Nuovo Masada

maggio 31, 2015

MASADA n° 1651 31- 5-2015 IL BUIO ATTORNO

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Blog di Viviana Vivarelli

Considerazioni prima dei risultati delle regionali – De Luca e i 17 bocciati dalla commissione antimafia – Di Maio, grazie – Somiglianze e differenza tra M5S e Podemos – Tentano una legge per estromettere di diritto il M5S dal Parlamento – Democrazia diretta. Una salutare utopia – L’Italia deve dare 40 miliardi alla Grecia – Non è vero che lo Stato dà ai migranti 35 euro al giorno – Il banchetto sull’acqua – Detesto la guerra – Il canto libero di Mutlu Kaya- Cos’è una bad bank – Perché il nemico da abbattere è il Pd

Ormai gli Italiani si dividono in tre categorie:
gli onesti che soffrono di quello che accade, quelli che se ne fregano di come andrà l’Italia, e i disonesti che appoggiano questi politici sciagurati e hanno pure la faccia di difenderli.
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In Italia (ma anche in Europa) non esiste un piano nazionale per i rom.
Non esiste un piano nazionale per i migranti.
Come non esiste un piano nazionale per l’energia.
O le pensioni.
O la pubblica amministrazione.
O la sanità.
O la ripresa.
O la salvaguardia del territorio.
O il fisco.

Non esiste un piano nazionale su nulla. Politici improvvisati e totalmente inetti continuano a distruggere quel poco che c’è ubbidendo agli ordini di organismi sopranazionali diretti al più bieco capitalismo finanziario, o seguono i ricatti di lobby interne tese solo al loro utile immediato più cinico e lucroso. La Nazione serve solo come corpo da spolpare da parte di parassiti retti da cloni e da gente corrotta come loro, che non va oltre il servilismo più infame.
Di fronte ad una classe politica sempre più corrotta, inetta e collusa coi poteri neri, il rischio maggiore delle elezioni di oggi è l’allargamento dell’astensionismo.
A loro dice Caparezza: “Tu non voti per il tuo Paese e il tuo futuro alle politiche, ma ti lamenti se le condizioni sono critiche eppure televoti l’Isola dei famosi d’Egitto convinto di avere esercitato un tuo diritto. Pazzesco!“.
Erich Fromm scriveva: “Non si può giudicare solo dal punto di vista politico ed economico se un sistema economico e politico sia tale da promuovere la causa della libertà umana. Il solo criterio per misurare il grado in cui la libertà venga realizzata è l’esistenza o meno di una partecipazione attiva dell’individuo alla determinazione della sua vita e di quella della società, e questo non solo attraverso l’atto formale del votare, ma anche nella sua attività quotidiana, nel suo lavoro e nei suoi rapporti con gli altri
Ma chi è, oggi, che lotta per allargare la partecipazione del cittadino alla cosa pubblica? Non certo il Pd o la Lega e tantomeno Sel. Lo fa solo il M5S. E finché il M5S non riuscirà ad avere abbastanza voti per allargare la democrazia e a rendere la sovranità al popolo andremo sempre peggio.
A te che odi i politici imbrillantinati/ che minimizzano i loro reati, / disposti a mandare tutto a puttana / pur di salvare la dignità mondana, / a te che non ami i servi di partito / che ti chiedono il voto, dai un voto pulito.” (Rino Gaetano)
Ma è l’astensionismo oggi il mostro peggiore.
Se fai parte di una società che vota, allora vota. Forse non ci saranno candidati e decisioni per cui votare… ma senza dubbio ce ne saranno di quelli contro cui vorrai votare. Nel dubbio, vota contro.” (Robert Anson Heinlein).
L’astensionismo è un atto di irresponsabilità che dà il via libera al peggio.
Ci sono dei doveri che prima di essere legali sono morali.
Chi si astiene dal voto commette un atto gravissimo di irresponsabilità sociale.
Anche Pilato fu un astensionista. E fu dunque più colpevole di quelli che il Cristo lo condannarono a morte, fu più colpevole di Giuda che il Cristo lo tradì per poi pentirsene. Chi si astiene dal voto è colpevole di lasciare che i più corrotti portino a morte questo Paese.
Ma ormai questo voto è pro o contro Renzi.
E votare o no Renzi vuol dire accettare o rifiutare tutto quel sistema di corruzione politica e morale che ha portato alla rovina l’Italia, significa votare per l’antidemocrazia o per la democrazia, scegliere tra distruggere la sovranità del popolo e servire passivamente quegli organismi finanziari e quelle grandi banche d’affari che ci stanno distruggendo o rivendicare i nostri diritti di Nazione e di popolo, significa scegliere se calpestare quei diritti e quelle tutele dei cittadini e dei lavoratori per cui migliaia di persone hanno lottato e sono morte o cedere tutto quello che abbiamo: diritti elettorali, stato sociale, occupazione, beni nazionali, pluralismo democratico, equilibrio dei poteri, difesa dei deboli, dignità.. tutto, a una cricca di yesman dominata da una solo…
Votare oggi significa lottare per essere liberi e tornare ad essere cittadini o diventare sudditi.
Renzi è ormai espressione del peggio. Votare per lui significa scegliere il baratro.
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Magari vogliamo ricordare che Renzi vuole abolire (lo ha detto lui stesso in televisione) le pensioni di reversibilità alle vedove? Sono 4 milioni. Le vedove lo sanno che se votano Renzi si vedranno cancellare la loro pensione?
Ci sono in Italia 12 milioni di pensioni basate sul retributivo
E Renzi vuole azzerare anche lo stato sociale. Questi milioni di pensionati si rendono conto di come diventerà difficile la loro vita quando la sanità diventerà tutta privata e dovranno farsi una assicurazione privata per poter essere curati? Hanno idea di quanto questo verrà loro a costare? Saranno in grado di potersela permettere?
E ricordiamoci che nei Comuni dove hanno vinto i 5stelle vanno al governo gli onesti, è stata cancellata Equitalia, si dà il reddito di cittadinanza a chi ne ha bisogno e vige il microcredito per aiutare le piccole e medie imprese
Vi sembra poco questo?

DE LUCA E LA LISTA DEI 17 BOCCIATI DALL’ANTIMAFIA

Quanta gente proprio senza vergogna!
Dicembre 2014: TUTTI i partiti votano un codice antimafia uguale a quello del 2007, per cui l’Antimafia indicherà per ogni elezione i candidati che stanno sotto un minimo di legalità, per frenare il fatto che l’Italia ha la classe politica più corrotta d’Europa. La casta è sporca e TUTTI i partiti decidono di salvarsi la faccia con un minimo di regole per eliminare almeno i casi peggiori: membri di giunte sciolte per mafia, sottoposti a misure di prevenzione, rinviati a giudizio per reati gravi (mafia, traffico di droga, delitti contro la pubblica amministrazione come la concussione, di cui è accusato De Luca perpetrata per ben 8 anni, o la truffa, di cui sempre è accusato Da Luca per l’Ideal Standard, estorsione, usura e riciclaggio). E va anche bene che la commissione con non considera reati gravi come l’Abuso di Ufficio (altra condanna di De Luca) o i reati sessuali(ha messo nella sua lista uno condannato per molestie a minori). De Luca dunque è un delinquente sostenuto da gente priva di moralità a cui vanno bene i delinquenti. Ma c’è dell’altro! La Bindi ha detto chiaramente che l’Antimafia ha accesso a dati che il pubblico non conosce e da cui risulta chiaramente che De Luca ha fatto anche peggio (probabilmente è associato alla camorra): E il bravo cittadino che fa? Attacca la Bindi!? Se non è corruzione questa, non so proprio cos’è. Un delinquente sostenuto da delinquenti. E noi cadiamo sempre più in basso.
Ma che serietà possono avere dei partiti che prima votano all’unanimità un codice di autoregolamentazione generale che vieti la candidabilità di delinquenti e poi, la prima volta che viene applicato, vanno in escandescenze ed accusano la commissione stessa di giochetti politici? Non è la stessa identica tecnica di Berlusconi che prima delinqueva e poi accusava i giudici di fare processi politici?
Il Pd si sta dimostrando anche in questa occasione uguale e addirittura peggiore di Berlusconi.
Il Pd ha un codice etico in cui si impegna a non candidare nessuno per cui sia stata emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva ovvero a seguito di patteggiamento, per delitti di corruzione nelle diverse forme previste e di concussione (caso De Luca)
b) sia stata emessa sentenza di condanna definitiva, anche a seguito di patteggiamento, per reati inerenti a fatti che presentino per modalità di esecuzione o
conseguenze, carattere di particolare gravità ;
c) sia stata disposta l’applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, previste dalla legge antimafia, ovvero siano stati imposti divieti, sospensioni e decadenze ai sensi della medesima normativa.
Ma se il Pd calpesta le proprie norme e le leggi stesse che vota in parlamento che garanzie di buon governo può dare ai cittadini?
Renzi poi con la consueta faccia di tolla si è comportato anche in questa occasione con falsità e immoralità.
Prima dichiara solennemente che il Pd non ha impresentabili, poi quando la commissione Antimafia gli dice che De Luca è impresentabile, scaglia si suoi scagnozzi contro la povera presidente di Commissione che ha fatto solo il suo dovere legale, in un’opera dei demonizzazione degna di Putin.
I giustificativi di Renzi per la sua carognata variano di minuto in minuto: prima dice che la Commissione Antimafia non ha agito legalmente ma ha regolato dei conti interni (quando qui poi l’unico che regola dittatorialmente i conti interni è proprio lui che fa fuori i suoi oppositori, vedi i 5 dal senato o i critici nelle commissioni). Arriva a dire che non succederà nulla “tanto gli impresentabili capeggiano solo piccole liste civiche”. E De Luca allora?
Prima il Pd recluta personaggi inguardabili tanto per raccattare voti sporchi (sai la mafia quanti ne tira su! Cosa facciamo? La arruoliamo tutta nel Pd solo perché porta voti?), poi contesta il veto dell’Antimafia e crede di cavarsela dicendo: “Non votateli!” (bella serietà!!), finge ipocritamente di conoscerli, infine mente dicendo che “tanto capeggiano piccole liste!” (e essere candidato del Pd in Campania sarebbe capeggiare piccole liste?). Una risposta peggiore dell’altra che la dice lunga sulla serietà e moralità del soggetto. E la canea dei fedelissimi che gli dà pure ragione! Dimostrando a che livello di degrado morale sono scesi, assieme ai servi di partito ormai disposti a dire il peggio del peggio e insieme e ai media embedded prostrati davanti al potere.
Il risultato degli eventi italiani, tra politici immorali, candidati corrotti portati alle massime istituzioni, cittadini che ormai hanno calpestato i loro diritti e i loro doveri di controllo morale e legale assieme a media cortigiani e servili degni solo di una dittatura, disegna un panorama squallido da fine impero in cui non ci sono valori, non ci sono diritti, non c’è legalità, e muore nel modo peggiore la democrazia.
E in queste condizioni di degradazione morale e sociale, i partiti della cricca avrebbero pure l’intenzione di escludere per legge dal parlamento i 5stelle, in quanto unici onesti e dunque estremamente fastidiosi ai corrotti, preparando un codice legale per i partiti, che ripete il tentativo di escluderli escogitato da Zanda pochi mesi fa? Se non li puoi battere sul piano dei valori e dell’etica costruisci delle leggi che li facciano fuori con un sistema antidemocratico. E’ questa la risposta alla democrazia del Pd? Di quello stesso Pd che non è nemmeno capace di ubbidire alle leggi che lui stesso si è dato? E scommetto che una legge di esclusione dittatoriale del M5S sarebbe l’unica legge che sarebbero capaci di rispettare!! E ancora qualcuno crede che siamo in un Paese democratico? In un Paese dove la legge è sovrana? In un Paese dove i migliori vanno al Governo? Ma chi è che in buona fede può credere ancora questa cosa? Ma chi è che in buona fede e in tutta onestà può ancora difendere Renzi e il Pd? Non vedono in che buio profondo questa gentaglia sta gettando il nostro Paese? Immaginate che credibilità all’estero e che figuraccia internazionale avrà gente simile! E’ peggio di Berlusconi? Molto, molto peggio.

DI MAIO

Di Maio Grazie!
Giovane, onesto, intelligente, appassionato.
Questa è l’Italia che vorrei.
Non gli zombi, i delinquenti e le Vanne Marchi pronti solo a mentire, ingannare e depredare.
Ogni volta che vedo Di Maio mi accendo di speranza per questo Paese e per tutta la gente onesta e perbene che amo e che rispetto e che merita un governo onesto e perbene come lui.
Abbiamo diritto ad avere il governo che meritiamo e soprattutto un governo che nasca dai cittadini migliori e difenda la loro vita, il loro futuro e i loro valori.
Riprendiamoci la sovranità! Riprendiamoci il futuro! Riprendiamoci la difesa dell’onestà! Riprendiamoci il nostro Paese dai distruttori di ogni valore, di ogni principio, di ogni tutela democratica, di ogni onestà!
Con questa gentaglia tutto ciò per cui milioni di uomini e donne hanno combattuto e sono anche morti va solo in pezzi.
Riprendiamoci la nostra Italia! Diamo valore a noi stessi! Il voto è l’unico modo che abbiamo per riprenderci ciò che ci è stato rubato. Se ci rubano i nostri diritti, se distruggono le nostre speranze, non ci sarà nessuna differenza tra noi e i servi dei banditi di strada. Votiamo per noi stessi, per i nostri figli, per i nostri nipoti! Votiamo per la democrazia e per l’onestà!
Chi è pulito può votare solo per persone pulite.
Chi è onesto può sostenere solo gli onesti.
C’è una corruzione che nasce nei cloni e nei succubi che impedisce loro di distinguere ormai ciò che è lecito da ciò che è criminale.
In nome di una tifoseria malintesa chi ha sostituito la propria coscienza con la cieca ubbidienza si arriva a sostenere il male, il reato, il dolo, la violazione della legge, la truffa, lo strapotere, la corruzione.
Questo è un danno gravissimo che è stato fatto allo spirito etico di questo Paese: l’accecamento di tanti che in nome di un servaggio dell’anima si sono piegati a sostenere i peggiori e che non sanno più distinguere ciò che è onesto da ciò che non lo è, ma si svenano nello sventolare bandiere, difese irricevibili, lotte intestine, cattiverie viziose e gratuite.
La corruzione nel mondo dello sport si riflette nella sporcizia del mondo politico, e in entrambi i settori ci sono i ciechi, i fanatici, gli ultras, persone ormai acefale, acritiche, incapaci di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e che vivono solo nell’esaltazione irrazionale di soggetti che in qualunque contesto civile dovrebbero solo essere cacciati per il danno morale e materiale che fanno a tutti. Ma il fanatismo si nutre solo di se stesso e si allarga come un’epidemia, incapace di vedere e di capire e accecato dalla propria furia iterativa e ossessiva.

Votiamo Movimento 5 Stelle!
Annamaria

C’è qualcosa di disperato nell’impegno spasmodico, concettuale e linguistico, con cui alcuni tentano di dimostrare, soprattutto a se stessi, che il M5S sia qualcosa di inconsistente, di spregevole, anzi, sia qualcosa che proprio non esiste.
Se ne facciano una ragione: il Movimento esiste, ha un notevole spessore ideale e politico e per questo è fiorente e profondamente radicato nella coscienza di milioni di persone.
Dall’altra parte- lo stiamo verificando ancora una volta in queste ore, se mai ce ne fosse bisogno- c’è un partito di anime morte, come scrive anche qualche commentatore ben più autorevole di me; un partito che, a giudicare dalle reazioni scomposte e violente con cui sta aggredendo Rosy Bindi, non è più solo una congrega di anime morte, bensì di anime in avanzato stato di putrefazione.
E, per una volta, tutta la mia solidarietà a Rosy Bindi: che, se si sente ancora viva, dovrebbe scappare, SUBITO, a mio modestissimo avviso, da quella morta congrega.
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Cobra89
Le elezioni Europee sono state comprate col bonus dei “mitici 80 euro” che poi non hanno aumentato i consumi nemmeno di un decimale, malgrado negli ambienti renziani si prevedeva un improbabile aumento del 15%.
Ma quello che è peggio è che questo aumento della spesa pubblica è stato finanziato con l’introduzione dell’IMU sui terreni agricoli e l’aumento retroattivo dell’IRPEF alle aziende.
Un governo che mette altre tasse a chi lavora per finanziare un bonus pre elettorale è un governo che deve andare a casa.
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Roberto Bonetti
Non solo quello che dici tu. Il governo non ha più prorogato la detassazione al 10’% su bonus e straordinari, che dunque quest’anno sono tassati con l’aliquota normale. Chi lavora sa di che si tratta. Ha dato con una mano e preso dall’altrs.
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Italiote
Il pluralismo partitico forniva garanzie reali che non possono essere surrogate tramite deinterpretazione della Costituzione.
«Dalla considerazione di cui sopra deriva anche che i partiti politici sono definibili come organizzazioni della società civile, in quanto espressione della libertà di associazione, e non invece organi dello Stato. Questa ultima notazione è supportata anche dalla previsione costituzionale circa il “metodo democratico” che deve essere utilizzato dai partiti politici. Dalla norma – ma anche dal dibattito dell’assemblea costituente – emerge infatti che la espressione “metodo democratico” non fa riferimento alla organizzazione interna del partito, ma al rapporto del partito con gli altri partiti e con i terzi. Non si volle cioè sottoporre i partiti a controlli da parte dello Stato, allo scopo di garantirne al massimo grado l’autonomia.» — Diritto costituzionale Di Andrea Pisaneschi.
PS: Creare barriere normative che riducano il pluralismo diminuisce la possibilità di “ricambio” aumentando quelle di omologazione al ribasso.

Viviana Vivarelli
Quelli che insistono a dire che l’ideologia del M5S è inesistente sono gli stessi che rifiutano caparbiamente di leggere qualsiasi cosa inerisca al M5S, che rifiutano di riflettere sul concetto di democrazia allargata, che vivono secondo una appartenenza acritica che impedisce loro sia di vedere lo scempio che attualmente sulla democrazia si compie in Italia che di capire che ci possono essere teste pensanti che invece quello scempio lo aborriscono.
Poi ci sono quelli che dicono: “Non voto M5S perché ci sono Grillo e Casaleggio”, e vanno a votare per partiti aziendali o proprietari dove non ci sono nemmeno le primarie o, se ci sono, sono truffaldine e obbediscono ciecamente a qualunque corbelleria sia ordinata da monarchi che si chiamano Berlusconi o Salvini o Renzi, i quali se ne sbattono dei cittadini o dei loro stessi parlamentari e governano, quando possono, con yesman, fregandosene del pluralismo democratico e della sovranità popolare.
Poi ci sono quelli che si sono incartati su una ridicole scusante:” Non voterò mai M5S perché Grillo in piazza ha detto a Casapound: “Se volete venire nel Movimento, venite pure”. Ergo, secondo queste teste non pensanti, Grillo è fascista. E io chiedo a costoro:
1° se la domanda fosse stata rivolta a Renzi o Berlusconi o Salvini, cosa credete avrebbero risposto? Non avrebbero forse risposto esattamente come ha fatto Grillo? O avrebbero detto: No, i vostri voti non li voglio, teneteveli?
Per capire quale sarebbe stata la risposta basta guardare a quali patti scellerati gli attuali politici si sono piegati pur di aumentare il loro potere. Quelli, sì, erano scellerati, non dire che un partito o un movimento sono aperti a tutti quelli che vogliono abbracciare le loro idee.
2° come mai poi finite col votare partiti che si sono realmente associati a gente come i fascisti di Casapound?
3° e come mai siete così feroci contro una battuta innocua, mentre quando il fascismo entra nello Stato con leggi antidemocratiche non fate una piega?

Ho molti dubbi su quanto scrive sul confronto tra M5S e Podemos da
ALESSANDRO GILIOLI

Sulle differenze e le somiglianze tra Podemos e Movimento 5 Stelle ho letto in questi giorni un po’ di imprecisioni, diciamo. Per il sito del mio giornale ho quindi cercato di mettere giù alcuni punti, che copioincollo qui di seguito. Osservazioni e critiche, come sempre, sono benvenute.
Principali somiglianze
1. Lotta alla casta e alla corruzione. Sono caratteristiche comuni dei due movimenti, che ad essa danno ugualmente assoluta priorità.
2. Superamento di destra e sinistra. Anche Podemos, come il M5S, rifiuta la geografia politica basata su destra e sinistra e rivendica la volontà di andare oltre questo “vuoto dualismo”.
3. Contrapposizione a entrambi i poli. Podemos parla del “bipartitismo” Pp-Psoe in senso fortemente negativo più o meno come Grillo ha coniato la dizione “Pdl-Pdmenoelle”.
4. Radicalità del conflitto e del posizionamento. Anche Podemos si propone un cambiamento politico radicale (e quindi una conflittualità forte verso il potere politico presente) identificandosi come qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri.
5. Reddito minimo, opposizione a fiscal compact e pareggio di bilancio. Si tratta di elementi programmatici forti sia per Podemos sia per il M5S, così come la lotta allo strapotere delle banche e alla speculazione finanziaria
6. Superamento dei vecchi blocchi sociali. Anche Podemos ritiene che i vecchi blocchi sociali (ad esempio, “operai versus imprenditori”) siano superati da nuove dinamiche, in particolare “cittadini comuni contro élite ed establishment”.
7. Grande attenzione al precariato e alle nuove forme di lavoro. L’interesse verso i flessibili e le “nuove generazioni escluse” è un altro tratto in comune.
8. Coinvolgimento nelle lotte locali. Anche Podemos crea engagement degli attivisti attraverso questioni locali, comprese quelle di tipo ambientale (ad esempio contro le grandi opere).
9. Superamento della vecchia forma partito e voto on line. Anche Podemos ritiene che il partito fondato sugli apparati debba lasciare il posto a forze politiche la cui sovranità è nella base, che la esercita attraverso votazioni on line.
10. Uso dei nuovi media. Anche in Podemos l’uso virale della Rete per la comunicazione e il coinvolgimento (oltre che per le decisioni politiche) è un tratto fondamentale.

Principali differenze
1. La Casta non è solo quella politica. Per Podemos con la parola “casta” si intende non tanto i parlamentari o i consiglieri regionali, quanto soprattutto l’intreccio di politica e poteri economici, di partitocrati ed élite del Paese che è tale per patrimonio e reddito. C’è insomma, nel termine, una maggiore valenza “di classe”.
2. Conflitto sociale come elemento portante. Per Podemos il conflitto tra la parte bassa della piramide sociale (“il popolo”) e l’élite economica è fondamentale e indissolubilmente legata alla lotta contro la corruzione e al malaffare: sono due cose che non si possono scindere.
3. Uno non vale uno. Podemos ha fatto un congresso e ha creato al suo interno cariche formali di partito a livello locale e nazionale, elette dalla base ma con autonomia operativa, finché sono in carica (con limite di mandati).
4. Nessuna ambiguità di carica. La catena di comando in Podemos è chiara e determinata dalle cariche elettive di cui sopra: non esistono un Grillo o un Casaleggio che esercitano forme di potere o di “suasion” senza cariche formali e statutarie.
5. Uso diverso della democrazia diretta. Podemos, al contrario del M5S, ha delegato a tre diverse società esterne e indipendenti la gestione e la verifica delle votazioni on line; e non ha mai usato la Rete per espellere suoi esponenti.
6. Alleanze possibili. Podemos ritiene possibile e anzi auspicabile arrivare al governo nazionale o a quelli locali tramite alleanze, anziché puntare al 51 per cento da solo; le alleanze però devono essere programmatiche, concordate in trasparenza e sottoposte al voto on on line degli iscritti.
7. Europeismo come faro. Podemos si professa fortemente europeista, nel senso di di Altiero Spinelli, e chiede quindi una vera federazione con istituzioni democratiche elette dai cittadini; non pone nemmeno come ipotesi la questione dell’uscita dall’euro.
8. Origine del partito. Mentre il M5S è nato dai meet-up creati attraverso il blog di Beppe Grillo, Podemos è la declinazione partitica delle manifestazioni di massa in piazza del maggio 2011, quelle degli Indignados; anche la radicazione dei suoi leader nelle facoltà di studi sociopolitici di Madrid e nelle esperienze di lotta dei Social forum è un tratto che lo diversifica dal M5S.
9. Ispirazioni ideologiche. Anche Podemos è postideologico, nel senso che sottolinea la continua prevalenza dei dati di realtà sulle forzose interpretazioni astratte, tuttavia richiama sempre i suoi ispiratori di pensiero (poco presenti invece nel M5S): soprattutto Ernesto Laclau, Chantal Mouffe, Antonio Gramsci, Pier Paolo Pasolini e Altiero Spinelli. Molto sentita inoltre, in Podemos, la vicinanza con le esperienze di lotta antiliberista in alcuni Paesi dell’America latina, dai Sem Terra brasiliani all’Ecuador di Correa.
10. Uso della televisione. Nessuna questione su andare o no ai talk show: per Podemos la presenza televisiva è fondamentale e del resto per lanciare la nuova forza politica è stata ampiamente sfruttata la pregressa notorietà di Pablo Iglesias come ospite fisso nei salotti catodici.

Contestazione di Viviana Vivarelli
Trovo questo tentativo di comprensione patetico e parziale. E non discuto nemmeno i commenti che sono ridicoli.
Rifiuto in primis la definizione che il M5S sia solo una reazione di protesta italiana contro una cricca di corrotti perché è molto più di questo. E’ la ricostruzione di un nuovo mondo e di un nuovo cittadino, che lo capiate o no.
Sarebbe come dire che il marxismo è nato solo come formazione di protesta escludendo tutta la sua componente ideologica. Un falso ridicolo e squallido.
Il pensiero prevalente del M5S nasce dal concetto di ‘DEMOCRAZIA DIRETTA’ e se non si capisce questo non si capisce niente. E’ questo il punto che differenzia massimamente il M5S sia da ogni partito attualmente esistente che da ogni costruzione vera o illusoria di stampo comunista. Perché il comunismo è storicamente provato che ha sempre lasciato senza potere la base per concentrarsi tutto nelle mani di una nomenclatura che spesso si riassume in un dittatore, mentre la democrazia diretta intende smantellare proprio la piramide gerarchica e attaccare le modalità stesse del potere per restituire la sovranità piena al popolo e sostituire i gerarchi di partito con funzionari che rappresentano i cittadini, a paga limitata, poteri limitati, tempo limitato e revocabili se indegni, come nella federazione elvetica, dove i partiti sono solo gruppi di opinione e non esiste un premier e nemmeno un capo dello Stato e dove le decisioni fondamentali sono prese direttamente dai cittadini, che governano se stessi, nel pieno diritto e potere di decidere da soli del proprio Stato, del proprio futuro e di loro stessi.
In questo senso la democrazia diretta è esattamente l’opposto della piramide comunista, come è esattamente l’opposto di ciò che stanno diventando le democrazie peggiori dell’Occidente (e la nostra è la prova più lampante di come si uccide una democrazia). Oggi la democrazia è morta, abbiamo solo falsi sistemi democratici dove, con la scusa della crisi, i diritti, i poteri e le tutele dei cittadini vengono progressivamente corrosi o aboliti, assieme alla distruzione della loro Costituzione e dell’equilibrio del poteri, per un accentramento totalitario nelle mani di pochi, a loro volta succubi di uno solo e venduti a domini finanziari extranazionali.
Nel mondo moderno la democrazia diretta nasce in Svizzera più di 30 anni fa. Qualcuno pensa di poterla ridurre a un movimento di protesta? Non si rende nemmeno conto della bestemmia che dice.
La democrazia diretta è stata riproposta 30 anni fa in quel movimento mondiale che è il pensiero no global. Il M5S prende dal pensiero no global tutti i punti principali. E non si limita ad essere una protesta contro un casta, è una ideologia, una nuova visione del mondo, della vita umana, del rapporto dell’uomo col pianeta, del rispetto dell’ambiente, di una nuova coscienza civile e di un modo nuovo di intendere la politica e di ridurre i vizi del potere.
Dire che il M5S si limita a lottare contro la casta del proprio paese è ridicolo come dire che i no global si limitano a lottare contro i despoti nazionali o rifiutare che questo pensiero sia una nuova ideologia che scalza dalla base proprio le radici del potere totalitario, qualunque sia la sua etichetta, fascista o comunista o falsamente democratico.
Dire questo significa non saper nulla del M5S e ignorare tutte le discussioni e gli argomenti e le tesi che sono stati presentati in questi anni e tutti i premi Nobel o gli esperti di finanza e di economia che si sono avvicendati in tutto questo tempo per spiegare e smantellare gli schemi del potere neoliberista. Quello di Grillo e di Casaleggio è stato un attacco puntuale al capitalismo e a tutte le sue efferatezze, quelle che portano a rovina il pianeta, quelle che stanno distruggendo l’Europa, quelle che ormai destra e sinistra non riescono più nemmeno a contestare o a riconoscere, succubi come sono di una omologazione vergognosa che ha reso ridicoli gli stessi nomi di destra e sinistra che un tempo corrispondevano a filoni filosofici diversi e ben chiari e che oggi sono mischiati nella notte collosa degli interessi affaristici personali.
Il M5S non è solo ambientalismo e lotta al Pd-Pdmenoelle, ma pedagogia della democrazia diretta, svelamento dei trucchi e dei vizi del dominio bancario e finanziario, rifiuto del predominio del Fm e della Bce, che altro non sono che organismi a servizio del grande capitale, denuncia delle speculazioni di Borsa, costante attacco alla macchina neoliberista, alle finte guerre di esportazione della democrazia, al potere del petrolio, al cinismo del mercato, allo strafottenza delle banche d’affari e delle società di rating, alla perversa austerity frutto di un gioco macabro a tavolino per distruggere le fondamenta stesse delle democrazie occidentali, alle lobbye che rovinano il mondo, e attacco anche diretto e personale che Grillo ha sferrato contro i potentati economici nostrani da Parmalat a Telecom a Ferrovie dello Stato, al sistema mediatico supino sotto il potere che ci ha fatto scendere al 73° posto nel mondo.
Capisco che vi dispiaccia che su tutto questo non ci sia il marchio ‘comunismo’ ma disconoscere l’entità e la vastità delle battaglie condotte dal M5S mi sembra squallido e infantile.
Avete paura che la parola ‘sinistra’ scompaia e voi con essa?
Non sono gli attaccamenti alle parole a formare gli uomini, sono gli scopi delle loro battaglie. E troppe battaglie perse o sbagliate sono state combattute solo in nome dell’appartenenza, in nome di bandiere che col tempo si sono sbiadite e sono diventate obsolete. Non siate tanto attaccati a una identità fatta solo di parole! Ha ragione Grillo nel dire che non siamo più né di destra né di sinistra, queste due categorie storiche hanno fatto l’Europa. E’ ora di lasciarle nei libri di storia. E’ ora di unire gli uomini non con le etichette ma con la consapevolezza che l’Occidente è dominato da un mostro che si chiama ‘sistema finanziario’ e che contro questo mostro stanno degradando le politiche e le economie e gli uomini stanno perdendo tutti i valori e i principi e le tutele per cui per secoli hanno lottato, perché il sistema finanziario è la veste odierna e peggiore del capitalismo. E per il capitalismo non esistono uomini o Costituzioni, ideologie o bandiere. Non esiste la democrazia. E in nome degli interessi capitalisti, Stati che si dicono di destra e Stati che si dicono di sinistra fanno ormai affari insieme e sempre, comunemente, contro l’interesse e il futuro dei popoli.
Chi rifiuta che nel M5S ci sia la fiamma di una passione ideale per il riscatto dei popoli contro il predominio del lucro non ha capito nulla del M5S, ma probabilmente non capisce nulla nemmeno di cosa sia la democrazia e di cosa significhi avere un ideale al posto di una bandiera.

UNA LEGGE PER ESTROMETTERE DI DIRITTO IL M5S DAL PARLAMENTO

Il Pd sta tentando di estromettere per legge il M5S dal Parlamento. Ci aveva già provato una volta con Zanda e ora ci riprova. Vuole mettere il M5S fuori legge costringendo i partiti ad avere un capo, uno statuto, un patrimonio ecc. in un processo di omologazione creato artificialmente per salvaguardare i partiti esistenti e le loro antidemocratiche strutture di potere così da eliminare qualsiasi creazione nuova che abbia un rapporto diretto col popolo. Il Potere si arrocco attorno al Potere e difende se stesso. Il suo attacco furente è la prova più chiara che solo il M5S costituisce per questo Potere nefasto l’unico attacco che riconosce in grado di combatterlo.

«Se passa questa legge il Movimento 5 stelle non potrà più candidarsi alle elezioni. Non ci sono scappatoie, non ci sono questioni interpretative. E “questa legge” non è una legge qualsiasi, ma un testo presentato ufficialmente da tutta la filiera direttiva del Partito democratico.»

http://www.huffingtonpost.it/2015/05/26/pd-legge-sui-partiti-che-fa-fuori-il-m5s_n_7441746.html
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In Spagna il Sistema ha riconosciuto Podemos come parte di se stesso.
In Italia il Sistema si chiude a riccio contro il M5S riconoscendolo unanimemente come l’anticorpo che può sconfiggerlo.
Questa è la maggiore differenza.
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DEMOCRAZIA DIRETTA, UNA SALUTARE UTOPIA
Paolo De Gregorio

Sento raccontare anche da Marco Travaglio (e la cosa mi stupisce) che il risultato elettorale è già scritto a favore di Renzi e Salvini in ragione della loro massiccia presenza in TV e che i 5stelle si sono accorti troppo tardi dell’importanza di quella scatola magica che monopolizza le informazioni o meglio la disinformazione, che riempie i cervelli dei sudditi italioti.
Avrei preferito sentire dal miglior giornalista italiano che i voti dovrebbero essere cercati dai candidati nella carne viva del proprio collegio, nel territorio in cui si abita da tempo, di cui si conoscono a fondo problemi e persone, e dove si è conosciuti per le iniziative politiche e sociali intraprese, senza bisogno di manifesti, soldi o cene elettorali, ma con la semplice e personale distribuzione e spiegazione porta a porta del proprio programma.
La “Rete” è senz’altro uno strumento essenziale per farsi conoscere, iscriversi, partecipare alle votazioni interne sui provvedimenti da adottare in Parlamento (su cui gli iscritti devono sempre e tassativamente essere interpellati e avere l’ultima parola), ma ad essa bisogna affiancare la presenza sul territorio e solo se avanza tempo accettare gli inviti in TV, con il grave rischio, anche subliminale, di essere omologati al sistema partitico, che ha distrutto l’Italia.
Per sostituire la casta dei professionisti a vita della politica, parlo di tutti i partiti e dei sindacati, non bisogna perdere una sola occasione per affermare che questa non è democrazia. Abbiamo visto quali disastri hanno provocato (disoccupazione, tasse stratosferiche, delocalizzazione e vendita all’estero dei migliori marchi dell’industria italiana, corruzione dilagante, monopoli mediatici del pensiero unico), e dunque i cittadini hanno bisogno di nuovi strumenti per incamminarsi verso la democrazia:
-Referendum propositivo, senza quorum, che affidi ai cittadini l’onere di proporre ed approvare una legge
-Canone pagato alla mano per avere il diritto (oggi riservato ai partiti) di eleggere il presidente della RAI, con tutti i poteri e responsabilità, fra personaggi indipendenti dal potere politico, economico, religioso, da tenere in carica 5 anni e poi ineleggibile dopo due mandati
-Legge elettorale nuova simile a quella che oggi viene utilizzata per eleggere i sindaci, con ballottaggio fra i primi due più votati se non si è raggiunta la maggioranza assoluta
-Divieto durante la legislatura di passare ad un altro partito perché deve affermarsi il principio costituzionale che il popolo è sovrano e non il singolo deputato, e la volontà di chi lo ha votato deve essere prevalente sulla “libertà” di vendersi o riciclarsi dell’eletto
-per avere una governabilità immediata e chiara, vanno vietate le coalizioni e il partito che ottiene più voti ha il governo e la maggioranza del 55% in Parlamento, senza dover trattare al ribasso con nessun altro partito
Per entrare in una democrazia autentica e partecipata, l’accoglimento di queste regole è essenziale e può essere ottenuto solo da un partito che mette questi obiettivi nel suo programma, ottiene la maggioranza relativa, e ha il premio di maggioranza fino al 55%.
L’unico “partito” che ha affrontato questi temi, di autentica democrazia, a partire dai candidati espressi e votati dal territorio e non nominati dalla segreterie di partito, è il M5S, ed è stato etichettato dai gaglioffi di tutti i partiti di destra e sinistra “antipolitica”, mentre è in corso il più difficile e nobile tentativo di rifondare la politica dando qualche strumento in mano ai cittadini al fine di controbilanciare lo strapotere del denaro, del malaffare, della corruzione, delle ruberie, delle P2, delle mafie, del monopolio televisivo, che nulla hanno a che fare con la politica e assomigliano sempre più ad associazioni a delinquere in lotta solo per spartirsi il pubblico denaro.
Paolo De Gregorio

L’ITALIA DEVE DARE 40 MILIARDI ALLA GRECIA
Viviana Vivarelli

Eccovi le aberrazioni dell’Ue.
Il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) è stato appositamente costituito il 9 maggio 2010 in seguito alla crisi,con la scusa di aiutare finanziariamente gli stati membri dell’Eurozona. Dal luglio 2012 è stato sostituito dal Meccanismo europeo di stabilità (MES), sostenuto da impegni di garanzia degli Stati-euro per 780 miliardi con una capacità di prestito di 440 miliardi da integrare con contributi dal Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) per 60 miliardi e dal Fm per 250 miliardi. Dal 27 ottobre 2011 il totale è arrivato a 1000 miliardi!
Così arriviamo a mille miliardi nostri che hanno solo rifocillate le banche con l’assurdo che il Paese penultimo in Europa (l’Italia) debba aiutare con 40 miliardi l’ultimo (la Grecia).
E’ come se tra due barboni,si costringesse quello meno cencioso a dare dei soldi a quello più cencioso per ingrassare un banchiere.
Perché in tutti questi obblighi l’unico soggetto che prende solo denaro senza darne è il sistema bancario che ha avuto dai cittadini europei tramite la Bce 16.000 miliardi,li ha presi dalle nostre tasche,li ha dati alle banche private allo 0,15%,le banche private ci comprano il debito attraverso i titoli di Stato al 5 o 7%. Nel frattempo non erogano mutui né sostengono le imprese ma investono questo surplus nella speculazione di Borsa,soprattutto nei derivati, che sono scommesse pazzoidi sugli andamenti futuri,per es. il Tesoro ha perso 42 miliardi scommettendo che i tassi sarebbero saliti mentre Draghi li ha abbassati
In queste scommesse pazzoidi banche e Stati dilapidano i soldi dei cittadini
E quando poi sono nelle peste arrivano i partiti a rifocillarle sempre coi soldi dei cittadini, come ha fatto il Pd col Monte dei Paschi di Siena che,dopo aver truffato e imbrogliato,ha ricevuto dal Pd 10 miliardi.
E poi ci vengono a dire che mancano i soldi per il reddito minimo di cittadinanza!?
Non è abbastanza chiaro che l’Ue è stata costruita solo per derubarci?

NON E’ VERO CHE LO STATO DA’ AI MIGRANTI 35 EURO AL GIORNO

Spiace che si diffondano dicerie assolutamente false come questa dei 35 euro al giorno (o addirittura 70) dati ai migranti. E’ UNA INFORMAZIONE FALSA!
Innanzitutto i 35 euro al giorno non vengono dati in nessuno modo ai richiedenti asilo e ai rifugiati. Sono soldi erogati per la gestione dei centri, che vanno a chi si prende la responsabilità di gestirli. Servono dunque a pagare gli operatori, l’affitto ai privati degli immobili, i fornitori di beni di consumo. Una piccola quota va per gli interventi di riqualificazione professionale, come i tirocini, orientati a permettere ai migranti di vivere in autonomia una volta usciti dal sistema di accoglienza. E solo 3 euro, se va bene, sono dati ai migranti.
La storia dei 35 euro è stata inventata da Salvini per raccattare voti.
Del resto la Lega ha solo tre voci nel suo programma: diffondere razzismo, tassare le prostitute e attaccare in modo superficiale e generico l’euro.
Se a voi questo sembra un programma serio su cui fondare il futuro di un Paese….!!!
MASSIMA IPOCRISIA DI SALVINI E COMPAGNI DI MERENDA
Ma ragionate!!
Vi sembra possibile che ogni migrante prenda 35 € al giorno?Se così fosse non ci sarebbe ad ogni angolo un disgraziato che cerca di sopravvivere elemosinando o lavando i vetri o facendo il vu cumprà.
E non ci sarebbe stata mafia-capitale e il traffico di migranti non sarebbe il business che è coinvolgendo mafia, politici corrotti e delinquenza comune
Il fatto è che al migrante nel caso migliore arrivano 3 euro,il resto se lo pappano i mediatori, i CTP, i politici, e quella Lega che sui migranti e sui rom ci guadagna 2 volte: la prima accattando voti con propagande razziste, la secondo con le mani in pasta negli stessi centri di accoglienza o nei campi rom, che ha creato lei, così da papparsi il malloppo.
Salvini vuol sapere quanti soldi pubblici vengono spesi nei Centri d’accoglienza per gli immigrati. Se si informa bene,invece di stazionare fisso in tv e di disertare il suo lavoro al parlamento europeo dove non sta mai, scoprirà che molti centri sono gestiti dalla Confraternita della Misericordia, ingoiando cifre astronomiche di soldi pubblici e realizzando deficit spaventosi.
Soldi che hanno riempito tasche italianissime, tenendo disgraziati in centri di prigionia, contro ogni norma di diritto internazionale.
A decidere le cifre da destinare, a rendicontare e a stilare una relazione di corretto (auto)controllo, in perfetta corrispondenza tra controllore e controllato, c’è in molte regioni il caro Daniele Giovanardi, gemello di Carlo Giovanardi, deputato, ministro, sottosegretario e senatore, lo stesso con cui la Lega di Salvini ha governato per 8 anni l’Italia. Ma come mai il suo nome non esce mai nelle arringhe di Salvini?E come mai negli 8 anni in cui la Lega è stata al governo, nessun leghista ha chiesto mai un rendiconto dell’esorbitante giro d’affari che per anni i suoi amici hanno fatto sulla pelle dei profughi? La Lega era troppo occupata a rimpiattare a Cipro o a Panama o in Tanzania i soldi rubati alle casse del partito?
Magari Salvini invece di stare fisso in televisione a ripetere in modo catatonico un paio di slogan razzisti, potrebbe spiegarci cosa ha fatto la Lega in 8 anni di Governo per controllare i soldi che venivano inghiottiti dai gestori dei vari centri di accoglienza o dei campi rom e che erano suoi amici, come quel Giovanardi Daniele, fratello del Ministro Giovanardi, suo ex socio di governo, e cosa ha fatto la Lega contro i furti perpetrato dalla Conferenza nazionale delle Misericordie, colosso del volontariato italiano che, oltre alle donazioni, succhiava dallo Stato 75 euro a migrante e si intascava questi soldi, non solo lasciando a secco proprio i migranti, ma lasciando per mesi senza stipendio e contributi i propri dipendenti. Eppure questo colosso ha 250 mila iscritti, 60 mila volontari e due sedi, a Roma e a Firenze. Ma a Modena è stata sull’orlo della chiusura per guai finanziari e un buco di bilancio da brivido. Daniele Giovanardi è presidente, rappresentante e fondatore nel lontano 1996 oltre che diretto dell’ospedale. Fino al 2012 l’associazione presieduta da lui ha avuto in mano la gestione dei due centri d’identificazione ed espulsione di Modena e di Bologna. Per un intero decennio si è aggiudicata il controllo delle due strutture, cruciali per centro Italia, con un contratto che prevedeva dai 70 ai 75 euro al giorno per ospite.Poi la Cancellieri ha abbassato la quota a 30 euro. Solo di arretrati ai dipendenti, del resto si parla di 50 mila euro. Per mesi, fino a 10, i dipendenti della Misericordia non hanno visto né stipendi, né straordinari, né la tredicesima. Per non parlare di maternità o assegni famigliari.
Ma la Lega, sotto un paio di slogan, è il NIENTE.

IL BANCHETTO SULL’ACQUA
Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Attraverso la famigerata coppia normativa, formata dal decreto “Sblocca Italia” e dalla Legge di Stabilità, il governo Renzi ha deciso di portare il secondo scalpo al tavolo dei rigoristi europei e al banchetto dei grandi interessi finanziari: i servizi pubblici locali, a partire dall’acqua.
Il disegno sotteso è quello di un processo di aggregazione/fusione che veda i quattro colossi multiutility attuali (A2A, Iren, Hera e Acea), già quotati in Borsa, fare man bassa di tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, così da diventare gli unici campioni nazionali, finalmente in grado di competere sui mercati internazionali.
La riduzione del carrozzone delle società partecipate e dei costi della “casta” è un problema reale, ma le soluzioni immaginate dai cittadini e dai lavoratori dei servizi andrebbero in direzione ostinata e contraria rispetto agli interessi delle lobby politico/finanziarie che dominano il paese: nella propaganda anticasta si nasconde dunque anche il tentativo di mettere una pietra tombale sull’esito della straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011 e sul suo profondo significato di pronunciamento di massa contro le politiche liberiste e di affermazione del nuovo paradigma dei beni comuni.
Con il decreto “Sblocca Italia” – piano di cementificazione devastante del paese, alla faccia delle lacrime di coccodrillo sul suo dissesto idrogeologico – si è imposto il concetto dell’unicità della gestione del servizio idrico dentro ogni ambito territoriale ottimale (Ato) in cui è diviso il territorio, buttando a mare il pre-esistente concetto di unitarietà della gestione, che permetteva di mantenere, integrandola, la pluralità delle gestioni esistenti in ogni territorio. Se a questo si aggiunge il fatto che ogni regione sta ridisegnando gli ambiti, tendendo sempre più spesso a farli coincidere con l’intero territorio regionale, il risultato appare chiaro: al termine di questo processo, vi sarà un unico soggetto gestore per Regione, e sarà giocoforza il pesce più grosso che annetterà tutti i pesci più piccoli. Ciò romperà definitivamente ogni legame con la territorialità dei servizi pubblici locali e la possibilità, se non di una gestione partecipativa, almeno di un controllo democratico affidato alle istituzioni locali.
In realtà, il disegno di fusione progressiva ha un preciso obiettivo: la valorizzazione finanziaria di società che si basano su una redditività garantita dall’erogare servizi essenziali – e quindi a domanda rigida – e sull’enorme liquidità periodica garantita dalle tariffe, se dimensionate su un numero significativo di utenti-cittadini. Per le loro caratteristiche queste società possono produrre, una volta collocate dentro la rete delle grandi mutltiutility, un importante valore aggiunto sui mercati finanziari.
Ciò che prevede lo Sblocca Italia è tuttavia solo la premessa di quanto disposto dalla Legge di Stabilità, che si prefigge di assestare il colpo finale ad ogni idea di riappropriazione sociale dei beni comuni e di gestione partecipativa e priva di profitti da parte delle comunità locali.
Infatti, approfittando del progressivo strangolamento degli enti locali, scientificamente portato avanti negli anni attraverso i tagli dei trasferimenti e l’applicazione di un patto di stabilità interno che ne ha reso praticamente impossibile il mantenimento di ogni funzione pubblica e sociale, il governo Renzi regala ai Sindaci il definitivo ricatto: toglie dai parametri del patto di stabilità – rendendole quindi accessibili per le spese comunali – le cifre ricavate dalla cessione di quote pubbliche delle società partecipate di servizi pubblici locali, rendendo nel contempo ancor più onerosa la scelta di una gestione pubblica degli stessi.
Si chiede ai Sindaci, dunque, di mettere in vendita i beni comuni primari delle proprie comunità di riferimento, per consentire loro di mantenere uno straccio di funzionamento ordinario dell’ente locale.
L’obiettivo delle élite politico-tecnocratiche dell’Ue è lo stesso di quando, dopo neppure un mese dalla proclamazione della vittoria referendaria, scrissero all’allora governo Berlusconi la famosa lettera di diktat, tra i quali il n. 26 diceva “cosa intende fare il suo governo per la privatizzazione dei servizi idrici nel Paese, malgrado l’esito del recente risultato referendario?”.
L’obiettivo di Renzi è quello di dimostrare di essere l’unico capace di portare a termine un compito che nessun altro governo era sinora riuscito ad adempiere.
Il compito del movimento per l’acqua e dei movimenti per i beni comuni è ancora una volta quello di dimostrare che indietro non si torna, riaprendo una forte mobilitazione territoriale e nazionale che sappia parlare a quella maggioranza di persone, intimorita dalla crisi ma non annichilita nella speranza, che votando “sì” al referendum ha suggerito la possibilità di un altro modello sociale, basato sulla riappropriazione dei beni comuni e sulla loro gestione partecipativa, democratica, territoriale.
E di far schierare i Sindaci, costretti, oggi più che mai, a scegliere se essere l’ultimo terminale delle politiche rigoriste che dall’Ue ai governi nazionali precipitano sui beni comuni delle popolazioni locali o se finalmente essere i primi rappresentanti del territorio e delle persone che lo abitano.
Renzi non che è il presente fine a sé stesso, feroce e cinico come chi non conserva memoria e non immagina futuro. Alle donne e agli uomini dell’acqua, che un futuro non solo l’hanno chiaro ma lo pretendono per tutte e tutti, l’obiettivo di fermarlo.

BERLUSCONI, ULTIMO ATTO
Enrico Deaglio

Dieci giorni fa, in una sofferta intervista ad Anais Ginori (Repubblica del 12 maggio), il disegnatore Luz — uno dei pochi sopravvissuti alla strage di Charlie Hebdo del 7 gennaio scorso — raccontava quanto gli fosse difficile ormai ridere e cercare di far ridere. Lasciava cadere anche questo piccolo esempio: «Mi è venuto in mente di fare un disegno su Berlusconi dopo che è inciampato. Ma mi sono accorto che pure lui annoia».
Ha ragione, e dire che il potente che prende una culata per terra è sempre stato un classico della risata. Berlusconi non riesce più a suscitare invidia, ammirazione, odio o disprezzo. Noia, piuttosto. La platea sta guardando l’orologio: ahò, ma quanto deve durare ancora ‘sto strazio? Il copione è terribilmente lungo, troppi tempi morti, e le ultime trouvailles — il cagnolino, la fidanzata giovane, il partito repubblicano — sono stati così così. La brutta sensazione è che lì, ormai, manchino sia il panem che i circenses. E quindi: venderà le sue aziende, venderà il Milan, pagherà le ragazze e gli avvocati e un gruppo di parlamentari che lo difendano, saluterà il partito (non mollate, eh!), ma non contate più sui miei soldi. E tutti sanno che aveva pagato tutti, lui. Il come back, il Berlusconi Quater, la Riscossa, gli è vivamente sconsigliato da tutti. Improvvisamente, si scopre che tutto costa, il calcio soprattutto. Oh, San Siro però. Quanti bei ricordi. E ora l’affronto di una curva in sciopero per il disastro della squadra, con gli irriducibili a comporre un quadro vivente di cinque lettere: «Basta». E dire che nel 1986 proprio il football lo aveva fatto diventare una star. Silvio scese dall’elicottero in mezzo all’Arena di Milano, nel vento, le pale fruscianti e la Cavalcata delle Valchirie sparata a palla, a fianco, addirittura, di Cesare Cadeo. Lì venne annunciato il nuovo ciclo vincente del Milan di Arrigo Sacchi, di Franco Baresi e delle stelle olandesi. Sarà stato il calcio a portargli sfiga?
Il calcio è indispensabile per un politico, ma può anche essere terribile. L’elettore lo puoi buggerare, il tifoso si ribella.
Chissà se qualcuno ha mai raccontato a Berlusconi la storia di Achille Lauro. Dunque, c’era una volta, nella Napoli del Dopoguerra, un personaggio molto pittoresco, proprietario della più grande flotta navale che l’Italia abbia mai avuto, una specie di Fiat del meridione. Già personaggio di spicco del fascismo, Achille Lauro — detto O’ Comandante — divenne un decisivo uomo politico italiano, simbolo del partito monarchico e poi del Msi. Sindaco di Napoli (vi avviò la spaventosa speculazione edilizia), editore di giornali, cavaliere del lavoro, senatore, doveva la sua popolarità al fatto di essere presidente della squadra di calcio e alla leggenda, da lui alimentata tra il popolino, delle «spropositate» dimensioni del pene (tene ‘na uallera tanta). Con i «colpi di mercato» che facevano impazzire i tifosi del Vomero e con il voto di scambio (regalava ai poveri una scarpa prima del voto e la seconda solo a risultati ottenuti), arrivò a prendere, nelle politiche del 1953, 680 mila preferenze alla Camera. All’apice del successo, O’ Comandante consegnò al figlio Gioacchino un posto in Parlamento e la presidenza del Napoli Calcio. Gioacchino però non era molto intelligente. Se i comizi del padre erano ricordati come opere d’arte oratoria, quelli di Gioacchino si limitavano ad annunciare alle folle: «Ha ditte papà che v’accatta a Pelè». Gioacchino, che dissipò in sei mesi 7 miliardi di lire di allora, venne fatto interdire dal padre, ma mantenne il posto di deputato. Morì nel 1970. L’impero finanziario Lauro crollò negli anni seguenti. Rispetto alla meteora Berlusconi, nella storia laurina mancano la televisione e la mafia, ma sesso, calcio e strategia politica non mancano.

DETESTO LA GUERRA
DORIANA GORACCI

A mio nonno non piaceva la guerra, caro signor Vespa
So che ha dedicato una sua puntata televisiva ai cento anni della grande guerra, caro signor Vespa, invece io le racconto che mio nonno, Natale Goracci, era un giovane contadino a mezzadria quando lo chiamarono al fronte a fare l’alpino e lasciò una quasi fidanzata in Toscana, mia nonna Carolina Fanciulli detta Pia.
Erano in quella parte di terra che stava tra Torrita e Montepulciano, quella parte di terra toscana che quando erano ragazzi facevano in bicicletta anche in due per andare a ballare, perché, se anche erano i primi del ‘900, a loro piaceva vivere e fare l’amore e nessuno gli chiedeva di nasconderlo, tantomeno il prete.
Mi raccontava nonno, che era di pochissime parole ma tanti sorrisi, che si ritrovò la guerra in montagna e lui non si scordò mai più quel freddo fuori e dentro. Mia nonna gli mandava calze e maglie fatte a mano ma chissà se arrivarono… poche lettere perché erano quasi analfabeti.
Poi nonno ce la fece, e non morì. E nei primi anni ’30 emigrò a Roma a fare il portiere per i Beni Stabili, dopo alcuni anni gli diedero una casetta all’ultimo piano di Piazza Colonna, forse 35 metri quadrati e forse 1.000 metri di terrazza. Fece dei vasconi di terra immensi (a me sembravano così), con i filari di uva, le verdure per l’inverno e l’estate, rosmarino e salvia così che nonna faceva le patate insaporite e i gnocchi con il sugo, in quella cucina piccola come neanche uno stanzino, ma dove il gatto Pimpi riusciva ad entrare e rubacchiare qualcosa.
Gli anni della mia infanzia sono fermi in quella casetta dove nonna mi faceva giocare con le sue mollette di ferro per fare l’onda ai capelli, dove mi portava per le strade intorno alla Fontana di Trevi dalle sue amiche mercantine; mi fece bere il primo caffè e fumare la prima sigaretta. E poi tornavo nella guardiola di nonno, nel suo ufficio e non vedevo l’ora che arrivasse per pranzo che non gli pareva vero di trovare il piatto di pasta, e poi si metteva il grembiule grigio e faceva i lavori di fuori, sapeva lavorare anche il legno.
Mi rimane una loro foto, nonna con un’ espressione arcigna che non è da lei e nonno dolce e sereno come l’ho sempre conosciuto con il gatto Pimpi: tutti tranne Bianchina si chiamarono così i mici. Si rabbuiava solo quando parlava di quella guerra e di tutto il freddo che prese, dei morti che erano freddi pure loro, e allora fumava una sigaretta e tirava giù a mezza voce una quasi bestemmia del tipo porcodirindina… Nonna cantava Pia dei Tolomei onesta e sgherra, ma una volta mi disse che c’era un altro che le faceva la corte mentre nonno era in guerra, ma lei scelse lui per sposo.
Lui non ci sarebbe voluto andare al fronte, a nonno non piaceva la guerra e per fortuna non fu ammazzato e neanche ammazzò nessuno. Nonno votava comunista e nonna pure, a loro piaceva Togliatti e farci una croce sopra come lui diceva alla tivù, ma negli ultimi anni, tanto lui era morto, scotevano la testa.
Mio padre era diventato socialista: la guerra non piacque per niente neanche a lui, Osvaldo Goracci, unico loro figlio. Sarebbe diventato un giovane anonimo partigiano, in quella seconda e tragica ripetizione di morte. I Goracci non hanno avuto eredi maschi ma tre femmine e detestiamo la guerra, tutte, compresi i nipoti e le nipoti che non hanno potuto conoscere. Rimanga almeno questo ricordo di pace, perché come disse Abraham Lincoln “Non c’è niente di buono nella guerra, eccetto la sua fine”.

IL CANTO LIBERO DI MUTLU KAYA

http://www.agoravox.it/Turchia-Mutlu-Kaya-il-canto-libero.html

Mutlu Kaya a soli 19 anni ha le idee ferme e chiare, consapevole di essere non solo una bella ragazza, è dotata di una voce stupenda e vuole cantare. Mutlu Kaya ha una famiglia alle spalle, non per proteggerla ma per punirla di tanta sfacciataggine che l’ha portata a concorrere al talent show turco ‘Sesi Cok Guzel’.
“Quando hanno sentito che avrei partecipato, mi hanno detto che mi avrebbero uccisa. Ho paura”, ha detto la ragazza ai responsabili del talent show, citata dai media turchi. L’ agguato che doveva farla zittire per sempre è avvenuto domenica notte mentre si trovava in casa nella provincia di Diyarbakır.
Il 30 marzo scorso Mutlu Kaya aveva ricevuto la visita della nota cantante turca Sibel Can, che le aveva chiesto di prendere parte al concorso dopo averla ascoltata nei provini.”La mia bella ragazza Mutlu, come potrebbe avervi ferito nell’orgoglio e nella dignità, partecipando ad un talk show musicale? Sono molto triste perché la sua situazione sanitaria è ormai critica, ma mi auguro una pronta guarigione”, ha scritto sul suo account di Instagram la cantante. I femminicidi sono un problema allarmante in Turchia. Secondo i dati delle ong, nel 2014 294 donne sono state uccise, mentre quest’anno sono già 91: “Forse sta accadendo qualcosa, la società turca sta perdendo il suo desiderio di scagionare uomini violenti. Peccato, però, che così tante donne abbiano dovuto soffrire perché si arrivasse a questo. Non solo alle mani dei loro violentatori, ma anche a quelle dei giudici, delle famiglie, dei mezzi d’informazione e della società che hanno preservato la cultura dell’impunità che ha fatto molte vittime.”
Canta l’amore in lingua turca Mutlu Kaya, spero lo canterà per sempre, che la sua voce possa volare libera e alta sopra a questo infame dilagare di violenza nel mondo. Mutlu in turco significa felice e lo saremo noi tutte , madri amiche sorelle.. .quando ci diranno che non è più in pericolo di vita.

COS’E’ UNA BAD BANK
Berluscameno
Esiste qualcuno in Italia che sia in grado di spiegare a Visco (Presidente della Banca d’Italia) cos’è una “BAD BANK ?
Nelle sfere della nostra politica economica Euro-vincolata, la scelta di creare una Bad Bank e definirla “sovrana” e conforme a Costituzione sarebbe francamente eccessivo e ciò, a quanto pare, non è nemmeno più chiaro alla stessa Corte Costituzionale, ma nei fatti è una banca in cui far confluire le “sofferenze” bancarie, liberando da esse i bilanci del nostro sistema creditizio.
Negli ultimi giorni, un giornale che più “embedded” o” mainstream” non si può, ci riporta in questo modo i termini della questione:
“Renzi ovviamente spera in una ripartenza forte del sistema-Paese.
E infatti non perde occasione per iniettare robuste dosi di ottimismo della volontà, come ha fatto poco tempo fa, chiudendo a Milano la kermesse sull’ Expo ed elencando tutti i fattori che nelle ultime settimane stanno creando i presupposti di una svolta: cambio euro-dollaro, costo del petrolio, maggiori opportunità nelle regole europee, jobs act, segnali nella produzione industriale. Ma Renzi stesso e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan hanno capito che quei segmenti non bastano.
Spostano solo decimali, non punti pieni di Pil. E dunque “urge” un catalizzatore-moltiplicatore di quei segnali. E lo hanno individuato in un provvedimento battezzato “Bad Bank di sistema”, in sostanza “una leggina” che consenta alle banche la radicale cancellazione dei crediti palesemente deteriorati e oramai “inesigibili”. Un fardello sul portafoglio prestiti, già oggi enorme, (181 miliardi di euro) e che continua a paralizzare la propensione ad erogare nuovi prestiti. Di fatto ingolfando le potenzialità di ripresa.
Di recente Padoan è andato a Bruxelles per verificare se una legge di quel tipo, potesse essere interpretata come un “aiuto di Stato mascherato e perciò vietato”.
Missione delicata. Il ministro ha interpellato il commissario agli Affari economici, il francese Pierre Moscovici; il vicepresidente della Commissione europea con delega all’Euro, il lettone Valdis Dombrovskis e il commissario alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager. La “notizia” è questa: i tre commissari, sia pure con alcune perplessità, non hanno opposto pregiudiziali. Ora il provvedimento sulla Bad Bank è nei “cantieri” del ministero dell’Economia, come ammette Padoan: «Ci stiamo lavorando». Ma soprattutto di recente , intervenendo al congresso della Assiom Forex, è stato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco a dare la sua autorevole e a questo punto decisiva benedizione all’ operazione “Bad Bank”. Definendola «cruciale». Auspicando un «coinvolgimento delle banche nei costi dell’operazione», ma anche la «garanzia di remunerazioni adeguate» al sostegno pubblico.
“In altre parole, lo Stato aiuta le banche a liberarsi dei propri fardelli ma chiede la restituzione di quei prestiti”. Una soluzione che eluderebbe l’accusa di «aiuto di Stato» e soprattutto – e su questo Renzi è sensibile – sgonfierebbe le contestazioni sull’ ennesimo “regalo” alle banche (parassite).
In un sistema banco -centrico come il nostro, “ripresa vera” ci sarà solo quando si potrà riaprire il rubinetto del credito. Poiché l’eccesso di sofferenze non è risolto dal pur fondamentale “Qe della Bce”, i segnali di ripresa diventeranno certezze, proprio quando il provvedimento della “Bad Bank” dispiegherà i suoi effetti».”
Come si può vedere, da parte dell’intero establishment politico-finanziario pubblico, si “propone la cosa come promozionale della crescita” e, addirittura, “fondamentale”, escludendosi in partenza che possa essere “l’ennesimo regalo” alle banche ed ai Banchieri parassiti. Una cosa però salta agli occhi, di qualunque attento e ragionevole lettore: si tratta di “una misura sul lato dell’offerta”, cioè di agevolazione della “industria bancaria”, cosa che non è affatto esclusa dall’evitare – negoziando sul filo di “impenetrabili criteri tecno-europei”, normalmente usati con larghe disparità di trattamento tra Paesi membri- che sia considerato un “aiuto di Stato”.
Dunque una misura “supply side”, la cui utilità potremmo comprendere solo se avessimo un quadro di tutte le effettive criticità dell’intero settore del credito, cioè delle difficoltà che esso oppone alla ripresa “considerando sia la domanda che l’offerta ” relative. Solo appurando che” il problema del credito privato alle imprese “sia risolvibile con un intervento “sul solo lato dell’offerta”, le enunciazioni dei Visco, Padoan e… Morando potrebbero considerarsi “attendibili” e correlabili alla finalità della “effettiva crescita” (aspetto che il sullodato giornale “mainstream “non esamina minimamente).

Lalla segnala
PERCHE’ IL NEMICO DA ABBATTERE E’ IL PD
Aldo Giannuli

Perché sostengo che il PD sia il nemico peggiore?
Per tre ragioni fondamentali: la politica economica, la politica sociale, la democrazia e la corruzione.
Politica economica: il PD, sin dal suo appoggio al governo Monti di infelice memoria, poi con il governo Letta ed ora con il governo Renzi, sta perseguendo una politica fiscale che sarebbe demenziale, se non fosse deliberatamente finalizzata alla svendita del paese. Le aziende grandi e piccole soffocano e muoiono sotto il peso del prelievo fiscale e dei tassi giugulatori delle banche, l’occupazione si assesta a livello drammatici e, pur se di poco, peggiora costantemente, incurante della cosmesi dei conti fatta dal governo.
Il PD è il partito del capitale finanziario straniero che deve liquidare il patrimonio immobiliare degli italiani, per poi fare ugualmente fallimento. E’ il partito che ha svenduto Bankitalia e si appresta a svendere i pezzi nobili di Eni e Finmeccanica. L’Italia è, per colpa del PD, terreno di caccia dei capitali francesi, americani, cinesi, quatarioti ecc. Peggio non potrebbe fare.
La politica sociale non ha bisogno di commenti: il Jobs act e la recente riforma della scuola fanno quello che la destra berlusconiana non osava neppure immaginare.
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Barbara Tampieri
Per comprendere bene con chi abbiamo a che fare, completare l’opera di autopurificazione ed avviarci ad una nuova consapevolezza, occorre mettersi in testa che – come giustamente ricorda Giannuli – quest’opera di devastazione su commissione dell’Italia, del mio e del vostro paese, non inizia con il PD ma molto prima. Precisamente ai tempi del PCI del “santo” Berlinguer, vero precursore dei propugnatori della durezza del vivere.
La chiave di volta della tragedia italiana è questo patto con il diavolo, la vendita dell’anima, il tradimento di classe e di popolo in cambio del condono tombale sul passato e dell’impunità per gli anni a venire, ovvero quel particolare trattamento di favore che ottengono coloro che accettano di fare il lavoro sporco per conto di altri.
Un patto siglato sul cadavere sacrificale di Moro e consolidatosi con il cambio di gestione della provincia imperiale a seguito della stagione di epurazione denominata Mani Pulite (antico motto, questo, della CEKA, la polizia sovietica) che ora pare giungere al suo naturale compimento della consegna ai committenti dell’ultimo brandello di sovranità nazionale.
Capire che ci stanno fottendo dai tempi del PCI. E’ un percorso duro, lo so, di una fatica che stronca le gambe e toglie il respiro. E’ il nostro personale Mortirolo ma, una volta giunti in cima e compiuto l’ultimo strappo, ve lo assicuro, tutto diventa discesa e tutto ciò che è accaduto in questi ultimi anni diventa straordinariamente chiaro e comprensibile.
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MARIAPIA CAPORUSCIO
L’onestà è per davvero un crimine per la classe politica che vive e si alimenta nella disonestà, ed è per questo che si ritiene necessario combattere questa ”novità” con ogni mezzo, proibendone l’accesso dentro le istituzioni e di sparare su chiunque manifesti rispetto verso questa che, per lor signori è una bestemmia. Dunque per questa sottospecie umana, diventa di estrema necessita disintegrare il Movimento 5 Stelle, la cui genetica onestà, diventa la peggior nemica alla malavita istituzionale. E’ urgente trovare il modo per cacciare questi alieni dalle istituzioni, ne va della sopravvivenza della quasi totalità dell’attuale classe dirigente.
Dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione ed averla poi usata come carta igienica, ora ne sbandierano l’applicazione di una norma, da utilizzare come complice per i loro crimini, tirando fuori un cavillo (fregandosene di tutti gli articoli mai rispettati) per cacciare a “norma di legge” quel Movimento che osa rivendicare il mancato rispetto delle leggi, che questa Carta Costituzionale imponeva e che i cittadini si erano dati. Calpestare le regole democratiche della Carta Costituzionale è per queste cosche, il miglior modo per sottomettere la popolazione e piegarla al ruolo di sudditi, se non incatenarli addirittura, come veri e propri schiavi. Una classe dirigente immorale, indecente, spudorata, priva di dignità al punto di mandare in rovina la propria nazione, pur di soddisfare la loro miserabile e patologica sete di potere.
Per quali ragioni il popolo italiano continua a dormire, lasciando nelle mani di questa banda di malviventi la propria vita e quella dei propri cari non si spiega. Qualsiasi popolo anche il più arretrato culturalmente, combatterebbe contro i propri nemici, mentre quel popolo di navigatori, artisti, musicisti, scrittori, partigiani, eroi e combattenti rimane in ginocchio e chiude gli occhi, piuttosto che spalancarli senza paura, nel nome e per conto della più sacrosanta ragione, per sterminarli.
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