Nuovo Masada

giugno 2, 2015

MASADA n° 1652 2-6-2015 VIAGGIO AD ISCHIA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 12:49 pm

MASADA n° 1652 2-6-2015 VIAGGIO AD ISCHIA
Viviana Vivarelli

Totò
Fra tante belli cose c’ha criato
‘o Padreterno ‘ncopp’ a chesta terra,
na cosa ha fatto che nce s’è spassato:
immiez’ a nu golfo nu pezzullo ‘e terra.
E ‘ncoppa a chesta terra profumata,
c’addora ‘e pace e regna na quieta,
chest’isola da tutte decantata,
te ce ha piazzato pure na pineta.
Ischia, paraviso ‘e giuventù,
Ischia, chistu mare è sempre blu!
Chistu cielo ch’è n’incanto,
chistu golfo ch’è nu vanto
chesto ‘o tiene sulo tu!
Sti bellizze songhe ‘o vero!
Chesto ‘o dice ‘o forestiero,
ca scurdà nun te pò cchiù.
‘A primma vota ca nce sò venuto
‘ncopp’ a stu scoglio d’oro illuminato,
senza parola sò rimasto, e muto
pe chesta spiaggia me sò ‘ncammenato…
Vedenno cu ‘o due pezzi sti ffigliole,
‘a verità?, so asciuto d’ ‘o sentiero:
i’ ch’ero già mbriaco ‘e mare, ‘e sole,
overo, sì, aggiù fatto nu pensiero…


Ischia Porto
Una settimana da domenica a domenica (17-24 maggio). Una spesa non elevata. Tre ore e 20 di Freccia rossa da Bologna a Napoli (molto comoda con due sole fermate a Firenze e Roma- andata e ritorno Bologna-Napoli 89 euro), ricordarsi che le valige si possono mettere comodamente nel corridoio senza sollevarle troppo. Il punto ristoro fa schifo, la pizza più cattiva che abbia mai mangiato, pure il trattamento del personale è penoso. L’audio ci ricorderà per tutto il viaggio “i deliziosi manicaretti del punto ristoro”, in realtà inesistenti. Una desolazione! CONSIGLIO: portarsi qualcosa da terra, dolci, panini, frutta.
Cose da prendere: cuffia, costumi, un accappatoio leggero (quello dell’hotel costa 10 euro, ci puoi andare dappertutto meno che in sala da pranzo, nelle piscine non è richiesta la cuffia), zainetto, telo da mare, scarpe comode e basse, cappellino con visiera, occhiali da sole, molte creme solari, macchina fotografica, una giacca impermeabile leggera e pieghevole, ombrello pieghevole.
Siamo in 5, due coppie e io da sola. Per fortuna sono in compagnia perché l’amico più prestante e gentile si premurerà di sollevare e imbarcare tutte le valige delle tre signore. Io avevo adocchiato un aiutante ferroviario ma appena gli ho chiesto di aiutarmi a mettere sul treno la valigia si è dileguato.
A Napoli prendiamo il taxi ed è il caos totale, dopo una rissa urlata tra tassisti per aggiudicarsi i clienti, ci pigiano in 5 più conducente, 5 valigioni e bagagli vari, su un taxi piccolo piccolo, siamo accatastati come sardine. Un’amica, in collo al suo compagno e con la testa pigiata contro il soffitto, ha paura della multa e grida quando vede il vigile: Il taxista: “Signurì, non guardatelo, non guardatelo!” Uno improvvidamente osserva: “Non ho ancora visto un incidente!”. Non so se crede di essere a un autoscontro ma il conducente lo prende male: corna bicorna. Intanto ci spiega in modo colorito che a Napoli quando fanno una cosa nuova lo fanno solo per peggiorare la città, per es. ora apriranno un nuovo ingresso per i treni, peccato che chi passa di lì dovrà fare 500 mt a piedi. Alla richiesta se voterà Renzi. La risposta è: “Nun cognosco nisciuno, salvo mia moglie e i miei figli”. Arrivati al porto, prima fregatura, spendiamo 25 euro per 3 chilometri, ma appena do 30 euro al taxista, questi si dilegua senza dare il resto. Non è un caso, ma un uso fisso, perché la stessa cosa si ripete a Ischia, dove per 500 metri ci vengono chiesti 15 euro, ma il tassista scompare senza darci il resto a 20 euro. CONSIGLIO: Chiedere sempre prima il costo al tassista e pagarlo ‘prima’ di salire sul taxi. Ricordarsi che, per evitare spiacevolezze, il taxi sia di arrivo che di ritorno può essere prenotato all’hotel e costerà 12 euro fissi (per fortuna senza scippi al momento).
Aspettando l’aliscafo al porto, prendiamo un ottimo caffè (il caffè napoletano come la pizza o il pesce è davvero squisito dappertutto) e dei babà che sono grossi ma senza rum. Al ritorno mangeremo le famose sfogliatelle napoletane, pesanti e ripiene di ricotta, buonissime e sazianti.
Un’ora di aliscafo, 17 euro, per Ischia. Se appena appena il mare dondola, l’aliscafo salta la corsa e chi deve andare da Ischia a lavorare a Napoli non ci va. I biglietti si possono fare alla biglietteria all’ultimo minuto. La televisione a bordo dà continuamente immagini di Ischia e anche la pubblicità di De Luca.
L’albergo è il Royal terme (4 stelle), in via Morgioni prolungamento di via delle Terme, vicinissimo alla centrale Via Roma, alla banca e alla farmacia, 63 euro al giorno mezza pensione (siamo a maggio, si sale poi fino ai 100 euro di ferragosto), a 500 mt dalla sua spiaggia privata a 700 dal porto, vecchiotto e accogliente, vicinissimo al corso principale, Via Roma, personale festoso e simpatico salvo la sgradevole signora alla reception (gli altri sono tutti più che gentili), negativa anche la segretaria del reparto termale interno, che tratta i clienti senza garbo e li fa aspettare secoli per le sue privatissime telefonate e sms. Molto bravo e serio il medico che fa la visita preliminare. Bravissimi e affabili i vari massaggiatori (io consiglio Raffaele). Gratis la spiaggia privata a 500 m e il Parco termale Castiglione. L’hotel offre anche due serate musicali con un giovane simpatico della reception che suona la chitarra, canta canzoni napoletane e offre ai clienti da suonare vari strumenti folkloristici di Napoli: caccavella, putipù, scetavajasse e triccheballacche .
Telefono dell’hotel: 081996999

http://www.booking.com/hotel/it/royal-terme.it.html?aid=347009;label=hotel-381367_T-2_pool-it_slice-99999;sid=93d324af125e5864fa698c449ca1d40d;dcid=4;dist=0;srfid=489e00b77cbb7885aa36edac6f3c5a0deb786801X1;type=total;ucfs=1&#availability_target

Attenzione alle piscine con acqua ferrosa e non filtrata perché ingialliscono i costumi e bisogna evitare di portare oro o altri metalli ed è bene fare la doccia dopo ogni bagno.
Tutti i residenti conoscono tre o quattro lingue, e soprattutto il tedesco, perché Ischia è piena di Tedeschi vecchi più o meno claudicanti, non ci sono quasi bambini e ho visto pochi giovani. Qui ci si viene per guarire.
Mi danno una bella camera grande con letto matrimoniale, bagno grande e grande terrazza attrezzata sulla piscina. Tutto molto comodo e pulito.

Ischia è formata da sei vulcani e sei comuni. Ischia porto è il comune più grande (18.000 abitanti) e messa abbastanza in pari, gli altri Comuni sono per lo più in salita sul fianco del vulcano e pieni di scale e scalette molto scomode.

Architettura mediterranea, casette cubiche a due piani, bianco, bianco scrostato, bianco e rosa, bianco e giallino, chiese tutte uguali bianche e rosa o bianco e gialline, qualche cupola moresca.

Bellissimi pavimenti colorati in ceramica di Vietri dappertutto. Molta ceramica. L’artigianato locale è vivace e creativo.

Ischia è pulita, festosa, tutti molto gentili o ospitali, con i più bei negozietti di abbigliamento, bigiotteria, souvenir e oggetti d’arte e artigianato locale che abbia mai visto, cose veramente di buon gusto e a prezzi bassissimi, molti capi in lino o seta, e ricamati a mano, una vera eleganza, il posto migliore dove fare shopping, nulla del ciarpame cinese che si vende in Piazzola o nei negozi di Bologna che ormai sono fin troppo decaduti come qualità o stile.
Ho visto magliette stupende a sei euro, pareo originali a 4 euro e 50, ma anche gioielli di autore e pezzi pregiati.
Tanti i ristoranti veramente ottimi e a prezzi comodissimi.

Pizza napoletana alta e osffice (Meglio chiedere Pizza margherita o te la portano senza mozzarella. Inutile dire che la mozzarella qui è buonissima come la ricotta)


Arancini di riso o crocchette di purè con dentro la mozzarella


Coniglio all’ischitana


Granita di frutta (pesca, mandarino…)


Limoncello

Noi siamo andati qualche volta a pranzo vicino all’albergo al “O solit post”, sempre in via delle Terme a scendere dal corso, simpatico, eccellente e non caro, cucina contadina e marinara, pizza squisita, dolci eccellenti, personale gentile.

Tra la casette cubiche scorci di giardini bellissimi e pieni di fiori con alberi carichi di limoni. Alberi con fiori e cespugli di fiori dappertutto: bungavilla, ibisco, ipomea, rose, orchidee, gigli, limoni, cedri, aloe, piante rare e antiche felci… Ischia è chiamata ‘l’isola verde’. Il terreno vulcanico favorisce ogni specie di fiori e produce verdure saporitissime, mai mangiato pomodori così buoni e verdure così deliziose. In Hotel pesce tutti i giorni, ma anche carne e primi buonissimi, scarsi invece i dessert. I camerieri sono stati molto simpatici e portavano anche doppia porzione. Ho mangiato pesce spada, dentice, occhiate, linguine, cannelloni al salmone, tortellini, creme di verdura.. tutto buonissimo. Il buffet è abbondante la sera, meno il giorno, meno a pranzo dove però si può partecipare anche avvertendo all’ultimo momento e si paga per un pasto completo solo 13 euro.
A Ischia piove spesso e c’è molto sole (354 giorni l’anno), un sole speciale per cui io ero abbronzata appena dopo il primo giorno (poi ha piovigginato sempre), il terreno pieno di minerali fa il resto. Cactus giganti e piante grasse bellissime ovunque. Assolutamente da visitare (ma noi non l’abbiamo visto) non tanto l’orto botanico quando la Mortella, grande giardino realizzato negli anni 50 con piante di papiro, fiori di loto e ninfee di specie rarissime, voluto da due amanti, sir William Walton, uno dei più grandi compositori inglesi del Novecento e sua moglie Susana, argentina. I giardini ‘La Mortella’, attraverso le specie floreali ed arboree presenti, sono la testimonianza dell’amore dei due sposi che scelsero Ischia come dimora. Era il 1949. William ha già 46 anni ed è già un musicista affermato in patria ed all’estero. Ha 24 anni più di Susana. E’ un amore a prima vista di una giovane e bella donna argentina, colta e raffinata, con un maturo musicista che non viene da una famiglia borghese ma povera e che deve la valorizzazione del suo talento ad una coppia di benefattori. Si sposarono nel dicembre del 1948 dopo appena tre mesi di conoscenza a Buenos Aires. Scriverà Susana anni dopo: “Mi fece credere che saremmo andati a vivere nella sua casa londinese, Lowndes Cottage, che mi descriveva come un posto incantevole. Con mia grande sorpresa, prima che la nave che ci riportava in Inghilterra toccasse la costa inglese, mi comunicò che il suo più grande desiderio era quello di fuggire dalle luci abbaglianti di Londra e che saremmo andati a vivere in qualche luogo presso il Golfo di Napoli, dove intendeva lavorare”. Scrive ancora Susana: “Mi affascinò con racconti della magia evocati dal luogo in cui Ulisse aveva navigato e dove costantemente si ha memoria del mondo classico della Grecia e di Roma, grazie alle palesi testimonianze di ville appartenute a Giulio Cesare, Agrippina e Claudio, sulla costa dominata dal castello-fortezza di Baia nel Golfo di Pozzuoli. La scelta di andare a vivere ad Ischia, la più grande delle isole partenopee ma allora poco nota nei circuiti internazionali, si deve al “caso o all’azzardo”. Arrivarono ad Ischia nell’inverno del 1949 e restarono 10 anni in una casa in affitto a Forio. Infine decisero di costruire una casa loro con un giardino. Scelsero un terreno incastonato nella roccia trachitica, “una valle con terra scura rivolta al tramonto del sole e che gode perciò numerose ore di luce in più”. Il posto era come “un gigantesco vaso di fiori scolpito nel torrente di lava ed in seguito spaccato dai terremoti, una conca di dura trachite colma di 20 piedi di solido humus”. La collina sovrastante è uno sperone di trachite vulcanica che si estende da oriente a occidente e protegge la valle dal vento del nord. Restarono affascinati da quelle rocce straordinarie e, nonostante gli ammonimenti del loro amico Lawrence Olivier, decisero di costruire una casa sulla collina, tra due rocce imponenti ed un giardino ai suoi piedi. Li aiutò un noto architetto di giardini, Russel Page. Il giardino richiese 10 anni di duro lavoro. Trasformarono la collina e la valle in uno dei più bei giardini d’Italia. William viaggiava spesso per i suoi concerti. Ovunque andasse, in Oceania, nelle Americhe, in Asia, in Europa – portava le piante che trovava in quei luoghi. Alla sua morte dispose che la villa ed il giardino fossero aperti al pubblico e che tutti i suoi beni fossero destinati ad Una Fondazione, un “Trust” inglese, che mettesse a disposizione dei giovani compositori di tutto il mondo un luogo ideale per lavorare alle loro composizioni, che “La Mortella” divenisse un laboratorio critico per lo studio delle opere di William ed un centro di eccellenza mondiale per rappresentazioni di musica, teatro e danza. Nel 1991 i Giardini sono stati aperti al pubblico, giovani compositori arrivano alla “Mortella” ogni anno, spettacoli prestigiosi si tengono ogni anno da aprile ad ottobre con l’apertura dei giardini.
Oggi la Mortella si estende su di una superficie di circa 3 ettari con 4 mila varietà di piante provenienti da tutto il pianeta terrestre. Vi lavorano 22 persone di cui 7 giardinieri. La Fondazione è diretta dalla dottoressa Alessandra Vinciquerra, una delle più grandi esperte di piante particolari e rare d’Italia.
Mortella in dialetto napoletano vuol dire ‘mirto divino’. Le piante furono integrate con le formazioni rocciose di origine vulcanica tipiche dell’isola e arricchite con fontane, piscine e corsi d’acqua. Nel tempo il giardino si è arricchito di una rara collezione di piante tropicali e subtropicali provenienti da ogni parte del mondo. Passeggiando tra i suoi viottoli, si rimane innanzitutto colpiti dalla gigantesca ninfea ‘Victoria Amazonica’, coltivata nella serra tropicale ‘Victoria House’. La vasca che la contiene è dominata dalla ‘Bocca’, una grande scultura realizzata da Simon Verity. Impossibile non perdersi tra le bellezze di orchidee, bromelie, araceae e rampicanti.

Le piante più care a Lady Walton sono quelle cresciute dai semi provenienti dall’Argentina, suo Paese di origine, come la ‘Chorysia speciosa’, con il tronco pieno di spine, la ‘Jacaranda mimosifolia’ o le ‘Cycadacee’, addirittura più antiche dei dinosauri. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, durante la stagione fredda ‘La Mortella’ non si addormenta, né si spoglia, anzi… Il giardino resta verdissimo e rigoglioso. Si possono ammirare le fioriture delle camelie e della ‘Bauhinia blakeana’, l’albero delle orchidee di Hong Kong; come anche le magnolie orientali, che regalano immagini fiabesche. In un’atmosfera incantata, sospesa nel tempo, si arriva a primavera con l’intero giardino che torna a vivere. Famosa è la rinascita della ‘liana di giada’, uno strabiliante rampicante originario delle Filippine che, da fine marzo in poi, offre il prezioso dono dei suoi grappoli di fiori turchesi lunghi fino ad un metro. Le tinte blu dominano anche la parte più collinare del luogo, grazie alla presenza degli ‘Echium’, che sembrano sfidare il colore del mare.

Ischia del resto ha una stagione turistica molto lunga, per cui i mesi con più turisti termali sono aprile e settembre, mentre a luglio e agosto arriva il turismo spicciolo di massa anche giornaliero. (La Mortella è visitabile Martedì, Giovedì, Sabato e Domenica dalle ore 9.00 alle ore 19.00- 12 euro. Vi si tengono anche spettacoli musicali).

Da qui poi si possono fare viaggi piccoli e organizzati a Pompei, Ercolano, Napoli, costiera amalfitana, Capri ecc.
Ci sono ad Ischia il grand’hotel Regina Isabella che ogni anno accoglie la Merkel

la villa di Luchino Visconti

e quella dove Pieraccioni ha girato il film “Il paradiso può attendere”.

Fu grazie alla lungimiranza e all’impegno di Angelo Rizzoli che, negli anni ’50, sorse l’Hotel della Regina Isabella. Il celebre editore e produttore cinematografico, incantato dai luoghi e dalla tradizione delle Terme, realizzò l’attuale complesso termale e l’omonimo albergo sulle antiche rovine greco-romane. Pochi anni dopo la sua fondazione, l’Hotel della Regina Isabella divenne fulcro della mondanità, del costume e della cultura, attirati dai prestigiosi appuntamenti ischitani. Negli anni le sale hanno incorniciato momenti felici di celebrità come Richard Burton ed Elisabeth Taylor, Charlin Chaplin e Clark Gable, William Holden e Maria Callas, Alberto Sordi, principi e re delle più famose case reali,fino a personaggi della cultura e dell’arte dei nostri giorni.
Angelo Rizzoli ebbe una vita tormentata, fece e perse grandi fortune, a 18 anni era stato colpito dalla sclerosi multipla rimanendo zoppicante e si innamorò di Ischia, dove costruì alberghi e richiamò una vivace fauna internazionale di politici e attori. La fama di Ischia si deve a lui. Rizzoli ebbe una vita tumultuosa, la sua prima moglie fu Eleonora Giorgi, incappò in gravi scandali finanziari, finì anche in prigione, fu coinvolto nello scandalo della Banca Ambrosiana con Gelli e Calvi, ma rese famosa Ischia.
Lacco Ameno fu il suo borgo preferito (un gioiellino di 4000 abitanti). Quando c’eravamo noi, a Lacco Ameno hanno fatto la festa della santa Patrona, santa Restituta, con bancarelle, musica e tantissimi fuochi di artificio.

Ischia è 14 chilometri per 10, sembrerebbe poco ma siccome è fatta da vulcani, le sue strade vanno sempre in salita e le spiagge sono rare e piccole. Ischia Porto ha una sua spiaggia di grossa rena, abbastanza grande e l’Hotel ha la propria spiaggia privata dove si possono avere gratis ombrellone e sdraio ma non ci siamo andati mai, perché gli altri voleva perlustrare tutta l’isola. Per questo abbiamo fatto un tesserino settimanale per i piccoli e ingorgati bus, che si timbra una volta sola e che poi nessuno ti richiede. Le fermate sono un po’ facoltative e i tempi sono ‘napoletani’, una volta abbiamo aspettato un’ora e mezzo. I fianchi del vulcano sono franosi per cui c’erano appena state tre frane che avevano deviato il bus. Dopo le ore 17 di bus non ce ne sono più. Spesso il bus si inerpica sulla montagna e quando ti sbarca hai da scendere un bel po’ per raggiungere qualche spiaggetta. Insomma, se uno vuole, c’è da scarpinare parecchio per cui sono comunque consigliabili scarpe comode, zainetti e impermeabili leggeri da tasca.
Abbiamo fatto il giro dell’isola con la motonave (16 euro, tre ore, di cui una di sosta a Sant’Angelo). Sant’Angelo è un ex borgo di pescatori elegante ma impercorribile perché tutto in salita con scalette scomodissime, percorribile solo a piedi e raggiungibile dal mare, ed è considerato il più bel borgo di Ischia.

A dieci minuti dal porto di Sant’Angelo in teoria c’è la spiaggia delle Fumarole, ma per scenderci il tempo non bastava. Sant’Angelo ha una delle più calde falde termali dell’isola, sulla spiaggetta dei Maronti, dove dal mare escono zampilli di acqua calda. Qui il sottosuolo emana una grande energia termica che produce nuvole di vapore nell’ambiente esterno e bolle di gas nel mare a 100°C, osservabili con maschera da sub a pochi metri dalla riva o addirittura, avvicinandosi, agli scogli bianchi posizionati sulla sabbia bollente, passeggiando a distanza di sicurezza.
Fin dai tempi dei romani la sabbia calda veniva utilizzata per curare gli acciacchi del corpo, attraverso le sabbiature. Ci andavano i soldati romani a rimettersi dalle ferite di guerra. Sulla spiaggetta, se si mette sotto la sabbia un uovo, diventa sodo in dieci minuti e se ci si mette un pollo dentro la carta d’argento cuoce in un’ora. Per cui, con patate pollo e uovo, il tutto a 100 gradi si può pranzare. Nei periodi più caldi, durante l’attesa della cottura, il bagno al chiaro di luna è obbligatorio, subito dopo distendetevi sulla calda sabbia a guardar le stelle ed a gustare un ottimo vino bianco isolano.
Per raggiungere Maronti le persone disagiate hanno un servizio navetta ecologica, con piccole auto elettriche. Alternativa molto comoda è il servizio taxi via mare dal porto di Sant’Angelo.

Tutta Ischia, essendo formata da vulcani, ha sorgenti termali calde molto ricche di minerali (ce ne sono ben 103) che fanno bene alla pelle, alle ossa, ai problemi respiratori. Per questo Ischia è il centro termale più famoso d’Europa. Queste sorgenti calde sono dappertutto e molti hotel come il nostro sorgono sopra una di esse e hanno dunque sia piscina calde esterne molto ferrose che vasche individuali e piscine interne, con bagni turchi e saune e stanze per massaggi aerosol, e fanghi termali, che sono maturati in sei mesi in acque termali calde. Le acque termali a 79° modificano le proprietà chimiche e fisiche del fango determinando la formazione delle unità Humominerali e la produzione di sostanze farmacologicamente attive responsabili dell’efficacia terapeutica nelle patologie osteoarticolari. Prima di fare queste cure si riceve la visita di un bravo medico che nel mio caso ha consigliato solo dieci minuti di acqua termale al giorno e niente fanghi caldi, perché chi ha protesi o impianti metallici rischia di surriscaldarli. Il fango viene applicato sulla cute gradualmente, alla temperatura di 40°/42°C, evitando la zona toracica anteriore, il capo e i genitali esterni. La durata della fangoterapia viene prescritta dalla Direzione Sanitaria. Al termine della fangoterapia il paziente viene tolto dal fango e, dopo essere stato lavato con una doccia calda, immerso nel bagno termale alla temperatura di 37°/30°C per un tempo di 8/10 minuti. Dopo il bagno il paziente, asciugato con panni caldi, viene ben coperto, per la reazione sudorale.Si dice che queste acque siano più medicamentose di quelle di Cervia, per cui staremo a vedere. Certo è che con queste acque la pelle diventa liscia e setosa.
Io avevo portato la richiesta del medico di base per cui avrei pagato solo il ticket (che chissà perché in Campania non è 50 euro ma 60: surplus Campania, come il surplus taxi) ma poi non ne ho fatto nulla perché, avendo due viti di titanio nella schiena, i fanghi non potevo farli. Potevo però usare le strutture esterne o interne gratuitamente e anche senza richiesta medica e l’ho fatto.
L’Hotel Royal, oltre ad avere le proprie sorgenti termali interne, dà l’ingresso gratuito a un centro termale, il parco Castiglione (l’autobus ferma davanti), che scende con dieci piscine dal monte, in mezzo a piante e fiori. L’acqua parte calda e poi la temperatura diminuisce fino al mare. Si scende con le scalette ma si può risalire con una piccola funicolare.
Ma l’impianto più bello e famoso è il Poseidon, con ben 20 piscine termali e bellissima vista, si va dai 40 gradi ai 28. E’ affacciato sulla splendida Baia di Citara, già nota ai Romani per le sue straordinarie acque curative e aperto dalle 9 alle 19 (32 euro o 27 per mezza giornata). Anche queste acque sono indicate per malattie ostioarticolari (come artriti, artrosi, sciatalgie, sindrome cervicale, ecc.), malattie reumatiche croniche, postumi di traumi, paresi e malattie dell’apparato respiratorio. I bambini hanno a disposizione tre vasche non termali. Obbligatoria la cuffia. Oltre ai bagni termali all’interno del parco vi sono una sauna naturale scavata nel tufo ed il bagno giapponese, un percorso alternato caldo (40°) – freddo (15°) disseminato di ciottoli sui quali camminare per riattivare la circolazione degli arti inferiori e per donare al corpo un senso di benessere generale. Negozi di articoli vari, tre punti ristoro.

A Ischia si possono vedere i resti del Castello Aragonese, non merita fare il biglietto (10 euro) perché è un rudere, anche se dagli spalti la vista è bella. E’ spettacolare specie visto dal mare, sta su una roccia rachitica e si collega a Ischia Ponte con un ponte in muratura di 220 mt. Geologicamente è una bolla di magma che si è andata consolidando nel corso di fenomeni eruttivi e viene definita “cupola di ristagno”. Al castello si accede attraverso un traforo, scavato nella roccia e voluto verso la metà del Quattrocento da Alfonso V d’Aragona. Prima di allora l’accesso era possibile solo via mare attraverso una scala situata sul lato nord dell’isolotto. Il traforo è lungo 400 metri e il percorso è illuminato da alti lucernari che al tempo fungevano anche da “piombatoi” attraverso i quali si lasciava cadere olio bollente, pietre e altri materiali sugli eventuali nemici. Il tratto successivo è una mulattiera che si snoda in salita all’aperto e conduce fino alla sommità dell’isola. Da questa strada si diramano sentieri minori che portano ai vari edifici e giardini. Dagli anni settanta del novecento è anche in funzione un ascensore, il cui percorso è ricavato nella roccia e che raggiunge i 60 metri sul livello del mare. Gli edifici ricoprono una parte minima della superficie dell’isolotto, che è per lo più occupato da ruderi, da orti e vigneti. Alcuni eredi di questa famiglia hanno lentamente intrapreso una campagna di restauri che, a partire dalle poche stanze elette a propria dimora, hanno gradualmente interessato la parte monumentale del complesso architettonico, anche se molte strutture sono ancora in rovina.

Nel quarto secolo a.C. Ischia non c’era, c’era un vulcano come il Vesuvio, che sprofondò di colpo in mare creando una grossa onda, onda che nella lingua di allora si chiamava Cuma, per questo il villaggio fondato sulla terraferma dagli scampati prese il nome di Cuma.
L’Ischia che si vede adesso è la cima del vulcano che è rimasta sopra l’acqua, con altri 5 vulcani minori.
Ischia viene considerata la quarta isola italiana del Mediterraneo (46 kmq). Il vulcano più alto è il Monte Epomeo di 800 mt. Ci sono 44.000 abitanti Ma in epoca romana raggiunse le 100.000 persone. Si chiama Ischia a causa della resina (vischia o vischiosa) dei suoi pini marittimi, che serviva a impermeabilizzare i vasi di coccio. Per cui veniva considerata l’isola dei vasai e dei pescatori.

Le fonti erano ritenute sacre e ornate con statue di Apollo.
A Ischia venne a curarsi anche Garibaldi, dopo la ferita dell’Aspromonte.
A Ischia sono venuta a curarmi anch’io e speriamo che buon pro mi faccia. Certamente il viaggio meritava e mi ha lasciato un ricordo bellissimo. Spero ci possiate andare anche voi.

http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Che simpatica ed istruttiva descrizione del turismo a Ischia. Io adoro le isole.
    Auguri per i tuoi acciacchi.

    Commento di Hans Castorp — giugno 2, 2015 @ 11:06 pm | Rispondi


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