Nuovo Masada

aprile 19, 2015

MASADA n° 1643 19-4-2015 QUANDO UNA FIGLIA SE NE VA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:43 am

MASADA n° 1643 19-4-2015 QUANDO UNA FIGLIA SE NE VA

Femmine un giorno, poi madri per sempre” (De André)

Mi scrive Liliana:

…e la prima figlia va via.
l’ultima arrivata è la prima a volare.
e non piangi quando la vedi caricare in macchina i primi scatoloni,
i primi borsoni.
ti contagia l’euforia della partenza
come quando la valigia ti aspetta davanti alla porta
per andare in vacanza.
piangi quando torna per prendere l’ultimo bagaglio.
quando la stanza una volta piena di cose alla rinfusa
rimane pulita, grande e spoglia.
e restano solo 60 centesimi di monetine dove prima era il letto
la custodia vuota del libretto di risparmio
e lo scatolone dei peluche di quand’era bambina
che non ha ancora deciso se portarsi dietro o no.

Io lo so che è giusto così, eppure io non riesco a trovare la parola giusta per questo sentimento, non riesco a chiamarlo “dolore” perché non lo è… è più una sensazione di consapevolezza di un ciclo finito, può sorprendermi, emozionarmi anche, ma non addolorarmi.

Forse il senso della perdita è più forte avendo un figlio solo, lo capisco. Per me che ne ho altri il vuoto lasciato da uno non è assoluto.
Direi che sento più l’emozione di una vita nuova che comincia, anche se è una vita lontana da me.
Il fatto è che il ricordo della mia sete di libertà all’età di mia figlia è ancora vivissimo in me, quindi non posso che essere felice per lei, che è riuscita a fare con semplicità e senza tanti traumi quello per cui io ho dovuto lottare con le unghie e coi denti per tanti anni e ancora adesso ne soffro le conseguenze.
Ma certe emozioni ti prendono anche al di là di tutta la razionalità che credevi di avere.
….e il groppo in gola mi sale lo stesso.
ciao
Lily
.
Cara Liliana
ti capisco profondamente, io ho fatto un anno di lutto, senza mostrarlo ovviamente. Ero schiantata. Non so perché ma gli uomini non sono in sintonia con noi in questo. Fai bene e a parlarmene perché io, invece, sono stata zitta per tutto il tempo del dolore e non ne ho parlato con nessuno e invece anche parlarne scioglie l’angoscia. Una madre vive una vera e propria sindrome abbandonica quando una figlia se ne va, per questo io ho parlato di ‘lutto’, ma mi sarei vergognata a dirlo a qualcuno. Non so come ci abbia fatto la natura. Può essere che il nostro cordone ombelicale continui ad esistere per sempre. Cerca di raccontarmi come si è organizzata, dove va a stare ecc. Magari questo ti aiuterà a immedesimarti in lei.
Il rapporto madre-figlia è un rapporto molto complesso, strettissimo, viscerale. In qualche modo la figlia è un prolungamento della madre, una parte importantissima di lei. In molte madri l’essere madre supera qualsiasi altra considerazione e il cuore comanda sulla ragione.
Quando una figlia se ne va soffriamo come per un abbandono, lei si porta via una parte di te, è come se facesse una lesione all’essere della tua famiglia e al tuo essere stesso. Poi la sofferenza si sana e la ragione riesce a convincere il cuore che è giusto così, che è per il suo bene, ma restiamo senza qualcosa per sempre. Saranno i nipotini, se verranno, a saziare quella parte mancante.
Spesso una madre accetta che un figlio sia diverso da lei ma si proietta in una figlia, vorrebbe che fosse il meglio di se stessa, vorrebbe che avesse le cose che lei non ha avuto, vorrebbe essere con lei una madre migliore della propria madre. Quando una figlia se ne va è come se uscisse da questo fitto gioco di proiezioni e identificazioni. E quando la figlia decide di uscire dalla famiglia e di vivere in modo indipendente è come se troncasse di netto questo fitto gioco per cui la madre vive la vita attraverso lei e la lesione che la madre prova è profonda perché riguarda se stessa, è la perdita di tutto un grande lavoro che attraverso la figlia una mamma ha intessuto su se stessa vivendosi attraverso la figlia. E’ come se di colpo tutta quella condivisione e partecipazione che hanno nutrito tanti anni e tanta carne si troncasse.
Erica Jong, che ha analizzato il rapporto madre figlia, dice “la madre quando è incinta è doppia, poi sarà metà, ma non sarà mai più intera“. Chiama l’essere madri “uno stato folle e divino“.
Quando le nostre figlie se ne vanno è come se metà di noi si strappasse via. Loro non lo sanno, non devono nemmeno saperlo. Niente deve contrastare l’anelito di indipendenza che vive in loro, per cui è qui che si giocherà lo spirito di una buona madre che sa convincere se stessa pur rispettando il proprio dolore.
Sheril Feldman dice: “C’è un potere che entra nelle donne quando partoriscono. Le donne non lo chiedono, ne vengono semplicemente invase. Si accumula come nuvole all’orizzonte e passa attraverso di loro, portando il bambino con sé.”
La maternità non è la paternità. Nella maternità la donna abbandona il proprio corpo al bambino. E i bambini le stanno sopra come su una collina, come in un giardino, la mangiano, la picchiano, ci dormono sopra e lei si lascia divorare e qualche volta dorme mentre loro le stanno addosso. Niente di simile avverrà mai per un padre.” (Marguerite Duras)
Tutti mettono in guardia la donna contro i dolori del parto, nessuno la mette in guardia contro i dolori del secondo parto abbandonico. Eppure i parti sono due, quando te la strappi dal corpo. E quando è adulta e se ne va nella propria vita e te la strappi dall’anima.

Gibran –Figli

Sono lo strumento perfetto del divino: l’espressione vivente forgiato dal suo unico “pensiero”.
E i figli sono le risposte che la vita dona ad ognuno di noi.
Sono loro l’essenza del vostro sorriso.
Sono sangue e carne della vostra carne
ma non il vostro sangue e la vostra carne.
Loro sono i figli e le figlie della fame che la vita ha di se stessa.
Attraverso di voi giungono, ma non da voi.
E benché vivano con voi, non vi appartengono.
Affidategli tutto il vostro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita è una strada che sempre procede in avanti e mai si ferma sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono stati scoccati in avanti.
È l’Arciere che guarda il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama egli il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.

.
Ligabue canta “A modo tuo, andrai a modo tuo, camminerai e cadrai, sempre a modo tuo.. dondolerai, salterai e cambierai sempre a modo tuo“.
Il fatto è che un uomo può essere uomo ed essere padre, ma una madre nasce quando nasce sua figlia e poi non cessa di esserlo mai. Col parto non nasce solo un bambino, nasce una madre come essere nuovo. E’ come se con la figlia venisse a esistere una parte di lei e quando sua figlia se ne va, quella parte resta orfana, monca. Ma il suo coraggio di madre sta nel tagliare il cordone ombelicale senza trattenerla, perché solo così anche nella figlia nascerà un essere nuovo.
Qualunque cosa provi quando tua figlia se ne va, ricorda sempre che due cose devi darle: delle radici e delle ali.

Il rapporto madre-figlio è paradossale e, in un certo senso, tragico. Richiede il più intenso amore dal lato della madre, ma questo amore deve aiutare il bambino a crescere lontano dalla madre, e a diventare completamente indipendente. E’ paradossale. Ti cresco in me affinché tu possa vivere senza di me.

«Papà, cos’è un uomo?»
«Un uomo è chi si prende cura di te, chi ti protegge»
«Da grande diventerò un uomo, come la mamma»

(Andreapalmieri, Twitter)

E così facciamo in modo che il mondo non veda il nostro dolore.
Lasciamo che i figli e soprattutto le figlie vadano per la loro vita e imparino ad essere uomini e donne.
Ti stringo a me / con le braccia aperte”, perché la tua libertà passa dalla mia liberazione e devo volere per te le conquiste che un tempo ho voluto per noi.
Supereremo con dolore la ‘seconda nascita’ come abbiamo superato la prima, con le doglie necessarie, ma anche con la luce negli occhi e non faremo che i nostri desideri sopravanzino il loro anelito a se stessi. Non faremo che il distacco sia un abbandono e la lontananza un rifiuto. Non lasceremo che l’emancipazione sia vissuta come una perdita e non come una conquista.

FIGLIA MIA DOVE TI HO PERSO

Figlia, dove ti ho perso, dove
Eravamo uno
crescevano insieme
io camminavo i tuoi primi passi
ero nei tuoi primi sfolgoranti disegni
mi risollevavo dalla prima caduta
ridevamo di un solo riso
piangevamo agli stessi film
sentivamo le stesse canzoni
o ci innamoravamo dello stesso ragazzo
Eri lì
con me
e credevo ingenuamente che ci saresti sempre stata
che saremmo stati sempre uno
madre e figlia
figlia e madre
mai divise
Poi di colpo mi sono voltata
e non c’eri più
Al suo posto una creatura aliena
astiosa
che sottolineava tutte le differenze
che cercava solo le lontananze
che metteva solo limiti e barriere
Brigadiere della polizia, dove è andata la mia figlia lontana
Veggente che leggi il futuro, guarda dove è nascosto il mio dolce cuore
Cieco che tutto vedi, dove è finita la mia dolce figlia?
Sono rimasta con una sola gamba
un solo occhio
una mano soltanto
Non posso camminare
vedere
abbracciare
Vivo come un tradimento
la tua emancipazione
che passa per la mia morte
La mia testa di madre lo capisce
ma il mio cuore di madre non smette di dolere.
C’è un giorno che i figli
smettono di fare i figli
ma il giorno in cui le madri
smettono di essere madri
quello
non arriva mai.

.
Com’è triste la sera stasera
com’è cupa la solitudine
a cui dovrei essere
abituata
Metto in piega i vestiti
le scarpe allineate
ma il cuore non si allinea
e non si piega al destino
L’intolleranza di chi è solo
e non vuole star solo
si allarga tutto intorno
come uno sciame di pensieri impazziti
di cui nemmeno uno
riconosce il suo nido..

.
PARTO

Sento le doglie del parto
la tensione dell’attesa ignota e inenarrabile
il cui esito oscuro è la vita o la morte
O madre mia
figlia di te stessa
in procinto di partorirti di nuovo
Ti sono leggere compagne
le amiche che ti tengono per mano
i dolci innamorati che si baciano
sui tavoli di un bar
la cantante negra che dal sagrato
canta alla fresca notte

È l’aria tutta piena dei vaghi
nonnulla dei pioppi….

.
Certe volte mi sembra
che la vita sia fatta tutta
di lontananze
distacchi
rotture

e tutte queste voci mancanti
gridano in me
un solitudine dolorosa
più forti delle mie pienezze
più dure delle mie durezze
più aspre delle mia asprezze
in un vuoto assoluto

e nulla è lacerante
come l’anima vuota

La figlia

Ora
E’ più facile
sapere.
Cammino scalza
in una stazione
e mi sento più povera
debole
senza scarpe
con tanti treni
e mi chiedo
quale sto perdendo.
E’ più facile
sapere
Coraggio.
Ho lasciato
le mie scarpe
sotto al letto.
Ai miei piedi
libertà ignota.
Spalancata.

http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Grazie per avere condiviso questa Consapevolezza che in questo periodo mi rispecchia tantissimo avendo anch’io tre figli ..2 maschi ed 1 femmina …
    Un abbraccio di cuore a te cara Viviana
    D.

    Commento di MasadaAdmin — aprile 19, 2015 @ 1:03 pm | Rispondi

  2. grazie …

    Commento di paola — aprile 20, 2015 @ 7:58 am | Rispondi

  3. Internet è un immenso mare in cui mi piace (e mi diverte) lasciarmi trasportare, nel mio piccolo guscio di noce.

    C’è sempre un punto di partenza (consapevole o meno) da cui inizia un percorso di ricerca. La curiosità del sapere, del conoscere è un pozzo senza fondo. Su internet, nei miei viaggi di conoscenza, mi ritrovo a fare percorsi concatenati. Uno di questi mi ha condotto al tuo blog.

    Al momento ritrovo in me una maggiore partecipazione agli argomenti del secondo ‘girone’, anche se un po’ penalizzato negli aggiornamenti, ma va bene così.

    Mi sono soffermata a leggere, tra altre pagine, anche quelle della tua autobiografia.

    Tre anni fa, dopo la morte improvvisa di un amico caro, il dolore di quella perdita mi ha portato a cercare qualcosa che mi aiutasse a capire. Non so bene cosa. Sono partita a cercare informazioni sugli affetti, poi sulle assenze. Mi sono avvicinata a quel pensiero che va oltre la realtà ordinaria. Di preciso non so cosa sto cercando (ancora), a parte un bisogno (anche) di riuscire a leggermi meglio di quello che posso con le mie poche possibilità. C’è qualcosa che, al di là dai miei errori di crescita, non riesco a comprendere. Sento la mia vita come bloccata. Sono cresciuta abitata da una grande timidezza, che mi ha portato a espormi poco, a fare rinunce negli studi, a indietreggiare, a nascondermi sempre più sino a ritrovarmi totalmente (o quasi) isolata dal mondo esterno a 27 anni. Per non impazzire ho cercato un aggancio con l’esterno. Vedevo solo due possibilità. Con una delle due è iniziato un nuovo ciclo della mia vita. E’ arrivata una figlia (da me desiderata e, forse, è arrivata per questo). Da 23 anni sono sposata, ma solo da tre conviviamo. La prigione che avevo piano piano costruito con gli anni, fissando l’ultima sbarra a 27 anni, con il matrimonio non ho trovato la chiave della libertà. In questi anni gli scontri con il mio compagno, sul controllo che ha sempre cercato di avere sulla mia persona, mi hanno portato a leggermi di più per non confondere i limiti che mi arrivavano da lui con quelli che partivano da me. Nel lavoro sono riuscita a non farmi ‘dirigere’ da lui. Quando il lavoro arriva, sono un graphic designer, e lavoro per lo studio del mio compagno.

    L’11 maggio avrò 52 anni. Sono nata sotto il segno del toro, ma mi ostino a riconoscermi di più nell’ascendente cancro.

    Simona, mia figlia, partirà a luglio per Londra, dove ha deciso di stabilirsi cercando un lavoro e continuare gli studi.

    ‘Quando una figlia se ne va’…letto tra le lacrime.

    Mi sono ritrovata in ciò che tu e Lyli avete scritto e, soprattutto, mi ha aiutato a mantenere più a fuoco la necessità del sostegno, necessario, che un genitore deve dare al proprio figlio verso il cammino della propria autonomia.

    Tina

    Commento di MasadaAdmin — aprile 27, 2015 @ 12:16 pm | Rispondi


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