Nuovo Masada

luglio 26, 2015

MASADA n° 1669 26-7-2015 MASNADE DI STATO

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MASADA n° 1669 26-7-2015 MASNADE DI STATO

Viviana Vivarelli
La politica è in estinzione – Partiti: cricche di potere fuori da ogni legge – La Merkel: un robot senz’anima – Dalla Balena bianca ad Alfano – Renzi e le riforme-truffa – Il re delle fandonie – La nuova balla della riduzione delle tasse – Evadere! Il fisco rende – La guerra finanziaria – Razzismo e integralismo – Ingresso in Europa coi conti truccati – Anche Stiglitz chiede di ristrutturare il debito greco

Un certo fascismo conviene a certuni. Esalta le aspirazioni, libera gli odi, rassicura l’inferiorità”.
Maurizio Chierici
.
Se ti senti disposto ad essere conciliante, chiediti soprattutto che cosa ti rende in realtà così indulgente: una cattiva memoria, la comodità o la codardia”.
Arthur Shnitzler
.
Ale manda:
Ecco come mai ha ragione Gaber in questa canzone, condivido pienamente:

Non mi piace la finta allegria
non sopporto neanche le cene in compagnia
e coi giovani sono intransigente
di certe mode, canzoni e trasgressioni
non me ne frega niente.
E sono anche un po’ annoiato
da chi ci fa la morale
ed esalta come sacra la vita coniugale
e poi ci sono i gay che han tutte le ragioni
ma io non riesco a tollerare
le loro esibizioni.


Non mi piace chi è troppo solidale
e fa il professionista del sociale
ma chi specula su chi è malato
su disabili, tossici e anziani
è un vero criminale.
Ma non vedo più nessuno che s’incazza
fra tutti gli assuefatti della nuova razza
e chi si inventa un bel partito
per il nostro bene
sembra proprio destinato
a diventare un buffone.

Ma forse sono io che faccio parte
di una razza
in estinzione.

La mia generazione ha visto
le strade, le piazze gremite
di gente appassionata
sicura di ridare un senso alla propria vita
ma ormai son tutte cose del secolo scorso
la mia generazione ha perso.

Non mi piace la troppa informazione
odio anche i giornali e la televisione
la cultura per le masse è un’idiozia
la fila coi panini davanti ai musei
mi fa malinconia.
E la tecnologia ci porterà lontano
ma non c’è più nessuno che sappia l’italiano
c’è di buono che la scuola
si aggiorna con urgenza
e con tutti i nuovi quiz
ci garantisce l’ignoranza.

Non mi piace nessuna ideologia
non faccio neanche il tifo per la democrazia
di gente che ha da dire ce n’è tanta
la qualità non è richiesta
è il numero che conta.
E anche il mio Paese mi piace sempre meno
non credo più all’ingegno del popolo italiano
dove ogni intellettuale fa opinione
ma se lo guardi bene
è il solito coglione.

Ma forse sono io che faccio parte
di una razza
in estinzione.

La mia generazione ha visto
migliaia di ragazzi pronti a tutto
che stavano cercando
magari con un po’ di presunzione
di cambiare il mondo
possiamo raccontarlo ai figli
senza alcun rimorso
ma la mia generazione ha perso.

Non mi piace il mercato globale
che è il paradiso di ogni multinazionale
e un domani state pur tranquilli
ci saranno sempre più poveri e più ricchi
ma tutti più imbecilli.
E immagino un futuro
senza alcun rimedio
una specie di massa
senza più un individuo
e vedo il nostro stato
che è pavido e impotente
è sempre più allo sfascio
e non gliene frega niente
e vedo anche una Chiesa
che incalza più che mai
io vorrei che sprofondasse
con tutti i Papi e i Giubilei.

Ma questa è un’astrazione
è un’idea di chi appartiene
a una razza
in estinzione.

PESTE LA COLGA!
Viviana Vivarelli

Che Dio fulmini la Merkel! Il mondo intero ha assistito sbigottito alla spregevole risposta della robottina senza cuore alla richiesta di asilo della bambina libanese. “Non possiamo accogliere tutti!”, ha detto con voce mielata proprio mentre il Parlamento tedesco aveva appena modificato la legge per cui si dà oggi in Germania il diritto di soggiorno ai giovani che vi risiedono da 4 anni (125.000 attualmente). Poteva risparmiarsela quella battuta, la naziskin in tinta pastello, ma parlava al suo elettorato, razzista oggi come ieri, non meno spietata di quei biechi trevigiani che hanno squartato e bruciato i materassi dei profughi accolti in un edificio senza luce e senza acqua, calpestando la propria matrice cattolica, oscurando la loro natura umana, nella massima vergogna di un popolo che aumenta i voti di chi altrove viene condannato per lesa umanità. Razzismo e perversione imperano in un rigurgito di fascismo di ritorno sotto un Governo che si allontana ogni giorno di più dalla decenza e dalla democrazia e che oggi aggiunge una pena di 4 anni a chi intercetta un potente, nella massima difesa della propria delinquenza.
Appena un mese fa, il suo cinismo la Merkel lo ha mostrato nei confronti di un intero popolo, al grido : “Salviamo l’Europa!”
Oggi questa Europa concede con la bocca storta il diritto di asilo a 35.000 profughi, un numero che da solo segna irrimediabilmente la fine di qualunque valore o principio degni di essere chiamati tali.
Scrive Silvia Truzzi: “Chissà chi salverà l’Europa dalla stupidità miope della ferocia”.

LA GERMANIA E L’EUROPA
Viviana Vivarelli

La Germania non ha interesse a trasformare l’Europa in una federazione perché in tal caso la sua egemonia sparirebbe. Alla Merkel fa comodo che i Paesi europei stiamo sotto il 3% e abbiano il giogo del pareggio di bilancio che vieta loro di investire e dunque di riprendersi. E’ come se la guerra finanziaria condotta dai grandi magnati del capitale contro gli Stati europei, e specialmente gli Stati del Sud a cui aggiungiamo l’Irlanda, avesse portato a un solo vincitore: lo Stato tedesco con altri Stati sconfitti trattati come prede di guerra e spolpati (lo mostra la Grecia) fino all’ultimo con estrema ferocia, mentre le loro imprese escono da concorrenze sgradite.
Quello che fa veramente schifo in questa finanza bellica è il mutismo quando non anche il collaborazionismo (vd Pd italiano, muto, sordo, cieco e completamente rimbambito) delle socialdemocrazie europee, preda di una letale sindrome di Stoccolma (il partito socialista tedesco è addirittura alleato alla Merkel)
.
Il mediocre può far danni perché è incattivito dal talento altrui. Ogni guizzo dell’altro rivela la sua mediocrità”. (Irene Ghergo)

TRAVAGLIO:
“Renzusconi: “Abolirò la tassa sulla casa” (Renzi 18 luglio)
“Il Governo punta a un milione di posti di lavoro” (Renzi 15 luglio)
Manca solo il bunga bunga.
.
SILVIA TRUZZI

Cambiare verso, cambiare rotta, cambiare il Paese…
L’anestesia da slogan ci ha fatto dimenticare che a manomettere la Costituzione e a volgere a una riforma dove i cittadini non contano più niente è un presidente che nessuno ha eletto con un Parlamento incostituzionale. Un Governo e un Premier che nessuno ha votato, un Parlamento di nominati.
La colpa è anche nostra. “Non c’è libertà dove chi governa non viene dal popolo”.
.
Viviana
Una volta chiesero a un contadino che era stato un vecchio partigiano che cosa si dovesse fare in Italia per migliorare il Paese, e lui rispose: “Mettere la democrazia dentro i partiti”. Dopo tanti anni quella risposta così giusta ancora risuona nella mia mente davanti alla corruzione dei partiti italiani che non solo ci mette al secondo posto dopo la Grecia in Europa, ma rifiuta biecamente di sottostare a qualunque regola di democrazia.

ANCHE I PARTITI DEVONO AVERE REGOLE DEMOCRATICHE
Viviana Vivarelli

Adriano Olivetti sognava che la democrazia potesse fare a meno dei partiti. Dovrebbero solo essere gruppi di opinione che uniscono delle tendenze ideologiche dell’elettorato, come in Svizzera, dove chi conta non sono i partiti e nemmeno gli eletti ma i cittadini elettori.
Sui partiti la Costituzione dice poco. Non detta regole. Non pone limiti. Non prevede controlli. Letta ha chiesto che anche i partiti abbiano una base democratica e si diano delle regole per le elezioni interne, presentino un bilancio regolare, un elenco fatturato delle spese, una lista dei benefattori e facciano le primarie secondo regole certe e controlli sicuri. Ma su queste leggi di regolamentazione continua l’imbarazzante silenzio che dura da 70 anni.
Nel 2013 Enrico Letta ha fatto una legge per obbligare i partiti ad avere uno statuto, un registro a cui iscriversi se si vuole presentare una lista ed avere i contributi pubblici, delle regole di comportamento come, per esempio, tenere dei Congressi a tempi stabiliti, eliminare i pregiudicati, seguire linee di correttezza istituzionale, regolamentare le cariche interne, la loro durata o la loro alternanza e non replicare le cariche politiche agli stessi oltre certi limiti. Letta creò una Commissione di Garanzia, che controllasse statuti e contributi, ma a quella Commissione non fu dato potere, né uomini, né mezzi. Così è accaduto che quando i partiti, per poter accedere ai 41 milioni di contributi pubblici, hanno dovuto presentare un minimo di bilancio sulle spese effettuate, nessuno lo ha fatto. E la Commissione ha dovuto dichiarare la propria impotenza e ritirarsi. Ma i contributi sono stati elargiti lo stesso ‘a cazzo di cane’, come hanno sempre fatto in passato e come intendono continuare a fare in futuro, in totale anarchia e prepotenza.
Siamo nelle mani di cricche che al momento sono semplici e private associazioni di fatto, che si spartiscono soldi pubblici e cariche politiche senza essere persone giuridiche e senza assoggettarsi ad alcuna forma di diritto, peggio che se fossero associazioni di golfisti o giocatori di pinnacolo. Non hanno il diritto ma si sono dati il potere. Al di fuori di qualunque regola di democrazia.
Il capogruppo del Pd al Senato, Zanda, propose che i partiti diventassero persone giuridiche, è vero che lo ha chiesto solo in funzione del suo acuto desiderio di far sparire il M5S dal Parlamento, ma nemmeno il Pd lo ha mai ascoltato, perché la sua richiesta sarebbe stata un autogol.
I partiti restano dunque dei fantasmi senza regole, cricche extra legem che rifiutano qualsiasi regolamentazione, e in cui avvengono strane cose, come le liste dei prescelti dall’alto, i parlamentari nominati, i governi con premier mai eletti dai cittadini, le votazioni alla fiducia su diktat comandati da uno solo, le operazioni politiche che rinnegano qualunque programma elettorale.
Intanto che i partiti rafforzano il proprio potere e la propria impunità, gli elettori, sdegnati e delusi, si allontanano da loro.
Nel 2013 il Pd aveva 539.354 tesserati. Oggi il calo delle tessere è impressionante e non serve nasconderlo con lo scandalo delle tessere fasulle. Persino con quella truffa, il Pd è sceso a 100.000 tesserati. Nel 1950 il PCI aveva 2.112.593 tesserati, Renzi è sceso a 100.000 !
La revisione delle sezioni romane del Pd fatta dall’ex ministro Fabrizio Barca, dopo lo scandalo di mafia capitale, ha portato alla luce un panorama squallido di sezioni inutilizzate quando non corrotte, fuori dalla legge se non addirittura colluse col crimine, con “deformazioni clientelari” e “una presenza massiccia di carne da cannone”. Si vanno delineando i tratti di un partito non solo cattivo ma pericoloso e dannoso, un partito che “subisce inane lo scontro correntizio e le scorribande dei capobastone… dove “non c’è trasparenza” e “che lavora per gli eletti anziché per i cittadini”.
Dal 2017, per legge, i partiti non riceveranno più i contributi dello Stato. Intanto questi partiti indegni che hanno perso perfino qualsiasi traccia ideologica e che lavorano solo per il loro brutale interesse, hanno chiesto ai cittadini di versare loro il 2 per mille. Ma è stato un fiasco. A parte la Lega che conserva i suoi fanatici razzisti, nel 2014, su 47.160.244 elettori della Camera, solo 16.000 hanno scelto di destinare qualcosa ai partiti, di cui 10.000 del Pd. Pensavano di incassare 7 milioni, si ritrovano con 325.000 euro.
Dunque hanno resistito 10.000 affezionati del Pd, 1.839 della Lega, 820 di FI, 1.529 di Sel, 511 di Sudtiroler Volkspartei, 591 del PSI, 510 di Fratelli d’Italia, 156 di Scelta Civica, 180 di Union Valdotaine, 114 Udc, 39 Partito Autonomista Trentino Tirolese.
I 5stelle hanno rifiutato il vergognoso 2 per mille, il partito di Alfano ha presentato la richiesta di inserimento troppo tardi. Peccato! 
I partiti dovevano essere i curatori degli interessi dei cittadini, centri di aggregazione sociale per stimolare la partecipazione democratica alla politica intesa come cura del bene collettivo, sono diventati centri di potere illegale e illegittimo, trampolini di candidati scelti con criteri di clientela e nepotismo, rappresentanti di lobby e cosche, comitati di affari, mafiette di regime. Ovvio che i cittadini se ne stacchino sdegnati.

Mandata da Lily:

A Sora Rosa me ne vado via,
ciò er core a pezzi pe’lla vergogna,
de questa terra che nu mm’aiuta mai
de questa gente che te sputa n’faccia,
che nun’ha mai preso na farce in mano,
che se distingue pe na cravatta.
Me ne vojo annà da sto Paese marcio,
Che cià li bbuchi ar posto der cervello,
che vò magnà dull’ossa de chi soffre,
che pensa solo ar posto che po’ perde.

(Venditti)
.
LA BALENA BIANCA
Viviana Vivarelli

Ma quali erano i grandi temi della DC?
Ovviamente la collusione costante col Vaticano e la difesa di personaggi oscuri molti apparentati con la mafia come Andreotti. Una presunta morale cattolica, molto ipocrita, per cui si proteggevano i grandi ladri di Stato e non si parlava mai degli scandali dello Ior, ma si negavano conquiste di civiltà come il divorzio o il diritto all’aborto, il riconoscimento delle coppie di fatto o dei gay. C’era però l’allargamento dello stato sociale, e una pensione magari baby non si negava a nessuno. C’era la presa della televisione pubblica da cui si allontanavano soggetti molto liberali, ma la pubblicità era contenuta e alla tv si riconosceva un blando dovere pedagogico senza l’imperversare del diluvio attuale dei talk show demenziali. Forse la disinformazione era simile a quella odierna ma i politici erano più riservati e non raggiungevano le punte invasive e francamente moleste di un Berlusconi, uno Sgarbi ma soprattutto di un Renzi.
In questo mezzo secolo, la reputazione democristiana è stata piuttosto ondivaga, puritana in apparenza e moraleggiante, piena in realtà di ogni ben del diavolo: ruberie, connivenze criminali con la mafia, corruzione, evasioni fiscali, leggi fatte per il profitto di casta, aiuti sospetti a banche o ad imprese, comandamenti violati. Ma si salvavano almeno le apparenze, una individuazione ideologica e politica, leggi sul lavoro fatte coi sindacati, un riconoscimento formale della Costituzione, la difesa (anche contro gli USA) della sovranità nazionale, il rispetto delle decisioni della Consulta, l’osservanza delle preferenze elettorali, una buona scuola, una buona (almeno al nord) sanità, partiti che conservavano una loro ideologia e identità senza l’orrendo pastone attuale del renzismo che ha annegato tutto nel niente, opere pubbliche (magari malfatte o ben fatte come l’autostrada del Sole) che aprivano posti di lavoro, tribune elettorali con un minimo di decenza, politici che si presentavano con un certo contegno e una certa rispettabilità anche nel privato, una certa compassione verso i deboli.
Cosa è rimasto oggi dei famosi ‘valori non negoziabili” della DC?
La lotta ai gay?
E chi dovrebbe rappresentare questi “valori non negoziabili”? Gli alfaniani? A parte che sono due gatti, ma poi per due terzi sono sotto processo anche se sono attaccati alle poltrone più che mai. E, visto che Alfano è talmente sciapito da non essere più nemmeno la macchietta di se stesso, quali dovrebbero essere gli eroi che ereditano il patrimonio culturale della Dc? Formigoni? Casini? Giovanardi?
Come direbbe Totò: “Ma mi faccia il piacere!

FRANCO F Email

L’Europa è una istituzione importante. Ma, se a causa dell’incapacità dei progettisti e dei costruttori, non aiuta i deboli, non tutela le eccellenze, non porta beneficio a tutti gli Stati membri, costa più di quanto produce, obbliga a sacrifici inutili, ecco che si trasforma in una iattura.
L’Europa attuale ha dei gravi difetti. Purtroppo la garanzia è scaduta.
Ma manca un dato: dov’erano gli economisti fenomenali, i Paesi virtuosi, la Troika, quando la Grecia è entrata nell’euro? Nessuno si è accorto della situazione reale? (E la Germania? E l’Italia? Nemmeno loro avevano i conti in ordine. Anche loro avevano truccato i conti!)
E dunque dovremmo dire grazie ai grandi statisti che hanno pensato solo a un’Europa per i ricchi in tempi ricchi, dimenticando i poveri in tempi poveri ?!

RENZI E LE RIFORME-TRUFFA
Viviana Vivarelli

Renzi doveva eliminare le Province (i loro compiti dovrebbero essere la manutenzione delle strade provinciali e la manutenzione delle scuole, ma come questo non venga fatto dovrebbe essere chiaro a tutti), sono enti inutili autoreferenziali che costano allo stato 17 miliardi l’anno e servono solo a mantenere se stesse (con la stessa cifra si poteva introdurre il reddito minimo di cittadinanza). La loro eliminazione è stata chiesta dall’Europa. Non solo non sono sparite ma stanno aumentando (è stata appena fatta la Provincia di Biella). E’ scomparso invece il diritto dei cittadini a leggere il Presidente e sono spariti i Consigli provinciali mentre gli apparati burocratici sono rimasti intatti con tutto il loro costo e la loro inutilità, anzi ora ci sono 21.000 dipendenti in più.
Si doveva riformare il titolo V della Costituzione che disegna le competenze degli enti locali, Comuni, Province e Regioni, e si è applicato a caso uno sconclusionato federalismo, cambiando nome al presidente che ora si chiama governatore, mentre nulla è stato fatto per frenare la corruzione degli enti locali che ogni giorno mette in cronaca scandali, truffe e ruberie, debitamente coperti e resi impunibili dal Governo, mentre aumentano sprechi e malaffare col peggioramento dei servizi e bilanci fuori controllo. Si poteva almeno introdurre qualche controllo ulteriore sulle note spese fasulle e radiare per corruzione qualche funzionario. Dal 2009 è vietato agli enti locali investire il derivati ma prima ne avevano fatti per 25 miliardi sui 160 miliardi complessivi in derivati dello Stato. Perché lo stesso divieto non vale anche per il Tesoro che in 4 anni ha perso 13 miliardi per scommesse sbagliate? Ha scommesso che i tassi di interesse della Bce sarebbero aumentati e sono diminuiti. Perché si deve permettere al Tesoro di speculare su scommesse deliranti? La Corte Conti dichiara che negli enti locali ci sono 25 miliardi di anomalie e conflitti d’interessi. L’investimento in derivati è stato il 28% del debito delle Regioni, in Campania addirittura il 91% e in Liguria il 73,9% (e bravo il Pd che butta in speculazioni di Borsa i soldi dei cittadini!). I magistrati contabili hanno rilevato “contabilizzazioni errate”, “violazioni normative e notevoli squilibri contrattuali” con “mancata valutazione della convenienza economica”. Insomma, meno ne sanno, più buttano i nostri soldi dalla finestra! Poi ci sono i famigerati conflitti di interesse come in Campania, dove il consulente incaricato di assistere un Comune coincideva con l’intermediario finanziario.

Con tutto che le Regioni sono ormai la sentina degli scandali peggiori, è proprio dai Consigli Regionali che il nuovo Senato di Renzi dovrebbe prendere i suoi cento membri, nominati da lui, ovviamente. Le devastanti indagini giudiziario hanno messo a nudo la peggiore classe politica che sia mai esistita, senza differenze di partito. E anche qui si è tanto vociferato della necessità di eliminare il Senato che avrebbe solo reso più lunga la formazione delle leggi (come se le 300.000 che abbiamo non ci bastassero), e che ci costa ogni anno 540,5 milioni euro, di cui 434 spesi solo per pagare indennità e vitalizi ai senatori in carica e cessati dal mandato, e invece il Senato è solo passato da 315 membri a 100, scelti dal Premier, è sparito il diritto dei cittadini italiano di eleggere i senatori, che diventano dei ‘nominati dall’alto’. E con questo la sovranità popolare ha subito il suo secondo taglio.

Disperata poi la situazione della sanità, mentre prima esisteva un Servizio sanitario nazionale, improvvidamente cancellato, adesso ce ne sono venti e la situazione non è certo migliorata: i trattamenti sono diversi; i servizi hanno perduto qualità; i costi sono saliti alle stelle e il diritto alla salute oggi, soprattutto al Sud, è una chimera. Ma sin dalla prima Leopolda sappiamo quale sia il progetto finale di Renzi: annientare la sanità pubblica e privatizzare tutti i servizi statali come ha sempre voluto la più retriva destra americana.

La “Buona Scuola” poi è una barzelletta. Eravamo uno dei Paesi con la migliore scuola d’Europa e questo Premier mai eletto da nessuno e sostenuto dalla destra di Berlusconi l’ha smantellata alla fiducia con solo un voto di maggioranza. Abbiamo ora un preside sceriffo grottesco che nomina di suo arbitrio gli insegnanti e possiamo immaginarci quali saranno presenti in zone leghiste o di mafia o camorra e quanti parenti personali o di politici locali o nazionali passeranno avanti e non certo per meriti.

Ha ragione Grillo, le Regioni dovrebbero essere abolite, e si dovrebbe attuare invece quanto la Costituzione prescrive per le autonomie e i poteri locali, riprendendo le riforme Bassanini. Sono le città e le grandi aree metropolitane italiane che costituiranno i centri e i motori dello sviluppo economico e dell’ammodernamento del Paese, in termini di ricerca, innovazione tecnologica, coerente utilizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico.

Scrive iFQ: “Occorrerebbe riformare lo Stato centrale, ma non certo nel senso dell’esproprio di potere attuato da Renzi per la sua cricca di accoliti, ma nel senso di una iscrizione rigida della formazione della burocrazia, capace di trasmettere non solo competenze e specializzazione, ma anche una solida dimensione etica, che ognuno sa quanto varrebbe se tradotta in punti di Pil. Delle Regioni, delle nostre attuali Regioni, francamente gli italiani non sanno che farsene.”

IL RE DELLE FANDONIE
Viviana Vivarelli

Come già aveva fatto Berlusconi, che governava a suon di balle e di promesse al vento, Renzi riparte sventolando una riduzione delle tasse per 50 miliardi, che non scuote dal coma canicolare la maggior parte degli Italiani (dal sondaggio Sky il 61% la ritiene una scemenza mentre altri si astengono). Come costui possa avere la faccia di promettere riduzioni fiscali quando per dare i 10 miliardi degli 80 euro ha alzato tutte le imposte lo sa solo il mago Otelma!
Dunque a parole elimina l’Imu (salvo che se parte la revisione del Catasto tutte le tasse sulla casa aumenteranno), nei fatti nessuna legge o decreto concreto parla della decantata riduzione, tant’è che nella finanziaria le tasse sono addirittura aumentate (l’Iva sale dal 10 al 13 entro il 2017 e dal 22 al 25,5% entro il 2018. Sarebbe un aumento fra i più pesanti mai realizzati, destinato a portare l’Italia ai vertici internazionali per imposizione sul valore aggiunto. Un’aliquota sopra il 25% significa, in parole semplici, che un quarto di merci e servizi acquistati se ne andrebbe in tasse. Il che porterebbe in 3 anni a un crollo dei consumi di 65 miliardi per le famiglie, e una crescita dei prezzi del 2,5%.
E per dare i famosi 80 euro Renzi aveva già aumentato al 22% le tasse sulle rendite finanziarie, 2° rincaro dopo quelli di Monti che aveva alzato l’aliquota dal 12,5% al 20. Dunque aumenteranno le tasse su dividendi, cedole e interessi di conti correnti, depositi bancari e postali, fondi comuni e gestioni patrimoniali. Altro che riduzione! Solo gli allocchi possono crederlo! (Mezz: mi permetto di segnalare che dal 1-7-2014 l’aliquota sulle rendite finanziarie è stata aumentata dal 20% al 26% , ivi comprese le partecipazioni non qualificate cioè inferiori al 20% di partecipazione azionaria.)
Per le partecipazioni qualificate (cioè oltre il 20% e quindi i grandi azionisti) la percentuale è rimasta invariata a circa il 20%.
Intanto Federconsumatori e Adusbef hanno già calcolato che il 2015 porta con sé un salasso complessivo, tra prezzi e tariffe, di 677 euro. Per gli alimentari 125 euro in più, per l’Rc auto 12 euro in più, per tariffe autostradali 37 euro, per l’acqua 22 euro e aumentano anche le tariffe professionali e le spese postali.
La promessa di riduzione delle tasse era il cavallo di battaglia di Berlusconi, che faceva pure l’apologia dell’evasione fiscale, travestita da legittima autodifesa contro un fisco iniquo. Ma anche Berlusconi, fuori dalle sue balle, non fece che aumentare le tasse con Tremonti, aggiungendone anche 21 nuove fino al peso schiacciante del 45% (dal 42,5 iniziale). Poi venne Monti che trovò il già pesantissimo carico di nuove tasse sulle famiglie con figli e con redditi bassi e per chi viveva in case di proprietà e sostituì la stangata Irpef di Tremonti (socialmente insopportabile) con un aumento più o meno differito dell’Iva, alzando ancora le tasse dal 45% di Berlusconi a quasi il 46%. Berlusconi, con tutte le sue promesse di riduzioni di tasse, le aveva aumentate di 2 punti percentuali, Monti ci aggiunse un altro punto. E l’amica Fornero ci mise di suo il danno pensionistico, rubando a chi ne aveva diritto 18 miliardi. Tutto regolarmente votato con acclamazione “senza se e senza ma” dal Pd. E ora con Renzi si continua l’indegna sceneggiata!
La chimera delle riduzioni fiscali è sempre stata il cavallo di battaglia delle destre peggiori che mirano ad alleggerire i più ricchi per colpire i più poveri, depenalizzando gli evasori potenti e tagliando i servizi pubblici così da rendere più grama la vita dei deboli (Qualcuno per es. mi spieghi come mai le multinazionali non pagano tasse e come mai un’Italia in crisi si è permessa di regalare 98 miliardi di evasione alle slot machine, rifiutando pure la proposta 5 stelle di aumentare le tasse ai gestori e come mai il Pd ha fatto di tutto per salvare i Riva o per mostrare come esempio eclatante di bravo imprenditore proprio Marchionne che paga le tasse in Svizzera come De Benedetti o come Ferrero che la paga a Montecarlo). Come se non bastasse il voto di Renzi ha contribuito a riconfermare come presidente della Commissione europea quel Junker che per 18 anni ha accolto nel paradiso fiscale del Lussemburgo i miliardi di euro in nero rubati dai peggiori corrotti d’Europa. Il valore delle partecipazioni azionarie in società quotate sui principali listini globali denunciate da soggetti con sede in Lussemburgo è pari a 290 miliardi di euro. L’Italia, per capirci, si piazza appena dietro in questa classifica dato che il valore delle quote azionarie pubbliche di soggetti con sede nel nostro Paese vale 249 miliardi di euro.
Negli Usa, da Reagan a Bush, i repubblicani americani non hanno fatto che allargare il solco tra ricchi e poveri, sfrattando i poveri della grandi città, bloccando la possibilità di emancipazione economica e sociale dei poveri, aumentando disoccupazione e debito. Obama, al contrario, ha aiutato i poveri col servizio sanitario nazionale, ha aumentato i salari minimi, ha fatto qualche revisione fiscale.
Quando qualcuno parte con mirabolanti promesse poi taglia la sanità, i trasporti, le pensioni, gli aiuti ai disabili, la scuola pubblica (Renzi ha aggiunto un altro regalo di 400 euro alle scuole private e ora la Cassazione lo ha messo in imbarazzo accogliendo il ricorso del Comune di Livorno che chiede loro il pagamento dell’ICI, che è incostituzionale come i 400 euro di Renzi, perché la Costituzione lascia libertà alle scuole private “purché ciò sia senza oneri per lo Stato”. Per non inimicarsi la Chiesa, Renzi farà un incontro con rappresentanti della Chiesa, quello che per la distruzione delle leggi sul lavoro non ha fatto coi sindacati).
Ormai è una sfiga fatale: chiunque ci prometta una riduzione delle tasse le aumenta. Ora ci riprova il bagascio di Rignano e addirittura per 50 miliardi. Che sia la stangata finale?

Si fa ma non si dice
e chi l’ha fatto tace
lo nega e fa il mendace
e non ti dice mai la verità”

Milly

EVADERE IL FISCO RENDE

Dal rapporto annuale della Guardia di Finanza risulta che abbiamo una evasione fiscale annua di 180 miliardi, una perdita annua di più di 4 miliardi per appalti truccati e frodi, contributi presi illecitamente per 1,8 miliardi, sprechi nella pubblica amministrazione per 2,6 miliardi, 8.000 evasori totali… I lavoratori dipendenti pagano loro per tutti, infatti l’82% del gettito complessivo arriva proprio da loro. Per gli evasori le maglie della legge sono infinite, tant’è che in 34 anni, tra il 1970 e il 2004, sono stati approvati 32 condoni, così, oggi, ci troviamo ad avere giganteschi livelli di pressione fiscale (quella reale è oltre il 50%), ma a pagare sono sempre, e solo, i soliti noti.
Altrove chi non paga le tasse va in carcere, ci va anche il presidente del Bayern Monaco, già stella del calcio tedesco, che ha rinunciato all’Appello ed è entrato nella patrie galere per evasione fiscale, portandosi nello zaino, insieme con calze e mutande, una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per aver nascosto all’Erario 26 milioni di euro di entrate. In Italia si fanno leggi per condonare l’evasione fino al 3% del reddito e in galera non ci va nemmeno Berlusconi, colto per aver evaso 400 milioni ma che nei fatti ha evaso verosimilmente qualche miliardo. Anzi il Pd era restio anche a togliergli la carica di senatore.
Secondo i dati della Corte dei Conti l’evasione fiscale toglie alle casse del Tesoro il 30% del PIL, eppure nel 2011 in carcere per evasione c’erano solo 156 persone contro i quasi 5.000 della Francia e gli 8.700 della Germania.
Per ogni 100 euro fatturati in Italia 38 sono in nero. In tutti 28 Paesi dell’Unione europea c’è una evasione fiscale totale di 1.000 miliardi l’anno, un quinto di questi sono frutto del malaffare italiano, con un rapporto tra il nero e il Pil pari a circa il 27%, il più alto tra i Paesi occidentali.
In Giappone la sola idea di condoni o soglie è ritenuta abominevole. Negli Usa non ci sono sconti né franchigie e i detenuti per evasione, elusione e frodi fiscali varie sono circa 11 mila solo nelle carceri federali, più quelli dei singoli Stati ne custodisce diverse centinaia. Si danno fino a 5 anni di prigione ma la vita in prigione può essere veramente dura: decine di condannati per aver nascosto redditi al Fisco sono spediti nelle carceri dell’Alaska, dove vengono tenuti i criminali considerati più pericolosi.
Da noi l’evasore maggiore lo hanno spedito a fare qualche comoda ora di volontariato (in teoria 168) e per l’esattezza un’ora ogni 2 milioni frodati al fisco.
Ovviamente, poi, se uno parla di reddito minimo di cittadinanza la domanda solita degli imbecilli è : “Ma dove li trovate i soldi?”
Invece, per i 50 miliardi che Renzi prevede di tasse in meno i soliti imbecilli tacciono, in religioso silenzio.
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LO SQUALLORE DELLA STAMPA ITALIANA
Viviana Vivarelli

Con Renzi la stampa italiana è scesa al 74° posto nella classifica della libertà di informazione, i nostri giornali sono considerati ormai materiale propagandistico di regime, senza più crismi di veridicità informativa o di controllo del potere, mentre l’Italia è stata valutata ‘Paese semilibero’. E le nuove norme che sanzionano con 4 anni di carcere chiunque faccia intercettazioni non consentite non farà che farci scendere ancora sulla faccia del mondo.
Non solo i media italiani sono ormai informi ondate di lecchinaggio al potere, ma il loro numero non sale. Siamo il Paese dove si legge di meno in Europa, gli ultimi. Sono 40 anni che i giornali italiani più venduti non superano il milione e mezzo di copie. Ormai in questa Italia sempre meno democratica dove i diritti costituzionali sono fatti fuori a colpi di voti alla fiducia da un premier che nessuno ha eletto, la democrazia sta morendo, e i media si sono piegati a fare da megafono al potere sulla regola “contrordine compagni” di cui tanto Guareschi si beffava.

Gli amici che hanno fatto quest’anno le vacanze in Grecia, hanno trovato la situazione felice e normale delle passate vacanze. Eppure molti hanno disdetto le prenotazioni spaventati dalla campagna mediatica della stampa e televisione italiana che sembravano provare un gusto sadico nel fare terrorismo contro la Grecia. Così questi media del cavolo non solo hanno fatto disinformazione, ma sono riusciti a fare la loro parte di danno contro una Nazione che era stata già abbastanza abbandonata dal nostro leader, amplificando la sua crisi. E se non è barbarie questa….!
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SOVRANITA’ FINANZIARIA

Il lettore Matteo Maria Martinoli nota la differenza tra furto e atto vandalico. Il secondo è maggiore perché, pur di ledere il nemico, può arrivare ad atti auto lesivi. A questa seconda categoria può ascriversi il debito che crea una spirale finanziaria di distruzione di ricchezza, da cui un popolo può uscire solo riprendendo la propria sovranità finanziaria. Lo fa la Svizzera, che ha una propria banca pubblica, che stampa franchi senza generare debito. E dovrebbe farlo ogni Paese dell’euro, visto che l’euro allarga solo la crisi e il debito a macchia d’olio, dalla Grecia al mondo intero.

LA GUERRA DELLA FINANZA
Viviana Vivarelli

C’è chi vanta il fatto che l’Unione europea ha posti fine alle guerre tra Stati, regalandoci 70 anni di pace.
A parte che il Kossovo è pur stata una guerra, come l’Ucraina, e che gli eserciti dei Paesi europeo sono andati a combattere in 50 guerre nel mondo, ultima la Libia, sprecando uomini e mezzi soprattutto in Medio Oriente a servizio dell’Impero americano, a parte questo proseguimento della guerra in altro suolo, non possiamo ignorare che la guerra finanziaria è stata un conflitto, se non sanguinoso, letale.
Marina Bortolani scrive: “Al posto delle armi c’è il potere economico sempre più arrogante, sempre più prepotente, sempre più ansioso di dominio assoluto. Il popolo sottomesso non ha difese perché il contagio della pressione economica si estende fino a spolpare la vittima di tutti i suoi beni”.

DI CHE SESSO SEI

Una svolta epocale della retrograda Italia viene dalla Cassazione: da oggi per ottenere il cambio di sesso all’anagrafe non occorre più un intervento chirurgico. Questa rivoluzionaria sentenza potrebbe facilitare una legge sui matrimoni gay. La Cassazione ha riconosciuto che la percezione del proprio genere può risultare da una elaborazione sofferta e personale della propria identità. C’è stata una sentenza per un uomo che aveva cambiato sesso ma voleva continuare a vivere con sua moglie, mentre il tribunale gl imponeva il divorzio. Ma la Cassazione ha dato ragione a lui.
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Intanto la Corte europea ha condannato l’Italia per la sua mancanza di regolamentazione legale delle coppie gay.

RAZZISMO E FONDAMENTALISMO
Viviana Vivarelli

Renzi ha chiesto ad Alfano di sostituire il prefetto di Treviso reo di non aver sedato l’orrenda gazzarra razzista contro i 100 migranti spostati là dallo Stato.
In un Paese civile il razzismo non può trovare il consenso delle Istituzioni ma deve essere punito come reato. Il buon esempio dovrebbe partire dalle chiese, come avviene in Inghilterra, dove si vedono avvisi che esortano i cittadini a segnalare alle autorità, con apposito numero verde, qualunque atto di incivile razzismo di cui siano spettatori. Se a questo si aggiungessero anche gli atti e le espressioni di omofobia, ciò sarebbe perfetto.
Il razzismo come l’omofobia sono oggi forme di fanatismo da quattro soldi che promanano dalla parte meno evoluta e più barbara della società.
Il fondamentalista non è solo uno che crede in modo acritico ai propri dogmi ma è uno che vuole che questi siano imperativi rivolti a tutti, tutelati legalmente o con la forza.
L’assurdo che vediamo negli integralisti omofobi nostrani è che, nel momento stesso in cui vorrebbero costringere tutti alle loro intolleranze, incolpano gli altri di violare i loro diritti, intendendo paradossalmente di passare per vittime.
Ieri venivano condannati i darwiniani (ancora la Moratti tentò di introdurre nelle scuole la teoria biblica negando la teoria dell’evoluzione), oggi sono gli omofobi a ritenersi minacciati dalla coppie gay o i razzisti a sentirsi invasi dai migranti, ma il comportamento è lo stesso: un irrefrenabile, bieco, impulso all’imposizione totalitaria delle proprie credenze con tutta la cattiveria che un fanatico può mettere nel suo potere.
La scienza si evolve, i costumi sociali pure, e anche le valutazioni sessuali (sarebbe l’ora, per esempio, di farla finita con una misoginia che considera le donne come esseri inferiori), ma il fondamentalismo è fisso e pesante come un macigno. Nega il progresso, nega la storia, nega la libertà di coscienza, nega la realtà. Pretende solo di imporre se stesso col massimo della cecità e della dittatura.

Se l’uomo intelligente è lanciato si una linea di evoluzione perenne, l’integralista è bloccato sulla sua feroce e assolutistica fissazione coatta.

Hanno reso la parola mafia una indecorosa burletta
Hanno reso la parola democrazia un paravento di indecenza
Hanno calpestato la parola popolo come un logoro tappetino
Sono i nuovi politici
che non hanno rottamato quelli vecchi, ma hanno distrutto qualunque cosa di nobile e bello potesse esserci in politica
Sono loro i nuovi zozzoni.
VV

INGRESSO IN EUROPA COI CONTI TRUCCATI

In troppi accusano la Grecia di essere entrata in Europa coi conti truccati, ma la stessa colpa fu dell’Italia e persino della Germania, che presentò un bilancio in cui erano stati occultate tutte le spese per gli ospedali pubblici.

Vittorio Agnoletto scrive:
“Nel 20011, per far quadrare i conti al fine di entrare nell’euro, i governi liberisti greci di affidarono alla Banca d’affari americana Goldman Sachs, che, attraverso complesse operazioni finanziarie fece sparire un debito di 2,8 miliardi e truccò i conti. Nel 2005 quel debito di 2,8 miliardi riemerse ma erano ormai diventati 5 miliardi che pesavano sulle spalle delle popolazione greca. Ovviamente la Goldman Sachs non subì alcuna conseguenza del suo illecito, né dovette pagare alcuna penale, anzi Mario Draghi, che poco dopo divenne il vicepresidente della Goldman Sachs con specifica delega alle politiche europee, ha ampiamente contribuito in questi mesi a colpevolizzare, per questo debito, il popolo greco e il Governo Tsipras, ignorando la responsabilità della sua casa madre, la Goldman Sachs, che peraltro aveva realizzato significativi guadagni con le commesse ricevute dai governi greci di allora”.
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… dunque:
-è vero che la Grecia è entrata in Europa con i conti truccati, ma lo stesso hanno fatto Italia e Germania
-è vero che la spesa in armi della Grecia era abnorme, ma perché fu obbligata a farla spendendo per 6 miliardi in armi francesi e tedesche proprio da Francia e Germania, ce in caso contrario avrebbero rifiutato gli aiuti
-è vero che per due volte la Grecia ha avuto il debito ristrutturato, ma anche il debito tedesco è stato ‘condonato’ due volte, una nel primo dopoguerra da ben 70 Paesi che erano stati danneggiati dalla guerra di Hitler e reclamavamo il pagamento dei danni di guerra, e l’altra nel 1990, quando venne fatta la riunificazione delle due Germania.
Perché chi sembra godere della distruzione della Grecia non dice anche che anche l’Austria in questi giorni è stata silenziosamente salvata dal default? E’ fallita la “bad bank” della banca austriaca Hypo Alpe Adria. Il governo austriaco ha ripudiato le garanzie emesse dalla Carinzia con conseguenze in tutte le banche coinvolte. Le banche tedesche hanno il 40% delle passività di Heta. E se la Germania opta per interventi pubblici per salvare le sue banche, viola grandemente i regolamenti dell’Ue. Il prestatore Düsseldorfer Hypothekenbank AG (Düsselhyp) è adesso nei casini per la sua esposizione in Hypo Alpe Adria “bad bank” Heta. Com’è che di questo nessuno dice niente?
Le banche sono tutte collegate e il fallimento di una di loro ha effetti domino. Nel settembre 2008 fallì la Lehman Brothers, dando il via ad una crisi globale che colpì ogni nazione. Allora i controlli erano diversi ed il fallimento della banca delle banche pesò enormemente su tutto il sistema finanziario. Poi si provvide con Basilea 3 a far sì che le banche avessero una struttura patrimoniale più solida. Ora qualcosa di simile accade in Austria. La banca austriaca Hypo Alpe Adria ha avuto una gestione scellerata ed è arrivata ad un ammanco di 7,6 miliardi di euro, lasciando a terra tutta la regione della Carinzia. Il problema colpirà anche molte banche tedesche estendendosi a macchia d’olio. La Bce ha tentato di arginare il default con di circa 3 miliardi al giorno di liquidità.
E cosa si deve dire del pacchetto di 40 miliardi che la Lagarde del Fondo Monetario ha allegramente prestato all’Ucraina per salvarla dal default? Magari sarà bene ricordare che per salvare dal fallimento uno Stato che non è nemmeno in Europa i miliardi ce li metteranno i cittadini dell’unione europea. Ma qui si sono precipitati tutti a offrire un prestito di 45 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni e una offerta di ristrutturare il debito ucraino, quello che per la Grecia non è stato fatto.
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Magari qualcuno potrebbe ricordarsi che la Germania non ha mai pagato alla Grecia 70 miliardi per danni di guerra?

Alessandro
La Goldman Sachs, il 25 giugno 2015, ha negato il finanziamento alla Grecia. La Goldman è una delle più grandi banche d’affari del mondo, e si occupa di investimenti bancari e azionari.
E’ utile sapere che fra i suoi ex-dipendenti e gli ex consulenti più illustri, figurano:
– Mario Draghi, Governatore della Banca centrale europea;
– Mario Monti, ex Presidenteente del Consiglio italiano;
– Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri nei governi Berlusconi;
– Lucas Papademos, primo ministro della Grecia dal 2011 al 2012 (prima di Tsipras);
– Claudio Costamagna, dirigente della Goldman Sachs, è stato appena nominato da Renzi, a giugno 2015, Presidente della Cassa Depositi e Prestiti al posto di Bassanini.
La Goldman favorisce le politiche dell’Ue a favore dell’alta finanza, non utili ai cittadini.
Se l’informazione facesse il suo dovere avremmo meno lobby al potere e più democrazia.

ANCHE STIGLITZ CHIEDE DI RISTRUTTURARE IL DEBITO GRECO

Scrive Stiglitz: “Le politiche di austerità sono fallimentari, non ristrutturare il debito greco sarebbe immorale. L’austerità ha sempre fallito, dalle prime applicazioni sotto il presidente statunitense Herbert Hoover, che trasformò il crollo dei mercati azionari in Grande Depressione, ai programmi che il Fondo monetario negli ultimi decenni ha imposto ai Paesi asiatici e all’America Latina”. Queste le parole contenute in un articolo dell’economista statunitense Joseph Stiglitz pubblicato da Project Syndicate, l’organizzazione no-profit che raggruppa oltre 500 testate giornalistiche di 154 Paesi e che può vantare oltre 300 milioni di lettori. Nonostante gli economisti keynesiani all’inizio della crisi abbiano predetto che le politiche di austerità imposte alla Grecia e agli altri Paesi avrebbero soffocato la crescita, fatto aumentare la disoccupazione e mancato l’obiettivo di ridurre il rapporto debito/Pil, “c’è chi –nella Commissione europea, nella Banca centrale europea e in qualche università- ha parlato di ‘expansionary contractions’ (contrazioni della spesa che generano espansione economica, ndr)”. Persino il Fondo monetario, rileva Stiglitz (già Senior Vice President e Chief Economist della Banca Mondiale) “ha rilevato che questo tipo di contrazioni, come i tagli alla spesa pubblica, generano solo questo, contrazioni”.
In Grecia, la drastica riduzione della spesa pubblica ha avuto effetti devastanti: tasso di disoccupazione al 25%, calo del Pil del 22% dal 2009, aumento del 35% del rapporto debito/Pil. “L’eccessiva mole di debito è alla base non solo della crisi del 2008, ma anche di quella asiatica degli anni ’90 e latino-americana degli anni ’80 e “continua a far soffrire gli Stati Uniti, dove milioni di persone hanno perso casa, e minaccia milioni di persone in Polonia e in altri Paesi che hanno contratto debiti in franchi svizzeri”. “70 anni fa, alla fine della seconda Guerra mondiale, gli alleati hanno dato un’opportunità alla Germania per ripartire” poiché compresero che l’ascesa di Hitler “più che all’inflazione era legata alla disoccupazione generata dal debito imposto alla Germania alla fine della prima guerra mondiale”. C’è qualcuno sano di mente, si domanda Stiglitz, che pensa che un Paese avrebbe passato quello che è toccato alla Grecia solo per ottenere uno sconto sul debito?
“Se c’è stato azzardo morale, è riscontrabile dalla parte dei creditori –in special modo quelli del settore privato- che sono stati ripetutamente salvati”. Se l’Europa ha permesso lo spostamento di questi debiti dal settore privato a quello pubblico, “è l’Europa, non la Grecia, che dovrebbe farsi carico delle conseguenze”. Non è la ristrutturazione del debito che è immorale, “è la mancata ristrutturazione ad esserlo”.
“La Grecia dovrebbe convertire i suoi bond in obbligazioni legate all’andamento della crescita economica”. Se la Grecia registrerà performance positive, “i suoi creditori riceveranno più del previsto” e quindi “entrambi saranno incentivati a perseguire politiche pro-crescita”.

Maurizio Burattini
Il premio Nobel per l’economia Stiglitz boccia il piano dell’Ue che strangola la Grecia e propone la ristrutturazione del debito. Sarebbe un modi intelligente per risolvere il problema. Una soluzione simile venne adottata dagli antichi Romani, che riuscirono a ridurre il malcontento dei cittadini indebitati, prorogando i debiti, interrompendo i processi per insolvenza, evitando di vendere i beni dei debitori, rafforzando così la compagine sociale, mediante l’integrazione dei ceti più deboli.
La soluzione di quel problema fu una delle ragioni dell’antica Roma che, grazie a queste politiche di integrazione estese anche ad altri popoli, riuscì ad imporre la sua egemonia sul mondo. Tale sapienza politica, invece, è del tutto ignota alla tecnocrazia europea. Evidentemente la storia non ha insegnato nulla a questa classe dirigente incompetente e priva di memoria, che si appresta a provocare non solo il disastro sociale della Grecia ma anche la rovina dell’intera comunità europea.

GIOVANNI SCAVAZZA
Mi duole dover dare ragione ad Andreotti.
La prima teoria andreottiana di cui parlo risale a subito dopo la caduta del muro di Berlino, quando disse chiaramente che precipitarsi a consentire la riunificazione della Germania era un errore, che avremmo dovuto valutare meglio costi, conseguenze e quant’altro. Invece in un furore ideologico questa cosa è stata consentita e favorita, anche forzando conti e compatibilità economiche, cioè concedendo alla Germania agevolazioni che oggi, nella UE che la Germania domina, vengono proibite come tabù a governi e popoli in difficoltà.
La seconda teoria risale a molto tempo prima, agli anni 70, ed è passata alla storia come la “teoria dei due forni”, ugualmente vilipesa e rifiutata. Diceva il grande Giulio: se ci sono due forni che producono e vendono il pane, perché devo dichiarare e impegnarmi a comprare il pane sempre e solo da uno, escludendo a priori l’altro? Se faccio così il proprietario dell’unico forno da cui mi servo se ne approfitterà, e diventerà il vero padrone del mio pane e della soddisfazione del mio bisogno di sfamarmi (Andreotti parlava del forno liberale/PLI e del forno socialista/PSI, dilemma da cui si uscì imbarcando tutti e due i forni nel Governo pentapartito, ma questo è un altro discorso).
Tsipras ha dovuto pareggiare la partita con gli usurai della UE e della BCE. Non ha perso la partita, e questo è già un grande risultato. Ma non poteva vincerla del tutto, proprio perché non c’è ancora disponibile un secondo forno. La resa dei conti finale è rinviata di due-tre anni, perché rimane comunque il fatto che il debito e gli interessi greci non sono sostenibili rispetto alla loro economia, e nel medio termine saremo punto e daccapo.
Ma la partita si può ancora vincere (Syriza non è una meteora), e si può strutturare una strada diversa per tutti coloro che vorranno intraprenderla, cioè un secondo forno. Questo forno ancora non esiste, perché i paesi cosiddetti BRICS non sono ancora un polo che si muove coordinato tra loro, stanno ancora avanzando da soli, sia pure sulla stessa strada e nella stessa direzione. Insomma, non hanno ancora aperto un vero e proprio secondo forno, ma lo faranno in tempi storicamente molto brevi, le condizioni economiche, politiche e logiche sono già mature.
Tsipras ha chiesto aiuto individualmente ad alcuni Paesi BRICS, in particolare a Russia e Brasile, ma individualmente questi per il momento non hanno trovato conveniente un intervento. Ma le cose cambieranno quando questi paesi saranno un vero polo economico-politico, di stampo ovviamente socialdemocratico, allora per gli usurai UE le cose cambieranno, perché dovranno sostenere la concorrenza con il secondo forno, molto più appetibile, con prezzi molto più a buon mercato e diffuso su tutto il pianeta (America, Europa, Asia, Africa).
Ovviamente in Italia abbiamo anche un problema interno, che è sempre il solito, come riempire il buco nero dell’assenza di una vera sinistra, cioè di coloro che dovrebbero propugnare questa strada, mentre in Grecia e in Spagna questo vuoto politico è stato già riempito. Vedremo l’evoluzione anche in Italia.

ALDO ANTONELLI
Alla domanda: “Ma che Europa è mai questa?” l’amico Nicola da Mestre risponde:
«.. è l’Europa del capitale più sfrenato che non tollera perdenti sul suo cammino, anche a costo di passare sopra alle sovranità nazionali pur di primeggiare sul campo della competizione capitalistica. Come ha detto Varoufakis, i carri armati sono arma obsoleta: il capitale si è aggiornato ed ora usa le banche che non fanno morti visibili, ma uccidono lo stesso le Comunità silenziosamente, senza scoppi di bombe e demolizioni materiali. Le tecniche si affinano, ma il risultato finale è lo stesso, e su questo motivo avresti ragione per non dormire».
E allora, già che ci siamo diciamo qualcosa sulla TECNICA! Che, nata per facilitare la vita degli uomini la sta mettendo in croce.
Sempre sulla rivista “INTERCULTURE”, Arrigo Chieregatti e Bruno Amoroso scrivevano:
«Da tutti viene denunciata la depravazione morale e l`incapacità politica dei nostri governi, ma non possiamo dimenticare la dissociazione interiore dentro ognuno di noi; dentro le nostre famiglie; dentro i nostri gruppi, dentro le nostre nazioni: il ritmo del progresso sembra avere provocato una rottura e uno squilibrio difficilmente sanabili.
La civiltà umana era sorta in un equilibrio e in una cooperazione tra mente e mano, e l’evoluzione di ambedue avanzava sullo stesso ritmo. Oggi le nuove tecniche (tecniche meccaniche, di informazione, di studio, di scuola, tecniche didattiche, psicologiche, mediche, religiose., politiche, artistiche…) avanzano con ritmo incredibile, mentre le nostre menti non sono più capaci di sapere in quale direzione sta camminando il progresso. Il potere della tecnica è tale che sembra che nessuno possa fermarla, e ormai la tecnica sembra essere più forte e più determinante del potere degli esseri umani. Sembra che la mente e il braccio non siano più capaci di armonia tra loro; anzi che ormai sia il braccio che dirige la mente e la condiziona.
Un mondo in cui la tecnica supera in importanza il sapere (il gusto, il sapo¬re, il godimento…) è un mondo che vive alla dipendenza dell’interesse, spesso dell’interesse economico, che manovra le ricerche, le invenzioni e le applica¬zioni».
Umberto Galimberti scrive:
«Reificando l’uomo e trattandolo alla stregua delle cose (res), la tecnica trasferisce l’identità nella funzione, risolve la libertà individuale nella libertà di ruolo, capovolge il rapporto dell’uomo con la natura, riducendo quest’ultima a materia prima a disposizione della tecnica; vanifica la politica trasferendo il potere decisionale all’economia, i cui investimenti sono decisi dalle innovazioni tecniche; rende impotente la morale che solo in modo patetico può chiedere alla tecnica che può di non fare ciò che può; e con tutta probabilità determina la fine della storia, perché non si può chiamare “storia”, ma semplicemente “tempo”, un processo che avviene al di fuori di ogni orizzonte di senso».
Non so se vi basta….. Buona giornata.

RIDIAMARO :- )

Da Netanyahu Renzi ha detto testuale: “Il Devid di Maichelangelo…”
Quando uno l’inglese lo sa, si vede!
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A Renzi si potrebbe applicare l’aforisma di Oscar Wilde: “Adoro parlare di niente. E’ l’unica cosa di cui so tutto”.
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Mannelli
Fare, signori miei, fare, fare, FARE!
Fare un cazzo ma FARE.

La spesa per il carrozzone politico italiano è di 16 miliardi più alta della spesa per la politica inglese, e quasi 16 miliardi più alta di quella tedesca (che ha 80 milioni di abitanti contro i nostri 60). Solo parificando questa spesa a quella delle altre Nazioni europee, ci uscirebbe, pari pari, il costo per il reddito minimo di cittadinanza. Perché, crisi o non crisi, in questo campo non si taglia mai?
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Renzi: “Scusate il ritardo, ma ho passato la notte a salvare l’Europa”.
Poi è arrivata l’ambulanza e per prima cosa gli hanno tolto il pigiamino da Superman, che indossava. (Scanzi)
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Pirata 21
Renzi ha dichiarato che dal 2016 non si pagherà più l’Imu. Poi ha attaccato la magistratura comunista.
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Com’è che nessuno dice: “Je suis Eraclitò ”?
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Gli alberi spogli

Ascolta: ho incontrato nei versi
la gioia che dura,
la felicità degli altri.
Io scrivo con cura
la verità dei miei giorni;
l’amore per me è finito,
ora incontro la vita:
la mia notte più scura.

C’erano giorni assolati
e risi di visi passati;
a volte ho ancora quel riso
illuso sul viso marchiato.
Ma non è più la vita di prima.
Cadevano le foglie da chiome
illuminate fin sui nostri
corpi di minuscoli bambini
stesi a terra perché a volte
ci facevamo male
ed assaggiavamo l’amaro
di questo nostro esistere
sotto i raggi del sole.
Ora le mie ginocchia sono intatte,
non perdo sangue da tempo,
ma come quelle foglie morte
sotto i miei primi passi,
mi disintegro lento.

Allora poggio la testa al muro
e vivo una pienezza
di dolore.

Federico Ghillino
.
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Complimenti per l’ampiezza dell’informazione e la vasta area tematica trattata.
    Mi permetto segnalare che dal 1-7-2014 l’aliquota sulle rendite finanziarie è stata aumentata dal 20% al 26% , ivi comprese le partecipazioni non qualificate cioè inferiori al 20% di partecipazione azionaria.
    Per le partecipazioni qualificate (cioè oltre il 20% e quindi i grandi azionisti) la percentuale è rimasta invariata a circa il 20%.
    Quindi il fenomeno dell’aumento della tassazione è ancora più scandaloso e discriminante.
    Tutto questo con il PD protagonista ancora una volta in contraddizione con i suoi principi.
    G .Mazz.

    Commento di G.Mazz. — luglio 26, 2015 @ 7:31 pm | Rispondi

  2. Più che esprimerti la mia quasi totale comunanza di idee e la mia stima nei tuoi confronti,ti posso voler bene virtualmente ed anche realmente!!!

    Commento di antonio fazzari — luglio 27, 2015 @ 3:18 pm | Rispondi

  3. Grazie, Antonio
    troppo buono
    ricambio

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2015 @ 7:44 am | Rispondi


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