Nuovo Masada

giugno 30, 2015

MASADA n° 1662 30-6-2015 LA CRISI GRECA

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MASADA n° 1662 30-6-2015 LA CRISI GRECA
Viviana Vivarelli

I conti truccati per entrare nell’Ue – Le forti responsabilità della Goldman Sachs – La contabilità fasulla di Prodi e della Grecia – Le ricette fallimentari del Fm – Non ci sono aiuti per la Grecia, ma perché 40 miliardi si trovano per l’Ucraina? – E perché si vuole l’annessione all’Ue di Ucraina, Turchia e Israele? – La triade Draghi, Papademos e Monti, per i conti della Goldman Sachs – Tsipras ha congelato le privatizzazioni ordinate dal Fm – Si fa presto a dire Grexit – E il prossimo anno in arrivo la Brexit, l’uscita dall’Ue della Gran Bretagna – Renzi regala 6 miliardi alle banche – Cristine Lagarde, ma chi è costei?

Pagheremo tutto
Pagheremo tutti
Solo i responsabili, come sempre, non pagheranno mai

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Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.”
Henry Ford


Mauro Bonaventura.

Armando Di Napoli

L’occaso impazzito
spegne ogni vanità
nei flussi di coscienze avare
la deriva sconvolgente
sbatte ogni dignità
contro immorali muri
cementificati d’ipocrisia..

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Berlinguer disse: “Il potere logora
E Andreotti rispose: “Il potere logora chi non ce l’ha” (Andreotti fu considerato molto intelligente per questa battuta, ma non era nemmeno sua, era di Talleyrand.
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I CONTI TRUCCATI

Nel 2001 la Goldman Sachs, la più potente banca d’affari americana (quella che ci ha ordinato di cambiare la Costituzione perché “è troppo democratica”) truccò i conti della Grecia affinché potesse entrare in Europa (come Prodi truccò i nostri. Lo ha dichiarato lui stesso). E la Germania e l’Europa chiusero gli occhi, perché più Paesi entravano più c’erano polli da spennare.
L’accordo delle Grecia permetteva di ridurre di 2,8 miliardi di euro il debito pubblico mediante uno swap (derivato) sui titoli di stato.
Nel 20017 le agenzie di rating americane davano alla Grecia una bella A!!
Riguardo a Prodi, nel marzo del 1998, l’allora capo dei negoziatori tedeschi a Maastricht, Horst Köhler (che poi diventerà direttore del FMI e in seguito Presidente della Germania) scrisse direttamente a Kohl che l’Italia rappresentava “un rischio particolare per l’euro”, perché non aveva operato alcuna “riduzione permanente e sostenibile di deficit e debito”. Der Spiegel spiegò che Prodi ed il suo ministro del Tesoro, il banchiere Carlo Azeglio Ciampi (definito un “giocoliere finanziario creativo”), avevano adottato un mix di trucchi contabili (la” tassa per l’Europa” e la vendita delle nostre riserve auree), che si sommarono alla circostanza favorevole di “tassi storicamente bassi”, così da far apparire i conti italiani a posto, promettendo all’amico Kohl che poi li avrebbe consolidati in seguito. In Europa tutti erano consapevoli di questo inganno ma il Cancelliere fu inamovibile; vi erano considerazioni politiche che imponevano che l’Italia entrasse nell’euro a tutti i costi. Allo stesso modo 2 anni dopo attirarono la Grecia.

IL FALLIMENTO DELLE RICETTE NEOLIBERISTE DEL FONDO MONETARIO

Che le ricette del Fondo monetario siano fallimentari lo ha ammesso la stessa Lagarde e lo hanno ammesso più volte altri membri del Fm.
Però l’accanimento ‘terapeutico’ continua…
Cito:” Di fronte alla crisi del debito europea, che ha fatto sprofondare l’area della moneta unica nella fase di recessione più profonda dai tempi del Dopoguerra, l’Ocse ha riconosciuto di avere commesso degli errori. Le stime si sono rivelate costantemente sbagliate perché troppo ottimiste (lo disse anche Padoan!!). Secondo il Fondo Monetario Internazionale tutte le previsioni sottostimavano l’effetto negativo sulla crescita delle manovre draconiane fiscali. L’austerità ha funzionato, ma le misure di stimolo monetario della Bce e quelle di rilancio della crescita dei singoli Governi sono arrivate troppo tardi. Inoltre l’Ocse ha ammesso di aver preso sotto gamba il possibile effetto che l’indebolimento dell’economia globale avrebbe avuto sugli Stati più vulnerabili dell’area euro.”
Bene, il Fm ha ammesso candidamente e non so quantio ipocritamente di aver sbagliato ricette, parametri, equazioni e previsioni. Ma forse questo ha fatto sì che questi burocrati eletti da nessuno cambiassero il loro programma? Anzi, nei confronti della piccola Grecia lo hanno usato anche con maggiore cattiveria. Non hanno aiuti per la Grecia ma per l’Ucraina, che non è nemmeno nell’Ue, il Fm trova subito 40 miliardi!! Si sono forse corretti di una virgola? Col cavolo! E noi dobbiamo buttare la nostra sovranità per essere governati da simili bestie??
E così, tra le altre cose, l’Italia e la Grecia non possono sforare il 3% eppure la Francia ha superato il 4,4 e nessuno ha battuto ciglio.
E perché si vuole tanto l’annessione all’Europa dell’Ucraina? Col Pil a – 17,6, il debito pubblico al 100% del Pil, il 40% di inflazione, stato evanescente, corruzione dilagante.. eppure il Fm, con una sollecitudine che non è mai esistita verso la Grecia, si è precipitato a dare all’Ucraina 40 miliardi di aiuti !
E allora? Sono davvero le regole finanziarie dei patti che contano, o è il gas o la posizione strategica, come vale per la Turchia o le alleanze americane, come serve per Israele?

TUTTI SAPEVANO CHE I CONTI GRECI ERANO TRUCCATI

La Germania ha sempre saputo benissimo che i conti di Grecia e Italia non erano in ordine. Ha sempre saputo benissimo che i conti erano truccati.
Ci fu persino una inchiesta di ‘Der Spiegel’ su questo.
Ma le banche d’affari americane avevano ordinato l’annessione all’Ue, così come oggi ordinano che in Europa entrino l’Ucraina, la Turchia e Israele.
C’è stato un piano preordinato che usò le agenzie di rating che falsificarono le valutazioni, i paesi europei che finsero di non vedere e non capire, il Fondo monetario che mandò i suoi scagnozzi (Papademos in Grecia come Monti e poi Padoan in Italia) e la valida collaborazione della Goldman Sachs che aiutò a truccare i conti.
Lo scopo era uno solo: depredare i paesi del Mediterraneo e diminuire il loro livello democratico, per il trionfo di una cricca di turbocapitalisti che voleva fare all’Europa lo stesso trattamento con cui ha distrutto l’Africa, parte dell’Asia e parte del Sudamerica.
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E vediamo, in questo Occidente tanto democratico, chi è che comanda.

La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi al punto che, come ha rivelato il trader Alessio Rastani alla Bbc: “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”.

Prodi, da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia
Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia e BCE
Monti, dalla Commissione Europea sulla concorrenza alla Goldman Sachs; nominato poi Senatore a vita dal Presidente della Repubblica G. Napolitano (2011)
Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006
Gianni Letta, membro dell’Advisory Board di GS è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi (2008)
Robert Rubin, da dirigente Goldman Sachs a segretario al Tesoro presidenza Clinton
Henry M. Paulson, da vice Presidente di Goldman Sachs a Segretario al Tesoro sotto presidenza G.W. Bush
Robert Zoellich, da dirigente Goldman Sachs a vicesegretario U.S.A.
William Dudley, da dirigente della Goldman Sachs a capo della Federal Reserve Bank di New York, il distretto principale azionista della Federal Reserve
Paul Thain, da Presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange
Philip D. Murphy, da presidente Goldman Sachs in Asia a Responsabile per la raccolta fondi per il Partito Democratico U.S.A.
Joshua Bolten, da dirigente Goldman Sachs, a capo del gabinetto della Casa Bianca
Gary Gensler, sottosegretario al tesoro
Jon Corzine, da ex presidente Goldman Sachs a Governatore del New Jersey.

DRAGHI, PAPADEMOS E MONTI, TRE UOMINI DELLA GOLDMAN SACHS

Nel 2011 il nuovo presidente della Banca Centrale Europea, il presidente del Consiglio tecnico designato in Italia e il Primo Ministro designato in Grecia erano tutti e tre provenienti dalla Goldman Sachs e formavano il “governo Sachs” europeo.
Nel 1999 la Grecia non aveva i numeri per entrare nell’euro. Quindi truccò i bilanci. Su “PressEurope” Gabriele Crescente scriveva: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il “nuovo” debito in euro ed escluderlo dal bilancio facendolo momentaneamente sparire.” Una truffa a tutti gli effetti che porterà poi al tracollo del sistema finanziario greco. Papademos, guarda caso, fu governatore della Banca Centrale ellenica tra il 1994 e il 2002, quindi partecipò all’operazione di falsificazione dei conti perpetrata da Goldman Sachs. Il gestore del debito greco è un certo Petros Christodoulos, un ex trader della Goldman. Tra il 2001 e il 2002, quando il colpo alla Grecia e all’Europa, con il
debito greco truccato, è stato assestato, Papademos dalla Banca di Grecia passa alla vice-presidenza della Banca Centrale Europea (Bce), sotto Jean-Claude Trichet. In pratica, proprio dopo aver chiuso l’operazione di falsificazione dei conti riceve il ruolo alla banca centrale che come garante dovrebbe vigilare proprio che nessuno falsifichi i conti. Ma non finisce qui. Chi viene scelto per gestire il dopo-accordo con il governo greco? Alla Goldman Sachs va Draghi che poi diventa Governatore della Banca d’Italia e all’inizio di novembre 2011 si ritrovano insieme ad essere di nuovo promossi: Mario Draghi presidente della Bce, Papademos capo del governo greco. La Goldman Sachs, però, qualche anno dopo aver truccato i conti della Grecia, comincia ad attaccare con le sue manovre speculative proprio il debito greco. Decisione spietata ma occasione irrinunciabile in nome del Dio profitto. E chi è dal 2005 – anno in cui parte la grande operazione internazionale contro la Grecia – l’International advisor per Goldman Sachs? Mario Monti, che nel 2011 chiuderà il cerchio ai vertici del governo italiano come Papademos farà in Grecia e Draghi alla Bce.
Lo vedere o no il giochetto infame?
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Vi ricordate quale fu il primo atto di governo di Monti? Dopo aver detto un No deciso alla separazione delle banche d’affari da quelle di investimento, un No deciso alla tassazione dei derivati e a un controllo sulle banche, col suo primo atto di governo dette alla banca newyorkese Morgan Stanley 2 miliardi e 567 milioni di euro. Ma nessun giornale ebbe la serietà di dirlo agli Italiani.
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Annamaria
“Da non dimenticare che il FMI presieduto da Lagarde, mentre sta attivamente lavorando per soffocare e impoverire la Grecia, ha dichiarato che l’Ucraina sarà finanziata comunque. Cioè anche in caso di fallimento dello Stato, nonostante la guerra civile in atto e in cooperazione con un regime golpista neonazista quale è quello di Kiev” (Marian)
Già: anche questa è una bella, “inspiegabile”(ma no, spiegabilissima) porcheria.
Porcheria totalmente politica, così come totalmente politica è la mortale guerra mossa da un’Europa inumana contro la Grecia che ha ‘osato’ darsi, liberamente, il governo Tsipras, un governo addirittura di sinistra, che è negli occhi delle banche americane come un orzaiolo nell’occhio del diavolo.

TSIPRAS HA CONGELATO LE PRIVATIZZAZIONI ORDINATE DAL FM

Erano tutti d’accordo per smembrare la Grecia e comprarsela per due soldi.
L’Ue ha ordinato alla Grecia un piano larghissimo di privatizzazioni (lo stesso che sta facendo Renzi in Italia), ma Tsipras lo ha bloccato, ha congelato le privatizzazioni (cioè la cessione per due lire delle massime realtà patrimoniali greche come il porto o la luce elettrica). Tsipras lo aveva promesso nel suo programma elettorale. Già nel suo primo consiglio di ministri ha bloccato la privatizzazione del 30% della compagnia elettrica Public Power Company, la più grande public utility del Paese, di cui lo Stato ellenico controlla una quota di maggioranza, e della compagnia di distribuzione dell’energia elettrica. Congelata anche la vendita del 67% del Porto di Pireo, un’operazione già avviata per la quale erano rimaste in corsa quattro società, tra cui la big cinese Cosco. La Cina ha già acquistato due terminal del porto del Pireo e voleva subentrare nelle quote ancora possedute dallo Stato greco. La Cina è stato un investitore di primo piano in Grecia, come porta d’accesso privilegiata al mercato europeo. Bloccata anche la cessione a privati del 35,5% di Hellenic Petroleum, la maggiore raffineria del Paese. La Borsa lo ha preso malissimo, le multinazionali, che pregustavano ghiotti bocconi, pure.

SI FA PRESO A DIRE GREXIT
ALESSANDRO GILIOLI

Uno degli aspetti più tragicomici di tutta la vicenda greca è che, come noto, si sta parlando di una cosa – l’uscita di Atene dall’euro – giuridicamente non prevista.
Vale a dire: quando sono stati scritti e firmati i trattati che hanno istituito la moneta unica, nessuno si è preoccupato dell’ipotesi che un giorno uno dei contraenti se ne volesse andare, o che gli altri non lo volessero più, o entrambe le cose. È stata quindi creata una prigione senza uscita, una stanza chiusa dove non si può mai più riaprire la serratura una volta che è stata fatta scattare.
Escludiamo, per educazione, che i tecnocrati e i politici inventori di un meccanismo così rigido ed eterno fossero degli imbecilli: resta – nel caso – solo l’ipotesi che fossero invece dei talebani dogmatici e fideisti, di quelli convinti che la storia finisca con la realizzazione della loro ideologia. E di ciò erano assolutamente convinti nonostante finora la realtà abbia sempre insegnato il contrario: di imperituro in questo pianeta non c’è nulla, a parte le sciagure umane.
Ora però l’ipotesi che uno dei Paesi dell’Eurozona voglia o debba andarsene viene avanzata da molti, compreso il nostro premier che ieri l’ha salutata con uno dei suoi profondi tweet a metafora calcistica: «Il derby è tra euro e dracma».
Sicché a Bruxelles i massimi esperti di diritto comunitario si stanno scervellando per capire, nel caso, come si farebbe ad aggirare la piccola dimenticanza giuridica di cui sopra, insomma come fare le cose legalmente se Atene dovesse davvero andarsene.
“Il Sole 24 Ore” di oggi riferisce che forse una scappatoia potrebbe essere stata trovata e consiste in una clausola del Trattato di Lisbona, la quale in verità non nomina l’euro ma dice genericamente che «se un’azione appare necessaria per realizzare obiettivi stabiliti dai Trattati, senza che questi abbiano previsto i poteri d’azione da parte dell’Unione, il Consiglio dei ministri può deliberare all’unanimità, su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo».
In sostanza, funzionerebbe così: la Commissione dovrebbe proporre l’uscita greca, poi dev’essere d’accordo la maggioranza dell’Europarlamento, quindi devono essere d’accordo anche tutti i governi Ue (tutti).
Pertanto se il governo greco decidesse che nonostante il default non vuole uscire dall’euro, basterebbe il suo veto nel consiglio dei ministri europei a bloccare l’unico stratagemma giuridico esistente.
Inoltre, la clausola in questione coinvolge anche i Paesi Ue che non stanno nell’euro, sicché si arriverebbe al paradosso che per decidere la Grexit siano decisivi pure i voti (ad esempio) di Polonia e Bulgaria, che commerciano rispettivamente in zloty e in lev. Non si capisce bene il perché ma funziona così, e a volte viene da chiedersi se chi si è inventato queste regolette fosse lievemente ubriaco. Tra l’altro, non è detto che alcuni Paesi minori nella Ue ma non nell’euro vedano di buon occhio il ritorno della Grecia a una sua valuta nazionale, dato che questa si svaluterebbe rapidamente rispetto all’euro e quindi accrescerebbe le chance di export greco potenzialmente in competizione con i loro.
Detto tutto ciò, e ricapitolando:
Punto uno, l’euro è stato studiato e costruito per essere impermeabile alla volontà dei popoli che lo usano, che non ne possono uscire legalmente da soli ma dipendono dalla volontà di tutti gli altri governi nessuno escluso.
Punto due, la prima mossa per far uscire la Grecia dall’euro spetterebbe alla Commissione Ue che dovrebbe proporlo, con ciò facendo il contrario di tutto ciò che ha detto finora e assumendosene la responsabilità.
Punto tre, se il governo greco invece non volesse uscire dall’euro – default o non default – dall’euro non ci esce: e a calci non si può sbatterlo fuori.
Da tutti i punti di cui sopra risulta tra l’altro che ieri Renzi ha scritto una mezza cazzata, ma lasciamo perdere che il casino europeo oggi è gigantesco, de minimis etc etc.
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30 anni fa era l’Africa ad essa schiantata sotto un debito insostenibile in nome del quale la Banca Mondiale e il Fondo Monetario obbligavano i Governi a svendere a prezzo quasi zero alle multinazionali le loro risorse, le acque, i territori, i fiumi, inquinando e devastando, obbligando poi gli stessi Paesi a cedere i loro diritti democratici, il loro stato sociale, le stesse funzioni pubbliche.
30 anni fa i no global cantavano: “Rimettete il debito all’Africa!”
Quel debito è stato restituito dall’Africa 77 volte ma il debito è rimasto, perché là dove gli interessi sono usurai, sono gli interessi stessi a moltiplicare il debito finché il debitore muore.
Oggi l’Africa siamo noi, siamo noi il territorio da depredare.
E quegli stessi magnati, proprietari di banche e multinazionali, che ieri devastavano l’Africa o l’Argentina o gli Stati Sudamericani o asiatici, oggi sono arrivati con le stesse ricette al massacro a casa nostra e fanno a noi quello che ieri hanno fatto al Terzo Mondo.
Sono addirittura le stesse persone, e si chiamano Draghi, Monti, Padoan..al servizio di gente come Soros, Elkann, Dijsselbloem, Fischer, e reggono multinazionali come la Ryanair o Santander.. Si riuniscono coi loro Bilderberg, oggi a Innsbruck come ieri a Cannes, o Cernobbio o Zurigo…
La vera antipolitica e antidemocrazia è questa Europa. Il vero terrorismo è di questi comitati d’affari, che hanno creato queste presunte e antidemocratiche istituzioni internazionali, il Fm, la Bc, il Wto, per incrementare meglio i loro affari, per distruggere i diritti democratici dei popoli, per asservire intere popolazioni e depredare interi territori
Ci parlano dell’Isis, per creare il solito nemico esterno, ma sono loro l’Isis!
I governi che dovrebbero essere democraticamente ‘eletti’ sono invece ‘nominati’ con la collusione di gente come Napolitano, Hollande, Cameron, Renzi, Padoan…Le costituzioni democratiche sono progressivamente dilaniate, fatte a pezzi, lo stato sociale sparisce, i diritti dei popoli regrediscono. Le famigerate riforme rimbambiscono i cittadini con promesse paradossali di miglioramenti che portano solo desolazione e iniquità. La crisi è un fantoccio manovrato astutamente e solo contro i cittadini comuni per farli diventare sudditi in un nuovo orribile Medioevo. La casta dei potenti si rinforza e depenalizza. La plebe senza diritti e poteri cresce smisuratamente. Grazie alla crisi i ricchi sono diventati più ricchi, i poveri più poveri, e i paradisi fiscali si riempiono smisuratamente di quello che ci hanno rubato.

IL DEBITO

Il debito non è una calamità universale contro cui non si può fare niente.
Un debito può essere ‘rimesso’,’congelato’, ‘dilazionato’..
Soprattutto un debito può cambiare radicalmente la sua impostazione e le sue modalità.
Anche in uno Stato ci sono debiti sostenibili come i mutui per la casa,che se sono dati in modo equo possono essere ripagati,e debiti usurai, illegittimi,il cui fine è solo la morte del debitore. Ma il debito creato nella zona Euro non è sostenibile, non è ripagabile, non è legittimo.
Se la Bce fosse nata con le caratteristiche che ha la Fed negli USA, il gigantesco debito europeo che si dice frutto della crisi, non esisterebbe nemmeno.
Ma forze potenti hanno violentato e distorto il sogno europeo e non hanno permesso che la Bce avesse tutti i poteri che ha la Fed o la Banca islamica o la Banca di Tokio
La FED (Banca federale americana) ha stampato 16.000 miliardi di dollari a costo zero! I dollari li crea il governo americano dal nulla, attraverso i computer della Banca Centrale, la FED. Noi non possiamo farlo.
Il governo americano è MONOPOLISTA del dollaro, lo fa solo lui. E quanti ne può creare? All’infinito! Forse che il Fm gli dice qualcosa? Forse che i dollari vengono svalutati? Forse che sull’immenso debito americano il Fm impone l’austerità? O minaccia il fallimento?
La FED a Washington crea da anni dollari al ritmo di 40 miliardi al mese e spesso di più (QE). Oceani di dollari che gli USA stanno creando dal nulla e non sembra che l’America sia affondata per questo
Perché la Bce non crea fiumi di euro allo stesso modo con cui la Fed crea fiumi di dollari? Perché l’Europa è stata creata monca, con una Banca che non può prestare soldi direttamente agli Stati ma li dà a tasso agevolato alle banche private che poi li danno agli Stati guadagnando sulla differenza dei tassi? Perché questo passaggio ci costa 100 miliardi all’anno? Miliardi che divorano il nostro avanzo primario aumentando il debito che non potrà essere ripagato mai?
L’Italia lo strumento di creare moneta non ce l’ha più, e questo è gravissimo.
Quindi: un MONOPOLISTA DELLA MONETA può come minimo decidere di creare i suoi soldi dal nulla e quanti gli pare, poi può decidere di usarli per L’INTERESSE PUBBLICO. L’Italia No.

Dunque l’Italia deve tornare assolutamente ad essere monopolista della sua moneta e fare le cose urgenti di cui tutti noi abbiamo bisogno perché da 14 anni siamo massacrati dall’Euro. L’Italia deve tornare assolutamente e essere monopolista della sua moneta per creare lavoro, infrastrutture, servizi, aiutare le aziende, e creare un futuro per i giovani. E per la democrazia, perché da poveracci non si hanno diritti ma ci aspetta solo la fine.
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Nel silenzio della stampa Renzi manda via dalla Cassa depositi e prestiti Bassanini e lo sostituisce col banchiere Claudio Costamagna. Anche lui viene direttamente dalla Goldman Sachs. Sarà un caso?

Il debito pubblico americano è il più grande del mondo. Attualmente supera i 18.282 miliardi di dollari e cresce al ritmo di 3,45 miliardi al giorno, quindi raggiungerà i 20.000 miliardi alla fine del mandato di Obama (novembre 2016) visto che quando è stato eletto per la prima volta (novembre 2008) il debito pubblico americano era pari a 10.024 miliardi di dollari. E allora perché gli Stati uniti non falliscono? Perché la Banca Mondiale non fa nulla per bloccare questa discesa agli Inferi? Perché Il Fondo monetario non ordina anche agli Stati uniti le sue ricette devastanti come fa con la piccola Grecia? Perché il dollaro non cade in una inflazione autodistruttiva?
Perché questi grandi organismi sovranazionali che nessuno ha eletto, il WTO, il Fm, la Bm, la Bice, in cui non esiste la minima istituzione democratica, che nessun popolo controlla, che finora hanno prodotto solo devastazione e rovina, e con le loro ricette ultraliberiste a favore di pochi potenti hanno provocato il fallimento di interi Stati e la morte di milioni di persone, perché questi organismi così decisivi non fanno la minima operazione contro gli scempi delle multinazionali americane, contro i diktat internazionali delle grandi banche d’affari americane come la Lehman Brothers o la Goldman Sachs, contro i grandi e inutili G8 o G20 che non toccano i paradisi fiscali dove i loro potenti nascondono i loro capitali rubati né tassano mai le grandi corporazioni né impongono regole civili ai sistemi bancari o bloccano mai le speculazioni della Borsa?
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Per Renzi e compagni di merenda è bene rivotare a capo della Commissione europea quello Junker, quello che dà accoglienza ai peggiori evasori fiscali d’Europa, Ladri che difendono ladri perché i conti non li risanano con i soldi in nero dei paradisi fiscali o tassando le transazioni folli della Borsa.
Solo i soldi in nero degli Italiani all’estero ammonterebbero a 500 miliardi.

La nobilissima lettera di Tsipras al popolo greco

Greche e greci,
da sei mesi il governo greco conduce una battaglia in condizioni di asfissia economica mai vista, con l’obiettivo di applicare il vostro mandato del 25 gennaio a trattare con i partner europei, per porre fine all’austerity e far tornare il nostro paese al benessere e alla giustizia sociale. Per un accordo che possa essere durevole, e rispetti sia la democrazia che le comuni regole europee e che ci conduca a una definitiva uscita dalla crisi.
In tutto questo periodo di trattative ci è stato chiesto di applicare gli accordi di memorandum presi dai governi precedenti, malgrado il fatto che questi stessi siano stati condannati in modo categorico dal popolo greco alle ultime elezioni. Ma neanche per un momento abbiamo pensato di soccombere, di tradire la vostra fiducia.
Dopo cinque mesi di trattative molto dure, i nostri partner, sfortunatamente, nell’eurogruppo dell’altro ieri (giovedì n.d.t.) hanno consegnato una proposta di ultimatum indirizzata alla Repubblica e al popolo greco. Un ultimatum che è contrario, non rispetta i principi costitutivi e i valori dell’Europa, i valori della nostra comune casa europea. È stato chiesto al governo greco di accettare una proposta che carica nuovi e insopportabili pesi sul popolo greco e minaccia la ripresa della società e dell’economia, non solo mantenendo l’insicurezza generale, ma anche aumentando in modo smisurato le diseguaglianze sociali.
La proposta delle istituzioni comprende misure che prevedono una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, nuove diminuzioni dei salari del settore pubblico e anche l’aumento dell’IVA per i generi alimentari, per il settore della ristorazione e del turismo, e nello stesso tempo propone l’abolizione degli alleggerimenti fiscali per le isole della Grecia.
Queste misure violano in modo diretto le conquiste comuni europee e i diritti fondamentali al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità; e sono la prova che l’obiettivo di qualcuno dei nostri partner delle istituzioni non era un accordo durevole e fruttuoso per tutte le parti ma l’umiliazione di tutto il popolo greco.
Queste proposte mettono in evidenza l’attaccamento del Fondo Monetario Internazionale a una politica di austerity dura e vessatoria, e rendono più che mai attuale il bisogno che le leadership europee siano all’altezza della situazione e prendano delle iniziative che pongano finalmente fine alla crisi greca del debito pubblico, una crisi che tocca anche altri paesi europei minacciando lo stesso futuro dell’unità europea.
Greche e greci,
in questo momento pesa su di noi una responsabilità storica davanti alle lotte e ai sacrifici del popolo greco per garantire la Democrazia e la sovranità nazionale, una responsabilità davanti al futuro del nostro paese. E questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum secondo la volontà sovrana del popolo greco.
Poche ore fa si è tenuto il Consiglio dei Ministri al quale avevo proposto un referendum perché sia il popolo greco sovrano a decidere. La mia proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani si terrà l’assemblea plenaria del parlamento per deliberare sulla proposta del Consiglio dei Ministri riguardo la realizzazione di un referendum domenica 5 luglio che abbia come oggetto l’accettazione o il rifiuto della proposta delle istituzioni.
Ho già reso nota questa nostra decisione al presidente francese, alla cancelliera tedesca e al presidente della Banca Europea, e domani con una mia lettera chiederò ai leader dell’Unione Europea e delle istituzioni un prolungamento di pochi giorni del programma (di aiuti) per permettere al popolo greco di decidere libero da costrizioni e ricatti come è previsto dalla Costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica dell’Europa.
Greche e greci, a questo ultimatum ricattatorio che ci propone di accettare una severa e umiliante austerity senza fine e senza prospettiva di ripresa sociale ed economica, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e con fierezza, come insegna la storia dei greci. All’autoritarismo e al dispotismo dell’austerity persecutoria rispondiamo con democrazia, sangue freddo e determinazione.
La Grecia è il paese che ha fatto nascere la democrazia, e perciò deve dare una risposta vibrante di Democrazia alla comunità europea e internazionale.
E prendo io personalmente l’impegno di rispettare il risultato di questa vostra scelta democratica qualsiasi esso sia.
E sono del tutto sicuro che la vostra scelta farà onore alla storia della nostra patria e manderà un messaggio di dignità in tutto il mondo.
In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei suoi popoli. Che in Europa non ci sono padroni e ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte imprescindibile dell’Europa, e l’Europa è parte imprescindibile della Grecia. Tuttavia un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza bussola.
Vi chiamo tutti e tutte con spirito di concordia nazionale, unità e sangue freddo a prendere le decisioni di cui siamo degni. Per noi, per le generazioni che seguiranno, per la storia dei greci.
Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.
Alexis Tsipras

RENZI REGALA SEI MILIARDI ALLE BANCHE
BLOG DI GRILLO

E intanto Renzi fa un nuovo decreto sulla deducibilità delle sofferenze bancarie. Tradotto: il Governo destina nuove risorse finanziarie ai bilanci bancari mentre nulla fa per i redditi da lavoro e da impresa. Se fino ad oggi gli istituti di credito potevano spalmare la deducibilità sui crediti svalutati o persi nell’arco di 5 anni (ai fini Ires e Irap), da oggi potranno farlo in 1 anno. Il costo per le casse dello Stato oscilla fra i 3 e i 6 miliardi di euro. Quando le banche chiamano il Governo risponde sempre presente, mentre si vede costretto ad aggirare i pensionati con un ridicolo “bonus”.
Il viceministro del Tesoro Enrico Morando si giustifica con la necessità di migliorare lo stato patrimoniale della banche italiane in modo da far ripartire il credito e con esso l’economia. Questo nuovo sostegno agli istituti di credito, però, risponde all’ideologia economica che ha portato l’Eurozona al disastro sociale e occupazionale. La testarda convinzione del Governo ispirato da Pier Carlo Padoan (che ha un lungo passato nell’istituzione simbolo dell’austerità: Il Fondo Monetario Internazionale) è che gonfiando di liquidità e nuovi capitali le banche riparta il credito a famiglie e imprese. 8 anni di una crisi devastante non hanno insegnato nulla: a guidare il credito non è l’offerta, ma la domanda. Vale a dire che se famiglie e imprese non vedono davanti a loro solide prospettive di crescita economica eviteranno di stringersi il cappio al collo contraendo un mutuo o un finanziamento bancario che con tutta probabilità non potranno onorare. Pensiamo ad una piccola impresa che dipende dalla domanda interna, inserita in un tessuto sociale dove i consumi sono in calo e la disoccupazione è alle stelle. Perché mai dovrebbe espandere la produzione chiedendo a prestito nuova liquidità se la domanda dei beni che produce ristagna o è in calo?
Nonostante queste evidenze il Governo sacrifica le minime risorse finanziarie concesse dai trattati europei ripulendo i bilanci bancari, quando servirebbero come l’ossigeno investimenti diretti nel settore industriale e misure di sostegno ai redditi più bassi. Da non dimenticare, inoltre, che senza domanda di credito le nuove risorse saranno molto probabilmente impiegate dalle banche in attività finanziarie speculative, col rischio di nuove e pericolosissime bolle.
L’unico modo di far ripartire un’economia depressa in modo sano e sostenibile è aumentare l’occupazione e i redditi dei lavoratori, quindi i consumi interni. A giovarne sarebbero le nostre imprese, incentivate dai maggiori profitti ad espandere produzione e occupazione, e anche la finanza pubblica, che potrebbe beneficiare di una più ampia platea di contribuenti (i neoassunti).
Il modello neoliberista invece dimentica la domanda e premia l’offerta, puntando tutto sulle esportazioni (che richiedono bassi prezzi e quindi bassi salari) e sul credito al consumo, che costringe famiglie impoverite dall’austerità a indebitarsi per mangiare e sopravvivere. Quando la bolla si sgonfia e i bilanci bancari vanno in affanno, non c’è problema: arriva il Governo delle banche e il casinò finanziario può ripartire!” M5S Parlamento
Ilvo Diamanti per Repubblica (quotidiano a marca Pd, per cui la realtà sarà sicuramente peggio) ci parla del crollo del Pd che nei sondaggi in un solo anno passa dal 40,8% al 32,2%. 8 punti persi in un anno sono troppi (Veltroni, Letta e Bersani furono bruciati per molto meno). E dalle regionali escono 5 milioni di elettori in meno per il Pd, mentre gli scandali non accennano a diminuire e gli elettori rifiutano decisamente i candidati renziani. Ma la cosa più grave è il crollo del gradimento di Renzi, che riassume ormai in sé un partito ridotto a uno straccio ossequiente che vota ogni suo abominio nella distruzione della Costituzione e della democrazia. La fiducia degli italiani in Renzi è crollata dal 69% al 39%, 30 punti persi per strada in un solo anno sono inaccettabili e segnano quella fine del governo Renzi che i piddini si rifiutano di riconoscere! Al contrario cresce costantemente il nemico del Pd, il M5s, che vola al 26,1% nei sondaggi (ormai la distanza tra Pd e M5S diminuisce a vista d’occhio. Oggi sono solo 6 punti, domani saranno molti meno e al ballottaggio tutto è possibile).

ENCICLICA DI BERGOGLIO

«Sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri e l’impegno nella società e la pace interiore».
«C’è un’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; tutto nel mondo è intimamente connesso».
«La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri».
«Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili: rifiuti domestici e commerciali, detriti di demolizioni, rifiuti clinici, elettronici o industriali, rifiuti altamente tossici e radioattivi. La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero».
«Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata».
«Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti».
«L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere il riscaldamento globale o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano».
«Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi».
«Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiore costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani».
«In alcune città si sono creati quartieri residenziali “ecologici” solo a disposizione di pochi, dove si fa in modo di evitare che altri entrino a disturbare una tranquillità artificiale».
«Il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico».
«La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione».
«I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente».
«È certo che l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista».
«C’è una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura».
«Quando si propone una visione della natura unicamente come oggetto di profitto e di interesse, ciò comporta anche gravi conseguenze per la società. La visione che rinforza l’arbitrio del più forte ha favorito immense disuguaglianze, ingiustizie e violenze per la maggior parte dell’umanità, perché le risorse diventano proprietà del primo arrivato o di quello che ha più potere: il vincitore prende tutto».
«Noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale».
«Ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati».
«L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti».
«L’idea di una crescita infinita o illimitata suppone la menzogna circa la disponibilità infinita dei beni del pianeta, che conduce a “spremerlo” fino al limite e oltre il limite».
«La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale».
«Tutto è connesso. Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola».
«È indispensabile promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale. Per esempio, vi è una grande varietà di sistemi alimentari agricoli e di piccola scala che continua a nutrire la maggior parte della popolazione mondiale, utilizzando una porzione ridotta del territorio e dell’acqua e producendo meno rifiuti, sia in piccoli appezzamenti agricoli e orti, sia nella caccia e nella raccolta di prodotti boschivi, sia nella pesca artigianale».
«Perché vi sia una libertà economica della quale tutti effettivamente beneficino, a volte può essere necessario porre limiti a coloro che detengono più grandi risorse e potere finanziario. La semplice proclamazione della libertà economica, quando però le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l’accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio che disonora la politica».
«In diversi Paesi si riscontra una tendenza allo sviluppo di oligopoli nella produzione di sementi e di altri prodotti necessari per la coltivazione, e la dipendenza si aggrava se si considera la produzione di semi sterili, che finirebbe per obbligare i contadini a comprarne dalle imprese produttrici».
«Serve un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura».
«È necessaria un’ecologia economica, capace di indurre a considerare la realtà in maniera più ampia. C’è una interazione tra gli ecosistemi e tra i diversi mondi di riferimento sociale».
«L’ecologia umana è inseparabile dalla nozione di bene comune, un principio che svolge un ruolo centrale e unificante nell’etica sociale».

ALESSANDRO GILIOLI

«La non approvazione delle misure compensative non era mai accaduta prima. Né in Irlanda né in Portogallo, in nessun posto», ha twittato ieri il premier greco Alexis Tsipras facendo un po’ il riassunto di quello che sta succedendo, secondo lui, a Bruxelles.
Se provate a inerpicarvi nei contenuti della trattativa tra Atene e i suoi creditori (sostanzialmente, l’Europa e il Fmi) rischiate oggi di perdervi in una quantità di dettagli tecnici che rischiano di far perdere di vista il problema di fondo. Ad esempio, non sembra così insuperabile il litigio sull’aliquota della tassazione societaria (Tsipras vuole il 29 %, la Troika il 28); né pare così fondamentale che l’introduzione ai disincentivi dei prepensionamenti avvenga il 1 gennaio 2016 (proposta greca) o il 30 giugno 2015 (richiesta dei creditori).
Viste così, insomma, paiono tutte o quasi questioni di lana caprina e abbastanza da sbadiglio.
Poi però c’è il problema di fondo, appunto, quello posto da Tsipras nel suo tweet: alla fine, il saldo contabile per lo stato greco a cui arriva il piano del governo di Atene è uguale a quello richiesto dai creditori; solo che i creditori vogliono che la Grecia ci arrivi in un altro modo. Ad esempio, portando l’Iva sui ristoranti dal 13 al 23 % e rifiutando al contempo la proposta alternativa greca di un prelievo una tantum del 12 % alle aziende che fanno utili superiori a mezzo milione di euro l’anno.
In altri termini, i creditori non si accontentano che la Grecia raggiunga quegli obiettivi di bilancio che lo stesso governo Tsipras si impegna a raggiungere: vogliono stabilire loro come questi obiettivi devono essere raggiunti, indicando nei dettagli dove si tassa e dove no, dove si taglia e dove no.
Ora, sul perché questo avvenga ognuno può fare le supposizioni che crede. Gli “anti greci”, ad esempio, sostengono che le proposte di Tsipras e soci non funzionerebbero, cioè non porterebbero davvero al saldo stabilito e concordato.
Il che è possibile, s’intende, ma è tuttavia curioso che a sostenere ciò sia soprattutto il Fondo monetario, cioè la stessa istituzione che nel 2010 indicò punto per punto la ricetta per far uscire la Grecia dalla crisi: e tuttavia quella ricetta fallì clamorosamente, peggiorando di molto la situazione, come oggi ammettono unanimemente tutti gli analisti della questione, quali che siano le loro simpatie o antipatie.
Ma al di là di questo (può darsi che le proposte di una parte funzionino meglio di quelle dell’altra, così come può darsi che ormai non funzioni più nessuna delle due) quello che ogni giorno emerge di più dalla trattativa è una domanda gigantesca che ci coinvolge tutti: fino a che punto può essere tirata l’asticella della cessione dei poteri democratici? Oltre quale punto quest’asticella provoca più disastri che benefici?
E ora non sto parlando più in termini di disastri o benefici economici. Cioè non mi sto più chiedendo quale delle due ricette funzionerebbe meglio per la ripresa greca, bensì quali effetti producano sulle cittadinanze, sulle persone, questi livelli di cessione di sovranità democratica a istituzioni mai scelte né elette da nessuno.
Restando in Grecia, ad esempio, la sensazione di spoliazione di democrazia (non infondata, come si è visto) sta avendo l’effetto di un gigantesco compattamento patriottico ed emotivo attorno a Tsipras, tanto che il suo gradimento ormai è tracimato ben oltre la sinistra, vecchia o nuova che sia.
Qualcosa di non dissimile sta avvenendo anche in altri Paesi, dove pure l’invasione di campo dei poteri non democratici ha avuto effetti meno devastanti.
In Gran Bretagna, ad esempio, Cameron ha vinto le elezioni promettendo un referendum sull’uscita dalla Ue e inseguendo negli slogan i nazionalisti dell’Ukip; in Francia, Hollande fa il duro con i migranti per non regalare troppi consensi a Le Pen; in Spagna come noto c’è Podemos, che – pur europeista – vuole cambiare tutti o quasi i trattati Ue; perfino in Finlandia la nuova coalizione di centrodestra sta pagando il dazio all’alleato nazionalista dei Veri Finalndesi.
Qui da noi, si sa, i partiti più conflittuali verso questa Europa (M5S e Salvini) insieme superano il 40 % dei consensi, e pur di provare a vincere le elezioni Berlusconi sembra aver appena accettato molte delle istanze anti Ue proposte dal capo leghista.
Insomma, l’invasione di campo eccessiva da parte di queste istituzioni non elette ha messo in moto nei vari Paesi reazioni e meccanismi che le istituzioni stesse non riescono più a controllare: dalla Spagna alla Gran Bretagna, dall’Italia alla Francia. Hanno quindi combinato un disastro molto più esteso di quello economico greco: un disastro continentale e nelle coscienze, nei 500 milioni di cittadini europei. Esseri umani che le istituzioni hanno fatto finta di non vedere. Che hanno trattato come se non esistessero, come se non avessero consapevolezza, orgoglio e volontà.
Questo fa incazzare, mica il punto in più o in meno di Iva di Grecia. Ma semmai il fatto che l’Europa si incisti (ancora!) su quel punto in più o in meno di Iva senza capire quanti danni (ancora!) produce in questo modo. Non il punto di Iva in sé, ovviamente, ma la tracotanza nell’imporlo, nell’imporsi, nell’ignorare e irridere quanto è rimasto in questa Europa di democrazia e di sovranità popolare.

Jacques Sapir (economista francese)
http://russeurope.hypotheses.org/4019

Tsipras ha deciso un referendum il 5 luglio,chiedendo al popolo sovrano di decidere su diversi temi riguardo ai creditori della Grecia Ha preso questa decisione dopo le minacce, pressioni e ultimatum che ha dovuto affrontare durante gli ultimi giorni di trattative con la cosiddetta troika.E’ deliberatamente tornato nell’arena politica come un partner negoziale della troika mantenendo un ambito tecnico e contabile.Questo gesto ha provocato una reazione dell’Eurogruppo di estrema gravità.Siamo in presenza di un vero e proprio abuso di potere che è stato commesso nel 27 giugno,quando l’Eurogruppo ha deciso di tenere una riunione senza la Grecia.Ora è in gioco non solo la questione del futuro economico della Grecia ma la tirannia della Commissione e del Consiglio su tutti
3 i punti importanti
-il disaccordo tra il governo greco e i suoi partner era politico fin dall’inizio.La Bce e la Commissione europea hanno costantemente cercato la capitolazione del governo greco,che Tsipras ha chiamato “l’umiliazione di un intero popolo”.L’Ue ha voluto cauterizzare la ferita aperta dall’elezione di gennaio per dimostrare non solo in Grecia,ma in Spagna,Italia e Francia,che nessuno può “uscire dal quadro di austerità” come è stato organizzato dai trattati. Dobbiamo ricordare Juncker che disse che non può esistere una scelta democratica che vada contro i Trattati.
Punto 2: per la prima volta un leader legittimamente eletto dichiara che le istituzioni europee fanno proposte che,sostanzialmente e formalmente,violano le democrazie europee.E’ una denuncia molto grave.Significa che le istituzioni che dovrebbero essere garanti della democrazia in realtà le sono nemiche e che le stesse istituzioni la cui legittimità esiste solo per delega della legittimità degli Stati membri hanno comportamenti che violano la legittimità e la sovranità proprio di uno Stato membro. E quindi che formano una tirannia, cioè un potere che attua procedure legittime, ma guidate da tiranni.
Questo distrugge radicalmente ogni legittimità degli organi Ue
-3°:Tsipras dichiara :”La nostra responsabilità ci porta a rimetterci alla volontà del popolo greco”. E’in gioco la sovranità nazionale. Il suo referendum sull’austerità ha avuto il sostegno unanime del parlamento.
La reazione dell’eurogruppo sancisce la sua antidemocraticità… riunendosi senza la Grecia scade nella illegalità più eclatante con la volontà di imporsi su uno Stato sovrano. E’ chiaramente un abuso di potere. Non esiste nessuna procedura per escludere un paese da parte dell’Ue. Una separazione può avvenire solo previo accordo amichevole. L’Eurogruppo non ha esistenza legale. E ‘solo un club che opera sotto la copertura della Commissione europea e del Consiglio europeo. Ciò significa che se l’Eurogruppo ha commesso un atto illegale,la responsabilità ricade su tutti. Il governo greco potrebbe attaccare la Commissione e il Consiglio, sia presso la Corte di giustizia europea, ma anche la Corte Internazionale dell’Aia. L’Ue è fondamentalmente un’organizzazione internazionale. La regola in qualsiasi organizzazione internazionale è quella dell’unanimità. Il trattato di Lisbona ha previsto una maggioranza qualificata di meccanismi, ma non si applicano all’euro o per questioni di rapporti fondamentali tra gli stati.Il colpo di stato appena fatto dall’Eurogruppo non riguarda solo la Grecia. Altri membri dell’Ue,come Inghilterra o Austria, potrebbero impugnare dinanzi alla giustizia europea e internazionale la decisione adottata dall’Eurogruppo. In effetti, l’Ue si basa su norme di legge che si applicano a tutti. Qualsiasi decisione di violare tali norme nei confronti di un determinato paese è una minaccia per tutti. La decisione dell’Eurogruppo potrebbe significare la morte dell’Ue. E’ stato commesso un abuso di potere che potrebbe produrre una rivolta di popoli, ma anche di governi contro l’Ue.
In realtà si è apertamente rivelato il carattere antidemocratico delle istituzioni dell’UE e la loro tirannia.

Padoan dice che non ci sono pericoli per l’Italia

Per l’Italia va tutto bene.
Lo disse probabilmente anche all’Argentina a cui applicò le stesse ricette fallimentari del Fondo Monetario che sono state applicate alla Grecia e che Renzi con incredibile solerzia sta applicando all’Italia.
Certo va tutto bene.
Peccato che stiamo camminando sulla via della morte.
Il default dell’Italia è stato annunciato già nel 2011. Ma il 35,6% dei titoli di Stato italiani sono stati comprati da banche estere e il loro ammontare ed è un tantino troppo perché si possa dichiarare il fallimento dell’Italia, per cui il malato viene tenuto in una condizione terminale, abbastanza vivo perché Renzi e Padoan possano continuare a spolparlo, sostanzialmente morto.
Ma va tutto bene, eccome!!
Non vi sembra strano che TUTTE le banche europee siano PERPETUAMENTE in crisi per mancanza di liquidità e perché sono PERPETUAMENTE in rosso con tutto che sotto ordine del Fm e della Bce ci hanno prosciugato dalle tasche 16.000 miliardi di euro per darle alle banche a tassi minimi e ora addirittura allo 0,15% affinché potessero fare prestiti agli Stati al 5 o al 6%?
Dov’è finita questa enorme massa di liquidità?
Lo sapete che il governo sta già pensando di fare un prelievo forzato dai conti correnti italiani già approvato dalla Bce?
Riuscite ad immaginare come si annullerebbe di colpo il debito se la Bce fosse una banca normale come la Fed e prestasse lei direttamente agli Stati allo 0,15% di interesse?
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Il 5 giugno Draghi (Bce) ha deciso di abbassare il tasso di riferimento dell’area Euro a 0,15% da 0,25. Il che vuol dire che quando la Bce presta soldi alle banche private, glielo dà allo 0,15%, un interesse ridicolo. Ha dato loro così 16.000 mld di euro arricchendo loro e impoverendo noi.
Le banche comprano titoli di stato (ovvero ciò che alimenta il debito pubblico) al 5 o 6%,speculando sulla differenza. In questo modo si arricchiscono loro e ci impoveriamo noi.
Oltre a ciò quegli imbecilli dei Ministri del Tesoro hanno investito 163 mld in derivati, hanno cioè scommesso che i tassi europei sarebbero aumentati, invece sono scesi, quindi ci hanno rimesso. Con questa cazzata, in 4 anni, l’Italia da sola ha “pagato” per i derivati più di tutti gli altri Stati dell’Ue messi insieme. Ma questo i giornali non lo dicono.
Non dicono che abbiamo degli imbecilli al potere che hanno ‘giocato’ in Borsa con le nostre finanze ben 163 miliardi e non dicono che con i derivati giocano anche tutti gli enti locali aumentando in modo pazzesco i loro debiti. Con questi giochini da deficienti ci abbiamo rimesso 42 miliardi. E poi ci vengono a dire che non hanno soldi per il reddito minimo di cittadinanza! Però per i loro stupidi giochini di Borsa ce l’hanno! E i cittadini non sanno niente e non controllano niente!

Quello che è successo in Grecia non è molto diverso da quello che è successo in Italia. Speculazioni di Borsa, agenzie di rating criminali, giochini dei prestiti dalla Bce alle banche private, grandi banche d’affari americane che truccano i conti per far entrare in Ue paesi poveri come l’Iitalia o la Grecia per poi fregarli, ministri delle finanze scelti dal Fm, Papademos come Padoan o l’attuale Presidente della Cassa depositi e prestiti, una fitta rete di inganni per depredare un paese.
In Italia, grazie al modo criminale con cui dx e sx hanno amministrato le nostre finanze ci ritroviamo con un debito pubblico spaventoso di 2000 miliardi, uno dei debiti più grandi del mondo e, grazie a gente come Tremonti, Monti, Letta o Padoan, solo di interessi paghiamo ogni anno 100 miliardi di euro.
Anzi, con Renzi, ogni mese il debito aumenta di 10 miliardi.
Se ogni Stato potesse avere i soldi direttamente dalla Bce invece che dalle banche private, se cioè fosse la Bce a comprarci i titoli di stato, il debito pubblico crollerebbe. E se i derivati fossero messi fuori legge, anche meglio! Oggi ci tassano e spremono solo per arricchire le banche!
E’ un giochino programmato per mandare in fallimento gli Stati. Ieri l’Argentina o alcuni stati asiatici o africani, oggi la Grecia, domani l’Italia

Aldo Antonelli

C’è qualcuno, dalla corta veduta e dalla cortissima memoria, che di fronte al caso Grecia, continua a “tifare” per la Troika: FMI, BCE e Parlamento Europeo.
Il problema non è la Grecia, ma la politica dell’austerità che la Troika continua ad imporre e che i “politici” europei supinamente accettano, una politica cieca e miope, una politica da naziskin che impietosamente affonda il coltello sulla carne nuda dei popoli membri e che sta distruggendo l’idea stessa di Europa. Dimenticando che se nel dopo guerra ci si è rialzati è stato grazie al Piano Marshall e se gli Stati Uniti si sono ripresi dalla crisi che è stata causata da loro e nella quale l’Europa ancora versa. è stato grazie alle misure Keynesiane prese dall’amministrazione Obama. Sotto l’indice dell’accusa non vanno poste solo le allegre amministrazioni passate della Grecia, ma anche la caparbietà bugiarda della Merkel e di Schaueble che dicono di essere mossi solo da volontà “etica” di giustizia quando impongono l’assolvenza dei debiti. Dimenticando (amnesia assassina!) che proprio la Germania è stato il paese che non ha mai assolto i debiti né dopo la Prima Guerra Mondiale né dopo la Seconda guerra Mondiale.. “Se la Germania, scrive l’economista francese Piketty, nel secondo dopoguerra realizzò il boom, fu proprio grazie al fatto che i suoi debiti furono abbattuti, cosa che oggi neghiamo con ferocia ai Greci”!
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Il 35,6% del nostro debito non sta solo nelle banche tedesche, è pari al 728 miliardi di euro. Tra l’altra noi abbiamo la percentuale di debito pubblico in mani estere più bassa dell’Europa. La Grecia ha l’85.9%.
Il debito pubblico italiano è detenuto da
banche e altri intermediari finanziari italiani (35%)
famiglie italiane (13 %)
investitori esteri (30%)
e da Bce e Banca d’Italia (10 %)
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Se cadi nelle mani di un usuraio
una sola cosa è certa:
che i tassi di interesse crescenti non ti permetteranno mai di ripagare il tuo debito che non farà altro che aumentare
e che davanti a te c’è solo la fine.
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Hanno vietato l’usura all’interno degli Stati ma l’hanno portata ‘sopra’ gli Stati
e l’usura (chiamala austerity se vuoi) non è stata inventata per aiutare qualcuno a uscire da un periodo di crisi ma è stata creata malvagiamente per portare un soggetto in crisi verso la rovina totale prosciugandolo di tutto quello che possiede, compresi i propri diritti umani e civili e la propria dignità.
Il circuito perverso tasse- Bce-banche private-debito è stato da poche centinaia di magnati internazionali per depredare l’Europa, esattamente nello stesso modo con cui hanno depredato prima l’Africa e parte dell’Asia e del Sudamerica.
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Nel 2009 le dieci famiglie più ricche d’Italia arrivavano a un totale di 58 miliardi di euro. In altri termini persone come Leonardo Del Vecchio, i Ferrero, i Berlusconi, Giorgio Armani o Francesco Gaetano Caltagirone, anche coalizzandosi, arrivavano a valere più o meno la metà di un gruppo di 18 milioni di persone che, in media, potevano contare su un patrimonio di 6.300 euro ciascuno.
Cinque anni dopo, sorpasso e doppiaggio sono già consumati: le dieci famiglie con i maggiori patrimoni ora sono diventate più ricche di quanto lo sia nel complesso il 30% degli italiani (e residenti stranieri) più poveri. Quelle grandi famiglie a questo punto detengono nel complesso 98 miliardi di euro. Per loro un balzo in avanti patrimoniale di quasi il 70%, compiuto mentre l’economia italiana balzava all’indietro di circa il 12%.
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Secondo Jacques Sapir (economista francese. Ma dove sono finiti i famosi economisti italiani sul tipo del plurilaureato Giannino?)

Se la Grecia venisse considerata in default dal Fm, tutti i buoni del tesoro emessi dal governo greco e detenuti da diversi organismi cesserebbero di avere valore contabile. In realtà tutti gli operatori finanziari sanno che parte del debito alla fine sarà pagato in un contesto di “riconciliazione” con il paese che fa default. Ma un default porta sempre ad una considerevole perdita di valore dei titoli di Stato, una perdita tra il 50 e l’80 %. Per la Grecia su un debito totale di 315,5 miliardi di euro, 141,8 miliardi sono detenuti presso il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (ESFS), 52,9 miliardi stanno presso prestiti bilaterali con altri paesi dell’Eurozona, 27 miliardi sono nei depositi della Banca Centrale Europea, e 25 miliardi presso il FMI.
Come la Bce ha sospeso l’ELA (Emergency liquidity assistance) si apre la corsa agli sportelli. Il governo greco allora potrebbe essere costretto a nazionalizzare (almeno temporaneamente) alcune banche o annunciare una chiusura delle banche fino a che la situazione non si sarà chiarificata. Ci sarà anche bisogno di introdurre dei controlli sui movimenti dei capitali, sul modello di ciò che fu fatto a Cipro nel 2013. Tuttavia si deve anche sapere che la sospensione dell’ELA verrebbe percepita ad Atene come l’equivalente di un’espulsione dall’eurozona o, in breve, come l’equivalente di un’aperta dichiarazione di guerra (i leader greci sanno benissimo che l’Eurogruppo e la BCE hanno intrapreso una silenziosa ma ugualmente spietata guerra contro di loro fin dal giorno delle elezioni).
Ricordiamo che il patto su cui si basa l’Ue prevede che a ogni riunione partecipino TUTTI i membri, mentre la riunione appena fatta che ha condannato la Grecia è stata fatta senza di lei e dunque è illegittima.

Aggiunge Sapir:
Ci sono 2 opzioni: La Grecia può decidere di requisire la Banca Centrale Greca e costringerla a emettere euro, violando i trattati fondamentali dell’Unione Economica e Monetaria. Non è impossibile che Tsipras arrivi al punto di fare questo. Più probabilmente cercherà di creare le condizioni perché la responsabilità dell’uscita dall’euro venga presa dalla Germania e dall’Eurogruppo.
Oppure il governo greco emette certificati di pagamento per mezzo del suo Ministero delle Finanze, per pagare le pensioni e i salari dei lavoratori pubblici, ma anche per stabilizzare le banche. Verrebbero espressi in euro. Il governo greco dovrebbe garantire che siano “a corso legale” in Grecia. Questa soluzione è già stata considerata ed è ispirata a ciò che fu fatto dall’Argentina all’inizio degli anni 2000. Tuttavia nel corso di poco tempo si stabilirebbe un tasso di cambio tra i “veri” euro e i certificati di pagamento. I negozianti greci e le aziende accetterebbero questi certificati solo a condizione che vengano riconosciuti di valore minore rispetto ai “veri” euro. Inoltre, i certificati di pagamento sostituirebbero rapidamente i “veri” euro. Potrebbe durare qualche settimana, ma poi La situazione di una coesistenza di due valute, cioè euro e certificati di pagamento, sarebbe piuttosto instabile. Potrebbe durare alcune settimane. Alla fine si deve tornare all’euro (e la BCE dovrebbe ricominciare con l’ELA) oppure il governo greco dovrebbe prendere il controllo della Banca Centrale Greca, stabilire le condizioni di finanziamento di questi “certificati di pagamento”, e infine ridenominarli “dracme”.

Christine Lagarde, ma chi è costei?

E chi le ha dato l’enorme potere con cui decide la vita e la morte di 500 milioni di persone?
L’Unione europea è una costruzione fasulla creata dai grandi magnati internazionali per depredare l’Europa così come hanno già fatto con l’Africa, parte dell’America latina e parte dell’Asia, aiutati da organismi sovranazionali con finalità prettamente capitalistiche come il Fondo monetario o la Banca Mondiale, organismi a servizio dei potenti della Terra, che nessuno ha mai controllato o votato o eletto e che si sono dati il potere enorme e autarchico di gestire il mondo e di decretare la morte di intere Nazioni e la rovina di interi popoli
Il fatto stesso che i governi debbano appiattirsi sotto gli ordini suicidi del Fondo monetario è la prova prima che questi organismi hanno in odio la democrazia e il progresso civile ed economico dei popoli
Il totem su cui si è retta sinora era la sua irreversibilità e indissolubilità
Nel momento stesso che i membri europei si sono riuniti tenendo fuori la Grecia e proclamando di fatto l’uscita forzosa della Grecia dall’euro, tutta questa costruzione artificiale e tirannica è crollata
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ALESSANDRO GILIOLI

E’ curioso come alcuni abbiano criticato la decisione greca di andare a referendum, quasi fosse un modo con cui Tsipras ha evitato di prendere una decisione, scaricandosi dalle responsabilità. A chi ragiona in questo modo forse non è chiaro che per la Grecia si tratta di una decisione di importanza epocale, probabilmente superiore a quella con cui noi italiani nel 1946 optammo (con un referendum, appunto) tra monarchia e repubblica. Consultare il popolo nei momenti di passaggio storici è, con ogni evidenza, una vittoria della democrazia, anzi ne è una condizione igienica di base. Ma la democrazia è evidentemente una cosa a cui parecchi di noi, qui, non sono più molto abituati.
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La Grecia sta per fallire e i bambini a scuola svengono dalla fame però è stata costretta a comprare aerei italiani, sommergibili francesi e armi tedesche e guai se fa tagli alla Difesa! A causa della crisi che l’ha costretta a chiedere l’ennesimo piano di aiuti e una ristrutturazione del debito con perdite record per i detentori di bond greci da 100 miliardi, dopo gli anni di spese militari a briglia sciolta,di conti truccati e spese olimpiche faraoniche, ora la Grecia cerca disperatamente di tirarsi fuori dalle spese militari. Dov’era quella Germania che ora le nega ogni aiuto quando fino al 2009 Karamanlis se la intendeva con la Merkel le chiedeva fior di forniture militari e comprava 170 carri armati Leopard (1,7 miliardi di euro) e 223 cannoni dismessi dall’esercito tedesco? (ma chi voleva bombardare?).Oggi quando la Grecia disdice 4 sottomarini ThyssenKrupp che non vuole più, deve sentirsi rispondere dalla Merkel che, se lo fa, la Germania le bloccherà ogni prestito, ed erano pure mal funzionanti e non tenevano la rotta (1,3 miliardi di euro), più altri 223 carri armati per 403 milioni di euro, più 60 caccia intercettori.
Ma anche Sarkozy va in Grecia a presentare il conto e minaccia la Grecia che non avrà prestiti se non compra 6 fregate e 15 elicotteri francesi (4 miliardi di euro) e motovedette per 400 milioni.
Così la Grecia dovrebbe passare a una spesa militare di 7 miliardi, mentre i salari e pensioni vengono tagliati del 25% e 400mila bambini in età scolare svengono per la fame.
La Merkel ha imposto alla Grecia tagli lineari alla spesa pubblica ma non alla Difesa, per salvaguardare gli interessi delle società tedesche fornitrici.
La spesa militare della Grecia è in proporzione superiore a quella americana. Per colpa di chi?
E per colpa di chi oggi noi siamo costretti a comprare F35 per 15 miliardi che diventeranno 60?
..
Stiglitz dice in modo molto chiaro che l’Ue ha deliberatamente attaccato la Grecia per farla fallire.
Non si tratta di finanze e di economia. Si tratta di POTERE.
Il programma imposto 5 anni fa dal Fm, dalla Bm e dalla Commissione europea è stato abissale, ha aumentato a dismisura il debito, ha fatto crollare del 25% il PIL del paese. Non c’è mai stata nella storia una depressione così deliberata e con conseguenze così catastrofiche, nemmeno una guerra avrebbe portato al 60% di disoccupazione giovanile.
La Troika ha affondato la Grecia come fece con l’Argentina senza mai prendersi la responsabilità delle sue azioni e sta ancora chiedendo che la Grecia di raggiungere un avanzo primario di bilancio (al netto degli interessi) del 3,5% del PIL entro il 2018! Un obiettivo che è una sentenza di condanna totale. Non è la Grecia che rifiuta l’Europa, è l’Europa che ha rifiutato la Grecia. Ma il Fm se ne frega della sofferenza umana della popolazione in questi 5 anni! Sia chiaro che nulla delle enormi quantità di denaro prestata alla Grecia è andata ai Greci. Si sono pagati i creditori del settore privato – comprese le banche tedesche e francesi. Cifre enormi sono servite solo a salvare i sistemi bancari di questi paesi. Il punto non sono i soldi ma costringere la Grecia a sottomettersi. Dove sta allora, in questo gioco di potere, la democrazia? Ora Tsipras chiede democraticamente al suo popolo di scegliere, Ma quando mai l’Ue, la Commissione europea, il Fm o la Bm hanno chiesto ai popoli di scegliere? L’Unione europea non è mai stata democratica. E la maggior parte dei governi europei è entrata nell’Ue senza chiederlo ai loro popoli. Quando la Svezia ha chiesto al suo popolo, gli Svedesi hanno risposto di no. Oggi l’Ue è l’antitesi della democrazia. Si ordina la fine del governo di Tsipras perché è di sx. Il sì e il no oggi sono entrambi rischiosi. Un sì significherebbe depressione quasi senza fine. Un no aprirebbe una possibilità di riprendere il destino nelle proprie mani.
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Sia chiaro che nulla delle enormi quantità di denaro prestata alla Grecia è andata ai Greci. Si sono pagati i creditori del settore privato – comprese le banche tedesche e francesi. Cifre enormi sono servite solo a salvare i sistemi bancari di questi paesi. Il punto non sono i soldi ma costringere la Grecia a sottomettersi. Dove sta allora, in questo gioco di potere, la democrazia? Ora Tsipras chiede democraticamente al suo popolo di scegliere, Ma quando mai l’Ue, la Commissione europea, il Fm o la Bm hanno chiesto ai popoli di scegliere? L’Unione europea non è mai stata democratica. E la maggior parte dei governi europei è entrata nell’Ue senza chiederlo ai loro popoli. Quando la Svezia ha chiesto al suo popolo, gli Svedesi hanno risposto di no. Oggi l’Ue è l’antitesi della democrazia. Si ordina la fine del governo di Tsipras perché è di sx. Il sì e il no oggi sono entrambi rischiosi. Un sì significherebbe depressione quasi senza fine. Un no aprirebbe una possibilità di riprendere il destino nelle proprie mani.
Nel frattempo il debito della Grecia è esploso, passando dal 130% del 2010 al 177% di oggi. Per aggiungere la beffa al danno, poi, “l’aiuto” della troika è stato utilizzato come giustificazione per imporre alla Grecia un brutale programma di austerità fiscale e salariale che ha bruciato un quarto del reddito nazionale e ridotto in povertà milioni di persone.
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Dumas
I commentatori anti-Grecia spiegano tutto dicendo che Tsipras non vuole pagare i debiti. Falso. La Grecia ha più volte detto che rimborserà il debito ma non intende accettare le condizioni della UE & FMI perché distruggerebbero definitivamente la sua economia. Giudicate voi, ecco le condizioni: -alzare l’Iva da domani al 23% – Imposta su tutti i servizi turistici al 23% – Imporre 2,65 miliardi di tasse sulla casa – Riforma delle pensioni tra lo 0,25 e lo 0,5 del Pil – alzare dal 26 al 28% le imposte sulle società – alzare l’irpef – alzare le imposte sui prodotti petroliferi
Queste misure, tutte insieme, non sarebbe in grado di sopportarle nemmeno la Germania. Però pretendono lo faccia la Grecia, che ha il 44% della popolazione che si dibatte sulla soglia di povertà
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http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. ciao viviana,,,,voglio scriverti queste due righe per riconoscerti i pregi del tuo lavoro,,,,,sei toga e ti assicuro che il tuo operare pulito e veritiero ci dona energia conoscenza e illuminazione di fronte a questa opaca realtà attuale.
    ti sono grato per questo, sapendo il grande sforzo che richiede e che comunque “senti” di svolgerlo per il fatidico bene comune ,,,, grazie grazie tanto “bella signora” del mondo dei giusti,,,,

    (scusami,,,,confesso che sono ancora ubriaco della sbornia di ieri,,,,e che mentre ti scrivo ho le lacrime agli occhi,,,,e che ammiro le persone lucide ed oneste come anche te lo sei ,,,, come anch’io vorrei esserlo inseguendo il senso di responsabilità proprio agli uomini giusti ,,,, come ne ho visti tanti passarmi davanti per poi scomparire risucchiati nel mistero dell’energia cosmica che produce e poi ricicla la vita)

    scusami ancora
    Leonardo

    Beh, non so che dire, grazie
    e speriamo di ricevere complimenti anche dai sobri 🙂

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — luglio 1, 2015 @ 10:19 am | Rispondi

  2. … sono sobria e concordo con Leonardo :-)…. e poi si sa che…. ‘in vino veritas’!;-)…
    A me dispiace solo che non siamo più capaci di reagire, specialmente i giovani, rincoglioniti dal mondo virtuale, non ci scambiamo più una parola per strada, sui mezzi pubblici… tutti aggrappati allo smartphone o simili, si guardano in mano e si illudono di ‘vivere’… a volte quando leggo questi articoli che mi aiutano a capire di più mi sento in colpa perché non ho più la forza di proporre qualche iniziativa concreta, di ‘popolo’, come nei ‘miei’ anni ’60-’70… chi avrebbe immaginato che sarebbe finita così…

    Commento di Lucrezia — luglio 1, 2015 @ 10:14 pm | Rispondi


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