Nuovo Masada

aprile 27, 2015

MASADA n° 1644 27-4 2015 COSE DA RICORDARE, COSE DA DIMENTICARE

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(Natale Pelizzoli)

MASADA n° 1644 27-4 2015 COSE DA RICORDARE, COSE DA DIMENTICARE

Due giapponesi famosi: Takashi Murakami e Haruki Muratami- Difficoltà dell’approccio umano- Un neoliberismo di merda – Perché arrivano i barconi – Migranti – Il razzismo e la vigliaccheria– Renzi sostituisce 10 dissidenti – Il governo degli yesman distrugge ogni principio democratico – La ruspa renziana – L’Italicum è incostituzionale– Il TTP e la sudditanza mercantile dell’Europa alle multinazionali americane – Il documentario sul G8 mai trasmesso in televisione – I miei film migliori: Il capitale umano, Philomena, Dallas Buyers Club, Ogni cosa è illuminata.

Takashi Murakami e Haruki Murakami

Mi sono accorta dell’esistenza di questi due giapponesi famosi perché stavo cercando informazioni su una confezione di caramelle. Il nome è uguale ma il primo è uno dei più pagati pittori moderni, il secondo è uno scrittore sensibile e lirico prossimo al Nobel. La loro differenza me li ha resi vicini in modo paradossale ma non è forse il paradosso il segno predominante della Natura?
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Immagini di Takashi Murakami
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Viviana
“Ho sempre sentito affinità con i personaggi delle fiabe che vivono in un guscio di noce, o sotto il pavimento. Io non sono vissuta dentro la vita. Sono vissuta dentro una biblioteca. La parola scritta è stata per me la realtà più vera al punto che per capire la realtà ho dovuto scriverla. Mi sono accorta che persino le mie amicizie più vere sono state quelle di penna. Le persone reali in carne e ossa mi hanno sempre urtata un poco col loro eccesso di carnalità. Ma non credo che comunicare con la gente sempre per scritto mi abbia reso più reale il mondo. E’ stato come comunicare con delle proiezioni o con dei cartoni animati così che anche io alla fine diventavo una proiezione o un cartone animato. Però è stato un ottimo sistema per sentire meno la sofferenza.

Forse per questo non sono mai riuscita a scrivere di mio padre. La sua realtà negativa impediva qualunque proiezione. Capita che ciò che sembra disumanità sia solo un modo per sfuggire al dolore che gli uomini sono capaci di darti. Ci sono vite che ti costringono ad essere un eremita, così che anche il saltuario contatto con persone viventi ti sembra solo una eccezione ad un senso di realtà dove, come la monade di Leibniz, ti confronti solo con te stessa. Mio padre mi ha costretto a stare in una specie di prigione per i miei primi 29 anni, senza contatti sociali. I padri talebani mi fanno ridere. E mia madre era una specie di timida sordomuta cresciuta nel silenzio e nell’isolamento che poteva sembrare anaffettiva. Succede così che i miei contatti sociali, anche famigliari, siano spesso una specie di fallimento, dove do troppo o troppo poco, e dove al primo segno di disarticolazione scappo per tornare a me stessa, incapace di graduare in senso civile i contatti con gli altri, secondo i canoni che ogni figlio normale impara dalla famiglia. Detto in parole povere, il mondo mi spaventa, e, sia che lo affronti con falsa sicumera affogandolo di parole, sia che lo guardi di lontano con l’imbarazzo dell’eterna straniera, mi provoca un senso vivo di inadeguatezza, come se io e il mondo appartenessimo a due specie viventi diverse non compatibili, per cui al minimo segno di difficoltà taglio ogni rapporto, incapace di modificarlo al meglio e spaventata dalla diversità dell’altro che mi sembra oscura e minacciosa. Mi chiedo se tutto il mio studiare psicologia per tutta la vita e il mio interesse vivissimo per il comportamento umano non siano stati in fondo altro che un modo per guardarmi e difendermi da un ambiente ritenuto diverso e pertanto ostile. A volte chi scappa è solo un fuggitivo spaventato da qualcosa che non capisce e che non sa gestire ”.

Haruki Murakami:

A volte ho l’impressione di essere diventato il custode di un museo. Un museo vuoto, senza visitatori, a cui faccio la guardia solo per me.”
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E secondo te perché mi stimo così poco? – chiesi
– Perché vivi solo a metà – rispose lei come se fosse niente. – L’altra metà è ancora intatta da qualche altra parte
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Ho sempre avuto fame di affetto, io. E mi sarebbe bastato riceverne a piene mani anche solo una volta. Abbastanza da dire: grazie, sono piena, più di così non ce la faccio. Sarebbe bastato una volta, una sola unica volta.”
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Per quanto una situazione sia disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità.”
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Cammino lungo la riva della coscienza, dove le onde si muovono in un flusso e riflusso continuo. Quando arrivano, lasciano dietro di sé delle scritte che subito l’ondata successiva cancella. Cerco di leggerle in fretta, nel breve intervallo fra un’onda e l’altra. Ma non è facile. Prima che faccia in tempo a leggere, arriva una nuova onda a cancellare tutto. Nella coscienza rimangono solo indecifrabili frammenti di parole.”
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Tra un muro alto e solido e un uovo che si rompe contro di esso, starò sempre dalla parte dell’uovo. Sì, non importa quanto il muro abbia ragione e quanto l’uovo abbia torto, io starò dalla parte dell’uovo. Qualcun altro dovrà decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; sarà forse il tempo a farlo, o la storia. Ma se ci fosse un romanziere che, per qualsivoglia ragione, scrivesse stando dalla parte del muro, che valore avrebbero le sue opere?”
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“Non smetteva mai di stupirsi della gran quantità di cose che non sapeva.”
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“– Perché beve tanto? – chiese lei.
– Forse perché ho paura, – risposi.
– Anch’io ho paura però non bevo.
– La tua paura e la mia sono di due generi diversi.
– Non capisco.
– Col passare degli anni aumentano le cose che non riusciamo più ad aggiustare, – dissi.
– Ci si stanca?
– Sì, ci si stanca
.”
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È perché si hanno delle aspettative che si rimane delusi.”
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Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.”
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Può darsi che non sarai mai felice. Perciò non ti resta che danzare, danzare così bene da lasciare tutti a bocca aperta.
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Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un’esperienza pericolosa.”

Ma torniamo al labirinto di casa nostra….

Antonio
Sull’immigrazione, bisogna coinvolgere l’Europa; ma ora, quando verrà il semestre a guida italiana, vedrete sorci verdi.
Come?! Il semestre italiano c’è già stato?
E quando???
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Cla Van
La campagna terroristica contro chi vuole uscire dall’euro : – )))
Ti immagini cosa succederebbe tornando alla lira? La svalutazione????? Le piaghe bibliche erano nulla al confronto!!… ah… dici? che negli ultimi mesi l’euro si è svalutato del 40% rispetto al dollaro? e non è capitato nulla, vero? in fondo questi giornaloni non ne hanno neanche dato notizia…. (dove ho messo il sacchetto di carta per vomitare?)
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Annamaria
Purtroppo la realtà, nuda, cruda e brutale, è proprio questa.
Oggi l’Europa è solo euro, ha la faccia dell’euro. E l’euro ha la faccia di Schauble.
E “questa” Europa,che ha la faccia dell’euro che ha la faccia di Schauble, è lontana anni luce dai popoli che la abitano e dagli ideali che ispirarono i suoi padri fondatori.
E’ un cappio stretto intorno al collo di milioni di persone; e la stretta potrà essere più morbida o più brutale, lo strangolamento più lento o più crudele, ma l’esito sarà quello, per tutti, non facciamoci illusioni.
L’unico modo per uscirne è liberarsi da quel cappio che ci uccide, liberarsi dall’euro per “come” è stato concepito e viene utilizzato.
Andare noi fuori dall’euro? O mandare l’euro degli Schauble fuori dall’Europa?
Non lo so: so però che qualcosa bisognerà fare, perché così si muore.
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«… perché quegli zucconi dei cittadini non capiscono e scioccamente non vogliono ancora rinunciare del tutto agli ospedali, ai salari, agli asili, alle pensioni. »

Replay
Quand’è che il futuro è passato da essere una promessa a essere una minaccia?” (Chuck Palahniuk)

Un neoliberismo di merda
Viviana
Hanno tanto propagandato un neoliberismo che avrebbe portato ad un mondo migliore, con più lavoro e più benessere per tutti, meno miseria e meno disoccupazione, che tutti ci sono cascati, e anche chi sperava in una rivoluzione proletaria o in una socialdemocrazia nordica o in una democrazia allargata e partecipata ha ceduto alle sirene del mercato, ad una presunta libera concorrenza che si autoregolasse da sola, ad un crescente progresso generalizzato, a guadagni facili e rapidi ottenuti con metodi dubbi e discutibili, e ha messo lo scopo della sua vita nella speranza di possedere di più, di avere maggior potere sugli altri, di moltiplicare i propri desideri, imitare i vizi delle classi abbienti e trasgredire la legge pur di soddisfare voglie meschine.
E il piacere e il possesso sono diventati i massimi Dei.
In loro nome si sono spacciate autentiche sciagure, come le guerre di esportazione di democrazia, la delocalizzazione del lavoro, l’abbattimento delle norme di tutela dei lavoratori, l’annientamento dello stato sociale, la corrosione dei diritti costituzionali, la distruzione del pianeta, il cambio climatico, la schiavizzazione, la speculazione borsistica selvaggia, il sostegno dei gruppi bancari alle guerre e al crimine, la fine dei diritti democratici, il moltiplicarsi della miseria e della disoccupazione…
Come in queste condizioni sia possibile che le masse votino ancora per i loro aguzzini resta un mistero che solo il plagio delle coscienze, la manipolazione mediatica e la corsa al potere e al possesso possono spiegare.
Ma quando in uno Stato non c’è altro e non si parla d’altro, quello Stato ormai è moralmente e legittimamente finito. Non esiste più la Democrazia.
E il potere di fare la legge o di gestire l’economia o di amministrare la religione diventa un potere senza più diritto, senza più carisma, senza più giustificativo etico e sociale che ne legittimi l’esistenza. Diventa Potere e basta e dunque sopruso fine a se stesso.
Ma quando il potere si scopre nudo nella sua essenza più feroce e insensata, quando serve solo a mantenere la propria forza e a coprire i propri abusi, allora, sia esso laico, politico, economico o religioso, può essere solo rigettato dalla compagine sociale.
L’egoismo arido e cinico, la mancanza di partecipazione sociale, la caduta di valori e di ideali e l’assenza di empatia verso chi sta peggio sono diventati le regole di una vita sciagurata e fine a se stessa che le classi egemoni hanno presentato come modello abietto del vivere e che le classi subalterne hanno cercato di imitare senza riuscire a produrre anticorpi durevoli ed efficaci contro i danni conseguenti. E’ stata una vera contaminazione distruttiva.
In questo declino dissennato di ciò che rende onorevole un’esistenza e lodevole una Nazione, né i partiti né le religioni né le ideologie laiche né i gruppi economici sono riusciti a costituire un polo di luce a cui ispirarsi, anzi sono cresciuti i tentativi dei malviventi del potere di feudalizzare lo stato, unificare le opposte fazioni nei privilegi e negli abusi, creando sempre nuove impunità a favore di pochi e sempre nuove disparità per i soli potenti, allargando il solco tra la cricca che comanda e il resto del popolo, uccidendo al contempo futuro e democrazia, fino alla dissoluzione dello Stato stesso.
Col neoliberismo, il corpo sociale ha perso via via qualsiasi significato di merito che lo tenga unito, non più la religione, la chiesa, la patria, i valori civili, il senso di umanità, l’appartenenza a una nazione o a una etnia, la speranza nel futuro o nel progresso, solo sporadici tentativi di agglomerare le masse sulle voci dell’odio, della paura, del vizio, dell’egoismo…
Ma egoismo più paura non fanno uomini, fanno bestie.
La classe operaia non va più in paradiso. Non va più da nessuna parte. Non va più nemmeno al suo posto di lavoro quando è stata licenziata per ingiusta causa e non più reintegrata dal giudice. Quest’epoca ha deciso che la classe operaia va al cesso. Ma le ha tolto anche il cesso.

PERCHE’ ARRIVANO I BARCONI?
Paolo De Gregorio

Tutto l’occidente cristiano, imperialista, multinazionale, capitalista, guerrafondaio, colonialista, schiavista, è pienamente responsabile della instabilità sociale e politica di tutto il Medioriente, a cominciare dai primi del ‘900 quando gli imperialisti inglesi tracciarono da rozzi padroni confini e stati, senza tener conto di differenze religiose e culturali profonde, che nel tempo si rivelarono buone per tenere quell’area in stato di tensioni e guerre permanenti, soprattutto basandosi sulle divisioni tra sunniti e sciiti e sulla presenza di Israele, creato dalla distruzione della nazione palestinese.
Attualmente vi è una nuova dimensione geopolitica ed economica globale di cui tener conto, per cui l’intero Medioriente è inserito fra due potenze mondiali come la Russia e la Cina (non più in contrasto tra loro) in grado di integrarsi e gestire il petrolio fuori dal dollaro e dalle rotte navali con un sistema di oleodotti e gasdotti in grado di alimentare anche la crescita economica dell’India.
E la pacificazione dell’area mediorientale sarebbe un colpo mortale per le aspirazioni egemoniche dell’Occidente, in particolare degli USA, perché sarebbero gli interessi economici tra confinanti a prevalere, come sarebbe naturale che l’Europa e la Russia si integrassero economicamente e l’Europa buttasse al cesso il residuato della guerra fredda, la NATO, che ci costa miliardi e impedisce di fatto questo avvicinamento.
I barconi che arrivano sulle nostre coste pieni di disperati sono il frutto avvelenato di due fattori principali: è gente in fuga da guerre innescate, fatte o pilotate dagli USA e dai suoi alleati, è gente in fuga da paesi ricchi di materie prime, le cui classi dirigenti si sono fatte comprare dalle multinazionali, senza contare il peso dei debiti contratti con il FMI e la Banca Mondiale e che i Fondi sovrani di vari stati hanno acquistato terreni fertili in Africa, di fatto sottraendoli agli agricoltori locali. Questa situazione genera un eterno sottosviluppo che si chiama neocolonialismo.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso, ma senza chiarezza sul perché del fenomeno migratorio, risulta la destra a trarre vantaggio politico dal disagio popolare causato dall’immigrazione clandestina, rintroducendo la categoria del razzismo in un fenomeno che è invece sotto la nostra occidentale responsabilità e, come sempre, ha ragioni economiche e predatorie.

MIGRANTI
Alessandro Gilioli
Ho letto quasi tutte le proposte politiche che sono state avanzate dopo la strage dei 900, da quelle più pragmatiche a quelle più folli, e per una volta ho provato una certa umana pena nei confronti di chi governa l’Italia, dato il pauroso compito che gli grava sulle spalle.
Pensateci un attimo: ci sono alcuni milioni di persone che sono del tutto disposte a sfidare la morte per lasciare con ogni mezzo le terre dove vivono, martoriate da guerre ferocissime e da miseria assoluta, devastate da armatissime bande organizzate di assassini e stupratori (a proposito, cosa sappiamo qui, ad esempio, del conflitto in Mali?); poi c’è un ponte naturale, l’Italia, che il destino ha voluto arrivasse dalla ricca e pacifica Europa quasi alla costa di questo inferno; e infine c’è l’Europa stessa, divisa in Paesi i cui governi sono terrorizzati all’idea di perdere le elezioni se troppe persone da quell’inferno arrivano nel loro Paese – o se troppi soldi pubblici vengono spesi nel cercare di salvarli dal mare.
Questa è la situazione, al momento.
Andando ancora un passetto più indietro: ci sono gigantesche dinamiche economiche e di potere globali che hanno portato alle catastrofi da cui quei milioni di umani tentano di fuggire: ad esempio, leggevo l’altro giorno sul Guardian che solo le scelte della Banca Mondiale «hanno causato lo spostamento di circa 3,4 milioni di persone negli ultimi cinque anni, contribuendo in maniera massiccia al flusso di poveri in tutto il mondo»; per non dire dei conflitti armati locali in cui da sempre l’inferenza di centri economici non africani è determinante. Ad incrementare il tutto, la globalizzazione mediatica e quindi l’arrivo nei più sperduti villaggi del Terzo mondo della notizia che al di là di quel mare c’è un Eldorado dove non solo non ti ammazzano e non ti stuprano, ma puoi addirittura sperare di possedere infiniti beni di consumo.
Detta altrimenti, quello che sta succedendo è, fondamentalmente, un altro effetto dello spostamento del potere mondiale fuori dai governi, fuori dalla politica. Non che questa sia innocente – pensate solo alla bella idea di bombardare la Libia – ma il grosso delle dinamiche che hanno portato alla situazione attuale (milioni di persone che scappano dai loro inferni per tentare di venire qui) è di carattere mondiale, globale, mentre i governi quando va bene riescono solo a far politiche locali.
Ormai è come se ci fossero due governi, in questo pianeta: uno potentissimo e invisibile, determinato dai meccanismi del mercato e dalla risultanza delle sue dinamiche, che determina il vero vivere delle persone; e un altro composto da 150 amministrazioni locali, più o meno democraticamente elette, che spesso litigano tra di loro e hanno visto diminuire nei decenni il loro peso, la loro importanza, la loro incisività.
Ecco: a un paio di questi governi locali, nemmeno tra i più prestigiosi e ascoltati, oggi capita di dover di affrontare il più spaventoso degli effetti determinati dall’altro invisibile governo mondiale: e ora forse capite perché davvero non vorrei essere al posto di Renzi.
Che infatti cerca di sfangarla proponendo di colpire gli scafisti, e – chissà – forse è l’unica cosa che poteva dire, ma è un po’ come se di fronte a una massa enorme di donne e di uomini che stanno soffrendo sotto una violentissima grandinata si proponesse di dare la multa al venditore abusivo di ombrelli, per capirci.
Un giorno lontano qualcuno scriverà la Storia di questo periodo di vuoti che inevitabilmente si riempiono, di enormi folle umane che inevitabilmente si spostano – e talvolta muoiono. I tipi come Salvini, è ovvio, verranno ricordati solo per la loro cinica stupidità; tutti gli altri politici verranno giudicati per quanto hanno saputo o non saputo fare per uscire dai piccoli e ormai inutili confini mentali locali, ragionando e decidendo come pianeta, riprendendo in mano insieme quel potere di fare e di scegliere che si chiama, appunto, politica – e che ciascuno individualmente ha perso.
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PERCHE’ MIGRANO?
ALDO ANTONELLI
Siamo diventati un popolo di piagnoni, chiusi nelle nostre paure, armati solo di odio e di disprezzo; prigionieri delle nostre miopie, orfani di coscienza e di conoscenza.
Di fronte ai problemi sappiamo solo dire i nostri mille “NO” e mai chiederci i “PERCHE’”!
Ieri mattina, entro in un negozio di frutta e il padrone, mio amico, mi domanda: “Tu che ne pensi dei migranti?”. Eravamo solo io e lui ma una risposta esauriente non era al momento possibile. Gli dico: “Così, su due piedi, non posso darti una risposta come di dovere. Posso solo dirti che gli immigrati sono quelle persone che noi abbiamo cacciato dai loro paesi, invadendo le loro case, avvelenando i loro territori, finanziando i loro dittatori, facendo loro guerra, e, una volta venuti nei nostri paesi, intimiamo loro di tornare nelle loro case. Capisci? Dopo averli cacciati fuori dalle loro case li accusiamo di invadere le nostre!”.
Oggi leggo questo bellissimo articolo di Alain Goussot che vi prego di leggere e di diffondere.
Aldo

«L’ipocrisia del cosiddetto mondo civilizzato è assoluta, le ‘buone coscienze’ si dicono dispiaciute oppure propongono soluzioni – vedi sparare sui barconi, combattere gli scafisti (come?) – che sono peggiori del dramma in atto. Quello che viene nascosto e non viene detto all’opinione pubblica europea e italiana è quali sono le cause di questa fuga dall’Africa e dal Medio-Oriente.
Basta vedere da dove provengono i profughi che tentano di arrivare sulle coste italiane e greche: Corno dell’Africa (Somalia, Eritrea e Etiopia), Sudan, Nigeria, Mali , Iraq, Siria, Palestina. Stupisce il fatto che nessuno giornalista italiano si ponga la domanda: ma in Somalia, Eritrea e Etiopia non ci siamo stati noi per quasi un secolo? E poi con il dittatore Siad Barre e i militari Etiopi non abbiamo fatto affari, e quali risultati ha avuto l’intervento militare americano in Somalia bel 1991/1992? Gli shabaab somali sono nati in quel caos provocato dall’intervento italo-americano! In Nigeria sappiamo che la questione della guerra civile e interetnica e di Boko Haram nasce anche dalla presenza del petrolio nel più grande paese dell’Africa nera, petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane, eppure la popolazione vive in una povertà assoluta. In Mali c’è una guerra civile e la rivolta armata dei tuareg e dei gruppi islamisti provengono dalla Libia dopo la distruzione dello Stato libico in seguito ai bombardamenti francesi, inglesi e statunitensi. L’Iraq è stato distrutto dalle guerre Usa, la Siria è al collasso con milioni di profughi perché gli Stai uniti con i loro alleati sauditi hanno armato e finanziato i gruppi di opposizione armata, compreso l’Isis; per abbattere Assad e accerchiare ai suoi confini il ‘nemico’ russo.
Poi se a questo aggiungiamo i paesi dell’Africa centrale e centro-occidentale (dal Congo al Camerun, Costa d’Avorio e il Ghana) piegati, sfruttati e strangolati dalle politiche del Fondo monetario internazionale nonché da chi sfrutta l’oro, l’argento, il rame e il coltan – quello che fa funzionare le batterie dei nostri cellulari e computer che si trovano soprattutto nella zona dei Grandi laghi della Repubblica democratica del Congo e in repubblica centrafricana, se vediamo il Sud del Sudan con le sue ricchezze in petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane: se partiamo da questa analisi ci rendiamo conto che i veri responsabili di questo disastro umanitario, di questo vero genocidio si trovano nei governi Occidentali, nei consigli di amministrazione delle multinazionali e delle grandi società finanziarie euro-americane.
Con freddezza e in nome del profitto stanno uccidendo popoli interi. Questo con la complicità delle classi dirigenti corrotte di quei paesi dall’Europa all’Africa.
Se non si mette in discussione radicalmente il modello capitalistico di sviluppo umano il disastro continuerà e non potrà che produrre intolleranza, odio e violenza, cioè disumanità».

* Alain Goussot è docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna. Pedagogista, educatore, filosofo e storico, collaboratore di diverse riviste, attento alle problematiche dell’educazione e del suo rapporto con la dimensione etico-politica, privilegia un approccio interdisciplinare (pedagogia, sociologia, antropologia, psicologia e storia). Ha pubblicato: La scuola nella vita. Il pensiero pedagogico di Ovide Decroly (Erickson); Epistemologia, tappe costitutive e metodi della pedagogia speciale (Aracneeditrice); L’approccio transculturale di Georges Devereux (Aracneeditrice); Bambini «stranieri» con bisogni speciali (Aracneeditrice); Pedagogie dell’uguaglianza (Edizioni del Rosone). Il suo ultimo libro è L’Educazione Nuova per una scuola inclusiva (Edizioni del Rosone)

Ci scrive Enrico:
IL RAZZISMO E LA VIGLIACCHERIA

Stiamo scivolando verso una società barbara, di tutti contro tutti. Vecchi contro giovani e giovani contro vecchi. Disoccupati contro lavoratori. Pensionati contro lavoratori. E chi più ne ha più ne metta.
Ci sono tanti altri episodi molto negativi che non sto qui ad elencare, ma sono episodi di una gravità inaudita che stanno avallando una barbarie preoccupante. Questo è il problema. Non se è come prima o più di prima.
Il buon senso di Gianni Morandi divide. Sul web non c’è limite alla barbarie.
Nella piazza virtuale ognuno può offendere e insultare e la gentilezza nelle risposte del cantante non placa la rete.

michele brambilla
Ma chi avrebbe mai detto che anche uno come Gianni Morandi sarebbe arrivato a dividere gli italiani in due fazioni di ultrà con la bava alla bocca. Anzi pensavamo che la stagione degli ultrà con la bava alla bocca fosse finita con la fine della guerra civile fra berlusconiani e antiberlusconiani di professione; insomma ci illudevamo che le urla, le risse, la pancia che prevale sul cervello fossero tutta acqua passata. Possiamo svegliarci.
Il fatto è ormai dell’altro ieri ma continua a montare. Dunque è successo questo: Gianni Morandi mette su Facebook due foto a confronto, una in bianco e nero che ritrae gli italiani che partono per il mondo a cercare fortuna all’inizio del Novecento, e una a colori con i profughi del Mediterraneo dei giorni scorsi. Sopra le foto il Gianni nazionale scrive: «A proposito di migranti ed emigranti, non dobbiamo mai dimenticare che migliaia di italiani, nel secolo scorso, sono partiti dalla loro Patria verso l’America, la Germania, l’Australia, il Canada… con la speranza di trovare lavoro, un futuro migliore per i propri figli, visto che nel loro Paese non riuscivano ad ottenerlo, con le umiliazioni, le angherie, i soprusi e le violenze che hanno dovuto sopportare! Non è passato poi così tanto tempo». Tutto qua. Niente di che e soprattutto niente di divisivo. Solo una frase di buon senso.
Morandi su Fb: “Anche noi siamo stati migranti”, e il web insorge tra offese e commenti razzisti (Nadia Ferrigo)
Ma a proposito di buon senso, evidentemente siamo rimasti ai tempi del Manzoni: «Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune». E il senso comune a quanto pare è chissenefrega degli immigrati, cominciamo a risolvere i nostri, di problemi.
Morandi viene infatti seppellito da una valanga di insulti: taci tu che sei ricco e fai la predica dalla tua villa, ospitali tu se vuoi quei ladri stupratori e assassini che vengono qui solo per farsi mantenere, torna a cantare che è meglio. Lui si comporta da vero signore e risponde con cortesia anche ai più esagitati: caro Giuseppe perché pensi che siano tutti delinquenti? Caro Dino se un Paese non riesce a regolamentare l’immigrazione è colpa di questi poveri disgraziati? Cara Annamaria come fa qualcuno a non rendersi conto che su quelle barche ci sono anche dei bambini? Una tale Michela gli intima di «non dire minchiate» perché questi immigrati sono gente che va «in alberghi a tre stelle a lamentarsi del cibo» e lui con la pazienza d’un santo le scrive «Ma a questa storia che si lamentano del cibo hai assistito personalmente Michela?». Tenero Morandi, cresciuto ai tempi del Galateo. La sua gentilezza non placa il rutto libero sulla rete. Non è che tutti quelli che gli scrivono lo insultino: tra i sedicimila messaggi, ce ne sono anche di apprezzamento. Ma più della metà trasuda rabbia, livore, volgarità.
Ieri Morandi era ancora scosso, forse soprattutto perché non se l’aspettava. Per mezzo secolo la sua faccia pulita aveva messo tutti d’accordo, era come la Nazionale di calcio, tutti tifavano per lui, il «bravo ragazzo»; lo amavano anche a destra sebbene fosse stato comunista. Ecco perché dicevamo che se perfino uno come lui è diventato materia del contendere e anzi dell’offendere, vuol dire che l’epidemia è diventata una pandemia.
Gli insulti a Morandi in rete ci dicono, credo, almeno due cose. La prima è che il tema dell’immigrazione è un nervo scopertissimo, reso sensibile anche da una sciagurata miscela di demagogia da una parte e di pregiudizi dall’altra. Ma la seconda, forse più importante perché riguarda il nostro esserci imbarbariti su tutto e non solo sull’immigrazione, chiama in causa quell’ormai immensa fogna a cielo aperto che spesso è il web, una piazza virtuale dove ciascuno può offendere e insultare senza timore di essere guardato negli occhi né tantomeno schiaffeggiato; quasi sempre senza nemmeno essere identificato. La tecnologia – il nostro dio di questo tempo – è una gran bella cosa, che può aiutarci moltissimo: ma troppo spesso ci dimentichiamo che dietro alle macchine ci sono e ci saranno sempre degli uomini, con i loro pregi e i loro difetti. Tra i quali può esserci appunto anche il razzismo, o la vigliaccheria, che forse è peggio.

IL TTIP
CARLO PETRINI
I prodotti alimentari italiani sono sottoposti a controlli rigorosi a garanzia della qualità del prodotto finale e della salute del consumatore. Grazie alla rigidità dei controlli e al duro lavoro dei piccoli allevatori, agricoltori e pescatori italiani, il cibo del nostro Paese è considerato un’eccellenza in tutto il mondo. Una delle poche che ci sono rimaste, ma che perderemo non appena sarà approvato il TTIP, un trattato che permetterà l’ingresso nelle nostre tavole di prodotti dagli USA con standard qualitativi e prezzi inferiori ai nostri. Con l’avanzare della crisi i consumatori abbasseranno le loro pretese e acquisteranno polli al cloro, carne bovina e suina cresciuta e pasciuta a ormoni, frutta e verdura con pesticidi. La loro salute ne risentirà, contadini, allevatori, pescatori chiuderanno baracca e del “Food Made in Italy” non resterà che uno sbiadito ricordo. Non possiamo permettere questo crimine contro la salute! Il mio amico Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, racconta come ognuno di noi, sostenendo i piccoli imprenditori italiani del cibo con la propria scelta di acquisto, possa far saltare in aria il Sistema Alimentare Criminale.
Penso che sia un atteggiamento disonesto e non corretto realizzare questi trattati nella più assoluta segretezza senza coinvolgere le comunità e quando si fanno le cose segrete in genere le fanno i disonesti! Non bisogna permettere che questi trattati si svolgano sulla pelle di milioni di contadini e di pescatori e di produttori che in ogni angolo del pianeta stanno lavorando e devono essere tutelati e hanno davanti un feticcio che si chiama libero mercato che libero non lo è e che spesso e volentieri distrugge la vita di queste comunità. Se in virtù del libero mercato faccio entrare prodotti a base di carne, allevata con criteri non così rigorosi come quelli che sono tenuti a applicare i nostri allevatori, prodotti fitofarmaci, antibiotici, anabolizzanti, ormoni per la crescita: tutte queste cose, vietate in Italia e in Europa, non sono vietate negli Stati Uniti.
Io faccio un’ingiustizia nei confronti dei nostri allevatori, la legge deve essere uguale per tutti. Noi cittadini possiamo diventare coproduttori perché le nostre scelte possono determinare delle scelte agricole, se mangio prodotti provenienti da un’agricoltura locale di piccola scala, che non utilizza pesticidi, pulita, aiuto quel tipo di agricoltura lì. Se io mangio e compro prodotti di multinazionali che arrivano magari da altre parti del mondo senza le regole che debbono seguire i nostri produttori, magari ottenuti attraverso forme di schiavismo della manodopera, aiuto quel tipo di agricoltura. La sovranità alimentare si coniuga attraverso un rapporto forte tra cittadini e produttori dello stesso Paese.
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ITALICUM, COSI’ IL GOVERNO SCAVALCA LA COSTITUZIONE
CARLA CARLASSARE
“È molto interessante quello che dice D’Alimonte: una delle accuse che venivano mosse alla legge elettorale, era proprio che una legge ordinaria cambiasse la forma di governo, aggirando la Costituzione.”
Ma il professore sostiene che la forma di governo non cambia. Può dire quello che vuole, però se c’è l’elezione diretta del premier cambia la forma di governo. D’Alimonte si è lasciato sfuggire un’ammissione non da poco. Ed è importante, perché denuncia l’assoluta incostituzionalità dell’Italicum. Se nel nuovo meccanismo è presente l’elezione diretta del premier, si vanificano tutti gli articoli della Carta che disciplinano la formazione del governo, la nomina da parte del presidente della Repubblica e via dicendo. Con quest’affermazione si danno la zappa sui piedi, cioè ammettono quello che la maggioranza dei detrattori dell’Italicum contesta loro. Ù
E sulla sostituzione dei dieci dissidenti in Commissione Affari costituzionali lei cosa pensa? Sul piano giuridico non è ammissibile, perché va a toccare la libertà di scelta che ai parlamentari è garantita dall’articolo 67 della Costituzione, che prevede il divieto del vincolo di mandato. Il gruppo può agire successivamente sul parlamentare, sanzionandolo, ma non nel momento in cui esprime il suo voto. Vorrei anche sottolineare che tutto il cammino della legge elettorale e della riforma del Senato ha seguito una strada anomala. Attenzione però: in questo campo la forma è sostanza. Nelle forme, e con i tempi imposti per questo speciale procedimento che esige ponderazione. Il governo invece ha messo continui paletti: il canguro, le sedute fiume… tutte cose che vanno in un senso opposto a quanto prescrive la nostra legge fondamentale. Io credo che nella legge di revisione costituzionale sul Senato ci siano vizi di forma e in questa vedo un’alta probabilità che la Consulta la dichiari illegittima.
L’Italicum assomiglia troppo al Porcellum? Non è solo questo. È una legge che intende aggirare la Costituzione. I sostenitori dell’Italicum confondono e falsificano un’infinità di cose, mettendo insieme situazioni non assimilabili tra loro. Non si possono fare paragoni con la Francia, dicendo che anche in quel sistema c’è il ballottaggio. Certo che c’è: ma è per l’elezione del presidente. Che è un organo monocratico, con poteri molto forti. Oltralpe si vota per l’assemblea legislativa con elezioni diverse. Da noi si vuol fare in modo che con uno stesso ballottaggio si eleggano il capo del governo e i membri del Parlamento. Come al supermercato: prendi due e paghi uno. Quindi si vanifica il principio cardine del costituzionalismo liberale, quello della divisione dei poteri che a vicenda si limitano e si controllano. Un Parlamento così eletto non può certamente controllare il governo. Hanno dimenticato che l’assemblea legislativa deve essere rappresentativa: ma rappresentativa dei cittadini elettori, non del governo!
Il primo articolo della Carta dice che la sovranità appartiene al popolo. Appunto: hanno dimenticato il popolo. Il popolo è diventato ininfluente.
Perché il governo vuol scavalcare la Costituzione? Non avrei mai pensato di essere d’accordo con Berlusconi: ma è vero, è bulimia del potere. Eliminando le opposizioni, c’è una persona che governa con una maggioranza che esclude dalle decisioni ogni altro, una maggioranza formata da persone selezionate dalla segreteria del partito vincitore. Ce lo siamo già detti, sono le stesse ragioni che Mussolini portava a sostegno della Legge Acerbo nel 1923: velocità delle decisioni, la necessità di procedere senza intoppi, dibattiti, confronti. Senza contrasti e contrapposizioni. Siamo, ormai da tempo, fuori dal costituzionalismo liberale, non solo fuori dalla nostra Costituzione. Un disegno portato avanti attraverso atti di prepotenza e prevaricazione.
da Il Fatto Quotidiano del 24/04/2015.

L’ITALICUM CI ALLONTANA DALLA DEMOCRAZIA
Paolo De Gregorio

La nostra è una “Repubblica parlamentare dove la sovranità appartiene al popolo”, ma se questo “popolo” non può scegliere i suoi rappresentanti, e qualora li potesse scegliere questi signori possono in qualunque momento cambiare partito prestandosi a squallide compravendite o infiltrazioni, dove sta la sovranità?
La nostra Costituzione, “la più bella del mondo” dovrebbe contenere gli antidoti a questa degenerazione dai suoi principi fondamentali, come dovrebbe aggiornarsi sul peso enorme che hanno i media sulla formazione della “pubblica opinione” togliendo ai partiti il controllo della RAI e rendendo ineleggibile chiunque, direttamente o indirettamente, è proprietario di televisioni private o giornali (anche in quote).
Per sganciarsi dal denaro e quindi dalle oligarchie di ogni tipo, la politica,una buona politica, non deve essere foraggiata dalle tasse dei cittadini, non deve essere un mestiere a vita (due legislature e poi ineleggibilità), i candidati devono essere valutati dagli elettori per iniziative che prendono sul territorio del proprio collegio, e non dalla propaganda ridicola e costosa delle attuali campagne elettorali che sono una fiera di chi spara le promesse più fantasiose e irrealizzabili.
Io adotterei il sistema elettorale che si usa per l’elezione dei sindaci: viene eletto subito chi supera il 50% al primo turno, se ciò non avviene, i primi due vanno al ballottaggio dopo 15 giorni.
La cosa più valida sarebbe quella di sottrarre il confronto elettorale alle categorie ideologiche di destra e sinistra per il semplice fatto che destra e sinistra non esistono più, hanno governato insieme e lo fanno anche oggi senza risultati se non quello di spartirsi il potere e fare leggi contro l’attività della magistratura nel suo contrasto a mafie e corruzione politica.
L’Italicum, la nuova legge elettorale che ci propone il democristianissimo innovatore Renzi, altro non è che la concentrazione del potere di nomina nelle mani delle segreterie di partito, l’opposto della sovranità del popolo e si configura come oltraggio alla Costituzione e lascia il Movimento 5 Stelle da solo a difendere il necessario principio di rapporto tra cittadini e candidati del territorio.
Parliamoci chiaro, se il M5Stelle è osteggiato da tutti i partiti è perché non ha solo teorizzato che i candidati li eleggono gli iscritti, ma lo ha messo in pratica, come ha restituito i 42 milioni di euro che gli spettavano come rimborsi elettorali. Questo non è antipolitica, ma la sola politica democratica possibile, decisa dagli iscritti e dal territorio, ossia dalla base, che oggi nei partiti come Pd e Forza Italia non conta un fico secco.
Questa è la sola, enorme, novità dalla Liberazione ad oggi ed e stato dimostrato che si può arrivare ad essere il primo partito in Italia senza denaro e senza appoggi internazionali, facendo emergere moltissimi dirigenti di alto livello la cui inesperienza della vecchia politica è un titolo di merito e una ventata di aria fresca.
Gli italiani si devono arrendere all’evidenza che partiti, sindacati, cooperative, fondazioni, RAI, li hanno fregati, li hanno trattati da sudditi deficienti e che l’unica alternativa in campo è il programma del M5S con al primo punto il reddito di cittadinanza per togliere dalla disperazione milioni di disoccupati, perché da questa crisi di sistema globale sarà veramente difficile uscire, e sarebbe ora di stabilire se è prioritario spendere per bombardieri e missioni militari all’estero o pensare all’essenziale di sopravvivenza per i cittadini italiani senza reddito.
.
Il documentario sul G8 mai trasmesso dalla Rai
Federico Thoman via Change.org mail@change.org
Durante il G8 di Genova del 2001 Marco Giusti, Carlo Freccero e Roberto Torelli girarono in tempo reale un documentario, che racconta con immagini vere gli scontri e le violenze di quei giorni. La Rai, nonostante lo abbia prodotto e realizzato, non ha mai voluto trasmetterlo su un canale generalista.
Il giornalismo in una democrazia è il cane da guardia del potere. Quando quel potere compie abusi, soprusi e violenze, i mezzi d’informazione, specialmente quelli del servizio pubblico, dovrebbero documentare tutto questo e informarne i cittadini.
Del G8 di Genova, nel luglio del 2001, si è detto spesso che sia stata la “più grave sospensione dei diritti umani in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Dopo che la Corte di giustizia europea di Strasburgo ha condannato lo Stato italiano a risarcire un suo cittadino per le torture subite, e in attesa che il reato stesso di tortura entri finalmente nel nostro codice penale, è giunto il momento che anche il servizio pubblico d’informazione del nostro Paese faccia la sua parte. E che trasmetta finalmente in prima serata e su Rai 1 “Bella Ciao”, il documentario girato all’epoca dei fatti di Genova da Marco Giusti, Roberto Torelli e Carlo Freccero, realizzato e prodotto dalla stessa Rai.
In 15 anni costellati da diversi Cda aziendali, emanazione di diversi governi e parlamenti, la Rai non ha mai voluto mandarlo in onda su un proprio canale generalista e in prima serata. Non perché non fosse un prodotto di qualità (altrimenti non sarebbe diventato un film presentato a Cannes nel 2002 e non sarebbe stato richiesto in tutto il mondo), ma perché, semplicemente, mostra senza filtri e con l’inappellabile forza delle immagini i soprusi che sono stati commessi con gratuità e inaudita violenza su persone che nella stragrande maggioranza dei casi erano a Genova per manifestare pacificamente.
Per questo chiediamo che la Rai svolga appieno le sue funzioni di servizio pubblico, rivolto davvero ai cittadini, e che il giornalismo di cui si fa portatrice sia davvero il cane da guardia del potere e non il suo cagnolino da compagnia.

LA RUSPA RENZIANA
ALDO ANTONELLI
«La ruspa renziana, sotto le mentite spoglie del ricambio generazionale, rade al suolo tutto ciò che è sinistra: ieri le idee, oggi i simboli, anche se sbiaditi e senza anima.
Colpisce un giornale simbolo, un uomo simbolo, per colpire la sinistra che essi, bene o male, rappresentano. Per questo Bersani e la sinistra PD non sono stati invitati alla festa dell’Unità. Sono stati invitati solo gli amici del segretario.
Scompare il pluralismo, la dialettica, il confronto di idee, diverse e contrapposte, e quell’aria di casa che serpeggiava tra i tavoli, nelle cucine e sul palco e animava persone che sentivano di appartenere ad un’unica famiglia.
La festa dell’Unità diventa la festa della “Leopolda”, la festa della fedeltà a Renzi.
Ai tavoli non c’è Marco che lavora all’acciaieria, il figlio di Marco che è precario, il pensionato che stenta a vivere. Ai tavoli ci sono i padroni: Serra il finanziere e i suoi amici. E’ brutto sentirsi estranei a casa propria
».
E’ quanto scrive Camillo Pignata su Agoravox di oggi.
Purtroppo ha ragione! PURTROPPOOOOO!!!! I leghisti di Livorno hanno portato Salvini presso un campo rom e gli hanno consegnato una chiave di una ruspa per poter “radere al suolo”. Renzi, da buon “ruspante” (sic!) la sua opera già l’ha compiuta!
Romano Prodi si chiede se Matteo sia un figlio dell’Ulivo.
La mia risposta? NO!
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I MIEI FILM MIGLIORI

Davvero notevole “Il capitale umano“.
Molto interessante davvero e sorprendente che lo abbia fatto un regista come Virzì, in genere rivolto a trame più scherzose o grottesche e che qui tratteggia una certa casta che intesse il suo potere sullo schiacciamento di qualsiasi valore umano. Apparentemente un noir, più nel profondo una denuncia sociale livida e rigorosa.
Un ciclista viene travolto. Da questo fatto inesplicabile, come un puzzle si svolge un’odissea di personaggi vuoti e cinici, che compongono a poco a poco il quadro di un livello sociale economicamente affermato ma tragicamente svuotato di sé. Virzì dipinge una Brianza non come una verde terra di linde villette ma come “un paesaggio che mi sembrava gelido, ostile e minaccioso“, il film parla di un luogo metaforico che potrebbe essere qualunque parte dell’Italia moderna.

Riporto qualche citazione:
Avete scommesso sulla rovina di questo paese e avete vinto.”

Abbiamo alzato la posta, ci siamo giocati tutto, anche il futuro dei nostri figli. E adesso finalmente ci godiamo quello che ci spetta.”

“…: un’Italia che si disfece del fascismo solo di facciata per reindossarlo immediatamente sotto la maschera della Democrazia Cristiana, diede vita a una borghesia immorale e moralista, si fece vanto del peggior familismo premoderno, e in nome dell’illusione perenne di diventare una nazione adulta si tramutò invece nella patria di un rovinoso infantilismo. Un Paese che uccise i più giovani e i più innocenti e lasciò sopravvivere chi aveva perduto qualsiasi anima…Virzì finalmente ha trovato, con l’aiuto di un clinico e luminoso romanzo americano le parole per indicare le responsabilità della rovina di un Paese.
..Ecco qual è l’unico paesaggio che può raccontare il disastro spirituale di un’epoca lunghissima come quella di un’Italia sempiternamente fascista: la Brianza messicana di Gadda. Le sue ville, i suoi ricevimenti, le sue fintissime lacrime e falsissime gioie. Virzì avrà pensato, piuttosto che a dileggiare, a trovare come Gadda un détournement degli industrialotti vacui, dei mobilifici Aiazzone. .. l’astrattezza del luogo è data dal semplice motivo che la crisi globalizzata e la finanziarizzazione dell’economia ha trasformato anche le case, i focolari domestici, in non-luoghi.
Questa è un’immagine scattata in uno dei paesini della Lombardia dove i consigli comunali sono stati indagati per infiltrazioni camorristiche e ndraghetiste. Sotto le fondamenta di queste case, sotto questo pratino curato.. le organizzazioni criminali hanno sversato quintali di rifiuti tossici. .. Che ci sia stata una generazione, vestita bene, che gioca a tennis tutti i venerdì mattina, che è stata complice – se non collusa, silente – con il disastro di una nazione. E che di fronte a certe responsabilità sociali, ora non le si concede altro scampo che la pietà umana o la pena. Incapaci di fare i genitori, perché competitivi contro i propri figli, inetti a dare testimonianza o passare un’eredità morale, edonisti senza libertà, la sola speranza che hanno lasciato è che questi figli siano il più presto possibile in grado di sbarazzarsi dei padri (ucciderli o quantomeno renderli innocui), di diventare orfani, per poter assumersi il compito che la generazione precedente non è nemmeno stata capace di riconoscere come proprio.”
(Christian Raimo)
.
Piero
Sì, l’ho visto al cinema e per me è uno dei film più belli e crudeli degli ultimi anni.
Di tutti i personaggi si salvano e possono dire di essere un vero capitale umano solo i ragazzini. Il resto è da buttare.
Una intera generazione da buttare, che pensa solo al proprio tornaconto usando gli altri per i propri scopi.
Cattivo, quasi disturbante, ma terribilmente vero.
Una nazione comincia a declinare dai comportamenti dei singoli.
Le società sono un mosaico. E il mosaico Italia sta cadendo a pezzi. Da molti anni ormai. Non ci sono più, forse per fortuna, i collanti esterni : la politica, la religione, la morale rigida.
Il collante lo dobbiamo quindi trovare dentro di noi.
E invece in questa generazione (forse sarebbe meglio dire in queste generazioni ) non c’è niente. Io, come Virzì, credo e spero molto nei giovanissimi.
Paradossalmente penso che la loro forzata mancanza di illusioni (le hanno tutte rubate quelli delle generazioni precedenti, compresa la mia) possa diventare una grande forza.
Almeno spero.
.
Mariapia
Viviana ti ringrazio tanto per avermi suggerito un film che sono davvero interessata a vedere. Per fortuna esistono ancora personaggi dello spettacolo a cui interessa informare quella povera società civile accantonata come cosa inutile. Povera Italia nelle mani di idioti e delinquenti che la stanno sbranando. Quello che mi demoralizza è vedere l’indifferenza di una intera popolazione rassegnata alla morte civile che rifiuta ogni forma di ribellione come eterni ignavi, che vergogna: essere consapevoli che a dirigere la nostra nazione sono le mafie della malavita e del potere e non muovere un dito come fossimo dei vegetali e non esseri vivi.
Siamo una generazione di incapaci buoni solo a protestare se ci graffiano l’auto o ci rubano il cellulare o se perde la squadre di cui facciamo il tifo, spero solo di non doverci risvegliare in un day after.
Neppure a me è piaciuta “La grande bellezza” e ho trovato questo film abbastanza insulso e volgare.

Poi segnalo a chi ancora non lo abbia visto il delicatissimo e dolce “Philomena“, di Stephen Frears, storia straordinaria di una dolce signora che cerca il figlio che le suore le hanno strappato quando era una ragazza madre. Commovente, ironico, coinvolgente.
Ma segnalo anche un film molto diverso e terribile: Dallas Buyers Club.

Piero
Philomena è bellissimo e l’interprete (Judi Dench) è una delle più brave (e belle, di una bellezza che si nega all’età) attrici del cinema contemporaneo.
Dallas Buyers Club me lo sono perso (ma lo recupererò su Sky).
Sì, anche a me i film hanno sempre aiutato nei momenti meno felici che la vita ti fa passare.
Così come hanno spesso scandito quelli più felici.
Sono dei potentissimi creatori di sentimenti.
E per questo li ho sempre amati.
Sono la vera letteratura contemporanea, o per lo meno quello che verrà considerata in futura la letteratura di questo tempo dilatato che chiamiamo contemporaneità.

Dallas Buyers Club” con McCaunghey.
Sei candidature ai premi Oscar 2014, tra cui miglior film e migliore sceneggiatura originale. Conseguì il riconoscimento in tre categorie, incluse miglior attore protagonista e miglior attore non protagonista.
Gli attori protagonisti del film hanno intrapreso una trasformazione fisica che li ha portati ad assumere un aspetto quasi scheletrico. McConaughey ha perso infatti 23 chili, mentre Leto oltre tredici. E’ una storia vera, anche se il personaggio di Rayon è inventato. Un film intenso, costellato da sofferenza, dolore e rabbia, morte e resurrezione. Una battaglia per il diritto alla vita. Un film difficile ma davvero ve lo consiglio.

Poi ho visto per la seconda volta ‘Ogni cosa è illuminata‘, un film strano, poetico, dolcissimo. Ma non sono riuscita a leggere il romanzo che pure ha generato una serie di recensioni entusiastiche, e non sono riuscita a leggerlo perché l’autore finge che a scrivere sia il ragazzo russo della storia che non conosce l’inglese e lo parla con una lingua bizzarra a volte arcaica, piena di strafalcioni che nella traduzione italiana devono aver messo a dura prova il traduttore con un risultato dei più infelici. Il film è arrivato in televisione giusto per il 70° anniversario della Shoa, ma non l’avrei guardato se avessi saputo che si riferiva a Tracimbrod, un villaggio che vide un massacro nazista simile a quello di Marzabotto, 1024 uccisi in Ucraina. Partendo senza pregiudizi o aspettative, mi sono goduta appieno la sua grande poesia e bellezza e mi ha commosso molto, pur essendo girato con un minimo di personaggi e di effetti, per l’originalità e diversità dei tre personaggi principali e per le emozioni intense suscitate dalla storia.
Un giovane americano ebreo ha sempre sentito raccontare dal nonno l’Ucraina da cui proveniva e parte cercando il mitico villaggio di Tracimbrod su un taxi sgangherato guidato da un vecchio iroso e dal nipote, coetaneo del giovane, ubi zzarro e simpatico giovanotto che scimmiotta l’Amnerica di cui non sa niente, sa un po’ di inglese e funge da interprete. Il giovane ebreo vuole cercare chi salvò suo nonno dalla morte per dargli per riconoscenza una somma raccolta in famiglia. Il viaggio sarà evolutivo per tutti e tre i protagonisti, i due ragazzi e il vecchio nonno. Il ragazzo americano è un collezionista di ricordi. Conserva una traccia di ogni evento importante della sua vita. In Ucraina, in un campo di girasoli, in una misera casetta di legno, troverà una fragile signora anziana che è anche lei una collezionista, ma la sua è la collezione di un massacro.
Prendo la frase finale:
Ho riflettuto molto sulla nostra rigida ricerca, mi ha dimostrato come ogni cosa sia illuminata dalla luce del passato… dall’interno guarda l’esterno, come dici tu alla rovescia… in questo modo io sarò sempre lungo il fianco della tua vita e tu sarai sempre lungo il fianco della mia vita.”
Ci sono viaggi che sono avventure alla ricerca del proprio sé. Anche scrivere un romanzo autobiografico è, a volte, come prendere una parte della nostra vita, rivederla e dirle addio. Ma ogni parte della vita, nella sua bellezza o nel suo orrore, è una prova di umanità e pertanto il suo valore è eterno.
.
RIDIAMARO : – )
Marco Travaglio
Scene da un patrimonio. “La fondazione Italianieuropei non è patrimonio mio, è patrimonio dell’Italia intera” (Massimo D’Alema, “Otto e mezzo”, La7,13.4). In effetti, di riffa o di raffa, la paghiamo noi.
.
Piove sul Bagnasco. “Chissà perché alcune indagini esplodono sempre in certe ore” (cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, difende Raffaella Paita, candidata del Pd in Liguria, indagata per omicidio e disastro colposi per il mancato allarme sull’alluvione di ottobre a Genova, 16.4). E ci dica, gentile Eminenza: da che ora a che ora gradirebbe le indagini?

Voce del verbo blindare. “Il Pd blinda la Paita” (Corriere della sera, 17.4). Prima che lo facciano i giudici.

A sua insaputa. “Dalla Coop rossa favori a mia insaputa… non sapevo nulla della convenzione con il mio albergo e della consulenza a mio fratello” (Giuseppe Ferrandino, Pd, sindaco di Ischia, arrestato per corruzione, la Repubblica, 13.4). In famiglia era sempre l’ultimo a sapere.

Le carcerarie. “Associazione a delinquere: è il vincitore delle primarie Pd di Giugliano, andrà a giudizio” (Corriere della sera, 15.4). Le solite primarie e orologeria.

Movimento 5 Renzi. “Grazie a Matteo Renzi si stanno creando le condizioni per la crescita economica, la fiducia nel futuro e l’Italia ritrova una credibilità internazionale che ci rende orgogliosi di essere italiani” (Alessio Tacconi, deputato eletto con M5S, ora passato al Pd). Ha rubato le parole di bocca a Sandro Bondi.
.
La sfida. “La Boldrini: ‘Cancellare Dux dall’obelisco del Foro Italico’” (La Stampa, 18.4). Ma allora lo dica che ce l’ha proprio con Renzi.
.
Libero docente. “Letta vuole formare i giovani: ‘Farò una scuola di politica’” (Corriere della sera, 18.4). Prima lezione: “Come farsi fregare da Renzi”.

Ripetente. “G8, il poliziotto della Diaz: ‘Ci rientrerei mille volte'” (Corriere della sera, 15.4.2015). Ecco, bravo, torna a scuola, magari impari qualcosa.
.
Paga la ditta. “Hanno sospeso il poliziotto orgoglioso della polizia. Gli paghiamo noi lo stipendio” (Alessandro Sallusti, il Giornale, 17.4). E pure i manganelli.

Automassacro. “Frasi sulla Diaz, sospeso l’agente Tortosa: ‘Sono io la vittima sacrificale'” (La Stampa, 17.4). Nel casino generale, dev’essersi manganellato da solo.
.
bastiano
Maroni escluso dalla riunione sulle infiltrazioni mafiose nell’EXPO
Decisione cautelare

Mario de Neapolis
Ma tanto la mafia a Milano non esiste.
.
Donlione
Conflitto di interessi?
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Brivido
Expo, sei milioni di turisti in più sui treni. “potete ammirare, alla vostra destra, un beato cazzo. Più avanti noterete una beata minchia….”
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Pirata 21
Expo 2015, non c’è tempo per i collaudi: i progettisti faranno solo autocertificazioni. “A me pare che regga”.
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Cricon
Expo:” il Palazzo Italia non sarà finito entro il primo maggio”. Per il baraccone invece Renzi ha già provveduto!
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Con la tessera Pd paghi il 50% del biglietto dell’Expo, ne vedi il 25% e dimostra di essere fuori cervello per il 200%
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Per le prossime regionali col biglietto dell’Expo ti danno due marocchino o due cinesi a scelta
Se voti la Paito te ne danno 4
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Murcielago
Con la tessera del PD uno sconto per l’entrata all’Expo.
venghino signori venghino, più tesserati entrano più bestie si vedono
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Con la tessera PD sconto del 50% a Expo.
una vera e propria istigazione alla circonvenzione di incapace
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Birrallaspinoza
Ora Salvini ribatte col 50% di sconto ai leghisti per Gardenland
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Luce so fusa
Piddini all’Expo al 50%
Salgono a due i motivi per non andarci proprio
.
http://masadaweb.org

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