Nuovo Masada

luglio 6, 2015

-7-2015 MASADA n° 1665 IL POPOLO GRECO HA DETTO NO ALL’AUSTERITA’

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MASADA n° 1665 6-7-2015 IL POPOLO GRECO HA DETTO NO ALL’AUSTERITA’
Viviana Vivarelli

In Grecia nel referendum sull’accettazione dell’austerità il No stravince sul Si’, con 61 a 39- La figuraccia del trascurabile Renzi – Renzi unico assente al vertice europeo sulla Grecia – Come l’Islanda rifiutò di pagare il debito e poi si riprese dalla crisi – Junker e i paradisi fiscali – Gli errori del Fondo Monetario – Irlanda e Portogallo – Balle mediatiche sulla Grecia – Se la Grecia dovesse uscire dall’euro, subentrerebbero Russia, Cina ed Emirati nel Mediterraneo portando problemi ben più gravi – La Grecia è tutti noi – Che vi piaccia o no, la Troika ha perso

Avevano minacciato l’Apocalisse
Riscuotono la Democrazia

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Immaginiamoci se, quando è fallita la California, gli Stati uniti avessero avuto una Merkel che diceva alla California: “Senti bella, o ti bevi questa medicina o fuori!” E glielo avesse detto, poi, per 61 milioni!
Cofferati: “Le autorità europee hanno avuto la sfacciataggine di dire che volevano distruggere la Grecia perche nelle trattative non si sono trovati d’accordo su 61 milioni!! Chi parla così va allontanato, con garbo ma allontanato! L’accordo per i pagamenti si stava per fare ma la Germania lo ha respinto per 61 milioni!”

Perché nessuno dice che l’Austria sta per indire un referendum sull’euro?
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La Deutsche Bank ha una esposizione ai derivati pari a 54,7 TRILIONI DI EURO. Pari a 20 volte il PIL tedesco e 5,7 volte il PIL della intera Europa. E poi la GRECIA che non paga 1,5 miliardi di euro deve fallire?
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Gli USA, Il Fondo Monetario e la Francia sono a favore delle ristrutturazione del debito greco.
La Merkel dice di no.
Il 22 settembre di quest’anno si terranno le elezioni politiche tedesche. Quanto mi piacerebbe che una certa Angela prendesse una bella tranvata!
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OSVA
Renzi prima delle elezioni europee era contro l’austerità, poi pro Merkel ed infine parlava di derby euro-dracma sperando finisse come la maggior parte dei derby Juve-Toro. Ma quest’anno ha vinto il Toro, caro Renzi, ed erano vent’anni che non succedeva.
Adesso se diventerà “filo granata”, smarcandosi quindi dalle posizioni precedenti, non sarà per una questione di dignità ma di puro opportunismo politico che poi è un po’ l’emblema del renzismo.
Quindi nessuna possibilità di assurgere al rango di statista, semmai assisteremo al passaggio da caciarone semplice a caciarone furbetto.
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lacustremigrato
‘Der Spiegel’ -che non è un giornaletto come tutti i nostri (tranne uno) sovvenzionati dal contribuente e quindi prostrati in un modo o nell’altro a chi temporaneamente comanda- titola: ‘La Merkel e l’Europa hanno fallito’.
Poi ognuno può dire ciò che vuole pro-Germania. Sta di fatto che ora qualcuno, lassù incomincia a preoccuparsi, e anche la Francia, pare alla fine.
E forse anche la Merkel, dopo aver ricevuto l’ennesimo inchino da parte del ragazzotto italiano subito corso a baciarle l’anello (‘prima’ però, vediamo ora dopo quel 61% abbondante se lo ribacerà)- dovrebbe rivedere un po’ le sue posizioni non pensando solo alle banche.
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A confermare il fallimento della Merkel, Der Spiegel fa una copertina in cui la mette sullo sfondo del Partenone, in compagnia di 7 gerarchi nazisti, il nazismo non è mai morto, l’Europa costruita dalla Merkel tenta di restaurarlo, con una nuova Germania dittatoriale che vuol mettere tutti i Paesi europei sotto di sé.
Sopra la foto il titolo: “La superpotenza tedesca”. È la copertina shock dell’ultimo numero dello Spiegel che pubblica un reportage su come ‘l’Europa vede la Germania’.

L’articolo è corrosivo : “Le ceneri di Angela”
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Junker riunisce 17 capi europei per decidere sulla Grecia, ma non chiama il premier italiano. Renzi non è stato invitato, come del resto non lo hanno chiamato mai ogni volta che si sono riuniti sulla Grecia. Spero che tutti riescano a capire che per i leader europei Renzi è meno di niente, un burattino messo su dall’alto, senza elezioni, da Napolitano, con la connivenza di Berlusconi, in un posto cruciale perché facilitasse loro il lavoro di fare a pezzi l’Italia, un utile idiota a cui oggi deve essere venuta una paralisi al ditino. Infatti non ha cliccato il solito insulso tweet. Del resto è a corto di battute, essendosi licenziata perché non pagata, la schiavetta che gli scriveva i discorsi che poi lui imparava a memoria. Andrea Marcolongo, ghost-writer di Renzi. Ora il burattino è rimasto senza fili e senza copione.

http://www.femaleworld.it/andrea-marcolongo-ghost-writer-di-renzi-si-licenzia/

http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/l-ex-ghostwriter-di-renzi-confessa-a-panorama-mai-stata-pagata-_2089722-201502a.shtml

Pippo
Merkel & Hollande si incontrano, per l’ennesima volta il magliaro di FI non viene chiamato neanche per servire il caffè. Siamo umiliati dall’essere rappresentati da un utile idiota.
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Renzi sull’EUROPA:
“Che fate? Ndo annate? Ndo state?”
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LOGOS
Hanno intervistato Renzi: “Lei per chi voterebbe se fosse un greco?”
“Votare che?!?”
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Il Rignanese è un vuoto a perdere. Come direbbe Verdone: Perdemoselo!

MAURIZIO RICCI
Quando, nel 2010, Atene fa crac, il Fm avrebbe dovuto reclamare, come da consuetudine, un taglio dei debiti, cioè un parziale default, per tenere a galla la nave. Ma tre francesi – il direttore del Fm Dominique Strauss- Kahn, il Presidente. della Bce, Trichet, il Presidente Sarkozy, con l’attivo sostegno della Merkel – bloccano questa strada. Le banche europee sono esposte per 134 miliardi verso la Grecia e per 2/3 si tratta di banche francesi (50 miliardi) e tedesche (oltre 30) (i crediti di banche italiane sono trascurabili). Un default greco costringerebbe Parigi e Berlino a correre in soccorso delle proprie banche. Si preferisce usare lo stesso i soldi dei contribuenti, ma sotto forma di prestiti alla Grecia, nella speranza che li restituisca. Si applica alla Grecia il massimo rigore, ma la ricetta non funziona. Ora devono fare tutti retromarcia. Lo ammette candidamente, già nel 2013, il capo economista dello stesso Fmi, Olivier Blanchard: ci siamo sbagliati, non avevamo calcolato che gli effetti dell’austerità sarebbero stati così duri. Infatti, l’economia greca crolla del 25%. Il peso del debito diventa schiacciante. Ma la Lagarde rifiuta favori alla Grecia. Il Fm propone di nuovo un taglio dei debiti greci. Blanchard apre ufficialmente la strada ad una ristrutturazione del debito. E’ quanto chiede anche il ministro greco, Varoufakis. Ma anche Blanchard si scontra con il no assoluto del tedesco Schaeuble, convinto, come un maestro severo, che di ristrutturazione del debito si possa parlare solo “dopo che la Grecia avrà fatto i compiti”. Adesso il Fm capisce che la vittoria dei No rischia di volatilizzare i crediti dell’Europa e dell’Fm. Occorre allungare a 40 anni le scadenze, tagliare del 30% il totale, con pagamenti zero nei primi 20 anni. Ora si stanno litigando sul da fare.
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Nel Fm si è aperta una spaccatura. La crisi greca rischia di avere conseguenze inimmaginabili con un effetto domino, negativo per il capitalismo occidentale, del resto far fallire la Grecia non conviene alle banche francesi e tedesche che vedrebbero sparire i loro soldi. Per cui il debito sarà ricontrattato, sarà rimesso in parte (30%) e saranno allungati i tempi di restituzione, altrimenti per l’Ue e gli interessi bancari ad essa collegati sarà il suicidio. Ma i media italiani non lo fanno sapere e dobbiamo leggerlo sulla stampa estera che il Fm è spaventato dal movimento antieuro che cresce ovunque da Podemos al M5S e che “si preparano bozze per capire se i debiti siano insostenibili, in modo simile a quelli della Grecia. L’occasione sembra unica: lo stesso Fm afferma che i prestiti, anche fino al 2018, potrebbero non bastare, aprendo così l’ipotesi di ristrutturazione del debito”
Nella Troika ci sono opinioni molto divergenti e l’Fm ha inviato un forte messaggio a Bruxelles, con una analisi che sottolinea come il debito di Atene sia insostenibile. In parole povere, il Fm si rende conto che in queste condizioni il debito greco non sarà mai ripagato e (testuali parole):“Si richiede una riduzione del debito superiore al 30% del Pil”.
Shawn Donnan (editore del Financial Times) chiede da Washington che si valuti anche l’ipotesi di raddoppiare le scadenze sui debiti greci da 20 a 40 anni.

http://www.wallstreetitalia.com/article/1819655/eurozona/analisi-fmi-da-ragione-a-tsipras-e-stato-aperto-il-vaso-di-pandora.aspx

Dunque ve lo dico io cosa succederà:

-il debito greco sarà ristrutturato
-il 30% di esso sarà condonato
-i tempi di restituzione saranno raddoppiati da 20 a 40 anni
-le banche greche sono solide, non hanno perso nulla, i soldi della Bce hanno ripagato loro tutti gli interessi, e riprenderanno la liquidità, del resto Draghi ha già detto che garantirà loro il contante per le aumentate richieste di liquidità.
-La Lagarde la pianterà di entrare di prepotenza nei dettagli economici dei paesi democratici e possiamo anche sperare che, dopo gli enormi danni fatti, se ne vada.
-Altri paesi indebitati chiederanno lo stesso trattamento della Grecia.
-La Troika sarà costretta a rivedere molto del suo operato.
-Draghi dovrà decidersi a fare dei cambiamenti nel perverso modus operandi per cui la Bce non stampa soldi come la Fed o la Banca del Giappone o la Banca d’Inghilterra ma ha creato un sistema usurai per cui dà i soldi si danno solo alle banche private che speculano poi sugli Stati gravandoli di interessi crescenti e mostruosi (già ha cominciato a stampare QI e ha lasciato nel sistema l’equivalente di 170 miliardi di euro immessi nel piano Smp e non ancora drenati).
-il movimento antieuro dilagherà in Europa e i governi pro euro perderanno consensi.
-dove la democrazia è impedita si chiederà a gran voce che il popolo sia consultato sull’esempio greco.
E questo alla faccia di tutte le canaglie e gli avvoltoi pronti a sbranare i morenti e che godono a farlo!
E alla faccia di tutti i media che hanno nascosto la verità, hanno minacciato l’apocalisse, hanno disinformato e terrorizzato, spandendo menzogne e plagiando le gente ad andare contro se stessa.
E anche alla faccia di tutti quei politicanti che per loro interesse personale hanno svenduto il loro Paese agli interessi del turbocapitalismo, gettandoli in un gorgo senza fine in cui sono progressivamente distrutti diritti umani e civili, democrazia e libertà.
Se, in questo frangente, il rinnegato e disperso gruppo dei socialisti europei sarà capace di riprendere onore e verità, bene, sennò saranno sostituiti da movimenti politici più energici e innovativi e vorrà dire che il loro percorso storico è finito, senza che sia finita la lotta per i diritti democratici del popoli.

CURZIO MALTESE
Ha detto “Dalla piccola Grecia nasce un grande sogno: un’altra Europa.
La vittoria greca è la vittoria di ogni europeo sano e intelligente che capisce che questo stato di cose non può continuare.
Tsipras è un uomo straordinariamente onesto e capace.
E mi fa piacere che la Merkel ne esca male, perché è insopportabile come in Europa siano dominanti gli interessi tedeschi”
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Si può ignorare la decisione di un governo, ma non la decisione di un popolo!
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pino1 Originalchoice
Europa unita no, ma € riuniti nelle banche, sì.
La più grande truffa del millennio.
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E ora massima vergogna e disonore per i partiti socialisti europei e ai giornali come l’Unità che hanno lasciata sola la Grecia, quando non le hanno sparato contro!
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SU JUNKER

Chi ha messo alla Presidenza Ue l’architetto della più vasta evasione fiscale legale della storia continentale o chi questa nomina trova inopportuna?

ALESSANDRI GILIOLI
Io farei un referendum in tutta la Ue – o almeno nell’eurozona – per decidere se vogliamo fare un bilancio federale come gli Usa o no. Se no, è finita l’Europa. Se sì, si fa l’Europa quella vera.
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Firefly
I costi di un’uscita di Atene dall’euro sarebbero enormi e maggiori di quelli da sostenere per mantenerla dentro.
Andranno in preghiera da Tsipras pur che la Grecia non abbandoni il progetto.
Il personaggetto italiano, invece, scelto non da un popolo … ma da poteri forti e mala-politica per mantenersi “in statu quo ante”, vale ovunque quanto il due di picche quando briscola e’ a fiori.
Esattamente come il suo “minion” Mogherini.
Altro tempo che stiamo perdendo, galoppando in direzione opposta.. chiedendo supporto al peggio del peggio.. per perseverare nel peggio.
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eduardo d’errico
Nelle subcronache del Web è documentata la presenza di taluni figuri che, non potendo per oscuri motivi esternare il loro infinito amore per i propri capi e dirigenti, si sfogano esprimendo soltanto odio, rancore e disprezzo per coloro che a quei capi e dirigenti si oppongono. Ivi compreso, a quanto pare, il popolo greco, che ha osato contrapporsi a quell’ oligarchia europea che costituisce la stella polare dei suddetti figuri. Stiano però sereni, almeno per l’estate ; le cattive notizie sono appena all’inizio. Sarà un autunno molto “folkloristico”.

Si straparla della Grecia come di un paese “debitore” e si afferma che gli altri paesi europei ne sono i “creditori”. E’ vero proprio il contrario. Da oggi, ma non solo, siamo noi ad essere debitori della Grecia, in fatto di democrazia, dignità, coraggio e coscienza politica . Tutto l’establishment europeo aveva minacciato ( e in buona parte realizzato la minaccia) di ridurre il paese in povertà. Ebbene, quelli che hanno reagito e rifiutato il ricatto sono stati proprio i settori sociali più deboli e più esposti al rischio (la borghesia greca ha votato compattamente sì). Siamo tutti debitori del popolo greco, e dobbiamo imparare a mettere a frutto la lezione ricevuta.
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ISLANDA IFQ
Nel marzo del 2010 più del 93% dei 300mila abitanti dell’isola ha votato “No” alla restituzione di 3,9 miliardi di euro. Tra il 2009 e il 2010 il Pil di Reykjavik è diminuito del 10% e una ripresa ha iniziato a vedersi dal 2011 quando il paese ha ritrovato il sentiero della crescita, ma la cura non è stata indolore. Incapaci di ripagare i loro debiti, le banche islandesi falliscono una dopo l’altra. Il governo è costretto a nazionalizzarle e per farlo deve farsi aiutare anche dal Fondo monetario internazionale a cui chiede un prestito di 5 miliardi di euro impegnandosi in cambio ad attuare misure di austerità fiscale. I conti online all’estero vengono abbandonati al loro destino garantendo solo minimi rimborsi. I risparmiatori inglesi e olandesi non pagano quasi dazio perché i soldi li mettono Londra e Amsterdam. Diventa una questione tra governi ma quello islandese “spariglia” il gioco rivolgendosi al popolo che con un referendum dice no alla restituzione dei soldi. L’Olanda rimarrà particolarmente scottata dalla vicenda e anche per questo motivo si dimostrerà particolarmente intransigente in altre situazioni a cominciare da quella greca. L’Islanda è quindi riuscita con il voto popolare a liberarsi del debito verso gli stranieri. Ma la cura a cui si è sottoposta non è stata certo indolore e i risultati iniziano a vedersi solo ora. Ha dovuto salvare le sue banche spendendo una cifra pari al 30% del suo Pil e per farlo ha dovuto chiedere un prestito al Fondo monetario internazionale da 5 miliardi di euro. Ha imposto rigidi controlli sull’esportazione di capitali che solo da poche settimane vengono gradualmente allentati. Tra costi dei salvataggi e aumenti del debito il costo complessivo della crisi è stato stimato al 65% del Pil. Tra il 2009 e il 2010 il Pil è diminuito del 10% e una ripresa ha iniziato a vedersi dal 2011 quando il paese ha ritrovato il sentiero della crescita (2% all’anno).
I turisti stranieri sono in forte crescita grazie al cambio favorevole così come le esportazioni. Il calvario insomma è durato un triennio. Come per l’Islanda anche per la Grecia la partita del debito è ormai soprattutto una questione tra governi. Le banche, sono state “graziate” nel 2011 dall’intervento degli Stati, e dei relativi contribuenti, portando comunque a casa un taglio del 50% del valore dei loro crediti. Proviamo a “traslare” il precedente islandese sulla situazione greca. Anche con una moneta propria il sistema bancario nazionale andrebbe sostenuto, di fatto nazionalizzato. Ipotizzando un costo dell’operazione simile a quello dell’Islanda servirebbero circa 60 miliardi di euro.
Dove trovarli dopo aver rotto con i creditori europei ed Fmi? Inoltre dal punto di vista delle relazioni internazionali una cosa è mettere in conto a due governi 3,9 miliardi di euro, un altro è scaricare debiti che sono enormemente superiori. Se il costo finale della crisi fosse simile a quello islandese si parlerebbe di 120 miliardi. Superata la bufera finanziaria, dopo un’inevitabile profonda recessione è possibile che anche la Grecia ritrovi la via della crescita. La via islandese è una strada che si può scegliere di percorrere. Basta sapere che farlo non sarà comunque indolore.
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carmilla
E a Renzi, se non rompe le scatole alla zia Merkel mentre tratta con lo zio Tsipras, è stato promesso un bel giro in elicottero (eurocottero, come lo chiama lui simpaticamente), a fine trattative (e un big gim boy scout nuovo con cui giocare, nel frattempo).

VERGOGNE EUROPEE

Notevole il fatto che in Grecia la campagna per il SI’ è stata fatta dagli stessi che governavano prima di Tsipras e hanno portato la Grecia nelle sue condizioni attuali
ma che credibilità potevano avere costoro?

La stampa europea è stata talmente falsa da non pubblicare prima del referendum la notizia che il Fondo monetario aveva giudicato che in queste condizioni la Grecia il debito non lo avrebbe potuto pagare mai e che dunque si doveva ridurlo del 30%
Perché questo non è stato fatto?

Veramente vergognoso l’apparato mediatico falsificante e calunnioso tutto contro la Grecia e contro Tsipras.
La Grecia si è presa qualche soddisfazione: per es. ha chiuso le trasmissioni di Sky, accusata di essere troppo di parte. Ma in Italia i media di parte erano quasi tutti, andrebbero tutti chiusi.

Alessandro Gilioli: “…premio speciale a Rainews che parlava dell’oceanica manifestazione a favore del sì mostrando le immagini dei manifestanti che inalberavano cartelli per il no!”
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Tra poco vanno a votare Irlanda e Portogallo, la metà degli elettori italiani già non vota per schifo contro gli attuali partiti, il Pd ha perso 8 punti in pochi mesi, il prossimo anno anche l’Inghilterra voterà pro o contro l’euro.
Naturalmente l’Euro e i suoi padroni restano gli stessi e non hanno mollato la presa sui Paesi che vogliono depredare.
Sostanzialmente si sta svolgendo un aperto processo popolare in tutta l’Europa sulla gestione del Fm e della Bce che non sarà senza conseguenze,
Qualunque cosa i dittatori delle finanze europee volessero dimostrare, il piccolo Tsipras ha toccato il delicatissimo tasto della democrazia, che per l’Ue è come un orzaiolo nell’occhio del diavolo, e questo non farà che far crescere gli euroscettici.
Ovviamente i No in Grecia sino venuti soprattutto dalla parte giovane del paese, tra i 18 e i 34 anni, in mezzo c’è parte e parte, i SI’ vincono sopra i 55 anni, nella parte più conservatrice e retrograda del Paese.
E caso strano, molto strano, tutti gli armatori sono per il si. La casta dei privilegiati greci sono tutti per l’uro.
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Non capisco perché gli squadristi dei blog hanno avuto l’ordine di ripetere che Tispras ha voluto il referendum per vigliaccheria, quando lo aveva dichiarato lui stesso nel programma di Salonicco che per i casi più gravi avrebbe chiesto direttamente al popolo, cosa che regolarmente ha fatto, così come ha mantenuto fede a tutto il programma presentato, a netta differenza dei leader nostrani che appena eletti cambiano tutte le carte in tavola.


(Varoufakis)

STUPIDAGGINI DA BLOG

Mi rendo conto che sul blog c’è una schiera di cloni che sono pagati per ripetere ossessivamente alcune dichiarazioni che sono comandate loro al mattino, ma alcune di queste sono proprio demenziali.
Le pensioni, per esempio. Si continua insistentemente a parlare di baby pensioni quando l’età media con cui si va in pensione in Grecia è 61 anni (per legge si arriverà a 65 e l’Europa chiede 67), ma la media di 61 anni è nettamente inferiore alla media delle pensioni italiani e totalmente inferiore a quelle tedesche.
Perché dunque ripetere a manetta questa balla?
Mi fa piacere sapere che Tsipras ha rifiutato il Jobs Act per la Grecia, quello che il Pd nostrano ha votato all’unanimità “senza se e senza ma”, dimostrando di mettere sotto i tacchi i diritti dei lavoratori.
Per quelli che insistono a dire che i creditori si devono pagare a basta, ricordo che Tsipras non vuole smettere di pagare i debiti della Grecia ma vuole che la Grecia possa sopravvivere pur pagando i propri debiti ma soprattutto per avere un qualche futuro.
E poi il Fm o la Bce possono anche chiedere i miliardi che sono loro dovuti ma non è legittimo che entrino nei particolari di come queste somme devono essere raccolte. Questo rientra nella sovranità di un paese che deve scegliere lui cosa fare. La violazione che la finanza ha fatto della sovranità nazionale e della democrazia è pesantissima e ha mostrato a tutti i cittadini europea un clima di arroganza, intimidazione e sopruso.

Mi sembra molto sciocco poi lamentare come cosa gravissima che nelle banche sia finita la liquidità.
E’ ovvio che se in un paese qualsiasi si chiede più contante del solito alle banche, questo dopo un po’ non ci sarà. Nessuna banca ha denaro in grado di essere liquidato su una richiesta forte da parte dei clienti. Ma le banche greche restano solide e Draghi ha già garantito che il contante ci sarà. E figuriamoci se le banche greche non sono solide! Si sono prese il 90% di tutti i soldi che la Bce ha dato alla Grecia. E intanto le pensioni sono state pagate.

CHE FINE HA FATTO LA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA ?

Noi comprendiamo che questa Europa è ferocemente neoliberista, e che i diktat della Troika sono ferocemente di destra.
Ma come è stata possibile una resa così vile e meschina della sinistra europea? E’ una cosa che fa resuscitare per l’indignazione le moltitudini di uomini veri che sono morti per la democrazia e per la libertà?
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GLI ERRORI DEL FONDO MONETARIO

Tsipras aveva chiesto solo più tempo e una ristrutturazione del debito per poterlo pagare senza morire prima, ma la risposta della Merkel è stata un No assoluto, fanatico e dittatoriale, per quanto lo stesso Fondo monetario abbia riconosciuto più volte di aver sbagliato ricette e di aver posto diktat troppo duri che non si potevano soddisfare e aver riconosciuto anche di non aver previsto affatto (massima ipocrisia) le conseguenze fallimentari di quel che ordinava.
E malgrado questo, il fronte del SI’ ha sparlato e vociato lo stesso !!
E’ stata la stessa situazione in cui gli stessi che urlavano che il Pd aveva vinto, sono stati ammutoliti dallo stesso Renzi che riconosceva le proprie perdite.
Tsipras è di sinistra, l’unica sinistra europea, dopo che le altre sinistre sono diventate gatte morte sotto il capitalismo.
Tsipras porta avanti la democrazia, l’unica democrazia che oggi riusciamo a vedere nei paesi mediterranei.
Tsipras dunque è fortemente odiato dal grande capitalismo occidentale che non vuole oppositori nella sua marcia dittatoriale e predatoria.
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Dal 2010 le ricette imposte dal Fondo monetario hanno aumentato a dismisura la crisi economica greca, hanno portato il debito al 175% del Pil, in un anno le restrizioni perverse hanno fatto salire il debito da 100 a oltre 340 miliardi, la manovra testa a stroncare il Paese e a punirlo per aver votato un governo di sx, è stata lacrime e sangue con tagli a tredicesime e quattordicesime degli impiegati pubblici, il 25% di essi licenziato, aumento dell’età pensionabile a 65 anni, aumento dell’Iva e di altre imposte, per un totale di 40 miliardi.
I soldi dati dalla Bce non sono andati ai Greci ma alla finanza privata per il 90%, e questa, una volta al sicuro, ha pensato bene di scaricare gli oneri sulla paese. Ad essere stato salvato è stato il sistema bancario, non la Grecia.
Non è vero che la Grecia non abbia fatto tagli sui dipendenti pubblici perché ne ha tagliati il 25%, 255.634 in meno.
Non è vero che la Grecia non ha fatto le riforme strutturali richieste, tant’è che è salita dal 109° al 61° nella graduatoria dei paesi dove è conveniente investire
Non è vero che non abbia alzato l’età pensionabile, la situazione greca era simile a quella italiana e con la riforma attuale i greci andranno in pensione più tardi degli italiani (ma anche dei tedeschi). Lo sforzo c’è stato, ed è considerevole.
Non è vero che la spesa pensionistica sia eccessiva. E’ minore di quella italiana e il “costo” di un pensionato greco è molto inferiore a quello di un pensionato tedesco.
Non è vero che il suo debito pubblico sia superiore a quello degli altri Paesi europei e non si è fatto nulla. La Grecia è passata da un deficit al 15,6% nel 2009 al -1,4% nel 2015.
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Mentana: “L’Europa sembra un convento dove mangia solo la Madre Superiora
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JEAN CLAUDE JUNKER
Presidente della Commissione europea:
Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno.”

FARE L’EUROPA DEI PAESI DEL MEDITERRANEO

Gli europei sono 500 milioni, nella zona euro ce ne sono 325 milioni, ma l’Europa mediterranea conta 190 milioni di persone.
Potrebbero formare un’altra Europa, più democratica, con una vera banca federale, una nuova moneta e istituzioni create per far sviluppare e tutelare i popoli e non per arricchire alcune banche di affari americane e poche centinaia di magnati, se solo i popoli si vegliassero dal loro torpore e creassero una vera democrazia: l’Europa dei Paesi del Mediterraneo, senza il giogo della Merkel, e la sudditanza al Fondo monetario.
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Joseph Stiglitz (premio Nobel per l’economia nel 2001)
È abbastanza certo, quello che stiamo osservando. È l’antitesi della democrazia: molti leader europei vogliono vedere la fine del governo di sinistra di Tsipras. Dopo tutto, è estremamente scomodo dover trattare con un governo tanto contrario ai tipi di politiche che hanno fatto aumentare le disuguaglianze in tanti Paesi avanzati, un governo impegnato a ridimensionare il potere sfrenato dei più ricchi“.
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IRLANDA E PORTOGALLO

Ma dove la vedono i cloni la rinascita di Portogallo e Irlanda??? Stanno sempre lì come pappagalli a ripetere il mantra che sono rinati applicando come schiavi le restrizioni del Fm, ma è chiaro che non sanno nulla.
Perché non fanno un viaggetto in Portogallo?
Contro le vanterie del suo primo ministro, identiche a quelle di Renzi, lo spettacolo del Portogallo è pietoso e la miseria si tocca con mano.
In quanto all’Irlanda, lo sapete almeno che fino a due anni fa, aveva il 2° reddito pro-capite dell’Ue e oggi è il fanalino di coda e per deficit viene subito dopo la Grecia; in più, è stata la prima economia della Ue ad entrare in recessione nel 2008 ed è l’ultima che ne uscirà.
In Irlanda i diktat del Fm e della Bce hanno spazzato via 20 anni di prosperità con economia in costante crescita, piena occupazione e innalzamento del reddito.
In 20 anni di boom sono stati quelli tra il 1988 e il 2007/2008, periodo di massimo splendore economico dell’isola ma la Bce e il Fm hanno spazzato via tutto.
Con la crisi, dopo il 2009, la recessione è andata al -7,5%, la disoccupazione al 13,8%, il deficit pubblico è cresciuto da 33,6 miliardi a 40,46. Lo Stato si è impegnato a tagliare la spesa pubblica per una quota da primato, tra il 15% e il 20% entro il 2014, aggravando la vita dei cittadini più poveri.

MENZOGNE MEDIATICHE SULLA GRECIA

Sulle pensioni greche non faccio che leggere, sulla nostra stampa, che balle. Nei fatti la Grecia è passata da una delle più basse età medie di pensionamento Ue ad una delle più alte. Ha fatto la più grossa riforma delle pensioni in Europa mettendo quasi metà dei pensionati sotto i 665 €, cioè sotto la soglia di povertà. L’età media di pensionamento è più o meno simile a quella tedesca: 61,4 anni; i 56 anni sono riferiti al solo settore pubblico e, se confrontati con i 55 anni degli impiegati postali tedeschi o i 58 anni dei lavoratori delle ferrovie tedesche, fanno sorridere.
La Grecia si è impegnata a tagliare molti benefici e ad aumentare l’età pensionabile a 67 anni (con almeno 15 di contributi) o a 62 con almeno 40 anni di contributi.
E fa fede la media di tutti gli anni lavorati, non solo gli ultimi 5.
Ma il Fm ha ordinato altri tagli a salari e pensioni che sono già al minimo, l’aumento dell’Iva del 13% sugli alberghi quando il turismo è quasi l’unica risorsa del Paese, ma questo abbatterebbe di più il Pil, facendo crescere il debito, con nuovi e più pesanti interessi.
Il punto è che, anche se Tsipras accettasse tutti i diktat dell’Universo e abolisse le pensioni, portasse l’Iva al 30% e vendesse il Partenone ai tedeschi e i bambini al mercato degli schiavi, non ce la farebbe lo stesso a pagare il debito che supera di 3 volte il Pil annuo; per cui strozzare il popolo greco servirà solo a pagare gli interessi su un debito eterno e, per di più, siccome con una cura del genere il Pil non potrebbe che scendere, portando lo stesso al default.

Per non soffocare, la Grecia (che dovrà darsi una sua moneta necessariamente debole) deve cercare urgentemente finanziatori che sostengano la sua ripresa economica e questo può significare solo tre cose:
– Russia, che potrebbe essere interessata tanto al passaggio dei suoi gasdotti sul territorio greco ed ottenere una destabilizzazione della Nato;
– Cina, che potrebbe aprire in Grecia una miriade di filiali delle proprie imprese manifatturiere, invadendo il mercato europeo senza nemmeno i costi di trasporto, ed usare i porti greci (oltre che quello del Pireo che già hanno) come punti di partenza e di arrivo (e la Cina sta lavorando a mettere le mani sulla logistica mondiale;
– Emirati arabi che potrebbero fornire le risorse petrolifere a credito in cambio di contropartite come, ad esempio il rifiuto di far passare gasdotti russi sul proprio territorio.

Dal 2000 a oggi i dipendenti pubblici in Grecia sono stati tagliati del 25%.
Le pensioni sono state ridotte e per metà sono sotto la soglia di povertà.
Molti beni collettivi (intere isole) sono stati venduti.
Ma per quanto l’avanzo di bilancio sia stato consistente, l’economia è crollata.
Il premio Nobel Paul Kruger ha giudicato che le ricette del Fondo Monetario sono state “il più grande errore commesso dall’economia nel corso della storia”.
I funzionari del Fm hanno riconosciuto di avere sbagliato tutte le loro previsioni, ciò nonostante non le hanno cambiate di una virgola, perché le loro ricette, imposte con la scusa della crisi e con la manipolazione dei trattati europei e i governi europei ridotti a una cieca ubbidienza, hanno portato un fiume di denaro (16.000 miliardi di euro) nelle casse delle banche private, hanno imposto uno sfacciato neoliberismo estremo ai popoli europei, hanno consentito di calpestare i diritti democratici e di violentare le Costituzioni, in una parola hanno permesso al turbo capitalismo di trionfare contro ogni principio di democrazia e di trattare i paesi mediterranei come fossero paesi sconfitti in una guerra militare che potevano essere depredati.

CURZIO MALTESE

Nel rapido processo di berlusconizzazione, Matteo Renzi ha trovato il suo Bush, per dire il protettore internazionale, in Angela Merkel. L’adozione a distanza del nostro premier da parte della cancelliera è ormai cosa fatta. I media celebrano l’idillio fra “Angela e Matteo” come un tempo l’amicizia fra Silvio e George W.
All’epoca, con quattro complimenti all’impettito comparuccio italiano, perfino quello comico sull'”ottimo inglese”, Bush trascinò l’Italia nelle insensate guerre mediorientali. Ora, con un paio di pacche sulle spalle Angela Merkel ha convinto l’alunno Renzi a mettersi in fila nello spezzare le reni alla Grecia e si è garantita una subalternità dell’Italia alla Germania come non si era mai vista nella storia dell’Unione.
Arruolato all’ultimo momento, dopo essere sempre stato escluso dai vertici sul caso greco, il vassallo si è dimostrato più realista della regina. Merkel, e Draghi non direbbero mai una sciocchezza falsa come “i greci sono chiamati a votare fra euro e dracma”, anche se è quanto vogliono far credere al popolo greco. Lo fanno dunque dire a Renzi, che non ha problemi di decenza istituzionale e in più rappresenta il secondo paese d’Europa più danneggiato dalle politiche di austerità, cioè in teoria quello che dovrebbe essere più solidale con la Grecia.
Ora, a parte che il premier italiano farebbe bene a toccare ferro – visto l’esito delle precedenti investiture della cancelliera a Monti e Letta – questo nuovo asse Roma-Berlino lascia ancora più perplessi del precedente Arcore-Texas.
Non soltanto per l’evidente tono coloniale dell’intesa. Siamo abituati da italiani a mettere da parte l’orgoglio e a considerarci una nazione di seconda fila che esprime a getto continuo classi dirigenti provinciali e servili, troppo gratificate dall’esser prese (per finta) sul serio dai leader mondiali per badare alla cura degli interessi nazionali.
Ma, mentre l’intesa Bush-Berlusconi corrispondeva almeno a un’affinità politica, qui siamo al trasformismo puro. Il capo del più grande partito social democratico d’Europa e la leader dei conservatori non dovrebbero almeno fingere di essere un po’ alternativi? Perché dar ragione così platealmente agli odiati populisti, per i quali destra e sinistra non esistono, se non come unica casta al servizio della grande finanza e dei poteri forti?
Intendiamoci, nella lunga trattativa fra istituzioni e Grecia, così come in tutte le grandi questioni che agitano il continente, l’intera socialdemocrazia europea (non solo il Pd) è stata la grande assente. Soltanto tre o cinque anni fa i programmi di socialisti e popolari sull’Europa si potevano considerare ancora alternativi.
I socialisti tedeschi, francesi, italiani, spagnoli chiedevano a gran voce gli eurobond, l’unione fiscale e bancaria, il ritorno degli investimenti pubblici in economia, l’integrazione delle politiche sull’immigrazione, la difesa dei beni comuni, eccetera. Ora tutte queste vere riforme sono sparite dalle loro agende, sostituite dalle riforme liberiste che piacciono tanto alla signora Merkel e alla Bce.
A voler essere appena onesti e obiettivi, e non è più il caso dell’informazione dominante, si dovrebbe riconoscere che Syriza e Podemos si sono limitati a colmare questo vuoto, che i loro programmi somigliano molto meno ai vecchi programmi dell’estrema sinistra di quanto non ricordino le tradizionali ricette socialdemocratiche dell’Spd o del Psf o del Psoe di qualche anno fa, per non parlare dei socialisti scandinavi e perfino dell’Ulivo di Romano Prodi. Per contro, non stupisce che il governo Renzi sia oggi considerato troppo di destra finanche da una democristiana progressista come Rosi Bindi.

Si chiede Maltese se dopo il comunismo, stia scomparendo anche la socialdemocrazia
“Quale elettore saprebbe dire qual è la differenza, se esiste, fra socialisti e conservatori sulle maggiori questioni che l’Europa ha di fronte? Dal caso greco all’immigrazione, dalla lotta alla povertà al ruolo della Bce, dal piano Juncker (che fine ha fatto?) al Ttip, dalle privatizzazioni alla riforma del sistema bancario, per non parlare della politica estera, dall’Ucraina alla minaccia dell’Isis, la verità è che i partiti di csx sono tutti succubi alla Merkel
Il fatto poi che questa teologia dell’austerità, fallita in Grecia (come in Argentina o ovunque sia stata praticata) venga considerata folle da uno stuolo di premi Nobel dell’economia e rischi di distruggere in un decennio mezzo secolo di faticosa costruzione dell’idea d’Unione, tutto questo è considerato marginale. Almeno la Merkel ha una visione e un progetto politico, per quanto nefasto, mentre i socialisti non sono più in grado di elaborare un pensiero critico e originale su quasi nulla. I più estremismi, per spiegare la loro idea di società, rimandano alle encicliche del papa.
Dov’erano i leader del csx europeo nel derby fra Merkel e Tsipras?
Renzi non è stato neppure convocato ai vertici. Hollande invece ai vertici ha partecipato, ma nessuno se n’è accorto. Se c’era, dormiva, e si svegliava soltanto per correre a Parigi a chiudere le frontiere in faccia ai rifugiati. I socialdemocratici tedeschi si sono addirittura lanciati in una specie di critica da dx alla linea Merkel, abbaiando in ogni occasione contro i poveri greci capitati per sbaglio al tavolo dei potenti.
Il segretario della Spd, Sigmar Gabriel, come l’ineffabile Presidenteente dell’europarlamento Martin Schulz si sono pure dati da fare nelle interviste per alimentare i peggiori pregiudizi dell’opinione pubblica tedesca nei confronti dei greci lazzaroni e profittatori, come se non bastasse la stampa di dx. Almeno l’Spd a parole difende le politiche di austerità (da applicare nei paesi del Sud Europa, naturalmente) ma nei fatti in patria sostiene il welfare, il ruolo dei sindacati, i diritti dei lavoratori (tedeschi) e il massiccio intervento pubblico nell’economia, senza il quale la locomotiva tedesca non sarebbe mai ripartita.
Al contrario Renzi critica l’austerità a parole, ma nei fatti applica le ricette liberiste come mai nessun altro governo di csx aveva fatto. Per questo piace tanto alla Merkel, che lo esibisce come il suo capolavoro politico, l’aver trasformato il socialismo europeo in una sottomarca dell’originale conservatore, ridotto gli avversari storici a vassalli della propria indiscutibile supremazia. E per giunta, vassalli felici di esserlo.

Domenico P

Questa Europa ha scritto regole a vantaggio di pochi e sulla pelle di moltissimi. Quanto alla democraticità di come sono stati eletti certi governi, lasciamo perdere. Se la Grecia ha truccato i conti e le istituzioni europee che dovevano verificare tali conti non l’hanno fatto, non è colpa di Tsipras e neppure dei bambini greci che non hanno farmaci per curarsi. In America i responsabili dello scandalo Enron sono andati in galera e ci stanno ancora. In Grecia e nel FMI e nei vertici UE, per il disastro delle finanze greche non mi risulta abbia pagato nessuno. Poi qualcuno può rallegrarsi di non fare la fila agli aeroporti (senza guardare l’esponenziale aumento delle file di disoccupati) della “libera ” Europa dello scambio di merci e danaro. Qualcun altro accontentarsi dell’idea che non esiste alternativa al meno peggio quale è questa Unione Europea. Le regole dell’UE stabiliscono che le Banche (private) comprano dalla Banca Centrale (privata/pubblica) quasi a zero interessi denaro. Con questo denaro acquistano titoli di stato, che gli Stati devono rimborsare a 3, 4 fino al 15 % di interessi. Qualcuno degli “europeisti” sa a chi giova questo sistema ?
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DISCUTENDO DI ECONOMIA TRA ESPERTI

Baranes:
“Questo non è un problema economico, ma politico. In questo momento per salvare la Grecia sono in ballo circa 15 miliardi, ma la Bce ne stampa 60 al mese e prevede di farlo per i prossimi due anni. Non si può davvero dire che si tratti di un problema finanziario. Si sarebbe potuta trovare una soluzione molto tempo fa, se ci fosse stata la volontà. Così come sta comprando i bond, la Bce avrebbe potuto proporre una rinegoziazione delle scadenze: si tiene lo stesso debito nominale evitando il default, ma invece di restituire i soldi tra 6 mesi o un anno Atene avrebbe potuto farlo tra 10 anni. Non lo si è fatto perché è mancata la volontà politica”.

Puglisi:
“Bruxelles ha fatto in origine previsione macroeconomiche troppo ottimistiche e quindi ha proposto una cura troppo pesante per le reali possibilità della Grecia, che cresce poco, ed è intervenuta con pacchetti di aiuti troppo timidi. In questo modo i grossi capitali vanno via, nessuno fa investimenti, la crescita non si innesca e, al contrario, si genera recessione. L’errore della Troika è stato quello di intervenire con il braccio corto: se si diffonde la convinzione che i pacchetti di aiuti sono troppo timidi, nessuno investe. Serviva un atteggiamento più coraggioso. Gli Stati Uniti lo hanno avuto e hanno sostenuto l’impresa privata, aiutandola ad uscire dalla crisi”.

Baranes:
“Se si trovasse una soluzione che va bene a Syriza e che permettesse al governo Tsipras di uscire vincitore, Podemos alle elezioni tra tre mesi prenderebbe la maggioranza assoluta dei voti. Questo le istituzioni europee lo sanno bene ed è una eventualità che vogliono evitare. Dall’altro lato, accettare tout court le richieste della Troika sarebbe inaccettabile per Atene. Nello stesso momento, se la Grecia uscisse dall’euro, sarebbe una sconfitta per la Bce che da 5 anni va ripetendo che la moneta unica è irreversibile. Quindi si va avanti con questa telenovela, creata per salvare i creditori, cioè le banche. Per anni gli istituti tedeschi e francesi hanno prestato allegramente denaro a quelle greche perché conveniva: con quei soldi i greci compravano prodotti tedeschi e francesi. Tutti contenti, finché non è scoppiata la crisi dei subprime e Atene non è riuscita a rifinanziare il proprio debito pubblico. A quel punto le banche sono andate in crisi e hanno chiuso i rubinetti di colpo. Le istituzioni sono intervenute con un piano di salvataggio, il primo da 300 miliardi nel 2010, ma circa l’80% di questi soldi sono diventati una partita di giro: le istituzioni internazionali hanno dato questi soldi al governo greco, che li ha usati per ripagare i debiti con le banche, e quindi il Fondo Monetario e la Bce sono subentrati nel ruolo di creditori. Risultato: le banche sono rientrate di tutti i loro crediti e il cerino è rimasto ai contribuenti: 5 anni fa l’esposizione dell’Italia verso la Grecia era di zero euro, mentre le banche private francesi erano esposte per 80 miliardi, le tedesche per 40-50. Poi la situazione si è ribaltata”.

Baranes: “Potrebbe fare molto di più. In questo momento la Grecia è l’unico Paese che non può accedere al Quantitative Easing (piano di acquisto di titoli di Stato da parte della Bce con l’obiettivo di far ripartire la crescita dell’Eurozona, ndr) perché ha un rating troppo basso. Ma negli ultimi anni si sono trovati talmente tanti modi per salvare le banche private con iniezioni da migliaia di miliardi di euro, che se si volesse trovare un escamotage per aiutare Atene lo si potrebbe fare. Di certo la Bce non dovrebbe avere tutto questo potere: in Europa abbiamo una Commissione, un Consiglio e organi politici che dovrebbero prendere decisioni politiche. Questo spostamento di competenze è l’emblema del rapporto di forza che c’è in questo momento tra democrazia e finanza“.
E’ solo l’ultimo caso, che mostra come si contrappongano una decisione di democrazia da una parte e la tecnocrazia che domina in Europa dall’altra. La stessa idea di referendum per le istituzioni europee è inaccettabile. Solo pochi anni fa il governo Papandreou è caduto dopo aver proposto una consultazione su un tema analogo”.
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Cobra89
Davvero non si capisce come dei Paesi in difficoltà economica possano “salvarsi” aumentando l’IVA, cacciando i dipendenti pubblici, riducendo il potere d’acquisto dei cittadini, alzando sempre l’età pensionabile e aumentando di conseguenza la disoccupazione giovanile, aumentando le tasse sulle case bloccando il mercato immobiliare.
Con le “riforme” telecomandate da Bruxelles i dati economici vanno sempre peggiorando… e non solo in Grecia.
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Alessandro
La verità è che vogliono far fuori Tsipras, che è stato nominato premier solo da febbraio 2015, e non è responsabile della crisi. Tsipras è un pericolo per gli opportunismi e gli interessi dell’alta finanza che impoverisce i cittadini comuni. L’economia dovrebbe essere messa al servizio dei popoli, e non i popoli al servizio dell’economia.
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Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre.”
(Sandro Pertini)
Lo stesso vale per quest’Europa.

LA GRECIA E’ TUTTI NOI
PAOLO FARINELLA, prete

Le Chiese cattolica e ortodossa celebrano oggi la memoria dei santi Apostoli, Pietro e Paolo, coloro, specialmente Paolo, che furono artefici di unificazione e integrazione di culture diverse, operando in Palestina e Roma (Pietro e Paolo), in Turchia (Paolo) e in Grecia (Paolo). Di fatto l’Europa mediterranea. Questo processo «universale» oggi si arresta davanti alla paura e all’incertezza, fomentate da chi ha tutto da guadagnare e, senza rendersene conto, tutto da perdere perché l’urlo dissennato e virulento contro gli immigrati è un colpo mortale al «Diritto» e alla «Giustizia», impegni solennemente assunti in altrettanto solenni «Dichiarazioni» di valore universale da quegli stessi Stati che oggi si chiudono a riccio, temendo che i poveri vengano a portare via il lavoro, la sicurezza, la casa, la religione e la cultura.
Occorre stare tranquilli perché tutte queste cose le ha già tolte il capitalismo mercantile con il libero mercato tra diseguali, con la corruzione, con la delinquenza dei colletti bianchi, con l’indecenza dei parlamenti che approvano leggi a favore di pochi o di singoli e contro il bene di tanti, che candidano uomini e donne condannati o inquisiti. Non sono gli immigrati che minano la nostra sicurezza e la nostra vita, ma i governi e le coalizioni di governi che disprezzano la democrazia e fanno di tutto per fare cadere rappresentanti, democraticamente eletti, come in Grecia, perché non fanno parte del club dei corrotti pervertiti. La Grecia non è un caso, ma è stata nella Storia un punto di partenza e un faro luminoso di cultura, filosofia, scienza, democrazia incipiente e dignità di popolo. La Troika, la vecchia-nuova vestale del «dio denaro», onorato dalla speculazione finanziaria, con arricchimento di pochi e fame di molti, non ha decretato il genocidio del popolo ellenico per il debito di un miliardo e seicento milioni con scadenza giugno 2015, che è una inezia di fronte alle perdite delle borse sui mercati. Qualcuno può spiegare la logica di questa allegra brigata di economisti mondiali? Non vogliono prolungare il prestito di pochi miliardi alla Grecia e per raggiungere questo obiettivo ne perdono ben 1.500?
C’è qualcosa che non quadra ed è semplice. Il motivo più demenziale e immorale è che la signora Lagarde, nume del FMI, deve mostrare il polso duro con i deboli per farsi nominare dai forti. Non importa se la sua politica è in pieno conflitto d’interessi e se lo stesso FMI, per ammissione della stessa Lagarde e del suo predecessore, Strauss-Khan, ha commesso errori di valutazioni gravi nei confronti della Grecia.
Il secondo motivo è terribile e foriero di gravi conseguenze: Europa e FMI non vogliono trattare con il governo Tsipras perché espressione della sinistra «Syrisa». Vogliono fare cadere un governo, impegnato a realizzare quello che ha promesso in campagna elettorale e quello per cui è stato eletto. Hanno offeso il ministro del Tesoro greco, Varoufakis, con espressioni ingiuriose, hanno promesso, ritrattato, fatto capire che si raggiungeva un’intesa, ancora una settimana, due, , tre e infine … il governo greco non fa proposte sufficienti. La notizia del referendum, di mettere cioè al primo posto i cittadini perché scelgano il loro destino di schiavi o di donne e uomini liberi, ha spaventato i burocrati assatanati di se stessi perché il popolo non deve contare niente, quando c’è da prendere misure contro il popolo e non importa se questo popolo si vede decurtata la pensione del 50%, se la disoccupazione è al 30%, se i bambini muoiono per mancanza di medicine, se gli anziani sono abbandonati e se un intero popolo non può più pagare le bollette, i tram e gli affitti.
Ai signori di Bruxelles non importa, bisogna aumentare l’iva, aumentare le tasse, tagliare ancora le pensioni perché i ricchi non possono aspettare qualche mese ancora. Alla fine della guerra, la Grecia e le altre nazioni Europee condonarono alla Germania il debito contratto e 60 anni dopo, quando vi fu la riunificazione delle due Germanie, la pagammo noi europei. Dov’è la giustizia? Dove la reciprocità? Dove la riconoscenza? No, non possiamo accettare passivamente tutto questo. Dobbiamo ribellarci, dobbiamo opporci con ogni fibra del nostro cuore e della nostra intelligenza. Noi stiamo con il popolo greco e stiamo con il governo Tsipras che è stato eletto dal popolo ellenico. La Democrazia non è divisibile, come non è divisibile il Diritto, come è divisibile la Dignità. L’Europa, questa Europa, è colpevole di genocidio e non c’è differenza tra questi tagliatori di teste europei e i tagliatori di teste dell’Isis (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria). Nessuna. W la Grecia Libera, Sovrana, Martire e Simbolo dei Popoli che non si piegano al sopruso di usurpatori di funzioni e di potere che nessuno ha mai riconosciuto a partire da Matteo Renzi, non eletto.

SFATIAMO IL MITO TEDESCO
Luca Campolongo

Sarebbe l’ora di sfatare qualche falso mito propagato dalla stampa italiana sulla Germania tanto brava e virtuosa.
Oggi come oggi il debito pubblico della Germania è il doppio di quello dell’Italia.
La corruzione in Germania vale 250 miliardi, in Italia 60 miliardi.
la Germania vende armi a mezzo mondo e ogni vendita è accompagnata da una mazzetta.
L’unificazione delle due Germanie fu accompagnata dal silenziamento di enormi scandali (tangenti,aziende svendute agli amici o fatte chiudere per non “disturbare” le imprese dell’ovest, privatizzazioni di bottega, belle pietre tombali sulle porcherie varie ecc.).
Tra il 2008-2011, il debito pubblico italiano crebbe del 13,4%, ma quello tedesco del 27%.
Prima delle cure Monti-Letta-Renzi ordinate dalla Germania, l’Italia aveva un debito totale/Pil al 73% minore di quello della Germania (154%), Francia (449%) e Spagna (672%). Dopo le ‘ricette’ Merkel-Troika il debito è arrivato a 2.000 miliardi e l’economia è a pezzi. L’austerità ci ha devastati peggio di una guerra persa.
In Italia il 10% della popolazione detiene il 50% della ricchezza.
Dunque la ricchezza è concentrata nelle mani di pochissimi magnati
Ma in Germania è peggio:
il 10% della popolazione possiede il 60% della ricchezza
ed il 2% della gente arriva ad averne addirittura l’80%.
Lo squilibrio è il più alto d’Europa.
E’ vero che la Germania vanta un basso indice di disoccupazione, ma dovremmo spiegare che, a parte l’esistenza di quel reddito di cittadinanza che il pd rifiuta, e uno stato sociale invidiabile che da noi il Pd fa a pezzi, ci sono 7 milioni di lavoratori tedeschi a 450 euro al mese ed il 20% di lavoratori poveri (ovvero che percepiscono uno stipendio inferiore al 60% di quello medio). Secondo BCA Research, le disuguaglianze tra redditi e la povertà sono cresciute in Germania più che in tutti gli altri paesi europei. Che la Germania sia un paese di poveri è testimoniato dal fatto che la quota di domanda interna sul PIL è crollata del 10% negli ultimi 12 anni (Adam Posen, Institute for international economics).
Come ha ben sintetizzato Wolfgang Munchau più volte sul Financial Times, la Germania è cresciuta impoverendo la sua popolazione e puntando tutto sulle esportazioni con la svalutazione interna. Il sistema funziona solo se sei l’unico a farlo, ma se altri ti imitano o tu stesso lo imponi come ricetta a chi ti sta intorno, otterrai solo di abbassare il benessere e la ricchezza di tutta la popolazione ed alla fine entrerai in recessione tu stesso (e la Germania è già in recessione tecnica) e il risultato finale sarà il disastro per tutti.
Forse sarebbe il caso che gli italiani, dai politici in giù, iniziassero ad essere meno provinciali e soprattutto a scrollarsi di dosso il senso di inferiorità che abbiamo nei confronti della Germania. Anche perché, se siamo così incapaci, come mai la Germania compra le nostre aziende e per far funzionare le sue si affida agli italiani? (due esempi su tutti: Walter Da Silva è a capo di tutto il design Volkswagen e la Mercedes che ha dominato il mondiale di F1 2014 è stata progettata da Aldo Costa, silurato in Ferrari per far posto ad una pletora di tecnici stranieri, coi risultati fallimentari che sono sotto gli occhi di tutti, grazie al nostro stupido provincialismo).
L’Italia ha le carte ben più in regola della Germania, ma dobbiamo far valere le nostre ragioni e questo non potrà mai accadere fino a quando gli stessi italiani saranno convinti del contrario.
Piccola postilla finale: vi ricordate quando Berlusconi iniziò a dire che la Germania non poteva comandare sull’intera Europa? Nel giro di qualche settimana fu spazzato via dalla speculazione sul debito pubblico italiano, partita, guarda caso, dalla Germania. Da allora, i successivi tre primi ministri e l’uscente Presidente della repubblica sono sempre stati ben attenti a non irritare Berlino. Poi si parla ancora di democrazia in Italia…
..
Peri Cle
Successi dove è intervenuta la Troika:

1) decine di milioni di europei alla fame
2) impoverimento del tessuto industriale
3) svalutazione della ricchezza reale quali case, capannoni, attività economiche
4) aumento delle tasse
5) disoccupazione alle stelle
6) il tutto per salvare le banche.
Successi degli ultimi governi a guida Pd, con Monti Letta Renzi:
1) aumento folle del debito dello Stato, 300 miliardi in tre anni e mezzo
2) corruzione in ogni dove, in particolare a carico di esponenti PD
3) distruzione del welfare, sanità in particolare
4) corsie preferenziali per aiutare le banche, vedasi rivalutazione quote Bankitalia e Banca Etruria del padre della Boschi
5) fallimento totale sul controllo dell’immigrazione
6) servilismo filotedesco nelle politiche europee e di riflesso inutilità della Mogherini di cui si sono perse le tracce
7) il tutto, come disse FabriziO Barca in quella famosa telefonata, perché Renzi è fuffa allo stato puro.

LA TROIKA HA PERSO
ALESSANDRO GILIOLI

Credo che almeno sul piano politico un dato ora sia chiaro a tutti: per la prima volta nella storia dell’Europa governata dalla Troika, questa ha perso. Perso, semplicemente, senza se e senza ma.
Tutta la loro scommessa era condensata nelle parole del socialdemocratico tedesco Martin Schulz, che giusto l’altro ieri ha spiegato che desiderava una vittoria del sì per costringere Tsipras alle dimissioni e avere come nuovo interlocutore un governo tecnico: come quello che dai noi è stato Monti, per capirci.
Il Presidenteente del Parlamento Ue ha tuttavia solo il demerito di aver detto in modo chiaro quello che silenziosamente pensavano anche gli altri, da Merkel a Schäuble, da Draghi a Lagarde: tutti i pupari dell’Europa liberista consideravano Tsipras un pericoloso granello di sabbia nel loro meccanismo, nell’implementazione della loro ideologia fatta di privatizzazioni diffuse, rigore contabile, aumento della forbice sociale. L’intera trattativa è stata impostata a Bruxelles con questo obiettivo: normalizzare Tsipras – ridurlo a un socio appiattito sui loro schemi – oppure farlo fuori, eliminarlo dalla scena politica domestica ed europea.
Così non è avvenuto. E per una volta – la prima – l’invincibile Troika ha invece perso. Nonostante una pressione forsennata fatta di ricatti e allarmismi: come quella con cui aveva vinto in Grecia nelle seconde elezioni del 2012 e quella che aveva di fatto impedito all’Italia di andare al voto alla fine del 2011.
Questa inedita sconfitta della Troika mette al contempo entusiasmo e paura.
Entusiasmo, perché queste “istituzioni” mai elette da nessuno negli ultimi decenni hanno esteso il loro dominio ogni accettabilità di buon senso: e una loro ulteriore vittoria – con l’avallo oltre tutto di un voto democratico – avrebbe messo le ali alla loro bulimia, alla loro tracotanza; paura, perché questi a perdere non sono proprio abituati e la loro reazione sul breve sarà forse violenta, specie nei confronti del popolo greco che ha avuto il coraggio di dire di no (a proposito: è stato un voto davvero eroico, nel senso proprio mitologico della parola).
A questo punto infatti si riaprono i giochi, con l’incontro di domani tra Merkel e Hollande, poi con i governi e Draghi: che dovranno decidere che cosa fare.
E lì si vedrà chi è davvero europeista e chi invece si dice tale solo in ragione della propria ideologia economica.
Sto parlando, certo, della liquidità immediata alla Grecia e della riapertura delle trattative, che ovviamente sono cose indispensabili specialmente dopo l’ultimo rapporto del Fmi che ammette l’inevitabilità strutturale di una dilazione del debito.
Ma sto parlando soprattutto dell’urgenza di comprendere quanto sia indispensabile, subito, rifare daccapo l’Europa, con nuove regole, nuovi trattati, nuova rappresentanza.
Senza questi cambiamenti radicali, profondi e immediati, il “no ragionevole” di Tsipras e dei greci (cioè il no alle regole vessatorie, ma dentro l’Europa e anche dentro l’euro) diventerà un no transnazionale, estremista e diffuso a tutto: alla stessa Unione, a Schengen, oltre che ovviamente alla moneta unica.
Nella loro cecità ideologica, infatti, i vari Schäuble, Merkel e Schulz hanno accusato Tsipras di essere un estremista, quando gli estremisti li devono ancora vedere: i Salvini, i LePen, in generale quelli che dalla Finlandia in giù vogliono ricostruire i muri e le frontiere, tornare agli Stati nazionali, giocare al modello hegeliano con un paio di secoli di ritardo. Con questi si ritroveranno a trattare molto presto, i padroni attuali dell’Europa, se dopo il voto di oggi reagiranno da fiere rabbiose e anziché da responsabili politici.
Vedano loro, quindi.
Quanto a noi, invece, qui in Italia vediamo un premier sballonzollante e timido, che prima delle elezioni europee ha usato frequenti parole contro l’austerità ma poi si è adagiato sulla linea Merkel, fino al completo appiattimento alla Troika quando è stato deciso il referendum. Un suo smarcamento concreto e visibile da domani sarebbe indispensabile non solo per una questione di dignità, ma anche (soprattutto) per provare a salvare l’idea di Europa.
E sarà lì che si vedrà – senza altre successive chance – la differenza tra un caciarone e uno statista.

Berluscameno
La Germania comincia a muovere le sue pedine contro la Grecia.
E’ sola contro tutti: non la Grecia di Alexis Tsipras, ma la Germania di Angela Merkel.
Aveva scelto la strategia di non esporsi in prima persona nelle ultime settimane, per poter addebitare la colpa di un eventuale fallimento delle trattative al suo Ministro delle finanze, Wolfang Schaeuble, noto per essere un falco, ma ha sbagliato pressoché tutto: consapevole di partire da una posizione di forza assoluta, politica e finanziaria oltre che numerica nell’ Euro-gruppo (insieme dei ministri finanziari dei 19 Paesi UE), potendo contare non solo sulla Francia, quanto sull’appoggio dei governi di Spagna e Portogallo che temono l’estendersi di movimenti di protesta, ha creduto che il governo di Atene, alla fine, sarebbe stato travolto dalle pressioni.
Messo all’ angolo, Alexis Tsipras avrebbe dovuto chinare il capo.
Non aveva messo in conto che in una trattativa vince chi riesce a nascondere fino all’ ultimo il suo obiettivo finale, mentre quello della Cancelliera tedesca brillava alla luce del sole, il Premier greco ha tirato fuori dalla manica il ricorso al referendum solo all’ ultimo istante, spiazzando tutti.
Ora, tocca alla Germania ricucire:
l’irritazione americana era scontata, tant’è che nelle scorse ore Obama si è rivolto all’ Eliseo che aveva cercato di evitare fino all’ ultimo una rottura, chiedendo a s Hollande di adoperarsi per riprendere le trattative.
Anche il Premier Li Keqiang ha affermato che è interesse della Cina che la Grecia rimanga nell’area dell’euro, mentre il ministro degli esteri Russo, Sergei Lavrov ha sollecitato l’Unione europea ad evitare uno scenario dalle conseguenze nefaste.
La Cancelliera Merkel ha registrato una bocciatura unanime, tant’ è che ha dovuto finalmente esporsi in prima persona, con una duplice presa di posizione:
per un verso ha offerto alla Grecia un ramoscello d’ulivo, ipotizzando una ripresa delle trattative, anche se solo dopo il referendum; per l’altro si è ulteriormente irrigidita, affermando che “la fine dell’euro rappresenterebbe la fine dell’Europa”.
Si tratta di un nuovo, duplice errore di valutazione
Il fatto stesso di annunciare fin d’ora la possibilità di riaprire le trattative dopo il referendum significa ammettere platealmente che l’offerta ultimativa, su cui è mancato l’accordo, era ulteriormente negoziabile da parte dei creditori.
Ormai è chiaro che la controparte ha terrore delle conseguenze di una fuoriuscita della Grecia dall’euro, tant’è che è già pronta a trattare ancora.
E’ un assist involontario a Tsipras.
Se la Cancelliera voleva sminare la forza dirompente del referendum greco per rassicurare gli interlocutori internazionali ed i mercati che in qualche modo eviterà la uscita della Grecia dall’euro, rischia di dare maggior vigore alle posizioni di coloro che da tempo censurano la” rigidità delle politiche deflazionistiche europee”.
La seconda affermazione della Merkel, secondo cui la fine dell’euro rappresenterebbe la fine dell’Europa, denota la consapevolezza di una debolezza tedesca ancora più profonda, visto che si colloca in uno scenario in cui il Premier britannico David Cameron ha annunciato che terrà un referendum sulla permanenza nell’Unione.
Con l’Inghilterra che si è già tenuta fuori da tutte le innovazioni di questi ultimi anni, dal “Trattato sul Fiscal Compact “a quello sull’istituzione dell’ “ESM”, fino alla “Banking Union”, si rende conto che la moneta unica rappresenta l’unico “vero “legame europeo. Tutto si tiene solo perché c’è l’euro, che rappresenta la” vera risorsa strategica per la Germania”.
Se le ha evitato una “moneta nazionale molto più forte”, avvantaggiandola nelle relazioni commerciali con l’estero, impone però agli altri Paesi europei tali e tante riforme strutturali da minare alla base il consenso politico verso l’Europa:
l’unico modo per sottrarsi alla disgregazione incipiente è quindi una “ulteriore spoliazione di sovranità” degli Stati nazionali.
Sarà una battaglia che metterà in difficoltà tutti gli europeisti mentre dovrebbe coalizzare le opposizioni. Davvero, un capolavoro!
Sembrerebbe che nessuno voglia una crisi finanziaria innescata dal default della Grecia: forse il cannone del panzer era caricato a salve.
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TU NON SAI

Tu non sai:
ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi
camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero c’è un
violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta
in un crepaccio e poi diventa vita.
Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire.

(Alda Merini)

RIDIAMARO :- )

reddoctor1
Tra un po’ apriranno delle cliniche per ricchi banchieri con malattie allucinatorie da troppo fiscal compact. Monti, fornero, draghi, lagarde, juncker giocheranno tutto il giorno a domino. E, per fargli prendere le medicine, gli infermieri gli diranno: “Prendete queste, fanno bene per abbassare lo spread, che avete un po’ alto”
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Cricon
Ultimamente Renzi riesce a perdere anche le elezioni che non lo riguardano.
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Doctor C
Tutti a dire che la vittoria del no era scontata: ma provate a vincere con Fassina e Vendola dalla vostra parte.
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Siokanzino
Salvini: “La vittoria del NO è uno schiaffo agli europirla”. Ti ha fatto male?.
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Doctor C
Anche Salvini ha commentato il risultato del referendum in Grecia: “RUSPA”.

Renzi non commenta.
Ancora deve capire cos’è un referendum.
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Rocco Gazzaneo
Per la Merkel il risultato del referendum è una tragedia. Edipo a Colonia.
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Pirata 21
All’indomani del referendum in Grecia, Hollande incontra la Merkel. Che è come provare a ragionare con la fidanzata nel primo giorno di ciclo.
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Misterdonnie
Domani, all’apertura delle borse, ci troviamo dentro Mentana.

Comunque la si legga, oggi si è fatta la storia: Renzi non ha twittato
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a.mazed
Referendum, in Grecia anche il comunista Ferrero. Se non in politica, punta almeno ad entrare nella mitologia.
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Strafani
Vendola: “Il coraggio e la speranza del popolo greco vincono sulla paura e sulla rassegnazione.” Gli avevano chiesto quanto zucchero.
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La Merkel vola da Holland. Ok, ma la cavalcata della valchirie se la poteva risparmiare.
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Semola
Se non altro, oggi tutti sappiamo dire “no” in greco.
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Pirata 21
Caos in Grecia, Renzi: “L’Italia resta fuori”. Soprattutto ai summit.
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http://masadaweb.org

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