Nuovo Masada

novembre 23, 2014

MASADA n° 1592 23-11-2024 SOTTO IL CAZZARO NIENTE

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:08 pm

I racconti di Alessandra Daniele da carmillaonline.com

RICAMBIO

L’uomo in doppiopetto entra nel laboratorio.
– Funziona?
Il tecnico annuisce.
L’uomo gli da’ un’occhiata sbieca.
– Sicuro? Le ricordo che saremmo al terzo fallimento consecutivo.
– Non si preoccupi – sorride il tecnico – questo Robopremier funzionera’ perfettamente – indica un piccolo oggetto metallico sul tavolo.
L’uomo in doppiopetto lo esamina.
– E’ il modellino?
– No, e’ lui. E’ il nostro nuovo premier.
– Ma e’ un pupazzetto!

La miniaturizzazione ci consentira’ di evitare i problemi di coesione capitati al precedente, il LeT 1000 di metallo liquido.
– …che s’e’ squagliato.
– Non si ripetera’. Questo e’ molto compatto.
– Ma e’ un pupazzetto – ripete l’uomo – se ne accorgeranno tutti.
– No, verra’ sempre circondato da un sistema di lenti olografiche che lo fara’ sembrare di proporzioni umane. O quasi.
Aziona il telecomando. Il mini premier comincia a marciare deciso lungo il tavolo, emettendo una querula cantilena di frasi casuali. Il tecnico sorride.
– La micro batteria e’ perfetta, con una carica puo’ andare avanti cosi’ per dodici ore.
– Ma non sta dicendo niente di sensato.
– Non importa, quello che conta e’ che sembri attivo e dinamico.
Il pupazzetto continua a marciare fino al bordo del tavolo. Poi cade giu’. Il tecnico lo raccoglie, lo rimette sul tavolo. Il mini premier riparte.
– Vede? Non si ferma mai.
– Ma non guarda dove va, rischia continuamente di cadere.
Il pupazzetto raggiunge di nuovo il bordo, cade, resta ad agitarsi sul pavimento come un insetto schienato.
L’uomo in doppiopetto s’avvicina al tecnico con aria torva.
– Non mi pare che funzioni. E deve funzionare.
Il tecnico lo spinge via.
L’uomo fa un passo indietro, per non sbilanciarsi. Si sente un crack.
L’uomo solleva il piede, guarda il mini premier ridotto a una poltiglia colorata.
– Non si preoccupi – dice il tecnico. Raccoglie i pezzetti, li butta in un cestello pieno di parti metalliche.
– Ne faremo un altro. Li ricaviamo dai rottami.

L’UOMO DEL DESTINO

Il sorridente faccione olografico del neopremier appare dal nulla con un lampo quadricromo, espandendosi rapidamente fino a saturare il piccolo soggiorno. Le olotrasmissioni nazionali del neopremier sono sempre programmate per riempire tutto lo spazio disponibile nell’ambiente.
Le due ragazze si ritrovano inghiottite dall’incorporeo testone ammiccante che annuncia garrulo:
“Buon giorno! Ecco le riforme della settimana. Ariete: il vostro carattere impulsivo non sopporta le lungaggini del bicameralismo perfetto. Per voi abbatteremo il Senato, facendo posto a un nuovo binario della TAV. L’iter legislativo diventera’ cosi’ veloce che le riforme successive saranno approvate un mese prima d’essere state pensate.
Toro: se siete piccoli o medi imprenditori e’ in arrivo per voi un finanziamento miliardario! Cliccate qui…
– Le solite balle – Sbuffa una delle due ragazze.
– Fammi sentire il mio segno – la zittisce l’altra.
“…Bilancia: il vostro senso di giustizia vi rendera’ entusiasti dell’imminente riforma del Codice, concepita in modo che soltanto i colpevoli vengano processati. La trasparenza delle Grandi Opere sara’ garantita dai nuovi poteri assegnati al Controllore, tra cui la vista a raggi X, e dalla sua task force di X Men, mutanti per il cambiamento”.
– Ma come si fa a stabilire chi e’ colpevole prima che venga processato? – Obietta la prima ragazza.
– Piantala di gufare – taglia corto la seconda.
“…Scorpione: niente piu’ rane delle favole e impulsi autolesionisti per noi, il Partito DemoPratico e’ finalmente e concretamente unito per il Bene del Paese!”
– E tutti quelli della minoranza che sono stati messi in animazione sospesa?
– Gufi.
“Acquario: la vostra Era e’ cominciata! I dipendenti pubblici verranno trasferiti da un raggio tachionico alla velocita’ del pensiero. Le obsolete e pericolanti scuole pubbliche saranno sostituite da innesti di memoria didattica. L’energia per le aziende sara’ gratuita perche’ nascera’ dalla forza interiore catalizzata dall’allineamento planetario”.
– “Sara’ tre volte Natale, e festa tutto l’anno…”
– Sssh.
“Pesci: per la vostra sfrenata fantasia abbiamo ideato una riforma del lavoro con altre cinquemila nuove tipologie di contratto a termine. Si potra’ assumere a tempo determinato anche per un minuto, rinnovabile milioni di volte in loop, modalita’ Contratto della Marmotta. In omaggio, mille sms per ogni piccolo imprenditore che diventa medio, anulare, pollice, indice, o mignolo. La luna consiglia: spendete subito tutto il bonus, l’economia sta per ripartire ad altissima velocita’ per arrivare la’ dove non era mai giunta prima!”
Con un ultimo sorriso, il faccione si dissolve. Le due ragazze si ritrovano nel piccolo soggiorno vuoto.
– Credi davvero a quel cazzaro? – Chiede la prima. L’altra alza le spalle.
– Porta fortuna.
– Fortuna? Beh, la faccia ce l’ha.

ITALIA SENZA LIMITI

– Buongiorno! – Esordisce garrula la voce al telefono – Vorrei proporle l’offerta IllimItalia.
– No, grazie, non cambio gestore.
– Ma quest’offerta non riguarda solo la telefonia. Se lei sceglie di collocare la sua impresa in Italia, potra’ inquinare l’ambiente, devastare il territorio, abbattere i monumenti, frodare il fisco, truccare il bilancio, corrompere i funzionari, truffare i clienti, sfruttare gli operai, intossicarli, ricattarli, e licenziarli in massa. Illimitatamente! Se poi decidesse di entrare in politica, potra’ riempire il parlamento di suoi dipendenti, rovesciare i governi, e cambiare tutte le leggi nell’interesse suo, e delle sue aziende.
– Io non ho aziende.
– Neanche una?
– No.
– Capitali da investire o riciclare?
– Nemmeno.
– Allora mi permetta di proporle l’offerta Quiri-Line. Se il presidente Napolitano non riuscira’ a reinstallare Letta, gli servira’ un’altra app che esegua gli ordini della BCE. Tutto quello che lei dovra’ fare come premier e’ sfoggiare il suo savoir faire sobrio ma elegante, e le sue conoscenze altolocate…
– Non ne ho.
– Oh, ma allora lei e’ un poveraccio, un caso umano – sospira – Posso offrirle l’opzione Papa e Piu’ Papa: una telefonata di Bergoglio, piu’ cento sms di Ratzinger, che preferisce scrivere, piu’ una suoneria di Wojtyla che canta il Pulcino Pio in otto lingue.
– Wojtyla e’ morto molto prima che uscisse il Pulcino Pio.
– Era un profeta – risponde la voce, in tono ispirato.
– Ma io non sono un caso umano. Sono uno che lavora.
Un attimo di silenzio.
– Allora mi dispiace. A lei non abbiamo niente da offrire.

RINNOVAMENTO

Come saprete, Mattwelve è il premier più giovane che il nostro paese abbia mai avuto – La bionda conduttrice del varietalk domenicale sorride giuliva, girandosi verso il suo ospite.
– Quanti anni hai? – Ammicca.
L’uomo grassoccio ricambia il sorriso.
– Tre. Sono il dodicesimo clone a crescita rapida del Grande Rinnovatore, e ne sono molto fiero. Condivido la sua ansia di cambiamento, e porto avanti il progetto rivoluzionario che con coraggio e lungimiranza Matteo Prime riuscì a mettere al sicuro da gufi e frenatori ideando questo sistema di auto-successione tramite clonazione.
– Grazie anche alla collaborazione del presidente della tripubblica – aggiunge la conduttrice. L’uomo annuisce.
– Al quale tutti dobbiamo gratitudine per aver accettato di svolgere il suo decimo mandato consecutivo, anche se ciò ha richiesto che il suo cervello venisse espiantato dal suo corpo ultracentenario, e innestato nell’interfaccia biomeccanica del mainframe del Quirinale. Qualunque sacrificio pur di continuare il rinnovamento del paese.
– Eppure ci sono ancora retrogradi che vorrebbero tornare a forme antiquate di governo come la democrazia elettiva – la conduttrice scuote la testa riccioluta di boccoli posticci.
L’uomo sbuffa.
– Parrucconi nostalgici nella migliore delle ipotesi, ma spesso veri e propri pericolosi reazionari che vogliono spaccare il paese, e verso i quali abbiamo il diritto di difenderci con ogni mezzo necessario. Compresi i droni antisommossa di ultima generazione.
– Qualcuno ha obiettato che siano forse costati un po’ troppo, nonostante il significativo numero di manifestanti che riescono a… neutralizzare definitivamente – azzarda la conduttrice.
L’uomo si fa serio.
– Viviamo momenti difficili. Il cinquantennale della crisi economica richiede azioni rapide e decise. Io non ho tempo per le polemiche. Io devo cambiare il Paese.
– Cambiarlo completamente?
– Cambiarlo con un altro. Trasferire l’intera popolazione italiana sul territorio di un’altra nazione che accetti lo scambio. Finalmente combatteremo in modo efficace il fenomeno della delocalizzazione delle imprese delocalizzando l’Italia.
– Sembra quasi una promessa… impossibile da mantenere – si lascia sfuggire la conduttrice.
L’uomo grassoccio sorride.
– Stay hungry, stay impossible.
Poi guarda direttamente in camera, e annuncia
– Pubblicità.

CAZZARI DI UN FUTURO PASSATO

Non c’è assolutamente niente di moderno nel marchesino Matteo e nella sua corte di petulanti puffi arrampicatori, e boccolute Barbie Leopolda.
Non c’è niente di moderno nei pescecani che lo finanziano, nei manganelli che schiera contro gli operai, nel suo governo di incapaci, marpioni, e marpioni incapaci.
La modernità non è una questione d’anagrafe né di calendario.
Esiste una forma d’involuzione reazionaria che cronologicamente segue le conquiste sociali, e mira a cancellarle retroattivamente: si chiama Restaurazione.
Da anni il mondo del lavoro non fa che regredire. Affrontarlo non è come cercare d’infilare un gettone in un iphone, è come cercare d’infilare un gettone in culo a un piccione viaggiatore.
L’obiettivo che le classi padronali perseguono è riportare indietro d’un secolo i diritti dei lavoratori, spacciando per progresso un ritorno a livelli di sfruttamento premoderni assimilabili allo schiavismo.
Matteo Renzi non è che l’attuale gommosa maschera di questo progetto.
La vacua Gioventù Renziana è solo una schiera di ballerini di fila, una coreografica chorus line di facciata che sculetta al ritmo di stucchevoli slogan da televendita, marchi e neologismi stolidamente ripetuti come parole magiche in grado di evocare il futuro con il loro semplice suono: selfie, iphone, twitter, USB.
Così come Benigni e Troisi, bloccati a Fritole nel 1492 di Non ci resta che piangere, ripetevano “autobus, ascensore, semaforo” nella vana speranza che una litania di termini moderni avesse il potere di riportarli al loro presente.
E restavano a Frittole nel 1492.
Quando l’Italia s’è trovata al bivio dell’evoluzione, ha imboccato decisa la strada sbagliata.
Finendo nell’attuale realtà da incubo in cui, come nell’ucronia di Ritorno al Futuro II, sono i pescecani alla Biff Tanner i padroni del paese.
Proseguendo su questa linea temporale e politica le cose possono solo peggiorare.
Per raddrizzare la rotta dobbiamo tornare a quando si era capaci di lottare tutti insieme per ottenere diritti comuni, e per cambiare davvero le cose, ai giorni in cui tutte le conquiste sociali adesso sotto attacco sono state compiute.
Dobbiamo tornare sui nostri passi e stavolta girare a sinistra.
Solo da lì potremo ritornare al futuro, quello autentico.
Chi oggi ci trascina ancora avanti sulla strada sbagliata non ci porta nel futuro.
Ci porta al macello.

IL BAMBINO D’ORO

Caro bebè,
qualche mese fa abbiamo messo 80 euro in busta paga a quei pezzenti dei tuoi genitori, sperando che li spendessero per far ripartire l’economia.
Non l’hanno fatto.
Stronzi.
Stavolta quindi abbiamo deciso di puntare su di te, che non puoi fare a meno di consumare.
Tu sei il nostro Messia, il nostro Piccolo Buddha, il nostro Bambino D’Oro.
Non ci deludere.
Mangia e bevi come un’idrovora, piscia, caga, e vomita a spruzzo in terra, in cielo, e in ogni luogo.
Consuma più materiale asciugante di un’inondazione.
Distruggi completamente il guardaroba e l’appartamento dei tuoi pidocchiosi genitori.
Costringili a ricomprare tutto.
Cresci alla velocità d’un baccello alieno.
Obbligali a rifarti tutto il corredo ogni tre giorni.
Piangi tutta la notte, e per lasciarli dormire venti minuti pretendi Peppa Pig su doppio schermo a 76 pollici.
Rompi i coglioni con improvvise allergie e intolleranze random, esigi alimenti speciali e costosissimi integratori non prescrivibili.
E siano le tue prime parole “Playstation o morte”.
Alcuni si sono chiesti perché a quegli straccioni dei tuoi genitori invece dei soliti 80 euro non abbiamo fornito l’asilo nido gratuito.
Imbecilli.
Noi vogliamo che quei maledetti barboni li spendano i soldi, non li risparmino.
Per questo continuiamo a ficcarglieli in tasca, togliendoli ad altri miserabili, benché non se li meritino neanche lontanamente.
Sì, è un’idea disperata.
Ma è l’unica che ci sia rimasta.
Tutte le altre sono soltanto cazzate che spariamo per fare ammuina.
Roba che ormai possono bersi solo il pubblico di Barbara D’Urso e gli elettori del PD, le due specie col quoziente intellettivo più basso in natura, una tacca sotto le muffe della doccia.
In Europa ci hanno già svagato. Fra cazzari ci si riconosce.
Ma in Italia funzionerà.
Deve funzionare.
O saranno cazzi tuoi, e di quei cartonari dei tuoi genitori che hanno avuto l’incoscienza di metterti al mondo in questa situazione di merda.
Sarai fottuto. E il fottuto è solo l’inizio.

SOTTO IL CAZZARO NIENTE

Fango. Macerie. Gente incazzata. Genova in questi giorni non è certo il genere di scenario nel quale a Renzi piaccia essere fotografato. Perciò se n’è tenuto alla larga il più possibile.
Il neopremier ha bisogno di fondali glamour, luccicanti, patinati, da spot. Eleganti vertici internazionali fra stucchi dorati e bandiere multicolori. Bagni di folla festante in assolate piazze turistiche. Talk show USA. Varietà Mediaset.
Matteo Renzi è solo immagine, un’immagine talmente vuota da prendere il colore dello sfondo sul quale viene proiettata. Come la cravatta di Felice Caccamo.
Anche tutta la sua presunta personalità è un’illusione ottica, una ribollita di caratteristiche altrui: la fuffa di Veltroni, l’arroganza di Craxi, la doppiezza di D’Alema, la megalomania truffaldina di Berlusconi.
Il presunto uomo nuovo, ultima risorsa della classe dirigente italiana, è in realtà un pupazzo fatto coi calzini vecchi dei suoi peggiori predecessori. Riverniciato da conduttore Mediaset, e caricato a slogan.
“Il lavoro non è un diritto, è un dovere” ha detto commentando il Jobs Act, come al solito in maniche di camicia da figlio di papà sempre in vacanza. Sarà la magistratura a stabilire se il padre di Renzi sia davvero colpevole di bancarotta fraudolenta, sul piano della politica invece la bancarotta fraudoferma del figlio è ormai evidente: dietro la cortina di retorica decisionista, sotto lo zang tumb tumb retrofuturista della velocità simulata, questo parlamento, questo governo sono in realtà i più inutili e improduttivi della storia della repubblica.
L’elezione dei giudici della Consulta è al ventesimo tentativo fallito. Tutti i candidati sono stati bruciati, ormai si vota per spregio, Pietro Grasso come Peppa Pig.
E il fatto che siano irrealizzate e perlopiù irrealizzabili è la cosa migliore che si possa dire delle annunciate Riforme Strutturali.
Anche il famigerato Jobs Act finora non è che una delega in bianco. Un assegno a vuoto, come la cazzata della settimana: il promesso taglio delle tasse che dovrebbe favorire le imprese a spese delle regioni, in particolare della sanità, e che finirà per produrre l’ennesima raffica di rincari, sempre che non venga bocciato dai nostri tutori europei, che hanno ancora l’ultima parola sull’argomento, esattamente come per i precedenti governi Monti e Letta.
La cazzata della settimana prossima è il reboot del berlusconiano Bonus Bebè.
Se non altro i tagli alla sanità sarebbero una risposta ottimistica all’allarme Ebola.
In effetti non è tanto dell’eventuale pandemia di Ebola che dovremmo preoccuparci, quanto dell’evidente epidemia d’encefalite spongiforme già in corso in Italia. L’unica cosa in grado di spiegare perché apparentemente così tanti italiani credano ancora alle cazzate di Renzi.

DISARTICOLO 18

Il nuovo contratto di lavoro a tutele crescenti seguirà criteri evoluzionistici. Appena assunto, il lavoratore avrà gli stessi diritti d’un protozoo unicellulare.
Dopo dieci anni acquisirà i diritti d’un celenterato.
Dopo vent’anni quelli d’un invertebrato senza esoscheletro.
Dopo trent’anni potrà accedere ai diritti d’un lamellibranco.
Dopo quarant’anni a quelli d’un trilobita.
A questo ritmo, con tre miliardi di anni d’anzianità lavorativa potrà aspirare a una pensione da scimpanzé.
“Il nostro paese ha bisogno di evolversi, e non c’è sistema migliore che adoperare gli stessi metodi dell’evoluzione – ha dichiarato Matteo Renzi – Riformeremo la specie. La palude del Brodo Primordiale non ci fermerà”.
Il precariato sarà sostituito dal predariato, un rapporto fra lavoratori e datori di lavoro identico a quello fra prede e predatori.
Chi farà ricorso contro un licenziamento discriminatorio non sarà reintegrato. Sarà disintegrato.
La composizione del nuovo Senato sarà basata su criteri proporzionali. La classe più rappresentata quindi sarà quella degli artropodi.
Il Senato non sarà più elettivo, e questo dimezzerà i costi del Parlamento.
Anche la Camera non sarà più elettiva, e questo azzererà i costi del Parlamento.
È in arrivo anche la Giustizia a tutele crescenti. I diritti degli indagati aumenteranno in proporzione ai reati commessi, e ai precedenti penali. I criminali recidivi saranno quindi i più tutelati, in quanto clienti fissi.
In caso di reati finanziari le tutele cresceranno anche in proporzione all’entità della somma sottratta.
Sull’ordine pubblico è invece previsto un giro di vite. Oltre all’arresto differito, durante le manifestazioni verrà introdotto l’arresto dissociato: sarà possibile arrestare qualcuno anche per i reati commessi da qualcun altro.
Qualsiasi forma di danneggiamento della proprietà (compresi cassonetti rovesciati e scritte sui muri) verrà considerata terrorismo, e perseguita come tale. Un drone bombarderà la casa del presunto responsabile, sterminando la sua famiglia. Accidentalmente.

LA SVOLTA

– Svoltare – scandisce la voce impersonale del nuovo navigatore satellitare dell’auto.
– Da che parte? – Chiede il guidatore.
– Svoltare – ripete il navigatore.
– A destra o a sinistra?
– Destra e sinistra sono concetti superati, l’importante è svoltare.
Il guidatore si guarda attorno.
– Aspetta, da questa parte c’è divieto…
– Basta con i divieti che rallentano la ripresa. Svoltare!
L’auto accelera, e svolta da sola.
Il guidatore cerca di frenare.
I freni non rispondono.
La voce del navigatore scandisce:
– Basta con i frenatori!
La macchina accelera contromano. Il guidatore s’aggrappa al volante. Lo sterzo gira a vuoto.
Un paio di ragazzini attraversa la strada.
L’auto li travolge, trascinando il più piccolo.
– Li hai ammazzati! – Grida il guidatore.
– Erano lenti. Aumentare la mobilità!
La macchina scarta di lato per investire una donna anziana.
– Basta con le pensioni d’oro!
La donna rotola verso il marciapiede. Per evitarla una moto sbanda, e si rovescia.
L’auto punta sul passaggio al livello. Sfonda le barre. Poi frena di colpo, fermandosi sui binari.
Le portiere si bloccano.
Il treno s’avvicina.
Il guidatore urla
– Riparti!
– Siamo già ripartiti.
– Non è vero!
– L’automobile è già ripartita, basta con il disfattismo!
Il treno colpisce in pieno la macchina, maciullando il guidatore.
Fra le lamiere sventrate, la voce gracchiante del navigatore scandisce:
– Rottamazione numero 623 effettuata con successo. Procedere con le successive.

CAZZARI E CANGURI

Gufi, sciacalli, canguri, lumache, Renzi ha in comune con Bersani la curiosa ossessione per le metafore zoologiche. Col Giaguaro invece condivide quasi tutto il resto, a cominciare dall’attitudine a negare l’evidenza, e nella fattispecie la gravità della recessione in Italia, proprio come Berlusconi fece nel 2011.
Se tanti si bevono ancora le sue balle è solo per disperazione. Come quei dispersi nel deserto che finiscono per bere la propria stessa urina.
Renzi sa ormai così tanto di riciclato che lo slogan ”Ammazziamo il Gattopardo” del suo agiografo Friedman starà cominciando a suonargli come una minaccia.
Intanto Angelino Alfano ha individuato ciò che ritiene la vera causa della crisi: i lavoratori italiani hanno ancora troppe garanzie, sono ancora troppo difficili da licenziare.
In effetti c’è qualcuno che, nonostante la totale, disastrosa incompetenza più volte dimostrata, non si riesce a cacciare a calci come meriterebbe: Angelino Alfano, ministro dell’Interno a sua insaputa.
Come molti di noi, la propaganda governativa non è andata in vacanza neanche durante la settimana di Ferragosto. Gli spot renziani spacciati per interviste e interventi hanno intasato la programmazione estiva con il loro giovanilismo sudaticcio, e il loro ottimismo di cartapesta come le più becere repliche anni ’80.
Il riferimento al bonus mensile è diventato ormai così disperatamente ossessivo da essere sempre la prima risposta ad ogni domanda. A prescindere dalla domanda.
– L’epidemia di Ebola sembra difficile da controllare, ci sono pericoli di contagio in Italia?
– No. Il bonus salvavita di 80 euro che somministriamo mensilmente agli italiani li immunizza completamente.
– La situazione in Medio Oriente peggiora. C’è qualcosa che potremmo fare per favorire una soluzione pacifica del conflitto?
– Certamente. Spendere il bonus di 80 euro per far ripartire l’economia in tutta l’area del Mediterraneo.
– La riforma costituzionale riguarderà anche la parte dei principi generali?
– Sì. a cominciare dal primo articolo. L’Italia è una repubblica fondata su 80 euro.
– L’Attimo Fuggente, Mork & Mindy, Good Morning Vietnam… Robin Williams ha segnato l’immaginario collettivo delle nostre generazioni. La sua morte l’ha colpita?
– Molto. Sono andato subito a comprare i DVD dei suoi film che ancora mi mancavamo. Ho speso 80 euro.
– Grazie per l’intervista. Scusi, che ora s’è fatta?
– Le 80 euro.
L’estate sta finendo, e anche nel Fantaboschi arriverà l’inverno.
A fare strage del bestiario renziano ci penserà Draghi.


IL TRONO DI FUFFA

Pare che non ci saranno altre sedute in streaming M5S-PD. Tra le supercazzole di Di Maio e quelle di Renzi, stavano diventando sempre più surreali. Proprio le due fazioni politiche che più millantano brutale concretezza hanno in realtà prodotto finora soltanto una tale cortina di fuffa da battere persino il De Mita più bizantino. Allarme meteo: il cosiddetto “dibattito sulle riforme” s’è trasformato in un fronte fuffoloso abbastanza vasto e denso da bloccare l’anticiclone delle Azzorre.
Il prodotto finale del fufficio renziano è comunque già concordato dall’inizio con Berlusconi. Se passerà, alle prossime elezioni gli italiani non potranno scegliere i senatori, che saranno sindaci e consiglieri regionali nominati da altri sindaci e consiglieri regionali, e non potranno neanche scegliere i deputati, che saranno nominati dai loro leader in liste bloccate. L’unica cosa che potranno scegliere sarà il partito, e molto probabilmente sceglieranno di nuovo in maggioranza il PD, per paura che Grillo vinca e metta fuori legge l’antitetanica, o faccia fucilare Milena Gabanelli.
Così, l’improbabile dittatura dei “Nipotini di Stalin” usata per vent’anni come spauracchio da Berlusconi, alla fine si realizzerà con la complicità di Berlusconi stesso, che ha appena incassato la sperata assoluzione dal caso Nipotine di Mubarak.
Ovviamente non sarà una dittatura socialista ma mercatista, essenzialmente una prosecuzione dell’agenda Monti BCE camuffata dal cialtronesimo messianico di Renzi, e delle sue Fate Ignoranti, firmatarie di testi di legge che persino Calderoli è in grado di migliorare.
Non saremo sotto una Cortina di Ferro ma di Fuffa, completamente glassati nella fuffa come nell’ambra di Fringe.
Mai prima d’ora la classe dirigente italiana s’era ridotta a puntare tutto su un uomo solo come sta facendo adesso con Renzi. Mai s’era arrischiata a mettere così tutte le uova nello stesso paniere. Renzi è l’ultima risorsa d’una classe dirigente ormai consunta dai propri liquami tossici. La sua unica vera forza è la mancanza di alternative.
I tecnici sono bruciati, i moderati sono sputtanati, i populisti non sanno trovarsi il culo in una stanza tappezzata di specchi.
Renzi è l’ultima carta del mazzo. Se cadesse ora, l’intero sistema politico-mediatico italiano di controllo sociale detto ”democrazia” franerebbe come un castello di sabbia, anzi di fuffa.
Per questo tutti nel sistema sostengono Renzi, a cominciare dai suoi presunti avversari, fino a chi lo odia a morte davvero, cioè i colleghi di partito.
Il rischio d’estinzione sta frenando persino l’endemica spinta autoimmune del PD, tenendo insieme fazioni che da sempre si disprezzano profondamente a vicenda.
L’equilibrio però è precario.
Il trono di Renzi è solido come la fuffa.

FERMO IMMAGINE

Da quando ha subito la millantata accelerazione renziana, la politica italiana non è mai stata così immobile. Da settimane non succede niente di concreto, solo vacue chiacchiere su quanti senatori non eletti possano danzare sulla capocchia d’uno spillo, e su come debbano essere scelti, a simpatia, a sorte, a cazzo.
Ogni residua parvenza di dialettica democratica è stata azzerata come neanche durante gli anni del berlusconismo imperiale, l’unico ruolo ormai concesso alla cosiddetta opposizione è quello di questuante che piatisce per un’udienza del sovrano – magari in streaming – durante la quale fingere di discutere cose già decise altrove da un pezzo.
Caduta così la maschera dell’intransigenza isolazionista, il Movimento 5 Stelle è pateticamente ridotto a mendicare appuntamenti sempre più mortificanti. Quello di giovedì scorso gli è stato rifiutato. Ma tanto Di Maio aveva judo.
Per cercare d’essere ricevuti almeno oggi, i grillini avevano dovuto rispondere a un questionario dichiarando di concordare col governo otto volte su dieci. Stamattina però sono stati di nuovo respinti e umiliati con un pretesto: il questionario andava compilato per iscritto. Con la lingua.
Nonostante il coro dei media mainstream si mantenga fanaticamente renziasta (renziano entusiasta) la natura politicamente truffaldina del personaggio diventa ogni giorno più evidente, eppure il consenso popolare non cala. Renzi è l’infusione Stamina della politica, la maggior parte di quelli che ci credono lo fa per disperazione, perché lo considera l’ultima spiaggia.
Questa è la sua forza, e anche la sua debolezza.
Intanto, la data di consegna definitiva delle Riforme Strutturali si allontana nel tempo, come quella di tutte le faraoniche ”Grandi Opere” montate solo per speculare sugli appalti. I cento giorni iniziali sono diventati mille, cioè tre anni.
Farà prima ad andare in onda la quarta stagione di Sherlock.
E anche la quinta.
Il discorso col quale Renzi l’ha annunciato al Parlamento era uno sproloquio da studente paraculo che, non sapendo un cazzo della materia su cui è stato interrogato, trascina il discorso sulle poche cose che invece più o meno ha studiato, che si riassumono in una serie di luoghi comuni da dépliant turistico su Firenze, Dante Alighieri, e Lorenzo il Magnifico.
Tutti i suoi discorsi sono così. Infatti l’imbarazzante performance s’è ripetuta con poche varianti questa settimana al Parlamento Europeo.
Al netto dei vaniloqui turistico mitologici, e della piccola stizzosa sceneggiata antitedesca, Renzi ha confermato nella sostanza l’adesione a tutte le solite regole di austerità che nella forma ha finto di contestare. Gli italiani che non se ne sono ancora resi conto, perché distratti da rigori fantasma e terzini cannibali, lo capiranno quando arriverà la già prevista prossima stangata.
La televendita europea ha però segnato anche il primo vero errore d’immagine fatto finora da Renzi, che solo d’immagine consiste: la scelta dell’archetipo di riferimento più sfigato dell’Epica, Telemaco, l’inutile figlio di Ulisse che ne sposa l’ex amante Circe, e finisce suicida.
Ogni riferimento alla borghesia ex berlusconiana che Renzi ha sposato è puramente freudiano.

CONTRATTO AD TERMINUS

Secondo le anticipazioni della prossima stagione televisiva, ci aspetta un’invasione di morti viventi di tutte le categorie. A In the Flesh, Les Revenants e Resurrection s’aggiungeranno Babylon Fields, Intruders, The Messengers, The Returned, iZombie e Z Nation.
L’epidemia deriva soprattutto dal mostruoso successo di The Walking Dead, diventata la serie più seguita degli USA e fortunatamente, nonostante i vari difetti e i cambi di showrunner, rimasta sostanzialmente fedele alla sua funzione disturbante tipica della Genre Fiction.
Spoiler
In questa quarta stagione Carol, uno dei personaggi considerati più umani, ha finito per ammazzare la bambina che aveva addestrato all’uso dei coltelli, dopo che la frugoletta li aveva adoperati per sbudellare la sorellina. Rick s’è salvato da una gang di assassini stupratori azzannandone il leader alla gola, e strappandogli la giugulare esattamente come fanno gli zombie. E la comunità di Terminus, che prometteva un rifugio sicuro per tutti, s’è rivelata una trappola probabilmente gestita da cannibali.
Scott Gimple, attuale showrunner della serie, non è ancora all’altezza del predecessore Glen Mazzara, e troppo spesso quest’anno la deriva ferina dei personaggi è stata presentata come un male necessario alla sopravvivenza, mentre l’anno scorso era invece esplicito come per i protagonisti – in particolare i leader – la minaccia zombie fosse al contrario un pretesto per scatenare i propri istinti naturali. Almeno però è rimasto ben chiaro quanto il pericolo principale non siano i morti viventi, ma proprio i sopravvissuti, e quanto il titolo “The Walking Dead” sia in realtà riferito a tutti noi.
La serie quindi rimane anche la migliore chiave di lettura della politica italiana, non come l’adopera Grillo però, che in modo volutamente miope, autoconsolatorio e strumentale la riduce a ”grillini buoni contro ka$ta-zombie cattivi”, bensì come studio antropologico sulle forme di aggregazione sociale, e sui diversi modelli di leadership, analisi fra le intenzioni originali del fumetto di Kirkman.
Con la sua autodistruttiva furia nichilista, malcelata da un sinistro paternalismo, quest’anno il Governor ricordava proprio Grillo, o almeno la sua maschera pubblica.
Terminus invece, con la sua facciata da idilliaca comunità progressista che nasconde un mattatoio, è una perfetta allegoria del governo Renzi.

METEOR RENZI

Quanto durerà Matteo Renzi? Le legioni di suoi esaltati agiografi che ormai saturano i media prevedono almeno un ventennio di gloria, forse due. Il battistrada del cazzaro fiorentino però sembra molto più friabile, nonostante la sua velocità sia simulata come in un green screen a basso costo, dove in realtà lui siede fermo in uno studio girando il volante a vuoto, ed è lo scenario filmato a scorrere in loop alle sue spalle.
Qualche indizio sulla sua effettiva data di scadenza può darcelo l’analisi del voto: da dove viene quel 40% dei votanti – il 23% degli elettori totali, calcolati gli astenuti – che lo ha incoronato Re Sòla? Vediamone i gruppi principali:

Gli iPD
C’è lo zoccolo duro, che per cieca fedeltà al brand lo voterà anche quando il PD sarà composto totalmente da scarafaggi antropofagi, credendolo ancora di sinistra. E c’è la suola molle, molto più influenzata dai bisogni e dai trend del momento, e quindi soggetta a inevitabile erosione. Quando gli elettori PD apriranno il pacchetto delle ”riforme” renziane, e invece del luccicante tablet dell’avvenire ci troveranno il solito mattone, molti di loro si pentiranno d’aver comprato un premier davanti all’autogrill.

I Rimontiani
Riconoscono in Renzi il nuovo esecutore dell’agenda Monti (come esplicitamente affermato dallo stesso professore) e il garante dei loro interessi, soprattutto bancari. Il loro voto è in prestito a un tasso usuraio, e ritornerà subito alle destre d’origine, appena ci troverà un’alternativa vincente.

I Matteocrati
Convertiti dalla sua faccia da ennesimo Uomo della Provvidenza Provvisoria, molti sono ex berlusconiani che lo considerano il figlio segreto del Canaro, l’unico ad averne ereditato il DNA politico, al contrario della corte di figli legittimi, rampolli ribolliti nel botox che lo stesso Canaro palesemente disprezza. Adorano Renzi perché in TV è il messia del mese, pronti a mollarlo per il cazzaro della prossima puntata, se adeguatamente propagandato.

Gli Antigrillisti
Molti di loro sono davvero di sinistra, e si sono mobilitati nell’onesta convinzione che ci fosse da scongiurare la vittoria d’un movimento neofascista. L’alleanza di Grillo coll’UKIP britannico esplicita l’appartenenza del M5S all’estrema destra degli squali della finanza, quindi anche la malafede dei suoi guru-proprietari: il Movimento 5 Stelle è in realtà un freak show montato apposta anche per spaventare certi elettori, spingendoli in una direzione nella quale non sarebbero mai andati spontaneamente. Adesso però che non è più così minaccioso sul piano delle percentuali – 20% dei votanti, 13% degli elettori totali – ci riuscirà molto meno.
Renzi sa che non manterrà tutti i suoi voti come sa che non manterrà le sue promesse. Quindi rimanderà le elezioni finché non sarà riuscito, ricattando i suoi alleati, a farsi approvare una legge elettorale ancora più truffaldina dell’Italicum, che gli garantisca la maggioranza parlamentare con una minoranza elettorale.
Sarà un percorso accidentato, dalla riuscita incerta, e sicuramente non la marcia trionfale annunciata finora dai suoi cortigiani. Contrariamente a quanto l’asfissiante propaganda renziana ci racconti, Renzi non s’è arrampicato in vetta da solo, c’è stato posato come un pupazzetto in cima a una torta nuziale dai suoi referenti politico-economici e, diversamente da Berlusconi, non possiede personalmente la macchina mediatica che produce la propaganda che lo sostiene.
È sostituibile.
Quando tutti i piatti da giocoliere che ha lanciato in aria inevitabilmente precipiteranno, precipiterà anche lui come un meteorite, e per il PD sarà la glaciazione.

ITALIA DI GENERE

A giudicare della campagna elettorale, gli italiani sono considerati degli imbecilli. In via d’ulteriore rincoglionimento. Il dibattito politico ha le forme e i contenuti d’una gara di rutti. Il livello di richiamo ai bassi istinti è persino inferiore al solito, e così tanto da poter essere espresso solo in numeri negativi. O scorregge.
L’ultima televendita di Renzi è stata particolarmente loffia. Il neopremier sembrava aver perso molto del suo caratteristico vitalismo, e farfugliava più del solito. E’ probabile che stavolta abbia pippato eroina per sbaglio, e abbiano dovuto fargli l’adrenalina intracardiaca per rianimarlo. Si spiegherebbero le ore di ritardo.
Grillo corrisponde sempre di più allo stereotipo del santone pataccaro, del predicatore apocalittico farlocco da film di genere. Perfetto antagonista per uno ”Squadra AntiGuru” con Tomas Milian.
E se la polizia mena, la magistratura non è da meno, piovono sentenze più pesanti d’uno scarpone celerino sulla milza: gli anziani degenti della casa di riposo Sacra Famiglia di Cesano Boscone sono stati condannati a sopportare le stronzate di Berlusconi ogni settimana per mesi e mesi. Dovranno fare da comparse per i suoi spot elettorali. Da morti saranno riciclati come risate finte nelle sit-com Mediaset.
La pena inflitta ai secessionisti veneti è stata ancora più crudele: sono stati rispediti a casa. In Veneto.
Intanto, al governo, Pink is the new Black: l’irritante e ipocrita etichetta Quote Rosa è stata la cazzata renziana della settimana, almeno fino alla raffazzonata televendita del bonus elettorale da 80 cazzeuro.
S’è cercato di spacciare per un grande segnale di rinnovamento le nomine di personaggi come Emma Marcegaglia e Luisa Todini, solo perché appartenenti al genere femminile. Le cinque capolista PD – una per corrente – sono state esplicitamente scelte da Renzi in quanto donne, insultate da Grillo in quanto donne, e difese dal PD in quanto donne, come se l’unica cosa a definire una donna fosse l’essere donna. Considerate pedine intercambiabili senz’altra identità, come le redshirts. Le pinkshirts. Mentre Licia Ronzulli di Forza Italia rivendicava orgogliona a La7: ”ricordiamoci che è stato Silvio Berlusconi a sdoganare la donna in politica, facendo ministro la Carfagna”.
Questo è il livello medio di cultura, memoria storica, e senso del ridicolo reperibile da quella parte. Dall’altra – sempre più indistinguibile – si continuano ad affastellare balle con la tecnica piramidale degli autori di Lost: sparare ogni settimana una cazzata abbastanza grossa da far scordare la precedente. Stabilire una nuova scadenza che faccia dimenticare tutte le precedenti non rispettate, una nuova promessa per tutte quelle non mantenute. Finché la piramide non crollerà.
Ormai mi tengo ben lontana da qualsiasi cosa firmata Damon Lindelof, quindi ho scoperto solo adesso una recensione con la quale sfrutta Breaking Bad per difendere ancora una volta quell’ignobile, catastrofica cagata del finale di Lost, usurpando la frase iconica di Walt “I did it for me. I was good at it. I was alive”. No Lindelof, tu non sei mai stato good at it.
Tu non sei Walter White. Sei Ted Beneke, il pretenzioso, viscido bancarottiere che non vuole pagare le tasse neanche coi soldi altrui.
E al quale in Italia verrebbe affidata la riscrittura della Costituzione.

THE INCIDENT

Tutti gli alleati di Renzi, fuori e dentro al governo, hanno una cosa in comune: lo odiano.
Il PD lo considera una metastasi berlusconiana che ha approfittato della crisi per usurpare la guida del partito. Berlusconi lo riconosce come simile, quindi come potenziale e temibile concorrente. Per centristi e montiani la sua riforma elettorale falcia-minoranze è una vera e propria minaccia di estinzione. Persino i suoi petulanti fedelissimi/e, con quell’aria plasticosa da manichini della Standa, già si provano allo specchio la sua corona di stagnola.
Renzi è un cazzaro, e lo sa. Le sue ”riforme” se approvate faranno del precariato l’unica forma di lavoro possibile, e trasformeranno il Senato in una sala Bingo.
Non è per timore d’essere smascherato però che Renzi è così impaziente. La causa del suo nervosismo è più personale. Tutti vogliono farlo fuori.
Nessuno però vuole assumersene la responsabilità di fronte all’opinione pubblica, che secondo i sondaggi è stupidamente ancora dalla sua parte. Renzi deve cadere, ma, come dicono nei polizieschi, deve sembrare un incidente.
Il governo Renzi è stato caricato di troppe (decerebrate) aspettative salvifiche, per la sua caduta non basterebbe dare la colpa al solito Mastella o Turigliatto. Tutti quelli che la progettano, più la vogliono, più hanno bisogno di sembrarne innocenti. E stanno cercando un modo per riuscirci.
La fretta di Renzi non è ansia di salvare il Paese, ma il culo.
Ogni mattina, Matteo Renzi si sveglia, e sa di dover correre più veloce di tutti i suoi alleati. Ogni mattina, i suoi alleati si svegliano, e sanno di dover correre più veloce di lui per trovare chi lo elimini.
In realtà a qualcuno stanno già pensando.
Stanno pensando a noi.
Noi elettori. Se alle europee il PD prendesse meno del 30% sarebbe l’inizio della fine per Renzi.
Quindi, sempre che il suo governo di marpioni e miracolate duri fino a maggio, questa è la scelta che gli elettori si troveranno di fronte alle elezioni europee: eliminare Renzi per conto di Berlusconi, Alfano, Monti, D’Alema, Cuperlo, e Civati, oppure consentirgli di continuare a governare insieme a loro, a nostre spese.
Se avessimo una mega bomba atomica da far esplodere per cercare di resettare la timeline, sarebbe una terza soluzione preferibile.

IL RUGGITO DEL CAZZARO

Renzi aveva promesso di farsi valere in Europa.
Quindi ha guardato la Merkel dritto negli occhi, e gliel’ ha detto forte e chiaro:
“Obbedisco”.
Poi s’è voltato verso la telecamera, ed ha aggiunto: “ma lo faccio per me stesso, non per te”.
Alla camera dei deputati ha invece parlato ininterrottamente per sei ore. Senza dire niente. Come sempre, a braccio: se dovesse riempire un pezzo di carta con le cose che dice davvero, il risultato sarebbe un foglio bianco.
Intanto, entrava in vigore il primo decreto del suo “Jobs Act”, che aumenta ulteriormente la precarietà del lavoro, rendendo milioni di persone ancora più faciili da sfruttare e licenziare.
E Cottarelli, il suo commissario alla “Spending Review” annunciava la seconda porzione della sua rivoluzionaria e inedita ricetta economica: tagli a pensioni e sanità.
Renzi è considerato da molti italiani una speranza di cambiamento. L’ultima. I sondaggi gli danno ancora un consenso popolare superiore al 40%.
Renzi in realtà è un cazzaro. L’ennesimo. Quanto ci metteranno gli italiani ad accorgersene stavolta?
Sappiamo che alcuni non se ne accorgeranno mai.
Ci sono ancora milioni di italiani che votano Berlusconi, e che alle elezioni europee lo cercheranno sulla scheda, pronti a votare una qualsiasi delle sue figlie – se candidata – solo perché ha lo stesso cognome.
C’è ancora chi vota Alessandra Mussolini per lo stesso motivo.
E c’è chi ha eletto Di Battista del M5S, il figlio segreto della coppia Bonolis – Laurenti.
Certi elettori grillini sono un interessante caso di cecità selettiva: si sono sciroppati tutte le dietrologie snocciolate da Grillo durante l’intervista a La 7, senza vedere come se ne servisse per cambiare discorso ed eludere ogni domanda di Mentana sul vero ruolo di Casaleggio nel M5S.
La settimana scorsa molti leghisti hanno invece votato per l’indipendenza del Veneto, paragonandolo alla Crimea, benché le stronzate che spara la Lega non producano abbastanza metano per un gasdotto.
Ci sarà sempre qualcuno che crederà a Renzi.
La cosiddetta luna di miele con la maggioranza del paese però non durerà in eterno.
Ultimamente l’emivita dei cazzari s’è ridotta notevolmente. Monti s’è smontato ben prima del previsto. Letta s’è squagliato subito come una di quelle bistecche gonfiate con gli estrogeni che sulla graticola si riducevano immediatamente a uno straccetto carbonizzato.
Renzi è un imbonitore tronfio e logorroico che la sta sparando troppo grossa. Si descrive come un “torrente impetuoso”, ma è soltanto un tombino intasato.
Quando le date del suo calendario del FantaCambio saranno passate tutte invano, le sue millantate riforme si saranno rivelate tutte per quelle cazzate reazionarie che sono, la maggioranza degli italiani s’accorgerà che la ricetta economica è sempre la stessa e sforna la solita merda, e così anche Renzi sarà bruciato. I suoi Quattro Salti in Padella finiranno nella brace.
Quale altro Coniglio Cacciaballe uscirà dal cappello del governissimo allora?
Il Toto Cazzaro è già cominciato, e non c’è praticamente nessuno nel PD di Renzi che non si stia già provando le sue scarpe. Dai presunti fedelissimi, ai nemici che hanno finto di arrendersi, agli ex amici che ha fregato.
E a Bruxelles già si ridacchia anche di lui.

C’E’ POSTA PER TE

Pace fatta fra i leader europei: finalmente è stato individuato l’autentico responsabile della crisi economica mondiale, che perciò dovrà pagarne tutte le spese.
Tu.
No, non è il solito ”tu” retorico, si tratta proprio di te che stai leggendo.
Sei licenziato.
Alza il culo, raccogli le tue cianfrusaglie, e levati dai coglioni.
Sì, subito, i mercati non aspettano.
No, non c’è più niente che tu possa fare per evitarlo, l’Articolo 18 è clinicamente morto. Ormai si tratta solo di staccare la spina, e il Vaticano non si oppone. Chiamalo pure Articolo Mortis.
Cosa c’è, sei incazzato/a, anzi ”indignado” come dite voi? Calmati.
Ti sconsigliamo di scendere in piazza, ha piovuto, è allagata dal fango.
Ti sconsigliamo di provare a bruciare un’automobile, sei così incapace che finiresti per bruciare la tua.
Torna a casa, e accendi la Tv. Ci sono sempre in onda vari talk show, e in tutti c’è Sallusti. Terreo e ubiquo, come Padre Pio. Ascolta le sue sante parole, e vergognati.
Tu sei un parassita. Un peso morto. Per anni hai preteso di essere pagato per lavorare, e persino di essere pagato dopo aver lavorato, ormai vecchio e inutile.
Un sopruso che i mercati non intendono più subire.
Il lavoro non è un diritto, è una merce. E tu non potrai più costringere nessuno a comprare la tua merce avariata.
Tu non ci servi. Al mondo ci sono milioni di disperati pronti a strisciare per un decimo del tuo stipendio, tu non sei competitivo, sei un pessimo affare, anzi, sei proprio una patacca.
Levati dai coglioni, e ringraziaci di non averti denunciato per truffa.
Ringraziaci di aver difeso la libertà dei mercati, di aver trovato l’ingranaggio guasto che inceppava la meravigliosa macchina del Capitalismo.
Tu sei il guasto. E sarai rimosso, in modo che la macchina del Capitalismo torni a macinare risorse umane e naturali a pieno regime.
Il futuro di cui parli non ti è stato rubato, non è mai esistito. Tu non hai mai avuto nessun futuro. Tu sei un rudere, un fossile, un rifiuto tossico del passato da spazzare via.
Sei un ostacolo al progresso, sei una zavorra per l’alta velocità. Sei la carcassa scheletrica del cane randagio che blocca la strada al SUV dell’avvenire.
Raccogli le tue ossa marce, e sgombera.
La pazienza del Capitalismo è finita.
.
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. Simpaticissimo.

    Commento di G.Mazz. — novembre 23, 2014 @ 5:39 pm | Rispondi

  2. ogni volta che finisco di leggere i Masada dedicati alla politica mi ritrovo sempre più sconfortato, mi sembra che una spirale ci stia trascinando verso un fondo nero senza speranza…ecco, mi chiedo sempre se possiamo avere ancora speranza, se c’è ancora speranza da qualche parte? E giro la domanda a tutti voi….

    Commento di Antonio — novembre 23, 2014 @ 11:31 pm | Rispondi


RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: