Nuovo Masada

giugno 3, 2015

MASADA n° 1653 3-6-2015 HANNO PERSO TUTTI

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:24 pm

MASADA n° 1653 3-6-2015 HANNO PERSO TUTTI

Considerazioni sul voto locale in sette Regioni- Astensionismo. Un Italiano su due non ha votato – Voti persi dai vari partiti. Al Pd meno 2 milioni di voti ma su base nazionale sarebbero 5 – Renzi, cavallo di Troia della dx – Il caso De Luca – Sconfitte la Paito e la Moretti – Renzi ha preso meno voti di Bersani – Chi vogliono far vincere quelli di sx? – Come far cadere Renzi in tre mosse – Perché accusare la Bindi? – Renzi ridimensionato, il cavallo vincente non è poi così vincente – De Luca, lo chiamavano impunità – Con l’Italicum ci sarà da ridere

Giga: Alle regionali vota il 50% degli aventi diritto. L’altro 50% è quello degli aventi nausea.
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Annamaria: La ‘soluzione finale’, rottamare direttamente la democrazia, è il “vero” programma politico che il ducetto sta lucidamente perseguendo.

Rodotà: “Il voto ha indicato chiaramente una insoddisfazione diffusa. Molti hanno sperato in Renzi e si sono poi accorti in ritardi di quello che stava succedendo. E’ stato inutile metterli in guardia, c’è stata una riposta corale contro i ‘gufi’. Solo ultimamente sui media è apparso qualche accenno al rischio di plebiscito, all’autoritarismo dilagante, agli scempi di democrazia, ai troppi poteri che si accentravano sul premier. Chi pensava che col tempo Renzi migliorasse ha dovuto ricredersi. Renzi non si corregge. E sbagliava chi credeva di correggerlo con emendamenti parlamentari. Il suo progetto restringe violentemente ogni spazio culturale, ogni pluralismo, ogni spazio di diritti.”

Eravamo il Paese europeo con l’affluenza più alta al voto, ora vota un elettore su due. A Taranto non ha votato il 58%, a Casal di Principe il 54.
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Paradossale! De Luca denuncia la Bindi per abuso di ufficio, uno dei suoi tanti reati.
Il sonno della ragione genera mostri … oramai i delinquenti denunciano chi fa notare che son delinquenti!
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Dov’è finito lo sbandierato 41 % delle Europee? Un anno di Governo di Renzi e il Pd non ha fatto che perdere elettori. Il consenso cala di giorno in giorno. Aumenta il numero di piddini che si astiene. E lo abbiamo visto in Toscana, Umbria, Veneto e Liguria. Sono stati proprio i candidati renziani a far perdere il Pd. La Moretti ha bruciato 600mila voti su 900mila, la Paita e la Marini hanno perso mezzo elettorato. Il marchio di fabbrica di Renzi non sembra più una garanzia, piuttosto un impedimento. Invece stravincono i non allineati, quelli che Renzi ha snobbato: Rossi, Ceriscioli e soprattutto Emiliano in Puglia che nell’emorragia di preferenze ne perde per strada meno di tutti, “solo” 16mila. Certo, il Pd governerà 5 Regioni su 7, ma è una vittoria monca perché qui hanno perso tutti. Il Pd incolpa il fuoruscito Pastorino, ma ha preso solo 36.000 voti contro i 160.000 persi dalla Paita. Mai che a qualche piddino venisse in mente che qualcuno si sia sdegnato nel veder candidare proprio una responsabile del disastro genovese, una che è piena di processi, una che ha vinto le primarie col voto degli scajolani! In tutto, il Pd in 7 Regioni ha perso 2 milioni di voti. E ricordiamo che così ha perso tutte e 4 le Regioni della parte più industriale d’Italia: Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto! E’ una emorragia continua, che cresce ad ogni ‘riforma’ di Renzi. E teniamo conto che alle Europee il Pd si presentava da solo, qui si è fatto soccorrere da liste civiche di tutti i tipi, per cui l’emorragia dei voti, segno di crescente scontento, è anche più marcata. Secondo l’istituto Cattaneo, il Pd ha perso 2 milioni e 143mila voti. Non è un bel risultato per chi si vanta di avere grande consenso e la piena maggioranza del Paese! A questo aggiungiamo il disastro di aver permesso la candidatura di De Luca, già pregiudicato, che non doveva nemmeno esser preso in considerazione per la legge Severino, quella stessa che ha permesso la decadenza di Berlusconi e che tutti i partiti avevano votato all’unanimità. E ora si deve sentire in televisione gente del Pd che spergiura che la Severino non è nemmeno una legge e che il Pd non deve tenerne conto! Davvero oltraggioso più che per la Bindi per la dignità stessa di questo Paese.
Con De Luca Renzi si è messo in un cul de sac e ne uscirà comunque male sia che lo sospenda sia che lo salvi con una legge ad personam, che farebbe perdere ogni credibilità e serietà al Pd.
Vince Emiliano che, pure lui, ha razzolato tutto quel che si poteva razzolare e vince perché perde meno di tutti. E in Puglia è stata meno bassa anche altrove anche l’affluenza, come a dire che se i candidati meritano gli elettori votano. Ma Emiliano è parecchio anomalo rispetto a Renzi e al renzismo. Addirittura strizza l’occhio ai 5stelle. E Renzi a sostenere Emiliano nemmeno c’è andato. Rossi in Toscana e Ceriscioli nelle Marche sono altri due anomali, due casi a parte, anche loro fuori dal renzismo. Rossi non ha nemmeno fatto le primarie, è molto attivo, è stato sindaco di Pontedera e vent’anni fa bloccò il trasferimento della Piaggio, si fa le foto con i rom, manifesta davanti alle fabbriche con gli operai contro i gruppi industriali che si trasferiscono all’estero, ha sempre in bocca l’antifascismo. Il Pd in Toscana ha perso 400mila voti in un anno. Nella Marche Cerignoli, ex sindaco di Pesaro era stato addirittura dichiarato incandidabile da Lotti, ha sempre contrastato Renzi, Renzi lo voleva eliminare dicendo che chi era stato sindaco non poteva presentarsi per le Regione (e Renzi allora? che da sindaco è saltato al Governo?), alla fine Renzi lo ha abbandonato e Lotti gli ha chiuso la porta in faccia. E poi dichiarare che Cerignoli era in candidabile e De Luca no è stato il massimo della strafottenza, come a dire che la legge è quello che gli pare a Renzi.
Inutile ripetere la solfa che Renzi è uno che vince, il Pd di Bersani prese nelle stesse Regioni un milione di voti più di Renzi e con Renzi il Pd ha fatto fuori in un anno quasi la metà del proprio bacino elettorale, per cui queste vittorie sono di quelle con l’amaro in bocca e non siamo allo stadio dove conta vincere e all’inferno tutto il resto. La caduta a picco del Pd è davanti agli occhi di tutti.
Poi c’è la voragine del Veneto: alle Europee aveva fatto impressione che in terra leghista il Pd fosse votato dal 37,5 % degli elettori, ma oggi i 900mila voti sono diventati 390mila, meno di quelli che prese Bersani nel 2013. Insomma se a queste votazioni il premier fosse stato Bersani, avrebbe preso di più.
A Venezia speriamo ora che vinca Casson, un altro che Renzi non può vedere.
In Campania comanda più De Luca che Renzi quindi non si capisce di cosa si vanti il Pd e sostenga chi. In questi ultimi mesi tuttavia Renzi e Guerini hanno sostenuto De Luca decine di volte, a partire dalle primarie. Il Pd vince con De Luca ma perde oltre 300mila voti, cade dal 36% al 24. Una vittoria di Pirro.
La Liguria è la sconfitta più bruciante perché qui da 30 anni il csx non ha mai perso. E’ la regione rossa per eccellenza, ma la gente non è andata a votare. L’affluenza è scesa dal 60 al 50%. I voti dem sono crollati da 323mila a 163mila. L’inverosimile Paita è stata sostenuta da tutto il partito, a Genova sono passati Renzi, Delrio, la Boschi, la Madia e la Pinotti, perfino Speranza e Bersani. Ma non è bastato. Altro che “va tutto bene”! Ormai lo abbiamo capito che sostiene solo i peggiori
Ora sono al ballottaggio Venezia, Rovigo, Lecco, Mantova, Arezzo, Fermo, Macerata, Chieti, Trani, Matera, Enna, Nuoro

IL CAVALLO DI TROIA
Viviana Vivarelli

Con Renzi la furbizia è stata proprio di presentare un tipo di estrema dx, al soldo del capitalismo internazionale, in un partito che da decenni si vanta di essere di sx, un magnifico cavallo di Troia che non sarà pago finché la sx non sarà totalmente distrutta e la democrazia con essa.
Non dimentichiamoci che Renzi è stato allevato da Verdini, stipendiato da Berlusconi, sostenuto dalla Compagna delle Opere e scelto dalla P2 e dalla peggiore dx americana.
Infilarlo nel Pd (ricordate come Berlusconi a Firenze gli contrappose una mezza calzetta per farlo vincere?) è stato un gioco da maestro.
E i piddini ci sono cascati come pere cotte.
Abituati da mezzo secolo a osannare acriticamente qualunque cosa piovesse dai capi (ricordate Guareschi col suo “Contrordine compagni!”?), erano già manipolati al punto giusto per accettare qualunque cosa piovesse dal capetto di Rignano, anche se erano le distruzioni di quei diritti per cui erano morti i partigiani, per quei valori che la sx aveva difeso per 20 anni contro Berlusconi e per cui era scesa furente in piazza.
Così è stato un gioco da ragazzi far votare l’abolizione dei diritti del lavoro e di quelli dei pensionati, tagliare i diritti elettorali, ridurre la democrazia, candidare pregiudicati, spaccare l’equilibrio dei poteri, imbavagliare la magistratura, asservire la stampa…
I cani di Pavlov hanno accettato tutto. Di più: lo hanno applaudito! Tanto per dimostrare che il loro cervello fosse ormai in pappa.
A Genova città il primo partito è stato il 5 stelle. La Paita non l’ha voluta nessuno e nessuno l’aveva votata alle primarie. In realtà, visto l’alto grado di astensione, anche alle europee il Pd aveva in realtà preso il 23%, mi fanno ridere quelli che esigevano il 51% per il M5S, quando oggi, in Italia, nessun partito da solo e senza le liste associate riesce ad arrivare al 30 %. Se poi l’Italicum chiede le liste invece delle coalizioni ci sarà da ridere, perché al ballottaggio si potranno vedere dei cambi di situazioni strabilianti, come si sono visti spesso per l’elezione del sindaco.
Non dimentichiamo che, comunque sia, tutto si giocherà tra i primi due partiti e se il Pd è il primo, il M5S è il secondo. E, con Renzi, il M5S tiene, mentre il Pd si copre di vergogna ed è in una progressiva caduta.
Si è detto tanto male di Bersani ma in tanti Comuni le percentuali prese da Renzi sono risultate parecchio più basse di quelle di Bersani. E allora? Il famoso cavallo vincente?! Ai fatti, quel brocco di Bersani avrebbe vinto di più.

ASTENSIONISMO
ALESSANDRO GILIOLI

Non era mai accaduto che in due grosse Regioni come Toscana e Marche l’astensionismo superasse il 50 %. Se fosse un referendum abrogativo, la consultazione non avrebbe neppure valore. Ma anche altrove le cose non sono andate meglio e in nessuna regione si è arrivati al 58 % di votanti.
L’Istituto Carlo Cattaneo ha mostrato come da vent’anni la partecipazione sia in calo rapido in tutte le consultazioni (europee, politiche e amministrative), con un’accelerazione negli ultimi dieci. L’Swg ha invece cercato di capire da quali partiti provengono i nuovi astenuti, cioè quelli che un anno fa avevano votato e domenica no: in Liguria il 30 % aveva votato Forza Italia, il 23 % M5S, il 20 % Pd. In Veneto il Pd ha ceduto il 6,2 % del suo elettorato al non voto, in Campania il M5S ha regalato all’astensionismo 12,4 punti rispetto alle europee, mentre in Puglia è Berlusconi che perde 5 punti verso i non votanti. Ma l’astensione riguarda tutti i partiti meno quello di Salvini. E’ un fenomeno inquietante, l’abbandono delle urne da parte della maggioranza invisibile, quella di cui il governo se ne frega: gli esclusi: i precari, i disoccupati, i lavoratori occasionali, le partite Iva da mille euro al mese ecc.
Si tratta di 20-25 milioni di persone, un immenso pulviscolo disperato e senza rappresentanza. Questa mezza parte del Paese si sente esclusa: dall’economia e dalla politica, che avverte lontane e nemiche. E se tu mi escludi tutta la vita, perché pretendi di coinvolgermi solo il giorno delle elezioni?
Purtroppo se tu ti escludi, sarai sempre più escluso. E così via all’infinito.
Unica eccezione: Salvini. Che è riuscito a vendere mediaticamente la formula pe4r cui se tu sei un escluso è colpa dei migranti, degli zingari e dell’euro: tolti questi ostacoli, tutto andrebbe molto meglio. In questo modo Salvini ha raccolto una parte, seppur non maggioritaria, della fetta di cittadini propensi al non voto.
Come si supera la crisi? Via l’euro, via gli zingari, via gli immigrati. Con la ruspa.
In tutto questo non è pervenuta in alcun modo la sx, più o meno radicale. La sx che doveva essere la maggior rappresentante degli esclusi.

http://fondazionepintor.net/manifesto/senzaconfini/

“La sx italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sx rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della dx ma al suo
punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno. Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall’89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall’altra parte. “

GIOVANNI

Comincio ad essere ottimista.
Qualcosa, sia pure piano piano ed in modo ancora confuso, ad alti e bassi e a zig-zag, comincia a muoversi.
Forse abbiamo davvero toccato il fondo e stiamo davvero riemergendo.
Dopo il berlusconismo anche l’operazione Monti/Montismo è fallita.
L’operazione Letta è fallita.
L’operazione “larghe intese all’italiana” è fallita.
L’operazione Renzi, che doveva trionfare con in più l’Italicum che doveva esserne il timbro, è in via di fallimento, con l’Italicum che si è trasformato in vaffanculicum.
Il merito di tutto questo è degli astensionisti.
E’ del Partito di coloro che non vanno più a votare, che progressivamente si ingrossa sempre di più, e ha ora raggiunto la maggioranza assoluta nel Paese.
E’ chiaro che quando una fetta di elettorato, che prima andava a votare compatto o quasi, comincia a non andare più a votare, i membri della casta festeggiano, specie quelli che non guardano più in là del proprio naso.
In una primissima fase questo fatto sembra fare il loro gioco.
Se vanno a votare mille persone, devo prendere 501 voti per vincere.
Se vanno a votare 800 persone me ne bastano solo 401, e governo lo stesso.
Se vanno a votare 500 persone, me ne bastano ancora meno, 251 e stappo lo champagne (e mi mangio pure le ostriche e l’aragosta insieme, tanto paga Pantalone).
Se vanno a votare 450 persone, e 50 votano bianco o nullo, me ne bastano appena 200 per vincere.
Se faccio con l’Italicum una legge elettorale che mi fa vincere con il 40% e mi assegnano un congruo premio di maggioranza, me ne bastano 160 (400×40 : 100) per vincere e sistemarmi.
Ma questi, appunto, sono i conti della serva, per di più di una serva neppure tanto istruita e intelligente, che magari questi conti li fa con l’aiuto del pallottoliere, che a malapena li sa fare i conti, semianalfabeta com’è.
In politica due più due non fa mai quattro.
Tutto questo è valido solo in una primissima fase di questo processo, ma questa prima fase è ormai passata, poi arrivano i guai per la casta e i politicanti del cazzo.
L’estendersi di questo processo e il suo protrarsi nel tempo porta tutta una serie di conseguenze negative per lorsignori, tra cui voglio citarne solo due (ma non sono i soli):
1- quando hai preso 160 voti, puoi anche con un gioco di prestigio da scarcagnato mago di avanspettacolo trasformarli nella maggioranza assoluta dei seggi in un Parlamento, ma 160 voti rimangono comunque 160 voti e rappresentano pur sempre il consenso del 16% della popolazione e del Paese.
Il Paese reale non è fatto solo di parlamentari, di giochi di palazzo, congiure, truffe e imbrogli, è fatto di gente in carne e ossa, di professionisti, di lavoratori, di pensionati, di giovani disoccupati, di organizzazioni sindacali, sociali, culturali, di lobby, di gruppi di pressione, di mass-media, di “opinion-leader”, di intellettuali, di organizzazioni religiose ed etiche, di istituzioni ed enti locali, coltivatori, artigiani, onlus, persone con indosso una uniforme e così via .
Dopo la sbornia di champagne, il giorno dopo devi governare avendo contro l’84 % del Paese, e non è così facile come sembrano credere i dilettanti allo sbaraglio che da anni ci governano.
2 – quando i voti sono così pochi, ne bastano altrettanti pochi per sconvolgere aspettative, travolgere pseudo-roccaforti, provocare tsunami, disattendere previsioni e sondaggi.
Bastano 40-50 mila persone che tornano a votare, magari perché incazzate su un tema particolare (che so, la riforma della scuola, la TAV, il blocco delle pensioni, le tasse sulla casa etc.) e i risultati possono essere sconvolgenti.
40-50 mila persone ti tolgono una regione al favorito e la consegnano ad un altro candidato.
40-50 mila persone, per avere un’idea di che cosa stiamo parlando, sono gli elettori che abitano, che so, un quartiere di una grande città.
Qualche anno fa, con l’elettorato che votava tutto, questi cittadini, tutti insieme, potevano a malapena decidere o non decidere l’elezione di un consigliere di circoscrizione o parte di un consigliere provinciale; oggi, improvvisamente e imprevedibilmente per lorsignori, possono decidere le sorti di un’intera provincia o di una elezione regionale.
Allora cosa succederà ai referendum che dovranno svolgersi sulle modifiche alla Costituzione che hanno fatto e che stanno facendo?
Che cosa succederà alle prossime elezioni comunali, regionali, nazionali?
Non lo sanno, non lo sanno più e non lo sa nessuno, e questo comincia a farli impazzire.
Naturalmente tutto questo sono solo i prodromi di un cambiamento, che non può avvenire senza che un gruppo organizzato si metta alla guida di questo bacino di gente pensante, che si è rivelata refrattaria ai talk-show di canale 5 e suoi imitatori, che non ha portato il cervello all’ammasso, che non crede più nelle recite a soggetto degli scontri davanti alle telecamere da parte di criminali che fanno in realtà parte della stessa banda.
Ma queste cose che stanno avvenendo rendono più vicino il giorno in cui finalmente nascerà questo nuovo soggetto.
Tutto questo rende più appetibile e più fattibile il progetto, da parte di chi ha i mezzi economici e organizzativi per lanciarlo.
Già oggi è chiaro che: a) la maggior parte degli elettori del movimento 5 stelle, b) della coalizione sociale di Landini, c) dei dissidenti PD (molti dei quali sono già fuori dal partito) e d) degli astensionisti, potrebbero agevolmente dare vita ad un nuovo soggetto politico della sx, sulla falsariga di Podemos/Spagna e Syriza/Grecia.
Allora non sarebbe più così facile per lorsignori abolire diritti dei lavoratori, mettere tasse e sovrattasse a dx e manca, tenere in piedi carrozzoni clientelari milionari con i nostri soldi, chiudere servizi sociali, sanità pubblica, scuola, pensioni, sfruttare i giovani con disoccupazione e precariato, far diventare i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Forse sto sognando, ma per quanto mi riguarda io la penso così e sono disponibile solo per una operazione di ampio respiro di questo tipo.
Buona notte.
Giovanni

ALESSANDRO GILIOLI
Chi vogliamo far vincere, noi di sx?

Un sistema di potere locale che si è incancrenito in un intreccio spaventoso di affari, relazioni, appalti?
Una candidata legata a doppio filo – perfino famigliare! – con questo intreccio affaristico-politico, e di rapidissima conversione renziana dopo essere stata fedele bersaniana per anni?
Un leader nazionale che sta smontando le regole costituzionali e i suoi contrappesi per mettere la democrazia al guinzaglio, una cosa che se l’avesse fatta Berlusconi saremmo tutti in piazza, insieme, ininterrottamente da sei mesi?
Un partito che da un anno legifera per rendere sul lavoro ancora più forti i forti e ancora più deboli i deboli, con la licenziabilità, il telecontrollo e il demansionamento?
Un segretario che sbertuccia e “asfalta” ogni giorno chi osa controargomentargli nel merito proprio da sx, a suon di “rosiconi”, “professoroni”, “gufi” e altri epiteti da cabaret indegni di un confronto tra idee?
Un “partito della nazione” che tutto comprende e che tutto comprendendo punta all’azzeramento di ogni richiesta sociale, in nome di un vincismo darwinista travestito da meritocrazia?
Ecco, non è poi così strano se qualcuno di sx – vedendo quella sx diventata di dx come la dx, più simile al Tea Party americano che alle socialdemocrazie scandinave – non ritiene più che quella sx sia un argine contro le politiche di dx.
Anzi, ne diventa un facilitatore: perché con l’etichetta di sx può fare cose di dx con meno contrapposizione sociale. Non a caso Renzi ha fatto ciò che a Berlusconi non era stato consentito, a partire dallo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori.
E se la cosiddetta sx finisce per fare quelle cose di dx che la dx in quanto dx non riusciva a fare, è chiaro che il meccanismo “voto comunque sx per fermare la dx” va a farsi benedire. Ma proprio pragmaticamente, a benedire. Perché forse il Paese è andato più a dx con un governo cosiddetto di sx che con i governi che si dicevano di dx.
E allora, cari amici del Pd, credetemi: per quanto mi riguarda non c’è alcun livore personale, né tanto meno rancore. C’è solo una lettura delle cose: sicuramente opinabile, ma credo non lunare.
Resta naturalmente, anche condividendola, la domanda che viene dopo: e allora, chi è di sx, cosa deve fare?
Ognuno risponde a modo suo. Chi resta accanto al Pd comunque, per antico affetto o sperando che non sia sempre così; chi alle elezioni si astiene (molti); chi vota il M5S, un partito che sarebbe sciocco definire privo di elementi di sx; chi cerca di costruire qualcosa d’altro e di nuovo, come quel 10 % che proprio in Liguria si è visto ieri. Ho rispetto per tutte e quattro le scelte ma personalmente penso che la meno fertile – quella che fa accadere meno cose positive, sul medio termine – sia la prima: la perpetuazione cieca della cessione del proprio consenso a un partito che si dice di sx ma fa cose di dx. Ed è proprio perché nella prima non credo più che ieri ho sommessamente e silenziosamente esultato. Perché penso che delle quattro scelte quella cessione sia l’opzione di maggior danno, per chi sta con la parte bassa della piramide, contro le élite economiche e politiche che gestiscono questo Paese, felici di fare non solo quello che vogliono, ma di farlo anche con i voti di tante persone di sx e con un governo che si ritiene immune dalle critiche perché ha un’etichetta di sx. Non è poi così strano se qualcuno di sx – vedendo quella sx diventata di dx, più simile al Tea Party americano che alle socialdemocrazie scandinave – non ritiene più che quella sx sia un argine contro le politiche di dx. Anzi, ne diventa un facilitatore: perché con l’etichetta di sx può fare cose di dx con meno contrapposizione sociale. Non a caso Renzi ha fatto ciò che a B non era stato consentito, a partire dallo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori
E allora è chiaro che il meccanismo “voto comunque sx per fermare la dx” va a farsi benedire.
E allora, chi è di sx, cosa deve fare? Qualcuno si astiene (molti); poi c’è chi vota il M5S, un partito che sarebbe sciocco definire privo di elementi di sx e chi cerca di costruire qualcosa d’altro e di nuovo (Ma i peggiori sono gli ostinati, quelli che negano l’evidenza e continuano a sperare che da Renzi esca qualcosa di buono. Questi sono proprio senza speranza. Il fanatismo ha vinto sulla ragione).

Claudio R.
Noi che avremmo voluto essere liberati dalla volgarità ammantata di perbenismo
di Berlusconi non avremmo voluto che fosse sostituita da una volgarità ammantata
di modernismo renzina con relativa corte dei miracoli, con l’aggravante che si dice progressista praticando politiche reazionarie.
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genr034
Sky TG24 sta mandando in onda il Messia Bullo scappato in Afghanistan; in tuta mimetica; che parla di partigiani suoi amici o parenti e giura che un non precisato aumento di libertà in Afghanistan c’ entrerebbe qualcosa con loro (intanto così ha sgamato tutte le interviste, vigliaccheria grandissima).
Qualche mese fa una avversaria renziana di Cofferati, Paita, ha vinto in Liguria primarie cugine di quelle che in Campania hanno proiettato De Luca in orbita ; Paita le ha vinte grazie anche ad un esercito di Zingari, Marocchini, Cinesi, fascisti e
forzaitalioti indigeni (in primis scajolani), variamente prezzolati e in vari casi entrati con telefono cellulare dentro il seggio. Grazie Liguria, oggi godo come un porco

Codice77
Solo in Campania il centro dx ha perso 665.600 voti (valori assoluti) rispetto le precedenti regionali, mentre il Pd circa 217.000, mentre i 5S ”insignificanti” sono passati da 39.000 preferenze nelle regionali del 2010 a oltre 400.000.
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PERCHE’ ACCUSARE LA BINDI?
Viviana

La Commissione antimafia è formata da 25 deputati e 25 senatori.
Se è stata riunita solo all’ultimo mese questo non è certo colpa della Bindi ma ciò è stato voluto espressamente da Renzi per rendere difficili i lavori. Renzi ha costretto un gruppo di 50 parlamentari ad esaminare in un solo mese la bellezza di 4000 candidati. Avrebbe potuto dar loro più tempo, se solo avesse voluto, visto che i candidati si conoscono da tempo. I candidati impresentabili erano 100 e se la commissione si è ristretta a indicarne 17 vuol dire che è stata di manica larga.
La Bindi da sola non avrebbe potuto fare niente ma ha raccolto la serie di fatti che sono stati esaminati dai 50 e ha sintetizzato il risultato finale così come si fa in una giuria.
La Commissione ha esaminato dati processuali che sono pubblici ma non conosciuti dalla gente e la Bindi non ha fatto che seguire seriamente le regole di esame previste dalla legge.
Chi parla di vendetta politica ha, come ha detto Fava, l’anima nera come la pece.
Quanto successo dimostra solo che siamo ormai in un palese stato di illegalità, parificabile al Far West dove la legge la fa il più forte e non importa se è un criminale.
Alcuni difendono De Luca quanto rinunciò in un suo processo alla prescrizione. Non so perché alcuni credano che la prescrizione sia uguale all’assoluzione. Non so nemmeno perché tentino di far passare De Luca come un eroe per aver rinunciato alla prescrizione. In realtà è anche falso che lo abbia fatto. Nel caso dei versamenti di liquami, De Luca dichiarò di non essere stato lui a richiedere la prescrizione, come asserivano certi esponenti politici, ma che era stata una scelta del tribunale giudicante, dopo dieci anni di processo. Cioè lui non l’ha chiesta e gliel’hanno data ‘ad honorem’!!! Insomma, prima fanno leggi per allungare a dismisura il processo, poi, siccome il processo dura da troppo tempo lo chiudono senza danno per l’imputato. Un bel modo di esercitare la giustizia!!

MA CON CHI HA VINTO DE LUCA?
Ha imbarcato demitiani e cosentiniani, fascisti, neonazisti e camorristi. E’ di questa vittoria che i piddini esultano? Ognuna di queste fazioni reclamerà i suoi diritti. Davvero una bella compagnia! Abbonando anche i Casalesi. Ci troviamo gente del clan Schiavone. Senza perderci personaggi indagati per voto di scambio. Ma quanto sarà costato questo voto a De Luca? Dice che ha migliorato Salerno. Ma fammi il piacere! Ormai siamo alla feccia che si raduna sul fondo del pozzo.
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Alessandro
Abbiamo visto chiaramente che Renzi è stato disponibile a candidare chiunque, purché portatore di voti. Venuto quasi dal nulla, con gli 80 euro si è pagato la campagna elettorale alle europee a maggio 2014. Ma Renzi per dare 80 euro a pochi, e cioè solo ai possessori di busta paga, e non agli esodati, ai disoccupati, ai giovani, ai pensionati, ha tagliato ai Comuni 6.9 miliardi di euro e, a ottobre, per dare 80 euro alle neo mamme ha tagliato altri 4 miliardi di euro alle Regioni. Quindi un totale di 11 miliardi di euro. I Comuni e le Regioni, per compensare i tagli, hanno aumentato la Tasi, la Tari, l’Ici, l’Irpef e tagliato i servizi. Gli Italiani hanno pagato più tributi regionali e comunali e hanno avuto meno servizi pubblici essenziali: treni regionali, trasporti, ticket, servizi sanitari a pagamento, asili, mense scolastiche, servizi agli anziani, agli handicappati.
Gli stessi percettori hanno restituito gli 80 euro… con gli interessi. Inoltre, il governo Renzi per compensare gli 11 miliardi di euro, con la manovra finanziaria di dicembre, ha aumentato le tasse di 11 miliardi, cioè un terzo della manovra finanziaria di oltre 30 miliardi. Gli 80 euro gli Italiani dunque li hanno pagati tre volte: con i maggiori tributi comunali, con i maggiori tributi regionali, con i tagli sui servizi pubblici comunali e regionali, con 11 miliardi di tasse dello Stato… e con l’Imu agricola, l’aumento dei ticket sanitari e la riduzione delle esenzioni per i malati cronici.
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Marx 2
Dire che il Pd ha vinto cinque a due è vero, ma non si può tacere che ha preso una batosta poiché HA PERSO PIU’ VOTI DI TUTTI : 2.143.003 in un solo anno e solo considerando sette Regioni. Dopo di che ognuno tiri la coperta dove gli pare.
Quei voti sono andati al Movimento 5 stelle? Manco per idea poiché il M5S ha subito una contrazione di voti pari a 1.956.613 rispetto al 2013 e 893.541 rispetto alle europee 2014 (-40.4 %). Forza Italia ha perso a sua volta quasi 2 milioni di voti sul 2013 (-1.929.827) e quasi 1 milione rispetto al 2014 (-840.148). E per quanto riguarda la Lega è pur vero che essa aumenta di 402.584 rispetto al 2013 e di 256.803 voti rispetto alle europee 2014, ma complessivamente, pur tenendo conto delle liste civiche, MANCANO ALL’APPELLO MILIONI DI VOTI.

COME FAR CADERE RENZI IN TRE MOSSE
Paolo Flores d’Arcais

Se nel Pd c’è ancora qualche testa pensante anche vagamente sensibile ai valori di “libertà e giustizia” che definiscono la sx (due condizioni che escludono d’emblée Bersani, D’Alema e compagnia cantando) già avrà individuato il “che fare”. In tre mosse.
Primo: far cadere Renzi in una delle numerose fiducie che sarà costretto a porre per far passare in parlamento le sue pimpanti controriforme.
Secondo: chiedere allora un immediato congresso del Pd, con le stesse modalità e procedure che portarono Renzi a impadronirsi del partito, partecipazione/iscrizione dei cittadini anche al momento del gazebo, ecc.
Terzo, in contrapposizione a Renzi candidare per la segreteria del Pd Maurizio Landini, e parallelamente chiedere al Presidente Mattarella che al posto del governo sfiduciato, anziché sciogliere le camere, venga insediato un governo di “tregua repubblicana”, affidato tutto a personalità della società civile e capace di ottenere le convergenze autonome di parlamentari Pd, M5S e altri “volenterosi” sul programma e la credibilità dei ministri preposti a realizzarlo.
La razionalità di questo “che fare” non è difficile da riscontrare.
Renzi si accinge a completare la distruzione del Pd mutandolo in comitato elettorale personale, intenzione che del resto non aveva mai occultato. La sua politica, per profonda convinzione, è quella di realizzare la contro-rivoluzione di liberismo autocratico vagheggiata da Berlusconi ma restata in panne per i conflitti d’interesse e i crimini nell’armadio (sfociati finalmente in una condanna definitiva, dopo le tante sventate da leggi ad hoc e inciuci) e soprattutto per l’ondata di lotte civili, sociali, d’opinione, con cui la parte migliore della società civile ha saputo fare argine. In realtà il progetto politico di Renzi è la marchionizzazione del paese e delle istituzioni, e la contro-riforma della scuola ne costituisce la più luttuosa evidenza.
Renzi è in questo momento debolissimo, malgrado il fumo negli occhi della quasi totalità dei mass media. In un anno ha perso la metà dei consensi. La metà, il 50%, un voto su due rispetto al bottino elettorale delle europee! 2 milioni di voti solo nelle sette Regioni in cui si è votato. In proiezione nazionale sono cinque milioni e mezzo. Un dissanguamento da mattatoio. In un solo anno: quello che passa il mirabolante e il miserabile. Perdere in un anno un voto su due non è una “non sconfitta” o una “non vittoria”, è un tracollo, una disfatta, una gogna e rottamazione civica impietosa.
Che quanto resti di “opposizione” nel Pd non colga l’attimo è squallido.
Lucidità vuole che esca di scena.
A Landini può riuscire l’Opa sul Pd.

Pierfranco Pellizzetti

2014, Matteo Renzi stravince le elezioni europee avvolgendosi in un’aura di tracotante invincibilità. Dopo un anno, le regionali ci riconsegnano il Superbone di Rignano sull’Arno notevolmente ridimensionato. Così come vengono ricondotte alla giusta dimensione di tappezzeria puramente decorativa le soavi viperette del suo harem (Boschi, Madia e Serracchiani, con l’intermittente apporto della veterana F35 Pinotti), che per tutta la campagna elettorale sono state in tourné canoro-cinguettante; lasciando al passaggio tracce devastanti nel corpo elettorale.
Un esito che qualcuno nell’entourage del Premier aveva prefigurato…
In apparenza l’esito per i colori renziani è stato migliore di quanto paventato: 5 presidenze conquistate a 2. Ma è una mela avvelenata. De Luca docet. E con De Luca scompare ogni pretesa credibilità di rottamazione.
Emiliano vince in Puglia con un profilo dichiaratamente alternativo al modello renziano. E lavorerà a un “modello Puglia” con cui conquistare ruolo nazionale in conflitto proprio con il proprio boss, tanto di partito come di governo. Difatti non è casuale l’apertura fatta al M5S a urne non ancora chiuse, invitato a cogestire le questioni ambientali.
E le minacce per Renzi provengono più qui che dai civatiani, vendoliani o rifondaroli. Per non parlare dei cuperliani e altri tremuli lunari. Mentre Bersani partecipa fuori concorso al premio “coniglio dell’anno” dopo le “benemerenze” acquisite con la trasferta genovese a sostegno della Paita.
Del resto anche la candidatura ligure della Paita, renziana dell’ultima ora e burlandiana da sempre, è stata più subita che voluta; nella sempiterna logica cinica che l’importante è solamente vincere. E la Paita sembrava vincente, anche per le spregiudicatezze che aveva messo in mostra nello sgarrettare il notabile anti-renziano Sergio Cofferati (poi allontanatosi sdegnato da quel partito che gli andava benissimo quando lo mandava a svernare a Bruxelles). Piaceva al Renzi sprezzante lo stile comunicativo paitiano; una via di mezzo tra Crudelia Demon e il pugile russo di Rocky IV, quello del “ti spiezzo in due”. Ma la gente ligure non ne poteva più di questa arroganza, coniugata con l’inettitudine e tradotta in alluvioni mortali.

Si è creato così un bel pasticcio: ora il governatore Toti non ha i voti per governare, ma troverà difficile riproporre l’antico schema degli accordi sottobanco con il PD, che hanno retto per decenni in Liguria (“il patto dei due Claudio”, Burlando e Scajola) perché l’azionista di maggioranza della sua componente è la Lega, recalcitrante nei confronti del consociativismo sottobanco.
E allora? Anche qui il vincitore politico è il M5S, che si posiziona come unica alternativa al PdR (Partito di Renzi), anche grazie all’Italicum che contrappone partiti e non coalizioni. Alla faccia di un B sempre più marginale. Il M5S – tra l’altro – ha messo in mostra una nuova classe dirigente locale che cammina con le proprie gambe, libera dalle tutele dei Padri Fondatori. Il problema è quello di elaborare strategie alla Podemos per uscire dall’isolamento politico che ha reso sinora sterile e – al limite irrilevante – la presenza pentastellare.
Potrebbe essere cartina di tornasole la risposta che verrà data all’offerta di Emiliano. Se si comincerà a incidere o si continuerà a trincerarsi nel fondamentalismo talebano della purezza.

Alessio Sbini
I blog li hanno tutti ormai, anche persone che pesano in ogni tematica, dalla scienza, all’economia. Dicono cose e fanno informazione. E così moltissimi esperti di ogni categoria. Oggi creare un programma, una proposta politica, un’alternativa è facilissimo.
I 5 stelle sono stati il primo movimento politico europeo a comprendere questo principio e a farlo proprio.
E son gli altri, come Podemos, ad aver imparato dai 5 stelle. Se alleanza deve essere, che sia sulle idee, sull’oggetto del fare politica, e non sui soggetti.
Cosa condivide, nei fatti, Emiliano del nostro programma della Puglia? Qualcuno glielo ha chiesto? Perché anche in campagna elettorale, ha flirtato parecchio, ma non ci ha mai risposto.

LO CHIAMAVANO IMPUNITA’
Marco Travaglio

Ci sono un aspetto grottesco e uno serio, nella denuncia sporta ieri da Vincenzo De Luca contro Rosy Bindi “per diffamazione, attentato ai diritti politici costituzionali e abuso d’ufficio” presso la Questura di Salerno situata –come sottolinea il sindaco decaduto e neo governatore decadente – “in piazza Giovanni Amendola (martire della libertà)”.
L’aspetto grottesco è nel fatto che un condannato in primo grado per abuso d’ufficio e per diffamazione, nonché imputato in altri processi con accuse anche più gravi, si paragoni ad Amendola e denunci la presidente della commissione parlamentare Antimafia, incensurata e mai indagata in vita sua, accusandola di entrambi i suoi stessi reati, solo perché ha riepilogato il suo curriculum giudiziario. Come uno che si fa un selfie con l’iPhone, scopre di avere la faccia da culo e corre a denunciare la Apple. L’aspetto serio è che mai, prima d’ora, un presidente dell’Anti-mafia era stato denunciato per un atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni, per giunta da un esponente di spicco del suo stesso partito, per soprammercato dal partito che – a torto o a ragione – è erede di due tradizioni politiche che alla mafia hanno pagato un pesantissimo tributo di sangue: la comunista (con Pio La Torre e tanti sindaci e sindacalisti) e la cattolico-democratica (con Piersanti Mattarella e tanti altri).
L’altro giorno, quando la Bindi lesse l’elenco dei 16 impresentabili nelle liste delle Regionali e De Luca annunciò querela, Renzi se la cavò con un pilatesco “Se la vedranno fra loro in tribunale”. Ma ora qualcosa deve dire. Come presidente del Consiglio e come segretario del Pd. Il governo e il Pd da che parte stanno? Da quella della commissione parlamentare che, fin dai primi anni 60, ha il compito istituzionale di investigare sui rapporti fra mafia e po-litica e dal 2007 si è data un Codice etico votato da tutti i partiti, ribadito nel settembre 2014, che li impegna a non candidare membri di giunte sciolte per mafia, soggetti sottoposti a misure di prevenzione e personaggi rinviati a giudizio per mafia, traffico di droga e di rifiuti, delitti contro la Pubblica amministrazione, estorsione, usura e riciclaggio? O da quella di un gerarchetto locale che ha più processi che capelli intesta, che si candida a cariche che non può ricoprire in spregio alle leggi dello Stato e non perde occasione di vantarsi dei suoi capi d’imputazione e persino delle sue condanne (“chi non ha almeno un abuso d’ufficio è una chiavica”)? Le chiacchiere stanno a zero: o di qua o di là. O ha ragione De Luca, e allora il Pd deve espellere la Bindi e chiederne le dimissioni dall’Antimafia
Oppure ha ragione la Bindi, e allora dev’essere cacciato De Luca: non solo dalla Regione (per la legge Severino), ma anche dal partito. Questa non è una bega di ballatoio o uno “scontro”, come oggi titoleranno i giornali paraculi per non chiamare col loro nome l’aggressore e l’aggredita: è un conflitto istituzionale ai massimi livelli fra chi rispetta la legge e chi la calpesta. De Luca, avendo fatto pure il parlamentare, sa benissimo che la sua denuncia finirà nel nulla, per un fatto sia di regole sia di merito.
L’art. 68 della Costituzione dice che “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. È l’unica forma di immunità parlamentare legittima e doverosa, quando davvero l’eletto parla nella sede e nell’esercizio delle sue funzioni, come ha fatto la Bindi venerdì elencando i candidati in conflitto con il Codice etico dell’Antimafia. Il merito dice che la presenza di De Luca nell’elenco era scontata e doverosa, essendo stato rinviato a giudizio per due reati contro la Pubblica amministrazione (concussione e truffa): la Bindi avrebbe commesso reato di abuso d’ufficio escludendolo, non certo inserendolo.
L’attentato ai suoi diritti politici costituzionali è una barzelletta: De Luca non aveva alcun diritto di candidarsi a governatore della Campania, sia per il Codice etico dell’Antimafia che esclude dalle liste gli imputati per reati come i suoi, sia per la legge Severino che impone la sua decadenza appena poggerà le terga sulla poltrona più alta della Regione. È semmai De Luca che ha violato i diritti costituzionali degli altri candidati e anche degli elettori campani, chiedendo e prendendo voti per un incarico che mai potrà svolgere. Quanto infine alla diffamazione, è un reato impossibile: la Bindi non ha fatto altro che fotografare il processo Ideal Standard che vede De Luca imputato per quei due reati. Quindi: il processo non si farà mai, per via dell’insindacabilità della Bindi; ma, anche se si celebrasse, con la tragicomica sfilata dei commissari dell’Antimafia interrogati sui poteri della commissione, finirebbe in un’assoluzione certa, perché la Bindi non può aver commesso nessuno dei tre delitti indicati nella denuncia.
Perché allora De Luca s’è avventurato in una lite tanto temeraria? Per affermare un principio malato, di chiaro stampo berlusconiano: le leggi valgono per gli altri, non per lui; chi viene eletto è al di sopra della legge e della Costituzione; le urne sono un lavacro che sana ogni illegalità, amministrativa e anche penale, come il medievale “giudizio di Dio”. Dunque – sottinteso – l’Antimafia avrebbe dovuto pubblicizzare tutti gli impresentabili tranne De Luca, che ha imputazioni più gravi di altri, ma è intoccabile in quanto unto del Signore. È su questi principi che il premier-segretario deve esprimersi, e alla svelta. Se non lo farà, saremo autorizzati a dedurne che in Italia non solo Berlusconi si ritiene al di sopra della legge: ma anche il governo e il Pd. Che a questo punto potrebbe anche cambiare nome in Pdl:
Partito De Luca.
Ps. Se poi il presidente Mattarella volesse eccezionalmente dire due parole anche lui…
.
CON L’ITALICUM CI SARA’ DA RIDERE
Viviana

Nessuna coalizione, ogni lista si presenta da sola, sbarramento al 3%, la lista che prende anche un solo voto in più ha la maggioranza. Se prende più del 40% (ma la vedo difficile) prende il potere, sennò i due partiti più votati vanno al ballottaggio.
Il Pd è al 29,6%. Il M5S al 16 e al massimo può arrivare al 20. Se Berlusconi raduna Salvini e la Meloni ha il 32,2 % e va al ballottaggio. Lo vedo male in questa frangente il Renzi. Se Berlusconi non riesce a fare il partito unico con Fratelli d’Italia e Lega, il ballottaggio lo fa Renzi con il M5S. E a quel punto tutto sta nelle mani di quel 50% che non ha votato.
.
TRAVAGLIO osserva che il grande effetto vincente di Renzi in realtà non c’è stato.
Anche 5 anni fa con Bersani 5 Regioni andavano al csx e 2 al cdx.
In cambio Bersani prese 1 milione di voti in più (e allora il csx non aveva ancora raso al suolo i suoi alleati)
Se paragoniamo questi risultati alle Europee va anche peggio. Renzi ha perso 2 milioni di voti in un solo anno.
”Questa è la prima elezione dopo 16 mesi di governo; e il premier e i suoi ministri si sono spesi allo spasimo in campagna elettorale. Soprattutto per le due uniche candidate renziane: la Paita, stesa da tal Toti, e la Moretti, asfaltata da Zaia. vincitori, invece, o rappresentano la vecchia “ditta” (Rossi in Toscana, Marini in Umbria, Ceriscioli nelle Marche), o hanno giocato e vinto da soli (Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia).
Nel 2000 il centrosinistra perse in 8 regioni su 15 e il premier D’Alema si dimise all’istante. Ora la situazione è diversa, ed è una sciocchezza chiedere le dimissioni del governo. Ma è sciocco anche dire che non cambia nulla. Intanto gli italiani avvertono il premier che non sono soddisfatti del suo primo anno a Palazzo Chigi, tutto chiacchiere e distintivo. Eppoi l’arroganza dell’uomo solo al comando non paga, anzi spaventa. Tantopiù se un elettore su due non va a votare. In Spagna vince Podemos, in Italia trionfa Astenemos. Con che faccia Renzi riforma da solo la legge elettorale, lo Statuto dei lavoratori, la scuola, financo la Costituzione col 25% dei votanti, pari al 13 dei cittadini attivi? Chi rappresenta poco più di un italiano su 10 non può comportarsi come l’idolo delle masse.
Paradossi. Renzi perde nelle due regioni dove più avrebbe voluto vincere, mentre strappa alla destra l’unica regione che le avrebbe volentieri lasciato: la Campania. Lì ora gli tocca dichiarare decaduto De Luca e spiegare perché mai ha candidato e sostenuto uno che non può governare, avviando una battaglia di carte bollate destinata a screditare più Matteo che don Vincenzo. La classica vittoria di Pirro, anzi di pirla.
Alibi. Anziché fare autocritica sui candidati sbagliati in Liguria, Veneto e Campania e sull’agenda sballata del governo, Renzi parla di “gufi e masochisti” della sinistra che gli avrebbero rubato la Liguria. Se questi gaglioffi sapessero far di conto, scoprirebbero che Toti ha staccato la Paita di 7 punti, mentre di suo Pastorino ha portato a casa il 4%. E poi: se il Pd passa dal 40,8 al 25 su scala nazionale, tallonato in molte regioni e città dai 5Stelle, e perde 2 milioni di voti in un anno, sarà mica colpa dei 62 mila elettori di Pastorino? Forse la colpa è di un partito che ha smarrito la vecchia identità, senza costruirsene una nuova, e anzi mettendo in fuga con le scelte di governo pezzi del suo blocco sociale (insegnanti, studenti, lavoratori, sindacalisti, società civile sensibile alla legalità). E poi: se davvero la sconfitta in Liguria fosse colpa di Pastorino, dunque non conta, allora non varrebbe neppure la vittoria in Campania, che sarebbe merito di De Mita e delle liste impresentabili, senza i cui voti De Luca avrebbe perso con Caldoro. O De Mita e l’ex sputacchiere Barbato sono due architravi del “nuovo Pd”?
Partito della Nazione. Il sogno (o l’incubo) di un partitone centrista e postideologico tipo Dc, che si piazza al centro e catalizza voti da destra e sinistra, esiste solo nella fantasia malata di chi l’ha concepito. Gli elettori continuano a dividersi in tre blocchi equivalenti: centrosinistra, centrodestra e incazzati grillini. Il che rende ancor più demenziale il premio di maggioranza dell’Italicum che regala il 55% della Camera alla prima lista, magari al di sotto del 30% dei voti validi (cioè del 15% degli elettori). E il record di astensionismo fa delle regioni l’istituzione più screditata e meno rappresentativa: la meno indicata per nominare i futuri senatori.
5Stelle. A ridosso del Pd in diverse regioni e città, il M5S smentisce chi lo dava per morto. Merito di alcuni suoi esponenti capaci di rendersi credibili dopo la ritirata mediatica di Grillo e Casaleggio. Ma anche merito del governo, che alimenta la speranza di qualcosa di radicalmente diverso. A lungo andare, però, vincere senza governare può stufare chi crede nel Movimento, che ora più che mai è a un bivio: porsi il problema delle alleanze, misurarsi con la difficile sfida dell’amministrazione e smentire la propaganda del “voto inutile”. Una sfida che potrebbe arrivare prima del previsto, se a Toti non bastassero 16 consiglieri su 30 e si rivotasse in Liguria e/o in Campania: un approccio sui contenuti con la sinistra landinian-civatian-cofferatiana pare l’unica strada.
Forza Lega. Salvini si aggiudica il derby con FI, ma senza B non vincerebbe da nessuna parte, salvo il Veneto (dove però candidava il più rassicurante Zaia) e forse la Lombardia. FI, pur al suo minimo storico, si salva dall’estinzione: che, per un partito senza leader, senza idee, senza programmi e senza senso, è già un trionfo. Quindi Lega e FI sono condannate alle nozze o alla testimonianza. E quel che resta di B, che pure ha perso la supremazia a destra, avrà ottimi argomenti (numerici e finanziari) per contare ancora qualcosa al tavolo delle trattative con l’altro Matteo. Anche perché il suo cerchio magico ha vinto con Toti e ha rimesso in riga i nostalgici del Nazareno, Fitto e Verdini, che col dimagrimento di Renzi stanno – se possibile – peggio di B Il quale potrà “investire” un volto più giovane e spendibile di lui e sperare che intercetti su scala nazionale quegli elettori di centrodestra che non voterebbero mai nessuno dei due Matteo (modello Liguria).
Sinistra. È ancora un mondo senza leader: Civati è troppo debole, Cofferati troppo “ex”, Vendola è troppo screditato. Ma, se magari Landini si decidesse al grande passo, troverebbe un suo elettorato, in grado anche di ringalluzzire gli antirenziani rimasti nel Pd. Anch’essi sono in cerca di un leader che non puzzi di ditta e di muffa. Ma il loro peso contrattuale da oggi aumenta: col Pd sotto il 30%, un’eventuale scissione costringerebbe Renzi a porsi un problema finora inimmaginabile: il rischio di diventare il secondo partito alle elezioni politiche. Tantopiù che ora qualcuno potrebbe sfidare la sua leadership, smontando la famosa “mancanza di alternative” con un progetto neoulivista.
Informazione. Come sempre arroccati nei loro palazzi, spesso coincidenti con il Palazzo, i giornaloni avevano capito poco o nulla. Davano Renzi per imbattibile, gli accreditavano consensi oceanici grazie alle mirabolanti “riforme”, irridevano a chiunque non baciasse la sua sacra pantofola. E lui, poveretto, ci aveva creduto.

RIDIAMARO :- )

Pirata 21

De Luca :”Renzi ha chiaramente definito la Severino un problema superabile”. Come del resto la Costituzione.
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Acid rain
Grasso: “La commissione Antimafia si è data delle regole”. Tipo ‘fatti li cazzi tua’.
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Viviana
La maggioranza PD attacca la Bindi: “Viola la Costituzione”.
La Costituzione chi?
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Marcthulhu
Renzi:”Non ci sono impresentabili nelle liste del Pd”. Questa me la appiccico accanto alla buona vecchia “La Mafia non esiste”.
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EnricoCameriere
Renziani: “La Bindi viola a costituzione.” Accusata di vilipendio di cadavere.
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Triplio
Questa la situazione:
Gli “impresentabili” sostengono candidati PD o PDL
Nelle liste del M5S abbondano gli “improponibili”.
Tra i leghisti ci sono gli “inconcepibili”
Nelle liste sostenute da Civati troviamo tutti gli “incomprensibili”
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Pirata 21
Il Pd si scaglia contro le regole dell’antimafia da loro stessi votate. Tipo quando attaccavano Berlusconi ma poi gli paravano sempre il culo.
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Pirata 21
Regionali in Veneto, Alessandra Moretti si presenta senza il simbolo del Pd. Non si abbinava con il vestito.
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Salvini: “È finita per le mummie”. Ora è il turno dei mostri.
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Rossi: ”Nel Pd bisognerà parlare di qualcosa”. Almeno non si annoiano mentre fa tutto Renzi.
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Batduccio
Rossi: ”Nel Pd bisognerà parlare di qualcosa”. “Visto che bel sole oggi?”.
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Notturno concertante
Renzi: “Nessuno può darmi lezioni di legalità”.
Avrebbero lo stesso risultato di quelle di inglese.
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Xanax
Suicidio dentro un seggio elettorale. Il voto attribuito al PD.
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Murcielago
Emiliano: “Offro una poltrona al M5S”
Emiliano: “Ho bisogno di Renzi”.
M5S: rifiuta l’offerta di Emiliano.
giovani, incapaci, gurudipendenti, tutto quello che si vuole: ma almeno non schizofrenici e piglia culi
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Pirata 21
Il Pd ha perso 2 milioni di voti rispetto alle europee. E’ che si lavora così tanto con il Jobs act che non c’è stato il tempo di andare a votare.
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ReNudo
Uno su due non ha votato. Che poi è quello che si lamenterà per i prossimi 5 anni.
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a Mazed
Il M5S rifiuta l’assessorato regionale all’ambiente. Peccato perché in Puglia sarebbe stato un lavorino tranquillo tranquillo e facile facile.
.
Edelman
Disastro per la Moretti in Veneto. È la depilazione definitiva.
.
Marcthulhu
Due milioni di elettori in fuga da Renzi. Dal partito pigliatutto al partito perdimolti.
.
Murcielago
La Moretti parla di esperienza “più importante” della sua vita.
farsi trombare in 24 ore da 1.107.145 veneti non è certo cosa che le potesse passare inosservata
.
Marcthulhu
Renzi parla dopo il voto: «In periferia non abbiamo dimostrato il cambiamento». Se è per questo nemmeno in centro.
.
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Sono andati tutti in CARCERE a ROMA e il SINDACO Marino non si era accorto di nulla !!!!!!!!!!!!!!
    Dovrebbe dimettersi !
    Arch. Graziella Iaccarino

    Commento di MasadaAdmin — giugno 5, 2015 @ 10:22 am | Rispondi


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