Nuovo Masada

maggio 17, 2015

MASADA n° 1649 16-5-2015 IL VUOTO PNEUMATICO

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MASADA n° 1649 16-5-2015 IL VUOTO PNEUMATICO

Ma cos’è Renzi? – Barbara Spinelli esce dalla lista Tsipras- Cosa resta della sinistra radicale – Gaber e gli intellettuali – Renzi accorcia ancora le prescrizioni. Liberi tutti in meno tempo – Europeismo e stampa pacchiana – Ma davvero Grecia e Inghilterra usciranno dall’Europa? – Attacco alla Corte Costituzionale – Non lo sappiamo ma abbiamo dichiarato guerra alla Libia – La buona scuola

Attenzione: leggere può creare indipendenza”.
ma leggere i twitter di Renzi: no.
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In qualche modo il dispotismo esce dalle categorie politiche della democrazia e si pone come una razza a parte.
Il dispotismo è una malattia dell’anima e ha un carattere contaminante che crea succubi e cloni.
Il vuoto pneumatico può non coinvolgere i valori ma abbattersi sulle azioni e diventare una profonda offesa al mondo.
Il vuoto pneumatico riguarda la coscienza e non c’è dittatore peggiore di colui che ne è afflitto. Il male che promana da lui sgorga senza freni e copre ogni cosa che fa rendendo più aspra le vita dei popoli.
E’ incredibile come questo vuoto attragga altri vuoti coscienziali che si riempiono della sua glorificazione come fosse un buco nero. Il nulla che alimenta il nulla.

Eduardo d’errico
Avete presente la barzelletta del novantenne che si vanta con un amico : “Pensa che alla mia età corro ancora dietro alle donne ! Solo, non mi ricordo più perché”. Ecco, io credo che vi siano molti, da sempre elettori del PDS, DS,PD, che superati abbondantemente i quaranta, hanno semplicemente dimenticato tutte le belle idee progressiste che li avevano motivati in gioventù. Non sono masochisti, perché da tempo non soffrono più per la mancata realizzazione di quelle idee (che non riguardavano la loro vita personale ).. Gli è invece rimasto il bisogno, sempre più forte perché mai davvero soddisfatto, di VINCERE. E sono contenti così. Insieme a tanti altri cui sono sempre stati a cuore solo i fatti propri.
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RENZI NON E’ DC E NON E’ CENTRO. E’ UN NEOCON
Viviana Vivarelli

Credo che per Renzi le vecchie etichette che vengono usate siano asfittiche
Parlare di Dc e a che scopo?
Renzi è un neoliberista estremo, tende alla nullificazione dello stato sociale, alla privatizzazione massima dei servizi pubblici, alla distruzione di ogni tutela sociale e di ogni contrappeso parlamentare e sindacale, mentre focalizza ogni potere sulla propria persona nel modo più autoritario e antidemocratico, la DC almeno lo stato sociale lo aveva costruito e aveva creato le pensioni sociali. e la divisione dei poteri la rispettava come rispettava il voto popolare e non faceva a pezzi la Costituzione democratica, magari non la realizzava interamente ma non la metteva al cesso.
Renzi è quello che ho sentito in televisione annunciare che avrebbe tolto le pensioni alle vedove e nella sua autoritaria ‘buona scuola’ non ci sarà posto per i deboli. Non riesco nemmeno ad immaginare dove arriverà a sua furia distruttiva.
Renzi è succube delle banche di affari americane e delle guerre di conquista americane, mentre Andreotti almeno qualche scatto d’orgoglio a Sigonella l’ha avuto.
Renzi esegue quello che ordinano la Bce e il Fm mentre la Dc questi problemi non li aveva.
Renzi arricchisce le banche, protegge gli evasori, depenalizza i delinquenti e ne permette le candidature, annienta il confronto e neutralizza l’opposizione, la Dc aveva uno stile migliore e almeno non esibiva certe pacchianate.
Renzi disprezza palesemente la democrazia e la sovranità popolare, la DC certi stupri alla Costituzione e una tale indifferenza verso i propri elettori non l’ha mai dimostrata.
Non ho mai amato la Dc e ho sempre votato a sinistra ma direi che Renzi è ferocemente peggiore della DC e chiamarlo di centro mi sembra una burletta.
Siamo oltre i neocon statunitensi, in un liberismo spietato e feroce quanto grezzo e sporco, in una destra pidduista e massonica che poi è il pensiero dominante del capitalismo occidentale e che spopola negli organi direttivi e bancari europei e nei cosiddetti organi regolatori del mercato mondiale come la Bm o il Fm.
Mettere la parola ‘sinistra’ in collegamento con Renzi significa calpestare tutti coloro che per la sinistra hanno dato la vita o hanno lottato con onore. E’ semplicemente una bestemmia.
Ma se tutto era perfettamente chiaro fin dal primo programma della Leopolda!!??? Ma non li avete letti i cento punti??? Ma di cosa stiamo blaterando?
Era il 2011
e io scrivevo: “Insomma un gran ammasso di parole in cui le parole d’ordine sono 2: ossequiare la Chiesa -salvo che per le unioni di fatto-e privatizzare, privatizzare, privatizzare.. Ammazzate’ quanto privatizza questo!
Il programma di sx si è trasformato nella più grande cessione dello Stato ai privati, esattamente il contrario di quanto Marx e Lenin avevano auspicato.”
https://masadaweb.org/2011/11/02/masada-n%C2%B01334-30112010-la-tempesta-finanziaria/
Con Renzi tutto è peggiorato e della sinistra di Berlinguer non si vede la minima traccia.
Con questo barbaro improvvisatore del peggio un oscuro futuro si profila e l’unica speranza è nella rinascita di una coscienza civile che spedisca questo fellone nel buio della storia con la massima ignominia.

BARBARA SPINELLI ESCE DA L’ALTRA EUROPA DI TSIPRAS

Ha detto che ’Altra Europa era nata come progetto di superamento dei piccoli partiti di sx; come conquista di un elettorato deluso sia dal Pd e dal M5S sia dal voto stesso (astensionisti) – dunque un elettorato non esclusivamente «di sx» – e come elaborazione di nuove idee su un’Unione ecologicamente vigile, solidale, capace di metter fine alle politiche di austerità e ai nazionalismi xenofobi che esse hanno scatenato» (davvero è tutto da ridere se si conserva la linea radicalmente neoliberista della Bce e del Fm e la sudditanza alla Merkel e si crede di cambiare qualcosa facendo i tappetini al neoliberismo). Ora purtroppo risulta che “l’Altra Europa non è stata all’altezza di quel progetto”. E lo scopre adesso? Ma è ovvio che se non si fa il muso duro all’Europa delle banche e del grande capitale e non si minaccia l’uscita dall’euro (come fa Grillo e in maniera diversa Farage) l’Europa dei grandi capitalisti se ne sbatterà proprio dei vari Tsipras. In ogni sx che vedo è mancato un attacco diretto all’euro e alle perverse manipolazioni dei trattati europei che hanno permesso quella crisi che ha distrutto le democrazie, e anzi si sono attaccati violente i 5stelle che quelle denunce le facevano. E ora questo stare a mezzo servizio mostra i suoi frutti.
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le colporteur
Che dire? La Spinelli si propone come bandiera e dichiara che in caso di elezioni si dimetterà ed al contrario eletta non ci pensa minimamente di lasciare uno scranno peraltro già avuto da suo padre buonanima. Ha chiesto consenso per una nuova sx diversa e dopo circa un anno dichiara fallito il proposito ma ovviamente si tiene il seggio. Che altro dire? La dx, che in Italia vuol dire BERLUSCONI, non si può votare ma se questa è la sx o voto M5S o vado al mare.
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I tradimenti dell’illusione e le stupidità dell’abitudine colpiscono al cuore la constatazione razionale dei fatti e negano l’evoluzione della storia.” (Viviana)

A gennaio Diego Fusaro scriveva:

Tsipras: la sx che sta con l’euro; la sx che sta col capitale e con i padroni; la sx che ha tradito Marx e i lavoratori. Con una sx così, non vi è più bisogno della dx. È la sx che vuole abbattere l’austerità mantenendo l’euro: cioè abbattere l’effetto lasciando la causa, ciò che è impossibile “per la contradizion che nol consente”.
La domanda da porsi, allora, è una sola: stupidità o tradimento? Tradimento. Tradimento di una sx passata armi e bagagli dalla lotta contro il capitale alla lotta per il capitale, dal monoclassismo universalista proletario al bombardamento universalista imperialistico in nome dei diritti umani, dalla lotta per i diritti sociali alla lotta per il matrimonio gay come non plus ultra dell’emancipazione possibile. È una tragedia storica di portata epocale. Non siamo più al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, ma alL’urlo di Munch: dove a urlare è Gramsci, ucciso una seconda volta, dopo il carcere fascista, dalle stesse forze politiche che hanno tradito il suo messaggio e disonorato la sua memoria.
Il paradosso sta nel fatto che la sx di Tsipras oggi, per un verso, ha ereditato il giacimento di consensi inerziali di legittimazione proprio del defunto PC, per un altro verso li impiega traghettandoli verso una graduale “acculturazione” (laicista, relativista, individualista e sempre pronta a difendere la teologia interventistica dei diritti umani) funzionale alla dittatura finanziaria. La sx di Tsipras è il fronte avanzato dell’opposizione ideale al capitale. Una critica ormai metabolizzata dal cosmo mercatistico che ne fa l’apologia in modo indiretto.
Tsipras e la “sx Bilderberg” neutralizzano la possibilità di reali critiche antisistema. Tant’è che oggi le vere critiche al neoliberismo coincidono con il recupero integrale della sovranità nazionale (economica, politica, culturale, militare) che primo passo nella lotta contro la globalizzazione del grande capitale.
Che lo sappiano o no, Tsipras e compagni sono pedine del capitale.
Il progetto eurocratico è organico alla destrutturazione degli Stati nazionali come centri politici autonomi e alla “spoliticizzazione” (Carl Schmitt) integrale dell’economia, trasfigurata in nuovo Assoluto. Dal Trattato di Maastricht (1993) a quello di Lisbona (2007), la creazione del regime eurocratico ha provveduto a esautorare l’egemonia del politico, aprendo la strada all’irresistibile ciclo delle privatizzazioni e dei tagli alla spesa pubblica, della precarizzazione forzata del lavoro e della riduzione sempre più netta dei diritti sociali. Spinelli e Tsipras vorrebbero rimuovere gli effetti lasciando però le cause. Il che, evidentemente, non è possibile. Sicché essi, con la loro falsa opposizione, sono parte integrante della grande recita del capitale, svolgendo la funzione dei finti oppositori, ingannando popoli lavoratori e gonzi di ogni estrazione.
Che ha mai a che fare il signor Tsipras con Marx e Gramsci? Nulla, ovviamente. Tsipras ha assistito al genocidio finanziario del suo popolo causato dall’euro e nondimeno vuole mantenere l’euro: non passa giorno senza che egli rassicuri le élite finanziarie circa la propria volontà di non toccare l’euro, fulgida testimonianza che Marx e Gramsci stanno all’odierna “sx Tsipras” venduta al capitale come Cristo e il discorso della montagna stanno al banchiere Marcinkus.

Alessandro Gilioli
Un anno fa un milione di persone aveva creduto che votare la lista Tsipras fosse semplicemente scegliere il suo programma, il suo europeismo anti Troika, le sue proposte alternative all’austerity, le sue idee sui diritti sociali e civili o magari sull’immigrazione. A questo pensava, quel milione, quando spediva tre eletti a Bruxelles, fottendosene allegramente della tessera di partito che avevano o non avevano in tasca, delle antichissime geografie di gruppi o dirigenze.
Adesso invece quegli ex elettori sono qui a decriptare comunicati contrapposti e correntine litigiose, Viale contro Revelli, Prc contro Sel, Spinelli contro tutti, senza capirci un cacchio ma soprattutto senza volerci capire più un cacchio, perché tutte queste ridicole faide personali e microideologiche sono ormai meno comprensibili (e soprattutto meno attuali, meno vere) di una disputa teologica del XII secolo.
La cosa più paradossale, in tutto questo, è che la lista Tsipras era nata proprio per superare tutti i gruppi, i partiti, gli steccati e le divisioni che stavano a sinistra del Pd. Invece di abbatterli, quei recinti, ne hanno costruiti di nuovi, e ciascuno intorno a sé, ogni persona un partito, e tutti gli altri fanno schifo.
Ecco: adesso che, con encomiabile e coraggiosa sfida al destino, altri stanno tentando di costruire altro più o meno da quelle parti, provino magari a fare tutto il contrario di quello che è stato fatto finora. Non solo in termini di pratiche, egoismi, individualismi e divisioni, ma anche (soprattutto) nel rapporto con la realtà, con le persone fuori, con le cose vere.
Non è poi così difficile trovare la direzione giusta: basta prendere quella opposta rispetto agli scazzi lunari di cui sopra.
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Dunque la Spinelli esce dall’Unione con Tsipras, perché dice: “Quel progetto è fallito”. Parlando di fallimento si riferiva esattamente alla lista Tsipras, cioè al tentativo di riformare l’eurocrazia in modo soft, ubbidendo alla Merkel e senza contestare la Bce e la sua perenne linea di depauperazione dei popoli europei per arricchire le banche private e annullare tutti i valori della democrazia, cioè la vittima dell’usura pensa di convincere con gentilezza l’usurario ad allentare il nodo che lo strangola…
E ora che farà la cara Barbara? Si unirà ai Grillo e ai Farage che, almeno, la lotta all’eurocentrismo in maniera diversa ma egualmente finalizzata continuano a farla? o fonderà una ‘Nuova Europa’ più inconsistente della prima?
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the_joker_IT
Prima non voleva il seggio ma credeva nel progetto, ora si tiene il seggio e
abbandona il progetto… la coerenza sinistra fatta persona. SCHIFO!

SINISTRA RADICALE
Viviana Vivarelli

Sono molti anni ormai che i rigurgiti altezzosi di certuni che si presentano spocchiosamente come vera sinistra non mi riguardano più, piccole torri d’avorio prive di un progetto comune e buone solo ad insultare chiunque attenti alla loro inconcepibile superiorità.
Mi meraviglio persino che esista un blog che ancora raccolga i loro gemiti, come non mi meraviglia che quel blog promani proprio dal quel partito dem che ha totalmente calpestato la propria base popolare e tenta costantemente di fare a pezzi la Costituzione.
Il fatto che sia proprio l’Espresso di De Benedetti a nutrire costoro e a dar loro falsa rappresentanza mi sembra un vezzo come quello di certi Signori che fanno l’elemosina a un loro sottoposto che si ritiene lusingato e servizievole e viene nutrito perché rivolga la sua condanna a chi quella elemosina non ce l’ha.
Il fatto è che questi rimasugli archeologici abbiano così pochi votanti da non arrivare al potere o si fingano modesta opposizione pur di partecipare a certo potere mi dà ormai il disgusto come una finzione insopportabile.
Intanto che questa gente insiste sulla propria falsa nobiltà che altro non è che prosopopea e narcisismo, il popolo vero muore dimenticato in un angolo, il capitalismo avanza le sue pretese più sfrenate, la gente vera accresce le sue sofferenza ignorata da tutti, valori e diritti sono fatti a pezzi e tutto va in rovina, ma i polli sono addestrati per beccare altri polli e tutti stanno orgogliosamente nel mazzo che l’Azzeccagarbugli porterà in dono a un Signore più alto, così che dal reciproco becchettamento il Potere peggiore ancor più si rafforzi.
Il Male non è che vi sia chi approfitta spietatamente della stupidità e dell’ignoranza della gente, ma di chi ha la sua piccola posizione di potere, e dalla sua nicchia di falsa opposizione sa nutrire solo odio e discredito tra coloro che potere non ne hanno e in queste beghe da donnicciole perdono il ranno e il sapone.

GLI INTELLETTUALI
Giorgio Gaber
(Parlato) No. Io sono un uomo di cultura. Io con quelli lì non ci vado, sono testacchioni. Sì, forse l’impostazione è anche giusta, ma ci sono troppe cose… Certo che il mondo va male, vuoi che non lo veda? Sono più a sinistra di loro, io. È che loro sono ingenui, ignoranti, non hanno dubbi. Mentre io, io sono un problematico e prima di prendere una decisione…

Gli intellettuali sono razionali
lucidi, imparziali, sempre concettuali
sono esistenziali, molto sostanziali
sovrastrutturali e decisionali.

(Parlato) Poi dicono, gli intellettuali. È chiaro, siamo su un altro livello. Loro vanno lì, si picchiano coi fascisti, con la polizia. Cosa risolvono? Non scavano, sono grossolani. Io sono anche magro. Diffido della gente robusta. Gli operai. No, intendiamoci, io sono più a sinistra di loro. È che tanto non si può far niente. Toh! Un po’ di vento. E questa foglia che mi batte su un occhio… Agire, dicono, bisogna agire. Che fastidio, questa foglia… Bisogna vedere come si agisce e se si può agire. Intanto batte, eh… Cosa posso fare? Niente, non c’è niente da fare.

Gli intellettuali fanno riflessioni
considerazioni piene di allusioni
allitterazioni, psicoconnessioni
elucubrazioni, autodecisioni.

(Parlato) Che fastidio, questa foglia. Batte sempre più forte. Cosa posso fare?… Niente, non c’è niente da fare.
Va a finire che perdo l’occhio.

Viviana
La sinistra.. quale sinistra? Dicesi di persona malevole che è sinistra
Dicesi di chi perde la mandritta che va a sinistra
Dicesi di chi provoca la rovina di sé e di altri che è sinistrato
Altri significati avea questa parola un tempo e ora non ha più
Peccato! Era (si dice) una gran bella cosa. Ma è stata rovinata dalle persone di sinistra

DOPO AVER OTTENUTO LA SOSPENSIONE DEI REATI FINO A 5 ANNI TIPO CORRUZIONE E TRUFFA CONTRO LO STATO RENZI RIDUCE I TERMINI DI PRESCRIZIONE DEI REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
(Sole24ore)

Giustizia: sì al ddl anticorruzione, ma prescrizione ridotta per i reati contro la PA
Donatella Stasio
Governo e maggioranza blindano il ddl anticorruzione, che diventerà legge senza modifiche venerdì prossimo. Ma decidono anche di modificare il ddl sulla prescrizione riducendo i termini proprio per i reati più gravi contro la pubblica amministrazione. Il “quantum” della riduzione è ancora da definire ma il risultato finale non sarà quel (quasi) “raddoppio” promesso pubblicamente dal premier Matteo Renzi e approvato dalla Camera (nel testo ora all’esame del Senato) per i reati di “corruzione propria”, “impropria” e “in atti giudiziari”.
Salvo ripensamenti, infatti, nel vertice di maggioranza di ieri al ministero della Giustizia(presenti solo i capigruppo del Senato), Area popolare ha ottenuto un “tavolo tecnico” per mettere a punto la rimodulazione dei termini allungati a Montecitorio vista la “specificità” dei reati contro la Pa (che, come ricordato in questi giorni anche dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, spesso si scoprono anni dopo essere stati commessi, con conseguente erosione della prescrizione).
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La legge anticorruzione di Renzi è debolissima. Sono state aumentare alcune pene ma subito dopo sono stati diminuiti i tempi per mandare in prescrizione un reato. Invece per certi reati ci sarebbe voluta l’interdizione perpetua da pubblici incarichi.
Con le prescrizioni attuali, il 30% dei processi viene stoppato e troppi delinquenti restano a piede libero. Il tempo della prescrizione dovrebbe essere interrotto appena viene formulato il rinvio a giudizio o al massimo dopo la sentenza di primo grado. La prescrizione esiste perché dopo un certo tempo lo Stato non ha più interesse a portare avanti un processo, ma se c’è stata una sentenza, ecco che lo Stato quell’interesse lo ha manifestato. Possiamo ricordare che negli altri Paesi europei questa liberatoria dopo la prima condanna non esiste? Possiamo ricordare che sono stati proprio i nostri delinquenti politici ad aver inventata per scansare ogni pena?
Peter Gomez scrive che a vedere le idee cervellotiche che sono passate nel decreto anticorruzione, ad essere ottimisti li prenderemmo per dei cretini, ad essere seri per dei delinquenti che difendono a spada tratta se stessi. “Gente che, come dimostrano le candidature di tanti impresentabili alle prossime Regionali, non può sopportare l’idea di veder funzionare la giustizia penale, perché in caso di processi e inchieste celeri correrebbe il rischio di venir individuata e condannata…Chi aveva scritto il nuovo codice sapeva bene di andare incontro a questo rischio. E infatti aveva previsto che di processi se ne celebrassero pochissimi: come accade negli Usa dove l’85 % degli imputati, quando le prove sono forti, si dichiarano colpevoli e patteggiano la condanna ottenendo così degli sconti di pena. O in Inghilterra, dove addirittura solo il 10 % delle persone sotto inchiesta arriva al processo. Negli Usa, però, la prescrizione smette di decorrere dal momento del rinvio a giudizio (in Inghilterra addirittura non esiste) e la pena è effettiva. Se ti condannano a 4 anni vai in prigione, punto e basta. In Italia accade l’esatto contrario. Da una parte, se l’imputato è incensurato ha probabilità quasi nulle di scontare in carcere una condanna sotto i 4 anni (grazie all’affidamento in prova ai servizi sociali e la liberazione anticipata per buona condotta). Dall’altra, la prescrizione continua a correre in primo, secondo e terzo grado. Risultato: a quasi tutti conviene andare in aula e tirarla il più possibile per le lunghe. Se va bene, tutto viene cancellato dal colpo di spugna del tempo. Se va male si arriverà a un verdetto in gran parte virtuale che pure nei casi più gravi finisce per far scontare dietro le sbarre metà della pena alla quale si è stati apparentemente condannati. Il patteggiamento e il rito abbreviato, insomma, in Italia convengono poco e i processi si paralizzano. Se fossimo di fronte a un Parlamento normale, la soluzione più logica per reagire alla corruzione dilagante e far fronte all’aumento dei reati che si è registrato dopo gli ultimi svuota-carceri (borseggi più 12%, furti più 6%, truffe più 20%) sarebbe quella di copiare in materia di prescrizione ciò che accade all’estero e costruire qualche casa circondariale finalmente dignitosa. Ma visto che siamo in Italia, ci muoviamo a modo nostro. Il Parlamento, su pressione dell’opinione pubblica, aumenta le pene per la corruzione, ma quando si accorge che così aumentano pure i termini di prescrizione subito interviene un accordo di maggioranza per stabilire il modo di ridurla. E intanto si modifica pure il sistema con cui viene calcolata: smetterà di decorrere per due anni dopo la condanna di primo grado e per un anno dopo quella in secondo. Ma se in appello l’imputato è assolto, il bonus iniziale di due anni viene a cadere. Roba da Ufficio complicazione affari semplici o, se preferite, da amici degli amici. “

beppecicala
Sino al 2012 sono sempre andato a votare per
le nazionali,le regionali le provinciali, le comunali
le condominiali,compresi la miriade di referendum
che negli anni si sono presentati.
Era un mio diritto,ed un atto di rispetto verso chi,per farci
ottenere questo diritto ci ha perso la vita.
Oggi,davanti a questo putridume mi arrendo e dico basta.
Votateveli tutti.
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Elezioni locali
Vince chi ha più clientele, dunque il più disonesto.
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salvatorico
Dopo il grande travaso di Forza Italia al partito democratico, vedo che la strategia è quella di andare a colpire l’idea stessa di sindacato, con la medesima arroganza e dalle stesse classi e ceti sociali che quarant’anni fa venivano definiti ricchi e padroni. Il partito di Renzi è la proiezione di banche, confindustria, massoni, popolo influenzabile da piatti di lenticchie di 80 euro e potere che condiziona sempre di più la stampa la televisione e il sempre meno libero pensiero. La signora Boschi è una pedina di questo sistema.

Berluscameno
Quando “le parole fanno la realtà”.
LA SUPREMA MALIZIA DEI MEDIA “MAINSTREAM”.

L’Europa sta vivendo una crisi senza precedenti, umiliata e vilipesa da “masnadieri ipocriti ed infingardi “del calibro di Mario Draghi e Wolfang Schaeuble, pericolosi nemici della democrazia oramai da tempo smascheratisi.
RicordIamo Orwell? “La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza”. Aggiungiamo ora un nuovo slogan: “L’Antieuropeismo è europeismo”.
Quale messaggio veicolano di continuo i “media mainstream“ (cioè di grande pubblico) controllati dalla massoneria reazionaria? “C’è la crisi e perciò bisogna tirare la cinghia”. Giusto? Bene. Cosa aggiungono poi i Banchieri padroni ?
“La crisi mette a repentaglio la moneta unica e perciò bisogna fare i sacrifici”.
Siamo d’accordo? Ottimo. Quale favola di comodo offrono poi i governanti del nord Europa ai rispettivi elettorati per spiegare il prolungarsi di una “crisi economica infinita”. La seguente: “Siamo dissanguati dalle cicale mediterranee. No a nuovi piani di salvataggio”. E quelli del sud? Questa: “I Paesi del nord ci strozzano obbligandoci a praticare politiche di austerità dannose e recessive”. Il teatrino appena tratteggiato che risultato oggettivo produce? Quello di alimentare dappertutto “un nazionalismo becero, astioso e rivendicativo”, indispensabile per inoculare di nuovo il “virus nazifascista” sulle macerie di una Europa volutamente e scientificamente disintegrata da due perversi massoni reazionari del calibro di Mario Draghi e Wolfang Schaeuble.
Da anni la stampa “mainstream” separa i Paesi virtuosi, in primis Germania , Finlandia e Olanda , da quelli presuntivamente spreconi e corrotti come i famigerati Piigs. L’obiettivo di una simile subdola manovra è quello di sterilizzare le pubbliche opinioni dei Paesi più colpiti dalla crisi attraverso l’innesto manipolatorio di un diffuso quanto ingiustificato senso di colpa. Cari greci, portoghesi, italiani e spagnoli, state male? Siete più poveri? La vostra vita è diventata un inferno? Prendetevela con voi stessi! Non è stata la “Merkel” a far esplodere il vostro debito pubblico!“
Simili pacchiane menzogne, accreditate per cinismo e interesse dai vari Renzi, Rajoy e Passos Coelho, fanno presa sul popolo, spesso sprovvisto di strumenti culturali utili per demistificare il racconto prevalente.
Eppure, per quanto nascosta sotto un mare di bugie, la verità si erge comunque al centro della scena, visibile e manifesta per chi ha “occhi per vedere” e “orecchie per sentire”.
Il “19 di Aprile si è votato in Finlandia”, Paese che ha dato i natali ai vari Olli Rehn e Jiky Katainen, miserabili politicanti che da anni “insolentiscono e ingiuriano “i popoli mediterranei in nome e per conto dell’Unione Europea. Ebbene, cosa ha dimostrato il voto finnico? Che il mito dei Paesi virtuosi, sempre pronti a fare la morale agli altri, è falso come Giuda. La Finlandia, al pari di tutte le altre nazioni “torturate dal giogo dell’austerity”, è in preda ad una crisi sociale ed economica senza precedenti .
Il premier uscente Alexander Stubb, una specie di “chierichetto “al servizio di Angela Merkel, ha perso le elezioni, spianando la strada alla “probabile formazione” di un nuovo governo di coalizione guidato dal milionario demagogo Juha Sipila in compagnia di Timo Soini, capo del partito di estrema destra “I Finlandesi”.
Dubbi circa le” finalità dissimulate “perseguite da Draghi e Schaeuble? Le “politiche di austerità, somministrate senza pudore con la scusa di salvare l’Europa”, servono in realtà a favorire dappertutto l’ascesa di partiti xenofobi, autoritari e violenti, pronti all’ occorrenza a reprimere con la forza dell’intimidazione e della violenza le” legittime rivendicazioni di benessere e democrazia” che salgono dal basso.
L’Europa è di fronte ad un bivio storico: “o ripensa se stessa e procede verso l’unificazione politica e democratica(ossia vengono creati gli Stati Uniti d’Europa , federali e solidali) o implode in preda ad isterismi violenti e irrefrenabili”.
I Venerabili Maestri massonici reazionari Wolfang Schaeuble e Mario Draghi sembrano aver puntato sulla seconda ipotesi, vittime di” un delirio di onnipotenza “che acceca, oggi come ieri, anche le menti più sottili e luciferine.

Berluscameno
Libertà va cercando, ch’è si cara come sa chi per Lei vita rifiuta “(Dante Purgatorio-Canto I).
Perché Atene e Londra non usciranno dall’euro e dall’Unione

Alla fine non avremo una” Grexit” né tanto meno una “Brexit”, con buona pace di chi auspica per i mercati qualche “evento traumatico” per speculare a dovere coi saliscendi delle borse e dello spread. E questo perché, in fondo, l’Unione europea, con tutte le sue imperfezioni, resta comunque il miglior mondo possibile nell’”oceano della globalizzazione”. Da soli si può solo stare peggio a vedersela con Usa, Cina, India, le tigri asiatiche e i BRICS. Bisogna vedere le cose con “una sana dose di realismo e in economia” questo barometro funziona sempre abbastanza bene, a sognare ormai è la politica.
La Grecia, pur con tutte le difficoltà che il governo Tsipras continua ad affrontare per l’incapacità di mettere insieme il pranzo con l’Ue e la cena con i suoi elettori, riuscirà ad estorcere ai diffidenti tedeschi e alla Bce (che di fatto la tiene in vita finanziando le sue banche) un allungamento del suo debito da 240 miliardi di euro. E il motivo è semplice: nessuno oggi, mentre sembra che si registrano segnali di ripresa, vuole che vada tutto all’aria per non aver concesso alla repubblica ellenica un po’ più di tempo per rimettere a posto le disastrate finanze pubbliche. Si andrà avanti così, di ultimatum in ultimatum, da un Eurogruppo al Consiglio e poi di nuovo all’Eurotower, senza aver la minima voglia di far affondare la barca greca. Passeranno magari settimane, ma alla fine i 7 miliardi di euro di nuovi prestiti Atene li otterrà col beneplacito della stessa Angela Merkel (e Schaeuble ?). E sarà un bene, comunque uno la pensi.
Più dell’uscita della Grecia, a far paura potrebbe invece essere il “ referendum inglese”, che con un facile neologismo accompagnerà come un fantasma tutte le vicende dell’Unione da qui al 2017. David Cameron, il trionfatore delle elezioni, ha promesso di far esprimere i suoi concittadini sulla partecipazione o meno alla moneta unica entro i prossimi due anni. Francamente la cosa non deve però spaventare perché in fondo la Gran Bretagna da sempre tiene un piede nell’Ue e l’altro ben saldo sulle scogliere di Dover e si è sempre mostrata molto affezionata alla sua sterlina (che ha ripreso vigore dopo la chiusura delle urne) come al tè e alla guida a destra. Su politiche finanziarie, difesa comune e strategie per contenere i flussi drammatici dei migranti, l’Inghilterra, che fosse laburista o conservatrice – come in questi ultimi anni – ha infatti sempre dato l’idea di far parte della comunità europea “solo per i propri interessi più che per uno spirito solidale”, agitando bene e nel momento giusto, il potere di veto. Così, se davvero ci sarà la consultazione, gli altri europei non devono temere una “Brexit”: qualora ci fosse, per paradosso sarà un bene, perché almeno sarà stata fatta un po’ di chiarezza. Cosa che non c’è stata in queste consultazioni appena chiuse in cui il tema Europa” è stato solo svogliatamente toccato dal premier in carica come dal suo sfidante”, Ed Miliband.
La posta più importante delle elezioni britanniche per gli addetti ai lavori doveva essere senza dubbio la possibilità o meno che venisse indetto un referendum per sancire l’uscita di Londra dall’Unione europea, ma di questo poi, in campagna elettorale, si è parlato pochissimo. Il manifesto laburista, ad esempio, dedicava all’Europa una pagina su oltre 80, forse proprio per la paura di non scivolare su una buccia di banana. E un po’ tutti i partiti non si sono impegnati convintamente su un tema così controverso. Cameron ha promesso appunto il sondaggio sul tasso di europeismo degli inglesi, a nome dei Tories, ma sapeva bene che una parte importante del suo elettorato “in primis gli interessi dell’industria e della finanza”, da sempre vicini ai conservatori, vanno in senso opposto. Che senso avrebbe la City, la piazza più importante del mondo, senza l’Unione? Quali regole su contrattazioni, agenzie di rating, derivati e quant’altro, Londra potrebbe ancora influenzare uscendo dal consesso comunitario senza uno straccio di commissario europeo? E quali banche l’Inghilterra avrebbe potuto salvare senza le garanzie comunitarie sugli aiuti di Stato? Miliband dal canto suo,” ha difeso l’Europa senza costituzione federale e solidale , ma era consapevole anch’egli che, per sfondare al centro e vincere le elezioni, avrebbe dovuto conquistare il voto anche dei tanti euroscettici che non per forza si schierano con lo Ukip di Nigel Farage, ma si trovano anche tra le fila dei Labor. Le relazioni future della Gran Bretagna con l’Europa saranno guidate quindi dal barometro post elettorale che indicherà che tempo farà per gli “eurocontrari oltranzisti”, i conservatori euroscettici,” i laburisti euro freddi (a ragione ), i liberaldemocratici eurofedeli e gli scozzesi dell’Snp, quelli sì veramente “euro entusiasti” e non solo per aver conquistato moltissimi seggi. Le molte definizioni vanno però di pari passo con le scarse convinzioni, che alla fine faranno prevalere uno status quo anche tra due anni: tanto rumore per nulla, direbbe qualcuno che gli inglesi li conosceva molto bene.

In passato ci sono stati casi di “debiti pubblici ancora più importanti di quelli che osserviamo ora”, e si è sempre riusciti a trovare una soluzione, facendo ricorso a una grande varietà di metodi, che possiamo suddividere così: da una parte il “metodo lento”, che punta ad accumulare pazientemente “surplus di bilancio pubblico ” per rimborsare poco a poco prima gli interessi e poi il capitale del debito in questione; dall’ altra parte una serie di metodi che puntano ad accelerare il processo: inflazione, imposte eccezionali, puri e semplici annullamenti del debito.
Un caso particolarmente interessante è quello della Germania e della Francia, che nel 1945 si ritrovavano con un debito pubblico di dimensioni pari a due anni di prodotto interno lordo (il 200 per cento del Pil), un livello ancora più elevato del debito pubblico che affligge oggi la Grecia o l’Italia. All’ inizio degli anni ‘50, questo debito era ridisceso a meno del 30 per cento del Pil. È evidente che una riduzione così rapida non sarebbe mai stata possibile solo attraverso un lento accumulo di surplus di bilancio. Al contrario: i due Paesi utilizzarono tutta la vasta casistica dei metodi rapidi. L’inflazione, molto alta su entrambe le sponde del Reno fra il 1945 e il 1950, fu l’elemento centrale. Alla Liberazione, la Francia introdusse anche un’imposta eccezionale sui capitali privati, che arrivava al 25 per cento sui patrimoni più alti e addirittura al 90 per cento per gli arricchimenti più significativi avvenuti tra il 1940 e il 1945. I due Paesi ricorsero anche a forme diverse di “ristrutturazioni del debito”: definizione tecnica utilizzata dagli esperti di finanza per indicare l’annullamento puro e semplice, totale o parziale, del debito (si parla anche, più prosaicamente, di “haircut”, sforbiciata): per esempio in occasione dei famosi accordi di Londra del 1953, dove fu annullato il grosso del debito estero tedesco.
Furono questi “metodi rapidi di riduzione del debito” — e in particolare l’inflazione — che permisero alla Francia e alla Germania di lanciarsi nella ricostruzione e nella crescita del dopoguerra senza questo fardello. È grazie a ciò se i due Paesi negli anni ‘50 e ‘60 furono in grado di investire nelle infrastrutture, nell’istruzione e nello sviluppo economico. E sono proprio questi due Paesi che adesso spiegano al Sud dell’Europa che il debito pubblico va rimborsato fino all’ultimo euro,” senza inflazione e senza misure eccezionali”.
Attualmente la Grecia avrebbe un lieve avanzo primario: in altre parole, i greci pagano di tasse leggermente più di quello che ricevono sotto forma di spesa pubblica. Secondo gli accordi europei del 2012, la Grecia dovrebbe mantenere per decenni un avanzo colossale del 4 per cento del Pil per rimborsare i suoi debiti.
Si tratta di una strategia assurda, che la Francia e la Germania, per nostra grande fortuna, non hanno mai applicato a loro stesse. In questa incredibile “amnesia storica”, la Germania porta chiaramente una pesante responsabilità. Ma simili decisioni non avrebbero mai potuto essere adottate se la Francia si fosse opposta.
I governi francesi che si sono succeduti, di destra e poi di sinistra, si sono dimostrati incapaci di valutare adeguatamente la situazione e proporre” un’autentica rifondazione democratica dell’Europa”. Con il loro miope egoismo, la Germania e la Francia maltrattano il Sud dell’Europa, e al tempo stesso si maltrattano da sole.
Con un debito pubblico che si avvicina al 100 per cento del Pil, un’inflazione nulla e una crescita fiacca, questi due Paesi impiegheranno anch’essi decenni prima di ritrovare la capacità di agire e investire nel futuro. La cosa più assurda è che i debiti europei del 2015 sono essenzialmente debiti interni, come peraltro quelli del 1945.
Certo, la quota di titoli di Stato detenuta da altri Paesi dell’Eurozona ha raggiunto proporzioni senza precedenti: i risparmiatori delle banche francesi detengono una parte del debito tedesco e italiano; le istituzioni finanziarie tedesche e italiane possiedono una bella fetta del debito francese; e via discorrendo.
Ma se si guarda alla zona euro in generale, allora possiamo dire che il debito è tutto nelle nostre mani. Non solo: deteniamo più attività finanziarie noi fuori dalla zona euro che il resto del mondo nella zona euro. Invece di impiegare decenni per rimborsare il nostro debito a noi stessi, spetta a noi europei , e a noi soltanto, organizzarci in un altro modo”.

Berluscameno
Un esempio di “masochismo”?

La Corte Costituzionale nel mirino dei nazisti tecnocratici.
Tempo fa “un report” della banca d’affari Jp Morgan ( dominata da uomini organici ai peggiori circuiti massonici reazionari sovranazionali), sosteneva che “l’Europa doveva al più presto liberarsi delle Costituzioni antifasciste”.
“L’obiettivo finale e dissimulato perseguito dai vari Mario Draghi e Wolfang Schaeuble, è proprio quello di re-impiantare nel Vecchio Continente i semi del fascismo, pronto a risorgere sulle ceneri di una “Europa avvelenata dalle politiche di austerità”.
In Finlandia, in Francia, in Inghilterra e perfino in Polonia avanzano le forze di destra nazionalista, dolosamente aiutate da una retorica che alimenta l’astio fra i popoli del sud e quelli del nord Europa (“presunti spreconi del sud contro presunti virtuosi del nord”). Oggi, grazie all’opera malefica svolta dai soliti figuri nel buio di logge perverse come la “Der Ring” e la “Hathor Pentalpha”, la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa sembra molto lontana, materializzandosi invece a passi veloci lo spauracchio rappresentato dal prepotente riemergere di nuove e più sottili forme di nazifascismo.
“In Italia, uno degli ultimi baluardi posto a difesa della democrazia è rappresentato dalla Corte Costituzionale”.
I recenti e sguaiati attacchi rivolti ai giudici della Consulta, per via della sentenza che stabilisce l’”incostituzionalità delle legge Fornero” che prevedeva il blocco dell’indicizzazione delle pensioni, sono parte integrante e coerente di quel processo di progressiva fascistizzazione appena dipinto.
Non c’è bisogno di richiamare alla mente il famoso scontro concettuale fra due giuristi che hanno fatto la storia del Novecento, come il liberale Hans Kelsen e il filonazista Carl Schmitt, per rendersene conto. Il nazismo tecnocratico di Schaueble, esattamente come il nazismo classico di Hitler, non tollera e accetta l’esistenza di un contro-potere che ne limiti il raggio d’azione. L’attacco indiscriminato ai diritti acquisiti, sulla base di una” furba teoria dell’emergenza “non a caso teorizzata con chiarezza proprio dal principale architetto giuridico del regime nazista hitleriano (Carl Schmitt) trova nella Consulta un limite per ora insormontabile.
Come possono i “nazisti moderni” svuotare fino in fondo la nostra democrazia senza prima sbarazzarsi del potere di controllo esercitato dalla Corte Costituzionale? E’ chiaro quindi come la declinazione in senso autoritario dello Stato contempli necessariamente la pianificazione di una specifica e martellante campagna di delegittimazione in danno degli Ermellini.
La Corte Costituzionale non è immune dal commettere errori. Basti pensare a quella assurda sentenza con la quale si riconosceva al precedente Capo dello Stato,Giorgio Napolitano, finito al centro di una verminosa vicenda entrata nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia, una specie di immunità assoluta dal sapore anacronistico e medievale. “E’ possibile quindi che, pressati dalla violenza di alcuni politici influenti, i giudici finiscano saltuariamente per piegare il diritto alle ragioni della forza”. Non è però possibile pensare che un organo collegiale come la Corte Costituzionale, per quanto minacciato, possa mai derogare completamente dal delicato compito di vigilanza che la Costituzione gli assegna.
“I nazisti moderni, come quelli passati, sanno che va abbattuto ciò che non si può corrompere”.
Gli articoli di stampa volti a gettare fango sui giudici che hanno osato smascherare le condotte infingarde e illegali messe in atto al tempo di Mario Monti, proseguiranno perciò senza sosta. I circuiti che parlano per bocca del Venerabile Maestro Massonico reazionario Mario Draghi controllano i media e controllano i leader dei principali partiti che eleggono tanto i singoli parlamentari quanto il Presidente della Repubblica. “Per instaurare una nuova forma di potere assoluto non resta quindi che colpire e ridimensionare i giudici costituzionali, difensori di quella Magna Carta che tanto infastidisce i vertici della Jp Morgan”.

Nuovo freno in Senato per la legge sulla tortura. Così l’Italia va fuori dalla comunità internazionale

Il dibattito intorno all’introduzione del delitto di tortura nel codice penale ha segnato la contrarietà dei responsabili delle forze di Polizia. Contrari Nuovo Centrodestra e Forza Italia.
Dopo la sentenza della Corte di Strasburgo nel caso Diaz, Renzi aveva detto che la risposta politica dell’Italia sarebbe stata l’introduzione del delitto di tortura. Ancora una volta invece si assiste a un arretramento nel dibattito.
Con l’introduzione del crimine nel codice non si stigmatizza o mette a rischio il lavoro delle forse dell’ordine. Il reato è una garanzia per tutti quelli che si muovono nel solco della legalità.
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STOP AL CIRCO ITINERANTE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Attualmente 751 membri del Parlamento europeo, insieme a quasi 5 mila dipendenti, devono viaggiare ogni mese da Bruxelles a Strasburgo.
La Corte dei conti europea ha stimato che questo spostamento costa circa 114 milioni di euro all’anno e provoca 19 mila tonnellate di emissioni di CO2 nell’atmosfera. Inoltre il tempo speso per viaggiare implica la perdita di una media di 12 giorni lavorativi per dipendente all’anno; per un totale di circa 60 mila giornate lavorative all’anno. Questa situazione è non solo costosa e dispendiosa, ma rende anche il Parlamento europeo meno efficiente.
I membri del Parlamento europeo hanno con schiacciante maggioranza e in varie relazioni nel corso degli anni votato a favore di una sede unica e della possibilità di decidere noi stessi dove e quando incontrarci. Un cambiamento del trattato dell’Unione europea è necessario per rendere questo possibile. Tale revisione richiede una decisione presa all’unanimità da tutti gli Stati membri.
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La guerra lampo dei fratelli Renzi (Marco Travaglio)

Nessuno ha il coraggio di dire “guerra”: ma è questo che stiamo per fare in Libia. L’ennesima guerra. Difficile camuffarla da “missione umanitaria”, o da “esportazione della democrazia”, o da “soccorso dei civili” – le supercazzole escogitate per le guerre degli ultimi vent’anni, tutte con esiti catastrofici. Quindi se ne sta cercando un’altra sufficientemente ambigua, per nascondere l’orrore e fregare la gente dei paesi coinvolti. O meglio, dell’unico paese che ha già fatto sapere con certezza che parteciperà: l’Italia. Quanto agli altri, si parla di Gran Bretagna, Francia, Spagna, Malta (mai più senza), ma è tutto da vedere.
Così come un altro trascurabile dettaglio: contro chi la facciamo, questa guerra? Contro la Libia del governo islamico di Tripoli, che nessuno riconosce? Contro la Libia del governo in esilio di Tobruk? Contro qualche tribù sfusa? O contro l’Isis, che in Libia non schiera truppe regolari sul campo, ma solo miliziani libici autoarruolati in franchising e nascosti ciascuno in casa propria? Si vedrà, le nostre volpi del deserto – Renzi, Mogherini, Pinotti e persino Alfano, trust di cervelli mica da ridere – ci faranno sapere. Forse. Intanto la Mogherini è andata all’Onu, molto celebrata dai giornali italiani manco fosse il generale Rommel, e ha chiesto un mandato per destroy: affondare i barconi degli scafisti che traghettano i profughi da un capo all’altro del Mediterraneo. Russi e americani, eccezionalmente compatti di fronte a tanta insipienza, le hanno riso in faccia. Destroy se lo levi dalla testa: la Libia è uno Stato sovrano, anche se momentaneamente dotata di una mezza dozzina di governi, e difficilmente consentirebbe atti di guerra senza reagire. Allora la Mogherini ha spiegato che vuole “destroy the business model”, il modello operativo dei trafficanti. Altre risate rabelaisiane: se non è zuppa è pan bagnato. Ora si cerca un compromesso sul verbo dispose: genericamente “eliminare” non si sa bene cosa, dove e come. I russi ricordano che nel 2011 la Nato ebbe il mandato di aiutare i civili libici e poi lo usò per rovesciare Gheddafi, con il bel risultato che sappiamo. C’è poi un’altra questioncella: Tobruk non vuole che l’Onu chieda il permesso a Tripoli, altrimenti riconoscerebbe un governo illegittimo; ma senza l’ok di Tripoli non si può fare nulla, a meno di entrare in guerra con la Libia, cioè di autorizzare una missione di terra, con migliaia di uomini e costi miliardari, molto superiori a quelli dell’accoglienza dei profughi.
L’ipotesi è radicalmente esclusa da Russia, Usa e paesi del Golfo Persico. L’ultima trovata è mandare nei porti gli incursori dell’Esercito e della Marina per sforacchiare i barconi degli scafisti, che le nostre volpi del deserto continuano a chiamare “nuovi schiavisti”, incuranti del fatto che gli schiavisti costringevano gli africani a lasciare i loro paesi per imbarcarsi a forza verso l’Europa o le Americhe, mentre gli scafisti trasportano africani e asiatici che vogliono a tutti i costi emigrare in Europa. Dunque, per quanto spregevole, il loro mestiere risponde a una precisa domanda di mercato che, finché esisteranno guerre e carestie che mettono in fuga le popolazioni, qualcuno dovrà soddisfare. Per ogni barcone bucato o distrutto, ne verranno costruiti altri dieci, magari ancor meno sicuri e dunque vieppiù pericolosi. C’è poi un problemuccio pratico che nessuno dei nostri strateghi ha ancora considerato. Fermo restando che, prima di distruggere un barcone, bisogna sincerarsi che sia vuoto per evitare di fare stragi ancor più devastanti di quelle che si dice di voler prevenire, come si fa ad accertare con satelliti e droni di ricognizione che un barcone che dall’alto sembra vuoto non è pieno di migranti nascosti nella stiva? E come si fa a distinguere un barcone di migranti da uno di pescatori, visto che spesso gli scafisti sono pescatori che arrotondano il magro stipendio e usano, per pescare e per trasportare, gli stessi natanti? Resta poi da spiegare come si possa impedire a un profugo in fuga da un paese in guerra, dunque con diritto d’asilo, di imbarcarsi per un Paese che lo conceda secondo tutte le leggi internazionali. Ma questi, com’è noto, sono i sofismi dei soliti gufi che vogliono impedire al Caro Premier di tirare diritto per il Bene della Nazione, anzi dell’Umanità. Basterà qualche minuscolo accorgimento per sistemare tutto. In luogo degli sgradevoli destroy e dispose, l’Italia potrebbe suggerire all’Onu di usare il verbo riddle: letteralmente “bucherellare”, ma anche “indovinello” e “parlare per enigmi”. Il modello è quello del trattato italo-etiopico siglato nel 1889 a Uccialli dal nostro ambasciatore col negus Menelik, che diceva cose opposte nelle versioni in lingua italiana e in lingua amarica: nella prima l’Etiopia diventava un protettorato italiano e la politica estera del Negus la decideva il nostro governo; nella seconda, Menelik poteva fare di testa sua quando pareva a lui. Una furbata che consentiva a entrambi i governi di presentarsi come vincitori agli occhi dei rispettivi popoli. Poi – sfumato l’effetto annuncio – fra Roma e Addis Abeba riesplose la guerra. Ma i nostri strateghi sembrano ispirarsi anche al film La guerra lampo dei fratelli Marx, con Groucho protagonista nei panni del capo del governo di Freedonia, Rufus T. Firefly, un dittatorello pazzo, arrogante e anarchico che, dopo aver imposto una serie di leggi demenziali, fa scoppiare un conflitto con la vicina Sylvania. Celebre e attualissima la battuta: “Può essere che Chicolini parli come un idiota e abbia una faccia da idiota. Ma non lasciatevi ingannare: è veramente un idiota”.

Da Il Fatto Quotidiano delle 16/05/2015.
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DIFENDETE IL SOLDATO SALVINI

A un comizio Salvini è stato attaccato a sputi e ha chiesto più tutela dallo Stato. Lo Stato ha risposto che per tutelare Salvini sono già stati impiegati 8.465 poliziotti, più i 30 della sua scorta fissa di 30 persone da 120.000 euro al mese.
Salvini, ma quanto ci costano i tuoi sproloqui razzisti?
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LA LISTA DEGLI IMPRESENTABILI

Renzi non ha voluto togliere dalle candidature della Campania il pregiudicato De Luca, così in base alla legge Severino, se dovesse essere eletto sarà sospeso (?). Intanto lo stesso de Luca continua ad imbarcare pregiudicati nelle sue liste, l’ultimo è Carlo Iannace, accusato in quanto medico di una sfilza di reati che gli costerebbero 8 anni di carcere.
Ma il suo avversario Caldoro non è da meno e imbarca Pietro Foglia, rinviato a giudizio per peculato.
Renzi doveva inaugurare a Napoli un pezzo di metro ma andarci lo esponeva alla vicinanza con De Luca, per cui, prendendo pretesto dalla recente strage, non ci andrà. Intanto, però non prende nessun provvedimento contro De Luca, e se la casa dicendo agli elettori: “Non votatelo!”, il che, detto in Campania, suona come una campana a morte per la giustizia. Eppure la non candidabilità di pregiudicati sta anche nello statuto del Pd. Ma Renzi è fuori da qualunque statuto e anche dal comune buon senso. E se De Luca sarà eletto? Si inventeranno qualche interpretazione di eccezionalità.
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LA BUONA SCUOLA

Il decreto renziano sulla buona scuola sta lentamente acquisendo voti in parlamento, intanto gli insegnanti incazzati giurano che non voteranno mai più Renzi e quanto siano serie le loro collere lo vedremo alle regionali.
Renzi aveva scritto agli insegnanti ricevendo in risposta una valanga di 7.000 lettere arrabbiate. Anche la sua comparsata con lavagna e gessetti ha riscosso solo critiche e sberleffi. I suoi progetti lasceranno fuori dalla scuola centinaia di migliaia di persone. E quelli che saranno assunti a discrezione di qualche preside, lo saranno solo per 3 anni, per poi ricadere di nuovo al nulla. Dunque Renzi trasforma i docenti in disoccupati o peecari a vita. I poteri assoluti che darebbe al preside sono irricevibili e vorrei vedere quale preside si esimerà dallo scegliere come docente la moglie di qualche politico o magari dello stesso Renzi. Tanti poteri discrezionali dati a uno solo risponderanno alle idee autoritarie e antidemocratiche di Renzi ma in un Paese dove tutto marcia a suon di clientele, parentele e raccomandazioni aprono solo la strada alle ingiustizie. E, si immagina, i presidi leghisti, dopo, saranno liberi di escludere docenti nati al sud.
Una scuola deve essere innanzitutto giusta, con punteggi certi e uguali per tutti e assegnazioni di cattedre fatte in modo trasparente e non arbitrario.
Ridicole le modalità con cui sono state disegnate le valutazioni dei docenti. Insopportabili i test Invalsi in cui si vorrebbe inchiodare la valutazione degli allievi.
L’obiezione di tanti è stata. “Allora fate valutare anche a noi elettori i meriti di voi politici e sottoponete anche loro a test!” Ma tutti sanno che sarebbe una partita persa.
Davvero comica la somma stanziata per la ‘formazione’: 40 milioni di euro l’anno, che, divisi per il numero degli insegnanti, fanno 55 euro a testa. Non ci prendi nemmeno un biglietto del treno Milano-Roma.
Ma, ciliegina sulla torta, la detraibilità fiscale per chi manda i figli alle private si è estesa dall’asilo al primo ciclo di istruzione.

RIDIAMARO : – )

sirlorenzo
Renzi ritira la riforma dell’istruzione: l’aveva intitolata : “La buona squola”.
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Marcthulhu
Susanna Camusso: “la Buona Scuola privilegia i ricchi e divide i precari”. Tutto secondo programma quindi.
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“Emerge una scuola che non ha più una funzione di carattere generale, che non punta più a formare cittadini con spirito critico”, altrimenti chi si metterebbe a votare di nuovo Renzi?
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Pirata21
La scuola scende in piazza. Tecnicamente ci frana..
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Il mago di Floz
Oggi Cinque Maggio sciopero generale della Scuola. Ea fu.
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Pirata 21
Renzi:”Noi ascoltiamo sempre le proteste”. Ma è che proprio non gliene frega un cazzo.
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Cricon
A Palermo gli studenti bruciano i test Invalsi. Ottenendo un punteggio superiore agli anni precedenti.
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Pollo
Tra i motivi dello protesta anche l’eccessivo potere dato ai presidi. Fa discutere il trono in pelle umana
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Marcthulhu
Renzi sul boicottaggio dell’Invalsi: “Probabilmente abbiamo sbagliato noi del governo con alcuni messaggi di comunicazione”. Perché il contenuto di merda invece andava bene…
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Allineamento
Renzi spiega #labuonascuola con gessetto e lavagna. Ma è il cancellino ad incarnare lo spirito della riforma.
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Frandiben
Nel comizio di Renzi alla lavagna la parte in cui stridono i gessetti è la meno fastidiosa.
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Pirata 21
Renzi: “Dovevamo spiegare meglio la Buona Scuola”. Viste le reazioni forse è meglio di no.
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http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Vorrei dire alla impegnatissime e arrabbiatissima Prof. Viviana Vivarelli e a tutti, che noi, l’Italia, e il mondo intero, esclusi (forse) la Corea del Nord e Cuba, viviamo nel mondo capitalistico, un mondo che si è ulteriormente laureato come capitalismo globalizzato. In questo mondo le forme di rappresentanza e di governo sono tantissime ma sono tutte all’interno del capitalismo. Però la parola capitalismo piace poco ed ecco allora la sostituzione con parole più amabili: stato di diritto, democrazia, libera impresa, etc. E adesso vengo al punto: se si accetta il capitalismo perchè arrabbiarsi tanto es. per l’italicum, il jobs act, il FMI, etc. che sono tutte misure-istituzioni per un funzionamento “migliore” del capitalismo? Se si accetta il capitalismo che senso ha cercare di minarlo con tutta una serie di rivendicazioni sociali che poi portano le imprese private-la libera impresa (il capitalismo) a dover pagare, fra tasse diretta e indirette, più del 70% e quindi a non assumere e a chiudere, e a far pagare tutto ciò ai proletari più deboli? Potrà mai il capitalismo-stato di diritto-democrazia-libera impresa assimilare, e andare avanti, con istituzioni comuniste? Perciò perchè arrabbiarsi all’interno del gustoso pandoro della facile ambiguità-democratica? Tutto ciò…mi pare ambiguo. Non è forse meglio dichiarare cosa in realtà si vuole? Se si vuole, se volete il comunismo, o altro: ditelo, scrivetelo…ma raccontare che si possa comunistizzare il capitalismo…mi pare esagerato.

    Saluti
    Paolo (Krasin)

    Commento di MasadaAdmin — maggio 17, 2015 @ 6:10 am | Rispondi

  2. Provo pena e un senso di squallore per gli ultimi giapponesi che nella boscaglia continuano la loro personale lotta contro un nemico ormai inesistente.
    Chi ha orientato ogni sua valutazione a un odio parossistico contro il comunismo diventa incapace di vedere i cambiamenti della società attuale e finisce col combattere fantasmi che esistono solo nella sua immaginazione. Perciò attaccare il comunismo in Italia, dove ormai è scomparso, o vederlo nel M5S che, attestandosi su una idea di democrazia diretta, è esattamente il suo opposto, mi sembra paranoico.
    Ma mi rendo conto che togliere validità a questa unica idea portante a una testa piena solo di questo, significa lasciare una larva vuota che non avrebbe più niente per cui vivere
    😦

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 17, 2015 @ 6:15 am | Rispondi

  3. ciao viviana, arrabbiatissima prof.
    vorrei rispondere all’amico qui sopra che non ho mai sentito nessuno che sognasse di “comunistizzare il capitalismo” ma solo di renderlo più umano. ormai che è imperante in quasi tutto il mondo ci sono comunque differenze abissali tra un paese e l’altro, dovute a fattori culturali, storici, caratteriali di ogni singolo popolo.
    anche le democrazie del nord europa, che sono sempre state un modello di società giusta e di vita felice, sono società che vivono nel capitalismo. eppure il loro modello di vita è mille miglia lontano da altre cosiddete democrazie. perchè? perchè lì la politica fa il suo mestiere, cioè quello di frenare le pulsioni rapaci che avrebbe la natura umana lasciata a se stessa in favore di una convivenza più civile. lì leggi e organizzazione dello stato creano un argine, non so per quanto tempo ancora, alla tendenza umana al “homo homini lupus”.
    ed è questo che noi inguaribili sognatori vogliamo, nè capitalismo selvaggio nè società dittatoriali.
    mi dispiace per il popolo russo che ha pagato un prezzo troppo alto alla follia umana, ma penso comunque che finchè la potenza sovietica è stata grande e minacciosa abbia rappresentato quel freno necessario per il capitalismo più inumano. mai come negli anni della guerra fredda, e ne posso parlare con cognizione di causa per averli vissuti in prima persona, i popoli hanno avuto la possibilità di lottare per i propri diritti e di vederli in gran parte riconosciuti.
    ho visto un’intera generazione di capitalisti masticare amaro per 50 anni, costretti a dividere i loro “danè” con l’odiato popolino, a sopportare con sufficienza la contaminazione con sporchi figli di operai delle loro “scuole dei padroni”, a ritirarsi inorriditi dai loro esclusivi luoghi di villeggiatura invasi da orde di fantozzi in ferie (pagate da noi, signora mia!)
    … e poi è caduto un muro, e la melma che tratteneva ci ha ricoperto tutti.
    ora siamo qui, che ci stanno staccando brandelli di pelle un pò alla volta, ci hanno tolto la sicurezza del lavoro, della proprietà della casa, hanno tolto il futuro ai nostri figli, che abbiamo mandato con tanti sacrifici alle scuole dei padroni ma non riusciranno lo stesso a prendere l’ascensore sociale, ci hanno creato ad arte un nemico oscuro, l’uomo nero venuto dall’africa e dall’oscurantismo religioso che viene a minacciare la nostra tranquilla (?) vita, a toglierci il pane e quello che ci spetta (le case popolari prima agli italiani!!! come se prima dell’invasione dei barbari fossero mai state assegnate a chi davvero ne aveva bisogno, e non ad amici degli amici)
    è questo il volto del capitalismo che il nostro paolo considera normale e si rassegna a sopportare?
    non sarà che lui è uno che sta dall’altra parte della barricata?

    Commento di lily — maggio 26, 2015 @ 11:25 pm | Rispondi

  4. VACCARO DISTRATTO

    Ha senso limitare le ambientazioni del racconto e circoscrivere personaggi e comportamenti della shell bomb romana ai soli confini del Campidoglio ? Crediamo proprio di no. Le delicate questioni politiche che vi sottendono non possono essere di ordine strettamente municipale. Per una elementare ragione logica : risulta impossibile che il profumo persistente dei tanti danari in gioco non potesse migrare facilmente da un palazzo all’altro della Roma ( questa volta sì) ladrona.
    Diciamocela tutta : mentre le avide mucche da latte partitocratico pascolavano indisturbate nelle sterminate praterie di Mafia Capitale, i responsabili della politica romana facevano finta di niente e guardavano da un’altra parte. Ci riferiamo, tra gli altri, anche all’anguillesco compagnuccio di giochi del boy-scout più famoso d’Italia. Lo stesso che è riuscito ad essere contemporaneamente sia bersaniano che renziano e che oggi , con una bella faccia da vaccaro distratto, si ostina a ridurre le annose corruzioni romane a una banale lotta tra bande rivali del Pd.

    Commento di Mario Miguel Moretta — giugno 5, 2015 @ 7:04 pm | Rispondi


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