Nuovo Masada

dicembre 19, 2014

MASADA n° 1601 19-12-2014 PODEMOS

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:00 pm

Le false promesse renziane sulla severità delle pene – Il Capo dello Stato difende i corrotti e rampogna gli onesti – Schifo sarà lei – Il sacco di Roma – Politica e crimine non si distinguono più – L’onnipresente Salvini – Podemos – L’orrore delle donne

In Italia i fascisti si dividono in due grandi categorie: i fascisti e gli anti-fascisti“.
(Ennio Flaiano)
.
Napolitano accusa di antipolitica chi attacca i politici corrotti. Analizziamo meglio qual è la vera antipolitica: “…’indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la CIA, uso illecito di enti sporchi come il SID, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna, distruzione paesaggistica e urbanistica, degradazione antropologica degli italiani, condizioni disastrose delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell’abbandono selvaggio delle campagne, esplosione selvaggia della bassa cultura dei media, stupidità delittuosa della televisione, distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori’…Mi pare una rappresentazione abbastanza fedele.” (Guest 1)

Frandiben
Napolitano mette in guardia dall’antipolitica. Forse è di questo che discuteva con Mancino.
.
“Bello, quando sul mare si scontrano i venti
e la cupa vastità delle acque si turba,
guardare da terra il naufragio lontano:
non ti rallegra lo spettacolo dell’altrui rovina,
ma la distanza da un simile sorte

(Lucrezio, De rerum natura).
.
Renzi dice che nelle carceri italiani ci sono 275 condannati per corruzione, ma il procuratore Cantoni lo nega. In realtà non sono più di una decina, mentre in Germania i condannati per corruzione sono 8700. Le leggi che Pd e Pdl hanno concordato per salvare dalla galera i corrotti sono le leggi che hanno deciso a salvaguardia di se stessi. E se sono riusciti a salvare se stessi dal carcere con un eccesso di garantismo, c’è da credere che, essendo ancora gli stessi in parlamento, nessuna delle leggi di Renzi di aggravamento delle pene per corruzione riuscirà a passare, mentre passerà la sua sostituzione del carcere fino a 4 anni di pena, con i domiciliari. E noi ci chiediamo: ma se tutti i corrotti d’Italia fossero condannati ai domiciliari, dove lo troveremmo l’esercito di poliziotti per vigilare sulla loro pena restrittiva?
Renzi è la menzogna vivente: ciò che promette è sistematicamente negato da ciò che fa. E anche questa promessa di maggior severità sui corrotti resterà lettera morta come tutto il resto. Che vergogna infinita! E che schifo questi renziani che insistono nel difenderlo contro ogni ragionevolezza!

Sulla porta di un manicomio c’era scritto:
“Qui si entra sani e si esce malati”
Su certe porte istituzionali dovrebbero scrivere:
“Qui si entra onesti e si esce corrotti”.
.
Travaglio
“… i 5Stelle sono fuori dagli scandali. I soldi pubblici non li rubano: anzi, restituiscono anche quelli che spettano loro per legge. Nelle fogne Expo, Mose e Mafia Capitale, i grillini non ci sono mai, il Pd c’è sempre. E quando qualche 5stelle viene pizzicato, come nel caso dei rimborsi regionali, viene espulso, non promosso sottosegretario o governatore o consigliere regionale.”
Ma Napolitano offende gli onesti, provando oltre ogni misura di essere sempre stato dalla parte dei colpevoli. Tali gli elettori, così l’eletto. Cane non morde cane. Il simile cerca il simile, anche nel peggio. Avevano bisogno di un presidente della repubblica che garantisse leggi incostituzionali e lo hanno trovato. Avevano bisogno di un capo del governo che garantisse il proseguimento della depredazione dell’Italia e lo hanno nominato.

SCHIFO SARA’ LEI
Marco Travaglio

Qualcuno, per favore, avverta Renzi che non è il capo dell’opposizione, ma del governo e della maggioranza. E che il Pd beccato con le mani nel sacco di Roma lo dirige lui da un anno. Quindi, quando dice “schifo”, parla di se stesso e del suo partito, non dei gufi che stanno fuori.
La responsabilità politica e morale è sua e dovrebbe scusarsi con gli italiani per non aver saputo bonificare per tempo il Pd, imbarcando tutto il vecchio establishment in barba alla rottamazione. Che, com’è ormai noto, è una truffa: perché non ha mandato a casa i pezzi più vecchi, più sporchi e più compromessi del partito, ma solo quelli che non si sono genuflessi al renzismo dominante. Se “Roma è troppo grande e bella per lasciarla in mano a gentaccia”, quella gentaccia l’ha fatta entrare o l’ha lasciata lì lui, riciclando ex rutelliani, ex dalemiani, ex fioroniani, ex veltroniani, ex bettiniani in cambio di una semplice professione di fede renziana.
E ora non può cavarsela col commissario Orfìni, l’ex dalemiano, ex bersaniano, ora ovviamente renziano, che nella federazione romana è nato e cresciuto accanto a quelli che dovrebbe cacciare, senza mai accorgersi di quanto accadeva. Nel 1983, quando il Psi torinese fu spazzato via dallo scandalo Zampini, Craxi nominò commissario il ras torinese Giusi La Ganga, che fu subito indagato e sostituito con un altro dirigente eletto sotto la Mole, Amato. Che non bonificò un bei nulla, tant’è che dieci anni dopo il Psi torinese finì in Tangentopoli. Se davvero Renzi vuole voltar pagina nella Capitale, il commissario deve prenderlo a Bolzano, non a Roma. Invece opta per un commissariamento omeopatico, gattopardesco.
Ma ci è o ci fa? Un po’ ci è (è superficiale quanto basta) e un po’ ci fa (è molto spregiudicato e si crede sempre più furbo di tutti). Come se bastasse estrarre poche mele marce da un cestino di mele sane. Ma qui è marcio il cestino e qualunque mela, anche sana, anche acerba, ne viene immediatamente contagiata.
Marino non è un ladro, e neppure la Bonafè. Tra l’altro, nessuno dei due è romano e ha mai bazzicato la federazione capitolina. Eppure, appena sbarcati a Roma – l’uno per candidarsi a sindaco, l’altra a eurodeputata – furono subito portati in processione a rendere omaggio all’omicida Salvatore Buzzi, padre padrone della Coop 29 giugno, asso pigliatutto delle opere pubbliche, sodale di Er Guercio e finanziatore delle campagne elettorali di chiunque s’avvicinasse al Campidoglio, nero o rosso non importa.
Nessuno poteva fare a meno di lui, prima del voto, per avere soldi, tessere e voti. Nessuno poteva negargli, dopo il voto, la ricompensa sotto forma di appalti: per gratitudine o per paura di finire incaprettato in qualche discarica. Il tipico conflitto d’interessi che diventa voto di scambio e associazione mafiosa. Renzi dice che non c’è bisogno di cambiare le leggi: in teoria è vero, basterebbe non prender soldi da chi lavora per la Pubblica amministrazione.
Ma l’elenco dei finanziatori di Renzi di oggi e di ieri (do you remember Carrai?) ci dice che così non è. Molto meglio di vietarlo per legge, per allontanare le tentazioni. Renzi aggiunge che, “se Grillo torna a fare i suoi tour, è grazie al nostro lavoro: con il 41% del Pd alle europee abbiamo messo la parola fine al rischio della demagogia e del populismo di Grillo”.
Ma forse sopravvaluta il suo lavoro (gli indicatori economici e sociali di nove mesi di cura Renzi sono catastrofici) e gli errori del M5S. Per quante cazzate facciano, i 5Stelle sono fuori dagli scandali. I soldi pubblici non li rubano: anzi, restituiscono anche quelli che spettano loro per legge. Nelle fogne Expo, Mose e Mafia Capitale, i grillini non ci sono mai, il Pd c’è sempre. E quando qualcuno viene pizzicato, come nel caso dei rimborsi regionali, viene espulso: non promosso sottosegretario o governatore o consigliere regionale. Finché il Pd non riuscirà a far politica senza inquisiti e senza soldi pubblici, qualche milione di italiani onesti continueranno a votare 5 Stelle. Schifati da tutti gli altri.

Abbiamo amato l’Odissea, Moby Dick, Robinson Crusoe,
i viaggi di Sindbad e di Conrad,
siamo stati dalla parte dei corsari e dei rivoluzionari.
Cosa ci fa difetto per non stare con gli acrobati di oggi,
saltatori di fili spinati e di deserti,
accatastati in viaggio nelle camere a gas delle stive,
in celle frigorifere, in container, legati ai semiassi di autocarri?
Cosa ci manca per un applauso in cuore,
per un caffè corretto al portatore di suo padre in spalla
e di suo figlio in braccio
portato via dalle città di Troia, svuotate dalle fiamme?

Benedetto il viaggio che vi porta, il Mare Rosso che vi lascia uscire,
l’onore che ci fate bussando alla finestra.

Erri De Luca

CONSIGLI NON RICHIESTI
Marco Travaglio

I 5Stelle pubblicano una divertente (si fa per dire) cronologia di tutte le volte in cui Renzi ha stoppato le norme anti-corruzione in Parlamento. Il 13 maggio il M5S fa votare dal Senato la discussione urgente delle sue proposte, che prevedono pene più alte e prescrizione più lunga. Il 27 maggio Grasso dichiara in aula che l’esame delle varie proposte di legge sul tema inizierà il 10 giugno. Ma a quel punto il premier, per salvare il Nazareno, annuncia che ci penserà il governo con un decreto, e le mazzette passano in cavalleria dinanzi alla decisiva urgenza di sfasciare la Costituzione. Il 12 giugno e il 7 agosto i pentastellati incontrano il ministro Orlando per chiedere di discutere subito le norme pronte in Parlamento. Nisba. Per mesi il fronte Pd-Lega-Ncd-FI vota no (con la sola eccezione dell’isolatissimo capogruppo pd in commissione Giustizia, Felice Casson). Tutto vero. Com’è vero che solo quand’è saltato il cupolone di Mafia Capitale il premier s’è deciso ad annunciare (per oggi, forse) il ddl anti-corruzione.
Ma l’emergenza è talmente drammatica che bisogna cogliere l’attimo e seguire Mao: “Non m’importa se il gatto è nero o bianco, purché acchiappi i topi”. Renzi va preso in parola e, se quello che uscirà oggi dal Cdm sarà un buon testo e servirà davvero ad aumentare le pene e ad allungare la prescrizione, va votato subito. Poi però bisogna insistere: l’inquinamento dei partiti e della pubblica amministrazione è così tentacolare e antieconomico che occorre ben altro, subito dopo. 1) Uno degli scandali emersi dalla fogna romana è quello delle municipalizzate: in Italia le società pubbliche o miste sono 7800 (e in continuo aumento), con 19mila consiglieri di amministrazione e 300mila addetti; per un terzo hanno i bilanci in rosso e ci costano 15 miliardi l’anno. Oltre a disboscare il carrozzone riducendo sigle e posti inutili, è troppo chiedere che gli amministratori vengano scelti per merito e curriculum, con concorsi nazionali a evidenza pubblica, e non fra i soliti compari dei politici? 2) Un’altra cloaca è quella delle fondazioni: ogni leader o leaderino ne ha una. Raccolgono soldi da chicchessia e, quando si chiede di conoscere i finanziatori, la risposta è “no, c’è la privacy” (nda anche D’Alema ha la sua brava fondazione). La stessa risposta che riceviamo da giorni alla domanda su chi ha partecipato alle cene pro Pd organizzate da Renzi (compresa quella romana con Buzzi & C.) e quanto ha versato. Ogni euro che va a politici o a partiti, direttamente o tramite fondazioni e altri marchingegni , dev’essere tracciabile e cristallino: se davvero la legge sulla privacy lo vieta, la si cambi e si dia trasparenza a questi buchi neri chiamati fondazioni. Può capitare di ricevere soldi da qualcuno che poi si scopre un delinquente: nel qual caso bisogna saperlo e restituire il maltolto. 3) Anche a questo dovrebbe servire la legge sul conflitto d’interessi, attesa da 20 anni: a impedire che chi lavora per la pubblica amministrazione finanzi politici che poi, una volta eletti, si sdebiteranno con appalti, incarichi e consulenze. Questi non sono finanziamenti privati, sono tangenti preventive. 4) Raddoppiare le pene di tutti i reati dei colletti bianchi, compreso l’illecito finanziamento ai partiti (e ripristinando finalmente il falso in bilancio), è essenziale per consentire le intercettazioni e la custodia cautelare, oggi precluse quando la pena è fino a 3 anni. 5) La corruzione privata, istituita dalla legge Severino con sanzioni ridicole (niente intercettazioni e custodia cautelare, prescrizione assicurata), va equiparata a quella pubblica, sia per le pene, sia per la procedibilità d’ufficio (e non a querela): altrimenti la fanno sostanzialmente franca tutti i trafficoni delle società municipalizzate e partecipate dallo Stato che, avendo la forma giuridica di Spa, non ricadono nella corruzione pubblica. Tutto ciò, si capisce, se si vuol fare sul serio contro la corruzione. Se invece si pensa, come il presidente della Repubblica, che la “patologia eversiva” che si mangia il Paese e corrode la democrazia sia l’“antipolitica”, cioè la critica radicale a questo sistema marcio, si lasci tutto com’è. E si prepari a pie’ fermo il terzo mandato di Giorgio Napolitano.

Claudio
Visto che la nostra disinformazione crea le coscienze degli italiani e milioni di italiani credono in questo presidente, credo che non è il caso di contrattaccare il Presidente della Repubblica Italiana, tra qualche mese ce lo ricorderemo come il presidente del fallimento della nazione e il presidente difensore di questa classe politica ladra e vigliacca.
Tra qualche mese la storia ce lo ricorderà come il peggiore Presidente della Repubblica Italiana di tutti i tempi.
.
Viviana
Napolitano invece di ‘monitare’ contro i politici corrotti se la piglia con chi li condanna, parlando di antipolitica e di eversori. Da non credere!
Il cambio di rotta di Renzi ci porta da un paese da primo mondo a uno di terzo.
Il cambio di morale di Napolitano rovescia la verità con l’errore e l’etica pubblica con la difesa della corruzione privata.
E abbiamo scampato, grazie ai grillini sul tetto, uno scempio ancora più grave di quella Costituzione che un Capo dello Stato onesto avrebbe avuto il dovere di salvare.

Davlak
Il “garante della Costituzione” nostro esimio PDR, sbadatamente ha omesso di dire che la nostra Carta Costituzionale non è mica tanto in buone mani se a riformarla ci sono un condannato in primo grado per danno erariale dalla corte dei conti e un condannato in via definitiva per frode fiscale. s’è pure scordato di dire che l’antieuropeismo è “leggermente” dovuto alle migliaia di suicidi di imprenditori non più in grado di pagare i danni provocati dai governi dei suoi cari partiti che hanno portato sul lastrico questo paese, senza contare le centinaia di migliaia di imprese andate a gambe all’aria da quando c’è l’euro, per non citare lo strozzinaggio delle banche e quello di Equitalia, e il malaffare delle amministrazioni locali, i danni delle alluvioni, la cementificazione selvaggia, la sanità che non funziona, i trasporti pubblici a pezzi, le tasse più alte dell’occidente, e un debito pubblico mostruoso che, guarda caso, sempre frutto del lavoro dei beneamati partiti sono…
…buongiorno, Italia!
.
Daniel Fortesque
Giorgi’, non ci si crede! Uno, fa una Legge Elettorale incostituzionale, per metterci, in Parlamento, chi pare a lui… …poi, detta Legge Elettorale incostituzionale, quanto lo sia, incostituzionale, lo fa decidere ad una Corte Costituzionale nominata da quello stesso Parlamento nato da quella stessa Legge Elettorale incostituzionale… …e Corte Costituzionale che, guarda caso, sentenzia come la Legge Elettorale della quale anche essa stessa è “figlia”; è una Legge Elettorale sì, un tantinello incostituzionale… …ma poco poco poco! Tanto che non solo tutto quanto legiferato dai precedenti governi resta assolutamente valido e lecito… …ma anche l’attuale governo, nonostante “figlio” di quella Legge Elettorale incostituzionale, può tranquillamente continuare a legiferare, arrivando liscio liscio fino a fine legislatura! Poi, uno, mette su un bel governozzo senza opposizioni, come quello Monti, con Bersani. Casini, e il facente funzioni di Berlusconi… …e con questo governo, incomincia a massacrare i lavoratori dipendenti del settore privato, saccheggiandogli pensioni per 20 mld l’anno, e cominciando col sottrargli ammortizzatori sociali e le tutele derivanti dall’Art.18! Poi, uno, si accolla un ulteriore settennato come Presidente della Repubblica, sostenendo, in definitiva, quel governo Renzusconi-Alfano, che altro non è se non l’esatta prosecuzione di quello Monti, col quale continuare a sottrarre poteri al popolo (modifica del Titolo V!) e tutele e diritti sempre ai lavoratori dipendenti del settore privato! Naturalmente, preservando da tanti accidenti, banche, potentati, lobby varie e posizioni di rendita delle più magnifiche! E dopo tanti sforzi e tanti impegni, con l’evasione rimasta, da quel dicembre del 2011, esattamente attestata alle stesse cifre di un tempo, e così dicasi per corruzione, riciclaggio di denaro sporco, riciclaggio di denaro pubblico, e DP che continua a salire in cambio di un Paese in braghe di tela… …dopo tanti sacrifici, uno dovrebbe pure sopportare populismo ed eversione?
E quando è troppo è troppo no, Giorgie’?

Qfwfq
Certo che è oggettivamente grottesco additare l’antipolitica come il male assoluto del paese mentre continuano a fioccare arresti e avvisi di garanzia su un’intera classe dirigente.
All’elettore medio non resta che continuare a tapparsi il naso. Che paese straordinario…!
.
Cobra89
Prendiamo atto che per il Presidente della Repubblica il problema dell’Italia non è lo scandalo EXPO, lo scandalo MOSE, lo scandalo di Roma capitale…al contrario il problema sarebbe rappresentato dalle proteste dell’opposizione contro le continue vergogne che vengono votate in Parlamento. Poi se l’antipolitica dilaga si lamenta anche?
.
Come diceva Benigni: “Il problema di Palermo è il traffico”.
.
Non vedo l’ora che questo uomo orribile che è attaccato al Quirinale scompaia.
Non mi è mai successo prima di provare tanta avversione contro qualcuno.
Nemmeno contro Cossiga o Leone.
.. se non fosse per l’orrendo sospetto che questa Cricca orribile di mafiosi metta al suo posto uno addirittura peggiore!
.
filippo49
“Patologia eversiva” è questa politica corrotta e collusa con ogni forma di delinquenza, dalla mafia in giù, e per giunta assolutamente incapace, che governa (si fa per dire) da decenni.
E che il Presidente conosce benissimo, non avendo fatto altro per tutta la vita che proteggerla.

Berluscameno
Ma è proprio vero che Padoan è d’accordo con Juncker?
Non mi sembrerebbe troppo strano quando apprendo dai testi ottenuti dal network giornalistico ICIJ – relativi alle transazioni preliminari presentate- per l’approvazione, dalla Pricewaterhouse, a nome dei propri clienti, al “bureau d’ imposition” dello Stato del Lussemburgo , conosciuto in gergo come “sociétés 6”. In Lussemburgo hanno sede (oltre Fondi Comuni ed Holding a go-go) n.149 Istituzioni Bancarie (anche Italiane) con un attivo di Bilancio complessivo di circa 750 miliardi di euro. A quanto ammonteranno gli utili (in nero) delle Istituzioni Bancarie Italiane con “banche ombra” situate nel Paradiso Fiscale UE del Lussemburgo?
A farne le spese sono i Paesi d’origine delle società o Istituzioni bancarie , costretti a rinunciare al gettito sugli affari dirottati nel paradiso fiscale. Secondo ICIJ, sui 95 miliardi di dollari di profitti che le grandi società americane hanno realizzato oltremare nel 2012, passando per il Granducato, hanno lasciato al Fisco del Lussemburgo poco più di un miliardo di dollari, appena l’1,1 per cento del malloppo.
E poi il nostro Padoan parla di lotta all’ evasione fiscale in Italia realizzata tramite il divieto ai cittadini di prelevare in Banca cifre in contanti superiori ai mille euro!? Ma mi faccia il piacere… Lui e di suoi amici banchieri italiani (di nero vestiti) !
.
Berluscameno
Il mondo “curioso” in cui viviamo.
ARRIVERANNO ALL ’ESPROPRIO DI MASSA. Weidmann e la Merkel vogliono la patrimoniale (in Italia). E che la voglia il numero uno della Buba (cioè la banca centrale tedesca, non esattamente quella dello Zaire) lascerebbe pure il tempo che trova, se solo avessimo una classe politica degna di tale nome.
Anche il Fondo Monetario Internazionale vuole la patrimoniale. Ma, anche in questo, sarebbe poca cosa.
Poi, però, si arriva in Italia e ci si imbatte in un esercito di personaggi che, a vario titolo, occupano la scena pubblica e i luoghi di potere: la vogliono anche loro. E di quelle feroci, pure. Avete bisogno di nomi? Vabbè, facciamoci male: diciamo i nomi.
La Camusso &C, Bersani, Fassina, Vendola, Renzi, Cuperlo, Modiano, Monorchio, Bonanni, Angeletti, Civati, D’Alema, Saccomanni, Letta, Bindi, ecc. ed i grassi banchieri al comando di banche italiane con le relative “banche ombra” situate nei paradisi fiscali .
In modo da poter liberamente “riciclare” il denaro “truffato” agli italiani dai delinquenti e dai politici loro complici (“Mafia di Roma” docet!). I Banchieri non fanno credito alle imprese reali ma speculano sui “derivati tossici” con i soldi che la BCE gli fornisce al tasso di interesse del 0,15% annuale. SI sono pure aggregati “alla banda” qualche migliaio di politici di minore importanza, che si lavano la coscienza (in anticipo) dicendo che quanto incamerano serve “solamente “per una redistribuzione della ricchezza. Ma, in realtà,” la patrimoniale”, serve solo per mantenere lo status quo globale e dominante dei grassi Banchieri e dei loro “complici colletti bianchi politici”! Sono tutti alti esponenti del mondo accademico ( magari laureati alla Bocconi ), e “fanno finta di non sapere” che quando un Paese è vittima di recessione, deflazione, alta disoccupazione ed alto debito pubblico l’unico modo per condannare il Paese alla morte “certa “economica è proprio quello di aumentare a dismisura la tassazione sui cittadini, anche appartenenti alla classe media (in via di distruzione ed annientamento programmato dalla globalizzazione !). Tutta gente che, nella loro onorata carriera (di speculatori in camice bianco), hanno lavorato assai poco ma che capiscono il sacrificio del risparmio, insomma :certo il vostro risparmio, non il loro. Perché, secondo “loro”, sarebbe “peccato capitale” aver lavorato onestamente senza poter accumulare risparmi ( pochi o tanti che siano )proprio solo col frutto di solo impegno concreto , di lavoro onesto , ingegno e sacrificio( senza neppure aver affrontato i “disonori” collegati ad un qualsiasi concorso o partecipazione ad asta di interesse pubblico per quei posti (pubblici o privati )super –pagati e con super –poteri che i politici dei colletti bianchi hanno immeritatamente acquisito ,escludendo -con arroganza e senza farsi alcun scrupolo – i più meritevoli. Magari questi onesti cittadini (che dovrebbero anche essere super tassati ) hanno dovuto sopportare un livello di tassazione tra i più alti al mondo . Mentre “LORO “- i più scaltri -si facevano rimborsare -abbondantemente e direttamente.–tramite lo stipendio statale o degli Enti Locali – i soldi utilizzabili per vivere alla grande.
Soldi versati allo Stato dai cittadini onesti ( e non prelevati dalle casse dello Stato come hanno sempre fatto i politici collusi con i soliti “ banchieri e finanzieri d’affari” dal camice bianco ) .
E il tutto si compie mentre le cronache giornaliere ci raccontano di miliardi di euro che vengono “elargiti” -in modalità legale – ai partiti politici e dell’uso che le varie segreterie fanno del maltolto.
Dei veri parassiti sociali, che godono del denaro estorto al popolo italiano, talvolta usando queste risorse come se fossero degli “Hedge Funds”, per fini per nulla riconducibili al miglioramento e allo sviluppo della politica e dell’economia (denari esportati illegalmente all’ estero) e della pessima classe dirigente che questa esprime. Le ruberie perpetrate servono per mangiare ostriche e champagne o per finanziare lussi e privilegi di una classe politica (e dei loro complici banchieri e finanzieri d’assalto) priva di ogni elemento morale, civile e sociale: degna del peggior basso impero, insomma. Oggi, come ieri, i partiti occupano tutte le istituzioni statali, centrali, intermedie e locali.
Occupano banche private (creando banchieri “tutto fare”-ed anche a rubare per loro ), enti, luoghi di potere, televisioni, università e aziende pubbliche nazionali e locali. Anzi, queste ultime, talvolta, vengono mantenute in vita proprio per riciclare poltrone da riservare a politici falliti, corrotti o addirittura condannati, e concedere a questi il favore di poter vantare un incarico, apparentemente di prestigio. E’ sempre la stessa Repubblica delle tangenti, della corruzione, della concussione e dell’illegalità diffusa; dei favoritismi, delle sopraffazioni, della difesa di interessi di parte, corporativi e lobbistici e delle raccomandazioni. Questi elementi appartengono ai politici di oggi come a quelli di ieri, proprio come se fossero una naturale eredità trasferita dal corso dei tempi. Il risultato di questa degenerazione è sotto gli occhi di tutti: una nazione prossima al fallimento, con una pressione fiscale ai limiti dell’esproprio e un apparato burocratico e amministrativo degno della peggiore unione sovietica, volontariamente mantenuto poiché enorme bacino di voti e quindi di privilegi monetari(“arraffa –arraffa”). E proprio mentre gli italiani sono chiamati a sacrifici enormi in nome della salvezza di una NAZIONE che “loro” (politici collusi e banchieri) hanno distrutto e stanno conducendo verso il fallimento, questi continuano a farsi beffa del futuro della popolazione e delle generazioni a venire. Continuano nel “nulla” della loro azione (in favore del Popolo) in maniera spregiudicata e ad anteporre gli interessi personali a quelli della collettività, depredando la Nazione delle sua democrazia e del sogno di un futuro migliore. Con questo operare dissennato stanno inducendo la popolazione onesta alla disperazione e all’ esasperazione con terribili e prossime conseguenze sociali. Che poi, verrebbe da chiedersi: salvarsi da chi, da cosa, se non da “loro”?
Ah, se vi fosse sfuggito, tra poco, scatterà il controllo sui conti correnti, da parte del fisco.
Ovviamente, sui giornali sussidiati che POTETE leggere, troverete scritto che lo faranno per sconfiggere l’evasione. Ma in realtà lo faranno per controllare i risparmi degli italiani. I vostri, non i “loro”.
Il concetto della “patrimoniale” è assai semplice da capire. Se è vero che al credito di un soggetto, corrisponde il debito di un altro soggetto, quale soluzione migliore che quella di compensare debito e credito? (nda i 5stelle lo avevano proposto per i debiti che lo stato ha con le aziende, 90 miliardi, da parificare con le imposte, ma i partiti hanno votato contro).
In questo modo il debitore sarà stato reso solvibile, mentre il creditore sarà stato espropriato. Chiaro, il concetto?

Berluscameno
E’ difficile accettare quello che appare.”Ma così è se vi pare .”
“Alemanno indagato è solo l’ultimo caso: politica e criminalità ormai non si distinguono più.
Ormai non ci fa più caso nessuno e nessuno più si scandalizza: politici e pezzi interi di varie istituzioni indagati, imputati e condannati per associazione mafiosa.
Insomma non è più una novità che la mafia sia completamente dentro le istituzioni e completamente ramificata.
Non passa giornata che non si legga di politici coinvolti in vari reati di mafia.
Certo, tutti da verificare e da vagliare dopo eventuali sentenze ma che porta sempre più a galla una situazione sempre più desolante. Il rapporto tra politica e mafia è oramai talmente frequente che non si capisce dove inizi uno e finisca l’altro.
La notizia del giorno è l’indagine che vede coinvolto Gianni Alemanno: non si può ancora entrare nel merito, ma le accuse sono molto pesanti. Un quadro molto serio e sempre più assurdo. In via generale, grazie al lavoro di magistrati seri e coraggiosi, si scoprono casi e situazioni veramente desolanti. Non esiste più neanche la capacità di meravigliarsi ed indignarsi nel vedere e leggere certe cose: tutto è visto come il sistema che funziona e si muove così. Leggere i discorsi di certi politicanti e criminali (molte volte i due ruoli combaciano) ti fa veramente capire in che razza di società viviamo. Dove chi è furbo fa strada e dove chi cerca di fare il suo lavoro onestamente passa per coglione. Certo non lo scopriamo oggi. Ma non se ne vede la fine. Non ci sono partiti immuni e tutti hanno le loro gravi responsabilità. La cosa assurda è che tutti ormai abbiamo cognizione di quello che accade o succede all’ interno della nostra società ma una grossa fetta dei cittadini non disprezza questo mondo, anzi ne fa parte o cerca in qualche modo di servirsene.
La connivenza e il disinteresse, poi, fanno il resto. In tanti si servono di questo clima criminale-clientelare. Fa comodo a molti pezzi della politica e delle varie istituzioni riconosciute e non: il vero perno è il denaro e il potere, il fine pubblico della politica non esiste più o forse non è mai veramente esistito.
E in tutto questo il povero, onesto e molte volte ignorante cittadino si trova sulle spalle e sulla testa il peso di questi crimini impuniti.
Difficile un cambio di mentalità e di rotta in un sistema veramente marcio sin dalle fondamenta. E’ un problema strutturale e incancrenito.
La cosa triste è che non si vede più neanche l’ombra di una vera indignazione sociale: ci si ferma a qualche piccola presa di posizione e incazzatura.
Poi, come al nostro solito, ci si dimentica e si va avanti.
Forse l’unica soluzione per non rovinarsi definitivamente il fegato è non pensarci.
Ma dobbiamo prendere atto che come al solito se ciò accade tutti noi abbiamo le nostre responsabilità. Se non si inizia a sporcarci le mani per lottare veramente contro questo sistema malato e patologico sarà impossibile uscirne. E certe parole e certi significati dovranno sicuramente essere rivisti e rivisitati.
Per ora dobbiamo solo ringraziare il lavoro dei PM e delle Procure che cercano di lottare in un mare di sterco.”

Sergio di Cori Modigliani
Ciò che è esploso a Roma, come una bomba inattesa, è il prodotto della trentennale, gestione del nostro paese che, dopo aver firmato l’ordine di esecuzione del piano di genocidio culturale e avere abbattuto i valori fondanti della collettività, ha affermato il principio in base al quale il denaro, qui inteso come banali soldi cash, è diventato la priorità assoluta.

Roma è il simbolo dell’idea veltrusconiana della politica. A danno di ogni altro valore che non conta nulla.
E’ diventato legge sociale condivisa il principio in base al quale “in Italia vale soltanto chi conta”, abbattendo quindi ogni principio di rispetto per la competenza. Questa idea del mondo ha lanciato la promozione degli inetti “che servono” e la valorizzazione dei falliti di successo.
(Su questo *erdaio sociale il monito di Napolitano contro gli onesti è la perfetta ciliegina sulla torta – di *erda, si intende).
.
Quando il capo di uno Stato difende i corrotti e denigra gli onesti, ciò vuol dire che la cancrena omertosa ha penetrato lo Stato fin nel profondo e non resta ai cittadini perbene che una enorme rabbia e vergogna.
.
Desmond
Non siamo un paese curioso, ma un paese dove una élite corrottissima ha ormai occupato tutte le istituzioni e imposto di fatto una dittatura, cioè una ferrea subordinazione del potere legislativo a quello esecutivo. Inoltre, come in ogni dittatura, i processi decisionali del potere esecutivo, e quindi anche i processi normativi, seguono strade extraistituzionali, occulte o comunque private, come sono privati il patto del nazareno e le decisioni riguardanti la normativa sul lavoro e la modifica della costituzione. Un tale sistema decisionale informale e incontrollabile, in cui il parlamento è ridotto a organo ancillare e ratificante, mero passacarte di decisioni prese altrove tra pochissimi attori, è anche come vediamo un sistema di generale stato d’eccezione. Non esistono regole stabili in una dittatura, se non la regola della convenienza del momento per i pochi decisori che ne sono al vertice.
In una condizione di generale eccezione e instabilità, e quindi ininfluenza della norma scritta e dei precedenti fattuali, è normale che il decisore neghi oggi quello che denunciava ieri e viceversa. Quindi è normale che un partito fondato da un mafioso chieda provvedimenti (di facciata e ininfluenti) contro la mafia, è normale che il segretario del “partito della nazione” denunci la corruzione del “partito della nazione” (Mussolini era ufficialmente colui che ripuliva il fascismo dai corrotti), è normale che il legame tra spesa elettorale e rendita economica goduta dall’eletto non sia coerente con la logica, ecc.
Insomma una dittatura, come è quella renziana, è un regime di incoerenza tra dichiarazioni e realtà verificabile e la seconda è sempre nascosta dalle prime. L’apparente curiosa incoerenza del renzismo non è per nulla curiosa e l’incoerenza è appunto solo apparente.
.
Ma con chi avrebbero dovuto fare l’alleanza i 5stelle? Con mafia capitale???

Giorgio N
E sono pure fregnacce quelle che vogliono il M5S responsabile perché non ha voluto fare un governo con il PD. Se lo ficchi chiaramente nella zucca: il PD avrebbe fatto solo finta di fare un governo con i cinquestelle per poi farlo cadere al primo contrasto sul reddito minimo garantito o su qualche altra questione “di sostanza”, far invocare dal PDR il bene supremo del Paese e giungere alfine al pastrocchio attuale con un PD supportato da una fetta del PDL staccatasi momentaneamente in modo da poter far dire a Berlusconi: “Noi siamo all’opposizione” quando in realtà stanno facendo tutto insieme… (solito giochetto da 20 anni a questa parte).
Francamente non se ne può più di sentire invocare, a fronte dello schifo incarnato dal PD e dal PDL, il mancato ruolo dell’opposizione invece di dire chiaramente che la responsabilità dello schifo è di coloro che hanno votato e che continuano a votare questi farabutti.
Avete avuto l’occasione e ve la siete fatta sfuggire. Io mi chiamo fuori.
.
SALVINI (L’Amaca)
Michele Serra

SALVINI va a Mosca, Salvini è a Ballarò, Salvini è per la castrazione chimica, Salvini è per l’aliquota unica, Salvini è a Porta a Porta, Salvini è al campo Rom, Salvini è ad Agorà, Salvini cambia felpa, Salvini torna da Mosca, Salvini ha l’orecchino, Salvini è al telegiornale. Forse nemmeno il Berlusconi dei suoi giorni migliori (ovvero i nostri peggiori) fu altrettanto ossessivo: lui almeno al mattino dormiva per recuperare un poco di energie dopo le cene eleganti, e poi gli ci volevano un paio d’ore ogni tanto per rifare il cerone e ridare il bitume alla pelata. Questo qui invece è giovane, energico, non si fa la barba, al mattino di buonora è già davanti alla Rai per chiedere in quale talk è di turno, e se non ha un aereo che lo porta dall’amica Le Pen o dall’amico Putin tira diritto fino a sera davanti alle telecamere. È il suo momento di gloria ed è normale che se lo goda. Però, fossimo il suo spin doctor, gli spiegheremmo prima di tutto che cosa vuol dire spin doctor; poi gli suggeriremmo di diradare almeno un poco la sua presenza mediatica, perché di questo passo nel giro di poche settimane la gente, quando lo vede, cambia canale. Perché la gente, si sa, si annoia facilmente e perché i media sono in grado di ridurre anche il più duro dei duri in una pappa insipida. Tre ore al giorno di televisione tutti i giorni ucciderebbero in culla anche Churchill o Lincoln o Gandhi.

PODEMOS
Da uno scritto di Gilioli:

Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena pubblicano il libro “Podemos, la sx spagnola oltre la sx” (editore Alegre, 128 pagine, 12 euro).
Questo partito spagnolo fondato nel gennaio scorso, ha debuttato alle urne alle elezioni europee di maggio, prendendo un già incredibile 8 % e ora, secondo un sondaggio di “El Pais”, sarebbe la prima forza del Paese con il 27,7 %: un punto e mezzo sopra i socialisti e addirittura 7 in più rispetto ai popolari di Mariano Rajoy, attualmente al governo.
Pucciarelli è un giornalista di “Repubblica” e Russo Spena di “Micromega”). Partono da quella Spagna arricchitasi nel post franchismo (anni Ottanta e Novanta) e rapidamente sgonfiatasi dopo la crisi iniziata nel 2008; quel connubio di bramosia e corruzione che ha reso quasi indistinguibili i due partiti che si sono alternati finora al potere, popolari e socialisti; fino allo spaventoso allargamento della forbice sociale causato dalla cura imposta dalla Troika, un divario che ha finito per pesare soprattutto sulla generazione più giovane e precaria, privata anche del diritto alla speranza.
Così si è arrivati prima alla protesta (gli Indignados, le manifestazioni di massa alla Puerta del Sol) quindi alla sua canalizzazione in una proposta politica.
Nasce così, Podemos: una trentina di intellettuali, di ex politici di sxe di attivisti usciti da quelle manifestazioni che si incontrano in una libreria nel quartiere Lavapiés di Madrid, un giovedì del novembre 2013, con l’idea precisa di «trasformare l’indignazione in cambiamento politico». In un partito, con un programma: lotta ai poteri forti, alle grandi imprese, alla grande finanza, alla casta dei politici; per contro, sostegno alla piccola impresa, alla produzione locale, al trasporto pubblico; “empowerment” dei cittadini, azione diretta e democrazia diretta; massicce politiche di redistribuzione, innovazione, orario di lavoro massimo 35 ore, pensione a 60 anni, eliminazione dei contratti a termine, reddito minimo garantito; e poi: sanità pubblica, istruzione universale e laica, tasse sulla finanza e sui capitali, carcere per gli evasori fiscali sopra i 50 mila euro, imposta patrimoniale, recupero della sovranità rispetto a diversi trattati internazionali, controllo della politica attraverso il massimo della trasparenza, riduzione degli stipendi degli eletti (che non devono guadagnare più di tre volte il salario minimo), diritti pieni delle persone gay ma anche di intersessuali e transessuali. Infine, ambientalismo, territorio, pacifismo, beni comuni, internet.
Alcuni tratti sono in comune con il programma del M5S, altri con i pezzi più svegli della sx radicale italiana.
Nel nascente Podemos emerge presto la leadership di Pablo Iglesias Turriòn, 36 anni, figlio di un’avvocatessa e di un docente di storia, detto “el coleta” (il codino) per il capello lungo legato sul collo. Studi universitari di Scienze politiche e sociali, ha trascorso un primo periodo in Italia (a Bologna) con il programma Erasmus, quello che Renzi cita sempre senza averlo fatto. Poi si è laureato con una tesi sulle esperienze dei Disobbedienti che trattava anche di quelli italiani: per questo è tornato a lungo nel nostro Paese, questa volta a Padova, dove tra l’altro è diventato amico di Luca Casarini. Grazie a queste due permanenze, Iglesias possiede un italiano quasi perfetto.
Prima di buttarsi a tempo pieno in politica, è stato professore, autore di libri e conduttore televisivo: insomma, ha back ground culturale e parlantina sciolta in abbondanza. Respinge per sé e per il suo partito la definizione di “sx”, ma cita Toni Negri e Naomi Klein; in ogni caso, alla contrapposizione tradizionale preferisce quella “basso contro alto”, “democrazia contro oligarchia”, “cittadini contro casta” e forse anche in questo ricorda un po’ il M5S. Ma se per Iglesias «dx e sx sono categorie del Novecento», poi gli eletti di Podemos a Bruxelles non hanno dubbi nell’aderire al gruppo del Gue, la sx europea il cui azionista principale è il greco Alexis Tsipras. Quindi le contraddizioni non mancano.

Gli economisti spagnoli di area liberale accusano Podemos di “neomarxismo” o, semplicemente, di fare promesse per le quali mancano le risorse.
Probabilmente, alcune delle critiche sono anche fondate e se per caso Podemos dovesse davvero diventare governo, non sarebbe facile per Iglesias e soci mantenere gli impegni elettorali (a iniziare da quella del reddito minimo, che costerebbe 140 miliardi di euro). Ma in Spagna si vota tra un anno e, come talvolta accade, per adesso la migliore volata a Podemos la stanno tirando proprio i due partiti tradizionali, popolari e socialisti, che mescolano scarsi risultati pratici a continui arresti per corruzione tra le loro fila.

Cordy
Voto di sfiducia a Juncker, Podemos si astiene. Ecco qui il sogno di Gilioli, dove va a finire. Esattamente dov’e’ finita la Spinelli di Tsipras (astenuta pure lei, la compagna del fu’ Padoa Schioppa – padre dell’euro -)
Anche i verdi europei hanno votato tutti contro la sfiducia a Juncker.
.
Andrea Chiari
Affascinante esperienza. Il problema però è sempre di tipo economico. La Spagna ha il fisico per un welfare e per servizi così avanzati? Ricordiamoci della Grecia. Il problema greco non era banalmente di politici che hanno imbrogliato le carte. Era un popolo (e i suoi dirigenti) che si sentiva europeo, ambiva – giustamente – a una struttura sociale e a servizi europei (perbacco, se non sono europei i Greci chi lo è?) ma – purtroppo per loro e per noi – producevano un po’ di turismo, un po’ di olive, un po’ di fichi e del vino resinato che bevevano solo loro. Erano una economia levantina con una cultura europea. In sintesi: non avevano il portafoglio per essere ammessi al club anche se avevano studiato (storicamente) più di tanti altri. Ora non vorrei che la stessa cosa si ripetesse in Spagna. Un bel programma di sx, scusate l’immodestia, lo so scrivere anche io. Ma il problema è un altro, è triste e squallido: ce lo possiamo (se lo possono) permettere?
.
Domenico P.
Fino a quando le regole del gioco saranno truccate , avremo un bel divertirci sui blog , a parlare della sx, di idee , rimedi, e tutto quanto rimane virtualmente minoritario. Come ho avuto modo di sottolineare, chiunque avesse la soluzione ai problemi, non avrebbe modo di comunicarla e farla conoscere. Se non si riscrive una regola di giustizia sociale, politica e democratica, il nostro paese, più della Spagna, della Francia, del Portogallo, rimarrà un paese a compartimenti stagni: quello dei precari, della casta politico-affaristica, dei dipendenti pubblici, dei tassisti, notai, farmacisti, autotrasportatori…Tutti intenti a salvaguardare il piccolo, personale orticello contro qualunque idea di società giusta e libera.
A riscrivere le regole dovrebbero essere uno di questi compatimenti stagni che ovviamente non vuole intaccare i suoi privilegi….
Non vedo vie d’uscita soft né rivoluzioni dolci. La maggioranza degli italiani vive un perenne conflitto d’interesse personale a cui non rinuncerà e la minoranza che la prossima volta voterà un Matteo qualsiasi lo farà solo per ignoranza e malafede.

Cristiano
Aggiungiamo dei legami di Iglesias con il governo venezuelano di Chavez (ne è stato consulente, la fondazione di Podemos ricevette molti soldi da Chavez, che è stato incensato pubblicamente da Iglesias…)?

http://politica.elpais.com/politica/2014/06/17/actualidad/1403039351_862188.html
E che persone che hanno lavorato con lui in TV testimoniano che riceva finanziamenti dall’Iran?
http://www.abc.es/espana/20141205/abci-pablo-iglesias-negro-201412042146.html
.
D.
Ora non esageriamo con la nostalgica descrizione di Podemos come un gruppo di intellettuali di sx che si riuniscono in una fumosa osteria progettando rivoluzioni. Non è l’ottobre 1917, eh.
Il leader di Podemos è diventato famoso perché faceva il conduttore televisivo, e forse è anche il caso di menzionarlo da qualche parte. Capisco che è meno romantico e meno de sx, peró i fatti sono fatti.
Naturalmente ora in Spagna i sondaggi sono in calo, anche perché l’informazione sparge la voce che Podemos è finanziato dall’Iran e degli eredi di Chavez… Ma qui nulla di nuovo sotto il sole, anche sul m5s le favole si sprecano.
.
María Laura Bufano
Vivo da anni in Spagna. Davvero mi dispiace che l’informazione fra sinistre dei paesi europei sia così superficiale e “mitologica”. Il discorso su Podemos non può essere così lineare: un primo programma, molto sui “massimi sistemi”, uscito prima delle europee (se lo volete leggere sono una trentina di pagine con scrittura larga) viene ridimensionato di giorno in giorno, in vista delle politiche d’autunno. Contemporaneamente ci sono conflitti interni, sorti quando Podemos si è organizzato in partito, e tra i parlamentari europei (ed altri) e Iglesias e i suoi. Sto seguendo giorno dopo giorno questo movimento-partito, come sto seguendo la trasformazione e il rilancio del Psoe con Pedro Sánchez. Ieri ed oggi El País dava i dati di nuovi sondaggi: pare che il Psoe abbia guadagnato la prima posizione nelle intenzioni di voto. Ma a parte questo, certamente Pablo Iglesias e il suo movimento hanno intercettato la scontentezza degli spagnoli sia per la sciocchezza che fece Zapatero con l’introduzione nella Costituzione spagnola del pareggio di bilancio, sia per gli episodi di corruzione che hanno coinvolto anche i socialisti. Comunque la corruzione in Spagna è molto inferiore che in Italia e quella del PP è immensamente maggiore di quella del Psoe. E, a proposito della Spagna, “arricchitasi nel post franchismo e poi rapidamente sgonfiatasi” forse manca un’analisi un poco approfondita: lo stato sociale messo in piedi dopo la morte di Franco, l’integrazione di minoranze (tra i 600.000 e gli 800.000 gitani, con altri che continuano ad arrivare), l’accoglienza, non certo priva di contraddizioni, di un gran numero di immigrati (Sudamerica, Asia, Paesi islamici…), e altro, poi la laicizzazione non completa, certo, dello Stato, i diritti di tutti, l’inclusione scolastica davvero universale, a differenza che in Italia, pur se la scuola spagnola ha difetti e lacune. Beh, queste cose non si possono proprio ridurre “all’arricchimento degli spagnoli rapidamente sgonfiatosi” .
Sull’università spagnola di cui a vario titolo (lo stesso Iglesias non era professore di ruolo nella Computense, è stato nominato professore “honorífico” per un provvedimento molto discutibile del rettore) andrebbe fatto un lungo discorso. Proprio oggi è uscito su El País un articolo interessante e, per l’esperienza che ho, rispondente al vero, sui gravi difetti dell’Università spagnola… In molti casi c’è al suo interno una casta con atteggiamenti feudali non più limpida di quella politica. Insomma, per poter prendere come punto di riferimento un movimento relativamente lontano, sarebbe forse il caso di andare un poco più in profondità. Poi si possono fare tutte le alleanze che si ritiene giusto fare. Altrimenti si va a sbattere il naso un’ennesima volta.

DIFFERENZE TRA PODEMOS E IL M5S
Podemos è chiaramente un partito di sx, mentre il m5S non è né do sx né di dx. In Podemos non c’è traccia di democrazia diretta, si mantiene il vecchio sistema parlamentare, manca un interessamento all’ambiente, non c’è un attacco così forte al sistema finanziario che sta rovinando il mondo e nemmeno all’austerità europea. Non si vuole così tanto l’epurazione dei corrotti e un sistema di voto continua e controllo diretto da parte dell’elettore sugli eletti, non si dà tanta importanza al web, e infine non si chiede che la Spagna esca dall’euro. Le differenze in verità sono molte.
.

http://www.reset-italia.net/2014/12/09/nazanin-armanian-iran-donne

Nazanin Armanian nel suo I blog scrive di se stessa: “Il mio nome è Nazanin Armanian, vivo in Spagna dal 1983 … ..¡ tutta una vita! Sono laureata in Scienze Politiche e sono dottore di Filosofia, ho lavorato nell’ UNED; dal 2008 sto insegnando on-line presso l’Università di Barcellona. Porto avanti corsi e conferenze in vari centri civici e culturali, preparo analisi di attualità sul Medio Oriente e il Nord Africa, faccio traduzioni giurate (Persiano / Farsi-castigliano), scrivo in quotidiani nazionali e da un paio di anni fa, il quotidiano Público mi dà l’opportunità di pubblicare su una rubrica domenicale …… .senza censura! Ho pubblicato 15 libri su vari temi e ora ho altri progetti letterari. Questo è tutto!”
Nazanin Armanian vive da iraniana un amaro esilio in Spagna, fino ad oggi non la conoscevo. Segue un suo “magnifico e terrificante articolo sulla condizione della donna nella maggior parte dei paesi del mondo”. Ringrazio Michele Basso che me lo ha inviato e lo condivido senza distinzione di generi e aree geografiche. Con profonda riconoscenza

Doriana Goracci
L’ORRORE DELLE DONNE: DOVE, COME E QUANDO VUOLE

Chiedete ai leader del vostro paese come molte donne sono state violentate sessualmente o uccise finora in questa settimana o mese. Chiedete a Barack Obama se è dispiaciuto per il rapimento di ragazze nigeriane, se si è a conoscenza che i “compatrioti” di Boko Haram hanno violentato 22 milioni di donne.
Molte ragazze americane sono state violentate non in baraccopoli, ma in un campus universitario: Harvard ha registrato un centinaio di aggressioni sessuali negli ultimi tre anni. Ha studiato lì, ad Harvard, Todd Akin, politico che divise le violazioni in stupro legittimo e illegittimo? Chiedete anche a David Cameron, in quale Paese sono state violentate lo scorso anno circa 69.000 donne e 9.000 uomini (!). O chiedete a Vladimir Putin se è stato informato che ogni 40 minuti muore un suo connazionale; e chiedete perché le leggi non considerano un reato la violenza contro le donne (VAW) in casa. Oppure chiedetelo ai leader danesi, i quali hanno detto che avrebbero mandato truppe in Afghanistan per salvare le donne, mentre il 53% delle loro connazionali vengono picchiate da uomini. Come si può sconfiggere la misoginia se si condivide l’essenza del suo della sua prassi, la legge del più forte?, come se fosse una giungla?
Per affrontare un problema, e questo è un grosso problema per qualsiasi leader sensibile, la prima cosa da riconoscere è la sua esistenza, ma, in fondo, tutti credono che l’abuso è una “questione femminile”.
Come vediamo, tra le innumerevoli immagini scioccanti di alcuni uomini occidentali ammanettati decapitati, o di centinaia di soldati siriani giustiziati a sangue freddo da una banda criminale in Medio Oriente, non ci sono immagini di stupri, torture e omicidi di migliaia di ragazze e di donne da parte dei terroristi stessi. Sono invisibili, come i 700 milioni di donne in tutto il mondo che hanno subito grave violenza sessuale fisica da un uomo del suo entourage. Una situazione peggiore, se possibile, per l’estremismo religioso, l’aggressione militare e un capitalismo senza cuore e selvaggio, che viene innescata contro i più poveri, contro la maggior parte delle ragazze impotenti racchiuse nei campi profughi … La violenza sessuale è una delle manifestazioni di una società sessista, costruita sul dominio degli uomini in competizione per possedere più ricchezza, più potenza e più donne.
In molti paesi vige una radicata apartheid contro le donne, anche se in misura diversa: paesi del Medio Oriente e Nord Africa considerano le donne un sottogenere, esse hanno bisogno per tutta la vita, come minori o handicappati mentali, di un tutore maschio che le priva dei diritti fondamentali come avere una propria carta d’identità, la partecipazione politica (diritto di votare e di essere votate), libertà di circolazione, diritto allo studio, al lavoro, a camminare da sole, cantare, ballare amare, ridere ad alta voce, scegliere il colore del vestito, etc. In Spagna, una donna non può, per una legge non scritta, essere allenatore di tennis maschile, invece un uomo può addestrare altre ragazze.
Almeno un miliardo di donne in tutto il mondo sono state maltrattate e vittime di abusi sessuali, tra cui sono state abusate 120 milioni di bambine violentate e vendute, 133 milioni hanno provato il terrore e il dolore quando hanno loro mutilato i genitali con coltelli e forbici, 41 milioni non hanno accesso all’istruzione primaria, mentre ogni anno, 60 milioni di quelle che vanno a scuola sono sessualmente aggredite nel mondo; 57 milioni di ragazzine hanno subito la pedofilia legale diventando spose bambine. Decine di migliaia di donne muoiono per le violenze del marito durante la notte delle nozze o quando partoriscono a 11-12 anni. In Nepal, muore una ragazza su 24 durante la gravidanza o il parto; in Mali, la proporzione è una su 10 .
Ora che Papa Francesco ha alzato la voce contro l’abuso di sacerdoti sui ragazzi, si apre l’opportunità anche per i religiosi musulmani e induisti di vietare matrimoni aberranti con bambine di 7-8 anni. Una delle molte forme di “femminicidio” diverso dall’ “omicidio” di uomini uccisi da altri uomini nella misura dell’ 8% rispetto alle loro pari, umiliate e maltrattate.
In India, milioni di bambine tra gli 8 ei 14 anni sono offerte dalla famiglia alle divinità, ma dato che per alcuni “dio” è sinonimo di “uomo”, sono state convertite in prostitute eternamente disponibili, senza diritto di sposarsi. Altre migliaia di donne vengono riservate agli uomini di casta superiore e da questi violentate. Una donna a casa per uso privato e altre mille prostitute da usare “dove, come e quando lui vuole”.
In alcune zone della Nigeria, le donne non solo non hanno il diritto di ereditare, ma sono ereditate insieme ad altri effetti personali del defunto. Nel democraticizzato Afghanistan, dove la NATO ha speso 6 miliardi di dollari al mese dopo l’occupazione nel 2001, l’aspettativa di vita per un’afghana è di soli 45 anni, e ogni mezz’ora vi è una morte per parto; in questo inferno il tasso di suicidi di donne è superiore a quello degli uomini. Non c’è un solo paese al mondo sicuro per le donne.

CASA E MATRIMONIO
La “dolce casa “, l’unità fondamentale della società in tutti i paesi del mondo, è il luogo più pericoloso e spaventoso per l’integrità fisica dello donne. L’opinione che “i panni sporchi si lavano in famiglia ” è stata utilizzata per nascondere l’abuso di potere da parte del “capofamiglia” in un sistema basato sulla autorità gerarchica e la proprietà privata : “Finché morte non ci separi “. Quasi la metà delle donne negli Stati Uniti volevano la separazione prima della loro morte.
Se l’abuso sessuale delle donne è la forma più orrenda di abuso fisico, la guerra è la somma di tutte le calamità che una donna può soffrire.
La violazione è stata legittimata dalle religioni semitiche all’interno del concetto di “doveri coniugali”. Prima, hanno stabilito che le povere donne avessero diritto a tetto e cibo, purché conformi con questo dovere. I “NO” della moglie, della partner, dell’amica o vicina di casa, che si ribellano contro il ruolo assegnato all’uomo, sono stati i motivi principali dell’abuso sulle donne nel mondo: “Adamo non è solo” (Bibbia); o che “devono servire quietamente immobili l’uomo” (Corano); o che debbano essere responsabili del controllo della sessualità maschile per preservare il suo maledetto onore.
Credo che abbiano consolidato i matrimoni precoci e forzati di ragazze. Una delle ultime vittime, 16 anni, afghana. strangolata dal marito tre giorni dopo le nozze, in una battaglia impari, in cui lei si è rifiutata di giacere con il nemico. Nell “aldilà”, dovrebbe essere inviata anche all’inferno?
La violazione è parte integrante del sistema patriarcale (che spesso inizia con la pedofilia e l’incesto inter familiare) ed è così diffusa che, se il mondo si interessasse a conoscere le sue reali dimensioni, il potere basato sulla “famiglia”, il nucleo del mercato, si disintegrerebbe, continua QUINDI lo stupro coniugale. Allo stesso modo in cui l’adulterio viene letto come l’invasione di un uomo nella proprietà di un altro uomo.
Il cosiddetto “destino biologico” è servito alle élite politiche per rafforzare la maternità della donna con premi e punizioni in base alle esigenze demografiche del potere: dalla sterilizzazione forzata di centinaia di donne ebree nere in Israele al divieto della vasectomia in Iran, dove circa 100.000 aborti clandestini vengono eseguiti ogni anno, sradicando la vita di decine di adolescenti e giovani.
La relazione tra la violenza “domestica”, la guerra e le violazioni dirette alla donna ha le radici non solo nella militarizzazione degli abusi contro le donne, ma anche nell’ostentazione dell’esercizio del potere su altri: così è stato in Armenia, Kurdistan, Ruanda, Palestina, Guatemala, Colombia, Jugoslavia, Libia, Sudan (Darfur), Somalia, Congo e Liberia, tra gli altri paesi. Come oggi in Iraq e in Afghanistan i soldati di occupazione hanno violentato donne in presenza del capofamiglia . Nel 1937, dopo che i soldati giapponesi ebbero massacrato 300.000 cinesi a Nanchino, costrinsero i padri e i fratelli a violentare le loro figlie, sorelle e madri. L’industria di “Sesso e violenza ” (una è la pornografia ) non conosce crisi: le guerre si incaricano di fornire continuamente carne fresca.

PERCHÉ NON C’ERA NESSUNA LOTTA ORGANIZZATA
Nello stesso modo in cui le differenze biologiche non causano disuguaglianza, la violenza non è incrostata negli ormoni maschili; quindi, non esiste la “violenza maschile” come categoria biologica, ma “la violenza degli uomini” di costruzione sociale e categoria di genere. Una donna dopo aver ucciso un aggressore per legittima difesa, l’iraniana Rejhaneh Yabbari 25 anni prima di essere giustiziata, non solo ha rotto gli schemi del patriarcato, ma quelli del sistema di potere stesso. Ha rifiutato di rispettare la legge : “sposati e sii sottomessa”. Mettere fine alla violenza richiede cambiamenti strutturali della società, delle leggi e della lotta organizzata di donne e uomini.
Il “no” e la sovversione delle donne è una delle principali cause di aumento generalizzato della violenza che a sua volta è dovuto più ad una ristrutturazione automatica del capitalismo, piuttosto che alla lotta organizzata dalle donne che stanno elaborando alcune strategie tra le quali sarebbe importante un lavoro educativo tra i bambini e gli uomini. La violenza viene appresa e trasmessa.
Sherazade, narratrice di fiabe che è riuscita a rieducare un monarca misogino e assassino, ha raccontato la storia di una donna-fata, dotata di ali magiche che indossate le permettevano di volare fino a toccare le stelle. Un giorno, sulla sua strada incrociò Hasan, che si innamorò della sua bellezza. Nel suo desiderio di possederla, egli le rubò e le nascose le ali. Poi, per farle dimenticare il volo, la compiacque con bambini, gioielli e sete. Convinto di aver distrutto lo spirito indomito della sua preda, riprese lunghi viaggi per aumentare la sua fortuna. La donna, che non aveva mai smesso di cercare le sue ali, le ritrovò, afferrò i loro figli e volò in terre lontane, attraversando “sette creste senza picchi, sette mari senza rive sette deserti senza limiti”. Nessuno dovrebbe essere spogliato delle proprie ali.

NAZANIN ARMANIAN

Il parco del tramonto: i popoli o le oligarchie
Sergio Di Cori Modigliani

Il mondo è in subbuglio, ormai dovunque, tranne qualche isola fortunata.
La gente protesta, si indigna, manifesta, in tutto il pianeta.
Vale per gli europei quanto per gli americani, gli africani e gli asiatici.
In ciascuno di questi continenti avviene in maniere diverse perché -apparentemente- le problematiche sono distinte, e quindi localizzate.
Chi (in Africa) se la deve vedere con i terroristi, le guerre civili, la fame e la militarizzazione da parte delle grandi multinazionali dell’energia e dell’alimentazione, chi invece se la deve vedere con la diffusione capillare di un neo-schiavismo e un neo-colonialismo di ritorno (in Asia); non stiamo meglio noi (in Europa) perché ce la dobbiamo vedere con 40 milioni di nuovi poveri, la fine della democrazia, l’austerità e una moneta da strozzini; infine c’è il continente americano, da sempre terra d’assalto e d’occupazione della forza imperiale statunitense che ha sempre imposto le politiche e lo stile di vita che voleva.
Nonostante le diversità culturali, etniche e geografiche, c’è un elemento unificante in tutte le manifestazioni planetarie di opposizione. Parcellizzati, sparpagliati, senza alcun collegamento, i movimenti antagonisti e di resistenza al Nuovo Ordine Mondiale delle neo-aristocrazie, hanno in comune due elementi fondamentali: a). Al di là di ogni localismo e regionalismo, pongono la tematica dei diritti civili (nonché la salvaguardia dei principi basici nati con la rivoluzione francese) come l’elemento cardine della propria opposizione; b). Le avanguardie di tutti questi movimenti, siano africani, asiatici, americani o europei, pongono il “progetto culturale” come il perno fondamentale e inossidabile di una nuova e diversa interpretazione del mondo che riguarda le esistenze quotidiane di tutti noi.
Non da noi.
Nel senso in Italia, come nazione e popolo.
Intendiamoci, i demagoghi e capi-popolo di bassa lega si trovano dovunque e comunque, non siamo certo originali. Ma, nei luoghi occidentali più interessanti dove, in questo periodo, sta montando la protesta collettiva, come in quasi tutto il Sud America, in Messico, in Usa, in Spagna e in Portogallo, la caratteristica da sottolineare consiste nel taglio inedito dei movimenti antagonisti emergenti.
C’è un progetto culturale collettivo forte e, se da una parte abbiamo (com’è ovvio e consuetudine) la truppa mediatica che riprende la folla inferocita e intervista i più accalorati facinorosi, dall’altra parte abbiamo invece il riscontro provato di una classe intellettuale emergente che sta mettendo a disposizione della collettività la strumentazione critica di cui è dotata. Questo è ciò che manca in Italia, dove l’antagonismo è ormai identificato con lo sdegno generale, tinto di malumore, rabbia, livore e aggressività, che i talk show amplificano dando voce -tranne rare volte- a chi è in grado di alzare il livello dell’audience esprimendo ferocia al posto delle argomentazioni sensate, delle elaborazioni, dell’offerta di soluzioni alternative immediate, efficaci ed efficienti.

I movimenti collettivi sono tutti autoctoni, questo è l’aspetto positivo.
Non potrebbe essere altrimenti.
In Messico, dopo anni di atroci nefandezze e di coinvolgimento della classe politica locale negli affari criminali dei produttori di cocaina, una protesta nazionale guidata dai maestri rurali e dagli accademici delle facoltà umanistiche, sta bloccando la nazione.
In Usa, è iniziata da novembre una protesta di cui in Italia arrivano pochi echi, e niente notizie, forse non a caso. Non vengono diffusi reportage su ciò che sta accadendo a Berkeley, Princeton, Stanford, Columbia, e su come la popolazione reagisce a quella che i sociologi statunitensi definiscono “la prima grande ondata generazionale di protesta collettiva dal 1962”. E non riguarda i soldi, neppure il razzismo. Non è una protesta di afro-americani contro il razzismo, non è solo questo.
Si tratta anche di altro.
Quarantacinque giorni fa, il mondo mediatico statunitense (la sezione affari) è rimasto sconvolto dagli ultimi dati: i talk show letteralmente crollati come audience. CNN da 25 milioni di telespettatori al giorno è scesa a un milione, con una perdita di investimento pubblicitario pari a -85%. Poi c’è stato l’episodio di protesta in Missouri e CNN ha tentato disperatamente di cavalcare la vicenda ingigantendo a dismisura l’evento.
Ha funzionato per due giorni. Da 1 milione l’audience è risalita fino a 18 milioni.
Poi è uscito un editoriale sul New York Times che spiegava la questione minimizzando l’aspetto “strettamente razziale” ma amplificando l’aspetto “decisamente civile e di protesta per il ripristino dei diritti democratici”. Dopo una settimana, CNN è ritornata ai suoi livelli. Anzi, ancora più bassi, al di sotto del milione di utenti al giorno.
E sono iniziati gli scontri tra polizia e manifestanti a Berkeley, a Stanford, a Ucla a Los Angeles. Ma non erano neri contro bianchi. O meglio, non erano solo neri o soprattutto neri. C’erano, invece, soprattutto professori e studenti, professionisti, cittadini appartenenti alla classe media massacrata dai colossi della speculazione finanziaria. E per la prima volta negli ultimi cinquant’anni, in Usa si è aperto il fronte di una fortissima identità collettiva antagonista contro il potere costituito, come non si era mai visto prima. E tra i manifestanti c’erano anche cartelli contro la CNN e contro i talk show televisivi.
E’ stato definito “occupywallstreet 2.0”, con la consueta superficialità manipolatoria. Ormai ipnotizzati da twitter, gli schiavi digitalici mediatici reagiscono come robot: devono identificare, attribuire un nome e una firma riconoscibile e poi ridurre il tutto al numero di caratteri sufficiente per lanciare il mantra dei nostri tempi: l’annuncio.
Ma in Usa, la socialità e le nuove modalità della comunicazione inter-attiva tra cittadini sta cambiando e in modo molto diverso che da noi. E gli americani che protestano vantano quattro aspetti che da noi sono tragicamente latitanti.
1). Gli Usa sono diventati una nazione post-televisiva. I telegiornali viaggiano su un indice di gradimento mediamente intorno al 5% di media nazionale. Per non parlare dei talk show, che hanno una media anagrafica di telespettatori intorno ai 65 anni.
2). I movimenti organizzati di protesta sono tutti inequivocabilmente post-ideologici e caratterizzati da una fortissima identità territoriale, legati alla comunità di riferimento, e sono tutti leaderless, ma sul serio, non come da noi.
3). L’economia va molto molto meglio, il tasso di disoccupazione è in netta discesa ed è assestato su un 5,6%, il che -è intuitivo- aiuta la richiesta di salari più equi e una maggiore redistribuzione delle ricchezze perché, venendo meno l’assillo della ricerca del lavoro, ci si può occupare di cose come la dignità e il decoro del lavoro. Tanto è vero che lo slogan unificante di questo tipo di protesta ha davvero perforato l’immaginario collettivo della nazione: no more slaves, mai più schiavi. I professionisti bianchi che marciano accanto agli afro-americani non lo fanno nel nome di una solidarietà o di un principio ideale, bensì perché intimamente complici nella consapevolezza che il nemico da battere è comune, per tutti i popoli e i cittadini del mondo: il neo-schiavismo imposto dalle neo-aristocrazie del mondo iperliberista di centro-destra o centro-sinistra.
4). A differenza dell’Italia, la media dell’istruzione e della cultura nella generazione dai 18 ai 35 anni è aumentata nell’ultimo quinquennio in maniera eccezionale (e questo è il più grande merito dell’amministrazione Obama) e i dati del mercato sono davvero confortanti: chiudono le grandi catene di librerie in franchising che monopolizzavano il mercato e aprono a raffica piccole librerie indipendenti. Nascono come funghi case editrici indipendenti che fanno lauti profitti. Nel 2012 i lettori sono aumentati del 12% rispetto all’anno precedente. Nel 2013 del 24% rispetto al 2012, e la ABA (American Booksellers Association) l’associazione dei librai, ha annunciato un mese fa che nel 2014 i lettori sono aumentati di un ulteriore 35% rispetto al 2013 battendo il record storico di alfabetizzazione e di diffusione di lettori. Questo ha stimolato la genesi di una nuova generazione di intellettuali e scrittori che partecipano attivamente al dibattito politico in atto.
Lo si poteva capire, il trend che si andava sviluppando, già qualche anno fa. L’immagine che vedete in bacheca riguarda il romanzo “Sunset Park” scritto da Paul Auster, uno scrittore affermato che ha oggi 60 anni. Questo libro, uscito nel 2012 (pubblicato con un’ottima traduzione in italiano dalla casa editrice Einaudi alla fine del 2013) racconta la storia di un gruppo di persone che occupa abusivamente una casa. Un tema a noi caro e di stringente attualità. Il romanzo, quando è uscito, ha avuto un enorme successo (meritato, meritatissimo) sia di critica che di pubblico. Era lo stesso periodo in cui da noi si chiudevano le librerie, gli indici di lettura crollavano al minimo storico, il gruppo Mondadori lanciava la piattaforma “glaming” (sintesi di glamour e gaming) entrando nel mercato delle slot e dei casinò on line e il corriere della sera (e la Rai) decidevano di lanciare Fabio Volo come il nuovo maitre a penser dell’Italia attuale. L’aspetto interessante di questo romanzo consiste nel fatto che i personaggi sono tutti membri di una classe media socialmente degradata ma spiritualmente consapevole. Uno dei protagonisti ha iniziato a lavorare in una multinazionale ma poi se n’è andato, invece di far carriera, “perché qualcosa, ad un certo punto, è andato storto”. Acquista un vecchio deposito fatiscente e lì apre “la clinica per oggetti rotti” dove s’inventa una nuova forma di artigianato: ripara frullatori, tostapane, aspirapolvere, oggetti che le persone, di solito, buttano quando non funzionano più. Lui li ripara, e i suoi clienti sono individui che con quegli oggetti hanno stabilito un rapporto quotidiano, e si sono stancati di partecipare allo spreco collettivo. I personaggi sono persone alle quali, nella vita, ad un certo punto qualcosa è andato storto. Si ritrovano insieme in quest’epopea ribellista, completamente inusuale per loro. Finirà (siamo in Usa) in maniera brutale e violenta, quando la polizia, all’alba di un giorno sotto Natale farà irruzione per sgomberare l’edificio.
Questo libro ha innescato un poderoso dibattito sociale in America, perché ha centrato la questione: “qualcosa è andato storto”.
E’ l’incontro di tutti nel mondo post-moderno, post-ideologico, post-democratico.
Dove si abbatte la solfa dei partiti, il narcisismo dei leader carismatici, la burocrazia del denaro, e si prende atto che siamo -noi popoli tutti- sulla stessa barca dove dobbiamo porci l’un l’altro la domanda base, l’unica che davvero conta: “che cos’è che è andato storto?”.

Porre domande è il compito di una classe intellettuale responsabile, attenta, rigorosa e militante.
E da qui ripartire.
Perché è ormai chiaro a tutti che non si tratta di crisi economica, non si tratta di euro o non euro, non si tratta di restare o uscire dalla NATO, si tratta della resa dei conti tra due diverse e opposte interpretazioni dell’esistenza: la neo-aristocrazia oligarchica che deve salvaguardare i privilegi a tutti i costi, spesso difendendo una società immonda di corrotti criminali e analfabeti e la novità dell’irruzione dei popoli sullo scenario della Storia: l’imprevisto regalo che il web ha fatto a tutti.

Mentre noi dobbiamo vedercela con mafiosi di varia natura e inevitabilmente il livello del dibattito si abbassa, esistono zone del mondo dove le tematiche di una nuova idea di comunità, di una solidarietà fattiva e partecipativa, di una diversa interpretazione dell’esistenza che metta al centro l’idea dell’essere umano come risorsa da valorizzare, salvaguardare, difendere e promuovere, avanzano poderosamente entrando nella società post-moderna e nel clima della post-democrazia. Lo stesso discorso che vale per gli Usa si potrebbe fare per l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay e la Spagna, nazioni dove si registra un enorme fermento culturale e tutti gli indici della diffusione di istruzione, di lettura e di vendita di libri viaggiano verso l’alto: loro hanno invertito la tendenza. Perchè hanno una forte progettualità culturale e solide avanguardie colte che partecipano, fornendo strumenti di elaborazione utili e necessari per la crescita collettiva della comunità.
La democrazia diretta che non vuole avere più niente a che fare con i partiti verticali, che non considera più i leader politici come referenti e che si rapporta con la creatività dei giovani, comincia a farsi strada e si afferma come nuovo modello di socialità.
La strada è quella, a mio avviso.
Come al solito, da bravi provinciali mitomani, dall’impero Usa seguitiamo ad importare il peggio e gli aspetti più deteriori e criminali, senza raccogliere il meglio delle loro suggestioni.
Suggerimenti da non sottovalutare.
Leggete quel romanzo e lo capirete da voi.
P.S.
La settimana scorsa si è conclusa a Roma la fiera della piccola e media editoria. I dati diffusi segnalano un calo notevole delle presenze e delle vendite rispetto all’anno scorso, -45% di presenze, -72% di vendite. I media nazionali non hanno ritenuto opportuno discutere di questo argomento, forse perché considerato irrilevante per la salute del Paese.
.
http://masadaweb.org

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: