Nuovo Masada

luglio 31, 2015

MASADA n° 1670 30-7-2015 IL MARCIO AVANZA

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MASADA n° 1670 31-7-2015 IL MARCIO AVANZA

Renzi annuncia 50 miliardi di tagli fiscali ma intanto ne taglia 10 alla Sanità – Avanza la distruzione sistematica e programmata dello stato sociale – Quello che la riforma della Sanità di Renzi NON FA – Parola d’ordine: far fuori Marino – L’unica salvezza per i Paesi mediterranei è fondare un’altra Europa – Chi è Varoufakis- Il suo piano B per passare alla dracma – Ci vorranno 20 anni per tornare ai livelli occupazionali pre crisi – Il debito pubblico della Germania è stato condonato due volte – Perché non guardiamo tutti i debiti che la Germania non ha mai pagato? – La corsa al potere monopartitico sulla RAI – La creazione dell’euro è stata un colossale errore – Questa Europa non è più riformabile- Perché Tsipras ha ceduto alla Troika? – A 90 gradi sotto la Merkel – Anche l’Italia ha bisogno di un piano B- Paolo Farinella e il salvataggio di Azzollini

Una grande rivoluzione è come un grande amore
E’ un lavoro lungo, costante, paziente
Non è un fuoco di paglia che brucia in un momento e si esaurisce facilmente
Richiede doti che i centometristi non possiedono
Procede tra momenti di sconforto e determinazione rinnovata
Non può accontentare i faciloni, i superficiali, gli immaturi, quelli che credono negli effetti speciali e nelle rapide conquiste
Produce una maturazione tanto più lenta quanto più persistente
E proprio per questo fa evolvere le coscienze e cresce nel profondo

(Viviana)

CI RISIAMO COI TAGLI ALLA SANITA’
Viviana Vivarelli

Schäuble, il vice della Merkel, ha detto che dopo la Grecia ci siamo noi, poi sarà la volta del Portogallo e della Spagna (e per fortuna che i piddini sbraitavano che si erano salvati!). Subito Renzi ha dichiarato a gran voce che diminuirà le tasse di 50 miliardi, che, tradotto, vuol dire che taglierà lo stato sociale di 50 miliardi e infatti è partito subito con l’intenzione di tagli per 10 miliardi alla Sanità, del resto nel suo programma c’è la privatizzazione totale di ogni servizio pubblico, nel più estremo stile neoliberista di destra. Nemmeno i peggiori neocon americani hanno mai osato tanto! Ha detto che ha eliminato le spese superflue, gli abusi e gli sprechi, ma siccome non vediamo nessuna legge che preveda questo, vuol dire che i tagli saranno indifferenziati, ai posti letti, alle cure, alle regioni, alle analisi, per cui avremo servizi peggiori e pagheremo ticket più alti mentre nulla sarà fatto per razionalizzare utilmente la Sanità o frenare i continui scandali. Ma i piddini esultano, ormai piegati al più turpe servilismo alla destra peggiore. Sel si dimostra ogni volta contraria, ma ogni volta i suoi voti si assommano alle elezioni a quelli del Pd in questo ambiguo csx di rinnegati e traditori e lo aiuta di fatto a mantenere un equivoco potere sommandosi alla destra di Alfano e di Verdini. La via dell’inferno, una volta imboccata, non permette ritorni e noi, con questa gente al Governo, sprofonderemo sempre più in basso, perdendo diritti, futuro e democrazia.
In tre anni dunque ci saranno 10 miliardi di tagli alla Sanità. Sono tagli lineari, ai posti letto, agli esami diagnostici e ai servizi di cura. Scrive Di Maio: “Renzi sta facendo questo in piena estate, come i ladri che ci svaligiano l’appartamento mentre siamo in vacanza. Se fosse stata una cosa buona l’avrebbero fatta a settembre, per farlo sapere a tutti.”
Le menzogne di questo piccolo e meschino dittatore sono ormai insopportabili
Renzi è il tappetino della Merkel e del Fm e perpetua i loro errori nella distruzione sistematica del nostro Paese, con un’ubbidienza estrema da cane fedele.
Ha barattato il successo personale e quello della cricca di suoi nominati col futuro del nostro Paese, di cui non gli importa un piffero. Una casta di mediocri senza cervello né merito che appoggia totalmente la distruzione dei nostri diritti e del nostro futuro, facendo a pezzi la Costituzione, la giustizia, lo stato sociale, la democrazia.

Nel 2014 la spesa sanitaria italiana è stata di 111 miliardi e, calcolata pro capite, risulta molto più bassa di quella di altri Paesi europei. E’ la metà di quella olandese che sta al 1° osto e su 37 Paesi ci fa ventunesimi. In testa l’Olanda, seguita da Svizzera, Norvegia, Finlandia e Danimarca. Sembra quasi un miracolo che l’Italia abbia una spesa sanitaria così bassa, malgrado sprechi, truffe e disfunzioni che la riforma di Renzi non corregge nemmeno di lontano, limitandosi a ordinare tagli lineari e riduzione delle cure per 10 miliardi in 3 anni. Ma malgrado la spesa scarsa, la corruzione e una popolazione molto vecchio, la Sanità italiana è riuscita a mantenere alti i servizi finora specie al nord, con vere eccellenze. Ma questo non interessa alla Troika, che sta dettando la sua perversa politica di tagli e depredazioni all’Italia come ha fatto alla Grecia. Solo che, mentre in Grecia, l’attacco finanziario è stato più spietato per far fuori un Governo di sx inviso alle cricche iperliberiste che stanno devastando l’Europa e mentre in Grecia i propositi distruttivi della Troika hanno trovato i tentativi di mediazione di Tsipras o le minacce di Varoufakis, in Italia le imposizioni atroci sono scivolate con la vaselina grazie ad un premier venduto e cinico, messo a capo del Paese al di fuori di qualunque elezione democratica, come Letta e come Monti, ma con lo stesso scopo di servire la dittatura finanziaria che vuole distruggere il nostro Paese.

Ormai, che sia in atto una vera lotta di classe non dovrebbe essere ignoto nemmeno ai più duri di comprendonio. La crisi, creata surrettiziamente, è stato il pretesto bellico. L’austerity l’arma contro i popoli. La democrazia la prima vittima sacrificale.
I ricchi prevaricano mentre i poveri vengono mazziati. E i tagli alla Sanità sono il primo atto di cinismo di una casta di potenti che in tutto il mondo, quando prende il potere, distrugge lo stato sociale e i diritti democratici dei cittadini per aumentare il proprio arricchimento privato. Lo abbiamo visto chiaramente in Usa nella lotta tra democratici e repubblicani, lo vediamo più oscuramente in Italia dove i servi del capitalismo si sono insediati come un cavallo di Troia proprio in quel Pd che avrebbe dovuto essere il baluardo contro la ferocia capitalista, distruggendone gli anticorpi dall’interno. Basta vedere lo stato confusionale di Zanda che accusa di antidemocrazia proprio il M5S mentre allerta i suoi a votare la salvezza di Azzollini per vedere che ogni decenza è perduta. Un Governo al servizio totale del potere finanziario, che distrugge la sua democrazia e salva le proprie anime nere, ormai proteso solo alla salvezza più ignobile di se stesso.
Mentre in tutto il mondo la Sanità è migliorata, aumentando la spesa relativa, nell’Unione europea è avvenuto il contrario, e i governi venduti al neoliberismo non hanno fatto che tagliare la Sanità pubblica, sotto gli ordini di una Troika, che lancia i suoi diktat iperliberisti per castrare i diritti dei popoli, prima di tutto quello alla salute, per arricchire le multinazionali farmaceutiche, le assicurazioni private e le cliniche private.
Del resto Renzi già dal suo programma dei 100 punti alla Leopolda aveva espresso chiaramente il suo intento di distruggere progressivamente e sistematicamente lo stato sociale, sostituendo gradatamente la Sanità pubblica con quella privata (e chi se ne frega dei poveri e del fatto che già adesso 10 milioni di Italiani non si possono curare!?). E’ lo stesso infame progetto che sta attuando sulla scuola pubblica col travaso di fondi a quella privata. E’ lo stesso infame progetto con cui si stravolge il diritto penale, aiutando i rei col taglio alle intercettazioni, i condoni, le coperture ai reati della PA e le prescrizioni sempre più facili, per tutelare la solita classe di noti, così che chi è ricco sia prescritto o condonato sempre e chi è povero sia privo di tutele e condannato come non mai.
Che di fronte a un simile scempio ci sia ancora gente col salame sugli occhi che si dichiara di sx ma applaude forsennatamente una tale distruzione di tutti i valori di sx, è cosa che spaventa. Davvero di tutte le forme di demenza, il fanatismo è quella peggiore.
Il pupazzo di Rignano, servo della Merkel e del Fm, è un fascista dei peggiori e chi non lo vede deve farsi curare, perché il suo cervello è andato in pappa.

Per quanto la spesa sanitaria italiana sia una delle più basse dell’Unione, e per quanto l’Italia abbia una popolazione sempre più vecchia e dunque sempre più bisognosa di cure, per cui i tagli che già ci sono già stati hanno finito per colpire i più vecchi e i più poveri, ugualmente finora la Sanità italiana è riuscita a barcamenarsi con livelli anche buoni di assistenza (a nord), ma ci sono state truffe, sperequazioni, mancanza di controlli e iniquità che una riforma seria avrebbe potuto e dovuto sanare. Ma nessun risanamento in tal senso appare nelle leggi di Renzi, coi suoi tagli lineari e indifferenziati, la sue imposizioni secche alle Regioni e le sue intimidazioni alla classe medica, leggi che attaccano solo il malato e il cittadino non benestante col suo diritto alla salute. E tutto è stato fatto biecamente con una riforma governativa, imposta come al solito in modo dittatoriale con la fiducia (siamo a ben 51 votazioni di decreti imposti da Renzi in un solo anno col voto di fiducia al Parlamento!! trasgredendo alla prescrizione costituzionale che prevede la fiducia solo in casi di necessità e urgenza. Quale sarebbe qui la necessità ed urgenza? Forse nei comandi della Troika che dopo aver fatto fuori la Grecia si accinge ora a far fuori l’Italia?

Cosa ne è stato della richiesta di fare un listino dei costi dei presidi sanitari, delle analisi e della cure, che fosse uguale su tutto il territorio nazionale, stroncando gli abusi attuali per cui l’Asl di una determinata regione paghi un inserto tibiale 199 euro e un’altra 2.479, con una differenza del 1.145%? E come si spiega che una protesi all’anca in ceramica venga pagata in una regione 284 euro e in un’altra 2.575, con una maggiorazione dell’806%? Forse che la riforma di Renzi pone fine una volta per tutte a queste ruberie incontrollate? No, di certo.
Eppure la soluzione è semplice: si prendono i costi sostenuti dalle regioni più virtuose nell’approvvigionamento delle varie forniture sanitarie, poi si obbligano la altre ad adeguarsi. Se la media delle regioni più virtuose ci dice che il giusto prezzo per una protesi all’anca è di 300 o 400 euro, le altre non potranno più permettersi di farsene pagare 2.575. Ma Renzi non fa questo: intimidisce i medici di famiglia e li minaccia, tagli l’assistenza ai cittadini, punisce gli ospedali, taglia i fondi alle Regioni.
Le lobbie vincono come sempre sulla giustizia. E alla Sanità abbiamo un personaggetto inerte e insulso, nemmeno laureato, come la Lorenzin, scelta solo perché dice di sì a qualunque bestialità, come del resto prima facevano la Prestigiacomo o Clio. Ma del resto tutti i ministri e i funzionari renziani appartengono allo stesso tipo insulso e inerte degli yesman il cui unico criterio di scelta è l’ubbidienza cieca al leader unico.

Nessuna riforma seria può essere fatta in Italia da un Governo corrotto, perché un Governo serio andrebbe a incidere in quell’intreccio criminale di lobbie, mazzette, collusioni e reciproci ricatti che costituisce ormai l’ossatura italiana, più forte ormai di qualsiasi pretesa di equità e giustizia e che i partiti delinquenziali di destra, centro e sinistra hanno costruito solidamente in 70 anni di repubblica, ma massimamente negli ultimi decenni, prim’ancora di Craxi fino allo schifo attuale, e che nessuna tangentopoli ha scalfito o minacciato o diminuito.
I processi di tangentopoli durarono in teoria 2 anni, in realtà 9 e portarono a 1300 condanne, ma gli arresti furono pochissimi, i governi attaccarono i giudici e fu tutto un susseguirsi di leggi a favore dei criminali, ricchi dalle prescrizioni facili di Berlusconi fino ai limiti attuali delle intercettazioni e delle prescrizioni abbreviate di Renzi o dei libera tutti al di sotto della pena di 5 anni. A parte un paio di persone deboli che si suicidarono, l’Italia continuò ad agire con mani sporche peggio di prima fino alla situazione attuale in cui sono i rei che si depenalizzano dall’alto le pene e si annichiliscono i processi, mentre i diritti dei cittadini vengono stuprati e vilipesi.
Fu stimato che il giro delle tangenti scoperte da Mani pulite abbia generato
-10 000 miliardi di lire annui di costi per i cittadini;
-un indebitamento pubblico fra 150 000 e 250 000 miliardi di lire;
-tra 15 000 e 25 000 miliardi di interessi annui sul debito.
Di fatto, il 1992 fu un anno drammatico per i conti dello Stato. Il rapporto debito/PIL superò il 105%. Moody’s declassò il rating italiano ad Aa2 per via dell’insicurezza degli investimenti. Per porre un argine alla bancarotta, il Governo Amato fu costretto a varare una finanziaria pesantissima di 92 000 miliardi di tasse, con in aggiunta il prelievo forzato del 6 per mille su tutti i conti correnti bancari italiani, considerato il vero e proprio “scontrino finale” di Tangentopoli.
Ora con Renzi tutto si ripete, in un peggioramento costante della situazione Italia, vittima ormai inerte nelle mani di predoni di Stato che non esitano a sbranarla e a farla a pezzi
Quanto del debito italiano è da addebitarsi alla corruzione imperante, protetta e consolidata dalla peggiore politica di tutti i tempi?
E cosa fa Renzi per contrastarla? Nulla, nulla, assolutamente nulla!
La nostra crisi è irreversibile, ma non ne usciremo di certo affidandoci alle mani proterve di questo cinico giovanottello mai eletto da nessuno e servo della Merkel, pronto a distruggere il nostro stato sociale e quel che resta della giustizia, per favorire lobbie di rapaci, cricche di delinquenti, partiti ormai allo sfascio morale e ideologico, banche o multinazionali, senza pietà per nessuno e intenzionate a far prevalere solo la legge del lucro e del guadagno ottenuto coi sistemi peggiori.

50 miliardi di riduzioni promesse di tasse diventeranno dunque fuori dalla lingua menzognera di Renzi 50 miliardi di tagli allo stato sociale e dunque ai servizi pubblici che aiutano la vita dei più poveri per l’ingrandimento e l’arricchimento dei più ricchi che sono ormai i carnefici di questa nazione.
La Sanità italiana non è fallimentare per difetto di buoni medici, è fallimentare per l’eccesso di cattivi politici.
Ma nell’attuale riforma della Sanità non c’è nulla che vada nel verso giusto di una politica sana e razionale.

Intanto in Italia ci sono divari eccessivi tra Nord e Sud, che costringono gran parte della popolazione meridionale a trasferirsi in altre regioni, persino per curare fratture. Io abito a Bologna e nei 4 anni di degenza di mio marito ho visto con orrore come malati di tumore dovessero fare continui e penosi viaggi di centinaia di km solo per ricevere una chemio, per mancanza di attrezzature adeguate nella loro regione. E persino a Bologna ho visto malati gravi abbandonati per ore nei corridoio sulle lettighe per mancanza di ambulanze e portantini. E questo è indegno di un Paese civile.

Poi ci sono norme troppo ambigue sui tumori ambientali (basti vedere le carenze di rilevazioni sui tumori dell’Ilva o della Terra dei fuochi o le condotte deleterie di ministri come la Prestigiacomo che alzarono le soglie di inquinamento tollerato o di funzionari come Clio che favorì in ogni spregevole modo i Riva).
In genere i medici base abusano di antibiotici che finiscono per annullare il loro stesso effetto. Restano poi altissime le infezioni ospedaliere. Abbiamo la vergogna di 700mila infezioni contratte in ospedale e di 7.500 decessi, spesso attribuibili a mancanza di igiene.

Oltre a ciò, si nota che, malgrado il pesante invecchiamento della popolazione, nulla si fa per l’assistenza a lungo termine, dove scendiamo al livello della Romania e della Grecia.
Attualmente la speranza di vita al 2060 è pari a 85,5 anni per gli uomini e a 89,7 anni per le donne. Ma se Renzi riduce l’assistenza sanitaria, che vita può diventare mai questa?

Nel 2012 la spesa sanitaria pubblica italiana era di 111 miliardi di euro, 7% del Pil, 1.867 euro annui per abitante.
Nel 2014 il fondo sanitario era di 112,062 miliardi.
Renzi lo ha ridotto a 109,7 e la riduzione si protrarrà nel 2016.
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Terzavia
Secondo Trasparency International nel Report co-finanziato nel 2013 dalla Commissione Europea e dal Governo Italiano (quindi lo sanno bene!!)…”Secondo le più recenti stime sulla corruzione in Sanità, il tasso medio di corruzione e frode in Sanità è del 5,59%, con un intervallo che varia tra il 3,29 e il 10% (Leys e Button 2013). Per la Sanità Italiana, che vale circa 110 miliardi di Euro annuo, questo si tradurrebbe in circa 6 miliardi di euro all’anno sottratti alle cure per i malati”…Insomma non si può toccare una simile mangiatoia! Per finanziare la Sanità Pubblica allora, continuiamo a tagliare l’assistenza. Mi piacerebbe che la Lorenzin venisse a dirmelo in faccia nell’Ospedale dove lavoro.

Negli ultimi 10 anni, malgrado l’aumento e l’invecchiamento della popolazione, sono stati tagliati 73.000 posti letto così che siamo precipitati all’ultimo posto in Europa, mentre in cronaca leggiamo di persone morte per non essere state ricoverate in ospedali.
Ha ragione il Prof. Vitali, illustre cardiochirurgo milanese, a denunciare sul Corriere che oggi “il pareggio del bilancio detta le regole del gioco in Sanità”, descrivendo perfettamente uno stato di cose in cui lo spazio della salute pubblica è occupato solo dai numeri, dei soldi e dei conti, che hanno espulso il diritto alla cura e quello a curare. Nel silenzio, se non nella indifferenza, dei grandi organi di informazione.
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Negli ultimi anni con l’alibi del pareggio di bilancio, orrendamente e criminalmente infilato nella Costituzione da Pd e Fi, non si è fatto che erodere e peggiorare l’assistenza sanitaria pubblica, con restrizioni finanziarie, di personale, tecnologiche e strutturali, minacciando la capacità stessa di erogare i servizi e aggravando la sperequazione tra Regioni.
Lo scopo di Renzi è palesemente (lo ha dichiarato lui stesso) di annientare lo stato sociale, arricchendo quelle assicurazioni private che già vengono usate dalla parte più ricca del Paese ma che resterebbero inaccessibili alla parte più povera. Già adesso 10 milioni di Italiani non ricevono cure. La falsa riforma sanitaria di Renzi penalizza i cittadini in un diritto fondamentale come quello alla salute, senza incidere affatto sulle ruberie, gli sprechi e la corruzione di lobbie e rendite di partiti e carrozzoni vari che sulla Sanità ci hanno sempre marciato. Renzi diminuisce l’assistenza sanitaria ai cittadini senza colpire l’abuso e il malaffare. Non migliora l’assistenza ai poveri e ai disabili. Non snellisce le procedure per l’assistenza a malati cronici. Non migliora i controlli sugli inquinamenti ambientali. Non riduce la varietà esagerata di medicinali di marchio (in Inghilterra nelle farmacie ci sono solo una settantina di prodotti di base E BASTA!). Non pone liste di prodotti ospedalieri di base a prezzo FISSO su tutto il territorio nazionale. Non provvede al potenziamento dei Pronto Soccorso oggi al collasso a causa della carenza di personale e dei continui tagli dei posti letto. Ricordo che l’Italia ha meno posti letto (3,4 per 1000 ab.) dei maggiori paesi europei: La Germania ne ha il doppio. La riforma di Renzi non fa nulla per diminuire i tempi di attesa, talmente lunghi che l’11% della popolazione dichiara di aver rinunciato, pur avendone bisogno, ad almeno una prestazione sanitaria e il 5,6% ha indicato i problemi economici. Non ha frenato in alcun modo l’infiltrazione criminale negli ospedali, specialmente negli appalti di servizi e nell’edilizia sanitaria. l’Italia, in tal senso, non ha ancora dedicato adeguata attenzione alla corruzione, né a livello generale né nel settore sanitario.
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Renzi vuol far retrocedere il sistema sanitario italiano al livello di quello americano dominato dalle assicurazioni private.

SANITA’ PUBBLICA, IL SENATO NE SANCISCE LA FINE
Paolo Becchi (sunto)

Il sistema della Sanità negli Usa è dominato dalle compagnie assicuratrici che sono le padrone della vita e della salute dei cittadini americani. E’ la ricchezza a fare la differenza tra la vita e la morte. I poveri perciò hanno pochi diritti, non è raro che non siano in grado di permettersi un’assicurazione sanitaria e il sistema li scarica sul marciapiede.
In Italia la Sanità è sempre stata pubblica proprio non ci basiamo sulla legge del più forte.
Ma col voto al Senato di ieri la Sanità pubblica italiana è stata colpita a morte.
Si prevedono tagli alla sanità per 10 miliardi.
Il ministro della Salute Lorenzin ha parlato, stranamente, di ’efficientamento’ ma ci è difficile capire come tagliare 10 miliardi possa portare a una maggiore efficienza.
Quello che avremo è riduzione della capacità di acquisto dei farmaci e peggioramento delle prestazioni sanitarie. Quelle cure che prima i cittadini consideravano indispensabili, sono diventate di colpo, per volere di Renzi, ‘inutili’.
I medici sono stati addirittura intimiditi e minacciati di pene se prescriveranno troppi farmaci o troppe analisi. Ma chi stabilisce cosa è troppo?
Oltre a ciò, se si analizzano i dati dell’Ocse, emerge che la spesa sanitaria italiana è circa il 9,2% del Pil, al di sotto della media dei paesi Ocse pari al 9,3% del Pil e superata persino dalla martoriata Grecia che spende il 9,3%. I paesi che spendono di più in spesa sanitaria in Europa sono proprio quelli del Nord Europa che si piazzano ai primi posti, con i Paesi Bassi che spendono l’11,8% del Pil, la Francia l’11,6% e la Germania l’11,3%.
Anche per la spesa farmaceutica l’Italia è sotto la media OCSE. Oltre a ciò, dal 2009 al 2012 l’Italia ha ridotto del 15% la spesa in farmaci a fronte di un taglio dell’0,2% dei paesi Ocse. Se dunque sono state fatte già consistenti riduzioni negli anni passati, il sistema va decisamente peggiorando.

Questo decreto è incostituzionale perché viola l’art. 32 della Costituzione, dal momento che nega la facoltà di avere diritto a delle prestazioni che invece il servizio sanitario deve garantire a tutti i cittadini. Se un esame o una prestazione ieri considerata indispensabile, diviene oggi superflua è chiaro che i cittadini per avere diritto a quella prestazione saranno costretti a rivolgersi al settore privato, che non è gratuito e perciò rischia di negare le cure ai poveri. Noi abbiamo già 10 milioni di persone che non si curano perché non ne hanno i mezzi. E che questo sia fatto da un partito che si dice di sinistra è la bestemmia maggiore.

PAROLA D’ORDINE: FAR FUORI MARINO
Viviana Vivarelli

Non credo ci sia un futuro politico per Marino. Non gli resta che tornare a fare il chirurgo. Lo hanno bruciato politicamente ma si è anche bruciato da solo per incapacità e cecità, ingenuità e ignavia. Ormai il degrado di Roma è sulle prime pagine di tutti i giornali, da New York a Parigi. A Renzi ora serve un capro espiatorio, e Marino fa al suo scopo, anche perché Marino si è messo contro Renzi, facendo una nuova giunta dove non c’è nemmeno un renziano, e il nostro dittatorello sa solo circondarsi di personaggetti buoni a fare gli yesman, senza merito alcuno, dalla Madia alla Mogherini, dalla Boschi alla Lorenzin, da Zanda alla Serracchiani, una corte di insulsi cortigiani senza qualità né capacità. E la corruzione partitica di Roma, da dx a sx, è ormai troppo avanzata perché un solo piccolo ingenuo possa frenarla. E poi Marino sembra vivere nel paese del mago di Oz, fuori dalla realtà, non solo non si accorge del marciume che ha intorno, non solo sembra incapace di far funzionare le cose o di scegliersi aiutanti validi, ma, nonostante i propri limiti evidenti e la crisi che attanaglia il Paese, ha l’ardire di proporre Roma per le Olimpiadi, quelle Olimpiadi dai costi megagalattici che hanno già stroncato la Grecia e hanno scavato un buco incolmabile in qualunque Stato le abbia ospitate. C’è qualcosa che non va in quest’uomo, qualcosa che lo mette nel libro dei sogni, con una visione di se stesso e dei fatti che sta fuori dalla realtà e rende irrealizzabili i suoi pii desideri. Non fa pena. E’ penoso. Come un don Chisciotte contro i mulini a vento. Mette imbarazzo.
Con la sua pochezza muore qualunque idea di sinistra, già affossata in tutte le socialdemocrazie europee, ormai ovunque collusa col grande capitale (basta guardare la socialdemocrazia tedesca che affianca Merkel-Schäuble o la pseudo sx italiana appiattita sotto l’iperliberismo renziano o consapevole alleata del peggior potere come Sel, i cui voti vanno comunque ad aumentare la conta di Renzi-Verdini-Alfano). La sinistra-sinistra in Italia è ormai morta. Quella di Governo oltrepassa a destra i neocon americani. Quella antagonista si riduce ogni anno sempre di più, rimane come un bagaglio obsoleto di iterazioni che non comunicano più valori, di lotta di classe che non crea visione di futuro, di patrimonio storico ormai ammuffito che interessa solo gli storici.
Non so quale sinistra rappresentasse Marino, ma sarà questione di settimane. Per lui è ormai tutto deciso. La sua fine è scontata. Non sarà solo estrapolato dal seggio di sindaco, sarà emarginato nell’angolo come Civati, Cuperlo o Mineo, perché con Renzi chi non si appiattisce sotto il suo potere unico è destinato a sparire, mentre il Pd sprofonda ogni giorno di più nella melma della corruzione e della collusione peggiore (non serve nemmeno rammentare il salvataggio vergognoso di Azzollini).
Chi dovrebbero dunque votare i Romani? Dopo l’insulso Rutelli che apre un buco nei conti e con Veltroni sprofonda Roma in una voragine di 22 miliardi in rosso, dopo il Governo vergognoso e corrotto di Alemanno, Marino arriva con la benda agli occhi e nemmeno si avvede dei furfanti che lo attorniano. Nel frattempo il marciume del Pd fa passi da gigante ad ogni livello, da locale a nazionale. Oggi si fa di tutto per togliere all’attenzione dei media mafia capitale e mettere alla gogna Marino. Focalizzare tutto sul degrado e incolpare lui fa il gioco di chi nasconde il fango sotto il tappeto e vi accende una luce sopra, ma non dimentichiamo che 15 anni di Rutelli e Veltroni al Campidoglio hanno portato Roma al fallimento totale, l’hanno schiacciata sotto una montagna di spazzatura contabile gigantesca, ne hanno fatto un Comune che faceva debiti con le banche per pagare gli stipendi. Dal 2008 i romani e tutti gli italiani pagano i debiti accumulati dalle gestioni Rutelli e Veltroni: i primi attraverso le imposte locali più alte d’Italia e una extratassa di 1 euro su tutti i biglietti aerei per ogni volo in partenza da Roma; i secondi attraverso un contributo statale di 500 milioni l’anno. Fino a quando lo Stato verserà questo contributo al malGoverno do Roma? Fino alla fine dei tempi? Fino al Giudizio Universale? Roma è una zavorra che porta l’Italia sempre più in basso e chiunque venga è destinato alla morte.
Mi si dice che un sindaco 5stelle non riuscirebbe a risolvere la situazione. Posso capirlo. Ormai il marcio è talmente avanzato che ci vorrebbe una apocalisse o un esorcismo di massa. E non credo che i pigri e lassisti Romani si darebbero molto da fare per qualcosa come la democrazia diretta che richiede impegno e partecipazione. Hanno visto troppe bandiere, hanno conosciuto troppi devastatori e si sono fatti crescere ormai tanti di quegli anticorpi che li hanno resi incalliti a tutto: al degrado, alla sporcizia morale, al disordine amministrativo, ai servizi pubblici che non funzionano, al casino permanente… come se tutto fosse perenne e irrisolvibile.
Non mi fa gioco chi attacca Grillo e Casaleggio e li accusa di chissà cosa. Sono solo persone. Fallibili ed erronei come qualunque persona. I loro difetti e limiti li vedo ma non mi interessano. Il movimento li supera e trascende. Fa crescere delle idee che possono aprire una rivoluzione totale, non una nuova nomenclatura che prende il potere di quella vecchia e finisce col ripetere o aggravare i suoi vizi, ma un nuovo modo di fare politica che rovesci totalmente quello attuale, ormai colluso col peggio e incapace di redimersi dal suo interno. Col M5S si devono rivoluzionare i termini stessi del fare politica, la concezione stessa della democrazia e dei diritti di un popolo. Votare M5S non significa dare un qualche potere a una diarchia o creare un nuovo partito coi crismi di quello vecchio, significa smantellare il potere di pochi per renderlo a tutti. Io non dico che ciò sia facile. Dico che lo si deve fare.
Perché votare 5 stelle allora? Per non arrendersi. Per una speranza di cambiamento. Per mettere un pernio nell’ingranaggio impazzito del marciume generale. Per tentare di penalizzare e mettere sotto controllo una casta politica impazzita. Sarà un nuovo fallimento? Può darsi. Potrebbero volerlo questi abulici romani? Non lo credo. Ma qualcosa si deve pur fare. I primi cristiani erano 12 e oggi sono più di un miliardo. Gandhi era lui, la sua famiglia e un piccolo gruppo di amici. Chiunque ha tentato una rivoluzione è partito dal poco sperando di arrivare al molto. La situazione è tragica e sembra irrisolvibile. Possiamo solo partire da una qualche parte e cominciare a lottare.
Chesterton diceva: “E’ impossibile, ma tenterò”.
E i più grandi miracoli della storia sono stati realizzati da uomini che non si sono fermati dinanzi all’impossibile.

Su Repubblica di oggi, Anna Modigliani scrive: “La quantità di fango che la stampa anche di sx sta rovesciando sul sindaco Marino è inaccettabile. Una cosa del genere non si era mai verificata neppure nei confronti della precedente giunta di destra, sospettata di essere coinvolta in sodalizi di stampo mafioso”.
La risposta di Corrado Augias:
«Con notevole veemenza la signora Modigliani avanza un’ipotesi che in gran parte condivido. Roma è ridotta malissimo e non si discute. La quantità di disagi improvvisamente esplosa però è sospetta. Non dico che ci sia un complotto, è però possibile che l’organismo malato reagisca alla cura rigettandola. L’azione di Marino è stata nello stesso tempo troppo debole e troppo forte. E’ partito in quarta su temi secondari, trascurando l’essenziale (strade e pulizia); ha preteso di smantellare alla brava – intendo con onesta irruenza, cioè goffamente – un sistema di potere nel quale tutti, partiti e sindacati, s’erano piacevolmente accomodati da anni.
Si vede che non è un “politico”.
A Roma era in vigore una specie di patto implicito per cui capi, partiti e sindacati – tutti – approfittavano di alcune “rendite di posizione” – chiamiamole benevolmente così – in compenso i gregari lavoravano poco – o niente. Autisti, operatori della nettezza, personale amministrativo facevano meno ore o producevano meno che in qualsiasi altra capitale d’Europa. Proprietari di ristoranti e bar invadevano i marciapiedi con i tavolini, senza pagare un soldo di tasse. Quelli che dovevano riparare le stra¬de “risparmiavano” sui materiali previsti dai capito¬lati. Tutti chiudevano un occhio, la città bene o male andava avanti. E il Comune si riempiva di debiti.
Un esempio: per anni nessuno s’era mai accorto che le abitazioni di proprietà del Comune non rendevano nulla, che centinaia di migliaia (!) di commercianti non pagavano tasse sulla raccolta dell’immondizia. Sarebbe bastato sovrapporre i tabulati degli allacci ai servizi con quelli della Nettezza Urbana.
Marino ha messo le mani in questo letamaio e gliele stanno triturando. Non so se in condizioni normali sarebbe un bravo sindaco. So che in condizioni gravemente anormali ha tentato l’impossibile e sta pagando la sua ingenuità».

Viviana
Io però mi chiedo: se finora grazie alla sua ingenuità, non si era nemmeno accorto di Roma capitale, possiamo ora accettare che con questa stessa ingenuità possa gestire il Giubileo? Lo so che mi risponderete che, tolto lui, che almeno è onesto, Renzi ci metterà sicuramente uno più corrotto, resta il fatto che finora la sua incapacità è stata totale. Qualcuno spera che con una nuova giunta le cose miglioreranno. Io continuo ad essere scettica. Onesto o non onesto, quello che non ha saputo fare finora non imparerà a farlo nemmeno in futuro. Per Roma ci vuole un onesto con le palle. Marino sarà pure onesto ma le palle non ce l’ha.

L’UNICA SALVEZZA PER I PAESI MEDITERRANEI. FONDARE UN’ALTRA EUROPA
Viviana Vivarelli

L’unica salvezza per i Paesi Mediterranei sarebbe che Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Italia e magari anche Irlanda (200 milioni di abitanti totali) e forse i 10 paesi orientali (Ungheria, Polonia, Slovenia, Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica ceca, Slovenia, Romania, Bulgaria, che aggiungono altri 100 milioni di abitanti) si unissero formando un’altra Europa, come aveva auspicato Grillo, che conterebbe 300 milioni di abitanti contro i 500 attuali dell’Unione europea e i 335 attuali della zona euro, uscendo dal distruttivo confronto col Pil tedesco e dalla dominazione distorta della Bce che arricchisce solo le banche private, e sfuggendo alla dittatura del Fm che ci impone solo la stessa rovina dell’Argentina per arricchire una cricca di speculatori finanziari. Occorre fare un’altra Europa, con regole diverse, una vera democrazia, un federalismo fiscale, una vera banca federata come la Fed che stampi la propria moneta e un vero Parlamento e Governo democratico che attua programmi di salvezza per i popoli, lasciando isolata la Germania e uscendo dalla sua turpe guerra finanziaria di predominio europeo che ci ucciderà tutti. Ma i tempi non sembrano maturi per questa nuova unione, i cittadini europei sono manipolata da una informazione che deforma loro le idee e nemmeno lo strazio della Grecia sembra avere insegnato nulla.

Grecia, il piano segreto di Varoufakis per tornare alla dracma. Con tanto di hacker

I media hanno diffuso il Piano B di Varoufakis da attuarsi con l’aiuto dell’economista americano James Galbraith e con un esperto di nuove tecnologie incaricato di introdursi nel database del ministero delle Finanze per copiare le password fiscali dei cittadini. Tsipras sapeva tutto e in un primo momento sembrava d’accordo ma poi non se l’è sentita e non ha dato l’autorizzazione per la resurrezione della dracma. Varoufakis voleva creare un “sistema ombra” che permettesse, con un solo clic, di convertire gli euro in una valuta virtuale in vista di un ritorno alla dracma. Ma Tsipras alla fine non ha voluto questo svolgimento preferendo l’asservimento alla Troika, rinnegando il proprio partito e procedendo coi voti, praticamente della destra che è la sua avversaria. Di qui le dimissioni di Varoufakis. Ma non credo che questo lo allontanerà per molto dalla scena politica. Intanto procede la scarnificazione del Paese per direttiva di una Germania più feroce che mai e più proterva di prima nei confronti di una remissione parziale o di una dilazione del debito.
L’esistenza di questo piano, comunque, rivela che tante illazioni che erano state presentate sulla Grecia non avevano ragione di essere, dice che la reazione alla dittatura tedesca è molto più ampia e complessa di quel che da Tsipras appariva e che manca davvero molto poco a una ribellione su più vasta scala ai diktat tedeschi.

“Il piano B consisteva in questo: c’è il sito del servizio fiscale, come in Gran Bretagna, dove i cittadini accedono utilizzando il proprio codice e trasferiscono via web i soldi dai loro conti per pagare Iva e imposte varie”, spiega Varoufakis. “Noi stavamo progettando di creare conti segreti, collegati tra loro con la valuta TIN (quella virtuale), con un secondo sistema di sicurezza che non fosse noto a nessuno. Premendo un pulsante ci avrebbe permesso di distribuire a ciascun contribuente un certo quantitativo di TIN”. “Prendiamo il caso in cui lo Stato deve un milione di euro ad una società farmaceutica per l’acquisto di farmaci per conto del Sistema Sanitario Nazionale. Potremmo creare subito un trasferimento digitale di questo conto in TIN alla società e fornire loro uno strumento da usare come un meccanismo parallelo di pagamento. Ciò creerebbe un sistema bancario parallelo, dandoci un po’ d’aria per respirare, mentre le banche sono chiuse a causa della politica aggressiva della Bce”.
Il sistema, che attraverso un pin avrebbe permesso di trasferire somme in un “formato digitale”, avrebbe poi potuto essere “esteso agli smartphone con un’app e sarebbe potuto diventare un funzionale meccanismo finanziario parallelo: al momento opportuno sarebbe stato convertito nella nuova dracma“. Ma per la fase due sarebbero servite mille persone e una nuova autorizzazione di Tsipras, che “non è mai arrivata”. Anzi, nonostante vittoria del no al referendum il premier è tornato a trattare con i creditori e ha accettato un accordo ancora peggiore di quello bocciato dagli elettori.

CHI E’ VAROUFAKIS

Dopo la laurea in Statistica Matematica consegue il dottorato in Economia all’Università dell’Essex. Già prima del dottorato aveva iniziato la sua attività di insegnamento, in Economia ed Econometria, presso l’Università dell’Essex e l’Università dell’Anglia Orientale. Nel 1988 trascorre un anno come fellow all’Università di Cambridge. Dal 1989 al 2000 è Senior Lecturer in economia presso l’Università di Sydney. Nel 2000 ritorna in Grecia come professore di Teoria Economica all’Università di Atene, dove nel 2002 istituisce il The University of Athens Doctoral Program in Economics (UADPhilEcon) che dirige fino al 2008. Da gennaio 2013 a gennaio 2015 insegna alla Lyndon B. Johnson School of Public Affairs dell’Università del Texas a Austin.
Il 22 Gennaio 2015, il Collegio Universitario Internazionale di Torino ha premiato Varoufakīs con una cattedra onoraria in diritto economico comparato e finanza per il suo straordinario contributo teorico alla comprensione della crisi economica globale.

Ha detto:
« Sì. Quello che stanno facendo con la Grecia ha un nome: terrorismo. Perché ci hanno costretto a chiudere le banche? Per instillare la paura nella gente. E quando si tratta di diffondere il terrore, questo fenomeno si chiama terrorismo. Ma confido che la paura non vinca. »

Il 13 luglio 2015 spiega le ragioni delle sue dimissioni, in una intervista al giornale australiano New Statesman. Sostiene che mettendo sotto pressione i partner europei si sarebbero potuto ottenere migliori condizioni per la Grecia. Il suo piano, infatti, prevedeva, senza dichiarare apertamente una “Grexit”, di:
emettere degli IOU,
tagliare il rimborso dei bond detenuti dalla BCE e
togliere il controllo della Banca di Grecia dalla BCE.
Ma, nella votazione, della notte del 5 luglio 2015, fatta tra un gruppo ristretto di ministri del gabinetto di Governo, la sua proposta venne bocciata; rendendo pertanto le sue dimissioni inevitabili. Ciò anche perché, a suo dire, così facendo si sarebbe smesso di negoziare favorendo i gruppo dei paesi creditori

INTANTO IL FM CI DICE CHE CI VORRANNO 20 ANNI PERCHE’ L’ITALIA TORNI ALL’OCCUPAZIONE PRECRISI

“Senza una significativa accelerazione della crescita, ci vorranno 10 anni alla Spagna e quasi 20 anni a Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre -crisi”.
È la previsione del Fondo Monetario internazionale annunciata nel rapporto sull’Eurozona, sottolineando che la disoccupazione nell’area euro è “alta e “probabilmente lo resterà per del tempo”.
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IL DEBITO PUBBLICO DELLA GERMANIA E’ STATO CONDONATO DUE VOLTE

http://scenarieconomici.it/nel-1953-e-nel-1990-la-germania-venne-graziata-con-enormi-cancellazioni-di-debiti-dal-resto-deuropa/

Nel 1953 e nel 1990 la Germania venne “graziata” con enormi cancellazioni di debiti dal resto d’Europa.
Troppi mitizzano la Germania, scordando completamente la Storia degli ultimi 150 anni, in cui la Germania è stata il maggior protagonista planetario in tema di aggressività coi vicini, con 2 guerre costate decine di milioni di vittime, danni economici ed immateriali incalcolabili, ma anche numerosi default.
Nonostante ciò l’occidente ha riaccolto questo aggressivo popolo nelle istituzioni finanziarie, nelle alleanze internazionali, nell’Ue e ha anche graziato varie volte la Germania, con aiuti economici e condono dei debiti.
Questo rende ancora più infame il comportamento della Germania con la Grecia e i paesi mediterranei, con operazione per cui i salari sono stati deflazionati in zona euro, i capitali sono stati ritirati nelle punte della crisi, l’austerità ha inferito impietosamente, al punto che in 3 anni è stata distrutta l’Europa
Il Popolo tedesco è un grande operoso popolo, ma la storia insegna che è sempre stato incapace di una leadership intelligente, essendo fortemente aggressivo e incapace di rispetto per gli altri

Nel 1953 venne firmato un accordo sui debiti tedeschi decisamente magnanimo per la Germania, e nel 1990 alla ricca Germania vennero cancellati ulteriori debiti (anche dalla Grecia e dall’Italia, e da nazioni povere) per consentire alla Germania di gestire la riunificazione senza rischiare il default. Ma sappiamo bene che la Germania non ha restituito il favore.

Il 24 agosto 1953 ben 21 paesi le consentirono di dimezzare il debito da 23 miliardi di dollari a 11,5 dilazionati addirittura in 30 anni.
L’altro 50% avrebbe dovuto essere reso dopo la riunificazione delle due Germanie, cosa che avrebbe provocato il default della Germania, per cui il cancelliere Kohl si oppose e Italia e GRECIA (!) acconsentirono e non esigere il dovuto.
La Germania, che fa tanto la moralizzatrice con gli altri Paesi europei, è andata in default due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi. Fra i Paesi che le hanno condonato i debiti, la Grecia, prima di tutto, che pure era molto povera, e l’Italia.
Dopo la Grande Guerra, Keynes sostenne che il conto salato chiesto dai Paesi vincitori agli sconfitti avrebbe reso impossibile alla Germania di avviare la rinascita. L’ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, al 100% del Pil tedesco. Fatalmente, nel 1923 si arrivò al grande default tedesco, con l’iperinflazione che distrusse la repubblica di Weimar. Hitler si rifiutò di onorare i debiti, i marchi risparmiati furono investiti per la rinascita economica e il riarmo, concluso, come si sa, con una seconda guerra, ben peggiore, in seguito alla quale a Berlino si richiese un secondo, enorme quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi. L’ammontare complessivo aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora!).
La Germania sconfitta non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, peraltro da essa stessa provocate.
Mentre i sovietici pretesero e ottennero il pagamento della somma loro spettante, fino all’ultimo centesimo, ottenuta anche facendo lavorare a costo zero migliaia di civili e prigionieri, il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi, con un trattato firmato a Londra le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l’allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.
Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro.
Senza l’accordo di Londra che l’ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell’economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Quindi: che cos’ha da lamentare la Merkel, dal momento che il suo Paese ha subito e procurato difficoltà ben maggiori e che proprio dall’Italia e dalla Grecia ha ottenuto il dimezzamento delle somme dovute per i disastri provocati con la prima e la seconda guerra mondiale? La Grecia nel 1953 era molto povera, aveva un grande bisogno di quei soldi, e ne aveva sicuramente diritto, perché aggredita dalla Germania. Eppure… Perché nessun politico italiano ricorda ai tedeschi il debito non richiesto?

Stefania Basso scrive (sunto):
Il trattato di Lisbona del 1997 che ha istituito l’Ue non avrebbe mai dovuto essere firmato senza un’unione politica più solida. In pratica ha creato solo un’Unione di banche.
Ma bisogna ricordare la storia e l’importanza che in essa ha avuto il debito.
La Prussia unì sotto di sé gli staterelli tedeschi e attaccò la Francia. I francesi furono sconfitti, persero Alsazia e Lorena e subirono un’indennità di guerra di 5 miliardi di franchi, il 20% del pil. I tedeschi occuparono parte della Francia fino a che non ebbero l’intero pagamento. La Germania di Bismarck dominò l’Europa per quasi 30 anni, alimentando il nazionalismo della Francia che si formò un impero coloniale per accedere alle materie prime che la Germania fu costretta a comprare a prezzi elevati. Il nazionalismo crebbe in entrambi i paesi. La Germania tentò di appropriarsi delle materie prime conquistando i Balcani. La “grande “ guerra fu combattuta solo sul suolo francese mentre le infrastrutture in Germania restavano intatte. Fu poi la Germania ad aprire la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1921 avrebbe dovuto pagare 132 miliardi di marchi, 2,8 volte il suo pil. Il debito era insormontabile, come lo è stato per la Grecia nel 2012, solo che il 60% del debito tedesco fu rapidamente cancellato, i pagamenti annuali furono ridotti a 2 miliardi di marchi e anche questi furono dilazionati. Insomma si fece di tutto per salvare la Germania, mentre oggi la Germania rifiuta decisamente di offrire gli stessi vantaggi alla Grecia. Charles Dawes propose l’abbassamento degli acconti annuali tedeschi, con una serie di pagamenti a scadenza di 25 anni e un tasso di interesse del 7% (alla Grecia si chiede di pagare SUBITO e le si offrono soldi al 15%). Così la Germania pagò solo una piccola parte del debito emettendo un nuovo debito (passò da 132 miliardi a 50 miliardi). Ma anche questa somma era troppo pesante dopo la crisi del 29 che si diffuse in tutta Europa. Allora il debito tedesco fu di nuovo ristrutturato. Il suo ammontare fu ridotto di nuovo di un terzo e il pagamento diluito in 59 anni. Insieme ai nuovi bond, il debito fu emesso per 1,2 miliardi di marchi al 5,5% di interesse, con una scadenza di 35 anni per sorreggere il Tesoro della Banca Centrale Tedesca. Infine fu creata la prima “Banca Centrale Europea”, sotto la guida di Quesnay, predecessore di Trichet, per tenere sotto controllo questi problemi. Ma ancora la Germania non riuscì a pagare e la Francia ebbe solo il 17% del dovuto.
Nel 1934 Hitler andò al potere e la Germania cessò di pagare i bond.
19 anni più tardi, nel 1953, venne firmato un nuovo trattato con i tedeschi e il 40% del debito fu cancellato, i debiti di Dawes furono estinti nel 1969 mentre i bond vennero sanati nel 1980, ovvero 50 anni dopo la loro emissione e con un tasso di interesse ridotto (circa il 5% con un’inflazione del 10%).Con la riunificazione della Germania nel 1990 il paese riprese i pagamenti, corrispondendo gli interessi non pagati, con l’emissione di nuovi certificati a un tasso del 3%. Insomma il debito è stato ripagato il 3 ottobre del 2010, quasi 100 anni dopo la guerra ma è stato accollato anche ad altri creditori della Germania (non più solo alla Germania dunque), che nel frattempo si erano pesantemente indebitati.
La conferenza internazionale del 1946 sentenziò un pagamento di 7 miliardi di dollari come risarcimento dei danni causati dall’occupazione tedesca dal 1941 al 1944 ma la Germania questa somma non l’ha mai pagata. I 7 miliardi di dollari del 1946 ora corrispondono a 80 miliardi.
Dunque l’Europa nasce dalle ceneri di una distruzione di massa e del genocidio delle guerre europee. I paesi che hanno firmato il Trattato di Lisbona volevano una pace duratura ma c’erano troppe differenze di competitività per poter creare una moneta unica, senza unificazione sociale e fiscale così nell’Unione europea i Paesi più deboli furono destinati a soccombere.
Quando Mitterand e Kohl visitarono nel 1984 il cimitero ed ossario di Douaumont per commemorare i caduti delle guerre mondiali, pensando all’Europa che stavano costruendo, non immaginavano certamente di creare un sistema che avrebbe portato a un tasso di disoccupazione del 25% nei paesi più deboli.
100 milioni di persone, l’equivalente di un terzo degli europei di oggi, sono morte nelle due guerre mondiali. La costruzione dell’Europa costerebbe un trilione di dollari o 10.000 euro per ogni vita perduta. Non è un prezzo alto da pagare per vivere in pace in una nuova trovata prosperità comune che collocherebbe l’Europa nelle stesse fila di Stati Uniti e Cina se solo questa Unione europea funzionasse, ma non è così. E la guerra, in altre forme, continua.

RAI TELEVISIONE ITALIANA
Corsa al potere e impunità assoluta
Ma in che mani siamo?
Viviana Vivarelli

Renzi vuole prolungare la Gasparri e appropriarsi delle nomine televisive ma il nuovo gruppo dei verdiniani, Ala, gli fa mancare la maggioranza.
Tutte le riforme di Renzi sono passate alla fiducia e per pochissimi voti, e solo grazie ai voti dei berlusconiani o degli alfaniani che tengono Renzi per le palle, mentre nel Paese il consenso verso il Pd crolla a picco, segno evidente che in queste condizioni di scarsa maggioranza l’ultima cosa che questo tanghero dovrebbe fare sono le grandi riforme, soprattutto quelle incostituzionali come è avvenuto per la sanità dove viene leso un diritto fondamentale dei cittadini.
Per il servizio pubblico televisivo Renzi è riuscito a presentare una legge addirittura peggiore della Gasparri, cosa che sembrava impossibile. Tutto il potere a un solo uomo scelto ovviamente da Renzi. Ma occorrevano i voti di Berlusconi. Ora occorrono addirittura i voti di Verdini. Nel frattempo si pretende di fare le nuove nomine ancora con la vecchia e antidemocratica legge Gasparri che 7 consiglieri di amministrazione su 9 siano scelti dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Fico, del M5S, ha chiesto che ci fosse chiarezza sui candidati e su una scelta democratica ma Pd e Fi intendono continuare nelle nomine dall’alto. Fico ha chiesto che almeno i candidati fossero competenti, ma anche questo è stato rifiutato. Il Pd vorrebbe nominare le nuove cariche che dureranno 3 anni da solo, ma ci sono altri concorrenti che ora gli fanno le scarpe. Niente trasparenza, niente competenza, niente merito. Quello che Renzi vuol fare è anche peggio della Gasparri. Si intende passare dalla mangiatoia di tutti i partiti a quella del leader unico. Ma ormai bastano pochi voti persi per mandare all’aria tutta la baracca.
Siamo nelle mani di una banda di pregiudicati che si divide il bottino.
Il voto di ieri dei verdiniani è un chiaro ricatto, questa gentaglia, alfaniani compresi, è carica di pendenze penali e vuole distorsioni anche maggiori alla giustizia per poter bloccare i processi e scansare la pena, cosa che puntualmente Renzi farà.
In quanto al sistema televisivo pubblico, è sotto gli occhi di tutti che da grande macchina educativa e informativa si è trasformato in un grande strumento di manipolazione partitica e di dequalificazione mediatica. Renzi, un anno fa, aveva dichiarato che la televisione sarebbe uscita dalla vergogna della legge Gasparri, ma ora ci aspettiamo addirittura il peggio, mentre si tenta ugualmente di fare le cariche secondo quella stessa legge. Ogni dichiarazione programmatica di Renzi è stata bellamente beffata. I fatti si sono sempre dimostrati l’opposto delle promesse. E che ancora ci sia qualcuno che crede in questo parolaio è la vergogna maggiore.
Eppure, che anche in queste condizioni aberranti di governo, ci siano ancora degli sciacalli che sostengono Renzi e la sua banda rapace è la nostra onta persistente di Governo!
La Rai televisione italiana dovrebbe cessare di essere il campo spartitorio degli interessi di partito, ma non c’è all’orizzonte nulla che ci possa far sperare in una maggiore libertà e democrazia. Potremo solo scendere ancora più in basso rispetto a quel 74° posto della libertà di informazione dove le classifiche internazionali ci hanno posto, definendoci paese ‘semi-libero’. Di questo sembra che iene e sciacalli vadano molto fieri! Ho sempre chiamato costoro “le mosche della merda”, gente che solo sulla merda trova la loro soddisfazione.

Renzi
eliminazione delle province: MAI FATTA
eliminazione del senato: MAI FATTA
miglioramento del sistema elettorale: MAI FATTO
aumento dei posti di lavoro: MAI FATTO
riduzione delle tasse: MAI FATTA
snellimento della macchina burocratica: MAI FATTO
miglioramento del sistema giustizia: MAI FATTO
aiuti alla parte più povera del Paese: MAI FATTI
rottamazione della vecchia politica: MAI FATTA
lotta alla corruzione: MAI FATTA
piano per i migranti: MAI FATTO
lotta all’inquinamento: MAI FATTA
riduzione delle spese del carrozzone politico: MAI FATTA
riduzione del debito: MAI FATTA
opposizione alla Troika: MAI FATTA
applicazione della meritocrazia: MAI FATTA
lavori alle scuole pericolanti: MAI FATTI
sistemazione idrogeologica del territorio: MAI FATTA

KRUGMAN

La creazione dell’euro è stato un errore di dimensioni epiche.
Si dice che gli economisti critici, come me, non capiscono che l’euro è stato un progetto politico e strategico, anziché un mero fatto economico con dei costi e dei benefici. E certo, infatti io sono un rozzo e ottuso economista che non sa nulla dell’importanza della politica e delle strategie internazionali nelle decisioni politiche, uno che non ha mai sentito parlare di progetto europeo e del suo fondamento nel tentativo di lasciarsi dietro le spalle una storia di guerre, per non parlare del rafforzamento della democrazia durante la Guerra Fredda.
Il punto, però, è che mentre il progetto europeo, in ogni sua fase, ha combinato obiettivi economici con dei più ampi obiettivi politici – si parlava di pace e democrazia attraverso l’integrazione e la prosperità – non ci si può aspettare che l’intero progetto funzioni se le misure economiche che vengono decise non sono valide in sé e per sé, o quantomeno che non siano catastrofiche. Ciò che è successo durante la marcia verso l’euro è che le élite europee, per amore della moneta unica presa come un simbolo, hanno chiuso la mente ad ogni avvertimento sul fatto che un’unione monetaria – a differenza della semplice rimozione delle barriere al commercio – era quanto meno ambigua nella logica economica, e nei fatti, per quanto si può dire e già era stato detto fin dall’inizio, una pessima idea.

QUESTA EUROPA NON E’ PIU’ RIFORMABILE
Berluscameno
Al punto in cui siamo non è più possibile puntare alla progressiva “democratizzazione” dell’attuale progetto di integrazione Comunitaria.
“QUESTA EUROPA NON E’ PIU’ RIFORMABILE. IL GOVERNO TSIPRAS TORNI ALLA DRACMA”.
Molti galantuomini, in perfetta buona fede, ritenevano di dover sopportare il parziale e limitato nel tempo congelamento delle diverse democrazie nazionali al fine di perseguire l’obiettivo di costruire l’Europa politica.
L’errore è stato quello di credere che la progressiva interdipendenza di tipo monetario ed economico avrebbe prima o poi, “non si capisce sulla base di quale alchimia”, prodotto per inerzia la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.
Ebbene, osservando la realtà senza le lenti deformanti dell’ideologia che diventa fanatismo, è doveroso riconoscere come sia accaduto esattamente il contrario.
Questo mostro di Europa, che” nega il principio della sovranità popolare”, ha alimentato dappertutto una spirale di tipo neo-nazionalista che prima o poi farà rivivere al Vecchio Contenete atmosfere di stampo prettamente hitleriano.
D’altronde il disprezzo con il quale Merkel e Schäuble trattano i legittimi rappresentanti del Governo greco non può essere casuale.
La governance tedesca, oramai è chiaro pure ai ciechi e agli illusi, intende seminare un odio profondo fra i popoli del nord e quelli della cintura mediterranea, “odio destinato scientificamente a dare linfa ai tanti movimenti neonazisti cresciuti in maniera dirompente”, dalla Grecia alla Finlandia, nel corso dell’ultimo quinquennio.

La parabola di Alexis Tsipras è poi semplicemente paradossale.
Il leader di Syriza ha difeso con coraggio” la dignità della sua gente” garantendo fino ad oggi la tenuta di un sistema democratico che si fonda sul “rispetto dello stato di diritto”.
Lo ha fatto insieme all’ ottimo Varoufakis, coraggioso economista dimostratosi impermeabile di fronte alle tante critiche e minacce (palesi ed occulte) piovutegli addosso negli ultimi mesi.
Il Governo Tsipras, al culmine della sua battaglia, ha perfino indetto un opportuno referendum per respingere in maniera limpida e democratica l’”attacco folle e furioso di una tecnocrazia diabolica e impazzita”. Referendum che, tra l’altro, si è concluso con una schiacciante vittoria del fronte guidato dal premier greco.
All’ indomani del voto, però,” per ragioni oscure e imperscrutabili”, Tsipras ha cambiato completamente registro, tornando tremebondo e con” il capo coperto di cenere” (“prendetevi anche la mia giacca!”) al tavolo del confronto presieduto dai “terroristi” internazionali.
Cosa è accaduto subito dopo la vittoria dei sostenitori del “no” al referendum?
Perché Varoufakis si è dimesso? Tsipras è stato forse minacciato come il suo predecessore Papandreou? Qualcosa non torna.
Come mai il giovane Alexis sembra ora disposto a sottoscrivere un accordo perfino peggiorativo rispetto a quello fino a ieri orgogliosamente respinto?
Evidentemente chi ha “raggiunto” Tsipras negli ultimi giorni deve avere usato argomenti altamente “persuasivi” e “suggestivi”.
Come che sia, il Governo greco” non avrebbe mai dovuto tradire il mandato appena ricevuto dal popolo”, anche a costo di rompere il tabù dell’irreversibilità dell’Euro.
Anzi, oramai è chiaro come l’appartenenza alla moneta unica “risulti decisamente incompatibile con la salvaguardia di una parvenza di democrazia”.
Syriza non ceda ai ricatti e torni a battere la Dracma.
La fine di “una miserabile e violenta unione monetaria” val bene la salvaguardia della “democrazia”.

ANCHE L’ITALIA HA BISOGNO DI UN PIANO B
Berluscameno

La Grecia insegna che l’Italia dovrebbe studiare un Piano B sul debito pubblico.
L’alto debito pubblico italiano è la chiave di ricatto dell’Europa per indurci a “fare le riforme” (iperliberiste) e permettere che al potere in Italia restino coloro (Padoan e Renzi)che hanno propiziato e perpetuato questa condizione di sudditanza internazionale per stare al Governo.
“La Germania ha dichiarato che ha perso la fiducia nella Grecia di Tsipras. Questa dichiarazione fa perdere definitivamente fiducia nella Germania di Schäuble o, più esattamente, conferma che la Germania non è partner affidabile nella costruzione dell’Europa unita”.
La Germania intende togliere anche all’Italia l’ultimo straccio di sovranità fiscale, ponendo fine allo Stato italiano senza che nasca una federazione europea, con lo status quo di “un corpo di regole facilmente manipolabile dai poteri forti”.
I Cristiano Democratici tedeschi vollero Schäuble, delfino del prestigioso Cancelliere Kohl anche se era rimasto coinvolto negli scandali finanziari del Partito. Egli è stato protagonista della riunificazione tedesca e, nel corso di questa storica operazione, fu oggetto di un attentato che lo privò dell’uso delle gambe costringendolo su una carrozzella. Alla sua ambizione personale ha perciò aggiunto il diritto a un compenso, quello di essere nominato Cancelliere; la crisi greca è stata l’occasione di cavalcare il 70% dei tedeschi contrari ad assistere la Grecia e favorevoli a gestire l’euro in modo diverso dal marco tedesco. Questo è uno dei cardini del Piano Funk, ministro dell’economia nazista, che suscitò le preoccupazioni dell’ambasciatore italiano a Berlino che avvertì Mussolini dei rischi insiti nel progetto. Ma il punto principale del Piano è l’auto proclamazione della Germania come “Paese d’ordine dell’Europa”.
La crisi greca – e soprattutto il risvolto del referendum che ha rivelato l’allergia di un popolo alla democrazia “degli altri” – è stata un’ottima occasione per confermare questo punto.
Gli” altri Paesi UE sono avvertiti” e tra questi c’è ovviamente l’Italia di cui è noto che i tedeschi non si fidano per le passate esperienze.
Perciò è giunto il momento d’avere pronto un Piano B – di fine dell’euro o di uscita dallo stesso.
Gli accordi costruiti male o firmati da Paesi con intenti egemoni non hanno lunga vita.
Il dramma ha un contenuto specifico:non aver approfittato della” bonanza monetaria e dei tassi quasi nulli” per sistemare il nostro debito sulla base delle proposte dettagliate avanzate con i colleghi economisti Michele Fratianni e Antonio Rinaldi.
“Uno dei punti principali di questa proposta è l”a confluenza del patrimonio dello Stato in un Fondo simile a quello richiesto dall’ Eurogruppo alla Grecia”, (gestito da persona autorevole esperta in economia applicata) nel quale far confluire il patrimonio dello Stato senza alienarlo, ponendolo a garanzia del rimborso di un debito pubblico con scadenze più lunghe delle attuali ( possono essere anche più di 7 anni), offrendo un rendimento pari all’inflazione (futura) più 0,20% dell’eventuale tasso di crescita del PIL (visto che la Commissione e Renzi dicono che la crisi è superata e la ripresa è in atto!).(Maledetti bugiardi!).
Stiamo invece svendendo il patrimonio pubblico per finanziare spese correnti dello Stato centrale e periferico “scavando una fossa ulteriore per farvi cadere il nostro debito pubblico”.
L’alto debito pubblico italiano è la chiave di “ricatto dell’Europa tedesca ” per indurci a “fare le riforme” e permettere che al potere in Italia restino coloro che hanno propiziato e perpetuato questa condizione di sudditanza internazionale per stare al Governo (Renzi e Padoan). Ora apprendiamo che l’OCSE ha” ricalcolato il debito pubblico italiano innalzandolo al 156% del PIL 2014″ dal suo equivalente ufficiale del 134% in pari data, “avviando una nuova fase di attacco all’ Italia che penso sia preludio a ciò che avverrà tra non molto”.
Beppe Grillo – ha subito reagito inviando una lettera aperta firmata da illustri studiosi economisti e professionisti chiedendo spiegazioni dal Ministro Padoan.
Ma è una speranza vana , visto che Padoan è proprio la “SPIA “ di Schäuble!

A 90 GRADI SOTTO LA MERKEL

ALESSANDRO GILIOLI nota che “Fosse esistita un secolo e mezzo fa, la sx italiana avrebbe rinunciato al Risorgimento dopo la fucilazione dei fratelli Bandiera.” Troppo facile far passare rapidamente Tsipras da eroe a traditore. Per 17 ore Tsipras è stato sottoposto a “waterboarding mentale”, come ha scritto il Guardian. Il rapporto di forze era indecente. Come è indecente il rapporto di forza nell’eurogruppo tra la parte keynesiana-sociale e quella rigorista-liberista: non solo uno Stato contro tutti gli altri, ma soprattutto quell’uno a rappresentare un’economia debolissima e con l’acqua alla gola. E nessuno mette in conto che la crisi greca l’ha aumentata proprio quei governi greci di dx che con la Troika ci sono andati d’amore e d’accordo. Tsipras dunque non è stato né un eroe né un traditore, ma il capitano di una squadra debolissima contro un Maramaldo che uccideva un uomo morto. Traditori sono piuttosto quei capi di Governo del Pse che si sono presentati con bei programmi di libertà e democrazia e poi si sono messi a 90° davanti a Merkel-Schäuble.
La Germania ha stravinto, certo, ma come nel 1844 stravinsero i Borboni sui fratelli Bandiera, non sarà un trionfo di lungo termine. Ha ottenuto lo scalpo della Grecia uccidendo il progetto europeo e mostrando a tutti che questa non è un’Unione fra cittadini d’Europa ma una gabbia le cui chiavi sono in mano alla Merkel. Con questo ha reso L’Ue odiosa a centinaia di milioni, con un effetto politico devastante.
La lezione tedesca gonfierà per reazione l’euroscetticismo di forze diverse tra loro come Le Pen come Podemos o i 5stelle o Salvini. Il messaggio che arriva è che l’Ue è una dittatura di pochi e non è riformabile, è tenuta insieme con i diktat e i ricatti e non va da nessuna parte. Va solo abbattuta.
È poi una grave sciocchezza che “il referendum non è servito a niente”. E’ servito a mostrare a tutta Europa come mai era accaduto prima l’abisso ormai incolmabile scavato tra la democrazia e questa Ue, a evidenziare il livello inaccettabile di sottrazione della sovranità ai cittadini, a rendere chiaro a ogni popolo Ue che in questa Unione, così com’è, il loro voto non conta più niente, quindi è tutto da rifare. E’ solo un protettorato in maschera.
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mangiaroccia
Qualche dato (documentato, perché a sparare boiate in libertà son buoni tutti):
Prima boiata: – i greci non vogliono fare le riforme:
strano, perché pare proprio che la Grecia sia stata la nazione europea che più di tutte ha applicato le misure dell’austerity (lo dice il fondo monetario internazionale).
Ovviamente, così come i calci nei testicoli non funzionano granché come cura per la pubalgia, le misure di austerity hanno aggravato l’economia del Paese e di conseguenza la capacità di ripagare il debito, come fa notare ad esempio Piketty, per dirne uno.
http://saviano.blogautore.repubblica.it/2015/07/09/merkel-la-grecia-e-la-storia-la-lettera-di-piketty/?ref=HRER1-1
Seconda boiata: i Greci hanno pochissima voglia di rimboccarsi le maniche. Invece, guarda caso, sembrerebbe proprio che i greci siano quelli che in Europa lavorano di più (con una media di 2.030 ore all’anno, gli infaticabili tedeschi, per dire, ne lavorano 1.413) e tuttavia hanno di gran lunga gli stipendi più bassi. Fonte: studi OCSE.
http://www.huffingtonpost.it/2013/06/02/ocse-i-greci-lavorano-piu-di-tutti-in-europa_n_3374497.html
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Firefly
Da quando a ‪‎Roma‬ ha vinto il ‪Pd‬ con il sindaco ‪Marino‬ siamo ad 8 assessori dimessi e la città è in mano alla mafia, alla sporcizia, con il trasporto pubblico allo sbando ed è sempre più indebitata. In più il sindaco è isolato dal suo stesso partito.
Da quando in ‪Sicilia‬ ha vinto il Pd con il presidente ‪Crocetta,‬ siamo a 36 assessori cambiati, una economia locale allo sbando, sprechi a gogò, fallimento della raccolta dell’immondizia e il presidente è isolato dal suo stesso partito.
Da quando a ‪Parma‬, ‪Pomezia‬ e ‪‎Bagheria‬ governa il ‪‎M5S‬ queste città sono passate dall’essere commissariate e sull’orlo del fallimento ad essere delle città dove il debito è stato ridotto, il commissariamento tolto e si è tornato ad investire per la città.
Con quale faccia i piddini danno degli incompetenti ai grillini?
La vogliamo piantare con la favola dell’incompetenza?

Agli Italiani il Pd gli piscia in bocca

PAOLO FARINELLA E IL SALVATAGGIO DI AZZOLLINI

Chi, tardo di mente e lento di comprendonio, aspettava la prova fumante dello stato delinquenziale del Pd, ora è appagato.
Azzollini Antonio, sodale di Al Fano, al Governo col Pd, indagato dalla procura di Trani, governava con cipiglio mafioso la Casa Divina Provvidenza di Bisceglie, assumendo
chi voleva, facendo affari come voleva, minacciando la responsabile, suor Marcella, con argomenti spirituali del tipo «Da oggi in poi qui comando io, altrimenti vi piscio in bocca» (due testimoni confermano questo splendore letterario dadaista). L’Istituto ha un buco di mezzo miliardo di euro. Il senatore, presidente della commissione bilancio del Senato, si offre di salvarlo, ma a prezzo di disporre del potere assoluto: assunzioni, contratti, nomine dirigenti, in una parola comandare. Costui, che si definisce cattolico e forse va anche in chiesa, preso il potere dell’Istituto, lo finisce completamente disintegrandolo perché lo usa a scopi clientelari. La Procura di Trani lo inquisisce e lo persegue, ma è senatore e, pur colto in flagrante, è tutelato dall’immunità parlamentare, istituto immorale che tutela sempre più i corrotti e si fa beffe degli onesti, occorre l’autorizzazione della camera di appartenenza. Il Pd, quello che voleva essere il partito della legalità, che combatteva l’illegalità effusa e diffusa da Berlusconi e dalle sue bande, quello che si appellava ai «valori della sinistra», quello che è tanto ansioso di battere Berlusconi da scegliere Renzi Matteo, il figlio primogenito di colui per farsi governare, quello che rinnega se stesso, i suoi antenati e i suoi discendenti, se mai ne avrà uno … il Pd, che in commissione vota per l’arresto preventivo di cotanto senatore, in aula, il giorno 29 luglio 2015, festa di Santa Marta, vota contro l’arresto, con una coerenza che fa tremare le vene i polsi. Salvato il senatore di Al Fano, capo della congrega degli inquisiti e perseguiti, che aveva minacciato vita dura al Governo, un minuto dopo il voto, la intemerata Serracchiani dichiara candida e pura: «Dobbiamo vergognarci, dobbiamo chiedere scusa [ai nostri elettori]».
Gli elettori del Pd sono e restano cornuti, mazziati e anche presi per fondelli dalla Serracchiani che deve la sua fortuna politica a un intervento appassionato contro la casta del segretario Dario Franceschini. Era il 21 marzo 2009, ella fece un discorso memorabile sul rinnovamento del partito e sulla questione morale che la lanciò come deputata europea e poi da lì una corsa senza ostacoli fino a diventare renziana d’acciaio, cioè tutrice della casta più casta, dei corrotti più corrotti, dell’alleanza con Berlusconi e ora anche con Verdini, il macellaio toscano inquisito pure lui per bancarotta e non so per quanti altri reati.
Il Pd, che ha perso l’anima, il corpo e il suo popolo (quello che resta), è colpevole e complice, monco di sinistra e sovrabbondante di destre, di cui ormai colleziona i trofei. Avere salvato Azzollini è un marchio vergognoso che questo sedicente partito si porta addosso, avendo perso il diritto di parlare, anzi di pensare la questione morale e la purificazione della politica, traghettandola dal malaffare alla buona politica. Oggi
imperversa Renzi, il becchino del Pd, responsabile di preparare un fascismo di ritorno che si respira nell’aria e che si va estendendo come una vergognosa epidemia non contrastata né intuita. Il Senato che avrebbe dovuto valutare, a norma di Costituzione soltanto che non vi fosse «fumus persecutionis», si è annebbiato e perso nel «fumus pisciationis», annegandovi dentro e soffocando la dignità della nazione, l’onore del Senato e il buon senso degli Italioti che non si rendono ancora conto di essere in mano a briganti e malfattori che meritano solo di essere ammanettati «in blocco» e buttati in prigione, assicurandosi per benino che la chiave sia buttata nel profondo oceano per sempre. Parola di Sant’Agostino: «Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti? Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?». Formato tessera per l’Italietta renziana.
Hanno salvato Azzollini con questo Parlamento, mentre «con questo Palrmaneto» non si può fare una norma sulle coppie omosessuali.
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Alessandro
E’ la seconda volta che il Pd salva Azzollini (Ncd).
– Il 7 ottobre 2014, il gruppo Pd, dopo nove mesi di rinvii, vota compatto contro l’uso delle intercettazioni telefoniche richiesta dalla Procura di Trani su Antonio Azzollini indagato nell’inchiesta su una presunta truffa da 150 milioni sulla maxifrode per la costruzione del porto di Molfetta. Hanno votato no PD, NCD, e Lega. Solo il M5S e Casson (PD) si sono detti a favore. FI era assente.
– il 29 luglio 2015 sulla richiesta di arresto della Procura di Trani per il crac da 500 milioni della casa di cura della Divina Provvidenza.
La lotta alla corruzione il PD, NCD e Lega la predicano ma non la praticano. Il M5S la predica e la pratica!
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Il sindaco di Livorno ha chiesto che la Chiesa paghi l’Imu, imposta sugli immobili, per le scuole private, che sono enti di lucro. Si tratta di 9mila istituti scolastici. La Cassazione gli ha dato ragione. Ma Padoan insorge e dichiara che un espediente sarà trovato per non fa perdere guadagni alla Chiesa. L’Italia è in crisi ma nessun privilegiato ai regali ci rinuncia. Sono fuori dall’elenco dei paganti anche le cliniche convenzionate ovvero quelle che svolgono il servizio insieme al sistema sanitario nazionale. Peccato che l’Italia sia l’unico stato europeo a fare di questi regali!
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http://masadaweb.org

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