Nuovo Masada

febbraio 12, 2015

MASADA n° 1624 11-2-2015 IL PATTARELLO

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MASADA n° 1624 11-2-2015 IL PATTARELLO

Il bilancio disastroso di un anno di renzismo – Salvi si associa a Berlusconi- La Corte dei Conti tuona sulla corruzione – Le balle di Renzi- La lista Falciani e i capitali sporchi del capitalismo italiano – Uscire dall’euro – Tsipras e lo slittamento del debito – Paul Krugman – La gigantesca corruzione amministrativa – Quell’affaraccio del 3% – Accorciata la pena a Berlusconi – La Francia stampa denaro – Tre pezzi di Alessandra Daniele

IL BILANCIO DI UN ANNO
Viviana Vivarelli

Sono passati 12 mesi ma delle grandi riforme annunciate a tempi record da Renzi si vede poco. Renzi sta tentando con varie modifiche di mettere ogni potere nelle mani del premier: svalutazione del Parlamento, Parlamento di nominati, sistema elettorale a liste bloccate e senza preferenze, Senato ridotto a un dopolavoro dei consiglieri regionali e non più eletto dal popolo, premio gigantesco al partito che ha più voti. Si sta profilando una specie di “democrazia autoritaria”, ma la maggioranza che finora l’ha portata avanti si sta sgretolando, 173 parlamentari hanno cambiato casacca e il Patto del Nazareno scricchiola un giorno sì e l’altro pure. Renzi da solo non ha la maggioranza al senato, e sta cercando di comprare quanti più parlamentari può prendendoli da Forza Italia e cercando anche l’appoggio dei 5stelle confluiti nel gruppo misto. Quasi tutte le cose promesse da Renzi restano parole. Le auto blu sono rimaste invendute e se ne sono comprate il doppio di quelle vendute. Dei tagli per ridurre il costo del baraccone statale non c’è ombra, Cottarelli è stato licenziato, la legge anticorruzione viene continuamente rimandata e di quel che chiedeva Cantone non c’è nulla di fatto, non abbiamo una politica estera, in Europa contiamo meno di nulla, nella giustizia si conservano prescrizioni e depenalizzazioni e le nuove avvisaglie di riforma aumentano addirittura la non punibilità di molti reati, Renzi ha tentato di depenalizzare anche la frode fiscale e ha reso impunibili i reati dei colletti bianchi. Insomma un gran fritto misto e un gran caos dove non si vedono orientamenti seri, a parte uno sfascio progressivo delle istituzioni e un calo di credibilità nello Stato.

Il Paese è alla deriva ma è una deriva autoritaria dove vengono meno tutte le garanzie costituite dalle varie istituzioni, si rafforza il potere del capo del governo ma non si capisce dove si vuole andare. Renzi ha fatto poche leggi e confuse. Non si snellisce lo Stato, non si migliora la giustizia, non si rendono più comprensibili le leggi, non si garantisce il cittadino e si perde di vista l’elettore.
Gli slogan di Renzi sono rimasti annunci privi di realizzazioni serie.
L’unica cosa certa è stata il taglio di 15 giorni delle ferie ai magistrati, deciso con un decreto governativo, convertito dal Parlamento. Da 45 a 30 giorni. Peccato che quei giorni servissero per poter scrivere anche motivazioni di sentenze o di altri provvedimenti. Risultato: la legge è già davanti alla Corte costituzionale. Un giudice di Ragusa l’ha ritenuta incostituzionale in base all’articolo 3 della Carta sull’uguaglianza e all’articolo 77 sui motivi di gravità e di urgenza che devono caratterizzare i decreti legge.
Non è stato fatto nulla nemmeno per i diritti civili, un anno fa Renzi prometteva la cittadinanza per i bambini stranieri nati in Italia e una legge sulle unioni civili per gli omosessuali. Zero risultati. Non abbiamo una politica estera, Renzi ha incontrato Obama una sola volta su una visita voluta da Letta, Non è chiaro cosa voglia fare per l’Ucraina, subisce la Merkel, non ha dato risposte a Tsipras. Sembrava che si volessero mettere in sicurezza le scuole ma è sparito anche l’intento. In quanto al recupero idrogeologico del territorio sono sparito anche i pochi milioni di spese previsti per la Liguria. C’è la promessa di assumere 148 mila docenti precari ma al momento non ne è stato assunto nemmeno uno. Si doveva spendere un miliardo per le scuole, ma al momento siamo a 300 milioni. La riforma della Pubblica Amministrazione forse vedrà la luce fra un paio d’anni. E’ partito solo la legge della mobilità per gli impiegati pubblici, oggi trasferibili entro i 50 chilometri per esigenze di ufficio. Il contratto del pubblico impiego resta sempre bloccato, come è da 5 anni senza via di uscita. Restano senza soluzione i 300.00 esodati.
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Dice Michele Serra che il vantaggio di B è che, non essendo legato ad alcuna ideologia, può fare alleanze con chi gli pare, dal Ku Klux Klan a Boko Haram, previa una cena ad Arcore con pacca sulla spalla e barzelletta (a Boko Haram racconterebbe quella sui cannibali). Alcuni tra i più incalliti capetti del neofascismo italiano strinsero patti elettorali con B, e si tratta dell’unica destra in Italia che non si dichiara antifascista. Il nuovo socio è ovviamente Salvini, un altro che delle ideologie se ne infischia: un paio di slogan sulla maglietta ed è fatta. Come possa B insistere a proclamarsi ‘moderato’ è un mistero. “Riuscirà il nostro eroe, dopo avere ridotto in cocci il centrodestra, a distruggerne anche i cocci?”

RUBATE UN PO’!
Marco Travaglio

All’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti, Renzi non c’era, come sempre quando c’è poco da ridere. Si spera però che la ministra Madia, casomai ci avesse capito qualcosa, gli abbia fatto un sunto della relazione del presidente Raffaele Squitieri: “Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra” e oggi “il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi”. Il presidente Mattarella assentiva. Speriamo che se ne ricordi quando gli arriveranno sul tavolo per la firma il decreto delegato sui reati fiscali e, se mai il ministro Orlando riuscirà a scriverlo, il ddl sui reati contabili: due provvedimenti che sono frutto dell’“assuefazione al malaffare” che non riguarda solo “la collettività”, ma anche e soprattutto il governo. Cosa sono infatti le “soglie di non punibilità” (sei o sette nel decreto fiscale, a partire dal famigerato 3% sull’imponibile dichiarato, e almeno tre nel “nuovo” falso in bilancio) se non la presa d’atto che i delinquenti sono troppi per punirli tutti, dunque bisogna mettersi d’accordo e salvare quelli che delinquono solo un po’? Viene in mente la vecchia battuta di Enzo Biagi sulla ragazza “un po’ incinta”.
Ora il Consiglio dei ministri emenderà il decreto di Natale e forse leverà dalla franchigia del 3% la frode fiscale, lasciandovi però l’evasione: a quel punto chi si spaccava la testa a escogitare gli artifizi e raggiri tipici della frode per non farsi beccare potrà tirare un sospiro di sollievo: gli basterà non dichiarare fino al 3% dell’imponibile dichiarato, o meglio ancora dichiarare un imponibile di fantasia per far sì che ciò che intende evadere stia sotto il 3% e la farà franca. Quanto al falso in bilancio, ieri Liana Milella spiegava su Repubblica che le soglie di impunità non si toccano, sennò salta lo storico accordo siglato giovedì fra il ministro Orlando e il suo sottosegretario dell’Ncd Enrico Costa (una specie di Ribbentrop-Molotov post litteram). Resta da decidere se la soglia resterà al 5 o al 3 o al 2% del risultato d’esercizio al lordo delle imposte, e che accadrà a chi sta sotto. Varie opzioni: a) niente; b) una sanzione interdittiva; c) una pena attenuata. Essendo uomini di principio, però, i nostri eroi sulla soglia non transigono: taroccare i bilanci un po’ alla volta è cosa buona e giusta, altrimenti si crea un pericoloso precedente e poi dove andremo a finire. A questo punto, non si vede perché limitare le soglie ai reati finanziari. Fissato il principio, davanti al legislatore si spalancano praterie sconfinate. Per la rapina in banca, ad esempio, perché non prevedere una soglia di non punibilità pari al 3% dei soldi contenuti nelle casse e nei caveau? “Mani in alto, questa è una rapina depenalizzata! Quanto avete? Cento milioni? Benissimo, datemene 3 e un bacio sopra!”. Niente sirene, allarmi, inseguimenti, sparatorie. Tutto pulito. Ma anche per lo scippo ai pensionati: “Scusi, vecchina, quanto ha ritirato di pensione? 500 euro? Perfetto, me ne dia 15 senza tante storie”. Il segreto, anziché rapinare un solo pensionato di tutta la pensione, è rapinarne qualche centinaio per identico importo, avendo cura di non oltrepassare la soglie pro capite. Per i furti in casa sarà più complicato: bisognerà calcolare il 3% del valore dell’argenteria, dei quadri, dei gioielli e della cassaforte e lasciare lì il resto. Più facile per gli assalti ai supermercati: nello scaffale degli alimentari, su 100 salami, prelevarne fino a tre; idem in quelli di elettrodomestici, computer, stereo ecc. Per i ladri d’auto, sono consigliabili i parcheggi con almeno 30 vetture posteggiate. Per il plagio, il segreto è copiare un po’ alla volta, non tutto subito. Per i reati sessuali, meglio non pensarci. Per gli attentati terroristici, scegliere città molto popolose eliminando massimo tre cittadini su 100. Nei sequestri di persona, si raccomanda di rapire un solo bambino di famiglia numerosa.

UN ANNO DI GOVERNO RENZI
TRE PROMESSE MANTENUTE SU 10

Un anno fa Renzi dichiarava di non voler prendere il posto di nessuno e subito dopo silurava Letta. Il 22 febbraio formava il nuovo governo e cominciava a mettere renziani in ogni posto di potere dello Stato, yesman il cui unico valore era l’ubbidienza assoluta a un capo. Con lui l’Italia ha aumentata quella regressione che persiste da tre anni.
Cominciava lo ‘stile Renzi’, twitter, slogan, frasi da cioccolatino, nulla che non fosse vago e impreciso, discorsi più da Mulino Bianco che da statista “è il tempo del coraggio”; “la fiducia non la sta chiedendo un governo, ma l’Italia” “Cambio verso”.
Di cambiato rispetto a Monti non c’è stato nulla, sono proseguiti, anche grazie all’implacabile Padoan, l’austerity dettata dal Fm, il taglio ai diritti del lavoro e alla sovranità popolare, la riduzione dello stato sociale, l’accentramento di tutti i poteri nelle mani del capo del Governo. Hanno continuato ad aumentare i disoccupati. Nessuno dei problemi drammatici dell’Italia, dal calo di sviluppo alla corruzione, è stato affrontato, mentre si faceva a pezzi la Costituzione e Renzi cercava voti in quella che doveva essere la sua opposizione naturale, nei voti di Berlusconi.
Con Renzi abbiamo avuto un replay di Monti travestito da giullare: riduzione della capacità contrattuale dei lavoratori (Jobs Act), sgravi fiscali per le grandi imprese (quelle che vivono di esportazioni), depenalizzazione di reati, proseguimento folle delle prescrizioni. I risultati dunque sono stati gli stessi pessimi di Monti: il Pil è continuato a calare, i disoccupati sono rimasti tali, le famose riforme sono in alto mare ma se verranno fatte, peggioreranno ancora di più le condizioni di questo
Renzi aveva aperto grandi promesse col semestre europeo, ma, a parte l’inutile Mogherini, i conti sono rimasti tragicamente gli stessi. Il voto bulgaro dato dagli Italiani, anche grazie agli 80 euro, si è tradotto in un nulla di fatto. Siamo rimasti incatenati ai diktat della Merkel. Il semestre si è chiuso a risultati zero. Addirittura quando il M5S ha chiesto la sfiducia a Juncker, proclamato per 18 anni protettore dei grandi evasori europei, il Pd ha votato per mantenerlo in carica. E abbiamo dovuto anche vedere alla vigilia di Natale il tentativo di Renzi di depenalizzare l’evasione fiscale fino al 3% salvando così Berlusconi!
I 315 miliardi promessi da Juncker finiranno alle banche private come i 16.000 miliardi precedenti e queste invece di alimentare lo sviluppo, continueranno a far crescere la mole spaventosa dei derivati che sta sommergendo ormai il pianeta.
Un anno fa Renzi disse: “Dal 2008 al 2013, mentre qualcuno si divertiva, il Pil di questo Paese ha perso 9 punti percentuali. La disoccupazione giovanile è passata dal 21,3 al 41,6%. La disoccupazione è passata dal 6,7 al 12,6%. Non sono i numeri di una crisi, sono i numeri di un tracollo….” Padoan prometteva un + 0,8%, ma il Pil è sceso di un altro 0,4. I disoccupati hanno continuato ad aumentare, le aziende a fallire. Se erano i numeri di un tracollo un anno fa, oggi, grazie a Renzi, siamo in un supertracollo. Renzi si è impegnati a raggiungere il pareggio del bilancio e a ridurre il debito, ma non ha fatto né l’uno né l’altro, anzi con la delirante proposta del 3% rischia di tagliare 16 miliardi alle casse dello Stato.
Scattano intanto e famigerate “clausole di salvaguardia”: 12,8 miliardi di nuove tasse nel 2016, 19,2 miliardi l’anno dopo che diventano 21,2 miliardi dal 2018.
Il Jobs Act, intanto, ha abolito lo Statuto dei lavoratori. Aveva giurato di non toccare le garanzie dei nuovi assunti, ha fatto una macelleria sociale e ora rende precari anche quelli vecchi. Come queste norme dissennate abbiano attratto investimenti dall’estero lo sa solo lui. Doveva semplificare le regole esistenti, ma i contratti di lavoro sono sempre 40. Il non i sé visto, Disse che avrebbe un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti, ma tutto quello che ha fatto è stato abolire le tutele Ha promesso un sostegno a chi perde il posto di lavoro, ma le risorse non ce le ha messe. Doveva controllare gli infami centro di riqualificazione per il lavoro, ma non lo ha fatto.
Non parliamo poi della sua promessa di spendere un miliardo per il dissesto idrogeologico! e 7 miliardi in sette anni! Si è vantato di fondi già messi a disposizione dai governi precedenti per 700 opere cantierabili, pari al 10% dei 7mila interventi necessari per mettere in sicurezza il territorio (19 miliardi il costo complessivo). Si tratta di fondi già stanziati dai governi precedenti, che però non erano mai stati spesi.
Ma all’orizzonte di certo non c’è niente. Tra il 2013 e il 2014 i governi hanno dovuto emanare 27 volte lo “stato d’emergenza” per eccezionali eventi atmosferici in quasi tutte le regioni italiane. A dispetto della legge, però, dopo l’emergenza non sono mai arrivati i fondi per rimettere in sicurezza i territori e ripagare i danni.
Non parliamo poi della buffonata dalle Province, che sono rimaste tutte e con personale aumentato! Le Province ci son ancora ma i consiglieri e il presidente non sono più eletti dai cittadini, ma dai consiglieri comunali della zona. Sulle competenze di queste nuove province non elettive c’è il buio assoluto. E quello di cui si occupavano le province – dalle strade alle scuole ai trasporti – andrà ancora pagato, ma non si sa con quali soldi. Poi c’è il nodo dei 20.000 dipendenti, la situazione è congelata per due anni. Infine ci sono i debiti: accollarli alle città metropolitane vuol dire che gli enti voluti da Delrio nascono tecnicamente già falliti.
La cosa fondamentale da fare erano economie sul carrozzone pubblico, ma abbiamo visto che Cottarelli è stato licenziato con un niente di fatto. E il Governo si è sempre rifiutato di divulgare i dossier preparati da Cottarelli sugli sprechi nella Pubblica amministrazione. Dei 32 miliardi di possibili risparmi previsti dal commissario non si saprà più nulla. Renzi passa ai tagli lineari. Ordina agli enti locali devono trovare 6,2 miliardi di euro. Il che si tradurrà un altri aumenti di tasse.
Vi ricordate i 70 miliardi che lo Stato deve alla aziende? Ne ha pagati la metà.
E ci fa veramente sogghignare il Renzi che diceva: “repressione durissima”, poi s’è inventato la sanatoria per chi froda il Fisco. Renzi il 23 febbraio 2014 voleva la repressione durissima per chi commetteva reati fiscali e anche solo per chi non aveva semplicemente dichiarato il giusto all’Agenzia delle Entrate. Il 24 dicembre, invece, ha firmato un decreto attuativo della delega fiscale con un articolo – il 19 bis – infilato d’imperio nonostante la contrarietà del Tesoro che realizzava una sorta di sanatoria per i reati di evasione e persino di frode fiscale realizzati al di sotto della soglia del 3% del fatturato o del reddito imponibile. È stato chiamato “Salva-Silvio” – nel senso che avrebbe cancellato a posteriori la condanna per frode di Berlusconi, ma piace assai alle banche e soprattutto ai vertici del colosso farmaceutico Menarini, la famiglia Aleotti, fiorentini con ottimi rapporti con Renzi, sotto processo per un colossale danno al Servizio sanitario nazionale e relativa frode fiscale. Pure nella legge sul rientro dei capitali all’estero, benedetto dal governo, c’è una sorta di mezzo condono per chi ha accumulato fondi neri (anche in Italia, alla faccia del “rientro”!). E non solo il falso in bilancio è stato riproposto nell’inutile formula berlusconiana per compiacere Confindustria, ma anche il nuovo reato di auto-riciclaggio è pensato per rimanere sostanzialmente inapplicato. Insomma, la lotta all’evasione nel programma di Renzi non c’è.
Renzi aveva detto anche che avrebbe rottamato i boiardi, ma, a parte che Matteraella stesso riporta in auge la DC, abbiamo poi il cerchio magico di finanzieri e imprenditori amici di Renzi. Poi ci sono tutti. E guai ai giornalisti che denunciano la corruzione! Nei cda delle partecipate entrano amici e finanziatori del premier (Fabrizio Landi, Alberto Bianchi, ecc.) e a Palazzo Chigi nasce una specie di governo ombra. Molto più fidato di quello ufficiale, con l’ex manager Andrea Guerra, economisti come Roberto Perotti e Marco Simoni o Carlotta de Franceschi, bocconiana che viene dal mondo delle banche d’affari. Resta poco chiaro il ruolo di Marco Carrai, amico del premier senza cariche ufficiali ma che, secondo racconti sempre più frequenti in questi mesi, ha un notevole potere di influenza sulle aziende nell’orbita governativa.
Sugli 80 euro si è giocato le europee. Il bonus sarà nella busta paga di chi ha un reddito da lavoro tra otto e 24 mila euro l’anno (l’effetto, in realtà, si sente fino a 26 mila) ma gli effetti sui consumi non si sono visto. Gli effetti sono stati solo elettorali.
Aveva promesso di estendere il bonus fiscale a pensionati e partite Iva con reddito fino a 24 mila euro e pure agli incapienti ma i soldi non c’erano. Intanto però ha mantenuto per il quinto anno consecutivo il blocco degli stipendi del pubblico impiego (lo scippo per il solo 2015 vale due miliardi e mezzo): per gli statali gli 80 euro sono stati un gioco a somma zero. Per gli altri ci sarà la riduzione di alcuni servizi e aumenti delle tasse locali.

LO SCANDALO DEI CAPITALI RIMPIATTATI NELLA Hsbc

Già al lavoro i loro legali. Briatore: tutto regolare. Valentino Rossi e lo stilista Valentino trovano un accordo.
QUANTI evasori hanno nascosto i loro capitali nei forzieri svizzeri della Hsbc? Da quando i magistrati francesi hanno trasmesso la lista Falciani alle autorità di altri paesi europei si è scatenata la caccia. Ma gli accertamenti sugli oltre settemila cittadini italiani, hanno incontrato numerose opposizioni legali sull’origine dei documenti. Il consorzio Icij ha ricostruito la posizione di tre correntisti illustri: lo stilista Valentino, il finanziere Flavio Briatore e l’asso della moto Valentino Rossi. Che non risultano avere pendenze con l’Erario. Il deposito più consistente è quello di Valentino: nel 2006/7 disponeva di ben 108,3 milioni di dollari, nascosti nel conto numerato “3326 CR”..
Valentino ha detto di essere residente a Londra dal 1998 anno in cui vende le sue società alla Hdp di Maurizio Romiti. Gli ispettori fiscali invece sulla base delle indagini hanno ribattuto che si trovava a Roma. Ne è nata una trattativa, poi risolta con un atto di pacificazione: Valentino ha versato una somma, nell’ordine di qualche milione di euro, per il periodo 2000-2004. E così ha chiuso ogni vertenza.
Anche Valentino Rossi ha avuto i suoi guai con l’erario. I sospetti sulla sua residenza londinese hanno provocato un procedimento per evasione, aperto nel 2008 e chiuso da un accordo. Alla Hsbc nel 2003 il “Dottore” ha accantonato 23,9 milioni di dollari nel conto numerato “Kikiki 62”. Ma l’avvocato Claudio Sanchioni ha precisato che, sborsando 30 milioni di euro, il suo assistito ha definito ogni controversia su conti esteri.
Per la Hsbc Flavio Briatore, da anni residente all’estero, è un cliente dominato da un grande attivismo. A lui fanno capo nove conti ed è “beneficial owner” di sei di questi con 73 milioni di dollari: Benton Investments Inc., Pinehurst Properties, “27361” (liquidato nel 2005), Adderley Trading Ltd (chiuso nel 2004), Formula FB Business Ltd e GP2 Ltd. Il suo avvocato Pilippe Ouakra spiega che: «Il signor Briatore è in grado di confermare che lui e alcune compagnie del suo gruppo — alcune di queste erano operative dalla Svizzera — hanno avuto conti bancari in Svizzera, in un modo perfettamente legale, in conformità con qualunque legge fiscale applicabile».

USCIRE DALL’EURO
Viviana Vivarelli

Grillo non vuole uscire dall’Europa ma vorrebbe cambiare le regole dell’euro, visto che queste portano alla rovina i Paesi del Mediterraneo. A tal fine auspica l’unione di questi Paesi così che siano più forti nel chiedere alla Bce condizioni migliori, ma questa speranza è annullata da Renzi che non ha nessuna intenzione di disubbidire alla Merkel e anche nel semestre europeo non ha detto parola per cambiare lo stato di cose. Contro le regole assassine dell’euro sono naturalmente anche Podemos e Tsipras, ma con meno mordente di quanto faccia il M5S, il quale sta raccogliendo firme nella speranza di fare un referendum (uno per l’ingresso nell’euro è già avvenuto contravvenendo alla regole costituzionali, dunque potrebbe essercene un altro) per attivare una discussione pubblica tra gli Italiani e portare in primo piano la discussione sulla nostra convenienza a continuare così. Ovviamente né il governo né i media hanno interesse a fare una analisi dello status quo per cui le aspirazioni di Grillo resteranno, io temo, deluse. I partiti hanno fatto del terrorismo sull’uscita dall’euro mentre continuano a scorrere le solite notizie fasulle su presunte riprese che poi non si realizzano mai.
La verità è che, restando nell’euro, possiamo solo peggiorare e la crisi italiana è già tragica così. Sappiamo, perché lo dice la storia, che il debito di un Paese non può superare il 90% del PIL, perché in tal caso, per poter pagare gli interessi, dovrebbe crescere al 5 o 6%: il debito greco è al 170%. E quello italiano al 134%. Inutile sperare in una crescita in queste condizioni seguendo Renzi secondo gli ordini del Fm, cancellando i diritti dei lavoro, abbassando i salari, tagliando lo stato sociale e licenziando migliaia di dipendenti pubblici. Lo ha fatto la Grecia più dell’Italia e ha solo aumentato la sua miseria. Che le ricette del Fm siano assassine lo dimostra già l’Argentina e la Grecia e noi siano su quella strada, con quel Padoan che ha già prodotto i fallimenti di Argentina e Grecia. Il fatto che il Pd con Bersani abbia messo in Costituzione il pareggio di bilancio è stata una resa totale al grande capitale che ci vieta, di fatto, qualunque investimento, persino quelli per sopperire a una alluvione.
Come il Ps si sia messo mani e piedi legati nelle mani di questi strozzini è una cosa tragica e folle che Renzi sta portando avanti con un cinismo spietato. La ricetta usata non farà che aumentare la crisi, distruggendo questo Paese oltre ogni possibilità di ripresa. Da quando è iniziata la crisi,il debito pubblico non ha fatto che aumentare (e con 90 miliardi l’anno di interessi si fa presto), la disoccupazione non ha fatto che aumentare e le condizioni del Paese reale non hanno fatto che peggiorare.
Gli anni della crisi e le ricette del Fm, della Bce e della Merkel hanno distrutto i paesi mediterranei fino a un punti di non ritorno. Ora è innegabile che il debito non sarà mai pagato. La Merlek vuole prolungare questa situazione vampirica succhiando ai paesi deboli fino all’ultima goccia di sangue. I governi finora sono stati al gioco per prolungare al massimo la loro posizione vampirica di predatori corrotti e inetti. Tsipras ha cominciato a muoversi con cautela. Di Iglesias non sappiamo. Dei tre Grillo è il più chiaro e dice chiaramente quello che gli altri due non hanno il coraggio di dire e cioè che il debito non sarà mai pagato. Tsipras al momento si limita a chiedere una dilazione di sei mesi, ma sanno tutti che è un palliativo che non risolverà nulla. C’è una sola soluzione: cambiare radicalmente lo status quo dell’Unione. Fare finalmente quella banca ‘dei Paesi’ che compera direttamente i titoli di Stato dai Paesi e non dalle banche private per arricchirle con i loro tassi da usura, fare una Bce analoga alla Fed o alla Banca d’Inghilterra o del Giappone, a servizio dei popoli e del loro investimento che presti ai popoli e non alle banche private allo 0,15% e non ai vari Paesi al 5 o o al 6. Abbattere quei 90 miliardi l’anno che ci ammazzano e uscire dagli ordini di quel Fondo monetario che altri non è che il braccio esecutivo degli interessi di 200 magnati che dominano l’Occidente. Per fare questo passo verso una vera Europa e una vera banca europea occorre la volontà politica. Quello di Iglesias o Tsipras è cauta, quella di Renzi va contro di noi, quello di Grillo è insufficiente.
Ma qualcosa si è mosso. E il sassolino può diventare valanga. Noi lo speriamo.

TSIPRAS E LO SLITTAMENTO DEL DEBITO
Beppe Grillo

Quando Tsipras ha vinto, sono saltati in molti sul carro del vincitore: da Sel alla Lega, da Rifondazione alle minoranze Pd, dalla Fiom a Fratelli d’Italia. Però quello che ha sempre detto il M5S su debito ed Euro è obiettivamente più vicino a Syriza di quanto non lo siano Sel e Rifondazione.
Occorre che i gruppi del Parlamento europeo ostili a questa unione monetaria soffocatrice concordino una mozione del Parlamento favorevole ad una conferenza europea per la ristrutturazione del debito e non mi scandalizza affatto se accanto al Gue (sperando che anche la Linke ne abbia il coraggio) ci siano M5S ed Ukip e nemmeno che ci siano Lega e Front National. Sento già le urla inorridite degli ultra-antifascisti: non che ci si debba sposare, solo che oggi c’è una urgenza che prevale su tutto ed è quella del debito, poi torneremo a dividerci su tutto. Peraltro sarebbe interessante vedere come voterebbero i deputati “socialisti” di Grecia, Spagna, Portogallo, Francia ed il Pd italiano. O magari i Verdi, sempre così pronti alle battaglie etiche…
Sommandoli ai voti degli “euroscettici” e del Gue, si farebbe maggioranza. Oppure dovrebbero spiegare ai propri elettori perché si oppongono alla ristrutturazione del debito anche del proprio paese: e magari qualche prezzo lo pagherebbero. Magari si potrebbe pensare anche ad un referendum sulla proposta da tenere contemporaneamente in tutti i paesi europei.
Ed opportuna sarebbe anche una conferenza delle forze che in Europa si battono per la ristrutturazione del debito, magari indetta insieme da Syriza, M5S, Podemos ed alla quale invitare tutti, con la sola eccezione dei nazisti di Alba dorata o di Jobbik, che sporcherebbero inutilmente l’iniziativa.
Ed è necessario anche chiamare la gente in piazza a sostegno della Grecia, che ne pensano Sel, Fiom, Cgil, le minoranze Pd? O anche la Lega? Ciascuno a suo modo e con i propri appuntamenti, ma occorre muoversi ed ora.

CORTE DEI CONTI-INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO

Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra. L’illegalità ha effetti devastanti sull’attività di impresa e quindi sulla crescita. Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi. Non possiamo permettere che questo accada” dal discorso del presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri oggi durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
L’illegalità ha effetti devastanti sull’attività d’impresa e sulla crescita. Eh sì, perché si parla tanto di crescita ma se poi fai lavorare solo le aziende (palesi o mascherate da coop) che ti passano le mazzette, che spesso non hanno neanche le capacità di effettuare a regola d’arte i servizi per le quali vengono pagate, allora penalizzi chi fa impresa onestamente e paga tutte le tasse nonostante una pressione fiscale abnorme. Queste imprese sane e virtuose falliscono e quindi cala il gettito fiscale, perché lavoreranno solo quelle degli amichetti della politica bipartisan (Mafia Capitale docet) che spesso le tasse mancano le pagano, essendosi abilmente camuffate da cooperative e godendo dei relativi vantaggi fiscali. Ed altre non ne apriranno perché è follia di questi tempi entrare in un mercato drogato sapendo di non poter competere e quindi fatturare e quindi assumere. E l’Italia così è affondata. Capito perché la corruzione è LA MADRE DI TUTTI I MALI del nostro paese? Capito perché ai partiti NON interessa COMBATTERLA?
“.

Premio Nobel per l’economia PAUL KRUGMAN

A differenza di una semplice famiglia, quando lo Stato riduce le proprie spese è un fiume che si secca, e molti consumatori, e imprese, a catena, sono costretti a fare la stessa cosa. Si avvia un ciclo recessivo che tende ad espandersi fino a contagiare tutti e a diventare depressione per tutto il paese.
Gli Stati devono stare bene attenti a come azionano la leva dell’austerity, poiché non è vero che basta ridurre le spese per ridurre il debito. Fatta malamente, questa manovra, riduce solo l’economia e spinge l’intero paese prima in severa recessione e poi in disastrosa depressione che può durare decenni.
E’ ciò che disgraziatamente sta accadendo un po’ in tutto il mondo.
Solo negli Stati Uniti è in atto un piccolo inizio di ripresa, ma il debito non è diminuito per niente, anzi, continua ad aumentare. Gli interventi di politica monetaria praticati negli ultimi 5 anni dalla Fed sono stati massicci, mentre la Bce ha cominciando solo recentissimamente ad avviare qualcosa di concreto con un QEE.
Ma lo stimolo potrebbe essere troppo piccolo, o arrivato tardi.
I danni che si sono creati, specialmente in Europa, con la folle politica di austerity, che in soli 3 anni ha generato in tutto il continente disastri che, sul piano economico, sono pari a quelli prodotti da una grande guerra persa.
Ci vuole un robusto Keynes. Il monetarismo non serve a niente.
Non è sulle proposte velleitarie di Tsipras che bisogna puntare il dito, ma sulla totale insipienza di chi ci ha governato in Italia e in Europa. E’ stato un intero tot di errori madornali a creare questa disastrosa situazione, non il debito.
Si è cominciato nel 2009, lasciando salire il cambio del dollaro fino a circa una volta e mezzo contro l’Euro. Un differenziale pesantissimo! Perché così tanto e così a lungo non si è fatto nulla per moderare la distanza? E sui tassi? Gli Usa hanno subito portato in pochi mesi il tasso di rifinanziamento alle banche pari allo zero. L’Europa non solo non lo ha fatto, ma ha addirittura aumentato il tasso due volte nel 2011 scatenando una crisi gravissima in tutta Europa. E quando finalmente hanno messo la retromarcia, invece di andare a competere con gli Usa, hanno mantenuto una distanza di oltre un punto percentuale fino a due mesi fa.
Cosa sono questi? Errori? Ignoranza?
Qualcuno (compresa l’Italia) ha esagerato con l’accumulo del debito, ma la parte in eccesso (rispetto alla Germania per es) non è andata in spese sociali, ma a lubrificare la corruzione dei politici e l’evasione fiscale. Comunque non è stato il debito a causare la crisi, ma quelle incredibili “stravaganze e disattenzioni” fatte dai nostri politici e governanti a metterci la corda al collo.
E le riforme che vuole fare Renzi? (e fino a l’altro ieri anche B!) Come mai vanno proprio nella direzione “gradita” dai riformisti del capitalismo internazionale americano?
Perché si sta facendo questo inconcepibile regalo al capitalismo Usa?
C’è una sola risposta logica: la crisi era necessaria a smantellare le migliori condizioni sociali create in Europa dal dopoguerra fino al 2010.
La nostra tutela e trattamento retributivo dei lavoratori, la nostra sanità, il nostro sistema pensionistico, ecc., la gran parte degli americani se li potranno sognare ancora per un bel pezzo, e probabilmente non li avranno comunque mai! Ma purtroppo, di questo passo, tra non molto anche l’Europa non li avrà più.

RODOTA’
”La sinistra italiana ha alle spalle due fallimenti: la lista Arcobaleno e Rivoluzione Civile di Ingroia. Due esperienze inopportune nate per mettere insieme i cespugli esistenti ed offrire una scialuppa a frammenti e a gruppi perdenti della sinistra. Chi pensa di ricostruire un soggetto di sinistra o socialmente insediato guardando a Sel, Rifondazione, Alba e minoranza Pd sbaglia. Lo dico senza iattanza, ma hanno perduto una capacità interpretativa e rappresentativa della società. Nulla di nuovo può nascere portandosi dietro queste zavorre. Rifondazione è un residuo di una storia, Sel ha avuto mille vicissitudini, la Lista Tsipras mi pare si sia dilaniata subito dopo il voto alle Europee. Ripeto: cercare di creare una nuova soggettività assemblando quel che c’è nel mondo propriamente politico secondo me è una via perdente. Bisogna partire da quel che definisco “coalizione sociale”. Mettere insieme le forze maggiormente vivaci ed attive: Fiom, Libera, Emergency – che ha creato ambulatori dal basso – movimenti per i beni comuni, reti civiche e associazionismo diffuso.”

Berluscameno
Più che “socialismo europeo ” sarebbe più corretto chiamarlo “operazione dei quaranta ladroni”. “Corruzione a go-go” . Dal Mose a Expo, l’opacità continua.
“Sono 340 le amministrazioni che non ottemperano gli obblighi di legge sulla pubblicazione di incarichi, contratti, consulenze, stipendi.
Nella lista nera dell’Anac spuntano le società pubbliche al centro degli scandali.
E poi Comuni, ospedali, aziende sanitarie. Pronta la raffica di diffide e sanzioni
L’anticorruzione bussa alla porta, nessuno risponde.
Non casca il mondo se lo fa il comune di Pachino, 22mila abitanti in provincia di Siracusa, che tutti conoscono per il pomodorino ma dove nessuno conosce retribuzione e rimborsi del sindaco e del suo vice, dei tre assessori che compongono la giunta e dei 20 consiglieri. Ma è clamoroso se nella lista nera dell’Anac spuntano enti al centro delle più pesanti vicende giudiziarie degli ultimi anni, dal Mose di Venezia all’ Expo di Milano. Nell’elenco c’è anche il più costoso ospedale d’Italia, comuni commissariati, discariche ed Enti di bonifica già nel mirino della finanza.
La questione, allora, si fa delicata e rinfocola un sospetto pesante: che tutto l’armamentario di leggi, di misure preventive e repressive in definitiva non riesca a imporre davvero la” cultura della legalità e della trasparenza” a chi inquina l’economia.
Non a caso, per tutti gli enti citati, sono scattate diffide a raffica.
A dare il polso della situazione è l’ultima ricognizione dell’ Anac sull’ attività di vigilanza in materia di trasparenza, aggiornata il 19 gennaio scorso.
Si tratta dei risultati di una complessa attività di controllo che rientra nelle competenze dell’autorità anticorruzione pensata non per a soddisfare la curiosità morbosa degli ispettori guidati da Cantone ma per dar corso alle segnalazioni di comuni cittadini che si sono imbattuti nei “buchi neri” delle informazioni che le amministrazioni pubbliche son tenute a pubblicare in forza di legge, precisamente la numero 33 del 2013:
“compensi, incarichi, performance, presenze, bandi, contratti e quant’ altro.
In poche parole, la tanto invocata “trasparenza” come antidoto alla corruzione e all’ illecito nelle articolazioni dello Stato”.
Il risultato di questa attività, ad oggi, è un elenco di 340 inadempienze frutto di altrettante segnalazioni a istanza di parte che sono giunte dal 1 gennaio al 31 dicembre 2014 attraverso la piattaforma “www.campagnatrasparenza.it”.
Una per una sono state poi approfondite dall’ anticorruzione e il risultato dell’attività istruttoria, a quasi due anni dalla legge, è il seguente:
“solo 18 segnalazioni sono risultate infondate e quindi archiviate, 215 enti sono invece risultati effettivamente inadempienti agli obblighi e a loro è stato chiesto di adeguarsi entro una scadenza prestabilita, rimuovendo le inosservanze accertate”.
Quanti l’hanno fatto?
A una seconda verifica, dettagliata nell’ aggiornamento, risulta che all’ appuntamento si sono presentate in regola 104 amministrazioni, ovvero il 64%.
Ma altre 40 si sono adeguate alle richieste solo “parzialmente” (25%) e 18 (11%) non si sono adeguate affatto, facendo spallucce ai richiami dell’ Anac.
E per entrambe le categorie sono scattate le diffide che preludono, in caso di ulteriore inadempienza e in applicazione della circolare n.2/2013 della Funzione Pubblica – a sanzioni disciplinari e amministrative (da 500 e a 10 mila euro?) a carico dei dirigenti e degli organi di indirizzo politico, nonché “la possibilità ( e non il dovere )di invalidare l’efficacia degli atti oggetto di contestazione”.
Al momento, ma potrebbe essere questione di “pochi mesi”, non risultano emesse sanzioni.
Dall’ elenco spuntano vere e proprie chicche – se così si può dire – come la mancata pubblicazione di una graduatoria a seguito di concorso da parte del ministero della Giustizia.

Berluscameno
A Napoli si guardi il Cardarelli, il più grande ospedale, spende più di tutti gli altri:
17.583 euro per posto letto contro una media nazionale di 7.597 .
L’Asl 5 di Reggio Calabria non riporta da nessuna parte l’”elenco dei consulenti e dei collaboratori”. “Il dato non è pubblicato”, pazienza se li paghiamo noi.
Su altre sei aziende sanitarie sono in corso verifiche.
Venendo ai Comuni sono 176 quelli sotto osservazione.
Seguono decine e decine di Comuni che non pubblicano l’elenco dei beni, bandi di gara, incarichi di vertice, informazioni su organi di indirizzo politico, consulenze e quant’ altro.
Il Comune di Salerno, solo dopo espresso richiamo, ha reso consultabili gli elenchi dei beneficiari di sovvenzioni, contributi e sussidi.
Ancora una volta solo “parzialmente”.
L’autorità portuale di Venezia è stazione appaltante e snodo politico-amministrativo della vicenda “Mose” e della mai risolta questione “Grandi Navi”.
Mazzette, appalti pilotati, conflitti di interesse hanno portato l’anno scorso a 35 arresti e un centinaio di indagati.
Stupisce apprendere ora che i “curricula” dei dirigenti dell’ente che dovrebbero essere pubblici e pubblicati, lo siano ancora oggi in forma largamente incompleta.
L’Anac ha chiesto di avere e pubblicare i dettagli, non sono arrivati.
Nell’ ambito dei rifiuti primeggia il “Consorzio di Bonifica integrale di Sarno”, quello che giusto tre mesi fa la Corte dei Conti ha chiamato a rispondere di “mala gestione” per aver cagionato nel corso degli anni dal 2009 al 2013 un danno erariale da 9 milioni di euro: mancato versamento delle ritenute d’acconto e dei contributi ai dipendenti, versamento di emolumenti “privi di controprestazioni lavorative”, la corresponsione di “inutili e onerosi compensi a consulenti esterni”. Tutta roba che hanno dovuto rilevare i militari della Guardia di Finanzia di Nocera Inferiore al termine di articolate indagini.
Se tali informazioni fossero state disponibili per tempo, forse, le grane sarebbero emerse prima che il danno arrivasse a tanti zeri. Ma la sezione “Amministrazione Trasparente”, che dovrebbe riportare gare, contratti, incarichi etc. a fine gennaio risultava ancora “priva di ogni contenuto”.
Altre sorprese riserva l’”Azienda lombarda di edilizia regionale”, quella che a Milano “ha in pancia 100 mila case popolari” e che a più riprese ha alimentato negli anni polemiche e inchieste per gli “affitti a canoni stracciati” a beneficio dei soliti noti.
La segnalazione che arriva all’ Anac riguarda proprio l’omessa “indicazione identificativa degli immobili posseduti”, dei canoni di locazione versati e percepiti.
In poche parole il cuore stesso delle vicende che tanto spazio hanno preso sulle pagine di politica e cronaca giudiziaria. Il dato, si legge, “non è pubblicato”.
Scatta il richiamo, segue adeguamento, ma sempre “parziale”: vengono indicati immobili e canoni, non i beneficiari.
E le premesse delle affittopoli passate e future, nonostante gli sforzi, restano.
E’ stato infine necessario il richiamo dell’ Anac perché la società Expo 2015, “circondata da scandali e tentativi (a volte riusciti)di infiltrazione da parte di imprese criminali”, indicasse un proprio funzionario responsabile della trasparenza.
” Meglio tardi che mai, visto che mancano tre mesi all’inaugurazione. “
E che tutti gli obblighi di legge fossero assolti al taglio del nastro sarebbe “veri bello”.

Stefano
In Grecia oltre il 44% della popolazione (11 milioni di abitanti) è considerato povero. Non stupisce quindi che il nuovo governo, dopo anni di politiche di tagli e rigore, imposte dalle Istituzioni internazionali per “aiutare” il Paese, stia cercando – inutilmente – di sensibilizzare queste stesse Istituzioni ed i “partner” della UE sul fatto che la popolazione è allo stremo e che le politiche indicate come risolutive non solo non hanno dato i risultati sperati, ma anzi, sembrano aver peggiorato la situazione.
In Italia (dati dell’ISTAT) abbiamo quasi 10 milioni di persone intorno alla soglia di povertà e 4.700.000 in condizione di “povertà assoluta” ..(.. guarda caso è proprio lo stesso numero dei poveri che ci sono in Grecia: 44% di 11.000.000).
Da noi un governo “lungimirante” (nel silenzio, se non nella complice reticenza della maggior parte dei media) si sta concentrando sulle misure “urgenti” per riformare lo Stato (legge elettorale, riforma Istituzionale, …) che entreranno in vigore non prima della metà del 2016 (ed anzi, il Presidente del Consiglio Renzi afferma che la riforma elettorale non si applicherà prima del 2018).
Come fare a non rilevare, in queste scelte politiche, un chiaro sintomo della scarsa sensibilità dei nostri politici per il concetto di “priorità ed urgenza” e per il bene degli Italiani e soprattutto di quelli più colpiti da questa crisi ?!?
Un inciso: in Grecia esiste un Parlamento monocamerale di 300 seggi e già dal 2007 è stata realizzata una riforma elettorale che ha confermato la soglia minima del 3% perché un partito avesse una rappresentanza parlamentare ed ha concesso un premio di maggioranza pari a 50 seggi (il 16,7 % dei seggi totali) alla lista che ottiene il maggior numero di voti…..
L’efficacia di questa riforma per il bene dei cittadini greci è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti (… ma in Italia sarà sicuramente diverso …).

GIORGIA MELONI
Mi spiace che sia Giorgia Meloni a dire queste cose, ma sarei abbastanza d’accordo, a parte il fatto che fino a ieri votava tutte le leggi ad personam di Berlusconi e che sarei abbastanza stufa di tutto questi che fanno i Soloni solo quando non hanno la maggioranza: “Considero quanto accaduto molto vecchio, nel metodo e nel merito, una grande sconfitta di Renzi, poteva davvero cambiare le regole, la grande novità che ci ha dato è che gli Italiani non possono più scegliere i senatori di un Senato che rimane e quando abbiamo proposto un Presidente della repubblica eletto dal popolo, la stragrande maggioranza degli Italiani ha votato contro. Mi chiedo quanti Italiani avrebbero votato Mattarella, se fosse dipeso da loro. Anche il risultato è vecchio, perché io penso che in tutta Europa si svolga una battaglia che ha da una parte gli interessi di pochi (le oligarchie di potere, interessi organizzati) e dall’altra i diritti dei molti (da Tsipras a Le Pen a Podemos) per riacquistare la loro sovranità. In tutta Europa vincono i partiti che si presentano come nuovi non solo con il voto a Grillo ma anche col voto a Renzi, ma Renzi si è presentato come il grande rottamatore per essere il grande restauratore, in perfetta continuità con quello che abbiamo visto negli ultimi anni, con scelte a difesa degli interessi della grande finanza, delle burocrazia e tecnocrazie europee, dei grandi gruppi organizzati e di una idea della politica vecchia e fallimentare che ci ha consegnato uno dei debiti pubblici più alti del mondo e che ha consegnato alla schiavitù intere generazioni.
Veniamo al 3%, siccome la Costituzione dice che ognuno deve concorrere con lealtà alle spese della comunità nazionale, devo ricordare che il Mattarella giudice costituzionale non disse nulla quando la Consulta bocciò un tetto allo stipendio dei giudici della Consulta, dicendo che non si potevano toccare i diritti acquisiti, mentre quando è stata bloccata l’indicizzazione delle pensioni non disse che anche qui si toccavano diritti acquisiti. Insomma ciò che per gli alti stipendi vale non vale per le piccole pensioni. Ma non si dovrebbe essere tutti uguali davanti alla legge? Quando si doveva moderare con un ‘prelievo di solidarietà’ la vergogna costituita da pensioni che arrivano a 90.000 euro al mese, non si poteva perché era incostituzionale toccare le pensioni d’oro ma lo era più bloccare le pensioni da 1400 euro. E non è nemmeno normale che a giudicare sulle pensioni d’oro fossero pensionati d’oro. Se tutti dobbiamo concorrere in modo leale alle spese nazionali, i primi a farlo dovrebbero essere quelli che prendono 90.000 euro al mese con pensioni per cui non hanno versato nemmeno i contributi, quando poi ci sono centinaia di migliaia di persone che lavoreranno tutta la vita senza prendere mai una pensione decente. La sentenza della corte dice che non si può intervenire sulle pensioni d’oro perché sarebbe come intervenire sui redditi, ma come mai la Corte non ha detto la stessa cosa quando la legge Fornero è intervenuta sull’indicizzazione delle pensioni da 1400 euro? E’ lo stesso identico meccanismo solo che nel 1° caso toccava i potenti e nel 2° la povera gente.

QUELL’AFFARACCIO DEL 3%

La prima norma che Mattarella dovrà affrontare sarà quella per cui Renzi vorrebbe non considerare evasione fiscale non aver pagato il 3% dell’imponibile, che il 20 febbraio va al consiglio dei ministri.
Renzi, dopo un po’, confessò di averla infilato lui nel decreto prima di Natale, poi tutti i piddini dissero sdegnosamente che sarebbe stata tolta, la Boschi invece ne andò fiera e ne parlò come cosa fatta. Se la legge passasse, Silvio tornerebbe ad essere puro come un giglio e riacquisterebbe l’agibilità politica, annullando la decadenza dal senato prevista dalla legge Severino. Ma la Boschi ha la faccia di insistere che la norma ‘è fatta per il bene di tutti’.
Certo, a Padoan questo pastrocchio non piace e vorrebbe eliminarlo perché è inaccettabile anche da un punto di vista europeo che si depenalizzi la frode fiscale. E’ un decreto delegato, cioè un atto del governo, per cui la firma è dovuta, ma Mattarella dovrebbe bloccarla prima che arrivi alla sua firma. Sarebbe proprio in grave imbarazzo a firmare una porcheria simile.
Infatti è chiaro che se si tratta di considerare un errore contabile su un piccolo imponibile è un conto, ma se si tratta di fare il 3% per es. di Eni o di Banca Intesa o di Unicredit il conto sale. In base a questa norma, per es. Eni potrebbe tranquillamente evadere 419 milioni. I grande evasori non solo vedrebbero vanificarsi tutti i loro processi, ma potrebbero oscurare cifre da capogiro, buone per pagare mazzette e alimentare altra corruzione. E questo quando le casse dello Stato sono vuote, non si fa che aumentare le tasse dirette ai cittadini e quelle indirette e dopo che siamo già il Paese col livello di corruzione e di evasione più alti d’Europa, che in 30 anni ha visto raddoppiare la percentuale di evasione sul Pil dal 7% al 17, quadruplicando le somme evase da 54 miliardi a 180.
La Boschi, mentendo spudoratamente, ha avuto la faccia di dire che in Francia si può evadere fino al 10%, peccato che invece in Francia il 10% valga solo per cifre piccolissime e che sopra i 153 euro chiunque sia punibile. Travaglio a Servizio Pubblico ha fatto i conti di quanto costerebbe allo stato questa leggina furba di Renzi:
ENI potrebbe evadere 419 milioni l’anno, Allianz 290, Siemens 226, Enel 216, Axa 187, Unicredit 130, Intesa 105, Generali 72, Snam 48, Poste 46, Unipol 42, Luxottica 28, Mediolanum 16, Telecom 16. In totale si è calcolato che la perdita per lo Stato sarebbe di 16 miliardi. E chi ce li rimette? I cittadini più poveri? Oppure si taglia del tutto lo stato sociale?? Ma quanto ci costano i due compari?
Qualcuno dica alla Boschi che in Francia per le grosse evasioni sono previsti fino a 7 anni di carcere e sanzioni fino a 2 milioni di euro, altro che Italia dove è quasi impossibile vedere un evasore in carcere!
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In Germania in carcere per evasione fiscale o reato economico simile ci sono 9 mila detenuti. Sono di più di quelli puniti per aggressione o rapina. Da noi è il contrario. Solo 4 su mille carcerati ha commesso crimini quali l’evasione fiscale o altri tipi di reato economico o finanziario. Siamo più bassi di tutta la media europea che è 4 su 100. Da noi si dava il carcere solo per fatture false, ma anche qui Renzi ha sanato le false fatture fino a 1000 euro. E da noi i collettivi bianchi che delinquono restano tutti impuniti. Puniscono più di noi, 6 volte di più gli olandesi, dieci volte di più gli svedesi e gli inglesi, 11 i finlandesi, 15 gli spagnoli, 22 i turchi, 55 i tedeschi”. Come disse Frattini: “Tutti urlano contro gli scippi, nessuno per il falso in bilancio”.
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In un solo giorno Renzi ha mandato a B tre segnali di vendetta:
-ha detto che avrebbe restaurato il falso in bilancio
-non ha mandato segnali positivi sulla Salva-Silvio (o legge per cu si può evadere impunemente il 3% dell’imponibile), cioè ha fatto capire a B che è lui che comanda
– e ha tassato Mediaset e Rai per 50 milioni.
Forse poi non lo farà, ma sono state tre coltellate molto chiare, come a dire a B: “Guarda che sono io il più forte e tu dipendi da me”.
E’ Verdini il vero garante del patto del Nazareno ma parte di FI si ribella a Verdini e lo dimostra creando un gruppo contro B che ha contravvenuto all’ordine di votare scheda bianca e ha votato per Mattarella, cioè è passato dalla parte di Renzi. Insomma Fi scricchiola. Verdini è l’uomo della famosa compravendita che fece cadere Prodi ma in FI il suo strapotere è visto con occhio sempre più infastidito, mentre bolle la maretta nei vecchi come Urbani e Brunetta che criticano le scelte di B e nei giovani come Fitto che ha già riunito 36 ribelli interni.

Franco Rinaldin
Il giudice del Tribunale di Sorveglianza di Milano Dott.ssa Beatrice Crosti ha ridotto la pena a Berlusconi per buona condotta mentre lo stesso pregiudicato Berlusconi ha tuttora in corso un processo a Bari con escort per falsa testimonianza, un altro a Napoli per corruzione di parlamentari ed è in attesa del giudizio in Cassazione per sfruttamento della prostituzione minorile e per reato di concussione nel processo Ruby e pure i suoi avvocati Ghedini e Longo sono sotto processo a Milano per falsa testimonianza!!!
Mi pare proprio un quadro giudiziario molto esaltante e su tutto ciò il suddetto pregiudicato Berlusconi ha ottenuto uno sconto di pena!!! A quando la liberazione dei pregiudicati e la detenzione in carcere della gente per bene???
Noto con molto dispiacere che via via parte dei giudici giudicanti stanno perdendo il senso della realtà e della misura e questo è molto grave ed è soprattutto INCOMPRENSIBILE!!!
Da questo punto di vista mi pare che andiamo sempre peggio ma certamente non può finire così!!!
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Berluscameno
L’UE rende SEGRETA o QUASI una informazione che riguarda tutti i paesi Ue
La FRANCIA ha ottenuto la LICENZA di STAMPARSI DENARO in modo ILLIMITATO!
L’eurocrazia ha concesso alla Francia (e Spagna e Portogallo) 2 anni di proroga per il rientro dal deficit entro il 3% del Pil, e ha negato lo stesso sollievo all’Italia.
Enrico Letta va da Angela Merkel a Berlino ad implorare il favore (il ministro Schauble aveva detto no ancor pochi giorni fa). Ma Berlino ha fatto a Parigi un favore più grande, alla chetichella:
in pratica, ha permesso alla sua Banca Centrale di stampare euro. Lo scriveva l’8 aprile 2014 scorso addirittura Paul Krugman sul suo blog presso New York Times, con un titolo più che ironico:
“La Francia ha di nuovo la sua divisa”. Nonostante il silenzio dei soggetti coinvolti, la notizia non è sfuggita agli osservatori internazionali. Il premio Nobel Paul Krugman ha commentato così sul New York Times: “La Bce non vuole, non può, lasciare la Francia a corto di denaro, senza la Francia non vi è più alcun Euro zona. Così, per la Francia la Bce è inequivocabilmente disposta a giocare da buon” prestatore di ultima istanza”, fornendo liquidità. E questo significa che, in termini finanziari, la Francia è entrata nel club dei paesi avanzati che hanno le loro proprie valute e, pertanto, non possono rimanere a corto di soldi: un club i cui membri hanno costi finanziari molto bassi, più o meno indipendenti dai loro debiti e deficit”. Lo riporta il giornale tedesco, “Deutsche Wirtschafts Nachrichten”, ripreso in seguito dal più autorevole “Die Welt”, secondo il quale accanto al flusso di liquidità a 3 anni garantito dal programma Ltro (Long term refinancing operations), le banche francesi avrebbero a disposizione una fonte di finanziamento praticamente inesauribile, il cosiddetto mercato Step (Short term european papers), mercato non regolamentato, sul quale sono negoziate obbligazioni bancarie e corporate. Attualmente, il valore dei titoli di debito negoziati è pari a circa 440 miliardi di euro. Di questi, ben 370 miliardi sono rappresentati da obbligazioni bancarie, la stragrande maggioranza emesse da banche francesi.
E’ lo stesso risultato di “stampare moneta”.
Insomma, la Banque de France crea base monetaria per gli istituti d’Oltralpe senza un vero controllo e la Bce lascia correre. Francoforte, pur ammettendo di aver già identificato 113 casi di dati scorretti, sostiene però che ciò non incide sulla politica valutaria. In pratica il settore bancario francese, sviluppandosi anche sul mercato “Step”, ha la possibilità di ricorrere alla concessione di credito alternativo da parte della Bce, a tassi bassissimi, al di fuori del sistema tradizionale e con la possibilità di non essere controllato da soggetti esteri. Di fatto, è come avere la possibilità di stampare moneta in una specie di operazione di mercato aperto mascherata. E l’Italia é esclusa da questo Club ristretto.

RIDIAMARO :- )

Ormai dentro Fi nessuno si pronuncia più su niente.
Ma, visti i continui voltafaccia di Renzi, anche nel Pd non ne trovi uno che si pronunci su niente. Su qualunque argomento la risposta è: “L’ultima che ha detto Renzi”.
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I partiti hanno un bel dire: “Questo sì, questo no!” La strategia di Renzi é: “Io fotto tutte le sere. Chi c’è, c’è.”
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Il cerchio magico Pd è identico a quello Fi: stesso albero delle zoccole.
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Si sta come al casinò prima che facciano girare la roulette.
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Chiamare politica questa lotta al coltello tra puttane e ruffiani è come chiamare gourmet il banchetto dei topi in una discarica.
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L’Italia è una repubblica fondata sulla ‘roba’.
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Non mi sembra che gli equilibri politici siano molto cambiati.
Da una parte ci sono sempre loro.
Dall’altra parte ci siamo sempre noi.
Loro contano sempre tutto.
Noi contiamo sempre niente.
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Slot: dovevano pagare 98 miliardi. Pagheranno 857 milioni.
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“Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori.” (Ennio
Flaiano)
8 membri di Scelta civica sono passati a Renzi. Da Scelta Civica a Scelta Cinica.
Domenica c’è il congresso di Scelta civica? Cos’è? Monti che si fa un solitario?
Dall’inizio della legislatura 173 parlamentari se ne sono fregati del voto degli elettori e sono passati a partiti differenti da quelli con i quali sono stati eletti.
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Mattarella telefona personalmente a Berlusconi per invitarlo.
Il fratello Piersanti si sarà rigirato nella tomba.
Come diceva Dumas: “C’è gente che pagherebbe per vendersi.”
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Luigi
Non posso credere che queste cose accadano qui, in Somalia.
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Dal web
Il voltagabbana è uno che già nascita protestava perché voleva una madre con tre tette.
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Margherita HacK:
” I voltagabbana sono delle prostitute”
«Il nostro paese è il più grande esempio di pubblica prostituzione”
.
“Al mercato delle vacche chi grida più forte la vacca è sua”

IL PATTARELLO
Alessanda Daniele

Dopo una settimana di fiacca pantomima durante la quale hanno recitato da cani un bisticcio pretestuoso, tutti i nazareni dal PD a Forza Italia, con la patetica aggiunta in corsa di Vendola, hanno eletto e lasciato eleggere al Quirinale Sergio Mattarella, settantenne democristiano di lungo corso sostenuto da Napolitano, cercando di spacciare la manovra come una scelta innovativa e super partes.
Completamente irrilevanti come da copione i grillini.
Un democristiano presidente del Consiglio, un democristiano presidente della Repubblica, un solo grande partito democristiano trasversale, modulare, componibile, che va da Razzi a Civati, e che s’espande costantemente occupando tutte le posizioni di potere, come un blob riempie tutti gli anfratti.
Il soffocante monocolore DC subentrato allo sguaiato impero del Sòla si consolida sempre di più.
Demitiano, pluriministro di Andreotti, De Mita, Prodi, Amato e D’Alema, giudice costituzionale, apparentemente diafano, in realtà granitico: Mattarella è un democristiano quintessenziale.
Renzi è un cazzaro che ha riciclato in blocco tutte le sue promesse non mantenute del 2014 come programma per il 2015, ed ha accompagnato al Quirinale la personificazione di quella stessa eterna nomenclatura che aveva giurato di rottamare.
A Berlusconi, come nel 2011, è toccato ancora una volta recitare la parte dello sconfitto, permettendo così al collega cazzaro di tacitare per un po’ la stizzosa ma opportunista minoranza interna, e disorientando soltanto quei berlusconiani abbastanza rincoglioniti da non aver ancora capito o accettato che per il Canaro di Arcore l’impegno politico è sempre stato soltanto un mezzo per meglio curare i suoi affari.
Se fino a tre anni fa gli serviva il ruolo di protagonista, oggi in tempi di crisi gli è più utile quello di spalla: il mite ex sovrano che subisce le prepotenze del principino per il bene del regno.
Mattarella è l’autore della legge elettorale che nel 1994 gli consegnò il paese, quant’è credibile che Berlusconi consideri davvero la sua presenza al Quirinale una sconfitta?
La pantomima che ci viene spacciata per democrazia diventa sempre più grottesca, e le maschere che la interpretano sempre meno simili a qualcosa d’umano.

CTRL + H
Alessandra Daniele

L’editorialista indica l’articolo sullo schermo del PC.
– Sei sicuro che possiamo riciclarlo?
Il collega annuisce.
– Certo. È perfetto.
– È vecchio d’un decennio.
– Ma va ancora benissimo. C’è solo da cambiare qualche nome e qualche data. Ecco, qui dove dice Madrid metti Parigi. Sostituisci Aznar con Hollande, e Berlusconi con Renzi. Non devi neanche stare a rileggere di nuovo tutto, basta fare Ctrl+h. Il resto è già a posto.
– Davvero?
– Sì, è un pezzo da manuale, c’è tutto, lo scontro di civiltà, le cellule dormienti, l’integrazione fallita, le minaccia al Papa, il pippone sui musulmani moderati… a proposto, chi sono ‘sti musulmani moderati?
– Beh, quelli che non sparano alla gente. Cioè il 99%. Dall’articolo però devono risultare una minoranza accerchiata dai fanatici, altrimenti non funziona.
Il collega annuisce energicamente.
– Risultano. Funziona.
L’editorialista sposta il mouse.
– Ma guarda qui, il finale va riscritto. Dice che l’invasione dell’Iraq avrebbe stroncato il terrorismo. “Combattiamoli a casa loro se non vogliamo doverli combattere a casa nostra”.
– È uno slogan perfetto. Perché vuoi cambiarlo?
– Perché è una stronzata. Non ha funzionato. Ha avuto l’effetto contrario.
– E allora? Che te ne frega, non sei mica tu che decidi. Anzi, dovresti recuperare anche i tuoi pezzi del 1991, chissà quanti ce n’è riutilizzabili. – Prende il mouse – Qui devi solo sostituire Iraq con Stato Islamico, e Al Qaeda con ISIS. Poi copincolli qualche altro dato dall’ANSA, e hai finito – gli dà una pacca sulle spalle e sorride – e ci possiamo andare a pigliare un bel caffè. Magari il nostro lavoro fosse sempre così facile!

L’ANNO DEL CAZZARO
Alessandra Daniele

Matteo Renzi è davvero come uno smartphone: dopo neanche un anno la batteria è già bollita.
Il reale bilancio del suo governo è identico a quelli dei precedenti governi Monti e Letta: meno lavoro, più tasse.
Tutto il resto è solo facciata.
Solo una pericolante catasta di promesse sempre più assurde e scadenze sempre più distanti, come le Olimpiadi del 2024 (!), una penosa sceneggiata fatta di slogan da televendita di frullaminchiate, pose ridicole da capoclasse, e battute da terza elementare su gufi, gattopardi, coccodrilli, canguri, sciacalli, liocorni, e facce da serpente.
Matteo Renzi è un cazzaro, e neanche uno dei migliori.
È il mago Casanova della politica italiana, ed è arrivato alla sconocchiata poltrona che occupa solo perché in tempi di crisi a chi gestisce davvero il potere politico-economico non interessa più occuparla direttamente, e preferisce piazzarci un prestanome, o meglio un prestaculo che ci si bruci le chiappe al suo posto.
Gli italiani si sono stancati presto della sobrietà, per tenerli buoni l’esangue Letta andava sostituito con qualcuno che ricominciasse a raccontargli le loro balle preferite: meno tasse per tutti, il Senato è un doppione, l’Italia è un grande paese, possiamo farcela se solo diamo agli imprenditori la possibilità di cacciare i fannulloni e assumere TE.
Contrapposte dai media alle quartine millenariste di Casaleggio, le slide renziane sono sembrate a molti italiani persino moderne.
Napolitano ha gestito da Camerlengo il turnover Letta – Renzi come aveva fatto coi due precedenti.
Questa è la funzione rimasta al presidente della repubblica nell’Italia post-democratica commissariata dall’UE: garantire che a prescindere dal risultato delle elezioni, e dei congressi dei partiti, il governo conseguente continui comunque a seguire le direttive BCE.
Infatti per il successore di Napolitano si fa il nome di Padoan, ministro dell’Economia, e resta in ballo anche quello di Prodi, nonostante ai berlusconiani faccia lo stesso effetto che fa il nome di Frau Blücher ai cavalli.
Il dopo-Napolitano potrebbe però diventare il dopo-Renzi.
Il Piccolo Cazzaro Fiorentino non s’è arrampicato in cima da solo come narra la leggenda, c’è stato installato come una batteria di ricambio, che dopo neanche un anno è già bollita.
L’anno del Cazzaro è agli sgoccioli. La mezzanotte s’avvicina.
Cosa succederà ai renziani quando il carro del vincitore sul quale sono saltati si ri-trasformerà in una zucca?

MEGASALVINI SHOW
Alessandra Daniele

C’è da spostare una Lega. Approfittando del wormhole aperto dalla Piovra alla romana, Salvini parte alla conquista del pianeta centro sud, proponendosi come collettore nazionale di voti fascio-qualunquisti. La cosa ovviamente preoccupa Grillo, suo diretto competitor, e favorisce Renzi, che può utilizzare anche la Lega neo-nazionalista come spauracchio per recuperare consenso: “Salvini scommette sulla rabbia, io sul coraggio”. In realtà scommettono entrambi sull’idiozia degli italiani, e finora non sono stati delusi.
Salvini il padanauta spera di riuscire a piantare varie bandierine verdi in terra aliena con l’aiuto di quei media che da mesi lo pubblicizzano come l’unica alternativa possibile a Renzi. Naturalmente però non può davvero battere il PD, e proprio per questo è stato scelto come sparring partner da quegli stessi media che per settimane hanno spacciato lo sgangherato, minoritario squadrismo razzista di periferia come l’unica opposizione popolare legittima.
Renzi non può permettersi avversari autentici, è così vuoto da poter sopravvivere solo nel vuoto, solo opposto ad avversari persino più vuoti di lui.
Così i media gonfiano a dismisura ogni minima scorreggia fascioleghista, mentre la vera opposizione popolare – milioni di lavoratori in sciopero e in piazza – viene sistematicamente minimizzata e demonizzata.
E sui borborigmi xenofobi di quattro gatti si costruiscono talk show più lunghi della serata finale di Sanremo. Anche in Tv sfruttare gli immigrati rende più dei narcotici.
Intanto il semestre europeo si conclude esattamente com’era cominciato, col consueto cazziatone UE corredato dalle solite umilianti minacce di ritorsioni.
Sembra quasi di sentire la versione doppiata d’una delle intercettazioni nelle quali i boss della Piovra capitolina sollecitavano le vittime delle loro estorsioni a pagare il pizzo.
Per cambiare questa politica economica europea Renzi aveva promesso di battere i pugni, pestare i piedi, digrignare i denti, strabuzzare gli occhi.
Ha passato sei mesi a cenare, e twittare stronzate. Non ha cambiato neanche camicia.
Contro la corruzione adesso promette l’allungamento del(le) pene, con la stessa credibilità d’uno spam bot.
Il Comune di Roma andrebbe commissariato. In realtà tutta l’Italia andrebbe commissariata.
Purtroppo però lo è già, da parte della UE.
E Der Kommissar ce l’ha appena ricordato.
.
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. sono ormai 30 anni che mi triturano quei “cosi” che non ho con queste riforme.
    che vuol dire riforme? di per sè NIENTE! è una di quelle paroline che ha bisogno di un aggettivo, mai come in questo caso definito “qualificativo” per poter vantare un suo significato pieno.
    le cose che vanno storte, quelle che non funzionano più bene, le vede anche un bambino.
    ma per cercare di raddrizzarle bisogna avere ben chiaro in quale direzione si intende portarle.
    quando si cominciò a parlare di riforme, sembra passato un secolo, tutti, e io in prima fila, ad applaudire, tutti d’accordo a modernizzare il nostro vecchio stato obsoleto. era sotto i miei occhi l’esasperante balletto dei disegni di legge che viaggiavano per anni da una camera a l’altra solo per cambiare qualche virgola, che sopravvivevano alla sveltezza con cui cambiavano i governi. e mentre il mondo intorno viaggiava già nel futuro, noi qui a ricamare ghirigori persi in un barocco senza fine.
    ho aspettato per anni che queste famose riforme arrivassero, facendo ogni volta il tifo per l’autoproclamato rifomatore di turno.
    c’ho messo 30 anni per capire che non c’era nessuna intenzione di farle, almeno non nella direzione che io ed altri milioni di italiani si aspettavano.
    tutto è rimasto uguale, abbiamo continuato a portare sulle nostre povere spalle i vecchi fardelli dell’ottocento, nell’epoca di internet ancora giriamo come trottole da un ufficio a un altro con cartacce in mano, ogni nuovo anno scolastico rischia di un cominciare per difficoltà organizzative, chi non ha grandi mezzi economici e subisce un danno neanche ci prova a rivolgersi a un tribunale, per una tav per ricchi fumo negli occhi i poveri viaggiano ancora su carri bestiame, negli ospedali si muore ancora per negligenza o mancanza di attrezzature, respiriamo veleni e mangiamo merda per arricchire le grandi multinazionali… e potrei continuare per ore.
    io volevo sì una riforma del lavoro, ma per estendere le tutele a chi non le aveva, non a toglierle ai pochi che ancora ce l’hanno.
    io volevo sì una spending review sul bilancio dello stato, ma per tagliare gli inammissibili privilegi dei pochi, non per togliere gli spiccioli dalle tasche dei tanti poveri.
    io volevo sì una riforma della politica, ma per poter scegliere chi e come mi deve governare, non per dare poteri illimitati e senza controllo a dittatori camuffati.
    e allora basta!!!! non voglio più sentire questa parolaccia!!!!
    mi viene il voltastomaco ogni volta che la sento.
    non voglio più RIFORME, voglio una RIVOLUZIONE!!!

    Commento di lily — febbraio 13, 2015 @ 5:25 pm | Rispondi

    • non posso che sottoscrivere al 100%, analisi perfetta di una situazione ormai invivibile

      Commento di cesare — febbraio 15, 2015 @ 6:22 pm | Rispondi


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