Nuovo Masada

novembre 25, 2014

MASADA n° 1593 25-11-2014 REGIONALI. EMILIA E CALABRIA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:31 pm

I risultati delle votazioni – Un popolo di zombi – L’inesistente campagna elettorale di Grillo – Il blog revisionista su Mussolini – Gli astenuti sono per Renzi ‘un problema secondario’ – L’inizio della caduta e la fine delle elezioni – La notte della repubblica – Travaglio: Lui primario, noi secondini – Padellaro: Come si rottama la democrazia – Viroli. Meriti di Renzi: L’Emilia aperta ai fascisti e il Pd ridotto a una larva

La gioia di scrivere.
Il potere di perpetuare.
La vendetta di una mano mortale.

Wisława Szymborska
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Tutti a discutere sul tempo elettorale in Italia
E Grillo?
Non pervenuto
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Qualcosa alla fine Renzi ha rottamato: gli elettori.
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Lo sciocco Renzi cerca di minimizzare quanto è successo in Emilia e Calabria ma c’è invece da stare molto seri.
Un governo e un popolo sono una testa e un corpo
Quando il corpo si sgancia dalla testa, truci cose poco piacevoli possono accadere ad entrambi.
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“Si finisce sempre col somigliare al nemico”(motto del Pd)

V come versi

“I V sono tutti i contro della vita,
da LEEDS contro DERBY, comunista contro fascista,
nonché (lo imparai a caro prezzo) moglie contro marito
bianco contro nero,
destra contro sinistra,
classe contro classe con il risentimento di prima,
la violenza senza fine di NOI e LORO, personificata nel 1984,
da MacGregor dei padroni del carbone e l’Unione Minatori,
Indù-sikh, anima-corpo, cuore-mente,
est-ovest, maschio-femmina… il terreno
del conflitto dei simboli è l’uomo, rassegnato
a attendersi dal futuro ciò che non gli chiede il passato”.

Tony Harrison
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Viviana

Ognuno di noi ha il proprio
nemico di guerra
Ci sono dei giorni così cupi
che io
lo combatto in me stessa.

REGIONALI

Un popolo senza memoria è condannato a ripetere sempre gli stessi errori.
Il Pd vince e la democrazia muore.
Renzi traccia la via per l’Inferno, ma gli elettori Pd g
liela lastricano.

Se in Emilia ha votato il 37%, ciò vuol dire che il Pd ha vinto grazie al voto del 15% degli elettori. Se queste elezioni avessero avuto l’obbligo del quorum dei referendum sarebbero state tutte nulle. Ma poiché così non è abbiamo una ben strana democrazia, dove il governo va al capo di una minoranza e un premier di permette di dire che gli astenuti “sono solo un problema secondario”.
Secondo la legge, questo risicato risultato è lo stesso una vittoria. Secondo la morale, è una atroce sconfitta, perché vuol dire che il partito di Renzi è stato rifiutato dall’85% dell’elettorato, un elettorato che evidentemente si è già dimenticato il motivo per cui è andato a votare, e che era stato dato dai reati di quello stesso Pd, che è stato votato, nella più completa indifferenza morale.
E’ a causa di reati commessi dai governatori di Regione che si ripetono le regionali in Emilia e in Calabria. In qualunque contesto serio che si rispetti, i rei vengono puniti, solo in Italia il partito massimamente colpevole viene premiato col voto. E questo è un insulto a qualunque principio di decenza.
Errani si era dimesso dopo la condanna a un anno per falso ideologico per aver favorito il fratello e aveva con lui 41 consiglieri condannati per abuso di denaro pubblico; si ricordi che a Bologna il sindaco Pd Delbono si è dovuto dimettere perché indagato per peculato, abuso di ufficio e truffa aggravata; Scoppellitti era risultato coinvolto con affiliati di mafia, condannato per danno erariale per un truffa sull’acquisto di una fabbrica, poi per omissione di atti d’ufficio su una discarica, poi per abuso in atto pubblico. Fi viene punita ma il Pd vince di nuovo, anche se con scarsa affluenza elettorale, il che vuol dire che ci sono elettori che nemmeno di fronte a reati perpetrati da questo partito riescono a penalizzarlo. Viva i ladri dunque se il popolo li premia! Auguro loro di rubare sempre di più! Amministratori ladri ma popolo coglione! Anzi peggio: complice!
Hanno votato solo dunque 4 cittadini su 10. E probabilmente grazie alla crisi economica non perché fossero andati al mare.
Questo, nella bella Emilia che ha sempre battuto il record di presenza al voto, è un cattivo segno, anzi un segno due volte cattivo che dice che:
1° i cittadini non hanno più fiducia nei partiti
2° i cittadini non credono nemmeno possibile una democrazia diretta governata da loro stessi
Ergo: gli Italiani non credono più (6 su 10) né nei partiti né in loro stessi.

Zimba
A tutti i cittadini dell’Emilia Romagna che hanno votato PD.
La melma e il fango che avete spalato dalle vostre case non è stato sufficiente. I morti per alluvione erano pochi, i morti per suicidio erano unità indifferenti, la mancanza di lavoro che affligge tanti operai è poca cosa, i vecchi che per mangiare rovistano nei cassonetti della spazzatura non sono vostri genitori. Tutto ciò di negativo che questo governo di ladri e corrotti ha inflitto alla vostra regione non è stato abbastanza a farvi desistere nel votarli ancora. Allora non lamentatevi più. Ritornate alle vostre case. Non presentatevi al prossimo sciopero perché è vostro desiderio essere governati da simili ladri!
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UN POPOLO DI ZOMBI
Viviana

La vittoria di Renzi e dunque del Pd e dunque dei peggiori e più ladri governanti d’Italia segue la moda di sequel che ormai imperversa in televisione.
Abbiamo in effetti la peggiore invasione di morti viventi di tutte le categorie:The Flesh, Les Revenants, Babylon Fields, Intruders, The Messengers, The Returned, Zombie e Z Nation…
L’epidemia cimiteriale deriva soprattutto dal mostruoso successo di The Walking Dead, diventata la serie più seguita degli USA e fortunatamente, nonostante i vari difetti e i cambi di showrunner, rimasta sostanzialmente fedele alla sua funzione disturbante tipica della Genre Fiction.
Ma gli elettori del Pd supportano brillantemente (si fa per dire) con i The Walking Dead nostrani
AVANTI ZOMBI ITALIOTI ! PROCEDETE STRISCIANDO COME POTETE! NON AVETE DA PERDERE CHE LA DEMOCRAZIA DEL CIMITERO!
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Minox reitanox
Pd e governo hanno riportato gli italiani alle urne.
Cinerarie.
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Renzie ci sguazza sull’astensionismo… Il suo scopo è ridurre l’elettorato a un elettore solo: se stesso.
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Fabiuski
Per mettersi avanti la procura da stamattina ha già iniziato ad intercettare tutto il consiglio regionale di Emilia e Calabria.
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Gianluca D’angelo
Dimostrazione palese, se ce ne fosse ancora bisogno, che la nostra classe politica vive in un mondo parallelo e completamente distaccato dalla realtà del paese: va a votare il 40% (in Emilia il 37%) degli aventi diritto e questi cantano vittoria (avendo preso un 15%) invece di rendersi conto che ormai la maggioranza degli italiani ha perso anche la speranza…..
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Nel 2010 Errani prese 1.200.000 voti. Oggi Bonaccini ne prende 535.000. Ma si canta alla vittoria.
Il Pd tra Calabria ed Emilia, dalle Europee di maggio, ha perso 769.336 di cui 677.283 solo in Emilia. Ma si canta alla vittoria.
Il Pd ha perso dunque, grazie alle scelte di Renzi e alla disonestà dei suoi amministratori, il 56% dei voti. Un peana alla vittoria!
Bonaccini ha preso gli stessi voti che ottenne lo sconfitto Civati alle primarie per il segretario. Una volta queste si chiamavano sconfitte, ma in tempi magri si fa nozze a fichi secchi..
In Emilia gli elettori potenziali erano 3,4 milioni, oggi hanno votato in 58mila! Il Pd emiliano in 6 mesi, dalle europee di maggio, ha perso quasi due terzi dei suoi voti. Il risultato è molto al di sotto delle più nere aspettative: 37% di votanti, 30 punti in meno del 2010 che fu l’ultima vittoria di Errani. Ancora di più se si guarda alle europee di maggio. Meno votanti che in Calabria, uno schiaffo per la tradizione emiliana, sempre in testa agli indici di partecipazione al voto per tutto il Dopoguerra. E un segnale allarmante.. Ma ci sono stati il Jobs Act, le manifestazioni piazza, lo scontro sempre più duro con Cgil e Fiom, i tagli alla democrazia di Renzi, i suoi attacchi ai lavoratori. Intanto in Emilia la campagna elettorale non decollava, con le primarie pasticciate, il ritiro di Richetti, il flop ai gazebo. E poi le inchieste e i verbali sulle spese pazze, 41 consiglieri indagati su 50, le carte giudiziarie…i furti della classe dirigente regionale, gli atti disonesti di Errani. Avranno anche vinto ma la vittoria è mutilata e paga le scelte di Renzi e i furti degli amministratori locali. Alla fine, il governatore dell’Emilia è stato scelto dal 15% degli aventi diritto al voto. Da queste parte non era mai successo.
Bonaccini viene votato da meno della metà degli iscritti emiliani del Pd. Un disastro. In pratica non è stato votato nemmeno dai suoi.
E ha anche lui alle spalle accuse di peculato e di abuso d’ufficio poi messe sotto il tappeto, magari tornano fuori maggiorate, così si torna a votare e ci fa solo il 5%.
Ma quando il Pd ha dovuto scegliere un candidato immagino che i presenti fossero talmente sporchi per cui questo era il meno imputabile, un po’ come a Bologna, dove, dopo i furti del sindaco Delbono, condannato a 19 mesi di reclusione per peculato, truffa aggravata, intralcio alla giustizia e false dichiarazioni, hanno messo su quel fantoccio insulso e insignificante di Merola, solo perché era quello che aveva rubato di meno. E avanti così!
Ma gli elettori di Bologna sono troppo vecchi e arteriosclerotici per capire qualcosa e hanno premiato il Pd ancora e ancora e ancora.
Il Pd tra Calabria ed Emilia Romagna perde 769.336 voti. Il partito astensionista colpisce duramente la malvivenza degli amministratori locali e la politica fascista di Renzi. Ma per legge anche un miserabile 15% ormai basta per creare potere, in questa marcia democrazia.

Ha perso anche Salvini, il nuovo boss della Lega, ma siccome tutto si gioca in contrasti e rimpalli, ecco che nel cdx davanti alla china inesorabile del decrepito Berlusconi, Salvini è diventato il nuovo leader della destra nazionale, un po’ più a destra ma non molto di Renzi e in certe cose persino più a sinistra di lui. Di certo, Salvini la sua sfida dentro il centrodestra l’ha vinta. Ha perso 55.000 voti ma stravince con Forza Italia sotto il 9%. “Il pallone Renzi si sta sgonfiando”, dice Salvini.
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Chaos
I dati dei voti assoluti confrontabili con le regionali del 2010 sono i seguenti:
PD (2010) :857.613 –> (2014):535.109 = persi 322.504 voti
LEGA NORD (2010): 288.601 –> (2014) : 233.439= persi 55.162 voti
PDL (2010) : 518.108 –> FI(2014):100.478= persi 417.630 voti
UDC (2010) :79.244 –> (2014):31.635= persi 47.609 voti
M5S (2010) :126.619 –> (2014):159.456= PRESI 32.837 voti
ognuno faccia le proprie riflessioni.

L’Emilia è la regione più partecipativa d’Europa, quella che quando andò a votare per la prima volta alle regionali ci andò col 98% di presenze!!!! E ora ci è abbassata al 37%, il numero peggiore mai visto!
Che cosa avete fatto voi del Pd per conseguire un risultato simile???
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MOTIVI CONSOLATORI PER SPIEGARE IL CROLLO DEL M5S

Il MoVimento 5 Stelle nel 2010 raccolse il 6% pari a 126.619 voti eleggendo 2 consiglieri, ieri ha aumentato i consensi in termini assoluti con 159.456 voti (13,2%) pari a 5 consiglieri. E’ poco. Nel 2010 era appena nato. Avrebbe dovuto prendere di più, solo come premio all’onestà, alla difesa dei lavoratori, delle piccole e media imprese, della democrazia, dei principi fondamentali della Costituzione.
L’ottima candidata Giulia Gibertoni prende il 13%. Ma, considerati gli ultimi due anni, caratterizzati da scarsa visibilità sul territorio, scarsa visibilità sui media, espulsioni e lotte fratricide, battute sbagliate di Grillo, alleanza con Farage e assenza dalla visibilità televisiva, il risultato sarebbe potuto essere anche peggiore.
Ma il dato peggiore di tutti è che questa Gibertoni chi è? Chi l’ha vista? Chi sa qualcosa su cosa voleva fare in Emilia Romagna? Grillo in Calabria non c’è neppure andato. A Bologna ha fatto un saltello la sera prima. Per il resto buio assoluto. Si può votare il buio assoluto?
Il M5S passa da 2 consiglieri a 5. Non è molto ma la sua campagna elettorale non l’ha vista nessuno, è costata poche migliaia di euro a fronte delle centinaia di migliaia di euro degli altri partiti e non ha avuto l’aiutino dei media. E’ tutta colpa dei media o degli assurdi veti televisivi imposti da Grillo?
Decimata Forza Italia che da 518.108 voti (24,5%) passa a 100.478 voti (8,36%) con due soli consiglieri.
La Lega perde 55.162 voti: in termini assoluti è passata da 288.601 voti del 2010 (13,6%) a 233.439 voti (19%).
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Insomma: la resa dei voti morenti.
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Sab
Ai referendum ci vogliono il 50+1 dei votanti altrimenti sono invalidati, mentre alle elezioni amministrative o politiche col 37% si governa. Qualcosa non torna.
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Bahal
Qua han perso tutti, ed han perso soprattutto i nostri nonni che si son fatti ammazzare per il diritto di voto.
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Anche se legalmente questa è una vittoria, i numeri dicono che è una vittoria di Pirro, e che il Pd continua a perdere voti, e con Renzi il suo crollo sarà sempre più forte.
Ci sono degli asini che insistono che il M5S ha perso i due terzi? Ma proprio non mi pare. In Emilia è andato da 161.156 a 159.454, ha perso 1.702 voti, è l’1 per cento. Molti più voti sono rimasti sul campo per lo scempio del PD, dai 1.197.789 voti di Errani ai 615.723 di Bonaccini, solo in Emilia, ne hanno persi 582.066, è il 48%. E queste sono solo due regionali. Se si andasse alle politiche sarebbe molto peggio.
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Antonella Caporale
Era l’Emilia la Regione monolite, la più disciplinata, organizzata, strutturata e classificata per fedeltà assoluta, quella dove votata il 9,9% degli aventi diritto e dove malgrado le circostanze, gli anni e gli eventi della politica, il livello di partecipazione è sempre stato altissimo, attorno all’80%.. e ora..

Massi57
Renzi per forza è contento……..anzi lui spera che a votare vadano solo i suoi parenti stretti cosi porterà a casa il 100%…. è quello che vuole.
Purtroppo sono gli italiani che ancora non hanno capito che più astensione si manifesta meno le cose cambieranno .
Parafrasando una massima di un grande personaggio si può dire: “Chi tenta di cambiare può anche perdere ma chi non tenta ha già perso”!!!
Meno marcato il crollo dell’affluenza al voto in Calabria, la regione più povera d’Italia, dove ha vinto il bersaniano Oliverio, sostenuto da ben 8 liste zeppe di riciclati dell’ultim’ora, ex di FI e ex del delinquente Scopellitti, condannato a 6 anni.
Il M5S è rimasto sotto il 5%.
La Calabria ha il record europeo della disoccupazione e ha addirittura aumentato del 38% il numero di coloro che sono sotto la soglie di povertà.
Qui ha vinto sempre il cdx e ha governato sempre il solito corrotto comitato di affari in combutta con la ‘ndrangheta, ma questa ragione è anche il tesoretto di Alfano.
Le truppe di Berlusconi si sono divise in due tronconi, da una parte Forza Italia, dall’altra Ncd-Udc, ma resta presente la triste stagione di Scopelliti, i 3 consiglieri regionali arrestati, lo scioglimento del Comune di Reggio per mafia, lo scandalo dei rimborsi allegri alla Regione.
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Viviana
Il Pd ha perso tutte le sue radici storiche e politiche.
Si è asservito al grande capitalismo internazionale.
Ha messo in atto una politica contro la democrazia, contro i cittadini, contro i lavoratori.
Ha tarpato la sovranità popolare.
Ha attentato alla costituzione.
Ha truffato col sistema elettorale.
Ha creato tre governi non eletti ma nominati da Napolitano.
Ci ha messo all’ultimo posto in Europa.
Ha aumentato disoccupazione e miseria.
Sta facendo fuori lo stato sociale.
E continua a perdere una quantità impressionante di elettori.
Vedere solo l’attuale vittoria senza voler vedere tutto questo è da criminali!
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Cobra89
Sono nove mesi che Renzi fa solo battute e slogan mentre stanno peggiorando tutti i dati economici.
Pensa di aver vinto dimezzando i voti? Bene, allora continui pure a dire frasi fatte come “Cambiamo il Paese”… “Avanti tutta”… “Come Treni sulle riforme”… la prossima volta li dimezza ancora.
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Ma Renzie e Berlusconi vogliono un Senato di nominati dalle Regioni eletti da così pochi cittadini? Grandioso!

Sauro manda:
Se sommo l’articolo di Aldo Giannuli a quello di Eugenio Benetazzo MI VENGONO I BRIVIDI…..

CHE NESSUNO CANTI VITTORIA
Aldo Giannuli

Il risultato è così chiaro da non richiedere troppi commenti:

-il Pd: in cifra assoluta, perde nelle due regioni circa mezzo milione di voti sulle precedenti regionali e poco meno di un milione sulle europee di 5 mesi fa (-700.000 nella sola Emilia). In percentuale perde il 12% in Emilia sulle europee, recupera qualcosa rispetto alle regionali, ma solo per effetto del brutale calo dei votanti.

-il M5s: va anche peggio al M5s che perde poco meno di 300.000 voti in Emilia rispetto alle europee, tornando ad assestarsi intorno al 6% delle regionali precedenti (ma, nelle politiche aveva superato il 24%). In Calabria si riduce al 4,82%, dal 24,9% delle politiche e, in cifra assoluta, perde quasi 9 elettori su 10.

-Forza Italia: letteralmente si polverizza (8,37% in Emilia contro il 24,55% delle regionali precedenti ed 11,8% delle europee; in Calabria 11,91% contro il 26,91% delle regionali precedenti)

-Lista Tsipras: arretra sulle europee in Emilia e sostanzialmente tiene in Calabria. Rispetto alle regionali precedenti, dove Sel e Rifondazione si presentavano separate, perde complessivamente oltre un terzo dei voti. Dunque, non solo non recupera nulla delle perdite del Pd e del M5s, ma perde di suo.

-Lega: Presente solo in Emilia dove ottiene un clamoroso successo come prima lista della coalizione, superando il 19% che si somma al quasi 2% degli alleati FdI.

Dunque: Il Pd resta il primo partito, ma il 41% delle europee, è lontano anni luce. Fatte le dovute proiezioni, se si votasse per le politiche sarebbe sotto il 35% ed, in cifre assolute, perderebbe quasi il 40% dei suoi elettori. Se percentualmente non è lo stesso tracollo dei risultati in cifra reale è solo perché anche gli altri partiti perdono verso l’astensione. Vero è che in Emilia la flessione è più severa per le ben note vicende giudiziarie, ma la flessione (in voti reali) della Calabria conferma la tendenza al calo generalizzato che va ben al di la delle cause locali.

Non mi pare che Renzi possa consolarsi considerando che la tendenza all’astensione è un “problema di tutti”. Al suo posto sarei molto allarmato, anche perché, per ora lui è quello che perde più di tutti i voti reali. Di fatto, sin qui, Renzi ha goduto di una fortuna sfacciata che ha gonfiato le sue vele, ma è solo una meteora destinata a schiantarsi molto presto. I risultati ancora non del tutto disastrosi si spiegano più con la debolezza delle altre offerte politiche che con la forza del suo consenso.

E qui non hanno da cantar vittoria anche quelli dell’asse Sel-Rifondazione, che non beccano un voto di quelli in uscita da Pd e M5s, prendono i voti dei soliti aficionados (e neanche tutti) e si fermano lì: segno della totale mancanza di vitalità del progetto.

Forza Italia semplicemente scompare, riducendosi ad un partitino sotto il 10% nazionale. Da questo punto di vista, il risultato più significativo è quello calabrese, dove non c’è la Lega ed il partito di Berlusconi perde 3 elettori su 4.

Se consideriamo la sommatoria Fi+Pd (ed il magrissimo risultato del Ncd) si capisce che questo risultato boccia clamorosamente la politica del Nazareno e su tutti due i versanti.

Va malissimo anche al M5S: vero è che alle amministrative il M5s raccoglie sempre meno della metà dei voti delle politiche, però il calo calabrese è catastrofico e quello emiliano è molto pesante. Non si può spiegare solo con il divario fra politiche ed amministrative. Il punto è che il M5s ha raccolto alle politiche molto di più di quanto non fosse il suo reale consenso, perché premiato dal voto di protesta; ma poi non ha saputo dimostrarsi credibile in positivo. L’elettorato giudica in base ai risultati ed, in un anno e mezzo di permanenza in Parlamento i risultati sono davvero pochini. Il punto è che il M5s si è cullato nell’illusione di una vittoria piena, da solo ed in un paio di mosse. L’illusione di passare di vittoria in vittoria sino a balzare oltre il 40% nelle prossime politiche. E per questo ha scelto una linea di assoluto isolamento politico, di denuncia gridata, ha cavalcato l’ondata populista assecondandone anche gli aspetti più ingenui e controproducenti, si è attardato in una visione semplicistica della politica, ha travolto ogni dissenso (anche quello che avrebbe meritato qualche attenzione). Ora arriva il conto.

Questo non vuol dire che sia arrivato il momento di cantare il requiem per il M5S che, anche se seriamente ferito, resta un organo vitale e capace di riprendersi, a patto di saper approfittare della lezione di realismo politico che viene da questi risultati. Il M5s deve ripensare il suo modello organizzativo, la sua prassi politica, la sua proposta complessiva. Ma ne riparleremo in un’occasione specifica.

E veniamo all’unico vincitore di questa tornata: la Lega di Salvini che ormai pone seriamente la sua candidatura alla testa della coalizione di destra. Vero è che al Sud è ancora ben lontana dallo sfondare e che, per ora, il suo sorpasso su Fi è certo solo in Emilia, Lombardia e Veneto (forse Triveneto), mentre lo si può ipotizzare in Piemonte, Liguria e (forse) Toscana, ma da Roma in giù farcela non è semplice. In ogni caso, la partita è aperta, anche perché è prevedibile che le sue fila si ingrosseranno ancora di transfughi in fuga da Forza Italia (quando la nave affonda….)
Magari questo potrebbe essere gradito al Pd, che sogna un ballottaggio di tutto riposo fra se stesso e la Lega: quel che consentirebbe di recuperare voti dall’astensione, dal M5s, da Sel ed anche dal centro, in nome del pericolo “estremista”. Ed anche questo potrebbe essere un calcolo sbagliato: io non giurerei né sul ritorno dei voti dall’astensione né sul fatto che il flusso da M5s, fra astenuti, voto alla Lega e voto al Pd, sia poi così favorevole al Pd. Quanto ai voti della residua Fi…
Ma il rischio maggiore è un altro: quando oltre la metà dell’elettorato non va a votare, vuol dire che si è aperta una crisi di sistema ed ha poco senso fare a gara per il grado di capitano della barca che sta affondando (segnalo un mio pezzo di un po’ di tempo fa dedicato al “punto di confusione“).
In quali forme possiamo pensare ad un collasso del sistema: non mi sembrano probabili le ipotesi estreme di un colpo di stato militare e, meno ancora, di una insurrezione popolare (anche se: “mai dire mai”). Si aprono altre ipotesi meno traumatiche (almeno all’apparenza). In primo luogo, un sostanziale commissariamento del paese da parte della Ue, con procedure più o meno straordinarie. Ad esempio l’ennesimo governo tecnico, magari accompagnato da uno slittamento delle elezioni (qui saremmo in pieno colpo di stato, ma con qualche parvenza di legalità, magari grazie ad un Capo dello Stato disponibile ed una Corte Costituzionale compiacente). Intanto il governo “tecnico” potrebbe arrivare al 2018 grazie al voto di una maggioranza raccogliticcia e basata sul desiderio dei parlamentari di restare in carica il più possibile. Magari una complessa riforma costituzionale potrebbe giustificare uno slittamento delle elezioni per qualche tempo. Poi seguirebbe una rottura costituzionale in forme da individuare. Soluzione probabile sino ad un certo punto, in particolare per quel che attiene alla lesione dei limiti costituzionali, ma da tener presente molto più delle precedenti due.
Altra soluzione è che una delle forze esistenti riesca a prendere la situazione in mano ed a stabilizzarla in qualche modo, magari approfittando anche dell’astensione che mantiene oltre metà dell’elettorato fuori all’area decisionale. “Per ora vinciamo le elezioni e poi si vede”. Ovviamente arrivando anche in questo caso ad una rottura costituzionale. Può essere il Pd? Possibile ma non credo probabilissimo: i margini di consenso di Renzi si eroderanno fatalmente nei prossimi mesi. Questa possibilità esiste solo nella misura in cui si mantenga l’attuale situazione di assenza di sfidanti credibili.
Può essere il M5S? Unica soluzione che non porterebbe ad una rottura costituzionale. Possibile ma non probabilissimo: il M5S ci può riuscire solo a patto di trasformarsi in una credibile forza politica di governo e non ha moltissimo tempo per riuscire a farlo.

La Lega? Forse è l’ipotesi meno improbabile di queste tre e può riuscire se Salvini riuscirà a catalizzare il voto di protesta, assorbendo buona parte dei voti del M5s, prosciugando Fi, catturando anche qualche flusso in uscita del voto Pd (non dimentichiamo il referendum sulla legge Fornero, che ha riscosso anche l’adesione della Cgil). Ma anche qui occorre ritoccare l’immagine barricadiera, solo che, se lo fa, magari conquista voti di centro e destra moderata, ma perde parte di quelli di protesta, se non lo fa, conquista i voti di protesta ma perde quelli moderati. Difficile quadratura del cerchio.
Ma non è detto che la soluzione debba venire dall’interno del quadro esistente. Un 50% di astenuti è un invito ad entrare nell’arena a chi sinora ne è rimasto fuori: c’è lo spazio per una nuova offerta politica. E questa è l’eventualità da cui Renzi deve guardarsi più le spalle. Potrebbe trattarsi di una nuova offerta di centro destra che metta definitivamente da parte l’inservibile Berlusconi e che trovi un leader più giovane e spendibile. O forse di un forte movimento di protesta (da vedere se di sinistra o di destra), o forse di qualcosa di cui ancora non scorgiamo i tratti e rispetto alla quale il M5s, contro le sue intenzioni ed i nostri auspici, potrebbe essere stato il semplice battistrada. Ne riparleremo.

CI SONO LE PREMESSE
Eugenio Benetazzo

L’Italia in questo momento non è in grado di reggere ad uno shock esogeno, significa che se si dovesse verificare un evento di portata sistemica improvviso ed inatteso (stile il crash Lehman o un altro attacco speculativo al debito italiano), le finanze pubbliche del Paese produrrebbero fenomeni di insolvenza parziale e disagi di natura economica su numerosi compartimenti dipartimentali. Tra nove mesi non si riuscirà più a contenere la popolazione, adesso bisogna avere il coraggio di espletare il male per conseguire il bene, iniziando ad esempio a sospendere temporaneamente i diritti costituzionali su molti ambiti della vita di tutti i giorni. Sta riuscendo il malcontento popolare nei confronti dell’euro, visto come unica causa della situazione odierna: da una parte Salvini come futuro leader della nuova destra nazionale e dall’altra Grillo con il M5S, entrambi stanno riprendendo ad alimentare il sentiment antieuropeista. Sembrava che con il voto di Maggio, il tutto fosse stato definitavamente sdoganato, invece il rischio che il consenso nei confronti della moneta unica degeneri è oggi più che mai ritornato in auge. Per la cronaca si può uscire dall’euro, basta uscire dall’Unione Europea, due mesi fa la Scozia puntava proprio a questo e gli organismi sovranazionali avevano allertato su questa possibile eventualità.
Vuoi riprenderti la tua vecchia moneta, noi non te lo possiamo impedire se con un atto di sovranità popolare questo diverrà esigibile, tuttavia a quel punto la nazione in questione dovrà anche abbandonare tutte le reti di protezione e tutela che l’Europa ha in questi anni messo a regime: si va dalla protezione dei risparmi alla certezza degli approvvigionamenti energetici. Il Paese che se ne esce dall’Unione a quel punto si può scordare di far entrare i suoi prodotti e merci svalutate all’interno dell’Unione senza pagare pegno, leggasi dazi doganali sulle merci. Quando lo hanno fatto capire alla Scozia, abbiamo visto come si è risolto il tutto. Nessuno in questo momento può avere la presunzione di garantire che uscire dall’Unione Europea sia meglio che restarvi, di certo questo tipo di assunto conviene a chi non ha niente da perdere. Meglio stare in compagnia di altri colossi economici che soli contro il resto del mondo. Questo è infatti il vero pericolo, continuare ad alimentare tensioni sui mercati finanziari per incapacità nella gestione della comunicazione sul piano politico che istituzionale. Da questa estate hanno ripreso ad intensificarsi le esportazioni di valuta e di capitali verso lidi considerati più sicuri e confortanti (oltre settanta miliardi negli ultimi tre mesi). La Camusso che continua con il mantra “serve la patrimoniale “non fa altro che alimentare, con queste infelici esternazioni, l’emorragia di capitali e risorse finanziarie.
Se ci fosse veramente la dipartita dall’Unione Europea per volontà o isteria popolare a quel punto anche chi detiene investimenti immobiliari sarebbe profondamente penalizzato in quanto la disponibilità di denaro per sostenere la domanda di case sarebbe svalutata con la stessa proporzione con cui si è perduto potere di acquisto nei confronti dei paesi confinanti. In vero in tre anni, con tre diversi governi, non si è fatto niente per modificare strutturalmente la competitività sul mercato del lavoro e la convenienza del fare impresa in Italia. Si vuole dare la colpa all’Europa di quello che sta accadendo, ma se non ci fosse stata l’Europa nel 2012, metà delle banche italiane sarebbe fallita, portandosi dietro la ristrutturazione sul debito pubblico che tradotto avrebbe significato un cut-off sui BTP che gli italiani avevano in portafoglio. La classe dirigente e quella politica sono stati a guardare, inventandosi manovre di lifting politico o di contenimento emotivo (Renzi docet). Solo un colpo di stato adesso può cambiare radicalmente il Paese e consentirgli di invertire la rotta per il default sempre più concreto nei prossimi 24 mesi. Tra nove mesi l’Italia non la tieni più, è come una pentola a pressione in cui la valvola si è rotta o non funziona. Ti devi aspettare una reazione improvvisa, non pianificata, di fuoriuscita sociale in stile Piazza Tienamen o caduta del muro di Berlino.
Proprio come nel 2001 a Buenos Aires in Argentina, quando la popolazione improvvisamente occupò le piazze e vie principali della capitale al grido di “el pueblo no se va” per cacciare il governo disastroso di Carlos Menem e Ferdinando de La Rua, rei di aver condotto il paese nel baratro finanziario. Alti esponenti della polizia italiana me lo hanno confidato in più di un occasione: 300/500 dimostranti li riescono a contenere e disperdere senza difficoltà. Ma se arrivassero a sorpresa in 10.000 a Piazza Colonna a Roma, con la stessa rabbia (giustificata) e tensione di quelli che hanno manifestato contro il centro di accoglienza di Tor Sapienza, allora i primi che non si schierano e battono in ritirata sarebbero proprio i poliziotti. Potete immaginare a quel punto che quelli dentro a Montecitorio avranno con grande presunzione spiacevoli conseguenze. Allora ti devi chiedere che tipo di Italia erediteremo. In questi ultimi sei mesi ho visto la parte migliore dell’Italia che si è organizzata per abbandonarlo quanto prima: sono piccoli imprenditori, professionisti, artigiani, pensionati, laureati con lode accademica, lavoratori autonomi. Un fiume di italiani che vuole sopravvivere e cerca rifugio in Spagna, Svizzera, Germania, Inghilterra, Australia, Malta, Dubai, Brasile, Bulgaria, Canada e cosi via. Continuo a dirlo: i prossimi cinque anni saranno ben peggiori di quelli appena trascorsi. Tanto peggiori.

Invece di fare autocritica per aver perso 400.000 voti, Grillo esordisce sul suo blog nel dopo voto con la stupidera di un articolo revisionista che scagiona Mussolini dalla morte di Matteotti.

NON SO CHI ABBIA UCCISO MATTEOTTI, MA SO CON ASSOLUTA CERTEZZA CHI STA UCCIDENDO LE CLASSI ITALIANE PIU’ DEBOLI: IL PD DI MATTEO RENZI
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Giovanni Ernani

Perché il governo Renzi dà addosso alla povera gente?
Sul portone della case di edilizia popolare di via Tamburrano e di via Mammucari a Roma, è stato affisso un avviso: “Il governo Renzi–Lupi mette all’asta a prezzi di mercato le case popolari”, e viene spiegato che, contrariamente a quanto si è fatto sempre in passato, in base al decreto attuativo art.3 legge 80 del piano casa Lupi-Renzi, non si dà la possibilità all’inquilino che per trenta, quarant’anni ha pagato l’affitto, di riscattare l’appartamento a condizioni facilitate, ma lo si obbliga all’acquisto entro 45 giorni prima che la casa venga venduta all’asta a privati. Altrimenti viene sfrattato e trasferito altrove. Altrove dove? E come si può pensare che un inquilino della case popolari abbia a disposizione un capitale per l’ acquisto di una casa a prezzi di mercato? Ma perché si dà addosso alla povera gente e poi ci si lamenta se questa, esasperata, scende nelle piazze a protestare?
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MA PERCHE’ UN BLOG REVISIONISTA SU MUSSOLINI??

10 gennaio 2013: Grillo è davanti al Viminale per registrare il simbolo del M5S. Gli si avvicina Di Stefano di Casa Pound e gli chiede cosa pensi di loro. Grillo risponde:”Il problema non mi compete. Il Movimento è ecumenico” (e ora ci vogliamo infilare dentro anche il revisionismo che riabilita Mussolini??).
La frase ambigua suscita un vespaio di commenti feroci, come altre altre frasette “azzeccate” (!!??) del Nostro:
“La mafia almeno non uccide” (Ma sei scemo??)
“Si devono visitare i migranti perché possono portare l’Ebola” (guarda che li visitano già!)
“Se tutti le pagassimo le tasse, i politici ruberebbero il doppio” (e allora che vuoi fare? Incentivare a non pagarle così i politici rubano meno?)
“La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso” (ma a quale forma di buio mentale si deve questa frase?)
“Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom che arrivano in Italia. Una volta i confini della Patria erano sacri”. (guarda, bello, che siamo in un mondo globalizzato dove di sacro c’è poco e non certo ‘i confini della Patria’ e quei rom di cui parli sono in maggior parte cittadini italiani e un governo sano si deve occupare anche di chi arriva da fuori, come fa ogni governo civile d’Europa e non parlare a vanvera di ‘confini sacri della patria’!)
“L’at salut, buson” (“ti saluto, frocio”) rivolto a Vendola (e con questo ci siamo fottuti il 10% degli elettori maschi italiani)
“La Levi Montalcini è una vecchia puttana” (qui dovette pagare 8.000 euro di multa)
E mo’ ci risiamo? Riabilita Mussolini?
Io non lo seguo più.
Capisco, sono poche frasi che in confronto alle cazzate megagalattiche e criminali di Renzi o di Berlusconi o di Bossi o di Salvini sono come sputacchini quasi fisiologici in uno che ha sempre la bocca aperta.
Ora ci aggiungiamo questo post che chiamo surreale per non dire peggio.
Ma Grillo, ogni tanto, non potrebbe sciacquarsi la bocca con la varechina?

Donlione
M5S perde 400mila voti. Grillo: “L’astensione non ci ha colpito”. È che lui per meno di un milione non si scomoda.
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Viviana
In una cosa Renzi e Grillo si somigliano
Nessuno dei due si è preoccupato dell’astensione
Io se fossi un astenuto mediterei una vendetta feroce
Guai a sputacchiare su chi si tira indietro!
Potrebbe invertire di colpo la marcia e passare sul tuo cadavere.
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Come dicono a Padova:
“Xe pèso el tacòn del buso”. E’ peggio la toppa del buco
Questo del post revisionista su Mussolini è stato il peggior tentativo di distrazione di massa del secolo!
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Io ho votato M5S, ma davanti a questi scempi mentali dico solo: “Astenuti d’Italia, fatevi sentire in modi ben diversi dal voto! Non avete da perdere che dei deficienti!”
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E con questo indovinatissimo blog Grillo ha espulso anche gli astenuti!
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Lucagian
Grillo “L’astensionismo non ha colpito noi”.
Lo dicevano anche i dinosauri.
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Immagino che anche Matteotti si rivolterà nella tomba
Lui e Berlinguer li chiamano ‘le trottole’.
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Viviana
Io sono un tipo allegro anche se feroce
Diciamo che sono alla Cecco Angiolieri..Mi piace la satira ma farei uno scannatoio.
E vedere il capostipite di una forza politica che è arrivata ad essere il primo partito votato dagli Italiani in Italia, negare la massa di astenuti di questa tornata elettorale con la faccia da schiaffi di chi nega di avere un naso in mezzo alla faccia, mi fa diventare poco comica e molto feroce e mi fa desiderare di essere foco e acqua e tempesta e ogni forma di calamità naturale per annientare coloro che camminano con gli occhi chiusi per non inciampare nei propri errori e rifiutano ostinatamente di vederli e di riconsiderarli per il bene di tutti.
Ma ve lo immaginate un Francesco Ferrucci a Gavinana, caduto, ferito, morente, che, mentre Maramaldo cala su di lui con la spada sguainata, dice: “… e ora parliamo un po’ di come scagionare Mussolini….”!

Da
https://chinonmuore.wordpress.com/2013/06/11/128-gli-astenuti-sono-persone-come-noi/

“Così è l’imprevisto: il PD stravince. Quelli del Pd, che 2 mesi fa bruciavano le tessere e si strappavano i capelli sulla morte del partito, ora girano con le bottiglie di spumante e il vestito da matrimonio e fanno la pipì sulle colonne come i cuccioli troppo eccitati. Epifani ha anche provato a ingropparsi la gamba di Renzi.
Grillo ha capito di aver sbagliato qualcosa, ma, mancando di un vero direttivo con cui confrontarsi, è lasciato solo. Che uno, a criticarsi da solo, o si dà le pacche sulle spalle o finisce in depressione o sembra matto. Questa volta stava per morire il PD come lo conoscevamo. E invece ecco che la dirigenza può gongolare, vantarsi che le sue scelte sono state capite, e scordiamoci i cambiamenti epocali.
Quindi:
1°: il PD è salvo. Il centro di interessi compattato nella sx più reazionaria d’Europa tira un sospiro di sollievo
2°: il PDL conferma che la propria classe dirigente locale è un completo disastro.
Sono anni che i sindaci sono lottizzati, scelti per la fedeltà a questo o quel colonnello di partito. Ognuno ha anche una clientela fedelissima, che però in termini numerici conta relativamente poco.
Il M5S tracolla. La gente si è accorta che Grillo non è affatto un guru infallibile. Dipingerlo come tale vuol dire volere il male del M5S, che ora ha lo stesso problema del PD e di FI: inventarsi un meccanismo di selezione della classe dirigente snello ed efficace, che porti ad emergere volti nuovi e preparati (o almeno pubblicizzarli un po’ meglio!!)
Personalmente sono molto triste che Grillo abbia perso, era un forte elemento di pressione sui Pd-Fi, che invece ora saranno tentati di adagiarsi nuovamente sugli allori. Fondamentalmente, però, sta fallendo un obiettivo che era la vera ragion d’essere del M5S: creare un dibattito interno aperto e coinvolgente. Grillo dovrebbe far conoscere di più i meet up e meno il suo pensiero personale!
(Brava la Gibertoni. Ma chi l’ha mai vista???)
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AAAA
Cercasi astenuti!
APPELLO ACCORATO:
“CARI FRATELI E SORELE E TUTTO IL RESTO,
TORNATE A CASA CHE GRILLO HA FATTO I GNOCCHI COL PESTO!”
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Dicesi fuffa un argomento ‘a pera’ o totalmente inutile, o perditempo, o occupaspazio, o fuori contesto, o fuori di testa, che viene tirato fuori quando non si ha nulla da dire o non si vuole dire nulla dell’argomento che interesserebbe ‘noi-ora-qui’.
Persino i massimi filosofi buddhisti e zen non fanno che ripetere: “Se hai fame mangia, se hai sete bevi, se hai perso le regionali, parla del motivo per cui ha perso le regionali. E NON FARE DELLA FUFFA!”
Purtroppo, come ci insegna la dotta nonciclopedia “La fuffa è l’entità che compone la maggior parte dell’universo. Ha la curiosissima caratteristica di presentarsi in tante forme, in base al contesto: può essere un oggetto fisico, un concetto astratto, una forma della materia o addirittura un essere vivente come una persona o un argomento del cavolo tirato fuori come per fare lo sfottò di quelli che si aspettavano ben altro. La fuffa argomentativa come di qualsiasi altro genere si riconosce per la sua caratteristica determinante: la totale mancanza di utilità.
Alcuni scienziati pensano che sia la fuffa la famosa materia oscura che sta rallentando l’espansione dell’universo, ma anche questa teoria è pura fuffa. Per approfondire meglio il concetto è opportuno mostrare le varie forme della fuffa nel corso del tempo. Ed è quello che questo blog per l’appunto fa.
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Dunque Mussolini non ha ucciso Matteotti
Tu quoque Brute non ha ucciso Giulio Cesare
Nerone aveva una sola aspirazione nella vita: fare il pompiere
Il canaro della Magliana era tanto una brava persona
Masoch si presentiva il Pd
Gli astenuti in Italia non esistono
Napoleone si è suicidato e Grillo pure

.. e ora, se vogliamo passare alle cose serie..
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Gira la carta e cambia l’argomento
ma non è che con questa passa lo scontento

io credo che si siano molti tipi di astensionismi
c’è quello che proprio del voto se ne frega
e il S. Tommaso permanente che ‘tanto so’ tutti uguali”
c’è lo scettico blu che non crede nemmeno a se stesso se si mette un dito in culo
c’è quello che quel giorno lì ‘c’aveva da fare’
c’è il deluso, l’amareggiato, il pentito
quello che “Tanto io non ci guadagno niente”
quello che “M’avete beccato una volta, non mi ci ribeccate più”
quello del “A me il lavoro chi me lo dà?”
quello che “A me il futuro chi me lo rende’”
quello che “Sono depresso, che voto a fare'”
Ma credo che in una Emilia che andò al voto al 98% e che ora si ritrova al 37 ci sia un forte astensionismo di protesta

Ma né Grillo né Renzi lo ammetterebbero mai

ALESSANDRO GILIOLI

Da una ventina-trentina d’anni le istituzioni democraticamente elette hanno gradualmente ceduto pezzi di sovranità ad altre istituzioni che invece nessuno elegge (al Fondo Monetario e a un paio di Banche centrali) o semplicemente hanno rapporti di forza sempre più sfavorevoli rispetto a nebulosi grumi di privati quasi indefinibili e inindividuabili (i grandi centri finanziari, i megainvestitori internazionali etc). By the way, con il prossimo Trattato commerciale interatlantico (Tipp) si andrà ancora più decisamente in quella direzione. Ora: c’è un nesso tra il brusco calo dei votanti nelle democrazie e la cessione di sovranità delle democrazie stesse? Non è che gli elettori, per quanto oscuramente, si sono accorti che il loro voto serve sempre a meno, per non dire che rischia di non servire più a una mazza?
E allora, altro che «problema secondario»!
E l’Emilia Romagna, la regione che dal 1945 a oggi ha sempre avuto l’affluenza alle urne più alta d’Italia e tra le più alte del mondo, all’Italia e al mondo forse manda un segnale che trascende un po’ i problemi locali, le spese pazze della regione e pure il povero Bonaccini. Qui stiamo parlando di una cesura epocale. Del tramonto di un sistema di rappresentanza democratica che nelle sue attuali forme nasce con l’Illuminismo e con la Rivoluzione Francese, che attraversa due secoli di lotte e che anche è il modello per il quale sono morte alcune migliaia di persone, compresi i nostri partigiani. Mi pare quindi piuttosto urgente aggiustarlo, correggerlo, migliorarlo o magari perfino sostituirlo con uno migliore. Comunque occuparsi di quella questione fondamentale che si chiama rapporto tra cittadini e decisori: e di qui anche le mie frequenti incazzature con quelli che considerano noiose le polemiche sui sistemi elettorali, dall’Italicum al Senato.
Insomma è urgente occuparsene, cazzo. «Problema secondario», con rispetto, può essere definito solo da una persona che la democrazia o la ignora o la ha un po’ in uggia.
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DESMOND
Dietro la pretesa che si tratti di questioni secondarie c’è l’evidenza della volontà criminale di una dittatura, quella che dichiara appunto “Qui non si parla di politica né di alta strategia, qui si lavora”. Sono parole di Mussolini e credo che non sia un caso se Renzi e i suoi tirapiedi le ripetono di frequente in risposta a chiunque gli si opponga e tanto più se questi ha altissime competenze e capacità critiche. L’ultima volta che sono state ripetute è proprio ieri: “Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare, noi nel frattempo cambiamo l’Italia”. Esattamente lo stesso concetto e quasi esattamente le stesse parole di Mussolini. Le dittature, comunque coniugate, tendono a rivendicare lo stesso frusto e vecchissimo schema di base: il capo lavora e chi si oppone chiacchiera. La dittatura renzista non fa eccezione neanche in questo.
Ora: se il centrodestra e il centrosinistra sono ormai indistinguibili per proposta politica; se a sinistra del centrosinistra non c’è niente, come rappresentanza; se a destra del centrodestra c’è invece Salvini; e se infine il M5S da un anno e mezzo corre come un criceto sulla ruota; beh, francamente, se accade tutto questo non mi pare questa gran sorpresona il fatto che in pochi abbiano voglia di andare a votare. Specie in una situazione di prolungatissima crisi economica e di candidati locali eccitanti come benzodiazepine.
Finché la massa di astensione è grande, ma non assolutamente maggioritaria chi governa può avvantaggiarsene, anche se è già priva di consenso nel paese. Ma quando l’astensione diventa così imponente vuol dire che sta maturando qualcosa di molto inquietante e le fondamenta del potere sono ormai completamente erose. Chi cerca di approfittare di una tale astensione rischia di fare passare l’opposizione da passiva ad attiva in un batter d’occhio nell’unico luogo dove questa può esprimersi: le piazze e le strade. E può finire molto male.

Lalla segnala:
L’INIZIO DELLA CADUTA E LA FINE DELLE ELEZIONI
il simplicissimus http://nblo.gs/11BTix

Renzi deve andare alle elezioni in primavera, prima che il suo bluff sia totalmente scoperto e questo lo si era intuito a fine estate con i dati disastrosi dell’economia. Poi lo si è capito quando Napolitano ha cominciato a parlare di dimissioni, quando la nuova legge elettorale è tornata ad essere una priorità e la commissione Ue ha di fatto ambiguamente congelato i “provvedimenti per l’Italia” proprio per dar modo al suo uomo di spuntarla nelle urne. Ma l’astensione epocale dal voto amministrativo che si è avuta in una delle storiche roccaforti del Pd, l’ Emilia – Romagna, apre una domanda che fino all’altro giorno pareva azzardata: Renzi può permettersi elezioni a primavera?
Dal voto affiorano alcune realtà finora nascoste sottopelle, ma che ormai sono perfettamente visibili: la prima è che esiste ormai un divorzio conclamato tra elettori e partiti, ovvero tra cittadini e classe dirigente nel suo senso allargato. Poi che esiste un vuoto di offerta politica specie a sinistra, che aspetta solo di essere riempito anche se la persistenza di elite marginali, formali e informali, ma comunque contigue al potere, ha finora mortificato. E infine che la situazione è degradata a tal punto da bruciare in pochi mesi i salvatori della patria che si succedono incessanti alla luce di identici programmi imposti dall’esterno. E che appunto sta logorando Renzi con una velocità inaspettata nonostante l’imponente macchina narrativa costruita e finanziata attorno a lui.
Tutto questo inserisce una nuova incognita nella facile equazione del premier: qualche regalia e un mucchio di chiacchiere per poi andare alle urne con una legge elettorale assurda e patentemente orientata non tanto alla governabilità quanto all’autoritarismo, prima che si manifesti l’armageddon del fiscal compact e dunque il violento rigetto del prodotto Renzi. Il successo di questa strategia non è più assicura
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Affluenza alle regionali Emilia Romagna
1995 89%
2000 80%
2005 77%
2010 68%
2014 37%
La dissolvenza rossa..

..e passiamo ora a parlare di etica giuridica

Matteo Certa
Evadi meno di 200mila euro? Niente galera
Rubi una mela….son cavoli amari.

LA NOTTE DELLA REPUBBLICA
Paolo De Gregorio

Aiuto! Non so se ridere o piangere di fronte alle parole pronunciate da Matteo Renzi a Cosenza per tirare la volata al candidato del PD per le elezioni regionali che si terranno in Calabria.
Il livello di populismo e di ignoranza in materia economica assomiglia molto alle panzane di 4 anni fa di Berlusconi, che vedeva la crisi alle spalle per il fatto che “i ristoranti sono pieni e non si riesce a prendere aerei”.
Ecco le frasi pronunciate fra gli applausi: “Come si fa a non capire che col 43% di disoccupazione giovanile non serve fare proteste e lanciare fumogeni”, “il lavoro non lo crea chi usa le parole ma chi apre le imprese. Le fabbriche non vanno occupate ma aperte”.
Un primo ministro che pronuncia queste sciocchezze da analfabeta in un paese serio sarebbe preso a pernacchie e rimandato senza appello in Cassazione.
Purtroppo, di fronte alle battute ad effetto di Renzi, corre l’obbligo di tornare indietro, alle scuole elementari, e ribadire ciò che dovrebbe essere già chiaro per tutti, a prescindere dalle varie posizioni politiche.
Chi apre le imprese non sono i politici (i soldi pubblici sono finiti e rubati da un pezzo), ma i capitalisti, i quali in questi 7 anni di crisi hanno fatto a gara a chiudere le aziende in Italia e delocalizzare dove la manodopera costa meno e le tasse sono la metà. I più famosi marchi della moda e dell’alimentazione sono stati acquisiti da multinazionali straniere, e, pur restando sul nostro territorio, portano i profitti all’estero. Parlare di “ripresa” in questa situazione senza un solo segnale o indicatore economico favorevole è da mentitori professionali senza scrupolo.
Naturalmente ci si dimentica sempre di citare il nostro debito pubblico di oltre duemila miliardi di euro che ci costa 80 miliardi di euro l’anno di interessi, fattore che rende impossibile finanziamenti pubblici a scuole, università, ricerca, prevenzione sanitaria.
Quanto al 43% di disoccupazione giovanile, Renzi non si dovrebbe lamentare delle proteste di questi giorni, ma constatare amaramente che è fallito il sistema capitalista, che non guarda con occhiali etici né patriottici, e va solo dove può fare più profitti, e se ne sbatte se in Italia abbiamo i vecchi al lavoro e i giovani a spasso.
E’ evidente che se non si ristabilisce il primato della politica (una buona politica) sull’economia, andremo sempre peggio, in quanto la globalizzazione ha le sue leggi spietate e i soggetti economici internazionali capaci di produrre beni di consumo a costi inferiori ai nostri sono in aumento e il futuro è molto incerto, altro che ripresa.
Per prima cosa diciamo la verità agli italiani, imbrogliati da due decenni di “pensiero unico televisivo”, da finti dibattiti, mentre le cose sono semplici, comprensibili per tutti, mentre nei media gira solo gente pagata per complicare le cose semplici, per depistare, per omettere di citare le notizie scomode per il sistema.
Se è vero che è la globalizzazione che ci ha portato in questa situazione, Europa ed euro compresi, la cosa più giusta mi parrebbe quella di chiedere agli italiani, attraverso un referendum, se desiderano restare in questa gabbia senza uscita, o percorrere una strada diversa
Ricordiamo che dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi non vi è mai stata tanta disoccupazione, tanta recessione, tanto debito pubblico, tanta mafia, tanta evasione fiscale, tanta immigrazione, tanta droga e alcolismo tra i giovani.
Sembra proprio un sistema fallito, da buttare.

MARCO TRAVAGLIO
LUI PRIMARIO, NOI SECONDINI

“L’astensione è la vera vincitrice delle elezioni. Il partito di maggioranza relativa in questo Paese è il partito di chi si astiene o vota scheda bianca o nulla. Su questo tutti dobbiamo riflettere”. No, non è questo il commento di Matteo Renzi alle elezioni in Emilia Romagna e in Calabria, disertate rispettivamente dal 62, 3 e dal 56, 2 % degli elettori (cioè, se valesse la regola referendaria del quorum, nulle)”. Quello era il commento alle regionali del marzo 2010, quando le vinse il Pd di Bersani. E non è nemmeno questo: “Chi gridasse al trionfo e stappasse champagne farebbe un errore: abbiamo vinto, però c’è stata un’astensione strabiliante che supera la maggioranza assoluta. E il Pd quasi dimezza i suoi voti sulle ultime regionali”. Qui Renzi parlava del voto in Sicilia dell’ottobre 2012. E non è neppure quest’altro: “Il Pd ha eletto tanti sindaci, ma un sacco di gente non è andata a votare e l’astensionismo fa paura: dobbiamo recuperarlo. Abbiamo fatto il sorpasso in retromarcia. C’è stata una altissima astensione; abbiamo perso meno degli altri, ma decine di migliaia voti sono andati via. Non è importante che poltrona occupi, ma avere idee. Mi piace la politica come passione e coinvolgimento, è il modo per dire alle persone che sono state a casa ‘ venite a darci una mano’”. Qui Renzi si riferiva alle comunali del maggio 2013, vinte dal Pd di Epifani. No, il commento alla fuga dalle urne calabro-emiliano-romagnole è questo: “2-0 netto. (…) Gli elettori servivano alla retorica del sindaco d’Italia e delle primarie (solo le sue, però: quelle “aperte”, drogate dai votanti berlusconia ni). Ora meno sono e meglio è: vedi mai che, una volta votato, pretendano di controllare che chi hanno eletto non faccia il contrario di quanto aveva promesso. Pussa via, rompicoglioni. Sempre in vista del traguardo finale: un solo elettore, Lui. Che si vota da solo e prende il 100 per cento.
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ANTONIO PADELLARO
COME SI ROTTAMA LA DEMOCRAZIA

La domanda è: perché mai gli italiani dovrebbero correre festanti ai seggi elettorali invece di evitarli come la peste? Una vecchia battuta americana sostiene che i politici sono quei tipi che si fanno invitare a pranzo, ti fregano le posate, corteggiano tua moglie e poi ti chiedono il voto. Con un’altra battutaccia si potrebbe dire che, come se non bastasse, la classe politica italiana ha portato il paese alla bancarotta, che si tratta di nominati che pascolano senza molto costrutto nelle varie assemblee e che pur percependo ricchi emolumenti finanziano con i nostri quattrini l’acquisto di slip e vibratori per uso personale. Mai nella lunga storia repubblicana il ceto politico era stato oggetto di una tale, massiccia impopolarità venata di vero e proprio disgusto.
La novità è che adesso quasi nessuno fa finta di allarmarsi e anzi c’è chi vede nell’astensionismo collettivo “anche un elemento di modernità e di normalità” (Folli su Repubblica). Mentre Matteo Renzi che non ha tempo da perdere rottama la democrazia rappresentativa con cinque semplici paroline: “l’affluenza è un problema secondario”. Amen. Impegnato com’è a cambiare l’Italia lo statista di Rignano incassa soddisfatto il “2 a 0” (Emilia-Romagna e Calabria) e non sa che farsene dei numeri assoluti (rispetto alle Europee di sei mesi fa il “suo” Pd ha perso la bellezza di 769mila voti). Con questo sistema il giorno, poniamo, che le percentuali di voto scendessero al dieci o al cinque per cento ci sarebbe sempre una Boschi o una Picierno a ricordarci che il nuovo che avanza avrebbe pur sempre il sostegno del 41 per cento degli elettori. La verità è che da oggi Renzi guida un governo di estrema minoranza e che la grande fuga elettorale rafforza la contestazione della sinistra pd e della Cgil in Parlamento e nelle piazze. Senza contare che di fronte alla catastrofe di Forza Italia (meno 222mila voti) la decenza politica imporrebbe al premier di accantonare il patto del Nazareno visto che l’altro contraente, Berlusconi rischia di contare come il due di picche travolto dal si salvi chi può degli ex dc guidati da Fitto. Dalla disfatta non si salva il M5S (meno 400mila voti) i cui vertici farebbero bene a non negare ciò che è sotto gli occhi di tutti, che cioé una parte del voto di protesta sta lasciando deluso le sponde grilline per rifluire nell’astensionismo. In questo panorama vince solo la Lega di Matteo Salvini, che con Casa Pound miete consensi nell’unico granaio elettorale rigoglioso: quello dell’intolleranza xenofoba e della disperazione fascistoide. L’Italia vede nero.

LE FRASI STORICHE

Bersani: “Il Pd non può rimuovere l’astensione che per l’Emilia Romagna è impressionante. Se si innervosiscono i lavoratori non si pensi che gli imprenditori son contenti”
Per inciso, a Bettole, a casa di Bersani, gli astenuti sono stati il 77%.
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“Qui non si parla di politica, qui si lavora” era scritto sui cartelli appesi dal Fascio negli uffici pubblici. Il chiacchiericcio prodotto da chi esercita l’arma del dubbio e della critica ha sempre dato fastidio al potere e a chi lo maneggia con ossessività egotica. Le analisi irrise come “altre strategie” e culturame da intellettuali sono sempre state sbeffeggiate da chi ha un debole per la forza. (Daniela Ranieri)
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GIANFRANCO PASQUINO (POLITOLOGO)

“Un tempo la sx si confrontava, interloquiva, era un grande movimento per questo. Ora c’è un uomo solo. E il Pd perde centinaia di migliaia di elettori, non ha più iscritti e non si confronta più con la base. L’astensione è il segnale peggiore. Vuol dire che il tuo elettorato lo hai maltrattato, non l’hai ascoltato. La logica renziana è: dentro o fuori il cerchio magico. Non esiste democrazia.”
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MAURIZIO VIROLI
MERITI DI RENZI: L’EMILIA APERTA AI FASCISTI E IL PD RIDOTTO A UNA LARVA

Bravo Renzi, ottimo lavoro, sei riuscito a distruggere uno dei tessuti civici più forti d’Italia. La percentuale dei votanti……è infatti scesa sotto quella della Calabria (37,70% contro 44,98%) ed è quasi dimezzata rispetto alle scorse regionali. hai ridotto il Pd a una larva come dimostrano il calo degli iscritti e dei consensi (535.109 al Pd rispetto agli 857.613 del 2010); hai aperto la strada alla Lega, amica dei neofascisti di CasaPound che ha raggiunto quasi il 30% in una delle regioni più antifasciste ospitali d’Italia.
Merito va agli ex consiglieri regionali…ma il merito principale è tuo per aver stretto il patto d’acciaio con statista di provata probità come Berlusconi e Verdini. Hai ragione nel dire che stai trasformando l’Italia: d aun paese generalmente corrotto con qualche isola di decenza e di tolleranza ad un paese uniformemente corrotto ed intollerante. Avanti così!
.. Come può spiegarsi che un partito dove militano uomini e donne che hanno amato Berlinguer segua Matteo Renzi? Persone che andavano orgogliose di appartenere a un partito che aveva sollevato la questione morale, come possono sostenere un segretario che governa grazie a un accordo segreto con un delinquente? Forse perché il segretario è comunque il segretario e dunque va seguito? Questo pericolo spirito gregario, che diviene ancor più pericoloso quando il segretario è anche presidenze del Consiglio, ha radici nella vecchia idea di Gramsci che il moderno principe, cioè il partito, “prende il posto, nelle coscienza, della divinità o dell’imperativo categorico”. Il che vuol dire che la coscienza collettiva impersonata dal segretario viene prima di quella individuale.
C’è poi la persuasione che con Renzi finalmente il Pd vince. Ancora una volta il ‘noi’ del partito viene prima di ogni altra considerazione non solo di carattere morale a tal segno che pur di vedere il partito al governo si può calpestare ogni decenza. Vale ancora questa considerazione ora che il Pd ha perso? Molti temono che la scissione sarebbe una sconfitta politica. Ma ci sono sconfitte che danno reputazione e creano le condizioni per una vittoria futura, e sconfitte che compromettono pure la dignità e dalle quali gli sconfitti non si rialzano più. restare nel Pd che porterà al Quirinale un candidato scelto assieme a Berlusconi aggiungendo così patti segreti a patti segreti, sarebbe una sconfitta irreparabile, per le persone serie che militano in quel partito e per tutti noi. Ma soprattutto i dirigenti seri e i militanti del Pd dovrebbero capire che il loro partito, come tutti i partiti, non fine ma mezzo. Il fine è il bene della Repubblica. E dunque un partito che fa male alla Repubblica (e tanta astensione dal voto è un male della Repubblica) va o radicalmente cambiato o abbandonato.
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1 commento »

  1. Viviana.
    Finalmente nel tuo blog è apparsa una pagina, ma che prima pagina! della pravda. Premetto che le tue scelte e analisi politiche sono sempre state sublimi, ma in questi ultimi anni, forse perché orfani di un partito di orientamento Platonico, esse mi sembravano offuscate dal cosiddetto Velo di Maia perché noi –il 30% delle ultime elezioni politiche- come te ci siamo affidati ad un illusionista ex comico ormai diventato spregevole buffone di pessimi gusti. Grillo non era il redentore anche se capace di ammaliare le piazze ingannando il popolo innocente alla ricerca di un ancora di speranza. Per me, e non solo per me, le illusioni terminarono il giorno stesso del grande successo delle cinque stelle quando, gettata la maschera, mise il bavaglio agli eletti del suo movimento facendo ricorso ad epurazioni metodi e termini osceni. Da quel dì si arroga il diritto di infangare la sua creatura con sproloqui di ogni sorta. Ora non fa più ridere, fa solo vomitare ogni volta che apre la bocca come finalmente sottolinei. E’ chiaro che il partito doveva affidarlo a qualcuno capace, invece dopo Il grande rifiuto, e forse è stato un bene, veniamo governati, come dicevi tu, da esseri inferiori, io dico imbelli, di cui lui è il più infimo, emulo di Saturno che divora i propri figli.
    Di questa caduta di illusioni mi spiace più per te che per me. Adesso che hai capito mi auguro che tu abbia la forza e un rinnovato acume per ricominciare a lottare per cercare di rinsavire le teste vuote e gli acefali che costituisce il 99% degli italiani, dati delle ultime due regionali.

    Commento di Alfonso — novembre 27, 2014 @ 5:30 pm | Rispondi


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