Nuovo Masada

agosto 10, 2015

MASADA n° 1764 10-8-2015 TAMARRI E CIRCO EUROPA

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(Leger)

MASADA n° 1674 10-8-2015 TAMARRI E CIRCO EUROPA

Viviana Vivarelli

Ma quante volte li abbiamo ripagati quegli 80 euro? – Un cda della Rai fatto di portaborse e incompetenti e diretta da una tipa scelta dal Bilderberg. Un cda sotto la cupola – 830 imprese italiane passate in mano straniera – Di tasse si può anche morire – Ora ci danno anche l’eurotassa – Il perché del fallimento della sx italiana – L’Unione monetaria europea – Quella testa di vipera di Kohl – Perché l’Europa unita non si farà – La piramide capitalista- Una dozzina di dinastie tiene in pugno l’Occidente- Il business dei clandestini e i falsi slogan. La soluzione del M5S – Si riunisce la direzione del Pd. L’evento fasullo

MacFerrin

E sempre allegri bisogna stare,
ché il nostro piangere fa male al Renzi,
fa male al Marchionne e al Bertone,
diventan tristi se noi piangiam.

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Gli Euroinomani, uso questa formula presa in prestito dal mio amico giornalista Alessandro Montanari, sono coloro che non riescono a venir meno rispetto una vera e propria assuefazione rispetto all’euro. Proprio come i tossicodipendenti, anche se l’Euro provoca catastrofi sociali e politiche, come la fine del pubblico, la fine delle garanzie sociali, l’immiserimento costante del Paese Italia, costoro continuano a volere più Euro, più Europa” (Diego Fusaro).

Salvini: “La ‘nuova’ presidente della Rai renziana Monica Maggioni l’anno scorso alla riunione del Gruppo Bilderberg, con Monti. Bella roba, vero?”

L’euro andrebbe smantellato il più presto possibile per salvaguardare la crescita e l’occupazione.”
(Christopher Pissarides, Premio Nobel per l’Economia )
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Gomez l’aveva capito già più di un anno fa: “Renzi? Un bugiardo, Bruto al suo confronto era Gandhi“.

HANNO FATTO IL PEGGIORE, MENO COMPETENTE E PIU’ SERVILE CDA DELLA RAI CHE SI SIA MAI VISTO- RIAPPLICATA PER LA QUARTA VOLTA LA GASPARRI-LA LEGGE CENCELLI A CONFRONTO E’ DI ALTA CIVILTA’
ORA L’ULTIMO POSTO NELLA CLASSIFICA DELLA LIBERA INFORMAZIONE NON CE LO LEVERA’ NESSUNO

Rita Borioni
Neo-consigliera del cda Rai, in un’intervista rilasciata al quotidiano “il Messaggero”
Titolo: “Il satellite? Il digitale? Non so, io mi occupo di cultura”.
Consigliera Borioni, lei che si autodefinisce “una tecnica”, quale tecnica userà per battere la concorrenza di Sky? “Sky?”. Sì, quella televisione che si chiama così. “Io non ce l’ho Sky”. In che senso, scusi? “Non ho la parabola”. Sta dicendo che si concorre meglio contro l’avversario, non conoscendolo? “Ha anche un costo l’abbonamento a Sky”. Eccessivo? “Non dico questo, ma in tempi di ristrettezze economiche per tutti…”. Insomma non vede Sky? “Ogni tanto mi capita. Per esempio a casa di mio fratello. Comunque ora l’abbonamento lo farò”. E il digitale terrestre lo sa che cos’è? “Io mi occupo di cultura”… (cominciamo bene)

UNDER THE DOME
Bruno p.

L’Italia è sotto una cupola di disinformazione che a governi alterni distorce ogni notizia per uniformarla alla cultura dominante.
La Rai è il mezzo attraverso il quale i partiti controllano le masse con il potere della propaganda facendo passare il loro operato come bene assoluto mentre qualsiasi dissenso delle opposizioni viene filtrato o tagliato dai programmi televisivi.
Spesso ho ascoltato le disquisizioni e le argomentazioni di Carlo Freccero e mi hanno sempre convinto le sue idee su una televisione pubblica che sia davvero libera dalla politica e più concentrata sui contenuti che non sui format.
Nella classifica della libertà dell’informazione l’Italia è scivolata di 24 posizioni fino al 73esimo posto, questo significa che le notizie che arrivano dai media disinformano poiché la politica e la criminalità minacciano, ognuna a modo suo, la libera circolazione dell’ informazione.
Anche un bambino capisce che un cda politico alla guida della televisione pubblica la rende schiava della propaganda e mezzo di indottrinamento elettorale.
Anche il finanziamento pubblico ai giornali è uno sponsor da parte della politica che ha il potere di controllo sull’allineamento dei giornalisti alla cultura del partito della nazione.
Quanti governi sarebbero caduti o addirittura non si sarebbero potuti formare se l’informazione non fosse stata controllata dalla politica?
Quanti danno si sarebbero potuti evitare se l’opinione pubblica fosse stata davvero informata nel bene e nel male?
Al cacciatore di gufi che si vanta sempre di mirabolanti riforme ed epocali cambiamenti continuo a dire che un popolo disinformato non va da nessuna parte e che la bolla dell’informazione prima o poi scoppierà mettendo ancor più in evidenza l’immobilismo di una politica che continua a far finta che stanno tutti bene.

Alessandro
A Renzi interessa solo il potere. Venuto quasi dal nulla, con gli 80 euro si è pagato la campagna elettorale alle europee a maggio 2014. Ma Renzi per dare 80 euro a pochi, e cioè solo ai possessori di busta paga, e non agli esodati, ai disoccupati, ai giovani, ai pensionati, ha tagliato ai Comuni 6.9 miliardi di euro e, a ottobre per dare 80 euro alle neo mamme ha tagliato altri 4 miliardi di euro alle Regioni. Quindi un totale di 11 miliardi di euro. I Comuni e le Regioni, per compensare i tagli, hanno aumentato la Tasi, la Tari, l’Ici, l’Irpef e tagliato i servizi. Gli italiani hanno pagato più tributi regionali e comunali e hanno avuto meno servizi pubblici essenziali: treni regionali, trasporti, ticket, servizi sanitari a pagamento, asili, mense scolastiche, servizi agli anziani, agli handicappati.
Gli stessi percettori hanno restituito gli 80 euro… con gli interessi. Inoltre, il governo Renzi per compensare gli 11 miliardi di euro, con la manovra finanziaria di dicembre, ha aumentato le tasse di 11 miliardi, cioè un terzo della manovra finanziaria di oltre 30 miliardi. Gli 80 euro gli italiani li hanno pagati tre volte: con i maggiori tributi comunali, con i maggiori tributi regionali, con i tagli sui servizi pubblici comunali e regionali, con 11 miliardi di tasse dello Stato… e con l’Imu agricola, l’aumento dei ticket sanitari e la riduzione delle esenzioni per i malati cronici!
Renzi sta mettendo tutti contro tutti, strumentalmente, per rimanere un uomo solo al comando. I sindacati contro i lavoratori, i lavoratori contro i sindacati, il PD contro il PD. Gli italiani contro Saviano, contro le Regioni, contro l’Europa, contro il M5s. I ricchi contro i poveri, i poveri contro i ricchi. Tutti contro la magistratura… e lo fa con i tweet, le metafore, le faccette, le mossette, i cambi della modulazione della voce, le rotazioni del corpo, e annunci jnadeguati alla vera condizione del paese. Ma le sue riforme sono dittatoriali e antisociali…


(Fotomontaggio del New York Times)

MATTEO RENZI, IL TRAPEZISTA SENZA RETE
Marco Travaglio

Sarà vero, come scrive il Financial Times, che “il vento che spingeva Renzi si è già fiaccato”? A leggere i sondaggi, si direbbe di sì. E anche a giudicare dai continui errori da pugile suonato che commette il premier da quando ha perso le prime elezioni della sua vita: le Amministrative. La sua sintonia e sincronia con gli umori popolari sembrano evaporate nel giro di due mesi: mentre suonano nuove campane a morto sull’occupazione e l’annunciata ripresa (85 mila posti di lavoro persi durante il suo governo), lui si occupa di occupare la Rai; mentre persino Mattarella annusa l’aria e ripete che la priorità assoluta è la lotta alla corruzione e all’evasione, lui imbarca dieci impresentabili al seguito del plurimputato Verdini e si prodiga per salvare dall’arresto uno come Azzollini; e mentre l’Italia viene continuamente richiamata dalla Corte di Strasburgo e dalla Consulta ai suoi doveri di legiferare in materie sensibili che la vedono ultima ritardataria in Europa, lui cerca voti per una riforma del Senato che interessa solo a lui per cancellare le elezioni dei senatori e farli nominare dalle sputtanatissime Regioni.
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Ma ci sono altre questioni più sostanziali che mettono a repentaglio il suo governo, sempre più precario come un trapezista senza rete: tutti ne osservano le evoluzioni aeree e si domandano se e quanto manca allo schianto. Che però, per fortuna (dei trapezisti e di Renzi) non sempre si verifica.
La squadra. L’allora amico Diego Della Valle, due anni fa, gli aveva suggerito di non avere fretta di conquistare Palazzo Chigi e di usare il plebiscito delle primarie che l’aveva issato alla guida del Pd per costruirsi un team di collaboratori validi e competenti, ma anche per girare l’Europa, accreditarsi, studiare, imparare il mestiere di premier e prepararsi per le prossime elezioni. Così Renzi avrebbe potuto presentarsi con la sua squadra e il suo programma agli elettori e, se questi – com’era prevedibile – l’avessero premiato, sarebbe salito a Palazzo Chigi con una maggioranza omogenea e compatta. Renzi invece scelse di bruciare le tappe senza passare dalle urne, portando al governo un’Armata Brancaleone di bassissimo profilo. E in Parlamento si ritrovò tre Pd: qualche decina di veri fedelissimi; altrettanti nemici giurati; e una pletora di voltagabbana bersaniani convertiti al renzismo per puro opportunismo, dunque pronti a tradirlo al primo inciampo. I quali per giunta, essendo stati eletti in base a un programma opposto al suo, se gli votano contro non possono essere accusati di tradimento. Perché a tradire il mandato è proprio Renzi con le sue politiche berlusconiane su lavoro, giustizia, scuola, Costituzione, sanità e così via.
L’Europa. Giunto al governo come un parvenu spuntato dal nulla, Renzi ha sprecato il semestre europeo in chiacchiere inconcludenti, restando a livello internazionale quello che era all’inizio: un peso piuma, un pelo superfluo delle cancellerie comunitarie. Il suo vacuo agitarsi fra la contestazione degli euroburocrati, le polemiche inconcludenti con i partner sull’immigrazione, l’oscillare frenetico tra i bacetti alla Merkel e gli ammiccamenti a Tsipras, fra i give me five a Obama e le genuflessioni a Putin, fra la tentazione di sforare il parametro del 3% e la guardia montatagli da un’occhiuta sentinella del rigore come Padoan (messo lì da Napolitano e chi per lui) hanno vieppiù peggiorato le cose, replicando – con qualche volgarità in meno – le pantomime del Cavaliere oltre la cinta daziaria.
L’economia. Puntare tutto sugli 80 euro (11 miliardi all’anno buttati dalla finestra per una mancia a pioggia che non sposta i consumi di un decimale) e sull’effetto drogante del Jobs Act (incentivi alle imprese per assumere a tempo indeterminato, ma con la libertà di licenziamento che trasforma i contratti stabili in precari) si è rivelato un tragico errore di agenda: le poche risorse disponibili potevano essere impiegate in politiche più forti sullo Stato sociale, tipo quel reddito minimo o di cittadinanza che esiste in tutta Europa fuorché – guardacaso – in Italia e in Grecia; e da una primo taglio fiscale alle piccole e medie imprese. Ora la coperta è corta, anzi è strappata e ogni annuncio sul fisco suscita l’ilarità generale perché lo sanno tutti che è già un miracolo se le tasse non saliranno ancora.
Le prospettive. Renzi sa bene che il tempo gioca a suo sfavore: più passano i mesi, più le enormi illusioni che aveva creato con le sue mirabolanti promesse diverranno disillusioni e gonfieranno il bottino di chi è da sempre fuori dai giochi (i 5Stelle e la nuova sx in erba di Landini e quella al Plasmon di Civati) o di chi riesce e far credere di esserlo (Salvini). Di qui l’urgenza di andare alle urne prima che il capitale di consensi, che alle Europee del 2014 toccò il record del 40.8% e ora veleggia poco sopra il 30. La mossa che ha in mente il premier è anticipare il voto alla primavera 2016 in un grande Election Day che gli consenta di caricare di significati nazionali le elezioni anticipate a Roma e in Sicilia che lui considera inevitabili con buona pace di Marino e Crocetta ma che, isolate da quelle generali, sarebbero una festa per i 5Stelle.
Una mossa da equilibrista senza rete, che ricorda il celebre autogol di Chirac: questi nel 1997 sciolse le Camere per rafforzare i gollisti e schiacciare i socialisti, che invece lo mandarono a casa. E non aveva neppure architettato l’Italicum: la legge elettorale che Renzi pensa di aver disegnato su misura per se stesso e invece potrebbe favorire al ballottaggio il M5S o l’eventuale destra unita. Cose che capitano ai leader furbi che si credono intelligenti.
Il Fatto Quotidiano, 2 agosto 2015

Renzi annuncia 50 miliardi per il Sud e tagli alle tasse, intanto taglia 10 miliardi alla sanità.

Cobra89
Ma l’importante è che oggi Renzi ha annunciato “un futuro calo delle tasse”…
Eppure questa mi sembra di averla già sentita:
– “Da mercoledì cominciamo ad abbassare le tasse” (Renzi il 9 marzo 2014).
– “Ho preso un impegno con partite Iva, incapienti e pensionati nel proseguire nel lavoro di abbassamento tasse e lo manterrò” (Renzi 23 aprile 2014).
– “Nel 2015 abbasseremo le tasse per 18 miliardi” (Renzi il 7 aprile 2015).
– “Siamo il primo governo che abbassa le tasse” (Renzi il 30 giugno 2015).
– “Abbassiamo le tasse ma non i servizi” (Renzi il 25 luglio 2015).
– Da settembre abbasseremo le tasse” (Renzi il 5 agosto 2015).
Insomma, il calo delle tasse ormai Renzi lo annuncia ogni 2 mesi!

E intanto che gli allocchi credono alle sue supercazzole, il prelievo fiscale italiano è schizzato alle stelle stabilendo un nuovo record. Secondo quando dichiara l’Istat, nel quarto trimestre 2014 è stata pari al 50,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2013 (50,2%). L’Istat certifica che nell’intero 2014 è risultata pari al 43,5%, in aumento anche di 0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente (quando si era attestata al 43,4%).Da un anno il premier ci propone la sbruffonata del taglio delle tasse, di berlusconiana memoria. Ovviamente quelle di Renzi sono balle come lo erano quelle di Berlusconi. Il fisco continua salire. Lo stato sociale continua a essere tagliato. E il debito pubblico continua ad aumentare. Metà del reddito delle famiglie finisce nelle fauci dello Stato. E sale anche il rapporto deficit-Pil, confermando il trend negativo di un governo che sta facendo favori solo alle banche, dimenticandosi dell’economia reale e dei cittadini. Il vero freno alla crescita si chiama Matteo Renzi, la sua uscita di scena è diventata un’urgenza nazionale.

(Mattia Battistini)
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Dal 2008 al 2014, 830 imprese italiane sono passate in mani straniere per un valore complessivo di superiore ai 101 miliardi di euro. Cifra che arriva tranquillamente a 115 miliardi, dal momento che nelle operazioni più piccole gli importi della cessione non sono dichiarati. Fiat a Detroit. Bulgari. Parmalat. Loro Piana. Avio. Edf per Edison. Ansaldo Energia. Valentino, Pomellato, Krizia, Pal Zilieri. Ovviamente non finisce qui. Il perdurare della crisi espone sempre più l’Italia allo shopping estero. Il 2014 ci riserverà molte novità nel bancario, con Alitalia e con alcuni asset in perdita delle big di Stato. E’ questa la ripresa di cui favoleggiano Renzi e Poletti?

DI TASSE SI PUO’ ANCHE MORIRE
Berluscameno

Quanti sono stati i suicidi di piccoli imprenditori “beccati in una crisi nera” come l’attuale?
Ma per quale motivo non si crea una tassa annuale del 10% sul valore delle auto
che circolano allegramente per le nostre strade distruggendo i nostri polmoni non protetti dalle esalazioni malefiche dei residui della carburazione?
Ma è mai possibile che nessuna fonte governativa “fornisca i dati sotto indicati” al fine di poter mettere fine ai continui “taglieggiamenti finanziari” della UE -perpetrati a nostro danno – col fine preciso di potere “distruggere liberamente il nostro sistema industriale ”(con conseguente aumento abnorme della disoccupazione ) tramite” l’aiuto disinteressato “fornito al Governo della UE dai “traditori” consulenti economici del nostro Governo ?
Tutto ha inizio col “Divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro avvenuto nel 1981”.
La Repubblica Italiana, orfana della leva monetaria ceduta alla BCE già alla fine degli anni ‘90 (senza neppure uno “sgheo” di compensazione per il danno enorme ricevuto!) e totalmente vincolata, per quanto concerne la leva fiscale, agli impegni “improvvidamente assunti “con il “Patto di Stabilità e crescita” del 1997, con il “Trattato di Lisbona” del 2007 e con il “Patto di bilancio europeo” o “Fiscal Compact” del 2012, “da molti anni ha rinunciato a qualsiasi forma di sostegno alla domanda aggregata”(tramite opportuni investimenti pubblici e privati ed il QE di Draghi –utile solo per le Banche!) con” effetti macroeconomici deleteri”.
È noto che secondo la dottrina di Keynes, per “ogni punto di spesa pubblica produttiva in più “il c.d. “moltiplicatore” incrementa il PIL in modo più che proporzionale rispetto allo stock di debito, di modo che il rapporto debito/PIL migliora.
Per ogni punto di spesa pubblica in meno, invece, il c.d. “moltiplicatore” riduce il PIL in modo più che proporzionale rispetto allo stock di debito, di modo che il rapporto debito/ PIL peggiora.
Un recente studio del Fondo Monetario Internazionale a cura di Nicoletta Batini, Giovanni Callegari e Giovanni Melina conferma che un taglio della spesa pubblica dell’1% del PIL provoca un calo del PIL fino al 2,56% per l’Eurozona, del 2% per il Giappone e del 2,18% per gli Stati Uniti.
Per l’Italia si va dall’1,4% all’1,8%.
I dati storici della finanza pubblica italiana degli ultimi tre anni confermano decisamente questo assunto.
Se il Governo Berlusconi aveva lasciato un rapporto debito/PIL del 120,10%, le “politiche di austerità (volute dalla UE) dei governi Monti e Letta hanno sensibilmente peggiorato tale rapporto portandolo, secondo le stime OCSE per il 2014, al 134,2%.
Una” politica economica espansiva”(tramite il QE di Draghi , ma con fornitura DEI MEZZI MONETARI ESCLUSIVAMENTE ALLO STATO Italiano, e non “solo “alle Banche Italiane che prendono ordini dalla BCE,(ossia dalla UE), al contrario, non solo avrebbe prodotto effetti virtuosi sul rapporto debito/PIL (con l’aumento della domanda di beni reali per la relativa diminuzione “reale “della disoccupazione) ma avrebbe anche cagionato un aumento del gettito tanto delle imposte erariali, quanto della contribuzione INPS, in conseguenza dell’accrescimento della base imponibile.
In tal modo,” sarebbero stati superflui gli aumenti della pressione fiscale e i tagli alla spesa pubblica”, in particolare le immancabili riforme della previdenza con relativo aumento dell’età pensionabile, nonostante un bilancio INPS la cui tenuta di lungo periodo è stata confermata anche nel febbraio 2014 dall’ Istituto stesso.
Le” politiche di austerità” alla Merkel si fondavano sul noto studio del 2010 di Rogoff e Reinhart sul rapporto tra crescita e debito pubblico, clamorosamente confutato dal successivo studio di Thomas Herndon, Michael Ash e Robert Pollin dell’Università di Amherst del Massachusetts.
In Italia, i “sostenitori dell’austerità “ (tutti gli economisti governativi molto approfonditi nello studio del marxismo –stalinismo” definito come neo-liberale! ) si sono basati anche sull’”errato argomento “secondo cui il debito pubblico dipende da un eccesso di spesa pubblica.
Per quanto concerne, ad esempio, “la spesa per il pubblico impiego”, un recente studio ha dimostrato che la quota di dipendenti pubblici in Italia è solo del 5,8% sul totale della popolazione, contro il 9,2% del Regno Unito e il 9,4% della Francia.
Ma l’argomento più forte è sempre fornito dai dati storici:
dal 1991 al 2008, l’Italia ha costantemente registrato un “avanzo primario”, cioè una differenza tra entrate e spese dello Stato, al netto degli interessi, in attivo.
L’attuale stock di debito pubblico si è formato negli anni ’80 esclusivamente in conseguenza di un evento storico ancora poco conosciuto, ma di fondamentale importanza nella storia economica e politica dell’Italia unitaria:
il famigerato “divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro”.
Fino al 1981, l’Italia godeva di una “piena sovranità monetaria “garantita dalla “proprietà pubblica dell’istituto di emissione”, “ente di diritto pubblico” ai sensi della legge bancaria del 1936, controllato dallo Stato per il tramite delle “banche di interesse nazionale” e degli “istituti di credito di diritto pubblico”.
Dal 1975 la Banca d’Italia si era impegnata ad acquistare tutti i titoli non collocati presso gli investitori privati.
Tale sistema “garantiva” (senza chiedere il permesso alla Germani) il finanziamento della spesa pubblica e la creazione della base monetaria, nonché la crescita “tumultuosa dell’economia reale”.
Lo Stato poteva attingere, fino al 1993, a un’anticipazione di tesoreria presso la Banca d’Italia per il 14% delle spese iscritte in bilancio e deteneva, fino al 1992, il potere formale di modificare il tasso di sconto.
E’ peraltro degno di nota che fino al 1981, contrariamente al luogo comune che la vorrebbe “spendacciona” e finanziariamente poco virtuosa, l’Italia aveva la quota di spesa pubblica in rapporto al PIL più bassa tra gli Stati Europei:
il 41,1% contro il 41,2% della Repubblica Federale Tedesca, il 42,2% del Regno Unito, il 43,1% della Francia, il 48,1% del Belgio e il 54,6% dei Paesi Bassi.
“Il rapporto tra debito pubblico e PIL era fermo nel 1980 al 56,86%”.
Il 12 febbraio 1981 il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta scrisse al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi una lettera che sancì il “divorzio” tra le due istituzioni.
Il provvedimento,”formalmente giustificato“ (anche dalle opportune tangenti fornite da Stati esteri!) dall’intento del controllo delle dinamiche inflattive generatesi a partire dallo shock petrolifero del 1973 e susseguente all’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo (SME), “ebbe effetti devastanti sulla politica economica italiana”.
Dopo il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, lo Stato dovette collocare i titoli del debito pubblico sul “mercato finanziario privato” (governato dai famelici Bankster) a tassi d’interesse sensibilmente più alti.
In conseguenza di ciò, durante gli anni ’80 si assistette a una vera e propria “esplosione della spesa pubblica solo per pagare ai Bankster interessi passivi abnormi ed ingiustificati”.

QUELLA TESTA DI VIPERA DI SCHAUBLE
CLAUDIO MARTINOTTI DORIA

Quando ero giovane speravo molto nell’Europa Unita perché avrebbe consentito all’Italia di limitare gradualmente i suoi numerosi e gravi difetti evolvendosi e civilizzandosi a livello degli altri paesi. Adesso che sono invecchiato sto divenendo consapevole che semmai è stata l’Italia a contagiare gli altri paesi europei, a svolgere una sorta di paradossale arte maieutica al contrario, facendo emergere e potenziando le caratteristiche latenti peggiori di ogni paese membro, in un concorso collettivo al degrado morale, al suicidio economico, al vassallaggio politico militare, all’inaridimento sociale.

ARRIVA L’EUROTASSA
E così Schauble non ha finito di fare danni.
Bisogna dirlo. Quando Kohl decise di liquidarlo, licenziandolo dagli incarichi di partito, poco prima del congresso, aveva visto bene e giusto. Il tedesco dalla faccia a forma di testa di vipera, per un po’ fu messo da parte. Kohl aveva sempre guardato lontano. Il guardare lontano non poteva significare avere vicino un tale personaggio.

Kohl, che ne aveva previste tante, non riuscì a prevedere che quelle curiosa forma di finanziamento ai partiti tanto cara ai politici italiani, in Germania non avrebbe potuto funzionare. Così, i finanziamenti in nero, sottobanco, da parte di persone facoltose o aziende interessate, lo travolsero. La Germania, all’epoca, era ancora un Paese serio, con una guida illuminata e lungimirante, quale era stato Kohl per ben sedici anni. Kohl fu travolto dallo scandalo.
La testa di vipera, come succede appunto alle vipere quando le si bastona sulla testa, ma si fa l’errore di non ucciderle, era andato a nascondersi. E, appena il vecchio amico fu fatto fuori, riemerse. La vipera è molto cocciuta, anche scaltra. Sa nascondersi perfettamente fra gli anfratti, prediligendo i posti umidi e cercando riparo dal sole. È in grado di sopravvivere a lungo senza mangiare. Il suo veleno, come è noto, può essere mortale, se non adeguatamente fronteggiato.
La vipera trovò il suo ambiente ideale nell’entourage della Angela Merkel. Proveniente dalla DDR, dalla ex Germania comunista (Voi ve la immaginate, vero, la Germania Comunista? che ambientino vero?), la Angelona, divenuta federale, non trovò nessuno meglio del trombatissimo Wolfgang per farne il proprio braccio destro.
Nacque un delizioso connubio politico. Oggi lo ritroviamo sul palcoscenico tedesco ed europeo.
L’ineffabile Schauble, dopo avere contribuito non poco alla confusione totale sul caso della Grecia, preannunciando la linea dura, poi la linea molto dura, poi quella morbida, poi sposando la tesi possibilista della Merkel, ma facendo contemporaneamente un applauditissimo discorso in Parlamento per “l’uscita temporanea dall’euro per 5 anni della Grecia” (una genialata che pochi avrebbero avuto il coraggio di proporre), l’ineffabile, dicevo, oggi propone l’Eurotassa.
Eh sì, signori. Qui o si integra o si muore. O l’Europa fa veramente l’integrazione fiscale, o dove andremo a finire? Quindi l’eurotassa è “il primo passo” (immaginiamoci i successivi) per una reale integrazione europea.
Potremmo dire, aggiungiamo noi, che mancava l’eurotassa per integrarci veramente. Sì, mancava. Quando gli italiani cominceranno a pagarla, si sentiranno sicuramente più integrati. Più amici di Schauble. Pazienza, hai la testa che sembra quella di una vipera, ma sei un caro amico, in fondo. Sei tedesco, quindi europeo.
È inutile dire quello che è seguito in Italia, paese che dalla cosiddetta integrazione europea ha avuto, nella sostanza, solo danni (e parliamoci chiaro una volta per tutte), salvo il fatto, non trascurabile certamente, di avere partecipato ad un processo che ha eliminato il ricorso alle armi per la risoluzione dei conflitti in seno all’Europa.
In Italia, per chi non lo avesse notato, il sottosegretario alle Finanze, Morando, ha aderito subito al progetto Schauble.
La sx italiana è sempre stata europeista. Sempre. Quando si è trattato di applicare tasse pro Europa e farsi del male con l’Europa, dal grande Padre di tutti i progetti europei Romano Prodi in poi, fino alle trombette e ai tromboni che si sono succeduti, che non nomino perché basta il primo, il più illuminato, appunto Lui, l’Italia, e la sx italiana cosiddetta progressista, è sempre stata in prima linea. Vogliamo più tasse: nel Paese meno federale al mondo, gli italiani pagano la tassa comunale, qualche tassa che riescono a pagare alle province, le tasse regionali e quelle nazionali. E può mancare la tassa europea? E a quando la tassa continentale o quella mondiale?
Morando, abbiamo un’idea per Lei: la tassa rionale. Anche condominale, che però sarebbe incostituzionale perché discriminerebbe dai processi di integrazione chi vive nelle villette. Ok, vada per la tassa rionale: su, si faccia avanti, che aspetta? Schauble è tedesco, lui pensa in grande, pensa alla tassa Europea. Lei è italiano, siamo un popolo un po’ provinciale: noi vogliamo la tassa di quartiere! Se ne faccia promotore, avrà senz’altro un ruolo nella storia della integrazione del popolo italiano a questa grande Europa.

Ero nello studio di un apprezzato notaio svizzero, un paio di settimane fa. C’era un gruppo di imprenditori, svizzeri, che parlavano dell’Europa, facendosi delle gran risate. Una volta, questo, mi succedeva con l’Italia, e me ne dispiaceva. Ora la dimensione è diversa. Ora è l’Europa a suscitare le più grasse risate al resto del mondo.
Credetemi: alle volte basta mettere il naso un po’ fuori di casa, per capire meglio le cose. Fatelo, fatelo più spesso. Vedrete un sacco di cose che a prima vista sembrano non esserci, o essere diverse. Vedrete che persone che ridono, a crepapelle, di cose di cui noi parliamo sul serio. E allora vi verrà qualche dubbio.
Sappiate che fra non molto l’Europa obbligherà l’Italia, la patria del parmigiano, e non solo, ovviamente, a consentire di produrre il formaggio con il latte in polvere. Così capirete meglio quanto è buono il formaggio svizzero e che grasse risate si stanno facendo là. Avanti con l’integrazione, mi raccomando.

Sauro manda
PERCHE’ LA SX E’ IN CRISI

Aldo Giannuli già diverse volte ha affrontato questo problema.
In sostanza: la crisi parte da lontano. E non si affronta, questo è il nodo.
Non c’è stata mai una vera presa di coscienza che nella “galassia di sx” ci sia qualcosa che non va, si guarda con invidia agli altri che prendono i voti, ma non ci si chiede perché la Sx non venga premiata dagli elettori.

“Alcuni blogger così come conoscenti ed amici per mail o in fb prendono molto male le mie critiche alla Coalizione Sociale di Landini o al nuovo-vecchio soggetto politico che sta nascendo fra Sel-Rifondazione, fuorusciti dal Pd ed ex M5s.
Per la verità si tratta di poche persone (relativamente al sito si tratta di circa il 10-15% degli intervenuti. Qualcuno mi accusa di ostilità preconcetta, qualche altro di farlo per difendere il M5s, che sarebbe terrorizzato dal certo successo di una forza del genere, qualcuno cerca di argomentare ma, nella maggior parte dei casi, si tratta di interventi –scusatemi- rozzi, offensivi e non motivati (anche se, magari, vengono da un docente universitario).
Per il resto, posso assicurare di non avere alcuna animosità verso l’area che chiamo bonariamente Brigata Kalimera. Non me la prendo anche perché capisco la sofferenza psicologica che sta dietro a questi interventi. Il punto è che quell’area che corrisponde grosso modo alla vecchia Rifondazione dei bei tempi, di volta in volta arricchita di qualche rigagnolo verde, Idv o Ds-Pd, proprio non riesce a capacitarsi dello stato di marginalità ed irrilevanza in cui è precipitata.

Rifondazione, nel 1996 ottenne l’8,6% e vantava circa 150.000 iscritti (va beh, diciamo che quelli reali erano 90-100-000), nel 2006 Rifondazione e Comunisti Italiani, presero rispettivamente il 5,84% ed il 2,32% senza contare i Verdi. Poi, nel 2008, il blocco della Sx Arcobaleno, che includeva anche verdi e sx Ds, precipitò al 3,12% e passò da 3.900.000 voti a 1.124.000, perdendo oltre 3 elettori su 4, un record storico ineguagliato. Oggi è solo una pozzanghera in via di prosciugamento. Perché?
Nessuno si è mai preoccupato di dare una spiegazione soddisfacente di questa decadenza. Nel 2008, qualcuno disse che l’errore era stato un simbolo ed una sigla troppo recenti, qualche altro che la causa era stata il “voto utile” dopo che Veltroni aveva escluso la sx arcobaleno dalla coalizione, altri lamentarono una campagna elettorale troppo debole e solo i più ardimentosi azzardarono far cenno alla sciagurata partecipazione di governo, ma per cambiare subito discorso. Non voglio dire che tutte queste cause non abbiano inciso, ma, quando perdi tre elettori su quattro, cause così accidentali non bastano e vuol dire che il rapporto con il tuo elettorato era così allentato, che è bastato un nulla per perderlo. Persino la pessima partecipazione di governo, in fondo non era tale da spiegare quell’esito catastrofico.
Ma la sconfitta fu subito rimossa dopo un congresso isterico e la scissione non migliorò le cose. Poi Sel ebbe una ripresa e, grazie anche all’inatteso successo nelle regionali del 2010 in Puglia, ci fu un momento di grande favore per Vendola che, per un attimo, parve un credibile sfidante del Pd nelle primarie. Il momento di grazia non durò molto: più o meno un anno, fra la metà del 2010 e quella del 2011. Ma Nichi buttò via quell’occasione, limitandosi a chiedere ossessivamente le primarie e disperdendosi su mille piccole cose, ma “bucando” totalmente il tema della crisi. Bisognerà pur decidersi a capire che la letteratura non fa linea politica. Sel non aveva nulla da dire sulla crisi, perché non aveva la cultura politica necessaria e taciamo per decenza di Rifondazione e delle esilaranti trovate ferreriane della michetta ad un Euro e del ”populismo di sx”.
Così si arrivò alle primarie del 2012, dove Vendola racimolò un magro 15% e poi, alle politiche del 2013, la nuova alleanza con il Pd ed il deludente risultato del 3 e qualcosa che, però, anche grazie allo spropositato premio di maggioranza, si trasformò miracolosamente in 35 seggi alla camera. Mentre Rifondazione, con il terribile accrocco di Rivoluzione Civile, restava di nuovo fuori.
Poi le europee, dove mettendo insieme Rifondazione, Sel e mezza redazione di Repubblica, si prese il 4%.
Ora, mi pare chiaro che i valori di questa area non vanno oltre questa barriera e ciò nonostante una crisi che dovrebbe gonfiare le vele a formazioni sedicenti antisistema.
Allora, cari compagni ed amici, non vi viene il sospetto che questo logoramento, che ha ridotto al lumicino questa area, sia dovuta ad una ragione molto semplice: che Rifondazione prima e le sue sciagurate appendici attuali, abbiano perso perché non avevano nulla da dire?
Pochi slogan mal connessi, qualche boutade televisiva, qualche occasionale ostruzionismo parlamentare non fanno una linea politica. Cosa ha detto questa area su crisi, occupazione, fisco, politica estera, ecc? Una crisi di sistema, come quella in atto, è la grande prova storica di una forza antisistema cui spetta il compito di prospettare un diverso assetto sociale ed economico e di agire conseguentemente, conquistando il necessario consenso. Cari amici: vi sentite pari a questo compito?
La sx radicale sta morendo di inedia perché non ha progetto, non ha cultura, non ha iniziativa politica. E, in queste condizioni, perché mai la gente dovrebbe votare per questi simboli?
Altro interrogativo che dovreste porvi, cari amici, è: ma perché il M5s ha avuto un successo politico senza precedenti? Non dico il 25% delle europee, ma neppure il 15% delle amministrative (test sempre sfavorevole al M5s) è mai stato lontanamente alla portata di Rifondazione e neanche dell’Idv. Come mai?
Perché, al di là delle crisi di invidia, agli isterismi ed ai complessi di inferiorità, che trasudano penosamente dai vostri interventi abituali, non cercate di misurarvi con questo interrogativo: perché il M5s ha avuto successo? Quale è il suo segreto? Badate che io non penso affatto che il M5s abbia quella cultura politica, quel progetto e quella iniziativa che io rimprovero di non avere alla vostra area. Spesso ho scritto per criticare molti aspetti del modo di essere del M5s, quindi sono consapevole dei suoi limiti, ma come spiegare che, nonostante questi limiti, esso ha avuto quel successo che è sempre sfuggito all’area della cd “sx radicale”. Non sarà che, magari, questa sx sia proprio assai poco radicale?
Dite che il grillismo è l’altra faccia del renzismo? E’ un finto movimento guidato da due miliardari dietro i quali chissà chi c’è? Non ha nessuna democrazia interna? E’ composto da politici dilettanti? Va bene, non ribatto e vi concedo tutto; non discuto, ma mi spiegate perché, nonostante ciò, prendono tutti quei voti che, invece, voi non prendete?
Io un’ipotesi di spiegazione la avrei, ma preferisco sentire prima le vostre ipotesi.
Cari amici se non vi confrontate seriamente con le ragioni, evidentemente connesse, del vostro insuccesso e del successo altrui, non ne verrete mai fuori e continuerete a passare da un fallimento all’altro, ma, soprattutto, non supererete la depressione che attualmente vi affligge e che sta trasformando un caso politico in uno psicodramma di gruppo. Lo dico per voi.”

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL’UNIONE MONETARIA EUROPEA
Berluscameno

E’ uno stato fantasma od un “ologramma perverso” tedesco?
Secondo la teoria delle aree valutarie ottimali, l’euro-area “non sarebbe un’area valutaria ottimale”.
E questo in quanto l’UE non è uno “Stato” federale.
Non può esistere un’”area valutaria ottimale” se non esiste “prima “ uno Stato Unico in cui possa esplicare i suoi effetti reali. Ed in effetti non esiste proprio uno Stato UE!
Quindi l’utilizzo della moneta unica potrebbe essere molta dannosa per i paesi che l’adottano.
Gli economisti Richard Baldwin e Charles Wyplosz affermano che la creazione di un’unione monetaria in Europa “non è economicamente vantaggiosa”, ma anzi
“può peggiorare una situazione già dolorosa di alta disoccupazione” e che quindi
“l’unione monetaria è ingiustificata su basi economiche”.
Essi ritengono che la ragione per cui fu creata tale UNIONE di Trattati Commerciali (UEM) è esclusivamente dovuta alla politica tedesca di espansione del suo spazio vitale, poiché “la sua sopravvivenza espansiva richiederà (obbligatoriamente)un passo importante verso un’ “Europa federale a spese degli Stati nazione”.
Ma ormai è troppo tardi per i “crucchi” .
Prima di creare una moneta unica nella UE occorreva creare lo Stato Unico o federale. Ma la Germania -incredibilmente- si è sempre opposta! Adducendo cavilli burocratici procedurali. Ma ormai è troppo tardi. Occorre velocemente procedere allo smantellamento di quei “falsi Trattati farlocchi “ che avrebbero dovuto costruire uno “Stato Federale Solidale”.
Lo stesso presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi fu inizialmente critico all’adozione di una moneta unica europea: la sua tesi di laurea, intitolata “Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio” fu pesantemente critica verso il progetto di una “moneta unica europea” senza “prima “ aver costruito uno Stato Federale.
Ma la Germania aveva come scopo unico “non di creare un nuovo stato federale “ ma bensì di “costruire la Grande Germania” con alcuni staterelli annessi che le reggessero la coda!
Molti altri economisti, accademici e imprenditori, avanzano, o hanno avanzato in passato, forti riserve sull’”unione valutaria europea”.
Tra essi vi sono Roger Bootle (economista della City di Londra), vincitore nel 2012 del Wolfson Economics Prize per lo studio di fattibilità economica sullo “smantellamento della zona euro”,
Dominick Salvatore (professore alla Fordham University di New York), Rudi Dornbusch (già professore al Massachusetts Institute of Technology)[,Martin Feldstein (professore alla Università di Harvard), Luigi Zingales (professore presso la University of Chicago Booth School of Business), Alberto Bagnai(professore di economia all’Università di Pescara), Claudio Borghi Aquilini (professore di economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore), Frits Bolkestein(ex commissario europeo), Hans-Olaf Henkel (già presidente della Confindustria Tedesca).
Anche i premi Nobel Milton Friedman, Amartya Sen,Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Christopher Pissarides (inizialmente sostenitore dell’euro) e James Mirrlees hanno avanzato forti critiche all’adozione della moneta unica, alcuni di essi fino ad auspicarne l’abbandono, in particolare per l’Italia.
Critiche all’Unione Economica Europea sono state mosse a seguito della crisi economica globale del 2008 che ha impattato fortemente l’Unione stessa, rea di aver ammesso al suo interno paesi UE che non rispettavano pienamente i parametri di Maastricht, specie in relazione alla crisi dei debiti sovrani europei (Irlanda, Grecia, Italia, Spagna e Portogallo) che sono costate misure di austerity, esterne ed interne, per evitare il “default “con ulteriore freno alla crescita dell’ euro-zona.
Inoltre diversi economisti ritengono che” l’Unione economica (UEM) porti favori economici a nazioni già economicamente dominanti (es. Germania e Francia) a scapito delle nazioni economicamente svantaggiate dell’Europa mediterranea, a causa dei “vincoli economici imposti giudicati penalizzanti per le rispettive economie nazionali”.
I difensori dell’Unione “UEM” portano invece a loro favore la tesi della stabilizzazione del tasso di inflazione un po’ in tutti i paesi UE .
Ma i Paesi deboli della UE (tra cui l’Italia )sono in piena deflazione, recessione ,stagnazione economica, alta disoccupazione senza possibilità di poter effettuare investimenti di capitale pubblico per fornire un incentivo “vero” alla crescita ed allo sviluppo , perciò quale “strano pericolo di inflazione “ dovrebbe esistere per loro?
Credo –invece- che sia giunto il momento in cui tutti gli italiani denuncino pubblicamente l’”imbroglio ordito dalla Germania nei nostri confronti” con la “finta “ costruzione di una moneta l’EURO che ha permesso alla Germania di accumulare surplus commerciali enormi annuali (250 miliardi annui di euro) tramite un selvaggio “ dumping valutario” ottenuto tramite l’euro attuale.
Il “marco- euro” dovrebbe essere valutato come il seguente esempio: occorrerebbero “due dollari USA” per acquistare un “marco -euro” .
Adesso invece, tramite il” dumping valutario tedesco”, con un euro–marco attuale si può acquistare solo 1,10 dollari USA.
Quindi non solo la Germania attuale è favorita sfacciatamente nel mercato internazionale dei beni reali, ma è FAVORITA SFACCIATAMENTE anche nel mercato “intra -europeo “ .
Infatti Lei” con il suo “marco-euro” blocca qualsiasi possibilità di concorrenza tra i diversi Paesi UE.
Come può il suo “marco –euro” valere come l’ “euro – lira”?
Ma quale “rispetto della concorrenza internazionale” nei mercati liberi del mondo può esistere, quando le merci italiane debbono essere valutate con la stessa moneta (l’EURO) con cui sono valutate le merci tedesche, ossia lo “stesso EURO” ?
La truffa è palese, ma gli italiani che comandano il nostro Governo, fanno gli interessi della Germania o quelli dell’Italia ?
Credo che qualche giudice se ne dovrebbe occupare.

Sauro manda:
PERCHE’ L’EUROPA UNITA NON SI FARA’
Aldo Giannuli

La stanca riproposizione del mantra dell’unità politica del continente scansa accuratamente di misurarsi con l’esame clinico obiettivo delle condizioni del progetto. Si tratta di qualcosa di ancora vitale o no? Perché, a 60 anni dal fallimento del primo progetto di unificazione politica dell’Europa, la Ced, si è sviluppata una crescente integrazione economica e poi monetaria, ma l’unificazione politica si è definitivamente insabbiata?
Ci sono stati certamente fattori oggettivi (per tutti: l’irrisolto problema linguistico) ma ci sono stati anche ostacoli soggettivi. Ed allora, chi sono stati (e chi sono tutt’ora) i nemici dell’unione politica europea? Inizia,o dai nemici interni.
In primo luogo, ovviamente i ceti politici nazionali, a parole tutti europeisti ferventi (Inghilterra a parte), ma in concreto preoccupatissimi di perdere potere e ridursi al rango di ceto politico regionale. Ed al primo posto c’è il governo tedesco che con questi equilibri fa quello che vuole, ma con un potere centralizzato vedrebbe fatalmente ridursi il suo potere e, soprattutto, a quel punto la moneta sarebbe davvero la moneta dell’Unione e non il marco in uno dei suoi più riusciti travestimenti.
A partire dalla bocciatura della Comunità Europea di Difesa, decretata dal Parlamento francese nel 1955, le classi politiche nazionali hanno costantemente ostacolato qualsiasi progetto di integrazione politica e militare. Persino cose innocue e simboliche come la brigata franco-tedesca, sono state lasciate morire nel silenzio.
In questo quadro i più attivi affossatori del progetto europeista sono stati i diplomatici che hanno speso le loro migliori energie per costruire una cattedrale barocca priva di qualsiasi slancio vitale e la riprova venne con il cd Trattato che adotta una Costituzione Europea di cui si parlò come di “una costituzione senza Stato” (quindi sempre con l’idea di non dare vita ad uno stato europeo) che, se ci si pensa su, è una cosa di totale inutilità. Per di più era un testo illeggibile, lunghissimo (600 pagine: non esiste nessuna costituzione così lunga in tutto il sistema solare), incoerente, complicato e fatto in modo che non avrebbe mai potuto funzionare. Un capolavoro di sabotaggio riuscitissimo. Poi la cosa fu completata dai referendum di Francia e Paesi Bassi.
E si capisce perché: in una Europa unita politicamente, non ci sarebbe alcun bisogno di 27 ministeri degli esteri, centinaia di ambasciate reciproche e migliaia nel Mondo, basterebbe un’unica diplomazia europea ed uffici di rappresentanza degli ex stati membri. Cioè un trentesimo dell’attuale personale diplomatico. E gli altri 29 che fanno?
E che dire dei comandi militari? Di 28 Stati maggiori dovremmo farne uno, poi anche la distribuzione delle forze nazionali sfuggirebbe alle dinamiche delle singole corporazioni militari. E questi sono nemici particolarmente forti, perché trovano nella Nato uno strumento di condizionamento in più. Il minimo che ci si possa attendere è che anche loro cerchino di sabotare il sabotabile. Allora diciamo che questi sabotaggi sono stati un aspetto della nobile lotta in difesa dell’occupazione.
Poi, dalla diplomazia e dagli apparati tecnocratici nazionali è sorta l’ “eurocrazia”, l’enorme e pagatissimo apparato che fra Bruxelles, Strasburgo e Francoforte, ha in mano gli affari dell’Unione. Un apparato che, naturalmente, non ha nessun interesse ad avere alcuna autorità politica che lo controlli e diriga la politica europea. La commissione è praticamente ostaggio di questo apparato che fa il bello ed il cattivo tempo e del Consiglio, con le sue presidenze semestrali, non parliamo nemmeno. E questo apparato, ovviamente, è un altro nemico giurato dell’unità politica del continente.
Poi c’è il caso particolare della Bce, un ente di natura privatistica che raccoglie le banche centrali che, a loro volta, hanno board in buona parte composti dai rispettivi grandi enti bancari. Insommaa la creme del ceto finanziario europeo che può fare quel che gli pare senza dar conto a nessuna autorità politica, salvo il governo di Berlino. E dunque, un altro ente interessatissimo a non avere fra i piedi un potere politico centrale.
All’elenco, ovviamente, non può mancare quella specie di circo equestre del Parlamento di Strasburgo che se la spassa fra doratissimi ozi. Ma si può tenere un Parlamento che dedica il suo tempo a stabilire quale debba essere il diametro minimo delle vongole, quale la misura media dei cetrioli, o le misure standard e la posizione dei bagni delle case di civile abitazione in tutta Europa? Un Parlamento terreno di pascolo di tutte le lobbie continentali che decidono che si possa fare il cioccolato senza cacao e l’aranciata senza succo d’arancia e come debba essere la confezione dei farmaci, perché occorre fare favori alle grandi industrie alimentari tedesche e francesi, o alla lobby del design industriale. Ogni tanto si affaccia qualche scandalo, subito assopito perché non c’è una magistratura europea che possa vigilare sulla corruzione a Strasburgo, ma state tranquilli che il giorno in cui fosse possibile farlo, il centro del malaffare europeo sarebbe individuato a Strasburgo e persino le amministrazioni di Napoli o Marsiglia sembrerebbero fulgidi esempi di oculata amministrazione.
A leggere l’elenco delle decisioni del Parlamento europeo ci sarebbe da ammazzarsi dalle risate se non ci fosse da piangere.
Dunque c’è una grande alleanza fra ceti politici nazionali, tedeschi e inglesi in testa, stati maggiori, tecnocrazia, Bce, Parlamento Europeo il cui grande nemico è l’unione politica europea, ma, siccome non sarebbe carino dirlo, tutti continuano a recitare la parte di ferventi fautori del sogno di Altiero Spinelli, di Cattaneo, di Mazzini, di Monnet…
Tutto quello che è stato fatto è all’insegna del finto: come per l’”inno muto”, i disegni delle banconote che riproducono opere d’arte inesistenti, la finta integrazione universitaria ecc. L’Unione Europea, oggi è solo un’immensa scenografia di tela e cartapesta.
Poi ci sono i nemici esterni ed, ovviamente in primo luogo, gli americani che hanno interesse ad una Europa immenso mercato unificato utile ad operazioni come il Ttip, ma che ovviamente non hanno alcun interesse ad una Europa politica che si mette in testa di giocare la partita in proprio e magari scioglie la Nato.
Credo possa bastare, questo è il quadro dei nemici che hanno fatto la guerra all’unità politica d’Europa. L’hanno fatta e l’hanno vinta. Non c’è più niente da fare.

L’Istat pubblica i dati secondo cui l’economia del nostro Sud è la metà di quella greca.
Renzi, costretto da Saviano ad occuparsi dell’oscurato Sud, se le cava con una battutina da bar: “Basta piagnistei!” La Vergogna lo sprofondi!

honhil
Governare è difficile. Governare in Italia è due volte difficile e a volte tre. Ma Governare, come fa Renzi, a colpi di battute, è da felloni (tanto per tirare un termine dalla naftalina). La verità è che il Sud non è mai stato raccontato. La verità è che il Sud è sempre stato lasciato nelle grinfie della mafia e della politica. Entrambe molto esperte a massacrare il popolo.

L’ATTUALE SISTEMA MONETARIO CI RENDE SCHIAVI CHE SI ILLUDONO DI ESSERE LIBERI
Claudio Martinotti Doria

Col sistema monetario attuale, i detentori del potere vero, cioè finanziario, economico sono dozzina di dinastie, di cui il potere politico è il semplice servitore. E’ questa cricca di uomini che ha elaborato nel corso degli ultimi secoli (potremmo dire: a partire dalla creazione della Banca d’Inghilterra alla fine del ‘600) ed in particolare negli ultimi decenni, un sottile ed efficacissimo sistema per schiavizzare la popolazione senza che questa se ne renda conto, anzi infondendo l’illusione di libertà.
Spesso sentiamo parlare dell’1% che detiene e controlla la ricchezza contro il 99% che la crea con il proprio lavoro ma non la detiene. Ma la situazione non muta mai , sia perché non c’è consapevolezza, la gente è volutamente tenuta all’oscuro, nell’ignoranza economica più totale, e quindi non può neppure lontanamente percepire i meccanismi truffaldini che sono stati elaborati per “schiavizzarli”, ma soprattutto perché il 99% ambisce ad entrare a far parte dell’1% dei privilegiati, disposti a fare qualsiasi cosa per riuscirci, ed anche questa ambizione è indotta artificialmente e continuamente alimentata, perché è funzionale al sistema.
In linea di massima le cose stanno così, ma le proporzioni sono ben diverse, la vera ricchezza è nelle mani non dell’1% ma semmai dello 0,1‰
Sono in pratica quegli individui cui i detentori del potere reale ai vertici della piramide hanno nel tempo consentito di avvicinarsi sempre più alla “stampante monetaria” ed al suo complesso sistema di partecipazione distributiva elitaria.
Come in una qualsiasi struttura gerarchica, pensiamo ad esempio all’Esercito, ci sono un’infinità di gradi, ogni volta che si attuano delle riforme i gradi anziché ridursi aumentano, ne inventano di nuovi, in modo da accontentare sempre più persone della struttura dando loro dei piccoli riconoscimenti per la loro fedeltà e lealtà al sistema. A volte si perviene persino al ridicolo o patetico, sembra poco intelligente ma è efficace, è funzionale al sistema, ne garantisce il protrarsi e consolidarsi, così come le decorazioni, le medaglie, le insegne, le onorificenze, ecc., tutto concorre ad ipnotizzare e schiavizzare rendendoci utili idioti.
Riprendendo la metafora o paradigma dell’Esercito, diciamo che la massa è nella sezione Truppa, Graduati e Sottufficiali (la base della piramide); poi c’è una significativa minoranza di ufficiali inferiori e superiori che godono già di un discreto benessere, e poi si passa agli Ufficiali Generali, fino al Capo di Stato Maggiore della Difesa. Diciamo che dagli Ufficiali Generali in su siamo pressappoco nell’un per diecimila di cui accennavo sopra. Sono già i privilegiati, hanno redditi, fringe benefits, e sensazione di potere (i primi gradi percettivi, una specie di corsia preferenziale per poi pervenire al “delirio di onnipotenza”, apoteosi dell’Ego) che già li fanno sentire esseri superiori.
In realtà sono ancora dei semplici servitori, un assistente qualsiasi di un manager di una multinazionale di quelle contano (quelle in cima alla piramide) li può umiliare, stroncarne la carriera e far trasferire in qualsiasi momento o far “suicidare” (come spesso accade quando si infrangono le regole non scritte o si diventa un pericolo).
Ed ovviamente per accedere all’ambito ruolo di servitori dell’élite (camerieri e maggiordomi) esiste una modalità di accesso consuetudinaria (non scritta e regolamentata), una sorta di censura selettiva che impedisce ai soggetti privi dei necessari requisiti, e che potrebbero divenire intemperanti, impertinenti e pericolosi, di venire integrati nel sistema, nonostante i loro sforzi prostitutivi, adulativi, di captatio benevolentiae.
Come una volta e per molti secoli era impossibile accedere al rango della nobiltà se non si nasceva nobili (almeno finché la classe mercantile approfittando della debolezza militare ed economica della nobiltà e dei regnanti ha iniziato a comprare i titoli), se non si nasce in certe famiglie, se non si lavora per certe multinazionali o banche d’affari, se non si è studiato in certi atenei, se si è privi di certe “referenze”, ecc., non si hanno speranze di accedere in quell’élite di servitori dei padroni del vapore e soprattutto non si fa carriera.
Quindi il sistema è saldo, a tenuta stagna, impermeabile. Non si può scalfire, lo si può solo svelare, rendere meno opaco.
Individualmente si può solo cercare di non divenirne mai complici, nei limiti del possibile. E credetemi, è già molto impegnativo.
Dedicatevi a questi argomenti, sono quelli primari, sono quelli che condizionano tutto il resto nel corso dell’esistenza umana, compresa la salute.

IL BUSINESS DEI CLANDESTINI E I FALSI SLOGAN- LA SOLUZIONE DEL M5S
Claudio Martinotti Doria

I clandestini sono il nuovo oro nero per le mafie e per le cooperative, non vengono identificati anche per anni, nonostante le norme internazionali per i profughi siano di tre settimane, e stazionano sul nostro territorio con costi pari a 1.050 euro al mese che ovviamente non vanno a loro ma alle mafie e ai politici di collegamento. E’ una sorta di finanziamento clandestino alle cooperative collegate con i partiti e con le mafie.
Dopo mafiacapitale è in arrivo Cara Mineo denunciata per irregolarità più volte da Cantone ad Alfano. Cara Mineo, che può contenere 4.000 persone, è il più grande centro di accoglienza d’Italia, sul quale potrebbe cadere il governo come è emerso da alcune intercettazioni. Dei 4.000 ospiti da statistiche sulle identificazioni non più di 1.000 sono profughi, gli altri sono clandestini che dovrebbero essere rimpatriati, ma se lo fossero sarebbe finita la cuccagna. Mettere Alfano a gestire l’immigrazione è come mettere la volpe a guardia del pollaio. Di seguito un intervento dettagliato di Manlio Di Stefano e il tavolo immigrazione dei Portavoce M5S.
“Tu sai quanto ci guadagno sugli immigrati? C’hai idea? Il traffico di droga rende meno”. Così recitava una delle più significative intercettazioni dell’indagine su Mafia Capitale.
Da lì in avanti si è fatto un gran parlare di immigrazione ma, siamo certi di aver capito come e perché l’immigrazione renda tanto? Ci siamo mai chiesti se le soluzioni ci siano ma, a mafie e partiti, faccia comodo non applicarle per mantenere l’emergenza viva?
Partiamo dagli slogan, passiamo dai fatti e poi analizziamo le soluzioni.

Il business degli sbarchi
La Lega Nord di Matteo Salvini ripete di continuo che “ogni immigrato prende 50€ al giorno più la casa e le sigarette”.
FALSO. Ogni immigrato, semmai, costa allo Stato tra i 25 e 50 euro al giorno per la sua accoglienza nei centri (C.A.S., C.I.E., C.A.R.A., S.P.R.A.R.). Soldi che mai entrano nelle tasche del singolo migrante bensì delle cooperative (rosse, nere o bianche) attraverso assegnazioni dirette ben studiate a tavolino da intermediari (i Buzzi del caso) che, a fronte di una lauta mazzetta, si prodigano, con gli amici politici, affinché la merce umana non manchi mai di arrivare. Questo sistema, ovviamente, muove anche un enorme numero di posti di lavoro e quindi di voti. Il migrante riceve a fine giornata un buono spesa da 2,5€ da spendere, solitamente, dentro la struttura ricettiva.

L’altro slogan frequente è che gli immigrati che sbarcano siano troppi da gestire per l’Italia.
FALSO. I dati ci dimostrano una realtà differente dove, in percentuale alla capacità d’accoglienza italiana, il numero di richiedenti asilo sarebbe assolutamente gestibile se solo lo si volesse. Ma siccome non lo si vuole, il migrante è costretto a stare sul nostro territorio per anni nell’attesa che si analizzi la sua richiesta, nell’impossibilità, quindi, persino di cercare un lavoro regolare dato che, in questa condizione, non ha alcun documento di identità valido. Questo, chiaramente, lo porta a bivaccare o, nella peggiore delle ipotesi, ad arrangiarsi con lavori irregolari, situazioni che, giustamente, lo rendono fastidioso agli occhi degli italiani.

Oppure sentiamo dire “gli immigrati vengono tutti da noi!”.
FALSO anche questo. La stragrande maggioranza degli immigrati transita dall’Italia con l’intenzione di andare in nord Europa per ricongiungersi alla famiglia o, semplicemente, perché sa che lì sarà più facile trovare lavoro o integrarsi per via della lingua.

A questo punto ci siete già arrivati da soli.
Quello che occorre fare, in attesa di realizzare le nostre proposte contenute nella mozione a prima firma Manlio Di Stefano approvata il 18 dicembre 2014 e colpevolmente ignorata dal Governo italiano, è far si che il migrante stia sul nostro suolo il minor tempo possibile.
Oggi ciò che accade è questo, il migrante viene recuperato in mare e messo in sicurezza (controllo medico, cibo e acqua di primo soccorso, vestiti). Viene subito trasferito in un centro d’accoglienza dove viene intervistato da una commissione che valuta che abbia i requisiti per ottenere l’asilo in Italia. Quando la commissione si esprime, il migrante viene inserito nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati o, se l’esito è negativo, viene trasferito in un Centro di Identificazione ed Espulsione per essere rimpatriato. Nel secondo caso il migrante ha diritto e fare ricorso e a non essere respinto fino alla conclusione dello stesso.
Cosa si potrebbe fare per ridurre i tempi di permanenza dei migranti nei centri d’accoglienza?
Cosa deve cambiare nelle commissioni territoriali che giudicano le richieste dei migranti affinché queste possano essere più celeri nel fornire le risposte?

1. Chiarire giuridicamente la definizione delle varie categorie di richiedenti asilo al fine di evitare errori che prestino il fianco a lunghissimi ricorsi. Oggi la materia è parecchio confusa;
2. Applicare immediatamente l’articolo 20 comma 3 decreto legislativo 25/08 che dice “allo scadere del periodo previsto per l’accoglienza è rilasciato un permesso di soggiorno fino alla definizione della domanda” così da permettere al richiedente di integrarsi già nel periodo d’attesa;
3. Ripristinare la norma che consentiva di presentare ricorso in tutte le sezioni di tribunale e non solo in quelle delle zone in cui si trovano i centri d’accoglienza. Questo per evitare inutili sovraccarichi;
4. Migliorare le commissioni territoriali, e qui c’è bisogno di approfondire.
Le commissioni territoriali sono composte da un presidente, che è un viceprefetto. Vi è poi un rappresentante del Dipartimento di Pubblica sicurezza, un rappresentante dell’ente locale e un rappresentante dell’UNHCR. Tra questi personaggi solo i presidenti e i rappresentati UNHCR lavorano a tempo pieno a questo incarico.
Il problema non è quindi solo la quantità delle commissioni (recentemente portate da 20 a 40 anche se non ancora tutte a regime) ma la loro efficienza. Il personale che ci lavora non è preparato, mancano criteri per stabilire la sua competenza. La riduzione dei tempi passa anche da questi aspetti, con decisioni ben ponderate, di esperti, si arriverebbe ad una diminuzione dei ricorsi presentati (che pure hanno tempi biblici) che gravano su tempi e costi dell’accoglienza.
Perché il personale non è ben preparato? Quali competenze ci vorrebbero?
Solo l’UNHCR ha fatto nel tempo alcuni bandi di selezione del personale, le altre nomine, in particolare quella del presidente che è la figura di maggior peso, avvengono in maniera non chiara. Molte nomine sono politiche. Ad esempio ogni ente locale nomina il suo rappresentante, molti di loro non hanno fatto mistero di scegliere il loro rappresentante per “punizione”.
Serve esperienza comprovata in materia di diritto internazionale e dell’immigrazione e in tutela dei di diritti.
Va garantita la disponibilità di uno o più mediatori culturali in ogni commissione al fine di non perdere tempo nel comprendersi.
Inoltre manca una consultazione con gli enti del terzo settore che si occupano di tutela e che annoverano nelle loro fila professionalità ben preparate.
Dal sito del Governo è impossibile ricavare informazioni sulle attività delle commissioni perché l’aggiornamento è fermo a Novembre 2014.
5. Intraprendere la strada dell’accoglienza diffusa limitando al massimo i Centri di Accoglienza Straordinaria, superando i C.A.R.A. e i C.I.E. ed istituendo una regia centrale per gli S.P.R.A.R..

Queste sono alcune delle soluzioni che il M5S propone per risolvere il problema dell’accoglienza, attuarle porterebbe a ridurre i tempi di gestione dei migranti da una media di due anni a qualche settimana abbattendo drasticamente i costi e i disagi per l’Italia e permettendo ai migranti di lasciare il nostro paese nel minor tempo possibile. Purtroppo per loro, però, attuare il nostro piano significherebbe anche togliere milioni di euro a mafie e partiti.
Che dite, il Governo ci ascolterà o farà ancora da scudo al malaffare?”

(Manlio Di Stefano e il tavolo immigrazione dei Portavoce M5S)

SI RIUNISCE LA DIREZIONE DEL PD
Andrea Scanzi

Ieri ha avuto luogo la direzione Pd. La “direzione Pd” è un rito laico che si celebra ciclicamente, il cui unico scopo è quello di ribadire il dominio totale di Renzi nei confronti dei cosiddetti “dissidenti”. Funziona così: prima della direzione Pd i “dissidenti” rilasciano dichiarazioni minacciose nei confronti di Renzi e della sua ghenga tragicomica; poi, giunti al di Lui cospetto, i “dissidenti” si fanno trattare come pezzenti e godono visibilmente nel farsi trattare così. E’ una forma di masochismo come un’altra, anche se personalmente continuo a preferire un trampling da Rosario Dawson in tacco 12 che non un insulto ricevuto da un premier caricaturale.
Ieri, durante la direzione Pd, è successo questo:
– Il ducetto pingue, protetto dalle sue ancelle photoshoppate e dai suoi paninari invecchiati, ha garantito che rilancerà il Sud. Per farlo verranno adottati provvedimenti e ricette specifiche, che Renzi e i suoi, non conoscendoli, hanno accuratamente evitato di menzionare.
– Renzi ha accusato il Sud di eccedere in piagnistei, emulando in questo uno dei tanti pesci piccoli che però – in confronto a lui – sembra quasi un gigante: Salvini.
– Renzi ha criticato il Sud per essersi affidato a politici che ne hanno acuito la crisi. Curiosamente, larga parte di quella stessa gente che ha acuito i problemi del Sud era – ed è – seduta accanto a Renzi.
– Renzi ha indicato De Luca come esempio di Sud che funziona, che è un po’ come indicare il disastro di Fukushima come obiettivo massimo per uno scienziato.
– De Luca ha allegramente insultato e minacciato Peter Gomez. La direzione Pd, democraticamente, ha riso. E’ la stessa gente che, se scrivi che la Boschi si fa ritoccare le foto (copertina Sette) per camuffare le 70-80 libbre di adipe ruspante da caviglie, cosce e glutei, grida al “sessismo”. Ed è la stessa gente che, se chiami Renzi “ducetto pingue”, grida piccata alla lesa maestà. Vamos.
– Non meno dei loro maestri berlusconiani, i renzini ultrà di fronte alle critiche non replicano, ma si aggrappano all’insulto ipotetico. Se gli dici che è democraticamente infame sfasciare la Costituzione, salvare Azzollini, fregarsene della questione morale, distruggere la scuola pubblica, bombardare lo Statuto dei Lavoratori (senza con ciò ottenere mezzo risultato positivo contro la disoccupazione), avere portato al governo una classe dirigente ridicola e comportarsi come e anzi peggio di Berlusconi, loro ti dicono che la cosa grave non sono i comportamenti di Renzi ma il fatto che tu abbia usato la parola “infame”. Sono meravigliosi. C’mon.
– Durante la direzione Pd Renzi si è puntualmente atteggiato a figo, con quel suo modo di fare a metà tra il Verdone tamarro e il fanfarone del bar di provincia zimbellato (giustamente) da tutti. Ogni volta che parla, e fa quelle pause da teatrante impacciato, basterebbe che qualcuno si alzasse e gli dicesse: “O grullo, vien via e vai a casa dal babbo, su, che c’è un limite anche alle bischerate”. Ma nessuno glielo dice, e se aspettiamo Bersani, buonanotte.
– Al termine della direzione Pd, Renzi ha promesso di rilanciare il Sud, di abolire la morte e di regalare a tutti l’ultimo di Jovanotti. Lì è partita la standing ovation.
(Questo articolo è maschilista e sessista. Se ne consiglia l’uso previa somministrazione di Boldrinox e Boschizina).

XXXXXXXXXXXXX

Mi scrive Annarita che si è trasferita alle Canarie:

…ho profonda consapevolezza
che c’è un tempo per ogni cosa, e questo, per noi,
è il tempo lento…
della riflessione
della scoperta
del recupero,
del riposizionamento,

Questo nostro, ora è il tempo
di una serenità simile a una silenziosa
quiete rigenerante!

.
RIDIAMARO : -)

Pirata 21
Saviano:”Dal sud se ne vanno anche le mafie”. Si sono ritrovate a chiedersi il pizzo tra di loro.
.
bar uch
con renzi tutto in crescita!
(anche i coglioni!)
.
I dati del Pd sono in salita come la ripresa 🙂
Pirata 21
Poletti: “La disoccupazione cresce perché c’è la ripresa”. Ah ecco che scemi !
.
Il Job act è stato talmente utile che queste sono le battute che circolano
Pirata 21
Giovani, L’Istat verifica i dati di giugno sul lavoro in Italia. “C’è nessunooo??!”

GRAZIE PD!!
Tin tin (le manette) PaolettoV

grazie al PD Galan percepisce ancora il vitalizio.
grazie al PD sono stati tagliati 2,3 mld di euro alla sanità;
grazie al PD i concessionari vlt hanno beneficiato di condoni;
grazie al PD Berlusconi è riuscito ad approvare il premierato;
grazie al PD il malaffare nella p.a. prolifera (Buzzi ha riferito ai p.m. di non avere mai pagato tanto il PD);
grazie al PD la disoccupazione è a livelli da terzo mondo;
grazie al PD la povertà aumenta;
Renzi promette mld di euro a destra e manca ma per il reddito di cittadinanza (la cui utilità è riconosciuta anche dall’ISTAT) non ci sono soldi!
Grazie al PD Azzollini vi piscia in bocca;
Grazie al PD la scuola pubblica crepa.

GRAZIE PD !!
.
http://masadaweb.org

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