Nuovo Masada

maggio 2, 2015

MASADA n° 1645 2-5-2015 QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELL’ITALICUM

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MASADA n° 1645 2-5-2015 QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELL’ITALICUM

(Immagini dell’Expo)

Renzi mette la fiducia sull’Italicum – Bagarre in Parlamento – La plateale ignoranza degli Italiani di democrazia e Costituzione – Con l’Italicum Renzi si nominerà da solo 350 deputati su 630 – Distrutto ogni rapporto tra elettore ed eletto – Renzi annienta la divisione dei poteri che è la base della democrazia – In marcia verso un nuovo fascismo- L’Italicum è peggiore della legge Acerbo, che aprì il potere assoluto di Mussolini, e della legge truffa di Scelba – Siamo in un sistema feudale mafioso – La governabilità ha ucciso la rappresentanza – L’abuso di 38 voti alla fiducia in 14 mesi – 10 parlamentari sostituiti in Commissione Affari Costituzionali perché dissidenti con l’Italicum – Il dissenso nel Pd è vietato. Si accettano solo yesman – Cancellazione progressiva del diritto elettorale – I televenditori e il mercato delle vacche – Cos’è un sistema autoritario – Il 25 aprile
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Un commesso alla Camera
L’Italicum sbarca alla Camera, molti parlamentari gridano alla “dittatura”, ma l’aula resta praticamente vuota… (Corriere della Sera)
Un commesso alza stancamente lo sguardo dalla prima pagina del Corriere dello Sport: “Comunque i deputati er lunedì nun ce stanno mai…”
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Matteo Renzi (38 voti alla fiducia in 14 mesi)
Non c’è cosa più democratica di mettere la fiducia: se passa, il Governo va avanti, altrimenti va a casa. Cosa c’è di più democratico?
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Mattarella: 20-10-2005: “Oggi voi del Governo e della maggioranza vi state facendo la vostra Costituzione, avete escluso di discutere con l’opposizione, siete andati avanti solo per non far cadere il Governo, ma le istituzioni sono di tutti, della maggioranza e dell’opposizione”.

Silvio Berlusconi
Il leader forzista prova ad arginare la crisi del partito…(FI è scesa al 13%)
Corriere della Sera: “Il 7 o l’8 maggio Silvio Berlusconi andrà in visita privata alla tomba di Padre Pio”.
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Giorgia Meloni
L’ultimo manifesto politico della leader di Fratelli d’Italia
“Se sei nomade devi nomadare”
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Matteo Orfini
Presidente Pd, su Twitter
“Oggi: orto… così faccio felici i miei troll che mi invitano sempre ad andare a zappare”

RENZI NEL PD E’ COME L’UOVO DEL CUCULO
Il cuculo depone il suo uovo nel nido di altri uccelli.
Il piccolo del cuculo si sbarazza delle altre uova non ancora schiuse presenti nel nido rimanendo come unico ospite. I genitori adottivi vengono ingannati da questo
comportamento e nutrono il cuculo come se fosse un proprio piccolo. La sua è una strategia mafiosa, per cui occorre una forte tendenza alla menzogna e all’inganno. Il “clamator glandarius” (cuculo dal ciuffo) mette in pratica intimidazioni e violenze per ottenere obbiettivi illeciti. I suoi mezzi sono menzogna, intimidazione ed estorsione. I cattivi genitori tornano dopo un po’ nei nidi dove hanno depositato le loro uova e, se non le ritrovano, si vendicano devastando con il loro becco il nido dell’ospite e la sua intera covata.
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L’ITALICUM E’ PASSATO
Viviana

Il sistema elettorale sarà proporzionale, con calcolo fatto su base nazionale così da favorire almeno parzialmente i partiti più piccoli. Al primo turno si possono presentare sia partiti che coalizioni. Nella coalizione al partito principale si possono aggiungere coi loro voti altri partiti ma non ricevono seggi.
Soglia di sbarramento del 3% e del 20% per le minoranze linguistiche.
Premio di maggioranza alla coalizione o al partito che ha almeno il 40% dei voti.
Le circoscrizioni da 27 diventano 100 (600mila abitanti l’’una). In ognuna si presentano mini-liste di 6 candidati scelti dai capipartito. Per cui l’elettore alla fine non sceglie niente.
Se il Porcellum era incostituzionale perché impediva le libere preferenze, è incostituzionale anche l’Italicum.
I capilista sono bloccati. L’elettore può esprimere due preferenze tra gli altri 5, una maschile e una femminile.
Se la lista più votata ha almeno il 40% dei voti, ottiene il premio di maggioranza: 340 seggi su 617. Se nessun partito o coalizione arriva al 40%, scatta un ballottaggio tra le due liste più votate al primo turno, e il vincente otterrà un premio di maggioranza tale da arrivare a 327 deputati (53%). Anche questo è profondamente antidemocratico e se il premio di maggioranza aveva reso incostituzionale il Porcellum, non va meglio per l’Italicum.
Fra il primo e il secondo turno però non sono possibili apparentamenti.
L’Italicum entrerà in vigore solo l’1 luglio 2016.
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Berlusconi costruì il Porcellum a tavolino con millimetrica precisione per essere lui sicuramente al potere e rimase fregato.
Lo stesso ha fatto Renzi con l’Italicum. Ci sarà da ridere se il marchingegno si rivolterà contro di lui.
Chi è troppo ingordo si strozza.

(Padiglione Italia)

Sbaglia chi sostiene che l’Italicum è simile al sistema elettorale dei sindaci

Intanto nei Comuni chi prende tra il 40 e il 50 % dei voti al primo turno non prende la maggioranza dei seggi, ma occorre avere almeno il 50,1 al ballottaggio. Al contrario, con l’Italicum, la minoranza prevale sulla maggioranza. Renzi sa di non avere la maggioranza nel Paese. Alle Europee il Pd ebbe il 23% e con Renzi non fa che perdere punti. Dalle elezioni europee il Partito democratico ha perso esattamente 6 punti percentuali, passando dal 40,8% di maggio al 34,8% rilevato oggi.
Nei Comuni essere primo al primo turno non basta, ci sono stati casi di candidati che al primo turno avevano più del 40 % ma poi hanno perso al secondo turno, perché la maggioranza degli elettori non li ha voluti: ma se ci si fosse fermati al primo turno (come previsto dall’Italicum) sarebbero diventati sindaci pur avendo una minoranza di consensi.
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Renzi con la fiducia ha impedito al Parlamento di discutere l’Italicum e dunque di modificarlo. L’ordine dato da Renzi al Parlamento è stato un diktat e Renzi aveva già dimostrato una volontà totalitaria quando ha ‘sostituito’ 10 dissidenti del Pd dalla Commissione affari costituzionali perché non erano d’accordo sull’Italicum.
Ci sono state tre intimidazioni molto chiare:
– o mi ubbidite o vi sostituisco
– o votate la fiducia o non vi ricandido
– senza contare che l’Italicum stesso è intimidatorio e autoritario, perché è Renzi che blinda il capopartito, ed è sempre lui che decide chi saranno i 5 tra cui l’elettore può scegliere. Insomma fa tutto lui.
Questo è un chiaro avvertimento a chi non sarà prono davanti a lui con un sì incondizionato che lui ci metterà poco a eliminarlo dalle future liste.

(Germania)

Bellissimo il discorso di Mattarella all’Expo e per il primo maggio, tutto incentrato sui diritti del lavoro e sulle difese dei lavoratori.
Peccato che questi discorsi siano quasi sempre preparati da altri, che siano solo retorica e che non cambino una virgola dell’esistente.
E peccato che il senso di tutto il discorso vada esattamente nel senso opposto a quanto sia stato votato fino a ora da Bersani, Letta, Monti, la Fornero e Poletti e sia esattamente il contrario di quanto sta facendo Renzi.
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L’Italicum ha molti motivi di incostituzionalità come li aveva il Porcellum.
Non c’è scelta sul capolista che è bloccato, tanto che nelle circoscrizioni piccole il capolista sarà l’unico eletto. Non c’è scelta nemmeno per gli altri, perché gli elettori possono solo pescarli da liste prefabbricate e non decise da loro.
Nel caso di ballottaggio vince il primo e si prende il gigantesco premio di maggioranza anche se si tratta di un partito che in partenza aveva il 23% degli elettori, producendo un Parlamento sbilanciato e che non rispetta affatto le divisioni tra gli elettori e il peso reale dei rispettivi partiti. Accadrà così che ogni potere andrà a una minoranza che prevaricherà la maggioranza dei cittadini e questo è antidemocratico.
Vincerà nei fatti quel partito che in prima votazione riuscirà ad apparentarsi col numero maggiore di altri partiti, facendo loro promesse, cioè vincerà l’ammucchiata.
Ma la cosa tragicomica è che il Porcellum è stato dichiarato incostituzionale solo dopo 8 anni, e anche dopo la sentenza il Parlamento è rimasto tale e quale come se fosse legittimo. E dopo l’Italicum accadrà la stessa cosa. Sarà illegittimo ma non sarà obbligato a sciogliersi, e continuerà a lavorare come ora, perpetuando l’iniquità.
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La legge elettorale è il caposaldo di uno Stato. Da essa dipende se siamo ancora in una democrazia o se siamo in un sistema autoritario, dove il potere di pochi sopravanza i diritti di molti e dove uno solo occupa tutte le istituzioni e nomina tutti i dirigenti.
La nostra è un repubblica parlamentare. Renzi con 38 colpi di fiducia la sta trasformando in un Presidenzialismo. Dunque quello che accade è mostruoso!
Ma si può veramente sostituire alla legge il decreto e imporlo al Parlamento pure con 38 voti alla fiducia? E si può farlo sulla legge elettorale?
L’articolo 15 della Legge 23 agosto 1988, n. 400 ribadisce principi inderogabili presenti nella Costituzione che non prevede decretazione per materia legislativa elettorale.
E allora, come hanno potuto 350 del Pd piegarsi a questa aberrazione?
Stiamo per veder sparire ogni traccia di democrazia, con la Costituzione diventata ormai lo straccio con cui Renzi e soci si puliscono i piedi. Con in più la constatazione che la nostra sarà pure la legge costituzionale più bella del mondo ma per 50 anni non abbiamo mai avuto una democrazia realizzata ma molte bellissime leggi ‘quadro’ da cui non sono promanate mai le leggi esecutive che realizzavano le loro bellissime premesse, mentre la morale politica veniva vieppiù disattesa, i partiti hanno trasformato le istituzioni in mangiatoie sempre più voraci, si sono depenalizzati i reati, accorciate le prescrizioni, aumentati i benefici, tentato ogni sorta di impunità, legalizzando l’infamia e operando solo per rendere più sicure e confortevoli le loro perenni e collose poltrone.
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Ricordo che nessun Paese democratico ha qualcosa che somigli all’orribile Italicum e che è abbastanza anomalo considerarlo addirittura il migliore dei sistemi esistenti quando
-riprende e amplifica i difetti incostituzionali del Porcellum, dunque è incostituzionale oltre che antidemocratico,
-è stato imposto con una decretazione alla fiducia, dunque con una modalità altamente impropria e anch’essa incostituzionale, quando la Costituzione prescrive assolutamente che qualunque modifica del testo costituzionale sia fatta con la convergenza del numero massimo di parlamentari e non prevede certo che esca dal Governo, dal momento che esso non ha poteri legislativi ma è solo l’organo ‘esecutivo’ delle leggi discusse e volute dal Parlamento. Infatti è il Parlamento (e non il Governo) l’organo rappresentativo della volontà popolare e per di più qui abbiamo una legge che esce da un Renzi che nessun corpo elettorale nazionale ha mai eletto
-infine l’Italicum si presenta come un abuso fortemente autoritario perché distrugge totalmente la libera scelta dell’elettore e con ciò annienta la base stessa della democrazia permettendo a uno solo di portare al potere solo uomini scelti e voluti da lui, uomini che può sostituire o eliminare a piacere realizzando dunque quel mandato dall’alto che è rigidamente vietato dalla Costituzione (articolo 67).
Quello che si profila col diktat di Renzi è un sistema feudale (o mafioso) per cui un solo boss sceglie e comanda i suoi capibastoni e il popolo diventa ‘gleba’ cioè nulla. FINE DELLA DEMOCRAZIA !
Chiamare questa enorme regressione al feudalesimo o ad una piramide mafiosa “Il miglior sistema elettorale del mondo” è davvero o da delinquenti o da minchioni.

(Stefano Boeri)

Alfonso
Quello che è assurdo, dell’Italicum, non è tanto il ballottaggio (lo fanno in molti) la soglia (che non è male) o il fatto che il partito decide per un X% chi è dentro o chi è fuori. In fondo, quando si votano le preferenze, si votano dei perfetti sconosciuti, su basi totalmente istintive, ecc. Lo rivotereste uno Scajola? Sicuramente no, Ma molti altri perfetti sconosciuti? Dopo un dispendio molto grande di costi propagandistici per farci sapere che Caio è la persona più onesta e competente, ecc … Mah. Alla fine il partito fa di lui quello che vuole, del nostro Caio. E il Caio ci sta, perché gli conviene. E le prossime elezioni tutti si sono scordati di tutto, se no Casini sarebbe a vendere verdura, barista, venditore di pentole al mercato.
Ma quello che veramente trovo assurdo è IL PREMIO DI MAGGIORANZA, di mussoliniana memoria. Cioè vinco, e faccio quello che voglio. Stabilità: ah certo! Anche una bella dittatura dà stabilità, eccome! Fino alla morte del dittatore, o pure oltre, vedi Corea del Nord. A me sembra molto una pre-dittatura. Ciao Democrazia, è stato bello averti con noi per una cinquantina di anni (sia pure come illusione).
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Viviana
Non si fa che parlare della governabilità e per farla stravincere si uccide la rappresentanza. E’ esattamente ciò che successe con Mussolini. Con Renzi tramonta la democrazia rappresentativa e si marcia verso quel sultanato che era tanto desiderato da Berlusconi (lo chiamò così il politologo Sartori). Si propaganda a 360° la necessità del Governo certo di uno solo e vaff .. alla rappresentanza! La forza del dispotismo fa sparire i diritti dei cittadini. Si dice (e lo disse pure quel pirla di Bersani) che il voto doveva produrre un premier certo. Peccato che nessun sistema democratico del mondo dà per certa la vittoria di uno solo, mentre le forme di Governo si distinguono in più democratiche o meno democratiche a seconda di quanto rispettino la rappresentanza popolare. E’ qui che si misura la democrazia. E l’Italicum, qui di rappresentanza non mostra alcun segno.
Certo in nessuna parte d’Europa esiste ormai un partito che raccolga una chiara maggioranza popolare e, quando nessun partito ha la maggioranza, in tutta Europa si ricorre alle coalizioni. Persino in Inghilterra, patria del bipartitismo perfetto, il conservatore Cameron ha dovuto unirsi al liberal-democratico Clegg per governare. O in Germania dove la Merkel, con 5 seggi meno del necessario, ha dovuto unire con la Große Koalition CDU/CSU e SPD.
C’è solo un modo per avere un vincitore certo, come vogliono fortemente Renzi e Bersani: eleggerlo direttamente, ma allora non siamo più in una repubblica parlamentare ma in una ‘repubblica presidenziale’. Il salto è enorme. E’ un totale stravolgimento della Costituzione che è stata costruita sulla sovranità popolare e dunque è una repubblica parlamentare, essendo il Parlamento delegato dal popolo e suo rappresentante. E non si può certo imporre un cambio di regime con un decreto e alla fiducia!
In un regime parlamentare, qualunque variazione costituzionale che porti al presidenzialino con un atto di forza del Governo è una bestemmia. Ma l’Italicum marcia imperterrito verso un presidenzialismo di fatto e ciò calpesta qualunque principio democratico.
Per questo Renzi ha eliminato le circoscrizioni uninominali e le preferenze. Ha fatto sparire gli eletti sostituendoli con dei ‘nominati’, dipendenti dal boss e scelti solo da lui, come avviene nei regimi presidenziali. Servi di scena che fanno da accompagnamento scenografico ad un capo assoluto, come i gerarchi che facevano ala a Mussolini, yesman al suo servizio e non importa quanto indagati, condannati o inetti.
Questo orrendo Italicum nasce dal patto del Nazareno (anche se poi Renzi ha calpestato anche il suo socio in affari), prevede 100 circoscrizioni con capilista bloccati ed è l’espediente malefico con cui un capo assoluto sceglie (e sceglie solo lui) dei servi di elevata fedeltà e ubbidienza, uomini di paglia privi di volere proprio e sostituibili al primo accenno di dissenso (come Renzi ha già fatto coi 10 in Commissione affari costituzionali). Non siamo più in democrazia, ma in un sultanato, dove gli elettori vengono messi sotto i piedi, per cui, se il Porcellum era incostituzionale perché offendeva la democrazia, questo lo è ancora di più. Illegittimo, incostituzionale e antidemocratico.
Con 100 circoscrizioni, Renzi e gli altri capipartito si nomineranno da soli e alla faccia degli elettori 450 deputati su 630 (300 per i tre grandi partiti, circa 60 per la Lega e i cespugli sopra al 3%).
E anche i 200 deputati che gli elettori riuscissero a scegliere saranno comunque nella rosa dei 6 sempre nominati da boss di partito, per cui parlare di scelta democratica diventa una barzelletta.
E’ chiaro che a questo punto la democrazia è andata farsi fottere. Oltre a ciò, le microcircoscrizioni sono state congegnate non per avere un rapporto diretto tra il territorio e il singolo parlamentare, perché la ripartizione nei collegi plurinominali si avrà comunque dall’alto e non dipenderà dagli elettori del territorio. Insomma Renzi ha spaccato ogni rapporto tra elettore ed eletto facendo dipendere tutto da se stesso. Si arriva al paradosso che un candidato può avere la maggioranza assoluta dei voti nel proprio collegio ma essere scartato perché la sua lista non supera lo sbarramento nazionale. Così ci saranno circoscrizioni con troppi eletto e altre con troppo pochi. Un pasticcio enorme!
L’Italia è economicamente in punto di morte. E che in queste condizioni l’unica preoccupazione di questo ducetto autoritario sia marciare vero il potere assoluto, con una platea di plaudenti insensati o clonizzati, dà l’idea della tragedia in corso.

Il principio base di un sistema democratico è che ci sia divisione tra i poteri (legislativo=Parlamento, esecutivo= Governo e giudiziario= Magistratura) in modo che l’uno controlli l’altro.
Renzi vuole depotenziare il Parlamento eliminando il Senato, nominando i parlamentari, imbavagliando l’opposizione, abusando del voto alla fiducia e sostituendo i decreti alle leggi. E vuole indebolire la Magistratura con intimidazioni, minacce e leggi processuali e penali che mandano liberi, per forza di cose, gli inquisiti illustri.
Quello che accade oggi in Italia è un chiaro attentato alla divisione dei poteri e un chiaro attentato alla democrazia.
Oltre a ciò, Renzi non fa che cancellare il diritto elettorale (prima eliminando il diritto di eleggere i Presidenti delle Province, poi eliminando il diritto di eleggere i Senatori e infine eliminando le preferenze elettorali).
Con l’Italicum abbiamo una legge che non esce dal Parlamento ma è imposta dal Governo addirittura con la fiducia (cosa assurda trattandosi di modifica costituzionale grave che richiede un consenso altissimo del Parlamento) e con la cacciata dalla commissione affari costituzionali dei dissidenti.
Siamo in piena prepotenza autoritaria, qualcosa che sta all’opposto di qualsiasi democrazia.
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In questa situazione gravissima di attacco alla democrazia, la minoranza interna del Pd si è comportata in maniera vergognosa e nelle votazioni alla fiducia per far passare questo obbrobrioso sistema elettorale i 120 dissidenti interni hanno calato le braghe e si sono ridotti a 38. Pagheremo cara la loro sottomissione. Il popolo, in massima parte, non si è nemmeno reso conto di quanto accade.

(Emirati)

L’ignoranza della storia costringerà i popoli a rivivere ancora i propri errori.
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Errare è umano, perseverare renziano.
Blogger
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Citazioni da Orwell:
Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo e dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.”
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Occorre comprendere che la resistenza al totalitarismo, sia esso imposto dall’esterno o dall’interno, è questione di vita o di morte.”
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La propaganda politica come la pubblicità è il rumore di un bastone in un secchio di rifiuti.”

Mattarella: “I caduti di Salò non possono essere equiparati ai partigiani
Vero. (Alla faccia di Violante e camerati !).
Ma nemmeno i renziani possono essere equiparati ai democratici.
Qualcuno in alto dovrebbe dire anche questo!
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I TELEVENDITORI E Il MERCATO DELLE VACCHE
Viviana

A volte i popoli sono governati da generali, a volte (raramente) da statisti.
Oggi siamo governati da pubblicitari, più spesso da televenditori, da ultimo siamo arrivati agli spottisti.
La degenerazione della politica in marketing televisivo sta proprio qui. Iniziò già con Berlusconi che capì furbescamente che un popolo di elettori poteva essere ridotto a popolo di ‘consumatori’ e manipolato con gli spot esattamente come quello. La sua carriera politica comincia con piccole reti televisive e l’offerta gratuita di spot alle aziende, come manovra di potenziamento della pubblicità e mezzo di rincoglionimento delle masse. Al posto delle ideologie con i loro valori e ideali bastava mettere il mercato con i suoi trucchetti pubblicitari e gli espedienti simil-ip
notici. Del resto Berlusconi era partito con laurea in legge e una tesi su ‘Il contratto di pubblicità per inserzione’, che fu premiata con cinquecentomila lire dall’agenzia pubblicitaria Manzoni di Milano e fu scelto, evidentemente, dalla P2 per le sue qualità di televenditore. Gli espedienti per vendere un prodotto commerciale potevano essere usati altrettanto felicemente per vendere un prodotto politico. Il passo è breve. I meccanismi mentali su cui operare sono gli stessi e una volta che la televisione aveva asservito i cervelli, come si fa coi cani di Pavlov, al consumatore-elettore si poteva spacciare di tutto. E’ cominciata così la lenta discesa degli Italiani dal piano dei valori a quello degli acquisti, dalle ideologie politiche alle illusioni del mercato, situazione sociale molto apprezzata dai canoni neoliberisti che del mercato hanno fatto il loro dio. In contemporanea siamo passati dai partiti come portatori di ideologie (cioè di visioni universali dello Stato e del bene sociale) a cosche di interessi sempre più omologate e dunque sempre meno ideologicamente opposte e aperte ad ogni possibile inciucio, ad ogni possibile giravolta, mentre il popolo degli utenti politici, cioè degli elettori, veniva progressivamente svuotato delle sue prerogative e dei suoi poteri.
E’ vero che è cominciato per molti il rigetto per l’overdose commerciale come per quella politica, ma l’Italia è un Paese di vecchi e di ignoranti e ce ne saranno sempre troppi per garantire ai manipolatori mentali abbastanza potere con l’aiuto di una congerie di giornali ammanicati e proni, che ci hanno portato al 75° posto in una progressiva discesa sul piano dell’informazione libera e veritiera. Ci sono canali, come La7 che ormai svolgono quasi a pieno tempo un’operazione massiccia di manipolazione mentale, enormi macchine di persuasione diretta spacciata per informazione.
Sta avvenendo sempre più spesso, è vero, che davanti a uno show politico il cittadino comune cambi canale come davanti a uno spot tedioso. Ma ormai cambiare canale come cambiare giornale non serve a niente, perché la tendenza è la stessa: una continua e progressiva falsificazione della realtà, che prosegue sui blog con l’impiego ormai a pieno tempo di manipolatori a libro paga. E già a quel punto il povero cittadino ha perso qualunque libertà di valutazione politica. Per chi sfugge alle maglie di questa massiccia intrusione cerebrale resta la via inutile del non voto, la scelta di partitini minori che non saranno mai più vincenti, la sterile reazione di post sui blog o su face book che gli dà una parvenza illusoria di semilibertà.
Il povero teleutente irretito magari è proprio quello che vota credendo di scegliere. Ed è lo stesso che richiesto su cosa sia lo ‘stato sociale’ resta muto e che, interrogato su cosa sia l’Italicum risponde: “E’ un treno?”.
La storia italiana si è fermata al 1861.
Dopo è subentrata la propaganda.
Al posto degli ideologi o degli statisti, abbiamo i tromboni, i televenditori, gli illusionisti. Si può anche cercare di non incontrarli, ma, quando andremo a votare, lo faremo col sistema che hanno congegnato loro per restare al potere malgrado noi.

Titolo di IFQ:
RENZI IMPONE LA FIDUCIA COME SCELBA E MUSSOLINI
Italicum, diktat del Governo alla Camera.
Unici precedenti: la legge truffa del 1953 di Scelba e la legge Acerbo del 1923 di Mussolini.
(Ma la legge di Renzi è perfino peggio della legge truffa di Scelba che almeno dava il 65% a chi prendeva il 50% + 1 e venne abrogata subito dopo proprio perché era una truffa. La legge Acerbo fu voluta da Benito Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare. La legge di Renzi dunque può essere letta come questa per portare l’Italia verso un regime autoritario similfascista).

Renzi ha cancellato di fatto l’articolo 67 che celebra la libertà di opinione e l’assenza di mandato dall’alto come uno dei pilastri di una Repubblica democratica.
Sotto di lui vuole solo yesman = uomini-zombi proni e servili che ubbidiscono a qualunque cosa lui dica in vista di ipotetici vantaggi derivanti dalla loro incondizionata disponibilità.
Il nostro Parlamento ne è la dimostrazione più evidente con l’aggravante del processo “piramidale” che dal basso arriva a catena fino al vertice attuale. In pratica ha trasformato la nostra Repubblica in un sistema feudale: Imperatore, vassalli, valvassori e servi della gleba. Inutile dire in quale fascia stiamo noi.

(Francia)

Sistema autoritario
Definizione secondo Wikipedia:
La parola ‘autoritarismo’ fu inventata dal sistema fascista.
Per Stato autoritario si intende una forma di Governo in cui la sovranità è esercitata da un partito egemone o da un dittatore. È una rivisitazione in chiave moderna dell’assolutismo monarchico. Pur essendo presente una rappresentanza politica, quest’ultima è fortemente limitata dal potere del Governo. Il pilastro fondamentale di uno Stato autoritario è la figura di capo o dittatore. Questo uomo forte concentra su di sé tutti i poteri dello Stato, arrivando a confondersi con esso, e assume la funzione di guida suprema della nazione (vedi partito della Nazione evocato da Matteo Renzi).
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I Progenitori dell’Italicum sono:
-Mussolini che lo usò per la presa del potere di un Governo autoritario
-Scelba che almeno chiedeva il 50% e non il 40 e poi fu trombato
-e Licio Gelli che lo voleva per abbattere la democrazia in Italia.
Con questi tre illustri predecessori, come si può fallire?
Renzi vince perché prende il peggio della storia, della politica e dell’economia e purtroppo ci sono troppi a cui il peggio piace alla follia.
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Vincenzo Lombardo
Bersani: “Decideremo cosa fare” se votare sì o votare sì.
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Berry
Finalmente una nuova legge elettorale, il PItalicum.

(Shangai)

Alessandro
Renzi, e il suo ristretto cerchio magico, stanno istituendo una nuova architettura costituzionale in cui il segretario del partito si sceglie i candidati che gli vanno bene
-col voto di meno di un terzo degli elettori si prende la maggioranza assoluta nell’unica Camera legislativa
-si blinda a priori la fiducia al proprio Governo
-nomina il Presidente della repubblica (che a sua volta nomina buona parte del Senato!), il Presidente dell’unica Camera legislativa, i giudici costituzionali, i membri laici del CSM, e altre cariche di garanzia
-revoca i ministri
– lascia senza rappresentanza parlamentare partiti che raccolgono milioni di voti
– quindi si pone al di sopra di ogni controllo.
La giustificazione è che i tempi richiedono un premier forte e decisioni rapide. La stessa cosa che disse Mussolini.
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Alessandro
Se si vota nel 2018, perché tanta fretta per la legge elettorale??? Intanto:
– 31 marzo 2015. La disoccupazione giovanile aumenta al 42,6%, e la disoccupazione generale aumenta al 12,7%.
– 2 aprile 2015. tasso d’inattività 36%.
– 2 aprile 2015. Il Pil non aumenta.
– 2 aprile 2015, Istat: “La pressione fiscale in Italia è salita”. Nel quarto trimestre 2014 sale a 50,3%.
– 2 aprile 2015. Fermo il potere di acquisto delle famiglie.
– 2 aprile 2015. Nel 2014, rispetto al 2013, diminuisce dello 0,8% il profitto delle società.
– 2 aprile 2015. L’indebitamento delle amministrazioni pubbliche è salito al 2,3%, cioè 1,1 punti in più rispetto a stesso periodo 2013.
– 15 aprile 2015. Il debito pubblico è salito a 2170 miliardi di euro, chr comporta un interesse di 80 miliardi di euro l’anno, tolti ai servizi pubblici essenziali.
– 19 aprile 2015. Aumenta il ticket sanitario e i salvavita.
Fra qualche anno, quando sarà troppo tardi e ci avranno distrutto pezzo dopo pezzo, ci domanderemo come abbiamo fatto ad arrivare a tutto questo!!

(Padiglione Vanke)

MONOCRAZIA
Viviana
Il fine della democrazia è il benessere della collettività e non lo strapotere e l’impunità per uno solo circondato dai suoi cloni.
Ma qui qualcuno se lo è dimenticato e i principi fondamentali della democrazia se li è messi proprio sotto i piedi.
L’Italia non è più una democrazia, ma una monocrazia e presto farà a gara nel peggio coi peggiori Paesi del terzo mondo.
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UN RECALL GOVERNATIVO

Col recall chiesto dal M5S ed esistente in vari Paesi occidentali, l’eletto si rende responsabile di fronte ai suoi elettori, sia sul programma elettorale e sulle alleanze che sulla propria onestà.
Con la sudditanza imposta da Renzi, scompare ogni traccia di democrazia e nasce una forma di schiavismo mentale e politico per cui gli eletti sono prima ‘nominati’ da uno solo e poi succubi dello stesso e dipendenti solo dalla sua volontà, mentre gli elettori sono calpestati e il capo partito può sostituire o espellere o non nominare in liste successive chiunque osi dissentire.
E’ chiaro a questo punto non siamo più in democrazia.
Renzi presente una sfacciata bulimia di potere.
Non solo ha eliminato le preferenze.
Non solo ha depotenziato il Parlamento.
Non solo ha finto di eliminare le Province mentre sono rimaste ed è sparito il diritto elettorale dei cittadini.
Non solo si permette incostituzionalmente di sostituire i dissidenti in commissione con yesman,
ma ha organizzato le leggi in modo che da lui promana tutto: i candidati, i parlamentari, i capi degli enti locali, gran parte dei giudici costituzionali e da ultimo del Presidente della repubblica che dovrebbe essere eletto da gente scelta da lui e dunque dipenderà da lui.
Abbiamo insomma un uomo solo al comando, sopra un popolo considerato peggio dei servi della gleba, a cui sta progressivamente tagliando tutti i diritti e le tutele.
Questa non si chiama più democrazia. Questo è dispotismo.
Abbiamo di fronte agli occhi un uomo malato di BULIMIA DI POTERE.
Più ne ha, più ne vuole. Il potere non gli basta mai. Ed è intenzionato a far fuori chiunque gli opponga il minimo dissenso.
Ha eliminato le opposizioni esterne e interne. Vuole un sistema in cui lui solo governa tutto escludendo qualsiasi dibattito, ascolto, confronto. Lo ha fatto con i sindacati. Lo ha fatto con le categorie dei lavoratori. Lo sta facendo con i parlamentari e i ministri.
Tutto lui e solo lui.
Sta lavorando per fare in modo che chi ha anche solo 30 % ma è il primo partito possa governare su tutto e tutti in modo assoluto. La sua azione ricorda la legge Acerbo del 1923 con cui Mussolini presentava i propri meriti: velocità delle decisioni, necessità di procedere senza intoppi o dibattiti o confronti. Senza contrasti e contrapposizioni. Ma è un modo di fare dittatoriale che è fuori dal costituzionalismo liberale, non solo fuori dalla nostra Costituzione. Un disegno portato avanti attraverso atti di prepotenza e prevaricazione.

Dilario
La balla più colossale è stata lo slogan “il nuovo che avanza”. In questo caso non si tratta della neo-DC che ritorna, si tratta della riedizione della legge elettorale Acerbo voluta da Mussolini dove si imponevano le liste di parlamentari scelti dai gerarchi. È il vecchio che ritorna. La mandria di nominati cambierà anche la Costituzione, a riprova delle sinergie che portano alla dittatura di fatto. Benessere e posti di lavoro? Auguri! Senza rappresentanza non si va da nessuna parte.
Gravissimo che ripristini di fatto la legge fascista di Acerbo voluta da Mussolini con la quale i gerarchi imponevano le liste dei parlamentari al Parlamento, grave che si arrivi a una legge elettorale che non tiene conto dei chiari principi posti dalla Corte costituzionale nella sentenza 1/2014, sulla rappresentanza e sul voto libero ed uguale, perno del sistema democratico. Principi che vengono ulteriormente lesi dalla contestuale riforma costituzionale. Sinergie perverse che suonano dittatura camuffata. Diventa necessaria oggi più che mai una forte protesta popolare contro la nuova avventura autoritaria che copia maldestramente il ventennio “ruggente”. Non ci porterà di certo benessere né posti di lavoro, ci sta togliendo il diritto a scegliere chi ci rappresenta in Parlamento e che dovrebbe difendere i nostri diritti ed interessi.
La separazione dei poteri = “Governo l’esecutivo e Parlamento il legislativo” sono i cardini della democrazia assieme alla rappresentanza liberamente scelta dal popolo. Renzi ha ordini di abolire sia la separazione dei poteri che la rappresentanza, esattamente come fece Mussolini con la legge elettorale dove Egli compilava le liste dei parlamentari. È il vecchio che avanza,!La separazione dei poteri = “Governo l’esecutivo e Parlamento il legislativo” sono i cardini della democrazia assieme alla rappresentanza liberamente scelta dal popolo. Renzi ha ordini di abolire sia la separazione dei poteri che la rappresentanza, esattamente come fece Mussolini con la legge elettorale dove Egli compilava le liste dei parlamentari. È il vecchio che avanza,!
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Armando
PERICOLI DELL’ITALICUM: mentre il nostro Governo è in altre faccende affaccendato…nel silenzio OMERTOSO dei quotidiani italiani e di tutte le televisioni la Commissione guidata dall’ineffabile Juncker nella giornata di IERI ha autorizzato l’introduzione in tutta l’UE di 19 OGM, SENZA attendere il parere di Parlamento e Consiglio europeo. Si tratta di 11 brevetti MONSANTO e 8 brevetti prodotti della statunitense Dupont e dei gruppi tedeschi Bayer e BASF. Alla faccia della biodiversità e delle scelte democratiche.
Cosa accadrà dopo l’approvazione dell’Italicum se il popolo non ha più voce per contrastare le decisioni del Governo anche in materia di OGM ?
E se decidessero di mettere nuovamente mano al nucleare ?
Scusate, sono un complottista! Intanto gli OGM della Monsanto arrivano e potrebbero mettere in serio pericolo il nostro patrimonio agroalimentare…
La notizia è stata data dal quotidiano francese Le figaro.
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Alessandro
Renzi predica bene ma razzola male. Doveva bloccare gli F35, come annunciato nelle primarie con Bersani, ma oggi “cambia verso” e li mantiene! Dice che “Occorre ridurre le spese” e si pavoneggia di mettere 78 auto blu su ebay vecchie da 5 a 8 anni ormai obsolete e per sostituirle ne compra 210 tutte blindate ma sfrutta bugiardamente la situazione per farle passare come riduzione delle spese, vende la vecchia portaerei Garibaldi ma ne compra un’altra. “Occorre una legge elettorale democratica” e fa una legge elettorale anticostituzionale e dittatoriale peggiore della legge Acerbo di Mussolini che portò alla dittatura. “Occorre trasparenza”, ed elimina il conflitto d’interesse. “Gli italiani sono oppressi dalle tasse”, e aumenta l’imu, la benzina, aumenta la tassa sui risparmi. Ripristina l’anatocismo (gli interessi sugli interessi) e premia le banche. annuncia di togliere le province e di mandare a lavorare i politici, ma non le toglie; i politici mantengono le poltrone, con il potere, la casta, gli appalti sui lavori, le tasse provinciali e l’apparato continua a costare nelle strutture, le indennità e i funzionari addetti!. Annuncia una cosa edulcorandola per ottenere consensi, poi fa quella vera, peggiore!

SCHIAVI SENZA RITORNO
l’occupazione del potere da parte di Renzi è come il remake del film
“L’invasione degli ultracorpi”.
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BIVACCO DI RIDICOLI
TRAVAGLIO
Ma che cosa deve ancora accadere perché Mattarella ritrovi la favella? Le scene di ieri a Montecitorio parlano da sole. Un’aula ridotta a bivacco di manipoli, o di ridicoli, da un Governo che espropria definitivamente il Parlamento del suo potere di legiferare, imponendo la fiducia su se stesso per far passare una legge elettorale di squisita competenza parlamentare. Una Presidente della Camera, brava donna per carità, ma palesemente inadeguata al ruolo, che assiste impassibile ai funerali dell’istituzione che presiede e inghiotte supinamente il diktat di Palazzo Chigi, terrorizzata dai giannizzeri governativi pronti a fare con lei ciò che han già fatto con i parlamentari disobbedienti, destituendo prima al Senato e poi alla Camera chiunque si mettesse di traverso sulla strada del premier padrone. E invoca, con voce monocorde e burocratica, “i precedenti”. Ci sono sempre dei precedenti, nella patria di Azzeccagarbugli. È vero, la ministra Boschi non è la prima a imporre la fiducia su una legge elettorale: prima di lei l’avevano già fatto il Ministro dell’Interno Mario Scelba nel 1953 sulla cosiddetta “legge truffa” (un bijou di democrazia, al confronto dell’Italicum) e il Governo Mussolini nel 1923 sulla legge Acerbo (questa sì, degna progenitrice dell’Italicum).
Nelle pieghe del regolamento, volendo, si trova sempre tutto e il contrario di tutto pur di sostenere le ragioni del più forte. Però, un po’ al di sopra dei regolamenti, ci sarebbe la Costituzione. E l’articolo 72 prescrive che “la procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale”. Che c’è di normale nella procedura che costringe il Parlamento a obbedire al Governo sulla legge elettorale perché altrimenti cade il Governo e il capo del Governo, al prossimo giro, non ricandida più chi non vota la fiducia al suo Governo? E che senso ha il voto segreto sulla legge elettorale, se poi il Governo costringe i parlamentari al voto palese sulla fiducia al Governo sulla legge elettorale? Oltre alle regole, poi, c’è la sostanza: oggi l’Italicum e domani il nuovo Senato approvati a colpi di maggioranza, che poi maggioranza non è se si toglie il premio del Porcellum già tolto dalla Consulta in quanto incostituzionale; e, anche volendolo ancora calcolare, la maggioranza non c’è lo stesso, perché senza i ricatti del premier i parlamentari del Pd contrari all’Italicum e al nuovo Senato sarebbero oltre un centinaio.
Ricordare questi dati di fatto a Mattarella è “tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica”? Pazienza – diceva Giovanni Sartori quando richiamava Ciampi e Napolitano ai loro doveri – “alla peggio il Presidente se ne comprerà un’altra”. Noi sappiamo per certo che Sergio Mattarella, su quanto accaduto ieri, ha le idee molto chiare. E non perché ci parliamo (per farlo, tra l’altro, bisogna essere in due). Ma perché quanto accaduto ieri è il replay (aggravato dalla fiducia, che neppure B. osò imporre) di quanto accadde nell’ottobre del 2005, quando il centrodestra cambiò la Costituzione e la legge elettorale a colpi di maggioranza. E Mattarella,allora deputato della Margherita, il giorno 20 pronunciò parole definitive,che abbiamo già citato ma continueremo a ricordare ancora per molto tempo: “Oggi voi del Governo della maggioranza vi state facendo la vostra Costituzione, avete escluso di discutere con l’opposizione, siete andati avanti solo per non far cadere il Governo, ma le istituzioni sono di tutti, della maggioranza e dell’opposizione”. Poi ci sono le parole dello Smemorato di Rignano, che per un anno intero se n’è riempito la boccuccia per giustificare il Patto del Nazareno con B. “Legge elettorale. Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato” (Renzi, Twitter, 15-1-2014). “L’idea di scrivere le regole del gioco con le opposizioni è un fatto fondamentale, un valore assoluto: la legge elettorale non si può approvare a colpi di maggioranza” (18-3-2014). E c’è la Smemorata di Montevarchi, al secolo Maria Elena Boschi: “Cerchiamo la più ampia condivisione, non abbiamo un modello elettorale preferito, per noi vanno bene allo stesso modo il Mattarellum o lo spagnolo corretto, o anche il sistema dei sindaci. L’importante è che un accordo ci sia e non si proceda a colpi di maggioranza. Ci interfacceremo con B. come con gli altri” (Ansa, 6-1-2014). “Le riforme, quelle costituzionali e quella elettorale, non si fanno a colpi di maggioranza” (Ansa, 21-6-2014). Poi ci sono i paggetti del Duo Toscano, come Ettore Rosato, capogruppo Pd “facente funzioni” (dopo le dimissioni di Speranza), figura tragicomica di quella “cupidigia di servilismo” denunciata da Paolo Sylos Labini. Ieri alla Camera, siccome la menzogna era all’ordine del giorno, ha portato anche lui il suo contributo spiegando che la fiducia era necessaria a causa di un Parlamento che “in 10 anni non è riuscito a riformare il Porcellum” e a dare agli italiani una legge elettorale decente. E lui lo sabene,vistochedelParlamento fa parte da 12 anni (tre legislature). Purtroppo per lui, il Porcellum non c’entra nulla perché non c’è più da un anno e mezzo: nel dicembre 2013 è stato spazzato via dalla sentenza della Consulta, che l’Italicum tradisce. E una legge elettorale esiste: è il proporzionale con preferenza unica disegnato dalla Corte, lo stesso sistema con cui l’Italia andò alle urne nel ‘92. Ci sarebbero poi le bugie di Renzi dopo la cura, che dice l’opposto di prima della cura, quando girava l’Italia e mieteva consensi promettendo “una legge elettorale per scegliere direttamente gli eletti” (3-4-2011). Ma di balle, ieri, abbiamo già fatto il pieno: non c’è bisogno di rievocarne altre.

Ri_baque
Bersani ha affermato che quello attuale non è più il suo Pd. Sia lodato il cielo: è finito il partito delle birrette, del “siam mica qua a pettinar le bambole”, della connivenza con la legge Fornero, dell’incapacità di riformare il Porcellum (era l’unico compito che Bersani si era assunto sotto la reggenza di Monti), della vocazione alla sconfitta anche quando Berlusconi è dieci metri sotto terra. Se dio vuole, Bersani, quel partito è finito. Vediamo quanti assieme a te sono disposti a ricostruirlo.
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Riccardo Roma
Renzi dice che lui è contro l’immobilismo e tutti gli altri sono i gufi e i brontosauri contro di lui. Ricorda quella barzelletta di quell’uomo contromano sull’autostrada
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ALDO ANTONELLI
Vediamo la pochezza camuffata di un premier che non è tale, di un segretario di partito, che non ha partito ma vuole essere il partito, e di un politico di destra camuffato da sinistra. Carezza le destre e prende a calci le sinistre. Coopta gli estranei ed emargina gli interni. Egocentrico ed egoista, autoritario e insofferente a ogni critica, dimostra disprezzo per gli avversari politici. Irride il sindacato e disprezza la minoranza del suo stesso partito: la disprezza e la ricatta, richiamandola ad onorare quel partito che lui non cessa di continuare a demolire e distruggere. Tempo fa una vignetta folgorante di Ellekappa su Repubblica recitava: “Renzi smetta di insultare tutti e si concentri sul programma”. Risposta: “È quello il programma”. Appunto.
Camillo Pignata su AgoraVox Italia si domanda: “Ma è solo ignavia, è solo arroganza, attaccamento alla poltrona o qualcos’altro?”. “No! – risponde – È la mutazione genetica di un partito, che ha perso i legami con la sua ideologia e con le ragioni della sua esistenza. Colpa della dirigenza del partito? No, colpa della base, che non ha controllato e ha consentito la trasformazione del Pd in un partito di destra. Renzi è stato votato da questa base, che gli ha chiesto solo di fare per fare e da lui ha accettato tutto, senza colpo ferire. Ha accettato le larghe intese, la gestione autoritaria del partito, la rottura dei rapporti del Pd con i lavoratori, che non sono solo i frutti marci dell’arroganza destrorsa del segretario, della ignavia della minoranza, ma anche del torpore della base, che non si è ribellata di fronte allo stravolgimento del DNA del partito”.
Lasciamo ad altri, più esperti, lo studio di questo declino. Sembra, comunque, che una della cause di questo triste tramonto sia da ricercare nelle primarie così come sono concepite e praticate, là dove hanno diritto di voto non gli iscritti del partito soltanto, così come logica vorrebbe, ma tutti, indistintamente tutti: amici e amici degli amici, leghisti e forzisti, fascisti e sfascisti, rampanti e opportunisti, inquinati e infiltrati!
Un assalto proditorio che ha invaso il Pd facendone un specie di Ogm nella fauna selvatica della politica italiana, ingrossandolo e ingrassandolo ma al contempo deideologizzandolo e sterilizzandolo: fiore all’occhiello della borghesia in doppiopetto.
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Daniel Fortesque
Bersani: “…lo strappo è di Renzi”:
Sì, e la pezza a colore sei tu!


(Il grattacielo a forma di nuvola di Singapore)

Vergognosa la minoranza Pd

I CALABRAGHE
ALESSANDRO GILIOLI
Boccia: «Sto riflettendo se votare la fiducia o no»
Damiano: «Voterò la fiducia ma questa forzatura non era necessaria»
Civati: «Se non vado via io mi cacceranno loro»
«Non uscirò mai ma questo strappo tradisce valori fondanti»
Stumpo: «Non tolgo la fiducia al Governo ma non so se voterò la legge»
Rosy Bindi, con doppia litote: «Non si può non prendere in considerazione un voto contro una legge resa immodificabile»
Bersani: «Vedrò cosa fare». Non esattamente una dichiarazione che palesa determinazione e certezza. Ha aggiunto che vede «molta tristezza in giro» e che «il Pd non è il partito che aveva costruito lui». Anche queste non sono frasi propriamente galvanizzanti, per chi ripone o riponeva fiducia in lui.
Fassina: “L’Italicum mina alle basi la democrazia”. Una dichiarazione molto forte, quasi un’accusa di golpismo a Renzi. A fronte di questa durezza quasi apocalittica non solo sarebbe logico, a buon senso, votare contro la fiducia, ma anche uscire dal partito. Chi starebbe in un partito che considera semigolpista? Invece restano lì a prendere schiaffoni un giorno dopo l’altro e a consolarsi con la prosopopea verbale.
Le convulsioni intestinali di Sel sono sotto gli occhi di tutti. In aula parlano di “funerale della democrazia” e gettano crisantemi, intanto in più di una regione appoggiano il candidato governatore del Pd. In realtà anche Sel finora non ha saputo reagire alla slavina renziana. Era nato per portare più a sinistra la coalizione di centrosinistra, ma la coalizione di centrosinistra non esiste più, quindi la sua vecchia ragione sociale è finita e non ne ha ancora una nuova. Tra l’altro, dopo il gruppo di Gennaro Migliore, l’altro giorno un altro deputato si è staccato per votare sì all’Italicum.
Forza Italia?
«Siamo nel comico. Brunetta che parla di ‘fasciorenzismo’ può solo far sorridere. Tanto più che Forza Italia aveva votato per l’Italicum quando stava ancora in piedi il Patto del Nazareno. E il gruppo di Verdini voterà ancora a favore».
Il M5S?
«Incassa, come Salvini».
In che senso?
Renzi ha l’appoggio, a essere molto generosi, di metà scarsa dell’elettorato. L’altra metà, quella che è contro, oggi può indirizzarsi solo verso Salvini, verso il M5S o verso l’astensione: In ordine di forza crescente. Solo che l’astensione non è un partito. E di fronte alla nullità della minoranza Pd, alla latitanza strategica di Forza Italia e alle convulsioni di Sel, beh, Salvini e i grillini incassano l’opposizione. Infatti il M5S, nonostante tutti i casini che ha avuto, viene ancora dato dai sondaggi sopra il 20 per cento e, se si andasse a votare con l’Italicum, potrebbe essere la forza che alla fine si oppone a Renzi al ballottaggio.
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Daniel Fortesque
E adesso avanti, a tutto vitalizio!


(Architetto Fuksas)

Quids1n
Sopravviviamo in un Paese sempre più “strano”
ove si sta sviluppando l’uso crescente di bizzarre locuzioni radical-chic:
un Paese ove chi delinque si etichetta come “Antagonista”,
la poltrona è “senso di appartenenza”,
i voltagabbana vengono definiti “Responsabili”,
l’indebitamento si interpreta come “Flessibilità”,
lo Scrocco Statale vien detto “progresso sociale” e, dulcis in fundo,
l’oppressione fiscale si chiama “Stabilità”!
Cordiali LOLLE.
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Doriana Goracci

“Ormai sta nascendo il nuovo millennio. La faccenda non è da prendere troppo sul serio: in fin dei conti, l’anno 2001 dei cristiani è l’anno 1379 dei musulmani, il 5114 dei Maya e il 5762 degli ebrei.
Il nuovo millennio nasce un primo dell’anno per opera e grazia di un capriccio dei Senatori dell’impero romano, i quali, un bel giorno, decisero di rompere la tradizione che imponeva di celebrare l’anno nuovo all’inizio della primavera. Il conteggio degli anni dell’era cristiana proviene invece da un altro capriccio: un bel giorno, il papa di Roma risolse di porre una data alla nascita di Gesù, benché nessuno abbia mai saputo quando davvero nacque.
Il tempo si burla dei confini che noi inventiamo per credere che lui ci obbedisca: tuttavia, il mondo intero celebra e teme questa frontiera. Un invito al volo – Millennio che va, Millennio che viene – l’occasione è propizia agli oratori dalla retorica infiammata che disquisiscono sul destino dell’umanità e a quei messaggeri dell’ira di Dio che annunciano la fine del mondo e lo sfascio generale; intanto, il tempo continua, silenzioso, il suo cammino lungo le vie dell’eternità e del mistero.
In verità, non c’è nessuno che sappia resistere: in una data simile, per arbitraria che sia, chiunque sente la tentazione di domandarsi come sarà il tempo che sarà. Abbiamo una sola certezza: nel ventunesimo secolo, se ancora saremo qui, tutti noi saremo gente del passato millennio. E benché non possiamo indovinare il tempo che sarà, possiamo avere almeno il diritto di immaginare come desideriamo che sia.
Nel 1948 e nel 1976, le Nazioni Unite proclamarono le grandi liste dei diritti umani: tuttavia la stragrande maggioranza dell’umanità non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare? Che direste se delirassimo per un istante?
Puntiamo lo sguardo oltre l’infamia, per indovinare un altro mondo possibile: l’aria sarà pulita da tutto il veleno che non venga dalla paure umane e dalle umane passioni; nelle strade, le automobili saranno schiacciate dai cani; la gente non sarà guidata dalla automobile, non sarà programmata dai calcolatori, ne’ sarà comprata dal supermercato, né osservata dalla televisione; la televisione cesserà d’essere il membro più importante della famiglia e sarà trattato come una lavatrice o un ferro da stiro; la gente lavorerà per vivere, invece di vivere per lavorare; ai codici penali si aggiungerà il delitto di stupidità che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come il passero che canta senza saper di cantare e come il bimbo che gioca senza saper di giocare; in nessun Paese verranno arrestati i ragazzi che rifiutano di compiere il servizio militare; gli economisti non paragoneranno il livello di vita a quello di consumo, né paragoneranno la qualità della vita alla quantità delle cose; i cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere cucinate vive; gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi; i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse; la solennità non sarà più una virtù, e nessuno prenderà sul serio chiunque non sia capace di prendersi in giro; la morte e il denaro perderanno i loro magici poteri, e né per fortuna né per sfortuna, la canaglia si trasformerà in virtuoso cavaliere; nessuno sarà considerato eroe o tonto perché fa quel che crede giusto invece di fare ciò che più gli conviene; il mondo non sarà più in guerra contro i poveri, ma contro la povertà, e l’industria militare sarà costretta a dichiararsi in fallimento; il cibo non sarà una mercanzia, né sarà la comunicazione un affare, perché cibo e comunicazione sono diritti umani; nessuno morirà di fame, perché nessuno morirà d’indigestione; i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perché non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perché non ci saranno bambini ricchi; l’educazione non sarà il privilegio di chi può pagarla; la polizia non sarà la maledizione di chi non può comprarla; la giustizia e la libertà, gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena; una donna nera, sarà Presidente del Brasile e un’altra donna nera, sarà Presidente degli Stati Uniti d’America; una donna india governerà il Guatemala e un’altra il Perù; in Argentina, le pazze di Plaza de Mayo saranno un esempio di salute mentale, poiché rifiutarono di dimenticare nei tempi dell’amnesia obbligatoria; la Santa Chiesa correggerà gli errori delle tavole di Mosè, e il sesto comandamento ordinerà di festeggiare il corpo; la Chiesa stessa detterà un altro comandamento dimenticato da Dio: “Amerai la natura in ogni sua forma”; saranno riforestati i deserti del mondo e i deserti dell’anima; i disperati diverranno speranzosi e i perduti saranno incontrati, poiché costoro sono quelli che si disperarono per il tanto sperare e si persero per il tanto cercare; saremo compatrioti e contemporanei di tutti coloro che possiedono desiderio di giustizia e desiderio di bellezza, non importa dove siano nati o quando abbiano vissuto, giacché le frontiere del mondo e del tempo non conteranno più nulla; la perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei; però, in questo mondo semplice e fottuto ogni notte sarà vissuta come se fosse l’ultima e ogni giorno come se fosse il primo.”

25 APRILE
ALESSANDRO GILIOLI

Sono belli, quando non rituali, i cortei per il 25 aprile. Ed è giusto, quando si è in buona fede, ricordare l’atto fondativo della nostra democrazia. Perché appunto quello è stato, soprattutto, il 25 aprile: la vittoria dell’idea che le decisioni politiche debbano essere prese dal popolo, dai cittadini, anziché da un dittatore; cittadini che – come poi hanno scritto i costituenti – avrebbero esercitato il loro potere attraverso un sistema di rappresentanza.
Più o meno, per circa mezzo secolo, le cose hanno abbastanza funzionato: i partiti svolgevano questo ruolo di veicolo della rappresentanza, dal basso verso l’alto; e più o meno, i rappresentanti erano realmente tali: l’Italia contadina, cattolica e moderata con la Dc, gli operai e quasi tutti gli intellettuali con il Psi e soprattutto il Pci, la minoranza laica ed ex azionista tra lo stesso Psi e i partitini di centro, i nostalgici del Duce con il Msi. Più o meno, ancora, i governi che si sono succeduti in quei decenni hanno deciso le sorti del Paese e le sue politiche, prima di tutto quelle economiche. Non mancavano di certo altre influenze – da Washington e dal Vaticano – ma tutto sommato c’era un margine di autonomia dei parlamenti democraticamente eletti nelle scelte interne. Tanto che che, ad esempio, si è arrivati allo Statuto dei Lavoratori e al divorzio.
Questo, semplificando un po’ ma neppure troppo, volevano i partigiani: un sistema di Governo in cui fossero i cittadini, seppur attraverso l’intermediazione della rappresentanza, a decidere il proprio futuro. Si chiama democrazia.
Settant’anni dopo, questo meccanismo pieno di bug ma tutto sommato funzionante, è quasi rotto.
O comunque funziona ormai malissimo.
Gli strumenti di rappresentanza, cioè i partiti, sono al loro minimo storico di credibilità e di prestigio: la stragrande maggioranza dei cittadini non li stima e una grandissima parte ne diffida. Gli organismi in cui questa rappresentanza si declina, il Parlamento e i vari consigli elettivi locali, sono visti come luoghi di spartizione del potere e di denaro.
In più, e soprattutto, i cittadini sentono non a torto di non incidere più sul proprio futuro, né attraverso il voto (lo strumento principe voluto dai costituenti) né tanto meno iscrivendosi a uno di questi partiti: tanto le vere decisioni che impattano sulla loro vita vengono prese altrove (cioè da poteri politici ed economici non elettivi) o semplicemente vengono determinate dalla risultanza complessa di meccanismi e dinamiche su cui non possono incidere, come i mercati. Che non sono un Golem né la Spectre con un occulto signore che ne tira i fili, ma nei loro effetti impattano comunque assai più di un consiglio dei ministri.
Due giganteschi problemi, quindi, che si intersecano: la crisi di rappresentanza dei partiti e degli organi elettivi, da una parte; dall’altra, la crescita di forza e di incidenza da parte di poteri esterni a tratti concentrati (come la famosa Troika, alcune grandi banche d’affari, etc) e a volte più distribuiti (il resto dei mercati) ma comunque fuori dal voto democratico.
Insieme, questi due fenomeni hanno eroso in buona parte la democrazia, la cui nascita festeggiamo oggi.
Al primo dei due fenomeni, la crisi di rappresentanza della politica, la politica stessa ha risposto arroccandosi. Anziché aprirsi con nuovi canali tra dentro e fuori il Palazzo, il Palazzo ha alzato i ponti levatoi. È così che è arrivato il Porcellum. Ed è per questo motivo che tante persone – quelle in buona fede – criticano il nuovo impianto elettorale ‘Italicum più riforma del Senato’: perché anziché puntare sull’apertura di nuovi canali tra l’alto e il basso (più controllo degli eletti, più trasparenza sul loro operato, più democrazia diretta, più spazio ai referendum propositivi, più facilità per quelli abrogativi etc ) conserva in buona parte il meccanismo dei parlamentari nominati dai partiti, riducendo inoltre il ruolo dei contrappesi e portando a governare senza ostacoli quella che dalle urne è uscita comunque come una minoranza (minoranza che rischia di essere addirittura inferiore a un quarto dei cittadini se la tendenza dell’astensionismo non si inverte). Non è dittatura, sia chiaro: ma è un passo nella direzione sbagliata. Quella che risponde alla crisi della rappresentanza riducendo la rappresentanza, anziché aumentandola.
Per il secondo dei due fenomeni, la predominanza di poteri e di dinamiche esterne sui poteri politici elettivi, è molto più difficile proporre alternative. Si tratta di una tendenza globale e con origini strutturali, cioè derivanti soprattutto dai grandi cambiamenti economici e tecnologici. Governare davvero questi poteri e queste dinamiche – rimettendoli al servizio della democrazia – è cosa che si può pensare di fare solo su scala non nazionale: extranazionali sono loro, globale (o almeno europea) può essere solo la democrazia che riconquista il suo primato. Quello che sta avvenendo in Grecia in questi giorni, credo, ne è l’ennesima conferma. Pensare che basti eleggere in un solo Paese un Governo che riconquista il diritto di governare il suo popolo su scala locale è molto difficile. Siamo in una fase storica abbastanza oscura, da questo punto di vista: perché abbiamo in buona parte perso il diritto a determinare il nostro futuro attraverso le democrazie nazionali ma non abbiamo ancora conquistato il diritto a determinare il nostro futuro attraverso la democrazia transnazionale.
Ecco, non so se a questo punto è chiaro cosa sento io il 25 aprile: soprattutto una grande invidia per quelli che, liberata l’Italia, pensavano che da lì in poi i cittadini si sarebbero governati da soli. Una grande invidia perché sta andando sempre meno così, perché al contrario di loro ci sentiamo sempre meno autori delle scelte che determinano il nostro futuro.
Qui siamo, oggi, 25 aprile 2015. Di qui dobbiamo muoverci, per quanto possiamo, andando nella direzione giusta. Cioè, come 70 anni fa, nella direzione di restituire il potere alle persone, in basso.
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28/4/2015
IL PUNTO DI PAOLO PAGLIARO. L’Italicum
Toninelli

http://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/renzi-incendia-il-Parlamento-28-04-2015-153447
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COLPIRNE DIECI PER EDUCARLI TUTTI
MARCO TRAVAGLIO

Era già accaduto al Senato nel giugno 2014, con la sostituzione- destituzione dalla commissione Affari costituzionali di tre Senatori del Pd (Mineo e Chiti) e di Scelta civica (Mauro), rei di dissentire sulla controriforma costituzionale di Renzi. E siccome nessun’autorità, tantomeno Napolitano, fece una piega per difendere la Costituzione contro quella scandalosa purga ordinata dal capo del Governo, ora la scena si ripete pari pari alla Camera, con la cacciata dalla commissione gemella di 10 deputati Pd colpevoli di dissenso sull’Italicum: Bersani, Cuperlo, Bindi, D’Attorre eccetera. Ma solo per 10 giorni: giusto il tempo di far votare i 10 sostituti come soldatini obbedienti sull’Italicum, poi, a missione compiuta, torneranno i titolari.
E naturalmente anche stavolta nessuno fa un plissè, nemmeno gli epurati. Eppure l’articolo 67 della Costituzione afferma: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Si può contestarlo (Grillo vorrebbe abolirlo, e secondo noi sbaglia), ma intanto la regola è quella. Poi ci sono i regolamenti parlamentari: i membri delle commissioni sono nominati dai presidenti delle due Camere su indicazione dei gruppi e possano essere sostituiti se si dimettono o assumono altre cariche elettive o di Governo. Non certo perché non s’inchinano agli ordini di scuderia, per giunta del Governo. E poi qui non si tratta di un singolo deputato, ma di 10: tutti quelli che dissentono dal Governo che – altro fatto inaudito – pretende di cambiare la legge elettorale a colpi di maggioranza (che poi -ennesima anomalia- è minoranza, senza il premio del Porcellum cancellato dalla Consulta). Inoltre – paradosso dei paradossi – Renzi invoca il vincolo di mandato dimenticando che il mandato elettorale del Pd è esattamente l’opposto dell’Italicum: i suoi parlamentari sono stati eletti nel 2013 promettendo agli elettori di cancellare il Porcellum per restituire ai cittadini il diritto di scegliersi i propri rappresentanti, non per perpetuare il potere dei capi di nominarseli col trucco delle liste o dei capilista bloccati. Quindi a tradire il mandato (peraltro mai ricevuto, essendo stato eletto per fare il sindaco di Firenze) è Renzi, non i “dissenzienti”. E, come ricorda Pippo Civati, il programma elettorale Pd diceva: “Dobbiamo sconfiggere l’ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando. È una strada che l’Italia ha già percorso, e sempre con esiti disastrosi”. Poi ci sarebbe lo Statuto del gruppo Pd alla Camera, che recita: “Il pluralismo è elemento fondante del Gruppo e suo principio costitutivo. Esso si basa sul rispetto e la valorizzazione del contributo personale di ogni parlamentare alla vita del Gruppo, nel quadro di una leale collaborazione e nel rispetto delle norme del presente Statuto”. Quello del gruppo al Senato addirittura “riconosce e valorizza il pluralismo interno nella convinzione che il continuo confronto tra ispirazioni diverse sia fattore di arricchimento del comune progetto politico… Il Gruppo riconosce e garantisce la libertà di coscienza dei Senatori… Su questioni che riguardano i principi fondamentali della Costituzione e le condizioni etiche di ciascuno, i singoli Senatori possono votare in modo difforme dalle deliberazioni dell’Assemblea del Gruppo…”. Ma che pluralismo è quello che rimuove i deputati che non s’inchinano supinamente agli ordini di scuderia, per giunta del Governo, per giunta sulla riforma costituzionale ed elettorale, cioè sulle regole fondamentali del gioco democratico? Sentite queste parole: “La sostituzione in commissione di Vigilanza del Senatore Paolo Amato è del tutto illegittima. Il Regolamento prevede la sostituzione di un commissario solo in caso di sue dimissioni, incarico di Governo o cessazione per mandato elettorale. Checché ne dica il Presidente Schifani, che sta esercitando le funzioni di Presidente del Senato con modalità che vanno totalmente censurate sotto ogni profilo, istituzionale e regolamentare. Modalità più da giocoliere che da interprete del diritto”. Così parlò il 4 luglio 2012 Luigi Zanda, allora vice e ora capogruppo del Pd al Senato, sdegnato perché Schifani aveva epurato l’azzurro dissidente Amato. E invocava l’art.67, che ai vertici del Pd piace molto quando c’è da sbatterlo in faccia a Grillo (che non lo vuole) e molto meno quando c’è da rispettarlo in casa propria. Cos’è cambiato da allora a oggi, a parte il colore degli epuratori e degli epurati? La Costituzione e il Regolamento per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano, anzi si calpestano. Il refrain del Politburo Renziano, graziosamente detto Giglio Magico, è che l’assemblea del gruppo ha votato a maggioranza pro Italicum, quindi ora tutti devono adeguarsi per disciplina di partito. Ma questo può valere per le leggi di ordinaria amministrazione, non certo per le regole e i passaggi fondamentali della vita democratica. Altrimenti, di grazia, perché il 18 aprile 2013, quando l’assemblea dei grandi elettori Pd scelse Franco Marini per il Quirinale, Renzi e la sua minoranza si ribellarono alla maggioranza votando Chiamparino? Con che faccia, oggi che sono maggioranza, vogliono negare alla minoranza il diritto al dissenso? Ps. Siccome è già partita la black propaganda per squalificare i dissenzienti come conservatori del Partito No Tutto, perfetto corollario del refrain “meglio l’Italicum che nessuna legge elettorale”, sarebbe cosa buona e giusta se la minoranza Pd, M5S, Sel e chi ci sta presentassero subito in Parlamento un ddl di una riga: “È ripristinato il Mattarellum”. Chissà che ne pensa il capo dello Stato.

(Padiglione Enel)

RIDIAMARO :- )

IL RAZZI PENSIERO
Quello che io faccio
non ho mai pentito
sono stato eletto Senatore
anche perché di fame si muore
poi Crozza mi ha imitato
e ora sono anche famoso
caro amico te lo dico da amico
e fatti anche li cazzi tuoi / famme cantà
tira a campà / fammi sognare
chiedo solo un rimborso spese per arrivare alla fine del mese
a chi vive di emozioni
anche perché ama le canzoni
a chi è rimasto senza posto fisso
e per questo si sente un fesso
del jobs act non so niente
preferisco il made in Italì
caro amico te lo dico da amico
io penso a li cazzi miei
famme cantà
fammi lavorare
famme cantà

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Marcthulhu
Renzi: “L’Expo è la misura delle ambizioni degli italiani”. Pulirsi della malefatte con soldi pubblici intascando profitti privati.
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Iray: “Renzi: “L’Expo non è più uno scandalo”.
Ora è una prassi.”
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Doctor C: “Fedez chiede alla Clerici cosa pensa delle infiltrazioni mafiose all’Expo.
“Sono la morte sua”.
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Xanax: “Oggi è il 1° Maggio 2015, Festa del Lavoro incompiuto.”
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Negus: “Si aprono le porte dell’ EXPO.
Quelle senza una maniglia.”
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Cricon: “Il tema di Expo 2015 è “Nutrire il pianeta”. Iniziando da mafia e politica.”
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GiuCox: “Il Papa interverrà in streaming all’inaugurazione di Expo,
se aspetta un palco inauguriamo a Natale.”
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Adry Ana: “Il Papa interverrà all’inaugurazione di Expo.
Ormai si spera solo più in un miracolo.”
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Ibico
Renzi: O Italicum passa o Governo cade…e o strunz governa.
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Enrico
Italicum . Si avvicina l’addio di Civati al PD. Se sono forse fioriranno
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Luca
Fassina: “Renzi gioca con la democrazia”. Anziché andare a troie come quell’altro.
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Aristotele paziente
Italicum, Renzi: c’è in ballo la dignità del Pd.
Deve essere la stessa dignità di cui parla Berlusconi
.
http://masadweb.org

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