Nuovo Masada

maggio 10, 2015

MASADA n° 1648 10-5-2015 NAUFRAGI

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 10:37 am

MASADA n° 1648 10-5-2015 NAUFRAGI

Il Pitalicum – Renzi sempre più di destra – Il Pd è il partito degli indagati o ‘partito della dazione’, come lo chiama Travaglio – Un sultanato renziano – Mattarella ha firmato senza fiatare l’incostituzionale Italicum – L’abbaglio dell’uomo forte – Il mistero dei derivati nei conti dello Stato: il Tesoro gestisce derivati per 160 miliardi, con una perdita di 42. I contratti swap – Il Pd europeo vota a favore delle banche ombra – La parola ‘onestà’ caccia dal Parlamento – L’ipocrisia di Bersani – Le banche fallimentari si rifaranno sui risparmiatori – L’Italia verso la disoccupazione di massa – I problemi de ‘L’Unità’ – Il tesoretto c’è ma è in Germania – Il Pd fa solo gli interessi di una cricca neoliberista

Sinistra: tutto in te fu naufragio

Stiamo così sospesi
tra una rovina accertata
e una tremula e insensata
speranza.

Fatico a capire, in queste pagine sciolte, nella cronaca amara dei giorni, se il mio è un diario da esilio o se cerco le tracce scomposte di quello che si è salvato da un naufragio. Il timore ora è di naufragare, da me stessa.
Viviana
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Ma poiché la determinazione deve vincere su tutto…

Ungaretti

E subito riprende
il viaggio
come
dopo un naufragio
un superstite
lupo di mare
“.

Crozza giusto ieri sera: “Renzi con qualunque animale lo confronti è sempre quello più a destra“.
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Viviana
Guarda, Renzi, che non tutte le cose veloci sono gradite. pensa all’eiaculazione precoce.
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Jena

INVECE
In Inghilterra vince la destra, in Italia pure.
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MEGLIO
Invece di far lavorare gratis gli immigrati non sarebbe meglio pagare Alfano per non farlo lavorare?
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SINISTRA
Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito Renzi.
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ALTRO
Mattarella firmerà l’Italicum perché non ha nient’altro da fare.
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S.O.S.
Fermate Renzi, voglio scendere.
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ADDIRITTURA
Il pianeta Marte è rossastro, nel suo sottosuolo scorre l’acqua, potrebbe addirittura esserci un po’ di vita. Somiglia alla minoranza del Pd.
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VOI
Renzi ai Comuni: “Tagliate voi che a me viene da ridere”.
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CHI
Panico tra gli italiani: «Chi è il copilota di Renzi?».
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TRANNE
L’Italia di oggi vista da Oscar Wilde: «Posso resistere a tutto tranne che alla corruzione».

Dal web:
“Se si già sa chi vincerà le elezioni, la democrazia non sta mica tanto bene”.
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Giorgio
Siamo ancora in pieno inverno renziano; anzi le gelate peggiori devono ancora arrivare, ma ogni giorno il sole sorge qualche minuto prima ed è più caldo durante le ore centrali del giorno. C’è chi pensa già alla primavera.
Avanti così!
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The hipster
“ItaliCum” sembra il nome di un canale pornografico dedicato alle eiaculazioni di maschi italiani.
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Luka’s jokes
Bersani non esce dal Pd. Serve un bravo esorcista.

a.mazed
Renzi: ‘Al Senato potrebbero essere previsti dei contrappesi.’ Per bilanciare tutta la minoranza verrà candidato Adinolfi.
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Con l’Italicum il partito che vince governerà con 340 deputati su 630 (maggioranza minima 316), il che significa che prenderà sì un enorme e incostituzionale premio di maggioranza anche se vincesse col 23%, però, gli basterà perdere 25 deputati, per dissidenza o assenteismo, e perderà la maggioranza.
Il diavolo fa le pentole ma non fa i coperchi.
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Nell’Italicum ricompaiono le quote rosa. Forse che si cercava la parità tra uomo e donna? Macché, lo scopo era candidare le mogli dei politici!

IL PD E’ ORMAI IL PARTITO DEGLI INDAGATI

E’ così che Renzi combatte mafia, camorra e delinquenza politica?
Saviano: “Nel Pd e nelle liste di De Luca c’è tutto il sistema Gomorra”.
Mentre il M5S si batte per avere liste pulite e fa di tutto per non candidare inquisiti e condannati, “La politica del Pd, come dice Ruotolo “si è piegata al principio del potere e della vittoria a ogni costo. Si fanno accordi su un territorio solo con chi mi porta più voti”. La denuncia viene da Sandro Ruotolo, Roberto Saviano e Rosaria Capacchione, sotto scorta per le minacce della mafia.
Saviano: “Le liste di De Luca ricalcano le vecchie logiche di clientele”.
Ma il Pd ha candidato, oltre al condannato De Luca politicamente ineleggibile, anche Enrico Fabozzi a Villa Literno e Angelo Brancaccio a Orta di Atella (due ex sindaci accusati di collusione con la camorra). Sotto De Luca troviamo persone provenienti dal clan camorristico di Cosentino, come Enrico Maria Natale, il cui padre è stato arrestato due volte per camorra. Natale è di Casal di Principe, feudo simbolo di Gomorra, ed è stato candidato sindaco di centrodestra alle amministrative del 2014. Allora fu avversario del suo omonimo Renato Natale, uno dei simboli della lotta ai clan dell’allora centrosinistra. Oggi la famiglia di Natale è accusata di essere contigua agli Schiavone. Renzi accetta tutto questo e non tocca i legami di potere.
In lista Pd spicca gente coinvolta in Rimborsopoli come Mario Casillo, Angela Cortese, Nicola Marrazzo, per i quali la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato.
Alle Regionali nelle Marche abbiamo il “Pdip”, il Partito degli indagati per peculato. Il 10% dei candidati (24 su circa 250) al prossimo voto del 31 maggio ha ricevuto infatti tre mesi fa l’avviso di fine indagini dalla procura di Ancona, con l’accusa di avere utilizzato i rimborsi ai gruppi in consiglio per presunte spese non giustificate durante le ultime due legislature.

IL PARTITO DELLA DAZIONE
MARCO TRAVAGLIO

Scusi, Presidente Matteo Renzi, lei conosce Attilio Malafronte da Pompei,arrestato a gennaio per induzione indebita a dare o promettere utilità (la vecchia concussione per induzione), e tuttora indagato per quel reato con l’accusa di aver lucrato sulle sepolture dei defunti al cimitero? Lo sa che, perquisendo casa sua, la polizia sequestrò un fucile calibro 12, una canna per fucile e 30 cartucce? Se non lo conosce, che aspetta a informarsi sul suo conto, visto che è candidato a Napoli con la lista Campania in Rete, alleata del Pd dell’aspirante governatore Vincenzo De Luca, e rischia di diventare consigliere regionale sotto le insegne del suo Pd? Come purtroppo il nostro giornale denuncia da mesi, e ieri Roberto Saviano ha confermato con un’intervista definitiva all’Huffington Post, il maggior partito d’Italia, quello che governa praticamente da solo, si elegge il Presidente della Repubblica praticamente da solo, cambia la legge elettorale praticamente da solo, modifica la Costituzione praticamente da solo, cioè il Pd, sta subendo una mutazione antropologica che va addirittura oltre tutti gli scandali che l’hanno coinvolto nel passato.
Partito con il sacrosanto slogan della “rottamazione”, Renzi ha fatto esattamente l’opposto. Prima ha imbarcato tutto il vecchio ceto politico-finanziario-imprenditoriale che si è genuflesso ai suoi piedi (e questo si chiama “riciclaggio”). Poi ha spazzato via i pochissimi che si mettevano di traverso (e questa si chiama “epurazione”). Infine ha lasciato mano libera ai ras, ai cacicchi e ai caperonzoli locali che non solo al Sud dalla Campania alla Sicilia, ma anche al Nord dalla Toscana alla Liguria su su fino a Bolzano, riempiono le liste del Pd o sue alleate di ex berlusconiani ed ex fascisti in libera uscita (e questo si chiama “trasformismo”), oltreché di inquisiti, condannati e soprattutto di impresentabili per motivi etico-politici, spesso ancor più gravi di quelli giudiziari (e questa si chiama “questione morale”). Il candidato sindaco a Bolzano è indagato. La candidata Presidente della Liguria è indagata. Il candidato riPresidente della Toscana è indagato. Il candidato Presidente della Campania è indagato. E su di lui, cioè su De Luca, attuale sindaco (decaduto) di Salerno, ci dedichiamo da quando è nato il Fatto. Non sono bastati gli innumerevoli rinvii a giudizio per reati gravi contro la Pubblica amministrazione, né la condanna poi prescritta in un processo per smaltimento abusivo di rifiuti, né la recente condanna in primo grado per abuso d’ufficio (per aver inventato una carica inesistente per piazzare un amico), per fermare la sua corsa prima alle primarie e poi alle Regionali.
Del resto, De Luca ha buon gioco a ricordare che Renzi gli indagati li ha portati nel suo Governo come viceministri e sottosegretari: Bubbico (poi assolto), Del Basso de Caro (poi archiviato), Barracciu, De Filippo, Faraone e Castiglione. Il tutto con la decisiva argomentazione che “la presunzione di innocenza vale fino alla sentenza definitiva”, dunque c’è tempo. Intanto, largo alla presunzione d’indecenza politica emorale.Così,afuriadidistrarsie distrarre l’opinione pubblica con questo camouflage e quel trompe-l’œil, ciascuno a livello locale si fa gli affari propri. Ciò che conta è vincereaqualunquecostoperfargliela vedere ai gufi e ai rosiconi, senza andare troppo per il sottile. Anche a costo di imbarcare candidati berlusconiani, cosentiniani, dellutriani e cuffariani, con la nobile scusa di attrarre voti “moderati” in vista del partito unico, il Partito della Nazione. Solo che “moderato”, in certe zone, è sinonimo di camorrista, di mafioso, di ‘ndranghetista, di tangentista. E Nazione fa rima con Dazione. Crisafulli non è più neppure indagato (almeno dice lui), ma fu immortalato ad abbracciare affettuosamente il boss di Enna, Bevilacqua: ora è candidato a sindaco di Enna, dopo regolari primarie che nessuno da Roma ha bloccato. Ad Agrigento non si riesce più a distinguere Forza Italia modello Dell’Utri, l’Udc modello Cuffaro e il Pd, infatti han partecipato tutti e tre i partiti alle primarie di centrosinistra. In Campania, al seguito del condannato in primo grado De Luca, corrono gli amici e i compari di Nicola Cosentino (detto Nick ‘o Mericano, attualmente in carcere per camorra), camuffati in almeno tre liste dai nomi soavi: Campania in Rete, Campania Libera e Centro Democratico. E, visto che non si butta via nulla, c’è di tutto. Anche l’ex mastelliano Tommaso Barbato, quello che in pieno Senato sputò in faccia a un collega che osava votare la fiducia al secondo Governo Prodi. Ma lo sputacchiere è uno degli elementi migliori, come pure gli amici di Ciriaco De Mita (la figlia Antonia dovrebbe diventare vice-governatrice in caso di vittoria di De Luca), che rischiano di nobilitare una coalizione da far accapponare la pelle.Roba che, al confronto, i candidati del forzista Caldoro paiono gigli di campo. C’è – a sostegno del Pd – Enricomaria Natale, figlio di un tizio arrestato due volte per camorra con l’accusa di essere un prestanome degli Schiavone. C’è il fascista dichiarato Carlo Aveta, proveniente da La Destra e dai raduni di Predappio sulla tomba del Duce. C’è Attilio Malafronte detto “Calibro 12”. C’è la moglie di un indagato per concorso esterno in associazione camorristica. C’è l’ex vicecoordinatrice del Pdl a Caserta. C’è l’avvenente avvocatessa Rosa Criscuolo, l’ultima a cenare con Scajola prima dell’ultimo arresto del ministro a sua insaputa. C’è la consorte di Michele Pisacane, celebre per la giravolta con cui aderì ai Responsabili e salvò il Governo B. nel 2011. Roberto Saviano,che è di quelle parti,li conosce tutti da anni, e comprensibilmente rabbrividisce, arrivando a invitare gli elettori a votare i 5Stelle e Sel, pur di non appoggiare De Luca e Caldoro.
Il solitamente garrulo Matteo Renzi, che parla e twitta su tutto lo scibile umano, su queste sconcezze tace. Dunque acconsente. E così rade al suolo l’ultima delle nobili eredità che ancora sopravvivevano nel popolo del centrosinistra: la legalità.

UN SULTANATO RENZIANO
Viviana Vivarelli

Franceschini: “Credo che molti italiani non capiscano che cosa stia succedendo“. Come accadde nel 1922.
Ora abbiamo un sistema elettorale malsano quale non esiste in nessun Paese democratico e che mozza la scelta degli elettori anche per la Camera. Un anno di Renzi ci ha avviati verso il sultanato come non erano riusciti a fare tanti anni di Berlusconi. E molti venduti corrono ora sul carro del vincitore per formare una classe di yesman senza eccezioni in basso come in alto. L’opportunismo innanzi tutto e che l’Italia crepi nella mancanza di democrazia!
L’Italia è in mano ai peggiori e anche le nuove cariche si adeguano alla corrente realizzando il piano antidemocratico di Licio Gelli.
E la pagatissima Corte Costituzionale quanti anni richiederà prima di dirci che anche questa legge è incostituzionale?
Non che avessimo illusioni su Mattarella ma la sua mancanza di dignità vanifica ormai qualunque cosa che potrà mai fare. Un retorico fasullo e senza onore.
Gli unici che hanno dimostrato coerenza e fedeltà ai loro valori sono stati i 5stelle non hanno mai cambiato opinione a parte quei 37 che si sono aggregati allegramente al carro del vincitore e che sono andati a far danno nel gruppo misto votando poi per Renzi e prendendo lo stipendio al 100%, ma quelli, evidentemente, è stato meglio perderli che trovarli, erano arrivisti qualsiasi per cui il Movimento è stato solo il predellino di lancio per obiettivi personali.
Ora la situazione è ben chiara.
La Lega ha raggiunto il suo massimo e non può che diminuire.
FI si sta disintegrando, tanto che Berlusconi si prepara, vendendo il capitale, ad andarsene altrove.
I cespugli finiranno per svendersi al maggior offerente.
La sx radicale è morta prima di nascere e non ne sorgerà un’altra, mi spiace per chi insiste su una idea fallimentare che ormai è fuori dalla storia.
Il Pd non esiste più né rinascerà più (mi dispiace per Civati che alla fine si è dimostrato migliore di quel che credevamo e che ha immolato se stesso, ma lui non ha la stoffa del leader, Landini non vuole fondare un altro partito, Cofferati e Bersani hanno già dato e altri capi all’orizzonte non se ne vedono. Emiliano ha la stoffa ma resta un servo di Renzi).
Per cui ormai l’Italia ha due sole alternative:
o finire di suicidare la democrazia con Renzi e proseguire la caduta libera dell’economia fino all’abisso della Grecia,
o tentare la democrazia diretta, cioè le redini del Paese passate ai cittadini cioè a noi, come ha fatto la Svizzera da 30 anni, con la completa epurazione della casta e il ritorno di scelte di civiltà.

Mattarella

Cordy
Il M5S ha prodotto uno sforzo assurdo. Dubito fortemente che possa prodursi in altri miracoli, perché rinunciare al denaro, in una società che fa del denaro una religione è una rivoluzione.
Proporsi politicamente con una resilienza incredibile, ad una cloaca di lecchini che ne descrivono a tinte fosche ogni sfumatura, aggirando la propaganda televisiva e giornalista con un nuovo modo di fare informazione, con temi importanti, con battaglie vinte e mai raccontate… è qualcosa che richiede uno stoicismo impareggiabile.
Perché la legge Fornero non è caduta per caso. Amato e alcuni uomini di Renzi e di Napolitano.. sono stati sconfitti, e sono stati sconfitti da un blocco che è stato creato grazie ad una battaglia vinta di un valore politico inestimabile.
Oggi la Fornero non c’è più grazie ai 5 Stelle, perché se non fosse stato per doppie e triple denunce, lì dentro sarebbe entrato qualcuno che quella riforma se l’è votata e difesa.
Oggi si parla di reddito di cittadinanza, una riforma che in varie forme esiste in tutta Europa, grazie ai 5 Stelle.
La casta, non è Bindi, Bersani e Civati. La casta è quella che viene spinta in Finmeccanica, tolta da un luogo in cui ha fatto danno per esser messa in luogo a far ancor più danno. Questa casta è la nostra assicurazione sulla vita. Perché è matematico che già oggi, in questo momento… stanno o hanno già organizzato qualche rapina che scopriremo fra qualche mese.
La casta è una informazione fatta di personaggi ormai a livello di gleba intellettuale. Di humus del regime.
I 5 Stelle hanno un vantaggio su tutti. Non devono governare. Non devono spartire posti, incarichi, restituire favori. Il potere o la sua assenza… non li logora, a differenza del PD – che dove perde, automaticamente implode – o di Forza Italia – che si trasforma da partito del capo in anarchia.
E soprattutto non deve governare un paese che ha una mentalità bloccata sulle quattro sciocchezze propinate del momento, per non affrontare ciò che è davvero importante. Si parla di federalismo, di doppio turno, di sondaggi e di altre amene balle spaziali. E allora per continuare questi discorsi non c’è bisogno dei 5 Stelle.
Se cambiamento deve essere, deve cambiare ognuno di noi.
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Viva Sankara
Ormai è palese:
la percentuale presa a qualunque elezione dal partito Pseudo Democratico corrisponde al numero di collusi.
In Toscana si dà addirittura oltre il 40%.
Dopo quel che il PD ha dimostrato, significa che in Toscana la situazione è grave.
Mi spiace, fan del PD, potete dire quel che volete, ma i ragazzi 5Stelle sono stati onesti e coerenti.
Avessero fatto anche solo un millesimo dei crimini commessi dal PD li avreste messi in croce, ma la vostra ipocrisia non vi consente di condannare chi lo merita a prescindere dal colore politico.
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Antony Fabian
Se analizziamo le cose, gli ultimi due presidenti, hanno contribuito e contribuiscono alla disfatta dell’economia e della Democrazia, ma dall’alto, non riescono a capire le vere esigenze del popolo. In uno stato civile e serio, certi personaggi non esistono, ma se essi e Renzi e Berlusconi sono la immagine del popolo Italiano, allora meglio il Bangladesh

Manlio
Nonostante gli appelli ben motivati di Travaglio e di fior di costituzionalisti, anche questo Presidente, come colui che lo ha preceduto, ha firmato una legge vergogna. E pensare che faceva parte della Corte Costituzionale. L’arroganza del potere non ha limiti.
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Alcor1969
L’evidenza che il capo dello stato è una figura inutile, completamente asservita a chi lo ha votato!!!!!!
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Viviana

Gli Italiani devono crescere, ed emanciparsi da questa Cricca di delinquenti.
Quando si è bambini, qualunque malfattore può approfittarsi di noi.
Quando si è bambini non si conta un casso.
Gli Italiani un giorno smetteranno di essere bambini e ognuno si assumerà le sue responsabilità come fa ogni adulto consapevole in un’età matura e ragionevole.
E allora questa marmaglia sparirà come neve al sole.
I 5stelle non possono pretendere i miracoli. Ma possono desiderare che un numero sempre più grande di persone si emancipi da uno stato minorile, da quello Stato che oggi accetta qualunque sconcezza, da quello Stato che ci spinge velocemente verso il Medioevo, lontano da ogni embrione di civiltà e democrazia, verso un nuovo ventennio che rischia di essere peggiore dei due precedenti.
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L’ABBAGLIO DELL’UOMO FORTE
alfonso

Il M5S è, al momento attuale, volente o nolente, l’unica alternativa a questa situazione di pre-dittatura. I partiti tradizionali sono evaporati, il PD ha preso il posto del PD con la L, i razzisti urlano, ma urlano troppo, e poi Salvini non è uomo da potere, ma da mercato rionale.
A meno che non spunti all’ultimo momento l'”uomo nuovo”, di cui io ho sempre paura, tra i flop alla Monti o Ingroia e le possibili derive salvinesche, ci rimangono solo loro, i cittadini diventati politici.
Guarda caso, sembra di essere ritornati all’antica Grecia.
Cazzuti, dileggiati da chi ne ha paura e da chi si aspettava di più, hanno un punto debole non da poco: l’Italicum è fondato sull’UOMO FORTE, il dux di chi se lo ricorda e di chi l’ha studiato. La struttura stessa del M5S parte da un concetto di “molti”. Da questi si estrarrà il dux? Oppure si alterneranno? Non me la vedo bene. E Grillo e compagnia stanno fuori dai giochi, speriamo, se non vogliono perdere più voti.
Quindi non è un fatto di crescita (oddio, anche quello, ma in parte minore) ma piuttosto di “ristrutturazione” su stile renziano. Non penso che funzionerà. Crimi? Di Battista? Mah.
Però c’e un altro elemento interessante: coagulandosi sufficientemente, il M5S ha a disposizione un bacino di voti che supera il 20%. Succederà qualcosa, oppure entreremo nel ventennio renziano da cui, speriamo, non dovremo uscirne come l’altra volta? Perché i presupposti ci sono tutti.
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stefano pedrollo
Votare per il M5S non è facile. Si tratta di un cambiamento culturale. Se voti per il M5S senza renderti conto che devi metterti in gioco in prima persona non hai capito l’essenza del movimento.
La democrazia diretta, senza costosi intermediari, è una battaglia difficile ed implica partecipazione attiva. Leggere e studiare le leggi, condividere le nuove proposte di legge tra i cittadini.
E’ questa la differenza, il M5S vuole coinvolgere i cittadini, non governare i cittadini. I cittadini vogliono poter cambiare le leggi tramite iniziative dirette. E non dite che questo è populismo. Chi non è interessato o è menefreghista non promuoverà mai una legge. Inoltre, il M5S non candida chi è indagato o condannato, e ditemi se questo non è un cambiamento culturale.
Mi dispiace, ma chi non riesce a cogliere questo gap con i partiti tradizionali e la loro forma di leadership continuerà a fare domande sulla leadership.
Mi chiedo se chi dice che il programma del M5S è impresentabile lo abbia mai letto.
Il reddito di cittadinanza può essere votato domani.
I referendum propositivi potrebbero entrare nella costituzione domani.

Alessandro

Se si vota nel 2018, perché tanta fretta per la legge elettorale??? Intanto:
– 2 aprile 2015. Tasso d’inattività 36%.
– 2 aprile 2015. Il Pil non aumenta.
– 2 aprile 2015, Istat: “La pressione fiscale in Italia è salita”. Nel quarto trimestre 2014 sale a 50,3%.
– 2 aprile 2015. Fermo il potere di acquisto delle famiglie.
– 2 aprile 2015. Nel 2014, rispetto al 2013, diminuisce dello 0,8% il profitto delle società.
– 2 aprile 2015. L’indebitamento delle amministrazioni pubbliche è salito al 2,3%, cioè 1,1 punti in più rispetto a stesso periodo 2013.
– 15 aprile 2015. Il debito pubblico è salito a 2170 miliardi di euro, che comporta un interesse di 80 miliardi di euro l’anno, tolti ai servizi pubblici essenziali.
– 19 aprile 2015. Aumenta il ticket sanitario e i salvavita.
– 30 aprile 2015. La disoccupazione giovanile aumenta al 43,1%, e la disoccupazione generale aumenta al 13,2%.
Fra qualche anno, quando sarà troppo tardi e ci avranno distrutto pezzo dopo pezzo, ci domanderemo come abbiamo fatto ad arrivare a tutto questo!!
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IL MISTERO DEI DERIVATI NEI CONTI DELLO STATO
da ‘beni comuni’
Andrea Baranes

Lo scorso anno l’Italia ha pagato 2,76 miliardi di euro in meno di interessi sul debito pubblico, in particolare grazie agli interventi della Bce. Peccato che nello stesso anno le perdite e il passivo legati ai derivati siano saliti di circa il doppio, ovvero di 5,46 miliardi.
A dirlo è un rapporto di Eurostat, che svela alcuni dati a dire poco sconcertanti. Le perdite per l’Italia nel periodo 2011¬2014 sono state superiori a quelle di tutti gli altri Paesi della zona euro messi insieme: 16,95 miliardi di euro per l’Italia, 16,35 per la zona euro. Alcune nazioni, quali Francia, Belgio o Irlanda, hanno registrato anche dei surplus consistenti.
In un’audizione in Parlamento tenutasi a fine 2014 si è scoperto che il Tesoro gestiva derivati per circa 160 miliardi, con una perdita potenziale di 42 miliardi di euro. La perdita è potenziale perché è quella che si registrerebbe chiudendo i contratti al valore attuale (mark¬to¬market). Se non è quindi detto che lo Stato debba sborsare l’intera cifra in futuro, colpisce quanto poco si sappia e quanto siano scarne le informazioni fornite dal Governo. A maggiore ragione nei giorni in cui lo stesso Governo pubblica il Def e si fa vanto dello “straordinario” risultato – e parliamo anche qui di una previsione e non di dati a consuntivo – legato a un tesoretto di 1,6 miliardi, circa trenta volte più basso delle potenziali perdite in derivati.
Solo la pubblicazione dei dati Eurostat e un’inchiesta pubblicata il 24 aprile sul Sole24Ore hanno permesso di portare alla luce alcune fondamentali informazioni. Si viene così a sapere che quasi l’80 % delle perdite potenziali sono legate a contratti chiamati “Duration Interest Rate Swap”. Difficile anche solo capire di cosa si tratti, visto che persino un sito specializzato in finanza come Bloomberg sottolinea che questa tipologia di derivato “non è definito nella letteratura finanziaria”. In ogni modo, sempre secondo Bloomberg, dovrebbe trattarsi di “una scommessa sull’andamento futuro della struttura dei tassi di interesse”.
Una “scommessa”? Ma i derivati nella pubblica amministrazione non dovrebbero essere utilizzati unicamente con finalità di copertura? Il ministero dell’Economia sostiene in realtà che contratti simili servano ad allungare la durata del debito. Peccato che secondo il Sole24Ore si è passati da una durata media di cinque anni e mezzo a una di cinque anni e 9 mesi. Per essere precisi 84 giorni che potrebbero costare, a quanto è dato sapere oggi, 42 miliardi di euro.
Sempre dall’inchiesta del Sole24Ore emergono altri dati, se possibile ancora più preoccupanti. Ad es. riguardo il derivato chiuso a inizio 2012 dal Governo Monti, che ha portato a sborsare alla Morgan Stanley 3,1 miliardi di euro. Prima considerazione, la cifra è circa mezzo miliardo superiore a quanto era noto, tant’è che il Financial Times a giugno 2013 sosteneva che l’importo fosse di 2,57 miliardi di euro. Mezzo miliardo di euro su una singola operazione, con l’informazione che viene fuori a tre anni di distanza, unicamente grazie a un’inchiesta giornalistica.
Nel merito, tale perdita era legata alla chiusura di tre “swaption”, ovvero delle opzioni riguardo l’ingresso in un contratto swap. In pratica un derivato sull’acquisto di un derivato, che secondo il Sole24Ore significa “fare cassa acquisendo rischi potenzialmente illimitati, l’esatto contrario della copertura”. L’esatto contrario perché, nei contratti firmati dal Governo italiano, era la controparte, ovvero la banca, a potere decidere se acquistare o meno lo swap, ovvero in qualche modo ad assicurarsi. Per quale motivo il nostro Governo si è messo a vendere assicurazioni alle banche d’affari?
Ribadiamo che nelle stesse parole del Mef, i derivati servono a “comprare una copertura assicurativa che minimizzi l’impatto di eventi sfavorevoli”. Comprare, non vendere. Più in generale, partendo dalle parole del Mef, sarebbe interessante sapere come si sia arrivati alla situazione attuale; capire in che modo quello che Bloomberg definisce una scommessa che non è nemmeno definita nella letteratura finanziaria possa essere equiparata a un’assicurazione; farsi spiegare perché la vendita di un derivato che contiene un altro derivato è considerata una normale operazione di politica economica; com’è possibile che le perdite per la sola Italia siano superiori a quelle di tutta l’area euro; quali siano le coperture per potenziali perdite di oltre 40 miliardi; se 160 miliardi è il totale di derivati o se dobbiamo attenderci nuove sorprese nel prossimo futuro; e le domande sarebbero molte altre.
Una prima possibile risposta viene dalla stessa inchiesta del Sole24Ore, che sottolinea come, tra amministrazione pubblica e banche d’affari, “almeno all’inizio i rapporti di forza tra i negoziatori erano chiaramente sbilanciati”. Sarebbero però necessarie quanto urgenti risposte più puntuali, così come un’informazione chiara sui rischi futuri e le misure messe in campo per contrastarli. Peccato che al momento, tutto quello che si è saputo dal Governo, per bocca del sottosegretario all’Economia Baretta, è che “in merito ai dettagli informativi sul portafoglio derivati è allo studio una nuova e più efficiente metodologia di ampliamento del set informativo e della sua periodicità”.

NOXV83
Italicum, per il voto finale, PD solo in aula.
Renzi ha raggiunto lo scopo ancor prima di far passare la legge.
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IL PD EUROPEO VOTA A FAVORE DELLE BANCHE OMBRA
Berluscameno

I “furboni di Bruxelles” si apprestano ad affrontare la prossima inevitabile “crisi finanziaria “ (che sarà scatenata su iniziativa anche delle Lobby Bancarie che comandano l’attuale Governo di burocrati della UE), addebitando le previste e prossime “mostruose perdite finanziarie”, che saranno addebitate alle popolazioni dei paesi (anche poveri) della UE.
Le lobby finanziarie e bancarie hanno vinto di nuovo!
Il 29 aprile il Parlamento Europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha dato il via libera a una norma che invece di ”regolamentare in modo severo” il cosiddetto “sistema bancario ombra” (Shadow Banking) – come richiesto dal “Financial Stability Board” (FSB)e dal “Comitato Europeo per il Rischio Bancario Sistemico” – ha finito per introdurre solo “requisiti marginali”, troppo blandi rispetto al rischio che le “banche ombra” rappresentano per i mercati finanziari globali.
Nello “specifico” la norma riguarda un particolare tipo di fondi monetari, i” Constant Net Asset Value Money Market Funds(CNAV)”, fondi con valore patrimoniale netto costante, utilizzati da grandi imprese finanziarie e investitori istituzionali bancari per parcheggiare la loro abbondante liquidità (fornita dalla BCE con il QE di Draghi) e finanziarsi nel breve periodo.
Formalmente si tratta di “fondi d’investimento” che però, grazie a un diverso sistema di contabilizzazione delle quote, funzionano a tutti gli effetti come “depositi bancari”, senza dover sottostare alle norme e alle “AUTORITA’ DI VIGILANZA “previste per le banche, né a garanzie sui depositi.
Tra il 2008 e il 2009, gli anni peggiori dell’ultima crisi finanziaria, le “vendite forzate di titoli di stato” da parte di fondi CNAV (per rimborsare gli investitori che volevano uscire) hanno accelerato il “crollo del valore dei bond pubblici”, contribuendo in modo determinante all’ acuirsi della “crisi recessiva GLOBALE “, in cui ancora oggi l’Italia si dibatte strenuamente.
Ecco il motivo per cui il “Financial Stability Board” e il “Comitato Europeo per il Rischio Sistemico” avevano raccomandato al Governo UE di” eliminare” gradualmente alcuni di questi fondi.
Lo stesso Michel Barnier, ex “commissario europeo per il mercato interno e i servizi finanziari “(carica che oggi ricopre il britannico Jonathan Hill), aveva appoggiato la proposta, chiedendo – nel 2013 – che i fondi CNAV fossero “almeno” sottoposti alla normativa bancaria e accantonassero un cuscinetto di capitale pari almeno al 3% del patrimonio.
Ma con Hill la musica è subito cambiata. “Il nuovo commissario ha lasciato cadere la proposta Barnier”, spiega Sven Giegold, portavoce finanziario del Gruppo dei Verdi a Bruxelles. “Francia e Germania, contrarie a regole blande ed inutili di pura facciata per i fondi, “si sono scontrate”(?) con Gran Bretagna, Irlanda e Lussemburgo (dove il mercato dei fondi CNAV è molto sviluppato) ed i secondi (molto più ubbidienti al “dictat” delle banche presenti nelle varie lobby), hanno avuto la meglio”.
Nella norma approvata è addirittura sparito il “cuscinetto di sicurezza” minimale del 3%. In più, solo una particolare categoria di fondi monetari, i cosiddetti “Low Volatility Net Asset Value”, verrà messa al bando, ma solo dopo una fase di transizione di cinque anni: tre anni in più rispetto agli Stati Uniti, dove un provvedimento analogo è già stato introdotto.
La” proposta annacquata” ed “ indecente” del Parlamento Europeo è passata a favore con il 70% dei voti e quindi con il sostegno convinto di S&D (socialdemocratici), PPE (popolari), Alde (liberali) ed Ecr (conservatori).
All’interno del gruppo S&D, il PD italiano ha votato compatto a favore proprio ed esclusivamente per prendere in giro tutto il popolo italiano, che “non sa cosa fanno nel Parlamento UE”, ma che li paga comunque profumatamente!
Solo Cofferati ed Ely Schlein si sono astenuti (e votare contro no,eh!) . Ad opporsi, alla fine, sono stati solo la lista Tsipras, il M5S (evidentemente gli italiani non sono tutti fessi!), la Lega e i Verdi.
Le “BANCHE OMBRA” (tramite lo Shadow Banking) potranno quindi continuare ad agire (come hanno sempre fatto, Monte Paschi Siena docet!) sostanzialmente indisturbate, con gli stessi rischi e causando gli stessi disastri economici causa principale della totale instabilità dei mercati globali del periodo “pre e dopo crisi”.
Per colpire il MOSTRO FINANZIARIO e BANCARIO CHE SOFFOCA ormai L’EUROPA ed il mondo intero non bastano i proclami e le manifestazioni.
Servono decisioni politiche coraggiose come sarebbe quella di creare la nuova Costituzione degli STATI UNITI D’EUROPA federale e solidale.
A Strasburgo, il 29 aprile, si è persa- invece – l’ennesima occasione di creare” una vera e seria riforma”.

Vietato in Parlamento l’uso della parola ‘onestà’!!
.
L’IPOCRISIA DI BERSANI
Berluscameno

Ho letto che alla Camera è proibito ai deputati pronunciare quella parola: “ONESTA’”.
Il disegno reazionario in atto non può prescindere dal perverso utilizzo dell’informazione.
La manipolazione sistematica consente ai massoni neonazisti dominanti, Draghi e Schaeuble in testa, di sterilizzare la democrazia grazie alla sapiente costruzione di un clima di perenne emergenza. Nel 2011 per esempio, la “bufala dello spread “risultò funzionale all’ arrivo al potere di Monti, già iniziato presso la Gran Loggia Unita d’Inghilterra nonché inserito nella super-officina massonica ‘Babel Tower”.
Lo spettro del “default” serve solo per far trangugiare al popolino alcune volgari contro-riforme che mirano alla definitiva cristallizzazione di una società classista, iniqua, violenta e diseguale.
I politici, poco più che burattini al servizio di logge e poteri occulti, sono frequentemente ingaggiati a contratto, per poi essere cinicamente scaricati una volta divenuti vecchi ed inservibili.
Prendiamo il caso della cosiddetta “sx del Pd”, gruppo eterogeneo formato da una accozzaglia di mediocri raccolti intorno ad un leader da operetta come Bersani.
Se un alieno, appena sbarcato sul pianeta Terra, s’imbattesse per caso in un tipo alla Alfredo D’Attorre, potrebbe per un attimo scambiarlo per un sincero democratico, attento alla tenuta della democrazia e alle ragioni dei più deboli. Peccato le cose non stiano così. D’ Attorre, infatti, al pari di Bersani, Letta, Fassina, Cuperlo, Bindi, Padoan ecc., fa parte di quella nutrita schiera di personaggi che usa la verità come arma di ricatto contrattuale.
Fino a quando il Pd era dominato dalla vecchia guardia, le “politiche di austerità” (della Merkel) erano necessarie e responsabili; ora che Draghi ha licenziato gli antichi servitori, promuovendo al rango di nuovo caposala l’astuto pinocchietto fiorentino Renzi, molte mezze calzette trovano improvvisamente il coraggio di dire apertamente ciò che prima, per interesse e pavidità, non osavano neppure sussurrare.
Chi ha voluto Monti al potere? Il Pd di Bersani.
Chi ha votato il pareggio di bilancio in costituzione? Il Pd di Bersani.
E il fiscal compact? Sempre il Pd di Bersani.
E la riforma Fornero? Idem.
Renzi effettivamente è squallido, ma i suoi nemici interni sono più squallidi di lui, aggiungendo abbondante ipocrisia alla conclamata nefandezza.
“Hanno la faccia come il culo”..
La speranza è che simili figuri, pronti a sottoporsi ad un intervento di ricostruzione dell’imene pur di rifarsi una verginità perduta, vengano definitivamente archiviati con il disonore che meritano nel dimenticatoio puzzolente della storia.
Un altro del quale nessun uomo per bene potrà mai sentire la mancanza è Ferruccio de Bortoli, portavoce del massone aristocratico e reazionario Mario Draghi, recentemente cacciato dalla guida del Corriere della Sera.
De Bortoli, fatto della stessa pasta dei vari Bersani e D’Attorre, si è congedato dai suoi lettori scrivendo un lungo pezzo tanto paradossale quanto ridicolo “I giornali devono essere scomodi”, pontifica l’ex direttorino armato di ciuffo ed erre moscia, massima espressione di un giornalismo meschino, forte con i deboli e debole con i forti.
Il Corriere di Flebuccio in effetti è stato scomodo: scomodo per i precari, per i poveri, per i disoccupati, per i pensionati e per gli studenti, tutti criminalizzati dal piglio perbenista del miliardario con la penna posto a difesa del santuario “mercatista”.
De Bortoli ebbe perfino il coraggio di augurare all’ Italia l’arrivo della Troika, da sempre perfettamente a suo agio nel ruolo di Gabibbo di lusso che fustiga i vizi della Casta che lo pasce e lo arricchisce. Senza la scientifica “opera di mistificazione “messa in piedi da giornalisti e politicanti asserviti ai soliti centri di potere dei Banchieri globali , non sarebbe stato possibile svuotare dalle fondamenta la democrazia in Europa.

LE BANCHE RIVERSERANNO I LORO FALLIMENTI SUI RISPARMIATORI
Berluscameno

I tecnocrati di Bruxelles hanno deciso che a pagare il conto dei “loro disastri bancari “ saranno i clienti” (ossia i risparmiatori).
La crisi recessiva più lunga dal dopoguerra ad oggi sembra essersi arrestata ma l’implosione dei sistemi finanziari e bancari del 2008 ha messo a dura prova governi e finanze pubbliche ma anche i privati vivranno-ora – in un mondo completamente trasformato.
La logica è quella del “liberi tutti”. Di salvarsi come di affondare, senza aiuti esterni.
Così cambia il mondo per le società, i conti pubblici e i portafogli privati.
1)-Partiamo dalle società quotate e no.
Matteo Renzi ha annunciato la fine del “capitalismo di relazione”, ma questa “nuova era” i vecchi salotti buoni l’hanno consacrata già da un po’ di tempo. E il motivo è semplice: con lo sboom dei valori di Borsa e la riduzione del capitale di rischio, è tramontato per sempre il vecchio adagio di Enrico Cuccia per cui le azioni si ‘’pesavano’’ e non si ‘’contavano’’. Ora le azioni si contano eccome e nessuno vuole più buttare soldi pur di far parte di un club di eletti che produce solo perdite.
In questo modo, tutte le “aziende sane” (ma chi le giudica e controlla?) saranno maggiormente contendibili e si tratta di una svolta importante.
Secondo effetto, anche questo positivo, della fine della crisi, è poi la catartica riduzione dei tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico europeo che solo 4 anni fa sembrava del tutto avveniristica. L’epoca dei” tassi a zero” rende comuni gli obiettivi di risparmiatori e banchieri ed è una cosa mai avvenuta nell’economia recente: entrambi, infatti, non saranno più disposti a pagare gli Stati per comprare i loro bond sovrani a interesse negativo ma cercheranno rendimenti migliori. Ecco spiegato il motivo per cui si sta registrando un aumento consistente dei mutui e perché potrebbe ripartire –finalmente il settore immobiliare. A questo fine occorre una adeguata diminuzione dell’“astronomico carico fiscale” sulle case di abitazione.
3)-Il terzo effetto della “fu tempesta finanziaria” è invece perverso e comporta rischi sconosciuti per tutti i clienti di una banca. Con la riforma operata in Europa dei regolamenti sui bilanci pubblici e privati delle Banche è stato stabilito che la comunità degli istituti finanziari e banche non potrà essere più salvata (in caso di “default” bancario )dagli Stati. Ai Paesi penseranno gli ombrelli finanziari sovranazionali (come i vari Fondi salva-Stati, il FM).
Delle banche- in grave difficoltà finanziaria -si occuperà in solido chiunque abbia a che fare con loro e non più i governi dei Paesi eventualmente interessati dall’eventuale “default” delle loro Banche private. In termini tecnici, si passa dal sistema di ‘’bail out’’ (salvataggio esterno) a quello di ‘’bail in’’ (salvataggio interno).
Il cambiamento è previsto dalla direttiva europea “Banking recovery and resolution” entrata in vigore dal primo gennaio 2014 un po’ alla chetichella e che dovrà essere approvata in Italia attraverso un decreto legislativo ancora all’esame del Parlamento, che prevede peraltro la necessità di ulteriori passaggi attuativi.
La novità è chiara e sarà bene che la tengano presente tutti coloro che pensano di aprire un conto in Banca o acquistare bond e azioni da un istituto di credito: lo Stato non interverrà più a salvare le banche in stato fallimentare. L’arduo compito toccherà proprio agli azionisti prima, agli obbligazionisti poi, e se non fosse sufficiente, interverranno anche i clienti correntisti e risparmiatori. Sono fatti salvi solo i conti bancari fino a 100 mila euro, un livello di garanzia già sancito dalla legge italiana e che diverrà operativo in tutta l’Unione. Se ne sono già avuti degli esempi pratici a Cipro – dove gli oligarghi russi sono stati chiamati ad aprire i portafogli – e presto accadrà anche in Austria, con una banca in “default”, la “Hypo Alpe Adria”.
Il funzionamento è piuttosto semplice: una volta dichiarato il” bail-in” (al fine di evitare il default della banca), si bloccano tutte le transazioni sui titoli azionari e obbligazionari, ma anche sui conti correnti, fino a quando non si definisce il livello di intervento necessario per turare le falle che si sono aperte nei bilanci.
A seconda del livello di rischio degli investimenti si passerà ad annullare i crediti degli azionisti, degli obbligazionisti e infine, se necessario, anche dei correntisti e titolari di conti deposito, con esclusione come detto dei primi 100 mila euro, che dovrebbero essere coperti da un fondo interbancario di tutela dei depositi, in via di costituzione per tutta l’Unione. Non è certo il caso di fasciarsi la testa prima di averla sbattuta ma giova ricordare il “livello di intervento pubblico” in Europa negli ultimi anni. Germania, Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Grecia, Belgio, Austria, Portogallo e Italia hanno speso in tutto” 441 miliardi di euro in prestiti per consolidare le loro banche”. Una montagna di denaro che, se dovesse servire di nuovo in caso di fallimenti, “graverà totalmente” sulle tasche dei cittadini e non più dei governi.

L’ITALIA VERSO LA DISOCCUPAZIONE DI MASSA
Claudio Messora

George Friedman ha parlato di catastrofe sociale. Il governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco ha detto che vede una disoccupazione di massa alle porte: “Senza innovazioni e investimenti nel capitale umano rischiamo una disoccupazione di massa“. Nel giro di 10-20 anni un lavoro su due scomparirà’.. Anche se si creasse un ambiente favorevole alle imprese ci troveremmo comunque con un forte ritardo culturale”. “L’alfabetizzazione degli adulti italiani è molto bassa: il 70% degli italiani non comprende ciò che legge o non sa come usare le informazioni scientifiche e tecnologiche che possiede. Siamo molto indietro”.
Visco ha citato una serie di dati per dimostrare che la dimensione delle imprese italiane e la loro mancata crescita dipenda dagli scarsi investimenti in capitale umano: “Anche negli Stati Uniti le imprese nascono piccole come in Italia e hanno la stessa mortalità, una su due dopo un certo periodo muore. Ma se negli Usa un’impresa comincia con 10 addetti dopo due anni questi sono 26, mentre in Italia sono 12. Questo dipende dal capitale con cui quell’impresa viene sostenuta: noi abbiamo cercato di ridurre la fiscalità sul capitale di rischio ma è drammatico che questa cosa non si sappia. La flessibilità del mercato del lavoro ha peraltro disincentivato le imprese a investire in innovazione”. “Già adesso investire in capitale umano rende molto poco in Italia perché’ l’impresa vede che non c’é convenienza a investire su quelli che più sanno. Il maggior disincentivo a investire è venuto dal modo in cui e’ stato reso flessibile il mercato del lavoro: alle piccole imprese è convenuto investire in contratti part-time e precari per prendere giovani e fargli fare le stesse cose che facevano gli anziani. Chi doveva investire su se stesso ha pensato che non fosse conveniente farlo”.

IL QUOTIDIANO L’UNITA’

Alessandro Gilioli indica i problemi del quotidiano l’Unità, che ha preso molti soldi dallo Stato e li sperperati, riempiendosi di debiti e riversandoli sui suoi giornalisti querelati che oggi sono costretti a pagare non solo la propria parte di risarcimento, ma anche quella che spetterebbe all’editore.
”L’Unità, dopo essere stata organo del partito, è diventata nel tempo una società privata, la cui proprietà faceva capo a dei ‘normali’ imprenditori. Imprenditori che tuttavia, nel mettere i loro soldi in quel quotidiano, sapevano bene di non fare un affare diretto, nel senso che la testata non avrebbe potuto mai produrre utili. Allora perché ci mettevano i soldi? Perché favorire l’Unità significava acquisire robusti crediti nei confronti di un partito che aveva un grosso potere politico – e quindi avrebbe potuto ricambiarli. L’Unità, pur appartenendo formalmente a quegli imprenditori privati, è sempre rimasta appannaggio del partito e dei suoi vertici. Con una serie di clausole e di accordi interni, il partito ci faceva il bello e il cattivo tempo, ne nominava i direttori, ne determinava la linea editoriale, ne occupava gli spazi con le sbrodolate dei suoi esponenti, che erano obbligatorie in quanto imposte dall’editore ombra stesso, cioè dal partito. Il partito continuava a essere il vero padrone del giornale, però i soldi ce li mettevano degli altri che poi sarebbero stati ricompensati dal potere politico che il partito stesso aveva. La situazione non era delle più limpide. Se poi ci si aggiunge che il buco economico creato da questo giornale era in parte riempito con i soldi pubblici stabiliti da una legge che il partito stesso aveva fatto (con altri, in situazioni simmetriche), la puzza di marcio inizia a crescere parecchio. A un certo punto, il meccanismo perverso ha tuttavia smesso di funzionare, soprattutto perché i partiti sono stati costretti – sotto la pressione di parte dell’opinione pubblica – a ridurre i finanziamenti pubblici (ma anche per altri motivi legati al cambio di dirigenza nel Pd e al cambio di imprenditori privati proprietari della maggioranza delle azioni: in poche parole, i due nuovi gruppi non andavano d’accordo tra loro).
Il risultato è stato la liquidazione della vecchia società proprietaria e la chiusura dell’Unità (che probabilmente riapparirà con altri proprietari più legati all’attuale Pd). Chiusa l’Unità, sono andate a sentenza dozzine e dozzine di cause civili per danni, come ci sono in tutti i giornali (tutti) dato che per i potenti in Italia fare causa è uno sport quotidiano, il più delle volte a scopo intimidatorio. Poiché però la società stava fallendo, nessuno si è occupato di queste cause, tanto meno i consulenti legali del giornale che – non essendo più nemmeno loro pagati – non preparavano più le udienze, portando al giudice il materiale necessario per difendersi. I giornalisti spesso non venivano neppure a sapere che erano in corso i processi. Così le sentenze sono state tutte o quasi di condanna, anche per casi (alcuni li conosco personalmente) in cui non sarebbe stato difficile ottenere un verdetto opposto. Essendo la società ormai in liquidazione, le condanne si sono interamente riversate sui giornalisti, che quindi hanno dovuto pagare non solo la loro parte, ma anche quella che sarebbe spettata all’editore. La legge infatti prevede che il danneggiato possa rivalersi interamente sull’unica parte in grado di pagare, che in questo caso erano appunto le persone. Conosco una collaboratrice esterna dell’Unità che, per un articolo di satira (!), non difesa in giudizio dall’Unità e addirittura ignara di essere sotto processo, ha scoperto a sentenza emessa di dover pagare 3.000 euro per la sua parte e altri 20 mila circa per la parte dell’azienda. E li ha pagati, tutti, dando fondo ai risparmi, perché l’alternativa sarebbe stato il pignoramento dell’appartamento dove abita. In tutto questo, coloro che nella vicenda stavano nella parte alta della piramide – cioè il partito e i vari imprenditori che si sono succeduti alla proprietà – sono spariti e non versano un euro. Il primo, perché dice di non c’entrarci nulla, che l’Unità non era formalmente sua; i secondi, perché hanno messo la società in liquidazione e ciao. A pagare sono stati i più deboli su cui i più forti (partito e imprenditori) hanno rovesciato ogni peso. Che poi ciò sia avvenuto proprio nel giornale di un partito fondato per difendere i deboli dalle angherie dei forti, beh, questo è un paradosso significativo sulla parabola di quel partito.”

honhil
Lampante il grosso conflitto d’interesse tra chi teneva in piedi (appunto per riceverne benefici a gogò) L’Unità (giornalisti compresi) e il partito di riferimento. Per quanto riguarda i deboli e i forti, beh, la storia del vaso di coccio tra i vasi di ferro non è una favola, ma lo specchio della realtà. Nonostante si dica che l’Italia abbia la più bella costituzione del mondo, lo Stivale è il Paese delle caste. E sono proprio loro a celebrare, ad ogni stormir di foglia, la Carta, dato che nelle pieghe della Costituzione trovano sempre il ferro che le tiene in piedi. La Corte Costituzionale la limatura agli stipendi delle toghe l‘ha bloccata sul nascere con una veloce sentenza resa immediatamente esecutiva. Perché toccare i loro stipendi da nababbi è anticostituzionale. Punto è basta. Per il Popolo pecorone, in nome del quale le toghe operano, invece, è tutto vischioso e tutto si può rinviare ‘sine die’. Non per niente con la legge Fornero il default è stato fatto entrare a forza nelle famiglie del ceto medio e vi è rimasto. Con il risultato di far cadere la domanda interna. E quando il giochetto non è stato più possibile portarlo avanti e l’Alta Corte si pronuncia, trattandosi di ‘deboli’, cominciano i distinguo e da parte della stessa Corte, che in parte si rimangia quello che ha deliberato, e da parte del Governo. La verità vera è che le Istituzioni italiane oramai sono troppo marce per potersi da sole emendare.
.
Cordy
Ricordo i giornalisti dell’Unità migliori con la schiena assai dritta (Padellaro, Travaglio, De Gregorio), e quella con cui e’ stata alla svelta rimpiazzata (Jop, Oppo, Costa), per fare l’organo di stampa del PD. Ricordo di quest’ultima terna gli attacchi ai 5 stelle al limite della demenza, e ben oltre il ridico e l’indegno intellettualmente.
Per i primi mi dispiace assai.
Per i secondi pure.

IL TESORETTO C’E’ MA E’ IN GERMANIA
Berluscameno

Il «tesoretto» c’è, ma è in Germania.
La Merkel (su pressione degli USA) “scopre il miracolo “di avere 38 miliardi extra in cassa.
Alcuni suggeriscono che occorre prendere in considerazione di iniziare “un nuovo risorgimento italiano” per “liberare l’Italia” dalle prevaricazioni dovute a Trattati e regolamenti fraudolenti ed infami pattuiti con l’attuale farlocca UE.
La GERMANIA -anziché pensare alla costruzione di un “vero” stato europeo -ossia agli “STATI UNITI D’EUROPA “ federali e solidali- pensa di continuare nell’attuale andazzo di poter usufruire del paravento UE per avere a sua disposizione una moneta molto sottovalutata rispetto al valore reale del marco, che le permette di ottenere sui mercati internazionali (USA) delle merci un “surplus annuale commerciale spropositato“.
“Ma allora occorre che si provveda a fare subito un Referendum sulla continuazione all’appartenenza o meno all’UE attuale”, come ha dichiarato Cameron, dopo la vittoria elettorale!
Deve essere il popolo italiano che decide sul suo destino futuro e non quattro “lavapiatti in frac “che in tutta segretezza ci hanno bidonato.
L’importo del tesoro tedesco -accumulato tramite le nostre disgrazie- dovrebbe essere convogliato in investimenti interni alla Germania (od esterni nei paesi deboli della UE, che hanno estrema necessità di ottenere prestiti per “veri “investimenti produttivi).
Se il surplus commerciale della Germania concorre a creare “IL TESORO NASCOSTO DELLA GERMANIA”(centinaia di miliardi di euro e dollari costruito col “dumping valuario”), allora i nostri governanti dovrebbero chiedere la “restituzione della nostra sovranità monetaria e nazionale prima concordata con la Merkel.
Intanto la “furbetta” Germania dichiara di ritrovarsi con 38 miliardi di euro (dichiarati, ma sono molti di più) in più nelle casse del tesoro pubblico nazionale ed è giù iniziata la discussione su come utilizzarli.
(Se più soci costituiscono una società commerciale e si accorgono che solo uno realizza -a spese degli altri – enormi profitti, e i restanti accumulano solo “gigantesche perdite “ che razza di patto para sociale è stato firmato?
Questa è una colossale truffa internazionale di cui qualcuno dovrebbe rispondere in un Tribunale Internazionale !)
Secondo le cifre diffuse oggi dal ministero delle Finanze Tedesco, le entrate fiscali
nel periodo 2015-2019 saranno superiori di 38,3 miliardi di euro a quelle previste, grazie alla “maggiore crescita dell’economia e all’aumento dei salari”.
Recentemente, il Governo ha ritoccato al rialzo le stime di crescita del prodotto interno lordo per il 2015 da 1,5 a 1,8%.
La Germania ha ottenuto già lo scorso anno un “surplus di bilancio” dello 0,6% del Pil, ma alcuni economisti non tedeschi dicono che il “surplus” tedesco sia stato superiore al 6%!).
Tenere i conti in pareggio (a scapito degli altri Paesi deboli dell’UE) è l’imperativo di Schaeuble (“fregare , fregare , fregare sempre “quei popoli ignoranti dei Paesi del Sud Europa!) .
Schaeuble ha dichiarato che il “surplus miliardario addizionale” dovrebbe essere destinato agli investimenti in infrastrutture, molto carenti in Germania, e verso i quali il Governo tedesco è “stato sollecitato” dal Fm, dalla Commissione europea e dagli Stati Uniti”.
Attualmente con un euro si compra 1,12 dollari USA.
Meno valore ha l’euro rispetto al dollaro USA e più merci tedesche la Germania può vendere. Ma questo si chiama “dumping valutario”. Si tratta di partecipare al mercato dei beni internazionale disponendo di un moneta (farlocca, ossia l’attuale euro) che non rappresenta “il reale valore di quella valuta vera nascosta” (ossia il “marco” –euro tedesco). Anche cinesi –tempo fa -si proiettarono nel mercato internazionale dei beni con una moneta chiaramente “deprezzata” rispetto al dollaro. Ma gli USA hanno (per tempo) fatto capire ai governanti cinesi che il loro “giochetto “ valutario (dumping) era stato scoperto e dovettero (alla svelta) rivalutare la moneta cinese ossia il loro Yuan .
Pertanto se il” marco-euro “ si rivalutasse ora del 40% rispetto al dollaro USA (ossia un “euro-marco” = 1,50 dollari) le merci tedesche incontrerebbero più difficoltà ad essere vendute sul mercato USA dei beni reali.
Ora la missione dell’ FMI dovrà esaminare l’andamento “VERO “ dell’economia tedesca (su espresso incarico degli USA) in Germania ed il FMI – in questi giorni -emetterà le sue conclusioni lunedì a Berlino, come richiesto dal Governo USA!
Gli interlocutori internazionali del Governo tedesco ritengono che una maggiore spinta sulla domanda interna, alimentata finora dai consumi, “dovrebbe arrivare anche dagli investimenti pubblici”, resi possibili dal buon stato dei conti pubblici, dai bassissimi tassi d’interesse e dal grande TESORO PUBBLICO – ma NASCOSTO -POSSEDUTO.
Sarebbe opportuno –anche – che la Germania “offrisse prestiti” a basso tasso di interesse al Governo Italiano (con un nuovo apposito Piano del tipo di quello già sperimentato da George C. Marshall –Piano per la Ripresa Europea – “European Recovery Program”).

IL PD FA SOLO GLI INTERESSI DI UNA CRICCA NEOLIBERISTA
Berluscameno

L’attuale SINISTRA al Governo è ormai diventata solamente una élite neoliberista globale interessata solo a fare gli interessi economici della Finanza Globale e della intermediaria Merkel.
Nessun aiuto economico deve essere concesso (anche sotto forma di prestiti) per i piccoli, medi e grandi imprenditori delle imprese reali manifatturiere italiane, ma “tutto deve essere rivolto “alla creazione di un aumento incondizionato del guadagno delle Banche Private e dei relativi Banchieri.
Dice la Merkel che ovviamente tutto il guadagno dei finanzieri d’assalto realizzato tramite le Banche Ombra deve essere permesso, confezionato ed approvato dal Governo italiano in nero perfetto.
A questo proposito il Qatar e Dubai sono due intraprendenti paesi “Paradisi Fiscali” !

MASSIMO GRAMELLINI

CLASSE DIRIGENTE
A poche ore dalla proclamazione dei risultati, in Gran Bretagna i tre leader sconfitti si sono dimessi e quello vittorioso ha già ricevuto l’incarico (reincarico, nel suo caso) dalla Regina. Se fosse solo un problema di leggi, anche noi col brutale Italicum potremmo presto vantare lo stesso genere di chiarezza istituzionale. In realtà le leggi contano molto meno dei caratteri e delle consuetudini. Nemmeno il più perfetto dei sistemi metterà mai un italiano nelle condizioni di accettare l’esito del voto o indurrà gli sconfitti a dimettersi, dichiarandosi sconfitti anziché «non vincitori». E neanche la più straordinaria riforma costituzionale potrà bonificare la vergogna della composizione delle liste elettorali, che attingono a un personale politico scadente e spesso impresentabile.
L’infornata delle imminenti Regionali sembra un trattato sociologico sugli orrori della società: si va dal postfascista non pentito all’ex leghista che chiama i gay «culattoni», dal candidato in odore di camorra all’amico di Cosentino nella cui abitazione al momento dell’arresto fu trovato un fucile calibro 12. Se poi si pensa che tutti questi begli esemplari convivono nello stesso partito e che questo partito è quello che esprime un presidente del Consiglio che ha messo la trasparenza e il merito ai primi posti del suo programma, ci sarebbe da chiedere asilo politico alla Regina. O più banalmente da chiedere a Renzi, della cui buona fede resto convinto, di porre mano ai criteri di selezione della nuova classe dirigente, perché un baraccone zavorrato da mediocri, riciclati e inquisiti rischia di mandare a fondo noi, ma anche lui.
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IL VUOTO
La vera riforma istituzionale sarebbe vederli finalmente in aula. Tutti. O almeno qualcuno. Non è la prima volta che disertano, ma ci sono situazioni in cui fa più male. Ieri, per esempio. Il ministro degli Esteri riferiva alla Camera sulla tragedia di Lo Porto, l’italiano ucciso da un drone di Obama, e ad ascoltarlo erano in trentacinque. Gli altri seicento assiepavano stazioni e aeroporti, ma forse erano già ripartiti il giorno prima o quello prima ancora. Forse non erano mai arrivati. Tanto chi li controlla? Chi dà peso al loro lavoro?
Gli scranni vuoti svuotano di senso il rito della democrazia. Le polemiche contro il governo che risuonavano ieri mattina nell’aula deserta erano urla nel silenzio, meri esercizi di stile. Come puoi pensare che il Paese ti ascolti, se non ti ascoltano nemmeno le persone che sono state elette con te? La Camera è la piazza dove si discute, ma una piazza abbandonata toglie autorevolezza a qualunque cosa vi accada. Prima di decidere la legge elettorale che servirà a selezionare gli inquilini futuri di Montecitorio, bisognerebbe chiedersi quale sarà il loro ruolo. Quello attuale oscilla tra il passacarte, il menefreghista e il latitante. E, con un morto di mezzo, lo squallore della scena diventa insopportabile. A proposito della falsa partecipazione dei potenti al suo lutto, il padre di Lo Porto ha detto: «Tanto domani berranno il caffè e si saranno già dimenticati tutto». È stato ottimista, perché domani era già ieri.
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INDESITDERATI
Com’era facilmente prevedibile, la multinazionale americana che comprò la Indesit promettendo di non toccare nemmeno un posto di lavoro ne ha appena sforbiciati milletrecentocinquanta in Piemonte, Marche e Campania. L’aspetto umano della vicenda interessa una minoranza di romantici. L’impresa familiare collegata al territorio non esiste più e oggi le vite degli individui vengono decise con un tratto di penna a migliaia di chilometri di distanza, dove non arrivano le lacrime di rabbia di un lavoratore sconosciuto e lontano. Al di là dei lamenti di rito, e di una difesa altrettanto sterile di un passato che non tornerà, si pone il problema di cosa fare di questo capitalismo 2.0 che regna incontrastato sul mondo. Abbatterlo appare difficile. E allora tanto varrebbe completarlo.
Per adesso, almeno in Italia, resta un ponte sospeso sul vuoto. Il lavoratore vi viene spinto a forza dopo un licenziamento e si ritrova in mezzo al fiume senza gli strumenti per arrivare sull’altra sponda. Questi strumenti non sono la difesa ostinata di un posto diventato purtroppo antieconomico e inutile, ma un nuovo Stato sociale che garantisca all’esubero (parola orrenda) di recuperare la sua esuberanza attraverso tre semplici mosse. Un reddito di disoccupazione in grado di attutire i danni collaterali del licenziamento. Un corso di riqualificazione professionale che rigeneri anche mentalmente la persona che si è sentita rifiutata dal sistema. E infine il ricollocamento sul mercato. Sarà questo il Welfare del futuro, la vera sfida su cui Renzi l’Americano verrà giudicato dai posteri e prima ancora dai contemporanei.
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http://masadaweb.org

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