Nuovo Masada

febbraio 5, 2015

MASADA n° 1621 5-2-015 TSIPRAS E LA CRISI DELL’EURO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:38 pm

MASADA n° 1621 5-2-015 TSIPRAS E LA CRISI DELL’EURO

Viviana Vivarelli

Il disastro dell’euro – La dominante Germania – Creare una nuova banca europea – La tesi dell’economista Brancaccio – Il programma di Syriza – I teatrini italiani – Tsipras cerca alleati – La Grecia si volge a Putin e ad Israele – Effetto domino – La crescita della ricchezza dei più ricchi – La distruzione dei diritti democratici – Obsolescenza della sinistra europea – I promessi obiettivi di Maastricht – Banche commerciali e di investimento – Syriza, le ragioni della vittoria – Gesualdi – Sergio di Cori Modigliani

Don Enrico Torta : “L’usura delle banche è un omicidio lento giustificato dallo Stato.”
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IL DISASTRO DELL’EURO
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E’ ormai un dato storico ed economico: la crisi finanziaria (2007-2008) scoppiata (o fatta scoppiare artificialmente da quelle 200 famiglia di magnati che dominano l’Occidente) è stata disastrosa per le finanze di tutti i paesi europei, meno la Germania, segnando un progressivo peggioramento dei conti pubblici e privati. L’insieme di salvataggi bancari, austerity e recessione, che ha segnato la storia europea degli ultimi anni, ha letteralmente fatto esplodere il debito nella maggior parte dei paesi Ue, mettendoli a rischio. Se guardiamo l’Eurozona nel suo complesso, è impressionante constatare che tra il 2007 e il 2013 il debito aggregato è passato dal 66,2% al 92,6% del Pil (in valore assoluto 8.842 miliardi di Euro). Tutti i Paesi europei hanno visto crescere il loro debito e aumentare i loro problemi a riprova che le politiche dell’austerità adottate sono state disastrose.

La zona euro è stata un fallimento per i Paesi membri e un mezzo di arricchimento solo per le banche private. Bisogna essere molto disinformati o molto in mala fede per non constatare che, da quando siamo entrati nell’euro, il nostro Pil non ha fatto che diminuire fino a scendere a un quinto di quello che era, e il nostro debito pubblico non ha fatto che aumentare, sotto il peso di 90 miliardi di tassi usurai l’anno fino ad arrivare agli attuali 2.160 miliardi. Anche l’odierna finzione di Juncker di finanziare l’Ue con 300 miliardi in tre anni sarà solo un altro escamotage per mettere al sicuro gli interessi dei banchieri a scapito delle economie nazionali, perché non si tradurrà in crescita e sviluppo ma in un nuovo beneficio per le banche che alimenterà nuova speculazione finanziaria e non certo crescita e sviluppo. Con la scusa della crisi e il grimaldello delle regole dell’euro, la Bce ha prelevato 16.000 miliardi dalle tasche di noi cittadini europei per darli alle banche private (le uniche che si sono costantemente arricchite nella crisi e grazie alla crisi e che ora ricevono denaro quasi regalato allo 0,15% di interesse mentre ci comprano bond statali al 4-5).
Eravamo la quinta potenza finanziaria del mondo e guardate dove siamo caduti, mentre gli intrecci politici hanno la faccia di imporci come Ministro delle Finanze quello stesso Padoan che ha segnato, per conto del Fondo Monetario, la rovina dell’Argentina e della Grecia e che applica su di noi la stessa politica di lacrime e sangue, distruzione dei diritti costituzionali e salasso fiscale, che ha già distrutto quei Paesi. Dobbiamo il potere di Padoan sulle finanze italiane a quel Napolitano che lo ha imposto a Renzi e che dunque è sempre stato a servizio della Troika a nostro danno. Ma basta vedere in che situazione gravissima è caduta l’Italia con 10 milioni di poveri totali e una disoccupazione altissima per capire come le politiche finanziarie dissennate ci abbiano rovinato. La disoccupazione è salita al massimo storico del 13,4% contro il 6,5% della Germania. Sale anche la disoccupazione dei giovani, tra 15 e 24 anni, al 43,9%. Il che vuol dire metà dei giovani che non studiano non hanno lavoro. Eppure alle europee queste politiche sciagurate che si hanno messo all’ultimo posso in Europa sono state premiate con risultati bulgari grazie alla furba mancetta di 80 euro.
Siamo il Paese che va peggio in Europa a causa di molti fattori: in primo luogo un livello di corruzione politica che non ha pari in Occidente e che viene regolarmente premiata da elettori ignoranti e perseguita da partiti sciagurati e dal patto infame Fi/Pd (ancora questa settimana la richiesta del M5S di portare avanti la legge anticorruzione è stata dribblata). In 2° luogo una soggezione cadaverica alla Troika contro cui Renzi non intende sollevare obiezioni perché è stato messo lì per fare i loro interessi e non i nostri. Renzi è stato ‘confezionato’ proprio dai poteri forti per perseguire un programma di estrema dx, di progressive privatizzazioni e di progressiva cancellazione della sovranità popolare, di stato sociale, di diritti dei cittadini e dei lavoratori (questo è chiaro già del primo programma della Leopolda). Ci aggiungiamo lo strapotere del sistema bancario che aggiunge il suo grado di corruzione a quello politico e che riceve costanti donazioni dal governo.
Oggi Juncker promette all’Italia (ovvero alle banche italiane) 30 miliardi, con l’acquisto da parte della Bce dei bond ora detenuti dalle banche, ma 30 miliardi è appunto quello che l’Italia è costretta a versare all’Europa. L’Italia dunque preleva dalle nostre tasche 30 miliardi e la Bce finge di regalarci 30 miliardi che in realtà regala nuovamente alle banche. La truffa è totale. Il salasso a cui siamo costretti con la scusa della crisi si traduce in un passaggio costante di danaro dalle nostre tasche alle banche private.
In Italia la situazione è terribile: ci sono 10 milioni di poveri, quasi metà degli italiani non riesce ad arrivare alla fine del mese, 7 italiani su 10 hanno visto ridursi il potere d’acquisto e tagliano ormai su tutto, anche su beni di prima necessità come pane e latte. 4 su 10 scapperebbero dall’Italia, aumenta il numero di coloro che capiscono che restare nell’euro ci distruggerà completamente. Appena dietro di noi c’è la Grecia che ha già eliminato la sanità pubblica ed è stata costretta a licenziare migliaia di dipendenti pubblici. Ma ora la Grecia ha qualche speranza con Tsipras, noi, con Renzi, non ne abbiamo nessuna.
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LA DOMINANTE GERMANIA

Di questa situazione sempre più tragica la grande beneficiaria è la Germania che ha assunto una tale posizione di supremazia in Europa da dominare la Bce e le regole euro, falsando una situazione che doveva essere paritaria tra i membri e non soggetta a un dispotismo illegittimo. E’ la Germania, dunque, che oggi minaccia la Grecia di non comprare più i suoi titoli di stato e dunque di non alimentare la sua spesa pubblica, ma la Grecia è arrivata al suo estremo limite, non può proseguire oltre su una rotta di rovina suicida e si ribella, anche se ancora senza una minaccia palese di uscire dall’euro. Siamo in una situazione ambigua in cui Tsipras cerca di uscire dalle spire del drago senza però denunciare il modo chiaro i trattati euro. Ma è chiaro che l’Ue teme una sola minaccia: che uno dei suoi membri esca dall’euro, il che porterebbe a un movimento con uscite similari e farebbe collassare l’intera Europa. E’ chiaro che l’uscita dall’euro spaventa e che Syriza per ora non la prevede. Ma occorrerebbe, come ha detto più volte Grillo, che i paesi più penalizzati dall’euro, e dunque i Paesi mediterranei, si unissero in una alleanza e insorgessero contro la Merkel e le sue pretese indebite, cambiando i Trattati nel senso di costituire una vera banca europea analoga alla Fed, che presta direttamente agli Stati senza l’intermediazione bancaria. Ma finché questa sarà l’Europa delle banche e le sue regole serviranno solo agli interessi delle banche, non abbiamo alcuna speranza di attraversare il guado della crisi verso una vera Europa federale.
La situazione è grottesca e cruciale: l’Ue non può continuare a procedere in questo modo suicida che lesiona tutte le economica europee meno la Germania, le banche reggeranno finché potranno arricchendosi a spese dei cittadini europei, i governi rimanderanno il problema per tema di non poter sostenere un ritorno alle monete nazionali. In questa situazione l’immagine del nostro premier che pensa a distruggere la Costituzione democratica, l’equilibrio dei poteri e i diritti dei cittadini è oltremodo allucinante.
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CREARE UNA NUOVA BANCA EUROPEA
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L’abbandono della moneta unica è una scelta difficile, che al momento non fa Tsipras come non fa Iglesias. Ma potrebbe aumentare in Europa il peso della sx come quello di forze antieuro (visto che in Italia una sx non esiste più). L’eurozona è fallita, non ci sono dubbi, lo dicono tutti gli indicatori. Insistere su queste via fallimentare sarebbe suicida. Ma in Europa anche la sx è fallita e non risorgerà certo grazie a Tsipras o a Iglesias. Però, se la consapevolezza dei cittadini europei cambiasse insieme ai loro voti, potrebbero esserci cambiamenti futuri tali da farci uscire dalla spirale regressiva imposta dal Fondo Monetario, Fondo che altro non è che la mano imperativa della grande finanza internazionale, in prevalenza americana, creata per fare gli interessi di quella, al di fuori di qualunque sistema democratico e contro ogni vera idea d’Europa. In fondo gli USA non vogliono assolutamente che esista una Europa concorrenziale.
Occorrerebbe dunque sganciarsi dal Fondo monetario, ovvero dagli interessi americani, uscire dallo strapotere del sistema bancario privato creando un vera banca europea al pari della Feed che finanzia direttamente gli Stati e eliminando così i pesanti interessi sul debito, aumentare la democrazia nell’Ue, sganciarsi degli interessi predominanti della Germania, unire per interessi comuni i Paesi mediterranei costituendo una nuova Europa, senza la Germania, possibilmente federale e basata sui diritti dei popoli, e non sulla loro schiavizzazione.
E’ chiaro che l’attuale Ue e i poteri forti che finora hanno agito non ne vogliono sapere di questi traguardi. Ma è chiaro anche che, anche se la Grecia è piccola e Tispras non fa chiare minacce, è bastato che Syriza vincesse le elezioni, perché la finanza occidentale tremasse. Il Fm ha annunciato la sospensione degli aiuti alla Grecia, i mercati hanno mandato a picco la borsa di Atene. La Merkel ha ordinato alla Grecia di riprendere le politiche di austerity.
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LA TESI DELL’ECONOMISTA BRANCACCIO

L’economista Emiliano Brancaccio, già promotore del “monito degli economisti”, un documento pubblicato sul Financial Times nel 2013, è alquanto scettico sulle future possibilità di sopravvivenza dell’euro. Verrà un giorno, dice, in cui l’austerity sarà ricordata come una delle più grandi truffe dell’umanità.
La Grecia ha avuto finora ministri delle Finanze, simili a Padoan, che l’hanno distrutta. Da 4 anni le ricette del Fm sono state applicate rigorosamente, con enormi sacrifici per la popolazione: le tasse sono state aumentate di 8 punti, la spesa pubblica è diminuita di 4 punti (30 miliardi); i salari sono caduti di 12 punti percentuali e il loro potere d’acquisto è precipitato in media di 14. La Commissione europea ha sempre sostenuto che queste politiche non avrebbero depresso l’economia ma er totalmente falso. Tutte le previsioni sono state seccamente smentite. Per il 2011 la Commissione previde un Pil stazionario, che in realtà crollò di 7 punti; per il 2012 annunciò addirittura una crescita di un punto, e fu sconfessata da una caduta di 6 punti e mezzo; nel 2013 la previsione fu di crescita zero, e invece il Pil greco precipitò di altri 4 punti. Anche per il 2014 si registra uno scarto tra le rosee stime di Bruxelles e la realtà dei fatti. Nemmeno la passeggiata casuale di un ubriaco sui numeri avrebbe potuto fare peggio…
Quale credibilità si può assegnare a chi commette errori così gravi e ripetuti?
La verità, come ormai riconoscono a denti stretti persino al FMI, è che le ricette della Troika rappresentano la causa principale del crollo della domanda e della conseguente distruzione di produzione e occupazione avvenuta in Grecia: negli ultimi 5 anni, ben 8.500 posti di lavoro in meno. Queste ricette non hanno stabilizzato i bilanci: il crollo della produzione ha implicato un’esplosione del rapporto tra debito pubblico e Pil, aumentato in 5 anni di 30 punti percentuali.
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IL PROGRAMMA DI SYRIZA

Il programma di Syriza prevedeva la rinegoziazione del debito pubblico, la moratoria sul pagamento degli interessi e un New Deal Europeo (cioè un programma di investimenti) per far uscire dalla depressione economica i Paesi del Sud. Un piano di riforma radicale dell’Europa che, secondo Tsipras, la Troika sarà costretta ad accettare perché gran parte del debito greco è ancora in mano, in primis, al Fmi e ai banchieri tedeschi. Ma dubitiamo che riesca nei suoi intenti, almeno finché sarà la Germania a decidere delle sorti della Grecia e almeno finché non si profili per l’Unione europea una reale minaccia di uscita dei suoi membri, minaccia che al momento nemmeno il M5S italiano fa realmente e che è stata alquanto vanificata dall’esito bulgaro delle votazioni europee. Occorrerà ben di peggio. Occorrerà che vi sia un ulteriore danno economico e sociale per i Paesi mediterranei per farli muovere col peso dei loro disoccupati e delle loro economie a picco contro una Germania che dalla crisi ha troppo guadagnato. I poteri economici che finora hanno speculato contro la stessa Europa e che hanno guadagnato dalla sua rovina non sono ancora minacciati dalla vittoria di Tsipras. Hanno ottenuto quello che volevano: un crescente accentramento e aumento di ricchezze ai danni dei cittadini europei, perché dovrebbero cambiare le loro strategie a seguito di una vittoria di Tsipras? Offriranno, come fa adesso Juncker, palliativi o truffe come questa dei 300 miliardi ‘per investimenti’ che finiranno nelle solite casse delle banche che ormai non usano da tempo i loro soldi per investimenti. Bisognerebbe che Tsipras ripudiasse il debito. Il ripudio unilaterale del debito indurrebbe la BCE a bloccare le erogazioni. A quel punto la Grecia sarebbe costretta ad abbandonare l’euro per tornare a stampare moneta nazionale. Ma nel progetto di Syriza non è prevista l’uscita dall’euro…

I TEATRINI ITALIANI
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In questa guerra che la grande Destra occidentale ha scagliato contro i popoli europei per minare i principi democratici delle loro Costituzioni, erodere i diritti universali dei popoli, distruggere il loro stato sociale e frenare la sovranità collettiva per gli interessi esclusivi di una cricca di magnati e finanzieri, si inseriscono gli squallidi teatrini della politica italiana, dove un piccolo grassatore, avido e cinico, come Renzi, si allea con un pregiudicato ignobile come Berlusconi, uno che in qualunque sistema civile sarebbe cacciato immantinente da ogni istituzione pubblica come un malfattore e anzi lo grazia accorciandogli le sia pur fasulle pene in virtù di un neo presidente conciliante e perdonista che fa intravedere a breve la grazia totale. Nel plauso quasi unanime di media cortigiani, e con un’opinione pubblica totalmente manipolata e rimbischerita, le due destre italiane, quella proprietaria e quella rampante, si uniscono in un teatrino degli orrori in cui nulla è come sembra, nulla cambia come viene annunciato, si fingono separazioni dove avvengono concertazioni, mentre tutto prosegue implacabile e concertato nella distruzione di diritti, di futuro e di democrazia.
Anzi, l’accanimento con cui media sono diventati ormai recensori accurati delle defecazioni quotidiane oscura totalmente la gravità della situazione reale, è un paravento dipinto e artificioso che nasconde le brutture di un paese in caduta libera in cui il Governo sembra sempre proiettato nella catarsi liberatoria ‘delle riforme’, mentre ci sta, invece, uccidendo tutti.

LA GRECIA CERCA ALLEATI
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La situazione di Tsipras è molto precaria. E’ stato eletto da un popolo greco arrivato sul bordo di un suicidio collettivo e che non può continuare a precipitare nel baratro verso la morte, seguendo gli imperativi categorici di una cricca finanziaria che si arricchisce sulla sua rovina, ma è anche giovane e consapevole che la piccola Grecia non può sfidare la Troika da solo. Di qui i giri che fa nei paesi mediterranei cercando alleati, sperando forse in quell’unione dei popoli mediterranei che (come aveva preconizzato Grillo) è la sola che potrebbe far fronte comune contro la Merkel e alla sua idea distruttiva di Europa, ma dubito che Tsipras possa trovare una sponda in quel Renzi che è appecorinato agli ordini di poteri che fin qui lo hanno portato in alto (estrema sx italiana, potere bancario, interessi privati di Berlusconi, massoneria..). Il gioco di Tispras pertanto è cauto. Tasta il terreno sapendo che la Grecia rischia da un momento all’altro di trovarsi in una tenaglia che la distruggerà. Non parla nemmeno di moneta nazionale, teme la speculazione e ha bisogno di compratori per i titoli pubblici. Tsipras è in una posizione molto rischiosa, ha alle spalle la spinta di un popolo affamato e combatte con armi deboli contro un potere che finora si è dimostrato fortissimo e implacabile. Il suo fallimento segnerebbe la fine di qualunque speranza della sinistra europea ma nei suoi intenti dovrebbero stare anche forze che si sono dichiarate antieuro, anche se non sono di sinistra. Dopotutto per stare al potere si è alleato con un partito dichiaratamente di dx. Si arriva a un certo punto in cui lo scopo di cambiare le regole europee deve essere più alto delle proprie ideologie politiche dichiarate, un punto in cui deve essere chiaro che le etichette contano meno della possibilità di salvezza. Purtroppo in Italia il teatrino permanente ha falsificato ogni situazione e il gioco di rimandi e finte tra Renzi e Berlusconi ha fatto degenerare ogni speranza di lucidità.
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Sapete di quanto era l'”enorme” debito iniziale della Grecia?
Era di 45 miliardi.
Sapete, con l’applicazione delle ricette euro, a quanto è arrivato il debito pubblico della Grecia? A 323 miliardi! E il Paese è devastato.
Sapete quanto soldi l’Ue ha preso dalle nostre tasche per passarli alle banche a modici tassi di interesse (che ora sono allo 0,15%)?
16.000 miliardi!!
Quanti Paesi come la Grecia si sarebbero potuti salvare agendo diversamente?

L’economista Emiliano Brancaccio dichiara: “Molti considerano l’uscita dall’euro una via per l’inferno, dimenticano che molti paesi dell’eurozona, prima di tutto la Grecia, sono già nell’inferno. A meno di essere dei fanatici a oltranza, non si può fingere di non vedere la disperazione della Grecia, che ieri fu la disperazione dell’Argentina e che rischia di essere la disperazione dell’Italia, visto che le regole della distruzione sono le stesse e persino i fautori (Padoan) sono gli stessi.
Il peggioramento degli eventi è inarrestabile e ci sta portando all’implosione della moneta unica. A Renzi tutto ciò non interessa, per cui non farà nulla per portarci fuori dal baratro. Tsipras ne è consapevole ma si muove cautamente per non far precipitare le cose. Juncker finge di provvedere e le scelte di Draghi sono conservative del vecchio ordine costituito. In Grecia occorre disperatamente reinvestire e ricominciare la crescita, ma l’austerità ha provocato una desertificazione produttiva con danni persino più profondi che altrove. Se la Grecia tornasse alla propria moneta, aumenterebbe immediatamente le sue esportazioni. Al momento Tsipras si muove nel senso di rinnovare i legami con Putin e così da cercare di vendere bond a banche non europee, quindi si sta muovendo cautamente fuori dall’orizzonte europeo.
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Ovviamente, se un solo Paese uscisse dall’euro, l’Ue crollerebbe istantaneamente
Ma Tsipras non è ancora nelle condizioni di fare questa minaccia. Per ora cerca cautamente alleati, perché se le sue richieste accomunassero altri Paesi della fascia mediterranea la sua situazione sarebbe più forte.
Per questo ha parlato bene di Renzi e ha voluto vederlo, ma è chiaro che su questo fronte le sue richieste sono andate in buca, perché Renzi è stato messo su esattamente da quei poteri forti che Tsipras deve combattere.

TSIPRAS SI VOLGE A PUTIN E AD ISRAELE
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Se l’Ue ha solo le intenzioni di distruggere la Grecia, sarà giocoforza che la piccola Grecia si rivolga altrove. Ecco perché Tsipras si è fatto comprare i bond da altri, con alleanze strategiche, passando dalla parte di Putin e di Israele. Si è fatto comprare bond per 12 miliardi di dollari da La Kennedy Talbot, per conto della Mendelssohn & co. di Vienna, società finanziaria composta dalla Banca d’Israele e da Gazprom (ecco come le finanze si uniscono in barba alla politica). Insomma Tispras sfugge al nodo scorsoio della Bce e all’usura delle banche europee appoggiandosi ad Israele e a Putin. In questo modo le minacce della Bce resteranno spuntate.
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Ci danno continuamente buone previsioni sugli anni futuri che risultano costantemente dei falsi.
Per chi nega che il PIL italiano sia costantemente diminuito:
“In Italia il Pil è calato dell’1,2% nel 2008 e del 5,5% nel 2009, è risalito dell’1,7% e poi dello 0,4% nel biennio successivo, infine ha subito un’ulteriore contrazione del 2,4% nel 2011 e dell’1,9% lo scorso anno. Risultato: il Pil a fine 2013 era dell’8,7% inferiore a quello di fine 2007, attorno ai 1466 miliardi di euro, oltre otto volte il Pil greco.”

http://www.affaritaliani.it/economia/grecia-renzi-pil29032014.html

EFFETTO DOMINO
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Se anche uno solo dei Paesi euro uscisse, si avrebbero conseguenze a catena che farebbero crollare interamente l’euro. Annichilendosi la zona euro, ogni Paese dovrebbe tornare alla valuta nazionale e il marco sarebbe immediatamente rivalutato, facendo crollare le esportazioni tedesche, mentre l’Italia tornerebbe alla propria lira svalutata con beneficio per le esportazioni. Dunque l’uscita dall’euro sarebbe un affare per l’Italia e rovinerebbe la Germania. “L’euro ha causato un colossale trasferimento di produzione industriale da tutti i paesi periferici verso la Germania”.
Grazie all’euro, in 8 anni l’Italia ha fatto -18% e la Germania +10%; è come se tutte le fabbriche presenti nel Centro Italia avessero chiuso e si fossero trasferite in Germania in blocco: effetti analoghi a quelli di una Guerra Mondiale”. Continuando così, la Germania continuerà ad arricchirsi a danno di tutti gli altri. “In caso di disgregazione dell’EURO, e ritorno alle valute nazionali, accadrà qualcosa di analogo a quanto accadde nel 1992-95. L’Italia (e gli altri paesi che svalutarono) all’epoca ebbe un’impennata nella Produzione Industriale e la Germania ebbe una bella batosta.
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La prima cosa che Tsipras ha fatto appena eletto è stata fare il giro dei governi europei per raccogliere alleanze nella sua lotta contro le indecenti regole euro
Renzi gli ha detto: “Vai a sentire la Merkel. Ti riceverà“, con ciò significando che non avrebbe fatto la minima mossa a suo favore come non intende fare la minima mossa a favore del futuro italiano, essendo stato portato al potere da quelle stesse forze (massoneria e alta finanza) che hanno deciso il massacro greco e, dopo, il massacro italiano. Che in questa situazione i giornali italiani siano pieni solo dei teatrini da cortile tra Renzi e Berlusconi è molto peggio di una pesante disinformazione, è una indecenza che coinvolge tutti coloro che vi prestano per creare diversivi alla tragedia che incombe.

LA CRESCITA DELLA RICCHEZZA DEI PIU’ RICCHI
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Negli ultimi dieci anni alcuni paesi europei, e alcune classi sociali in particolare, hanno approfittato della crisi e dell’emergenza da essa creata, per appropriarsi di un’enorme fetta di ricchezza sottratta alle classi sociali meno abbienti e anche a quelle intermedie che, fino a qualche anno fa, pensavano di risalire e si sono ritrovate in un quadro di totale devastazione. Negli ultimi anni la ricchezza privata in Europa ha raggiunto il livello più alto con 56 trilioni di euro (cioè 56mila miliardi) in totale, e aumenti stratosferici. I Tedeschi sono complessivamente diventati più ricchi di duemila miliardi di euro rispetto ai livelli pre-crisi, mentre il patrimonio complessivo
di tutte le imprese elvetiche è cresciuto di un trilione. All’altro estremo i Paesi del Mediterraneo – in particolare Spagna e Grecia – hanno visto crollare la ricchezza privata. I patrimoni dei cittadini greci sono calati del 23% rispetto al 2007 e le famiglie greche hanno perso 170 miliardi. Altro che benessere e giustizia per tutti! Il 10% dei ricchi europei possiede più della metà della ricchezza del Vecchio Continente e l’1% dei super-ricchi possiede addirittura il 27% della ricchezza europea. Il grosso della concentrazione di ricchezza appartiene a Germania e Austria, dove l’1% dei super-ricchi possiede rispettivamente il 35% e il 40% della ricchezza totale. Grazie alla crisi, c’è stato il più grande trasferimento di ricchezza mai visto. Grazie alla gestione autoritaria della crisi da parte della Bce Europea, della Commissione Europea e dell’UE in quanto tale, i paesi più deboli sono stati letteralmente espropriati.
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LA DISTRUZIONE DEI DIRITTI DEMOCRATICI
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Non assistiamo solo a una depredazione da parte di alcuni poteri finanziari dei patrimoni dei cittadini europei, ma anche ad una parallela distruzione dei diritti del lavoro, a un depotenziamento dei valori universali delle Costituzioni democratiche, a una riduzione dei poteri della sovranità popolare, a un cancellamento graduale di quei sistemi di welfare che sono stati il risultato di decenni di lotte e che servono a salvaguardare la vita umana e a darle dignità e rispetto. Lo scatenamento di questa destra estrema, delle banche, dei magnati, degli elementi più reazionari della società è un problema gravissimo di regressione etica, sociale, economica, un serpe maledetto da cui sortirà solo il peggio per noi tutti. Non è solo la causa scatenante una gravissima crisi economica in Europa, ma quella che sta portando l’Europa indietro nella storia della civiltà.
E vedere gli Italiani persi nel teatrino mediatico delle finte di regime genera solo disgusto verso questa disinformazione squadrista che, mentre, il mondo muore, si occupa solo degli intrallazzi del potere più meschino.
E’ la guerra tra il diritto dei deboli e sopravvivere e l’abuso dei potenti che vogliono banchettare sulla loro morte.

OBSOLESCENZA DELLA SINISTRA

Chiedono all’economista Brancaccio: “Perché mai così tanti a sx continuano a considerare l’ipotesi di deflagrazione dell’euro come una eventualità improponibile, di cui non si può nemmeno discutere?
“La sx è priva da tempo di una intelligenza collettiva in grado di esaminare criticamente le dinamiche reali del capitale. Stiamo ancora a evocare i fasti della globalizzazione e della moneta unica mentre il capitale ha già svoltato verso una fase neo-imperialista e protezionista, fatta di rinnovati equilibri geo-strategici tra potenze, anche in seno all’Europa. In questo modo ci si trova sempre un passo indietro rispetto allo scorrere degli eventi, e si resta succubi delle interpretazioni del processo capitalistico suggerite dall’ideologia dominante. Gli interessi prevalenti fanno e disfano le istituzioni che governano il processo di accumulazione, costruiscono ogni volta una nuova narrazione che giustifichi le decisioni, e in questo continuo turbinio i lavoratori non hanno mai una propria bussola, una chiave di lettura che sia espressione delle loro istanze” .
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Dilario
La Grecia di oggi ci offre l’esempio più lampante delle tendenze in atto nel magico mondo neoliberista: potere e sfruttamento dei subalterni. La politica attuale mai tratta le necessità irrinunciabili della gente. Non esiste più il concetto di rappresentatività del popolo, si votano i nominati imposto dalle logge massoniche, si aboliscono le divisione dei poteri e si accentra tutto sul decisionismo del maggiordomo di turno al governo. Fintanto che i popoli non si ribelleranno la situazione peggiorerà ulteriormente. La Grecia non e’ considerata “troppo grande per fallire” come invece lo furono le grandi banche americane, od inglesi, od il Giappone, dove stamparono, e stampano. moneta a iosa. Furono salvate in un batter d’occhi premiando pure i dirigenti che truffarono il mondo con lauti “bonus”…

I PRESUNTI OBIETTIVI DI MAASTRICHT
Di Noia Davide
La Germania ripropone all’Europa l’austerità dopo 8 anni di progetti fallimentari. Questa Europa è una trappola, gestita da poteri occulti. La Grecia è obbligata a guardare fuori dall’Europa. Tra i vari obiettivi, definiti dall’articolo 2 del Trattato di Maastricht, abbiamo :
a) uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità
b) una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l’ambiente
c) il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
d) la coesione economica e sociale
e) la solidarietà tra stati membri. Qualcuno ha visto qualcosa di tutto questo ?
La BCE è delegittimata, ha fallito e ogni Stato può decidere sul da farsi. Addio Europa, non ci piace essere ricattati e sottomessi da chi ha sabotato la nostra economia e tanto meno dalla Germania. Fuori i criminali dai vertici Europei.
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La via dell’austerità ha imposto alla Grecia biechi personaggi complici del Fm come Pamademos (del calibro di Padoan) che l’hanno massacrata
ha portato il debito greco da 45 miliardi a 323
ha gettato nella miseria un intero popolo
ha cancellato la sanità pubblica greca
e portato a 8.500 licenziamenti nel pubblico impiego
ha costretto la Grecia a svendere pezzi del proprio territorio
E ora si dovrebbe ordinare alla Grecia di proseguire su questa stessa strada????
Ma lo sapere che mentre la Grecia si metteva in ginocchio e vedeva i suoi bambini piangere per la fame, la Merkel ordinata ai Greci di comprare armi tedesche per 9 miliardi, pena la minaccia di non comprare titoli di Stato?
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BANCHE COMMERCIALI E DI INVESTIMENTO
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L’attuale crisi finanziaria è stata voluta e attuata esattamente dal Governo americano, e precisamente nel 2008, quando, in un mercato sempre più dominato dal sistema bancario e dalla speculazione finanziaria, il presidente Clinton decise di applicare una deregolazione assoluta che eliminò la divisione tra banche commerciali e di investimento ed eliminò le norme che vietavano l’immissione in Borsa di titoli tossici, di derivati, di swap.., e, nello stesso tempo, di mise il futuro degli Stati occidentali nelle mani di agenzie di rating private, non regolamentate, quotate in Borsa e manovrate da un gruppo di magnati che intendevano piegare l’Occidente con una guerra finanziaria, usando, appunto, la speculazione finanziaria, i titoli tossici, le agenzie di rating, i debiti nazionali e quell’organismo che è la Banca Europea, creata apposta debole per non minacciare il dollaro.

GILIOLI
Di Tsipras, Renzi e altre asimmetrie

Forse il dato greco che può farci riflettere di più, in prospettiva futura ed europea, è soprattutto quel 32,5% che, insieme, hanno preso i due partiti che per tutto il Dopoguerra hanno dominato il panorama politico locale, alternandosi al potere: il csx (Pasok) e il cdx (Nuova Democrazia).
Solo nel 2007 i due partiti in questione, assommati, facevano l’80%. Ancora nel 2012, pur molto calati, erano in grado di fare una maggioranza tenendo fuori tutti i “newcomer” di varia estrazione. A questo giro, invece, dei primi 5 partiti per consenso, 4 sono esterni alle larghe intese e 3 sono nati in questo nuovo secolo. Alle ex larghe intese sono rimasti 90 seggi su 300.
Il fenomeno è interessante perché interpreta una tendenza diffusa in diversi Paesi d’Europa. Cioè il tramonto del bipolarismo del Novecento. In Spagna il primo partito nei sondaggi è Podemos; in Francia potrebbe diventarlo il Fronte nazionale; in Gran Bretagna l’Ukip.
È difficile dire con certezza se le larghe intese diffuse quasi ovunque in Europa sono una causa o un effetto di questo crollo dei vecchi progressisti e dei vecchi conservatori. Cioè se cdx e csx crollano perché sono ormai quasi indistinguibili tra loro o se sono costretti a mettersi insieme perché crollano. Io penso che più si mettono insieme più calano, più calano e più si mettono insieme.
L’unica cosa certa, comunque, è che siamo di fronte a un cambio di paradigma molto robusto. La prima conseguenza è l’asimmetria dei Parlamenti. Nel secolo scorso gli schieramenti erano simmetrici, con due proposte che sono state alternative tra loro; adesso invece tendono a diventare un unicum (da noi diremmo Partito della Nazione) e fuori c’è un mix di proposte diversissime tra loro. Se prendiamo ancora come esempio la Grecia, vediamo che Syriza, Alba Dorata, To Potami e Greci indipendenti non rappresentano certo, messi insieme, un’alternativa simmetrica all’intesa socialisti-conservatori che aveva in mano la maggioranza uscente.
La seconda conseguenza, forse collegata alla prima, è la duttilità delle alleanze: i “newcomer” si possono talvolta mettere insieme (in alternativa al vecchio blocco di larghe intese) sulla base di convergenze pragmatiche anziché somiglianze ideologiche. Se ne è avuto un primo assaggio con l’adesione europea dei grillini al gruppo di Farage; se n’è avuta conferma ieri con Tsipras che fa il governo insieme ai Greci Indipendenti. D’altro canto, se cdx e csx ormai fanno governi insieme, anche chi sta fuori deve provare a creare una maggioranza.
A proposito: qualcuno, ieri, ha paragonato il governo Tsipras a quello di Renzi…qualcuno ha tentato addirittura di legittimare il Nazareno. Ma il paragone è falso, Renzi ha ottenuto un’alleanza all’interno del vecchio blocco delle larghe intese, mentre qui parliamo di una coalizione tra due forze esterne e alternative a quel blocco. Resta la questione politica, cioè se alleandosi con un partito così diverso dal suo, Tsipras potrà realizzare il suo programma elettorale.
Anche in Italia, la situazione è ingarbugliata.
Anzi, lo è molto più che in Grecia.
Da noi le larghe intese sono al governo dal 2011 e alle ultime europee hanno ottenuto circa il 62 %: quindi paiono godere ancora di buona salute. Tuttavia nel 2008 i partiti che oggi le compongono erano, assommati, al 78 %.
Il campo esterno a queste larghe intese è da noi diviso almeno in quattro: M5S, Lega, sinistra radicale (Sel etc) e destra radicale (Fratelli d’Italia etc). Ultimamente pare che anche una fetta di Pd e una di Forza Italia non siano felici di far parte del calderone centrista. L’astensionismo ormai al 40 % rende il quadro ancora più incerto e provvisorio: sono milioni e milioni di voti potenziali che non sappiamo se e a chi possono andare. Può darsi che anche il nuovo bipolarismo asimmetrico sia di breve termine. Tuttavia Renzi sembra aver scelto il Partito della Nazione, arroccandosi nel vecchio duopolio. E non è una grande idea.
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Copio dal web: “L’Europa ci tratta come gli ultimi del suo regno imponendo diktat che i governi nazionali chiamano riforme ma sono catene alla nostra libertà.
E’ l’affermazione del regime perfetto non quello del duce acclamato dalle folle ma quello di renzusconi dove le folle sono sedute sul divano a guardare la tv mentre gli sottraggono i diritti. Abbiamo la democrazia per eleggere i nostri rappresentanti ma abbiamo deciso di non andare a votare perché ci siamo adeguati al peggio.
Resta solo quello scassacazzi del M5S ad obbiettare ma senza una coscienza civile non riuscirà ad abbattere il regime che ci opprime.”

SYRIZA. LE RAGIONI DELLA VITTORIA
Giacomo Russo Spena (Micromega)

Ha vinto Syriza. Ha perso la Troika. Le intromissioni dei poteri forti europei, le ingerenze del ministro tedesco Schauble, i moniti “a votare bene” di Juncker, il fango dei media ellenici che ammonivano il “demagogo”, le favole sulla Grexit, le minacce dei mercati finanziari. Tutto inutile. L’attuale emergenza umanitaria nel Paese ha spinto i cittadini a dar retta alla pancia e alle proprie condizioni di disagio materiale. “I greci non avevano nulla da perdere che le proprie catene”. Hanno votato in massa un’idea di cambiamento. Syriza era la sola speranza di discontinuità in una Grecia che ha fatto da cavia della Troika. Un laboratorio delle politiche del rigore con smantellamento del welfare, distruzione del pubblico, tagli, privatizzazioni e compressioni salariali. Una “cura da cavallo”. In nome dei conti in regola, eppure – oltre agli immani disastri sociali – anche i numeri non quadrano: tasso di disoccupazione al 26%, quello giovanile quasi al 60, le famiglie hanno perso il 40% del potere d’acquisto negli ultimi 5 anni e il rapporto tra debito e Pil resta altissimo, vicino al 170%. Mentre i tossici sono aumentati del 300%, raddoppiati i suicidi e sanità e istruzione sono diventati un lusso per pochi. Un disastro, il fallimento dell’austerity. Il voto greco è il terreno di scontro tra due diverse ideologie e due idee di società. Tsipras contro la Merkel. “Due fortini che si combattono: uno del capitale e dei mercati, l’altro dell’unione dei popoli d’Europa. Lo scontro sarà decisivo”.Un referendum sulla della Troika: proseguire sulla stessa strada o cambiare rotta? Ha vinto la seconda opzione.
Contro quell’Europa a due velocità, che ha ampliato le diseguaglianze sociali e imboccato un vicolo cieco verso l’insostenibilità e la deflagrazione dell’eurozona stessa. Syriza è l’alternativa. Un’alternativa all’Europa egemonizzata dai mercati e dalla finanza rispolverando lo spirito originario di un’Europa fondata su ricette keynesiane, sul lavoro, sui diritti e sul principio di solidarietà e supremazia della politica. Ma alternativa anche alla scorciatoia nazionalista e xenofoba capeggiata da Marine Le Pen in Francia e dalla Lega di Salvini in Italia che in maniera ipocrita ora esultano alla vittoria di Tsipras. Mentre in Grecia ha impedito l’ascesa di Alba Dorata che pur restando la terza forza del Paese passa dal 9% del 2012 al 6. Syriza è una terza via. Europeista e anti-austerity. Questa opzione ha trionfato perché Tsipras è stato capace di modernizzare e innovare Syriza (in greco significa “coalizione della sinistra radicale”) ed ha avuto il merito di mantenere la barra dritta in questi anni: mentre Pasok (i socialisti sono di fatto spariti in Grecia) e Neo Demokratia imponevano i memorandum, il Paese veniva attraversato da pesanti scontri e contestazioni organizzate da studenti, anarchici e sindacati. Piazza Syntagma il luogo delle mobilitazioni, il Palazzo preso d’assalto dai manifestanti inferociti e senza più un futuro. I militanti di Syriza affollavano quelle piazze, si sono contaminati coi movimenti facendo proprio il “conflitto sociale”. E soprattutto, mentre i greci allo stremo si vedevano negati il diritto alla salute o all’istruzione, o la penuria economica rendeva impossibile mangiare e pagare le bollette di luce e gas, Syriza grazie alla sua gamba sociale, l’associazione Solidarity for All, ha messo in campo pratiche di mutualismo supplendo alle manchevolezze dello Stato: mense popolari, farmacie e ambulatori gratuiti, cooperative socio-lavorative, scuole popolari, riallacci delle utenze per i bisognosi (sfidando quindi la legalità). Per non parlare del sostegno alle fabbriche fallite e successivamente riaperte, recuperate ed autogestite dagli operai rimasti disoccupati. La forza di Syriza: un partito radicato socialmente, vicino ai movimenti, e coerente. Durante la crisi economica e morale – con un tasso di corruzione altissimo in Grecia – Syriza ha avuto la pazienza di saper aspettare il proprio turno, rimanendo all’opposizione e non cedendo alle sirene del Pasok. E’ nata nel 2004 in contrapposizione al centrodestra e al centrosinistra, “entrambi figli del neoliberismo”, a questo principio non è mai venuta meno.
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Va respinto al mittente ogni tipo di comparazione tra il nostro Matteo Renzi e il “loro” Alexis Tsipras, così qualsiasi tentativo di salire sul carro del vincitore. La “sintonia” di cui parla qualche renziano è lontana per storia personale, programmi e schieramenti politici. Lo scorso anno quando Tsipras si candidava a presidente della Commissione di Bruxelles, il Pd sosteneva il tedesco Martin Schulz e mentre i socialisti europei votavano in un regime di larghe intese coi popolari la nomina di Junker, Tsipras rimaneva all’opposizione tra le fila della sinistra europea e tra i banchi del Gue. Infine la stessa dichiarazione del leader greco è inequivocabile: “Renzi presenta un forte dualismo, è come se si trattasse, quasi, potremmo dire, di una personalità scissa: a parole è contro l’austerità, ma le sue riforme sono fissazioni neoliberiste”. E poi ancora: “Credo che sia il neoliberismo a rappresentare la grande minaccia europea: la politica del Ppe, che viene sfortunatamente seguita dalle socialdemocrazie, sta mettendo in pericolo la costruzione continentale. Noi vogliamo parlare di un’Europa solidale i cui perni siano la redistribuzione delle ricchezze, la democrazia, l’ecologia, i cittadini. Loro i numeri, noi le persone”.

In questo quadro si inserisce Putin che si avvantaggia della vittoria di Tsipras e contratta con la Grecia la parziale copertura del passivo con l’Ue.
Bruxelles è molto allarmata dalla nuova svolta della situazione. L’intervento della Russia cambia le carte in tavola. Putin sostiene da anni gli euroscettici. Attacca gli interventi europei sull’Ucraina e sulle zone di confine. Tsipras è l’uomo su cui scommette Putin per smantellare l’Ue ridiscutere il ruolo della Nato.
Da una parte ci sono le sanzioni, dall’altra miliardi.
Putin sta offrendo alla Grecia la parziale copertura del suo debito con l’Ue.
Il ministro delle Finanze russo ha detto in un’intervista alla Cnbc che Mosca è pronta ad aiutare economicamente Atene. A Tsipras occorrono per il momento solo 11 miliardi e mezzo. Così la sua vittoria disturba l’eurozona ma apre la strada a Putin. L’Ue lo ha gravemente attaccato sia con le sanzioni che appoggiando l’’Ucraina contro i separatisti e non riconoscendo il referendum della Crimea.
Già nel 2013 Tsipras predicava di uscire dalla NATO e di chiudere la grande base americana a Creta..
Anton Shekhostov, esperto di movimenti radicali europei, dice: “Il caso Grecia è forse il più pericoloso in termini di potenziali implicazioni per la politica europea delle sanzioni”.
Grecia e Russia hanno progetti importanti da sbloccare: gasdotti, centrali di stoccaggio al confine con la Turchia, investimenti privati, flusso di capitali (condivisi con Cipro) e di viaggiatori. Gazprom vorrebbe incrementare il business con Atene.

Francesco Gesualdi
Centro Nuovo Modello di Sviluppo

«Siamo stati zitti quando i nostri governanti hanno riscritto le regole del commercio internazionale per consentire alle multinazionali di spadroneggiare contro le piccole imprese, contro i lavoratori, addirittura contro gli stati, che corrono il rischio di finire in tribunale se si azzardano a fare leggi che, per difendere ambiente e salute, pongono limiti alle attività delle imprese straniere.
Siamo stati zitti quando ci hanno prospettato un’Europa costruita sul principio supremo della concorrenza selvaggia.
Siamo stati zitti quando ci hanno trascinati in una moneta unica senza alcun meccanismo a difesa delle economie più deboli.
Siamo stati zitti quando le imprese tedesche hanno avuto buon gioco a invadere i mercati degli altri paesi europei, grazie a leggi di casa propria che hanno abbattuto i costi di produzione sulla pelle dei loro lavoratori.
Siamo stati zitti quando hanno progettato l’euro avendo come unico obbiettivo quello di renderlo appetibile per la finanza internazionale affinché il suo valore salisse sempre più su.
Siamo stati zitti quando il governo dell’euro è stato affidato al sistema bancario europeo, che ha a cuore solo l’interesse delle banche contro i cittadini e i governi.
Siamo stati zitti quando i governi sono stati scippati del potere di stampare moneta, non avendo nessun’altra possibilità di finanziare i propri deficit se non ricorrendo a banche e investitori privati, che si comportano come strozzini.
Siamo stati zitti quando i trattati europei hanno anteposto l’interesse dei creditori ai diritti dei cittadini, imponendoci l’austerity come regola di vita.
Siamo stati peggio che zitti. Siamo stati assenti, considerando tutto ciò roba noiosa, da lasciare ai professionisti della politica.
Ed è successo l’inevitabile. Senza un fronte popolare che mantenesse la rotta, la politica ha deragliato. Ha trovato più conveniente mettersi d’accordo con i poteri forti, che in cambio di denaro hanno preteso regole a proprio favore. E oggi, che tutti i nodi vengono al pettine, non sappiamo da che parte rifarci. Sopraffatti dalla complessità ci limitiamo alla protesta, rendendoci simili a bambini che strillano nella speranza che qualcuno venga in loro soccorso per ripristinare i bisogni insoddisfatti. La delega continua ad essere l’atteggiamento dominante, ma ormai dovremmo averlo capito che solo la partecipazione e la proposta possono tirarci fuori dai guai».

ALESSANDRO GILIOLI
I 5stelle sono persone piene di ideali. Matteo Renzi è invece uomo privo di ideali. È un contenitore di ambizioni smisurate e di narcisismo illimitato, all’interno del quale può passare di tutto, purché serva: l’antiberlusconismo e il Nazareno, la sinistra e la destra, la sottomissione al Vaticano e i diritti civili, l’asfaltamento degli avversari o il loro ripescaggio, gli accordi e il loro tradimento. Per questo Berlusconi diceva “mi somiglia”. Mica perché Renzi è “di destra”. Ma perché Renzi è solo di Renzi: proprio come Berlusconi era solo di Berlusconi. Si somigliano, in effetti: niente ideali, solo ambizione ed estensione illimitata dell’io. È una somiglianza prepolitica, anche se poi in politica ha le sue conseguenze. Renzi è un eccellente stratega. Lo ha dimostrato per il modo in cui ha scalato il Pd, poco più di un anno fa. E poi per come ha fatto fuori Letta, dopo averlo falsamente rassicurato. E ieri, con l’operazione Quirinale. Il cui effetto alla fine non è stato tra i peggiori, l’ho già detto. Ma per convenienza, non per pulsione etica. Quasi un effetto collaterale, il presidente “rispettabile”.
I 5stelle sono piene di ideali ma le loro strategia fanno acqua da tutte le parti. Gli ideali non bastano in Italia, evidentemente. E la politica non fatta di ideali, ma di sangue e merda.
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I piddini continuano a ripetere che renzi ha dato 80 euro a 8 milioni di Italiani che un lavoro già ce l’avevano già.
E allora? Il reddito di cittadinanza avrebbe dato 780 euro a 9 milioni di poveri che un lavoro non ce l’avevano o non dava loro il minimo per campare.

SERGIO DI CORI MODIGLIANI (sunto)

Il mondo cambia ma in Italia si fa finta di niente. Così arriveremo in ritardo ai grandi appuntamenti con la Storia.
…dopo l’incontro con Tsipras il commissario europeo olandese è andato via bianco come un cencio, spiegando a Juncker che la trattativa è molto più ampia e complessa e deve essere decisa in prima persona dai premier europei. La frase che gli ha fatto fare un salto sulla sedia è quella di due in totale sintonia, Yannis Varoufakis, Ministro delle Finanze (radicale di sx) e Panos Kammenos, Ministro della Difesa (radicale di dx): “si ricordi, caro Djisselbloem” gli ha detto Varoufakis “che il punto 10 del programma elettorale di Syriza consiste nell’uscita della Grecia dalla Nato”. …Kammenos ha confermato: “siamo d’accordo su tutto, altrimenti non avremmo sottoscritto un’alleanza che intendiamo portare avanti negli interessi del popolo greco”. Già questo ci dovrebbe far invidiare la capacità di far politica dei greci.
E così, Djisselbloem, un burocrate rigorista, iper-liberista, conservatore della dx, è ritornato con la coda tra le gambe a Bruxelles, passando la palla a Juncker che ha inviato una nota al comando generale della Nato che questo pomeriggio si riunisce d’emergenza per valutare la nuova situazione.
In Italia, abituati alla nostra norma miope e asfittica, tutto è presentato come se Tsipras fosse una specie di mercante italiano in salsa greca che usa Putin per ricattare la Merkel o, ancor peggio, venduto a Putin. Ma non è così.
L’attuale governo Tsipras ha un 70% di persone con esperienza internazionale, inseriti nella realtà globale planetaria che sanno come sia cambiato il quadro generale internazionale. Tsipras sa che le alleanze strategiche nel globo sono state completamente rivoluzionate negli ultimi 15 mesi. Il mondo è cambiato.
Intanto l’America non esiste più. Ci sono due Americhe, con due politiche diverse: quella della dx repubblicana conservatrice neo-oligarchica (garantita dalla superloggia massonica White Eagle) che ha letteralmente “inventato” l’Isis e il califfato di Al Bagdadi, d’accordo con l’Arabia Saudita e la Turchia che la finanziano e la supportano: l’Arabia Saudita vuole imporre la propria supremazia totale nel mondo islamico, eliminando per sempre l’Iran mentre la Turchia intende porsi come la nazione mussulmana democratica (si fa per dire) che gestisce tutto il blocco del Mediterraneo e del MO, approfittandone per eliminare diverse popolazioni scomode, dai beduini autonomi in Lybia, ai curdi, agli armeni. L’accordo tra i potentissimi repubblicani della dx americana, i turchi e gli arabo-sauditi è totale, perché con l’Isis preparano la strada a quello che loro definiscono uno “scontro tra civiltà” e guadagnano dalla guerra che vogliono estendere in maniera permanente.
Poi c’è un’Altra America, rappresentata da Obama e da un vasto movimento liberal-radicale, pacifista, (massoni progressisti che contano nella società) che vuole accogliere al tavolo planetario l’Islam come soggetto alla pari e costruire tutti insieme un piano economico internazionale che passa attraverso la redistribuzione delle ricchezze e il lancio di un New Deal planetario gestito dagli Usa e dal Brasile nel continente americano, da Egitto, Sudafrica e Marocco nel continente africano, da Iran e Pakistan nel mondo islamico, da Giappone, India e Corea del sud nel mondo asiatico e in Europa da una Ue che abbatta l’austerità e si liberi dall’oppressione dei diktat tedeschi, aprendosi a una autentica federazione di stati su basi progressiste.
Questa lotta interna dell’impero americano è violentissima e sanguinosa.
Dopo i fatti di Parigi c’è stata una violentissima scenata di Obama che ha convocato la CIA e ha licenziato in tronco i 3 responsabili del desk France accusandoli di alto tradimento e rifiutando di andare a Parigi. “Non vado a fare il clown per celebrare il mio funerale di Stato”. La dx repubblicana, sorretta dal settore deviato della Cia e dei servizi francesi, avrebbe cospirato contro Obama, forse anche dando una qualche forma di contributo al massacro parigino. Ma Obama sta combattendo una vera battaglia alla Casa Bianca dal 2 Gennaio, quando si è aperto il nuovo congresso a maggioranza repubblicana che ha varato una operazione di 2.000 miliardi di dollari per un gigantesco mega oleodotto dal Canada agli Usa gestito -guarda caso- dalla famiglia Bush, Rumsfeld, Dick Cheney e figli, associati con il re dell’Arabia saudita. La risposta di Obama è stata immediata: “E’ una follia! Pongo il veto contro questo obbrobrio!” E si è trincerato dentro la Casa Bianca attaccato dai colossi dell’energia e della finanza.
Aggiungiamoci la nuova situazione medio-orientale ed europea nei riguardi della Russia. Da 6 mesi la situazione è cambiata in maniera radicale. Le sanzioni europee hanno comportato un tragico problema per la Russia: una crisi di emergenza alimentare, perché si è trovata priva del supporto di frutta e verdura che sarebbe dovuta arrivare a settembre da Spagna, Grecia e soprattutto Italia. Ma ha trovato un nuovo partner: Israele. Il 6 settembre 2014, Putin va a Telaviv e firma con gli israeliani un accordo inter-governativo che ha fatto diventare la Russia il 1° e più importante partner commerciale degli israeliani, con l’approvazione dell’Iran che ha chiuso altri 4 mega contratti di cooperazione e sviluppo con Israele. Israeliani,Russi e Iraniani hanno 4 grandi nemici in comune: l’Isis, la Nato, l’Ue gestita dalla dx, e la Turchia che rappresenta gli interessi sia dell’Isis sia della Nato e vuole entrare nell’Ue.
Questa nuova alleanza modifica completamente il quadro geo-politico che oggi ha da una parte, Arabia Saudita-Cina-Emirati-Isis-Usa-salafiti palestinesi; dall’altra, Russia-Iran-Israele-Sud America- autorità nazionale palestinese.
L’Europa da che parte sta? L’Europa si è italianizzata, nel senso che ha scelto di giocare su entrambi i tavoli e stare a guardare come butta. Al momento sembra che stia sorreggendo la dx repubblicana americana, e quindi gli arabo-sauditi. Obama è azzoppato ma si muove.
Qui arriva la Grecia,eterna nemica della Turchia. Tsipras riesce a far quadrare il cerchio perché si pone come amico dei russi e anche degli israeliani, in quanto garante in Europa degli interessi russi e della pace in Medio Oriente. Ha già proposto di eleggere Atene, al posto di Parigi, come sede per incontri bilaterali tra israeliani-hamas-autorità palestinese.

Venerdì pomeriggio alle ore 14, mentre la delegazione Ue incontrava il governo greco e la borsa di Atene andava a picco, con fuga di capitali verso Francia e Germania e la prospettiva di un immediato default, arrivava una curiosa notizia dal mercato secondario di Wall Street. La Kennedy Talbot, antica società finanziaria, acquista bond greci per 12 miliardi di dollari per conto della Mendelssohn & co. di Vienna, società finanziaria composta dalla Banca d’Israele e da Gazprom. Il commissario dell’Ue è andato ad Atene pensando che alle ore 15 la Grecia andava in default. E’ tornato a casa con la coda tra le gambe.

…Si intravedono degli spiragli per uscire fuori dal Partito del Pensiero Unico della dx repubblicana americana che vuole colonizzare per sempre l’occidente. Forse siamo ancora in tempo a mandare all’aria il loro piano.
E’ chiaro che o costruiamo una nuova civiltà europea o questa Europa si schianterà.

Perché i media embedded non dicono una buona volta chi c’è dietro ai giochi sporchi e truffaldini dei due compari?
-La Grande Massoneria europea
-La Mafia
-La Grande Finanza Occidentale
che vogliono solo rovesciare la democrazia, asservire i popoli, distruggere i diritti dell’uomo e del cittadino, allargare il gap tra pochissimi (Obama ha detto 70) che possiedono quando metà della popolazione mondiale e creare crisi artificiali per rendere più ricchi e potenti i ricchi e più poveri e impotenti i poveri.
Ma, in questa situazione gravissima di degrado e corruzione, peggio di tutti sono i piccolo venduti che si sbracciano a propagare le loro menzogne, quelli che non valgono nulla ma si sono messi a servizio dei potenti, come facevano i Kapò nei campi di sterminio nazisti, tradendo i loro stessi fratelli!
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Molti dicono: la Grecia ha fatto i debiti, ora ne paghi gli interessi! Non capiscono nemmeno che il sistema euro ha imposto dei tassi usurai. E che, se la Grecia avesse potuto pagare sul debito gli interessi che pagano le banche private, 0,15% ci avrebbe messo poco a uscirne.
Quell’usura che a livello privato è considerata un pesante reato, a livello internazionale dovrebbe invece essere una norma legittima?
Altri attaccano la Grecia per aver speso in armi ben 9 miliardi, Intanto gli inutili armamenti che la Grecia fu costretta a comprare erano tedeschi e fu una delle condizioni con cui la Merkel accettò di comprare titoli di stato greci.
Poi la Grecia per entrare nell’euro ha truccato i conti (come fece l’Italia con Prodi) e a spingerla fu, guarda caso, proprio la Goldman Sachs guidata da Draghi. E proprio Draghi diventa, guarda caso, presidente della Bce che deve riscuotere proprio i debiti contratti in modo truffaldino. Tutto si lega, Ma in questo cerchio dove tutto torna, l’unico soggetto che non ha voce in capitolo è stato proprio il popolo greco.
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Il 28 febbraio scade il piano di salvataggio greco. Vediamo che cosa succede.
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. grazie di questo ultimo articolo viviana. è davvero chiarissimo.
    per me soprattutto a cui la politica estera, al pari dei film di spionaggio, fa venire l’orticaria, con i suoi intrecci di alleanze, accordi più o meno segreti, mire e strategie.
    sono cresciuta in un tempo in cui tutto era più chiaro, anche capire dove andava la storia mondiale, capire chi erano i buoni e chi i cattivi, capire e scegliere da che parte stare e chi stava con te e i tuoi interessi.
    non mi raccapezzo più in questa melma indistinta in cui si è ridotto il mondo intorno a me.
    per questo ringrazio le poche voci fuori dal coro che mantengono lucidità e intelligenza per capire le cose e riescono a spiegarle con tanta semplicità e chiarezza.
    ciao

    Commento di lily — febbraio 7, 2015 @ 9:06 pm | Rispondi


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