Nuovo Masada

febbraio 10, 2015

MASADA n° 1623 10-2-2015 ALFRED TOMATIS- UDIRE SUONI

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MASADA n° 1623 10-2-2015 ALFRED TOMATIS- UDIRE SUONI

Gli studi di acustica- Il Big Bang- I canti sacri- Il gregoriano – Armonia- Le bande frequenziali – La forma elicoidale – Migliorare l’udito migliora l’arte – I suoni intrauterini- Inquinamento da rumore – La musicoterapia – Mozart – Mondo greco e mondo ebraico- Il potere energetico della lettere

Mi ero imbattuta anni fa in questo grande medico e scienziato francese, studioso di tutto ciò che concerne i suoni, da quelli percepiti nel grembo materno alle sinfonie, analista profondo dell’ascolto e creatore di una teoria che vede il suono come la grande funzione morfogenetica per eccellenza.
Ero rimasta felicemente sorpresa dalle sue idee sul suono-forma, dal suo asserire che siamo modellati dai suoni fin da quelli che sentiamo prima di nascere e nei nostri primi anni di vita, dalle fasce frequenziali a cui ogni lingua appartiene che disegnano le etnie, dalle finestre di apprendimento che si chiudono a 10 anni, dal modo con cui le frequenze del nostro ascolto modellano la nostra forma fisica. Ho trovato interessanti i suoi studi sulla cassa toracica di Caruso, la sua osservazione che bambini giapponesi, per esempio, cresciuti in America, avevano cambiato la propria struttura ossea…ecc.
Nella passione travolgente di Tomatis, tutto il mondo è generato dal suono, si fa suono. Il suono è frequenza, o vibrazione di energia, che fa crescere, modella le forme, libera la mente, aiuta ad evolvere.
Come nella Genesi biblica tutto comincia col Verbo-logos, così nella Genesi dei Veda all’inizio del mondo nessuna cosa era, poi si produsse “una vibrazione, un sommovimento”, il Big Bang di cui parlano gli astrofisici, e questa vibrazione cominciò a diffondersi nel Cosmo, creandolo così come si diffondeva. Il suono che creò il mondo è ancora udibile nella radiazione di fondo che pervade l’intero universo.

Tomatis, studioso dell’orecchio, trae tutto dall’ascolto. Parte studiando la sordità professionale degli aviatori e i disturbi vocali dei cantanti, e arriva ad una teoria per cui dalle capacità di ascolto deriva la nostra struttura corporea come la nostra personalità psicologica e dalla salute dell’orecchio discende tutta la nostra salute generale. Ascoltare è un processo globale che coinvolge soma e psiche, una funzione superiore così importante che ascoltare meglio significa essere di più e stare meglio.
La prima cosa che Tomatis scopre è che le frequenze dei suoni che l’orecchio non riesce a percepire, sono le stesse che la voce non riesce ad emettere. Poi scopre che ogni modificazione dello schema uditivo comporta una modificazione dello schema vocale. Ognuno può riprodurre con la voce solo i suoni che ha udito. Ma si può con strumenti appositi migliorare il funzionamento dell’orecchio e miglioreranno la comunicazione verbale, il desiderio di comunicare e di imparare, la consapevolezza dell’immagine corporea, il controllo audiovocale e quello motorio.
Sentire meglio manda più energia al cervello tramite i segnali neuronali (ricarica corticale), aumenta il senso dell’equilibrio corporeo e muscolare, mantiene l’equilibrio neurovegetativo ecc.
Una delle osservazioni di Tomatis è che certi bambini possono essere sordastri come autodifesa da un ambiente negativo, di cui non vorrebbero sentire i suoni. La cosa mi interessava particolarmente dal momento che sono sordastra da sempre e che probabilmente, nel tentativo di non recepire la voce malevola e brutale di un padre-padrone, ho ristretto al grado massimo l’atrio vestibolare dell’orecchio con una produzione ossea eccessiva al punto che gli otorino consultati mi hanno sempre detto di non capire come faccio a sentire, visto che non ho più ‘i buchi nelle orecchie’.
Un cattivo tipo di ascolto dunque può avere anche cause psicologiche. Situazioni di trauma emotivo, a volte accompagnate da un trauma fisico, possono portare a malfunzioni anche gravi in un tentativo estremo di difesa organica. Chiudersi all’informazione sonora è di fatto possibile, per es. con un rilassamento dei muscoli dell’orecchio medio, cosa che impedisce il passaggio del suono (nel mio caso con un soprosso). Sfortunatamente non è così facile per l’orecchio, come lo è per l’occhio, aprirsi di nuovo. I muscoli dell’orecchio medio rimasti inattivi per molto tempo perdono tonicità. I suoni sono percepiti in maniera imprecisa e dunque analizzati in maniera non corretta, l’ascolto è impedito.
Tomatis studia le molte funzioni dell’orecchio umano, scoprendo che è un sistema per produrre la ricarica corticale e favorire il potenziale elettrico del cervello. Il suono viene trasformato in stimolo nervoso dalle cellule dell’Organo del Corti nell’orecchio interno, inviato alla corteccia cerebrale e da lì all’intero organismo per dinamizzarlo e tonificarlo. Le cellule del Corti sono maggiormente addensate nell’area dell’orecchio che risponde alle alte frequenze, che sono più ricaricanti delle basse frequenze. Chi tende ad essere stanco o depresso, ha spesso una voce piatta, atonale, con poche alte frequenze. L’effetto energizzante della musica, contenente molte frequenze acute, è di notevole aiuto anche a chi ha danni neurologici o problemi fisici, che sfociano in un abbassamento generale dell’energia. L’aumentata ricarica corticale risultante dall’ascolto di musica ricca in alte frequenze si traduce in un aumento della motivazione personale, maggiore facilità nel lavoro, un abbassamento del livello di fatica, un accresciuto senso di vitalità, un miglioramento dell’attenzione, concentrazione e memoria, e minore bisogno di sonno. Tutti questi fattori, ma soprattutto l’accresciuta capacità di concentrazione e memoria, possono aiutare considerevolmente il soggetto a migliorare la comunicazione e l’apprendimento.
La stimolazione dell’orecchio con musica filtrata con l’orecchio elettronico inventato da Tomatis agisce sull’immagine corporea migliorando la consapevolezza e il controllo di tutti i segmenti corporei. Il sistema vestibolare controlla la consapevolezza tempo-spaziale richiesta nel ritmo e nell’equilibrio.
Il metodo Tomatis non è utile solo ai cantanti. Molti sportivi, soprattutto sciatori, integrano gli allenamenti con sedute d’ascolto. Le sessioni audiovocali consistono in ripetizioni di parole e di testi, alternate a canti e musica (filtrata e non) con parole e testi che portano progressivamente l’orecchio ad ascoltare l’intera gamma di armonici. Durante la ripetizione di parole e frasi, la voce della persona, captata da un microfono, viene modificata dall’Orecchio Elettronico e restituita alla stessa tramite una speciale cuffia. I filtri adattano la voce all’intero spettro sonoro, parlato e musicale, al fine di dare un controllo di alta qualità ed un’analisi dei suoni più efficiente.
Poiché la laringe può emettere soltanto i suoni che l’orecchio riesce a percepire, la parola, la frase o il passaggio musicale sono emessi sotto un controllo più preciso. E quando l’orecchio ascolta bene, il corpo intero viene coinvolto nel processo, facilitando qualunque apprendimento e permettendo l’integrazione di nuovi modelli di sviluppo. Gli effetti positivi, nelle difficoltà scolastiche come in difficoltà di altro tipo, sono notevoli e documentati. I centri Tomatis sono diffusi in Italia come in tutto il mondo.

Alfredo Tomatis nacque a Nizza nel 1920. Suo padre era un famoso cantante lirico dell’Opera di Parigi, per cui si interessò sempre di musica e conobbe molti cantanti famosi. Trasferitosi a Parigi studiò Medicina, specializzandosi poi in Otorinolaringoiatria. I suoi primi casi riguardarono sordità professionali e patologie di cantanti amici del padre. Ben presto fu in grado di studiare i rapporti tra orecchio e voce, cioè tra ascolto e comunicazione, e inventò un apparecchio, detto “Orecchio Elettronico“, capace di trasformare la voce educando l’orecchio. Nello stesso tempo spiegò le proprie osservazioni cliniche formulando le leggi dell'”effetto Tomatis“, depositate all’Accademia delle Scienze della Sorbona nel 1957.
I principi sono due: La voce contiene solo i suoni che l’orecchio può percepire.
Se si modifica l’ascolto, la voce ne è immediatamente e inconsapevolmente modificata.
E’ possibile trasformare in modo duraturo la fonazione se la stimolazione uditiva è mantenuta per un certo tempo. Nei vent’anni successivi, Tomatis sviluppò l’Audio-Psico-Fonologia: una disciplina basata su assunti riguardanti il modo in cui l’uomo sviluppa e utilizza la capacità di comunicare con se stesso, con gli altri e con l’ambiente, in cui si esaminano vari aspetti dell’ascolto dalla terapia alla pedagogia. Dal suo sistema nacquero decine di centri, in cui venivano trattati problemi del linguaggio e difficoltà d’apprendimento, si aiutavano persone che soffrivano di ansia, depressione e problemi psicologici, si insegnavano più rapidamente le lingue straniere, si permetteva a musicisti, cantanti, artisti di liberare la propria espressività e creatività. Con la sua terapia del suono Tomatis curò pazienti celebri come Maria Callas, Romy Schneider, il pittore Hans Harting, l’attore Gerard Depardieu.
I suoi interessi furono ad ampio raggio: psicologia, antropologia, linguistica, pedagogia… spaziando dall’acustica alla musica sacra alla mitologia.

Ho davanti a me l’ultima opera di Alfred Tomatis “Ascolta l’Universo. Dal Big Bang a Mozart”, scritta nel 1995 (Tomatis muore nel 2001).

Il suono crea l’uomo, si fa parola scritta o nota sul pentagramma, produce il linguaggio dunque il pensiero e la coscienza.
Il suono attraversa l’aria in modi e tempi diversi secondo frequenze e intensità. Il cervello, tramite l’orecchio lo registra e trasforma in stimolo neuronale.
Il suono altro non è che aria che si muove.
Tomatis lo analizza in una vera filosofia dell’ascolto, che si fa storia dei suoni che animano le civiltà e si trasformano anche in architettura, dalla forma dei suoni alla forma della pietra.
Ho conosciuto un giovane architetto, che era anche bravissimo musicista, che diceva che la vista di un’opera architettonica gli suscitava sempre brani musicali. Anche la pietra è musica.
Secondo Tomatis, molte difficoltà scolastiche dei bambini possono dipendere da una cattiva percezione auditiva ed egli spiega come mai in alcuni adulti (ed è il mio caso) ci sia una vera opposizione ad imparare lingue straniere.
Ogni popolo ha la propria gamma di suoni, una fascia frequenziale che coinvolge respirazione, postura, struttura psicofisica, mentalità, cultura.
Il mondo verbale è situato in un insieme ricco e complesso in cui tutto si tiene.
Il suono è totalità, una totalità che inizia dal grembo materno dove il nascitura comincia la sua avventura auditiva ascoltando i suoni del suo mare interno, poi la voce della madre che penetra fino a lui lo forma.
Con un viaggio di scoperta lungo una vita, Tomatis ci apre ad un mondo affascinante e sconosciuto, attraverso scienze comparate, arti e bellezza, un universo governato da leggi di armonia e corrispondenze mirabili.
Il suono è il grande trasformatore che cambia le dinamiche molecolari. Se il dio del mondo è Shiva che danza, il suono fa parte del grande danzatore che nella sua danza crea il mondo.
Non solo il suono crea vita, ma la modella e le dà il suo carattere proprio.
Il mondo prima del mondo era il suono che ancora non era e dà vita a ciò che lo manifesta. Il mantra è la sillaba divina, energia primaria che crea l’universo.
Ma per giungere a questa illuminazione occorre un talento particolare, occorre essere ‘vocati’. Come disse una voce diretta: “Il cosmo ti parlerà attraverso la chiaroudienza.”
Originato il primo suono primordiale, dice Tomatis, ogni altro suono del mondo è creato da quello. L’assioma è dunque “Il mondo è suono”.
Il suono si effonde creando lo spazio e dandogli forma e nella sua espansione inventa il tempo. Già i Greci lo avevano intuito. L’universo come campo vibratorio.
Prima di Tomatis, l’acustica aveva cercato come si manifesta il suono, ma non che cosa è.
Immaginiamo un insieme di molecole in condizioni di equilibrio, il suono le perturba dando origine ad eventi, quelle molecole possono essere viste come un insieme di energie organizzate.
Il Big Bang fu il suono primario che dette il via a tutte le energie e le generò diffondendosi, generando tutte le energie successive. Così il Cosmo nasce come una struttura vibrazionale che si espande aumentando la sua complessità. Di questa stessa natura vibratoria è fatta la luce.
Il Big Bang è una teoria cosmologica sull’espansione dell’universo che non sa dirci nulla sull’incipit dell’universo stesso. Einstein, che era attratto dall’armonia e dalla bellezza, ci rappresentò il cosmo come una struttura geometrica, in ciò seguendo i grandi sogni da Pitagora a Newton. Nella teoria della relatività ristretta scelse un universo statico basato sulla Via Lattea, poi cominciò a pensare che quell’universo si espandeva in una direzione, anche se non tutte le masse della Galassia sembrano andare in quella direzione. E se l’universo sembra andare in una certa direzione, ciò sembra indicare che ci sia stato un inizio del tutto. Ecco come nasce il concetto di Big Bang, il grande suono, l’esplosione iniziale.
Verso gli anni ’40 George Gamow, allievo di Niels Bohr, unì la concezione del cosmo a quella dell’atomo. Microcosmo e macrocosmo ubbidiscono alle stesse leggi. Si tornava alla grande teoria degli antichi per cui tutto era nato da un primo suono primordiale. Da quel primo suono nacquero tutti i suoni, le musiche, i linguaggi, le forme del mondo. L’universo è un ammasso vibratorio che si organizza in strutture sempre più complesse, è un’enorme sinfonia, una gigantesca tessitura vibrazionale, quella che gli antichi chiamarono “armonia delle stelle”.
Nessuno sa dire cosa sia stato questo inizio, se l’esplosione di una enorme concentrazione di energia o il punto zero. E se pure il Big Bang fosse un suono, cosa c’era prima di quello? E questa esplosione determinò una asimmetria nell’universo? E la musica conserva la stessa asimmetria? E, se, come appare, ogni dinamica nell’universo è rotatoria, dall’orbita dell’atomo a quella dei pianeti, anche la musica ha questa natura rotatoria?
L’ipotesi dunque è che l’intero Cosmo nasca da un suono iniziale che si diffonde nello spazio e che l’evoluzione del mondo sia il risultato della diffusione di questo suono che ha creato il tempo, così che esso segna con il suo canto, le sue melodie, tutto ciò che esiste, scrivendo una gigantesca sinfonia cosmica…
Sappiamo, per averlo provato in laboratorio, che se si contrae e dilata un’onda acustica in una bolla, si producono lampi di luce. Il suono dunque si trasforma in luce. Se aumentiamo la velocità di un insieme molecolare otteniamo musica.
Gli astrofisici hanno dimostrato che all’inizio del mondo non c’era il vuoto (Einstein: “Il vuoto non esiste”) ma un flebile suono di fondo. Esso corrisponde al soffio vitale che dà origine alla vita. “Il cosmo è un vaso che canta”. “..e continua a invadere lo spazio seminando di suoni scintillanti tutta la sua evoluzione”.
Questo suono che si diffonde creando la luce, genera anche le due forze di gravità, quella cosmica e quella di ogni ammasso stellare. La gravità è la forza di coesione che si contrappone all’espansione.
Tutti i popoli antichi hanno attribuito energia ai suoni. Ogni fenomeno vibratorio sonico è produttore di energia. A un certo livello è la stessa intensità della vibrazione a condensarsi come materia. La materia comincia ad apparire quando le frequenze sono intessute densamente in masse compatte. Ma, seguendo Bohr, che voleva far corrispondere l’infinitamente grande con l’infinitamente piccolo, si vede che entrambi hanno un’origine comune, si rivelano asimmetrici e rotatori, sono esposti alla forza di espansione e a quella di gravità. Possiamo definire la forza intrinseca dall’atomo come un desiderio di espansione frenato da un’autodifesa dell’ambiente. E dall’urto di queste due forze, espansione e gravità, nascono i vari gradi della materia.

L’uomo è bombardato continuamente da una infinità di informazioni che gli danno forma e struttura e tra tutte le percezioni possibili i suoni sono sempre stati al primo posto. In ogni epoca antica il sacro è stato connesso al suono. Il culto del sacro è connesso alla liturgia cantata, come un tentativo di connettersi all’armonia universale. Ci sono dei suoni che potremmo chiamare sacri? Suoni che stimolano la nostra percezione metafisica?
Sappiamo che ogni stimolo del corpo lo trasforma. La preghiera nasce come canto. Nel mondo orientale la sillaba sacra è l’OHM, che di per sé produce dei mutamenti energetici sottili. Nel mondo cristiano le modulazioni dell’Ohm (Amen) si ampliano nel gregoriano. Nei suoi laboratori, Tomatis stimolava gli allievi sia con Mozart che usando il gregoriano dell’abbazia di Solesmes di cui aveva riscontrato effetti profondi al punto da consigliarne l’ascolto tutti i giorni.
Il gregoriano agisce immediatamente sulla corteccia cerebrale, raddrizza il soggetto, lo rende più tonico, lo energizza, risponde al suo ritmo cardiaco e respiratorio, apre la sua parte metafisica. E’ ciò che nel mondo cristiano più corrisponde a un mantra.

I monaci dell’abbazia di Solesmes dettero inizio, attorno al 1840, a una sistematica di riforma della tradizione del canto gregoriano, con l’intento di riportarlo alla sua originale dimensione di canto monodico non misurato, in contrasto con la pratica, affermatasi già a partire dal XVI secolo, di eseguire i canti liturgici secondo una rigida scansione ritmica e l’accompagnamento di un basso continuo.
I monaci benedettini, sulla base dei loro studi filologici e semiologici, ricostruirono con buona approssimazione anche uno stile di canto, divenendone in breve tempo un modello con cui confrontarsi. Sulla base dello studio e dell’ascolto di questo canto gregoriano ricostruito, alcuni studiosi hanno formulato delle teorie molto interessanti sullo scopo del canto in assoluto e di quello religioso in particolare, sulla preghiera cantata, sulla funzione terapeutica dell’ascolto del canto gregoriano, sui suoi effetti sulla salute. Il gregoriano è particolarmente adatto a coloro che vogliono acquisire un’insospettata energia e desiderano aprirsi alla loro propria dimensione metafisica.
Tomatis scrive: “Tra i suoni sacri, il canto gregoriano occupa certamente un posto di prestigio. E’ uno dei più preziosi fra i canti che portano al sacro….Se è vero che non esiste un suono sacro di per sé, del gregoriano tuttavia possiamo dire che è quello che meglio prepara l’anima ad aprirsi a Dio. …E’ noto che durante le mie sedute di educazione all’ascolto utilizzo essenzialmente brani di Mozart e di gregoriano dell’abbazia di Solesmes. Ho spesso spiegato questa mia scelta. Oltre al fatto che vi trovo un piacere che si rinnova sempre, sono stato indotto a privilegiare questi due universi musicali perché i risultati riscontrati durante gli esercizi di educazione all’ascolto erano di gran lunga i più notevoli, rispetto a quelli riportati con altre composizioni musicali; inoltre la continuità delle risposte agli effetti indotti dai suoni è tale che si conoscono in anticipo le reazioni che gli interventi provocheranno. Queste due considerazioni mi sono parse sufficienti a giustificare il loro impiego sistematico. Quando il canto gregoriano raggiunge un grado di esecuzione ottimale, come sotto la direzione di dom J. Gajard, maestro del coro dell’abbazia di Solesmes, durante le sedute di educazione uditiva, il cui scopo è di accrescere le possibilità di apertura dell’orecchio, dà effetti praticamente identici in tutti coloro che lo ascoltano. Il soggetto si sente immediatamente più tonico e al tempo stesso si raddrizza e ritrova effettivamente la sua verticalità. Bisognerebbe auspicare un ricorso quotidiano al canto gregoriano, ma sappiamo che un’incomprensibile decisione della Chiesa ha sospeso questa modalità espressiva, così che oggi sono rari i luoghi in cui il canto gregoriano rapisce e sostiene ancora il fedele nella preghiera. “
Tomatis ha esaminato il suono dei canti gregoriani con un oscilloscopio, scoprendo che esso cade nel raggio dei suoni ricaricanti. E’ come uno “yoga respiratorio“. “Coloro che cantavano sembravano rallentare il loro respiro e inducevano gli ascoltatori nello loro stesso stato di tranquillità.” Tomatis ha visitato monasteri benedettini in tutto il mondo per studiare i monaci che praticano il gregoriano. Ad un ritiro in Francia, un frate riformatore tagliò severamente il tempo che i monaci dedicavano al canto e notò che cominciarono a diventare più svogliati e a dormire di più. Inoltre, un medico consigliò agli uomini di seguire una dieta tradizionale e questo fece peggiorare le cose. Fu chiamato Tomatis. Egli reintrodusse il loro orario lungo di canto. Presto, disse, stavano dormendo meno, lavorando di più e si sentivano meglio.
I Canti Gregoriani hanno la caratteristica di contenere tutte le frequenze della voce umana e di utilizzare un ritmo simile a quello del respiro. Come tutta la musica sacra, il canto gregoriano è modale ed è per definizione una musica di meditazione e di interiorità. Essa è caratterizzata da un ritmo libero che sfugge alla costrizione metrica; ed è proprio questo uno dei suoi aspetti più affascinanti: il flusso melodico e ritmico è regolare, senza spigoli. Si crea una sorta di armonia tra la frase cantata e il respiro del cantore. Grazie a queste caratteristiche il canto gregoriano possiede un effetto psicologico e fisiologico molto profondo: la respirazione si calma, il battito cardiaco rallenta, la tensione delle arterie e il tasso sanguigno di acido lattico diminuiscono. In questo contesto musicale l’individuo può facilmente raggiungere uno stato di attenzione e rilassamento. Allo stesso tempo
Certi suoni sono efficaci come due tazze di caffè. I canti Gregoriani sono fonti di energia fantastici. Io ci lavoro come musica di sottofondo e dormo solo tre o quattro ore a notte“.
I suoni sacri calmano le onde elettromagnetiche del pensiero e lo allineano verso la fase alfa, fase della meditazione e della preghiera.
Tomatis analizza le sequenze sonore dai salmi vedici, buddisti, tibetani, islamici, dervisci, ambrosiani e infine quelli del gregoriano di Solesmes. Quest’ultimo dà un grande senso di pace di dilatazione dell’anima, per le emissioni gravi, le espirazioni lente, le cadenze cardiache allargate e tranquille. Tutto ciò genera grande energia mentale.
Tomatis dice: “L’uomo è nato per cantare.” Mentre per gli uccelli il canto è una specie di linguaggio, il canto dell’uomo comprende tutte le modalità dell’espressione umana. Oggi stiamo dimenticando la funzione basilare del canto e dovremmo reintrodurlo non solo come causa di bellezza e di piacere ma come fonte incomparabile di energia e salute sia del corpo che dell’anima.
Molto importante la postura verticale che favorisce il lavoro corticale e mette la coclea nella posizione ideale. Per questo cantanti, oratori, attori, avvocati, si esibiscono in piedi. I grandi cantanti sono sottoposti a sforzi notevoli a cui provvedono in quanto sono dinamizzati dagli stessi suoni che producono. I migliori sono dotati di orecchie eccezionalmente resistenti, perché le altezze vocali sono in grado di produrre lesioni all’orecchio simili a quelle di chi lavora presso dei reattori. La cosa curiosa è che l’ascolto tra orecchio destro e sinistro non è uguale, quello destro è ‘direttivo’, funge da recettore e controlla l’emissione, tanto che, se viene azzerato, è una catastrofe, ha una dominanza funzionale.
Tomatis ebbe anche in cura molti cantanti famosi, come Carmagnola, 2° al mondo dopo Caruso. Aveva 78 anni. E André Burdino, che lasciò l’Opera a 78 anni. Cantare rende più giovani, aumenta l’energia, crea calma e serenità, agisce sulle vibrazioni delle scatola cranica e dunque sull’ipofisi e attraverso questa su altre ghiandole endocrine.

(Vi ho messo qui anche l’incredibile Yma Sumac, l’usignolo delle Ande, che imita i pajaros (uccelli) amazzonici. La sua voce copriva un’estensione di quattro o cinque ottave (i pareri sono discordi). Nel primo brano la sua voce è indistinguibile dagli strumenti musicali. Le viene attribuito il merito di aver cantato la nota più acuta mai registrata da una voce femminile (superando Erna Sack) nella canzone Chuncho. I contemporanei dicevano che gli Aztechi discendevano da extraterrestri e in Yma Sumac c’era davvero qualcosa di strano).

Non c’è dubbio che la musica abbia interessato da sempre l’umanità.
L’uomo primitivo era immerso dentro una natura che gli parlava in mille modi, un grande mondo vibratorio di suoni, che egli provava ad imitare, come fanno ancora gli sciamani amazzonici, ma col passare del tempo la musica umana divenne più complessa e già i Greci avevano conoscenze vaste sull’argomento.
La scuola pitagorica associava l’armonia dei suoni a quella dei numeri, delle forme geometriche e del movimento delle stelle.
Che cosa differisce un rumore dal suono? Cos’è che crea una sensazione di armonia o di bellezza? Anche gli animali sono ricettivi alla musica. La musica li fa stare meglio come fa stare meglio le piante, ma il piacere della musica è tipicamente umano.
Sia il rumore che il suono sono perturbazioni in un campo molecolare che producono un assorbimento a catena delle molecole (propagazione del suono). E’ proprio l’eccitazione del campo molecolare a produrre il suono. Ma l’uomo avverte i suoni solo entro due soglie, minima e massima, prima e dopo il suono non arriva alla coscienza. La soglia minima dopo cui udiamo un suono fu chiamata ‘bel’ in memoria del fisico Graham Bell, e si partì considerando la sua decima parte o decibel. Questa è la misura dell’intensità.
La densità è la ricchezza del suono percepito. Il timbro risulta dalla composizione frequenziale.
Quando il vecchio Haydin sentì Mozart bambino suonare, gridò di aver scoperto l’armonia. Ma cosa si intende per armonia? Anche Bergson diceva che il sistema neurovegetativo ci mette in armonia. Ma con cosa? Tomatis risponde: con il cosmo. L’uomo è un’antenna che ascolta l’universo.
Ogni essere umano opera secondo la banda passante della propria lingua. Il greco antico come il francese moderno utilizzano uno stretto canale operante su un’ottava, col tono che ricade soprattutto sulle vocali. Eppure i Greci non avevano una gran musica, pur essendo circondati da popoli con musiche più elaborate, essi non le integrarono rigettandole come barbare.
Ogni etnia ha la sua fascia armonica, la banda delle sue frequenze. Ovunque sia, l’essere umano viene modellato dalle frequenze che lo circondano e gli danno la sua tipicità.
Il linguaggio è uno scorrimento modulato che fluisce in modo musicale e la musica è un linguaggio che agisce sui piano emozionale”.
E’ difficile dire cosa sia l’armonia, essa è un dono innato e corrisponde all’avere un orecchio musicale, cioè un orecchio che distingue le altezze tonali che si susseguono, così da apprezzare una musica lineare e di gustare le armoniche associate a ciascuna nota e infine apprezzare il fluire di un brano composto da diverse musiche lineari.
L’orecchio è in grado di distinguere i suoni armonici da quelli che non lo sono.
La coclea è formata come una chiocciola, ma la sua forma a spirale è la stessa della galassia. Come è quella della conchiglia che canta internamente come per un rotolio di onde. Abbiamo sempre una spirale elicoidale al cui interno l’intensità del suono è diversa nei vari punti. Il suono si distribuisce in fasce dai gravi agli acuti, partendo dalla cima della parabola verso i bordi. Dunque l’orecchio ha una forma ideale per convogliare i suoni.
Analogamente le galassie cantano e la loro sinfonia contiene probabilmente tutte le musiche che siano mai state scritte.
Tomatis racconta come aver curato l’udito di alcuni pittori abbia migliorato la loro gamma dei blu, dunque c’è un legame tra suono e colore. Addirittura in alcuni casi la vocazione artistica è nata dopo aver migliorato l’udito. Viceversa perdere l’udito farebbe perdere anche la sensibilità cromatica. In particolare è risultato terapeutico per l’arte l’ascolto dei suoni uterini.
Ad ogni gamma di suoni corrisponde una gamma di colori, per es. ai suoni che stanno fra i 1000 e 2000 hertz corrisponde il giallo. C’è una stretta corrispondenza tra le frequenze delle onde elettromagnetiche del cervello, la gamma dei colori e quella dei suoni, Questo era stato scoperto in India migliaia di anni fa.
Per questo un training audiovocale migliora anche la percezione e la resa dei colori. L’arricchimento di certe bande passanti sonore comporta un cambiamento corrispondente nella ricezione dei colori.
Gli induisti conoscono perfettamente, per la teoria dei chakra, questa corrispondenza. E hanno individuato delle sillabe (Vam, Ram, Yam, Ohm, Xham) che formano una serie di suoni che hanno le loro corrispondenze cromatiche.
I chakra sono le porte d’ingresso dell’energia universale e sono ruote di energia che gira. Ogni chakra può essere sollecitato dal suono o dal colore corrispondente. Tomatis racconta di un pittore che aveva realizzato due quadri, uno per l’uomo e uno per il cosmo, rappresentando tutta la gamma dei colori dalle terre di Siena agli indaco. A somiglianza di questi colori fu realizzata una cabina sperimentale le cui pareti riprendevano i colori e si poteva vedere come con certe composizioni si aveva una idea di armonia, e come, spostandoli, il soggetto si sentisse aggredito. Dunque l’armonia ha a che fare col modo con cui le frequenze dell’energia si dispongono in noi e con l’intuizione di ciò che ci fa stare bene o male, seconda che sia allineato o no alle nostre frequenze.
I suoni che ci circondano ci modellano. I suoni che riusciamo a sentire e a ripetere ci disegnano. Ogni uomo ha una immagine di sé che lo struttura, così la struttura fisica di un balbuziente o di un sordo è riconoscibile, perché è marcata dalla sua difficoltà e sentire a dunque a parlare.
Nell’immagine di sé ognuno privilegia una parte del proprio corpo, che sarà diversa per un calciatore da quella di un pianista o di un pittore. Il nostro linguaggio influenza la nostra immagine corporea e viceversa la parte di noi che usiamo di più influenza tono e timbro della voce. Un ciclista che pone l’immagine di sé nelle gambe avrà una voce sorda, povera di sibilanti, diversa da un benedettino.
Gli yogi tibetani sanno che i suoni influenzano il corpo e cercano di operare sulla totalità delle nostre frequenze ampliando i limiti della voce umana e dell’ascolto delle liturgie verso il basso e verso l’alto, così da far partecipare l’intero essere psico-fisico a una gamma maggiore di frequenze.
Quando emettiamo un suono, diamo vita a una vibrazione che si ripercuote sulle nostre ossa. Se accettiamo l’idea che l’immagine del corpo è conseguenza del linguaggio, possiamo sperare di rimodellare il corpo migliorando l’emissione di suoni. E questa può essere a sua volta migliorata migliorando l’ascolto.
Ma noi siamo anche influenzati dai suoni prodotti da altri, per es. davanti a un balbuziente siamo portato a balbettare e se ci sono scatti del corpo, tendiamo a ripeterli. Viceversa, un buon cantante ci provoca benessere e distensione. La musica è curativa. Fa stare bene.

Tomatis scopre che l’apprendimento del canto negli uccelli comincia dalla covata. Sono già i suoni ricevuti dalla madre attraverso il guscio a educare il nuovo nato. Se un uccellino viene covato da una specie diversa non canta. L’apprendimento parte dall’uovo. Konrad Lorenz racconta di anatroccoli nati in incubazione senza la madre anatra che seguivano la sua voce come fosse la voce della madre. Il bambino di pochi giorni non reagisce quando qualcuno dice il suo nome, ma lo fa se è chiamato dalla madre. Tomatis studiò i neonati e fu tra i primi a dire che il linguaggio arrivava al bambino già nel periodo fetale. Il feto percepisce i suoni in modo progressivo, poi, con la nascita, il suo apparato uditivo si adatta passando dall’ambiente liquido a quello aereo. Per i primi dieci giorni il bambino conserva le caratteristiche primitive, perché l’orecchio medio ha tracce di liquido amniotico. Poi comincia l’apprendimento sonoro. Ma sempre egli riconosce la voce della madre. La voce della madre lo nutre e lo fa crescere quanto il latte e assocerà la sua voce al suo viso.
Tomatis riproduce in laboratorio l’ascolto uterino e i risultati sono stupefacenti. Pensa che il feto senta soprattutto i suoni acuti, cancellando quelli gravi. Facendo risentire a un adulto i suoni uterini si realizza una seconda nascita con reazioni psicologiche profonde. Tutti abbiamo nostalgia dell’utero perduto. La prima comunicazione è un dialogo tra corpi. Il primo ascolto è l’ascolto delle vibrazioni interne del corpo della madre. Siamo alla base arcaica del linguaggio: la comunicazione con la madre, il padre entra in una seconda fase, sociale. Se la relazione col padre non è buona, può accadere che il linguaggio resti alla lallazione (ripetizione sillabica) o si fissi nella balbuzie.
I suoni uterini sono le vibrazioni basiche in cui si sviluppano i sistemi neuronali.

Se la musica è terapeutica, il rumore provoca invece stress e lo stress porta stanchezza, incidenti sul lavoro, disagi psichici, malattie…
Nel mondo attuale abbiamo perduto il valore del silenzio. Quando il rumore supera la capacità di protezione naturale dell’orecchio disturba tutto l’organismo. Non abbiamo solo la sordità traumatica prodotta dalle discoteche. Nei topi lo stress da rumore troppo alto produce paralisi agli arti inferiori, nervosismo, aggressività, insonnia…proseguendo, si arriva alla morte.
Sentire male porta a parlare male, a respirare male, rallenta il battito cardiaco, produce una minore dinamizzazione generale e uno stato di apatia o depressione.
Basta produrre una amplificazione delle armoniche elevate e riportare il soggetto ad udire i toni alti e luminosi che si assiste a un rapido cambiamento: l’espressione si illumina, torna il sorriso, la respirazione diventa più ampia, il polso accelera, tutto esprime nuove gioia di vivere.
Ogni struttura esistente emette suoni. Le galassie cantano. Ogni essere umano è immerso in un oceano di suoni. La musica può essere una terapia per aiutare a guarire. Ogni essere è una struttura sonica in quanto è una entità vibrazionale. Ci sono suoni che aiutano le cellule, altri che sono disturbanti o paralizzanti.
Tomatis pensa che vi sia una musica di sottofondo per ognuno e musiche che possono accordarsi o no con essa, per cui può essere negativa sia una deprivazione sensoriale quanto un inquinamento sonoro. Se lo squilibrio è grave può darsi che il soggetto rifiuti proprio una terapia musicale. L’orecchio è come una dinamo che dà energia al cervello e dunque al pensiero.
Il problema è che quanto più uno ha bisogno di una certa musica, tanto meno la accetta. Chi è abitato da una cacofonia interiore deve fare uno sforzo per tornare all’armonia. Più lo squilibri è grande, più la cura dei suoni sarà lunga. Ma via via che l’orecchio riprende a funzionare, il sistema nervoso si ricarica come se l’orecchio fosse una dinamo.
Se l’orecchio ha perso la sua capacità di ascolto, la sua muscolatura non riesce più ad aprirlo così che i suoni arrivino all’orecchio interno. I suoni di ricarica possono essere suoni filtrati, e la loro ricezione è più facile se sono senza significato, solo a un livello successivo si può passare alla musica. In laboratorio è stato provato che persino la pelle è ricettiva ai suoni.
Quando Tomatis è passato alla musica ha scoperto che quella che dava maggiori risultati era Mozart e si è chiesto se si poteva creare una musicoterapia basata su Mozart. Non era una questione di gusti personali, Mozart produceva migliori risposte neurofisiologiche e psicologiche. La sua opera è una vera educazione uditiva.
Tutti gli uomini del mondo nascono con lo stesso orecchio ma quanti diventano buoni ascoltatori? Mozart certamente lo fu perché fin dalla nascita su immerso in un modo sonoro armonioso. Sprofondato in un bagno musicale permanente, usufruì poi nel genio pedagogico musicale del padre. A tre anni e mezzo fece la sua prima composizione musicale. Eccezionalmente precoce, la musica si impresse sui suoi circuiti neurovegetativi e sul suo sistema nervoso in modo indelebile.
Tutta la musica che compose ebbe una densità e una regolarità straordinarie.
Per 40 anni Tomatis analizzò la musica di Mozart e ne provò l’efficacia terapeutica., enormemente superiore a quella di altri compositori, con effetti sull’orecchio, la voce, il corpo, il linguaggio, la psiche. In particolare la musica di Mozart ha effetti sul sistema nervoso. Le terapie che usano Mozart hanno migliorato l’appetito, il sonno, la motricità, la creatività, l’attenzione, la memoria, il comportamento e non solo su soggetti con patologie ma anche su artisti.
La musica di Mozart è la trascrizione più fedele della nostra musica personale e di quella dell’universo. Mozart ristabilisce in noi il nostro equilibrio primario.

Tomatis ha fatto anche ricerche notevoli sulla voce materna. Il suo suono filtrato attraverso l’Orecchio elettronico produce risonanze emotive che possono sciogliere blocchi psichici, riportando alle reminiscenze della vita prenatale. In tutti i casi i suoni della voce materna ringiovanita e ricostruita come doveva essere nell’udito intrauterino fanno sparire molte delle difficoltà che hanno costellato il percorso del bambino.
Ovunque sulla Terra la musica è parte integrante del patrimonio culturale e riflette la diversità delle etnie, in corrispondenza con la diverse lingue. La somiglianza del linguaggio con la musica è molto più importante di quel che si potrebbe credere. Gli elementi fondamentali sono i ritmi, le intonazioni, la velocità del flusso, l’ampiezza di frequenza utilizzata, ed essi permettono il paragone. Entrambi, musica e linguaggio, sono ricevuti dall’area temporale sinistra del cervello. Dall’orecchio le vibrazioni si diffondono in tutta l’area umana. Per questo chiunque abbia un problema può cominciare a guarirlo ascoltando musica, uscendo dal proprio guscio claustrofobico e ritrovando benessere ed equilibrio.
Ovviamente saper ascoltare è un’arte. L’uomo che ascolta si inserisce nell’universo. L’ascolto è comunicazione, in primo luogo con se stessi. E l’ascolto solo in parte è conscio, in gran parte affonda nell’inconscio. Ascoltare bene vuol dire far luce dentro e fuori di sé.
Si può pensare a un’antropologia dell’ascolto. Ascolto è simbiosi, ‘sin bios’, essere insieme. L’ascolto guida l’uomo alla realizzazione di sé. L’io è un’antenna ricevente e trasmittente in una sinfonia universale. Ma ogni possibilità procede lentamente. Dobbiamo arrivare all’orecchio che canta. Ciò significa partecipare all’evoluzione universale. Ognuno può aspirare a farlo secondo il suo mito personale.
Simbolo dell’uomo che ascoltando l’altro ascolta se stesso è Socrate. Egli insegna che non può esservi condivisione senza conoscenza di sé. Per Socrate la filosofia altro non è che la scienza dell’ascolto. Ma se per i Greci dell’età classica ciò che veniva ascoltato era il Logos, ad esso si sostituisce, nel mondo ebraico, il Dio che parla. Dalla razionalità alla rivelazione. Nella Cabbala le lettere dell’alfabeto sono dotate di poteri, sono energia sintetizzata. Tomatis fa dunque un esperimento sconvolgente con un rabbino. Lo spinge a pronunciare davanti a un analizzatore l’incantesimo antico della Cabbala: “O aleph, aleph, aleph” e con loro grande stupore sul tubo catodico appare un aleph. Dunque un’energia era stata percepita nella forma con cui poi la parola fu scritta. Il suono aveva una forma, quella forma.
Più tardi l’esperimento fu ripreso con uno scrittore ebreo, riguardo alle altre lettere.
E anche le altre lettere dell’alfabeto ebraico apparvero sul tubo catodico.
Il suono disegna una immagine ed esse corrispondeva al nome della lettera.
Gli antichi che inventarono quelle lettere in realtà ne sentirono le vibrazioni ‘incorporate’ in una forma. Le sentirono non solo con l’orecchio ma con la pelle. Dunque i suoni avevano una manifestazione corporea.
I suoni erano magici.
Tomatis racconta che quando era in Canada a lavorare a un film il tecnico del suono (un ebreo) gli chiese aiuto per il figlio di 11 anni troppo nervoso e insonne, e Tomatis gli consigliò di realizzare per la sua camera un grande pannello con la lettera ‘mem’. Bastò questo per calmare il ragazzo e fargli riprendere il ritmo del sonno.
Tomatis parla anche delle proprietà stupefacenti della lettera ‘shin’ che libera una energia tale da infiammare il tubo catodico.
Ogni lettera non è solo un simbolo, è un potere energetico.
Ogni lettera sintetizza in scala ridotta il Big Bang.
Ogni suono entra nello spazio con la sua capacità vibratoria e lo perturba. La cosa curiosa è che anche la forma scritta con cui fissiamo un suono conserva le sue proprietà energetiche. Nel mondo dell’energia non c’è differenza tra suono scritto e detto. Il fonema è la forma fonica di una lettera al di fuori di qualunque proiezione scritta. Ma, se si contano i fonemi usati dai popoli si scopre che sono sorprendentemente pochi.
Non tutti i suoni hanno vocazione di lettera. Così come non tutti i rumori sono suoni.
Il suono è dotato di valore linguistico solo quando è musicale.
La finalità dell’uomo è quella di saper ascoltare, ma non esiste solo una comunicazione orizzontale, ce n’è anche una verticale. L’Essere in noi risuona dalla più piccola molecola al grado più alto dell’esistente. L’ascolto totale deve comprendere anche lo Spirito divino che parla in tutte le cose. Ognuno di noi dovrebbe passare dalla semplice capacità di sentire alla facoltà di ascoltare. Il soggetto che ascolta risveglia in sé la sua poetica e la sua creatività e può andare anche molto oltre la soglia uditiva, “là dove la nostra percezione funziona su altre lunghezze d’onda, come l’intuito, i fenomeni parapsicologici o profetici”, purché ci sia l’abbandono di ogni pretesa personale. Ciò vuol dire dimenticare se stessi in quanto individui e prendere coscienza di appartenere al Tutto che ci circonda. Solo così possiamo arrivare ad una metamorfosi volgendoci allo spirito creatore. L’aiuto del Cielo a quel punto sarà provvidenziale: “Signore, apri il mio orecchio!
.
http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Grazie Viviana per questo bellissimo articolo su Alfredo Tomatis!
    Da anni sono anche audiopsicofonologa, non mi ricordo più se lo avevo menzionato nel corso del nostro dialogo…
    Sono un membro del Consiglio direttivo dell’AIPAPF
    http://www.aipapf.it

    Un caro saluto,
    Evelyne

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 10, 2015 @ 8:26 pm | Rispondi

  2. Grazie Viviana
    Come al solito sei portatrice di conoscenza e bellezza
    Scrivi scrivi ancora…!
    Ti abbraccio
    Edoardo

    Inviato da iPad

    Edoardo Fabbri
    massofisioterapista, metodo Mézierès,
    Posturologia funzionale
    Via Argonne 3 40141 Bologna
    cell. +39 3381225112
    edoardo.fabbri@biodanza.it
    edoardofabbri1@gmail.com

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 11, 2015 @ 12:27 pm | Rispondi

  3. Grazie Viviana…. Quando scrivi te scrivi sulle nostre anime…

    Commento di Alessio santi — febbraio 11, 2015 @ 10:43 pm | Rispondi

  4. Grazie per esserci e per quello che fate. i vostri articoli e lezioni sono molto interessanti e nutritivi spiritualmente.
    federica

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 13, 2015 @ 2:46 pm | Rispondi


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