Nuovo Masada

novembre 20, 2014

MASADA n° 1591 19-11-2014 BISCHEREIDE

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 1:12 pm

Del jobs act e altre porcherie politiche – Un libro sulla nuova massoneria – Renzi rottama la democrazia e qualsiasi traccia della sx – Il Pd e Berlinguer – Renzi bocciato dal Guardian – Bombe d’aria –Tor Scemenza – SOS, reddito di sopravvivenza -Libro: “L’intoccabile Matteo Renzi”, la vera storia degli inizi della sua carriera: i padrini di Renzi – In Ue il voto è vietato in 4 nazioni e mezzo: la democrazia diretta in Spagna. L’avanzata di Podemos

Armando Di Napoli

Nella sciagurata ambiguità
per quanto tempo ancora
potete fotterci ingannandoci
con menzogne fittizie create
nei labirinti di melma e fango
dei vostri laboratori criminali

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Renzi: “Quello dei lavoratori è solo un dibattito ideologico
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Guest
Adesso l’ombrello di Altan lo chiamano dibattito ideologico!
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Zia Bettina
Sì. E’ una discussione ideologica. L’ideologia della solidarietà contro l’ideologia del profitto massimizzato. E sta vincendo il profitto. Forse. Se non ci diamo da fare un po’ tutti.
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Alessandro
Altro che parere ideologico! Renzi con arroganza distrae l’attenzione sul discorso sulla legge del lavoro con argomenti fuorvianti e non pertinenti. Intanto…
– 23 ottobre 2014, il debito italiano è arrivato a 2.168,855 miliardi di euro!! E’ aumentato più di 100 miliardi in otto mesi.
– 10 novembre 2014, “La produzione industriale a settembre torna a scendere segnando un calo del 2,9% su base annua (dato più basso da settembre 2013).”
– 13 novembre 2014: “Due famiglie su tre riescono ad arrivare alla fine del mese solo con tagli draconiani sugli acquisti, che coinvolgono anche la spesa per la tavola”.
– 14 novembre 2014, “secondo le stime preliminari dell’Istat, il Pil è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% rispetto al terzo trimestre 2013.”
Sarebbe ora che quella parte di italiani che ha votato Renzi, capisca che è in presenza di un parolaio!

Viviana
Il piano Hartz di Schroeder ha cominciato ad essere applicato dal 2002 con lo scopo di dimezzare i 4 milioni di disoccupati tedeschi.
Ha migliorato gli uffici di collocamento, protetto i disoccupati, intensificato l’apprendistato, curato i lavoratori più anziani integrando le quote di salario perdute,aumentato i sussidi di disoccupazione, creato posti di lavoro, facilitato le assunzioni..
Inutile dire che di fronte al Piano Hartz, il Job act di Renzi è una presa per il cubo.
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Viviana
In Italia c’è una mole enorme di incapaci di intendere e di volere:
analfabeti politici, economici e culturali,
poi ci sono sacche di fanatici non pensanti.
Gli elettori sopra i 65 anni sono 13 milioni e molti sono legati a moduli del passato e incapaci di capire i cambiamenti della storia.
Il 67% degli Italiani non legge nemmeno un libro l’anno, il 12% legge solo i quotidiani online. Il 35% solo quelli cartacei. Il 29% un mix; un cittadino su 4 non legge per niente.
il livello culturale è bassissimo, è uno dei più bassi d’Europa,
e la televisione non ha nessun obbligo culturale, morale o pedagogico.
Non esiste nemmeno un obbligo all’informazione corretta e i media e l’editoria ci vanno a nozze peggiorando via via la loro qualità, tanto vivacchiando non per meriti ma per finanziamenti pubblici e pubblicità.
Dobbiamo forse ricordare che anche la qualità è un valore economico? Dobbiamo ricordare che non è vero come disse Tremonti che con la cultura non si mangia? Piuttosto senza cultura si muore
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Corruzione ed evasione in Italia valgono “160 miliardi di euro, il 10% del Pil” ma il decreto per combatterli è fermo da un anno e mezzo in senato. Quanti nuovi posti di lavoro potrebbe fare lo Stato se sono combattesse corruzione ed evasione? Altro che jobs act!
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Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo“. (Morpheus)
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I media vi faranno amare gli oppressori e odiare gli oppressi”. (Malcom X)

Evey D.
Dice Renzi: “Deve essere chiaro fin da adesso che dal 2015 sarà più facile assumere e più conveniente dal punto di vista economico”.
L’unica cosa chiara e sicura è che dal 2015 sarà più facile e conveniente LICENZIARE, che questo porti a maggiori assunzioni è un postulato che si è dimostrato assolutamente FALSO da 20 anni a questa parte, dall’introduzione del pacchetto Treu in poi, ma che viene ancora oggi ripetuto come un mantra.
La precarizzazione progressiva dei contratti ha portato solo stagnazione, crisi economica, riduzione dei salari e aumento della disoccupazione.
Renzi si ostina a portare a termine questo processo riducendo le tutele anche sull’unico contratto che ancora le aveva mantenute dopo anni di picconatura, il risultato non potrà che essere coerente con quanto già visto: ulteriore aggravamento della crisi, aumento della disoccupazione e dei licenziamenti, crollo dei salari.
Affermare il contrario è pura ideologia, questa sì, che si scontra con la realtà dei fatti: diminuire diritti e tutele nei confronti dei licenziamenti INGIUSTIFICATI porta solo i lavoratori nella condizione di essere continuamente ricattabili spingendo le imprese italiane ad un utilizzo usa-e-getta del lavoratore come infatti si sta facendo da anni con i precari.
Da domani grazie a Renzi potranno farlo anche con chi avrà il contratto a tempo indeterminato.
Questa è la grande riforma del “Jobs Act”.
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Renzi liquida i sindacati dicendo che si attacca a motivazioni ideologiche!
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Ideologico vuol dire politico
Politico vuol dire umano
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Renzi è al soldo della grande massoneria finanziaria internazionale:
la Bce, la FED, il Fondo Monetario, la Bundesbank, le 4 maggiori banche d’affari americane, il Bilderberg…
Niente di ideologico, naturalmente, tutti enti di beneficenza e volontariato!

Szymborska

Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica
Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.
Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.
Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.
Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.
Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.
Non devi neppure essere una creatura
umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:

se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.
Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano
e i campi inselvatichivano
come in epoche remote
e meno politiche

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Bellissima l’intervista alla candidata 5stelle per l’Emilia Romagna Giulia Gibertoni

http://www.beppegrillo.it/la_cosa/2014/11/20/confronto-tv-giulia-gibertoni-m5s-stravince-e-mette-ko-gli-avversari/
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Pollo
Serracchiani: “Il Pd luogo di sintesi”. Che assumessero roba pesante, era evidente.
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Acid rain
Serracchiani: “Pd può essere luogo di sintesi”. Vaff.lo.
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Pollo
Renzi rivede gli articoli sul lavoro. Riesce a fare peggio solo quando parla inglese.
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Viviana

Si parla del jobs act come di una legge, ma quale legge?
Il parlamento vota una bozza,
che arriva sempre come bozza da Napolitano il quale la tramuta in legge.
Ma questo nei casi migliori.
Nei peggiori si vota la fiducia a Renzi e basta,
I voti alla fiducia furono il 16% del totale con Berlusconi, il 45% con Monti, ma sono il 77% con Renzi.
Il bello è che coi primi due Napolitano protestò perché era un abuso. Con Renzi tace. Non è più abuso?
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Socio lucio
Dopo questa epica riforma del lavoro, stanno già arrivando gli investitori dall’estero, hanno, però, un altro problema che il governo dovrebbe provvedere a risolvere velocemente: dove attraccano i barconi ?
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Acid rain
Riforma del lavoro, tutele crescenti in base all’anzianità. “Siediti qui, nonno”.
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Montales
Jobs act. Doveroso garantire un posto fisso ai morti.
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Marcthulhu
Anche la Uil stronca il Job Act. Adesso mancano solo i sassi e i muri.
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Goemon
Jobs Act: “La faccia la mette Renzi, ma la politica è di Sacconi”. Se qualcuno se lo chiedesse, il cubo rotto è mio.
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Marcthulhu
Renzi: “Quando la cortina fumogena del dibattito ideologico si abbasserà, vedrete che in molti guarderanno al Jobs Act per quello che è: “Una cagata colossale.”

QUELLI CHE IL TAPPO
Massimo Gramellini

Mauro compra i biglietti di Italia-Croazia e domenica sera si presenta con la ragazza alle porte di San Siro. Svita il tappo della bottiglietta di plastica, assiste incredulo alla perquisizione di una bimba di sei anni e scopre che il settore dove avrebbe dovuto accomodarsi è stato invaso dagli ultrà croati. Lo sistemano in una zona confinante, presidiata da individui incappucciati di nero tra cui spunta una bandiera della Bosnia, che sui croati ha lo stesso effetto di una muleta. Il parapiglia è impreziosito da scariche di petardi e fumogeni. La ragazza di Mauro ha gli occhi pieni di nebbia e di paura, i padri scappano coi bambini piangenti per mano e gli steward impotenti spiegano che i seicento spaccatutto sono entrati senza controllo perché arrivati in massa all’ultimo minuto. Mauro è esterrefatto. Per comprare il biglietto ha dovuto compilare la sua autobiografia, all’ingresso gli hanno fatto svitare il tappo della bottiglietta, hanno perfino perquisito una bambina. E seicento ultrà sono-entrati-senza-controllo?
Nella costernazione di questo giovane lettore si riconosceranno in tanti. Dal contribuente che paga le tasse e si sente fare la morale dagli evasori al parrucchiere che si sottopone ad adempimenti di ogni genere mentre il concorrente cinese, invisibile agli occhi dello Stato, può permettersi di offrire a sette euro una messa in piega. Ci vuole una flebo di santità per rispettare le regole quando tutto intorno impera il Far West e la fedeltà al proprio dovere è percepita come un segnale di debolezza. Ma alla lunga anche i santi si stufano di esserlo. E, se nessuno li ascolta, finiscono per ascoltare Salvini.
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UN LIBRO SUI NUOVI MASSONI
MASSONI PROGRESSISTI CONTRO MASSONI CONSERVATORI

Il gran maestro della Massoneria Magaldi scrive un libro in cui indica i potenti nelle logge
tra loro: Napolitano, Obama, Draghi, Bin Laden e Papa Giovanni XXIII (?).
Secondo Gioele Magaldi esistono i massoni e i supermassoni, le logge e le superlogge. “Massoni società a responsabilità illimitata”.
Magaldi, che anni fa ha fondato in Italia il Grande Oriente Democratico, in polemica con il Grande Oriente d’Italia, la più grande obbedienza massonica del nostro Paese, in 656 pagine apre ai profani un mondo segreto e invisibile: tutto quello che accade di importante e decisivo nel potere è da ricondurre a una cupola di superlogge sovranazionali, le Ur-Lodges, appunto, che vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali. Sono 36 e si dividono tra progressiste e conservatrici e da loro dipendono le associazioni paramassoniche tipo la Trilateral Commission o il Bilderberg Group. Altra cosa infine sono le varie gran logge nazionali, ma queste nel racconto del libro occupano un ruolo marginalissimo. Tranne in un caso, quello della P2 del Venerabile Licio Gelli.
In caso di “contestazioni” Magaldi si impegna a rendere pubblici gli atti segreti depositati in studi legali a Londra, Parigi e New York. Detto questo, andiamo al dunque non senza aver specificato che tra le superlogge progressiste la più antica e prestigiosa è la Thomas Paine (cui è stato iniziato lo stesso Magaldi) mentre tra le neoaristocratiche e oligarchiche, vero fulcro del volume, si segnalano la Edmund Burke, la Compass Star-Rose, la Leviathan, la Three Eyes, la White Eagle, la Hathor Pentalpha.
Tutto il potere del mondo sarebbe contenuto in queste Ur-Lodges e finanche i vertici della fu Unione Sovietica, a partire da Lenin per terminare a Breznev, sarebbero stati superfratelli di una loggia conservatrice, la Joseph de Maistre, creata in Svizzera proprio da Lenin. In questo filone, secondo Magaldi, s’inserisce pure l’iniziazione alla Three Eyes, a lungo la più potente Ur-Lodges conservatrice, di Giorgio Napolitano, attuale presidente della Repubblica e per mezzo secolo esponente di punta della dxdel Pci: “Tale affiliazione avvenne nello stesso anno il 1978, nel quale divenne apprendista muratore Silvio Berlusconi. E mentre Berlusconi venne iniziato a Roma in seno alla P2 guidata da Licio Gelli nel gennaio, Napolitano fu cooptato dalla prestigiosa Ur-Lodge sovranazionale denominata Three Architects o Three Eyes appunto nell’aprile del 1978, nel corso del suo primo viaggio negli Stati Uniti”.
La P2 gelliana è figlia dei progetti della stessa Three Eyes, quando dopo il ‘68 e il doppio assassinio di Martin Luther King e Robert Kennedy, le superlogge conservatrici vanno all’attacco con una strategia universale di destabilizzazione per favorire svolte autoritarie e un controllo più generale delle democrazie. Dal fascismo al nazismo, dai colonnelli in Grecia alla tecnocrazia dell’Ue, tutto sarebbe venuto fuori dagli esperimenti di questi superlaboratori massonici, persino Giovanni XXIII (“il primo papa massone”), Osama bin Laden e il più recente fenomeno dell’Isis. In Italia, se abbiamo evitato tre colpi di Stato avallati da Kissinger lo dobbiamo a Schlesinger jr., massone progressista.
L’elenco di tutti gli italiani attuali spiccano D’Alema, Passera e Padoan.
Racconta uno di loro, a proposito del patto unitario tra grembiulini per la globalizzazione: “Ma per far inghiottire simili riforme idiote e antipopolari alla cittadinanza, la devi spaventare come si fa con i bambini. Altrimenti gli italiani, se non fossero stati dei bambinoni deficienti, non avrebbero accolto con le fanfare i tre commissari dissimulati che abbiamo inviato loro in successione: il fratello Mario Monti, il parafratello Enrico Letta, l’aspirante fratello Matteo Renzi”. Per non parlare del “venerabilissimo” Mario Draghi, governatore della Bce, affiliato a ben cinque superlogge. Ecco l’elenco degli italiani nelle Ur-Lodges: Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan, Massimo D’Alema, Gianfelice Rocca, Domenico Siniscalco, Giuseppe Recchi, Marta Dassù, Corrado Passera, Ignazio Visco, Enrico Tommaso Cucchiani, Alfredo Ambrosetti, Carlo Secchi, Emma Marcegaglia, Matteo Arpe, Vittorio Grilli, Giampaolo Di Paola, Federica Guidi.
Berlusconi, invece, avrebbe creato una Ur-Lodge personale, la Loggia del Drago.

IL ROTTAMATORE DELLA DEMOCRAZIA E DELLA SX
Aldo Antonelli

Renzi, il trottolino parlante, si va sempre rivelando come una vera disgrazia nelle disgrazie, un diluvio nella tempesta. E’ partito con l’intento di rottamare i “vecchi” del PD e sta finendo per tagliare i piedi al Pd e rottamare le “idee” della sx.
Infatti l’attuale PD rischia di essere sempre più ridotto ad un partito personale, come lo sono gli altri: tutti “partiti proprietari”, che, una volta messo fuori gioco “il padrone”, implodono. Rilegittima e dà visibilità e potere ad un condannato dell’opposizione, estromesso dal Parlamento, che rappresenta la parte più delinquente dell’imprenditoria del Paese ed emargina e mette sotto silenzio la sx del suo partito ed il sindacato che rappresenta la parte più combattiva del movimento operaio. Ormai ha finito per rottamare anche le “idee” di sx. Sì, le premesse c’erano tutte.
Vi ricordate?
«Sto con Marchionne senza se e senza ma». (12 gennaio 2011)
«La privatizzazione dell’acqua è necessaria agli investimenti». (4 giugno 2011)
«Sarò sbrigativo: a me dell’articolo 18, usando un tecnicismo giuridico, non me ne po’ frega de’ meno». (27 marzo 2012)
«Sono favorevole ai termovalorizzatori, ci sono in tutta Europa e non fanno venire il cancro». (21 aprile 2012)
Ormai Renzi ha tagliato i piedi alla rinascita sociale del Paese, spacciando per “riforme” un vieto “decisionismo” che, incredibile a dirsi, insiste sulla “governabilità”, “il bipolarismo” eccetera, come panacea per la crisi, quando dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che “la governabilità” e le “riforme istituzionali” e il “bipolarismo” sono stati dei fattori che hanno incancrenito ed aggravato questa crisi, consentendo ad una minoranza di imporre al Paese politiche economiche scellerate, ma di certo non l’hanno creata.
Renzi taglia i piedi a quel poco di democrazia che ancora rimane nel Paese, perché con la sua azione – le “riunioni di segreteria”, gli incontri extra-parlamentari tra leader, anche non-parlamentabili – delegittima il Parlamento (già ombra di se stesso).
Renzi taglia i piedi alla democrazia perché ribadisce la filosofia istituzionale fin qui seguita dal PDL, secondo la quale le “minoranze” sono d’impaccio e d’impiccio, in barba alla lettera e allo spirito della Costituzione.
Da uomo di sx, avrebbe dovuto metter mano, in campo economico, a riforme strutturali capaci di contrastare la devastazione sociale ed ambientale che un’economia senza regole ha imposto come diktat per tentare di risalire una china che ci ha imprigionati in una crisi senza soluzioni in vista. Non solo non lo ha fatto e non lo sta facendo, ma ha spalancato porte e steso tappeti di ben venuto a quel liberalismo senza tutele che ammassa ricchezze nelle mani di pochi e depreda i molti di beni dovuti e di diritti già acquisiti. Un esempio per tutti? La legge 78 approvata in via definitiva lo scorso 16 maggio, nota come legge Poletti (o Jobs Act, atto I). In essa si sancisce la totale liberalizzazione del contratto a termine (CTD) rendendolo “a-causale”. «Viene fittiziamente posto un limite massimo ai rinnovi possibili (cinque), ma poiché i rinnovi non sono applicabili alla persona ma alla mansione, basta modificare quest’ultima per condannare una persona al lavoro intermittente a vita. La precarietà è stata così completamente istituzionalizzata». (Andrea Fumagalli su “Alfabeta 2” dell’1.11.2014).
Altro che lotta alla precarizzazione!
Insomma, questo Renzi, nella biografia degradante dei leader che hanno rottamato l’Occidente con la sua democrazia, con le sue conquiste sociali, con il suo Welfarstate: Reagan, Thatcher e Blair, non si sa dove posizionarlo.
Ad oggi, una cosa è certa: con lui la sx «in parte è muta, in parte annichilita, in parte fagocitata», scrive Ritanna Armeni sul numero 14 di Rocca. «Sono muti i movimenti, i sindacati, le forze sociali che guardano al governo e aspettano di vedere quello che farà, senza essere capaci di formulare né programmi né proposte autonome. E’ annichilita una sx presente nel Pd che nel passato ha tentato di portare avanti alcune proposte soprattutto sul tema del lavoro e della precarietà e che oggi non può che subire il ciclone Renzi. Per alcuni è già una fortuna non essere parte degli asfaltati e rottamati. Altri hanno subìto questa sorte e non possono che tenersi in disparte» (Id).

Lavoratori

Un marziano

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata” (Berlinguer 81)

Questi sono i motivi che mi ha spinto a diventare berlingueriano, a credere nell’idea di una Sx Progressista,che non aveva nulla da spartire col bolscevismo sovietico o altro
Il grado culturale di una Nazione non lo si misura in PIL,ma da come si prende cura dei suoi elementi più deboli malati, anziani, bambini, donne, emarginati, disoccupati, minoranze etc fino, crederci o no, i propri carcerati
Se la smettessimo di scannarci e provassimo a ripartire da questi concetti, forse smetteremo di essere paese e finiremo per lasciare una Nazione ai nostri figli.
“I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali,gli enti di previdenza,le banche,le aziende pubbliche, gli istituti culturali,gli ospedali,le università,la Rai TV, alcuni grandi giornali… Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti” Berlinguer 81
Per ricordare ai più giovani che una volta esistevano Leader di un Sx Progressista che avevano una credibilità tale da poter dire queste cose senza passare per bugiardi,o peggio. E c’è di più: potete copiare questo pezzo su tutte le notizie di questo giornale, da la storia di Tor Sapienza fino alla crescita fantasma, perché questa e’ la ragione politica che ci ha portato a questo disastro economico,democratico e culturale Come diceva il Caro Enrico “..e questa e’ la ragione di tutti i malanni d’Italia”.

Per amore di Asimov:

In ogni secolo gli esseri umani hanno pensato di aver capito definitivamente l’Universo e, in ogni secolo, si è capito che avevano sbagliato. Da ciò segue che l’unica cosa certa che possiamo dire oggi sulle nostre attuali conoscenze è che sono sbagliate.” (da Grande come l’universo, Saggi sulla scienza)
(Sulla vecchia politica è peggio)

Anche da giovane non riuscivo a condividere l’opinione che, se la conoscenza è pericolosa, la soluzione ideale risiede nell’ignoranza. Mi è sempre parso, invece, che la risposta autentica a questo problema stia nella saggezza. Non è saggio rifiutarsi di affrontare il pericolo, anche se bisogna farlo con la dovuta cautela. Dopotutto, è questo il senso della sfida posta all’uomo fin da quando un gruppo di primati si evolse nella nostra specie. Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più; si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d’oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola.” (I robot dell’alba)

THE GUARDIAN

“L’Italia si prepara ad imboccare l’uscita. C’è una crescente sensazione che fra non più di 2 anni, Roma tornerà alla lira. Il Paese è in crisi profonda. Con un PIL inferiore del 10% rispetto a prima della crisi finanziaria, l’Italia è bloccata da una profonda depressione. Tutti gli sforzi per rilanciare l’economia hanno fallito, e sono sclerotiche le norme fiscali, del mercato del lavoro e delle sue regole. Tutto questo ha impedito il progresso verso un’economia più efficace libera da sussidi e benefici tradizionali. C’è stato un tempo in cui la classe media italiana non voleva sentir parlare di un’uscita dell’euro. Grazie all’Euro hanno mantenuto i loro risparmi e tutte le altre attività, in particolare le loro proprietà, hanno goduto di un valore sicuro con la moneta unica. L’uscita dell’Euro avrebbe portato ad un’enorme calo della ricchezza. Questa paura sembra essere evaporata oggi. Il M5S si è schierato a favore dell’uscita dall’Euro.
Gli italiani hanno aspettato 3 anni che Draghi iniziasse a stampare moneta coma la Banca d’Inghilterra e la Federal Reserve. Draghi parla all’infinito di immettere liquidità nelle economie in difficoltà della zona euro, per poi tirarsi indietro. La settimana scorsa è successo di nuovo. Gli italiani hanno bisogno di una svalutazione della moneta. E’ l’unica via di salvezza. I giapponesi lo hanno fatto. Questo può essere un buon modello di riferimento. Non si possono commettere errori, un ritorno alla lira sarà doloroso. Eppure sembra che gli elettori siano disposti a contemplare questa possibilità per fermare la deriva dell’economia italiana.”
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BOMBE D’ARIA
Marco Travaglio

Dopo un mese di latitanza, s’è visto finalmente un membro del governo sui luoghi di un’alluvione a caso. È il sottosegr. Delrio, avvistato a Genova. In politica da 15 anni, prima nel Ppi, poi nella Margherita, ora nel Pd, Delrio ha subito dato aria alla bocca incolpando i “governi precedenti”. Tesi originale: peccato che fra i governi precedenti ci siano quelli di csx che ha sostenuto anche lui e quello di Letta in cui era ministro degli Affari Regionali. Ma la moda furbastra dei renziani di spacciarsi per marziani è troppo comoda per rinunciarvi, specie in tempi di sondaggi in calo e piazze in subbuglio. Renzi invece, tra un koala e un give-me-five al vertice australiano, ha fatto sapere che è tutta colpa delle regioni. Che però, contando quelle alluvionate ed escludendo la Lombardia, sono governate da pidini: la Liguria dal renziano Burlando, il Piemonte dal renziano Chiamparino, la Toscana dal bersaniano Rossi appena ricandidato dal premier. Quindi con chi si lamenta? La classe dirigente delle regioni è la più malfamata del Paese, persino peggio di quella parlamentare, comunale e provinciale: anche perché l’ha scritta lui la “riforma del Senato” che riempirà il Senato di consiglieri regionali da sé medesimi nominati. Quindi che va cianciando? Delrio, non sapendo con chi prendersela per non accusare Burlando, 1°responsabile della cementificazione della Liguria, se la prende con i magistrati: “Uno Stato serio dev’essere al fianco di coloro che ripristinano la sicurezza dei cittadini senza il timore di essere inquisiti o di non avere risorse. Le leggi esistono, ma prima viene la sicurezza delle persone. Il patto di stabilità non sarà un problema per chi ha subito eventi catastrofici come il terremoto o eventi drammatici come le alluvioni”. Quanto al timore di non avere risorse, dipende esclusivamente dalla promessa mai finora mantenuta di rivedere il patto di stabilità interno per i comuni virtuosi e dagli stitici stanziamenti fatti finora dal governo per le zone alluvionate e contro il dissesto idrogeologico (siamo passati da “4 miliardi in 4 anni” a “7 miliardi in 7 anni”, tipo “7 chili in 7 giorni”, ma non si esclude di arrivare presto a “10 miliardi in 10 anni”, sempre per fingere di aumentare i fondi allungando i tempi utili a non far niente). Quanto al timore di essere inquisiti, è il consueto mix di populismo e fantascienza: quando mai un amministratore è stato inquisito per aver rimesso in sicurezza il territorio? Con buona pace di Delrio, i magistrati non indagano per sfizio o a casaccio: intervengono quando gli appalti sono truccati, o quando i lavori non vengono fatti o vengono fatti violando le leggi dello Stato e minacciando – anziché tutelarla – la sicurezza dei cittadini (un vecchio andazzo che sarà agevolato dal criminale e criminogeno decreto Sblocca-Italia). Carrara ha speso 50 milioni in 11 anni di lavori su un torrente di 20 km, compresi gli argini di polistirolo, col risultato di quattro esondazioni dal 2003 a oggi. A Genova politici senza scrupoli hanno prima tombato i torrenti col cemento, poi ci hanno costruito sopra e tutt’intorno, e ora si meravigliano se l’acqua non trova più sfoghi ed esplode a bomba ogni volta che piove. Un mese fa Renzi non trovò di meglio che inventarsi il solito nemico inesistente e incolpare “la burocrazia e il Tar” per la mancata messa in sicurezza del Fereggiano. Poi si scoprì che era la solita balla: il Tar non aveva disposto alcuna sospensiva e i lavori mai fatti potevano iniziare già nel maggio 2012. Un messaggio falso che fa il paio con la slide “Meno ferie ai magistrati: giustizia più veloce” che scaricava barile sulla magistratura fannullona, mentre le statistiche Ocse dimostrano che la nostra è la più produttiva d’Europa

Gelato Italia

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SOS REDDITO DI SOPRAVVIVENZA
Paolo De Gregorio

Credo che la politica oggi sia un po’ come la Chiesa: solidale, tollerante, comprensiva al livello delle parrocchie, arrogante, intransigente, affaristica, conservatrice quando arriva al livello della Curia, capace di fermare con una inerzia studiata ogni tentativo progressista, fino alla eliminazione fisica del proprio capo spirituale.
La politica in questi ultimi 20 anni ha perduto il contatto con il territorio, soprattutto da quando i cittadini non hanno più il diritto di eleggere i loro rappresentanti in ragione dell’impegno di questi verso i problemi delle persone, del territorio, dell’ambiente, segnando un distacco epocale rispetto ai vecchi partiti popolari, DC e PCI, che erano profondamente legati a tutto il tessuto sociale, pure con tutti i difetti dei gruppi dirigenti inamovibili, la famosa “Casta”.
Se questo legame con le masse popolari esistesse ancora non ci sarebbe alcun dubbio di strategia politica e di priorità urgenti, perché nella attuale situazione di drammatica disoccupazione nessuno sano di mente penserebbe di aumentare di 80 euro lo stipendio di chi già lo ha, e penserebbe prioritariamente a dare a tutti i disoccupati un “reddito di cittadinanza” (come dicono i 5stelle) o meglio un “reddito di sopravvivenza” di almeno 500 euro al mese, per togliere dalla disperazione totale chi non trova lavoro.
Qui in Sardegna, dove abito, in una frazione vicino a Olbia, vi sono due giovani coniugi, entrambi disoccupati, che hanno una bimba incantevole di 4 anni, malata di leucemia, ricoverata a Cagliari per i cicli di chemioterapia, dove questi genitori si devono pagare una stanza in affitto e il vitto, il tutto con le pensioni minime dei loro genitori e la solidarietà dei cittadini della frazione (in prevalenza disoccupati) che, con commovente solidarietà, si sono messi anche a fare e a vendere dolci per tirar su qualche centinaio di euro.
Di fronte agli sprechi, alle ruberie, agli stipendi e pensioni d’oro, le missioni militari all’estero, l’evasione fiscale, l’acquisto di bombardieri dagli USA, le inutili TAV, le spese per fronteggiare l’immigrazione clandestina, non sarebbe meglio scegliere di offrire un reddito di sopravvivenza ai veri e in carne e ossa disoccupati italiani.
E, visto che ognuno ha i governanti che si merita, sarebbe ora di cambiare radicalmente e dare fiducia a quella opposizione, unica e attaccata da tutti, che lo stipendio se l’è tagliato, i fondi pubblici spettanti ai partiti li ha restituiti, e che ha come primo punto nel suo programma il “reddito di cittadinanza” (di sopravvivenza).
Le persone vere, quelle che i dirigenti di partito non conoscono più, hanno bisogno di un minimo di sicurezza, di un diritto certo, di poter sopravvivere, e di una assistenza sanitaria veramente gratuita, cosa che oggi non è.
La tenuta della democrazia è legata alla realizzazione di questi diritti sociali fondamentali, che vengono prima di qualsiasi altra emergenza.

TOR SCEMENZA
Marco Travaglio

Lunedì è sbarcata alla Camera l’ennesima legge salva-ladri, quella già approvata dal Senato che riduce al lumicino la custodia cautelare in carcere, proprio mentre le periferie metropolitane ribollono di rabbia per piccoli e grandi fenomeni di illegalità e mentre il Sole 24 Ore pubblica i dati del ministero dell’Interno sull’aumento dei reati di strada nel 2013.
È un po’ come se il Parlamento abrogasse gli ombrelli nella stagione delle grandi piogge. L’anno scorso in Italia sono stati denunciati (dalle forze dell’ordine e dai cittadini) 2,9 milioni di delitti: +2,9% rispetto all’anno precedente. E per questi sono state denunciate e/o arrestate 980 mila persone (un italiano adulto su 40): +4,6% sul 2012, prova di una migliore efficienza dell’apparato poliziesco-giudiziario e anche di una discreta fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine e nella magistratura. Tg e talk show sono pieni di omicidi volontari, che però fortunatamente continuano a scendere: 502 nell’ultimo anno (-5% rispetto al precedente, minimo storico dall’Unità d’Italia). Invece esplodono le denunce per le estorsioni (+6%), le truffe o le frodi informatiche (+20%), le rapine (+2,6%), i borseggi (+12%) e i furti nelle case (+6%);gli scippi sono stabili (ma con una lieve crescita dei denunciati/arrestati).
Sono i reati più temuti dai cittadini, anche perché i criminali entrano a diretto contatto con le vittime, incrementando il senso di insicurezza della gente. E sono tutti in aumento. Il sociologo Maurizio Fiasco, esperto di ordine pubblico, spiega l’escalation dei delitti da strada con “il procedere della recessione” e “il ritorno al ‘lavoro’ di qualche migliaio di delinquenti istituzionalizzati (cioè ristretti nelle carceri sovraffollate e perciò alleggerite con i provvedimenti di clemenza)”.
Dopo il demenziale indulto del 2006, che ne mise fuori (dalle carceri o dalle pene alternative) quasi 30 mila, gli ultimi quattro governi hanno varato un decreto “svuota-carceri” per ciascuno: B. con l’Alfano del 2010, Monti col Severino del 2012, Letta col Cancellieri del 2013 e Renzi con l’Orlando del 2014. Risultato: “Sono aumentati gli episodi di reati diffusi nelle strade” e “la galassia dei delitti si è dilatata, con fenomeni a bassa intensità, ma ad alto costo finanziario e gestionale”. Il tutto perché “la riduzione del controllo sociale ‘ferreo’ insostenibile (il carcere dove il sovraffollamento violava la dignità dell’uomo) non è stata compensata con una più articolata strategia di contenimento sui territori urbani, centrali e periferici”. Cioè: i governi liberano i criminali e scaricano il problema del sovraffollamento delle carceri sui cittadini, per giunta resi ipersensibili dalla crisi, dalla povertà e dalla disoccupazione.
Chi ha la pancia vuota è molto più “giustizialista” di chi l’ha piena: e, guardandosi intorno in cerca dei colpevoli, li individua negli ultimi arrivati, sentendosi sempre penultimo di qualcun altro. Si spiegano anche cosi le ondate di intolleranza e violenza xenofoba nelle periferie urbane, anche senz’alcun fondamento fattuale, come quella contro il centro per minori stranieri richiedenti asilo a Tor Sapienza. Hanno un bel dire le anime belle che la custodia cautelare è un obbrobrio perché anticipa la pena a chi non è stato condannato, dunque è “presunto innocente”. Se un cittadino vede un tizio, italiano o forestiero, che spaccia o borseggia o rapina o ruba o minaccia e chiede il pizzo nel suo quartiere, è difficile spiegargli che bisogna lasciarlo libero (o magari a casa sua, senza controlli) per una decina d’anni, in attesa della fine delle indagini, dell’udienza preliminare, del processo in tribunale, in appello e in Cassazione.
Checché se ne dica, la custodia cautelare – riformata 22 volte dal 1990, quando entrò in vigore il nuovo Codice di procedura penale – è già oggi una misura eccezionale che scatta quando non esistono altri sistemi per mettere il sospettato in condizione di non nuocere al suo prossimo e al processo. Limitarla un’altra volta significa moltiplicare per cento, per mille i casi di Tor Sapienza. E i voti a Borghezio & Salvini. Chi vuole questo si accomodi pure. È proprio vero che Dio acceca chi vuole perdere.

IN UE QUATTRO NAZIONI E MEZZO VIETANO IL VOTO
SERGIO DI CORI MODIGLIANI

In Europa, in questo momento, esistono quattro nazioni e mezzo nelle quali non è assolutamente possibile andare a votare. In comune, questi paesi hanno il fatto di coprire l’intera area del Mediterraneo. Sono la Grecia, il Portogallo, la Spagna, la Francia e l’Italia.
L’Italia è il “mezzo paese”, non è ancora certo se possa o non possa.
I sondaggi in Grecia sono molto chiari ed espliciti in proposito: per la terza settimana di seguito rivelano un trend ormai accertato. Se si andasse a votare, la lista Tsipras vincerebbe alla grande con un risultato intorno al 25/30% dei consensi. Il 2°partito sarebbe, probabilmente, la lista neo-nazista di Alba Dorata, intorno al 15/18%. Finirebbero terzi e quarti il cdx e il csx, le due compagini che hanno amministrato la Grecia, a turno, negli ultimi 15 anni. Risultato: in Grecia non si può andare a votare.
In Portogallo, in seguito a una miriade di scandali finanziari, la prospettiva è cambiata radicalmente negli ultimi 6 mesi. Un mini partito di ecologisti volenterosi (O’Tierra Madre) risulterebbe addirittura il primo partito, con una totale debacle della dx e della sx e un fallimento annunciato per Barroso, l’uomo di ferro dell’Ue che ha presieduto negli ultimi 5 anni la commissione fino a 20 giorni fa: è dato 4°.
In Francia Marie Le Pen vincerebbe alla grande con una differenza di 20 punti rispetto a Hollande.
In Spagna, un partito figlio degli indignados de la Puerta che si chiama “Podemos”, fondato il 15 marzo del 2014, vincerebbe le elezioni. La pattuglia di deputati europei -autonomi, indipendenti, senza nessuna affiliazione perché non sono riusciti ad accorpare il numero richiesto di nazioni- inizia a lavorare “virtualmente”, grazie a un eccezionale e altamente professionale ufficio di comunicazione, costituito da personalità ad alta competenza specifica, e “fingono” di partecipare ai lavori della commissione europea. Emettono quotidiani e regolari comunicati stampa e lanciano un programma specifico inventato da un informatico di Valencia per varare le prime piattaforme di democrazia diretta. Propongono delle leggi (virtuali) e le fanno votare in rete. Per poter votare basta essere cittadini spagnoli e residenti nel territorio del regno iberico. Gli organizzatori si aspettano circa 20.000 votanti. Ne arrivano, invece, 275.000. Dopo 20 giorni, una seconda votazione su un altro provvedimento raggiunge i 340.000 votanti. Diventa un “caso di interesse sociologico” di cui si comincia a discutere e parlare in Spagna. Ma a ottobre arrivano i sondaggi dell’istituto demoscopico reale: per la terza settimana di seguito indicano la lista “Podemos” al 28% nel caso di elezioni, con il partito socialista al 2° posto con il 22% e il cdx (attualmente al governo) con un 15/18%. Il leader di Podemos, Pablo Iglesias (proveniente dal settore della sx anarchica di catalana memoria),37 anni, giornalista, scrittore, intellettuale, viene intervistato da tutte le televisioni e il suo indice di gradimento tocca livelli vertiginosi. El Pais, il più importante e diffuso quotidiano della nazione, pubblica un ampio reportage sull’inedito quadro politico della nazione e chiede una verifica di questo clamoroso dato proponendo di indire nuove elezioni.
Arriva il no perentorio dell’Ue.Così come per la Grecia.Così come il Portogallo.Così come per la Francia.
I popoli europei sono stati sequestrati.
Come sosteneva Pablo Iglesias in una intervista televisiva (42% di share, superiore alla finale dei mondiali di calcio di 4 anni fa quando la Spagna vinse) rispondendo alla domanda capziosa “ma lei si considera un democratico alla guida di un partito democratico?” ha risposto: “Prima di tutto il nostro è un movimento e non un partito, è orizzontale ed è strutturalmente posizionato in termini liquidi; stiamo formando un’adeguata classe dirigente e siamo pragmatici. Il termine “democratico” è obsoleto e retorico. La democrazia in Europa è finita. Non esiste più. Noi viviamo nella post-democrazia. Siamo dentro una realtà radicalizzata dove esistono due fazioni: da una parte una oligarchia sempre più ristretta e sempre più ricca, dall’altra l’intero corpus sociale. Non esiste più lo scontro capitale-lavoro. E’ anche ridicola la dizione dx-sx. C’è un unico tavolo che va aperto: quello tra l’oligarchia e i rappresentanti dei ceti sociali che producono e lavorano, o che vorrebbero farlo visto che in Spagna la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 50%. Il problema consiste nella re-distribuzione delle ricchezze, non nei dati del pil”.
E l’Italia? Ecco il punto: come al solito siamo il mezzo paese. Una incognita.
Neppure i più accurati sondaggi sono in grado di prevedere lo stato reale di una potenziale elezione politica. Perché siamo diventati un “paese virtuale”? E’ il risultato della comunicazione politica iniziata da Berlusconi a tambur battente nel 2001, in seguito proseguita e sempre più perfezionata da Monti, da Letta, che raggiunge l’apice con il caro leader: la pratica dell’annuncio, la titolazione che sostituisce il contenuto, la visibilità che sostituisce la sostanza, il nominalismo magico che sostituisce la realtà dei fatti.
E poiché il disagio aumenta e dilaga, i soldi sono sempre meno, i consumi quindi non possono ripartire, aumenta la confusione e l’annebbiamento.
Mentre, nel resto d’Europa, chi sta al potere sente il fiato sul collo dell’opposizione collettiva della nazione e corre ai ripari (se non altro) per tappare un buco immediato e le falle di emergenza applicando dei provvedimenti reali, fattibili, immediatamente operativi, nel nostro paese si va avanti a tweet e post su facebook, con conseguenti forum da bar.
In Francia, ad esempio, la notizia migliore per Hollande -che considero comunque un uomo molto intelligente e capace, un “vecchio politico” che ha scelto quindi la strada del compromesso debole, pensando nel frattempo di rabbonire i tedeschi che, con realismo storico, teme perché li conosce – è stata risultato europeo e i susseguenti sondaggi che lo davano straperdente a favore dell’estrema dx. Migliore, secondo me, perché si è liberato del fardello di “mantenere il consenso” visto che non ce l’ha e ha attuato subito dei dispositivi finanziari che in Francia stanno funzionando, migliorando la situazione nel paese. Hollande ha avuto quindi la possibilità di andare dai suoi poteri forti locali per dire con chiarezza “o redistribuiamo la ricchezza in maniera intelligente oppure ve la vedete con la Le Pen e posso anche dimettermi” (confermato da Le Point e da Le Monde).
In Spagna, il movimento “podemos” sta obbligando Rajoy a fare i salti mortali pur di sopravvivere e impedire una vera rivoluzione in Spagna, e la stessa cosa sta accadendo in Grecia.
Da noi, invece, non cambia nulla perché il caro leader ha fatto di twetter il suo distintivo preferito. Ciascuno ha i propri gusti, ma si tratta di una finzione narrativa. Il nostro premier è vecchio, stantio, obsoleto. E’ l’ultima grande truffa : offrire ai cittadini del paese dei balocchi una mummia incartapecorita democristiana che ha le parvenze di un giovanotto high tech. E l’Europa lo sa benissimo. Gli avvoltoi dei colossi finanziari ne approfittano.
Anche le grandi potenze.
E’ di oggi la notizia che il gruppo nipponico Hitachi sta acquistando la Ansaldo cantieri.
E i giapponesi li sanno fare gli affari, non sono certo una società di beneficenza innamorata del Bel Paese. Bloccata la cordata cinese per papparsi le nostre banche decotte piene zeppe di debiti (è il costo delle clientele oligarchiche) pare che il Monte dei Paschi di Siena finirà acquistato da BNP-Paribas. Forse si prenderà anche Banca Carige, Banca delle Marche e altri 6 istituti di credito. La commissione finanze dei paesi della zona euro sanno che l’Italia è una mina vagante e un pericolo per tutti, e preferiscono che siano i tedeschi o i francesi a gestire il nostro paese invece che i cinesi o i giapponesi o i catarioti. Dopotutto, tra europei, se si vuole, ci si capisce sempre al volo.
Imperdonabile la nuova linea di Confindustria che per bocca di Squinzi fa comprendere la totale latitanza dell’imprenditoria italiana dalla realtà del mondo post-moderno in cui viviamo. Seguitano a comportarsi come ai tempi della famiglia Agnelli. Come se la realtà geo-politica fosse la stessa.
Mentre la dx estrema si gioca tutte le sue carte in Italia alimentando in maniera da sciacallo la rabbia per gestirla a modo loro, insieme ai refusi rifondaroli e a qualche mummia che sogna la rivoluzione bolscevica (il tutto mescolato in una salsetta retorica basata su una ricetta demagogica) il paese reale è appiattito dal genocidio culturale e non riesce più a produrre attualità, che vuol dire essere partecipi dell’autentico scenario reale.
L’Italia sta diventando una comparsa di un film scritto da altri.
La perdita totale delle nostre bussole culturali ci sta condannando -come in una tragica legge del contrappasso- a girovagare in una terra deserta litigando sui miraggi.
Mentre le cifre, le scadenze, i programmi li decidono altrove. Ci rimangono gli annunci, i titoli, le striscette di facebook.
L’Europa si sta risvegliando. Ogni nazione lo sta facendo a modo suo, ed è tanto più convincente quanto più segue e rispetta la tradizione culturale autoctona. Se non si coglie la palla al balzo in questo momento e non si costruisce, tutti insieme, una nuova narrazione colta, perderemo l’ennesimo appuntamento con il destino della storia e non saremo in grado di costruirci la “nostra alternativa italiana”. Finiremo per seguire capipopolo che arringano le folle incitando alla guerra di una parte dei poveri contro una parte di poveri altri. Per far guadagnare i mega ricchi. E’ inevitabile.
Un paese intelligente e istruito (com’era l’Italia un tempo) che rinuncia alla propria tradizione culturale denunciando la propria incapacità a promuovere il merito e la competenza, si condanna da solo alla marginalità. E non è colpa né della Merkel né di Goldman Sachs, né dei massoni, né degli ebrei, né dei mussulmani, né dei rom.
E’ colpa dell’ipocrisia collettiva, da tutti praticata con disinvolto senso di irresponsabilità.
Noi, non podemos proprio fare un bel nulla.
Il successo scientifico della navicella Rosetta, frutto dell’impegno e ingegno italiano è una prova lampante: non appena ce lo consentono, non appena ce lo permettono, non appena c’è uno straccio di investimento, di riconoscimento, il genio italiano lascia sempre la sua firma indelebile. Ed è questo il patrimonio che va rimpinguato.
Tutto il resto sono chiacchiere inutili. E si ricomincia da lì. Altrimenti, dovremo seguitare a sorridere dello splendido aforisma di Ennio Flaiano, scritto nel 1962, e promuoverlo a profezia “Essere italiani: che grande e tragica perdita di tempo”.

LA DEMOCRAZIA NEL M5S
Paolo De Gregorio

Leggo su IFQ un articolo di Paolo Becchi (definito malignamente e scorrettamente ideologo del M5S da una stampa serva e complice), e una nota di Fiorella Mannoia, dove entrambi criticano la scarsa democrazia del M5S. Paolo Becchi lamenta il fatto che la base del movimento non sia stata consultata per decidere quali nomi indicare per la carica di giudice della Consulta, compito secondo me spettante ai deputati e senatori 5stelle, anche perché i nomi che circolano sono dei perfetti sconosciuti agli iscritti e a me compreso che sono mediamente informato. Mi sembra esagerato dire “dove è finita la democrazia diretta nel Movimento” per questo, mentre sarebbe giusto ribadire quali sono le regole che garantiscono che il M5S non diventi un ennesimo partito che si vede calare la linea politica dall’alto e i cui dirigenti sono nominati dalle segreterie, cioè quello che succede in tutti i partiti presenti in Parlamento. La vera garanzia di democrazia di base è data dal fatto che qualunque iscritto al Movimento può presentarsi come candidato, mettendo in Rete le sue esperienze e le sue proposte, e con ogni probabilità sarà eletto chi più si è speso sul territorio, magari per anni, conosciuto dalla gente per iniziative concrete sui bisogni della popolazione. I servi della stampa chiamano ciò “antipolitica”, terrorizzati dalla prospettiva che questo modo di far politica si affermi e finiscano per sempre gli inciuci, le spartizioni sottobanco, i segreti massonici inconfessabili, i patti con le mafie, il dominio sulla RAI che burlescamente chiamano “servizio pubblico”. L’altra garanzia fondamentale è che i parlamentari 5stelle si impegnano a non fare più di due legislature, per impedire il formarsi di gruppi dirigenti inamovibili e dittatoriale e per abolire la politica come mestiere a vita. Fiorella Mannoia è più diretta e sincera e sostiene: “voto M5S ma Grillo deve andarsene, deve fare come un buon padre e lasciare andare i ragazzi” Io aggiungerei che Grillo dovrebbe occuparsi solo del controllo rigoroso delle regole che il M5S di è dato, e Casaleggio deve offrire una piattaforma in Rete capace di semplificare sempre più la partecipazione degli iscritti comprese le votazioni sui temi più importanti. Grillo e Casaleggio non sono capi né leader politici, la elaborazione della linea politica è nelle mani degli eletti e degli iscritti.
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Il Financial Times: “Grillo è l’unica alternativa credibile a Renzi”!

“Beppe Grillo, the leader of the five star Movement in Italy, is the only credibole alternative to Matteo Renzi, the incumbent prime minister”. Così scrive uno dei più autorevoli quotidiano del mondo, il Financial Times, in un articolo di tre giorni fa.
“Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle in Italia, è la sola alternativa credibile al primo ministro Matteo Renzi”!
Ovviamente, non c’è un solo quotidiano italiano che abbia ripreso la notizia.
Pensate un po’ se tutte le home page dei siti italiani avessero aperto con:
“Grillo è l’unica alternativa credibile a Renzi.
Ci pensate? Invece niente, solo silenzio.
IN ITALIA CI SONO SOLO PENNAIOLI LEGATI AL SISTEMA!!!… TUTTA POVERA GENTE RICCA DI INETTITUDINE MORALE!…COME COLORO I QUALI VENGONO SUL FORUM PER PORTARE LE LORO SEGHE MENTALI RENZUSCONIANE!!!

ALESSANDRO GILIOLI

Tra gli effetti nefasti degli ultimi vent’anni, quelli in cui il principale protagonista della politica era ogni giorno alle prese con questioni giudiziarie, c’è stata anche una rigidità quasi meccanica nell’identificazione tra il giudizio politico e l’esito giudiziario.
Un tipico esempio in questo senso avviene quando un politico viene assolto e/o prescritto per qualche reato.
Ultimo caso, l’archiviazione per mafia di Schifani. L’ex presidente del Senato ha dichiarato tronfio che «la verità ha trionfato»: peccato che il quadro emerso dalla stessa archiviazione ci racconti una sua lunga e protratta contiguità con esponenti di Cosa Nostra, e un’attiva compartecipazione ai loro interessi, benché mai concretizzatasi in comprovabili reati anche perché «i fatti ipotizzabili risulterebbero oggi estinti per intervenuta prescrizione». Schifani è dunque innocente, innocentissimo; tuttavia il giudizio politico, cioè quello che spetta a noi cittadini ed elettori, dovrebbe forse seguire valutazioni di opportunità diverse.
Sono abbastanza certo che in altre e più mature democrazie, per lo meno, avverrebbe così.
Un altro caso che ho riscontrato è giusto di ieri sera. Alla trasmissione “Otto e mezzo”, richiesto di un parere in merito da Lilli Gruber, Massimo D’Alema ha detto che il presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker dovrebbe dimettersi «solo se si dovesse dimostrare che ha commesso delle illegalità». Ora, Juncker era premier del Lussemburgo. In quella veste, come hanno dimostrato alcuni recenti leaks, ha stretto accordi bilaterali segreti con alcune aziende private perché queste non pagassero tasse nei paesi in cui producevano i loro profitti, bensì proprio in Lussemburgo, che è un paradiso off-shore, quindi in sostanza eludessero le imposte. È estremamente probabile che questi accordi, ancorché segreti, fossero del tutto legali in Lussemburgo, Paese alla cui giurisprudenza Juncker rispondeva. Quindi Juncker non ha commesso alcun reato (e D’Alema lo sa). La questione è invece squisitamente politica: è giusto che il capo del governo europeo sia un signore che per 18 anni ha fregato di nascosto soldi a 500 milioni di cittadini europei? Oppure, se preferite trascendere dalle categorie etiche: è la sua permanenza ai vertici della commissione conveniente per l’autorevolezza e per il prestigio delle istituzioni europee, per l’auspicato riavvicinamento di queste ai cittadini dell’Unione?
Ecco, da noi vent’anni di berlusconismo e antiberlusconismo, nonché di serrato confronto fra cosiddetti ‘garantisti’ e cosiddetti ‘giustizialisti’, ci hanno privati del giudizio politico. Siamo tutti lì incatenati ai tre gradi di decisioni togate, come se (almeno in alcuni casi) non potessimo esprimere un giudizio di opportunità politica a prescindere dalle sentenze.
Fra l’altro, ricordo che Giulio Andreotti è morto incensurato.
Faccio infine notare che questa confusione tra i due piani, talvolta, produce effetti negativi anche alla rovescia: ad esempio nell’eccentrica scelta di alcuni deputati pentastellati di andare in procura a presentare un esposto sul Patto del Nazareno. Okay, ci sta la trovata per fare notizia, ma non sono nemmeno sicuro che sia una genialata comunicativa. Soprattutto, tuttavia, ho un po’ di paura che l’ovvia archiviazione, con probabile annessa pernacchia dei pm, ci indebolisca nel sacrosanto diritto al giudizio politico su detto accordo, cioè nel definirlo un’immonda porcheria, appunto, politica.
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Cristina
Circa sei mesi fa in Corea del Sud è naufragato un traghetto con oltre trecento morti. Ieri il comandante è stato condannato a trentasei (diconsi trentasei ) anni di galera.
Da noi Schettino va all’università.
E poi ci chiediamo come mai Andreotti è morto incensurato?
L’ONESTA’ MUORE DI FREDDO

I PADRINI

Dal libro “L’intoccabile, Matteo Renzi” di Davide Vecchi, edito da Chiarelettere, pubblichiamo alcuni stralci della sezione “I padrini”.

Renzi impara molto presto che la comunicazione è tutto. Cresciuto nel ventennio berlusconiano è intimamente affascinato da quel mondo che vede per lo più in televisione e che ha il suo centro a Milano. Un mondo ben distante da Rignano sull’Arno dove Matteo trascorre l’infanzia e la giovinezza. La madre, Laura Bovoli, è un’insegnante di scuola media. Un parente abita a Milano2 e lavora per il Biscione – Il padre Tiziano, gran lavoratore, ha sempre fatto il piccolo imprenditore, aprendo un’azienda dietro l’altra. Esclusa la prima, Raska, le altre si dedicano alla pubblicità e alla distribuzione in campo editoriale. È lo zio di Matteo, Nicola Bovoli, a creare la Speedy, di cui detiene il 50 %. Al cognato, suo socio, vende poi la sua quota, spingendo lui e la moglie a investire nel settore della comunicazione, di cui si occupa con buoni risultati da anni. Ha contatti, conoscenze, idee, e aiuta i coniugi Renzi a muoversi nell’ambiente.
Lo zio Nicola rivoluziona la vita di casa Renzi e diventa modello ed esempio, per molti versi, del giovane Matteo, che gli somiglia anche per temperamento e carattere. È l’uomo di successo in famiglia. Veloce, sveglio, battuta sempre pronta e sorriso stampato in volto, Bovoli vive nella “Milano da bere” degli anni Ottanta e abita nel quartiere simbolo dell’imprenditoria berlusconiana: Milano 2.
Renzi: “Ai miei compagni di coalizione è sempre difficile capire che Cl è un’esperienza che può cambiare la vita davvero”
Nella seconda metà degli anni 80 lo zio di Matteo lavora anche per le riviste Mondadori distribuendo il Bingo e legandolo alle trasmissioni di Mike Bongiorno, con cui aveva iniziato a collaborare nel 1987. All’attività dedicata alla carta stampata Bovoli affianca nei primi anni 90 le televisioni. Per le tre reti del Cavaliere (con cui stipula un contratto da 7 miliardi di lire) crea quella che viene da subito accolta come l’ultima frontiera dell’intrattenimento: il Quizzy, un telecomando che permette di partecipare dal divano di casa ai concorsi di alcune trasmissioni televisive. La campagna pubblicitaria di Fininvest in cui appare Mike rimanda alla Standa, dove il telecomando è in vendita a 39.800 lire.
Il Quizzy viene applicato anche alla Ruota della fortuna. Ma dura appena 7 mesi, dall’ottobre del 1993 all’aprile del 1994, quando sparisce, travolto dalle proteste dei telespettatori per la poca trasparenza e le costosissime telefonate al 144. Vincere è difficile: in media arrivano tra le 50mila e le 100mila telefonate per ogni trasmissione. A fine mese la bolletta aggiunge il danno alla beffa, perché chiamare il 144 comporta un sovrapprezzo di 635 lire al minuto. Quella somma viene poi così spartita: 307 lire alla compagnia Sip, 164 alla Edifin di Nicola Bovoli, le restanti 164 lire alla Audio 5, la società della Fininvest che gestisce gli introiti per conto di Berlusconi, ceduta all’inizio del ’94 alla neonata Diakron incaricata di svolgere sondaggi per la nascente Forza Italia. Parte del ricavato viene utilizzato per finanziare i circoli che devono diffondere il verbo berlusconiano.
Carrai: “C’è un ragazzo in gamba, va sostenuto. E via. Semplice. Persone fuori dal giro che non vogliono apparire. In Italia c’è tanta bella gente”
Quella vincita al gioco di Canale5 – Il Quizzy viene lentamente accantonato. Il suo testimonial Mike Bongiorno, invece, finisce in Procura a Torino per la prima inchiesta sulle frequenze Fininvest: i magistrati sospettano una frode alla Ruota della fortuna. Il 30 settembre 1994 viene arrestato Giuseppe Mazzocchi, un perito dell’ufficio tecnico del ministero delle Poste e telecomunicazioni accusato di aver avvisato i dirigenti Fininvest che ci sarebbe stato un controllo sulle frequenze utilizzate da Italia1 per la trasmissione del Giro d’Italia. In cambio sarebbe stato invitato al quiz di Mike Bongiorno e favorito nella vincita di 30 milioni di lire. Il perito del ministero conferma le accuse: “Fui io a chiedere alle persone che conoscevo della Fininvest di aiutarmi a partecipare”.
La sua prima richiesta, inoltrata seguendo l’iter normale, era stata rifiutata. A marzo del 1994, invece, riesce a partecipare. Gli inquirenti sospettano la corruzione: se il concorrente è stato aiutato a vincere, i 30 milioni sarebbero una tangente. Nel 1999 Mazzocchi viene rinviato a giudizio, ma nel marzo del 2002 il processo si conclude con l’assoluzione: i giudici accolgono la tesi della difesa secondo cui avvisare dell’arrivo dei controlli era una prassi normale. Tra gennaio e febbraio del 1994 Matteo Renzi partecipa a 5 puntate della Ruota della fortuna, vincendo 48 milioni di lire. È lo zio Nicola ad accompagnarlo. “Ha partecipato perché lo segnalai io”.
Quando il colonnello di B. provò a “prendersi” Matteo – Il coordinatore del Pdl ha un debole per Renzi, tanto che all’inizio del 2008 il colonnello berlusconiano incontra il presidente della Provincia per arruolarlo nelle file di Arcore. Il solitamente riservato Verdini si spinge a una rara dichiarazione pubblica con una punta di dispiacere: “Renzi è uno in grado di rompere gli schemi. Certo, oggi è un candidato del Pd: ma se poi di là saltasse tutto e si facesse un percorso insieme, non escludo nulla”.
Il 31 maggio 2008, quando presiede la festa per i 10 anni di vita del suo Giornale della Toscana, Verdini è all’apice del potere. Fra i 300 invitati ci sono i parlamentari toscani del Pdl e gli imprenditori amici, ma l’ospite d’onore è lui, Matteo Renzi. Seduto al tavolo con Verdini e la moglie. Nell’agosto dello stesso anno i due salgono insieme sul palco del meeting di Cl a Rimini. L’occasione è la presentazione del libro ‘Sto registrando tutto per l’eternità’, che raccoglie le lettere dello scomparso Graziano Grazzini, ex Dc, ex Cdu e poi capogruppo di FI in Provincia, vicino al movimento di don Giussani dal 1980.
Il presentatore fa gli onori di casa: “Ci aiuteranno a conoscere Graziano due amici: Denis Verdini e Matteo Renzi”. Lui non si fa pregare. Sa come rendersi gradito a un universo distante anni luce da quello del csx. Alla platea ciellina Renzi parla di Grazzini in questi termini: “Cl gli aveva cambiato la vita. Ai miei compagni di coalizione è sempre difficile far capire che Cl è senza dubbio un’esperienza che interviene nel sociale in tutte le modalità che ritiene opportune, ma che l’esperienza di Cl può cambiare la vita davvero”. (…) Verdini invece parla in libertà. “Il successo – argomenta – passa attraverso il consenso”, che si ottiene anche mediante modi per “far sognare la gente. Non voglio dire ingannare, perché sarebbe sbagliato, ma insomma, stimolare, sotto certi aspetti; e Graziano invece era una persona diversa, straordinaria dal punto di vista umano. Io gli dicevo: ‘È stupido quello che fai’, e lui invece lo faceva per generosità, perché era convinto che la politica è ‘al servizio di”. “Il problema è che lui era serio, profondamente serio”. La serietà è notoriamente un problema. “Quindi il mio rapporto con Graziano è stato molto complesso, molto difficile. Differenti profondamente in tutte le cose, però uniti da una grande simpatia”.
Un collante importante, la simpatia, anche con Renzi, che solo un mese dopo ufficializza la corsa per il Comune di Firenze. Al termine dell’incontro Verdini va a cena con il suo delfino Massimo Parisi, con Paolo Carrai, cugino di Marco nonché esponente della Compagnia delle opere, e con i vertici di Cl al gran completo capitanati dai fondatori Giorgio Vittadini e Giancarlo Cesana. Verdini poteva tutto. Anche sostenere, pochi mesi dopo, un sindaco di csx contro il candidato del Pdl scelto da Berlusconi, Giovanni Galli.
L’eminenza grigia renziana organizza cene ed eventi – “Se Matteo mi chiede un consiglio io glielo do perché è il mio migliore amico, ma gliel’ho detto: su ruoli ben distinti e distanti, ben distinti e distanti”. Ma i ruoli non sono né distinti né distanti. Simbiotici, piuttosto. Come le loro vite. Avanzano insieme, uno a fianco dell’altro. Nel giugno del 2012 è Carrai ad accompagnare Renzi a un pranzo con Tony Blair sulla terrazza dell’hotel St. Regis in piazza Ognissanti a Firenze, poi, nel settembre dello stesso anno, alla convention democratica di Charlotte per accreditarsi con lo staff di Obama, e infine, nell’agosto del 2013, da Angela Merkel a Berlino. Ma non ha voluto candidarsi alle politiche, né seguirlo al governo nel 2014: “Matteo mi ha chiesto di fare il deputato ma non ho voluto, io faccio altro nella vita. Purtroppo ho dovuto prendere la mia prima tessera di partito, mi è toccato iscrivermi al Pd per votarlo”. Imprenditore di mestiere, per Renzi fa il lobbista e il fund raiser, ed è l’unica vera persona fidata del premier. Senza di lui, con ogni probabilità, l’ambizioso giovane non avrebbe mai potuto trovare i fondi per finanziare l’attività politica. È lui che organizza le cene di raccolta fondi e gli eventi, invitando chi può sostenere la causa. Così, dal 2007 al 2013, vengono raccolti complessivamente circa 3 milioni di euro. “Erano cene da mille euro a testa e io invitavo gli amici”. “Certo, all’inizio gli ho presentato tante persone”. Nel 2004 Renzi lo chiama in Provincia come capo segreteria e gli chiede aiuto per comporre la sua giunta: “La sera della sua vittoria volo a casa mia in Sardegna. Lui mi chiama e mi fa: ‘Ho bisogno di una donna per fare l’assessore… una del tuo giro fiorentino”. Dico: “Giovanna Folonari”. E lui: “Chi è?”. Non lo sapeva. Rispondo: “È una persona seria. I Folonari sono una famiglia importante e poi sono i cugini dei Bazoli”. E lui subito: “Perfetto, perfetto!”.
Nel 2009, quando Renzi diventa primo cittadino gli feci da consigliere economico, i primi tre mesi, poi andai da lui e gli dissi: “Matteo, qui c’è un problema, lucrum cessans, damnum emergens”. E lui: “Cioè?”. Risposi: “Be’, che il consigliere economico lo fo gratis e in più non posso far nulla a Firenze”. Quindi mi dimisi, lui mi disse: “Ascolta, ma perché non rimani in qualche azienda? Perché comunque mi piace usare la tua intelligenza”. C’era qualche nomina pubblica in scadenza e mi propose di fare il consigliere. Firenze Parcheggi era in rovina Carrai accetta l’incarico a una condizione. “Dissi a Matteo: ‘Sto il tempo limitato di ristrutturare l’azienda, ma non mi nomini tu’, infatti entro con Monte dei Paschi”. Nel 2009 è anche il committente responsabile della campagna per l’elezione a sindaco di Renzi. In tale veste si becca una multa da 700 mila euro per affissioni abusive. Nell’ottobre del 2013 Renzi è impegnato nell’assalto finale al Pd: a dicembre ci sono le primarie per la segreteria e non vuole di certo essere sconfitto come l’anno precedente. Perciò concentra tutte le armate sull’obiettivo.
L’evento clou è la Leopolda. Intanto però i giornali hanno cominciato a occuparsi di Marco Carrai, dei suoi rapporti con Renzi, delle nomine ricevute dal Comune e della sua presenza nelle partecipate e nella fondazione Big bang che finanzia l’attività politica dell’amico Matteo. Nell’ottobre del 2012 Renzi partecipa a una cena a porte chiuse alla fondazione Metropolitan di Milano per incontrare alcuni uomini d’affari, esponenti dell’alta finanza e imprenditori. Si diffonde la notizia che a organizzarla sia stato Davide Serra. “La cena di Milano l’avevo organizzata io. Davide è un amico, ma sbagliai, perché non pensai che sarebbe stato accostato alla finanza in maniera negativa, come poi è avvenuto”..

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/06/vera-storia-renzi-berlusconi-zio-in-affari-fininvest/1195695/
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Non c’è limite. Continuerà così per altri 20 anni. Ne sono certo. L’Italiano non si ribellerà mai, piuttosto tornerà sui suoi passi intraprendendo quei lunghi viaggi della speranza verso il Belgio, Svizzera, Brasile o Australia. Anzi, già è iniziata di nuovo questa epoca. Rallentata soltanto dalla scarsa istruzione che ricevono i giovani d’oggi. Se fossero veramente istruiti, a 20 anni farebbero tutti le valigie. La vita è una. E uno stato non può rubartela!

    Commento di Mattley — novembre 29, 2014 @ 1:23 pm | Rispondi


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