Nuovo Masada

dicembre 8, 2014

MASADA n° 1599 7-12-2014 AYAHUASCA-PARTE 2-TESTIMONIANZA

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MASADA n° 1599 7-12-2014 AYAHUASCA-PARTE 2-TESTIMONIANZA
Viviana Vivarelli

Dopo aver fatto una ricerca teorica sull’Ayahuasca, il succo tratto da una liana amazzonica, detta la ‘liana degli dei’, che mette in contatto con una energia superiore, ho fatto una ‘cura’ col succo (cioè ho bevuto un bicchierino di yagé) per verificare su di me i suoi effetti. Spero che la mia testimonianza si unisca a quella di altri.
Specifico che non ho mai fatto uso di droghe, spinelli o simili, né ho mai avuto esperienze di ubriachezza o avvelenamenti casuali da medicinali, nella mia vita ho fumato una sola sigaretta a 14 anni dopo di che ho vomitato e non ho mai avuto forme di avvelenamenti da funghi o altre sostanze venefiche. Scrivo a 20 ore di distanza dall’assunzione di yagè (un solo bicchierino) e faccio fatica a scrivere perché permangono effetti leggeri che mi fanno fare vari errori di scrittura, scambio di lettere ecc, ho degli sfalsamenti della vista per cui non metto a fuoco quello che leggo, ma vorrei scrivere i miei ricordi prima che svaniscano. Oltre a ciò è come se lo yagè non volesse che io faccia questo resoconto perché non è bene avere delle aspettative, ma io ho questa necessità come mio compito esistenziale, anche se scrivere senza errori in questo momento è una grossa fatica.

L’effetto in queste ultime ore è stato di grande vivacità nervosa e irrequietezza. Ho parlato ininterrottamente per ore e nemmeno adesso riesco a rilassarmi o a dormire. L’Ayahuasca continua ad agire dentro di me e ho bevuto vari bicchieri di acqua con la citrosodina nella speranza di dissolverne i residui, ma non funziona.
Ognuno di noi tre ha dichiarato di non aver preso sonno dopo il ritorno in camera, ma probabilmente non è vero perché ognuno ha sentito gli altri russare. Io credo di non avere dormito mai ma anche di aver visto un ometto che girava per la camera facendo dei segni sopra il capo di ognuno di noi, per cui penso di avere dormito e sognato.
Ho 72 anni, August 38 e Maria qualcuno di più. August è alla quarta esperienza con l’Ayahuasca, io e Maria alla prima.
A differenza di me, Maria ha avuto da ragazza varie esperienze con droghe. August ha provato un po’ di tutto perché è molto curioso e ha una enorme facilità di andare in estasi anche senza droghe, per quel che so gli basta un semplice rilassamento. Io, come ho detto, non ho mai provato niente di indotto, salvo fenomeni allucinatori spontanei dovuti a me stessa, per il modo con cui sono fatta.
Mi hanno spiegato che ogni organismo produce delle sostanze che normalmente sono tenute a freno da fattori inibitori, i quali ci impediscono di avere percezioni paranormali. Il succo dell’Ayahuasca solleva la soglia di questi inibitori, liberando le capacità di ognuno di mettersi in contatto con lo spirito della pianta, come direbbero in Amazzonia, ovvero col nostro Sé superiore.
Come direbbe August: “In natura due principi attivi sono su due piante diverse e distinte, l’Ayahuasca li unisce con estrema precisione. Ora, come abbiano fatto degli uomini praticamente “primitivi” a mischiare i due fattori giusti per avere l’effetto allucinogeno è un mistero che ha del magico o del divino.. Uno è il principio attivo della DMT o dimetiltritptamina, che normalmente la nostra ghiandola pineale secerne durante il sonno e produce i sogni, è contenuta nella liana, ma viene bloccaTo, se assunta per via orale, da un enzima MAO nello stomaco che lo blocca e digerisce. Solo assumendo un MAOINIBITORE che è contenuto in un’altra pianta, impediamo questo blocco e abbiamo gli effetti allucinogeni”.

La prima cosa che ho capito è che l’Ayahuasca non è una droga. Tuttavia ha effetti allucinogeni molto forti e produce alterazioni percettive imponenti. Queste alterazioni sono minori tenendo gli occhi aperti ma diventano fortissime ad occhi chiusi.
La funzione dei canti e delle musiche molto ripetute e simili è quello di scatenare le condizioni della alterazione (o liberazione) della coscienza.
La secondo cosa che ho capito è che ogni esperienza è diversa per ognuno, diversa per la stessa persona nel tempo, diversa a seconda del luogo dove la cerimonia viene fatta, diversa a seconda del modo con cui l’assunzione avviene, diversa infine secondo l’intensità del succo che ogni volta viene preparato.
August dice che il succo che noi abbiamo assunto stanotte aveva una frequenza più alta di quelli da lui sperimentati in precedenza, per cui è ‘partito’ dopo due bicchierini, mentre dice di averne bevuti fino a 4 in altre situazioni.

Noi ieri sera abbiamo partecipato a una ‘meditazione’.
La meditazione si fa seduti, con il canto degli inni alternato a momenti in cui ci si alza.
Una ‘cura’ più completa sarebbe stata quella successiva, di stasera, con balli molto semplici, il solito canto degli inni e l’assunzione dell’Ayahuasca.
Ci sono infine altre modalità che si fanno stesi al buio.
Anche le procedure cambiano leggermente da gruppo a gruppo, alcuni sono più severi e chiedono di non incrociare le braccia o le gambe o altro.
L’altra cosa che ho capito è che lo yagè non funziona solo sul momento in quanto ne bevi dei bicchierini e finché durano gli effetti dello yagè, ma ti cambia qualcosa dentro in modo continuativo, qualcosa che può essere fisico, psichico o spirituale e che continua a lavorare dentro di te anche dopo. Insomma ti produce una trasformazione benefica.

Siamo dunque partiti da Bologna alle 14 e per la superstrada 45 siamo arrivati velocemente ad Assisi. Lo spettacolo della città con le sue luci contro il monte scuro sotto il cielo tempestoso e le basiliche chiare nella notte è impressionante. Il cielo è tempestoso, ma è notte di luna piena, il che per gli esoterici ha qualche significato.
Per uno stradino molto buio in mezzo ai campi arriviamo a un capannone, davanti a cui è stato acceso un fuoco, e dietro a cui c’è una casa colonica. August ha detto che il luogo era molto bello, in realtà si tratta di un capannone poco riscaldato da due stufe, col pavimento a cemento dipinto di verde su cui hanno incollato delle strisce bianche messe a forma di poligono a indicare il luogo dove si spostano nei balli. Al soffitto strisce di bandierine di carta colorate che formano una stella. In fondo: un altare con sopra un arazzo con la regina della foresta che tende le mani a un indigeno. In mezzo: un tavolo con la croce del Santo Daime a due bracci orizzontali e altri simboli sacri. Intorno sedie di vari tipo a circolo.
I suonatori staranno seduti in cerchio attorno al tavolo e suoneranno chitarre, percussioni e macaras. In seconda fila il circolo dei seguaci del Santo Daime, che sono in parte brasiliani e in parte italiani, e più esternamente il cerchio dei visitatori, i maschi da una parte e le femmine dell’altra.
Sul fondo della sala una parete di cartone separa una zona più privata con un materasso sul pavimento.
Ai lati panche, attaccapanni e secchielli di plastica bianca per vomitare.
Tutta la cerimonia è fatta in portoghese. Dei seguaci alcuni parlano (male) l’italiano, altri sono portoghesi. Poi ci sono dei giovanotti italiani che sono rimasti a vivere con loro.
Poiché per tutta la sua durata ci saranno i canti dell’innario, questo viene distribuito su opuscoli per essere letto e cantato da tutti. I versi sono semplici, non sono molto comprensibili perché il portoghese non è simile all’Italiano. Ogni strofa è formata 4 versi, due sono cantati e poi ripetuti, poi altri due con una leggera variazione e poi si ricomincia. Le musiche sono tutte molto simili e tali da indurre uno stato di variazione di coscienza.
La nostra cerimonia era una ‘meditazione’, e avrebbe dovuto essere in farda (cioè in divisa) blu, in onore di Fransisca, per cui le donne del Santo Daime avrebbero dovuto essere in gonna pieghettata blu lunga con camicia bianca, farfallina nera e croce del Santo Daime, in realtà l’abbigliamento era piuttosto vario.
Per i visitatori era consigliato l’abito tutto bianco, pantaloni e camicia bianca per gli uomini, camicetta e gonna lunga bianchi per le donne, in realtà molti erano vestiti in modo diverso e ho scoperto che il modo più semplice per una donna di mettersi in lungo bianco, se non ha una gonna bianca, è portare una camicia da notte con sopra un maglione o camicetta bianca. Molti uomini erano in tuta da ginnastica bianca. Chi era avvertito, è arrivato con pullover pesanti, felpe, sciarpe e stole per difendersi dal freddo.

La prima storia che ho sentito raccontare da August è quella di Franco, eroinomane da 15 anni, che è capitato a una cerimonia dello yagè per caso. La prima volta che ha bevuto il succo ha detto di aver passato in rassegna tutto quello che aveva provato dopo ogni dose di eroina. Dopo di che si é disintossicato di colpo e ha cessato totalmente l’uso della droga.

All’agriturismo, nella camera accanto alla nostra, c’erano due giovani e belle signore brasiliane, sorelle, di cui una veniva da Vienna e l’altra dal Brasile.
In Brasile l’uso dell’Ayahuasca, è molto diffuso, ci hanno spiegato che lo somministrano in piccolissime dosi anche ai neonati e ai bambini, perché sono convinti che faccia bene a tutti, lo ritengono un farmaco portentoso per tutti i mali, un rimedio miracoloso. Una delle due signore brasiliane ci ha detto che quando in Brasile va due volte al mese a fare la cerimonia dello yagè, la accompagnano anche le due figlie di 15 e 17 anni e lo bevono anche loro.
In ogni centro del Santo Daime si tiene una ‘cura’ (cioè una cerimonia sacra con assunzione di yagè) il 15 e il 30 del mese, più le feste cristiane.
La cerimonia è una specie di messa che inizia con tre preghiere, Ave Maria, Padre Nostro ecc. e finisce 5 o 6 ore dopo con altre tre preghiere, sempre in portoghese.
Nelle ore intermedie si canta ininterrottamente, a volte si sta in piedi, a volte seduti. Ogni tanto le persone si mettono in due file ai lati verso l’altare di fondo e a ognuno è dato un bicchierino di yagè.
Ieri sera ne sono stati offerti 4. Io ne ho preso solo uno, August e Maria ne hanno bevuti 2.
Come arriviamo, ci fanno compilare un piccolo modulo dove dobbiamo dichiarare di non avere problemi di tiroide e dobbiamo dire quali sono le nostre patologie e i farmaci che usiamo. Sembra che il succo non vada bene per chi ha problemi tiroidei.
La prima volta non si paga nulla, salvo una offerta volontaria.
Le persone che ci hanno accolto erano di varie età, tutte molte semplici e gentili e non ho avuto l’impressione che ci fosse in loro malafede o desiderio di lucro o di proselitismo. Il Santo Daime non invita nessuno. Viene trovato da chi lo deve trovare.
Maria ed io, che siamo nuove, siamo state tenute in osservazione costante da alcune anziane signore che si tengono pronte ad aiutarci e che nei momenti critici sono venute a abbracciarci o a toccarci gentilmente le spalle. Alla fine della serata ci hanno fatto capire con molta sensibilità che ci erano vicine e ci capivano.

Intanto che aspettiamo, una delle due sorelle brasiliane, ci racconta la sua prima volta con lo yagè. Era in una profonda depressone con dolori in tutto il corpo, era andata da uno psichiatra inutilmente, aveva cambiato medico e terapia ma sempre inutilmente. La sofferenza aumentava e non sapeva come uscirne. Aveva vissuto un periodo disperato e terribile.
Come ha assunto l’Ayahuasca, sono sorte dentro di lei immagini bellissime, si è vista davanti Siva con tutte le sue braccia che danzava, poi ha visto la divinità principale di ogni religione, il Buddha che apriva le braccia e si moltiplicava in tanti Buddha, finché è stata circondata da divinità di ogni tipo. Infine le è sembrato di avere attorno a sé tutte le persone della sua vita e si relazionava con ognuna di loro in modo da perdonarla o da esserne perdonata. Ricorda poi una moltitudine di uccelli che si dirigevano verso di lei diventando angeli con le braccia aperte.
Dopo la ‘cura’, la depressione era sparita e non aveva più avuto alcun dolore fisico.
Era quasi incredula del risultato e aveva paura che tutto ritornasse come prima, ma ha dovuto constatare che era guarita.

Premetto che sono andata a questa cerimonia con uno scopo preciso: parlare con mio marito che è morto da quasi due anni e a cui chiedo spesso molte cose per me e per altri, e sapere da lui quale sarà il mio compito vitale negli ultimi anni della mia vita.
Prima della cerimonia una signora salmodiando gira attorno al tavolo centrale con un incensiere. Anche durante la cerimonia risentiremo profumo di incenso.
Tutto comincia con le tre preghiere in portoghese. Ci viene dato l’innario e cominciano i canti e la musica. Poi in fila andiamo a ricevere l’ayahuasca. Non ha il pessimo sapore che ci avevano detto, sembra Fernet, è quasi piacevole.
Per 20 minuti o mezz’ora non succede niente. Io e Maria ci guardiamo ogni tanto scuotendo la testa. Io sono ipnotizzata dall’arazzo di fondo, soprattutto dalle braccia chiare della Madre Divina che dà il suo aiuto all’indigeno inginocchiato ai suoi piedi.
Comincio ad essere stanca, poi vedo che le mie mani che tengono l’innario tremano. Mi tremano anche le gambe. Mi siedo anche se non devo e chiudo gli occhi.
Come chiudo gli occhi, precipito in una visione fortemente perturbante, tridimensionale con una intensità di colori vivissima. Dicono che quando sogniamo a colori molto forti, questi sogni provengano dall’inconscio profondo e in questo caso quello che vedo è così intenso, quasi impossibile da definire, che deve per forza provenire dalla parte più profonda di me, ma quelle immagini che si ripetono anche se in forme sempre diverse sono impossibili da gestire e diventano intollerabili. Io ‘odio’ le cose ripetute, ma per ore dovrò affrontare questa tortura delle immagini che si ripetono e cambiano e si ripetono fino allo spasimo. Le immagini sono come dentro un enorme caleidoscopio tridimensionale dove un certo motivo si ripete in ogni parte come un mandala, i cui colori sono soprattutto il cremisi del velluto cardinalizio e il nero, sembrano enormi rose pressate tra di loro in incredibili e diverse forme cangianti, ma è come se mi assalissero. La visione è ultraterrena. I colori sono lussureggianti, le forme perfette come in mandala regali di grande effetto scenico, ma quella successione violenta e dai colori fortissimi mi è insopportabile. Capisco che sto guardando il mio cervello, che sto guardando il mio EGO che si riflette in mille schegge su se stesso, un EGO dominatore e smisurato, preda di se stesso, ma la cosa è talmente ossessiva da darmi grande sofferenza, per cui faccio scatti col capo per respingerla, tossisco, sbadiglio fino a slogarmi le mascelle. Allo stesso tempo sento tutta l’ossessione dei versi ripetuti e ripetuti degli inni che mi danno tutti lo stesso altissimo di sofferenza. Vorrei sfuggire a questo incubo che si ripete, e se apro gli occhi, le immagini spariscono, ma sono troppo stanca per stare con gli occhi aperti e, come li richiudo, il caleidoscopio ricomincia. Ogni tanto sbircio Maria che sta sempre con gli occhi aperti, canta come può gli inni portoghesi e si muove dondolando. O sbircio August, che sta nella parte degli uomini e che è già partito col capo riverso all’indietro e un sorriso beato. E’ tutto vestito di bianco e il suo viso sembra fatto di luce. Ma se guardo un altro giovane con la felpa e il cappuccio dietro il tavolo vedo un viso che si deforma in modo orribile (e anche Maria dirà di averlo visto deformato e mostruoso).
Mi rifiuto di prendere un altro bicchierino di Ayahuasca e anche di stare in piedi quando si deve, sono troppo debole e vorrei solo andare via, vorrei che tutto finisse. Anche Maria, che non chiude mai gli occhi, vorrebbe scappare ma ci diranno che non possiamo per non disturbare l’energia totale.
Non guardo più August ma Maria dirà che dopo il secondo bicchierino si è seduto sulla sedia e ha cominciato a scivolare verso il basso, allora alcuni sono accorsi a prenderlo prima che finisse in terra, lo hanno portato dietro il paravento e lo hanno steso sul materasso coprendolo con un panno di lana. August è sprofondato in un sonno profondo da cui tenteranno varie volte di svegliarlo e lui racconterà ciò che è successo confusamente come una grande gioia, come un momento in cui ha fatto domande molto importanti e ha ricevuto grandi risposte. Maria dice che ogni tanto si sentiva la sua voce da dietro il paravento che ripeteva in tono stupito a voce alta qualcuna di queste risposte, ma più tardi lui non ne ricorderà una. Alla fine, dopo un 40 minuti, riusciranno a riportarlo al suo posto, lui e la sua coperta come Linus, ma lui dirà che sentiva con grande disturbo i loro tentativi di svegliarlo.

All’inizio della cerimonia, una signora anziana tutta ammantata di grigio si è stesa per terra e subito una assistente è corsa a vigilarla ed è stata in ginocchio accanto a lei finché non si è rialzata. Poco dopo, un’altra seguace si è alzata ed è andata verso la parete svolazzando le mani a braccia aperte come se volasse.
Io stavo molto male, volevo che il caleidoscopio finisse e mi dava noia tutto, mi dava noia la musica, la porta scorrevole del capannone che si apriva, due bambini che piangevano e volevano entrare, un gatto rosso che passava, i colori che continuavo a perseguitarmi in modo massacrante. Era tutto insopportabile. Quando mi pareva proprio di scoppiare, Maria mi ha messo una mano dietro la schiena e questo mi ha dato molto aiuto. Mi sembrava l’unico appiglio di sicurezza in tanto sconquasso. Avevo un forte dolore alla nuca e al cervelletto come nei sette anni in cui sono stata in depressione e mi sembrava che una mano adunca mi tenesse ferma la testa dietro. Mi doleva forte la spalla sinistra come mi aveva fatto male per due anni e il chirurgo aveva parlato di operare. Una vecchia signora dai capelli bianchi è venuta a chiedermi com’era e io ho detto: “Orribile!”. Mi ha chiesto se mi piacevano i canti. E io ho risposto: “Non li sopporto!”
Sembrava che tutto questo non finisse mai. Allo stesso tempo mi veniva impartita una lezione di cui ogni tanto sentivo le parole ma che più che altro agiva dentro di me e quella lezione era che io passavo la vita a dire: “Questo non mi piace! Questo lo odio! Questo non lo sopporto!” ma non era così che dovevo vivere. Dovevo sviluppare L’ACCOGLIENZA anche di ciò che non mi piaceva, soprattutto di ciò che mi sembrava insopportabile. E quel dolore alla nuca, alla testa dietro che avevo avuto per i sette anni di depressione e quel dolore alla spalla sinistra che avevo avuto per due anni erano solo tensioni a cui mi costringevo per non accogliere il mondo. Bastava che io sviluppassi l’accoglienza e sarebbero passate.
L’ACCOGLIENZA E’ PARTECIPAZIONE. Ma io non ero capace. E mi pentivo amaramente di aver respinto in quei giorni una povera ragazza che aveva bisogno di aiuto ma io non credevo di poterle dare altre parole e le ho detto di non cercarmi più.
Quello che provavo era terribile, insopportabile. La purga che avveniva dei miei difetti era immane. Non sapevo come farla smettere, poi ho scoperto che, se passavo in un certo modo, la mano sopra gli occhi chiusi, il caleidoscopio rosso e nero finiva e vedevo una enorme cascata che cadeva dalla destra e, quando passavo la mano sugli occhi, sulla cascata si formava un arcobaleno. E questo mi ha dato un po’ di pace.
Ma io avevo chiesto di parlare con mio marito. Ed ecco che si è aperto un libro enorme, color carne che era fatto di pelle umana, e al centro del libro c’era come un crocifisso stilizzato e ho sentito la voce di mio marito che rideva e diceva: “Ma credevi davvero che mi avresti visto come ero da vivo?” e poi ancora: “Tu chiedi sempre, chiedi sempre, mi chiami perché vuoi sapere, vuoi avere…” E io dicevo: “Ma, allora, come mi devo rapportare a te?” E lui rispondeva:
“CON AMORE INCONDIZIONATO”.
Ma io non capivo. E ricordavo solo che ogni volta che mi abbracciava, gli puntavo una mano contro. E lui mi diceva, allora, che io “MI OPPONEVO ALL’AMORE DATO, ALL’AMORE RICEVUTO”. Ma davanti all’amore non ci si oppone. Ci si abbandona.“
Ma io scoprivo che non ero capace di farlo.
E allora compariva a destra una grande montagna nera e in alto si apriva un foro e fluiva giù una cascata di luce calda molto bella… ma io ero a sinistra, in basso, come schiacciata, come fossi una macchia nera di catrame o simile e la luce scendeva, scendeva ma non riusciva a raggiungermi, perché ero proprio io che non lo permettevo.
Allora io ero disperata e non sapevo cosa fare. E capivo che il problema era tutto per come ero fatta, per le mie resistenze all’amore. “LASCIATI ANDARE” diceva la voce, ma io non ne ero capace. Ed ero così disperata per il fatto che quella luce calda non mi raggiungeva che ho cominciato a piangere dentro di me e a dire “Santo Daime, Santo Daime, aiutami! Abbi pietà di me! Io sono imperfetta! Sono limitata! Più di così non so amare! Aiutami”. E non sapevo più se parlavo con mio marito o col Santo Daime. E ho chiesto: “Ma sei tu?” E la voce ha risposto: “IO SONO UNO, MA SONO TUTTI!” E io vedevo una piccola sagoma nera di uomo che diventava tutto il mondo.
Avevo chiesto anche quale fosse il mio compito negli ultimi anni della mia vita. E la Voce ha risposto: “DEVI ESSERE LA MADRE CHE ABBRACCIA!”
E mi pareva che intendesse ‘anche fisicamente’. Non c’è sempre bisogno delle parole, a volte si deve andare oltre le parole e accogliere il pianto degli altri e basta, e allora mi sono girata e ho abbracciato Maria e le ho detto di chiudere gli occhi e di sollevare il viso verso l’alto (perché me lo aveva detto la Voce) e Maria finalmente lo fatto e subito si è messa a piangere, e tutte e volte che chiudeva gli occhi, ancora le lacrime sgorgavano giù.
E la Voce mi diceva: “PERCHE’ NON HAI PIANTO QUANDO SONO MORTO’ ANCHE IL PIANTO E’ SENTIMENTO”.

Così alla fine l’effetto ha cominciato a svanire e ho aperto gli occhi. E mi sembrava tutto un sogno molto strano e terribile, da cui però io non avevo avuto beneficio fino in fondo, come un lavoro fatto a metà, per colpa mia. E per tutto il tempo ho avuto un forte desiderio di vomitare e forse sarebbe stato meglio perché avrei tirato fuori qualcosa che voleva uscire. E le due sorelle brasiliane erano uscite nella notte, verso il fuoco, forse una delle due aveva vomitato, non so.
Tutto questo è durato 5 ore.

Dopo, Maria ha spiegato che ogni volta che ha cominciato a chiudere gli occhi vedeva la morte di sua madre ed era intollerabile e capiva che questo significava qualcosa di profondo che lei doveva superare ma non ce la faceva. Allora la curandera, quella che svolazzava con le mani, le è venuta accanto e mi ha cacciato perché diceva che io la disturbavo e ha iniziato un lungo rito sciamanico di cura di Maria, che stava ferma ferma, immobile, con gli occhi chiusi, quasi sdraiata, e quella le schioccava le dita tutto intorno e cantilenava in modo stonato e imperioso con una voce sgraziata e la rimproverava perché si distraeva. Prima le aveva fatto un lungo discorso in portoghese di cui ho capito molto poco, solo che diceva che quella era una notte di luna piena e che la luce della luna era diversa da quella del sole e rappresentava la Grande Madre.
Alla fine siamo riusciti a liberarci da questa figura un po’ lugubre e cupa e siamo andati tutti a dormire.

Quando ci siamo chiesti se avremmo rifatto una esperienza simile, io ho detto “No, assolutamente!”. Maria ha detto: “Sì, io vorrei andare avanti” . August ha detto per lui era l’ultima volta, ma lo aveva detto anche le altre volte e poi era tornato.
Io non so se lo yagè abbia funzionato e se mi abbia cambiato qualcosa dentro. Capisco che il problema maggiore non è fuori di me ma dentro di me, ma non so come risolverlo. Ma la signora coi capelli bianchi mi ha detto: “Abbi speranza. Tutto si trasforma”. E io voglio crederci.
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28-12-2016 Aggiungo a questo scritto un articolo che mi è stato mandato da Claudio S Martinotti Doria:

Dominique era “cocainomane all’ultimo stadio” e fumava due pacchetti di sigarette al giorno quando ha scoperto l’ayahuasca, una bevanda allucinogena originaria dell’Amazzonia: “Ho bloccato tutto dall’oggi al domani, senza sforzi”..
Questa franco-americana di Los Angeles fa parte delle migliaia di adepti di questa bevanda psichedelica che fa furore negli Stati Uniti e provoca gli interessi di ricercatori in psichiatria che la vedono come un rimedio potenziale alle dipendenze, alla depressione o alle sindromi post-traumatiche.
Classifica come droga pesante dalle autorita’ sanitarie, l’ayahuasca non e’ tuttavia senza rischi. Prima di tutto perche’ e’ gestita dalla clandestinita’, aprendo le porte ai suoi derivati.
Questo decotto di liana Banisteriopsis caapi e di foglie di chacruma, preparato ed ingerito secondo dei rituali sciamanici, ha da piu’ di dieci anni una popolarita’ esponenziale. In particolare nella Silicon Valley ed a Holliwood dove diverse vedette -Sting, Paul Simon, Tori Amos, Lindsey Lohan- hanno descritto al loro esperienza.
“Si crede a torto che siano degli hippies con delle piume nei capelli che la prendono, ma ci sono stilisti, attori, parrucchieri, dirigenti d’azienda, avvocati…”, assicura Jeff, organizzatore di cerimonie. Il suo nome e quello dei consumatori sono stati cambiati per preservare il loro anonimato.
“In un’epoca marcata dal consumerismo e dal divertimento, le persone cercano delle esperienze spirituali forti”, dice.
Per Dennis McKenna, professore al Centro di spiritualita’ dell’Universita’ del Minnesota, “ogni notte circa 100 cerimonie si tengono a New York, ed e’ altrettanto vero per Los Angeles e San Francisco”.
Ma e’ difficile saperlo precisamente, in virtu’ del carattere illegale di questa sostanza che contiene DMT, un potente psicotropo.
In Usa, solo due chiese di origine brasiliana che hanno sede nell’ovest americano, possono utilizzarlo legalmente, in virtu’ del loro rituale.
I critici deridono la popolarità della ayahuasca come l’ultima moda in crescita.
Gli adepti dicono di prenderne una con diversi mesi di intervallo.
Essi devono anche seguire una dieta stretta di una settimana prima di partecipare a queste cerimonie, che si tengono spesso il luoghi in aperta natura, ritmate di sequenze meditative e con canti tradizionali.
L’ingestione di ayahuasca genera allucinazioni euforiche: “Ho avuto la sensazione di uscire dal mio corpo”, racconta Dominique. “Ho visto delle girandole di rose e violette, delle forme geometriche verdi”, dice Leonard, un altro entusiasta.
Gli effetti curativi potenziali interessano sempre di piu’ i ricercatori, come dice Jessica Nielson, del Centro di lesioni cerebrali dell’Universita’ della California di San Francisco (UCSF).
Lei ha cominciato a studiare l’ayahuasca dopo un viaggio in Peru’ dove ha visto “due persone colpite da sindrome post-traumatica che le sono sembrate totalmente guarite” dopo averla assunta.
Ora sta cercando di ottenere l’autorizzazione dell’Autorita’ americana dei farmaci (FDA) per una prova clinica, ma il percorso e’ laborioso con questa sostanza classificata come droga pesante, anche se psicotropi come il MDMA o LSD sono utilizzati in psichiatria.
Pertanto, stima Chalrles Grob, professore al dipartimento di psichiatria del centro medico Harbour-UCLA a Los Angeles, “la medicina occidentale ha spesso delle difficolta’ a trattare le dipendenze da droghe e alcool, allora vale la pena di studiare” queste possibilita’.
Se le ricerche in Usa sono frenate dal quadro giuridico, esse si moltiplicano altrove, essenzialmente in Brasile dove l’ayahuasca e’ legale -e’ cosi’ anche in diversi altri Paesi dell’America latina come Messico, Peru’ e Colombia- e in Spagna dove ha un suo quadro giuridico.
Grob cita essenzialmente “uno studio pilota in Brasile su delle persone che soffrono di depressione cronica e non reagiscono bene agli antidepressivi. I risultati preliminari sono positivi”.
L’ayahuasca puo’ anche essere pericolosa, essenzialmente per le persone che prendono degli antidepressivi, che soffrono di problemi cardiaci o psicotici, per gli epilettici o gli asmatici.
“Bisogna valutare le persone, assicurarsi che esse siano psichicamente e mentalmente in grado di sopportarla”, spiega Jeff, affermando che “non e’ pericolosa” quando queste precauzioni sono prese.
“Una volta, qualcuno ha gridato per diverse ore ma il giorno dopo stava bene”, aggiunge.
La popolarita’ di questa pianta, che alcuni comprano su Internet, attira anche i ciarlatani, che si spacciano per esperti, fanno sapere Jeff e McKenna.
Essa puo’ anche creare dei drammi. In Peru’, dove il turismo dell’ayahuasca va per la maggiora, delle aggressioni sessuali sono state segnalate e un britannico e’ stato accoltellato da un canadese dopo una cerimonia, perche’ questa droga suscita dei trans euforici ma anche talvolta delle fasi depressive e piu’ raramente delle crisi di panico o paranoia.
“Tutto cio’ che e’ sufficientemente potente puo’ essere utile anche per fare del male. Ciò che occorre è una maggiore ricerca, conclude Mark Barad”, uno psichiatra all’UCLA.
…………….
In questo articolo ci sono degli errori. Nella realtà l’aayhuasca non è affatto classificata come droga pesante e non compare nell’elenco mondiale delle droghe. Non è vero nemmeno che è sempre euforizzante, anzi in molti casi l’esperienza è spiacevole e traumatica, proprio perché il suo compito è purificare lo spirito tanto che viene chiamata ‘la purga’. Nel mio caso, per esempip, è stata tanto sgradevole che volevo fuggire. Invece posso confermare che molti drogati la usano proprio per una disintossicazione molto rapida.
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Per informazioni
stellazzurra@santodaime.it

La prima parte dell’AYAHUASCA è qui:
https://masadaweb.org/2014/11/28/masada-n-1595-28-11-2014-ayahuasca-la-liana-degli-dei/
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http://masadaweb.org

14 commenti »

  1. Molto interessante e molto ben scritto, davvero.
    Non so dirti quale sia la via per entrare nelle porte della percezione. Ne abbiamo già parlato.
    Credo semplicemente che non ci siano chiavi, ma solo momenti in cui quelle porte, inaspettatamente, si aprono.
    A volte entriamo, a volte neanche ci accorgiamo di loro, a volte ne abbiamo paura e usiamo il metro della ragione per giustificarne la chiusura.
    Quasi sempre è chi è al di là di quelle porte che è in grado di aprirle,se vuole, non noi che siamo in questa parte del mondo.
    Non ho mai creduto che la chimica ( perchè di questo si tratta : ogni sostanza psicotropa è semplicemente una formula chimica, che come tale agisce sui recettori del nostro cervello ) possa aprire quelle porte e aiutarci a risolvere i nostri problemi.
    Forse a rendere più profonda e dolorosamente accettabile la nostra conoscenza, questo si.
    Ma risolvere problemi no, quello no.
    Perchè noi non siamo “un problema”, noi siamo ” il ” problema .
    Ogni essere è un assoluto non risolvibile, ma , al massimo, se ne siamo capaci, accettabile.
    Questo vale per noi verso gli altri e, ancora di più, verso noi stessi.
    Se c’è una cosa, una sola consapevolezza a cui mi hanno portato questi sessanta anni è che io sono confuso, spesso infelice, senza una strada precisa da percorrere.
    Ma ho capito anche che io sono quella confusione, quella infelicità, quella indeterminatezza.
    Io esisto non nonostante, ma grazie a loro.
    Il solo saperlo mi rende meno insicuro , più benevolo verso me stesso.
    Così , con lo stesso strumento di conoscenza, vedo e riconosco gli altri – e per altri, chiariamolo subito, intendo quella minoranza di persone che al mondo si fanno domande. La maggioranza sopravvive semplicemente alla propria ignoranza e di loro non mi interessa nulla, se non mantenere rapporti di reciproca cortesia. Non c’è niente di male ad ammetterlo, nessun sussiego aristocratico, semplicemente così vanno le cose – . Quelli che, come noi, amano le proprie sofferenze.
    Potenziali,sconosciuti compagni di un viaggio che dobbiamo affrontare con i vestiti che abbiamo e con i quali, a volte, il caso ci fa compiere insieme un pezzo di strada, o condividere un attimo.
    O magari una vita intera.
    Attori di un teatro consapevole ,ma non per questo meno bello.
    Dobbiamo voler bene ai nostri difetti, perchè è grazie a loro che stiamo viaggiando e nel viaggio ci cerchiamo, ci riconosciamo , a volte ci incontriamo.
    Se fossimo tutti problemi risolti non cercheremmo niente e nessuno.
    Saremmo autonomi nella nostra indifferenza.
    Quindi neanche ci accorgeremmo di vivere.
    Ciao.
    Piero

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 8, 2014 @ 6:20 pm | Rispondi

  2. Caro Piero
    ti ringrazio, ma mi rendo solo conto di quanto sia grande la distanza da una esperienza diretta e poterne parlare da fuori
    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 9, 2014 @ 6:27 am | Rispondi

  3. Ho letto la tua mail con vero interesse, grazie di tutti particolari ero molto curiosa. Non mi è’ venuta tanta voglia di farlo però sono ancora più curiosa degli effetti che avrai a lungo termine
    Ti sei lamentata che ha scritto di questa esperienza a tante persone e nessuna ha risposto. Non pensare che alle persone non frega nulla. A volte ci vuole tempo per assorbire le cose e in generale la gente è molto impegnata, mentre tu vivi le esperienze alla velocità della luce.
    Mentre mi svegliavo stamattina ripensavo invece ad alcuni tratti della tua mail, perche sei brava a descrivere è così ho visualizzato tante cose del cerchio delle persone e di Assisi di sera come se avessi visto un film.
    È’ difficile fare un commento forse sono un po’ in attesa di vedere cosa produce perché l’esperienza di per sé non mi pare sia stata piacevole allo stesso tempo ti ha generato
    nuove aperture.
    Sicuramente sono stata super contenta che hai preso quest iniziativa, Assisi, andare fuori a dormire con due amici, buttarti in un avventura, mi è parso molto intraprendente, per la persona che sei, e mi ha fatto molto piacere.
    Sono molto scettica sugli allucinogeni, credo che se fai una meditazione ogni giorno puoi ottenere un contatto con te stesso più sano che assumendo dei provocatori, però so che tu hai letto tanto a riguardo e hai fatto proprio bene a seguire questo impulso.
    Nico

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 9, 2014 @ 9:45 am | Rispondi

  4. Un detto francese dice: ”una volta di tutto nella vita, dopo una attenta valutazione”.
    Ben fatto.
    Ciao
    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 9, 2014 @ 10:36 am | Rispondi

  5. Ciao
    Viviana ,vedrai che un esperienza del genere ti farà solo bene,altrimenti non l’avresti fatta
    oppure fa parte di un percorso che comunque dovevi fare
    io ho fiducia in questo.
    Yuri

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 9, 2014 @ 12:58 pm | Rispondi

  6. ciao
    ho letto con un pò di fatica la tua email precedente, non solo era molto lunga ma anche molto, come posso dire, spigolosa.
    ho dovuto dividerla in due parti perchè non riuscivo ad andar avanti, anche perchè era molto tardi la sera, come mio solito, avevo sonno ma ero anche un pò spaventata, non so da che cosa, comunque lo ero.
    mi ha fatto tornare in mente un libro che avevo cominciato a leggere “una realtà separata” ma che non sono riuscita a finire, non so se per noia, incapacità di comprendere, o poca dimestichezza con questi temi.
    ho capito che queste esperienze sono molto coinvolgenti per chi le vive in prima persona, ma è quasi impossibile riuscire a renderle in un racconto fatto per forza di cose con parole che a malapena traducono una realtà così lontana dalla nostra comune percezione pratica del mondo.
    comunque qualcosa mi dice che tornerai a ripeterla, nonostante l’iniziale rifiuto.
    ciao
    lily

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 10, 2014 @ 5:53 pm | Rispondi

  7. Ciao Viviana, sai dirmi perche’ chi ha tiroiditi non puo’ fare questo tipo di esperienza ? Nb: sempre molto avvincenti i tuoi racconti ! Grazie Paola

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 11, 2014 @ 10:11 am | Rispondi

  8. Cara Paola
    Non sono un medico. Posso solo copiare dal web:
    La ghiandola più importante del nostro cervello è la ghiandola pineale.
    La Ghiandola pineale produce il DMT, sostanza in grado di portare l’individuo ad avere viaggi extradimensionali e extratemporali.
    Ciò accade di notte durante i sogni, quando la Ghiandola pineale è maggiormente attiva. DMT, N, N-dimetiltriptamina, è un composto appartenente alla classe delle triptamine, presenti in molte piante ed è il principio attivo delle famose polveri da fiuto allucinogene dell’America meridionale, note sotto i nomi indigeni di yopo, parika, cohoba. E’ anche parte essenziale della bevanda sacra nota col nome di ayahuasca o yagé.La DMT è probabilmente lo psichedelico più spettacolare, grazie alla sua azione estremamente rapida; chimicamente presenta una struttura indolica affine alla psilocibina e alla psilocina. La primissima produzione di DMT avviene con la terza settimana di gestazione e, il suo primo massiccio utilizzo, da parte del nascituro, è proprio durante la nascita. Il suo backbone è fantastico, differisce di poco da sostanze vegetali come psilocibina, psilocina e da molecole come melatonina e serotonina. Gli scheletri di tutte queste molecole, d’altra parte, si sovrappongono perfettamente ad una fondamentale parte della struttura dell’acido lisergico i cui effetti psichedelici sono molto noti. La presenza di DMT nel sangue dura pochissimo, qualche decina di minuti, contro le ore delle altre droghe vegetali appena menzionate e ciò permette la sua benefica azione. L’altro appuntamento che l’uomo ha con la DMT è durante l’inizio dell’ultimo viaggio, quello della morte e della rinascita nell’altro mondo. La nostra ghiandola pineale, sede di produzione della DMT, infatti continua a produrre DMT per oltre 48 ore dopo la morte.
    Un potente inibitore di INMT, enzima necessario per la sintesi di DMT e 5-MeO-DMT, è presente in alte concentrazioni nella ghiandola pineale. Un blocco o inibizione della sintesi di questo inibitore può essere responsabile della transe e di altre condizioni psichedeliche raggiunte “senza droghe”.
    Con l’ayahuasca si possono curare le tossicodipendenze. C’è chi ritiene con essa si possa curare anche il cancro.C’è una relazione di reciprocità tra il funzionamento della ghiandola pineale, la tiroide e le ghiandole adrenali, e col sistema immunitario. Per cui se c’è un eccesso di funzionamento della tiroide l’uso di ayahuasca può essere negativo.

    Ti copio la risposta di un mio amico medico:

    Sistema endocrino – di cui la tiroide fa parte – , sistema nervoso e sistema immunitario formano una rete funzionale integrata, per cui alterando un elemento finisci inevitabilmente per alterarne anche gli altri .
    Infatti siamo portati ad ammalarci di più – cioè calo delle difese immunitarie – se siamo in un periodo di malessere psichico. Per lo stesso motivo una condizione di malessere fisico produce inevitabilmente variazioni della nostra psiche.
    Il sistema endocrino modula queste risposte. Un suo non perfetto funzionamento – è il caso della tiroide, per esempio – può modificare tutto il sistema.
    Le droghe “psichiche ” – in sostanza gli allucinogeni – sono probabilmente meno pericolose per l’organismo rispetto alle sostanze stupefacenti classiche ( eroina, cocaina ), ma sono parecchio destabilizzanti l’inegrazione sistema nervoso/endocriono/immunitario , anche se probabilmente senza effetti irreversibili. Possono essere destabilizzazioni positive, non sempre negative, ma pur sempre alterazioni sono.
    Nel tuo caso specifico non saprei dirti per quale motivo proprio la tiroide viene messa in causa. Probabilmente perchè e la ghiandola endocrina più conosciuta , anche in chi non ha competrenze mediche. Non penso che le ghiandole surrenali, tanto per fare un esempio, meno note, ma certo non meno importanti, siano escluse da questa potenziale pericolosità.
    Quindi attenzione, molta, molta attenzione.
    Ciao.
    Piero

    Ciao e grazie
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 11, 2014 @ 10:12 am | Rispondi

  9. Ciao Viviana,
    scusami se spreco spazio riutilizzando le mail intercorse ma è come riannodare i fili o riempire il tempo trascorso dandogli quella continuità che realmente non ha mai perso e quella “significanza” ( lo so che è orribile ) che anche il silenzio possiede.
    Ho letto e “ digerito “ ( si vede che oggi è la giornata mondiale del virgolettato ) AYAHUASCA ed è stata una lettura molto intensa e partecipata e vorrei esprimere i pochi pensieri che ne sono scaturiti cercando di tradurre le emozioni suscitate.
    Dico così perché quello che hai avuto il coraggio o l’incoscienza di vivere è stato per me l’occasione di riflettere su quello che hai provato e che può essere un insegnamento che va oltre la tua persona.
    L’ Accoglienza è nella sua essenza, secondo me, una manifestazione dello spirito, pura ed assoluta e priva di giudizio di qualsiasi tipo. Accoglienza non è fare entrare dentro o accettare ma, credo, essere con, fusione silente.
    Un personaggio famoso, millenni fa, diceva: ama il prossimo tuo come te stesso
    Allora io credo che per essere Accoglienti bisognerebbe prima amare ed accettare se stessi e in quell’amore si può accogliere incondizionatamente l’altro che a quel punto è “ noi stessi “.
    Ricordo la storia dell’uomo che aveva provato per anni a bussare alla porta dell’eremita ma alla domanda “ chi è “ rispondeva “ sono io “ e veniva respinto fini a quando dopo anni ed anni non rispose “ sono te “ e fu lasciato entrare ed è quello che ho trovato spesso nei tuoi scritti: cercare di annullare la divisione per tornare all’unità alla compresenza indistinguibile. Perfettamente d’accordo…facile a dirsi!!!

    Questa estate mia madre mi ha “ lasciato “. Dopo una sofferenza durata alcuni mesi nella quale aveva perso ogni autonomia ed in cui l’ho accudita come si fa con un neonato ( non è un eufemismo ), mi ha lasciato ma probabilmente questa era anche una prova per me… l’ho superata? ad oggi non ho la risposta.
    Ho sempre avuto timore nei riguardi del mistero della morte
    E’ spirata tra le mie braccia con naturale semplicità, la serenità impregnava l’ambiente l’amore impregnava l’ambiente.
    Stai leggendo il libro della vita e giri pagina. Giri la pagina non l’hai strappata
    Una settimana dopo ero a casa di amici carissimi, mi chiedono “ stai bene ? “ rispondo di si e loro di rimando “ si vede che stai bene ed il punto è proprio questo … esprimi una serenità incredibile contro ogni logica “.
    Perdonami, è solo la mia esperienza di un momento assoluto al cospetto della morte.
    Leggendo le tue parole forse ho capito che era AMORE INCONDIZIONATO senza se e senza ma.
    Amore assoluto che in quanto tale accetta, perché lo è , sia la vita che la morte.
    Mi manca e lacrime hanno rigato il mio volto ma erano diverse non erano disperate ma vivide di qualcosa che non conosco e che mi accompagna.
    Allora ecco che torno indietro e dico che Amore Incondizionato e Accoglienza sono la stessa cosa e tutto si dissolve perdendo significati che il cuore non riconosce.

    Una volta hai scritto di essere sotto il portone di casa in preda ad una grande rabbia. Hai scritto anche ” io sono più grande di questa grande rabbia … posso contenere tutto “
    Sei entrata
    Sei di nuovo davanti a quel portone

    Permetti a te stessa di abbracciarti
    Sono tre giri di chiave nella toppa
    … Amore Incondizionato .. Accoglienza… Madre che abbraccia ….

    Lo sai qual’è il bello di tutto questo? …. Che non mi puoi neanche mandare a quel paese perché non sai nemmeno che faccia ho!!!!

    Decidi tu se pubblicare o meno
    Adesso scusami ma devo leggere la favolina della nonna
    Un caldo abbraccio
    Antonio

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 17, 2014 @ 7:42 am | Rispondi

  10. Caro Antonio
    grazie per la bella lettera. Mi induce a pensieri di riflessione. L’esperienza della morte di una persona cara, specialmente quando la si accudisce a lungo fino al punto di passaggio è un’esperienza fondamentale che ti cambia dentro. E anche l’esperienza con l’ayahuasca è stata fondamentale perché il succo degli dei tira a galla ciò che sei e, forse, ciò che puoi essere. Mi ha colpito la tua frase sulla ‘fusione totale’. In effetti il mio malessere nasce quando sono in dissintonia col mondo, ma essere sempre ‘dentro’ il mondo e non ‘contro’ o ‘fuori’ non è affatto facile. La nostra individualità prende il sopravvento. E essere individui vuol dire essere separati e dunque soli.
    Nei sei mesi in cui sentii la voce dell’angelo, il suo ultimo monito fu: “il soggetto deve essere l’oggetto”, compito difficile per me e insormontabile, come insormontabili mi sembrano i compiti che il Santo Daime o mio marito per lui mi hanno dato. Io sono tutt’altro che perfetta e la mia umanità imperfetta scalpita e non si lascia educare. Sono dunque atterrita da quello che mi si prospetta perché sento tutti i limiti della mia piccola umanità. Parlare d’amore è facile, riuscire a sentirlo sempre in totale fusione con l’altro mi sembra impossibile. Ma, come diceva Chesterton, “E’ impossibile ma tenterò”. In fondo non è possibile che l’universo ci dia dei compiti che non siano nelle nostre possibilità.
    Il Santo Daime mi ha lasciata sconvolta e confusa. Ho realizzato di colpo, dopo due anni, che mio marito è morto. E’ morta la forma fisica e affettiva in cui in lui l’energia si identificava. E non riesco a contattare la nuova forma universale in cui la sua identità si è disciolta. Allo stesso tempo sento in me come una voce che mi rincuora e m consiglia, come un doppio pensiero affettuoso e sollecito che ci affianca al mio. Dunque sono rimasta sola ma non sono più sola. Non so se questo doppio pensiero è una parte di me che è venuta a galla o se è il nuovo modo con cui l’energia che è stata mio marito mi è vicina. Ma sono certa che cercare definizioni a questo punto è inutile. Posso solo vivere la parte di vita che mi resta nel modo migliore possibile e nulla altro ha importanza
    con affetto
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 17, 2014 @ 7:55 am | Rispondi

  11. Gentile dottor Severi
    L’esperienza con l’ayahuasca ha avuto su di me un effetto disastroso, nel senso che ero strutturata secondo alcuni dati esperenziali e ora sono totalmente destrutturata, senza più certezza e navigo nello sconcerto. Per 20 mesi ho avuto un colloquio costante con mio marito, morto appunto 20 mesi fa, e questo mi aveva dato il senso di una continuità dopo la morte e un senso di vicinanza e di amore che mi ha impedito di cedere al dolore e al lutto. Ora io non so più cosa pensare e cosa credere, le mie esperienze di 29 anni di parnormalità mi sembrano delle futilità senza senso e il mistero della morte mi lascia fredda e vuota senza alcuna capacità di reazione. Non riesco a raffrontarmi in alcun modo a questa ‘cosa’ che mi sovrasta, che non è più lui e che sembra diventata incommensurabile e infinita, troppo lontana da me perché possa capirla.
    Avevo scritto un libro di 316 pagine sul mio viaggio nel paranormale e di colpo ora questi 29 anni sono diventati una cosa senza senso, io stessa non so più cosa credere o pensare e il vuoto dentro di me come il mistero attorno a me mi lasciano sbigottita. Mi sentivo molto sicura di me e della mia filosofia di vita e di morte e ora è come se tutto fosse crollato e io posassi sul nulla.
    Mi chiedono se rifarò questa esperienza e se la consiglio ad altri, ma io a questo punto non so più che dire. E’ tutto troppo strano e mi spaventa.
    Forse anche le mie teorie sul paranormale erano delle costruzioni razionali. Mio marito me lo aveva detto che erano ridicole ma vedermele strappate così è stato orrendo
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 10, 2015 @ 7:08 pm | Rispondi

    • hola, ultimamente mi capita spesso di ritrovarmi davanti informazioni sull’ajahuaska…le testimonianze concordano quasi tutte sull’aspetto liberatore da blocchi e vecchi traumi, anche se c’è un prezzo da pagare: vederseli scorrere davanti in maniera massiccia e…le corse in bagno con vomito e diarrea ecc..
      gentile ViViana, quello che mi ha colpito della tua esperienza è stato il cambiamento del rapporto che avevi con tuo marito.
      Infatti,mi pare di capire, che tu parlavi con lui come se lui fosse fuori di te ,invece dopo l’ayahuaska, lo hai percepito diversamente , anche se non capisco bene come ,e questo ti turba. Ebbene qualche tempo fà , durante una meditazione notturna,a letto, ebbi una percezione su uno zio materno defunto(cui neanche pensavo più tanto) : lo percepii cioè come una parte riassorbita in me,dopo la sua morte..e capii il suo carattere , il suo modo di essere , ciò che lo aveva caraterizzato insomma, come essere parti di me..Lo stesso è successo per i nonni , iL babbo…
      Gli studi che hai fatto prima nOn sono affatto inutiLi: sono iL cammino che ti serviva per arrivare fin quà, e serviranno ad altri -me per prima- per ampliare la comprensione e aprire la mente. I libri sono un mezzo ,non un fine, si superano e se ne trovano altri,o altri metodi.
      Da quando ci si ferma aLL’A,B,C? Grazie cara professoressa per quello che hai fatto e continui a fare sulla rete.
      najma

      Commento di Najma — novembre 1, 2015 @ 10:41 pm | Rispondi

  12. Gent.le Prof.ssa Vivarelli,
    da come l’ho capita io, l’ayahuasca ha una forte valenza psicoterapeutica e spirituale. Per svolgere questa duplice funzione è necessario per prima cosa fare tabula rasa di tutti i concetti e stratificazioni culturali ed emozionali che abbiamo accumulato nel corso della nostra vita. Tutto viene azzerato e tutto viene messo in discussione. Fatto questo, dovremmo avere la strada spianata per acquisire nuove conoscenze e nuove prospettive di vita. E’ un po’ come un processo iniziatico dove prima occorre in un certo senso morire a noi stessi per poi riacquistare una nuova vita con nuova e più forte energia. Nel far questo si attraversa una fase di estremo disorientamento perché sono stati demoliti tutti i nostri punti di riferimento e le certezze che credevamo sicure. Pian piano emergeranno poi nuovi valori e nuove mete. In parole povere, come nel buddismo, dobbiamo liberarci dalle illusioni e dalle false o incerte verità. Poi il resto verrà da solo. Speriamo!
    Tanti cari saluti

    Bruno Severi

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 10, 2015 @ 7:08 pm | Rispondi

  13. Quando moriremo sapremo?
    Platone diceva che viviamo dentro una caverna, vedendo soltanto le ombre proiettate dall’esterno. Questa è la nostra percezione del reale. Credo sia vero. La realtà è talmente complessa che non ha alcun confine con la fantasia, anzi la fantasia è un limite rispetto alla realtà. Puoi immaginare un elefante rosa che vola sopra le nuvole? Bene, da qualche parte questo elefante esiste.
    Ma il problema è un altro.
    Ho sempre pensato che la complessità del reale, le anime, le energie chiare e quelle scure, il Destino, i fili nascosti dietro le cose più banali…tutto, tutto questo, ci verrà svelato una volta morti.
    Come diceva qualcuno: ogni giorno un sognatore muore, per vedere l’altra parte.
    Poi mi chiedo: e se non fosse così?
    E se ogni filo che si tende alle nostre spalle fosse, in un certo modo, anche un filo di inconsapevolezza dall’altra parte? Mi spiego: si verifica un evento sincronico e noi abbiamo la percezione che qualche intelligenza superiore, da dietro le quinte, stia muovendo i fili. Dunque, presupponiamo che questa intelligenza sappia quello che fa, ci mandi questa o quella persona, questa o quella coincidenza. E sulla base di questa assunzione presupponiamo che, forse, una volta morti, questo piano ci sarà svelato. Ma se invece quel tessitore di fili fosse a sua volta inconsapevole? E il suo tessere fili non fosse frutto di un piano ma semplicemente un’azione, magari involontaria, che si riverbera sul nostro piano di esistenza, esattamente come una mia ipotetica azione si riverberasse sul suo? E se, per lui, fossi io l’intelligenza superiore che crea sincronicità a suo carico? Che barzelletta sarebbe, davvero…
    Hai visto il film “interstellar”? A me non è piaciuto cinematograficamente parlando, ma l’idea che c’è dietro è geniale: il protagonista subisce azioni che interpreta inviate da un “piano superiore” quando in realtà è lui, in un’altra dimensione di spazio e tempo, ad inviare, inconsapevolmente, quelle azioni a se stesso. Due attori inconsapevoli che compiono azioni inconsapevoli che vengono interpretate da entrarmi come frutto di una intelligenza superiore. Questo è il messaggio del film, talmente complesso da non poter essere reso efficacemente sulla pellicola (ps. C. Nolan è il regista mainstream più coraggioso dei nostri tempi).
    E allora, se tutto così fosse, che senso avrebbe morire?

    PPP

    Commento di MasadaAdmin — marzo 11, 2015 @ 4:58 pm | Rispondi


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