Nuovo Masada

marzo 31, 2015

MASADA 1637 n° 30-3-2015 LA DITTATURA DELLA STUPIDITA’

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 12:23 pm

MASADA 1637 n° 30-3-2015 LA DITTATURA DELLA STUPIDITA’
Viviana Vivarelli
(Nelle immagini: grandi fotografi)
Manifestazione di Landini – Perché molti non hanno partecipato – La Cassazione delle meraviglie: Sollecito e Amanda assolti – Solo in Italia tre gradi di giudizio – Ma davvero ci sarebbero 79.000 assunzioni a tempo indeterminato??- Sospesa al momento la legge che permetteva lo spionaggio informatico – Vogliamo regalare ore di lavoro al padrone?- Quale futuro energetico per l’Europa – Il M5S e Landini – E avanti con l’Italicum! – Il salvataggio della finanza americana sulle spalle dell’intero pianeta – Il malaffare e le regole per gli altri- Minoranza Pd: che fregatura!

C’è una dittatura anche maggiore di quella di Renzi.
Ed è quella della stupidità e del servilismo.
I test d’intelligenza a cui furono sottoposti piddini, grillini e salviniani davanti a tre cubi di Rubik su cui era scritto Renzi o Grillo o Salvini furono stupefacenti: impiegarono tre secondi per inghiottirli. 🙂
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Viviana
Sic caput…
Sono costantemente offesa dai post di certuni che sono convinti che nell’insulto facile ci sia della genialità oltre che un particolare godimento. Purtroppo l’era renziana ha prodotto questo sciame di boccaloni dal cervello vuoto ma dall’insulto facile, totalmente sconnessi dalla realtà oltre che dal buon senso. Con Berlusconi abbiamo avuto la volgarità al potere. Ma con Renzi abbiamo proprio l’apologia della stupidità.
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Alessandro Gilioli
“Berlusconi si è confrontato, ha avuto scontri e anche accordi: qui siamo di fronte ad un governo che sta rifiutando di confrontarsi con i sindacati e che ha addirittura cancellato l’articolo 18 e rende possibili i licenziamenti. Quello che sta facendo il governo Renzi non era mai successo nella storia del nostro Paese: si mettono in discussione principi della Costituzione, e qui c’è una regressione pericolosa e grave”.

ELSA MORANTE
“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, divenne un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, la megalomania sfrenata, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo.
Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico ingenuo e volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”
(Il testo è del 1945 e si riferisce a Mussolini)


(Gianpaolo Barbieri)

MANIFESTAZIONE DI LANDINI
Novastra chitarra

La “coalizione sociale” parte proprio dal principio che nulla può essere come nel passato. I sindacati, cosi come sono stati concepiti, stanno perdendo colpi e servono più che mai nuove forme di organizzazioni per il beneficio di tutti non solo per i lavoratori: i senza tetto, i senza casa, studenti, lavoratori part time, lavoratori con stipendi da fame, i poveri e tutti quelli che si sentono inutili, senza voce in capitolo su nulla, le organizzazioni anti mafia, immigranti, i movimenti ecologici e politici, insomma tutti quelli che sentono il bisogno e hanno la forza di rifare una società dove le disuguaglianze si accorciano, dove il potere è più equo. La “Coalizione” deve inserirsi nel diffuso senso di paure e incertezze, nelle ansie create da una società guidata da gente retrograda e falsa.


(Gianpaolo Barbieri)

Viviana Vivarelli

La democrazia diretta ha come principio che le battaglie si fanno per finalità ritenute giuste e non per obbedienze di bottega o per copyright di partito.
Sembra però che questa idea di operare per il bene di tutti e non per l’ubbidienza a pochi non sia attecchita nemmeno nel M5S, visto che sulla manifestazione di Landini per i diritti del lavoro, il silenzio di Grillo e Casaleggio è stato assordante, visto che abbiamo sentito solo le poche parole di Di Battista, visto che sul blog di Grillo molti hanno sparato addirittura contro Landini, mentre la battaglia per i diritti dei lavoratori e per una partecipazione politica più rappresentativa dovrebbe essere nelle finalità più forti del M5S.
Davvero sono molto delusa non solo da Grillo e Casaleggio, ma anche dei nostri rappresentanti del M5S in Parlamento e da tanti che si dichiarano 5stelle mentre sono solo dei settari qualsiasi che aspettano il fischietto dell’arbitro per muover palla e non sanno pensare con la propria testa né prodigarsi per il bene di tutti.
Quando si trattò di fare la sx arcobaleno che unisse la sx estrema coi no global, quelli di sx rifiutarono un voto che li avrebbe ‘contaminati’, difesero una presunta ‘purezza’ contro una possibile unione sulla base di obiettivo comuni, oggi non è cambiato niente, siamo sempre lì, come se ogni cosa che non nasce da un partito dovesse essere rifiutata da chi appartiene a quel partito. Di nuovo, oggi come ieri, l’appartenenza vince sulla valutazione etica. L’individuo si perde nella servitù. Morta l’ideologia, muore anche l’ideale, e resta solo l’ubbidienza a chi comanda.
Per me chiunque difenda i diritti del lavoro ha la mia approvazione e se avessi potuto, ieri, a Roma ci sarei stata e,come ho fatto per il referendum del divorzio o contro la privatizzazione dell’acqua,contro il nucleare o contro i contributi pubblici ai partiti, perché era giusto e non perché lo diceva il mio capopartito, così oggi non ho bisogno del consenso e del permesso di uno che decide per tutti per sapere da sola cosa è giusto e cosa no. E se 4 anni fa Grillo e Casaleggio ritenevano giusto difendere i precari e i senza lavoro, non accetto che oggi i diritti violati dei lavoratori li trovino in questo silenzio vergognoso e inquietante per cui, tra tanti temi del giorno più o meno demenziali, non ci sia nemmeno posto per un blog dedicato, ‘oggi, ai diritti del lavoro violati.
Se per partecipare ad una battaglia dobbiamo avere il beneplacito dei capetti di turno, se dobbiamo pensare con la loro testa perché la nostra l’abbiamo messa all’ammasso, ciò vuol dire che in questo Paese il concetto stesso di democrazia diretta non è mai nato, perché continuiamo ad essere solo dei servi non pensanti che seguono solo i comandi del capobranco.
L’essere umano scopre la libertà nel suo giudizio libero. L’essere è guidato dal dover essere. La ragione pratica deve seguire il giudizio etico, ma che etica può esserci dove esiste solo l’ubbidienza cieca, il settarismo, l’appartenenza incondizionata, la faziosità fine a se stessa?
Il danno maggiore che l’assenza di democrazia ha fatto in Italia non è quello economico, nel pieno disastro del Paese, ma quello perpetrato alla libertà interiore di ciascuno per cui troppi hanno dismesso la loro capacità di giudizio rimettendosi agli ordini di chi comanda. Ma chi sostituisce la propria testa con la testa di un altro, ha smesso per sempre di sperare di essere un uomo libero.
Con questo solipsismo stupido e autoreferenziale non andremo da nessuna parte.


(Gianpaolo Barbieri)

MeccanicoTurnista
Landini ha ragione da vendere quando afferma che Renzi è molto peggio di B. Detto questo, basta tradurre il vocabolario usato dallo statista di Rignano e dai suoi amichetti per capire di che si parla:
– RIFORME: messa in sicurezza del capitale con eliminazione dello stato sociale
– GUARDARE AVANTI: continuare a licenziare, sopprimere, eliminare diritti a tutto vantaggio dei padroni;
– CE LO CHIEDE L’EUROPA: di voi popolaccio infame ne ne fotto;
– ABBASSO I GUFI: ovvero quelli che ancora si baloccano con stupidate come la democrazia, la libera informazione, la Costituzione
– JOBS ACT: un tempo era la classica pedata nel sedere a chi rompeva i marroni al padrone…
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SOLLECITO E AMANDA ASSOLTI
Viviana Vivarelli

(Mi pare evidente che la vittima si sia suicidata da sola!! 🙂
Dire “Cassazione delle meraviglie” è poco!
Del resto se la Cassazione ha annullato le condanne a 500 mafiosi pesantemente condannati nei gradi precedenti, se la Giustizia in Italia ha mandato in carcere per corruzione solo 11 persone, se non è arrivata a giudicare nessun politico per previa prescrizione, se ha pure graziato Berlusconi per non aver commesso il fatto, dopo che era stato condannato a 7 anni in primo grado per prostituzione minorile, possiamo aspettarci di tutto!
E se solo in Italia esistono tre gradi di giudizio e troppi processi finiscono a schifìo non possiamo lamentarci. E’ ciò che hanno voluto quelli che avete votato! Possiamo solo capire come ci siano tante civette pagate o convinte che urlano sui blog affinché si frenino le intercettazioni ai potenti e poi cadono in profondo mutismo quando un emendamento di Alfano tenta di introdurre lo spionaggio nei nostri cellulari o pc.
Può essere che l’Italia non sia un paradiso fiscale, ma certo è un paradiso penale, dove in Cassazione anche gli assassini come i pedofili o i puttanieri sono spesso graziati e in prigione ci finiscono solo troppi poveracci che non hanno santi al Governo o non godono di un megafono dei media.
Insomma in Italia i casi più scandagliati dalla cronaca nera hanno una loro profonda utilità: sono un’arma di distrazione di massa. E pertanto, per un così augusto compito di utilità politica, è giusto che finiscano in assoluzione piena.


(Gianpaolo Barbieri)

SOLO IN ITALIA TRE GRADI DI GIUDIZIO

Repubblica: I 3 gradi di giudizio per arrivare a una sentenza definitiva sono una prerogativa quasi esclusivamente italiana. In Gran Bretagna, dopo il processo di 1° grado è possibile opporsi a una sentenza soltanto rivolgendosi all’ Alta Corte, che usa un “filtro” sull’ammissibilità delle nuove prove che riduce enormemente il numero dei processi. In via di principio, la Common law su cui si basa il sistema britannico, è contraria al principio dell’ impugnabilità delle sentenze. In ogni caso, l’appello non sospende l’ esecuzione della sentenza
Stati Uniti. In genere non si arriva al giudizio d’appello. Chi vuole ricorrere dopo la condanna in 1° grado non può presentare nuove prove. Il giudizio di appello si svolge solo su “carta”. Se si dimostra che le nuove prove non potevano essere presentate prima e sono decisive, la Corte d’Appello può ordinare che si svolga da zero un nuovo processo.
Francia. Basandosi su una tradizione che risale alla Rivoluzione del 1789, è ritenuto inammissibile che qualsiasi corte di giustizia possa contraddire una giuria popolare. Attualmente, dopo la condanna di primo grado in Corte d’ assise, si può ricorrere solo in Cassazione
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MA DAVVERO CI SAREBBERO 79.000 NUOVO ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO??
ALESSANDRO GILIOLI

Oggi mi tocca scrivere una banalità. Ma tocca scriverla per via di quello che si sente dire in giro dopo la notizia – ottima – delle 79 mila assunzioni a tempo indeterminato. Di cui ieri erano strapiene le tivù e oggi i giornali. Purtroppo sono state messe in relazione con la flessibilizzazione dei contratti di lavoro del Jobs Act. Ma non è così. I dati si riferiscono al periodo gennaio-febbraio 2015. Il Jobs Act è entrato in vigore il 7 marzo. Le due cose quindi non c’entrano una mazza l’una con l’altra. L’aumento di assunzioni è invece il frutto di un’altra (peraltro benvenutissima) decisione del governo Renzi: cioè gli sgravi fiscali per le imprese che assumono nel 2015. Che ha convinto le aziende a sostituire vecchi contratti di collaborazione continuativa con nuovi contratti a tempo indeterminati, perché più convenienti. Il che, comunque, è una buona cosa, intendiamoci. Ma dobbiamo sfatare la tesi – maggioritaria nei media e nella politica, quindi diffusasi in molte fasce dell’opinione pubblica – secondo la quale togliere diritti ai lavoratori e renderli più precari porterebbe a creare più posti di lavoro. È una tesi molto discussa, sulla base delle statistiche e delle esperienze del passato. In Italia è stata finora smentita dalla successione di leggi precarizzanti degli ultimi vent’anni (Treu, Biagi, Fornero) che non hanno migliorato l’occupazione. Esiste peraltro anche una tesi contraria di cui qui si è parlato giusto qualche giorno fa: secondo la quale la precarizzazione del lavoro porta con sé – almeno finché lo Stato non interviene con un welfare molto massiccio – anche la riduzione delle sicurezze economiche di ogni persona e famiglia, quindi porta alla crisi dei consumi, al calo della domanda, e pertanto alla diminuzione della produzione quindi a meno posti di lavoro: come dice Colin Crouch, «è difficile essere allo stesso tempo lavoratori insicuri e consumatori ottimisti». Ora: i nuovi posti di lavoro non sono il frutto dell’abolizione dell’articolo 18, né tanto meno delle norme sul demansionamento e sul controllo a distanza dei dipendenti presenti nel Jobs Act. Sono il frutto della decontribuzione prevista nella legge di stabilità. Che è stata una buona scelta del governo Renzi. Ma che non ha nulla a che vedere con il resto delle scelte dell’esecutivo presenti nel Jobs Act. Queste agevolazioni fiscali durano tre anni ma valgono solo per gli assunti nel 2015. Quindi il rischio che si tratti di una “fiammata” e basta, c’è. L’effetto rischia di essere di breve durata. Ma deve essere chiaro che con la riduzione dei diritti dei lavoratori propria del Jobs Act non ha nulla a che fare. Anzi, se volessimo fare un po’ di polemica proprio sul Jobs Act, il dato diffuso ieri potrebbe portarci a dire che il boom di assunzioni a gennaio-febbraio è proprio la prova che non c’era alcun bisogno di precarizzare ulteriormente il lavoro, per creare occupazione: che bisogna intervenire su altri meccanismi. Ad esempio, la decontribuzione. Così come altri: la corruzione, la burocrazia, etc. Ma lasciamo perdere.


(Gianpaolo Barbieri)

SOSPESA AL MOMENTO LA LEGGE CHE PREVEDEVA LO SPIONAGGIO INFORMATICO
Viviana Vivarelli

Sembra che la norma del tutto incostituzionale sul Patriot Act che voleva infilare i servizi in tutti i nostri strumenti informatici sia stata ritirata.
Ci provano, sempre ci provano… e nelle cose che provano c’è un orrore supremo, c’è sempre il peggio del peggio, come in quella leggina infilata da Renzi la vigilia di Natale per depenalizzare l’evasione fino al 3%.
Ma quando sono scoperti con le manine nella marmellata e fanno un passo indietro, ecco che arrivano i similrenzi a deprecare chi li aveva scoperti e denunciati, come se nel provare e riprovare a fare il peggio ci fosse dell’eccellenza che deve essere premiata!! “Ecco- gridano i piccoli cloni- quella norma sono stati bravi a ritirarla!!” Già, ma perché avevano provato a metterla????? Sono come dei bari che gridano al complotto quando il loro giochino viene rivelato.
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Gli Italiani la libertà non l’hanno mai conosciuta.
E molti non l’hanno mai nemmeno immaginata.
Ed è difficile lottare per qualcosa che non si conosce e nemmeno si immagina.
Beniamino Franklin diceva : “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza”. Peccato che nemmeno nel suo stesso Paese questa verità non sia stata praticata mai.
In verità ogni regime basa i suoi tagli alla democrazia e ai diritti civili sul pretesto della lotta a un presunto nemico e in ciò facendo dimostra che il vero nemico è lui stesso.
Circa il tentativo perpetrato da Alfano/Renzi di introdurre una forma di spionaggio informatico che violasse completamente la privacy informatica degli Italiani, non penso proprio che il pronto ritiro del testo dipenda dall’aver recepito una reazione popolare o dall’aver colto il contrasto paradossale tra la battaglia che ci sarà per limitare le intercettazioni ai potenti e uno strumento abnorme di violazione della privacy sui cittadini. Non credo che Renzi o Alfano si curino minimamente della coerenza e nemmeno si sono mai curati dell’opinione pubblica. In quanto alla reazione popolare al Patriot Act, questa non c’è stata affatto, anche perché la notizia non è nemmeno uscita sui media e solo il cartaceo di IFQ ne ha parlato. No, semplicemente questi delinquenti al potere si sono accorti che il Patriot Act all’italiana sarebbe stato un’arma a doppio taglio che avrebbe potuto colpire quelli stessi che volevano usarlo, cioè loro, infatti i soci del Nazareno sanno benissimo di non potersi fidare l’uno dell’altro. Berlusconi nei suoi governi precedenti ha già tenuto fermamente nelle sue mani i servizi segreti, usandoli cinicamente per carpire segreti con i quali ricattare le persone che voleva assoldare a sé. Il metodo del ricatto fa parte del sistema di governo assieme al metodo delle compravendite. Ferrara lo dichiarò cinicamente che solo chi ha cose su cui poter essere ricattato può fare politica. La politica italiana sempre più si basa su una rete di ricatti politici o di passaggi finanziari e Berlusconi, come possessore di media e gestore dell’intelligence sa come assoldare e comprare le persone che gli fanno comodo, dai giudici ai testimoni ai politici. Ma il sistema del ricatto non può diventare legale o anche i nemici di chi è al potere lo utilizzeranno. Legalizzato, rischia di rendere pubblico ciò che deve stare nascosto e le reti di omertà reciproche che legano indissolubilmente gli apparenti nemici vanificherebbero le propagande valide per gli stolti. La politica vuole che ci siano due specchi: uno falso ma palese, l’altro reale ma nascosto.
Per cui la cricca si inventerà altri sistemi per mettere se stessa al sicuro e per ricattare chi le interessa ma non appartiene al suo mondo di potere.
E in questa successione, non c’è la minima speranza che ciò che sarà fatto venga a favorire la democrazia, la giustizia e la verità.


(Mimmo Jodice)

Zip
E’ invece passata (inosservata) la norma che introduce la INTERCETTAZIONE PREVENTIVA (X 2 anni) e anche solo per la semplice IPOTESI DI REATO.
Norma assai più pericolosa di quella appena momentaneamente stralciata. Per cui c’è poco da ridere. L’Italia avrebbe legalizzato l’uso, da parte dello Stato, di programmi informatici occulti capaci di intrufolarsi nei computer, leggerne il contenuto, carpirne la e-mail. Sarebbe il primo Paese europeo a introdurre una misura di questo tipo. Per trovare un provvedimento simile occorre andare negli Stati Uniti. Nel 2001, dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, George Bush figlio varò il Patriot Act. Una legge che ampliava i poteri d’intromissione di Cia, Fbi ed Nsa. Una legge dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 2007.
Se il ddl fosse passato così come uscito dalla commissione Giustizia, il nostro materiale informatico sarebbe stato passibile di ispezioni, perquisizioni, intercettazioni, acquisizioni di documenti e dati personali. Anche in modo occulto. Con una “svista” ulteriore. Nel decreto non era menzionata esplicitamente la finalità antiterrorismo. In teoria, quindi, nonostante le rassicurazioni di Alfano sul “catalogo dei reati”, la polizia avrebbe potuto utilizzare i nuovi strumenti per indagini che con il terrorismo non hanno nulla a che fare.
L’emendamento è stato introdotto da Alfano. Esso prevedeva l’acquisizione di dati da remoto è stato stralciato dal decreto anti-terrorismo». Lo dice il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, e pare sia stato Renzi in persona, letti i giornali, le critiche di tecnici, procuratori e giudici, a mettere una toppa. Non si dovrebbe potere, quindi, in nome della guerra all’Is, scorrazzare per nei computer di «meri sospettati» (come denunciato dal garante per la privacy Antonello Soro). La norma era stata inserita nell’articolo 2 del decreto dalle commissioni parlamentari e permetteva, infatti, di utilizzare programmi informatici per acquisire da remoto le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico. Il governo annuncia però anche che il tema sarà ripreso, con più calma, nel provvedimento sulle intercettazioni, già in commissione. Le opposizioni scommettono che il meccanismo verrà riproposto tale e quale. Solo per il momento può dunque tirare un respiro di sollievo il deputato di Scelta Civica, e informatico, Stefano Quintarelli che aveva paventato come «da domani per qualsiasi reato commesso a mezzo del computer – dalla diffamazione alla violazione del copyright o ai reati di opinione o all’ingiuria – sarà consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini».
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CopeiToch
Pazzesco! Alla faccia delle “intercettazioni telefoniche sono contro la privacy!”, almeno per quelle ci vuole l’autorizzazione di un giudice con relativa ipotesi di reato ma qui si rischiava un vero Grande fratello con facoltà di acquisire documenti, password conversazioni immagini, usare la webcam del tuo pc…..pazzesco. Che fermino i clandestini e controllino meglio chi entra in Italia invece!!!
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La legge era palesemente incostituzionale. Ma questi della Costituzione proprio se ne sbattono.
Art. 15
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge
.”


(Mimmo Jodice)

Zio Rage
Ed eccoci arrivati allo scopo ultimo del “terrorismo istillato”, il nuovo controllo dei poteri forti delle masse e dei popoli. Non avendone più il controllo grazie alle tv, in netto svantaggio ormai al popolatissimo internet, i poteri forti usano il terrorismo come scusa per il totale controllo delle vite delle persone. In qualche modo, dopo gli scandali Wikileaks e Snowden, bisognava pur impadronirsi della rete per tarpare le ali della libertà, no?…..oh guarda, dopo Al Quaeda è nata una nuova cellula terroristica ;).
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Viviana
La cosa gravissima è che provvedimenti di questa portata non escano dalle discussioni e scelte del parlamento e manco meno da richieste e bisogno dei cittadini, ma vengano imposti nella forma del decreto e con la forza della votazione alla fiducia da un governo in cui le leggi si fanno arbitrariamente in modo veloce, raffazzonato e cialtrone, con un leader che tenta di limitare ulteriormente la discussione al senato, trasformandone la natura e le funzioni, così che non si opponga al governo ma sia il suo tappetino di yeman.
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PERCHE’ NON REGALARE ORE DI LAVORO AL PADRONE?
Alessandro Gilioli

Che cosa sono, 7 minuti di intervallo in meno, in una fabbrica tessile che è appena passata di proprietà e mentre tante altre aziende concorrenti chiudono, licenziano, diminuiscono i salari? Niente, non sono niente. Infatti quando la sessantenne delegata sindacale Blanche torna con questa notizia dalla trattativa, sembra scontato che tutte le lavoratrici approvino, piene di sollievo. Temevano peggio, molto peggio.
Ma perché, perché bisogna regalare – tutte insieme – 600 ore di lavoro al padrone? E soprattutto: la resa di fronte a questa richiesta non aprirà la strada poi a molte altre, fino alla riduzione dei salari o dei turni, o addirittura fino ai liberi licenziamenti? Così, a fronte dell’entusiasmo delle colleghe per non aver perso il lavoro, Blanche si chiede: «E se il lavoro lo perdessimo proprio per aver votato sì?» . Ecco, dice Blanche: «Forse ci chiedono 7 minuti per vedere come reagiamo. Ci mettono alla prova. Per ottenere di più, sempre di più. Lo fanno in modo furbo: se cercassero tutto subito non l’otterrebbero, ci sarebbe uno scontro. Hanno scelto un’altra via: i 7 minuti». Uno scenario teorico, certo; solo teorico. A cui quindi di slancio reagisce con rabbia una collega, giovane e immigrata dall’est Europa: «Fesserie. Dovremmo ringraziarli, altro che rifiutare. Io voto sì, e subito». E un’altra, diretta a Blanche: «Ma tu per un’idea vuoi mettere in discussione il lavoro, che è una cosa concreta?».
Si intitola appunto “7 minuti – consiglio di fabbrica”, il libro di Stefano Massini da poco uscito per Einaudi con i testi di una pièce teatrale che è stata messa in scena, poco prima della morte, anche da Luca Ronconi.
E c’è tutto il lavoro dipendente contemporaneo, nel dramma di quei 7 minuti: l’azienda che vuole conquistare un territorio in più nei confronti dei lavoratori, la paura della crisi e della disoccupazione, l’erba cattiva che si mangia quella buona fino a diventare l’unica esistente, quindi facendoci credere che sia ottima, da mangiare. E poi, la frantumazione e parcellizzazione delle condizioni e quindi delle visioni anche tra chi fa lo stesso lavoro (altro che blocco sociale!) perché ogni lavoratrice ha il suo passato, i suoi impegni, la sua etnia, le sue diverse prospettive e speranze, quindi nulla è più facile che dividerle tra loro. E contano molto anche le differenze generazionali (quindi culturali) tra chi ritiene il lavoro un diritto e chi invece una grazia ricevuta, una fortuna, un privilegio. Differenze tali, tra le operaie, da far saltare rapidamente i già deboli rapporti di solidarietà e fiducia, nella discussione sui “sette minuti”, e a far divampare i più assurdi sospetti.
Il libro di Massini riprende un fatto realmente accaduto in una fabbrica francese nel 2012; il testo è quindi ambientato in Francia, ma potrebbe essere ovunque, in Europa e non solo. Si legge in meno di un’ora. Mette addosso un senso di rabbia, ma anche di amore. E lascia – nella chiusa – un grande vuoto, fatto di paura e di incertezza: «Dunque?». Buio.

QUALE FUTURO ENERGETICO PER L’EUROPA
Greenpeace

In tre distinti rapporti, Greenpeace fotografa la situazione delle grandi aziende elettriche ancora bloccate a difendere le fonti fossili, del pericoloso invecchiamento centrali nucleari e del conflitto tra rinnovabili e fonti sporche nelle reti elettriche in Europa. Entro ottobre 2014 la UE doveva decidere la propria politica energetica e di taglio delle emissioni di CO2 e stabilire gli obiettivi al 2030.
“Locked in the past“: le grandi aziende energetiche europee come emerge dai loro investimenti sbagliati, sono rimaste legate al passato e alle fonti fossili, che le hanno portate in una condizione finanziaria precaria. I segnali di cambiamento del mercato c’erano ed erano evidenti, ma le compagnie energetiche non sono state in grado di coglierli e sono pertanto rimaste indietro nella corsa alle rinnovabili. Per questo ora cercano di bloccarne il mercato.
“Out of age“: su 151 reattori nucleari operanti in Europa, 66 hanno più di 30 anni, 25 più di 35 anni, 7 più di 40 anni. Greenpeace ha fatto una fotografia della tragica situazione evidenziando i rischi legati all’invecchiamento dei reattori, molti dei quali stanno operando con deroghe rispetto all’iniziale periodo di vita previsto.
“powE[R] 2030“: L’Europa ha bisogno di politiche energetiche unitarie, altrimenti i costi del sistema dell’energia elettrica aumenteranno di circa 2 miliardi di euro l’anno entro il 2030. Il rapporto dimostra come con investi uguali a quelli previsti da ENTSO-E (il network europeo dei gestori delle reti elettriche) sarebbe possibile dimezzare i chilometri di nuove linee elettriche aumentando contemporaneamente l’integrazione delle rinnovabili fino al 77% sul totale. Se invece ogni paese continuerà a procedere autonomamente questo causerà costi più alti per tutto il sistema.


(Mimmo Jodice)

IL M5S E LANDINI
Viviana Vivarelli

Sono disgustata dell’abbandono del duo Grillo/Casaleggio e, a ruota, dell’ubbidienza cieca dei suoi cloni, per l’appello universale e non partitico o sindacale di Landini.
Sono offesa nel vedere come le appartenenze di bottega ledano anche nel Movimento il diritto a partecipare a una battaglia comune e si invochino interessi e particolarismi settari sopra i diritti di un intero popolo.
Democrazia diretta vuol dire partire dalla base e lottare per interessi condivisi, e invece nulla cambia per certuni che nelle divisioni e nei particolarismo continuano a trovare la loro biada. Invece il pecorismo vince sul merito.
Sulla manifestazione di Landini ho sentito ogni sorta di astrusità. C’è chi lo ha pareggiato a Sel, chi al Comunismo residuo, chi ai sindacati tout court, chi lo ha accusato di carrierismo, chi di rampantismo partitico… tutta gente che ha perso di vista la bontà della sua lotta, il merito della sua onestà, la partecipazione a una battaglia che ci riguarda tutti.
La piccineria ha vinto sull’ideale.
Me ne dispiaccio.
E leggere poi che scrivere sul blog di Grillo non basta quando si perde un’occasione come questa di mostrare ai cittadini italiani che siamo dalla parte di chi i valori e i diritti li difende è del tutto futile e sciocco.
Ho letto anche che dal palco di Landini si sarebbero dette delle ‘banalità’ !?
Davvero gli Italiani sono i peggiori nemici di se stessi.
Io sto con Landini.
Sto con chiunque voglia unire gli Italiani contro gli orrori che si stanno perpetrando contro tutti noi e da Renzi peggio di Berlusconi perché almeno Berlusconi una qualche opposizione ce l’aveva, mentre Renzi marcia nell’accettazione bolsa e inerte dei più.
E non mi importa a quale partito o sindacato appartenga a chi si ribella a questo, sono con chiunque voglia il meglio per l’Italia e voglia farci risorgere dall’inerzia e della stupidità in cui siamo caduti. E credo che nella battaglia per i nostri diritti perduti ci si debba comportare come per le associazioni che sorsero a difesa dell’acqua pubblica o contro il finanziamento pubblico ai partiti e ci si debba unire in nome di scopi condivisi, non dividerci in nome di futili particolarismi o vuote etichette. Se non riusciremo a fare questo, non riusciremo a fare nulla!
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LE NOSTRE DEBOLEZZE ASSIEME DIVENTANO LA NOSTRA FORZA
Gustavo Zagrebelsky

Molto ci aspetta dal risveglio della nostra società che è stata messa ai margini e oscurata in questi anni di destrutturazione del nostro sistema di relazioni economiche e sociali. Avrete modo di discutere come e perché è avvenuto questo distacco di tanta parte del nostro Paese, la parte più debole e vulnerabile. Quella che soprattutto avrebbe bisogno di presenza, visibilità e rappresentanza nelle istituzioni politiche. Tutti noi, di fronte a politiche industriali che esibiscono innovazione e crescita, mentre producono disoccupazione e sottoccupazione, di fronte al dilagare di sistemi di corruzione che svuotano dall’interno la legalità e la democrazia, di fronte alla totale assenza di parole politiche su un futuro di giustizia per la nostra società, di fronte a mutamenti della Costituzione che mirano alla concentrazione del potere in poche mani, tutti noi quante volte ci siamo chiesti e ci siamo sentiti chiedere “che fare?” e ci siamo sentiti impotenti.
Questa manifestazione deve dare una prima grande risposta (alla quale altre seguiranno) in un percorso organizzato di partecipazione politica e di risveglio democratico. Moltissimi si aspettano molto. Non fermiamoci e non lasciamo che altri ci fermino. Non dividiamoci sulla questione “coalizione sociale” o “partito politico”. Questa è una mobilitazione delle debolezze che insieme vogliono e possono diventare forza. E così fare breccia nelle oligarchie che dominano il mondo della politica e dell’economia. Chi potrebbe sostenere che un risveglio democratico non sia urgente anche nel nostro Paese? Chi potrebbe sostenere che non c’è necessità di riprendere in mano la nostra politica espropriata da tecnocrazie irresponsabili, nazionali e sovranazionali? Il nostro compito è riempire un vuoto di democrazia. In un mondo normale i partiti politici si porrebbero in ascolto, accoglierebbero con favore le voci che chiedono d’essere rappresentate, ne trarrebbero alimento per la loro stessa azione. Non devono servire, secondo la Costituzione, come strumento di partecipazione alla politica nazionale? Non rischiano di essere invece strumento di esclusione? La diffidenza, talora l’ostilità, con la quale molta parte dell’establishment politico guarda a questa mobilitazione sono la prova più evidente della sua necessità. Tanto più la contrastate, si potrebbe dire, tanto più dimostrate che è necessaria. Buon lavoro. Unità, studio ed entusiasmo.
(testo inviato alla manifestazione Unions della Fiom e letto in piazza del Popolo sabato da Sandra Bonsanti).
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E’ vero che Di Battista ha detto: “Noi siamo d’accordo con tutti se hanno scopi che coincidono con i nostri e siamo contro il Jobs act che è un contratto fregature crescenti”. Il discorso di Di Battista è stato educato ma molto generico. Si è limitato a ripetere quello che il M5S ha detto sempre a tutti e cioè che se nasceranno delle proposte che coincidano con gli obiettivi del Movimento, il M5S potrà parteciparvi. Troppo poco!
Ma io ritengo fermamente che l’oggetto in gioco, e cioè la difesa dei diritti dei lavoratori e il rispetto della rappresentanza del popolo, meritassero molto di più che questa banale rispostina.
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Bellissimo e chiarissimo articolo:
IL SALVATAGGIO DELLA FINANZA AMERICANA SULLE SPALLE DELL’INTERO PIANETA
Salvo Ardizzone

La crisi che dilania il mondo è nata negli Usa…Wall Street, che ne è all’origine, ne ha fatto pagare l’intero prezzo al resto dell’umanità e si è arricchita sfacciatamente sui disastri causati dalla sua sfrenata avidità.
Nel 2008, lo scoppio della bolla speculativa dei mutui subprime, unito alle folli spese generate dalle guerre scellerate di Bush, avevano fatto preconizzare un tramonto del predominio del dollaro e dell’economia USA sul globo; una logica considerazione a guardare i dati spaventosi di quei giorni, che però non teneva conto dei fattori geopolitici.
Una moneta non conta soltanto per la forza dell’economia che ha dietro ma anche per la forza politica e militare che la sorregge e per l’influenza sulla finanza degli altri Paesi. Gli Usa lo sanno benissimo e per questo puntualmente si sono affidati allo Stato o alla guerra per rilanciare la propria economia ogni volta che era in difficoltà, senza curarsi minimamente dei paurosi deficit di bilancio che ne venivano perché li avrebbero scaricati su altri.
Anche nel 2008, mentre i governi della Ue a rimorchio delle chiuse visioni di Berlino si affidavano a politiche rigoriste suicide, la Fed guidata da Bernanke, lanciava 3 successivi programmi di acquisito di titoli di stato (Quantitative Easing) che in pochi anni hanno dilatato il suo bilancio da 850 a 4.500 Mld di $. Secondo il calcolo di Washington, Cina, Giappone e le principali economie del G20 (Brasile, India ecc.), terrorizzate dal deprezzamento del dollaro, ne avrebbero fatto incetta sui mercati insieme ai T–Bonds emessi dalla Fed. Se non lo avessero sostenuto, le loro monete si sarebbero rivalutate su di esso, rendendo le loro attività (basate sulla vendita di materie prime e di manufatti, Giappone escluso, di scarsa qualità e basso prezzo) assai meno appetibili; inoltre, un dollaro in caduta libera avrebbe falcidiato le loro riserve monetarie basate appunto sul dollaro.
Il risultato è stato che, mentre la crisi finanziaria demoliva la Ue e Giappone e Cina si svenavano per rafforzare il dollaro, fra il 2009 e il 2013 negli Stati Uniti si riversavano 2.510 Mld di $, praticamente lo stesso volume di moneta messo in circolazione nelle prime due fasi del Quantitative Easing della Fed, 2.600 Mld. In sostanza Washington non ha speso un soldo per rivitalizzare la sua economia, lasciando che economie avanzate e nazioni emergenti facessero a gara per sostenerla: il Giappone ha acquistato T–Bonds per 556 Mld, la Cina per 543; il Brasile per 129 e così via. E ciò è avvenuto a interessi sempre più bassi, passando dal 4% pre crisi, all’1,5% nel pieno del ciclone.
La Cina stessa è stata costretta ad abbozzare: fra il 2013 e il 2014 ha provato a ridurre la montagna di debito USA che detiene, ma è stata una manovra di facciata, perché ha continuato a rastrellarne tramite il governo belga che è arrivato ad averne una cifra mostruosa pari al 70% del proprio Pil (350 Mld). Anche Pechino è in trappola: se cade il dollaro, gli effetti per la sua economia sarebbero devastanti.
In questo modo la Fed può infischiarsene della montagna stratosferica del suo debito, schizzato oltre i 17mila miliardi, una cifra che mai e poi mai potrà rimborsare; sono gli altri a farsene carico, e più aumenta più sono costretti a farlo. Resta il fatto amaro che Nazioni con reddito pro capite assai basso debbono finanziare, in cambio d’interessi quasi nulli, gli enormi guadagni di Wall Street.
Almeno ciò sarebbe comprensibile se servisse a garantire il livello di vita dei cittadini; ma ciò che è accaduto è assai peggio, è un crimine doppiamente odioso, che per sovrappiù è servito da giustificazione a molti altri.
La Fed è la banca centrale più potente al mondo; teoricamente dovrebbe essere indipendente dal Congresso, dalla Casa Bianca e soprattutto dalle istituzioni bancarie e finanziarie che è chiamata a governare. Il suo ruolo dovrebbe essere di vigilare sulla moneta e sostenere unicamente le grandi banche tradizionali, senza avvicinarsi alle istituzioni finanziarie che campano sulla speculazione.
Durante la crisi del 2008/2009, tuttavia, essa ha concesso oltre 16mila Mld di prestiti a bassi tassi d’interesse ad ogni tipo di struttura finanziaria, spazzando via ogni distinzione e mostrandosi tutto fuorché indipendente dalle istituzioni che foraggiava così largamente. Al contrario, s’è sistematicamente rifiutata di sostenere le piccole banche (quelle che reggono l’economia reale) e d’intraprendere qualsiasi misura a favore delle piccole e medie imprese e dei governi locali (costretti a tagli dolorosi e licenziamenti di massa), trincerandosi dietro gli stessi limiti regolamentari che infrangeva regolarmente per favorire i Big. Insomma: ha coperto di denaro Wall Street disinteressandosi completamente della gente comune che è stata scientemente abbandonata.
La giustificazione ufficiale della scelta che ha sommerso di dollari le grandi banche e le strutture finanziarie più importanti è stata che, a cascata, quel denaro immesso nel sistema sarebbe sceso fino all’economia reale che boccheggiava. Peccato sia accaduto proprio il contrario: banche d’affari, hedge found e ogni altra istituzione di Wall Street si sono riempiti all’inverosimile di denaro a basso costo, scatenandosi nella speculazione con le spalle coperte dalla Fed in caso di ulteriori perdite. Di qui sono partite le ondate speculative che hanno messo in crisi il debito sovrano della Ue (soprattutto di Grecia, Spagna e Italia) e quando la Bce e il Fmi sono intervenuti per evitare il disastro, sono passate all’incasso di guadagni inimmaginabili. Goldman Sachs ha addirittura speculato sul debito greco, che lei stessa aveva nascosto ai tempi dei governi di cdx attraverso operazioni finanziarie, facendone schizzare al cielo gli interessi; poi, insieme J. P. Morgan ed altre grandi banche, ha costituito fondi infrastrutturali per acquistare in Europa le attività statali svendute dai governi per fare cassa con le privatizzazioni imposte dagli ottusi rigoristi di Berlino; il tutto grazie ai fiumi di denaro della Fed che a questo venivano destinati, mentre disoccupati e homeless riempivano strade e periferie.
In questo modo la crisi è stata un business senza precedenti per il famoso 1 % della popolazione, sulle spalle del resto della società; i milionari sono aumentati a dismisura insieme a un Pil bugiardo che ha ripreso a correre insieme alla povertà che ha inghiottito milioni di famiglie con l’esplosione delle più abiette diseguaglianze.
Dunque la Fed ha fatto questa scelta, correndo in soccorso delle istituzioni che avevano determinato il disastro e coprendole mentre continuavano il saccheggio alle spalle della società americana e del mondo intero. Perché?
Se si guarda agli organigrammi ci si accorge che, seguendo un’antica consuetudine, Ben Bernake, Janet Yellen chiamata a succedergli e la stragrande maggioranza dei più alti rappresentanti della Fed e degli organismi di controllo provengono da Wall Street e dalle istituzioni finanziarie più importanti, con cui continuano a coltivare stretti rapporti.
Per fare un unico es. fra i tantissimi, Jamie Dimon, Presidente di J.P. Morgan, era a capo della Fed di New York quando la sua banca non solo veniva esentata dai requisiti sul capitale, ma riceveva 29 Mld per acquisire Bear Stearns, zeppa di titoli tossici, il cui rischio veniva accollato alla Fed. “Un pollaio gestito dalle volpi”.
In questo modo, un sistema corporativo, separato dal resto della società e refrattario alle esigenze e agli interessi della massa della popolazione, ha gestito somme enormi nel proprio esclusivo interesse. E,piegando norme e regolamenti a piacimento, e al riparo da ogni controllo, un ristretto numero di soggetti prima ha messo in crisi l’intero pianeta con le più assurde operazioni finanziarie dettate solo dall’avidità, poi ha lucrato somme incredibili grazie al disastro che aveva causato. E mentre a Wall Street si brindava per la pioggia di miliardi che la ricopriva, il mondo si riempiva di disoccupati, le famiglie finivano nella povertà, le aziende fallivano.
Benvenuti nel paradiso del liberismo!


(Nino Migliorix)

LE PAROLE
Aldo Antonelli

«Il 1900 è stato un secolo esigente con le parole. Ha coinvolto masse umane a eseguire la volontà di alcune di esse, ha implicato il sacrificio della vita in nome delle convinzioni affermate. Poeti, scrittori, filosofi, responsabili delle loro parole, sono stati per questo imprigionati, esiliati uccisi. Ho imparato da loro una lezione di fedeltà al vocabolario.
Nella scrittura sacra i sei giorni della creazione sono preceduti dalla dichiarazione della divinità. Prima dice, poi crea, legando così la sua parola alla più alta efficacia possibile, quella di costruire il mondo, ma anche di esserne causa. La divinità si lega con vincolo di autore all’opera eseguita. Accetta di risponderne, a Abramo come a Giobbe.
Si vive in tempi opposti. La parola pubblica, politica, economica, può essere smentita, revocata, disattesa. Vige licenza di parola falsa, senza peso né responsabilità».

Così Erri De Luca sull’ultimo numero della bella rivista cui sono abbonato e che sto leggendo, “In Dailogo” (n. 107 – Marzo 2015)
Sempre su questo tema ho trovato bellissima anche la riflessione di Giorgio Agamben su La Repubblica dell’8.2.2011:

«Nella nostra cultura esistono due modelli di esperienza della parola. Il primo modello è di tipo assertivo: due più due fa quattro, Cristo è risorto il terzo giorno, i corpi cadono secondo la legge di gravità. Questo genere di proposizioni sono caratterizzate dal fatto che rimandano sempre a un valore di verità oggettivo, alla coppia vero-falso. E sono sottoponibili a verifica grazie a un’adeguazione tra parole e fatti, mentre il soggetto che le pronuncia è indifferente all’esito. Esiste però un altro, immenso ambito di parola del quale sembriamo esserci dimenticati, che rimanda, per usare l’intuizione di Foucault, all’idea di “veridizione”. Lì valgono altri criteri, che non rispondono alla separazione secca tra il vero e il falso. Lì il soggetto che pronuncia una data parola si mette in gioco in ciò che dice. Meglio ancora, il valore di verità è inseparabile dal suo personale coinvolgimento».
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LA DIREZIONE PD DÀ LA “FIDUCIA” ALL’ITALICUM. GLI OPPOSITORI NON VOTANO
Marco Travaglio

In maniche di camicia (bianca) e jeans d’ordinanza, seduto al banco della presidenza, Matteo Renzi guarda lo smartphone mentre la direzione Pd vota la “fiducia politica” all’Italicum. Non solo non tradisce preoccupazione, ma neanche prende in considerazione le reazioni e le richieste della minoranza del Pd: tant’è vero che si risparmia pure la replica.
È UN SÌ all’unanimità. La minoranza, come annunciato, non vota. I sì sono120 su circa su circa 200 (si contano una ventina d’assenze, tra cui Bersani e D’Alema). Il segretario-premier, dopo aver annientato il dissenso in un intervento fiume di sfondamento, è già “oltre”: come avversario vede praticamente solo Maurizio Landini.
“Anche tu sei diventato un soprammobile da talk show”, gli dice (in diretta streaming nazionale), rimproverandogli di non sapere cosa c’è nella legge di stabilità. “La coalizione sociale io non la sottovaluto. Ma non rappresenta il futuro e neanche il passato della sinistra. È un tentativo che sarà respinto dalla realtà”. È “una sfida” che “non mi toglie il sonno”. Ma che evidentemente richiede una riflessione e non lo lascia così indifferente. “Io non lascio la parola sinistra solo a chi la usa con più frequenza”, dice Renzi. Partendo da questa premessa lancia la “sua” coalizione sociale: “Organizziamo tra luglio e settembre un grande dibattito pubblico, con soggetti culturali ed educativi, sulla sinistra in Italia, in Europa e nel mondo”. Strumento ne sarà la nuova Unità (in edicola da fine aprile). Ostenta indifferenza, Renzi. Ma Landini è un elemento politico da tenere in considerazione. Mentre Salvini ormai è più che derubricato (anche lui a fenomeno televisivo) e Beppe Grillo da “spauracchio è diventato sciacallo”. Questo, se è per l’opposizione esterna. Se è per quella interna, ieri il segretario ci è andato giù pesante. Niente dibattito supplementare sulla legge elettorale, niente ritocchi: Renzi vuole l’Italicum a fine maggio. E ieri ha messo di fronte alla minoranza una serie di argomenti “scomodi”.
A PARTIRE dal ruolo avuto nella “defenestrazione” di Letta: un voto compatto di tutto il Pd in direzione, con l’alibi sullo sfondo della legge elettorale che non si riusciva a fare: “Non c’è stato qualcuno che ha scelto di staccare la spina al governo precedente. Non riusciva ad andare avanti sul percorso delle riforme. Questo ha stabilito la direzione all’unanimità”. C’era “un blocco” che “veniva reso plastico, sublimato, sulla legge elettorale”. E adesso allora: “Chiedo un voto per la dignità e la qualità di questo governo”. Non fa passi indietro, Renzi, neanche sulla possibilità di mettere la fiducia sull’Italicum: “Ne parleremo tra di noi. Permettetemi ora di mettere la fiducia al nostro interno”. Stoccatina: “Fossi in voi
rivendicherei le mediazioni ottenute”. Conclusione:
“Considero un clamoroso errore riaprire la discussione
al Senato, è un azzardo che ci espone a molti problemi, non si spiega politicamente alla Camera, riapre un accordo di coalizione già chiuso e, soprattutto dà il senso di una politica come un grandissimo gioco dell’Oca”. Che lo sfondamento del premier abbia avuto effetto lo dicono i balbettii e la faccia stravolta di Roberto Speranza. Che arriva a evocare le proprie dimissioni da capogruppo a Montecitorio: sono sul piatto dalla prossima riunione del gruppo dem alla Camera, che dovrebbe essere dopo Pasqua. Lo dicono gli interventi di Cuperlo e Fassina, che richiamano il segretario a una mediazione che non ha alcuna intenzione di mettere in atto. Come il tentativo di rilancio di D’Attorre, che mentre definisce “ricatto inconcepibile” la fiduicia sull’Italicum arriva a minacciare esplicitamente il percorso delle riforme in Senato. La minoranza è tramortita: il non voto è una non decisione, un problema rimandato. I renziani, invece, sono compatti, all’attacco. Il senatore Andrea Marcucci la butta sul filosofico (“la minoranza non ha sempre la verità in tasca”), Matteo Richetti reagisce a D’Attorre (“Non ci si può lamentare che è in atto un ricatto sulla legge elettorale e poi dire che se non si cambia la legge elettorale le riforme sono su un binario morto”,) Roberto Giachetti fa uno show, ricordando tutti i cambi di posizione di quelli che oggi si vestono da pasdaran (“Bersani dice che ‘il Mattarellum lo firmerebbe anche domani’. A Bersani dico, l’avete avuta l’occasione di votare Mattarellum, e avete imposto di votare contro”). Voto in direzione scontato. Futuro ipotetico. La parola scissione per adesso è solo un fantasma. “Continueremo la battaglia in Aula. Ci voteremo i nostri emendamenti”, dice D’Attorre. Ma finora, Renzi l’ha avuta sempre vinta.

Da Il Fatto Quotidiano del 31/03/2015.

Il malaffare, Cantone e le regole per gli altri
STOCCATA E FUGA
Antonio Padellaro

Gli arresti di amministratori pubblici si susseguono (ultimo arrivato il sindaco pd di Ischia) ma la domanda è sempre la stessa: possibile che bisogna sempre affidarsi ai carabinieri per scoprire il malfatto? Ai piani alti della burocrazia (ma anche nel mezzanino) chi è addetto ai controlli si gira i pollici o si gira dall’altra parte? E anche la cosiddetta società civile non è piuttosto distratta? A questo proposito è illuminante l’episodio raccontato a Gianluca Di Feo dal commissario anticorruzione, Raffaele Cantone, nel suo libro-intervista ‘Il male italiano’, quando al momento della nascita dell’Autorità, una docente universitaria chiese di incontrarlo.
“Una persona impegnata su legalità e antimafia. “Mi disse che le sarebbe piaciuto diventare consigliere dell’Autorità, ma quando le spiegai che i termini per il bando erano chiusi la sua replica fu sorprendente: “E che problema c’è? Facciamo in modo che non siano chiusi, c’inventiamo un protocollo alla buona”. Non la fermò neppure l’obiezione che ormai tutte le domande erano sul sito web: “Scriviamo che per un problema tecnico la mia domanda non è stata inserita”. Prima di metterla alla porta, Cantone sbotta: “Ma si rende conto che questa è l’Anticorruzione…”. Risposta: “Ho parlato con alte cariche istituzionali… hanno detto che si può…”. Questa la doppia faccia dell’Italia dove si è sempre pronti a chiedere le regole per gli altri. Quelli che sbandierano grandi principi salvo smentirli se sono in ballo i loro interessi.”

Da Il Fatto Quotidiano del 31/03/2015.


(Mimmo Jodice)

Si allarga lo squarcio tra Renzi e la minoranza Pd. Renzi li sfotte e finge di fregarsene. Ma se lo può permettere?
Alla Camera il csx conta 409 voti. Il quorum è 316. La minoranza Pd arriva a 110 voti. Il margine di sicurezza è di 93.
Al Senato va anche peggio. Il csx ha 172 voti. La minoranza arriva a 30. Il quorum è 161 e Il margine di sicurezza è dunque di 11. Qui la tenuta del pd è davvero problematica ed è per questo che Renzi vuole violentare il Senato e metterlo alle sue dipendenze con yesman come fa in tutte le istituzioni.
Se la minoranza Pd fosse più decisa, farebbe la differenza e Renzi ne avrebbe rispetto. Ma sono proprio i caratteri molli e indecisi di questa minoranza che provocano il suo ovvio disprezzo. Lui è determinato. Loro no.
Si dice che un 10% del pd ha già cominciato ad andarsene. Perché allora i sondaggi non lo registrano?

RIDIAMARO :- )

JENA
Panico tra gli italiani: «Chi è il copilota di Renzi?».
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L’Italia di oggi vista da Oscar Wilde: «Posso resistere a tutto tranne che alla corruzione».
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Sono passati ventitré anni da Tangentopoli e sembra ieri, anzi oggi.
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La minoranza del Pd ha finalmente trovato un nome unificante: “Non podemos”.
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Se non si trattasse
di D’Alema si potrebbe pure dargli ragione.
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La sinistra antirenziana
si vede ma non c’è.
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Il mago di Floz
Nel Pd circola il sospetto che la minoranza stia cercando la rottura. Così ci sarebbero ben due microminoranze.
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Marc Thuhlu
Alfredo D’Attorre: “Mi auguro che non si voglia trasformare l’assemblea in un’arena o corrida”. Ma no: solo in un bivacco di manipoli.
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Pirata 21
Nel Pd si parla di scissione. Come alla fermata del bus si parla del meteo
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Marc Thulhu
Renzi: “faremo le riforme a testa alta, viso aperto e schiena dritta”. E magari anche saluto romano…
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Renzi: “Se si va alle elezioni, vedremo di creare qualcosa di diverso”, tipo l’ennesima destra nazionalista.
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Rocco Gazzaneo
Cuperlo: “Nessun mugugno”. Solo rantoli
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http://masadaweb.org

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