Nuovo Masada

marzo 26, 2015

MASADA n° 1635 26-3-2015 CORRUZIONE E INTERCETTAZIONI

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MASADA n° 1635 26-3-2015 CORRUZIONE E INTERCETTAZIONI

Blog di Viviana Vivarelli

La non trasparenza del potere – La simbiosi tra Pd e Fi. Ad Agrigento primarie del Pd vinte da uno di Fi – Bilancio negativo delle promesse di Renzi – Le leggi mai fatte – After generation e Before generation – Le intercettazioni in Italia e in Europa – Il Patriot Act all’italiana – Le tasse sulla casa crescono e penalizzano i più poveri – Grottesca Barracciu – Sabato manifestazione delle Unions di Landini – Reddito di cittadinanza subito, ce lo chiede l’Europa – Poletti vuole usare le vacanze scolastiche per lavoro minorile non pagato – Crisi della sinistra europea

Alessandro Gilioli
“Utopisti un cazzo! Sarete utopisti voi, convinti che gli umani di questo secolo possano accettare sereni quello che pochissimi gli ammanniscono perché secondo voi ‘ineluttabile'”.
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UTOPIA
Carla Andreolini
Ai tempi del ’68, mio padre mi diceva “quando sarai adulta capirai … ora ciò in cui credi è un’utopia”.
Sono più che adulta ma non ho smesso di credere in una giustizia equa, non ho smesso di pensare che gli uomini sono tutti diversi ma devono avere gli stessi diritti, non ho smesso di desiderare di vivere in uno stato realmente democratico, non ho smesso di sostenere che la salute, l’istruzione … l’acqua sono diritti e non merci …
diceva A. Olivetti : “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande.”
No, non sono rassegnata, nonostante tutto.

LA NON TRASPARENZA DEL POTERE
Viviana Vivarelli

Tra il perseguire i reati e frenare le intercettazioni, opinionista Panebianco sceglie la seconda opzione.

Quello che in Italia proprio manca è la trasparenza del potere, che si riflette nella manipolazione dei media e ci abbassa di anno in anno nella classifica della libera informazione.
La trasparenza può e deve creare una partecipazione costante nei processi politici da parte dei cittadini. Uno strumento fondamentale per aumentare la partecipazione democratica ai processi politici è una adeguata normativa sulla libera informazione. Il potere deve essere trasparente perché deve essere giudicato. Una moderna democrazia non cresce senza la partecipazione popolare alle scelte del governo,ma questa implica conoscenza.
Un buon giornalista è dotato di due qualità: onestà ed etica. Ma chi ha interessi in gioco e gestisce malamente il potere possiede molti modi per influenzare l’opinione pubblica e dunque il voto e le decisioni a tutti i livelli e sceglie i giornalisti ossequienti, non quelli onesti e dotati di coscienza morale. Oscurare i fatti del potere con la disinformazione o minimizzarli come fa Panebianco è uno dei modi usati dalle dittature. In politica, la trasparenza è lo strumento principe per informare la gente, responsabilizzare i membri del potere e combattere la corruzione. Per questo i protagonisti principali dei media, e massimamente i giornalisti che scrivono gli articoli di fondo dei quotidiani, hanno una grandissima importanza. Possono incentivare o inquinare la coscienza popolare. Panebianco è uno che annacqua tutto e dunque che inquina qualunque indignazione salutare buttandola in cacca.

Mario Miguel Moretta
MISMA MIERDA CON DISTINTOS NOMBRES
Tradotto: il Renzismo costituisce, in larga parte, l’evoluzione peggiorativa di un’era connotata da inarrestabile decadenza morale, economica e istituzionale nota come Berlusconismo.
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Toblack
Il PD di Renzi sta raccogliendo almeno un 10% di voti in uscita da Forza Italia. Renzi sta facendo tutto quello che Berlusconi in 20 anni non è riuscito a fare. L’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e la legge sulla responsabilità civile dei giudici sono solo i primi due passi. Adesso toccherà alla legge per limitare le intercettazioni e segare le gambe alla Magistratura che vuole colpire gli imbrogli, gli intrallazzi e la corruzione in cui sta annegando l’Italia. Questo Paese è marcio fino al midollo e alla maggioranza degli italiani questo sta più che bene. Se ne avessi la possibilità, scapperei al più presto dall’Italia.

Silvio Alessi di Forza Italia vince le primarie del Pd ad Agrigento

La simbiosi tra Pd e Fi è ormai completa. Alessi ha detto che quelle non erano le primarie del csx e che pertanto la coalizione per cui si presenta non è di csx, ma basata su liste civiche a cui partecipano anche partiti di csx, così come forze di cdx. Giustamente Alessi ha detto: anche a Roma Renzi ha messo insieme cdx e csx, perché vi scandalizzate se lo facciamo ad Agrigento?
Scrive Alessandro Gilioli: l’indistinguibilità tra cdx e csx ormai è talmente conclamata – a livello nazionale ma anche europeo – che prendersela con lui che fa le larghe intese a livello locale sarebbe davvero ingeneroso. Anzi Alessi è stato più franco di altri, che, come Renzi, hanno inscenato una pagliacciata in campagna elettorale fintamente contro B per poi fare le stesse cose di B. Si pensi a quanti hanno fatto la fila per le primarie del csx su un programma chiamato Carta d’intenti. Poi sono arrivati tre premier in fila che hanno fatto il contrario. Meglio ha fatto Alessi a dire che csx e cdx sono la stessa cosa.
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Andrea Chiari
Si chiama “effetto cùculo”: mettere l’uovo nel nido altrui

5 SOTTOSEGRETARI DI RENZI SOTTO ACCUSA

I Cinque sottosegretari di Renzi indagati non dovrebbero fare la stessa scelta di Lupi, come avviene in ogni democrazia occidentale? Ma qualcuno si dovrebbe dimettere anche per motivi politici dopo un anno di fallimento economico, o per motivi etici, come l’uso dell’elicottero di Stato per andare a sciare, o per motivi giudiziari, come la condanna di primo grado per truffa all’erario che Renzi si è prontamente depenalizzato con legge ad personam.
Renzi non ha rottamato nessuno, anzi ha fatto di tutto per sistemare chi aveva promesso di rottamare negli alti scranni del potere.
Non ha soppresso le Province che sono aumentate di 21.000 addetti e hanno accresciuto anche i loro dirigenti.
Non ha fatto sparire il Senato che è stato trasformato in una congrega di nominati.
Non ha cancellato i 10.00 Enti Inutili né le scorte o le auto blu usate per fare la spesa e per portare a spasso i soliti privilegiati.
Non ha dimezzato gli Stipendi né le pensioni d’oro. Non ha tolto i vitalizi ai parlamentari condannati per gravi reati.
Non ha dimezzato i Parlamentari, i Senatori, i consiglieri Comunali o Regionali o Provinciali con l’invenzione miracolosa delle Città Metropolitane.
E per mantenere l’aumento di ciò che diceva di tagliare ha aumentato le tasse e fatto crescere il debito pubblico di 31 miliardi
Aveva promesso 18 miliardi in meno di tasse e le ha aumentate di 2,7 miliardi mentre è in arrivo una stangata in 3 anni di 72 miliardi.
Non ha premiato il merito anzi ha riempito le istituzioni di uomini suoi il cui unico pregio è di essere degli yesman, dimostrando che è inutile studiare o essere bravi perché tutti i posti migliori sono riservati ai famigliari e amici del sistema che li paga a peso doro e li difende quando sbagliano.
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Joacchino
Giacciono nella tomba le leggi sul conflitto d’interessi, il falso in bilancio, il riciclaggio, il voto di scambio, la prescrizione, il fisco equo e la punizione dell’evasione fiscale, l’umanizzazione del regime carcerario, il potenziamento e snellimento degli apparati e procedimenti giudiziari, la depenalizzazione dei reati minori e la cancellazione del proibizionismo, le leggi contro le mafie, le lobby e le logge… le Controriforme vanno avanti. Renzi tira diritto!
Conservazioni di ogni diritto politico anche per chi è interdetto…fatto!
Vanificazione dei reati di prostituzione minorile, abuso d’ufficio e induzione alla corruzione ..fatto!
Responsabilità civile dei giudici (V: col rischio della moltiplicazione dei processi e del blocco alla giustizia)… fatto!
Rimessa in discussione, col contenzioso giudiziario, della legge Severino..fatto!
Intercettazioni e bavaglio alla stampa…ci stanno lavorando.
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Viviana
Sono 12 anni che l’Europa ci chiede una legge anticorruzione e ci chiede di allungare i tempi della prescrizione, istituto ignoto nei paesi civili e che serve ad annullare i processi prima di arrivare a una condanna. Si pensi solo ad Andreotti a cui furono prescritti i reati accertati di associazione mafiosa compiuti prima del 1980, anche se tutte le leggi gridano a grande voce che la prescrizione non vale per i reati di mafia, o si pensi al piddino Penati, presidente della provincia di Milano e reo di aver costruito in Lombardia una rete di tangenti ma rapidamente prescritto.
E se questo fosse stato un Paese civile avrebbero fatto una legge anticorruzione già 70 anni fa, e invece non si sono mossi nemmeno dopo la prima tangentopoli.
Il csx è stato due volte al potere e ha governato un numero di giorni pari al governo di Berlusconi. Vi sembra che si sia mai curato di vietare ogni candidatura a chi possiede televisioni? Vi sembra che si sia mai curato di fare una legge contro i conflitti di interesse? Vi sembra che si sia mai curato di fare una legge anticorruzione? O che abbia tolto le prescrizioni facili? O i doppi e tripli incarichi (altra cosa richiesta dall’Europa)? O che abbia levato una qualunque delle leggi ad personam di Berlusconi? O che abbia penalizzato più duramente i reati dei boiardi di Stato? O che abbia mai fatto una legge semplicissima che per le Grandi Opere eliminava con pene pesanti, chiari e dure, qualunque tentativo di sforare i tempi, i costi e i modi stabiliti con contratto come accade ovunque? Anzi, Prodi applaudì entusiasticamente la Legge Obiettivo di Cirino Pomicino che permetteva di scavalcare le regole già stabilite come i controlli antimafia “per velocizzare i tempi”? E infatti li abbiamo visto poi “i tempi velocizzati” nelle Grandi Opere eterne, iniziate e mai finite!! Quanti sanno che la Salerno-Reggio Calabria iniziò 49 anni fa? Mezzo secolo!!!
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Cordy
In Italia vedo due generazioni. L’AFTER-generation che sceglie se guardare Porro o Gruber. Che ride alle vignette di Vauro o alle caricature di Libero.
Poi c’è la BEFORE-generation che ti dice le cose PRIMA, accusata di raccontare bufale e stupidaggini, che poi, guarda caso, si dimostrano tutte vere.
Ti dice che i chip-sottopelle sono in sviluppo – e giù insulti e risate – poi li vediamo installati sul braccio di lavoratori svedesi come badget per aprire porte e far partire impianti.
E’ quella che un anno PRIMA interroga Lupi in parlamento proprio sulle faccende di Incalza, poi arrestano Incalza e sputtanano Lupi.
Quella che contesta PRIMA i costi e lo stato delle opere dell’Expo in cantiere fatti dagli stessi che DOPO verranno arrestati.
Quella che chiede PRIMA di aumentare le risorse per il dissesto idrogeologico con monitoraggi sui livelli delle acque e poi abbiamo i morti.
Quella che ti dice PRIMA che PD=PDL e poi si ritrova Bersani a dire “basta intercettazioni”.
Quella che ti dice PRIMA che la Mafia non uccide chi paga il pizzo e poi le analisi dell’Espresso svelano che la Mafia uccide meno solo perché è dentro lo Stato.
Quella che ti dice PRIMA che la creazione della moneta e i meccanismi dell’austherity sono una truffa, poi si ritrova la Bank Of England in un documento ufficiale… a dire la stessa identica cosa
Quelle che ti dice PRIMA che le stampanti 3d sono un volano per l’economia, poi vede negli altri paesi quel settore crescere del 40%.
Quella che ti dice PRIMA di fare il reddito di cittadinanza perché in Europa ce l’hanno tutti in un welfare moderno, mentre personaggi da 4 soldi come Porro e Gruber dicono che non ci sono coperture per una riforma da 20 miliardi, e DOPO si scopre che copre chi ruba 100 MILIARDI di corruzione l’anno in opere pubbliche gonfiate e neppure realizzate.

INTERCETTAZIONI

Panebianco sul Corriere sferra un attacco alle intercettazioni e le definisce un reato peggiore della corruzione.
Nutro il massimo disprezzo per Panebianco, da sempre servo del potere, ragion per cui lo fanno scrivere sul Corriere che è il più diffuso e più manipolativo quotidiano italiano. Raggiunse il suo punto più basso al tempo di Abu Ghraib, quando, per compiacere i padroni americani, scrisse una apologia della tortura. Niente di strano se oggi attacca le intercettazioni.
Chi sta dalla parte del potere, non starà mai dalla parte della giustizia.
In quanto al Corriere, da che parte sta? Ora ci manca un articolo di fondo del Corriere in cui si elogia Gelli e la P2 e poi abbiamo visto di tutto.
.. dopo l’apologia della tortura di Panebianco (Abu Ghraib)
.. e ora l’attacco feroce dello stesso alle intercettazioni
.. l’attacco dissennato a Grillo di Scalfari
.. la difesa strenua dell’assoluta libertà di mercato di Ostellino (e proprio durante la crisi finanziaria)
..le paginate deliranti della Fallaci a favore del razzismo
…le interviste di quelli che dopo l’assoluzione di Berlusconi per Ruby chiedevano le scuse di chi lo aveva indagato o accusato..
una bella perorazione della P2 ci starebbe perfetta.
E magari può farla il direttore in persona.
Ma come volete che gli italiani diventino intelligenti con giornali simili?
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Praticamente tutti gli studiosi di diritto ritengono che il sistema giudiziario italiano sia tra i primi al mondo per livello di garantismo e per complessità, soprattutto per quanto riguarda la parte penale. All’interno di questo quadro massimamente garantista per l’imputato, le intercettazioni entrano in gioco solo quando esiste un fondato sospetto che una persona possa utilizzare il telefono, la posta elettronica o altri mezzi di comunicazione per portare a termine il suo piano criminoso. In altri termini, in Italia non si possono fare intercettazioni “a caso”.
Ci voleva proprio la classe politica più corrotta d’Europa ad avere la bella pensata di limitare o oscurare le intercettazioni, visto che non passa giorno che proprio le intercettazioni scoprano la fittissima rete di reati, collusioni criminali, truffe, tangenti e guadagni illeciti che ormai infamano nella totalità la classe politica italiana. E chi difende costoro non può che essere fatto della stessa loro pasta.
Non si possono nemmeno fare “monitoraggi” generici nella speranza di “beccare” qualcuno mentre organizza una rapina. Si può procedere ad una intercettazione solo quando esistono delle fondate ragioni per pensare che l’Indagato usi il telefono per il proprio “business” criminale e solo quando il reato ipotizzato è di una certa gravità.
Per avviare una intercettazione è necessario l’ordine del Giudice per le Indagini Preliminari, che solitamente agisce su richiesta del Procuratore della Repubblica o di un suo Sostituto. L’intercettazione iniziale può avvenire solo sullo specifico numero telefonico per cui è stata richiesta e non può durare più di 15 giorni! Se durante questo periodo vengono raccolte delle “notizie di reato” o degli “indizi di reato” di un certo valore, allora l’intercettazione può essere protratta per altri 15 giorni (e poi altri 15…) ed allargata ad altre utenze telefoniche, diversamente viene terminata.
Il materiale raccolto durante le intercettazioni è coperto da segreto istruttorio fino al momento in cui viene depositato presso la Cancelleria del Tribunale insieme al resto delle prove a carico e insieme alla richiesta di rinvio a giudizio. A quel punto diventa pubblico. Sia gli avvocati della Difesa che qualunque privato cittadino (o giornalista) possono richiederne una copia.
Il fatto che tutto il materiale raccolto dall’Accusa sia di pubblico dominio è la conseguenza di un principio di Diritto universalmente riconosciuto e che serve a proteggere l’Imputato. Se così non fosse, si potrebbero celebrare processi farsa “a porte chiuse” alla maniera di Stalin. In questo modo, invece, l’Imputato può sapere di cosa viene accusato e può difendersi pubblicamente (vedi Giusto processo e Diritto di difesa).
Questa situazione è molto diversa da quanto avviene in molti altri paesi. Ad esempio, negli Stati Uniti (e in quasi tutti i paesi di lingua inglese) la Polizia può avviare un’indagine di sua iniziativa e può mettere in atto una intercettazione telefonica senza nessun mandato di un giudice. Può tranquillamente fare intercettazioni “a caso” e può svolgere “monitoraggi” di vario tipo. Addirittura, in alcuni casi, possono eseguire delle intercettazioni telefoniche anche moltissimi altri “enti” che non hanno nulla a che fare con la Polizia, come i vigili del fuoco o i vigili urbani per esempio.
Negli Stati Uniti, le intercettazioni sono consentite non solo per i reati più gravi, di competenza dell’FBI, ma anche per i reati previsti dai singoli stati, per cui le intercettazioni possono essere disposte dal procuratore federale, dal procuratore di ciascuno stato, dalle polizie locali e persino dalle polizie municipali (che corrispondono ai nostri vigili urbani!). Per non parlare dei corpi antiterrorismo e persino dalle autorità di controllo della Borsa!

L’Italia è già il Paese più garantista d’Europa, allo stesso tempo è il Paese più corrotto d’Europa, per cui non si capisce quali altri oscuramenti alle prove di reato dovrebbe imporre la riforma di Renzi.
Il vero guaio italiano è la lentezza della Giustizia, voluta e attuata artamente dal potere politico per allungare a dismisura i processi e mandarli in prescrizione (istituto inesistente altrove). In Europa l’Italia è il Paese che ha più processi penali pendenti, quasi un milione e mezzo e cause civili in attesa di giudizio, 4 milioni e mezzo. Abbiamo anche il record dei tempi più lunghi per avere un giudizio di 1° grado (per es. per la bancarotta occorrono 2.648 giorni, per un divorzio 770 giorni). A causa di molte storture del sistema processuale, l’Italia è il Paese che ha il più alto numero di detenuti in attesa di giudizio DEL MONDO! Sono l’85% dei detenuti totali e solo risolvere diversamente questo problema sfoltirebbe le carceri. Per es. usando il sistema della libertà condizionale dietro pagamento di una cauzione, o trasformando molte pene carcerarie in ammende pecuniarie o in disposizioni alternative al carcere, sfoltiremmo le prigioni e daremmo ossigeno ai magri bilanci del sistema giudiziario. Per questi ed altri motivi, l’Italia è giustamente nel mirino delle organizzazioni umanitarie internazionali come le peggiori dittature del Terzo Mondo. E non sarà riducendo le intercettazioni che miglioreremo lo stato della Giustizia italiana!

A differenza di quello che avviene in molti altri Paesi, in Italia le forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Postale, etc.) godono di pochissimo potere discrezionale e, salvo rari casi, non possono avviare o gestire un indagine di propria iniziativa. Le indagini di polizia vengono avviate e coordinate dalla Procura della Repubblica, nella figura del Procuratore Generale o di un Sostituto Procuratore. In entrambi i casi si tratta di un Magistrato Inquirente, non di un poliziotto. Il Procuratore, a sua volta, non ha assolutamente nessun potere discrezionale riguardo alle indagini: nel momento in cui viene a conoscenza di un reato è tenuto, per legge, ad avviare un’indagine. Diversamente finisce in galera per omissione di atti d’ufficio. Questa è la famosa “obbligatorietà dell’azione penale”.

Diversamente, in Gran Bretagna, il potere di ordinare delle intercettazioni, senza che sia necessaria l’autorizzazione di un Giudice, è riconosciuto ai Servizi Segreti, a tutti i tipi di Polizia, a moltissimi enti pubblici che vanno dagli istituti finanziari, ai direttori degli istituti di pena, fino addirittura a uffici postali e pompieri!
L’Italia viene da sempre considerato il paese più garantista d’Europa. Questo avviene già da molto, molto prima che si iniziasse a parlare di riforma della legge sulle intercettazioni. R solo in Italia è vietato porre sotto intercettazione il telefono di un parlamentare (e quindi anche quello di un Ministro o di un altro esponente del Governo e delle Istituzioni, come il Presidente della Repubblica). Nemmeno un Giudice può ordinare una intercettazione di questo tipo.
Ma, allora, com’è possibile che appaiano sui giornali le intercettazioni del Presidente del Consiglio, dei suoi Ministri e di altri Parlamentari? Questo avviene perché questi parlamentari si intrattengono in conversazioni compromettenti con loschi figuri che non godono della loro stessa prerogativa. Quando questi malviventi vengono rinviati a giudizio, i materiali raccolti a loro carico devono essere resi pubblici per permettere loro di difendersi pubblicamente. Il Giudice non potrebbe fare diversamente nemmeno se lo volesse.
Si noti che solo in Italia è vietato intercettare i parlamentari. In tutto il resto d’Europa, e in gran parte del mondo (USA, Canada, Australia, Giappone, persino in Russia, etc.), un parlamentare è un semplice cittadino agli occhi della Magistratura e quindi non gode di nessuna protezione in più rispetto al cittadino ordinario. La famosa “immunità parlamentare”, inoltre, salverebbe il parlamentare solo dalle conseguenze delle azioni che compie nello svolgimento delle sue funzioni, non dalle conseguenze delle sue azioni criminali.
Si noti anche che il contenuto delle intercettazioni telefoniche (che siano rilevanti o meno ai fini dell’indagine, che riguardino privati cittadini o parlamentari) viene considerato di pubblico dominio in tutti i paesi del mondo alla sola condizione che le intercettazioni siano state depositate come atti in un processo.

IFQ
Si contano sulle dita di una mano le volte in cui la vita privata di qualcuno è davvero finita sui giornali attraverso gli atti d’indagine. Eppure il bavaglio è diventato un punto fermo della riforma della giustizia. Il “ti amo” di Anna Falchi a Ricucci. Gli apprezzamenti di Moggi junior per Ilaria d’Amico. Qualche nome di soubrette citato al telefono. E poco altro. Meno di 20 casi. Un alibi insostenibile a confronto dei 180 milioni di “eventi telefonici” che secondo l’Eurispes vengono registrati ogni anno in Italia su mandato delle procure, con un numero di utenze telefoniche intercettate pari a circa 140mila (bisogna tenere conto che in genere ogni singolo indagato ha più numeri sotto controllo). Eppure il nuovo bavaglio di stampo renzian-alfaniano parte proprio da qui: il divieto di trascrizione delle conversazioni sugli atti giudiziari (e di conseguenza sui media) se non per riassunto, che diventa divieto assoluto, anche in riassunto, per le conversazioni dei terzi, ovvero di coloro che non sono indagati..

Viviana Vivarelli

Riepilogando.
Faccio notare:
1° che questi attacchi alle intercettazioni in cui i politici sono beccati a tramare cose losche può avvenire solo in Italia
2° che solo in Italia è vietato intercettare politici del Parlamento o Governo
3° che la classe politica italiana è la più corrotta d’Europa e che questa corruzione ci
costa almeno 60 miliardi l’anno
4° che spesso le intercettazioni sono la prova dei reati dei politici
5° che solo in Italia abbiamo un sistema pesantissimo di tangenti e bustarelle
6° che l’Italia è il Paese più garantista d’Europa e quello coi processi più lungo miranti alla prescrizione
7° che a fronte di una casta di un milione e 300 000 politici, i cui atti corruttivi appaiono ogni giorno in un nuovo scandalo, abbiamo in carcere solo 11 persone arrestate per corruzione
8° che sono 67 anni che aspettiamo una legge anticorruzione seria e 12 anni che l’Unione europea ci ha ordinato di farcela
9° che i casi di privacy violati su persone non politiche sono pochissimi, meno di 20 e riguardano atti di scarso valore
10° che le leggi attuali difendono anche la privacy
11° e infine che bisogna proprio essere dei cecati o dei servi del potere per non capire che il giochetto delle intercettazioni serve solo a garantire questi corrotti cosicché possano allargare ancora di più i loro reati agendo indisturbati.
Ancora una vola Renzi è a favore di una casta di corrotti e non certo della Giustizia e del rispetto ai cittadini.

IL COSTO DELLE INTERCETTAZIONI
Alessandro

Il magistrato Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, svela i costi delle intercettazioni, dice: “Si tratta del mezzo più economico, in quanto costa solo 10 euro + iva al giorno, rispetto ad un pedinamento che costerebbe circa 3mila euro e in cui dovremmo considerare anche la carenza di uomini delle forze dell’ordine. Senza le intercettazioni non andremmo da nessuna parte. Non è vero che ci sono 7 milioni di intercettazioni, perché altrimenti avremmo bisogno di 2500 ascoltatori. Le intercettazioni aumentano per il cambio di utenze, ma soprattutto per l’elevata diffusione dei cellulari, che ha raggiunto una media di due cellulari ad italiano”.
“Negli Stati Uniti, se le intercettazioni interessano un politico, VIENE PUBBLICATO TUTTO, anche se si tratta di vita privata, in quanto si tratta di SOGGETTO PUBBLICO, mentre se coinvolgono un semplice cittadino, le intercettazioni private non vengono pubblicate.”
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Nel 2009 scrivevo su Masada https://masadaweb.org/2009/06/12/asada-n-940-12-6-2009-le-intercettazioni/

“Quella delle intercettazioni è un braccio di ferro infinito, iniziato con B che voleva vietarle del tutto, salvo che per mafia e terrorismo, e chiedeva carcere per tutti, giornalisti e giudici, se qualche spezzone di dialogo rubato fosse finito sui media.
In una riunione finale tra ministri Alfano, Maroni, Vito e Calderoli, più Giulia Bongiorno, l’onorevole Ghedini e i capigruppo di Pdl e Lega Nord, è uscito il maxi-emendamento finale. Ci vorranno “evidenti” indizi di colpevolezza – tranne che i reati più gravi come mafia e terrorismo – per disporre le intercettazioni a carico di un indagato. E comunque per tempi più brevi di quelli attuali. Resta vietata la loro pubblicazione fino alla fine delle indagini preliminari, anche per riassunto ed anche se non sono più coperte da segreto. Divieto assoluto di pubblicare pure il contenuto delle richieste di misure cautelari fino a quando indagato e difensore non ne siano venuti a conoscenza. Previsto il carcere per i giornalisti, nei casi più gravi”.
Sono passati 16 anni e siamo sempre lì, da Berlusconi a Renzi, e pure Alfano è sempre lì. In questo Paese non cambia nulla. Renzi è il maggior restauratore del passato peggiore. Ha rottamato solo la giustizia e la democrazia.

Maretempestoso
Il PD a chiacchiere assicura di voler combattere la corruzione, nei fatti si tiene i 5 sottosegretari indagati per peculato, riforma la Costituzione con un condannato per frode fiscale (Berlusconi), candida un condannato in primo grado a presidente di regione (De Luca) e tenta di mettere i bastoni tra le ruote ai magistrati eliminando l’unico strumento che ha dimostrato di funzionare per combatterla: le intercettazioni telefoniche
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«L’Italia è prima per corruzione tra i paesi dell’Ue e siamo ai primi posti nel mondo. Lo scrive nero su bianco l’ultima classifica della corruzione percepita, il Corruption Perception Index 2014 di Transparency International». A livello mondiale siamo al 69° posto, e con Renzi abbiamo perso 3 posizioni, cioè siamo ancora peggiorati, arrivando allo stesso livello di corruzione della Tunisia (41 punti) e peggio del Ghana, che ci batte di 9 posti. Peggiora anche la Grecia che scende al 94° posto con 36 punti scivolando così di 14 posizioni e attestandosi allo stesso livello della Colombia. Questo a provare come le ricette del Fondo Monetario non solo peggiorino la situazione economica di un Paese ma si accompagnino anche ad un aggravamento della sua corruzione politica.

IL PATRIOT ACT ALL’ITALIANA
Viviana Vivarelli

Qualunque blog legga, mi salta agli occhi sempre uno stesso gigantesco vizio di sostanza.
Come mai non c’è mai da discutere il fatto più eclatante del giorno ma il gestore sembra sempre addietro di parecchi giorni quando non addirittura fuori dall’attualità del presente?
E questo vale per la pagina on line di IFQ come per il blog di Grillo (qui anzi va addirittura peggio), e vale per il blog di Gilioli che, anche quando produce i suoi articoli migliori, sembra fisso in modo monotematico sul sogno di una sinistra inesistente, mentre ignora i danni alla democrazia oggi più esistenti che mai.
Così, mentre si propongono recensioni sui testi di autori di sinistra va in onda, nel silenzio generale IL PATRIOT ACT ALL’ITALIANA
Renzi fa a pezzi la Costituzione e non alza un fiato… e, mentre i servitorelli di regime si sgolano nell’attaccare le intercettazioni giudiziarie per difendere quella che chiamano “la privacy del privato cittadino”, anche quando è “la prova di reato di un politico delinquente”, ecco che Alfano, socio di Renzi, tenta un Patriot Act all’italiana, con cui, con la scusa dell’Isis, lo Stato può entrare nei post e dati informatici “di tutta la nostra vita” e farne quello che gli pare e nemmeno a seguito di una indagine giudiziaria con tanto di ordine del giudice, ma a discrezione politica. In pratica, con questa legge lo Stato si dà il potere arbitrario di usare dei troyan, detti captatori occulti, per entrare nei nostri strumenti informatici, senza alcun controllo o permesso giudiziario, di frugare nei nostri archivi, di leggere la nostra posta, i nostri blog ecc., calpestando ogni privacy e insieme quell’art. 15 che sta tra i principi fondamentali della Costituzione, che dice che “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”. Con questa legge incostituzionale lo Stato entrerebbe di prepotenza nel controllo dell’intera vita dei suoi sudditi. Ma questo, lo si sappia, avviene solo nei regimi totalitari.
Come mai la pagina on line di IFQ è ancora a Panebianco quando oggi la notizia di prima pagina dello stesso quotidiano è il nuovo Patriot Act all’italiana voluto dal duo a delinquere Alfano/Renzi? Non vi pare che la notizia-bomba dell’art. 15 della Costituzione fatto a pezzi per uno Stato di polizia che fruga liberamente nei cellulari, tablet o pc degli Italiani mandi a carte 48 quanti insistono sulla necessità di frenare le intercettazioni con la scusa di “proteggere la privacy”??? Quale privacy si protegge con un decreto antiterrorismo che permette ai servizi segretio o simili, senza il mandato di un giudice, di introdursi nella nostra corrispondenza privata, reato che anche Berlusconi perpetrava rapinando a man bassa negli archivi privati dei suoi antagonisti ma che, almeno, sotto di lui rimaneva un gravissimo reato per di più incostituzionale, mentre ora lo si vuol far passare come atto lecito e necessario?

LA NUOVA POLITICA GIA’ C’E’
Paolo De Gregorio

La voglia di una buona politica è emersa prepotentemente ieri con la immensa manifestazione a Bologna promossa da Don Ciotti e dalla sua creatura “LIBERA”, con la figura di Landini che vuole dare un peso politico nuovo al sindacato che oggi ipocritamente sostiene di essere indipendente dalla politica mentre è evidentemente diviso da sigle che corrispondono ai partiti, da personaggi generosi come Gino Strada che sembra aver capito che non basta fare ospedali all’estero per pesare su una riforma sanitaria nazionale, dal M5S che si sta faticosamente liberando da infiltrati dai partiti e segnala efficacemente le porcherie che si fanno in Parlamento.
Sfortunatamente in Italia qualunque persona perbene si avvicini al potere trova un muro di gomma subdolo e respingente costituito da tutti i funzionari ministeriali che contano (messi lì dai partiti e lottizzati con cura), capaci di usare tutte le armi, del boicottaggio, dei ritardi, della scomparsa di pratiche, per frenare o sprofondare nelle paludi qualsiasi tentativo di cambiare l’andazzo esistente. Citiamo l’amarezza di Veronesi, fatto ministro della Sanità, che alla fine del suo mandato deplorò il fatto che non era riuscito a fare assolutamente nulla di ciò che avrebbe voluto, invischiato e reso inoffensivo dalla ragnatela di poteri misteriosi e da una burocrazia penalizzante adatta a scoraggiare il più volenteroso dei riformatori.
Senza una maggioranza politica che cambi in profondità le regole del gioco, oggi fintamente democratico, non vi è possibilità di cambiamento, nel senso della partecipazione dei cittadini, partendo da una nuova legge elettorale, da una RAI indipendente da partiti e governo, dalla fine di ogni finanziamento dei partiti e dell’editoria, dal Referendum propositivo, da due legislature e poi ineleggibilità, dalla fine delle convenzioni tra Sanità pubblica e privati, da severissime leggi anticorruzione nella pubblica amministrazione, dove non deve esistere la prescrizione e si deve andare in galera dopo il primo grado di giudizio, da una legge chiara sulla ineleggibilità di chi possiede mezzi di informazione di massa, dalla fine del duopolio del pensiero unico di RAI e Mediaset che devono cedere ciascuna due reti perché nessun soggetto pubblico o privato può possedere più di una rete nazionale.
Sul tavolo c’è il passaggio epocale tra la dittatura delle oligarchie economiche, bancarie, mediatiche, piduiste, mafiose e una democrazia popolare dove i cittadini sul proprio territorio decidono chi andrà in Parlamento, eleggono il Presidente della Repubblica, propongono i referendum, eleggono il presidente della RAI fra candidati indipendenti da poteri economici, politici, religiosi. Insomma finiscono di fare i sudditi e diventano protagonisti del proprio futuro.
In questo possibile cammino insieme non bisogna fare l’errore di creare una struttura comune di partito, ma ognuno deve presentarsi agli elettori con la sua storia e il suo programma, cercando poi in Parlamento, su provvedimenti legislativi specifici, convergenze e maggioranze.
Oggi vi è un grande spazio conquistato dal 5 stelle, vi è un grande spazio per un partito diverso che sostituisca l’osceno PD (ormai sigla di partito democristiano), vi è enorme spazio per una aggregazione della “società civile”, di cui “Libera” di don Ciotti e la forza più significativa e aggregante, che deve diventare forza politica.
La vecchia politica ha il terrore della democrazia e della partecipazione dei cittadini, rottamiamola. Se non si punta ad una maggioranza politica, con tutti i vecchi partiti fuori gioco, è inutile immaginare una politica nuova.
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AUMENTATE LE TASSE SULLA CASA. PENALIZZANO I PIU’ POVERI
ALESSANDRO GILIOLI

Il crescente spostamento di ricchezza dal ceto medio e medio-basso verso l’élite economicamente più fortunata del Paese è avvenuta e continua ad avvenire attraverso strade diverse, spesso scollegate tra loro e che tuttavia producono – alla fine – lo stesso effetto.
Uno di questi percorsi è stato quello della tassazione sulla casa, al centro di un ampio dibattito quando è stata abolita l’Ici, poi di nuovo sotto i riflettori in campagna elettorale, infine concretizzatasi nell’attuale legislazione basata su Imu e Tasi.
Oggi il “Sole 24 Ore” pubblica un’intera pagina sugli effetti di questa “riforma”.
Il gettito totale è il più alto di sempre, 25,2 miliardi – quindi complessivamente sono state pagate più tasse. Ma ciò che è più interessante è che «la distribuzione del peso fiscale si è spostata dalle fasce di rendita più alte a quelle più basse», e gli unici che hanno risparmiato sono stati i contribuenti che vivono in case dal valore fiscale più alto; mentre «alla maggioranza degli italiani, proprietari di case con rendite catastali medio basse, è stata imposta una tassa più alta». Di qui, appunto, il maggior gettito.
In particolare, il decile di rendita più basso ha visto un aumento di imposte del 29,4 per cento e quello subito dopo del 38,5; il decile di rendita più alto ha visto una riduzione di tasse del 9,8 per cento e quello subito prima del 8,5.
Quasi l’80 % delle famiglie italiane vive in case di proprietà, la grande maggioranza delle quali non di lusso: quindi non è difficile capire come questa controriforma abbia penalizzato larghissime fasce di ceto medio e mediobasso.
Perfino il “Sole 24 Ore” – che non è esattamente “il Manifesto” – si stupisce di fronte a quella che chiama «un’evoluzione regressiva a danno dei contribuenti più poveri».
Quando si dice che è in corso una lotta di classe dall’alto verso il basso che ha come effetto una graduale proletarizzazione del ceto medio si parla di cose molto concrete e pratiche. “Nei fatti la classe dirigente miope in poco più di tre anni (dalla fine del 2011 a quella del 2014) ha aumentato il prelievo fiscale di oltre 29 miliardi. Imu e Tasi non solo hanno rovinato i piccoli proprietari costringendoli a subire un’altra stangata, ma hanno anche devastato il mercato perché hanno deprezzato il rendimento di questo bene. E la nuova riforma del catasto non promette per niente bene giacché si stima un aumento medio delle rendite del 25%, con inevitabili ricadute su Imu, Tasi e canone di affitto.”
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Viviana
Al momento in Italia le case in vendita non si vendono. Il mercato immobiliare è fermo. A che pro costruire altre case di abitazione? E con i licenziamenti facili chi si arrischierebbe oggi a comprare casa col rischio di vedersela sequestrata dalla banca?
Le banche non concedono mutui. Renzi precarizza e i precari non ottengono mutui. E anche chi ha un contratto a tempo indeterminato, grazie al Jobs Act, diventa immediatamente licenziabile e dunque è a rischio come il precario. E’ vero che in altri Paesi tutti sono precari, ma negli stessi Paese si ottengono con più facilità i mutui per acquistare una casa e lo Stato predispone alloggi piccoli e popolari a basso costo che anche un pensionato può permettersi (vedi Berlino). I miliardi quasi regalati da Draghi a un tasso di interesse prossimo allo zero vanno tutti alle banche private che li disperdono in derivati o in speculazione finanziaria, ma non alimentano nessun mercato. I proprietari di case vedono il prezzo di queste diminuire e aspettano a metterle sul mercato in attesa di tempi migliori.
Secondo il Rapporto 2014 della Bce sulla ricchezza e i consumi delle famiglie dell’area dell’Euro, i proprietari di case in Italia sono il 68,7% contro una media Eurozona del 60%. Ma solo il 4% sono under 30: comprare casa non è un affare per giovani, soprattutto se titolari di un contratto flessibile.

«Il Paese muore di corruzione, Barracciu lasci” (Emiliano Liuzzi).
5 sottosegretari di Renzi sono indagati per peculato. Ma Renzi finge di non accorgersene. secono il 94% degli intervistati dovrebbero dimettersi. Una delle accusate è Francesca Barracciu, accusata di aver fatto sparire 78.000 euro di fondi pubblici. Vince le primarie del Pd in Sardegna ma viene indagata per spese pazze e sostituita. Come premio per il supposto peculato, nel febbraio scorso, Renzi la nomina sottosegretaria di Stato al Ministero dei Beni e delle attività culturali, attività che la Barracciu frequenta poco visto che non riesce nemmeno a citare il nome giusto di un poeta suo conterraneo. Dunque la Barracciu in quanto indagata per peculato non può governare la Sardegna. Ma può fare il
sottosegretario. È il criterio tutto singolare del Pd di Matteo Renzi e del suo governo.

La sottosegretaria e lo strafalcione in 140 caratteri
Andrea Scanzi

Cultura a chi.
Una nuova stella brilla all’orizzonte: si chiama Francesca Barracciu. In realtà non è proprio nuovissima. Se ne parla da tempo (ovviamente) non per meriti particolari, ma poiché indagata per peculato nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Cagliari sui fondi ai gruppi regionali. L’avviso di garanzia le è costato la candidatura alle Regionali, ma le è anche valso un posto da sottosegretario ai Beni Culturali: rottamazione vera. Degna espressione del renzismo, pensiero debole e saccenza sbarazzina, la simpatica Barracciu ha tuonato ieri – su Twitter, il parco-giochi preferito dai renziani – contro Alessandro Gassman. L’attore aveva osato chiederne le dimissioni, come milioni di italiani.
Lei però non ha gradito e ha risposto piccata. Così piccata che nessuno ha capito granché del suo strano idioma. Testuale: “Chiarirò tutto a fondo. lei intanto che impara a fare l’attore, può evitare far pagare biglietto cinema per i suoi “film”? grazie”. Forse un grammelot, forse il solito post-paninarismo. O magari un complotto del T9.
Tanti, in Rete, hanno infierito sulla Barracciu. Tra questi Luca Bizzarri: “Ma è sottosegretaria ai beni culturali di che Paese? Dalla prosa non si capisce”. La Barracciu è adusa a tali performance: lo scorso dicembre, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte del poeta Sebastiano Satta, lo confuse ripetutamente con Salvatore. E sì che erano entrambi sardi, proprio come la 49enne Barracciu. La quale, al tempo, incolpò l’entourage: “Una leggerezza del mio staff”. Lo stesso elegantissimo – e credibilissimo – scaricabile adottato da Mary Star Gelmini dopo il tunnel dei neutrini e dal totemico Francesco Boccia dopo aver sostenuto che gli F35 sono “elicotteri” che “spengono incendi, trasportano malati, salvano vite umane”. È però probabile che, stavolta, la Barracciu non accamperà scuse ma si intesterà il tweet: poiché privo di senso compiuto e al contempo saturo di arroganza, Renzi le farà quasi sicuramente i complimenti.

SABATO MANIFESTAZIONE DELLE UNIONS DI LANDINI

Camusso sarà al corteo della Fiom.
La Fiom si prepara alla manifestazione di sabato prossimo a Roma con 300 pullman prenotati da tutta Italia (il corteo sarà da piazza della Repubblica piazza del Popolo). L’appuntamento servirà anche a delineare i primi contorni della Coalizione sociale. Accanto al sindacato, infatti, sfileranno, e parleranno dal palco, precari, partite Iva, studenti, migranti e personalità come Stefano Rodotà (se si riprenderà da una frattura) oppure, al telefono in collegamento dall’Africa, Gino Strada. Possibile anche l’intervento di Gustavo Zagrebelsky. Non è chiaro, invece, se parlerà Susanna Camusso. Il segretario della Cgil ha fatto sapere ieri che sarà certamente in piazza ma non ha ancora deciso se farà il suo intervento.
Landini ha illustrato ieri le ragioni della manifestazione, che si chiamerà “Unions”, “Noi vogliamo continuare la lotta contro il Jobs Act” ma batterci anche per “la riforma delle pensioni, la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale e la richiesta del reddito minimo”. Ma il tema della coalizione sociale sarà comunque al centro della giornata anche perché è a pieno regime la preparazione dell’assemblea di aprile (forse l’11) che definirà sia il programma che il perimetro della rete sociale.
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REDDITO DI CITTADINANZA SUBITO, CE LO CHIEDE L’EUROPA

“Oggi nel Consiglio di Europa, nella Commissione Affari sociali, si parla di reddito di cittadinanza. In particolare si sottolinea l’importanza di introdurre in Italia una misura come il reddito di cittadinanza proposto dal M5S che segua i principi del modello sociale europeo e che abbia come obiettivo quello di rilanciare la piena occupazione, garantire una vita dignitosa ad ogni cittadino, nonché che garantisca il benessere comune e la tutela della democrazia. Il Movimento 5 stelle sin dall’inizio della legislatura si batte anche in Europa per introdurre il reddito di cittadinanza in Italia.
Una misura che manca solo in Italia, Grecia ed Ungheria e che serve, oltre a ridare dignità ai tutti i cittadini che l’hanno persa, a contrastare la povertà e ad evitare ricatti dalla mafie. Una misura urgentissima, da introdurre subito per tutelare tutte quelle famiglie colpite da dalla crisi. Ce lo chiede anche l’Europa. E’ arrivata l’ora del reddito di cittadinanza anche in Italia.”
Nunzia Catalfo, portavoce M5S Senato, dal Consiglio d’Europa di Parigi
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Video di Crozza:applauso a Poletti che ha capito subito qual è il vero problema dell’Italia: troppe vacanze scolastiche

Il Ministro Poletti, altro rappresentante del genio italico, dopo aver abbattuto i diritti del lavoratori intende vendere alle aziende il lavoro gratuito dei loro figli ragazzini.
Poletti inventa un sistema per non assumere i maggiorenni, ma sfruttare gratis i minorenni nei cantieri e nelle fabbriche

“È lo strepitoso ultimo passaggio per la piena affermazione di un liberismo sfruttatore e illimitato, mascherato da “opportunità per le nuove generazioni” e per la crescita del PIL. Il ministro del lavoro – infatti – invece di pensare a creare le opportunità di lavoro per milioni di disoccupati tra i 18 e i 60 anni, vuole mettere in fabbrica e nei cantieri, gratis e a solo vantaggio dei suoi amici imprenditori, i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, che non costano come operai remunerati, ma lavorano uguale.” http://www.aetnanet.org/catania-scuola-notizie-24877559.html
DIETRO LE VACANZE DI POLETTI STUDENTI GRATIS IN AZIENDA Salvatore Cannavò

ALTRO CHE “TROPPE FERIE”: ECCO COSA C’È SOTTO L’ULTIMA USCITA DEL MINISTRO
Un apprendistato gratis oppure pagato al 10 % del dovuto. Per capire che quella del ministro Giuliano Poletti sulle vacanze scolastiche – “sono troppi tre mesi” – non è una boutade tra le tante, basta andarsi a leggere i testi dei provvedimenti legislativi in via di approvazione. Due, in particolare: il terzo decreto attuativo della legge delega chiamata Jobs Act, quello sulle “Tipologie contrattuali” e il disegno di legge che riforma la scuola. Se letti all’unisono i due documenti offrono un’idea molto precisa del rapporto tra scuola e lavoro immaginato dal governo Renzi e dell’obiettivo di far lavorare di più i giovani in età di studio, di pagarli meno, molto meno o, addirittura, di non pagarli per niente. NON SIAMO PROPRIO al ritorno a Oliver Twist ma, anche nei riferimenti immaginifici – “i miei figli scaricavano le cassette al mercato”, dice il ministro Poletti – si conferma che il progetto sociale dell’attuale governo è il ritorno alla stagione antecedente al 1970, alla conquista dello Statuto dei lavoratori ma anche alla stagione dei diritti sociali. Quando il ministro dice che “non si distruggerebbe” un ragazzino se invece “di stare a spasso per le strade della città va a fare 4 ore di lavoro”, dice qualcosa che ha già impostato sia nel Jobs Act che nel disegno di legge sulla Scuola. Il terzo decreto attuativo del Jobs Act, quello che deve ancora passare in Parlamento – e che è ancora nei cassetti del governo come se la fretta iniziale fosse esaurita – è finito sotto i riflettori soprattutto per la parte che riguarda la soppressione delle tipologie lavorative “precarie” (in realtà, solo i Co.co.pro., l’associazione in partecipazione e il job sharing). In quel testo, però, c’è un articolo, il 41, che introduce “l’apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale”. IL FINE È QUELLO di “coniugare la formazione sul lavoro effettuata in azienda con l’istruzione e formazione professionale svolta dalle istituzioni formative”, cioè gli enti di formazione. Questo apprendistato riguarda i giovani “che hanno compiuto i 15 anni di età” e la durata del contratto “è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire” e non può essere superiore ai tre anni oppure a quattro nel caso del diploma professionale. Per attivare la tipologia lavorativa, i datori di lavoro sottoscrivono un “protocollo” con l’istituzione formativa a cui lo studente è iscritto in base a uno schema definito da un decreto ministeriale che definisce anche il contenuto e “l’orario massimo del percorso scolastico che può essere svolta in apprendistato”. I profili sono poi regolati dalle regione. Ognuna delle quali ha stabilito livelli di formazione annua differente: sono 1.000 ore in Emilia Romagna, 990 in Piemonte, Toscana e Liguria ma scendono a 400 in Lombardia e Campania. Secondo il Jobs Act, la formazione esterna all’azienda “non può essere superiore al 60% dell’orario per il 2° anno e del 50 % per il 3° e 4° anno”. Quanto alla retribuzione, “per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa” il datore di lavoro “è esonerato da ogni obbligo retributivo”. Per quanto riguarda invece, le ore di formazione a carico del datore di lavoro, “è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10% di quella che gli sarebbe dovuta”. Trattandosi di un apprendista, si tratterebbe comunque di una retribuzione inferiore di almeno due livelli di categoria di quelli di un dipendente regolare. Nella legislazione vigente, per la qualifica e per il diploma professionale, si riconosce una retribuzione che tenga conto delle ore di lavoro effettivamente prestate nonché delle ore di formazione “almeno nella misura del 35% del relativo monte ore complessivo”. Il peggioramento è evidente. LO COMPLETA quanto previsto dal disegno di legge su “La buona scuola” dove, all’articolo 4, si parla di “Scuola, lavoro e territorio”. In questa sede si prevedono 400 ore di alternanza scuola-lavoro (200 per i licei) negli istituti tecnici. L’alternanza è prevista nei periodi di sospensione dell’attività didattica (Natale, Pasqua, estate) e viene inserita la possibilità dei contratti di apprendistato per la qualifica. Finora le sperimentazioni avviate non hanno funzionato. Anche per questo, nella Buona scuola, sono previsti 100 milioni per finanziare gli incentivi alle imprese. Studiare meno, lavorare tutti.
Il Fatto Quotidiano del 25/03/2015

POLETTI VUOLE USARE LE VACANZE SCOLASTICHE PER LAVORO MINORILE NON PAGATO

E’ vero che se si lavora gratis la produttività aumenta e allora Poletti ha questa bella idea: visto che il 40% dei giovani è disoccupato, facciamoli lavorare gratis! E allora perché non usare le vacanze scolastiche per lasciare alla svelta ‘la buona scuola’ e lavorare di bracci, ovviamente aggratis? Tanto la polverosa scuola sarà presto abbandonata, e dunque perché non cominciare a farlo subito?

Nota Furio Colombo che il Ministro del Lavoro non dovrebbe invadere il campo della scuola, che non gli compete, che non ci può venire a dire che i suoi figli da ragazzini scaricavano gratis frutta ai mercati generali, al più l’avranno raccolta nel giardino di casa e in cambio di una paghetta e che persino in USA si discute se dilazionare di un’ora l’ingresso a scuola, visto che i ragazzini hanno bisogno di dormire un’ora in più e nessuno si sognerebbe di trasformare le loro vacanze in una esperienza di lavoro non pagato. Non si capisce poi quale lezione dovrebbero imparare i ragazzini a scaricare frutta o a portare mattoni. E’ molto triste che l’unica cosa che viene in mente a questo strano Ministro del Lavoro sia di anticipare l’ingresso del lavoro ai ragazzini e senza pagarli, mentre sta distruggendo i diritti del lavoro degli adulti, che sono sempre peggio pagati! “Qualcuno spieghi a Poletti che in Italia non c’è un problema di ragazzini che in vacanza di annoiano, ma un problema di giovani che sono senza lavoro!”.

Il lettore Aldo Bombardi, che sembra molto più intelligente di Poletti, scrive di aver cominciato a lavorare in azienda a 14 anni, ma lo pagavano come apprendista e gli pagavano pure i contributi che servono alla pensione. “Ora l’ineffabile Ministro, dopo aver distrutto lo Statuto dei Lavoratori, vorrebbe far lavorare gli studenti gratis. Ma questo si chiama ‘sfruttamento minorile’. E gli schiavi erano trattati meglio perché almeno avevano vitto e alloggio.”

Ma dove andremo a finire con Ministri di questo genere? Il Terzo Mondo è sempre più vicino.
Le loro riforme sono in realtà controriforme tese solo a distruggere quei diritti e quelle tutele per cui milioni di uomini hanno combattuto per 150 anni.
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CRISI DELLA SINISTRA EUROPEA
ALESSANDRO GILIOLI

Nel 1974 il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, socialista, diceva che i profitti di oggi avrebbero costituito gli investimenti di domani e i posti di lavoro di dopodomani. Forse allora poteva essere vero. Nel 2015 invece i profitti di oggi costituiscono solo i dividendi di domani e la disoccupazione di dopodomani.
Peccato che la sx, in Europa, non se ne sia accorta.
E, non essendosene accorta, crede ancora in questo mercato, pensando che sia uguale a quello di 40 anni fa come strumento di emancipazione dalla povertà e dalla subalternità sociale, quando invece è diventato mezzo di concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi. Un fenomeno più evidente nel paese in cui è iniziato, cioè gli Stati Uniti: dove da 6 anni il 95 % della crescita viene confiscato dall’1 % di popolazione più ricca. Ma la stessa dinamica è presente ovunque, in Occidente: compresi gli Stati che avevano storicamente strumenti di welfare e di redistribuzione, gradualmente smantellati con le varie leggi sulla “flessibilità” e le privatizzazioni.
Le accuse qui sopra sono di Jack Dion, intellettuale e giornalista francese (“Le mépris du peuple”, il disprezzo del popolo, come l’oligarchia ha preso la società in ostaggio”).
È un libro che in Francia sta facendo parecchio discutere – specie dopo il recente crollo dei socialisti – e che anche in Italia potrebbe costituire utilissima lettura specie a chi parla di sx, ma non solo. La parola ‘sx’ è ormai la foglia di fico per nascondere le più mercatiste e liberiste delle politiche e – soprattutto – per celare appunto il disprezzo per il popolo, verso le persone che stanno in basso nella società.
«Quando i partiti che si succedono al potere si trasformano in strumenti di difesa dell’ordine stabilito, il popolo diventa un nemico, simboleggia un pericolo potenziale», dice Dion. Che conia il termine prolofobia per descriverli, questi socialisti alla Hollande o alla Strauss-Kahn. Prolofobia: paura e alterigia verso i proletari di oggi, divisi in mille lavori (o non lavori) diversi, intellettualmente incapaci di costituire un blocco sociale e progettuale, politicamente alla deriva tra l’astensione e (in Francia) il partito di LePen.
Ecco, LePen e il Fronte Nazionale. A cui nella propria prolofobia i partiti lasciano le masse degli esclusi e degli arrabbiati, ignorando i problemi concreti dei ceti impoveriti e limitandosi a reagire istericamente a ogni successo dell’estrema dx con la più scontata delle accuse, quella di populismo: cdx e csx «difendono gli stessi precetti, quelli del neoliberismo», e per occultare questa verità descrivono tutto ciò che sta fuori di loro come ‘populismo’, arma mediatica dell’establishment per delegittimare il popolo. Dion insiste sull’utilizzo truffaldino del termine pupulismo per indurre nell’immaginario la convinzione che non esista alcuna alternativa possibile al liberismo, per sancire il dogma secondo cui ogni possibile scarto rispetto ai binari dell’ortodossia neocapitalista sia pericoloso e “anti democratico”, quando invece ad aver annegato la democrazia sottomettendola all’élite economica sono stati proprio loro, e in un’Europa in cui ormai il primo partito vero è quasi ovunque l’astensione.
Dice Dion che «questa democrazia malata ha messo il popolo in quarantena e la rappresentanza in ibernazione» e intanto si impadronisce del linguaggio chiamando «riforme» quelle che sono invece controriforme regressive per concentrare le ricchezze e il potere nelle mani di pochi; ma anche diffondendo a piene mani una narrazione basata su competitività, flessibilità, liberalizzazioni e costo del lavoro – e mai nessuno che spenda una parola sul costo, invece, di questo estremismo del capitale. Eppure, un altro vocabolario è possibile, altre parole per ribaltare l’egemonia culturale che dura da almeno tre decenni: come oligarchia – ad es. – il vero tratto caratterizzante di quest’epoca, trasversale alla politica e al mondo del lavoro; oppure sovranità, sottratta sempre di più dalle mani dei cittadini e riservata alle élite che la esercitano. Anche attraverso un altro vocabolario, si può e si deve tendere verso un altro ordine delle cose: ordine politico, economico, ecologico, sociale, ideologico, morale, civico.
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Sembra che la norma del tutto incostituzionale sul Patriot Act che voleva infilare i servizi in tutti i nostri strumenti informatici sia stata ritirata
    Ci provano, sempre ci provano…
    e nelle cose che provano c’è un orrore supremo, c’è sempre il peggio del peggio
    come in quella leggina infilata da Renzi la vigilia di Natale per depenalizzare l’evasione fino al 3%
    Ma quando sono scoperti con le manine nella marmellata e fanno un passo indietro, ecco che arrivano i similrenzi a deprecare chi li aveva scoperti e denunciati, come se nel provare e riprovare a fare il peggio ci fosse dell’eccellenza che deve essere premiata!!
    “Ecco- gridano i piccoli cloni- quella norma sono stati bravi a ritirarla!!”
    Già, ma perché avevano provato a metterla?????

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — marzo 26, 2015 @ 1:47 pm | Rispondi


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