD di Torino che aveva invitato Renato Schifani, contestato dalle Agende Rosse di Borsellino che urlavano “fuori la Mafia dallo Stato” e a Fassino, che dal microfono li definiva “squadristi, fascisti”.
Ricordatevi di un’altra festa del PD, sempre a Torino, invitato l’ex segretario della CISL Bonanni, contestato “venduto, servo dei padroni” e al neo “compagno” Enrico Letta che ai contestatori: “siete l’opposto di quello di cui c’è bisogno nel nostro paese, siete anti democratici, siete antidemocratici, siete antidemocratici…” [imitava Brunetta?].
Infine, e non per ultimo, il susseguirsi di demolizione della Democrazia Repubblicana pezzo dopo pezzo:
la sovranità del popolo negata con i governi Letta-Monti-Renzi, mai votati da alcuno, ma nominati da Napolitano, la legge Fornero, l’Europa ce lo chiede, l’Austerity, la cancellazione dello Statuto dei Lavoratori, la soppressione dell’Art. 18, le “riforme” insensate imposte a colpi di fiducia dalla “Buona Scuola” ai tagli alla Sanità [che però ci dice la Lorenzin di non chiamarli tagli, perché lei si arrabbia: sono opere di bene!], gli attacchi alla Costituzione, il “riordino” del diritto di sciopero… insomma tutto un dirigersi verso i voleri di Confindustria e Padronato perché è così che vuole lo splendido Renzi.
Ed è così che vogliono le destre, dall’inutile NCD, rappresentante di nessuno, che però garantisce con il proprio pugno di voti la sopravvivenza del Renzismo [e chissà perché il PD gli ha salvato Azzollini…] a Verdini e la sua ALA protettrice del Nazareno “noi non entreremo nel PD, ma aiuteremo il Governo ad attuare il piano di riforme…”, fino agli zombies di Sciolta Civica [vedi Giannini] che diventano piddini per avere poltrone…
E vi ricordate della Binetti?
In tutto questo non c’è alcun bene per la Cosa Pubblica, ma solo semplicemente squallido e infinito poltronificio.
Si è visto ieri, con Azzollini: per uno sgabello, una ciotola di bocconcini, un po’ di acqua… pisciate in bocca a tutti noi.
Ma siete davvero così splendidi e sicuri di finire bene?
Perché la Storia insegna il contrario.
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IL SURREALITY DEL PD – DI CROZZA

MICHELE SERRA

COME RISOLVERE la crisi dei talk-show politici? È possibile che il loro numero (settantuno, molti dei quali in onda contemporaneamente) sia eccessivo? Se lo chiede tutto il mondo della televisione, sotto choc dopo la decisione di Mediaset di risparmiare sui costi mandando in onda non solo alla stessa ora, ma nello stesso studio due talk-show in diretta, con gravi disagi tra gli ospiti seduti due a due nelle stesse poltrone, e continui equivoci perché molti rispondevano alle domande del conduttore dell’altra trasmissione. «Non si capiva una parola, le voci si sovrapponevano, tutti gridavano contemporaneamente – ha commentato il direttore di rete – e dunque siamo molto soddisfatti: le prerogative classiche del talk-show politico sono state pienamente rispettate. Ripeteremo presto l’esperimento».

GLI OSPITI Per ogni autore di talk-show politico, quello degli ospiti è diventato un vero incubo. I conti sono presto fatti: considerando una media di cinque ospiti per ogni talk, il fabbisogno settimanale è di 355 ospiti. Di questi, 71 sono Matteo Salvini, presente ogni settimana in tutti i talk-show nazionali; ne rimangono comunque 284. «Anche invitando i deputati più oscuri, alcuni dei quali non sanno neppure di essere stati eletti, è difficilissimo completare il cast», confida un autore di Gianluigi Paragone che per parlare con noi ha chiesto la garanzia dell’anonimato, e la chiede anche quando parla con Gianluigi Paragone. «Allora cominci a invitare i consiglieri regionali; poi quelli provinciali; e giù giù fino ai segretari comunali, ai vicedirettori di aziende municipalizzate, per finire, quando sei proprio alla disperazione, con Michela Brambilla che chiede il carcere per chi mangia le lumache».
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L’OSPITE PRESO DALLA STRADA La tradizionale divisione – i politici che urlano in studio, la gente che urla nei collegamenti esterni – non ha più ragione di esistere. Tra gli autori televisivi si sta affermando una vera e propria corrente neorealista: l’ospite va preso dalla strada. Anche per dare corso al tanto auspicato declassamento della casta. La selezione è molto semplice. Si rivedono in moviola i filmati dei collegamenti esterni degli ultimi anni, individuando nella folla quelli che esprimono i giudizi più circostanziati, le opinioni più brillanti, e li si esclude. Tutti gli altri vengono convocati per un casting nel corso del quale vengono interrogati su un argomento del quale non sanno nulla: al “via” devono rispondere tutti insieme, vince quello che riesce ad afferrare per primo il microfono.

I TRUCCHI Sono numerosi. Si va dall’ospite impagliato, con un doppiatore che ne ripete le frasi più efficaci (memorabile, quest’anno da Santoro, uno scontro tra Togliatti e Fanfani); all’ospite mascherato, un figurante che garantisce di essere una personalità importantissima, ma di non poter mostrare il suo volto per ragioni di sicurezza; all’esponente politico presentato come “influente membro del governo”, tacendo fino a pochi minuti prima della sigla finale il fatto che il governo è quello maltese; al ventriloquo in disgrazia che si presta a far parlare il suo pupazzo della crisi del liberismo.

ONE MAN TALK SHOW Una possibile via d’uscita alla penuria di ospiti è questo nuovo format, che prevede un regolare talk-show, con il tipico repertorio di liti furiose, irrisioni reciproche, continue interruzioni, però senza dover ricorrere agli ospiti, che sono sempre un’incognita: non tutti sono in grado di garantire l’incompetenza e l’iracondia necessarie per ben figurare. Sarà dunque il conduttore, per circa due ore, a farsi carico dell’intero copione, rispondendo alle proprie domande, interrompendosi e insultandosi, minacciando di abbandonare lo studio, sostenendo che gli immigrati vanno impiccati e che gli immigrati vanno alloggiati nella propria camera matrimoniale andando a dormire in albergo, che Renzi è un genio e che Renzi è un cialtrone, che Renzi è uguale a Hitler, che è uguale a Gandhi, che è uguale a Brigitte Bardot. In tempi di crisi, la formula consente un forte risparmio sul cast, ma potrebbe essere un risparmio solo teorico perché il conduttore, dopo un paio di puntate, viene ricoverato in rianimazione.

TWITTER

Il #governo e’ una frana e ci seppellira’ tutti.

#Renzi ha l’ottimismo scritto in faccia con l’inchiostro antipatico.

Per l’accordo sulle #riforme, a #Renzi non resta che giocarsi l’ultima carta. Chiedere alla #Boschi di farla vedere.

Pirata 21
Renzi in Kenya con il giubbotto antiproiettile. Ce l’aveva ancora su dall’assemblea del Pd
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Mest Muttee
Renzi: “Scusate il ritardo, ho passato la notte a salvare l’euro”. Ma io dopo un po’ l’avrei lasciato perdere, il carrello.
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Teliecoach
Ruby sarà testimonial di un amaro. Quando bastava un semplice collutorio.

Aristotele paziente
Salvini: “Migrante è un gerundio”. Che deficiendo.
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Rego
Fiducia, 37 parlamentari Pd non hanno risposto alla chiama. La Farnesina sta provando a mettersi in contatto con loro.
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Pirata21
Il capo della polizia ai tempi della Diaz adesso è presidente di Finmeccanica. Da noi Pinochet starebbe alle politiche sociali.
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gmbugs
Berlusconi assolto e Lele Mora condannato. È sempre così: si salvano le grandi aziende e falliscono i fornitori.
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Tosi si è preso due giorni di riflessione. Gli avevano chiesto la capitale del Belgio.
Figuriamoci se gli chiedevano quella della Tanzania
La capitale d’Italia ce la fa o serve aiuto da casa?
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The aubergine
Da oggi le sentenze di primo grado saranno ribattezzate “opinioni a caldo”.
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Developmints
Mattarella elogia il “lavoro silenzioso” delle donne. L’avesse detto Berlusconi sarebbe stato messo agli atti.
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Salvini alla piazza: “Siete centomila”. Li ha calcolati in lire.
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Leomorabito
Voi ridete e scherzate, ma Panariello tra vent’anni potrebbe fondare un Movimento
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Ciao
    per il momento (mi spinge a Masada) solo la curiosità.
    sono abbastanza “svogliato”,per mettermi ad ascoltare tutti e tutto,penso che ogni mente crea ha la propria realtà giornaliera e non sarò certo io a cercare stravolgerla,uno perché non credo che altri ne abbiano diritto, secondo perché solo con le differenze tra gli esseri la natura continua ad evolversi
    Odio il futuro del mondo contemplato nel NWO, agirò sempre in modo che non sia mai il mio mondo,costi quel che costi.
    ciao e grazie per avermi accolto nella newsletter.
    Francesco

    Commento di MasadaAdmin — agosto 18, 2015 @ 7:41 am | Rispondi


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