Nuovo Masada

aprile 7, 2015

MASADA n° 1639 7-4-2015 IL PAESE CAPOVOLTO

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MASADA n° 1639 7-4-2015 IL PAESE CAPOVOLTO
Blog di Viviana Vivarelli

La sinistra e il M5S – Lega araba e Isis – 22 Paesi della Lega araba concordi nel creare una sola forza militare – Ma che vogliono questi giovani d’oggi? – I vizi capitali delle cooperative – Sette paure infondate sull’uscita dall’euro – L’euro esige una svalutazione del lavoro, salari e diritti – E’ falso che vi sia un aumento di posti di lavoro – Il predominio aberrante degli USA – Nel 2015 potrebbe finire l’usurpazione del dollaro per un ritorno all’oro – Il Pd candida Mele, ormai pesca sempre più in basso – Carnivori o vegetariani

Le persone più felici non sono necessariamente quelle che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta,
ma di come danzare nella pioggia
.”
Kahlil Gibran
.
Mercedes Sosa

Ho così tanti fratelli
che nemmeno riesco a contarli
e ho una sola sorella,
la più bella fra tutte,
il cui nome è Libertà!


Fernando Pessoa

Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta,
dicendo che è un mio emissario,
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi
alla porta irreale del cielo.
Ma se, ovviamente, senza che tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno come in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.
Apri a chi non bussa alla tua porta

Desmond
Prenditori = parassiti pronti a negare qualsiasi evidenza e a compiere qualsiasi delitto per prosperare a danno degli altri e a dispetto della propria inettitudine.
Ma attenzione, gente come questa non conosce altro limite che quello che gli impongono le circostanze: per prosperare hanno bisogno che il delitto resti impunito e solo una dittatura può garantirlo con sicurezza e quindi il limite fino al quale si spingeranno se ne avranno l’occasione sarà quello che gli offre una dittatura, che perciò non a caso sostengono, bensì con assoluta consapevolezza. Non arretreranno insomma di fronte al compimento di nessun crimine se penseranno di trarne vantaggio. Sono loro la spina dorsale del renzismo.
.
LA SINISTRA E IL M5S
Aldo Giannuli

La sx italiana ha digerito molto male la nascita del M5S ed il suo rapido successo e non perde occasione per manifestare la sua antipatia, spesso con punte decisamente isteriche. Un atteggiamento comune alla grande maggioranza dei dirigenti, degli attivisti ed anche alla base delle formazioni di sx, senza distinzioni: dal Pd renziano a quello di sx, dai centri sociali a Sel, da Rifondazione al PdCI, con l’eccezione solitaria di Civati che ha provato timidamente a dialogare con il M5S.
I bersaniani non perdonano al M5S di esistere, perché senza di loro il Pd avrebbe stravinto le elezioni del 2013 e poi di aver rifiutato ogni dialogo per un governo Bersani sostenuto dall’esterno dal M5S.
Rifondazione e PdCI non gli perdonano di aver assorbito lo spazio politico dell’opposizione impedendogli prima di raggiungere la soglia del 4% e dopo di sottrargli ogni visibilità.
I centri sociali vedono il M5S come pompieri ultra legalitari che gli sottraggono consensi che, altrimenti, andrebbero certamente a loro.
Sel lo vede come un invadente vicino che li mette in ombra e che ha spinto oggettivamente verso il governo Letta prima e Renzi dopo, spaccando la sua alleanza con il Pd.
I renziani considerano i M5S come un fastidiosissimo pungolo che non dovrebbe esistere e (purtroppo) esiste. E della stampa (Repubblica ed Espresso in testa) non parliamo. Tutti rimproverano al M5S mancanza di democrazia, populismo, assenza di progetto, essere agenti nascosti del neo liberismo se non proprio para-fascisti ecc ecc. E magari si fanno capriole per dimostrare l’indimostrabile (come l’accusa di cripto liberismo o di para fascismo).
Quanto alla stampa, se è vero che tratta malissimo il M5S, è anche vero che il M5S un po’ se la va a cercare, con un atteggiamento troppo polemico.
Ma l’ostilità va molto oltre le motivazioni dichiarate e rivela un malanimo più profondo, che supera persino l’odio che investì i radicali nella loro migliore stagione.
A veder bene, i più giustificati sono i bersaniani che devono al M5S il doppio capitombolo del risultato elettorale e della mancata formazione del governo. (Qui Giannuli sostiene che il M5S doveva giocarsela meglio la partita con Bersani, ma io ritengo che il patto con B già esisteva da 20 anni e non sarebbe stato superato facilmente). Quindi, un po’ di risentimento da parte dei bersaniani è comprensibile e giustificato, anche se poi i loro torti sono molto più pesanti. Molto meno giustificato è l’odio da parte dei vari frammenti che vengono dal tronco di Rifondazione (Sel, PdCI oltre, ovviamente, alla stessa Rifondazione superstite). Se uno ha perso 3 elettori su 4 deve chiedersi perché, fare i conti con la propria precedente esperienza. Cosa che Rifondazione e soci non hanno mai avuto l’onestà intellettuale di fare. Se dopo un altro si presenta ed al primo colpo prende il 25%, l’atteggiamento più corretto è quello di chiedersi come abbia fatto. Mentre non ha nessun senso prendersela con chi ha avuto quel successo. Il M5S, pure in discesa (ma ora è risalito), ha comunque un elettorato che è quasi due volte e mezzo quello che il Prc aveva ai suoi tempi belli e questo è un capo d’accusa, non un motivo di riflessione per chi non è mai riuscito ad avere quei consensi. La verità è questa e occorre dirla. Rifondazione è fallita perché guidata da un apparato di burocrati nullafacenti e incapaci di proposta politica, che volevano solo vivere di rendita. Il Prc non ha prodotto un grammo di cultura politica, di proposta, non ha neppure cercato di analizzare le trasformazioni sociali, economiche e culturali di un mondo che cambiava velocissimamente, si è accontentata di 4 slogan e si è accucciata ai piedi della Quercia, accontentandosi di fare il cespuglio.
Quando ha rotto quella alleanza, non ha saputo offrire alcuna alternativa credibile, tanto che poi è tornata in braccio allo stesso Pd addirittura entrando nel governo, con i risultati che sappiamo.
Questo pagliaccesco comportamento ha retto per 16 anni, poi il giocattolo si è rotto. Ma neppure la sconfitta del 2008 è servita ad avviare una onesta autocritica: il manipolo di funzionari la cui vera funzione era quella di ciondolare fra una stanza e l’altra della direzione nazionale o delle federazioni principali, non aveva né la capacità né la voglia di farlo.
E ve la prendete con il M5S? L’odio per gli aborriti “grillini” è solo lo schermo per non fare i conti con la vostra incapacità. Quanto, poi, al “populismo” del M5S, ma vi ricordate il “populismo di sx” di Ferrero e le sue michette? Era questa la risposta alla crisi? A Sel è andata un po’ meglio, essendo rientrata in Parlamento e con larga messe di deputati, grazie al ricco premio di maggioranza, ma si tratta di una esistenza precaria e marginale, sempre insidiata dal richiamo della foresta del Pd. Nel maggio scorso parlai della “banda Migliore” e mi beccati la sfuriata di un paio di lettori vicini a Sel che mi accusarono di ripetere le calunnie della stampa di regime. Mi pare che non fossero proprio falsità, visto che poi Migliore e& c. sono effettivamente passati al Pd e nei ranghi della maggioranza renziana (congratulazioni!).
Di fatto anche Sel non tenta alcuna operazione di avvicinamento al M5S, anche se riconosco che è cosa tutt’altro che semplice.
E anche i ragazzi dei centri sociali, ai quali sono sempre stato vicino e che considero con affetto rifiutano un bilancio della propria esperienza. I centri sociali esistono da quasi 40 anni ed hanno avuto la loro migliore stagione alle fine degli anni 90, cioè oltre 15 anni fa. Hanno dato vita ad una militanza generosa (quanto, spesso, ingenua), hanno realizzato molte esperienze sociali (ambulatori popolari, lotte in difesa del diritto alla casa, movimento No Tav o no Expo ma hanno raccolto pochissimi successi e, soprattutto non sono riusciti a costituirsi in soggetto politico nazionale. Funziona –e poco- solo qualche coordinamento regionale. Non è un gran risultato dopo 20 anni. Ma, dirà qualcuno, i centri sociali non vogliono misurarsi sul terreno istituzionale che ritengono un diversivo quanto sul piano di “quanta gente portiamo in piazza”. E sia, ma anche su questo piano, di occasioni di qualche consistenza se ne ricordano pochine ed in genere sprecate dalla logica degli scontri a tutti i costi, il cui principale risultato è stato quello delle decine di militanti finiti in galera. Non si potrebbe evitare questa inutile ginnastica “rivoluzionaria”? A che serve? Anche perché, l’effetto poi è l’isolamento sociale dell’area antagonista che resta una frazione minoritaria che ha una qualche consistenza solo nelle grandi città. Insomma, il seguito, non dico elettorale, ma sociale dell’area antagonista arriva all’1%? Ne dubito.
Ed allora, che senso ha l’ostilità verso il M5S che non fa concorrenza su nessuno dei terreni praticati dall’area antagonista? Sembra un po’ la gelosia del bambino nei confronti di quello che ha il giocattolo più bello, anche se lui quel giocattolo poi non lo userebbe. C’è molto infantilismo.
La cosa più deprimente è che i militanti di sx rifondarola, antagonista, o Sel, pensano che il problema si risolva aspettando che il M5S imploda perdendo tutti i suoi consensi e stanno seduti ad aspettare che accada. Ma, se pure accadesse, i rivoli che ne uscirebbero si dirigerebbero solo in misura risibile verso le loro organizzazioni mentre il grosso andrebbe nell’astensione e il resto verso il Pd o la Lega: bel risultato!
Sono convinto che il M5S stia attraversando un periodo di trasformazione soprattutto organizzativa molto difficile e contraddittorio, e sono perfettamente cosciente che non è detto che questa trasformazione riesca o che riesca in tempo. Se riuscirà, metterà radici diventando un soggetto stabile del nostro sistema politico e con possibilità di vittoria. Ma se questo non avverrà, farà la fine degli altri, finendo a pezzi (come i radicali, i verdi, l’Idv, la stessa Rifondazione). Nell’immediato è probabile che continui ad essere una forza di almeno il 20% alle politiche (diverso è il discorso delle regionali ed amministrative dove, probabilmente, i risultati saranno molto più scarsi).
E avete voglia di restare in panchina per tutto questo tempo? Forse conviene adattarsi all’idea che con il M5S occorrerà farci i conti almeno per alcuni anni ancora. Ma, soprattutto, se si vuole costruire davvero una sx capace di incidere e non un nosocomio per funzionari a riposo, sarebbe il caso di darsi da fare per cambiare aria, sbaraccare le solite facce che sanno di sconfitta, riaprire una dialettica politica vera, fatta più di idee che di sigle, costruita con modalità comunicative adatte ai tempi. E qui, forse, se si studiasse, con più freddezza e senza mal di pancia, l’esperienza del M5S, qualche buona idea potrebbe venir fuori.

Poesia uruguaiana
Uomo che guarda al cielo

Mario Benedetti

Mentre passa la stella cadente
raccolgo in questo desiderio istantaneo
cumuli di desideri profondi e prioritari
per esempio che il dolore non mi spenga la rabbia,
che l’allegria non smonti l’amore mio,
che gli assassini del popolo trangugino
i loro molari canini e incisivi
e si mordano giudiziosamente il fegato
che le sbarre delle celle
diventino di zucchero o si pieghino di pietà,
e i miei fratelli possano fare di nuovo
l’amore e la rivoluzione
che quando affronteremo l’implacabile specchio
non malediciamo né ci malediciamo
che i giusti vadano avanti,
anche se sono imperfetti e feriti
che vadano avanti caparbi come castori,
solidali come api, agguerriti come giaguari
e impugnino tutti i loro no
per insediare la grande affermazione
che la morte perda la sua schifosa puntualità
che quando il cuore uscirà dal petto
possa trovare la via del ritorno
che la morte perda la sua schifosa
e brutale puntualità,
ma se arriva puntuale, che non ci colga
morti di vergogna
che l’aria torni ad essere respirabile e di tutti
e che tu ragazzina
resti allegra e addolorata,
mettendo nei tuoi occhi l’anima
e inoltre la tua mano nella mia mano,
e nient’altro
perché ormai il cielo è di nuovo torvo
e senza stelle
con elicottero e senza dio.

.
Jorge Carrera Andrade

Verrà un giorno più puro degli altri
e scoppierà la pace sulla terra
qual sole di cristallo. Di fulgore
nuovo si vestiran le cose
e canteranno camminando gli uomini
liberi ormai dall’incubo
della morte violenta.
Il grano crescerà sopra i rottami
delle armi distrutte; più nessuno
verserà sangue di fratello. Alfine
verrà quel mondo: il mondo delle fonti
e delle spighe, sconfinato
regno
d’abbondanza e freschezza senza limiti.
Allora i vecchi, il giorno di domenica
di loro vita serena,
aspetteran la morte naturale:
d’ogni loro cammino
ultima meta, splendido tramonto

LEGA ARABA E ISIS
Rosario Amico Roxas

Separare il nazionalismo dall’Islamismo non è compito dell’Occidente, sarebbe un ulteriore fallimento; è compito dei paesi arabi, anche con il sostegno dell’Occidente, ma senza velleità belliche.I capi politici che si sono fatti capi religiosi di una delle tante deviazioni dell’Islam, al fine di tenere sotto controllo le masse popolari, possono e debbono utilizzare il loro ascendente in campo religioso per condannare il fondamentalismo nazionalista, controproducente anche per le nazioni arabe.

Leggo nei quotidiani nazionali e internazionali del 30 marzo:
Egitto, Al Sisi: “22 Stati della Lega Araba concordi nel creare forza militare unica”

Innanzitutto bisogna distinguere il mondo musulmano non arabo, dal mondo musulmano arabo; i primi appartengono all’interpretazione sciita dell’Islam. I secondi sono sunniti, anche se, anche in questo caso, esistono delle varianti interpretative, ma sempre nel panorama globale sunnita.
Gli Stati della Lega araba, hanno, concordemente dichiarato lo stato di guerra con l’ISIS, musulmani sciiti non arabi. L’intervento occidentale sarebbe interpretato come una illecita intromissione, che potrebbe, al limite, favorire una possibile alleanza proprio tra la Lega Araba e l’ISIS, per liquidare quello che verrebbe inteso come un comune nemico del mondo musulmano (arabo o non-arabo che sia).
Gli interventi ufficiali di personalità del mondo occidentale, rivolti contro l’Islam, generalizzando senza alcuna cognizione di causa, ha prodotto questo stato di vigilanza, contro il quale nulla potrebbero fare neanche i capi politici che si sono fatti anche capi religiosi. Gli interventi di Ratzinger, a quattro mani con l’ateo e razzista Marcello Pera, le invettive dell’apostata Magdi Allam, battezzato in San Pietro dallo stesso pontefice Benedetto XVI, nonché le follie di gente come la Santanchè, (per quel nulla che vale, ma pur sempre parlamentare italiana) o Matteo Salvini, leader della Lega, e della destra politica in genere, in un revival di nazionalismo neo-fascista, hanno solo aggravato una situazione già delicata.

Fernando Pessoa

Porto dentro il mio cuore,
come un cofanetto pieno che non si può chiudere,
tutti i luoghi dove sono stato,
tutti i porti a cui sono arrivato,
tutti i paesaggi che ho visto da finestre o da oblò,
o dai ponti di poppa delle navi, sognando,
e tutto questo, che è tanto, è poco per quello che voglio.

Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato…
Ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi…
Ho fatto esperienza di più sensazioni
di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, sempre qualcosa mi mancava,
e la vita sempre mi afflisse, sempre fu poco, e io infelice.

Non so se la vita è poco o è molto per me.
Non so se sento troppo o poco, non so
Se mi manca lo scrupolo spirituale, il punto di
Appoggio dell’intelligenza,
la consanguineità con il mistero delle cose, scossa
ai contatti, sangue sotto i colpi, fremito ai rumori,
o se un altro significato più comodo e felice c’è per questo.
Sia come si vuole, era meglio non essere nato,
perché , per quanto interessante in ogni momento,
la vita finisce per dolere, nauseare,
tagliare, radere, stridere,
a dar voglia di urlare, saltare, restare per terra, uscire
fuori da tutte le case, da tutte le logiche
e da tutte le pensiline,
e andare a essere selvaggi verso la morte fra alberi e oblii,
fra cadute, e pericoli e assenza del domani,
e tutto ciò dovrebbe essere un’altra cosa
più vicina a ciò che penso,
a ciò che penso o sento, che non so nemmeno
cosa sia, oh vita.

A GIOVANNI CHE CHIEDE: MA COSA VOGLIONO QUESTI GIOVANI D’OGGI?
Globus Negulesco

Sono anni che propagandate delle minchiate sul mondo del lavoro.
Vogliamo parlare di lavori che i nostri gggiovani non vogliono fare?
Io ho lavorato in campagna, a 4 euro/ora, a cottimo (che è tanto, che si sappia) per 2 anni. Con assunzione in regola, ma ho lavorato e di conseguenza guadagnato solo quando si poteva, ovvero quando non pioveva. te la ricordi sì la primavera di 2 anni fa o ti serve Frate Indovino? O credi che perché pioveva la bolletta fosse scontata? Il mio illuminato datore di lavoro partiva dal presupposto che il lavoratore fosse lì per rubare lo stipendio, la verdura o la benzina, e non per lavorare. Ma con la crisi che c’è tutti zitti e grati… D’altra parte è un lavoro di merda, vorrai mica essere anche pagato, no? 10 o 12 ore al giorno in ginocchio a cavare erba, fallo tu. Che lo facciano i tuoi figli laureati. Come dici? Ah ecco.
I miei colleghi erano brave persone, rumeni e polacchi, che, quando finiscono la stagione tornano in patria, dove sul loro cc bancario arriva la disoccupazione agricola da parte dell’INPS italiana. Se hai notizie contrarie smentiscimi.
Il fatto è che a parità di salario, io rimango qua con i debiti mentre le rumene in patria si comprano casa.
Ma tu, incredibile abisso di ignoranza delle cose della vita normale e del lavoro, la vuoi buttare in filosofia. Mavaccagarevà.
Il mio capo si incazzava come una biscia quando i suoi compaesani in difficoltà gli chiedevano lavoro. Scandalizzato, non si capacitava: ma perché mi rompono i coglioni?! Dovrebbero sapere che io sono azienda, faccio i miei interessi, sono io che faccio girare l’economia! Lo sanno che ormai ho la mia squadra rumena. Ma se prendo i miei compaesani… allora devo lasciare a casa le polacche! E allora porca miseria devo regolarizzare la mia posizione inps e tutto il resto, magari pure pagare delle tasse… Il mio capo lasciava a casa noi italiani per un discorso di equità, l’imprenditore piddino illuminato “perché tutti abbiamo bisogno di lavorare, è giusto che lavorino tutti, siete tutti uguali… D’altra parte i nostri ggiovani questi lavori non li vogliono fare… ”. Uguali un cazzo.
Ma che Stato schifoso, è veramente ingiusto, non ti lascia fare impresa, vero?
Tu fai così: manda uno dei tuoi figli o nipoti a fare questo lavoro di merda e poi, quando vedi che non lo pagano o lo trattano come un pezzente vai lì e spaccagli la faccia per ottenere quello che è dovuto. Fammi poi sapere come è andata che ci facciamo un selfie. Sono razzista? Può essere. So che la frutta che abbiamo raccolto, i rumeni o i polacchi non la comprano. La comprano quelli come te, forse, SE non considerano troppo esoso il prezzo dei mirtilli nella grande distribuzione e quindi la lasciano lì con le conseguenze a cascata, ma per essere equi e solidali si buttano con un GAS ad importare fragole dal Marocco per solidarietà con i migranti. Taci. E’ meglio. Riesci a capire quale è la responsabilità sociale di un’azienda?
Avete legiferato in modo che la bassa manovalanza invadesse e occupasse ogni singolo pertugio di attività lavorativa (buttando all’aria in questo modo anche le arti artigiane, la cosa più preziosa che abbiamo). Poi avete cominciato a dire in giro che gli italiani, i ggiovvani sono bamboccioni che non vogliono lavorare. Quindi avete detto, dissanguando le famiglie, che i ggiovani dovevano accumulare master, dottorati, postdocdelcazzo.. altrimenti nella globalizzazione mondiale, dove vai senza titoli? Infatti vanno. Ma all’estero.
Adesso dite che gli immigrati sono indispensabili all’economia italiana, che senza di loro l’Inps fallisce… E tu mi chiedi cosa vogliono i giovani d’oggi?
L’ameno non riesce a capire cosa vogliono questi giovinastri. Non vogliono lavorare… in campagna poi! Che scandalo signora mia!
Ricordandoti che
per essere considerato lavoro, il lavoro deve essere pagato, e che deve essere “dignitoso” altrimenti non è,
auspico di non incrociarti mai vagante nelle italiche campagne a porre domande sceme come sopra.
Ti puoi travestire da ninfa dei boschi quanto ti pare, ma prometto -anche a nome dei miei ex colleghi laureati braccianti agricoli – che ti prendo a badilate finché non torni seduto davanti al tuo pc a magnificare la gigantesca minchia del piddì sapesse signora mia come mi piace
e molto semplicemente ti dico:
Giovanni: sei un pagliaccio.

I VIZI CAPITALI DELLE COOPERATIVE
Berluscameno

Strano, molto strano che nessuno lo dica! Cooperative: «Sistema da riformare».
Considerazioni di Consorte ex manager UNIPOL. “Infatti mancano collante, regia e organismi di controllo.
Al momento si vede solo la “Decadenza del mondo cooperativo”. L’ultima è stata la Cpl Concordia, cooperativa modenese finita nei guai per le presunte mazzette pagate al Comune di Ischia per la distribuzione di gas metano. Prima c’erano state – limitandosi a elencare gli scandali recenti – la Manutencoop per l’Expo, la Coveco per il Mose, la 29 giugno di Salvatore Buzzi per Mafia Capitale, la Cmc di Ravenna per il sistema Incalza. Ora Simone (dirigente Cpl) tira in ballo D’Alema. “E Il sistema cooperativo si sgretola inchiesta dopo inchiesta”. L’ultima inchiesta ha tirato in ballo anche Massimo D’Alema.
La Cpl avrebbe versato alla sua fondazione ‘Italiani europei’ 60 mila euro. Non solo. Pare che la coop modenese abbia acquistato 2 mila bottiglie di vino prodotte dal leader Massimo (87.000 euro) e centinaia di suoi libri. A chiamarlo in causa Francesco Simone, dirigente della Cpl arrestato, che in una intercettazione spiegava la necessità di «investire negli Italiani europei», perché «D’Alema sta per diventare commissario Ue». «…D’Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi», continuava Simone, «ci ha dato delle cose».
Ecco le COOP, TRA MANDARINI E ANOMALIE.
D’Alema, nonostante l’auto rottamazione, resta l’ultimo referente politico di un sistema ormai sclerotizzato. Con dirigenti che stanno in carica da 39 anni. «Una casta di mandarini», spiega Giovanni Consorte, ex manager Unipol. «Nemmeno un manager privato resta in sella per così tanti anni. È senza dubbio un’anomalia».
Consorte dice di non vedere né sentire D’Alema dal 2006. «Quello che però posso dire è che non di sola politica attiva è fatta la politica», aggiunge.
D’ Alema ha attaccato la magistratura. Eppure la sua fondazione “Italiani europei” avrebbe ricevuto finanziamenti dalla Cpl. A nessuno interessa fare un’analisi del personaggio. Però si può prevedere facilmente che montare un caso per la vendita di libri e vino sia oggettivamente sopra le righe e che spesso, troppo spesso, accuse di questo tipo finiscono in un shakespeariano “molto rumore per nulla”. La polemica è comunque esplosa, con attacchi alla magistratura e alla stampa. In questi giorni il primo ministro Matteo Renzi ha dichiarato che un avviso di garanzia non può determinare le dimissioni della persona indagata dalle cariche che ricopre, e si è di nuovo riaperto un dibattito sulle intercettazioni telefoniche.
“Quali sono i vizi capitali del sistema cooperativo, a parte una classe dirigente inamovibile?” Si può elencare la crisi economica e dei mercati, l’appesantimento della fiscalità nei vari settori, la fragilità finanziaria delle cooperative, l’impossibilità di accedere ai capitali, la politica del massimo ribasso negli appalti, pubblici e privati e la “carenza di effettivi controlli sulla attività delle grandi realtà.” In sostanza è’ una débâcle.
“La responsabilità oggettiva è stata creata dalla carenza di volontà politica, incapacità professionale e annacquamento dei valori e degli ideali della cooperazione”.
È bene sottolineare che i primi a farne le spese sono stati proprio i soci cooperatori e i dipendenti, che non hanno nessuna colpa nelle varie situazioni negative che si sono venute a creare.
I controlli sul mondo cooperativo sono di competenza del ministero del Lavoro.
E cioè di Giuliano Poletti, ex presidente di Legacoop. Esiste un potenziale “Conflitto di interessi”?
Si può dire che una cosa è effettuare controlli sulle piccole cooperative; tutt’ altra cosa è effettuare controlli di merito sulle grandi aziende che richiedono esperienza e professionalità consolidate. Le verifiche (sulle cooperative) sono svolte da un corpo di ispettori che non rispondono direttamente al ministro. Ma controllare un’azienda da 50 dipendenti e un fatturato da 4 milioni è diverso dal controllarne una da 3 mila dipendenti e un giro d’affari da 4 miliardi. Occorrono infatti competenze diverse.
“Ciò non toglie che Poletti da controllato è diventato, almeno nominalmente, controllore”. Per questo Poletti dovrebbe delegare ufficialmente le verifiche a un altro dirigente del ministero.
Ora nelle cooperative sono entrati anche ex Nar insieme con ex comunisti, ma anche criminalità organizzata. “Ormai le coop sono diventate permeabili a ogni tipo di affare e malaffare e dell’ideale iniziale non è rimasta nemmeno l’ombra”.
La cooperazione è nata e si è sviluppata in Emilia Romagna e in poche altre regioni come la Toscana, non è mai stata un fenomeno economico e sociale di dimensione nazionale. Quindi esistono coop diciamo” doc” e coop che non lo sono.
In Emilia Romagna vige la filosofia del potere. “Un presidente di cooperativa non rischia mai di suo”. (Del resto anche i Banchieri non rischiano mai del “LORO”).
Resta in carica decenni solo ed esclusivamente per una questione di potere, non certo per arricchirsi (ma va… ?). La crescita della cooperazione in Emilia Romagna è proceduta di pari passo con una crescita di valori politici e culturali. Senza questo substrato fondamentale, si può considerare “le cooperative cosiddette spurie” con diffidenza e solo dopo opportune verifiche potevano essere considerate facenti parte della “famiglia”. E nella ‘famiglia’ di Legacoop entrò senza problemi il 29 giugno di Buzzi. Se Legacoop era consapevole di ciò che la “29 giugno” stava facendo allora sì, ci sono delle responsabilità. Non è forse necessario un maggiore sistema di controllo interno? Occorre una riforma istituzionale.
“Come le società quotate devono fare i conti con la Consob, allo stesso modo le coop dovrebbero avere un organismo di vigilanza autonomo”. Questo organo esterno e peculiare deve fare le veci di una società di revisione, deve controllare le coop che entrano nel sistema come fa la Consob per le società in Borsa. E il risparmio, come fa la Banca d’Italia. Quindi le cooperative non vanno rottamate. No. Non c’è nulla da rottamare, ma da rilanciare, riformando l’impianto dei valori culturali e politici e rinnovando i gruppi dirigenti. Infatti è venuto a mancare il collante, l’idea stessa di sistema cooperativo.
Quando a metà degli Anni 70 ci fu la crisi delle cooperative di consumo, nacque “Coop Italia” che funzionava da compensatore. Aiutava chi era in difficoltà, spalmando gli oneri sulle altre coop. Poi fu la volta di “Unipol”. Unipol ha svolto un ruolo di supporto, di garanzia e di professionalità nei confronti del mondo cooperativo fungendo da collante credibile e risolvendo innumerevoli problemi di crisi aziendali piccoli o grandi che fossero. Fu in quegli anni che prese corpo il “sistema”?
Questo perché Unipol capì che oltre ad aiutare le aziende in difficoltà poteva sostenerne lo sviluppo. Poi arrivarono gli Anni 90. E i salvataggi… Unipol si prese cura solo di quelle coop che avevano qualche chance. Per esempio, la Cmc fu salvata.
L’Unipol era –di fatto – la Mediobanca del mondo cooperativo. Dopo le inchieste di allora Unipol non svolse più il ruolo di regia e di supporto. L’alleanza con le parti sociali era nel Dna del mondo cooperativo e di Unipol. “L’eliminazione del concetto di sistema (Partito + cooperative ) ha rappresentato la fine di un’epoca”. Il partito politico non ha mai avuto un ruolo determinante. A metà degli Anni 90 quando la banca interveniva si chiedeva l’ok per un’ operazione che, così, aveva la strada spianata. Ma il Partito non ha mai dato soldi alle coop (ma viceversa no… vero?)
Esiste ancora una questione morale all’interno del Pd? In merito è opportuno aspettare le sentenze definitive dei tribunali; sicuramente si sono allentati i controlli sociali all’ interno delle aziende coop e questo può aver determinato anche un allentamento dei valori. SE si Interviene seriamente con i poteri necessari -forse – tutto può tradursi in positivo. Molti osservatori fanno risalire il declino del sistema alla svolta della Bolognina. Altri fanno risalire la crisi del sistema al “compromesso storico del 1975” che ha avuto il suo apice nel 2005 con la costituzione del Pd. Non si è avuto mai nella sinistra il coraggio di trasformarsi in “un partito riformista di stampo europeo”, come già avvenuto nei principali Paesi del continente. Si sono messi insieme valori e culture politiche di mondi diversi tra di loro che potevano allearsi ma non fondersi. Può essere definita una ‘fusione a freddo’.
E siamo al sistema cooperativo emiliano romagnolo.
Dal punto di vista delle cooperative, vi sono adesso aziende sane, aziende in crisi, aziende in cenere, così come nel sistema privato. Bisogna rimboccarsi le maniche e le aziende coop si rilanceranno. Ciò che è più critico è il cambio dei gruppi dirigenti, dell’attuale “sistema di potere “e il rilancio dei valori della cooperazione presso le nuove generazioni”.

LAVORO FATTO DAL M5S

87% di presenze alle Camere, 200 proposte di legge, 2.000 interrogazioni, e più di 8.000 emendamenti.
Forse non saranno tutte proposte di valore, ma certo meglio di quelle scritte dalle lobby per farle approvare dal partito unico PD-FI.
.
SETTE PAURE INFONDATE SULL’USCITA DALL’EURO
Blog di Grillo
1) Mutuo
I mutui verranno convertiti nella nuova valuta il giorno di uscita dall’euro, per chi ha il tasso variabile questo rimarrà comunque legato all’euribor e quindi stabile. Sul fronte dei mutui gli italiani ne beneficeranno.

2) Inflazione
Se pensiamo che i beni (casa, macchina, telefono) che vogliamo comprare scenderanno di prezzo non spendiamo e l’economia si ferma. Questo è quello che succede oggi con la deflazione. Un po’ di inflazione è quindi necessaria a far girare l’economia. Dall’altro lato non deve essere troppo alta per non svalutare la nostra capacità di spesa. Questo non succederà perché i prodotti italiani diventeranno più competitivi rispetto agli esteri e i prodotti che siamo obbligati a importare dall’estero (es. petrolio) hanno un impatto limitato sul prezzo finale (es. nell’ultimo anno l’euro si è svalutato di circa il 25% sul dollaro, ma le accise alte sulla benzina non hanno fatto vedere la differenza).

3) Conto corrente
Il conto corrente in euro verrà convertito nella nuova valuta. Ma come oggi uno può tenere conti in valute diverse nel suo conto in banca, la stessa cosa potrà fare dopo l’uscita dall’euro tenendo conti in dollari, euro, sterline, franchi e nuova valuta.

4) Titoli di stato
I titoli di Stato italiani saranno convertiti per il 95% nella nuova valuta (dato che per il 95% sono emessi sotto legislazione italiana e per cui ereditano la valuta nazionale). Lo Stato li pagherà e li emetterà nella nuova valuta. Visti i bassi rendimenti e l’alto rischio già oggi i titoli di Stato italiano non sono convenienti per il cittadino italiano.

5) Passaggio dall’euro alla lira
Il cambio probabilmente sarà 1 a 1 con la nuova valuta che poi si svaluterà un po’. L’effetto sui prezzi farà si che da subito probabilmente rimarranno uguali a quelli che vediamo oggi semplicemente denominati nella nuova valuta.
6) Aumento della benzina
La benzina è un falso problema in quanto la maggior parte del suo costo (64%) è dovuta alla tassazione. Le quotazioni internazionali del greggio e il rapporto di cambio incide solo sul 26% del prezzo. Se si aggiunge che il petrolio è ai minimi storici in questo periodo non sarà sicuramente un problema l’uscita dall’euro per questo aspetto.

7) Import: aumento dei prezzi dei prodotti importati
Questo problema, che esiste in particolare sui prodotti tecnologici, può essere risolto solo investendo in innovazione dopo la distruzione di aziende come Olivetti e il ridimensionamento di Telecom Italia. L’innovazione è l’unico modo per sviluppare il Paese, non certo rimanere nell’euro. Abbiamo storicamente sempre esportato e commerciato con i Paesi più vicini a noi, ma non perché hanno l’euro, semplicemente perché sono più vicini e la vicinanza geografica li rende i più facili con cui commerciare da quando c’era l’Impero romano.
Al contrario le esportazioni verso l’area euro sono in continua decrescita da quando abbiamo l’euro. Solo nel 2007 erano quasi il 60%, oggi meno del 50%. Le uniche aree in crescita per le nostre esportazioni sono quelle fuori dalla zona euro come evidenziato da studi sull’export italiano: “i mercati emergenti rappresentano attualmente la quota maggiore delle esportazioni, mentre la rilevanza dell’area euro si è notevolmente ridotta”
.
La macroeconomia sembra ormai diventata una raccolta di luoghi comuni infondati ma opportunamente propagandati
Beppe A.

L’EURO ESIGE UNA SVALUTAZIONE DEL LAVORO, SALARI E DIRITTI
Giuseppe Palma
http://scenarieconomici.it/il-crimine-della-svalutazione-del-lavoro-allo-scopo-di-salvare-leuro-di-giuseppe-palma/

L’Euro rende necessaria – per ridare competitività alle imprese – una sistematica e quasi totale svalutazione del lavoro, quindi una riduzione dei salari ed una violenta contrazione delle tutele contrattuali e di legge. Non potendo ciascuno Stato dell’Eurozona sfruttare la leva della svalutazione monetaria, non ha altre possibilità (al fine di tornare ad essere competitivo e quindi far riprendere le esportazioni) se non quella di svalutare il lavoro.

Uno degli obiettivi di questa Ue è salvare l’Euro (che conviene ai mercati dei capitali privati) a scapito dei sacrosanti principi sanciti in ciascuna delle Costituzioni nazionali degli Stati membri dell’UE. La nostra Costituzione, ad es., fondando la Repubblica sul lavoro (art. 1 Cost.), non solo ammette la possibilità per lo Stato di fare ricorso all’indebitamento al fine di creare piena occupazione, ma rende addirittura inesistente la stessa Repubblica italiana se essa non può fondarsi sul lavoro!

L’Italia, che ha la Costituzione più bella del mondo, fino al novembre del 2011 ha cercato di resistere al crimine eurocratico (anche se il nostro Parlamento ha sempre autorizzato a larghissima maggioranza la ratifica di tutti i Trattati UE), ma successivamente è stata costretta a piegarsi alle volontà del potere eurocratico che ha imposto al nostro Paese tre Governi presieduti da soggetti non eletti dal popolo (Monti, Letta e Renzi).
Chi ci ha governato dal 1992 in avanti sapeva che la moneta unica, così com’è stata costruita, costringeva il nostro Paese a smantellare i diritti connessi al lavoro chiosati con il sangue sia nella Costituzione che nello Statuto dei Lavoratori
Beppe A

E’ FALSO CHE VI SIA UN AUMENTO DI POSTI DI LAVORO
https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2015/04/05/felici-come-agnelli-a-pasqua/

La notizia di Pasqua è che l’economia Usa sta rallentando…con la creazione a marzo della metà dei posti di lavoro aspettati (126 mila contro i 254 mila sperati). E’ un altro rallentamento dopo un gennaio e un febbraio al ribasso. La crisi è endemica e appena si accenna a diminuire il QE della Fed subito ha un contraccolpo.
Rispetto alla popolazione e al livello di immigrazione Usa il numero di nuovi posti di lavoro necessari a tenere fermo il tasso di disoccupazione è di 200 mila al mese. Ma il tasso di disoccupazione ufficiale è solo un modo per distorcere la realtà. Il tasso di disoccupazione rimane al 5,5 % e il tasso di occupazione è sceso di pochissimo, dal 62,8 al 62,7%, e questo è una alterazione della realtà. Il 5,5% di disoccupati più il 62,7% di occupati, fa il 68, 2% della popolazione in età di lavoro: dov’è finito il 32% che manca? Non è conteggiato perché non iscritto nelle liste e talmente scoraggiato da non cercare più un lavoro. Ma la statistica considera come occupato anche chi svolge un lavoro retribuito per una sola ora a settimana, sfidando il grottesco. E non tiene conto del fatto che molti lavori sono precari, senza dire che da anni i nuovi posti comportano mansioni e retribuzioni molto più modeste rispetto a quelli persi, così che la domanda aggregata rimane potenzialmente bassa nonostante la ripresa apparente.
In Europa non va diversamente: in Germania, con l’esplosione dei mini job, lavori a orario ridotto e a paga da fame, è bastato stabilire che con 15 ore di lavoro mensile si è considerati occupati che subito gli indici di disoccupazione sono scesi.
In Italia si considera occupato anche chi lavora una sola ora a settimana e presso una ditta familiare, anche se non pagati. Per l’expò si può anche essere occupati senza prendere un euro e senza lavorare nell’attività di famiglia.
Se poi i favolosi stipendi che discendono da tutto questo non sono in grado di far sostenere il Pil basta aggiungere a questa misura anacronistica, la prostituzione, gli investimenti militari, lo spaccio di droga e il contrabbando. Anzi non sarebbe male aggiungervi anche la statistica che quanto a oppiaceo non è secondo a nessuno. Il povero cittadino viene stordito e subornato dai numeri come se questi esprimessero sempre un’incontestabile realtà.

IL PREDOMINIO ABERRANTE DEGLI USA
Viviana Vivarelli

Noi viviamo in un mondo dollarizzato dove gli USA la fanno da padrone, non sono soggetti alle stesse fluttuazioni finanziarie che colpiscono le altre valute, possono ordinare che il petrolio sia pagato in dollari, possono costringere i Paesi del mondo a tenere il dollaro come base aurea, possono fregarsene se la loro economia va male senza riversare gli effetti sul dollaro.
E’ un vero predominio finanziario che ha costituito una dittatura valutaria sul mondo e che non ha nessuna ragione d’essere, se non l’usurpazione di chi pone regole agli altri senza porle a se stesso.
Il debito globale in dollari degli USA ha continuato ad aumentare arbitrariamente contro ogni dettato economico o finanziario ma alla fine questa gigantesca bolla esploderà.
La crisi di cui soffriamo letali conseguenze è stata innescata a tavolino proprio dagli USA nel 2008 (che hanno depresso l’Ue proprio con le ricette fallimentari del Fm, così come avevano già fatto con l’America latina, ordinando da noi leader o ministri pro neoliberismo come Monti, Letta, Renzi, Padoan, Poletti). E le politiche disastrose dell’euro sono la conseguenza del tentativo di stare a galla degli USA a spese nostre.
Da quando la crisi economica del 2008 ha costretto gli USA a ricorrere al QE per sostenere la propria economia, si è capito che il dollaro correva verso la sua fine, che il collasso era imminente e che il dollaro sarebbe stato sostituito dall’oro o dallo yuan. Ora il QE è finito. Obama mente annunciando una falsa ripresa del 5% (mentre nei fatti i consumi scendono e il tasso di occupazione cala dal 62,8 al 62,7%). E’ una sceneggiata che contrabbanda per nuovi posti di lavoro anche chi lavora una sola ora la settimana e gratis e dove i nuovi occupati sono 126.000 al mese quando ce ne vorrebbero 200.000 per tenere l’occupazione stabile.
Da noi Renzi fa lo stesso e rivende come nuovi posti di lavoro chi ha cambiato tipo di contratto e per aumentare il PIl ci mette dentro prostituzione e criminalità organizzata, armi e droga!!!!

Nel 2015 potrebbe finire il predominio del dollaro per tornate alla base aurea

http://www.hescaton.com/wordpress/il-colpo-di-coda-del-dollaro-prelude-il-suo-collasso-definitivo/

Nel 1944, dopo la seconda guerra mondiale, l’accordo di Bretton Woods spinse i Paesi ad accettare il dollaro americano come valuta di riferimento mondiale. Questa fu la vera vittoria degli USA sul resto del mondo. Ogni dollaro doveva avere la sua contropartita in oro. Sotto Nixon la convertibilità del dollaro in oro saltò e si passò a un sistema di cambi variabili, ma il dollaro rimase la valuta di riferimento grazie alla potenza militare ed economica degli USA. Così essi ebbero il grandissimo vantaggio di possedere una supervaluta che restava la base a livello internazionale negli scambi tra le nazioni. Gli USA hanno usato questo vantaggio sia per sostenere la propria economia interna, sia per le immense spese militari e anche per sostenere costantemente il deficit della bilancia commerciale. Quindi hanno sempre vissuto al di sopra delle loro possibilità grazie al dollaro, scaricando sugli altri le proprie necessità.
Ecco perché il QE Usa è diverso, per es., da quello europeo.
Quello americano non riguarda solo la società americana ma è un QE globale, perché il dollaro è la valuta base del pianeta. Ecco perché nel mondo attualmente ci sono 158 trilioni di debito in dollari. Il dollaro è in difficoltà perché Washington ha un debito pubblico di 18 trilioni e questo debito imprigiona tutto il mondo che ha 158 trilioni di debito in dollari. Se esplode il dollaro, esplode il mondo.
Praticamente il debito pubblico americano è coperto dai debiti internazionali sottoscritti in dollari ed ha attualmente una copertura di più di 8 volte superiore, per questo il dollaro non è crollato con il QE. Ora, con la fine del QE, il dollaro torna velocemente a salire e negli ultimi sei mesi la maggioranza delle valute mondiali si è svalutata nei suoi confronti ed anche le materie prime. Questo comporta una serie di conseguenze: che il debito in dollari, salendo il dollaro, aumenta e quindi diventa più difficile restituirlo ed inoltre essendo venuta meno l’iniezione di liquidità, manca il circolante in dollari atto a garantire il pagamento degli interessi e quindi tutti i paesi sono costretti a estrarre della propria ricchezza nazionale per pagare direttamente o indirettamente il debito in dollari con conseguenze recessive sulla propria economia. Le conseguenze di questa situazione si sono già abbattute pesantemente sul petrolio e sui paesi emergenti. Il rublo russo è stato tra i più colpiti e ora tutti i paesi a influenza russa sull’economia stanno subendo una forte svalutazione che aumenta in altri, dal Venezuela, alla Nigeria fino all’Indonesia, l’instabilità sociale e politica.
Come mai allora il dollaro potrebbe collassare se si rafforza proprio a danno di tutti?
Quando c’era la riserva aurea, nei momenti di crisi l’oro diventava più forte ed era più richiesto, e proprio questi fa saltare il banco e ora alla bancarotta. Lo stesso può accadere col dollaro. Più la sua richiesta sale, più ciò produrrà una grave deflazione interna e poiché la società americana è gravemente indebitata, non riuscirà a restituire una valuta rivalutata dato che a malapena riesce a restituirla adesso.
Se il debito pubblico americano era garantito dal debito in dollari nel mondo, e quest’ultimo salta, anche il debito pubblico americano non è più coperto. E se la recessione è stata finora abbastanza sopportata in Europa, dove prima della crisi economica la diseguaglianza sociale era abbastanza mitigata quindi un suo incremento finora è stato ancora tollerato, negli USA dove la diseguaglianza è già a livello di Terzo Mondo e dove la tensione sociale è già ora alle stelle, l’austerity comporterà un esplosione sociale senza precedenti.
L’instabilità economica, sociale e politica statunitense potrebbe mettere fine al dollaro.
Il Governo sarà costretto a una di queste tre cose: 1) austerity, quindi ridurre il debito pubblico con tutte le conseguenze sociale del caso 2) aumentare a dismisura il debito mettendo però in dubbio l’effettiva forza del dollaro 3) Ricominciare con il QE, dimostrando il totale fallimento della presunta ripresa americana. In tutti e tre gli scenari, il dollaro verrebbe messo seriamente in dubbio e assisteremo alla sua disfatta definitiva.
Cosa avverrebbe dopo non è chiaro.
La Terza Guerra Mondiale già iniziata aumenterà d’intensità e si estenderà come una vera e propria guerra civile globale. Assisteremo all’ascesa, come in tutti i momenti di crisi, del prezzo dell’oro, che probabilmente diventerà molto ricercato, soprattutto dopo che sempre più paesi ne richiederanno indietro le riserve all’Impero fallito americano e questo dimostrerà di non averle più. E’ probabile che si affermi lo Yuan cinese, ma durerà poco, perché la Cina non ha le caratteristiche per sostenere una valuta di riferimento globale ed ancora peggio se la legherà all’oro.
Non sarà neanche possibile un ritorno al Gold Standard. Un sistema del genere come quello del dollaro non può che crollare perché è un sistema di debito impagabile, dove è necessaria la continua creazione di moneta almeno per ripagare gli interessi sul debito emesso, altrimenti questi dovranno essere estratti dall’economia reale innescando inevitabilmente la crisi.
Il trucco di emettere soldi facili e poi rendere impossibile restituirli è stato usato da secoli, fino anche all’Ue ma non può durare per sempre.
Se tutti i rimedi falliranno, potrebbe esserci una unione monetaria, politica e militare con Canada, Messico ed Europa, così da ricostituire una fortissima valuta di riferimento; o potremmo assistere alla disintegrazione interna degli USA e il conseguente inasprimento del conflitto mondiale.
In qualsiasi caso prepariamoci ad una lunga fase di transizione post-capitalista.

NON COMPRATE BOND
Berluscameno

I ladri del Potere continuano nella loro attività preferita, ossia quella di conquistare carriolate di sempre maggior potere. Il fine che si pongono è quello di massimizzare le nuove potenzialità fornite dal possesso di sempre maggior potere.
Ma la miseria avanza, cari signori del potere!
Eh…in Italia occorre “licenziare “ qualche “milionata “ di operai e dipendenti, solo così si potrà recuperare il differenziale di produttività del lavoro rispetto alla grande Germania! Si avvicina sempre di più l’Eldorado per gli accaparratori di potere.
Nessuno li potrà più contrastare. Assumeranno a breve il controllo totale del potere mondiale!
Attualmente è molto pericoloso investire i vostri sudati risparmi in titoli finanziari (ossia i famosi buoni del Tesoro). E’ venuto finalmente il momento di effettuare investimenti sul mercato dei beni REALI. Il mondo finanziario globale riceverà (tra non molto) dal “mercato bancario ufficiale” e da quello dello “Shadow Banking “ la punizione che si merita.
“L’Institute of International Finance” ha calcolato che la “crisi del petrolio” ha ridotto il flusso di petrodollari di 375 miliardi di dollari l’anno. I Paesi esportatori di petrolio passeranno dalla posizione di “acquirenti netti ” – per un importo, nel 2013, di 123 miliardi di dollari in “obbligazioni e asset esteri “– a quella di “venditori netti” – per un importo, quest’anno, di 90 miliardi di dollari di “obbligazioni ed asset esteri”. Solo la Russia ha venduto “asset finanziari e obbligazioni estere” per un importo pari a 13 miliardi di dollari nel solo mese di febbraio. Anche la Cina ha cambiato posizione, diventando “venditrice netta” di obbligazioni ed asset esteri alla fine dello scorso anno, man mano che la fuga di capitali dalle sue banche andava ad accelerarsi.
La” liquidazione delle riserve di valuta estera“ comporta automaticamente una stretta monetaria, a meno che non intervenga una compensazione monetaria. La Cina ha ancora la possibilità di poterlo fare. Ma la Russia non è così fortunata, e nemmeno il Brasile. Se questi due paesi “tagliano i tassi d’interesse”, rischiano un’ulteriore scivolata valutaria.
Le potenti correnti sotterranee del sistema finanziario mondiale stanno turbinando sotto la superficie. Alcuni sperano che la “baldoria” costituita dai 60 miliardi di euro mensili del quantitative easing (QE)della BCE possa far perdurare il “boom degli asset finanziari “, man mano che la FED si tira indietro dal relativo mercato. Ma questa è un’arma a doppio taglio per il mondo nel suo complesso, perché spinge il dollaro ancora più in alto. Ed è questo, infine, il fatto più rilevante.
È possibile che alla fine la FED cambi idea ancora una volta, “rinunciando ad alzare i tassi”, poiché ritiene che l’economia mondiale sia ancora troppo fragile per resistere a qualsiasi forma di “stretta monetaria”. Il modello di previsione della Fed di Atlanta, concepito per misurare la crescita del PIL reale negli USA, è fortemente rallentato da metà febbraio. Ma il messaggio che negli ultimi giorni è filtrato dal “board “dei governatori della Fed – tra cui Dennis Lockhart della Fed di Atlanta – è che un aumento dei tassi non può essere rimandato molto più a lungo. “Sarà sul tavolo di tutte le riunioni dei governatori da giugno in poi”, ha dichiarato.
Le più recenti verbalizzazioni della Fed hanno riportato la preoccupazione che il “diluvio di capitali” che sta arrivando negli Stati Uniti, sulle spalle del dollaro forte”, possa far ribassare” i tassi dei prestiti a lungo termine (con il conseguente aumento del valore reale dei Bond sul mercato) “allentando” di fatto la politica monetaria statunitense. Questo rende ancora più urgente la “stretta” della Fed, che implica un percorso ancor più stringente verso “un prossimo aumento dei tassi” con la conseguente diminuzione –a breve- del valore dei Bond sul mercato.
Nessuno dovrebbe contare sul fatto che la FED possa ripensarci.
“Il mondo finanziario globale riceverà a breve “la punizione” che si merita”.

UN MONDO DOLLARIZZATO
Berluscameno

Il mondo finanziario globale si scopre ricoperto dai dollari USA, emessi a go-go dalla FED USA tramite i suoi Q.E. Il mondo è più “dollarizzato” oggi di quanto lo sia mai stato nella sua storia. Sarà quindi in balìa della Fed quando i “tassi d’interesse” ritorneranno “ad aumentare “, con il conseguente valore (reale) degli investimenti monetari in Bond USA e dei Paesi industriali del mondo a “diminuire” rapidamente sui mercati finanziari globali.
Posta sulle scrivanie dei governatori delle banche centrali e delle autorità regolatrici di tutto il mondo c’è una relazione scientifica che illustra la “dimensione vertiginosa raggiunta dal debito globale in dollari Usa” e accenna “delicatamente” agli orrori che sono in serbo nei mercati finanziari globali , quando la Fed chiuderà il rubinetto della liquidità. Questa relazione costituisce un vero e proprio incubo per quanti, a Singapore o a Hong Kong, si sono trovati dalla parte sbagliata in occasione del più grande “margin call valutario” nella storia della finanza (si indica come “margin call” la richiesta di ulteriori fondi da parte di un broker, dealer, banca o altra istituzione finanziaria al suo cliente a copertura del margine minimo necessario per assicurarsi contro le perdite sulle operazioni aperte). “La stanno leggendo tutti”, la relazione scientifica ,ha detto un veterano della Fed di New York.
La relazione (Global dollar credit: links to US monetary policy and leverage) è stata pubblicata dalla “Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) “lo scorso gennaio, e la sua “pungente importanza” sta crescendo di giorno in giorno. Essa chiarisce che negli anni del boom, a causa della politica dei tassi zero e del “quantitative easing”(QE) emessi dalla FED, i Paesi emergenti sono stati invasi da una liquidità in dollari che ha travolto ogni loro difesa. Quest’abbondanza di dollari ha indotto le aziende asiatiche e latinoamericane ad indebitarsi in dollari come mai prima – a tassi reali vicini all’1 % –, rimandando la resa dei conti al giorno in cui il ciclo monetario degli Stati Uniti sarebbe cambiato, come sta ora accadendo. Contrariamente alla credenza popolare, il mondo è oggi più dollarizzato che mai. Gli “investitori stranieri” (in carta straccia) hanno preso in prestito 9.000 miliardi di dollari al di fuori della giurisdizione americana, e si trovano quindi senza la protezione di un “prestatore di ultima istanza” in grado di emettere, in extremis, dollari in quantità illimitata. E questo a partire dai 2.000 miliardi di dollari -prestati al mercato finanziario- dal governo USA nel 2000!
La quota relativa ai mercati emergenti – soprattutto quelli asiatici – è raddoppiata rispetto ai 4.500 miliardi di dollari del periodo successivo alla crisi della Lehman (del 2007), se si comprendono i “prestiti camuffati”, ottenuti attraverso “banche d’investimento” registrate a Londra, Zurigo o alle Isole Cayman. Il risultato è che il “sistema creditizio globale” è molto sensibile a qualsiasi movimento della Fed. “Le variazioni del tasso d’interesse a breve termine si riflettono prontamente sul costo –in aumento -dei prestiti bancari in dollari Usa”, ha detto la BRI. I mercati stanno già scontando un tale cambiamento. Il cosiddetto “diagramma a punti” della Fed – che riflette il pensiero dei membri della Fed sui tassi futuri – fa cenno quest’anno (2015) a tre aumenti dei tassi, a cominciare da giugno.
Le sinistre implicazioni della relazione della BRI sono già visibili. A causa dell’aumento esponenziale del dollaro, “sono stati distrutti” il real brasiliano, la lira turca, il rand sudafricano e il ringitt malese – mentre l’euro è stato spinto giù a $1.06, il valore più basso da dodici anni a questa parte. L’indice del dollaro è salito del 24 % dallo scorso luglio, e del 40 % dalla metà del 2011. Si tratta del più grande e ripido aumento dalla metà degli anni 90 – causato anche dalla ripresa degli Stati Uniti, in coincidenza con un momento di debolezza europea, e dalla “stretta” della FED – che generò, nel 1998, la crisi asiatica e il default della Russia.
I governi dei paesi emergenti hanno imparato l’amara lezione di quello shock. Non prendono più dollari in prestito. Ma le “aziende private” (che abbisognano di crediti anche in dollari) hanno più che compensato questa mancanza.
“Il mondo è letteralmente poggiato sullo standard del dollaro – e non dell’euro o dello yen – ed è per questo che è così importante quello che fa la Fed”, ha dichiarato Stephen Jen, un ex funzionario dell’FMI, ora alla “Slj Macro Partners”. Jen sostiene che gli attuali ultimi spasmi causati dallo stress dei mercati emergenti sono molto più gravi dei tremori verificatisi nel maggio 2013, quando la FED cominciò a parlare di fine del quantitative easing (QE). “I flussi di capitale verso questi paesi hanno continuato ad accelerare negli ultimi trimestri, ma si tratta soprattutto di denaro ‘capriccioso’. Il risultato è che ora, nel mucchio, c’è del legno ancora più secco a far da combustibile”, ha dichiarato. Jen racconta che le aziende asiatiche e latinoamericane stanno cercando di “assicurare i loro debiti in dollari” sui “mercati dei derivati” in modo frenetico, spingendo il dollaro ancora più in alto e alimentando conseguentemente un circolo vizioso. “È proprio in questo modo che cominciano le valanghe finanziarie”.
Le aziende di tutto il mondo sono appese per le punta delle dita. E rischiano molto. La compagnia aerea brasiliana, la Gol, era in una situazione abbastanza buona 4 anni fa, quando il “real” era la valuta più forte al mondo. Ma ora 3/4 quarti del debito della GOL è espresso in dollari. Questo ha determinato un “orribile disallineamento valutario”, man mano che il “real” è andato in caduta libera, perdendo metà del suo valore. I pagamenti degli interessi sui debiti contratti dalla Gol sono raddoppiati rispetto al flusso dei redditi, e i prestiti in dollari devono ora essere rimborsati o rinnovati, sempre che sia possibile, in un mondo che è molto meno benigno di quello di un tempo.
Non era possibile pensare o solo immaginare che un “fondo sovrano asiatico” potesse incorrere nei guai, ma all’inizio di quest’anno il “fondo statale malese 1MDM” è andato vicino al default per aver contratto un prestito in dollari (ora risultato troppo oneroso) al fine di acquistare progetti energetici ed effettuare costruzioni edilizie residenziali.
Le sue obbligazioni aziendali sono attualmente considerate “spazzatura”. Era diventato il salvadanaio delle élite politiche, e ora deve affrontare un’inchiesta per corruzione.
Uno schema che sarà ricorrente, nei “paesi Brics e mini-Brics”, man mano che la marea di liquidità andrà a ritrarsi, portando in superficie il “marciume” sottostante.
I dati della BRI mostrano che i “debiti in dollari delle aziende cinesi”, dal 2008 ad oggi, sono quintuplicati, raggiungendo i 1.100 miliardi dollari, ma l’ammontare è quasi certamente superiore, se si includono le fonti di finanziamento “travestite”: ossia il mercato ombra dello Shadow Banking . Compreso nel flusso c’è un” carry trade” – ossia una operazione finanziaria che consiste nell’ approvvigionarsi di fondi in un paese” a costo del danaro basso” per poi impiegare queste disponibilità in un paese con alti tassi di interesse – pari a 900 miliardi di dollari, fatto per lo più attraverso Hong Kong, che equivale ad una enorme scommessa collettiva su un calo del dollaro.
“Sarà senz’altro un disastro se la Cina dovesse cominciare a ridurre il valore dello yuan, per mantenere in vita la sua crescita tumultuosa.”
Manoj Pradhan della Morgan Stanley ha dichiarato che i mercati emergenti sono stati in grado di resistere al picco del dollaro, nel 2014, perché la “minaccia della deflazione mondiale “è stata in grado di frenare il costo globale dei finanziamenti. Ma ora i tassi sono in aumento.
Persino il Sibor trimestrale di Singapore (Singapore Interbank Offered Rate), utilizzato per i prestiti interbancari, si è adeguato in tutta fretta. A questo si aggiunge il fatto che “le banche centrali dei paesi in via di sviluppo” hanno smesso di comprare obbligazioni estere, dopo che avevano aumentato le loro riserve fino a 11.000 miliardi di dollari, dai 1.000 dell’anno 2000.

Viviana Vivarelli
Si demonizza tanto l’uscita dall’euro quando è proprio l’euro che ci massacrerà fino alla morte totale.
Per gli investimenti attuali in bond le previsioni sono molto cupe. Bisogna togliere i soldi dai bond e metterli in beni reali (immobili) perché il mondo finanziario tra poco punirà duramente proprio i bond.
E’ ridicolo che Renzi si vanti della riduzione del costo del petrolio, lui non c’entra affatto. La crisi ha fatto scendere la richiesta di petrolio e il suo prezzo è calato riducendo il flusso di petrodollari che era di 375 miliardi di dollari l’anno. I Paesi esportatori che prima compravano titoli ora li venderanno per 90 miliardi di dollari (nel 2013 comprarono bond esteri per 123 miliardi di dollari).
La sola Russia ha venduto asset finanziari e obbligazioni estere per 13 miliardi di dollari nel solo mese di febbraio. Anche la Cina è diventata venditrice netta di bond esteri via via che la fuga di capitali dalle sue banche si accelerava.
La liquidazione delle riserve di valuta estera comporta una stretta monetaria a meno che non intervenga una compensazione. La Cina ce la può fare ma la Russia no e nemmeno il Brasile. Dovranno tagliare i tassi di interesse e se lo fanno andrà peggio per tutti.
I 60 miliardi di QE di Draghi tamponano un po’ ma non possono durare a lungo.
La Fed dovrà aumentare i tassi e la botta arriverà da giugno e appena lo farà diminuirà il valore dei bond sul mercato e sarà un casino per tutti.
Pensateci!
Nei problemi ci siamo già ora, senza lo spauracchio dell’uscita dall’euro (pompato solo dalla propaganda pro neoliberismo che fa gli interessi dei finanzieri).
L’uscita dall’euro è solo una possibile e tardiva salvezza. E può essere la molla che crea un effetto domino, intanto unendo tutti i paesi mediterranei, poi forzando la Bce e la Commissione europea a sganciarsi dalle politiche fallimentari del Fm e a ristrutturare l’Unione europea su basi radicalmente diverse.

Il PD CANDIDA MELE. VE LO RICORDATE?
Dalle escort e la coca al grande ritorno in politica: Mele ricandidato col Pd
E’ proprio vero: qualche volta ritornano. Ma , forse, non se ne erano mai andati. E’ il caso dell’ex deputato Udc, Cosimo Mele. Ve lo ricordate? Otto anni fa fu travolto da uno scandalo a luci rosse per un festino hard a base di cocaina in un hotel di Roma. Nella notte tra il 27 e il 28 luglio del 2007 si trovava in una suite dell’hotel Flora, in via Veneto. Con lui c’erano due escort. Una delle due, Francesca Zenobi, si sentì male e disse di aver assunto cocaina che, a suo dire, gli sarebbe stata data proprio da Mele. L’ex deputato ha sempre respinto le accuse. Il processo è ancora in corso. Successivamente la Zenobi raccontò che Mele gli aveva offerto dei soldi per ritrattare la sua versione. Il politico reagì costituendosi parte civile. Nel frattempo Mele era stato costretto a dimettersi dall’Udc e non venne più ricandidato.
Patty Ghera

Amici

Ho amici che non sanno quanto sono miei amici.
Non percepiscono tutto l’amore che sento per loro né quanto siano necessari per me.
L’amicizia è un sentimento più nobile dell’amore.
Questo fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l’amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità.
Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici!
Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza…
Non cerco alcuni di loro, mi basta sapere che esistono.
Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita.
Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami.
Loro non mi crederebbero.
Molti di loro, leggendo adesso questa “crônica” non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici.
Ma è delizioso che io sappia e senta che li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco.
E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché loro fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita.
Se uno di loro morisse io diventerei storto.
Se tutti morissero io crollerei.
E’ per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita.
E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere.
Essa è forse il frutto del mio egoismo.
A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro.
Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere…
Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano o forse non sapranno mai che sono miei amici.
Un amico non si fa, si riconosce.

V. De Moraes

Viviana

Mi piace scrivere qualcosa ai miei amici al mattino
per sentire che vivo in mezzo all’amore
Mi piace scrivere qualcosa di politico al mattino
per segnalare che sono nella storia del mondo
Mi piace lavarmi con acqua fresca al mattino
per sentirmi parte della vita che scorre
Mi piace mangiare qualcosa di dolce al mattino
per ricordarmi che esiste del buono a questo mondo
Mi piace aprire le finestre all’aria buona del mattino
per essere insieme all’aria nuova di tutti.

.
RECENSIONE
Mariagrazia Bevilacqua ci scrive:

Vorrei segnalarvi un libro appena uscito con una casa editrice indipendente, Sillabe di Sale. Si tratta di “Le Prove di Esilio” di Michele Caccamo e Franz Krauspenhaar.
E’ è una raccolta letteraria a quattro mani. Michele Caccamo vive la privazione della libertà personale, in custodia cautelare in carcere; Franz Krauspenhaar è rinchiuso nella stallo temporaneo di un patologico avvilimento.

Estratti:
..“e questi a cosa le servono?”
– oddio non li avevo considerati: i libri. Giusta osservazione.
A cosa mai potrebbero servire dei libri qui dentro? “per farci un aeroplano” mi sarebbe piaciuto rispondergli “ li ho comprati apposta. Più tardi strapperò le pagine: con le prime dieci, le più leggere, ci farò le ali; con le altre la carlinga e la coda. Non servirà il motore, la carta volteggia di solo vento. Poi ci monterò sopra e volerò, via da qui, Appuntato. Farebbe bene anche a lei vedere quanto sono bello riempito di vocaboli. Le parole di un libro sì che sanno come trattare la mia vita. Non hanno bisogno di vedermi a culo nudo per sapere chi sono”.

Stiamo come gli scimpanzé, quasi tutto il giorno appesi per le mani, alle sbarre: non ci muoviamo, neanche ci avessero saldate nella forma le mani. Alcuni sembra abbiano uno sguardo di provocazione, come volessero dimostrare una tranquillità.
Noi siamo, per dichiarazione, i membri del profetismo carcerario; siamo i custodi messi volutamente in risalto; noi abbiamo urgenza di testimoniare senza sosta quest’altra vita
.”

Mi sento una sacca di carne; un lamento più che una voce.”

Dalla prefazione di Susanna Schimperna:
“E’ un poeta, Michele. Per definizione, dato che scrive e pubblica poesie da molto tempo, ma soprattutto perché le sue cronache dal carcere, le sue confessioni, sono di un impatto quasi insopportabile, e insieme risanatore. Sa costeggiare la mortificazione, inabissarcisi dentro, insozzarsi, ma riemergere e anelare ancora alla purezza.
Franz, che è in carcere anche se non c’è, che vive in un mondo a parte e non crede di parlare per altri che per se stesso, è crudelmente e splendidamente “noi”, invece. Non lo sa, ma la chiave nella serratura di quel cosmo che lo angoscia, ha saputo girarla dalla parte giusta. Forse è lui a non comunicare con noi, ma noi troviamo in tutte le sue parole quello che non abbiamo mai avuto il coraggio di essere, provare, domandarci.”

“… a titolo di risarcimento ritroverò la felicità”
“una carcerazione scioccante e una prigionia opprimente
”.

CARNIVORI O VEGETARIANI?

L’uomo è sempre stato onnivoro.
Per millenni l’uomo ha mangiato carne.
Il vegetarianesimo è una moda recente
Ci sono studi che dimostrano che mangiare verde fa bene e studi che mangiare carne fa altrettanto bene. Ci sono anche lavori come quello di Kev del 2009 che coinvolse 30 mila persone che dimostrò che i vegetariani e gli onnivori muoiono per gli stessi motivi.
I vegetariani hanno livelli sierici più bassi di B12 e di acidi grassi polinsaturi n-3, il che può essere associato a un maggior rischio trombotico e aterosclerotico. Quindi si suggerisce un aumento della assunzione di vitamina B12 e di n-3PUFA.
Mancano di vitamine e acidi grassi importanti per l’organismo.
Addirittura il rischio cardiovascolare è significativamente superiore per i vegetariani, maggior BMI, aumento del rapporto circonferenza vita/fianchi, pressione arteriosa, colesterolo totale, LDL e trigliceridi plasmatici ecc.
La vitamina B12 è importante e la si trova principalmente nelle fonti animali e i vegetariani ne mancano. Uno studio di Hermann dice che il 77% dei vegetariani è deficiente in B12 e che il 92% dei vegani è deficiente in B12. Le donne trasmettono la vitamina B12 ai figli attraverso il latte materno, per cui le carenze di vitamina B12 nei bambini comportano ritardi mentali e diversi problemi fisici.
Quando si è carenti di Vitamina B12 nel sangue aumenta una sostanza chiamata Omocisteina, una sostanza tossica che accresce il rischio cardiovascolare, osteoporosi e malattie mentali. Meno carne si mangia più alto è il livello di omocisteina, ed essa danneggia le cellule dei vasi sanguigni che sono a diretto contatto col sangue, primo passo per arrivare alla malattia coronarica. Ecco perché occorrono degli integratori.
In India dove gli animali non si toccano per la loro sacralità, muoiono di malattie cardiovascolari più che in qualsiasi altra parte del mondo.
L’ideale sarebbe mangiare un po’ di carne alternando la rossa con la bianca, meglio se mangiamo carne rossa solo una volta a settimana, e bianca non più di 2-3 volte. E’ importante come la scegliamo. Il pollame che troviamo nelle macellerie e nei supermercati non sempre è della migliore qualità, e per non rischiare di portare in tavola un prodotto gonfiato di ormoni, proteine animali e mangime OGM (questi sì, veramente cancerogeni), per cui dobbiamo fare attenzione alla provenienza della carne.
L’organizzazione mondiale della sanità dice che una dieta sbagliata aumenta il rischio contrarre malattie e obesità quando apporta troppe calorie (bilancio energetico) e non rispetta l’equilibrio quantitativo dei vari alimenti comprese le quantità e le frequenze di carne, pesce, latte e latticini.
Rinunciare a una alimentazione onnivora vuol dire migliorare pressione, rischi cardiovascolari e mortalità. La dieta mediterranea è invece ottima per prevenire le malattie come ictus, diabete, tumore e deterioramento cognitivo.
L’importante è non estremizzare da un lato o dall’altro.
Una dieta corretta apporta tutti i nutrienti senza sovraccaricare di sostanze “tossiche” l’organismo.
Mangiare poco di tutto resta la soluzione migliore.
.
Perché diventare vegetariani.
Risposte:
– motivazione etica: rispetto per gli animali
– motivazione sanitaria: diminuire la probabilità di un tumore oppure di cardiopatie, disturbi circolatori, colesterolo alto, diabete, infarto, arteriosclerosi ecc.La dannosità della carne dipende, in parte, anche da tutte le sostanze chimiche impiegate per la sua produzione; sostanze spesso di sintesi, aggiunte ai mangimi nella moderna pratica d’allevamento industriale: antibiotici, tireostatici, betabloccanti, estrogeni, sali di zinco, vaccini, anemizzanti. Tutte sostanze, dannose e spesso letali, che vengono inevitabilmente assimilate dal nostro organismo.
-motivazione ecologica: rispetto per l’ambiente
Per produrre una bistecca sono state disboscate intere foreste, consumati centinaia di litri di acqua (per l’abbeveramento degli animali, per la pulizia delle stalle, per l’irrigazione dei campi destinati alle coltivazioni di mangime), sono stati usati pericolosi prodotti chimici, inquinate le falde acquifere e l’atmosfera. Inoltre, è da evidenziare che l’inquinamento prodotto dalle deiezioni (ovvero dagli escrementi degli animali allevati) smaltiti nel suolo e nelle acque, contaminano gran parte di ciò che viene portato sulla nostra tavola. Produrre carne e mangiarla, insomma, ha un impatto altamente insostenibile sull’ambiente. Per es.: per produrre un chilo di carne serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in 10 mesi (Siwi Statistics), tutto questo è inconcepibile se pensiamo che un miliardo di persone al mondo non ha accesso all’acqua potabile e muore per malattie causate dall’assunzione di acqua non potabile.
-motivazione politica: il consumo di carne ha un altro effetto devastante: è una delle cause della fame nel mondo. Il problema della fame nel mondo, infatti, non è causato dalla mancanza di cibo prodotto, ma da una sua distribuzione non omogenea e soprattutto dagli sprechi enormi. Se da una parte del mondo ci sono persone che non hanno cibo a sufficienza, dall’altra ce ne sono altrettante che hanno, al contrario, una sovrabbondanza di carne da consumare.
Le risorse, l’energia e i campi destinati alla coltivazione dei cereali per sfamare gli animali da allevamento possono essere impiegati per le coltivazioni da destinare all’alimentazione umana. In questo modo ci saranno alimenti vegetali a sufficienza per sfamare intere popolazioni che ad oggi soffrono di denutrizione cronica. Ricordiamo che sono quasi due miliardi di persone, soprattutto bambini e quasi tutti nel Sud del mondo. Un es. è dato il Brasile che è il più grande produttore di carne nel mondo. Dovrebbe per questo essere un paese economicamente ricco, giusto? Ma non è così perché conta 16 milioni di persone malnutrite e allo stesso tempo esporta 16 milioni di tonnellate di soia per mangimi animali ovvero 1000 kg di soia l’anno per ogni individuo malnutrito! (Fonte: Database FAO 2001). Assurdo!
Quindi, ogni qualvolta ci troviamo a consumare un pasto a base di carne, pensiamo che per avere quel pasto, in qualche modo abbiamo contribuito a togliere la possibilità di mangiare a qualcun altro che, al contrario di noi, patirà la fame.
.
Barbara manda:
Alda Merini

Non mettermi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo,
a chi non sa dire grazie,
a chi non sa accorgersi più di un tramonto.
Chiudo gli occhi,
mi scosto un passo.
Sono altro.
Sono altrove.

.
RIDERE :- )

PICCOLI SCIENZIATI CRESCONO :- )
Il mio nipotino Matteo (5 anni) e i pianeti

-“Allora, c’è Mercurio che è molto caldo, perché è vicino al Sole.
Venere è molto calda perché comincia con la v, come i vulcani, e poi anche la parola
‘lava’ contiene la v.”
-“E la Luna, Matteo, è un pianeta o una stella?”
-“La Luna è un pochino stella, ma soprattutto pianeta”.
-“Ma, Matteo, che differenza c’è tra le stelle e i pianeti?”
-“Le stelle hanno le punte!” :- )
.
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. Bellissima e toccante. E’ straordinario immaginare che anche solo una persona a nostra insaputa può ricordare l’amicizia che prova nei nostri confronti nel modo descritto. Credo che sia rassicurante ricorrere a questo sentimento quando inevitabilmente, proprio perché siamo umani e nulla ci è estraneo, ci troveremo o “crederemo” di essere drammaticamente soli.
    Un caro saluto

    Gian Luigi e Laura

    Quando siamo con te, purtroppo raramente, noi viviamo l’incontro e lo scambio di esperienze nel modo che segue:
    “Amico mio, accanto a te non ho nulla di cui scusarmi, nulla da cui difendermi, nulla da dimostrare: trovo la pace… Al di la’ delle mie parole maldestre tu riesci a vedere in me semplicemente l’uomo.”
    Antoine de Saint-Exupery

    Commento di MasadaAdmin — aprile 7, 2015 @ 3:28 pm | Rispondi

  2. Nonostante il nostro triste addio, nonostante le nostre grandi diversità politiche, nonostante tutto, ti ricordo con simpatia e stima. Chi è Renzi ed il PD non ho bisogno di maestri, la mia ultima posizione politica e il non voto. Sono sicuro che qualche avvenimento eccezionale si abbatterà sull’Italia. I primi segnali: Don, Salvini, Il Papa, la violenza, i furti, l’aumento della corruzione. Sì, sono sicuro, la bomba scoppierà e farà molti morti o danni. dovremo ricominciare daccapo come dopo la seconda guerra mondiale.
    Un cordialissimo saluti. Scusami l’ardire.
    Cesare Beccaria

    Commento di MasadaAdmin — aprile 11, 2015 @ 6:51 pm | Rispondi


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