Nuovo Masada

marzo 12, 2015

MASADA n° 1631 12-3-2015 IL PUNTO PIU’ BASSO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:50 pm

(Botticelli. La voragine infernale)

MASADA n° 1631 12-3-2015 IL PUNTO PIU’ BASSO
Blog di Viviana Vivarelli

Il PD, quel gran figlio di Troika – Il suo crollo alla faccia dei sondaggi – Nel Cremlino di Matteo Renzi: obbedire e tacere – Siano maledetti! – Grecia contro Bruxelles – L’orribile riforma del Senato – Quell’opposizione interna che vota sempre sì – La grandissima truffa della Salerno/Reggio-Calabria- L’abbraccio di Renzi a Putin subito dopo l’assassinio di Nemtsov – Lo strapotere di Renzi – Reddito di cittadinanza – I numeri segreti degli stipendi dei giornalisti Rai – Berlusconi assolto per il caso Ruby

Cosa serve nella vita per essere felici?”. Risposta di un bambino: “Sognare
.
Si sopravvive di ciò che si riceve,
ma si vive di ciò che si dona
(C.G. Jung)

Mariangela Gualtieri

Enigma: io sono la mancanza – la mancanza che sono
– sono ciò da cui manco – sono tutta mancanza – e non
c’è nostalgia – neppure lontananza – essendo ciò che
manca – adesso e sempre – io.

Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle
ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a
bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale
che si mangia la luce.

.
Nome che stai al centro,
il tuo suono ciocca e s’imperla di voci
ma nessuna ti tiene, nessuna ti osa in
suoni, in lettera e in cifra. Nelle tue solitudini
di mai chiamato. Come tutto è assai strano.
A me sembra. Assai strano.
Ti piantóno, ti indago, mi avvicino in
millimetri. Ti ho nella voce
senza che esca in suono.

.
Ma se non ci fosse il cielo diurno o quello
stellante cielo se. Come bruchi
noi allora, come fiori schiacciati
nei libri.

.
Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo

è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni

d’amore nei libri.

MARIO LUZI

Tu che avevi in te il mio bene
cui ero andato incontro, ma poco,
camminando da solo
e inciampando nella mia ombra,

tu che me lo porti in dono
e non vuoi né congedo a occhi bassi dal passato
né abiura, né pentimento
e sorridi profonda
in me più di me stesso e risplendi,

non ti fermare sulla soglia:
nulla di degno posso darti in cambio,
entra, prendi possesso della casa,
nei muri, nelle fondamenta.


(Buco nero)

Cobra
Renzi, prima di diventare premier, diceva: “La disoccupazione al 12% e la disoccupazione giovanile al 40% sono dati non da crisi ma da catastrofe”.
Bene, ora dopo un anno col “treno Renzi” la disoccupazione è aumentata al 12,7%, la disoccupazione giovanile è aumentata al 42% e il debito pubblico e schizzato di altri 80 miliardi…
Se i dati di prima erano “da catastrofe”, quelli attuali come dovremmo definirli?
E quali sarebbero poi queste “riforme” di Renzi?
– I consiglieri regionali che si nominano da soli per fare i senatori con l’immunità parlamentare.
– Aumenti delle tasse su: regimi ai minimi, casse di previdenza, fondi pensione, rivalutazione TFR, rendite, gestione INPS…
– Blocco dei salari fino al 2020.
– Aumento dei pedaggi autostradali fino all’1,5%.
– Vendita di tutte le azienda pubbliche.
– Possibilità di licenziare, anche collettivamente, senza giusta causa….
La prima mi pare un favore alla casta, le altre le direttive che la Troika detta e che Renzi esegue. Di riforme non c’è traccia.
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Dati ANSA freschi freschi
Gli ultimi dati Istat segnano un 2014 in calo dello 0,4% e un quarto trimestre dell’anno che, dopo trimestri di contrazione, registra un andamento piatto. L’economia è rimasta uguale. Quando Renzi è diventato premier la disoccupazione era al 13%, il livello più alto dal 1977 (anni di piombo). La disoccupazione giovanile al 42,3% . Ora invece i due parametri sono calati al 12,9% e al 42%. Un cambiamento impercettibile. Certo a dicembre le statistiche Istat hanno registrato 100.000 nuovi occupati. Ma poi, grazie ai dati diffusi dalle Finanze sulle nuove partite Iva, si è scoperto che 70.000 erano nuovi
imprenditori: per loro da gennaio sarebbe cambiato il regime del ”minimi”, con un prelievo salito dal 5 al 15%. La pressione fiscale, che nel 2014 si è fermata al 43,3%, lo stesso livello dell’anno precedente, quest’anno salirà al 43,4% e poi al 43,6% nel 2016.
Gli 80 euro non hanno spinto i consumi proprio perché i cittadini hanno dovuto fronteggiare la Tasi (a giugno). Certo sono stati confermati anche nel 2015 e per gli anni a venire, ma la volontà di estendere il beneficio anche ai pensionati, agli incapienti e alle partite Iva è rimasta solo una promessa.
Non ci sono stati i tagli della ”spending review” e il commissario Carlo Cottarelli è stato rispedito a casa.
Insomma, al momento, i successi di un anno di governo non hanno prodotto grandi effetti. Il gallo ha cantato ma l’uovo non si è visto.


(Eclisse)

Terry Parma
Così ora il pedofilo pregiudicato di Arcore fa finta di fare un po’ la voce grossa dicendo che non vota le riforme (che non sono riforme ma azzeramento del limite minimo di democrazia) così il botolo arrogante spregiudicato di Rignano ha la scusa per lasciare immutato il conflitto di interessi, il falso in bilancio, il costo praticamente gratis delle frequenze televisive e l’impunibilità per chi evade fino 3% imponibile, la Rai lottizzata dai partiti e praticamente gestita da Mediaset, i termini di prescrizione come sono ora e tutte le altre belle PORCHERIE che tanto piacciono e servono al pregiudicato ed anche allo spregiudicato arrogante e a suo padre e a tutta la corte di corrotti ruffiani che girano loro intorno e bivaccano in parlamento da 40/60 anni alla faccia della rottamazione solo annunciata dal Botolo di Rignano.

(Ristorante 4 stagioni)

Riccardo Revilant
Grillo dice bene, non è cambiato nulla.
Prima c’erano la Lega e il pregiudicato di Arcore a far danni, ora c’è Renzi, sempre con il pregiudicato di Arcore e al prossimo giro magari ancora la Lega e ancora col pregiudicato. Insomma, una delle poche cose certe in questo paese è che chi governa deve essere il meno adatto a farlo per il bene del popolo ma il più adeguato per gli interessi PROPRI e DI PARTE.
Renzi è l’uomo di DESTRA che usa il PD come cavallo di Troia di sinistra…fa cose che la destra non avrebbe potuto fare e lascia il posto a chi dopo di lui continuerà la staffetta distruttiva. Renzi, l’uomo che praticamente dice di voler sentire tutti ma subito dopo assicura che tanto lui va per la sua strada, dice che non è un assolutista…la coerenza innanzitutto, vero ebetino? Renzi, l’uomo che è riuscito persino a superare Berlusconi a STRATOSFERICHE e promesse supercazzolate ora dice che rimanda al popolo…! E’ tutto tra il grottesco e il ridicolo, una farsa che pare far contenti tanti elettori ma che alla fine genererà solo sofferenza e disperazione.
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Viviana
Si vede che sono buone riforme conservare il falso in bilancio, depenalizzare l’autoriciclaggio e la frode fiscale, regalare 16 miliardi ai grandi evasori, limitare le intercettazioni, fare a pezzi i diritti del lavoro e tagliare la sovranità popolare!!!! Ormai siamo al neofascismo d’Italia
Il fascismo di Renzi, il fascismo di Berlusconi, il fascismo di Salvini .
E hanno dietro il fascismo della Troika, quello della Pd e quello di CasaPound.
E’ un triumvirato nero. Per la gioia di fascisti d’Italia. La restaurazione del regime per metterlo in tasca agli Italiani perbene.

CROLLO DEL PD ALLA FACCIA DEI SONDAGGI

A Bologna il PCI aveva 120.000 tesserati. Ora Bologna è sotto la media regionale. In ‘tutta’ l’Emilia i tesserati sono scesi a 60.000, il Pd bolognese arriva a stento al 76% (e la cosa più comica è che si sono eletti un cuperliano, cioè uno che è contro Renzi.
A livello nazionale il Pd ha perso la bellezza di 400.000 tesserati! Nel 2013 ne aveva 539.354, ora è sceso sotto i 100.000.
Dove sarebbe la tenuta popolare di cui cianciano i sondaggi??
Bersani disse: “Senza tesserati non esiste partito”. Bene, ci spieghi Bersani, il Pd con Renzi si sta dunque avviando ad una progressiva e solitaria AUTODISTRUZIONE?
Istituto Cattaneo: in valori assoluti il Pd in Emilia-Romagna lascia sul campo la metà dei voti ottenuti alle ultime europee e un terzo dei consensi incassato alle regionali del 2010. In Calabria il Pd ha perso molti consensi rispetto alle europee del 2014 (-82.711), Pari a un terzo in meno dei consensi ricevuti dal partito Renzi lo scorso giugno
(-30,9%). In Emilia-Romagna la perdita di voti da parte del Pd è stata ancora più netta, con 667.283 voti smarriti rispetto alle europee (-55,9%) e 322.504 consensi andati in fumo rispetto alle regionali del 2010 (-37,6%).
Parlare di consenso in queste condizioni è da delirio. E questi dati sconfessano anche platealmente i sondaggi farlocchi commissionati dagli stessi partiti che ne vogliono beneficiare e pagati per dare indici del tutto falsi. Basta pensare che Renzi secondo i sondaggi avrebbe lo stesso consenso che davano prima a Monti e abbiamo visto poi alle elezioni Monti dove è andato a finire.
Il Pd è il partito maggioritario non certo per i voti degli Italiani ma solo grazie alla truffa del porcellum che ha regalato al Pd ben 148 seggi grazie a una manciata di voti all’estero. E se si pensa che nel voto nazionale il M5S aveva addirittura preso 44.000 voti in più del Pd, l’abnormità del sistema elettorale balza agli occhi come un insulto alla democrazia.

Alessandro
Sintomatico dei metodi dittatoriali ed autoritari di Renzi è il ripercorrere il modo con il quale è stata votata, il 24 dicembre, la legge finanziaria, che per sua natura è una legge complessa e fondamentale per il Paese, e richiederebbe un tempo congruo di due settimane per verificarla e capirla. E’ stata portata al voto al Senato senza il testo scritto. Richiesto dal M5S, il cartaceo della legge finanziaria è stato portato in aula alle due di notte con un testo incompleto e pieno di errori e in solo due ore è stata votata senza il tempo di leggere, capire, verificare, discutere. E, con il 33° voto di fiducia in solo 11 mesi. Il Parlamento è esautorato di una sua prerogativa, che è quella di discutere le leggi e non solo di votarle. Una riunione di condominio dura di più! Renzi non è che è veloce, è che, con l’alibi di una fretta sospetta, dittatorialmente, ci fa il “pacco”.

Rudolf
Ma é possibile che nessuno abbia colto i “pericoli” della globalizzazione, che avrebbe portato alla precarizzazione? É possibile che quell’idiota di Prodi non sapesse che l’ingresso nell’euro avrebbe dimezzato nell’arco di appena due anni il potere d’acquisto degli italioti? Nessuno ha capito che il Bonanni della CISL era complice di Confindustria e ha svenduto pian piano i lavoratori? Il disegno europeo di precarizzazione e riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori e della classe media, non era già in atto ancora prima della crisi del 2008? E possibile che nessuno sia riuscito a farsi un quadro completo e lo abbia denunciato? A chi conveniva e conviene questo impoverimento attuato scientificamente e di cui la cavia principale é la Grecia? Se é vero che esiste il Bilderberg e il vero potere economico sta nelle mani di una decina di esseri pseudo-umani, dove stanno i loro vantaggi nell’aver seminato la disperazione in Europa, cosa si nasconde dietro a questi ultra-ricchi e potenti, la solita anaffettività, l’anoressia sentimentale, il narcisismo patologico, l’egotismo, il sadismo, il cinismo? Tutti danno per scontato che i soldi non procurano felicitá, ma uno studio sul limite massimo di ricchezza e potere che un umano, può psicologicamente sostenere, senza dover diventare necessariamente anaffettivo, cinico, spudorato, “lupo fra lupi” esiste? É possibile che il pianeta sia nelle mani di dieci casi psichiatrici, che giocano con l’umanità come ad una partita di Risiko, e veramente non si possa fare assolutamente nulla, prima che i loro lacchè alla bimbominchia e psicopedonani, Merkel, Putin, portino l’Europa al collasso totale, alla miseria più nera, all’odio razziale? Cosa vogliono questi dieci? La terza guerra mondiale, per potersi arricchire ancora di più? Se é vero che questi non sono più di una decina, insomma il loro disegno non dovrebbe essere cosi incomprensibile!

PANSA. NEL CREMLINO DI MATTEO RENZI OBBEDIRE O TACERE

«Sai che cosa mi ricorda Palazzo Chigi? Il Cremlino» dice un vecchio collega che ha fatto per parecchio tempo il corrispondente dall’Unione sovietica. La sua sicurezza mi sorprende: «Perché il Cremlino?». Lui risponde: «Per molti motivi. Il primo è che nessuno conosce davvero che cosa accada in quel palazzo. Quali sono gli obiettivi di chi ci lavora? Che intendono fare dell’Italia e del potere che hanno raccolto per strada, grazie a un insieme di circostanze oscure e senza essere eletti da nessuno? Ma la ragione più forte è un’altra. Come nel vero Cremlino, la fortezza di molti leader sovietici e oggi di Vladimr Putin, anche quello di largo Chigi è abitato da una persona sola che sta diventando sempre più potente».
La persona sola è Matteo Renzi, il nostro premier. Non esiste ancora un’analisi spassionata del leader fiorentino. Tuttavia qualche elemento del suo identikit lo conosciamo. Ha un alto concetto di sé. L’autostima non ha incertezze. È tutto preso dalla propria volontà e intelligenza. Non assomiglia a nessuno dei leader della Prima Repubblica. Neppure Alcide De Gasperi o Palmiro Togliatti erano come lui. Soltanto Amintore Fanfani, un altro toscano, ma di Arezzo, presentava gli stessi difetti: l’arroganza, il fastidio sprezzante per le lungaggini del Parlamento, la convinzione di essere il meglio del meglio. Era sicuro di vincere sempre. Poi incontrò la disfatta nel referendum contro il divorzio. Matteo rifletta.
Renzi si presenta come il sindaco d’Italia. Ma non ha nulla di chi si accolla la difficoltà di lavorare per i cittadini. Lui lavora per se stesso. Matteo è il centro della vita di Matteo. È un logorroico, capace di pronunciare un’infinita quantità di parole. Si sente un gigante tra i nani. È un cinico senza limiti, lo ha dimostrato nella conquista volpina di Palazzo Chigi, attuata con l’assassinio politico di un premier del suo stesso partito. È un campione della promessa.
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SIANO MALEDETTI!
Mariapia Caporuscio

Siano maledetti i capi di Stato che permettono a questo degenerato capitalismo di portare alla morte civile nazioni che avevano raggiunto la civiltà dopo guerre, rivoluzioni e secoli di storia.
Siano maledetti i capitalisti colpevoli della morte di milioni di esseri umani sterminati per fame in tutto il pianeta e solo per coprire d’oro i loro putridi cazzi.
Siano maledette le multinazionali che per guadagni promuovono guerre per svuotare gli arsenali di armi distruttive e riempirli di nuovo.
Siano maledetti gli organi dell’informazione al servizio di questi assassini, invece che informare e aiutare a difendersi le popolazioni.
Siano maledetti i politici che si prestano all’uccisione dei propri fratelli e della nazione per assicurarsi la benevolenza di questi mostri.
Siano maledetti gli economisti idioti che condividono approvando queste politiche assassine.
Siano maledetti i promotori di questa globalizzazione lebbrosa che rende più poveri i poveri e più ricchi i ricchi.
Siano maledetti i manager che distruggono il lavoro per creare schiavi da offrire alla mannaia dei capitalisti.
Siano maledetti coloro che chiamano “modernità” questo feroce ritorno all’età della pietra.
Siano maledetti gli inventori degli OGM che sterilizzano la terra violentando la natura.
Siano maledetti tutti coloro che per interesse vendono la vita dei fratelli a questi moderni boia.
Questo ritorno al passato che questi assassini si ostinano a chiamare “progresso” stanno decretando la fine del pianeta della vita. Quest’orda di mostri che come una ragnatela, sta avvolgendo il nostro pianeta, deve essere fermata.
Quello che stanno prospettando è una realtà allucinante, una violenza fatta di sfruttamento estremo, di paghe da fame, di ricatti, di abusi. Stanno facendo della vita un viaggio allucinante, per davvero una corsa verso la morte.
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In un anno, a conti fatti, Renzi ha aumentato di 3 miliardi le tasse degli Italiani
e ora taglierà 2 miliardi alle sanità
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GRECIA CONTRO BRUXELLES

Mentre il ministro greco dell’economia Varoufakis era a Bruxelles e sembrava accettare tutte le condizioni della Troika, Tsipras incaricava una Task force di esperti internazionali per preparare l’uscita della Grecia dall’euro.
Tsipras sa che sotto le ricette della Troika la Grecia non si risolleverà mai più e che occorre che la Grecia riprenda la propria sovranità e sta preparando come fosse un piano militare la via di fuga dal cappio dell’euro e dal commissariamento che la Troika sta esercitando sul suo paese. Occorre che la Grecia esca dall’euro e torni alla dracma. A tal fine sono stati convocati economisti greci e di altri paesi per predisporre dei “protocolli operativi” in caso di uscita dall’Unione monetaria europea.
Si tratta di indicare cosa prevedere con decreti urgenti per rendere l’operazione meno traumatica possibile ed esporre la popolazione e l’economia greca ai minori disagi possibili.
I consulenti si sono offerti di lavorare gratis e dovranno valutare se uscire solo dall’euro o dalla stessa Ue. Il tempo è breve. Fra meno di 4 mesi scadono le “concessioni” elargite dalla Troika. Occorre uscire dall’euro e riappropriarsi di tutti gli strumenti economici espropriati dai vincoli esterni dei Trattati. La Grecia potrebbe chiedere degli indennizzi in sede giudiziaria internazionale per essere risarcita dai danni di chi ha preteso il disastro economico del paese! E occorre trovare aiuti da Paesi terzi (USA o URSS) per controbattere le sicure “ritorsioni” dell’UE.
Tsipras è disposto a tutto per garantire un futuro migliore e dignitoso al suo popolo.
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Berluscameno
Ma è mai possibile che un Capo di Governo di uno stato UE non conosca gli effetti prodotti da una politica monetaria “folle” che il Popolo del suo Paese dovrebbe essere tenuto a sopportare ?
L’euro è stata una cattiva idea fin dall’inizio, l’Europa può ammetterlo, finalmente?
La sopravvivenza dell’euro nel contesto delle eterogenee preferenze nazionali ha provocato una lunga recessione, con elevata disoccupazione e il deterioramento del tenore di vita in alcuni paesi, un debito pubblico ingestibile e un’opinione pubblica sempre più euro scettica.
La Grecia ha visto la sua economia contrarsi dal 2008 al 2013.
L’Italia ha sperimentato una doppia recessione e 14 trimestri consecutivi di crescita negativa dal 2011.
Entrambi i paesi hanno alti livelli di disoccupazione: 25% in Grecia e 12,6% in Italia.
E non si vede la fine. I problemi vengono rattoppati, ma non risolti.
Per es., la questione di come affrontare livelli di debito pubblico molto alto alla luce delle rigidità strutturali e dei vincoli istituzionali dell’area valutaria — tra cui il divieto di monetizzare il debito a livello di eurozona — continuerà a minacciare la sopravvivenza del progetto-euro, mettendone in pericolo la stabilità finanziaria e la fattibilità politica.
L’unica strada proposta ai paesi fortemente indebitati come Grecia e Italia sembra essere più o meno la continuazione della stessa ricetta:
ridurre gli stipendi, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro e “attuare riforme dal lato dell’offerta”, come le privatizzazioni e la riduzione del settore pubblico.
Questa proposta affronta correttamente la rigidità di un sistema a tasso di cambio fisso come l’Unione Monetaria Europea e punta a migliorare la produttività.
Ma ignora le considerazioni politiche, come ad es. “quanta altra austerità siano disposti a sopportare gli elettori”.
All’ interno del sistema attuale, gli Stati membri sono bloccati in un regime di cambi fissi, che riflettono il tasso di conversione delle monete nazionali in euro.
“Non si può più utilizzare il tasso di cambio come uno strumento per rendere più competitive le esportazioni e riequilibrare l’economia interna”. Così, nel breve periodo, un paese può raggiungere la competitività solo tagliando i salari e riducendo i costi della manodopera. Fin dall’ inizio dell’euro-crisi, un dibattito limitato e il punto di vista prevalente dei paesi economicamente e politicamente più forti (la Germania) hanno trasformato “un’unione valutaria già ingessata dalla fissazione dei tassi di cambio, in un sistema punitivo”. Le pressioni deflazionistiche, come nel caso della periferia dell’Eurozona, rendono ancora più difficile ridurre il rapporto debito pubblico – PIL.
Il progetto-euro non è il primo caso di fissazione del tasso di cambio che ha costretto i paesi ad aggiustamenti attraverso una deflazione inutile e dolorosa. Prima della prima guerra mondiale e brevemente in seguito, l’economia globale ha funzionato con il “gold standard”, che funzionava globalmente allo stesso modo in cui l’euro funziona all interno dei 19 paesi che lo utilizzano come loro valuta.
A causa della “Grande Depressione”, i paesi non poterono più far fronte alle riduzioni dei prezzi e dei salari necessari per mantenere la competitività, e cominciarono a uscire dal gold standard. La Gran Bretagna se ne andò nel 1931, quando divenne chiaro che il tasso di cambio della sterlina era troppo alto e stava facendo aumentare la disoccupazione. Questa opzione non è possibile per gli Stati membri dell’eurozona.
“Essi sono vincolati da obblighi di trattato e non hanno più le proprie valute” — a meno che siano disposti a seguire la strada disordinata di una rottura dell’euro, qualcosa che perfino il governo radicale di Atene dice di non voler fare. Ma le sofferenze dell’austerità hanno alzato il livello del problema e reso meno accettabili le politiche deflazionistiche in paesi democratici. Questo si riflette nel dibattito che si è sempre più polarizzato tra partiti pro e anti-euro, e tra quelli pro e anti-Germania.
L’Unione Monetaria Europea è un progetto politico costruito sul “presupposto impossibile” che una moneta unica — e un mercato unico — possano trascendere gli interessi nazionali e la politica interna. La storia degli ultimi cinque anni dimostra il costo di queste asserzioni.
Ci si chiede se mantenere in vita l’euro facendo “qualsiasi cosa necessaria” sia la via giusta, soprattutto se questo compromette”il benessere di alcuni Stati membri e rischia di minarne la democrazia”.
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Armando Di Napoli

Spavalda ipocrisia scivoli
nelle tasche dell’arroganza
ancora l’egoista spiuma le ali della decadenza
di ogni contrabbando creando illusioni
nel vergognoso ricatto disumano

non ci resta che scongelare i rancori
nei fiumi teporosi dove scorre misericordia
arrestando ogni flusso malefico della mercificazione
i bambini tremanti non hanno nessun scialle per proteggersi
da questa infame pioggia che cade senza rispetto…

(Van Gogh)

DAL DIRE NO AL VOTARE NO (brani)
Travaglio

Il nuovo Senato invece è una pessima idea. Illustri costituzionalisti lo hanno definito una “svolta autoritaria”.
Un pugno di capi-partito continueranno a nominarsi due terzi dei deputati a propria immagine e somiglianza (con i capilista bloccati per la Camera).
Anziché abolire, come promesso, il Senato, lo si mantiene con poteri decorativi e organici ridotti a un terzo, e si abolisce l’elezione dei senatori, che saranno anch’essi nominati dalla Casta (5 dal capo dello Stato e 95 dalle Regioni, di cui 74 consiglieri regionali e 21 sindaci) e per giunta blindati con l’immunità-impunità.
Il Parlamento diventerà lo zerbino di un premier-padrone, “uomo solo al comando” senza controlli né contrappesi, con una maggioranza spropositata su un solo partito (premio alle liste, anziché alle coalizioni) che gli permetterà di scegliersi personalmente, oltre ai parlamentari, anche un presidente della Repubblica ad personam e parti significative della Corte costituzionale, del Csm e della Rai, mortificando le opposizioni, indebolendo i poteri di controllo e influenzando la magistratura e l’informazione. Questo cocktail obbrobrioso veniva giustificato con la lealtà al Patto del Nazareno con B.: ma, se è vero – come dicono tutti – che quel patto è saltato, non c’è alcun motivo di perseverare a rispettarlo. Basterebbe azzerare l’Italicum e tornare al Mattarellum (o, meglio ancora, copiare il sistema francese a doppio turno); e, quanto alla Costituzione, diversificare i ruoli delle due Camere, lasciandole elettive e dimezzando il numero e lo stipendio dei parlamentari.
Invece Renzi tira diritto da solo, non si sa se più per puntiglio o per vocazione padronale, per conficcare l’obbrobrio a viva forza e a tappe forzate nella nostra Costituzione, scardinandone i principi fondamentali pur senza formalmente modificarli, e stravolgendone lo spirito trasformando una democrazia orizzontale, partecipata e bilanciata in un regimetto verticale, centralizzato, castale e dunque autoritario che infesterà la vita pubblica per chissà quanti anni. ….I 5Stelle e Sel hanno sempre votato contro la riforma costituzionale. La Lega le ha prima prestato il suo Calderoli come relatore al Senato ma ora annuncia voto contrario. Poi c’è FI o quel che ne resta: B., per i motivi inconfessabili che animano ogni sua decisione, ha comunicato il suo No dopo aver partecipato al Nazareno alla stesura originaria, con Verdini e la Boschi, e averla poi fatta approvare l’estate scorsa a Palazzo Madama. Se mai oggi riuscisse a controllare il suo partito, del che è lecito dubitare, si ritroverebbe a salvare per la seconda volta la tanto detestata Costituzione (la prima fu nel 1998, quando fece saltare il tavolo della Bicamerale D’Alema). Ma tutti questi No non bastano: sono indispensabili anche quelli della minoranza del Pd, vista anche la transumanza in direzione governativa degli “ex grillini” voltagabbana: “cittadini” eletti al grido di “vaffa al Pdl e al Pdmenoelle” che fino a un anno fa, prima di andarsene o essere espulsi, combattevano le “riforme” renziane con parole di fuoco e gesti eclatanti, dopodiché giurarono che si sarebbero dimessi da parlamentari, salvo poi restare a pie’ fermo con tutte le diarie e le indennità, e ora mendicano poltrone ministeriali e di sottogoverno in cambio dell’atterraggio morbido a corte. I Bersani, i Cuperlo, i Fassina vogliono continuare a combattere la svolta autoritaria nei convegni, nei talk show e nelle interviste ai giornali, per poi votare ogni schifezza in Parlamento? Oppure intendono riappropriarsi finalmente dell’art. 67 della Costituzione (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”) per difenderla tutta intera? Perché è per difenderla, non per demolirla, che furono votati due anni fa. Renzi, mai eletto da nessuno se non per fare il sindaco di Firenze, degli elettori può tranquillamente infischiarsene: loro no. Un giorno saranno chiamati a rispondere del loro voto di oggi.

IL SANGUE DEI FINTI
Marco Travaglio

La scena penosa di centinaia di deputati che approvano per viltà la controriforma costituzionale Boschi-Verdini pur giudicandola sbagliata e pericolosa resterà a lungo negli annali delle vergogne parlamentari. Per trovare l’ultimo precedente (di una lunga serie) bisogna risalire al 5 aprile 2011, quando la Camera approvò la mozione Paniz su Ruby nipote di Mubarak. Ma allora la maggioranza era di cdx e il suo voto ebbe l’unica conseguenza di coprire vieppiù di ridicolo l’Italia. Questa volta invece il Pd e il Ncd mette la seconda pietra tombale (su quattro) sulla Costituzione, fino a stravolgerne la forma repubblicana. E lo fa sotto il ricatto di un premier mai eletto, su un progetto costituzionale mai sottoposto agli elettori, ma nato nelle segrete stanze del Nazareno in base a un misterioso patto privato con un pregiudicato. Il quale s’è poi sfilato in extremis, lasciandolo votare da due soli partiti, che alle ultime elezioni non superarono il 30% dei voti…Ma sono padroni della Camera grazie a un premio di maggioranza dichiarato illegittimo dalla Consulta. Eppure nemmeno quei numeri estrogenati sarebbero bastati a far passare la schiforma, se il premier non avesse minacciato i deputati esplicitamente di tornare a votare e implicitamente di escludere i dissenzienti dalle liste, per imporre una riforma di squisita competenza parlamentare: quella che cambia la Costituzione per ingigantire i poteri del governo a scapito di tutti gli organi di controllo. Cioè Parlamento, Consulta, Quirinale, magistratura, informazione e cittadinanza attiva. Renzi, bontà sua, annuncia il referendum come una gentile concessione e non un obbligo costituzionale. I pigolii e i balbettii della cosiddetta minoranza Pd, buona a nulla ma capace di tutto, aggiungono un tocco di surrealismo alla tragicommedia. L’impavido Bersani: “Se non ci saranno modifiche né alla legge elettorale, né al ddl costituzionale, d’ora in poi non voterò più a favore, perché nel caso del referendum vorrò stare dalla parte dei cittadini. Non c’è più il Nazareno: il paradosso è che dobbiamo rispettare un Patto che non c’è più”. I temibili Bindi, Cuperlo e D’Attorre: “Questo è il nostro ultimo atto di responsabilità”. L’avevano detto tante altre volte. Ma la loro ultima volta è sempre la penultima. La loro responsabilità, trattandosi della Costituzione e non di un regolamento condominiale, è un ossimoro. E i loro ultimatum (“se il governo rifiutasse di riaprire il confronto sulle ipotesi di miglioramento avanzate da più parti, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità: ci riserviamo fin d’ora la nostra autonomia di giudizio e azione”) sono penultimatum. L’opposizione è rinviata a data da destinarsi. Del resto, se davvero pensano – come scrivono – che “col ddl Boschi siamo davanti a uno slittamento del potere legislativo dal Parlamento all’esecutivo… in assenza di contrappesi necessari e con una spinta verso un presidenzialismo di fatto che non ha corrispettivi nel resto d’Europa”, perché mai hanno votato sì? Anziché far pesare il loro voto senza vincolo di mandato, tradiscono la Costituzione e i loro elettori, poi brandiscono pistole a salve e fuciletti a tappo: le “modifiche alla riforma costituzionale” che fingono di invocare e che la Boschi finge di assecondare (“è giusto anche approfondire ulteriori elementi, avremo occasioni nelle riunioni del partito per confrontarci”) sono parole vuote: dalla terza lettura non ci sarà quasi più spazio per gli emendamenti, si voterà sì o no in blocco. L’ultima chance di fermare la deriva autoritaria era quella di ieri, e se la sono fumata come tutte le altre. Hanno fatto mille distinguo, hanno espresso terribili sofferenze, hanno fatto le faccette malmostose, hanno avvertito “tenetemi, sennò faccio un macello”, qualcuno ha votato su un piede solo, e alla fine sono scattati sull’attenti, come sempre, davanti al nuovo padrone d’Italia. Sono come il ragionier Ugo Fantozzi che, pestato a sangue da una gang di teppisti che gli sventrano pure la Bianchina, fra un ceffone e una testata, esala: “Badi, signore, che se osa ancora alzare la voce con me…”. Poi perde i sensi. Ps. Danilo Toninelli dei 5Stelle ha letto in aula il discorso di un deputato datato 20 ottobre 2005: “Oggi voi del governo della maggioranza vi state facendo la vostra Costituzione, avete escluso di discutere con l’opposizione, siete andati avanti solo per non far cadere il governo, ma le istituzioni sono di tutti, della maggioranza e dell’opposizione”. Quel deputato era Sergio Mattarella. Ci è rimasto soltanto lui, volendo.

UNA SPLENDIDA CINQUANTENNE
Marco Travaglio

L’autostrada (si fa per dire) A3 Salerno-Reggio Calabria, chiusa nei giorni scorsi dopo gli ultimi crolli e la morte di un operaio rumeno isolando mezza Calabria, ha compiuto 50 anni l’anno scorso, insieme a Monica Bellucci, Sabrina Ferilli, Isabella Ferrari, Michelle Obama e qualcun altro. Iniziata nel 1964, fu completata nel 1974, al ritmo di 40 km l’anno e al costo di 5,6 milioni di euro di oggi al km (contro i 4 che erano bastati per l’Autosole). All’inaugurazione si scoprì che, più che un’autostrada, era una statale di 443 km (altri la definirono “il corpo di reato più lungo d’Italia”): sia per le uscite ogni 9, sia per le due corsie per ciascun senso di marcia, per giunta molto strette e senza quella di emergenza.
Così, come raccontano Stella e Rizzo ne La Deriva, “poco più di un decennio dopo l’inaugurazione, il governo Craxi doveva già stanziare mille miliardi di lire per sistemare un mucchio di opere incompiute e correggere errori progettuali. Era solo l’inizio di un tormentone infinito”. Da allora di anni ne sono trascorsi altri 30, si sono susseguiti i governi Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi-1, D’Alema, Amato, Berlusconi-2, Prodi-2, Berlusconi-3, Monti, Letta e Renzi. E i cantieri sono sempre aperti, o chiusi per camorra (primo tratto) o per ‘ndrangheta (secondo tratto) o per tangenti ai politici (tutti i tratti) o per fallimento delle imprese, che poi è la stessa cosa. Con incidenti da record, d’auto e sul lavoro. Con le macchine che, quando riescono a correre e non sono bloccate negli ingorghi, fanno lo slalom fra i birilli.
Eppure non c’è ministro delle Infrastrutture, dal 1985 a oggi, che non abbia annunciato il completamento dell’A3 “fra un anno”, al massimo “fra due”. Nel 1997 i ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paolo Costa e Claudio Burlando, promettevano giulivi la fine dei lavori “nel 2003”. Buonanotte. Nel 2001 arrivò Pietro Lunardi, l’uomo del fare: “L’autostrada sarà pronta nel 2004-2005”. Nel 2002 aveva già cambiato idea: “Per i lavori ancora in fase di progettazione o affidamento il completamento previsto entro il 2006”. Nel 2005, quando doveva mancare davvero poco, sparò: “I lavori saranno conclusi nel 2009”. Balle. Ma ecco Monti, col superministro Corrado Passera, altro uomo del fare. Ma soprattutto del dire: “Metto la faccia in tanti posti, la metto anche qui. Dobbiamo assicurarci che entro la fine del 2013 tutti i cantieri della Salerno-Reggio siano completati. Il governo segue i lavori mese per mese perché questo accada” (2012). Certo, come no. Intanto il conto dei costi saliva: almeno quanto la saliva dei giornalisti al seguito, sempre pronti a rilanciare le balle dei ministri. Non è il caso di Stella e Rizzo: “Nel 1987 la Salerno-Reggio poteva essere sistemata con 983 milioni di euro. Dieci anni più tardi la cifra si era già impennata a 4 miliardi. All’inizio del Terzo Millennio, mentre la Fillea Cgil denunciava che di quel passo i lavori sarebbero finiti nel 2040, stavamo a quasi 7. E su, su, su fino alla stima attuale: 9 miliardi. Cioè 52 euro per ogni cittadino. Fate i conti: 20 milioni abbondanti a km. Vale a dire che per sistemare l’autostrada si spenderà quasi quattro volte di più che per costruirla”. Il tutto per produrre, quando e se mai sarà finita, una ciofeca: “Dei 443 km, solo i primi 53 saranno a tre corsie più quella d’emergenza. Gli altri 390 rimarranno a due corsie, come oggi. Nonostante sia percorsa da tremila tir al giorno”. Ora c’è Renzi, che naturalmente non ha colpe in questo mezzo secolo di vergogna. E, siccome è anche furbo, non azzarda nuove date di scadenza. Si limita ad annunciare fantomatici “sblocca-Italia” che sbloccano solo cemento inutile, invece di bloccarlo e di completare le opere utili. Oltre all’A3, ci sarebbe fra l’altro la Metropolitana C di Roma, iniziata nel 2007 e ancora ridotta a un gruviera pieno di buchi, immortalato da una memorabile scritta anonima: “Ma la state scavando o la state cercando?” Molto meglio delle battute del premier sulla Salerno-Reggio: “È costata più della sonda spaziale Curiosity, ma c’è una differenza: la sonda è andata nello Spazio invece la Salerno-Reggio no… La sonda l’ha creata la Nasa e l’autostrada l’Anas, che è tutt’altra cosa”. Infatti all’Anas c’è il solito Pietro Ciucci, il terzo bronzo di Riace ma un po’ meno bello degli altri due, che ancora l’anno scorso osò dire restando serio: “La nuova Salerno-Reggio non è l’autostrada della vergogna, ma è il più grande progetto economico-finanziario infrastrutturale italiano e costituisce un motivo di vanto e di orgoglio per il nostro Paese”. L’ambulanza della neurodeliri tentò di raggiungerlo fra un cantiere e l’altro dell’autostrada, ma non arrivò mai a destinazione: la stanno ancora cercando.

PUTINIERI
Marco Travaglio

Dopo la visita del presidente del Consiglio a Mosca, dove ha omaggiato Putin, ha vietato le domande dei giornalisti in conferenza stampa, non ha detto una parola sui diritti civili e umani, anzi ha fatto il piazzista degli interessi privati di un gruppo di imprenditori italiani e ha criticato le sanzioni economiche alla Russia, beandosi infine della definizione putiniana sull’Italia “partner privilegiato”, esplode finalmente la rivolta dei ministri e degli altri leader del Pd e della maggioranza. Durissima col capo del governo la vicesegretaria Debora Serracchiani: “Il legame privato tra lui e Putin ha caratteri tali da imbarazzare qualsiasi cancelleria europea. È lecito ritenere che gli interessi nazionali possano essere messi a rischio… Il nostro Paese non ha davvero bisogno di ingrossare i dossier dei Servizi russi con le stravaganze di questo presidente del Consiglio… E comunque, nonostante tutti gli sforzi che sta facendo per assomigliare al suo amico Putin, si tolga dalla testa di tappare la bocca alla stampa, italiana o estera”. “Il governo italiano non può pensare che il suo ruolo si risolva nel coltivare un rapporto tra il premier e Putin”, rincara Fassino. Casini invita il premier a lavorare con l’Europa “con maggiore intransigenza verso la Russia e maggiore sintonia nei confronti degli Stati Uniti” e conclude severo: “Mi piacerebbe un presidente del Consiglio che avesse la dignità di porre il problema delle minacce russe agli Stati vicini, come ha fatto il governo francese”. “La frequenza dei suoi viaggi in Russia – insiste il capogruppo al Senato Luigi Zanda – e il confronto con le sue rarefatte visite negli Usa (mai nello stesso periodo) è inquietante… Solo una condizione di estrema ricattabilità personale e politica può spiegare gli ‘speciali’ rapporti con Putin”. “Purtroppo – denuncia Bersani – l’Italia è stata sorpresa con il governo nel punto più basso dal dopoguerra ad oggi del suo prestigio, privilegiando relazioni speciali solo con Putin… solo per far vedere il nostro premier nei principali tg”. L’intero gruppo del Pd al Senato lancia un accorato appello al capo del governo: “Renda trasparenti tutte le sue relazioni internazionali. C’è un impasto di ridicolo e di superficialità che peserà per molti anni sulla immagine internazionale del nostro Paese. Le relazioni tra l’Italia e la Russia sono molto importanti. Ma essere considerato il ‘portavoce di Putin’ è cosa diversa da ‘amico’ di Putin. Presuppone un rapporto di dipendenza. È una definizione grave che evoca il tradimento degli interessi dell’Italia e dell’Europa”.
“C’è – spiega Zanda – un continuo autoattribuirsi da parte sua il ruolo inesistente e sgradito di mediatore tra Stati Uniti e Russia, con posizioni personali volte a compiacere gli interessi russi. E poi, mai una protesta per i giornalisti russi e i loro avvocati uccisi o arrestati e per aver cercato la verità. Nessuna protesta per Anna Politkovskaja o per la deportazione politica in un carcere siberiano di Mikhail Khodorkovsky. Perché non ha mai discusso in Parlamento queste sue posizioni? Per amicizia disinteressata con Putin? Gli Stati Uniti ritengono che sia in gioco l’interesse strategico della sicurezza europea e che il rapporto del nostro premier con Putin… sia funzionale a una politica energetica a favore di Gazprom. Il Pd gli chiede chiarezza sulle sue relazioni internazionali. È necessario escludere, senza che resti alcun dubbio, che la politica estera italiana sia stata forzata a favore di interessi personali del presidente del Consiglio”. Tagliente il vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli: “L’agenda dei rapporti tra Berlusconi e Putin si riempie di inquietanti sospetti… Emerge la necessità di conoscere la ragnatela di interessi del premier, anche per tranquillizzare i nostri partner europei impegnati sulle questioni energetiche in un confronto anche aspro con il governo russo”. Ma riecco Fassino, alzo zero: “Soltanto l’ossessiva e smisurata megalomania che lo accompagna può far credere al presidente del Consiglio di essere un attore della scena internazionale. Non ce n’è uno che lo pensi in Europa e nel mondo. La verità è che con lui l’Italia è purtroppo ai margini in Europa e nel mondo, con grave danno per l’immagine e gli interessi del Paese”. “Non ci interessa sapere – argomenta lo scatenato Zanda – come il nostro capo del governo ha intenzione di festeggiare il suo amico Vladimir Putin. Ma se il presidente del Consiglio italiano va in visita dal primo ministro russo per trattare ‘temi seri’ ha il dovere, al suo ritorno, di riferire immediatamente al Parlamento il contenuto della sua visita e delle questioni affrontate. Perché lo Stato italiano non è una sua proprietà privata. La nostra affidabilità è compromessa dalle modalità con cui gestisce i rapporti con Putin… Per questo gli abbiamo più volte chiesto di venire personalmente in Parlamento a spiegare quale sia oggi la sua politica estera del Paese e chi siano i suoi migliori amici. Solo così sarà possibile discuterla e valutarla”. Tranchant il commento della ministra della Difesa, Roberta Pinotti: “La politica estera del premier è un mistero di fronte al quale non possiamo arrenderci per il bene dell’Italia”. Le fa eco il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Probabilmente il modello ispiratore del presidente del Consiglio è quello della Russia di Putin”. Veltroni, anche lui simpatizzante renziano, paventa il rischio di un “modello Putin” in Italia e ironizza sui trascorsi del presidente russo: “Putin sì che è comunista, era il capo del Kgb!”. Ps. Matteo Renzi e i suoi cari stiano sereni. Queste dichiarazioni risalgono agli anni 2008-2011 in ginocchio da Putin c’era B. Oggi non si usano più.

VOGLIAMO L’AMNESIA
Marco Travaglio

Speriamo di non offendere il dottor Pierdante Piccioni, medico di emergenza di Codogno (Lodi), colpito nel 2013 da un malore che gli ha azzerato 12 anni di memoria e l’ha fatto retrocedere al 2001, cancellando tutto il resto. Ma dobbiamo proprio dirlo: non dev’essere poi così male rimuovere tutte le vergogne cui abbiamo assistito nel frattempo. Anzi, forse sarebbe bene brevettare questo reset mnemonico e considerarlo non più una malattia da curare, ma una salutare terapia collettiva da consigliare ed eventualmente somministrare a chi non vuole assuefarsi al peggio, come sono costretti a fare quelli dalla memoria lunga, che ricordano tutto e non riescono a dimenticare nulla. Sempreché, sia chiaro, nessuno si permetta poi di ricacciarci in testa ciò che con tanta fatica abbiamo cancellato, come i parenti del dottor Pierdante stanno facendo con lui spiegandogli che in quei 12 anni di vuoto Berlusconi ha governato per altri 8, seguito da Monti, Letta e Renzi; che la sua Juventus è finita in Serie B perché s’è scoperto che Moggi e la sua banda truccavano i campionati; che le Torri gemelle sono crollate per mano di al Qaeda e ora al posto di Bush c’è Obama; che ridendo e scherzando ci siamo fatti altre tre guerre, pardon missioni di pace in Afghanistan, in Iraq e in Libia, col risultato che oggi rimpiangiamo Gheddafi e fors’anche Saddam. Per il resto siamo sempre lì a farci le pippe sulla riforma della Costituzione, della scuola, della Rai, della PA, del lavoro, della giustizia, e poi il conflitto d’interessi e gli affari di Mediaset, il falso in bilancio, il debito pubblico, la spesa pubblica, la pressione fiscale e l’evasione fiscale, le mazzette, gli scandali, gli inquisiti in Parlamento, la disoccupazione, l’immigrazione, la fuga dei cervelli, le banche in bancarotta, le imprese assistite e le telefonate di B. con i suoi ideologi dell’import-escort. Come i ruminanti che continuano a inghiottire tutto senza mai digerire niente. Perciò chi ha la disgrazia di avere memoria è sopraffatto dalla frustrazione e dalla rassegnazione. Chi invece ha la fortuna di non avercela, ha ancora voglia di lottare, di indignarsi, di protestare: molto meglio così.
Ah, naturalmente a Palazzo Chigi abbiamo un bulletto che tira avanti a furia di decreti e fiducie, disprezza il Parlamento, imbarca voltagabbana per puntellare la maggioranza che non ha, si riscrive la Costituzione da solo, vuole nominarsi due terzi dei deputati e tutti i senatori, fa leggi contro i giudici, devasta lo Statuto dei lavoratori con leggi copiate da Confindustria, insulta i sindacati, scorrazza su aerei ed elicotteri di Stato, candida inquisiti e condannati, si circonda di ministri e soprattutto ministre incapaci. Poi vola ad abbracciare l’amico Putin (il noto democratico i cui oppositori hanno il brutto vizio di continuare a defungere di morte violenta), con cui condivide l’indifferenza ai diritti umani e soprattutto l’allergia alle critiche: infatti proprio ieri e proprio a Mosca ha perfezionato un nuovo genere letterario: la conferenza stampa senza domande. Ma non è il bulletto di prima: è uno nuovo. Nel senso che è pure più giovane, dunque minaccia di durare di più. Ieri, per dire, ha detto che la presidente della Camera non deve permettersi di criticare il suo abuso di decreti, perché così “esce dal suo perimetro di intervento istituzionale con valutazioni di merito se fare o no un decreto che non spettano al presidente di un ramo del Parlamento”. Giusto: le donne al potere possono andarci solo se ammaestrate, vedi le sue ministre, altrimenti sono nemiche, oppositrici politiche. Come il sindacalista Landini, reo di rappresentare i lavoratori e di non organizzargli la claque alle catene di montaggio: “Non capirei certe contestazioni che ho ricevuto in alcune fabbriche da parte della Fiom se non in base a un disegno politico”. Quindi, se gli operai, anziché fargli la ola e lanciargli i petali di rosa, lo contestano, c’è dietro un complotto politico. Quanto alle opposizioni, ci sono quelle buone e quelle cattive: decide lui, senza peraltro uscire dal suo “perimetro di intervento istituzionale”, anzi: lui può tutto e ha sempre ragione. Le opposizioni buone sono quelle che gli votano tutte le leggi senza batter ciglio (“Berlusconi è il capo del principale partito dell’opposizione”: e pazienza se è il capo del secondo, essendo il primo i 5Stelle). Le cattive sono quelle che si oppongono: “Grillo si marginalizza” e la battaglia della minoranza del Pd per far scegliere i parlamentari dagli elettori è roba “di dettagli”, dunque “incomprensibile”. Ah, naturalmente gli piace molto Denis Verdini, che ha solo cinque rinvii a giudizio per bancarotta, corruzione, truffa allo Stato, finanziamento illecito, associazione per delinquere segreta (la P3) finalizzata a varie mazzette e abusi d’ufficio: “Verdini è un pragmatico, che conosce la prima regola della politica: i rapporti di forza”. Poi, già che c’è, vuol fare anche i palinsesti della Rai: “Rai Uno generalista, su Rai Due l’innovazione e la sperimentazione, su Rai Tre la cultura”. Se avesse un filo di tette, diceva Enzo Biagi, farebbe pure l’annunciatrice. Ma forse parlava di quell’altro. No, vabbè, molto meglio dimenticare tutto. Dottor Pier-dante, glielo domandiamo con il massimo rispetto per il suo dramma: ci insegna come si fa?

REDDITO DI CITTADINANZA

Il Reddito di Cittadinanza è un diritto della persona a non essere abbandonata dallo Stato e ad essere libera da ricatti e dal voto di scambio politico mafioso. Non è un’elemosina di 80 euro come quella che ha fatto il Pd per raccattare qualche voto in più alle europee. E’ semplice, lo capirebbe anche un bambino, ma Taddei, il responsabile economico del Pd, proprio non ce la fa. Non è una cima, infatti il Miur gli negò persino l’abilitazione a docente, ma confidiamo che piano piano ci arriverà anche lui. (Grillo)

Nunzia Catalfo (5stelle)
La proposta del M5S sul reddito di cittadinanza ha delle basi legislative ed economiche fondate: il disegno di legge è incardinato nella commissione Lavoro del Senato dove sarà esaminato per essere poi discusso in Parlamento. Ci sembra la strada più corretta per affrontare una proposta seria e concreta come la nostra, tutto il contrario di quella demagogia usata proprio da Taddei “Non si fanno bluff su cose tanto delicate. Quella del reddito cittadinanza, così come lo propone Grillo, non è una operazione seria”.
Noi 5 stelle abbiamo posto al centro della scena politica un provvedimento importante e necessario per mettere un argine a una vera e propria emergenza sociale. E chiediamo alle forze in Parlamento che hanno a cuore il bene del Paese di valutare nel merito il disegno di legge e lavorare insieme a noi per renderlo possibile. È forse questo che fa paura al Pd?

Il costo del Reddito minimo è stato calcolato in 15,5 miliardi.
La Germania che è più grande e ricca di noi e spende molto di più nell’assistenza ci mette 27 miliardi l’anno. La Germania ha 80 milioni di abitanti, noi 60.
Quello che spende la Germania è un dato certo.
Ad avere diritto del reddito minimo garantito sarebbero tutti i maggiorenni residenti in Italia con cittadinanza italiana che non hanno più un posto di lavoro o che non riescono a rimanere sopra la soglia di povertà. La proposta del M5S prevede anche un salario minimo garantito che deve essere di almeno 9 euro l’ora.
Chi trarrà giovamento del sostegno economico – che dovrebbe essere di 600 euro netti secondo la proposta del M5S – dovrà però, se non è in età pensionabile, dimostrare di cercare attivamente lavoro. Stando alla bozza del M5S i centri di impiego proporranno infatti offerte di lavoro ‘congrue’ al profilo del candidato, che se si rifiuterà di accettare di sostenere colloqui e partecipare alle attività di formazione consigliate non potrà più usufruire della somma. Il beneficiario dovrà anche partecipare attivamente alla ricerca del lavoro e recarsi una volta a settimana al centro per l’impiego territorialmente competenti.
Entro 7 giorni dall’iscrizione i beneficiari dovranno intraprendere il percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Chi percepirà il reddito minimo avrà inoltre l’obbligo di esercitare almeno 4 ore settimanali di volontariato nel comune di appartenenza e comunicare tempestivamente agli enti preposti ogni variazione della situazione reddituale che comporti la perdita del diritto a ricevere il sussidio.
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ll santo vivente d’Italia è Alex Zanotelli. Lui e il magistrato Aldo Policastro hanno elaborato un decalogo per i candidati, chiedendo di muoversi per la gestione trasparente dei beni comuni, per il contrasto alle povertà, per i diritti delle persone e per la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.
1. Impegno per le classi deboli, col raddoppio nel bilancio comunale delle voci per politiche sociali.
2. Attenzione ai più poveri, con il reddito minimo di cittadinanza.
3. Stop alla camorra, con un impegno quotidiano contro il clientelismo, la cultura mafiosa, la connivenza, l’ economia criminale.
4. Lavorare per il buon lavoro, ovvero sicurezza sul lavoro e dignità del lavoro per tutti, compresi ovviamente gli immigrati, che devono vedersi riconosciuto il diritto alla legalità ed evitare che il bisogno di lavorare ne faccia entità clandestine costrette a sentirsi sempre prive di ogni diritto.
. Società della conoscenza, diritto a imparare, educazione accessibile a tutti e restituzione al campo pubblico del controllo sulla conoscenza e sui saperi.
6. Acqua pubblica, da far gestire a società totalmente a capitale pubblico e non a Spa.
7. Rifiuti zero, con raccolta differenziata e senza incenerimento. 8. Spazi pubblici comuni, da recuperare, anche in periferia, con gruppi civici in alternativa alle ronde.
9. Il patrimonio immobiliare pubblico è bene comune, quindi richiede una gestione partecipata e democratica.
10. Trasparenza e rapporto con i cittadini. Questi ultimi devono ritrovare la fiducia nella funzione pubblica e vedere che assunzioni, graduatorie, assegnazioni, avvengano con la massima trasparenza e «coram populo». Inoltre ogni assessore abbia un’ ora precisa a settimana in cui ascoltare i cittadini.

I NUMERI SEGRETI DEGLI STIPENDI DEI GIORNALISTI RAI

Metà dei 1581 assunti possiede almeno una qualifica di caposervizio e prende più di 105 mila euro l’anno. La Rai è un pachiderma con oltre 12.000 dipendenti e 10.000 collaboratori, con un costo del lavoro di 905 milioni di euro. Che i costi della Rai, l’azienda pubblica televisiva, fossero astronomici non era finora un segreto. Ma il Fatto Quotidiano in un recente articolo ha esaminato la mappa dell’organico che la Rai ha inviato all’azionista di controllo, il ministero dell’Economia, aggiornata al 31 dicembre 2013. “Quel che colpisce”, osserva l’autore Carlo Tecce, “non è l’esercito, che arruola privilegiati, garantiti e precari, ma i generali, le stellette, i grossi stipendi che appesantiscono una televisione col pubblico, la pubblicità e il canone che si assottigliano.” Infatti sono 1.581 i giornalisti assunti a tempo indeterminato, di cui “la metà guadagna più di 105.000 euro l’anno e può sfoggiare almeno la qualifica di caposervizio (sono 279)”. Stipendi altissimi, che solo da quest’anno non superano il tetto imposto dal Tesoro. “I dirigenti giornalisti, dai capiredattori in su, sono 303 e vanno dai 120.000 euro ai 240.000 euro, il limite imposto alle società partecipate dal Tesoro. Un anno fa, 6 giornalisti superavano i 310.000 euro. I telegiornali Rai, che stanno per subire la riforma approvata in Cda, possono muovere 64 inviati speciali, 126.000 euro ciascuno è il prezzo per Viale Mazzini. I vice capiredattori sono 150, tradotti in milioni fanno 18. I redattori ordinari con buste paga che non rispecchiano il mercato odierno – la media è di 85.000 euro – sono 688; chi ha un lavoro a termine riceve non più di 54.000 euro.” Spropositato anche il numero delle qualifiche più alte: “Viale Mazzini per funzionare ha bisogno di 262 dirigenti, una decina lambisce il tetto dei 240.000 euro.”
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POVIA. CHI COMANDA IL MONDO

Fate la nanna bambini verranno tempi migliori
Fate la nanna bambini e disegnate colori
Chi comanda il mondo? C’è una dittatura c’è una dittatura
Chi comanda il mondo? Non puoi immaginare quanto fa paura
Chi comanda il mondo? Oltre che il potere vuole il tuo dolore
e dovrai soffrire e sarai costretto ad obbedire
Chi comanda il mondo? Voglia di sapere voglia di capire
Chi comanda il mondo? Sotto questo cielo che ci può sentire
E chi ha creato il mondo? Torre di babele torre di babele
Chi ha creato il mondo messo sulla croce in Israele?
C’è una dittatura di illusionisti finti economisti equilibristi
terroristi padroni del mondo peggio dei nazisti
che hanno forgiato altrettanti tristi arrivisti stacanovisti
Gli illusionisti che ci hanno illuso
con le parole libertà e democrazia fino a portarci all’apatia
creando nella massa una massa grassa di armi e di divisione di massa
media, oggetti, nomi, colori, simboli, la pensiamo uguale ma siamo divisi noi singoli
dormiamo bene sotto le coperte siamo servi di queste sorridenti merde
Fate la nanna bambini verranno tempi migliori
Fate la nanna bambini e disegnate i colori
Fate la nanna che la mamma ti cullerà sui suoi seni
Fate la nanna bambini volate nei cieli
Ma un giorno un bambino di questi si sveglierà
e l’uomo più forte del mondo diventerà portando in alto l’amore
Chi comanda il mondo? C’è una dittatura c’è una dittatura
Chi comanda il mondo? Non puoi immaginare quanto fa paura
Chi comanda il mondo? Torre di babele torre di babele
Chi ha creato il mondo dice sempre che va tutto bene!
La libertà è la lotta contro l’ingiustizia non sono né di destra né di sinistra
la musica può arrivare nell’essenziale dove non arrivano le parole da sole
Gli illusionisti ci hanno incastrati firmando i trattati da Maastricht a Lisbona
siamo tutti indignati perché questi trattati annullano ogni costituzione
Qui bisogna dare un bel colpo di scopa e spazzare via ogni stato da quest’europa
se ogni stato uscisse dall’euro davvero magari ogni debito andrebbe a zero
Perché per tutti c’è un punto di arrivo, nessuno lascerà questo mondo da vivo
vogliamo una terra sana sana, meglio una moneta sovrana che una moneta puttana
Fate la nanna bambini verranno tempi migliori
Fate la nanna bambini e disegnate i colori
Fate la nanna che la mamma ti cullerà sui suoi seni
Fate la nanna bambini volate nei cieli
Ma un giorno un bambino di questi si sveglierà
e l’uomo più forte del mondo diventerà portando in alto l’amore
Chi comanda il mondo? C’è una dittatura c’è una dittatura
Chi comanda il mondo? Non puoi immaginare quanto fa paura
Chi comanda il mondo? Oltre che il potere vuole il tuo dolore
e dovrai soffrire e sarai costretto ad obbedire
Chi comanda il mondo..voglia di sapere voglia di capire
Chi comanda il mondo sotto questo cielo che ci può sentire
e chi ha creato il mondo? Torre di babele torre di babele
Chi ha creato il mondo messo sulla croce in Israele!!
Fate la nanna bambini volate nei cieli.

ASSOLUZIONE O BEATIFICAZIONE?
Rosario Amico Roxas

Pur dovendo respirare un’aria nauseabonda, le sentenze della magistratura si rispettano, ma devono essere rispettate da tutti, indistintamente e non blaterare contro una sentenza di condanna identificata come persecutoria, ed esaltare oltre misura quella che assolve, pur lasciando dietro di sé una scia disonorevole, che non inquina l’assoluzione, ma precisa i confini etici di un procedimento penale, comminando, attraverso le parole dell’avv. difensore, una condanna morale, che penalizza molto più di una assoluzione formale. Notiamo, però, che la condanna morale, dopo aver ammesso i contorni squallidi, viene minimizzata da tutti i sostenitori di Mr. Ex-tutto, a cominciare dai peones di FI, portatori esclusivamente del loro voto, da attribuire a comando; seguono le “horizzontales” che cercano di far passare l’odierna assoluzione, come una beatificazione in vita , come se le coinvolgesse direttamente, facendo loro riacquistare una verginità perduta, da offrire nuovamente al satrapo.
La precedente condanna passata in giudicato, viene strumentalmente oscurata, con festeggiamenti, canti, affermazioni, nonché dall’angosciosa domanda “e ora chi lo risarcisce ?” Ma risarcire di cosa ?
La pena che B ha appena finito di scontare è stata la conseguenza di ben altro reato, accertato in 3 gradi di giudizio e coinvolgeva anche il ruolo della persona, avendo truffato lo Stato proprio mentre rivestiva il ruolo di presidente del consiglio, meritando l’identificazione di “pregiudicato”. Secondo le affermazioni che si odono e si leggono nei media di proprietà del medesimo mr. Ex-tutto, anche gli imminenti procedimenti penali dovrebbero venire azzerati come se l’odierna assoluzione avesse il potere di dilatarsi anche su di loro, rendendo inefficaci le accuse.
La sentenze si rispettano, altrimenti verrebbe stravolto il principio della legge uguale per tutti. Ci rimane la nausea, che non è penalmente rilevante, ma solo eticamente, nel dover prendere atto che anche secondo la Suprema Corte di Cassazione, dopo il pronunciamento del Parlamento, Ruby è la nipote di Mubarak .
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Podemos auspica l’educazione del popolo come base della democrazia.
Nei 4 anni in cui ho seguito il blog di Grillo ho contattato e approfondito una informazione sulle istituzioni europee, sulla Troika, sul sistema finanziario, sullo strapotere bancario, sui diritti del lavoro, sui diritti e poteri del cittadino, sulla democrazia diretta, sull’ambiente, sul cambio climatico e su infiniti altri argomenti come non ho mai avuto da nessun’altra fonte mediatica.
E ho avuto approfondimenti su tutti questi argomenti con l’aiuto di premi Nobel, specialisti, esperti del settore, giuristi, luminari … di ogni genere.
Nessun partito in Italia ha mai saputo fare prima quanto ha fatto Grillo in 4 anni
La sua è stata una vera missione pedagogica, conoscitiva ed evolutiva.
Chi si limita a ingiuriarlo senza averlo seguito non sa di cosa parla e starnazza come un ubriaco
Al suo confronto i suoi oppositori sono una masnada capace solo di insulti a vuoto, totalmente privi di fondamento.
E quando su un blog si incontrano i nemici di Grillo li si riconosce immediatamente per la scarsezza di linguaggio, la povertà di idee, il nulla assoluto di democrazia, le facoltà solo infamanti senza alcuna base di contenuto o programma, lo squadrismo neofascista, la miseria morale, il menefreghismo verso questo povero Paese e verso noi tutti.
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http://masadaweb.org

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