Nuovo Masada

novembre 28, 2014

MASADA n° 1595 28-11-2014 SCIAMANESIMO-AYAHUASCA- LA LIANA DEGLI DEI

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Viviana Vivarelli

Sapevo molto poco dell’Ayahuasca, la bevanda degli dei. Ne avevo sentito parlare in modo vago alla Biblioteca di parapsicologia di Bologna dal dott. Bruno Severi, che col dottor Bianchi è stato 4 volte in Amazzonia, per studiare l’uso dell’Ayahuasca, una bevanda psico-attiva derivata di una liana diffusa in tutta la foresta amazzonica. La pianta da cui viene estratta è considerata una ‘pianta maestro’, si pensa cioè che lo spirito della pianta possa dare agli sciamani insegnamenti pratici (su come guarire malattie o trovare oggetti scomparsi o fare buona caccia) e insegnamenti spirituali tesi all’evoluzione dell’anima.
Nel 94 Bruno Severi e altri tre amici andarono in Perù, nel cuore della foresta amazzonica lungo il fiume Ucayali fino al villaggio di Atalaya, dove contattarono gli sciamani Shipibo-Conibo e bevvero con loro l’Ayahuasca. La prima decina di sedute, per tutto un mese, subì ostacoli e difficoltà varie, con 5 sciamani diversi. Uno di essi disse che in Severi c’era un blocco (spirito o corrente d’aria) che impediva alle visioni di raggiungere la sua testa.
Severi decise di provare un’ultima volta, prima di ripartire, con un sesto sciamano, don Pedro. Questi era assistito da altri due sciamani, di cui uno Muraya, massimo grado nei curanderos.

Severi racconta che la capanna è formata da un solo tetto di palma su 4 pali, attorno si stipano i pazienti. Alle 9 di sera, tutti tacciono e Don Pedro comincia il canto (icaro), che richiama lo spirito della pianta madre. Beve un liquido orrendo e anche gli sciamani bevono il succo amarissimo dell’Ayahuasca. Dopo mezz’ora Severi comincia ad avere delle visioni geometriche accompagnate da grande freddo, è sconvolto da un caleidoscopio di colori, sente canti, è investito da ondate di visioni, perde contatto con l’esterno, si sdoppia e una parte di lui perde coscienza, caldo e freddo intensi si abbattono su di lui, non ha volontà, è in balia di Don Pedro, ha paura e poi panico. Se apre gli occhi vede tutti come fossero dello ombre morte. Se li chiude, entra in un turbinio di colori fantasmagorici. Unico senso di contatto e realtà è stringere la cordicella dello zaino a cui sta aggrappato disperatamente. Sente che sta per vomitare, esce barcollando e finisce col piede in un fossatello di melma. Vomita e perde di vista la capanna, è terrorizzato. Si sdraia per terra, ha paura di non uscire più da quella situazione e di non tornare mai più a casa. Accetta persino la possibilità di morire. A quel punto vede la propria morte accanto a sé, come una donna scura in una stanza cupa, e le si arrende. Don Pedro va ad aiutarlo ma lui lo vede diverso, come trasfigurato, come fosse un vecchio sciamano vestito di pelli, col viso coperto di fango o cenere. Don Pedro gli dà l’Agua Fiorita, un profumo rituale, e la nuora gli fa odorare un fiore secco con un forte profumo che gli dà energia, saprà poi che è un fiore ‘sagrado’, sacro. Torna barcollando nella capanna e adesso il canto che sente è proprio per lui e lo guida e gli parla. Ha molta sete. Le visioni diventano chiare e sono precisi insegnamenti, gli viene detto che bisogna eliminare ogni desiderio e volizione, poi gli viene insegnato come meditare, come cancellare il senso dell’io, come far sparire la parola ‘io’ dalla mente. Questi insegnamenti gli appaiono visivamente come cerchi concentrici sempre più piccoli fino a ridursi a un punto solo. Quando finalmente riesce a cancellare il proprio io, vede una parte di sé affondare e sparire in uno stagno di melma scura. Ora possono arrivare le risposte a tutte le domande, sono dirette e lui vede che ogni risposta è chiara e semplice, quasi ovvia. Ma ogni risposta gli viene mostrata e poi chiusa in un cofanetto, e, quando questo si chiude, egli non la ricorda più Arrivano altri insegnamenti per cui non c‘erano state domande, sono di elevato valore spirituale, ma anch’essi via via spariscono. Sente tuttavia che gli insegnamenti non sono perduti ma sono andati in qualche angolo della sua mente e lo guideranno al momento opportuno. Pensa di avere addosso vomito e fango ma non gli importa. Capisce di colpo che tutte le delusioni del viaggio facevano parte della prova, doveva dimostrare di avere fiducia. Ora può uscire dalle visioni. Don Pedro ha fatto per lui un ‘arcana’, scudo protettivo contro i mali del mondo.
Anche i suoi amici hanno avuto forti visioni, alcune accompagnate da vomito o diarrea. Alle cinque del mattino tornano indietro. L’esperienza allucinatoria è durata dalle 7 alle 8 ore con visioni intense e perturbanti, drammatiche e profondamente coinvolgenti, in cui si mescolano memorie della propria vita, eventi psichici e realtà fantasmatiche. La prima parte della prova è stata terrorizzante. Severi ha visto la propria morte vicina a sé, come una donna immersa nelle tenebre che gli incuteva terrore, poi, nel corso della trasformazione, è riuscito ad accettarla e a viverla come una parte di sé. Il segnale del mutamento e dell’arrivo delle visioni è stato dato dalle ondate di caldo e freddo alternate che partivano dai piedi, e da una pressione alla tempia destra. Le visioni arrivavano sulle onde degli icari come se la musica sacra le canalizzasse e rinforzasse. Le prime visioni erano geometriche, velocissime, turbinose, coloratissime, simili alcune a motivi decorativi come animaletti e pupazzi tipo cartoni animati o come quei motivi geometrici molto vivaci che i messicani usano per gli oggetti del loro artigianato e che sono indotti dal mescal. Poi gli era sembrato di avanzare nella giungla, ma i particolari erano enormi, i dettagli ingigantiti e fantastici, come se lui fosse diventato un microbo. Non era solo un vedere ma un pensare diverso. A un certo punto gli sembrava di sollevarsi da terra per alcuni cm. Sentiva il terreno sotto di sé a volte in modo soffice a volte con dolore. Il corpo era pesantissimo e anche la coperta gli era insopportabile come se lo schiacciasse. I pensieri erano dislocati come fossero fuori della sua testa. Le visioni gli sembravano estranee, poi a tratti lo coinvolgevano emozionalmente. La coscienza era come trasparente, leggera, impalpabile e andava e veniva con le visioni. Il mondo esterno era scomparso. C’era intorno a lui come una rete scintillante che a volte sembrava vibrare e avvolgerlo. Dietro la rete o dietro le visioni c’era una intelligenza viva e palpitante che era lì per lui per un compito che lo riguardava. Tutta l’esperienza è stata molto impressionante e con messaggi particolari inerenti la vita privata del dottor Severi, che egli non ci ha voluto raccontare.

Per puro caso, lunedì scorso, al mio corso di psicoanalisi, è venuto fuori che due miei allievi, Marco e Yuri, hanno fatto anche loro l’esperienza dell’Ayahuasca, la bevanda sacra, Yuri anzi l’ha fatta già tre volte, ma senza andare in Amazzonia, in tre centri italiani.

Sulle esperienze fatte è risultato chiaro che i risultati e le esperienze sono in genere diversi da persona a persona. C’è chi parla con i propri defunti, chi fa domande metafisiche, chi presenta problemi personali, chi ha esperienze extracorporee, chi riceve giovamento nelle sue patologie. Yuri ne è rimasto estasiata, specie dal centro umbro, e ha avuto esperienze di alta spiritualità, che lo hanno incoraggiato a ripetere altre volte l’assunzione di Ayahuasca. Marco ha detto di essersi piegato verso terra lateralmente in modo del tutto innaturale e di avere avuto una visione alta incredibilmente bella mentre se abbassava lo sguardo, vedeva come una cantina piena di oggetti morti e polverosi. C’è infine chi vomita e basta, ma sembra che anche quello sia purificatore. C’è chi guarisce da patologie fisiche e chi guarisce da problemi psicologici. L’uso dell’Ayahuasca può produrre anche risultati miracolosi e certi effetti paranormali possono durare anche nella settimana successiva.
Prima dell’assunzione di Ayahuasca, si consiglia di fare almeno tre giorni, meglio una settimana, senza sesso, carne, latticini, caffè, alcool e droghe.
Il calendario di lavori comprende due incontri mensili denominati ”Concentrazione” e la celebrazione delle principali festività Cristiane, seguendo i rituali fissati da Mestre Irineu. I lavori di concentrazione comprendono sedute di meditazione e seduto con assunzione di Ayahuasca, insieme a balli e canti. Su richiesta si possono anche realizzare lavori di cura, cioè di purificazione, che sono sedute con inni specifici destinati a tutto il gruppo o indirizzati a una persona specifica.
Il Santo Daime è una pratica aperta a chiunque senta la chiamata per partecipare. Non si invita nessuno ma chi è interessato può presentarsi.
Per chi partecipa per la prima volta c’è un colloquio informativo preliminare che chiede se la persona assume droghe e gradua la quantità di Ayahuasca al soggetto .
I partecipanti uomini devono pantaloni neri o chiari e camicia bianca, le donne dovrebbero portare una gonna bianca o nera lunga e una camicetta bianca a maniche lunghe.

L’assunzione di Ayahuasca avviene in un gruppo che può essere molto grande (anche cento persone) all’interno di una cerimonia che può durare fino a 6-7 ore e riprende i caratteri di una messa cristiana, in cui al posto dell’ostia ci sono i bicchierini di Ayahuasca, bevanda scura e amara (secondo Yuri nemmeno sgradevole), presi ogni tanto sotto l’assistenza di un aiutante che cura che la persona non cada o non si faccia male. Il tutto mentre si balla insieme e si cantano inni sacri che vengono dati in un innario considerato di provenienza divina. Le musiche sono bellissime e considerate sacre anch’esse.

Non ha molta importanza sapere cosa sia l’Ayahuasca, da dove venga ecc., ma cercherò lo stesso di spiegarlo, riassumendo le informazioni di un bel libro molto semplice e chiaro, quanto esaustivo e profondo: “Ayahuasca, la liana degli Spiriti”, il sacramento magico-religioso dello sciamanismo amazzonico” (edizione Franco Angeli, euro 26,50) di Walter Menozzi, uno studioso di economia della Bocconi, che, andato per motivi universitari in Brasile, è entrato in contatto con la religione del santo Daime e ha passato vari mesi nella foresta amazzonica.
Egli fa uno studio accurato e completo dell’Ayahuasca analizzandone tutti gli aspetti e integrandoli con studi di antropologia, etnobotanica e storia delle religioni.
L’Ayahuasca è un succo che si estrae da una liana amazzonica e che da migliaia di anni viene usata nel Sudamerica all’interno di rituali magici per i suoi poteri psicotropi e terapeutici. Non è una droga, non rientra nell’elenco delle droghe stilato dall’ONU, non è tossica, non produce dipendenza, non toglie totalmente la coscienza, non fa male anzi è curativa, ha effetti spettacolari e infine può essere sperimentata anche in Italia.
E’ considerata una potente pianta psico-attiva, che cioè attiva gli stati superiori della mente e ci mette in contatto col divino.
Le piante psico-attive o piante superiori note arrivano a 1200 specie con 180 funghi. Ma in nessun luogo della Terra si sono sviluppate come nella foresta amazzonica e nessuna è stata studiata quanto l’Ayahuasca o yagè.
La parola Ayahuasca deriva dalla civiltà inca e significa ‘liana degli Spiriti’.
Milioni di persone nel Sud e nel centro America la assumono all’interno di contesti rituali religiosi. E l’area tra il nord del Perù e il sud della Colombia è considerata la zona di maggior purezza religiosa del globo.
Il consumo dell’Ayahuasca all’interno del rituale sciamanico è considerato il modo migliore per comunicare con gli Spiriti. Ma l’uso dell’Ayahuasca serve anche a sanare i conflitti dentro la tribù o tra tribù, perché gli insegnamenti spirituali appresi mediante l’assunzione dell’Ayahuasca portano alla pace.
In Perù e in Colombia i curanderos o medici popolari, alcuni dei quali sono qualificati come sciamani, usano l’Ayahuasca per curare corpo o psiche. Tra loro i ‘vegetalisti’ studiano le ‘piante maestro’, che sono in grado di insegnare le proprie qualità terapeutiche.

Dopo il 1930 l’uso dell’Ayahuasca è entrato anche in Occidente associandosi alla dottrina cristiana e dando luogo a comunità ecologiche che fanno uso di termini e riti cristiani ma assumono l’Ayahuasca in modo sacramentale. Questi culti vengono detti del SANTO DAIME, santo dono, ed effettuano rituali mistici con canti, musiche e balli. Sotto questa forma si sono diffusi in Europa, America del nord, Giappone e Australia. La maggiore organizzazione delle chiese del Santo Daime si chiama CELOFLURIS ed è in Brasile.
Dopo il 1950 è aumentato l’interesse degli scienziati su questa liana che agisce sul corpo e sulla mente, per cercarne applicazioni nel campo della medicina e della psicoterapia.
L’Ayahuasca è il componente principale della bevanda. Un preciso tipo di liana (Banisteriopsis caapi) viene bollito in genere insieme alle foglie di un arbusto (Psychotria viridis) che contengono un alcaloide che nel nostro corpo vene secreto dalla ghiandola pineale (quella che, come dicono taluni, produce i nostri sogni notturni).
A seconda della miscela tra le due sostanze si possono avere migliaia di combinazioni, e ogni tribù ha poi la sua ricetta, usando come additivi qualcuna tra 90 altre specie vegetali psico-attive.

L’umanità ha usato le piante psico-attive da sempre. Le troviamo nei gruppi etnici più antichi, e possiamo ipotizzare che siano state le piante stesse, in epoche remote, a insegnare agli uomini come curarsi, così come hanno insegnato loro il sacro o i primi rudimenti del diritto. Nei sistemi antichi troviamo integrati in un unicum medicina, religione e risoluzione dei problemi sociali.
Molti di questi popoli unirono alle piante sacre il tabacco (vedi l’uso del calumet della pace dei nativi americani), la coca o il caffè, che poi sono stati estrapolati dall’uso sacro e usati dagli occidentali per uso ricreativo al di fuori del contesto sacro.
Il tabacco era considerato una pianta sacra ai nativi americani, la coca era un divinità per le popolazioni andine e sembra che il caffè sia stato scoperto e usato dai sufi islamici che se ne servivano per stare svegli nelle notti di preghiera e meditazione.

Molti studiosi hanno fatto ricerche nel campo delle sostanze psico-attive, come i funghi sacri (mescal e peyote) nel centro America, il fiore del cactus, psicocybe, l’amanita muscaria, la segale cornuta ecc.
Anche l’uso del peyote messicano ha finalità visionarie, terapeutiche, mistiche e di pace sociale. Il tutto sta in un sistema che non vede l’uomo separato dalla Natura, ma profondamente immerso in essa, per cui sono le piante stesse che parlano all’uomo, gli insegnano e lo curano.
Mentre nel mondo occidentale moderno la sfera scientifica e quella religiosa sono nettamente separate e speso nemiche, nei sistemi antichi medicina, religione, conoscenza, saggezza formano un insieme unico.
Nel 1600 con Cartesio, Newton, Galileo e gli scienziati cattolici, l’unione tra Natura e umanità si spezza, con una ricaduta materialistica che costituisce la miseria dell’uomo attuale. La scienza ha deciso di accettare solo ciò che è misurabile, ripetibile e controllabile, espellendo dalla realtà tutto ciò che non si sottopone a queste condizioni e impoverendo enormemente l’uomo delle sue radici vitali e del rapporto che aveva avuto per migliaia di anni con la Natura.
Il riduzionismo della scienza emargina l’anima. Malgrado ciò, l’uomo continua ad avere esperienze d’anima intuendo una realtà spirituale che trascende tutto.
Ma la sconnessione occidentale con la Natura ha orientato la scienza nel senso di danneggiare la Natura stessa, inquinandola o distruggendola, mentre le finalità dell’uomo si sono orientate alla predazione e al potere, per cui possiamo solo sperare che quella coscienza collettiva universale che è stata dimenticata e vilipesa possa tornare un giorno a risplendere.

La prima cosa che precisiamo è che l’Ayahuasca non è considerata una droga dall’ONU. Essa contiene sostanze naturali e non è dannosa all’organismo. Ma per quanto non sia uno stupefacente, è stata proibita in Francia e in USA.
La liana degli dei o Banisteriopsis caapi contiene il composto psicoattivo dimetiltriptamina (DMT), comune ad altre piante di tutto il Sudamerica. La DMT viene prodotta naturalmente nel cervello umano ed è rilasciata in grandi quantità al momento della morte, ma, se ingerita, di solito viene digerita dallo stomaco ed è necessario un I-MAO (inibitore delle monoamina-ossidasi), in questo caso armina e armalina, per permettere alla DMT di raggiungere il cervello.

Anche se si presume che l’uso dell’Ayahuasca risalga all’era precolombiana e che esistesse già nell’impero inca, le prime testimonianze occidentali sono di viaggiatori e missionari alla fine del 1600. Gli effetti principali della bevanda dipendono dall’unione di due ingredienti che sono stati studiati chimicamente solo ai giorni nostri. Gli scienziati sono rimasti sorpresi per come gli indigeni li abbiano scelti e calibrati esattamente. E’ incredibile come il sapere indigeno, senza alcuna conoscenza precedente chimica o farmacologica, abbia potuto ottenere un risultato così sofisticato. Ma era la pianta stessa che nelle visioni allucinatorie insegnava dove trovarla e come trattarla.
Già le ceramiche di 3000 anni fa indicano l’uso dell’Ayahuasca (vasi del mago, recipienti cerimoniali adoperati per bollire le piante ecc.).
Probabilmente i riti e i miti che riguardavano questa bevanda erano molti e si collegavano a culti animistici precedenti legati agli Spiriti della foresta. Sarebbero stati questi Spiriti a insegnare agli antenati quali erano le piante della cura e come dovevano essere usate. Attraverso le visioni, erano gli spirito delle ‘piante maestro’ a istruire gli sciamani. La storia dell’Ayahuasca è la storia di una rivelazione sacra, su cui si innesta un tessuto mitologico o con cui l’Ayahuasca viene inserita in miti preesistenti. Ogni tribù la riceve a suo modo così come ogni tribù fa la propria combinazione particolare delle piante per ottenere la bevanda sacra.
Da tempi antichissimi lo spirito della natura o Terra-Madre si incarna in divinità femminili che si perpetuano da culto. I culti cristiani credono a una rivelazione che collegano alla Vergine Maria che appare come la ‘Regina della Foresta’.
La Vergine parlò a Irineu, ma in essa prosegue un’entità spirituale preesistente della civiltà Inca. Lo strano era che a Cuzco la liana non esisteva eppure i sacerdoti Inca la conoscevano benissimo per i contatti avuti con altri popoli.
Quando gli Spagnoli arrivarono nel Sudamerica, trovarono attorno all’attuale Perù il grande Impero teocratico inca, la cui religione era un misto di culti naturalistici, credenze animistiche e riti magici. La religione dell’Impero era il risultato del sincretismo di vari culti raggruppati sotto il culto del Sole, di cui il Re era l’emanazione in Terra.
Un raggruppamento di 100 famiglie formava un ‘ayllu’, con vari fattori di unione: terra, lavoro, culto, sangue, lingua e religione. Ogni gruppo venerava uno spirito della Natura che poteva essere il serpente, il condor, il puma, una roccia, un fiume…, veniva considerato il padre totemico della comunità, e si rivelava in una rappresentazione simbolica detta ‘huaca’.
Il nono sovrano degli Inca, Pachacutec, sostituì Inti (il Sole) con Viracocha, creatore di tutto l’universo, mentre emersero altre divinità come la Luna (Mama Killa), le Stelle (Koyllor), la terra (Pacha Mama), il Mare (Mama Kocha) ecc.
Il massimo splendore dell’Impero Inca si ebbe verso il 1500, poi Atahualpa venne fatto prigioniero dai conquistadores spagnoli di Pizzaro e la leggenda dice che fuggì col suo popolo nascondendosi nella foresta.
L’ayllu fu il progenitore delle attuali comunità ecologiche del SANTO DAIME (Santo dono), cooperative agricole ecologiche autosostenibili create dal fondatore del culto attuale, Raimundo Irineu Serra (Mestre = maestro, Irineu)..
Ogni comunità di famiglie è presieduta da uno sciamano (Curoca).
Lo sciamanesimo è basato sul contatto con lo spirito Naturale, o huaca, per ascoltare i suoi insegnamenti. Nei culti attuali le feste antiche Inca diventano le feste cristiane (festa dei Morti, Natale, solstizio del 21 giugno ecc), la mitologia Inca si associa al culto della Madonna.
Presso 72 tribù indigene dell’Amazzonia la liana degli Spiriti è considerata la pianta maestro per eccellenza e l’oggetto più importante del culto, essa è la manifestazione di Dio fatto pianta. L’Ayahuasca è centrale nella visione del mondo, guarisce i malati, ispira le anime, risolve i casi di coscienza, pacifica gli scontri sociali, porta la pace, aiuta l’evoluzione spirituale.
Nella cosmologia indigena la Natura è un organismo intelligente, un centro di consapevolezza che può insegnare agli uomini le vie della pace e del progresso spirituale, un centro di amore e volontà. Lo Spirito è una forza vitale che permea ogni parte dell’universo. La Natura non è vista come esterna all’uomo, ma l’uomo è interno alla Natura, ne è parte integrante. Negli stati modificati di coscienza si possono contattare gli Spiriti delle piante e degli animali e riceverne insegnamenti.
Chi beve l’Ayahuasca può vedere gli Spiriti come sono realmente. La realtà invisibile viene vista come avviene nei nostri sogni.
La liana sacra apre a una dimensione spirituale che ci presenta l’assoluta verità.
Si esce dalla percezione illusoria delle cose per arrivare alla consapevolezza assoluta dell’essere. Attraverso la bevanda si entra in un luogo dove tutto si vede e tutto si sa. L’anima si stacca dal corpo e si comprende la differenza tra spirito, coscienza e corpo. Quanto più uno si separa dal proprio io, tanto più si unisce a uno spirito universale e tanto più perde la paura della morte.
Bevendo l’Ayahuasca, si entra nello stato di consapevolezza in cui si è dopo la morte. Per questo l’Ayahuasca può anche preparare alla morte o dà la possibilità di parlare coi propri morti.
Non tutti hanno queste visioni, alcuni hanno solo nausea, vomito e diarrea (raramente), ma sembra che anche questo faccia bene e risolva blocchi fisici o psichici o spirituali. Uno dei nomi della bevanda è Vomitaria. Un altro nome è Tiananerite, che vuol dire ’liana del fiume celestiale’, immagine simbolica del fiume dove i morti cambiano la loro pelle simbolica. Per questo alcune tribù mettono tazze del succo presso le tombe dei loro morti. Altri pensano che grazie all’Ayahuasca si possa risalire l’albero degli antenati o avere ricordi delle vite precedenti. L’Ayahuasca è detta anche ‘il cammino della vita dell’uomo’ e si pensa che i suoi effetti durino nei giorni successivi e che, se lo beve il padre, ne siano beneficiati anche i figli.
Molti popoli raccontano in forma poetica le loro visioni durante l’assunzione dell’Ayahuasca e si pensa che nei loro viaggi essi ritornino alle origini del mondo per rinnovarlo e preservarlo.

Ceu de Amor Santo Daime- Roma

Prima di assumere la bevanda ci sono dei riti preparatori, come la dieta per alcuni giorni precedenti.
Solo lo sciamano maestro può preparare l’Ayahuasca, ma la sua assunzione è aperta a tutta la comunità e agli ospiti permette l’ingresso in un mondo condiviso, dove dominano l’armonia e la pace. Le visioni ottenute migliorano ogni persona e le sue relazioni con gli altri per cui la coesione sociale aumenta e la paura del diverso scompare.
Poiché le comunità del Santo Daime sono rurali, lo sciamano può sapere dalla pianta anche le condizioni meteo favorevoli alle colture o chiedere alleanza e protezione agli Spiriti della Natura, cercare le persone perdute o risolvere problemi individuali o di gruppo.
Lo sciamanesimo è considerato la prima forma di apprendimento e coscienza dei popoli primitivi. L’assunzione della bevanda avviene in mezzo a balli e canti religiosi e gli stessi canti sono suggeriti dagli Spiriti. Il canto è fondamentale perché grazie all’uso dell’Ayahuasca gli Spiriti possono sentirlo ed entrare quindi in comunicazione con gli uomini.
Con l’Ayahuasca si può raggiungere la trance estatica. Anche Mircea Eliade, grande storico delle religioni, parla della trance estatico o volo sciamanico. Lo sciamano è un medium che comunica con gli Spiriti, ma, attraverso l’assunzione del succo, ognuno può diventare medium. Nelle trance lo sciamano acquisisce la capacità del volo o incorpora gli Spiriti. Il volo estatico è più frequente in Amazzonia, l’incorporazione in Africa.
Un giorno prima della cerimonia, lo sciamano e i suoi assistenti portano la liana in un luogo isolato della foresta, la battono e la bollono con gli additivi per alcune ore fino a ottenere un decotto denso e nero piuttosto amaro.
Si ritiene che le piante medicinali non debbano confondersi con altre piante perché si disturbano tra loro, allo stesso modo il loro Spirito non deve mescolarsi a certi alimenti.
Durante il ‘trabaho’, lavoro, l’ingestione dell’Ayahuasca avviene più volte come un percorso graduale che porta a diventare sciamano. Essa purifica il corpo e la mente. Lo sciamano, ingerendo l’Ayahuasca, riesce a vedere le cause della malattia o a prescrivere le cure, può salire alle stelle, entrare nell’energia delle piante o nell’anima di altre persone, conoscere il loro disegno di vita, distinguere il bene e il male, vedere il proprio futuro o quello di altri, comunicare con i morti, capire le malattie e curarle.
La pianta è un maestro che insegna la conoscenza e questa avanza come un percorso, attraverso le visioni, i simboli e i canti.
Durante il rituale ognuno può entrare nella vera realtà e vederla nello splendore dei suoi colori, delle sue luci, i suoi suoni. Le percezioni straordinarie sono moltissime e si mescolano per cui si possono vedere i sapori e udire i colori…
Il canto dello sciamano è l’esperienza sonora che indirizza il cammino spirituale. I canti cominciano con voce bassa e lieve poi la loro intensità aumenta per chiamare Spiriti diversi, infine il canto perfora il cielo con movimenti a zig zag per poi riprendere il cammino a ritroso.
Alla fine lo sciamano interpreta le visioni.

Il partecipante vive direttamente e sensorialmente “Il principio di trasformazione che permea la storia della creazione”.
Il materiale prodotto è simbolico e di tipo onirico. L’esperienza permette lo sblocco di traumi anche molto antichi. Lo stesso vomito ha una funzione catartica. L’esperienza è liberatoria, permette lo sblocco di traumi anche molto antichi. L’Ayahuasca è una vera e propria purga, che permette una catarsi fisica, psichica e spirituale. E’ un rituale di sofferenza, morte e resurrezione, che può durare dalle 4 alle 6 ore o anche di più. Promuove la purificazione totale e fa raggiungere un mondo superiore.
Il curaca ha un apprendistato che dura dai 4 ai 6 anni. Lo yajè, ovvero la forza della liana, può mostrare l’energia del cosmo nei colori visibili sulla fronte di ognuno come i raggi di un arcobaleno.
Molte culture credono che ogni cosa abbia una propria vibrazione che si manifesta come colore, o vibrazione cromatica, e questo vale per tutto: piante, animali, rocce, sentieri… E ci sono Spiriti maestri che insegnano a vedere e a capire queste vibrazioni.
Durante l’ingestione dell’Ayahuasca, gli Spiriti delle piante appaiono come “doctorcitos” (piccoli dottori) e consegnano diagnosi, terapie, diete e soprattutto canzoni magiche (icaros). Spiegano le relazioni tra una pianta e l’altra e tra una pianta e le parti del nostro corpo.
Nel periodo di iniziazione i sogni sono molto vividi e gli Spiriti delle piante rafforzano il corpo del fedele dandogli la forza di sopportare fatica, vento o pioggia… e consegnandogli una terapia, una purificazione corporea, psicologica o spirituale.
In pratica la pianta fa tutto: risana, insegna, rinnova, agendo su ogni piano del vivente: fisico, psicologico, spirituale, perché la malattia può riguardare ognuno di essi.
Di solito la ‘sessione’ inizia la sera. Ognuno beve una piccola quantità di Ayahuasca ed è aiutato da un assistente che lo sorveglia e aiuta affinché non abbia danno nei momenti difficili. I primi effetti si hanno dopo 20 minuti e durano in genere 2 o 3 ore.
Non si può stare sdraiati né chinati troppo in avanti perché ciò genera visioni negative. La postura è importante. Lo sciamano può soffiare sul partecipante il fumo del tabacco, imporre le mani sul suo corpo, muovere sopra il suo capo dei rami o delle foglie secche, può dargli acqua o limonata da bere, fargli sentire dei profumi o succhiare il male del paziente per espellerlo con lo sputo.
Durante l’assunzione di Ayahuasca le percezioni si acutizzano e si mescolano, si possono vedere i suoni come colori, si percepiscono i profumi come forme o i sapori come esperienze tattili, si avvertono misteriose presenze. Non c’è più distinzione tra corpo, mente e spirito.
Prima dell’assunzione di Ayahuasca per lo sciamano è importante una dieta preparatoria di una settimana e nell’apprendistato questa dieta fa parte dell’iniziazione, sia per motivi di purificazione che per evitare vomito e diarrea. In genere in Amazzonia l’iniziato mangia banane cotte o pesce affumicato, riso e manioca. Niente sale o zucchero, condimento, grasso o maiale, pollo, verdura, frutta o bevande fredde. Per gli altri si richiede solo l’astensione dal sesso, da carne e latticini, droghe, alcool e caffé.

Oggi i movimenti religiosi che incorporano l’Ayahuasca sono il SANTO DAIME (CELOFLURIS =Culto eclettico della fluente luce universale) e l’UDV.
I tre simboli sacri amazzonici sono: foresta, aria e acqua. Gli sciamani sono considerati i dominatori dell’aria e la ‘sirena’ è la figura mitica afro-brasiliana che indica il dominio sulla terra e sulle acque,come lo sciamano governa due mondi.
Lo sciamano sa che il suo lavoro è estremamente pericoloso perché combatte contro gli Spiriti maligni che provocano la malattia e possono ostacolarlo. Persino gli Spiriti di certe piante possono fargli del male, per cui deve essere molto forte e proteggersi con angeli e canti. Lo sciamano ha davanti a sé due vie, con una può aiutare gli uomini come curandero, con l’altra può fare loro del male.
La sua iniziazione comporterà per sei mesi dieta stretta, isolamento nella foresta, astinenza sessuale, evitare pioggia o fuoco, ma la sua iniziazione può essere più lunga e arrivare a 12 anni.
Il tabacco si associa spesso all’Ayahuasca (anche gli Indiani americani lo consideravano una pianta sacra). Ci sono poi altre piante maestro che possono aumentare il suo sapere. Ognuna attiva i suoi Spiriti e la fa entrare in una dimora spirituale finché sarà in grado di avere visioni, sogni, canti, guarigioni miracolose.
Gli sciamani sono anche convinti di potersi trasformare in animali, giaguari, aquile, anaconde… Più uno sciamano è potente, più saranno i canti che riceve dagli Spiriti. Essi aumenteranno le sue visioni attirando gli Spiriti amici. Ogni pianta maestro gli dà i suoi poteri e i suoi canti.
Spesso questi curanderos sono analfabeti, eppure le loro conoscenze delle piante medicinali sono enormi, un enorme sapere medico di cui la stessa scienza moderna sa molto poco.

Nel 1900 dal sapere magico dell’Ayahuasca sono nati tre movimenti religiosi: la Dottrina del Santo Daime o Dottina della Foresta (da cui provengono Alto Santo e Celofluris), la Barquinha, e l’UDV o Unità dei Vegetali. Sono culti cristiani che hanno incorporato l’Ayahuasca, come fosse un vero e proprio sacramento.
Dal sincretismo con tradizioni africane sono nati lo Spiritualismo Kardechista e l’Umbanda brasiliano.

Fondatore della filosofia spiritualista e codificatore dello Spiritismo occidentale fu il filosofo francese ALLAN KARDEC (1800). Il suo pensiero è basato sull’esistenza degli Spiriti e la trasmigrazione delle anime.
Gli Spiriti ci circondano e noi possiamo interagire con loro. Lo sciamano è un medium che si proietta nel mondo degli Spiriti col ‘volo sciamanico’ per averne sapere e aiuti. Il suo corpo è il canale che può incorporare lo spirito e irradiarne i poteri. Tutto questo era già presente nella tradizione africana e passò naturalmente in quella brasiliana.

Il culto dell’Umbanda è una tradizione eclettica che arrivò in Brasile con la mediazione di due milioni di schiavi africani importati dai Portoghesi. In Brasile questo culto si affermò nella prima metà del 1900 e coinvolse milioni di persone mescolandosi al cristianesimo. Gli schiavi, sradicati dal proprio ambiente africano, si aggrapparono ai loro culti nell’estremo tentativo di difendere la loro identità. Per quanto essi provenissero da villaggi e tribù diverse, praticarono un animismo simile e i loro culti passarono agli indios della foresta.

Umbanda di Bahia

I padroni davano loro una infarinatura di cristianesimo perché la loro conversione era la causa che giustificava la schiavitù, per cui gli Spiriti africani trovarono i loro corrispondenti nei santi cristiani.
Nel 1888 la schiavitù venne formalmente abolita ma la religione degli schiavi sopravvisse e si allargò alla società brasiliana.

Uno dei culti che venne a formarsi fu il CANDOMBLE’, che riprese lo spiritualismo kardechista producendo l’UMBANDA, movimento spiritualista più evoluto che abbandona la magia per rivolgersi ai Santi Illuminati, rispettando ogni forma di religiosità cristiana e propagandosi in opere di volontariato.
Qui le varie divinità (Orixas) sono viste come manifestazioni archetipiche dell’Unico Dio e corrispondono agli Angeli Guida. Ci sono angeli (Orixas) maggiori o minori (Xambi o Olurum) posti in un gerarchia. Il Brasile è un paese potentemente cattolico ma le pratiche rituali più diffuse sono quelle dell’Umbanda.
Da un recente censimento è risultato che circa due milioni di Brasiliani (1,5 % della popolazione) sono seguaci del Candomblé. Nella cultura brasiliana le religioni non sono avvertite come reciprocamente esclusive, e pertanto molte persone che praticano abitualmente altre confessioni ortodosse partecipano a rituali del Candomblé. Le sue divinità, riti, e festività sono parte integrante del folklore brasiliano.
Ai riti del Santo Daime può partecipate chiunque, l’assunzione dell’Ayahuasca lo trasformerà temporaneamente in uno sciamano che può guarire o auto guarirsi, può fare il volo sciamanico, può sdoppiarsi dal proprio corpo, può sperimentare l’estasi.

Una figura molto importante del culto dell’Ayahuasca fu RAIMUNDO IRINEU SERRA. I suoi genitori erano africani figli di schiavi e vivevano nel nordest del Brasile. Nel 1892 aveva 15 anni e si imbarcò per un lungo viaggio sul Rio delle Amazzoni, diventando lavoratore della gomma, seringueiro, e girando la foresta vergine per cercare l’albero della gomma.
Sin da bambino aveva sognato una figura femminile di nome Clara. Quando Irineu attraversò la foresta peruviana, due fratelli gli fecero conoscere l’Ayahuasca. Durante le prime esperienze uno dei compagni lo avvisò che una divinità femminile di nome Clara voleva regalargli una arancia. Poi Clara si presentò proprio a lui e gli insegnò a preparare il yagè. Infine gli dette una missione e gli suggerì una dieta in totale isolamento.
Durante l’iniziazione Irineu ebbe la visione di una donna incoronata seduta su un trono posto sulla luna con un’aquila sulla testa. La donna gli offrì una arancia e lo scelse per una missione. In lei riconobbe la Vergine Maria, che gli dava il compito di costruire un movimento religioso per riscattare, dopo secoli di soprusi, la spiritualità dei popoli della Foresta alla luce degli insegnamenti di Cristo. Così Irineu, umile analfabeta che non aveva mai studiato canto o musica in vita sua, ricevette la preghiera del ‘Dai-me’ e divenne maestro della Dottrina della Foresta. Il culto del Santo Daime incorpora elementi di varie religioni e tradizioni, cattolicesimo, Spiritismo kardecista, animismo africano, sciamanesimo sudamericano. Accanto al simbolo totemico del beija flor (il colibrì) abbiamo il motto di Mestre Irineu “armonia, amore, verità e giustizia”, così come valori fondamentali come amore, carità, fraternità, umiltà e purezza del cuore.

‘Dai me’ è l’invocazione ripetuta nella preghiera fondamentale
“Dai me Luz
dai me Amor
dai me Paz”

Il santo Daime o Santo dono è simboleggiato dall’Eucarestia. L’Ayahuasca sostituisce l’ostia come corpo divino di Cristo, manifestazione dello Spirito Santo.
I testi scritti consistono prevalentemente negli inni, ricevuti per via sacra. Il culto si basa su una vita buona e sul lavoro spirituale” (“trabalho”), che tende all’auto-conoscenza e all’unione con Dio. I suoi insegnamenti si apprendono con l’esperienza, cantando degli inni che celebrano gli eterni valori dell’amore, dell’armonia e della forza con immagini poetiche e metaforiche.

Nel 1920 Irineu era diventato guardia territoriale e continuava l’esplorazione della foresta. Nella nuova casa detta Alto Santo praticò il nuovo culto con innumerevoli fedeli che percorrevano decine di km a piedi per poterlo vedere e partecipare ai suoi ‘lavori’ (il ‘lavoro’ è il culto associato all’assunzione dell’Ayahuasca). Egli si dedicò all’agricoltura istruendo i suoi discepoli a un livello spirituale (piano superiore o piano astrale). Gli Spiriti avrebbero dato ad ognuno i compiti e gli insegnamenti.
L’insieme degli inni di Irineu disegnò la nuova dottrina. Per 50 anni la Regina della Foresta dettò a Irineu i suoi inni che furono 132.
I fedeli si riunivano il 15 e il 30 di ogni mese per danzare, cantare e meditare insieme assumendo Ayahuasca.
Il primo innario che si svolge nella notte tra il 7 e l’8 dicembre è dedicato alla Vergine dell’Immacolata Concezione.
Molti assumono l’Ayahuasca anche per disintossicarsi dall’alcool o dalla droga. Altri per curarsi da qualche male. Altri infine per fare un’esperienza sciamanica.
Un conterraneo di Irineu, Daniel Pereira, costruì strumenti musicali e compose musica.
Nel 1960 Irineu si affiliò ai Rosa Croce e a un altro circolo esoterico. Il simbolo del suo culto è il ‘Cruzeiro’ o croce di Caravaca, croce con 4 braccia: le due in alto rappresentano la venuta di Cristo.
A Rio Branco Irineu comprò un’area bonificata che divenne la Colonia di Alto Santo.
Attraverso le visioni, Irineu ricevette indicazioni sugli abiti dei partecipanti, la loro disposizione, ciò che dovevano fare.. ma chiunque poteva partecipare senza vincoli o impegni.

Durante i ‘lavori’ spirituali i fedeli indossano una veste bianca e poi ballano e cantano insieme (si ricevono pagine con i testi). Gli innari sono cantati nelle tradizionali feste cattoliche.
Gli uomini portano pantaloni, giacca e camicia bianca, e cravatta blu con appuntata la stella di Davide a 6 punte (sigillo di Salomone) con al centro la luna nuova sormontata da un’aquila.

Le donne portano una camicetta a maniche lunghe bianca, una gonna lunga e sopra una gonna corta plissettata verde che simboleggia la foresta. Due strisce di stoffa verde incrociate sul petto a Y. Dalla spalla destra delle striscioline coi colori dell’arcobaleno. In testa una coroncina leggera d’argento.
Gli insegnamenti arrivano attraverso il canto degli inni e l’assunzione dell’Ayahuasca che produce l’espansione di coscienza.

S. Francesco col cruzeiro

Economicamente la comunità si sostiene come una cooperativa agricola. La prima arrivò a comprendere 60 famiglie. Era la modernizzazione dell’ayllu o comunità di famiglie inca. La comunità è un laboratorio spirituale che consacra ogni atto della propria vita e del proprio lavoro a un rinnovamento individuale e sociale.
In Brasile queste comunità del Santo Daime sono molte e sono eccellenti modelli di sviluppo, riconosciute dal Governo, che hanno risollevato aree povere e degradate del Paese. Il Santo Daime nasce e si struttura nelle zone più povere del Brasile con eccellenti modelli di vita associata.

Morto il fondatore Mestre Irineu, sorsero altri gruppi, come il CEFLURIS, fondato nel 1974 da SEBASTIAO MOTA DE MELO (Padrinho Sebastiao), un peruviano costruttore di canali, artigiano poverissimo e analfabeta, gran lavoratore e alta figura spirituale. Nel 1957 egli si trasferì come colono a Rio Branco, applicando la sua compassione nell’accoglienza e cura dei malati.
Dopo che un insetto lo punse alla nuca, fu in grande sofferenza per un anno finché conobbe Irineu. La cura dell’Ayahuasca lo curò fin dalla prima volta e lo trasformò spiritualmente. Tornò allora spesso da Irineu con amici e parenti, affrontando lunghi viaggi. Ricevette dagli Spiriti 156 inni (O Justiciero) e poi altri 26 (Nova Jerusalem), il tutto prende il nome di ‘Nuova Era’, ed ebbe la rivelazioni delle prove che avrebbe incontrato nella sua missione spirituale. Grazie a lui, il movimento si sviluppò anche fuori dall’Amazzonia nel resto del Brasile e fuori dall’America latina, accogliendo stranieri che arrivavano da tutto il mondo.
Oggi il suo insediamento è la Vila Céu do Mapià.

Sotto di lui, nacquero chiese in tutto il Brasile. Morì nel 1990. Gli successe il figlio Alfredo.
Il lavoro promosso dal CEFLURIS è materiale, psicologico e spirituale
La comunità è anche una ONG che si occupa di progetti ambientali e umanitari con le popolazioni che vivono nella foresta. Il CEFLURUS si definisce un’Università spirituale affinché ognuno conosca se stesso e conosca Dio.
Nella comunità la musica ha un aspetto fondamentale e pedagogico. Ogni melodia ha una precisa vibrazione energetica come un’onda su cui sintonizzare corpo e spirito. Il canto permette di armonizzare ognuno alle vibrazioni dell’universo e aiuta la sua espansione di coscienza. Le parole sono meno importanti, sono comunque in portoghese. Tutti poi sono coinvolti nel ballo, ballano ordinati in file e sincronizzati così da formare un corpo solo. Un ballo sincronizzato alza il livello spirituale. Tuttavia la meditazione si può fare anche seduti sulle sedie.
I tre tipi di ballo sono marcia, valzer e mazurca, con passi molto semplici per la marcia, per il valzer si ondeggia, nella mazurca si ruota verso destra o sinistra.
Al centro del salone c’è un tavolo che funge da altare con candele, la Croce di Caravaca, immagini sacre e fiori. Attorno possono esserci anche cristalli di quarzo.

I partecipanti al rituale si sottomettono a un processo attraverso il quale essi possono apprendere delle cose. Ciò può comportare vari prodigi (l’ayahuasca è famosa per le visioni che genera e per il senso di comunione con la natura e la realtà spirituale) e anche lezioni più terrene, meno piacevoli, su se stessi. Si ritiene che il Daime riveli sia gli aspetti positivi sia quelli negativi o irrisolti dell’individuo, dando luogo a “passaggi” difficili che comportano la disintegrazione di alcuni contenuti psichici dissociati.
..
Per informazioni
stellazzurra@santodaime.it

http://www.ayahuascaitalia.com

Leggi anche la seconda parte: TESTIMONIANZA

https://masadaweb.org/2014/12/08/masada-n-1599-7-12-2014-ayahuasca-parte-2-testimonianza/

http://masadaweb.org

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