Nuovo Masada

marzo 27, 2015

MASADA n° 1636 27-3-2015 PADRE PIO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:57 am

MASADA n° 1636 27-3-2015 PADRE PIO

Viviana Vivarelli

Il 26 febbraio 2002, dopo 19 anni di esame canonico, abbiamo avuto la gioia di veder riconoscere come beato uno dei personaggi più straordinari del nostro paese: Padre Pio. Ma, prima che la Chiesa decidesse questa tardiva beatificazione, il fervore popolare lo aveva già riconosciuto come santo.
Ho il piacere di presentarvi la sua vita straordinaria ed esemplare.

Padre Pio nacque a Pietrelcina, presso Benevento, il 25 maggio del 1887, alle 5,30, quarto di otto figli si una poverissima famiglia, il padre dovette emigrare due volte in Brasile e in America, come bracciante agricolo e operaio, e la madre Giuseppa faticò molto per sfamare i figli. Il ragazzo, che si chiamava Francesco Forgione, guardava le pecore, era scontroso e chiuso, diverso dagli altri, non giocava molto ma era attratto precocemente dalla preghiera. Il desiderio di farsi frate gli venne molto presto, si dice che già a partire dai 5 anni aveva delle visioni ed era convinto che anche gli altri vedessero la Madonna. A 5 anni cominciarono anche gli assalti demoniaci che lo perseguitarono per lungo tempo e, come scrive il suo confessore fra Agostino, “furono sempre in forme oscenissime, umane e soprattutto bestiali”.

A dieci anni di età era sicuro di voler diventare frate francescano. A 15 anni entrò come novizio nell’ordine dei Cappuccini.
Una delle visioni fu proprio a 15 anni, poco prima di entrare in convento. Vide un uomo splendente e maestoso, che lo prese per mano, chiedendogli di combattere da valoroso guerriero. L’uomo lo portò in una grande pianura, dove era due schiere, una di uomini bellissimi con vesti bianche, l’altra di orrende figure nerovestite. D’improvviso, di fronte al ragazzo era apparso un gigante tremendo e minaccioso, intenzionato a combattere con lui. Il ragazzo era stato preso dal terrore ma il suo compagno gli disse che questa era la sua battaglia e che gli sarebbe stato a fianco.
La vita nel convento era rigida, un saio ruvido, scalzi, senza riscaldamento, tre ore di sonno per svegli per la funzione di mezzanotte nella cappella e per il 1° dei 7 uffizi, poi un sonnellino e svegli alle 5 per l’Angelus, un pezzo di pane per colazione e così via. Il poco cibo non era un peso per Francesco, che per tutta la vita quasi non si cibò, e chiese la grazia di non mangiare. Tre volte la settimana l’obbligo di fustigarsi per ricordare la Passione di Cristo e non era un atto simbolico perché le spalle sanguinavano.
Padre Pio amava lo studio delle Scritture e la preghiera, in particolare venerava Santa Teresa d’Avila e S. Giovanni della Croce. Le sue meditazioni sulla Passione era totali, spesso scivolava in uno stato che potremmo dire di trance, in cui perdeva il senso e dello spazio e più tardi arrivò a fare delle messe che duravano cinque ore.
A 23 ricevette gli ordini. Gli fu fatta la tonsura, che era il taglio di capelli che i Romani praticavano agli schiavi.
Il regime di vita era severo ma Padre Pio è sempre stato descritto come un burlone, uno che faceva scherzi o amava fare battute.
Aveva chiesto di essere missionario all’estero ma questo non gli fu concesso a causa della salute precaria anche se per tutta la vita le sue malattie furono un mistero. Da giovane era magrissimo, perseguitato da una tosse secca che divenne poi asma acuta bronchiale.
Il noviziato nel convento di Morcone fu un periodo di fame, freddo, stanchezza e cattiva salute.
S. Paolo dice: “Offrite voi stessi a Dio come sacrificio vivente”.
A 18 anni ebbe il primo caso di bilocazione.
Mentre era nel coro si trovò in una casa signorile, a un piano una bimba nasceva, al piano superiore il padre moriva. La Madonna gli affidò questa bambina. A Udine, in una ricca casa, una bambina effettivamente veniva al mondo mentre suo padre era morente, questi era un massone, nemico dei preti. Mentre la moglie stava al suo capezzale, si vide accanto un frate giovane che poi si allontanò. Poche ore dopo la donna partorì una bambina precoce di 5 settimane. Il sacerdote del posto, saputa la cosa, forzò il picchetto dei massoni che presidiava la casa, per battezzare la bambina, mentre il padre in coma riprese conoscenza e chiese perdono a Dio dei suoi peccati. La bambina fu chiamata Giovanna. A 18 anni, Giovanna andò in S. Pietro, voleva confessarsi ma non c’erano più preti, vide però un cappuccino entrare in un confessionale e a lui espose i suoi dubbi. Finita la confessione, aspettò che uscisse ma il confessionale era vuoto.
L’anno dopo Giovanna andò a S. Giovanni Rotondo, Padre Pio andò verso di lei e le disse: “Io so chi sei, tu sei nata la notte in cui morì tuo padre” “Figlia mia, ti ho aspettato per tutti questi anni” “Non ti ricordi di aver cercato un confessore in S. Pietro?
Dopo alcuni anni Padre Pio incontrò anche la madre “Signora, quel giovane frate che lei ha visto camminare nella sua casa di Udine, quando suo marito stava morendo, ero io”.

Questo è un esempio delle bilocazioni di Padre Pio. La bilocazione semplice è il fenomeno per cui uno, mentre dorme o è in meditazione o in preghiera, lascia il suo corpo come morto mentre il suo spirito si sposta in un altro luogo dove può essere visto. La bilocazione multipla è il potere di essere contemporaneamente in due o più luoghi con due o più corpi che agiscono con caratteri separati. Ci sono molti episodi in cui il frate è stato visto contemporaneamente in più luoghi diversi. Per esempio, una volta era in chiesa a celebrare la messa e un fotografo che gironzolava per il convento lo trovò che pregava nella sua cella e lo fotografò, ma nella foto comparve la stanza vuota e Padre Pio era in Chiesa a fare la messa.
L’episodio più famoso è quello del generale Cadorna che, dopo la sconfitta di Caporetto, era così depresso da meditare il suicidio. Quand’ecco arrivare nella sua tenda un fraticello che lo dissuase dal suo folle proposito. Cercò poi quel frate ma sembrava scomparso. Qualche tempo dopo il generale vide Padre Pio e riconobbe con stupore il frate che gli aveva parlato quella notte. Padre Pio gli ammiccò dicendo “L’abbiamo scampata bella, quella volta, eh?”

Nel 1916 Padre Pio fu mobilitato per la guerra ma, poco prima di andare al fronte, si ammalò gravemente di bronco-alveolite doppia e i medici scoprirono con imbarazzo che la sua temperatura arrivava a 48 gradi e mezzo facendo scoppiare i termometri. Queste ipertermie che duravano anche otto giorni e arrivarono a 53 gradi si ripresentarono spesso nella vita di Padre Pio, come un fattore inesplicabile, quasi un contrassegno dell’ardore spirituale. Questi sintomi comparivano di colpo e sparivano di colpo. I confratelli dicevano che le sue crisi erano connesse a qualcosa di eccezionale che avveniva ad altri, una conversione, una guarigione, come se egli se ne assumesse il carico. Lui scriveva: “Mi brucia un vulcano sempre acceso che Dio ha immesso in un cuore così piccolo” “Sono divorato dall’amore per dio e dall’amore per il prossimo”. Ma i medici pensarono che fosse in fin di vita e lo dimisero e i cappuccini lo mandarono a morire a S. Giovanni Rotondo dove l’aria era più mite e si riprese. La salute di Padre Pio fu sempre minacciata: febbri, spossatezze, asma, tubercolosi.
Padre Pio ebbe una vita molto piena, totalmente occupata da preghiere, messe e confessioni. Non ebbe tempo di scrivere su di sé, ma, quando era in difficoltà, scriveva a Padre Benedetto, suo maestro spirituale e poi Padre Provinciale, o a padre Agostino, tutore, amico e confessore.
Desiderava ardentemente essere frate, ma, come entrava nel convento, era preso da forti dolori di stomaco e cominciava a vomitare. Non riusciva a trattenere il cibo, solo l’ostia benedetta, e passò anni cibandosi solo di poco latte o di poco brodo. Aveva spesso la tosse, la febbre molto alta e disturbi respiratori e spesso si collassava. Se tornava a casa, il vomito spariva e poteva mangiare, ma se metteva piede in convento gli spasmi e i conati riprendevano e non tratteneva nemmeno un cucchiaino d’acqua. Il medico disse che poteva essere una nevrosi psicosomatica. Dal punto di vista religioso, era come se in lui ci fosse una energia diabolica che non sopportava il convento. Ma né nevrosi né tubercolosi bastavano a spiegare i suoi sintomi, aveva anche forti dolori al petto e alla schiena con malattie sempre inesplicabili, come è avvenuto a molti mistici (Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Teresa di Lisieux, Caterina da Siena).
Così lo rimandarono dai suoi ma, poiché la regola vietava che vivesse con loro, il padre gli prese una stanza sopra una specie di torre, dove meditò e pregò tra i 22 e i 25 anni, con sua grande desolazione. La notte i contadini, in questa capannetta, sentivano dei rumori indescrivibili, fracassi terrificanti, quegli attacchi diabolici che Padre Pio ebbe per tutta la vita e che lo lasciavano al mattino pesto e sofferente.
Il tema costante delle sue meditazioni era la simbiosi col Cristo sofferente. Ma Padre Pio diceva che c’era il diavolo che lo flagellava e lo bastonava con strumenti di ferro. Lo chiamava ‘Barbablù’, mentre Cristo era ‘Monsieur’.
A 21 anni gli fu diagnosticata la tubercolosi, ma i medici non seppero mai fargli diagnosi precise. Era come se il suo costante sforzo spirituale producesse danni mostruosi al suo corpo. Agli inizi del 1910, l’ordine era indeciso se espellerlo, visto che i medici lo giudicavano un malato senza speranza per cui era inutile che passasse gli ultimi anni nel convento, ma il giovane chiese di diventare sacerdote in anticipo e di morire consacrato, così a 23 anni prese i voti (al tempo si poteva accedere al sacerdozio solo a 24 anni). Nel santino che dette per la sua prima messa si presentava a Dio come ‘vittima perfetta’ e per tutta la vita si offrì al posto del Cristo per portare la sofferenza degli altri, un’offerta che era già stata fatta da molte mistiche stigmatizzate come Gemma Galgani. I superiori si convinsero che sarebbe morto di lì a poco e lo mandarono a Pietrelcina, che era un posto tranquillo, dove l’aria era buona. Il convento era sulla costa di un monte, in una zona solitaria, a un km dal paese e ci si arrivava per un sentiero. Il paese era poverissimo, senza elettricità o acqua corrente. Ma le sue messe piacquero e le presenze aumentarono anche se i contadini si lamentavano che queste messe erano troppo lunghe. Si creò così il primo gruppo di preghiera.
L’8 settembre del 1911 Padre Pio ricevette le stigmate, un fenomeno molto raro in un uomo, soprattutto in un uomo di chiesa anche se il primo stigmatizzato fu S. Francesco.
PADRE PIO diventò così uno dei pochissimi sacerdoti segnati dalle stigmate in duemila anni; le stigmate comparvero a laici, laiche e suore, ma non a sacerdoti, fatto questo abbastanza strano. Ma, su Padre Pio, il fenomeno delle stigmate si presentò con una evidenza e con una durata unica nella storia della Chiesa.
Il 7 dicembre 1910, a 23 anni, PADRE PIO mostrò al suo arciprete due fori che gli attraversavano le mani da parte a parte, il medico parlò vagamente di una tubercolosi della pelle non sapendo come altrimenti spiegare il fenomeno.

Padre Pio narra che stava pregando sotto un olmo quando gli apparvero Gesù e Maria e gli dettero questi segni. Egli pregò che queste ferite dolorose diventassero invisibili ed esse scomparvero alla vista per un anno, mantenendo il dolore.
Il 7 settembre 1911 i fori ricomparvero sulle mani e sui piedi. Padre Pio aveva aumenti anomali del battito cardiaco, rialzi della temperatura fino a 56 gradi, tanto che faceva scoppiare i termometri e doveva usare i grossi termometri da acqua. Continuava a mangiare e dormire pochissimo.
Un’altra sua caratteristica erano le lacrime copiose che spesso gli impedivano di scrivere o leggere. I suoi digiuni erano sempre più lunghi e così le sue trans da meditazione che duravano anche 3 ore, con dialoghi con Gesù o con l’angelo custode e attacchi del diavolo. Padre Agostino cominciò a controllarlo quando aveva delle estasi e a scrivere quello che diceva. Anche studenti o medici vi assistettero qualche volta.
Quando entrava in catalessi, le sue pupille si dilatavano ed erano indifferenti al fuoco, guardava fisso davanti a sé e parlava a persone invisibili, poi o si addormentava di colpo o si svegliava tutto tranquillo e scherzava e rideva come se niente fosse. In una delle visioni Gesù gli apparve mentre guardava disgustato una folla di sacerdoti e diceva: “Macellai!”
Padre Agostino per metterlo alla prova gli scrisse una lettera in greco ma l’angelo custode la tradusse e rispose, altre volte la lettera fu in francese ma Padre Pio scrisse su dettatura anche la risposta in francese.
Diceva: “Non mi mandate lettere, non mi mandate telegrammi, l’angelo è più veloce e costa meno!” Per tutta la vita parlò col proprio angelo e spesso diceva ai fedeli: “Se avete bisogno di me, mandatemi il vostro angelo!“. Era in grado di vedere anche gli angeli degli altri e di parlare con loro.
Le prime stigmate furono di breve durata, le vere ferite permanenti e sanguinanti cominciarono nel 1918, a 31 anni. Queste ferite profondissime sanguinarono per 50 anni, senza guarire, senza produrre cicatrici, senza andare in cancrena, senza avere odore di putrefazione.
Il 5 agosto 1918 mentre era in chiesa e confessava i ragazzi ebbe di colpo una terribile visione:
Stavo confessando i nostri ragazzi la sera del cinque, quando d’un tratto fui riempito di un estremo terrore alla vista di un personaggio celeste che mi si presentò dinanzi all’occhio dell’intelligenza. Teneva in mano una specie di arnese, simile ad una lunghissima lamina di ferro con una punta bene affilata da cui sembrava uscisse fuoco. Vedere tutto questo e osservare detto personaggio scagliare con tutta violenza il suddetto arnese nell’anima, fu tutt’uno. A stento emisi un lamento, mi sentivo morire…Dissi al ragazzo che si ritirasse perché mi sentivo male.. questo martirio durò senza interruzione fino al mattino del giorno sette. Cosa soffrii in questo periodo non so dirlo. Persino le viscere vedevo che mi venivano strappate dietro quell’arnese e il tutto era messo a ferro e fuoco. Da quel giorno io sono ferito a morte.
Per tre giorni restò a letto sanguinando bendandosi le ferite con dei fazzoletti. Cominciò così un lungo calvario, un fenomeno doloroso che lo imbarazzò sempre e che cercò di nascondere. Questo fenomeno è frequente nella storia del misticismo. Abbiamo 300 stigmatizzati accertati, quasi tutti donne, il primo in assoluto fu S. Francesco. Poi TERESA D’AVILA, prima donna che fu dottore della Chiesa, soffrì a lungo di una misteriosa malattia che la rese invalida, infine TERESA DI LISIEUX.
Teresa D’Avila racconta che un angelo con una freccia con punta di fuoco la trafisse più volte nel cuore e dopo la sua morte nel suo cuore fu trovata una cicatrice come di arma affilata. Anche lei soffriva di febbri altissime. PADRE PIO andava a fuoco durante la messa, cercava acqua gelata, come S. Giovanni da Coppertino che si rotolava nella neve per placare la fiamma ardente. Nei Veda indiani Dio è chiamato tapas, calore; si parla di ‘ardore mistico’ e ‘cherubino’ vuol dire ‘ardente’. Persino nella normale chiaroveggenza si sprigiona a volte un intenso calore che invade la stanza (io l’ho provato, nei primi tempi del mio periodo di veggenza, i visitatori accanto a me sentivano molto caldo come se fossi una stufa accesa, poi il fenomeno sparì).
Le stigmate sono dolorose, essudano anche dopo essere state lavate, dopo essere state asciugate si formano subito piccoli punti di sangue sparsi. Al di là delle mistificazioni o dei casi di somatizzazione isterica, le stigmate sono un fenomeno impiegabile e straordinario. Dal 1800 sono state fatte moltissime ricerche su questi strani casi, addirittura ad alcuni il braccio fu tenuto a lungo sotto una teca di vetro e ugualmente le stigmate apparvero. Molti stigmatizzati non riescono a mangiare, non possono assumere cibo solido e sono nutriti artificialmente con flebo e tubicini nel naso, spesso soffrono di insonnia o hanno sonni molto agitati.
Il fenomeno dell’incontro con l’angelo con la lancia narrato da Padre Pio si chiama TRANSVERBERAZIONE.
E’ curioso pensare tutto era cominciato durante la confessione, che sarà l’attività prevalente di Padre Pio, che sarà chiamato il martire del confessionale e nel confessionale passerà anche 18 ore al giorno.
Si può pensare che là dove ci sono altissime manifestazioni soprannaturali, esse si riverberino sul corpo che reagisce con segni fisici.
Alcuni parlarono di autosuggestione, avrebbe meditato tanto sul Cristo da riprodurlo, lui rispose: “Dite loro di andare in un campo e di guardare bene il toro e di concentrarsi e poi vediamo se anche a loro crescono le corna”.
I fori erano larghi 5 cm..Il sangue variava, aumentava di venerdì e di domenica. Durante una messa gli comparve anche una corona di puntini rossi attorno alla fronte con una croce di 3 cm al centro.
Cominciò così una lunga agonia. Le stigmate durarono 50 anni, come gli era stato predetto, e da queste ferite uscì tanto sangue quanto il peso di tre uomini. Padre Pio dovette fasciarle, tenere coperte le mani con mezzi guanti scuri e mettere ai piedi scarpe deformate. Ogni giorno la pezzuola che teneva sul cuore era intrisa di sangue e doveva essere cambiata. Egli disinfettava queste ferite con alcool ed esse gli procurarono forti dolori, specie quelle dei piedi che si deformarono al punto da dargli vivo dolore nel cammino, tanto che i suoi sandali si piegarono come se sotto il piede ci fosse un’arancia. I fori erano profondi e scuri e si immergevano nella carne, mani e piedi erano forati da parte a parte, tanto che i medici vi immersero il dito.
Questa emorragia continua durò 50 anni eppure le ferite non andarono in cancrena, non c’era infezione e nemmeno anemia. Un grande medico ha detto: “Nello stato mistico esistono relazioni misteriose e sconosciute tra anima e corpo”. Quando la vita spirituale è fuori dall’ordinario, anche la vita fisiologica è fuori dall’ordinario.
Tuttavia, malgrado i suoi chiari segni di santità, Padre Pio subì una lunga persecuzione che gli venne dalla Chiesa stessa, dal Santo Uffizio e dal suo stesso Ordine, ma non si ribellò mai e firmò anche un’empia dichiarazione preparata e imposta dai suoi superiori, in cui scagionava tutti i suoi superiori. I mali del mondo sembravano non toccarlo, egli era altrove. Scriveva a un confratello: “Cerca di comprendere cosa sta avvenendo in me. Abbiamo a che fare con l’immenso. L’immenso sta entrando in me, semplice creatura, e quindi mi sta crepando in ogni parte. Prorompe in me“.
Le ferite di Padre Pio non erano semplici macchie di sangue ma buchi veri e propri che trapassavano mani, piedi e costato, sanguinavano e producevano dolori fortissimi. Durante la settimana su questi fori si formava una sottile pellicola protettiva ma ogni venerdì le ferite peggioravano e fino alla domenica la pellicola si apriva e il sangue usciva. Malgrado le fasce e i guanti, si vedeva spesso un rivolo di sangue scendere attraverso le dita delle sue mani. Padre Pio portava di solito dei mezzi guanti di lana nera che si toglieva solo durante la messa nascondendo in parte le mani sotto maniche molto lunghe. Queste piaghe furono una cosa molto strana, perché piaghe di tale spessore in 50 anni o sarebbero guarite o sarebbero andate in cancrena. Nei due mesi prima della morte, le ferite cominciarono a ritirarsi e durante l’ultima messa cadde l’ultima pellicola. E’ ancora del tutto inspiegabile come mai le ferite si sanarono completamente senza lasciare nemmeno delle cicatrici.
Il fenomeno delle stigmate non è raro. E’ una somatizzazione delle ferite del Cristo, spesso origine isterica, che di per sé non è indice di santità, ma rientra nelle psicosomatizzazioni. Di stigmate sono piene le cronache e anche persone molto mediocri per santità le hanno presentate, ma la personalità di Padre Pio ha ben altri elementi sconcertanti che hanno colpito l’immaginario popolare per le fitte testimonianze extranaturali che accompagnarono tutta la sua vita: visioni, estasi, lettura del pensiero, conoscenza diretta, precognizione, guarigioni istantanee anche a distanza, bilocazione e infine il mistero del profumo. Per cui possiamo a buon diritto considerarlo il più grande taumaturgo e santo italiano del nostro tempo.
Padre Pio rifiutava di essere lui a fare miracoli, diceva: “Guagliò, io non faccio miracoli, io prego soltanto!”

Molte storie di Padre Pio sono collegate ai profumi. Si dice che il profumo sia il primo modo che abbiamo di contattare il soprannaturale perché è la percezione più sottile che abbiamo.
Accade dunque che anche oggi gruppi di fedeli nella chiesa di Monterotondo sentano profumi diversi o che persone lontane, che contattano Padre Pio per lettera o con la preghiera, sentano dei profumi. E anche oggi chi va a pregare nel punto della cappella dove pregava Padre Pio avverte certe volte profumo di viole.
Questi profumi hanno un loro linguaggio. Anche le stigmate di Padre Pio non odoravano di sangue ma avevano un particolare profumo di viole.
-il profumo di bergamotto: è sentito da chi ha uno spirito sveglio e non teme il male
-rosa mista a garofano: per le anime belle ma iraconde che quando diventano furenti coprono la loro anima con un velo nero
-gelsomino: chi è ingenuo e vuole essere guidato
-violetta: sentito da chi vuol credere alle cose divine ma non ci riesce e avrebbe bisogno di un gran pianto liberatore
-canfora e fenolo: indicano una malattia grave prossima o già iniziata.

Quando abitavo in Via Rivareno a Bologna (casa che seppi poi essere vicina alla sede dei Bambini di Satana), appena arrivata, sentii per la casa per tre giorni un forte odore di incenso che nessun altro sentiva e di cui non riuscii a trovare la provenienza. Solo Laura Bruna una volta arrivò e disse subito: “Che odore d’incenso!“, ma era una persona santa, in grado di relazionarsi coi mondi sottili.
Sempre nella stessa casa, una volta, sulla soglia del salotto e solo lì, avvertii un forte odore di cane nero bagnato e mi fece orrore come di una cosa diabolica.
Durante un convegno a Riccione conobbi una professoressa che aveva avuto l’intera famiglia decimata e non era crollata perché, diceva lei, qualcosa la sorreggeva dall’alto. La vidi nel cinema e mi sedetti accanto a lei che era con delle amiche. Cominciò a raccontarmi che era sempre stata in Tibet, mai col corpo fisico, ma ci poteva andare col corpo astrale quando voleva. Io la stavo ad ascoltare divertita. A questi convegni di Riccione c’è sempre un sacco di gente paranormale e lo spettacolo maggiore non è sul palco ma in platea o negli alberghi attraverso gli incontri casuali che si fanno. Intanto che mi raccontava dei suoi viaggi spirituali in Tibet, ho cominciato a avvertire un fresco odore di rose, come di bocci al mattino presto in un giardino umido di rugiada. La sua amica si è messa a ridere e ha detto “Hai fatto il profumo di rose questa volta?“. Allora io ho raccontato che per parte mia avevo sentito profumo d’incenso. Non ho fatto a tempo a dirlo che il profumo di rosa si è trasformato in un forte profumo d’incenso, tra le risate delle amiche che a quanto pare erano abituate a queste manifestazioni.
La mia amica Franca ha raccontato che quando è morto un suo caro amico, di notte, nella sua stanza è stata svegliata dall’odore della sua acqua di colonia. E sempre la mia amica sensitiva Laura racconta che la sua casa è visitata ogni tanto da una presenza invisibile che si annuncia accendendo la radio o il ventilatore o muovendole le tende o caricandole la sveglia, e lei la riconosce da un forte odore molto maschile di tabacco e olio da motori. Io stessa per l’anniversario della morte di mio marito (anniversario che avevo dimenticato), mentre stavo stesa sul divano, sono stata avvolta dal profumo del suo dopobarba della Atkinson, dopobarba che non avevo in casa perché il suo lo avevo regalato. Mentre il suo profumo svaniva rapidamente, questo durò per due ore, molto forte come se avessi avuto la bottiglietta sotto il naso.
Ricordo anche la mia amica Maria Teresa, che aveva perduto il figlio di 14 anni e che spesso sentiva la sua voce uscire dalla radio assieme a un fresco profumo di fiori di primavera. Questo profumo fu avvertito da altre persone e, quando venne da me e si sedette sul famoso divano, quando se ne andò sentii sullo stesso quel profumo di fiori di cui aveva parlato.

Delle predizioni di Padre Pio è difficile parlare, sono per lo più individuali e soggettive, come se egli sapesse già tutto di chi lo andava a trovare. Nel 57 disse che:
-tutti gli ideali politici, le ideologie, che producevano le miserie attuali e dividevano gli uomini sarebbero caduti,
-la scienza avrebbe reso inutili certe sterili battaglie,
-dopo una trentina di anni si sarebbe entrati nell’età dell’oro,
-il Duemila avrebbe mostrato una grande conciliazione universale.
“Io vedo- disse- la prossima vittoria degli uomini su una malattia che è la più terribile di quante stanno già uccidendo migliaia di persone: il cancro. Saranno molti gli scienziati, appartenenti a vari paesi, che troveranno il rimedio a questo terrificante morbo. Debbo però dire che essi dovranno ancora lottare molto per raggiungere la loro meta”.
Alla vigilia della sua morte disse:
“Fin dal 1918 sapevo che Dio mi avrebbe chiamato a Lui a 50 anni dal giorno in cui appariranno sulle mie mani le stigmate che porto”.
Fece anche una profezia stupefacente sul ruolo delle donne nel futuro:
“L’ordine sarà definitivamente ristabilito dalle donne, poiché soltanto loro sono capaci di dominare e di dirigere gli uomini”.
Previde anche la morte di Kennedy alcuni mesi prima che avvenisse:
“Vedo una folla entusiasta, luci dappertutto, vedo un uomo giovane e sorridente. Egli crede di volare verso la vittoria. Ma Dio già lo sta chiamando. Un uomo che egli non conosce ed è di un altro paese, di un’altra razza, che soffre nelle sue carni, crede di compiere un atto di giustizia. Egli spara. Questo crimine avrebbe potuto essere evitato. Tuttavia, in mezzo alla folla, c’erano almeno tre persone che conoscevano la verità. Perché esse non hanno agito?”

I confratelli lo trovavano simpatico, era brusco ma spiritoso, molto schietto e amava le battute in dialetto e le storielle. Ma di notte la sua cella era devastata dalla violenza, un frastuono infernale, e spesso al mattino lo trovavano zuppo di sudore e pallidissimo, diceva che Satana andava da lui e lo combatteva, persino il vescovo andò a sentire questo rumore infernale.
Il 13 maggio 1918, dopo un lungo percorso di preghiera alternato ad estasi, mentre rientrava in convento, la sua auto andò in panne e il frate passò la notte all’aperto. Aveva avuto un’estasi improvvisa e aveva visto quello che gli sarebbe accaduto nei mesi successivi.
In una lettera al suo padre spirituale egli spiega così questo evento:
Era la mattina del 20 dello scorso mese. Ero in coro dopo la celebrazione della S. Messa, allorché venni sorpreso da un riposo, simile a un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, nonché le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. Mentre tutto questo si verificava, mi vidi davanti un misterioso personaggio simile a quello visto la sera del 5 agosto che si differenziava in questo solamente: aveva le mani, i piedi e il costato che grondavano sangue. La sua vista atterriva. Ciò che sentii in quell’istante non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore che balzava fuori dal petto. Vidi che mani, piedi e costato erano trasforati e grondavano sangue! Immaginate lo strazio che sperimentai allora e che vado sperimentando quasi tutti i giorni: la ferita del cuore getta continuamente sangue, specie da venerdì sera fino al sabato. Padre mio, muoio per lo strazio e per la confusione che io provo nell’intimo dell’animo. Temo di morire dissanguato se il Signore non ascolta i gemiti del mio cuore...”

Il 7 ottobre 1918 Padre Pio scrisse in una lettera una profezia riguardante la sua vita, disse che le sue stigmate sarebbero durate 50 anni e che egli sarebbe morto solo, tra l’abbandono di tutti.
La chiesa riconosce 327 casi di stigmatizzati, quasi tutti donne o laici.
S. Giovanni Rotondo era un poverissimo paese del Gargano a 40 km da Foggia, con sterpaglie, pecore e capre, qua sul colle del Pattariello sorge un piccolo eremo, il convento di S. Maria delle Grazie; il luogo era sperduto, la strada sassosa e ripida a strapiombo, difficile anche per un mulo e a malapena pochi paesani la risalivano per la messa. La lunga vita di Padre Pio si svolgerà qui, rigorosamente divisa tra la preghiera in chiesa o nella cella, la messa e la confessione.
Quando la notizia delle stigmate si diffuse, migliaia di persone accorsero a S. Giovanni Rotondo da tutte le parti del mondo e cominciarono i miracoli. Al momento della elevazione dell’ostia la gente vedeva le stigmate. Arrivarono anche giornalisti da tutto il mondo e fiumi di lettere.
Ogni tanto Padre Pio diceva a qualcuno una frase breve ma predittiva. Un giovane si sentì dire: “Sarai un frate, come tuo zio e ti aspetto in questo seminario”.
Il lavoro nel confessionale era enorme, in media confessava 60 persone al giorno e sembrava conoscere i peccati meglio di chi glieli raccontava.
Naturalmente si fece dei nemici, uno fu Gagliardi, l’equivoco arcivescovo di Manfredonia, odiatissimo dalla popolazione che fece dei tumulti contro di lui e cercò di infangarlo dicendo che Padre Pio si procurava le stigmate con un acido e poi le profumava. Un giorno Padre Pio sognò che Papa V che gli diceva che l’arcivescovo sarebbe stato destituito, cosa che avvenne di lì a poco con grande scandalo.
Intanto le conversioni e le guarigioni straordinarie aumentavano ma il santo Uffizio aumentava la sua diffidenza verso di lui e più volte fece dichiarazioni ufficiali per dissuadere i fedeli e indicare Padre Pio come un ciarlatano. Alla fine gli fu ordinato di non celebrare più messe in pubblico. Questo provocò una manifestazione di 500 persone e la casa di un prete nemico di Padre Pio fu assalita e per poco non fu data alle fiamme. Il Vaticano era bersagliato da telegrammi, petizioni, ma invano. Quando si seppe che il Santo Uffizio voleva trasferire Padre Pio, i fedeli fecero gruppi di volontari con turni di guardia al convento 24 ore su 24. Un giorno addirittura la folla sradicò un lampione con cui sfondò la porta del convento invadendolo.
La tensione arrivò a un punto tale che un giorno un pazzo salì di corsa gli scalini dell’altare puntando una pistola alla tempia del frate e gridando che se lo volevano portare via lo avrebbe ucciso lì. L’atmosfera era così incandescente che la forza pubblica fece annullare il trasferimento per timore di sommosse.
Si arrivò al punto che quando il medico trovò che il frate aveva una grossa ernia inguinale, lo si operò in un corridoio del convento sopra un tavolo, perché la gente non lo avrebbe fatto uscire. Padre Pio aveva l’ordine di non mostrare le stigmate, ma, se fosse stato anestetizzato, il medico avrebbe potuto vederle, allora volle fare l’operazione senza anestetico, e la cosa durò un’ora e tre quarti, da sveglio. Alla fine dell’intervento il frate svenne e il medico guardò subito le famose ferite che erano profonde, fresche e vermiglie, quelle del costato a forma di croce. Dai contorni delle ferite si sprigionavano evidenti radiazioni luminose.
Presero ad arrivare anche le offerte, che Padre Pio destinò alla costruzione di un ospedale per i poveri, il fondo di carità arrivò a gestire milioni di dollari. Così, sulla nuda roccia, nacque uno dei più grandi ospedali d’Europa, una vera città per gli ammalati poveri, che qui venivano assistiti amorevolmente, dai medici più famosi e con le attrezzature più moderne: la Casa Sollievo della Sofferenza.
Prima fu un piccolo ospedale di 20 letti, poi 300 oggi 1300.
Padre Pio voleva un ospedale bellissimo, chiaro e pieno di luce, con i medici migliori d’Europa e dove i malati fossero trattati con amore e i malati poveri fossero curati gratis.
L’ospedale fu inaugurato dal cardinale di Bologna Giacomo Lercaro.
Ci passarono grandi medici come il presidente della società europea di cardiologia o il medico personale di Eisenhower, nacquero poi scuole per infermiere, day hospital, orfanotrofi, centri spirituali, 22 centri per disabili o ritardati, scuole di radiologia… Oltre a questo ci sono in tutto il mondo gruppi di preghiera.
Di fronte a questi fatti si potrebbe pensare che le alte gerarchie ecclesiastiche e in particolare i superiori dei Cappuccini si rallegrassero, invece accadde il contrario: la Chiesa assunse un atteggiamento ostile, il vescovo di Manfredonia accusò Padre Pio di procurarsi da solo le ferite con tintura di iodio e acido nitrico. Padre Pio venne sospeso e segregato nella sua cella, non poté vedere nessuno né dire messa. La voce più autorevole della Chiesa nel campo scientifico era, a quel tempo, Padre Agostino Gemelli, consigliere del papa, grande scienziato e potente francescano, egli non guardò nemmeno le stigmate ma attaccò Padre Pio come simulatore. Il frate venne esaminato da 5 illustri clinici (tra cui il Romanelli e il Bignani, che era medico personale del Papa e poi il Festa). Essi lo sottoposero a prove dolorose ma non trovarono una spiegazione plausibile e naturale. Si cercò allora di allontanare Padre Pio perché le sue ferite davano scandalo, si pensò di trasferirlo in Spagna, e la popolazione di Monterotondo insorse.
Contemporaneamente l’arcivescovo di Manfredonia pubblicava un libello calunnioso contro Padre Pio. Nel 31 il Santo Uffizio lo sospese a divinis, cioè dalle cose divine, dai sacramenti, e lo segregò. Per due anni Padre Pio visse come un prigioniero, due anni di isolamento, con la gente che recitava il Rosario davanti al convento. Poteva fare messa solo con un chierico, la sua messa durava anche 5 ore, il suo viso si trasfigurava in una immensa sofferenza.
Solo nel ‘33 fu reintegrato nelle sue funzioni e ricominciò a confessare.
La santità di Padre Pio si svolse così, sotto il tormento costante di una Chiesa, che dubitò sempre della sua buona fede, sottoponendolo a ogni sorta di inquisizioni, ma malgrado ciò sfruttò la sua crescente fama e cercò sempre di mettere le mani sulle offerte che, col tempo, costituirono un enorme tesoro.
La lunga vita di Padre Pio, che morì a 81 anni, fu attraversata da ben 9 papi che si comportano in modo molto vario nei suoi confronti.
Pio XI lo riabilitò dalle accuse infamanti, liberandolo dalla segregazione e annullando anche il divieto di sospensione a divinis del S. Uffizio.
Pio XII gli dette un riconoscimento pieno di santità e un permesso speciale molto importante esonerandolo dalla regola cappuccina di obbedienza ai superiori e dal voto di povertà affinché le offerte dei fedeli dipendessero nella loro destinazione solo dalle sue decisioni. Malgrado questo, i superiori dell’Ordine cercheranno in ogni modo di strappargli l’enorme patrimonio che Padre Pio aveva destinato alla costruzione di uno dei maggiori ospedali d’Europa.
Papa Giovanni XXIII non trattò bene Padre Pio, probabilmente per ignoranza dei fatti e perché informato da consiglieri in mala fede, come Agostino Gemelli. Purtroppo il suo pontificato fu uno dei più brutti per Padre Pio.
Paolo VI annullò tutti i provvedimenti restrittivi e gli rese la libertà, quando però ormai era ottantenne e molto malato.
Papa Voitila fu il migliore, si recò in pellegrinaggio da lui, chiese di essere suo figlio spirituale e iniziò la causa per la dichiarazione della sua santità. Del resto si dice che Padre Pio avesse riconosciuto in lui il futuro papa quando nel ‘47 era andato a visitarlo come semplice prete polacco. Egli chinò la testa e disse: “Sia fatta la volontà di Dio”.
Wojtyła aveva 27 anni quando volle conoscere padre Pio. Era il 1947, partì per il Gargano con un seminarista suo connazionale e si trattenne qualche giorno nel paese in cui viveva Padre Pio. Ebbe vari incontri con lui e si fece confessare. 15 anni dopo, quando Wojtyła era vescovo, andò a Roma per il Concilio e inviò una lettera a Padre Pio chiedendogli l’intercessione per la salute di una sua amica affetta da una grave neoplasia. La signora guarì, a detta dei medici stessi, in modo prodigioso. Wojtyła dimostrò sempre grande considerazione per il frate di Pietrelcina; fu proprio durante il suo pontificato che il frate fu prima beatificato (2 maggio 1999) e poi canonizzato (16 giugno 2002).

Padre Pio visse per 50 anni nel convento, senza quasi mai uscire. Eppure molti lo videro altrove, per il fenomeno della bilocazione. Fu visto in Paraguay al letto di morte del Vicario generale a cui lo aveva promesso.
Don Orione lo vide in S. Pietro durante la canonizzazione di Don Bosco.
Un vescovo lo vide alla canonizzazione di Santa Teresa di Lisieux, ma i racconti di persone qualsiasi sono infiniti.
Molte sono le sue predizioni, vide la morte del re Giorgio V di Inghilterra quando non era nemmeno malato, previde la lunghezze della seconda guerra mondiale e disse che il paese doveva essere invaso dagli alleati e che era importante che perdesse la guerra, vide anche che il Gargano sarebbe stato risparmiato.

Padre Pio non uscì mai dal suo eremo e là si spense dopo atroce agonia il 22 settembre 1968 all’età di 81 anni. Ancora il 21 settembre aveva fatto un miracolo.
Una ragazza era stata portata in ospedale con atroci dolori, i medici parlavano di tumore o peritonite, il padre voleva riportarla a Biella ma Padre Pio disse di aspettare e il giorno dopo i dolori erano scomparsi, la ragazza non aveva più nulla e fu dimessa.

Le storie che si annodano attorno a PADRE PIO sono emozionanti:
Nel 55 un chimico inglese che lavorava nella pianura padana ebbe un incidente d’auto, la macchina si divise in due e lui fu catapultato a 4 metri. Balzò in alto, vide da sopra il suo corpo, vide un tunnel che lo attirava e in fondo a questo una gran luce. Poi tornò nel suo corpo e vide le gambe di tre persone, la benzina tutto attorno a uno di loro che accendeva la sigaretta. Poi di nuovo balzò fuori, mentre il suo corpo era messo su una macchina e portato all’ospedale, lui fluttuava sopra la macchina. Poi di nuovo tornò nel suo corpo e vide accanto a lui un frate che lo sollecitava a confessarsi e gli dava l’olio santo. Sopravvisse ma gli restarono atroci dolori di testa da impazzire, gli fecero ogni sorta di cura ma invano. Le radiografie mostravano un tumore nel lato destro del cervello. Un amico lo portò allora in Italia e, durante una crisi di dolore acutissimo ,lo portò da Padre Pio, in una brutta e livida alba invernale e lui riconobbe il frate che era stato in sogno accanto al suo capezzale. Padre Pio gli dette tre colpetti sul lato destro della testa e guarì”.

Padre Pio ebbe sempre una predilezione per la Madonna. Nel 1959 si decise di portare in giro per l’Italia la statua della Madonna con un elicottero. Padre Pio era molto malato e si pensava che sarebbe morto, ma, quando la statua arrivò a Pietrelcina, guarì inspiegabilmente.

Una delle storie più belle, l’abbiamo accennata, è collegata a papa Voitila.
Karol Voitila era arcivescovo di Cracovia, una sua amica fu Wanda Poltawaska che lo chiamava zio Karol. Oggi è una donna importante, è medico e psichiatra e ha sposato un filosofo da cui ha avuto 4 figlie.
A 19 anni aveva fatto parte della resistenza polacca contro i nazisti, era stata messa in un lager e usata come cavia a Ravensbruck nella baracca ospedale; le venivano fatti dei tagli nelle gambe dove erano immessi dei batteri o le prelevavano brani di ossa o tessuti. Alla fine fu gettata come morta nell’obitorio tra i cadaveri di altre ragazze, in quei momenti giurò a se stessa che, se fosse sopravvissuta, sarebbe diventata un medico. A quel punto arrivarono i soldati russi e la liberarono ma questo cadavere vivente dovette camminare ancora per tre settimane per tornare in Polonia. Le restarono terribili incubi e per farli passare dovette scriverli tutti. Poi divenne medico, si sposò, ebbe 4 bambine. Ma, a 40 anni, sopraggiunse un cancro allo stomaco e i medici dissero che anche operandolo non le restavano che poche settimane di vita. Fu a quel punto che il suo amico Voitila scrisse a Padre Pio per chiedere il suo aiuto. Prima dell’intervento i medici controllarono le sue condizioni ma il cancro era sparito.
Nel 67 poté venire in Italia e andò da PADRE PIO, questi le accarezzò la testa e le disse: “Stai bene, ora, figliola cara? Va tutto bene, ora?

Che cosa fece questo frate nei 50 anni di stigmatizzazione? Padre Pio visse sempre nello stesso luogo, conducendo una vita molto semplice, dedita alla preghiera. Pregava, faceva messa e confessava.
Sembrava possedere la conoscenza diretta, che è una forma particolare di chiaroveggenza. La gente andava da lui e lui sembrava conoscere i loro problemi prima che ne parlassero o i loro peccati.
Conosco una signora molto pia che ha avuto un figlio gravemente handicappato e ha dedicato tutta la sua vita alla sua cura. Andò da Padre Pio e, prima ancora di dire una parola, egli le disse: “Tu sei un’anima santa. In Cielo c’è già pronto un posto per te per quello che fai per tuo figlio. Non ti fare una colpa delle sue condizioni. Sono state provocate dal forcipe.”
La gente restava sbalordita sentendosi interpellare così. Padre Pio era brusco e scorbutico, non sorrideva, parlava in dialetto, trattava le persone in modo ruvido, sembra più un brigante di montagna che un santo frate. Se qualcuno andava da lui dicendo che era malato rispondeva malamente che non lui era un medico e che andassero dai medici. Per quanto fosse costantemente tormentato dai diavoli, non praticò quasi mai l’esorcismo. Spesso si rivolgeva a qualcuno in particolare nella gran calca della gente in chiesa e lo trattava male, lo cacciava addirittura dalla chiesa o gli rifiutava la confessione. Per migliaia di persone il contatto con lui fu traumatico e produsse mutamenti radicali nella loro vita.
Non fu il genere di santo dolce e gentile di cui ci parlano le agiografie, non era diplomatico né simpatico. Era semplice, scontroso, poco accattivante e sincero. Si arrabbiava spesso alle richieste dei fedeli e non accettava di essere trattato come un fenomeno. Si potevano chiedergli solo due cose: una confessione o una preghiera.
Il compito per cui venne al mondo era la sofferenza, una sofferenza tanto fisica che morale a cui egli si offrì come un martire. Le sue manifestazioni furono la lotta col male attraverso la preghiera, col rosario, che egli chiamava “la mia arma”. La sua vita fu una continua preghiera, pregava per guarire i mali del mondo. In particolare pregava per i poveri. Come disse Papa Voitila: “La grande intuizione di Padre Pio fu quella di unire la scienza alla fede mediante la preghiera. In ogni malato c’è Gesù che soffre, in ogni povero c’è Gesù che langue. In un malato povero c’è due volte Gesù“.

Il 20 settembre 1968, pochi giorni prima della morte, Padre Pio aveva celebrato il cinquantennio delle stigmate (20 settembre 1918), dicendo messa per i gruppi di preghiera, che aveva fondato, che erano venuti da tutto il mondo, c’erano sparsi in ogni dove 740 gruppi di preghiera che raccoglievano 100 000 persone.
L’affluenza era enorme, tutti gli alberghi pieni, gente che dormiva in auto o in pulmann o all’aperto. Alle 5 del mattino la folla invase la chiesa, duemila persone, troupe televisive, anche la BBC.
La messa si era svolta con difficoltà perché il suo stato era gravissimo (crisi di asma, tachicardia, sudorazione fredda, cianosi labiale e calo dei valori arteriali), una situazione chiaramente di pre-morte. Padre Pio era stato portato all’altare su una sedia a rotelle, sudato e ansimante, con un pallore cadaverico. Malgrado le sue condizioni gravissime, il padre superiore gli aveva ordinato di dire messa per non deludere un superiore dell’ordine in visita. Per di più la messa era cantata e le messe di Padre Pio erano sempre lunghissime, la gente si era anche lamentata per questo, perché, al momento dell’Offertorio Padre Pio sembrava entrare in trance, il tempo si fermava e lui riviveva la passione del Cristo, una volta tenne l’elevazione per 27 minuti. C’era un folla enorme. La celebrazione fu filmata e all’elevazione tutti videro con orrore che le stigmate stavano sparendo, una escara, cioè una scaglia di pelle si staccò da una mano. Dai filmati si vede la lenta e graduale sparizione delle stigmate e la caduta della pellicola protettiva. Il foro c’era ancora nel palmo, ma era scomparso sul dorso delle mani. Nessuno capì che questo era un segno e indicava che il compito terreno di Padre Pio era finito. La sparizione delle stigmate era cominciata già da qualche giorno, il sangue da scuro e denso si era fatto pallido e sieroso. Anche le ferite ai piedi e al costato si erano chiuse. I SEGNI ERANO FINITI.

Guardate il filmato di questa sua ultima messa.

Copio: “Il Superiore del convento volle la Messa solenne e cantata, ma Padre Pio non se la sentiva e lo si avvertì dal filo di voce sofferente durante la consacrazione del pane e del vino, dalla penosa difficoltà con cui riuscì a cantare il Padre Nostro.
Al termine della Messa, quando provò ad alzarsi per impartire la benedizione ai fedeli, barcollò e poi s’afflosciò tra le braccia di padre Bill. Accorsero subito altri confratelli con la sedia a rotelle per accompagnarlo nella sua cella. Padre Pio passò tra la folla addolorata e sconvolta pronunciando flebilmente: “Figli miei, figli miei…”. Nella cameretta venne disteso sul letto, mentre la notizia del malore si diffondeva rapidamente e tutti i suoi figli spirituali sparsi nel mondo cominciavano a pregare per lui.
La notte andarono ad assisterlo dapprima padre Mariano e poi padre Pellegrino da S. Elia a Pianisi. Era disteso supino, ma non dormiva e chiedeva sempre più frequentemente l’orario. “Padre Pio, ma tenete qualche appuntamento?”, chiese scherzoso il confratello che l’assisteva.
A mezzanotte il vecchio frate chiamò padre Pellegrino per dirgli: “Guaglio’, hai ditto ‘a Messa?”. Quello gli rispose che era ancora presto. “Vabbe’, resta con me, figlio mio. Adesso è già domani, celebriamo insieme la Messa del Mattino”. Poco dopo continuò: “Figlio mio, se oggi il Signore mi chiama chiedi perdono per me ai confratelli di tutti i fastidi che ho dato. E chiedi ai miei confratelli e ai figli spirituali una preghiera per l’anima mia”.
All’una volle alzarsi per sedersi sulla poltroncina, invece si diresse verso il terrazzino. Dopo cinque minuti tornò a sedersi con il rosario in mano. In breve il volto si fece pallido, le labbra cominciarono ad illividirsi.
Frate Pellegrino, allarmato, lo rimise a letto e si mosse per chiedere aiuto, ma Padre Pio si oppose: “No, no, lascia stare, non svegliare nessuno”. Poi il vecchio frate cominciò a tossire, il respiro si fece ansito e padre Pellegrino diede l’allarme: “Presto, Padre Pio sta male!”. Arrivarono tutti, superiori, frati e medici. Gli vennero praticate due iniezioni e applicata la maschera ad ossigeno.
“Gesù, Maria..”, mormorò il venerabile Padre. Frate Paolo gli amministrò il sacramento dell’Estrema Unzione e alle due e mezzo di lunedì 23 settembre, si addormentò fra le braccia della Madre Celeste.
Le stimmate, sofferenza e segni del Calvario, che per cinquant’anni lo avevano accompagnato ed avevano sanato migliaia di corpi e di anime, scomparvero prodigiosamente senza lasciare alcuna traccia.”

Quel giorno avevano benedetto la sua tomba, ormai finita, aveva detto: “Quando questa tomba sarà finita, morirò”. Due anni prima aveva detto a una nipote “Quando tra due anni non ci sarò più, molte cose cambieranno”.
Nella cella, lo sdraiarono sul letto e gli tolsero i calzari deformi dai piedi, che erano sempre stati orrendamente piagati, per cui aveva camminato con grande dolore, ma anche le piaghe dei piedi si stavano miracolosamente ricomponendo.
Padre Pio era stravolto e sembrava terrorizzato, tremava come una foglia e fissava davanti a sé qualcosa che nessun altro vedeva. Le sue notti erano state spesso dei giganteschi scontri con il male, mostri visibili solo a lui, che egli chiamava “cosacci”. All’una di notte Padre Pio si alzò da solo di colpo, si lavò e si preparò. Padre Pellegrino che era un semplice frate che gli faceva compagnia, vide che alzò il braccio destro come parlando con qualcuno e diceva: “Va bene, come tu vuoi, si compia la tua volontà“. All’una e trenta disse “Vedo due madri”.. Alle due il frate compagno andò a chiamare il superiore e vennero tre medici. Gli dettero l’ossigeno, era un infarto.
PADRE PIO cadde sulla sua sedia a rotelle ed ebbe un crollo. Padre Pellegrino capì che stava morendo. Alle due entrò in coma. E alle due e mezzo morì.
Come il suo corpo fu preparato, e gli vennero tolte le calze e i mezzi guanti neri, si vide che le stigmate erano sparite, il corpo era sanato, come testimonierà il prof. Sala, le mani e i piedi e il costato erano di nuovo elastici e sani, le gambe e i piedi non più gonfi e tumefatti e non c’era alcuna traccia di cicatrici o ferite. Ma per motivi non chiari il Padre Guardiano ordinò che ciò fosse nascosto e nascose il certificato medico per molti mesi. Non fu fatta autopsia.
In pochi minuti i notiziari di tutto il mondo dettero la notizia, la gente piangeva e singhiozzava “Siamo orfani, il padre se ne è andato”
Sparsi nel mondo, i figli spirituali seppero della sua morte nell’istante in cui avvenne, si svegliarono urlando nel sonno, qualcuno vide la cella e potè descrivere nei dettagli chi c’era e cosa faceva.

Padre Pio morì il 23 settembre del 1968.
Per 14 anni il Vaticano vietò che si iniziasse il processo di beatificazione.
Infine papa Voitila dette il permesso.
Nel ‘99 è stato dichiarato ‘venerabile’
il 2 maggio di quest’anno è stato dichiarato ‘beato’.

Dopo, Padre Pio fu esposto e una moltitudine immensa di persone sfilò dinanzi a lui per 4 giorni e 4 notti.
Malgrado i segni della sua santità, la storia umana di Padre Pio fu la storia di un lunghissimo tradimento. Poco prima di morire disse: “Mi hanno tradito tutti.”
Il Cardinale di Genova Siri disse che a Padre Pio era accaduto come a Cristo, lo capirono i poveretti, lo attaccarono i sapienti e i potenti.
Quando il giusto viene nel mondo, il mondo lo uccide.

FINE
————————————————————————————————————-
P.S.
Il 21 e il 23 Padre Pio aveva avuto tre collassi eppure gli fu comandata una messa cantata e una confessione e non ebbe al suo fianco né un medico né un infermiere ma solo un fraticello digiuno di medicina, eppure con le offerte dei fedeli egli aveva fatto costruire il più grande ospedale del Mezzogiorno, uno dei più grandi d’Europa, con 300 medici di grande valore, moltissimi paramedici, suore ecc., con le attrezzature più moderne, con tutto ciò non fu permesso che un medico si occupasse di lui malgrado le sue condizioni e la sua età. Il funzionamento scientifico di questo ospedale era stato organizzato dal Prof. Pietro Valdoni, chirurgo di fama internazionale, eppure nessuno sembrò curarsi più di tanto dell’agonia del frate. Il fatto è che mentre Padre Pio pregava nella sua cella, si svolsero a sua insaputa per decenni lotte e intrighi, in cui la Chiesa si coprì d’ignominia. Fu una brutta storia di avidità, di denaro, ambizione, potere e usura, che finì con uno scandalo e vide implicati penalmente i nomi alti dell’Ordine dei cappuccini
Erano tempi di speculazioni selvagge e molti personaggi di spicco della Chiesa furono travolti dall’avidità senza curarsi degli illeciti che stavano compiendo. In quegli anni lo schermo televisivo era invaso da società finanziarie che promettevano fortissimi interessi per investimenti di capitale. Quasi tutte queste finanziarie sono poi cadute in fallimenti, motivati da fughe di capitali, le loro promesse di forti guadagni erano dovute a prestiti con usura, i fondi raccolti sarebbero stati prestati cioè a tassi illegali e con crescite enormi. L’usura è un reato il cui uso perverso si protrae anche nell’Italia di oggi, rovinando migliaia di famiglie, piccoli artigiani, negozianti…Quando il debitore non riesce a pagare nel breve tempo concesso, gli interessi salgono a quote pazzesche e sono estorti con torture e minacce. Uno dei questi finanzieri che prometteva guadagni da capogiro a chi gli avesse dato del denaro da investire si chiamava Giancarlo Giuffré, era un commendatore, capostipite degli scandalosi faccendieri di Dio che sarebbero divenuti una delle piaghe del nostro paese. Il commendator Giuffré rastrellava nei conventi forti capitali e li reinvestiva in operazioni di strozzinaggio con tassi del 150 %, così che poteva garantire interessi da capogiro. Egli prometteva un interesse del 120% contro il 9% bancario. Il cappuccino Bortignon, vescovo di Padova, avido di questi guadagni spropositati e noncurante dei mezzi con cui venivano estorti, gli affidò i soldi delle casse della diocesi. Giuffré gli diede in 13 anni interessi per 21 miliardi, poi, improvvisamente, fallì. Il Bortignon aveva grandiosi progetti, voleva costruire un seminario per 600 allievi, un Cottolengo veneto ecc. Per ogni miliardo Giuffré gli offriva un miliardo e novecento mila lire. Sembrava un ottimo affare, al vescovo non interessava come questi soldi venivano reperiti e a danno di chi. Si prospettò qualcosa di simile al Banco Ambrosiano, dove la Chiesa non investigò con quali traffici e quali connivenze la banca dello IOR si procurava i redditi. L’avidità e il potere non sono cose nuove nella storia della Chiesa di Roma, che dalle indulgenze del 1500 a oggi è sempre stata coinvolta in scandali finanziari.
Con lo scandalo del Banco Ambrosiano il Vaticano si trovò coinvolto in un intrigo ancora più grande che è rimasto uno dei grandi misteri d’Italia, per il divieto di Voitila di interrogare personaggi equivoci come il cardinale Marcinkus, che agiva per il Vaticano con pieni poteri finanziari. Qui, oltre al fallimento e alla fuga di ingenti capitali, si ebbero anche alcuni omicidi (Calvi, Sindona, Ambrosoli…) ma tutto fu messo a tacere.
Come esplose il crack di Giuffré, il vescovo di Padova si trovò con forti ammanchi e le casse vuote. Con spirito spregiudicato e opportunista si rivolse allora all’umile opera di Padre Pio, per il suo ospedale era affluito da ogni parte del mondo un enorme tesoro, inviato dalle persone che erano state miracolate o volevano aiutare il frate a costruire il grande ospedale per i poveri, a cui confluivano le offerte dei gruppi di preghiera creati da Padre Pio e sparsi in tutto il mondo.
Il vescovo ordinò dunque a Padre Pio di dargli il patrimonio dell’ospedale, quando la Chiesa stessa vieta che le offerte dei fedeli siano destinate ad un uso diverso da quello per cui sono state versate. Dapprima Padre Pio rifiutò, e ciò scatenò le ire del potente vescovo, che aveva amici potenti nel S. Uffizio. Cominciò così la persecuzione.
Il S. Uffizio accusò solennemente Padre Pio di favorire la superstizione, di ribellarsi alla Chiesa e di impurità. Il Papa di allora era Giovanni Roncalli, ma il suo segretario era Loris Caponella ex collaboratore del vescovo di Padova che calunniò Padre Pio e Giovanni XXIII, forse per ignoranza dei fatti, non seppe capire la situazione. Il vescovo di Padova intendeva coprire i propri ammanchi coi soldi di Padre Pio e lo attaccò duramente, attaccò anche due sacerdoti che difendevano il frate e che per questo furono sospesi dai sacramenti e dal sussidio. Padre Pio fu processato e segregato, lo si accusò di idolatria e plagio dei fedeli.
Fu una faccenda estremamente squallida che coinvolse vari prelati e persino una suora. Per trovare prove contro di lui, si misero microfoni nella sua cella e addirittura, e questo è proprio abominevole, nel confessionale, manipolando i nastri che vennero mandati a Roma. La persecuzione durò dal 53 al 63, cioè per tutto il pontificato di papa Giovanni. Padre Pio non si lamentò mai e obbedì sempre. Nel 64 si preparò un testo che dovette firmare in cui dichiarò che nessuno lo aveva mai trattato male. Malato, quasi impotente nei movimenti, bisognoso di aiuto anche per le cose più intime, Padre Pio firmò senza obiettare.
Padre Pio venne isolato per 10 anni e fu liberato solo da Paolo VI.
Nel 59 il Padre Provinciale assediò Padre Pio affinché desse un centinaio di milioni alla provincia di Foggia. Quando la Casa di Sollievo della Sofferenza venne inaugurata, il vescovo di Padova pubblicò critiche contro l’eccessivo fanatismo dei fedeli. Alla fine il vescovo riuscì a espropriare Padre Pio di metà delle offerte dei fedeli. Padre Pio nella sua cella era lontano da tutti questi clamori, continuava a pregare e a compiere prodigi. Uno dei coinvolti nel caso Giuffré fu il Padre Definitore Provinciale di tutto l’ordine dei cappuccini, che aveva ampi poteri su Padre Pio, egli lo fece sottoporre a continui interrogatori, e mise nel convento uomini di sua fiducia per spiarlo.
.
ALCUNI MIRACOLI

Luigina Suppa, 52 anni, torinese, aveva un tumore maligno alla spina dorsale, la imprigionarono in un busto di acciaio che doveva portare anche a letto. Pregò davanti a una statua di Padre Pio. Improvvisamente sentì un profumo di rosa. Si sentì meglio, era guarita.

1974, Giovanni Ventura, con distrofia muscolare avanzata, a Pompei sentì uno strano profumo. Qualcuno vicino a lui disse: “Questo è il profumo di Padre Pio, Vai a Pietrelcina!” A pranzo sentì di nuovo quel profumo. Tre giorni dopo, di notte, una voce disse: “Va’ a ringraziare la Madonna per quello che hai ricevuto!”

Uno dei miracoli più grandi riguarda una bambina nata senza pupille, una bambina che ora è una donna che vede.

La vita di Padre Pio non fu molto movimentata, si svolse tra un altare, un confessionale e un letto. La sua alimentazione era ridotta al minimo, qualche frutto, acqua, un po’ di brodo pessimo. Per 50 anni questo uomo visse col minimo dell’assistenza, malgrado le terribili condizioni di salute. Al cinquantesimo delle stigmate la chiesa tacque, non venne una parola dal papa né dal capo dell’ordine. Le poche visite ufficiali che Padre Pio aveva ricevuto erano state di inquisitori che venivano a tormentarlo, sottoponendolo a esami e a interrogatori come se fosse un colpevole. A capo della persecuzione furono i capi del suo stesso Ordine.
Malgrado fosse stato esentato dall’ubbidienza, Padre Pio obbedì a ogni comando, per lunghi periodi subì l’isolamento, il divieto di parlare ai fedeli, l’allontanamento dalla messa, ubbidì anche quando gli ordinano di firmare in bianco le azioni della Casa Sollievo della sofferenza, firmò senza ribellarsi anche la dichiarazione scritta da altri che nessuno gli aveva fatto del male e che lui godeva di una assoluta libertà, una dichiarazione che la Chiesa volle estorcergli e rendere pubblica per far tacere le dicerie.
Alla fine il suo Ordine prese il controllo totale dell’ospedale. Si tentò di esiliarlo in Spagna, poi fu segregato, infine l’opera fu requisita. Il paradosso della Chiesa fu che aveva bisogno del suo denaro ma non voleva riconoscere la sua santità. Così da una parte il patrimonio gli fu estorto, dall’altra si seminarono dubbi sulla sua santità, con una doppiezza che troviamo spesso nei peggiori politici, quelli che gridano una cosa e ne tramano un’altra.
I tempi sono questi: la prima persecuzione è del 31, nel 33 viene reintegrato, nel 47 iniziano i lavori dell’Ospedale Sollievo della Sofferenza. Nel 55 esplode lo scandalo Giuffré. Nel 56 l’ospedale è terminato e si comincia a costruire la grande chiesa di S. Maria delle Grazie per contenere l’enorme afflusso dei fedeli. Nel 59 Padre Pio è in punto di morte e si salva miracolosamente con la vista della statua della Madonna di Fatima. Nel 60 scoppia la seconda persecuzione. Padre Clemente di Milwaukee e Padre Bonaventura da Pavullo ottengono la gestione delle azioni dell’ospedale. Poco dopo, Padre Bonaventura entra negli elenchi della magistratura. Nel 63 muore Papa Roncalli e sono allontanati i Definitori dell’Ordine. Padre Pio è tolto dalla segregazione ed è così malato che è dispensato dal far Messa. Nel 68 Padre Pio muore.
L’immane complotto durò 25 anni e alla fine fu denunciato pubblicamente ma ormai un grave danno era stato fatto. Solo nel 61 con Pio XII, Padre Pio ottenne la libertà, lo statuto dell’ospedale fu riconosciuto, e furono riconosciuti anche i gruppi di preghiera. La casa Sollievo nacque dotata di beni mobili e immobili e gli intrighi per espropriarla non cessarono mai. Ogni giorno arrivavano da tutte le parti del mondo da 1000 a 1500 lettere di persone che erano riconoscenti a Padre Pio, e quasi tutti i plichi contenevano offerte in denaro. Le lettere erano confessioni strazianti che mostravano l’infinito dolore del mondo. Ma il Padre Guardiano bloccava la posta e il denaro, così che arrivavano a destinazione solo le lettere indirizzate all’ospedale, 1\4 del totale. In più si rimandava al mittente un ringraziamento con un conto corrente che dirottava ulteriori offerte.
Il giorno dell’inaugurazione dell’ospedale, le autorità del paese arrivarono in convento in pompa magna ma incontrarono Padre Pio quasi per caso, e subito altri frati lo sequestrarono portandolo via di peso, la cittadinanza allora insorse tanto che si dovette chiamare la polizia. Tutti parlavano della prigionia del frate e chiedevano che finisse. Ma solo 10 giorni dopo la morte di Papa Giovanni le restrizioni furono tolte, e avvenne un’epurazione nel convento, alcuni frati furono mandati via.
Il tesoro che arrivò a Padre Pio in 50 anni fu enorme, esso fu versato nelle casse dello IOR.
La salute di Padre Pio fu sempre pessima. Nel 59 si ammalò di tubercolosi, aveva una neoplasia pleurica con versamento emorragico, e sembrò non ci fosse più niente da fare. I fedeli passavano notti intere a pregare. In quel tempo era in viaggio la Madonna di Fatima, e un elicottero portò la statua a S. Giovanni Rotondo. Padre Pio era a letto da tre mesi, agonizzante. Guardò l’elicottero che si alzava con la statua e ebbe un brivido. Era guarito di colpo.
Padre Pio era feroce con i comunisti ma non era tenero nemmeno con i democristiani, che chiamava “i demoni cristiani”. Quando un’autorità DC veniva per vederlo, scappava e si rinchiudeva nella sua cella.
L’unica arma di quest’uomo fu la preghiera. Ma attorno a lui fioriva la fede e fiorivano i miracoli.

Maria Rosa Laigueglia: una bambina che dall’età di 4 anni era malata gravemente al fegato, finché cominciò a gonfiare e a deformarsi. In punto di morte le si mise un’immagine di Padre Pio sotto il cuscino scrivendo un espresso al frate. Nella camera fu sentito un profumo di rose, la bambina smise di lamentarsi e chiese da mangiare completamente guarita.

Desiderio Magnano di Padova: operaio, ustionato terribilmente sul lavoro, al punto che non c’era più niente da fare. Sua sorella mandò un telegramma a Padre Pio. Padre Pio comparve al malato nel sonno, e questi guaì subito, dopo una settimana lasciò l’ospedale.

Rosetta Paolo Riva di Genova: dall’età di 12 anni era gravissima per una endocardite, con forti dolori, scrisse al frate. Due settimane dopo entrò dalla finestra una nuvola bianca che la spaventò, una nuvola che parlava con la voce di Padre Pio. Due settimane dopo era guarita.

I miracoli continuano anche dopo la sua morte.
La signora Margherita Cassano vede nel giardino incolto di una casa abbandonata un frate che estirpa le erbacce coi mezzi guanti “Padre Pio che fa?” “Faccio ciò che non fanno gli uomini, mi sembra una proprietà abbandonata. Dì a Rina che il Signore vuole anime generose e non anime vigliacche, è ora che si ritiri”. Poi sparisce. Rina è la padrona che ha abbandonato la casa dopo la morte del padre e non ha il coraggio di tornare. Sentita la storia, Rina ritorna e accoglie con sé Margherita che è senza casa.

Nel 1995, in novembre, a Formia un povero malato di 75 anni, giaceva da 9 anni in condizioni pietose immobilizzato nel suo letto da un melanoma multiplo. Il cancro aveva accartocciato le sue ossa, al punto che non poteva più muoversi, parlare, mangiare, era diventato da otto mesi una specie di vegetale, che non dava quasi segni di vita, ebbe l’estrema unzione, entrò in un torpore prossimo al coma, senza più dignità né consapevolezza. Sognò Padre Pio che gli disse: “Alzati!” e si alzò, riprese a mangiare, a parlare e a muoversi. Il tumore c’è sempre. Non è guarito, ma si comporta come se lo fosse, il miglioramento è davanti agli occhi di tutti. Qualcuno ha detto “Io credo che i sogni siano capaci di rispondere a domande che non abbiamo il coraggio di fare“.
..
Post privato
Se andate in un qualunque negozio di vendita di immagini sacre, potete trovare l’immaginetta con l’effigie di Padre Pio, oppure basta che la scarichiate da internet o la stampiate da questo stesso blog. Però deve essere una foto, non una pittura.
Seguendo la radioestesia, si può vedere che questa foto è dotata di poteri straordinari, è terapeutica. ma deve essere messa in orizzontale. Non irradia se è verticale, per es. se è appesa al muro. Io la tengo sempre accanto a me nel mio luogo di lavoro, stesa sul tavolo.
Da qualche tempo pratico la cura a distanza con l’imposizione delle mani sulla foto di persone che hanno patologie e mi hanno chiesto di curarle. Faccio la diagnosi con l’antenna rabdomantica che mi indica in modo molto generico lo stato dell’energia in varie parti del corpo su una foto in formato A4, che si ottiene stampando con la stampante del pc una foto in digitale della persona a figura intera da sola e senza persone dietro. L’antenna indica eventuali punti patologici, non indica influenze o piccoli problemi di salute, ma può vedere, per es., una indigestione.
Poi impongo le mani per qualche minuto sulla foto nei vari punti e sto attenta alle percezioni dei miei palmi. In genere se mi prudono i polpastrelli ci sono problemi mentali o depressioni. Se la persona è scarica energeticamente, la mano destra manda energia e io la sento come elettrica e vorticante. Se ci sono patologie, io sento che la mano sinistra lavora come se succhiasse qualcosa. Se la foto mi rimanda un senso di fresco, la persona sta bene.
Ho provato questa cosa in via sperimentale e ho visto che funziona per quasi tutti. Non funziona se ci sono depressioni forti e se la persona rifiuta violentemente il mio aiuto o si oppone alla sua stessa guarigione perché preferisce star male piuttosto che essere aiutata o mi sta contro e, se questa è la sua scelta, io non posso fare niente. Ma funziona anche sulle foto mandate da amici o parenti di persone che non sanno nulla di quello che io faccio (e dunque per loro devo escludere l’effetto placebo). Le malattie che mi sono state sottoposte sono molto gravi, ma, lo ripeto, pur non avendo io palesi virtù terapeutiche, la cosa funziona.
Ogni mattina io mando a tutti le mie impressioni per e mail.
Questo lavoro cerco di non farlo per più di 4 persone per volta, perché, che funzioni o no, è certo che mi stanca molto, per cui a volte, dopo, mi gira la testa e mi sento senza forze.
Da qualche giorno ho provato a mettere una foto di Padre Pio sotto le persone in cura, sotto la parte più colpita e sembra che il lavoro che faccio ogni mattina sia diminuito, come se quell’immaginetta facesse parte del lavoro.
La foto di Padre Pio irradia energia fortissima e mi muove verso l’alto l’antenna rabdomantica più di qualsiasi immagine mai trovata.
Solo una volta, l’antenna ha scartato violentemente sulla foto, restando poi piegata per sempre di lato, come se il Santo sentisse quella persona come fortemente malefica. Ma in genere l’antenna oscilla verso l’alto in misura crescente e le oscillazioni sulla foto di Padre Pio sono le maggiori che io abbia mai visto.
Queste antenne si comprano nei negozi di pietre e cristalli o nei negozi di articoli esoterici e ne insegno l’uso nei Masada dedicati alla Radioestesia, materia su cui ho fatto varie volte dei corsi completi a Bologna.

vedi https://masadaweb.org/2008/03/26/masada-n-660-27-3-2008-la-radioestesia-%E2%80%93-lezione-1/
e seguenti.
Secondo la radioestesia, le frequenza di ognuno restano identiche in una sua foto, in un suo scritto, in un suo capello o in una goccia del suo sangue.
Ma l’immagine di Padre Pio è straordinaria.
Io consiglio sempre in via sperimentale di usare l’immagine miracolosa di Padre
Pio per metterla sotto il materasso dei malati, o sotto una loro foto stampata col pc e di raccontarmi poi se succede qualcosa. Potete anche provare l’imposizione delle mani. Che il tutto avvenga gratuitamente e solo per amore è la prima condizione.
Auguri!
.
Viviana Vivarelli- aloha1789@gmail.com
.
http://masadaweb.org.

1 commento »

  1. Viviana,
    io sono purtroppo tra quelli che ancor a non hanno saputo apprezzare P. Pio, pur essendo io un povero cattolico praticante (contestatore di S. Madre Chiesa). Comunque, nel panorama dei beati e dei santi ci sarà posto anche per lui.
    Un caro saluto, Franco

    Commento di MasadaAdmin — marzo 27, 2015 @ 3:27 pm | Rispondi


RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: