Nuovo Masada

maggio 3, 2015

MASADA n° 1646 3-5-2015 FILM NINFOMANIA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 2:09 pm

MASADA n° 1646 3-5-2015 FILM NINFOMANIA
Viviana Vivarelli

La ninfa è lo stato ancora incompiuto di alcuni insetti.
Da cui potrebbe dedursi che la ninfomania è uno stato embrionale della psiche in cui non si sono ancora sviluppati i sentimenti ma si è sviluppata la sessualità per cui questa dilaga anche nel luogo dove dovrebbero esistere i sentimenti..

L’orgasmo è per un 30% sesso, per un 30% passione e per un 40% immaginazione.

«Una forza stranissima si insinua
nelle mie labbra docili e le incurva;
io ruoto, sento, sul mio desiderio
schiava di un magnetismo che mi ha vinta.
La corsa dopo invaderà il mio corpo
che la esercita in sé, nel suo tormento,
per superare ciecamente il solco
dove tu, assente, non puoi più fiorire.
Ardo di mille musiche diverse,
ma dove è tempo di un incontro nuovo,
resiste il “poter essere” di te

Alda Merini
.
Ho guardato con cura questo film molto discusso, che qualcuno ha considerato pornografico e scandaloso ed altri filosofico e profondo. Mi sono imbattuta in questo film perché è stato presentato su sky.

L’ho guardato con attenzione per molti motivi: malgrado io abbia amato lo stesso uomo per 57 anni e ne abbia avuto una figlia, sono vissuta in modo quasi monacale, non mi pare di aver avuto alcuna esperienza di erotismo e speravo di trovarne nel film restandone delusa, non ho mai guardato film pornografici né conosco la letteratura pornografica in genere, non credo di avere molto interesse per la pornografia mentre ne ho molta per il comportamento psichico in genere e le sue patologie, infine mi incuriosiva il regista LARS VON TRIER (nato nel ’56 in Danimarca), che è considerato uno dei registi più originali e anticonformisti del cinema contemporaneo.

Sicuramente tutto nella vita spinse Lars von Trier verso l’anticonformismo: genitori nudisti, comunisti e atei che lo portarono all’autodeterminazione, assenza di autorità esterna che lo portò a crearsi a una disciplina interiore e a esercitare una leadership, scuola iniziale troppo severa che abbandonò per reazione a 15 anni, scoperta che il padre biologico non era il compagno di sua madre ma era un famoso compositore svedese con cui non riuscì mai ad avere rapporti. L’insieme unito ad una spiccata intelligenza lo portò ad essere un escluso famigliare e sociale, un non riconosciuto, e pertanto amplificò da una parte il suo desiderio di distinguersi e farsi notare, dall’altra lo appesantì con una serie di fobie complicandogli la vita e lo spinse alla droga e all’alcool.
Certamente Lars non Trier ha sempre sofferto di conflitti di personalità e di sindrome da esclusione, tanto che per valorizzare se stesso si aggiunse un ‘von’ come attributo nobiliare. Le sue fobie sono molteplici: non può viaggiare in aereo, come in mare aperto, crede di essere colpito da malattie letali ecc., soffre a lungo di depressione.
Esordisce in televisione con Medea ma ottiene il successo con la serie horror ‘The Kingdom’. A partire dai 13 anni è anche attore e si cimenta nella regia. Il suo primo film di successo è ‘L’elemento del crimine’, una trilogia che ottiene molti premi ma non ha successo in Danimarca.
Nel ‘95 fonda il movimento Dogma 95 con l’intento di “purificare il cinema dalla cancrena degli effetti speciali e dagli investimenti miliardari“. Niente luci, nessuna scenografia, assenza di colonna sonora, rifiuto di ogni espediente al di fuori della camera a mano. Le regole da seguire per raggiungere questo obiettivo furono espresse in un decalogo scritto, immediatamente violate in ogni senso.
Ho visto il suo primo film del ’96 ‘Le onde del destino’, storia che non mi è piaciuta affatto per la stupidità della protagonista che si annichilisce per amore, un caso clinico di tipo opposto, ma proprio per questo sulla stessa linea di Ninfomania e in cui la protagonista si sacrifica in una devozione masochista d’amore, entrambe patologie estreme dell’amore. Possiamo dire che Lars va da un eccesso sentimentaloide e suicida all’assenza brutale di ogni sentimento.
Nel 2000 arriva il grande successo di ‘Dancer in the Dark, con la cantante islandese Björk, primo film girato tutto in digitale. E se Ninfomania può definirsi un anti-porno, questo è un anti-musical. Siamo sempre in pieno anticonformismo.
Divenuto ricco, Lars si permette di ingaggiare Nicole Kidman per il suo ‘Dogville’ del 2003, prima opera di una nuova trilogia sugli Stati uniti.
Seguono film gotici o provocatori con attori pescati nel porno e ispirazioni prese da ‘L’anticristo’ di Nietzsche. Appare Charlotte Gainsbourg, che sarà poi la protagonista di Ninfomania. Segue il depressivo ‘Melancholia’, vincitore di tre European Film Awards: miglior film europeo dell’anno, miglior fotografia e migliore scenografia.

TRAILER

Ninfomania’ esce a Copenaghen nel 2014 sempre con Charlotte Gainsbourg.
E’ la storia in due film di una ninfomane, Joe, raccolta pesta e sanguinante in un vicolo da un anziano professore universitario, Seligman (Stellan Skarsgård), che la porta nella sua casa e nel corso di una notte lei gli racconterà le sue turbe sessuali e la sua vita dissoluta.

Il professore, che non ha mai avuto una propria vita sessuale, la ascolterà con molta pazienza rapportando le esperienze coatte della donna alle proprie conoscenze di pesca, insetti, astronomia, filosofia e musica colta… in un succedersi di analogie anomale e di grande valore estetico, molto strane quando più i fatti narrati sono crudi, anaffettivi e cinici.
Per esempio paragonerà tre diversi amanti a tre tocchi di un preludio corale di Bach, tre voci, ognuna delle quali ha la propria personalità, ma tutte e tre formanti una completa armonia, una polifonia (nota 1).
Questa sublimazione della storia, via via che viene filtrata dall’interpretazione quasi scientifica e naturalistica del professore, ha un effetto catartico sulla narratrice stessa, che, vedendo dal di fuori i propri atti compulsivi nell’oggettivazione rarefatta di una mente razionale e filosofica, riesce quasi a purificare se stessa riconciliandosi col suo io malato. Quando la lunga notte ha il suo termine e la narratrice ha abreagito la sua sindrome, come in una profonda seduta psicoanalitica, ecco che esplode un finale imprevisto e sconvolgente che lascia senza fiato. La natura ha vinto sulla ragione.

Non credo che questo sia un film porno e certamente non è un film erotico. Per capire meglio di cosa stiamo parlando bisognerebbe saper distinguere tra erotismo e pornografia.
Il termine erotismo viene dal mondo greco e indica un amore appassionato unito al desiderio sessuale. Nell’erotismo c’è una forte attrattiva sessuale ma anche un intenso legame emotivo. Dunque l’erotismo si lega a ciò che ci appare immensamente bello attraverso la sensualità.
In ‘Ninfomania’ non c’è niente di tutto questo. La protagonista non è affatto attratta sessualmente dagli uomini con cui scopa e non prova alcun legame sentimentale con loro. Essi entrano nella sua vita in modo solo strumentale per soddisfare una pulsione strettamente fisica, ma il film non mostra nemmeno l’estasi dell’orgasmo, salvo una scena grottesca in cui, bambina, sdraiata in un prato e con le gambe unite, si provoca da sola un orgasmo con la sola forza dell’immaginazione e levita come una santa tra due figure divine in cui il professore ritrova Messalina e la Grande meretrice di Babilonia.

Lars von Trier ha impresso tutta la sua vita sullo scandalo. L’esibizione è il tratto più decisivo della sua personalità. In psicoanalisi l’esibizionismo indica la necessità di essere riconosciuto, perché da ciò passa il riconoscimento di noi stessi. Per assurdo, anche il bambino che è lasciato troppo libero da regole è un non riconosciuto, perché noi ci riconosciamo non solo per ciò che possiamo fare ma anche per gli imperativi morali che ci vietano di fare certe cose. Noi siamo i nostri SI’ e i nostri No. Un eccesso di No da parte famigliare come un difetto di No sono recepiti dal bambino allo stesso modo, come una mancanza di amore dei genitori verso di lui. Il genitore che non regola non cura. Come non lascia crescere quello che cura in modo troppo oppressivo. L’evoluzione della personalità può avvenire solo in un varco dove qualcosa dei genitori viene assimilato e qualcosa respinto. I danni che si possono fare ad una personalità in formazione possono venire dagli eccessi come dalle mancanze. In modo analogo, genitori che si vivono solo al negativo: no religione, no conformismo, no regole sociali, no costume, possono produrre danni come i genitori troppo conformisti ed omologati. L’assenza di regole esterne può trasformarsi allora in una moltitudine di fobie, che altro non sono che regole interne, molto più dure e feroci di qualunque disciplina formale esogena, insorgenti come a colmare un vuoto.
Aggiungiamo a questo la sindrome del ‘figlio non riconosciuto’ che gravò su von Trier spingendolo per anni a un contatto con un padre bilogico che non volle mai nemmeno vederlo.
La cosa curiosa dell’esibizionista è che la sua sindrome lo porterà a scontrarsi con la società regolarizzata, accentuando ancora di più la condanna sociale e dunque ancora di più il suo isolamento, il suo sentirsi alieno al resto del mondo. La fuga nella droga o nell’alcool, a questo punto, può essere fisiologica e ripete il tentativo di fuggire da quel sé che non si autoriconosce. Il bambino non amato non si ama, il bambino aggredito si aggredisce, il bambino non riconosciuto non si riconosce e cerca vie di fuga dal proprio io rinnegato.
E dunque quanto c’è nei film di Lars von Trier di se sesso?
E quanto c’è in “Ninfomania’ delle proprie proiezioni personali?
Per quanto, è possibile che ogni opera umana non sia altro che una proiezione dell’io del suo autore.

Sempre in nome dell’esibizionismo che porta anche ad atti controproducenti, nel 2011, durante la presentazione al Festival di Cannes del suo film ‘Melancholia’, von Trier sconcertò la stampa con dichiarazioni non gradite sul Nazismo. Richiesto su suo padre, rispose: “Cosa posso dire? Capisco Hitler. Ha fatto molte cose sbagliate, assolutamente, ma posso immaginarmelo seduto nel suo bunker, alla fine … mi immedesimo, sì, un po’”. Dichiarò poi che lo stato di Israele era «una rottura di scatole» (altra eresia occidentale), disse di ammirare molto l’architetto Albert Speer, uno dei ministri di Hitler, processato e condannato a 20 anni al Processo di Norimberga, con queste parole: ”Intendevo parlare dell’arte. Albert Speer mi piaceva. Era forse uno dei migliori figli di Dio.. Ha avuto del talento che poteva essere utilizzato….” terminando infine con l’ammissione irricevibile: “Ok, io sono un nazista“. In seguito, quando un giornalista gli chiese se ‘Melancholia’ potesse essere un film distribuito su larga scala, rispose in modo goliardico: «Noi nazisti siamo piuttosto bravi a fare le cose su larga scala». Al che venne immediatamente espulso dal Festival di Cannes, molti paesi minacciarono di annullare i contratti di distribuzione del suo film e la procura di Cannes lo indagò per “apologia del nazismo”. Claude Lelouch parlò di “suicidio professionale”. Più tardi, von Trier cercò di rimediare dicendo di non essere realmente nazista o antisemita, ma che voleva solo fare uno scherzo ai giornalisti.. Comunque sia, il fatto prova da una parte la sua natura imprudente ed esibizionista, dall’altra il gigantesco conformismo e la colossale ipocrisia in cui è calato l’Occidente.
In seguito, per tre anni, von Trier, irritato con i giornalisti e l’intero mondo, mantenne il silenzio stampa. Nel 2014 parlò di nuovo ai giornalisti per dire di essere stato in cura per dipendenza da droga e alcool e ammise di aver scritto gran parte dei suoi film sotto il loro effetto e di essersi mantenuto creativo bevendo una bottiglia di vodka al giorno. Di nuovo si presentava come ‘il regista maledetto’, continuando a destare scandalo. In effetti scrisse ‘Dogville’ da ubriaco in soli 12 giorni, mentre per ‘Nymphomaniac’, scritto da sobrio, gli ci vollero 18 mesi.

Su cosa sia la ninfomania, la cosiddetta scienza ha avuto atteggiamenti contrastanti, dovuti anche al fatto che, tradizionalmente, nel mondo cattolico come in quello ebraico e protestante per non parlare di quello islamico, il predominio maschilista non ha mai riconosciuto alla donna il desiderio sessuale e ha avuto ogni interesse a castrare ogni forma di piacere femminile, pur rimanendo la donna il principale oggetto di piacere sessuale del maschio. Perfino negli Stati uniti l’orgasmo femminile e l’eiaculazione femminile sono stati negati fino agli anni ’80. Un mondo maschilista ha castrato coi suoi pregiudizi le donne, ritenendole di fatto esseri asessuati, passivi e succubi alle voglie e all’immaginario maschile, per cui qualunque asserzione contro questo mito del potere è stata considerata scandalosa e inaccettabile.
Il termine ‘ninfomania’ nasce nel 1771, quando il medico francese Bienville parla di ‘furore uterino’, termine idiota non dissimile alle eziologia ottocentesche per cui l’isteria era una malattia dell’utero. Per gran parte del 1900 la ninfomania è stata considerata una perversione (Freud considerava come perversione anche l’omosessualità), poi è diventata una patologia sessuale femminile, che evidentemente non doveva esistere nella normalità di una donna (ma cos’è, allora, la normalità ? Penalizzare metà del genere umano considerandolo inferiore dovrebbe considerarsi ‘normale’?) , mentre gli uomini che pensavano sempre al sesso (si dice che un uomo pensi al sesso ogni 7 secondi) o lo esercitavano più spesso che potevano erano considerati ‘virili’ e’ stalloni’. Ma per la donna una forte e compulsiva ricerca di coito doveva essere classificata come patologica e si diceva che poteva portare ad assenza di orgasmo e frigidità (mentre nessuno ha mai detto che un uomo affetto da satiriasi, vedi Berlusconi, doveva marciare verso assenza di orgasmo e frigidità).
Solo nel 1992 l’OMS ha cancellato la ninfomania dalle patologie ufficiali, parlando poi di ipersessualità.
Attualmente la ninfomania e la satiriasi non sono elencate come malattie nel DSM-IV (Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali) pubblicato negli Stati Uniti, tuttavia rimangono parte dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems ICD-10, ognuna elencata come sottotipo della ipersessualità. Ma persistono molte divergenze tra gli psicologi su cosa debba intendersi come ninfomania e se debba considerarsi o no una malattia psichica. Alcuni la equiparano ad altre dipendenze come alcool o droghe, altri la trattano come un disturbo ossessivo-compulsivo, altri infine minimizzano e la considerano il risultato di influenze culturali penalizzanti in una tradizione dove persiste una mentalità maschilista che continua ad umiliare la donna, trattandola diversamente dall’uomo.
Nel linguaggio comune, ninfomane è un insulto mentre uomo ipersessuale o grande trombatore è un elogio. E si continua a cercare nella ninfomane (ma non nel satiro) delle difficoltà inconsce, come se l’ipersessualità fosse una via sbagliata per cercare qualcosa di psichico che sessualmente non potrà mai essere trovato.
Io posso testimoniare che ho conosciuto delle donne con forti appetiti sessuali e una grande facilità a soddisfarli senza che questo significasse necessariamente dei gravi problemi psicologici e che hanno avuto vite piene, felici e soddisfacenti.
Comunque, nel film, la protagonista ha una forte dipendenza dalla sessualità e la cerca continuamente in tutti i modi possibili, anche pericolosi, non solo attraverso il coito, ma anche attraverso il masochismo, la violenza, il plagio.

Da un punto di vista estetico o morale, non ho trovato in questo film i caratteri pornografici (cioè volgari) che mi aspettavo. Sì, ci sono continue scene di nudo, peraltro di corpi non propriamente attraenti, Charlotte Gaisbourg non è una vera bellezza e non ha nulla di erotico e altri nudi sono piuttosto efebici e asessuati, si vedono atti sessuali molto espliciti ma freddamente e senza alcun coinvolgimento (tra l’altro le scene di penetrazione o di genitali sono state ricostruite al computer), si vedono molti peni maschili anche vistosi, altri flaccidi, ma il pene umano non ha nulla di erotico in sé, non desta eccitazione, e l’atto sessuale senza un accompagnamento emozionale è un atto ripetitivo e meccanico, per di più la fotografia del film è nuda, povera, senza attrazioni, priva di ogni elemento estetico, quasi asettica e il martellamento anaffettivo dei corpi genera una sensazione di noia e sazietà. Bellissimo il contrasto tra la miseria della storia e le osservazioni filosofiche del vecchio professore. Si delinea, molto in ombra, anche una contestazione all’ipocrisia sociale, come se von Trier pronunciasse per bocca della protagonista, Joe, quella protesta verso la società che aveva trovato in famiglia e manifestava lui stesso.

Joe: “ L’erotismo significa dire sì, l’amore invece solletica istinti più bassi avvolti da bugie.

Non sono una sessodipendente, sono una ninfomane. Ogni volta che una parola diventa proibita, si toglie una pietra dalle fondamenta della democrazia. La società dimostra la sua impotenza di fronte a un problema concreto togliendo le parole dal linguaggio.”

Seligman: Penso si possa dire che il “politicamente corretto” è l’espressione della democrazia nei confronti delle minoranze.
Joe: E io dico che la società è vigliacca come le persone che la compongono e che secondo me sono anche troppo stupide per meritare la democrazia.
Seligman: Capisco la sua opinione ma non sono affatto d’accordo. Io non ho dubbi sulle qualità umane.
Joe: Le qualità umane possono essere indicate da una sola parola: “ipocrisia”. Spesso elogiamo chi parla bene ma si comporta male e denigriamo chi parla male ma si comporta bene.
Nella sua voracità di sesso, che l’ha portata ad avere anche dieci rapporti al giorno con uomini diversi, Joe non si è fatta troppi scrupoli verso le famiglie sfasciate e le mogli tradite. Seligman osserva: “La dipendenza a volta porta a una mancanza di empatia”. Joe replica: “Per me la ninfomania era mancanza di sensibilità”. La definizione è perfetta. La ninfa è la creatura non compiutamente realizzata.

Nymphomaniac è diviso in capitoli, cinque nel Vol. I (La pescatrice Esperta, Jerome, La Signora H, Delirio, La Scuola di Organo) e tre nel Vol. II (La Chiesa d’Oriente e d’Occidente, Lo Specchio, La pistola). Il livello più alto del film è raggiunto nel Capitolo 5, La Scuola d’Organo, in cui si paragona la Polifonia di Bach all’attività sessuale di Joe: la musica che ascoltiamo, ci spiegano, è fatta da tre voci, ognuna con il suo carattere, ma in totale armonia. Mentre ascoltiamo la musica a tre voci, Joe ci racconta a quale voce corrispondono tre dei suoi amanti: quello dolce, quello aggressivo e quello magnetico. Che per lei, alla fine, sono un tutt’uno, un’armonia, come nella musica di Bach. Von Trier mette in scena queste tre voci attraverso lo split screen, dividendo l’immagine in tre parti, e la spiegazione che ne consegue è molto interessante e originale.

Il film ha avuto varie edizioni più o meno censurate ma la cosa curiosa è che le censure riguardano la visibilità degli organi genitali maschili (nella scena con i due negri che se la contendono, entrambi hanno due enormi peni in erezione). E’ davvero comico è che questo Occidente dove i corpi femminili sono stati ormai esplorati in tutte le loro parti e persino il web è stracolmo di porno al femminile, ci sono forti tabù a mostrare allo stesso modo il pene maschile. Insomma, questo uomo, che non è portato a considerare patologiche le proprie ossessioni sessuali e non esita a esercitare ogni forma di uso e abuso del corpo femminile, è poi pudibondo sul proprio organo maschile e ne censura la visione. Almeno erano più onesti gli antichi Romani e Greci che mostravano la bellezza del corpo nudo maschile come femminile in perfetta naturalità. Anche la censura attuale mostra nella degenerazione innaturale della sessualità un maschilismo auto protettivo e grottesco, tanto più che non è mai successo che la vista di organo sessuale maschile abbia portato a desiderio acceso una donna. Ma non vedrete mai un attore famoso o un cantante famoso mostrarsi totalmente nudo col proprio pene penzolante. Cosa temono dunque gli uomini quando censurano la vista del loro pene? Che questa vista li faccia apparire meno belli? O che stimoli desideri omosessuali in loro stessi? :- )

Dunque non si parla di amore in questo film, eppure c’è una ricerca disperata d’amore.
Da quella madre anaffettiva vista sempre di spalle che non parla mai ed è chiusa nei suoi solitari giochi di carte e quel primo amante che è poi anche l’ultimo che ne fa la sua cavia.
La parte più poetica e dolce è quella relativa al padre, un uomo chiuso e portato agli studi scientifici ma innamorato degli alberi che trasmette alla figlia bambina un messaggio di grande poesia, un padre medico ma anche poeta che si collega alla figura dell’anziano professore che usa tutte le sue conoscenze astratte e teoriche ma anche liriche per capire l’ossessione di quella donna cinquantenne che ha raccolto nel vicolo. E alla poesia degli alberi Joe avvierà la sua protetta, provando per lei quei sentimenti d’affetto che la sua natura coatta la porta a rinnegare.

Il frassino è il più bello degli alberi”. Il frassino è l’albero cosmico, l’albero del mondo, che si erge verso l’alto alla ricerca della luce e che per la sua bellezza “suscita invidia in tutti gli altri alberi del bosco”. Parlando del frassino era come se il padre volesse descrivere la bellezza della figlia Joe che si entusiasmava e godeva della favola raccontata in quel modo appassionante.
Gli alberi in inverno sono i fantasmi degli alberi”, le dice il padre, così come lei, reduce da una vita insensata è il fantasma di se stessa, un fantasma che può riscattare la propria morte al sentimento con un’altra morte.
Ogni persona ha il suo albero. Bisogna girare il bosco e cercare l’albero che ci rappresenta. In una scena ulteriore del film, Joe riconoscerà il proprio albero: un povero albero nudo e secco, piegato inverosimilmente tutto da una parte.

Ma la sua povera vita coatta non è che una ricerca di armonia, scandita da cifre, il 3, il 5, come se non dipendesse da libera scelta ma fosse costretta a seguire una scaletta fissa, come la rigidità matematica che scandisce la vita di certe schizofreniche. Seligman che l’ascolta con profondo interesse e grande attenzione, le dirà che 3 e 5 fanno parte della serie numerica (0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, ecc., dove ogni termine della serie è ottenuto dalla somma degli ultimi due numeri) scoperta da Fibonacci, come se anche le vite umane fossero collegate a leggi matematiche. Ma nei destini le scansioni numeriche non portano armonia e bellezza, portano alla dipendenza, all’ossessione, all’autodistruzione.
Il senso che lascia il film è che non si può vivere dimezzati, rinnegando i sentimenti e la bellezza, e lasciando che una sola pulsione prenda il sopravvento. Chi rinnega una parte di sé è condannato a vivere in un eterno esilio da se stesso.
Il film si chiude come un cerchio.
La vittima consenziente che ha dato il via a una spirale di dolore si proietta sulla sua allieva, costretta a subire dallo stesso uomo la stessa iniziazione all’amore sbagliato, come se ogni colpa generasse a sua volta una catena di colpe perpetuando il dolore del male vivere all’infinito.
Forse” dice Joe, “l’unica differenza tra me e gli altri è che ho sempre voluto di più dal tramonto. Colori più spettacolari, quando il sole toccava l’orizzonte. Forse è questo il mio unico peccato“.
Chi vuole forzare la vita a vivere troppo la vita, è condannato a perderla per sempre.

La maggior parte degli uomini è eroticamente cieca, poiché commette l’imperdonabile malinteso di scambiare eros con sessualità.
Carl Gustav Jung
.
Postfazione
per conoscere meglio von Trier

Le onde del destino

Melancholia

Dancer in the dark

Dogville

.
Nota 1

Tra le tante recensioni lette ne vorrei riportare una molto bella e colta di Simone Bissolati.
Nel film il professore paragona la contemporaneità di tre diversi amanti ad una polifonia.
Scrive Simone Bissolati: “Il brano usato da Lars Von Trier è “Ich Ruf Zu Dir, Herr Jesu Christ” (Chiedo a te, Signore Gesù Cristo) di Johann Sebastian Bach. Partendo da questa opera Seligman (che poi in tedesco significa benedetto), inizia la sua spiegazione. Il tema era originariamente un inno, ma poi Bach decise di riarrangiarlo e migliorarlo. Bach era il maestro della polifonia, un fenomeno medievale e interamente europeo. Parte dal presupposto che ogni voce abbia una propria melodia ma tutte insieme sono in armonia. Già Giovanni Pierluigi da Palestrina scrisse delle opere per diversi cori in contemporanea, usando la polifonia, ma Bach perfezionò l’espressione melodica e l’armonia e fece uso di numeri mistici e incomprensibili, probabilmente basati sulla Successione di Fibonacci.
Quest’ultima si ottiene sommando i due numeri precedenti per ottenerne il successivo: 0+1=1 1+1=2 1+2=3 2+3=5 3+5=8 e così via. Naturalmente nel film i numeri 3, 5 e 8 hanno un preciso significato: il film è diviso in due volumi, il primo di cinque capitoli il secondo di tre, in totale otto. Anche nella scena in cui Joe ha il suo primo rapporto, i numeri 3, 5 e 8 hanno la loro parte. L’utilizzo di numeri e sequenze ha sempre avuto nella musica, nell’architettura, in generale nell’arte, lo scopo di trovare una “metodologia divina”. Si pensi ai collegamenti tra la successione di Fibonacci e il Teorema di Pitagora o alla Sezione Aurea (il rapporto tra un numero di Fibonacci e il suo successivo tende al reciproco della Sezione Aurea). A destra, la Spirale di Fibonacci creata mediante l’uso di quadrati con il lato equivalente ad ogni numero della successione.
Seligman cita poi ad esempio, il tritono.

La Spirale di Fibonacci
Nella teoria musicale il tritono è l’intervallo di quarta aumentata o quarta eccedente o “quinta diminuita”: tra una nota e l’altra c’è una distanza di tre toni. Il tritono è anche la metà esatta di una ottava e per questo, ripetendo ciclicamente dei tritoni, l’orecchio umano non risulta più in grado di capire se l’intervallo è ascendente o discendente, generando l’omonimo paradosso. Questo intervallo è una delle maggiori dissonanze della scala diatonica, e durante il medioevo era chiamato diabolus in musica. Il suono del tritono tende fortemente verso la risoluzione a gradi vicini.(Wikipedia)
La Triade del Diavolo è stata vietata nella musica, durante il medioevo. Fu Guido D’Arezzo, nello sviluppare il suo sistema a sei corde, a definire il tritono un intervallo dannoso, portandolo quindi alla cattiva considerazione da parte dei teorici. Con il passare dei secoli questa concezione negativa è decaduta, e ritroviamo il tritono nella musica classica, nel jazz, e nel metal (il riff iniziale di “Black Sabbath-Black Sabbath-Black Sabbath”). Il Tritono è ben noto ai virtuosi italiani del violino, come Giuseppe Tartini (autore della celebre composizione “Il trillo del diavolo”) o Niccolò Paganini. Nella musica ottocentesca venne usato da Ludwig van Beethoven nella Settima Sinfonia e da Franz Liszt (nella “Dante Sonata”). Lo usò Richard Wagner nella “Götterdämmerung”; Camille Saint-Saëns lo ha usato nella sua “Danse Macabre”. Molto presente anche nel jazz, lo troviamo nel rock con “Purple Haze” di Jimi Hendrix e nel progressive con “The Devil’s Triangle” dei King Crimson, oltre che nella coda di “White Hammer” dei Van Der Graaf, dove il sax e tastiere duettano in progressione ascendente.

La somma dei valori numerici rappresentati nel nome di Bach è 14, un numero che usa spesso nelle sue composizioni. La cosa interessante sul nome di Bach è che il valore numerico delle singole lettere sono tutti numeri di Fibonacci.
Ma torniamo a “Ich Ruf Zu Dir, Herr Jesu Christ”. Questo pezzo è formato da tre voci: il basso (suonato all’organo con i piedi), la seconda voce suonata con la mano sinistra e la prima voce suonata con la mano destra chiamata Cantus Firmus. Insieme, queste tre voci, creano la polifonia.

Il basso.
La prima voce.
La seconda voce.
Come risposta alla “parentesi culturale” di Seligman, Joe ipotizza un’analogia tra la polifonia e la sua situazione.
Solitamente, una ninfomane è vista come una donna che non ne ha mai abbastanza e per questo fa sesso con molte persone diverse. Certo questo è vero ma potrebbe anche essere vista come la somma di tutte queste diverse esperienze sessuali. Quindi in un certo senso una ninfomane ha un solo amante. Siccome “Ich Ruf Zu Dir, Herr Jesu Christ” ha tre voci, Joe si limita a parlare di tre soli amanti.
Il basso è “F”. Una persona semplice un brav’uomo. Se l’appuntamento era alle dieci lui si faceva vedere sempre intorno alle nove, parcheggiava e aspettava. Spesso Joe provava compassione per lui e gli offriva una tazza di caffè mentre finiva con quello prima di lui. “F” era rassicurante e sapeva esattamente ciò che Joe voleva, senza bisogno di parole. Lo scopo più sacro per “F” era l’orgasmo di Joe. “F” era la voce grave: uniforme, prevedibile e rituale, senza dubbio. Ma anche la base è molto importante, anche se, da sola, non significa molto.
Poi c’è “G”: l’unico che lei doveva e voleva aspettare. Quando finalmente compariva e Joe apriva la porta, lui non entrava immediatamente, nel modo in cui non lo fa un gatto
 quando lo lasci entrare, come se una volta che la porta è aperta lui avesse tutto il tempo del mondo. Ma lui era più di un gatto. Era come una specie di giaguaro o leopardo. Si muoveva come loro, e la cosa eccitava infinitamente Joe. Comandava lui. Ecco come stavano le cose.
La terza voce è Jerome: l’ingrediente segreto del sesso è l’amore. La terza voce: l’ingrediente segreto. Ma come arriva l’amore, qualcosa cambia. “Non riesco a sentire nulla.” dice Joe a Jerome. E questo è quanto: basta vedere cinque minuti di film, per trovare infiniti collegamenti con la matematica, la musica, la letteratura, l’architettura… Spesso questi collegamenti sono aiutati da “immagini concettuali” come nella divertente scena del “parcheggio perfetto”. Intendiamoci, non mancano peni eretti, amplessi di ogni tipo e sadomasochismo, ma anche lo spettatore più distratto non potrà non notare la quantità enorme di nozioni, informazioni, spunti, di cui questo film è saturo.
.
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Ciao,
    è un po’ che manco qui, sei sempre una fonte inesauribile Viviana. Non conoscevo la storia di Lars Von Trier.
    Ho visto diversi film di questo autore, il migliore per me è stato Idioti.
    Ho visto anch’io recentemente Ninfomaniac, mi è piaciuto, non l’ho trovato pornografico.
    Ho trovato molto interessante la tua recensione, è sempre un piacere leggerti.
    Buona giornata.

    Commento di Hans Castorp — maggio 6, 2015 @ 11:58 pm | Rispondi


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