Nuovo Masada

gennaio 13, 2015

MASADA n° 1613 14-1-2015 SCONTRO DI CIVILTA’

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:22 pm

Il timore di un Patriot Act europeo – 15 anni di distruzioni sistematiche di Paesi islamici da parte dell’Occidente – La strategia del terrore – A chi giova l’attentato francese? – La guerra e l’onore – Mi dispiace ma io non sono Charlie – E’ lecita una provocazione?- Truffe nelle primarie del Pd in Liguria – Cofferati – Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph

Papa Francesco
: “La “tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa nasce da “una cultura che rigetta l’altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte. Constatiamo con dolore le conseguenze drammatiche di questa mentalità del rifiuto“.
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Benjamin Franklin: “Qualsiasi civiltà che sacrifica un po’ di libertà per una maggiore sicurezza non si merita nessuna delle due cose e le perde entrambe.”

Viviana: A chi gioverà questa manifestazione di Parigi? Non certo a chi per le sue idee espresse viene attualmente cacciato, radiato, insultato, inquisito, messo alla gogna, licenziato, rimosso, espulso, silenziato, picchiato o addirittura ammazzato.
La manifestazione gioverà come una potente arma di distrazione di massa dai guai causati dalle regole di questa scellerata Europa.
E dunque gioverà alle immagini dei peggiori gestori politici che ci potessimo ritrovare e ai loro compari, la Troika, le banche, la Cia, i fabbricanti di armi, i neoliberisti più sfegatati, i distruttori di popoli, i razzisti, gli odiatori per professione, i giornalai di regime, gli squadristi genetici. E permetterà restrizioni pesanti sulla libertà di ogni europeo e spese pesanti in armi e forze di security. Cioè il contrario esatto di quello che Charlie voleva.

IL PATRIOT ACT
La strategia della tensione o del terrore è sempre stata usata dai regimi antidemocratici per far passare qualunque abominio. L’alibi della difesa da un opportuno nemico permette di stroncare le libertà dei cittadini portandoli sempre più vicini alla condizione di inerti sudditi.
Dietro l’attentato alle torri c’è un’ombra talmente oscura che pensare qualunque cosa anche la più terribile diventa lecita. Basterebbe il fatto che lo spostamento di armi e navi americane verso il Medio Oriente cominciò nel marzo 2011, dunque ben sei mesi prima dell’attacco dell’11 settembre. Esso dunque fu previsto come fu prevista la guerra successiva a tal punto che l’attentato DOVEVA avvenire.
E la conseguenza immediata sui cittadini americani fu il Patriot Act, legge federale fatta nell’immediato ottobre con cui si limitava grandemente la libertà privata di ogni americano, rinforzando il potere dei corpi di polizia e di spionaggio, CIA, FBI e NSA, per ridurre, si diceva, il rischio di attacchi terroristici negli Stati Uniti, intaccando di conseguenza le libertà dei cittadini. Il Patriot Act fu dichiarato incostituzionale ma 14 disposizioni sulle 16 previste sono diventate permanenti (come la possibilità di effettuare liberamente intercettazioni telefoniche, l’accesso a informazioni personali, il prelevamento delle impronte digitali nelle biblioteche, l’irruzione della polizia in casa senza un mandato..)

MASSIMO FINI

“In realtà nessuna democrazia rappresentativa è una democrazia, ma un sistema di minoranze organizzate che prevalgono sulla maggioranza dei cittadini singolarmente presi, soffocandoli limitandone gravemente la libertà e tenendoli in una condizione di minorità. E un sistema di oligarchie o di poliarchie”
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“Nel settembre del 1997 Emma Bonino, commissario dell’Ue chiese di visitare l’Afghanistan. I Talebani non avevano alcun obbligo di farla entrare poiché la Ue non riconosceva il loro governo. Tuttavia le diedero il visto e la trattarono con gentilezza come han sempre fatto con gli ospiti, anche durante il periodo drammatico dell’aggressione Usa dell’ottobre 2001, e com’è nella tradizione afgana. Emma poté visitare l’Afghanistan e vedere tutto quello che voleva. Il 28 settembre, seguita da un codazzo di 19 persone, fra delegati Ue, giornalisti, fotografi e cameramen, entrò in un ospedale di Kabul e si diresse dritta e di filato nel reparto femminile dove i fotografi cominciarono a fare i loro scatti e i cameramen a filmare. Un atteggiamento molto sciocco perché nella cultura islamica la riproduzione della figura umana è vietata. Basta guardare un tappeto persiano; è ornato con elementi vegetali, con animali, con pesci, ma non ci sono figure umane. E questo valeva di più nell’Afghanistan talebano. Del resto anche da noi non si possono fotografare o filmare i degenti senza il loro consenso o l’autorizzazione dei dirigenti dell’ospedale. Arrivò il “Corpo per la promozione della virtù e la punizione del vizio”, acchiappò la Bonino e gli altri e li portò al primo posto di polizia. Per un reato del genere era prevista la fustigazione con “le verghe sacre”. Alla Bonino fu spiegato come andavano le cose da quelle parti e poi fu rilasciata dai funzionari, perplessi e un poco disgustati. Avrebbero fatto meglio a fustigarla. Con le “verghe sacre”, naturalmente. Forse avrebbe capito ciò che, da buona radicale occidentale, non ha mai capito: che anche la sensibilità e i costumi degli altri meritano rispetto. Lei invece ne volle fare un caso internazionale e, tornata a Bruxelles, ottenne che la Ue tagliasse i fondi umanitari per l’Afghanistan.”
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“Quando nei talk show televisivi e radiofonici, finché ci sono andato, dicevo che nella prima guerra del Golfo le “bombe intelligenti” e i “missili chirurgici” avevano ucciso 32.195 bambini iracheni, che non sono meno bambini dei nostri, mi aspettavo una reazione da parte dei miei interlocutori, che mi dicessero che era una provocazione, che mentivo, che non era vero, che non poteva essere vero. Ma questo non lo potevano fare perché sono dati del Pentagono e quindi al di sopra di ogni sospetto. Mi attendevo allora grida di sdegno, di raccapriccio, di orrore. E invece niente. Silenzio. Si glissava e si passava rapidamente a parlare di Berlusconi, di Rutelli, di Fini, di Follini, di Prodi o di altre nullità della politica e della vita. Non credo si tratti sempre di indifferenza. È anche passività.”
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“Ma il problema non sono gli americani e chi li comanda. Siamo noi europei. È da quel dì, dal crollo dell’Unione Sovietica, che avremmo dovuto capire che gli Stati Uniti erano diventati, da alleati obbligati, degli avversari se non proprio dei nemici. Noi europei non abbiamo alcun interesse a seguire gli Stati Uniti nella loro politica oppressiva nei confronti del mondo arabo-musulmano, se non altro perché lo abbiamo sull’uscio di casa e non a diecimila chilometri di distanza. E in economia sono stati gli americani, inseguendo il demenziale sogno di ipotecare il futuro fino ad epoche siderali, a provocare una crisi devastante che hanno poi scaricato sull’Europa permettendosi anche di colpevolizzarla per una crisi che da loro è partita e di affossarla ulteriormente a colpi di previsioni negative delle loro agenzie di rating. Per gli americani noi siamo stati sempre degli “utili idioti” da usare a loro piacimento. “

Attilio Borroni
Negli anni ’50 i meridionali erano sinonimo di mafia, ndrangheta e camorra.
Negli anni ’70 la sinistra di Brigate Rosse
Nel 2.000 l’Islam di terrorismo.
Ogni volta gli stessi errori.
La quasi totalità dei meridionali non aveva nulla a che spartire con mafia, ndrangheta e camorra….
La quasi totalità della sinistra non aveva nulla a che spartire con le Brigate Rosse.
La quasi totalità degli Islamici non ha nulla a che spartire con il terrorismo e lo scopriremo strada facendo, perché dovremo fare molta strada insieme, volenti o nolenti
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Noncicapiscopiunulla
Noi europei siamo veramente fantastici…
In questi ultimi decenni ci hanno tolto tutti i diritti sul lavoro conquistati dalla fine dell’800 a ieri, ci hanno dimezzato il potere d’acquisto, hanno distrutto lo stato sociale, ci hanno rifilato la “sola” dell’euro per impiccarci alle banche, ci hanno letteralmente “schiavizzati” e riempito la testa di frottole e non siamo stati in grado di riempire neanche il cortile di casa….
Tutta questa partecipazione commossa a convenienza è veramente ipocrita.
Detto ciò massimo rispetto per le vittime. Qualsiasi vittima. Di QUALSIAI TERRORISMO… anche quello occidentale…

Biasini
Eccoli tutti là, a braccetto, i responsabili dello sfascio civile, morale ed economico d’Europa, i nostri cari leader, che si chiamano fuori con una bella marcia che sfrutta la giusta spontanea e meraviglioso indignazione popolare. Come gli avvoltoi che utilizzano a loro uso e consumo i cadaveri. Fanno schifo come non mai. Ci sono tutti: i filo islamici, i garanti dei grandi evasori fiscali, i tutori degli interessi massonici, i re del politicamente corretto, i buonisti in servizio permanente attivo. Ho sentito pure, ne poteva mancare, una nuova frase dello stupidario giornalistico: c’erano tanti bambini ribattezzati “Generazione Charlie” dalla deficienza televisiva. Da oggi ognuno ai propri affari: incassano il successo mediatico gli schifosi di tutta Europa.
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MASSIMO FINI
“Scrivevo in agosto: “E’ evidente che se i caccia americani e i droni continueranno a bombardare i guerriglieri dell’Isis, sottraendogli una vittoria che si stanno conquistando legittimamente sul campo di battaglia, intromettendosi così in una guerra civile senza averne alcun titolo, essendone anzi la causa originaria per la sciagurata aggressione all’Iraq del 2003, l’Isis porterà la guerra in Occidente. Con le armi che, in questo caso, ha a disposizione: il terrorismo.
Dovevamo quindi aspettarcelo. E’ indubbio infatti il legame, diretto o indiretto, del piccolo manipolo, militarmente ben attrezzato, anche se logisticamente un po’ ingenuo, che ha attaccato Charlie Ebdo, con l’Isis o comunque concenrtrici della galassia del radicalismo islamico che si sta estendendo a macchia d’olio in Medio Oriente e in Africa, dagli Shabaab somali, a Boko Haram in Nigeria, ai guerriglieri del delta del Niger, ai focolai, per ora minori, in Algeria (i due attentatori sono di origine algerina), nel Sinai, nello Yemen. Ed è sorprendente che la polizia francese si sia fatta trovare impreparata e maldestra nella difesa di un obbiettivo così ovvio come il giornale satirico diretto da Stéphane Charbonnier.
Pierluigi Battista sul Corriere riporta un principio espresso dal filosofo Lucio Colletti, l’essenziale delle democrazie europee e occidentali è “la critica di se stessi”, anche se, nel suo articolo, come del resto in quelli di tutti gli altri commentatori, si guarda bene dal praticarlo. Ci proviamo noi.
Sono più di dieci anni che l’Occidente è all’attacco del mondo musulmano: invasione ed occupazione dell’Afghanistan, che non costituiva un pericolo per nessuno perché gli afghani, talebani o no, storicamente non sono mai usciti dai propri confini, aggressione ed occupazione dell’Iraq, sanzioni all’Iran, Somalia (per interposta Etiopia) nel 2006/7, Libia (2011), bombardamenti contro l’Isis che, al di là del fanatismo religioso, vuole ridefinire confini disegnati arbitrariamente dagli Inglesi nel 1930, fino al vergognoso appoggio al generale tagliagole egiziano Al Sisi che ha messo in galera i dirigenti dei Fratelli Musulmani che avevano vinto le prime elezioni libere in quel Paese e ha ucciso migliaia di suoi militanti bollandoli come terroristi (i Fratelli Musulmani non sono terroristi, di questo passo lo diventeranno).
Ovunque siamo intervenuti militarmente (Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia – vero presidente Sarkozy?) in nome della libertà naturalmente, abbiamo fatto danni, non solo per il numero impressionante di vittime civili che abbiamo causato (650 mila solo in Iraq), ma perché abbiamo distrutto equilibri, disgregato società e culture, ponendo le basi per feroci guerre civili.
Cosa intendo dire con questo? Che è stata l’aggressività dell’Occidente a fomentare il radicalismo islamico contro di noi e ad allargarne le basi. E così ci siamo messi in una situazione pericolosissima. Perché abbiamo grandi eserciti, tecnologicamente avanzatissimi, ma difendersi da un terrorismo interno che ha le sue basi all’esterno è estremamente difficile perché gli obbiettivi possibili sono innumerevoli (l’altro giorno è toccato a Charlie Ebdo ma poteva essere qualsiasi altra cosa) e perché combattere il ‘terrorismo molecolare’, come l’ha definito il ministro Alfano, è come prendere a cannonate un moscerino.
Certo noi abbiamo il sacrosanto diritto di difendere la nostra libertà. Ma lo stesso diritto dovrebbe essere ammesso anche per altri popoli che hanno culture diverse dalle nostre e a cui noi pretendiamo di imporre, spesso in buona fede, istituzioni, principi, valori, costumi che sono loro estranei. E’ quello che ho chiamato ‘il vizio oscuro dell’Occidente’.”
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(Lo capite perché il programma di Massimo Fini in televisione è stato censurato ancora prima che fosse trasmesso? E lo hanno fatto in nome di quella famosa libertà di espressione su cui ora si dicono tutti d’accordo.)

Daniel Fortesque
Immaginiamo che l’Europa sia un paziente che vada dal dottore.
Il dottore lo tocca nel punto dove sono ben 29 milioni di disoccupati: “Fa male, qua?”
E il paziente: “Direi di no… …non tanto almeno! Sento sì, che mi sta toccando…”,
Dottore: “Bene… …fa male qui?”, toccando dove sono quei milioni di europei sotto la soglia di povertà assoluta…
Paziente: “Mah..insomma… …direi che, praticamente, nemmeno lì, sento niente! Forse, un po’ come se la zona fosse un pochino addormentata… …ma non provo nessun dolore!”
Dottore: “E se tocco qui?”, pigiando col dito sull’organo nel quale stanzierebbero i così detti “omicidi di Stato”…
Paziente: “Niente, nemmeno lì!”
Dottore: “E se tocco qui?”, premendo nel punto nel quale potrebbe essere rappresentata l’azione terroristica……e qui, il paziente, ha una contrazione involontaria, uno spasmo, dovuto ad un gran dolore, come una fitta lancinante, con conseguente emissione di un grido straziante, di dolore anche questo: “Sì dottore! Lì, mi fa malissimo!”…
Perché?
Perché le cose starebbero così?
Perché si dovrebbe poter morire di disoccupazione, di povertà, di inquinamento, di ingiustizie…ma non di terrorismo?
Davvero mi incuriosisce ferocemente capire perché, di fronte a quelli che, almeno in Italia, vengono, a vario titolo, definiti “omicidi di Stato”, i quali credo che quanto a “limitazione della libertà”, sian cose non certo seconde ad altre, non si raggiungono manifestazioni così “istituzionali”! Capire come mai di fronte ai 29 milioni di disoccupati che ci sarebbero in Europa con, immagino, un numero prossimo, di europei da considerarsi sotto la soglia di povertà assoluta, non si levi nessun grido disperato e straziante! Come non esistessero, dette persone! Persone che in Italia sarebbero ben 7 milioni, come disoccupati, e ben 6 milioni, in quanto sotto la soglia di povertà assoluta! Parlando di libertà, quale libertà appunto riserverebbero l’Italia, l’Europa, a queste persone? La libertà di essere poveri?
Come faccio a conciliare il mio coinvolgimento, in questa orrida vicenda che ha riguardato la redazione del Charlie Hebdo, con la presenza, e in prima fila, in quel corteo, di un Renzi che dire “stimo per nulla”, equivarrebbe a far ricorso ad eufemismo? Un Renzi Presidente del Consiglio “non eletto”, ma nominato da un Parlamento di nominati, “figlio” di una Legge Elettorale INCOSTITUZIONALE quale è il “Porcellum”?

Umberto Eco: “..a New York sono capitato con un tassista pakistano. Mi ha chiesto da dove venivo, gli ho detto dall’Italia, mi ha chiesto quanti siamo ed è stato colpito che fossimo così pochi e che la nostra lingua non fosse l’inglese. Infine mi ha chiesto quali sono i nostri nemici. Al mio “prego?” ha chiarito pazientemente che voleva sapere con quali popoli fossimo da secoli in guerra per rivendicazioni territoriali, odi etnici, continue violazioni di confine, e così via. Gli ho detto che non siamo in guerra con nessuno. Pazientemente mi ha spiegato che voleva sapere quali sono i nostri avversari storici, quelli che loro ammazzano noi e noi ammazziamo loro. Gli ho ripetuto che non ne abbiamo, che l’ultima guerra l’abbiamo fatta cinquanta e passa anni fa, e tra l’altro iniziandola con un nemico e finendola con un altro.
Non era soddisfatto. Come è possibile che ci sia un popolo che non ha nemici? Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo
(E tu, per esistere, sei uno che ha bisogno di un nemico?)
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SALMO
VIENI DI NOTTE

Vieni di notte, ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio, noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine, ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni figlio della pace, noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a liberarci, noi siamo sempre più schiavi:
e dunque vieni sempre Signore.
Vieni a consolarci, noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre Signore.
Vieni a cercarci, noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre Signore.
Vieni, tu che ci ami, nessuno è in comunione col fratello
se prima
non è con te, o Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
ne sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:
vieni, Signore. Vieni sempre, Signore.

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NDJOCK NGANA

Il sangue non è indio, polinesiano o inglese.
Nessuno ha mai visto
Sangue ebreo
Sangue cristiano
Sangue mussulmano
Sangue buddista
Il sangue non è ricco, povero o benestante.
Il sangue è rosso
Disumano è chi lo versa
Non chi lo porta.

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Viviana
Credo che con mafia capitale, lo squallore della Paito, un Cofferati riciclato a Genova dopo che era stato sputato a Bologna, e queste primarie liguri con cinesi pagati per votare con pacchi di pasta, e troll a libro paga sui blog per spargere calunnie, il Pd abbia toccato il livello più infimo della sua storia.
Ma se qualcuno credeva col laidume di Renzi di ritrovare le ali e di riprendere il volo, gli auguro solo che la caduta sia dura e gli faccia molto male!

LA STRATEGIA DEL TERRORE
Rosario Amico Roxas

La strategia del terrorismo non coinvolge un nemico da abbattere, ma una popolazione da atterrire; così è stato. A Parigi domina la paura, mista ad un senso di impotenza come se una resa senza condizioni avesse imposto un fatalismo ancestrale.
Hanno paura i comuni cittadini che, adesso, cercano di evitare i luoghi popolosi, come supermercati, locali di intrattenimento, banche, e altri luoghi di aggregazione.
Hanno paura i cattolici che disertano le Chiese.
Hanno paura gli ebrei che si sentono nel mirino, tant’è che nel solo 2014 ben 7.000 ebrei, nella sola Parigi, sono riparati in Israele ad ingrossare le fila del sionismo; anche loro hanno deciso di rinunziare alla preghiera comune rituale.
Hanno paura i musulmani della banlieue, guardati con odio, come se fossero corresponsabili del terrorismo, oppure additati come se tra di loro si nascondessero potenziali terroristi pronti anche al sacrificio pur di colpire e atterrire.
Hanno paura gli atei, gli agnostici e proprio perché atei e agnostici.
Il panico sfugge alle regole della logica, quando assale contagia e coinvolge, rendendo irrazionale ogni comportamento.
Pochi uomini, decisi a morire, hanno avuto il potere di atterrire una città, una nazione, l’intera Europa, coinvolgendo anche l’intero pianeta, perché potrebbe diventare, in ogni momento, platea di una ripetitiva aggressione incontrollabile.
I servizi dei media, oltre a mostrarci la diffusione del panico e l’orrore della strage, ci hanno mostrato scene di addestramento degli aspiranti terroristi; è stato impressionante vedere tanti giovani armati di moderni strumenti di morte e ci viene spontanea la domanda. “Chi li ha armati ? ”. “Chi ha speculato fornendo armi a questo nemico invisibile, ben sapendo contro chi avrebbero puntato le loro armi ?”
Testate giornalistiche di ogni parte del mondo hanno sottolineato uno “stato di guerra”, ma non è così. Le guerre si fanno in due ed hanno una specificità nella loro funzione, potendo essere guerre interne di difesa o guerre esterne di conquista. Tertium non datur. Ma l’Occidente ne ha inventato una terza, terribile, ed è la guerra preventiva, che diventa guerra esterna di difesa, quando l’ipocrisia non arriva a identificarle come missione di pace”, pur se le regole di ingaggio parlano di Codice militare di guerra; in pratica certezza di una guerra per evitare l’ipotesi di una guerra, con al centro il lucrosissimo commercio di armi.
La guerra esterna di difesa diventa una aggressione mascherata, perché utilizza gli stessi metodi che, reattivamente, saranno utilizzati da chi ha subito, subito identificati come terroristi per giustificare l’incremento aggressivo.
Ora che la paura ha coinvolto città, nazioni e continenti, ci si chiede “come” contrastare tali pericoli che, ormai, sono ovunque incombenti. Ma nulla cambia; mentre milioni di ettari di terreni fertili vengono abbandonati e la fame aggredisce miliardi di persone, l’opulento Occidente continua a costruire carri armati al posto di trattori, lanciamissili al posto di mietitrebbiatrici, mine anti-uomo al posto di diserbanti ecologici. Si uccide per il petrolio, scatenando reazioni terroristiche; si uccide per l’occupazione abusiva di territori da sottrarre ai legittimi abitanti; se ne uccidono mille per condizionarne 100.000. L’uccisione pianificata segue logiche perverse: i Talebani vennero armati in funzione anti-sovietica, poi si rivoltarono contro accendendo una guerra, servendosi delle medesime armi ricevute prima.
L’Iraq venne armato in funzione anti Iran, cosa che provocò una guerra tribale, dove la presenza del petrolio fornì l’occasione di intervento, mascherato dalla menzogna sostenuta di volere eliminare armi di distruzione di massa, di cui non si trovò traccia, ma vennero annientati eserciti in fuga, aviazione inesistente, flotta che non avrebbe potuto essere utilizzata neanche per la pesca d’altura; vennero bombardate moschee nel giorno sacro della preghiera, mercati rionali, autobus carichi di studenti, banchetti di nozze, tutto definito come “effetti collaterali”.
Il panorama che ci viene offerta è quello di un pianeta impazzito, dove un manipolo di finanzieri specula sulla vita stessa del pianeta, che sembra volersi avviare ad un suicidio apocalittico.
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A CHI GIOVA L’ATTENTATO FRANCESE?
Viviana
E’ indubbio che, al di là del terrorismo e delle sue bestiali follie, questo atto eclatante e dissennato ha avuto anche un risultato immediato indiretto non fa poco: ha oscurato di colpo tutti i problemi presenti in Ue, costituendo un potente diversivo di massa che ha distolto l’attenzione dalle scelte scellerate e dagli errori pesantissimi della Troika, che sono stati ripresi e amplificati da governi nazionali succubi come il nostro. In particolare Renzi si è potentemente avvantaggiato da una reazione popolare, se pure sopita o nascosta dai media, per i suoi atti scellerati che gli hanno fatto perdere 5 punti ma che gliene avrebbero fatti perdere molto di più, se la questione del Jobs Act e la depenalizzazione della frode fiscale con il seguito di miliardi distratti dalle casse del Tesoro per gli enormi regali ai grossi evasori fossero stati alla ribalta su stampa e tv e fossero stati discussi come meritavano, mentre, adesso, l’attentato francese ha messo i nostri problemi di sopravvivenza in secondo piano.
Per tutti coloro che vogliono insistere sugli sciagurati errori delle politiche economiche europee, negando i danni progressivi dell’austerità, l’attentato francese è un vero colpo di fortuna. Come la storia insegna, non c’è miglior modo per distrarre l’attenzione dei popoli dai problemi interni che creare un nemico esterno e il terrorismo risponde benissimo a questo e permetterà anzi imporrà nuovi tagli ai nostri diritti, sacrificando il nostro livello democratico in nome della difesa da pochi pazzi fanatici.

LA GUERRA. E L’ONORE
Rosario Amico Roxas

Tornano nella memoria le notizie di quel teatro di guerra-infinita, voluta dal presidente degli USA Bush, e sostenuta dai suoi soci inglesi e dall’ Italietta dei governi Berlusconi. Ai soliti smemorati ricordo che l’allora presidente del consiglio, per partecipare alla guerra di Bush, costrinse il ministro degli esteri Renato Ruggero, europeista contrario all’interventismo di Berlusconi, alle dimissioni, per assumerne, temporaneamente, la carica; il tempo giusto di sistemare le cose che più gli premevano, a cominciare dai finanziamenti di sprovveduti (???) finanziatori americani che versarono, nelle fallimentari casse di Mediaset 6,5 miliardi di dollari, come se non avessero altri investimenti da fare e con migliori risultati.
In quella guerra che l’ipocrisia governativa identificò come “missione di pace” morirono a Nassirjia 19 nostri soldati, in missione di pace, ma sottoposti al Codice militare di guerra e sottomessi al comando inglese, dichiaratamente in guerra, vittime incolpevoli dell’interessata arroganza dell’allora premier.
Questo serve per contrastare le recentissime affermazioni del medesimo Berlusconi, oggi diventato un noto pregiudicato, condannato in tre gradi di giudizio, con le quali ha esaltato l’interventismo anti arabo e anti musulmano, sollecitando un ritorno all’aggressività occidentale come ritorsione ai gravissimi fatti di Parigi.
Un predicozzo che viene da un pulpito scaduto, dettato dai sondaggi che indicano una maggioranza degli italiani atterriti dalle stragi francesi e, quindi, più propensi ad una reazione che al ragionamento.
Fu allora che l’Iraq venne aggredito in forza di una serie di menzogne, da parte dell’allora presidente degli USA, elaborate ad arte per convincere la popolazione americana dell’urgenza di quella aggressione; menzogne scoperte e riconosciute, ma non condannate da nessuno, accettate come un gioco delle parti dove è lecito tutto pur di agire indisturbati. Venne bombardato un esercito in fuga, distrutta una aviazione inesistente, affondata una flotta inidonea anche alla pesca d’altura; quindi missili intelligenti, bombe a grappolo con testate all’uranio impoverito riversate sulla popolazione civile, sui banchetti di nozze, nelle moschee il giorno della preghiera, contro autobus carichi di bambini e ragazzi che si recavano a scuola: il tutto per seminare terrore nella assurda convinzione di poter dominare l’intera popolazione attraverso il panico e la minaccia di nuove e sempre più drammatiche azioni punitive. Un missile “intelligente” colpì un autobus di studenti, trasformandolo in un unico hamburger di carne umana, non si salvò nessuno; la prima donna che venne accettata come kamikaze dalla reazione all’aggressione fu la madre di tre bambini uccisi in quell’autobus esploso, indicato, vilmente, come “effetto collaterale”.
La reazione, inattesa e immediatamente posta all’attenzione del mondo intero affinché la condannasse, venne subito indicata come “terrorismo”, e fu il terrorismo che ha sconvolto e distrutto l’Irak che ha generato il terrorismo di difesa che si è trasformato in terrorismo di offesa.
La reazione all’azione violenta, provocò un circuito perverso di reciproche azioni terroristiche, che da allora stanno annientando ogni certezza, avviando l’intero pianeta verso uno scontro che non potrà mai vedere un vinto ed un vincitore, ma solamente vittime.
Pur nella condanna senza “se” e senza “ma” delle guerre e di tutte le guerre, tocca evidenziare l’ineluttabilità di salvare l’onore che dovrebbe guidare le azioni belliche. Ma le guerre che mirano a terrorizzare le popolazioni, non guardano per il sottile, così manca anche l’onore, da entrambe le parti e rimane solamente la brutalità e l’interesse delle lobby delle armi che si adoperano in tutti i modi per mantenere sempre vivo il focolaio .
Per documentare la mancanza del senso dell’onore basta un esempio per tutti, che ci mostra una nuova arma di distruzione totale: la macchina fotografica; quella macchina fotografica che ci ha mostrato la soldatessa Lynnie, nel carcere di Abu Ghraib che teneva al guinzaglio un iracheno nudo, umiliato, dolorante per le torture subite; immagini degne di un film dell’orrore e del sadismo.
Ma Lynnie non se ne curava, era la rappresentante di un cristianesimo (ha sostenuto di frequentare regolarmente la Chiesa) neoconservatore entrato in rotta di collisione con l’Islam in maniera violenta, disgustosa, oscena.
In una logica che divide i colpevoli dagli innocenti, chi era il colpevole in quella foto, Lynnie che reggeva il guinzaglio o quell’anonima vittima torturata nel corpo e umiliata nello spirito, per aggiungere un ulteriore tocco di degradazione al suo destino.
Anche l’uomo incappucciato con i fili elettrici legati alle mani è diventato, per quei popoli, un simbolo, ancora più significativo di quello delle Due Torri abbattute in un attentato che ancora attende di essere chiarito nei modi, nelle incongruenze e nelle false verità propinate.
Quelle foto non furono un “incidente di percorso” ma una programmata regia per raggiungere il punto di rottura in grado di esaltare la capitolazione degli sconfitti.
Anche nella sua irrazionale bruttura, la guerra esige l’onore:
• un uomo, pur se Presidente degli USA, quest’onore lo ha perso quando ha dovuto mentire al mondo intero per giustificarsi di un’aggressione neo-colonalista, camuffata come guerra preventiva contro i terroristi che avrebbero ordito l’attacco alle Due Torri;
• l’onore lo ha perso l’esercito che ha usato mezzi sproporzionati contro un nemico inesistente;
• l’onore lo ha perso il Congresso e il Pentagono che hanno permesso che oltre 3000 giovani americani morissero per una ingiusta guerra di conquista, al cui sfondo nereggia il petrolio.
Anche il terrorismo ha due primi attori, pur se entrambi privati dell’onorabilità; per neutralizzare gli effetti che si stanno dimostrando deleteri, non rimane che interrompere il circuito perverso che si è generato e cedere il passo alla politica e alla diplomazia, mettendo da parte gli interessi che muovono le azioni e le reazioni; non c’è primato di nefandezza, nessuno è più nefasto dell’altro, perché entrambi responsabili, per motivi abietti, da entrambe le parti. Se da una parte c’è l’avidità delle lobby delle armi e del petrolio, dall’altra ci sono i vertici arabi che hanno promosso la fusione tra nazionalismo e fondamentalismo religioso, creando una miscela altamente esplosiva, per tenere sotto controllo le masse popolari che delle ricchezze prodotte dal petrolio non vedono nulla e ne attribuiscono la responsabilità all’Occidente.

MI DISPIACE, MA IO NON SONO CHARLIE
da http://www.fabionews.info/View.php?id=18607

Due interessanti articoli di Karim Metref, un algerino che vive a Torino da diversi anni, educatore, giornalista, blogger.
Nel 1° (su “Internazionale”: http://www.internazionale.it/opinione/karim-metref/2015/01/09/io-non-mi-dissocio) Karim risponde ad un intervento di Igiaba Scego, una scrittrice italo-somala che collabora anche con il manifesto (come Karim)
L’altro è sul suo blog: http://karim-metref.over-blog.org/2015/01/mi-dispiace-ma-io-non-sono-charlie.html
Mi vengono in mente i tempi in cui non bastava condannare gli attentati delle BR, dovevi anche schierarti a fianco dello stato altrimenti eri un potenziale brigatista. Passano gli anni, la musica non cambia.

Io non mi dissocio
Cara Igiaba,
in questi giorni saremo messi sotto torchio e le prossime campagne elettorali saranno fatte sulla nostra schiena. Gli xenofobi di tutta Europa vanno in brodo di giuggiole per la gioia e anche gli establishment europei che non hanno risposte da dare per la crisi saranno contenti di resuscitare il vecchio spauracchio per far rientrare le pecore spaventate nel recinto. Da ogni parte ci viene chiesto di dissociarci, di scrivere che noi stiamo con Charlie, di condannare, di provare che siamo bravi immigrati, ben integrati, degni di vivere su questa terra di pace e di libertà.
Ebbene, anche se ovviamente condanno questo atto come condanno ogni violenza, non mi dissocio da niente. Non sono integrato e non chiedo scusa a nessuno. Io non ho ucciso nessuno e non c’entro niente con questa gente. Altrettanto non possono dire quelli che domani dichiareranno guerra a qualcuno in nome di questo crimine.
Tu dici: “Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto”.
Io con questa gente sono in guerra da trent’anni. Li affrontavo con i pugni all’epoca dell’università e con le parole e con le azioni da allora e fino a oggi. Sono trent’anni che li combatto e sono trent’anni che il sistema della Nato e i suoi alleati li sostengono regolarmente ogni dieci anni per fomentare una guerra di qua o di là.
Anche io sono afroeuropeo, sono originario di un paese a maggioranza musulmana ma non mi considero un musulmano: non sono praticante, non sono credente. Ma anche io non ci sto. Non ci sto con questi folli, non ci sto quando lo fanno a Parigi ma non ci sto nemmeno quando lo fanno a Tripoli, Malula o a Qaraqush.
Non sto con loro e non sto con chi li arma un giorno e poi li bombarda il giorno dopo. Non ci sto in questa storia nel suo insieme e non solo quando colpisce il cuore di questa Europa costruita su “valori di convivenza e pace”. Perché dico che questa Europa deve essere costruita su valori di pace e convivenza anche altrove, non solo internamente (ammesso che internamente lo sia).
Tu dici che questo non è islam. Io dico che anche questo è islam. L’islam è di tutti. Buoni o cattivi che siano. E come succede con ogni religione ognuno ne fa un po’ quello che vuole. La adatta alle proprie convinzioni, paure, speranze e interessi. Nelle prossime ore, i comunicati di moschee e centri islamici arriveranno in massa, non ti preoccupare. Tutti (o quasi) giustamente si dissoceranno da questo atto criminale. Qualche altro Abu Omar sparirà dalla circolazione per non creare imbarazzo a nessuno. La Lega e altri avvoltoi si ciberanno di questa storia per mesi, forse per anni. E noi ci faremo di nuovo piccoli piccoli, in attesa della fine della tempesta. Come stiamo facendo dopo questi attentati (forse) commessi da quella stessa rete che la Nato aveva creato per combattere una sua sporca guerra. Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli. A me questo giochino non interessa più. Non chiedo scusa a nessuno e non mi dissocio da niente. Io devo pretendere delle scuse. Io devo chiedere a questi signori di dissociarsi, definitivamente, non ad alternanza, da questa gente: amici in Afghanistan e poi nemici, amici in Algeria e poi nemici, amici in Libia e poi… non ancora nemici lì ma nemici nel vicino Mali, amici in Siria poi ora metà amici e metà nemici… Io non ho più pazienza per questi macabri giochini. Mando allo stesso inferno sia questi mostri sia gli stregoni della Nato e dei paesi del Golfo che li hanno creati e li tengono in vita da decenni. Mando tutti all’inferno e vado a farmi una passeggiata in questa notte invernale che sa di primavera… Speriamo non araba.

Lettera di Igiaba
Mi dispiace, ma io non sono Charlie!
In questo momento l’uccisione delle 12 persone e in modo particolare dei giornalisti/artisti nella sede del periodico satirico Charlie Hebdo, sta prendendo le pieghe di un nuovo, mini 11 settembre. E fioccano ovunque messaggi di sgomento, di cordoglio, di solidarietà, di condanna… Anche io sono sgomento, lo sono per ogni persona che muore nel modo in cui sono morti questi ultimi. Sono solidale e feroce sostenitore della libertà di espressione. Sono triste perché alcuni dei vignettisti di Charlie Hebdo (Wolinski in modo particolare, che ho anche conosciuto ad Algeri un secolo fa) mi appassionavano e hanno accompagnato con loro feroce e dissacrante satira tutta la mia adolescenza e i miei desideri di allora (ma anche di oggi) di mandare tutto il mondo a farsi f…
Ma mi dispiace, io non scriverò che sono Charlie Hebdo. Non metterò una bandiera nera sul mio profilo Facebook e non posterò nessun disegno di Charb e nemmeno di Wolinski che mi piace tanto… E se avete tempo di leggere il mio lungo ragionamento vi spiego il perché.
Charlie Hebdo nasce nel 1992 ma la squadra che lo fonda viene da una lunga storia di giornali di satira libertaria. Quello che si può considerare come l’antenato di Charlie è “Hara-kiri” dove lavoravano già vari membri dell’attuale redazione. Hara-kiri se la prendeva con i potenti, con De Gaulle, con l’esercito, con la chiesa e fu varie volte chiuso e riaperto sotto varie forme e titoli.
Era divertente, dissacrante, feroce qualche volta. Ma sapeva di quella aria di libertà dell’epoca. Oggi il Charlie Hebdo è cambiato. Lo si compra ancora, qualche volta, perché ha un nome. Il suo pubblico non è più l’operaio o lo studente senza una lira, ma la “gauche-caviar” della Parigi bene.
Negli ultimi anni poi ha preso una linea editoriale apertamente islamofoba. Non è il fatto di prendere ogni tanto in giro una religione. Quello l’ha sempre fatto anche con la chiesa cattolica. Il problema non è qui. Se prendesse in giro i musulmani, l’islam, il profeta, dio o qualsiasi altro persona o simbolo sacro non ci vedrei personalmente niente di sbagliato. Ma le numerose campagne di Charlie Hebdo contro i musulmani, l’islam, i simboli sacri di questa religione sapevano di accanimento. Faceva parte di una certa cultura molto diffusa negli ambienti che una volta erano stati di sx e che oggi sono solo sinistramente cinici. Ambienti che hanno definitivamente deciso di stare dalla parte dei forti e che non hanno più nessuna battaglia vera da portare avanti. Una ex sx che si è arresa mani e piedi legati alla logica di mercato, al dominio delle banche e ultimamente anche alla retorica dello scontro di civiltà. Una ex sx che considera che l’integralismo islamico sia l’unico e ultimo pericolo che minaccia l’umanità. Una ex sx che non ha più sogni né progetti del resto e che si accontenta di guardare il mondo dall’alto della sua presunta superiorità culturale.
Ma non è per questo che non metterò nessun segno di cordoglio per i morti di Charlie Hebdo. Non riconosco a nessuno il diritto di ammazzare nessuno in nome di niente e ancor meno in nome di una qualunque discordanza di opinioni. Le mie ragioni sono altre. L’attacco alla redazione del giornale satirico viene in un momento particolare. Ancora un anno fa non si parlava per niente di integralismo. Era quasi scomparso dalle prime pagine. E se si vedevano immagini di barbuti in armi nelle strade di Tripoli o di Aleppo venivano chiamati “Rivoluzionari”. E si cantavano le lodi di questi bravi ragazzi. Si legge ovunque che i bravi ragazzi ricevono aiuti da tutte le parti. Si legge un po’ meno che in Siria i ragazzi prendono il controllo di varie stazioni di estrazione di petrolio e che la Turchia, uno stato membro della Nato glielo compra tranquillamente. Si legge ancora meno che oltre agli aiuti e alle migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo in aiuto dei bravi ragazzi ci sono anche consiglieri militari che insegnano ai bravi ragazzi a combattere…
Poi all’improvviso tutto cambia. Ritornano a chiamarlo terrorismo, le uccisioni di membri delle minoranze finora taciute vengono a gala. I servizi segreti di tutti i paesi della nato (e i loro numerosi alleati) fanno tutti finta di cadere dalle nuvole scoprendo che migliaia di giovani sono partiti dalle loro città per dare man forte ai “rivoluzionari”. Non sapevano nulla, pare. E noi a scandalizzarci con loro.
Sono ormai decenni che questo giochetto va avanti. Le reti che oggi si chiamano Al Qaeda e poi Isis, Boko Haram e compagnia bella sono stati messi in sella in piena guerra fredda in chiave anti-sovietica. I paesi del Golfo persico in collaborazione con la Nato hanno fatto un montaggio finanziario, propagandistico e organizzativo per far arrivare combattenti da ogni dove. Al Qaeda è l’alleato principale della Nato e ovviamente dei paesi del golfo fino agli anni novanta. Poi poco a poco scivola verso l’area di illegalità.
Intanto la guerra fredda stava finendo e Samuel P. Huntington preannunciava un nuovo conflitto e lo battezzava “scontro di civiltà”.
Nel frattempo arriva la guerra d’Algeria. Centinaia di giovani rientrati dall’Afghanistan contribuiscono a formare i primi nuclei dei Gruppi Islamici Armati. Gruppi che, insieme all’esercito algerino (che anche lui non ha scherzato) hanno fatto passare al paese due decenni infernali. Nel frattempo nelle moschee londinesi soprattutto ma anche francesi, italiane tedesche, individui poco raccomandabili predicavano la lotta armata in Algeria e raccoglievano soldi e facevano fare affari d’oro all’industria delle armi. L’Algeria stava uscendo da una era socialista e aveva bisogno di una piccola spintarella per privatizzare le sue enormi risorse energetiche. E come per miracolo ad ogni concessione firmata con una multinazionale veniva chiusa una rete di sostegno all’integralismo armato. Poi quando le multinazionali presero il controllo del petrolio algerino, le reti diventarono terroristiche e furono smantellate ovunque. O almeno così ci disse la stampa libera del mondo libero.
Fatto sta che nel 2001 ci fu l’11 settembre e ci fu una vera e propria isteria. Chi non aveva terroristi islamici da arrestare se li inventava. Tutti volevano avere la loro minaccia il loro mini attacco. Non fu mai chiaro né chi né perché né come furono eseguiti gli attentati di quel giorno ma cadevano a fagiolo per giustificare le nuove politiche di controllo militare dell’area del medio oriente volute dai neo-cons americani. Sono ormai 14 anni che va avanti la loro war on terror e non ha prodotto che sempre più terror e sempre nuove wars.
Ma poi i Neo-cons se ne sono andati e arriva Obama, che dice di voler ritirare le truppe e se ne va al Cairo e fa un discorso lungo e forte in cui dice che tende la sua mano per aiutare alla creazione di un “Nuovo medioriente”. Poco dopo quel discorso le piazze arabe cominciano a muoversi. Il mondo scopre che nel mondo arabo non ci sono solo militari baffuti e ribelli barbuti. In mezzo ci sono popoli colorati e variegati che aspirano, tutto sommato, alle stesse cose di tutti i popoli: dignità, libertà, benessere… Gli islamisti sono del tutto assenti dalle piazze o quasi. Comunque non hanno l’iniziativa. Seguono qualche volta. Qualche volta si ritirano. Ma il “La” lo danno giovani laici, colti e amanti della libertà e dei diritti umani.
Ma questo non soddisfa tutti, sembra. Già nel maggio del 2011, i servizi segreti russi (generalmente ben informati per quel che mi risulta) davano l’allarme sull’imminente ricostruzione di reti integraliste internazionali sotto il commando dello specialista saudita in materia: il principe Bandar Assudairi Ben Saud, artefice di vari gruppi e varie guerriglie islamiste attraverso il mondo. L’obiettivo riportare l’islamismo politico alla testa delle rivolte. L’informazione fu ripresa soltanto dalla rete Voltaire, ufficialmente classificata nel rango dei complottisti e tutti fecero finta di niente.
Oggi tutto quello che era previsto in quell’avvertimento si è avverato e anche di più.
In Libia un comandante “ex” Al Qaeda alla testa di un esercito armato dal Qatar e l’Arabia Saudita e addestrato dalla CIA prende la città di tripoli che le milizie tribali non riuscivano a conquistare e il paese diventa una specie di territorio liberato per i gruppi armati di ogni tipo. In Yemen l’Arabia Saudita rimette il vecchio regime in piedi ma stranamente gruppi armati spuntano ovunque come funghi. In Egitto e Tunisia i fratelli musulmani sono portati al potere su un tappeto di petrodollari. In Siria non ne parliamo… Il resto della storia lo sappiamo.
Nel frattempo in occidente le moschee (non tutte per fortuna ma quelle più estremiste e che sarebbero in teoria anche quelle più monitorate dai servizi) hanno ripreso a diventare luoghi di raccolta fondi e reclutamento. Domani forse se qualche giudice indaga troppo da vicino sul perché, potrà esserci più di un nuovo caso Abu Omar. E poi adesso, da meno di un anno, tutti a gridare al lupo. Ma a che gioco giochiamo? Qualcuno ce lo può spiegare?
Sono ormai 30 anni che i servizi di tutto il mondo giocano come si gioca con il fuoco con i gruppi integralisti. Sono controllati, sono infiltrati, sono gonfiati quando servono e sgonfiati quando non servono. Del resto è quello che si è anche fatto e che si continua a fare con vari gruppi estremisti di destra e di sinistra dalla seconda guerra in qua. Chi si ricorda della sigla “Stai Behind” e dei finti attentati (ma con veri morti) attraverso tutta Europa sa di che sto parlando.
Oggi c’è bisogno di far salire la posta in gioco. La crisi chiede guerre. Le nuove guerre per il controllo del MO hanno bisogno di legittimità. La crisi ha sputtanato tutta la classe politica europea e solo la salita degli estremismi di dx può spingere la gente a rivotarli di nuovo. Non ti piace Renzi ma siccome c’è il rischio Salvini (chi sa come mai è sempre in Tv quello?) allora ci vai e lo voti. Del resto anche le reti dell’integralismo armato hanno bisogno di far salire il livello di tensione. Chi vive di violenza e per la violenza ne ha bisogno come dell’ossigeno. Stanno nella stessa logica anche loro.
E allora adesso, commesso il fattaccio, tutti i fascistoidi, che avrebbero volentieri fatto esplodere la testa al gruppo Charlie Hebdo per le vecchie posizioni antifasciste o per le loro posizioni sull’omosessualità e altri temi del genere… Tutti hanno già pubblicato sulle loro bacheche messaggi di cordoglio e tutti piangono lacrime di coccodrillo su questa Europa, che loro vorrebbero libera, ma che è minacciata dai musulmani, dagli africani, dagli asiatici, portatori di valori antidemocratici!!!!!! E sui set televisivi hanno già cominciato a raccogliere i frutti di questa vera e propria mana politica servita loro su un piatto… di piombo.
É per non fare parte di questo gigantesco teatrino delle emozioni su ordinazione, degli sgomenti selettivi, della solidarietà di facciata, delle amnesie collettive e dell’ipocrisia generalizzata che non metterò bandiera nera, né scriverò “Io son Charlie” Io non sono Charlie. Lo sono stato da piccolo, quando anche Charlie era Charlie. Oggi non lo siamo più né lui né io.
Oggi Charlie non fa più ridere nessuno e a me mi viene voglia di piangere, ma da solo, ma in disparte. Mi vien da piangere, ma non solo per Wolinski o per i suoi colleghi. Mi vien da piangere per tutti i morti di questa sordida storia. Mi vien da piangere per le centinaia di migliaia di morti durante la guerra sporca in Algeria, per gli amici che vi ho perso. Mi vien da piangere per le vittime del world Trade Center, per il mezzo milione di Iracheni, le centinaia di migliaia di afghani, pachistani, per le decine di migliaia di libici, di yemeniti, di palestinesi, per le centinaia di migliaia di persone uccise in Siria, il tutto in una tragica farsa chiamata Scontro di civiltà.

E’ LECITA UNA PROVOCAZIONE?
Rosario Amico Roxas

E se la strage di Parigi fosse tutta una montatura organizzata per giustificare futuri interventi aggressivi ?”
Accetto una coincidenza, ma la seconda mi fa riflettere, la terza poi alimenta i dubbi, dalla terza in poi le coincidenze irrobustiscono le convinzioni contrarie. La presenza di vittime incolpevoli dimostra solo l’assenza di ogni minimo scrupolo pur di salvaguardare interessi enormi.
Fu studiata la partecipazione degli USA nella prima guerra mondiale; allora la motivazione fu l’affondamento del Lusitania e dell’Arabic, che trasportavano merci varie destinate all’Intesa, garantite da banche americane; gli attacchi sottomarini tedeschi mettevano a repentaglio le somme dovute dagli importatori dell’Intesa.
V. http://www.lagrandeguerra.net/ggstatiuniti.html
Anche la partecipazione alla seconda guerra mondiale fu provocata dall’ attacco giapponese di Pearl Harbor.
V. http://www.storiainrete.com/25/storia-militare/pearl-harbor-il-grande-inganno-di-franklin-delano-roosevelt/
Quindi la prima guerra del golfo, provocata dall’invasione da parte di Saddam del Kuwait, con la discreta approvazione dell’ambasciatrice americana a Bagdad Aprile Glaspie.
V. http://www.voltairenet.org/article184348.html
Sarà poi l’11 settembre a scatenare le forze americane e inglesi, insieme a quelle italiane, ipocritamente chiamate in “missione di pace”
V. http://www.viveremeglio.org/conovive/guerra/11sett_collasso.htm
Ora abbiamo questa strage di Parigi, che probabilmente scatenerà una reazione basata su fatti che potrebbero essere stati costruiti; non lo sapremo mai. I terroristi colpevoli sono stati abbattuti, ma non prima di avere “dimenticato” la carta di identità; come se uno scassinatore di banche si premurasse a timbrare il cartellino di uscita dalla banca. Si sa che i morti non parlano.
Un’altra coincidenza ? Di certo è in atto una gross coalition tra nazioni, alcune delle quali hanno finanziato l’armamento di questi terroristi, vuoi che siano Al Queda o ISIS, poco importa. E’ risaputo che l’ISIS veicola un milione di dollari al giorno con il contrabbando del petrolio, che compiacenti petrolieri acquistano sottocosto, tutti utilizzati per mantenere gli uomini dell’organizzazione e acquistare armi da compiacenti contrabbandieri che accettano in pagamento anche pani di oppio.
Bisognerebbe individuare chi sta dietro i fanatici che accettano anche la morte, chi li arma, chi li sostiene, chi gestisce la regia. I frazionamenti abusivi dell’Islam rendono incomprensibile la ricerca di una motivazione che giustifichi tanta violenza che finisce inevitabilmente nel sangue. Gli aggrediti si preparano alla reazione, ma non deve essere troppo efficace, altrimenti questo gioco al massacro rischierebbe di finire.
I capi religiosi sono gli stessi capi politici che finanziano le azioni e sfruttano il fanatismo religioso e il nazionalismo arabo religione, per mantenere il loro potere, tenendo a bada le masse popolari.
Gli esempi non mancano, suggellati da ragioni storiche, da antiche consuetudini e da radicate convinzioni.
I sovrani del Marocco vantano la diretta discendenza da Maometto.
I sovrani della Giordania preferiscono definirsi “re degli hascemiti” piuttosto che dei giordani; gli hascemiti appartengono alla tribù di appartenenza di Maometto, e vantano il diritto di essere considerati “custodi delle città sante”, che si trovano in Arabia, sotto la dinastia Saud che ne rivendica l’appartenenza, con una insanabile frattura tra le due case regnanti.
A loro volta i Saud legittimano il loro potere con l’appartenenza alla confessione Waabita, alla quale, per motivi di cartello petrolifero, hanno aderito gli emiri del golfo , gli Al Sabbah del Kuwait, e i gli Yemeniti e i teocratici Omanidi; ma questi sono intoccabili, altrimenti chiudono i rubinetti del petrolio.
La Siria ufficialmente è una repubblica presidenziale, ma presidenziale al punto da non potersi distinguere da una monarchia assoluta, anch’essa avallata dall’appartenenza alla confessione alawita.
Anche il laico libano di Jhumblat è governato in nome di una enclave drusa che trae origine da Al Darazi, che secoli fa fondò una delle tante scissioni sciite che approdò ad un movimento politico fondato da Khālid ibn al-Walīd ibn al-Mughīra, e oggi ripreso da Jhumblat, come prima da suo padre.

Truffe e imbrogli nelle primarie del Pd in Liguria. Vince la Paito, ma Cofferati denuncia

COFFERATI
Viviana
Io e i cittadini rappresentanti dei quartieri di Bologna lavorammo per mesi per raccogliere le richieste della gente e presentarle al nuovo sindaco Cofferati. Prese i nostri dossier e li cestinò. Poi governò come un dittatore senza ascoltare nessuno. Inqualificabili le incursioni all’alba con le ruspe per distruggere le baracche dei disgraziati con tutte le loro povere cose. Inqualificabile il regime dei centri temporanei per immigrati clandestini. In televisione raccontava delle gran balle e figurava come un sindaco illuminato. Nella pratica fu un tiranno.
A Bologna il sindaco di dx Guazzaloca aveva approvato opere inutili e già finite male altrove come il Civis o un metrò da km 1,5 Stazione-Fiera. Il 1° è una tranvia elettrica che sconvolgerebbe la viabilità e devasterebbe il centro storico con un impatto terribile sulle Torri e gli altri edifici antichi. Ovunque il Civis è stato messo l’hanno poi tolto. Il 2° doveva sostituire 5 minuti di un veloce bus Stazione-Fiera più che sufficiente, distruggendo strade e case e paralizzando la città. Troppi palazzi di Bologna sono già in grave disastro per i danni della TAV che ha aperto crepe negli edifici rendendoli pericolanti e abbassandone il valore. Ovviamente queste due opere furono immediatamente bocciate dalle commissioni di cittadini eletti dai quartieri (io c’ero) che per un anno lavorarono per costruire il programma di richieste e lavori per il neo-sindaco Cofferati, allora digiuno dei problemi di Bologna e che arrivava qui scaricato da D’Alema che non lo voleva a Roma. Ma la prima cosa che Cofferati fece fu di buttare nel cestino le nostre richieste-proposte e di adottare l’inutile metro e il devastante Civis, contestato anche da Italia Nostra. Governò male, tanto che dopo non poté ripresentarsi a Bologna o i Bolognesi infuriati lo avrebbero bocciato. Per questo il Pd lo ha ripresentato a Genova. Il peggio torna sempre a galla. Ma se vince la Paito il Pd ha trovato uno anche peggio di Cofferati.

Dopo 5 anni da sindaco di Bologna l’indice di ‘Sgradimento’ di Cofferati era altissimo, per cui fu unanime il consiglio di non ricandidarlo e lui tirò fuori l’alibi che essendosi risposato e con un bambino piccolo voleva stare vicino a sua moglie a Genova. Dopo di che si candidò a Bruxelles (!).
La crisi di rigetto di Bologna verso di lui era irreversibile e si allargava ben oltre la sx radicale coinvolgendo lo stesso Pd. Bologna è una città facile e tranquilla ma non ha mai sopportato gli autocrati e Cofferati che era partito parlando di partecipazione si rimangiò ogni promesse governando in modo assolutistico e seminando solo antipatia.
Trattò male anche la Curia. Da ultimo aveva contro anche il filosofo Bonaga.
Voleva governare in modo autarichico ma non è riuscito a fare nulla perdendo anche il sostegno di quelli che lo avevano votato. E’ stato particolarmente odioso il suo accanimento protervo contro PRC e Verdi, che uscirono dalla giunta, contro i baraccati, i lavavetri, i tifosi del Bologna, gli studenti, i bevitori di birra nella notte e gli osti che la servono e, infine, contro i gestori delle polisportive di quartiere, accusati di essere “abusivi” e dediti alla “illegalità”, contro gli impiegati comunali, contro i negozianti, contro tutti.
Come abbia fatto il Pd a candidarlo a Genova è un mistero. E assieme a lui l’odiosa Paito che doveva essere cacciata per come si era comportata durante l’alluvione e sempre. Davvero questo partito non ha più nessuno a cui attaccarsi!
.
Ce ne vuole di faccia per il Pd a continuare su questa linea.
Dopo aver votato Monti, Letta e Renzi.
Dopo aver sostenuto l’inqualificabile Napolitano e il suo tentativo di golpe contro la Costituzione.
Dopo le ghigliottine e i bavagli alle opposizioni.
Dopo i media e le agenzie dei sondaggi che ci hanno messi agli ultimi posti nella verità di informazione.
Dopo aver azzerato i diritti del lavoro prima con la Fornero e poi col Jobs Act.
Dopo aver votato ogni sorta di regalo ai potenti, col pareggio del bilancio in Costituzione, l’assoggettamento pecorino alla Troika, i miliardi regalati alle banche, i miliardi ai gestori delle autostrade, lo scempio dello stato sociale, l’innalzamento delle tasse, l’ascesa del debito pubblico, il salvataggio di Berlusconi, il tradimento dei programmi elettorali, la depenalizzazione dei reati finanziari e persino della frode fiscale…
Ora il Pd si presenta con facce come quella Picierno e quella della Paito
Credo che non occorra nemmeno Lombroso per dire cosa manifestano!!!

TRAVAGLIO
Mentre Orfini inviato da Renzi a bonificare il Pd romano coinvolto in Mafia Capitale col contorno di tessere false e primarie truccate per scongiurare ogni cambiamento, in Liguria il Pd bandisce le primarie per il candidato governatore con le stesse non-regole che han prodotto lo scandalo romano…Plotoni di cinesi, ecuadoregni e maghrebini, ma soprattutto orde di scajoliani, ex fascisti e berlusconiani (doc o travestiti da alfanidi) assiepati ai seggi per fare da scudi umani all’Ancien Régime. Cioè al blocco di potere dei due Claudii – Burlando e Scajola – che da almeno 10 anni fa il bello e il cattivo tempo (soprattutto quando piove) e che solo qualche ingenuo poteva vedere in declino per le note disavventure che hanno azzoppato i due Diarchi. Altro che viale del tramonto: è bastato un colpetto di maquillage, rimpiazzando l’ormai incandidabile Burlando con la sua fedelissima Raffaella Paita, indimenticabile assessora alla Protezione civile e alla Difesa del suolo (sic) letteralmente desaparecida nei giorni fangosi e luttuosi dell’alluvione, per garantire l’assoluta continuità col recente passato degli affari, delle cementificazioni e dei dissesti idrogeologici elevati a sistema. Il vero sconfitto non è tanto Cofferati…la vera sconfitta è la speranza di cambiamento di tanti cittadini che sono rimasti a casa. Lasciando campo libero alle truppe cammellate che hanno deciso la partita. Una partita ben più importante delle primarie del Pd, visto che il cdx ha praticamente rinunciato a giocare: dunque il vincitore sarà il nuovo governatore della Liguria. Il rischio che a decidere il candidato del Pd fossero forze estranee al Pd era stato ampiamente denunciato dai media. Resta da capire perchè Renzi non abbia voluto regole trasparenti per prevenire i prevedibilissimi imbrogli. Sarebbe bastato limitare l’accesso ai gazebo agli iscritti al Pd e alle altre forze della coalizione. Ma evidentemente si voleva che le cose andassero proprio così: la Paita, in quanto burlandiana, è anche renziana, e ci siamo capiti. Delitto premeditato. La vincitrice fa la finta tonta: “Dov’è il problema? Gli stranieri vogliamo farli votare o no?”. Se fossero cittadini italiani, la risposta è sì (…)
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Il bello dei piddini è che ormai si fanno fuori da soli.
Un tale tafazzismo politico condito con una forte vena criminale lo si vede raramente in natura.
Persino nella natura politica.
Ormai, come diceva Montanelli, è la feccia che risale il pozzo.

Nei verbali dei garanti del partito tutti gli episodi – dai cinesi accompagnati ai politici di dx – che possono riaprire la sfida ligure persa dall’ex Cgil contro Paita

File di cinesi che votano, amici del Pd che si presentano al seggio con un codazzo di 30 persone, esponenti di cdx che chiedono l’elenco dei votanti, seggi chiusi per i troppi flash di macchine fotografiche che ritraggono le schede. Non è il racconto delle elezioni in una repubblica delle banane. Sono episodi riferiti nei verbali presentati ai Garanti del Pd.
Chissà se il voto in massa di cinesi, marocchini e sudamericani ha segnato il destino delle consultazioni che hanno portato alla contestata vittoria di Raffaella Paita. Guardando i risultati ufficiali pare probabile che siano stati decisivi gli scajoliani e gli ex An del Ponente ligure. Due dati: ad Albenga, cittadina del Ponente ligure, si contano 1500 voti in tutto. Di questi ben 1300 (quasi il 90%) vanno a Paita e appena 200 a Cofferati. Percentuali bulgare, si diceva una volta. Da queste parti meglio dire scajoliane. Caso simile a Pietra Ligure: una cittadina che ha regalato a Paita 800 voti di differenza. Messa insieme con Albenga ha pesato nel risultato complessivo quasi quanto Genova (che ha un numero di abitanti superiore di 20 volte).
Già, di rappresentanti politici del csx alle urne se ne sono visti molti: a Beverino, è scritto nelle carte destinate alla Commissione dei Garanti, hanno votato consiglieri comunali Ncd. Ai seggi di Albisola si è presentato il sindaco Franco Orsi (già scajoliano doc) con tutta la sua squadra. Anche questo è nelle carte. Infiltrazioni diffuse, massicce. Alla fine forse determinanti.
A La Spezia, denunciano i rappresentanti del seggio Allende, “di prima mattina si sono presentati gruppi di decine di cinesi. Erano accompagnati da italiani, perché loro non sapevano nemmeno dove mettere la croce”. Ma il troppo stroppia e alla fine le urne sono state momentaneamente chiuse: “Si continuavano a vedere dei flash di macchina fotografica dentro il seggio”.
Cinesi, ma non solo. A Lavagna è stata verbalizzata la frase sfuggita a un’elettrice al momento di pagare i due euro previsti per il voto: “Ma come, mi avete appena pagato per venire a votare e ora mi chiedete già i soldi indietro?”.
I rappresentanti di seggio di Certosa (periferia di Genova) si lasciano scappare accuse pesantissime: “Il voto qui potrebbe essere stato inquinato dalla malavita”. Raccontano di file di cinesi e marocchini. Walter Re-petti, presidente del seggio, riferisce di gruppi di anziani siciliani: “Li ho visti a metà mattina, saranno stati una quarantina. Non sapevano cosa erano venuti a fare, hanno firmato e poi se ne volevano andare. Gli ho chiesto se non volevano la scheda… ma non sapevano cosa fosse”.
Provincia che vai, polemica che trovi. A Villapiana (Savona) “ci è stato segnalato un rappresentante del Pd locale che come un tour operator accompagnava al seggio interi gruppi di persone”. Ma non solo: “All’uscita ritirava il cedolino per essere certo che la gente avesse votato”. Fino alla provincia della scajolianissima Imperia: a Badalucco – secondo le denunce alla Commissione – un simpatizzante di Cofferati si presenta a votare alle otto del mattino, quando il seggio dovrebbe aprire. Ma scopre che sul registro risultano aver già votato venticinque persone. Fino a Santo Stefano a Mare. Racconta Giuliana D’Antona, rappresentante di seggio: “Si è presentato un tale, che mi è stato detto essere un sostenitore del centrodestra. Voleva, pretendeva gli elenchi dei votanti. Voleva controllare se i suoi amici avevano votato o se l’avevano fregato… ha detto così, giuro, non credevo alle mie orecchie. Mi ha quasi minacciato: ‘Tu quelle cose me le devi dare, capito?’, ha urlato”. Finirà anche questo nelle carte inviate ai garanti .

Ormai è risaputo che la truffa è parte integrante del Pd.
Le tessere diminuiscono, a votare ci vanno sempre meno persone.
E così in tutta Italia il Pd ormai avanza con queste sceneggiate da terzo mondo.
Pacchi di pasta, due euro a voto se lo fotografi col telefonino che ti presto, tour organizzati con votanti a greggi. Anziani presi dagli istituti.
“Tutta la storia di queste primarie ormai è una sequela di truffe, costellata da ricorsi e denunce dei candidati che sono rimasti fregati. Sono gli stessi membri del Pd a ricorrere al giudice. C’è un metodo. Ci sono le iscrizioni all’ultimo minuto, per cui in poche ore prima del voto il numero dei votanti aumenta inverosimilmente. Poi c’è sempre il rinforzo estero. Cinesi, marocchini, senegalese, ucraini, rom, tutto fa brodo. Tutti con la fregola improvvisa di votare Pd? E’ difficile da credere. Grottesco. Ma c’è chi indica bus con tour organizzati, stranieri o vecchi che arrivano a branchi, guidati. Pacchi alimentari, mancette. E poi capibastone, firme false, o triple, gente che è stata iscritta a sua insaputa, seggi fantasma, voti che lievitano, c’è chi ha la tessera ma non l’ha pagata. In Sicilia nel 2013 hanno dovuto sospendere le primarie in 3 paesi. Persino quattordicenni che votano”.
Ma le povere capre piddine continuano a negare, chiedono le foto, le prove
sembrano i poveri leghisti che continuavano a negare che Bossi rubava.
Pietosi e imbesil oltre ogni limite di sopportazione!
CAPRE!!!
Dalle primarie del Pd siamo passati alle primarie degli scajolani e dei berluschini con contorno di cinesi e marocchini
ma che bella democrazia!!!!
Cofferati ha goduto di un grande successo, era il 2002
da allora sono passati 13 anni
Il Pd non è certo più quello che portava in piazza 3 milioni di cittadini a difesa dell’articolo 18. Oggi è diventato il partito che l’articolo 18 lo cancella
e Cofferati non è più l’uomo che difendeva i lavoratori. Anche lui oggi è diventato il contrario di quello che era
C’era anche mio marito a Roma in quel 2002 in cui ancora i diritti del lavoro erano diritti. Ora mio marito è morto. E quel Pd è morto anch’esso
.
Renzi chiude il suo inutile semestre europeo. In aula c’è Grillo che lo ascolta:
“Sono qui per sentire il nulla che parla. In questi sei mesi il debito pubblico italiano è aumentato di 74 miliardi, un semestre fantastico”.

Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph
“Senza cambiamenti urgenti, il sistema politico italiano esploderà presto. Il tasso di disoccupazione giovanile ha addirittura raggiunto il 43.9%. Il Mezzogiorno sta portando la depressione al collasso sociale. In contrasto, la Germania ha generato 27 mila lavori a dicembre con la disoccupazione scesa al record negativo del 5%. Le cose non sono mai state così buone dalla riunificazione ed è l’esempio più emblematico dell’insostenibilità dell’unione monetaria. Per l’Italia è una “lenta tortura”. Le politiche contrattive hanno già portato il debito dal 116% al 133% del Pil in tre anni. Ogni unità di percentuale in meno di inflazione per il Paese significa dover aumentare il surplus primario dell’1,4% del Pil per rispettare le regole della zona euro. Ma per agire su questo imperativo sarebbe necessario rivitalizzare l’economia e bloccare la spirale negativo debito-deflazione in corso.
La zona euro non è in grado di rispondere a tutto questo perché è una costruzione disfunzionale. Non c’è da incolpare chi è oggi a prendere le decisioni ma è la cornice che è fallata. Il Telegraph ha argomentato sin dai tempi di Maastricht che un’unione valutaria di culture disparate senza un Tesoro Europeo e un’autorità politica in grado di guidare una crisi sarebbe finita nella paralisi. Draghi ha fatto il suo personale cri de coeur in un intervento a Helsinki sei settimane fa, elencando i “requisiti minimi per un’unione monetaria”, vale a dire un super Stato europeo, con una sovranità economica esercitata congiuntamente. E’ un’utopia. Non c’è nessuno spazio per un tale balzo in avanti e in più, qualora dovesse essere attuato, implicherebbe una dittatura tecnocratica senza più nessun controllo democratico. I creditori del Nord hanno passato gli ultimi quattro anni ad evitare che venissero messi in comune i rischi o ogni passaggio necessario per la creazione di un’unione fiscale. Nel lanciare questi passaggi, Draghi ci sta dicendo in realtà che, anche lui non pensa più che la zona euro possa funzionare.
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http:masadaweb.org

3 commenti »

  1. Leggo spesso masada, è stata una rivelazione che mi sostiene, poiché soddisfa la mia ricerca.Ed oggi ancora di piu applaudo al vero senso critico che, come toni armonici, inno alla verità, leggo tra le righe.
    Io non sono affatto Charlie.
    Prendo le distanze da codardi che hanno armato le milizie, da chi ha definito i terroristi “ribelli democratici”
    la rispettosa coerenza è nel senso civile e democratico.
    Chi ammette di aver armato le milizie, definendo i terroristi “ribelli democratici ” sfilando a Parigi è codardo.
    Io no, prendo le distanze.
    Luciana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 14, 2015 @ 6:23 pm | Rispondi

  2. Carissima
    Grazie per tutto quello che mi mandi.
    Il sito è molto bello ad esempio oggi ho letto i bellissimi saggi sui tarocchi e quello riguardante il Tempio di Luxor.
    Un caro saluto
    Augusto

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 16, 2015 @ 7:38 am | Rispondi

  3. Condivido appieno il Tuo pensiero: trasformare un incidente, per quanto grave, in scontro di civilta’ e’ esattamente quello, che i peggiori dei vari schieramenti (sionisti per primi) sperano.
    Cristo pare abbia insegnato che solo riconoscendoci come un tutt’unico avremo la vita (infinita). In molti sembrano non condividere.
    A noi rintuzzare il tentativo di divisione (diavolo etimologicamente significa forza che divide …). Molto bene l’ ipotesi di far accedere la Palestina al tribunale dell’Aja, anche se e’ solo un passo, su un lunghissimo cammino.

    Cordiali saluti.

    Enzo LUZI

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 17, 2015 @ 4:30 pm | Rispondi


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