Nuovo Masada

gennaio 10, 2015

MASADA n° 1611 10-1-2015 LA CULTURA DELL’ODIO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:58 pm

Nel nome di Dio – Spargere l’odio a piene mani – Solo Muchetti chiede spiegazioni sul decreto fiscale – Quei giornalisti che su Renzi hanno la faccia come il cubo – Tutti zitti sulla depenalizzazione della frode fiscale – Un gigantesco immondo condono fiscale – Differenze tra Letta e Renzi – Renzi spergiuro – La società di Renzi padre salvata con soldi pubblici – Contro il popolo italiano – Una gigantesca sanatoria per le truffe di banche e grandi società- E i buchi delle casse dello Stato chi andrà poi a risanarli? – L’Italia affonda ma Renzi fa regali miliardari ai frodatori fiscali – Candidati per il Quirinale: Imposimato, Scarpinato…

L’uomo può fare a meno dell’amore, ma non può fare a meno dell’odio.
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Ci sono persone che si riscaldano solo con l’odio.
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Il delitto maggiore di chi uccide per odio è di moltiplicare l’odio di chi ha solo bisogno di un pretesto lecito per odiare. Ma esisterà poi un pretesto ‘lecito’ per odiare?
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Più ci è impossibile amare, più abbiamo bisogno dell’odio per esistere.

Wislawa SZYNBORSKA.
L’ODIO

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.
Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.
Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no-
purché si scatti alla partenza.

Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.
Oh, quegli altri sentimenti –
malaticci e fiacchi!
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.
Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?
Diciamoci la verità:
sa creare bellezza
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.
È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.
In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.
– lui solo

ANNA’ AR BAR
Travaglio

Vauro immagina i vignettisti di Charlie Hebdo che, appena saliti nel paradiso islamico, si trombano tutte le vergini promesse ai kamikaze. A noi piace figurarceli affacciati a una nuvoletta mentre sghignazzano rivedendo il raid che li ha portati all’altro mondo. Una tragedia che solo la pietà e il politically correct ci impediscono di guardare con gli occhi della satira. Una scena a metà fra I soliti ignoti con Totò, i film dell’ispettore Clouseau con Peter Sellers e quelli di Louis de Funès tipo Tre uomini in fuga, Sei gendarmi in fuga e la serie di Fantomas. Mentre in Italia i soliti esperti prêt-à-porter di nonsisachè, assisi h24 nei talk show con le piaghe da decubito, esaltavano il commando “perfettamente addestrato” e “altamente professionale”, il non plus ultra dell’efficienza terroristica e della “geometrica potenza”, si scopriva che i due macellai di boulevard Richard Lenoir avevano, nell’ordine: sbagliato il numero civico dell’obiettivo, perso una scarpa durante la fuga e infine lasciato una carta d’identità sull’auto abbandonata.
Come a dire alla polizia francese: se non ci prendete subito siete proprio una civiltà inferiore; o volete pure un selfie? I gendarmi, dal canto loro, facevano di tutto per eguagliare e persino superare l’imperizia del commando, buono solo a sparare col kalashnikov su cittadini inermi (e ci mancherebbe pure), infilando una serie di errori da prima elementare del corso di perfetto poliziotto. In questo aiutati dagli agenti segreti più fantozziani della storia. Nessun servizio di osservazione sul prode Cherif che già nel 2005 annunciò a France3 l’intenzione di farsi esplodere, poi fu fermato in partenza per la Siria con destinazione Iraq, poi fu condannato a 3 anni e dopo 18 mesi uscì. Niente camionetta dinanzi al giornale più a rischio di Francia. Al primo allarme, l’invio di un agente in bicicletta. Poi la scelta di affidare le indagini alla Polizia anziché all’Antiterrorismo. Infine la figuraccia mondiale di 88 mila uomini che per un paio di giorni non riescono a stanarne due. E così abboccano a un vecchio trucco-diversivo da serie tv (vedi Homeland) e lasciano sguarnita Parigi, dove il terzo uomo (con fidanzata) uccide una vigilessa e completa l’opera indisturbato nel market ebraico. Intanto i servizi segreti del geniale Hollande, affidati a Clouseau o all’ispettore Dreyfus (quello che si pugnala col tagliacarte e si amputa un dito col trinciasigari), danno la colpa alla Cia. Poi ammazzano tutti e morta lì. Una collezione di cialtronerie che i vignettisti in paradiso staranno immortalando per un numero speciale di Charlie Hebdo. Se poi Lassù arrivasse il segnale delle tv italiane, ne verrebbe fuori un almanacco extralarge. Il presunto ministro Alfano che annuncia “una legge per punire quelli che intendono arruolarsi per diventare terroristi” (già al lavoro battaglioni di mentalisti e fattucchieri esperti nella lettura del pensiero). Giuliano Ferrara che ha la soluzione pronta: “Impiccare quel panzone del califfo e mandare 2-300 mila uomini a bombardare l’Isis” e, si presume, si offre volontario per il primo sgancio. Il noto islamologo Matteo Salvini che spiega a Sky come l’estremismo musulmano derivi “da un’errata interpretazione della Torah” (il libro sacro degli ebrei che lui confonde col Corano, forse per qualche reminiscenza nibelungica del dio Thor, figlio di Odino, nel cui culto furono maritati da appositi druidi padani il Calderoli e il Castelli). E poi, meraviglia delle meraviglie, Pigi Battista che sul Corriere addita Vauro (ma pure Saramago, Ellekappa, Chiesa e Ruotolo) come nemico di Charlie Hebdo per aver osato criticarne alcune vignette “islamofobe” che “possono provocare reazioni violente”. Ergo – ammonisce il Battista – “chi criticò nel 2006 si astenga ora dalla virtuosa identificazione con le vittime del massacro”. Peccato che nel 2006 anche un giornalista del Corriere invocasse “un supplemento di attenzione per scorgere qualcosa di repellente in quelle vignette”. Indovinate chi era? Pigi Battista. Il bue che dà del cornuto all’asino. Anzi, viceversa. Mentre a Parigi si spara al grido di “Allah akbar”, Roma risponde e pie’ fermo: “Annamo ar bar”.

BASTA CON QUESTO DIO!
Padre Aldo Antonelli

“Allahu Akbar!”, “Allahu Akbar!”, “Allahu Akbar!”.
Il grido assassino, ritmato dagli spari dei kalashnikov, che strozza il rumore felpato di una redazione di giornale in rue Nicolas Appert 10, al centro di Parigi, non è un neologismo dei tempi moderni, né la nuova, orrenda strategia inventata dagli estremisti islamici dell’Isis, ma l’aggiornamento agli anni duemila di una aberrazione antica quanto la storia dell’uomo.
Non vogliamo sminuire la gravità e la drammaticità di quanto è accaduto a Parigi, ma semplicemente denunciare l’ipocrisia di quanti (e sono molti, molto più di quanto si possa immaginare) rivendicano per sé una innocenza inesistente, vantando una superiorità tutta presunta.
Quel grido osceno e assassino, noi occidentali lo abbiamo scritto, proclamato e patentato a più non posso, nelle più svariate traduzioni.
Qui a noi preme ricordare le più recenti, tre in modo particolare.
La versione storico-politica, tutta europea, del “Gott mit uns”. Il motto, di origine teutonica, venne usato dai Re di Prussia e successivamente dagli imperatori tedeschi, fino a finire sulle fibbie dei centuroni dell’esercito del Reich tedesco e della Repubblica di Weimar.
C’è poi la versione economica, tutta americana, del “In God we trust”, consacrato motto nazionale nel Congresso del 1956 e che capeggia, impudente, sul dollaro Usa, quel dollaro ingrassato dal sudore degli schiavi, inzuppato del sangue di tutte le guerre di conquista, dall’odore affumicato delle canne dei fucili e delle pistole, nero plumbeo del catrame e del petrolio. Un storia che ha fatto scrivere a Raymond Chandler: “Organized crime is just the other (dirty) face of the dollar” [Il crimine organizzato è solo l’altra faccia (sporca) del dollaro]. Il presidente Theodore Roosevelt, invece, che era contrario all’uso del motto sulle monete perché lo riteneva sacrilego, è stato zittito!
C’è infine la versione terroristica, tutta occidentale, del “Dio Patria e Famiglia” che ha fatto da belletto alle violenze fasciste in Italia e alle dittature sanguinarie di tutta l’America Latina, dal Messico al Cile, passando per il Guatemala di Rios Mont, El Salvador di Daubuisson, il Venezuela di Marcos Jiménez, la Bolivia di Garcia Meza , il Brasile di Castelo Branco, il Paraguay di Stroessner e l’Argentina di Videla.
Bene ebbe a scrivere Adrana Zarri, teologa, giornalista e scrittrice, a proposito di questo detto: “Dio mi sta bene, e anche la patria e la famiglia; ma il trilogismo Dio-Patria-Famiglia non mi sta più bene. Dico no a quel dio usato come cemento nazionale, a quella patria spesso usata per distruggere altre patrie, a quella famiglia chiusa nel proprio egoismo di sangue. Non mi riconosco tra quei cittadini ligi e osservanti che vanno in chiesa senza fede, che esaltano la famiglia senza amore, che osannano alla patria senza senso civico”!
“DIO”! Quale altra parola del linguaggio umano è stata così maltrattata, macchiata e deturpata? Tutto il sangue innocente versato in suo nome le ha tolto il suo splendore. Tutte le ingiustizie che è stata costretta a coprire hanno offuscato la sua chiarezza”. (Martin Buber citato da Vito Mancuso in: Io e Dio p. 73).
“Abbiamo esaltato all’infinito – scrive padre Ernesto Balducci -, sacralizzandoli, i nostri istinti di aggressività nell’idea di Dio. Dio è la cifra assoluta della aggressività umana. Il Dio a cui siamo stati assuefatti è un Dio aggressivo , discriminante, implacabile”.
La narrazione di questo “Dio”, come si evince, è tutta occidentale, a dispetto di quanti vorrebbero vedere nell’Islam la fucina di tanto male.
Da tempo, comunque, nutriamo il fondato sospetto che le truppe addestrate del Califfato non siano altro che un’organizzazione terroristica internazionale nella quale Dio fa solo da copertura.
P.S.
Sarebbe, ancora, da psicanalizzare l’ipocrisia di coloro che oggi consacrano eroi i giornalisti, soprattutto quelli che fino a ieri hanno criticato come libertini e dissacratori e che avrebbero fatto di tutto per metterli a tacere. Se la situazione non fosse tragica ci sarebbe da ridere, in ultimo, su questa ubriacatura mediatica che vuol fare della Francia la patria della Libertà di stampa. Nella classifica mondiale la Francia non è al 1° posto, bensì al 39°. Per non parlare dell’Italia, posta al 49°, dopo Niger e Haiti!

VIVA LA SATIRA
Travaglio

Commovente questa appassionata difesa della libertà assoluta di satira da parte dei peggiori censori italioti. Gente che per vent’anni ha leccato politici e potenti di ogni colore, praticato e giustificato censure, chiesto e ottenuto la cancellazione di programmi in tv fino alla totale abolizione della satira dalla Rai, si lancia ora come scudo umano a protezione dei corpi ormai esanimi dei giornalisti e vignettisti di Charlie Hebdo, quindi a costo e rischio zero, difendendo il diritto-dovere della satira di attaccare chiunque, senza limiti di tono né di buon gusto, foss’anche una divinità o un’intera religione, in qualunque parte del mondo. Purché, of course, non in Italia. Il loro motto è: scherza coi fanti e pure coi santi, ma lascia stare i politici italiani.

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PD, SOLO MUCCHETTI CHIEDE A RENZI DI SPIEGARE LA SALVA B
Wanda Marra

IL PARTITO NON APPOGGIA IL PARLAMENTARE CHE VUOLE CAPIRE COS’È SUCCESSO COL DECRETO. ANCHE LEGA E M5S RECLAMANO IL LEADER DEM IN AULA.
Credo che questa Assemblea sia interessata a capire quale sia stato effettivamente il testo del decreto fiscale licenziato dal ministero dell’Economia, quale testo sia arrivato in Consiglio dei ministri, se sia lo stesso o se abbia subito modificazioni di contenuto e, qualora tali modificazioni di contenuto siano state apportate, chi le abbia apportate e come”. Così il senatore Pd, Massimo Mucchetti ieri, intervenendo in Aula a Palazzo Madama, chiede formalmente a Renzi di andare a riferire sulla delega fiscale. Non sul merito, però. Sul metodo, con cui il governo fa le leggi.
Soprattutto sull’uso dei provvedimenti in delega: un modo per farsi votare di fatto un mandato in bianco. “CI INTERESSA sapere, nei limiti del ragionevole e del possibile, se su questa materia ci sia stato dibattito in Consiglio dei ministri oppure no e chi sia intervenuto dicendo che cosa. Infine, dovremmo essere informati su quale sia stato il testo votato e come, in base a quali procedure, si sia deciso di ritirarlo”, spiega Mucchetti in Aula. Aveva chiesto al capogruppo Luigi Zanda di intervenire già il giorno prima. Gli era stato detto di no, per ragioni di opportunità relative all’attentato in Francia. Poi, ieri, ha parlato. Intervento duro, che evidentemente ha creato dei problemi alla maggioranza renziana. Tant’è vero che subito dopo a correggere il tiro interviene Giorgio Tonini, segretario d’Aula e membro della segreteria dem: “Il gruppo del Pd ha accolto la richiesta del senatore Mucchetti, di intervenire su questa vicenda, anche confidando nel senso di responsabilità e di equilibrio del collega. Ma i contenuti del suo intervento impegnano Mucchetti e non il gruppo democratico”. La questione si chiude così. Anche se Lega, Movimento 5 Stelle e Sel si uniscono alla richiesta. Intanto Renzi evidentemente accusa il colpo di un inizio d’anno non proprio brillante, tra passaggi su aerei di stato e “manine” per salvare Berlusconi: secondo l’Huffington Post, che ha sentito i maggiori sondaggisti , ha perso 5 punti di gradimento. E non fa niente che il malumore intorno alla questione sia palpabile. Bersani in diretta a L’Aria che tira rilancia la richiesta. E con l’occasione rimette il nome di Prodi in pista per il Colle. Tanto per agitare ancora di più le acque in cui naviga il governo. Ma il premier non cede: non ha nessuna intenzione di andare a riferire. “Su cosa poi?”, si chiedono i suoi. Già su cosa? La richiesta di Mucchetti riguarda non un testo, non un fatto. Ma una prassi. “Se siamo in un regime monocratico, in cui decide tutto il presidente del Consiglio, qualcuno ce lo deve dire”, si sfoga un senatore della minoranza Pd. La risposta ufficiale arriva dal ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi: “Il governo non riferirà. Gli atti del Cdm non sono oggetto di informativa parlamentare”, spiega alla capigruppo di Palazzo Madama. La tesi dell’esecutivo è esattamente questa: il Consiglio dei Ministri è segreto. In questo caso, poi, pieno di segreti inconfessabili. Il rinvio al 20 febbraio, intanto, scontenta pure quelli per cui era stata fatta la delega: deve andare avanti “il prima possibile”, secondo la Confindustria. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Confcommercio.

Politico = chi si occupa solo degli affari propri a danno di tutti gli altri
È significativo come in moltissime città sia stato eretto un immenso monumento dedicato ai politicanti, non già ai politici: la tangenziale,
nome che indica la pratica più frequente nell’attività dei politicanti,
cioè la riscossione delle tangenti. In certi casi, quando la tangente è
povera, si dovrebbe parlare di mazzetta, ma non sono stati ancora
eretti monumenti di tipo mazzettale (Nonciclopedia).

Peccato Che questi non siano governanti, ma paccottari!
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IFQ: L’Istat: “Sforato il tetto Ue deficit-Pil, siamo al 3,7%,
La Corte dei Conti: “I tagli del governo danneggiano i servizi essenziali”.
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QUEI GIORNALISTI CHE HANNO LA FACCIA COME IL CUBO
TRAVAGLIO

Stefano Folli su Repubblica sul decreto del 3%: “L’operazione era maldestra, tanto maldestra da rendere verosimile che né Renzi né B fossero i diretti responsabili della “buccia di banana” messa lì da chissà chi (!) per far inciampare l’Infallibile Renzi. La prova? Eccola: “I due avrebbero scelto meglio argomento e modi, se avessero voluto mettere a segno un colpo di tale rilievo come la riabilitazione pubblica di B. Nessuno dei due ha (sic) il minimo interesse a riaccendere i riflettori su una stagione passata.Quindi è possibile che la norma sia passata per l’ECCESSO DI ZELO di qualcuno”!!
Ma va??? Par di sognare. Se non fosse stato per i gufi di IFQ,che ha raccolto la denuncia del sottosegr. Zanetti sull’abnormità del 3% (non solo di evasione, ma persino di frode), nessuno ne avrebbe parlato o l’avrebbe collegato a B e il decreto dello scandalo sarebbe approdato alle commissioni parlamentari per il visto finale(non c’è neppure dibattito né voto:attua una legge delega)e a quest’ora sarebbe già legge dello Stato. E B avrebbe già chiesto di farsi cancellare condanna e incandidabilità. A quel punto tutti avrebbero recitato la parte delle vergini violate: “Oddio, non ce n’eravamo accorti, ma purtroppo cosa fatta capo ha” Il guaio di Renzi e di B è che c’è ancora qualche sprazzo di libera informazione,che l’ha colto con le mani nel sacco. Ora Renzi può dire:”Ehi socio, io ci ho provato, ma i soliti gufi mi hanno sgamato”. Dove sarebbe dunque l’Operazione maldestra”? Mistero.
Sempre su Repubblica anche Gianluigi Pellegrino, in un articolo peraltro severissimo sul contenuto della “riforma” fiscale, ipotizza la presenza di misteriose “serpi covate in seno a Palazzo Chigi che giocano proprie indicibili partite” all’insaputa del povero Matteo, e se la prende con quelli che “non l’hanno avvertito ne messo in campana”. Anche il Duce era innocente per definizione: la colpa era sempre di chi lo circondava e lo mal consigliava. Ragazzi, sveglia: l’ha detto Renzi che la norma l’ha fatta Renzi. Fatevene una ragione, è andata così.
Il governo depenalizza scientemente, consapevolmente, alla luce del sole la frode fiscale sotto il 3% dell’imponibile dichiarato. Chi vi viene in mente, alle parole “frode fiscale”, con tutto quel che è accaduto a terremotare la politica italiana nell’ultimo anno e mezzo? Silvio Berlusconi, naturalmente, che per una condanna per frode fiscale è decaduto da senatore, è divenuto ineleggibile e interdetto dai pubblici uffici, ha mollato le larghe intese e il governo Letta, ha subito la scissione dell’Ncd, è finito ai servizi sociali ad assistere i vecchietti a Cesano Boscone, ha tempestato Quirinale, governo. Parlamento, giornali, tv. Consulta e Corti europee per riavere l’agibilità politica”. Possibile mai che, cambiando le regole della frode fiscale, nessuno si sia chiesto che ne sarebbe stato della condanna di B.? Chiunque abbia una laurea in Legge o in Economia (dove si studia il Codice penale, che già all’art. 2 prevede la revoca delle condanne per un reato che non c’è più) sa benissimo che, quando si depenalizza un reato, le relative condanne vengono cancellate. Ora, Renzi risulta laureato in Legge e Padoan in Economia: possibile che non lo sapessero? E il battaglione dei loro consiglieri giuridici che ci sta a fare: la birra? Nella migliore delle ipotesi, siamo governati da dilettanti, anzi da ignoranti allo sbaraglio.
L’impronta digitale. Prendiamo sul serio le parole di Renzi al Tg5: “Se qualcuno immagina chissà quale scambio, non c’è problema: ci fermiamo. Questa norma la rimanderemo in Parlamento solo dopo l’elezione del Quirinale e dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo a Cesano Boscone, e dimostreremo che non c’è nessun inciucio strano”. Delle due l’una. O la norma non è stata fatta per B. anche se salva B. come giura Renzi, appellandosi all’eterogenesi dei fini – e allora non si capisce che c’entrino l’elezione del nuovo capo dello Stato e, a maggior ragione, la fine dei servizi sociali di B.; ergo abbiamo un governo di cialtroni. Oppure è stata fatta per B. (o anche per B.), e dunque attendere le due scadenze che lo riguardano ha un senso; ma allora abbiamo un governo di bugiardi. In ogni caso, siamo in buone mani.
Tutto il decreto fiscale (non solo il famigerato 19 bis) è improntato alla più selvaggia depenalizzazione delle evasioni e delle frodi. Con una mano il governo aumenta alcune sanzioni penali e amministrative, per fingere la faccia feroce; ma con l’altra fa in modo che non venga condannato quasi più nessuno col trucchetto delle soglie di non punibilità, aggiunte ai reati che non le prevedevano e alzandole a quelle che già le avevano. È il sistema-droga: chi evade o froda in modica quantità (si fa per dire) non finisce più sotto processo. La sintesi di Luigi Ferrarella sul Corriere è implacabile: il decreto rende non punibili “la dichiarazione infedele fino a 150 mila euro, l’omessa dichiarazione fraudolenta mediante artifici fino a 30 mila euro di imposta evasa e 1,5 milioni di imponibile sottratto al fisco o 5% di elementi attivi indicati, e la dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti fino a 1.000 euro l’anno”.(e quel che mancherà nelle casse dello Stato chi ce lo mette? noi? e con un debito di 2200 miliardi ci permettiamo anche questi regali? E poi dello stato sociale che ne facciamo? lo eliminiamo perché mancano soldi? O aumentiamo ancora di più le tasse ai poveracci?)
Un gigantesco, immondo condono fiscale che salva dal processo e dalla condanna quasi tutti gli evasori e i frodatori, anche quelli grandi, accontentandosi – quando va bene – di incassare le tasse che non hanno pagato (sai che sforzo: evadi tutta la vita e, la volta che vieni beccato, rinunci a qualche briciola del bottino, sempreché l’amministrazione finanziaria più inefficiente del mondo riesca a sfilartela). Nessuno, diversamente che per il 19-bis SalvaSilvio, può dire di non averlo saputo. Dov’erano allora i giornaloni, ma anche la sinistra Pd, che oggi s’indignano solo perché c’è di mezzo B? Davvero il colpo di spugna per gli evasori grandi, medi e piccoli è cosa buona e giusta purché non salvi anche B? Sarebbe interessante conoscere il pensiero del premier, dei ministri, dei partiti e dei giornali che li sostengono, ora che il decreto torna indietro per essere modificato (molto meglio cestinarlo e riscriverlo daccapo per mandare evasori e frodatori in galera).
Sallusti da Il giornale parla di ‘norma fisco giusto e di buon senso’, tolta solo ‘perché aiutava il Cavaliere’.
Ma la norma non è affatto di buonsenso perché sana le megafrodi e non solo col 3%, più guadagni più puoi evadere impunemente, ma, se ti sei arricchito proprio evadendo e pagando mazzette per corrompere, sarai più premiato!

Ma quel Bersani a cui dovevano regalare i voti di 9 milioni di persone aggratis cosa dice?
Ce l’ha la bocca per parlare?
E quel Papa di cui tutti cantano meraviglie dice qualcosa? O pure la Chiesa ci guadagna da questa truffa fatta sulle spalle dei poveri?

DIFFERENZE TRA LETTA E RENZI
Viviana Vivarelli

Le differenze tra Renzi e Letta sono solo sceniche.
Letta durò 300 giorni-Renzi ha superato i 300 giorni.
Letta è ricordato per non aver fatto un bel nulla. I piddini credono a torto che Renzi sia un fulmine di operatività. Nei fatti confrontando questi 300 giorni le differenze non si vedono.
Il Rapporto Debito/Pil è peggiorato con entrambi, ma di più con Renzi.
Letta trovò una media Ue del 92,6% e arrivò a 127,9%. Renzi ha trovato una media al 93,8% ed è arrivata al 132,8% .
Con Renzi il Pil è peggiorato molto di più. Dopo i 300 giorni di Letta la produzione industriale aveva guadagnato un punto; con Renzi l’ha perso.
I problemi di Taranto e Termini Imerese non sono stati risolti.
Con Letta i disoccupati non aumentarono, Renzi li ha fatti crescere di 156mila unità.
Letta fece 144 leggi, Renzi 119. Non si vede né la legge elettorale né la riforma costituzionale.
Letta portò in fondo 52 leggi, Renzi 22.
Nei suoi 10 mesi Letta ricorse alla fiducia 13 volte, Renzi 32.
Letta tolse il finanziamento pubblico ai partiti rendendo 60 milioni agli Italiani ma non lo sa nessuno, mentre tutti sanno degli 80 euro che sono solo costati tasse in più agli Italiani. Potenza della propaganda mediatica!
Entrambi dissero che lo Stato avrebbe pagato i debiti con le imprese, ma con Letta ne vennero dati 47,2 miliardi contro i 9,3 di Renzi.
Per la scuola solo Letta in realtà mise dei soldi, Renzi ha fatto solo chiacchiere.
Letta ha lasciato Letta ha lasciato 415 leggi a mezzo per mancanza di decreti attuativi, Renzi ha tuonato ma di fatto ne ha aggiunti 274 non portati a termine.
Quando Renzi ha fregato il premierato a Letta, questi aveva il 47% di consensi, Renzi è sceso al 39%.

RENZI SPERGIURO
Viviana Vivarelli

Dopo aver tradito Letta a cui aveva detto di star sereno, Renzi affermò solennemente “Mai più larghe intese” e strinse immediatamente il patto del nazareno.
Aveva promesso di ripristinare il falso in bilancio, ma a questo punto ci aspettiamo che depenalizzi pure la bancarotta fraudolenta, visto che tale padre tale figlio, al momento ha pagato i debiti di Renzi padre con soldi di Stato.
Non ha certo tolto una sola legge ad personam, anzi se n’è fatta una su misura per sé per togliersi di torno il processo per danno erariale, nel più puro cinismo berlusconiano. Allo stesso modo ha depenalizzato ben 112 reati penali, allargando multe che spesso non saranno mai pagate e domiciliari per cui mancano le forze di sicurezza.
Aveva garantito che la legge elettorale non avrebbe MAI previsto liste bloccate e ne ha messa in cantiere una che è più incostituzionale del Porcellum stesso, una Porcata seconda, e che dopo 10 mesi è ancora fumo e vento, rendendo impossibile il voto, mentre ha tagliato a man bassa la sovranità popolare, accentrando su di sé ogni potere e svuotando di potere ministri, parlamento, corte dei conti, sindacati, organi di controllo e garanzia… mentre azzerava i diritti del lavoro e attentava gravemente allo stato sociale che è sua intenzione azzerare.
Renzi non ha mai voluto fare la seria legge anticorruzione di stampo europeo che l’Ue gli chiede da 12 anni, o norme anti-evasione, o sul conflitto di interessi, o sugli sprechi di stato, o limitanti quelle prescrizioni facili inesistenti altrove… anzi ha depenalizzato l’evasione fiscale fino al 3% del reddito offrendo al pregiudicato un facile reintegro nella politica ufficiale, visto che da quella occulta non è mai uscito.
Dopo gli scandali di Milano, Venezia e Roma, Renzi ha promesso una rigorosa legge anti-corruzione, ma ha accuratamente evitato quel Decreto Legge che avrebbe reso immediatamente esecutiva la norma e si è impantanato nella riforma lacunosa, indecente, inconcepibile di un Disegno di Legge che non avrà mai fine e che i due lazzaroni useranno per reciproci ricatti, in uno Stato ormai in ostaggio di due mafiosi, di cui l’uno è intento solo a ricattare l’altro per non caderne preda a sua volta. A Natale ci rifila la riforma fiscale, e sa il cielo se questo Paese di combattere iniquità e sperequazioni avesse bisogno, e ci dà la peggiore riforma fiscale che un Paese democratico possa immaginare, quella che aumenta addirittura le iniquità e le disuguaglianze, quella che porterà alle stelle il buco nelle casse del Tesoro, quella che non riduce lo strapotere esoso di Equitalia, che penalizza i poveri già violentemente tartassati mentre assolve i ricchi, quella che, soprattutto, salva Berlusconi con un colpo di genio retroattivo reintegrandolo a pieno diritto della politica ufficiale. La grazia fiscale agli evasori di genio per arricchirli ancora di più, mentre si stroncano gli onesti.
Quando i piddini strillavano che i 5stelle avrebbero fatto entrare in parlamento casalinghe e sprovveduti, non potevamo immaginare che le ‘astute’ scelte del Pd e del Pdl avrebbero fatto arrivare nelle istituzioni la banda di yesman di un rapinatore d’assalto compare di un pregiudicato, mentre il capo di Stato plaudiva ai nuovi vandali, assicurando che l’Italia fosse schiantata dalla Troika e che l’opposizione stesse sotto minaccia di moniti, ghigliottine, bavagli, assalto di media servili e col timore fondato di essere cacciata per legge dal parlamento. Quelli che hanno fatto questi abomini sono gli eredi di Matteotti, Gramsci, Amendola, Berlinguer, Pertini, Don Sturzo, De Gasperi, Dossetti, Don Milani…. Non li odierò mai abbastanza per il male che fanno oggi al nostro Paese, per il tradimento delle nostre radici, dei nostri valori, della nostra storia migliore. Per la distruzione in cui ci gettano del nostro futuro e della nostra speranza. Per aver sostenuto al potere una banda di briganti, che sanno solo buttare in merda ogni cosa che toccano. E non mi basterà pensare che molti di loro sono ignari, analfabeti di ritorno, plagiati dai tg, inconsapevoli. Ci sono dei limiti oltre i quali cade ogni alibi. Che ognuno si prenda la responsabilità di quello che accade, perché oltre una certa soglia ognuno è colpevole!

ALESSANDRO DI BATTISTA

“Ultimamente Palazzo Chigi sembra uno di quei rioni in mano alla camorra dove all’inizio nessuno sa nulla e poi, alla fine, qualcuno parla per proteggere qualcun altro. Renzi si è trasformato da rottamatore a protettore e sta proteggendo Denis Verdini, pluri-rinviato a giudizio anche per corruzione. È lui che ha fatto inserire la norma (ovviamente con il beneplacito di Renzi). Una norma salva maxi-evasori probabilmente utile a B. ma certamente utile allo stesso Verdini il quale dovrà affrontare anche un processo per il crack del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca che gli apparteneva, fallita, secondo i giudici, in modo fraudolento. In Forza Italia e nel centrodestra molti lo odiano. Il curriculum di Verdini è indecoroso anche per loro. Il governo è ancora saldamente nelle mani di B. il quale usa suoi uomini e gli chiede di portare risultati. Verdini un risultato il 24 dicembre scorso lo aveva ottenuto, poi è stato scoperto. Oggi in aula ho denunciato tutto. Siamo stanchi di occuparci solo di queste schifezze. Gli italiani hanno bisogno del reddito di cittadinanza ma la maggioranza si dedica a salvare i delinquenti. Mi auguro che chi ancora pensa che abbiamo sbagliato a non scendere a compromessi con questa gente abbia finalmente aperto gli occhi!”
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LA SOCIETA’ DI RENZI PADRE SALVATA CON SOLDI PUBBLICI
(blog di Grillo)

La storia è quella della Chil Srl (poi Chil Post Srl) che si occupava di distribuzione di giornali e campagne pubblicitarie, società fondata nel 1999 da Tiziano Renzi, premuroso papà di Matteo.
L’azienda ha avuto una vita molto burrascosa ed è finita in fallimento nel febbraio 2013 con tanto di inchiesta della Procura di Genova per bancarotta fraudolenta, inchiesta che coinvolge padre e madre del nostro premier.
Ma facciamo un passo indietro. A un certo punto la Chil chiede un prestito bancario da circa 430mila euro dotato di garanzia della Fidi Toscana Spa, la finanziaria della Regione che ha tra i soci anche la Provincia e il Comune di Firenze. La vicenda parte nel 2009 e a giugno la Fidi Toscana delibera la garanzia in favore dell’azienda dei “Renzis”, garanzia che viene erogata il 13 agosto di quell’anno.
Nel 2010 c’è una cessione di ramo d’azienda a Chil Promozioni (poi Eventi 6 Srl), società sempre riconducibile ai “Renzis”, che si pappa il grosso del patrimonio. Di conseguenza, la situazione della Chil Post diventa via via sempre più grave e nell’agosto 2011 la società manca di pagare per la prima volta una rata del finanziamento. Due mesi dopo la banca mette in mora l’impresa e a febbraio 2012 l’istituto fa scattare la richiesta di attivazione della garanzia alla Fidi Toscana. La finanziaria regionale eroga sull’unghia 263mila euro nell’agosto 2013 e a sua volta ottiene, nell’ottobre 2014, ben 236mila euro dal Fondo Centrale di Garanzia a titolo di controgaranzia statale.
Morale? La Fidi ha sborsato per conto della Chil Post Srl quasi 27mila euro (la differenza tra quanto erogato e quanto ricevuto dal Fondo del Mise) e il Fondo di Garanzia ben 236mila euro, appunto.
Peccato che la richiesta del finanziamento garantito sia partita quando Renzi era presidente della Provincia di Firenze (ente socio della Fidi Toscana, il secondo per importanza). E sia partita da un’impresa di cui Renzi era unico dirigente (ed ex titolare di quote).
Peccato che la deliberazione della garanzia da parte della Fidi Toscana (partecipata anche dal Comune di Firenze) in favore dei “Renzis” sia stata decisa quando Matteo stava diventando sindaco di Firenze. Ed è stata erogata quando lui era appena stato eletto primo cittadino.
Peccato che il Fondo Centrale di Garanzia (che ci ha rimesso la cifra maggiore) dipenda dal ministero dello Sviluppo economico e, quindi, dal governo presieduto da Matteo Renzi. La controgaranzia è stata peraltro escussa quando Renzi era già premier.
Risultato? La Regione Toscana, la Provincia, il Comune di Firenze e soprattutto il governo italiano, presieduto dal giovane premier, hanno elargito soldi pubblici, soldi dei cittadini italiani alla famiglia dello stesso premier e alla sua società piena di debiti. Soldi erogati a fondo perduto e buttati nel pozzo nero di un’iniziativa imprenditoriale fallimentare e fallita.
Su questa vicenda il M5S depositerà “ad horas” un’interrogazione parlamentare, perché è scandaloso che certi “imprenditori” possano giovarsi così facilmente di una garanzia pubblica sui prestiti bancari, garanzia che per tanti altri, magari molto più meritevoli, è merce rarissima. Persino in Toscana, le Pmi devono passare dalle forche caudine della garanzia regionale che mostra di aiutare soprattutto gli amici degli amici. Uno spreco moralmente intollerabile di danaro pubblico alle spalle dei tanti datori di lavoro che soffrono, lottano e a volte si tolgono persino la vita. Quegli stessi imprenditori che il governo ha mostrato più volte di disprezzare e che, invece, il M5S fa di tutto per ascoltare e sostenere.
Stiamo portando avanti, non a caso, il “Pmi Tour” in tutta Italia. Il primo scopo è raccogliere il punto di vista delle piccole e medie imprese, raccontando al contempo le nostre proposte e iniziative finalizzate a un alleggerimento fiscale e a una semplificazione delle regole e della burocrazia per chi crea ricchezza.
Berlusconi maestro di conflitti di interessi? Alla scuola del Nazareno l’allievo fiorentino è sveglio e impara presto…” M5S Parlamento
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Sapete cosa ha detto Toti, quello che doveva essere il dopo di Berlusconi? “Che anzi la soglia è troppo bassa e dovrebbero portarla al 6% perché in un paese civile non è accettabile che per due soldi di evasione si vada in prigione”. Due soldi? il 3% del reddito totale di una banca o di una grande società che fattura miliardi sarebbero due soldi??? Ma con che specie di gente si è alleato il Pd??? Senza contare che un evasore incallito ha già dichiarato un reddito inferiore al dovuto e che poi gli si debba depenalizzare anche il 3% come premio ulteriore è davvero una bella porcata.
L’articolo 19bis della delega fiscale, una norma che di fatto sana la “modica quantità” di frode fiscale, in compagnia di un altro codicillo che fa la stessa cosa per le fatture false. E che magari, senza il clamore del “Salva-Silvio” sarebbe passata inosservata, a beneficio di evasori e frodatori. Con “un effetto dirompente” sui processi in corso per frode fiscale, false fatturazioni e altri reati, si legge in un documento interno della Procura di Milano.
In pratica la legge del Nazareno ci dice che più sei ricco e più puoi evadere. Un simile livello di sfregio alla dignità delle persone oneste, neanche sotto il Berlusca triumfans si era mai visto”. Soprattutto in epoca di tagli, in un Paese in cui l’evasione fiscale sottrae alle casse pubbliche circa 180 miliardi di euro l’anno.
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Gli Usafora: Art. 18: si tolgono diritti ai lavoratori. art 19: si ampliano i diritti degli evasori. Il ritmo dell’arco prostituzionale è inarrestabile.
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Marco Padova82
Al di lá del colore politico, l’Italia sta andando nella direzione opposta rispetto al resto del mondo sviluppato. Tutti i paesi avanzati stanno mettendo in atto regole per punire sempre piú pesantemente gli evasori e gli elusori fiscali e per riuscire a tassare quelle aziende (come Amazon) che eludono il fisco, pagando le tasse in paradisi fiscali.
In Italia invece, si depenalizzano i reati di evasione e frode fiscale, incentivando di fatto chi é ricco a rubare per diventare ancora piú ricco, a spese ovviamente del cittadino onesto. Dal punto di vista etico é vergognoso e dal punto di vista pratico dimostra l’ennesimo fallimento in Italia della legalitá, di fronte allo strapotere delle criminalitá. Un ulteriore passo verso uno sprofondamento imminente della nazione, segnato da una forte perdita dei valori e del decoro umano. In tutto questo, fa da contorno il silenzio assordante dei media e dei cittadini, spettatori collusi o ignavi di fronte allo smantellamento del paese. L’Italia é morta.
Comunque c’è un’altra meraviglia in questa Italia delle meraviglie
Possibile che quegli istituti di sondaggio che appena Grillo starnutisce si affrettano a dire che il M5S ha perso 10 punti, non ci abbiano ancora detto quanti punti ha perso Renzi dopo questa clamorosa riforma del fisco?
Va bene che ci sono state le feste ma il pastrocchio è stato combinato il 24 dicembre e sono passati 12 giorni e non ce n’è uno di questi cari sondaggisti che ci dica se ci sono riscontri elettorali
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Trattandosi di mafioso, elusore o corrotto, mi fa proprio ridere la norma che gli sarà perdonato il 3% del reddito DICHIARATO!!!!!! Ma dichiarato cosa???

Davvero questa è una repubblica fondata sul CRIMINE ORGANIZZATO!!
E Renzi e Berlusconi ne sono la cupola.
Anzi, Renzi è il cupolone.
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Davide Zaccaria
In soldoni più sei ricco più puoi rubare.
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Renzi salva Berlusconi. Berlusconi salva Renzi.
Non ho capito chi all’insaputa di chi.
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SOCCORSI
Hai presente quegli affogati
che più li tiri su
più ti tirano giù?
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E’ evidente che un miracolo Renzi lo ha fatto:
la moltiplicazione dei polli.
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CONTRO IL POPOLO ITALIANO

Di tutte le leggi che sono state emanate negli ultimi venticinque anni da questa maledetta classe politica, ce ne fosse una in favore dei poveri ma tutte contro. Tutte indistintamente tutte, studiate di proposito per depredare la classe lavoratrice e gettare nella miseria anche la classe media, nonché l’intera popolazione italiana. Un bel sistema per trasferire l’intera ricchezza prodotta, nelle mani di predatori nascosti dietro nomi come politici, imprenditori, banchieri. Purtroppo questi malati di mente sono senza limiti e l’ingordigia di possedere sempre di più, ci sta portando verso la distruzione non solo del nostro paese e del nostro continente, ma stanno trascinando l’intero pianeta verso l’estinzione. Lo sfruttamento senza alcun ritegno di tutte le sue risorse per il solo, lurido scopo di ricavarne profitto, ne fa dei veri e propri criminali: le malattie vanno curate e i virus distrutti!
La follia dettata dalla loro feroce sete di potere li ha resi ciechi e sordi, non solo alle grida disperate della gente che muore per fame o suicida, ma anche dinanzi agli avvertimenti sempre più catastrofici con cui la natura cerca di difendersi. Queste belve non più umane, sono arrivate ad un punto tale di dominio da riuscire a tenere sotto scacco, miliardi di esseri umani.
Di cosa ancora vogliono appropriarsi se tre quarti della ricchezza mondiale è nelle loro mani mentre miliardi di persone le hanno vuote? Cosa ci dobbiamo augurare continuando su questa strada visto che non esistono extraterrestri a cui rivolgersi, o un Dio che si occupi di quel che succede sulla Terra? Come difendere le nostre vite e il nostro habitat se non una rivolta planetaria, che ponga fine e per sempre a questi pazzi, indegni di vivere in questo meraviglioso pianeta?
Invece tutti ci rintaniamo nel nostro guscio e ci affidiamo ad una impossibile speranza, che qualcosa o qualcuno compia un miracolo!

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Da TRISKEL: “Con maniacale cura nel selezionare le parole più adatte, l’avvocato Franco Coppi fa un’annotazione al momento dei saluti: “Mi chiede se la polemica sul 3% per i reati fiscali e sul mio assistito Silvio Berlusconi c’entri con la partita per il Quirinale? E io le rispondo di sì, altrimenti perché Matteo Renzi promette che la pratica sarà rinviata a presidente eletto e dopo la fine dei servizi sociali a Cesano Boscone?”.

CARLO DI FOGGIA (IFQ)
NEL DECRETO INCRIMINATO, TANTE LE AGGIUNTE IN EXTREMIS CHE SEMBRANO SCRITTE SU MISURA PER GLI ISTITUTI DI CREDITO E I GRANDI GRUPPI FINANZIARI.
C’è la “manina” che l’ha inserita e c’è la penna che l’ha scritta. La norma salva Berlusconi non è più orfana, ma ha molti padri. “L’ho voluta io, ma mi avevano dato rassicurazioni avvocati e magistrati”, ha spiegato Renzi. Alcuni dei consulenti – lato magistratura – negano di averla mai vista. Chi ha seguito da molto vicino l’iter del provvedimento, però, parla di “molte modifiche”, “calibrate”. UN TESTO, quello cambiato all’ultimo da Palazzo Chigi – non quello elaborato al Tesoro – arricchito di aggiunte tecniche che vanificano l’impianto originale, e sembrano scritte da fiscalisti esperti, su misura per i grandi gruppi bancari e finanziari. È una norma salva banche perché di fatto svuota la frode fiscale, e in questo modo aiuta gli Istituti che in passato hanno messo nero su bianco le operazioni sospette temendo un’azione penale: se ne avvantaggerebbero gli ex ad di Unicredit, Alessandro Profumo e Banca Intesa, Corrado Passera. Nel giugno scorso, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Profumo in merito alla cosiddetta “operazione Brontos”: 245 milioni di euro che sarebbero stati sottratti al Fisco con operazioni di finanza strutturata. Visti gli utili, il caso potrebbe rientrare anche nella famosa norma pro Berlusconi (che cancella il reato di frode se l’importo evaso è inferiore al 3% del reddito dichiarato). “Ma quel comma preoccupa soprattutto per il futuro”, confida chi ha lavorato al testo. Il cavillo riavvicina i contatti con il mondo bancario, raffreddati non poco dopo il colpo inflittogli dal decreto sugli 80 euro, che ha alzato l’aliquota (dal 12% deciso da Letta al 26%) sulle plusvalenze derivanti dalle rivalutazioni delle quote della Banca d’Italia in pancia a molti istituti. Il riavvicinamento passa soprattutto dal lavoro sotterraneo compiuto in questi mesi dal sottosegretario e uomo ombra di Renzi, Luca Lotti.
I POSSIBILI beneficiari sono molti, da Prada, che ha pagato 470 milioni (ma c’è un fascicolo aperto dalla Procura di Milano per “omessa o infedele dichiarazione dei redditi” nei confronti di Miuccia Prada, Patrizio Bertelli e il loro commercialista, ad Armani (270 milioni). Tornando alle operazioni strutturate, ad avere contraccolpi potrebbe essere anche il processo al patron dell’Ilva Emilio Riva – morto nell’aprile scorso – due ex dirigenti del gruppo e un ex manager della filiale di Londra di Deutsche Bank, in relazione a una maxi evasione da 52 milioni. Soldi sottratti al Fisco con una falsa rappresentazione nelle “scritture contabili obbligatorie”, proprio la circostanza esclusa dal comma inserito in calce all’articolo 4. Peggio ancora accade con l’articolo 17, che elimina la possibilità di raddoppiare i tempi di accertamento (da 4 a 8 anni).Fonti di governo fanno sapere che verrà modificata perché “è impossibile che la Ragioneria possa farla passare”. Il motivo è semplice: “Cancellerebbe centinaia di accertamenti, facendo perdere molti miliardi all’Erario”. Il combinato disposto fra tutte queste norme – spiegano fonti della magistratura – cancellerebbe circa 8 processi su 10 in materia di reati tributari.

Eposmail
“Non vi è nulla che faccia più danni ad una nazione come la gente astuta che passi per intelligente.”
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Cobra89
In realtà non c’è solo la “Salva Berlusconi”… Il decreto sul fisco del governo è pieno zeppo di favori ai grandi evasori fiscali.
Citiamo ad esempio l’articolo 17, che elimina la possibilità di raddoppiare i tempi di accertamento (da 4 a 8 anni). In questo modo verrebbero cancellati centinaia di accertamenti, facendo perdere miliardi all’Erario. Verrebbero cancellati circa 8 processi su 10 in materia di reati fiscali.
La politica del governo Renzi è la seguente: “aumentare le tasse ai cittadini su fondi pensione, casse di previdenza, rivalutazione TFR, partite IVA ai minimi… per coprire i favori ai grandi evasori”.

CANDIDATI AL QUIRINALE

Ferdinando Imposimato (79 anni) è un magistrato, politico e avvocato italiano,presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Si è occupato della lotta a cosa nostra,alla camorra e al terrorismo in Italia:è stato giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Moro,l’attentato al papa Giovanni Paolo II,l’omicidio del vicepr. del CSM Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Ha istruito alcuni tra i più importanti casi di terrorismo,coniugando la legislazione speciale emanata durante gli anni di piombo col rispetto dei diritti civili. Si è occupato di processi contro mafia e camorra. Tra gli altri il caso di Sindona, il banchiere siciliano legato a Cosa Nostra,accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento di banche italiane e straniere. Nel 1981 istruisce il processo alla banda della Magliana. Ha rappresentato l’Italia a Strasburgo per la lotta al terrorismo. La mafia gli ha ucciso il fratello e lo ha spinto a dimettersi. Dopo di che ha lavorato per l’Onu nella lotta al narcotraffico.
Si occupa di diritti umani e dei principi del giusto processo in America Latina
Attualmente si occupa della difesa dei diritti umani ed è impegnato nel sociale.
Ha presentato numerosi disegni di legge sulla riforma dei servizi segreti, sugli appalti pubblici, sui trapianti, sui sequestri di persona, sui pentiti, sul terrorismo e sulla dissociazione. E’ collaboratore e consulente di Don Gelmini,direttore di 150 comunità terapeutiche per il recupero di tossici,in Italia ed all’estero. Si occupa del lavoro dei detenuti per la comunità in collegamento con l’associazione “Liberi di San Vittore”.
Ha denunciato il governo USA alla corte penale internazionale, perché sarebbe stato a conoscenza degli attentati dell’11 settembre ma non avrebbe fatto nulla per fermarli. Ha affermato che il gruppo Bilderberg sarebbe stato il mandante delle stragi di Falcone e Borsellino.
Il 13 aprile 2013 il suo nome era nella lista dei candidati alla carica di Presidente della Repubblica Italiana scelti a seguito del 2° voto online degli iscritti al M5S.

Il 13 maggio 2013 ha scritto sulla propria pagina personale su facebook:
« Non sono aderente al M5S ma trovo esagerati e ingiusti gli attacchi a Grillo. Egli ha denunziato la paralisi e l’impotenza del Parlamento, che non si può disconoscere. Il Parlamento, quale organo che approva leggi per il bene comune, di fatto non esiste. È un’amara realtà. La Boldrini non si deve offendere, deve prenderne atto. Vorrei sapere quali leggi il Parlamento ha approvato nei suoi primi mesi di vita! E quali sta discutendo, di quelle che interessano i giovani e il lavoro. Nessuna! La finta legge che cercava risorse, abrogando il finanziamento pubblico dei partiti, dovrebbe entrare in vigore solo nel 2017! Vergogna!»

Riconoscimenti
Nel 1984 riceve in Francia il titolo di Uomo dell’Anno-Giudice Coraggio e il premio dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa per avere proseguito le sue battaglie al servizio della giustizia nonostante le minacce ricevute e l’assassinio del fratello.
Nel 1985 il Times di Londra gli dedica una intera pagina definendolo lo scudisciatore della mafia. La rivista “Reader’s Digest” gli dedica un servizio per le sue inchieste su terrorismo e mafia. Nello stesso anno un libro dell’ONU lo sceglie, nell’anno della gioventù, come “Il Simbolo della Giustizia”.

Ha detto: “Presidente Napolitano, democrazia è governo della maggioranza nel rispetto dei diritti della opposizione e non tirannide della maggioranza nel disprezzo della opposizione, come accade adesso. Tra le funzioni del Presidente della Repubblica previste dall’art 87 della Costituzione, non vi è quella di accusare la opposizione di settarismo. Ringrazio il M5S per la sua corretta e responsabile opposizione e le sue battaglie in difesa dell’eguaglianza dei diritti sociali, del lavoro dignitoso, delle forze dell’ordine, della indipendenza della magistratura, della scuola pubblica, dell’etica politica.”

Candidare Roberto Scarpinato significa attaccare il sistema massonico e mafioso che ha ridotto in brandelli l’Italia.
Ha fatto parte del pool antimafia con Falcone e Borsellino, occupandosi dell’assassinio politico-mafioso di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa.
Partecipa alla rivolta di 80 sostituti procuratori contro il procuratore capo Piero Giammanco, al quale viene addebitata la responsabilità di avere progressivamente isolato Falcone.
Attacca per anni Andreotti, 7 volte presidente del Consiglio e 24 volte ministro, processato (assolto e poi prescritto) per partecipazione mafiosa. Accusa i Sistemi criminali con retroscena politici per le stragi del 92-93 e conduce pressanti indagini sui rapporti tra la mafia e la massoneria nella trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra nel periodo delle stragi, e sui rapporti tra mafia ed economia. Assume la direzione del Dipartimento mafia-economia all’interno del quale crea un gruppo di magistrati e investigatori specializzati, che smantella colossali patrimoni illegali, giungendo a sequestrare dal 2008 al 2010 beni in Italia ed all’estero per un valore di circa tre miliardi e mezzo E’ nuovo Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Palermo.
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Scarpinato a Borsellino nell’anniversario della morte di Falcone
“Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà. E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi…. verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.
Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato paese. Un paese nel quale per troppi secoli la legge è stata solo la voce del padrone, la voce di un potere forte con i deboli e debole con i forti. Un paese nel quale lo Stato non era considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune. “ Lo Stato siamo noi”. Falcone e gli altri caduti nella lotta contro la mafia ci hanno insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e coltivi la capacità di innamorarsi del destino degli altri.
Falcone è riuscito con la sua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso. Ed è riuscito con la sua morte a farci capire che una vita senza la forza dell’amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità. Noi non ci siamo fermati. Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice dell’economia e della finanza e molti altri. Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo.
Si racconta che la mafia è costituita solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano. Ma sappiamo che questa non è tutta la verità. Sappiamo che dietro i carnefici delle stragi, dietro i tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti. Falcone disse: “Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”. Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza. E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più

Milella
Chi ha memoria storica e consapevolezza culturale sa che la storia del nostro paese è anche la storia di poteri criminali che ne hanno condizionato lo sviluppo sociale, politico ed economico.
Chi ha una coscienza morale e professionale e il coraggio di non rassegnarsi a quello che è accaduto ed accade nel nostro Paese, ha il dovere civico di associare il proprio impegno professionale e culturale alla difesa intransigente dei valori costituzionali e di opporsi al rischio di un progressivo svuotamento dello statuto della cittadinanza che, lasciando spazio al crescere di una rassegnata cultura della sudditanza, determina il degrado del vivere comune a causa del proliferare di sopraffazioni, arroganze e cortigianerie interessate.
Chi, oltre a possedere quella coscienza e quel coraggio, può spendere la credibilità di una vita passata a combattere i poteri criminali, ha il dovere e il diritto di marcare la differenza tra l’agire autenticamente democratico e quello di chi si adatta alle situazioni e preferisce il vivere mediocre che supporta e stabilizza le ingiustizie e le mistificazioni.
E’ il dovere della verità e della conoscenza ciò che qualifica la statura etica della persona, qualunque sia la sede o il contesto in cui si concretizza la sua esistenza.
La verità e la giustizia insite nella coscienza, nel coraggio, nell’impegno di ogni cittadino non possono essere fonte di equivoci o divenire espressione di un sapere egoistico in quanto socialmente limitato. Esse devono, invece, manifestare il pregio della chiarezza, della trasparenza, del riconoscimento, anche ricordando quanto la fatica giurisdizionale ha accertato nell’interesse primario del sapere collettivo.

LA TRASPA-RENZI
Rosario Amico Roxas

Nei sistemi democratici, specialmente in quelli risorti dopo le dittature nazi-fasciste, il perno su cui deve (o meglio “dovrebbe”) ruotare l’attività dell’esecutivo, è “la trasparenza”, termine usato e spesso abusato, che dovrebbe offrire ai cittadini la possibilità di controllo, sancita dalla Costituzione che dichiara essere il popolo il più alto detentore del potere nazionale e sovranazionale che coinvolge gli interessi del “Bene Comune”.

“La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.”

E’ questa una delle definizioni in letteratura che chiarisce la dimensione totalizzante che deve assumere la trasparenza, in grado di favorire forme diffuse di controllo da parte del popolo sovrano. Ma oltre la Costituzione, altre leggi ne garantiscono l’efficacia.

Il principio della trasparenza, infatti, inteso come «accessibilità totale» alle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, è stato affermato con decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. Obiettivo della norma è quello di favorire un controllo diffuso da parte del cittadino sull’operato delle istituzioni e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. (Dlgs n.33 del 14 marzo 2013).

Il legislatore ne ha fatto un Decreto Legge, per renderne immediatamente efficace l’applicazione.

La locuzione decreto legislativo (spesso abbreviato in DLgs) o decreto delegato si intende, in particolare nel diritto costituzionale, un atto normativo avente forza di legge adottato dal potere esecutivo (Governo) per delega espressa e formale del potere legislativo (Parlamento).

Ma cosa sta accadendo in Italia nell’attuale frangente di crisi economica e disordine politico ?
Sta accadendo che di tutto si può e si deve parlare tranne che di “trasparenza” dell’esecutivo, con un presidente del consiglio (rigorosamente minuscolo) non eletto dal popolo, sostenuto da un pregiudicato condannato dopo tre gradi di giudizio, espulso per indegnità dal Senato, dichiarato dalla Banca d’Italia “privo di onorabilità, tant’è che gli è stato vietato possedere la quota di controllo della Banca Mediolanum, interdetto dai pubblici uffici, privato del diritto di voto arrivo e passivo, in candidabile per sei anni. I due, messe insieme le loro debolezze, che ritengono essere le loro forze, hanno stipulato un patto segreto, diabolico, dove uno garantisce l’eternità del governo, in cambio non dell’anima, bensì delle sorti dell’intera nazione.
Con tale “Patto del Nazareno” è il governo stesso che è entrato a gamba tesa nel conflitto di interessi che ha dominato la politica degli ultimi venti anni, diventandone complice ed esecutore materiale. La trasparenza, che dovrebbe illuminate i provvedimenti dell’esecutivo, si è trasformato in una omertoso accordo segreto tra le due parti, vietando, inoltre, al popolo italiano di esercitare il diritto/dovere di pronunciarsi, con elezioni “trasparenti”, sulla scelta dei proprio rappresentanti e di cacciare i mercanti dal Tempio della Democrazia.
Tra le righe si potrebbe anche leggere un attentato alla Costituzione, essendo mortificati i principali diritti che Essa garantisce.
La Costituzione è LA LEGGE, la sola legge che non ammette interpretazioni di comodo o particolari forme attenuanti che ne alterano la volontà.
In natura tutto accade seguendo ciecamente secondo l’eterna legge naturale; soltanto l’uomo, fornito di ragione autonoma, agisce nella rappresentazione della legge.
Di fronte alla ragione la legge avrebbe carattere oggettivo, obbligatorio e universale; ma così non è.
Se l’uomo fosse solamente ragione, obbedirebbe alla legge, la quale acquisirebbe anche un carattere soggettivo, in quanto la ragione coinciderebbe con la volontà individuale.
Ma l’uomo non è solamente ragione, valutazione che bloccherebbe l’intera umanità dentro gli angusti confini di un illuminismo statico, l’uomo ha passioni, inclinazioni, esigenze, bisogni, impulsi, egoismi, a volte, contrari alla ragione, ha anche tendenze criminali che si scontrano con l’esercizio del Bene Comune; per questo motivo l’esigenza oggettiva della legge razionale DEVE imporsi sulla volontà in forma imperativa, con un comando, punendo severamente che ne ostacola l’universalità.
E’ così che in Italia non possiamo più parlare di trasparenza, ma di una sua fallace e interessata interpretazione, che possiamo identificate con questo nuovo termine che ne chiarisce bene l’itinerario individualista: la TraspaRenzi.
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  1. Dunque, facciamo il punto: due uomini conducono un’azione terroristica con grande freddezza e denotando una preparazione militare di alto livello, anche se sbagliano numero civico, ma nessuno è perfetto.
    Scappano con un’auto che all’inizio della fuga ha gli specchietti retrovisori bianchi e quando viene ritrovata dalla polizia li ha neri (lo smog di Parigi).
    Vengono identificati perché nell’auto hanno lasciato un documento di identità, bandiere della jihad, bottiglie molotov e un manuale dal titolo “Come fare un attentato nella sede di un giornale satirico e farla franca” (vi ricorda qualcuno?).
    Quindi requisiscono un’altra auto e vanno a farsi una scampagnata finché un benzinaio con grande spirito di osservazione li nota perché hanno le armi in bella vista (fra cui una con la scritta “questo è un lanciarazzi”), la bandiera dell’ISIS sull’antenna e sulla fiancata la scritta “Attaque contre Charlie Hebdo”.
    A casa uno dei due ha lasciato un foglietto attaccato al frigorifero con su scritto “vado a fare un attentato, compra tu la baguette”.
    Beh, è talmente chiaro che ho dovuto mettere gli occhiali da sole.”
    davide lak

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 10, 2015 @ 6:06 pm | Rispondi


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