Nuovo Masada

novembre 18, 2014

MASADA n° 1590 18-11-2014 LE VISUALIZZAZIONI

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:02 pm

Prof. Viviana Vivarelli- Bologna

Abbiamo parlato di test proiettivi che possono essere usati anche come giochi con gli amici.

https://masadaweb.org/2014/11/14/masada-n-1587-14-11-2014-test-proiettivi-o-giochi-di-societa/

Prima di arrivare alle visualizzazioni, vi offro un test proiettivo abbastanza articolato che offre molte possibilità di analisi.
Con le giuste pause, fate scrivere ai vostri amici, o memorizzare, le risposte a queste domande:

-Siete in casa. Cosa fate? Come vi sentite? Ci sono altre persone assieme a voi?
-Uscite dalla casa. Vi voltate? Nel caso che rispondiate di sì; c’è qualcuno sulla porta?
-Accanto a voi c’è un muretto, sopra una chiave. Descrivetela. La prendete? nel caso di risposta affermativa: perché?
-Entrate in un luogo di natura. Cos’è? Come ci state? Guardate ai vostri piedi. C’è una strada?
-Ora passate accanto a un villa abbandonata. C’è un cancello. E’ aperto o chiuso? Ci entrate?
-Entrate in una grotta. Com’è l’impressione? Si va da un’altra parte?


I simboli relativi a queste situazioni immaginarie sono:
-l’infanzia
-le scelte della vita se pratiche o artistiche (estetiche)
-la vita, e il vostro attuale progetto di vita
-il mistero, il paranormale
-la morte.

Non è detto che le risposte siano conformi a quanto ci aspettiamo.
-Siete in casa.
Qua le persone attaccate all’infanzia si immaginano in genere sole e presentano quello che amavano fare di più nella loro infanzia, ma potrebbero anche visualizzare una situazione attuale in cui compiono faccende domestiche come ne fanno ogni giorno. La quasi totalità dei soggetti si immaginano da soli. Se la visualizzazione è attuale, possono comparire persone della loro famiglia che amano molto e sono presenti oggi accanto a loro. Dunque l’infanzia è stata superata e si vivono nel presente. Presenti in alta misura cani e gatti. In genere le situazioni immaginate sono relative a operazioni tranquille: leggere, guardare la televisione, a volte stirare o cucinare.
Una volta usciti dalla casa, chi non si volta, è ormai avviato sulla sua via di autonomia dall’infanzia; chi si volta può vedere sulla porta delle persone del passato che lo salutano, di solito la madre, e ciò potrebbe indicare un attaccamento al passato o il desiderio di un amore o di un legame che potrebbero anche non esserci mai stati.

-La chiave sul muretto simboleggia l’incontro con qualcosa di inesplicabile. Potrebbe essere una chiave Yale, moderna, che viene presa “perché può essere utile ad aprire qualche porta”. L’utilitarista, la persona pratica, vedono chiavi moderne e le prendono. Chi è invece portato ad una visione della vita più estetica e contemplativa vedrà una chiave antica, ornata, bella e non la prenderà, o la raccoglierà per conservarla come un oggetto d’arte, senza darle una utilità pratica.

-Il luogo di natura indica nei suoi colori, nella sua stagione, nella sua atmosfera, il modo con cui vediamo la vita attuale; è nella maggior parte dei casi un bosco (ho fatto eccezione io in un momento triste perché ho visto una piantagione di granturco secco, piuttosto ossessiva e evocante la morte e le cose finite che danno più raccolto). Ma in genere si visualizza un bosco, raramente è cupo e spaventoso, di solito l’immagine è serena, chiara, aperta. Ovviamente se viene indicata la stagione di questo luogo, anch’essa parla della stagione della vita che il soggetto immagina di vivere.
Guardarsi ai piedi e vedere un sentiero o una strada dice che la nostra vita ha una direzione, un progetto, e più questa strada è facile da percorrere e ben disegnata, più abbiamo fiducia in quel progetto. Soggetti patologici o con difficoltà esistenziali possono immaginarsi mentre camminano su pietre o rovi.

-La villa abbandonata evoca il paranormale, i morti, i fantasmi, il mistero, e qui il soggetto può immaginare un cancello aperto ed entrare, portato dalla sua curiosità, o può immaginare un cancello chiuso anzi serrato con una catena rugginosa, che simboleggia la sua paura, il disagio di fronte alle cose che non capisce e lo spaventano.

-La caverna infine è la morte. Tutti se la immaginano buia. E’ interessante capire se il soggetto crede in una vita oltre la morte, ed alcuni spontaneamente parlano di un passaggio che porta a una sorgente, un lago, una forma d’acqua che simboleggia la rinascita. Le persone che temono il paranormale come temono la morte dovrebbero essere, secondo il pensiero induista, all’inizio della ruota delle vite; quelle che invece sono curiose di ciò che può esserci nell’invisibile e non temono la morte dovrebbero essere più evolute. Chi non crede nell’al di là o in una vita dopo la morte, immagina una caverna buia e chiusa.
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Passiamo ora alle visualizzazioni vere e proprie che si sviluppano in modo autonomo come una sorta di sogni lucidi, sogni, cioè, in cui siamo parzialmente svegli ma molto rilassati, abbastanza da aprire lo sviluppo di un sogno ma capaci anche di riprendere la totale consapevolezza e di raccontarlo. Il metodo può essere usato in analisi. Si può anche applicarlo in situazioni di gruppo. Richiede una grande calma e un profondo rilassa lamento, per cui non è consigliabile come gioco da salotto, anche perché richiede tempo e silenzio. I soggetti possono stare sdraiati o seduti. In ogni caso si deve evitare totalmente l’irruzione di rumori indesiderati, come campanelli della porta, telefonate, arrivo di altre persone, rumori ambientali ecc. Se si è in una palestra o su un prato o una spiaggia, si può stare sdraiati, ma anche seduti attorno a un tavolo va bene.

Il rilassamento è sempre quello che si usa nelle regressioni nelle vite precedenti (che però si fanno fare da stesi).
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La VISUALIZZAZIONE è un ‘sogno ad occhi aperti’ e non coincide con la fantasticheria. La fantasticheria la creiamo noi con la nostra immaginazione in modo attivo, la visualizzazione arriva per proprio conto e possiamo solo guardarla come si fa con un sogno. Occorre liberare la mente dai programmi presenti, metterla in una condizione di vuoto totale, a quel punto un programma diverso prenderà il posto del primo, al posto della mente pensante si attiverà LA MENTE RICETTIVA. Occorre arrivare allo spazio vuoto, accettarlo tranquillamente e abbandonarsi ad esso, e sarà proprio grazie a quel vuoto che potremo passare ad un uso straordinario della mente così da far emergere cose ignote dal passato come dal futuro o contenuti simbolici.
La cosa fondamentale è staccare la mente dal suo lavorio interno e metterla in una condizione di vacuità. Il vuoto richiamerà il pieno. Solo staccando un programma ne possiamo aprire un altro. Così la mente che riposa può farsi ricettiva di ignoto.
Il punto fondamentale e’ non pensare, imparare a non pensare. LA VACUITA’ è un momento fondamentale di scoperta di ciò che non conosciamo e di accoglienza di contenuti diversi da quelli ordinari. Ma è un passo da fare anche quando pratichiamo un massaggio o un’imposizione delle mani o facciamo un atto creativo, dipingiamo, cerchiamo una nuova soluzione, vogliamo uscire da un problema o da una tensione. La mente vacua è una ricchezza infinita. Dunque sarà importante qualunque pratica o tecnica che insegni lo stato di meditazione, la capacità di rilassare tutto il corpo, eliminare ogni tensione muscolare, modificare il respiro, allentare le tensioni emozionali, svuotare la mente dai pensieri, diventare come un recipiente cavo che non è nulla e non contiene nulla. Ottima in questo senso la meditazione trascendentale o MT, ma va bene qualunque rilassamento yoga. Tra l’altro mettersi in posizione di mente vuota fa molto bene alla salute ed è un rigeneratore psico-fisico.

La visualizzazione può essere rivelatrice della nostra parte ombra, può portare allo scoperto o indicare in modo simbolico quei contenuto che noi non vogliamo guardare, oppure può essere portatrice di conoscenze nuove, rivelatrici del futuro.

Si spiega prima che metteremo ognuno in uno stato di rilassamento, stato alfa, in cui ognuno starà molto bene, starà tranquillo e riposato e a un certo punto, quando il conduttore lo dirà, ognuno, tenendo gli occhi chiusi, guarderà al centro della propria fronte e farà un sogno lucido, cioè un sogno da quasi svegli. Dovrà osservare bene tutti i particolari di questo sogno, i colori, cosa avviene ecc., come un contemplatore attento ma distaccato. Poi, quando il sogno sarà finito, aprirà gli occhi con calma, aspetterà che anche gli altri aprano gli occhi. Infine ognuno racconterà ciò che ha visto e il conduttore spiegherà lo scopo del test e interpreterà i contenuti emersi. Il tutto sarà molto lento e richiederà circa un’ora per un gruppo di 6-7 persone.
E’ importante che la voce del conduttore sia udita bene ma che non sia troppo forte, sia atonale, monotona, lenta, strascicata come quella di un ipnotizzatore. Che non ci siano sonerie, campanelli o rumori di disturbo per cui sarà chiesto di spengere i cellulari. Che il conduttore stesso faccia la visualizzazione. Che apra gli occhi quando è finita. Che tutti aspettino in silenzio che ognuno abbia finito e abbia aperto gli occhi.
Dopo di che ognuno racconterà il suo sogno lucido e il conduttore cercherà di spiegarlo secondo i simboli dei sogni.

Il materiale visualizzato in questo modo può essere molto interessante, può contenere simboli che rivelano il futuro, risposte a domande, illuminazioni. Potrà essere ricordato anche negli anni futuri come una rivelazione.
La cosa fondamentale è che il rilassamento preparatorio sia fatto bene.
Per questo si spiegheranno le modalità che precedono il sogno, poi si farà tutto con la massima lentezza, prendendosi tempo, e si aspetterà con calma che ognuno si prenda il tempo che vuole per fare il suo sogno.

Questo si chiama fare un ‘sogno lucido’ perché non avviene in situazione di sonno profondo ma da svegli, in un leggero sopore. Per questo è utile anche per quelle persone che dicono di non ricordare i loro sogni
Si mettono dunque le persone sedute comodamente, a occhi chiusi, con la schiena bene appoggiata allo schienale e i piedi bene appoggiati a terra.
Poi il conduttore, tenendo anch’egli gli occhi chiusi e facendo la visualizzazione insieme agli altri, chiederà di fare tre grossi e profondi respiri, inspirando col naso ed espirando con la bocca semiaperta bene e lungamente in modo che si senta il soffio dell’aria che esce, cercando di prolungare il più possibile il soffio anche oltre la prima possibilità, in modo che esca anche quella parte di aria viziata che rimane sempre in fondo ai bronchi. E’ importante che il conduttore faccia anch’egli il rilassamento e la visualizzazione perché così si accorda col respiro e coi tempi degli altri.
Per cui, dopo aver spiegato la faccenda dei tre respiri e aver detto che vuole sentire il suono del soffio dell’aria che esce, dirà: “Inspira” e, dopo qualche secondo lentamente: “Espira, espira, espira….. finché tutta l’aria è uscita. Pausa. Si aspetta che il respiro torni ad essere regolare. E si ricomincia….
Poi con voce grave e monotona si parte dal piede destro e si chiede che si espiri nel piede destro dicendo con voce lenta e strascicata: “Il tuo piede destro è pesante, pesante, caldo, rilassato, rilassato ….
E così via lentamente per ogni parte del corpo, ricordando che si deve espirare in quella parte e risalendo fino alle parti del viso, la mascella, le gote, gli occhi, la fronte… (occorre che tutto sia molto lento e strascicato per circa un quarto d’ora). A quel punto il soggetto avrà fatto rilassare tutto il corpo, non lo sentirà più, avrà allungato le onde mentali andando in alfa (onde basse e lunghe), sarà nella fase che precede il sogno.
Quando la sua attenzione sarà arrivata alla fronte, gli chiederemo lentamente, sempre tenendo gli occhi chiusi, di fissare lo sguardo verso il centro della fronte. E allora gli presenteremo una scena in modo molto sintetico e lento

LA VISUALIZZAZIONE DELLA CASA

Chiudo parlandovi di una visualizzazione molto bella. Ne ho fatte fare parecchie ma questa è molto significativa.
Si fa fare il quarto d’ora iniziale di rilassamento ad occhi chiusi. Poi, quando l’attenzione si è spostata in mezzo alla fronte, si dice:
“Sei in una casa. Guardato bene attorno. Ricorda tutto quello che vedi.”
Si lascia un tempo necessario. Infine:
“Cerca una porta ed esci dalla stanza. Va a un altro piano”.
I vari piani rappresenteranno parti della nostra vita, indicando in modo simbolico anche il futuro. Oppure rappresenteranno altre esistenze che abbiamo vissuto.
Questo sarà spiegato dopo.

Il soggetto può andare anche sotto, nel quale caso scenderà nel proprio inconscio o contatterà vite precedenti. Oppure può salire sopra, e allora evocherà il proprio futuro o una parte della propria vita successiva all’infanzia.
Poiché la visualizzazione può riportare anche in modo simbolico stralci della vita del sognatore, bisognerà farsi aiutare da lui nell’interpretazione dei vari simboli.
La mia visualizzazione nella casa mostrò una cameretta senza porte né finestre né mobili, interamente chiusa e vuota, alle pareti c’era una carta da parati bianca con disegni infantili. (Ho vissuto la mia infanzia prigioniera in casa, nel silenzio, senza nessuno con cui giocare o parlare. La prima parte del sogno si riferisce ai miei primi 29 anni). Poi ho sollevato con le unghie un lembo della carta da parati e ho salito una rampa di scale. Il primo piano era più spazioso, quasi rinascimentale (rinascita). C’era una finestra da cui si vedeva di lontano un panorama di Firenze (dopo sposata ho lasciato Firenze), c’era una vasca di pietra grigia rinascimentale con una bocca di leone da cui usciva l’acqua (nuova fonte di vita), in un armadio aperto a nicchia inserito nel muro c’erano vari mensole con cumuli di carte antiche che riguardavano la magia (29 anni in cui ho avuto poteri paranormali), io le stiravo su un’asse da stiro e le cucivo insieme (periodo dei miei studi sulla metafisica e sulla magia antica che ho raccolto in libri).
Poi si apriva da destra una porticina che dava sul tetto.
Due sposi cinesi in vesti di seta molto eleganti facevano ala al mio passaggio inchinandosi (l’unione matrimoniale come excursus esperienziale di purificazione. Per salire in alto dovevo dunque attraversare il matrimonio e dare prova di fedeltà matrimoniale).
Imboccavo una stretta scala a chiocciola che sbucava sul tetto. La mia testa emergeva dal tetto amplificandosi in una mezza cupola. Attorno ad essa c’era un muretto quadrato che la cingeva. E dalla sommità della cupola si innalzava una antenna. Insomma diventavo uno stupa, uno di quei monumenti sacri e simbolici che in India si vedono ai crocicchi o che sono grandi come templi.
Questa è la parte di vita che devo ancora fare. La parte quadrata dello stupa rappresenta l’evoluzione nella parte materiale, la parte sferica l’evoluzione nella parte mentale, ma l’antenna è l’evoluzione nello spirito.

Come si vede, la visualizzazione è di grande interesse perché sintetizza in forma simbolica tutta una vita.
Ma è chiaro che solo il sognatore saprà infine e non sempre subito qual è il significato della sua visione.

In questo caso la visualizzazione parlava di questa mia vita, ma ho avuto casi in cui il sognatore ha descritto altri tempi e altri luoghi, come se parlasse di una vita passata.
Licia, per esempio, vide un edificio ottocentesco che era una ricca casa di cura per malattie mentali, descrisse perfettamente la sua camera da letto, molto appesantita da tendaggi, poltrone, tappeti e bric à brac. E descrisse il giardino dell’ospedale.
Di queste visualizzazioni si può dire ancora che se vengono fatte bene destano un forte interesse nel sognatore e non sono mai più dimenticate.

LA VISUALIZZAZIONE DELL’ANIMALE TOTEMICO

Un’altra visualizzazione di grande effetto è quella dell’animale totemico. Si spiega cos’è e quale valore avesse nel mondo tribale. Si procede con il rilassamento profondo, meglio se fatto attraverso un tamburo, prima molto lento, poi sempre più accelerato, infine ancora molto lento. Si dice prima che ci sarà un momento quando il suono del tamburo di spegne che si incontrerà il proprio animale totemico, a cui si può rivolgere una domanda molto importante.

“Sei in un luogo di natura. Guarda attorno a te. Guarda bene cosa vedi. Ora si avvicina a te un animale. E’ il tuo animale totemico. Guarda che animale è. Fagli una domanda. Ascolta la sua risposta”.

Poi si lascia che ognuno sviluppi in pace il suo sogno e si fa passare il tempo che occorre.
La visualizzazione dell’animale totemico è molto interessante e sarebbe meglio che fosse preceduta dal suono di un tamburo, suoni particolare che manda la mente molto rapidamente in uno stato alfa.
Dopo di che si procede al risveglio e all’ascolto delle varie visualizzazioni.
Nel caso che appaiano animali, si usano gli stessi criteri simbolici usati per decodificare i sogni (vedi come forma di aiuto ‘Il dizionario dei simboli’ di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant, Rizzoli) oppure vedi i miei Masada che parlano dei simboli onirici, come

https://masadaweb.org/2011/04/24/masada-n%C2%B0-1285-25-4-2011-gli-animali-nei-sogni-sogni-di-anna/

https://masadaweb.org/2010/06/01/masada-n%C2%B0-1146-1-6-2010-sonno-e-sogni-lezione-8-simboli-animali/

Noi useremo il tamburo. E se tra voi c’è uno sciamano potenziale, questo rito aprirà la sua visione.
La visione non si provoca, si aspetta e viene solo quando vuole venire.
Dunque se non viene, vuol dire che è giusto così.
Basta abbandonarsi al suono.
La percussione costante agisce a poco a poco sulla mente, staccandola dalla parte razionale, dal pensiero pensante e dalla percezione fisica e aprendola ad una percezione più sottile.
Una vibrazione ripetuta, anche un mantra o il rosario, per il fatto stesso di essere ripetuta, mette la mente in uno stato leggermente alterato e la manda nel luogo della visione.
Un suono del tamburo ripetitivo e ossessivo produce una modificazione delle onde mentali che diventano sempre più lente e lunghe provocando uno stato modificato di coscienza.
Non si deve fare niente, solo abbandonarsi, smettere di pensare, spersonalizzarsi, fare il vuoto interiore.
La nostra mente è una totalità di vibrazioni, la vibrazione del tamburo è in grado di modificarla.
Così il rituale tolteco apriva la comunicazione tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti.
Il nostro mondo civilizzato ha perso il legame con la natura profonda, ma dentro di noi c’è una parte primitiva molto antica, che può ancora mettersi in relazione con lo Spirito Guida.

Io ricevetti questo rituale da un antropologo. Racconto quello che mi successe:
“Eravamo seduti. L’uomo ci disse di rilassarci, di abbandonare le spalle, e di tenere i piedi ben appoggiati a terra morbidi, e le mani aperte ai lati del corpo anch’esse morbide, l’energia doveva circolare libera senza incrociarsi, nessuno doveva essere stretto da catene o orologi, cinture o anelli. Gli occhi erano chiusi e il respiro tranquillo.
Quando fummo ben rilassati e col vuoto dentro di noi, dovevamo col pensiero andare al “nostro luogo di natura”. Poteva essere qualsiasi cosa, ma doveva essere un luogo dove stavamo molto bene. Là eravamo a nostro agio, tranquilli, ci dovevamo guardare attorno a vedere ogni cosa nei particolari. (A quel punto egli cominciò a percuotere lentamente il tamburo e le percussioni aiutavano a ‘vedere’.)
Quando il tamburo avrebbe fatto 4 suoni staccati, là ci saremmo identificati con qualcosa di antico e avremmo danzato al suono del tamburo. Un animale sarebbe venuto verso di noi e gli avremmo fatto una domanda molto importante e fondamentale della nostra vita. L’animale era il nostro alleato e ci avrebbe risposto. Avremmo danzato con lui. Poi il tamburo avrebbe ripetuto i 4 suoni e ci saremmo svegliati.
Io, prima di prendere sonno, quando ho dei problemi, vado sempre nello stesso luogo da quando sono bambina. E’ una caverna situata molto in alto su una montagna. Salgo il pendio erto e mi infilo nella caverna. All’ingresso la volta è bassa, c’è una trave di roccia rosata per cui mi devo chinare, dentro è più alto, per terra c’è sabbia fine e bianca. La’ sono al riparo dagli animali feroci e posso rilassarmi, stendo sulla sabbia la mia pelle e riposo. Vedo dalla stretta apertura il cielo stellato, qualche volta piove o tira vento, ma io sono ben riparata. A volte, se è freddo, accendo un piccolo fuoco che non fa fumo e mi addormento fissando il lumino della brace, mentre la caverna diventa di un rosa delicato.
Così sono tornata alla mia caverna. La seconda volta, quando il tamburo ha cominciato a vibrare con intensità crescente, le vibrazioni mi hanno condotto più addentro. La volta saliva e c’era uno spazio più ampio, una sala naturale, e, al centro, un piccolo lago scuro. D’un tratto mi sono accorta di essere un uomo non alto, molto magro e nervoso, ramato, seminudo, dovevo essere giovane perché ero energico e attento ma il corpo era usurato e affamato. Avevo capelli neri semilunghi, dei bracciali di cuoio ai polsi e al collo, qualcosa attorno ai fianchi, e due anelli di cuoio con attaccate delle piume molto belle alle caviglie. Portava sulle spalle la pelle di un lupo grigio.
Come il tamburo è cresciuto di tono, ho cominciato a ballare sulla sponda del laghetto, battendo i piedi con forza e arcuandomi in avanti, in capo portavo una testa di lupo scura e una parte della pelle di lupo mi ballonzolava sulla schiena. Io, l’UOMO-LUPO, ballavo.
Poi, dalle rocce alla mia destra è uscito un SERPENTE. Gli ho chiesto mentalmente cosa dovevo fare nella vita che restava. Il serpente ha immerso la testa piano piano ed è scivolato nell’acqua che lo ha inghiottito. L’acqua è diventata allora d’argento scuro come squame di serpente poi ha cominciato a ribollire, e si è fatta di sangue rosa spumoso, sembrava un grande fiore di rosa viva. A quel punto ho visto di nuovo il serpente alla mia destra, ha sollevato il capo e ha detto:
Insegna!
Sempre insegna!
Tu guidi: ti guidano
Da sola insegna
La via non sai
Ti si mostra al cammino.
Non troverai tutto.
Conta lo sforzo.
Immergiti nell’acqua.
Diventa sangue
e il sangue è vita
come schiuma rossa
e si fa ROSA
e vedi dove non vedi.
Senza ascoltare senti!
Quando parli senti.
E’ il tuo modo di ascoltare
In te la natura si ascolta
Fatti serpente nell’acqua!
Devi andare nel fondo
e il fondo non finisce mai
E’ l’essenza
e la fine.

La visualizzazione può essere vissuta così, con o senza tamburo, ma la musica aiuta, musica indiana da rilassamento o musica primitiva di percussioni. Poi si cerca di entrare nel nostro inconscio più profondo e comunicare con esso nelle immagini o parole che esso vuole inviare. Farsi cavità che accoglie l’ignoto. Se questa visualizzazione per me è stata sconvolgente, immagino cosa dovesse essere il rito originario in un mondo di magia, con lo sciamano che entra in trance grazie anche a piante magiche e a pratiche complesse, in modi e stati d’animo per noi inimmaginabili, e una dimensione ‘altra’ che scivola piano piano in quella normale fino a confonderla completamente.

Dunque mettere la stanza al buio con candele rosse e un poco di incenso.
Pensare a una domanda molto importante che faremo al nostro animale totemico quando verrà su di noi, sulla nostra essenza e il nostri futuro. Metterla lì e non pensarci più. Rilassarsi gradatamente fino ad arrivare a un luogo della mente che è a metà tra la veglia e il sonno. Smettere di sentire il proprio corpo, smettere di pensare, raggiungere una situazione vuota e rilassata, in cui non esiste niente.
Ora immaginare di essere al centro di un luogo naturale, solitario, dove stiamo molto bene. Con la mente guardare bene questo luogo, con calma, sopra, sotto, attorno. Con la mente guardiamo ora le nostre mani, i piedi, ciò che siamo.
Aspettiamo con calma l’animale che arriva e quando arriva guardarlo bene, osservare bene quello che fa, fargli mentalmente la nostra domanda e guardare cosa accade.

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LA VISUALIZZAZIONE DELLE 21 PORTE

Un’altra visualizzazione è questa: Mi rilasso pensando di essere in un luogo di natura dove sto molto bene. Con lo sguardo interiore fisso il centro della mia fronte. Immagino di scendere 21 gradini, sono in una sala rotonda su cui si aprono 21 porte, le guardo, scelgo una porta, mi avvicino, giro la maniglia ed entro…..

Sono di nuovo nella sala circolare, guardo le porte, c’è una porta che non vorrei aprire, mi spaventa. Viene accanto a me un angelo e mi aiuta, mi protegge, con lui accanto sono più forte e so che non mi accadrà nulla. Col suo aiuto riesco ad aprire la porta ed entro.
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LA VISUALIZZAZIONE DELLA BIBLIOTECA

Il sensitivo spiritualista Edgar Cayce praticava una visualizzazione molto bella che può essere fatta da tutti, meglio se sotto la guida di un maestro. Io l’ho fatta fare e i risultati sono stati incredibili.

Immaginava di essere in una misteriosa biblioteca dove erano scritte tutte le conoscenze del mondo, del presente, passato e futuro. In ogni libro era scritta la storia di una vita umana, di ciascun essere vivente, di ogni avvenimento, e non solo la storia di questa vita ma tutte la serie di vite entro cui questa è inserita, dunque anche le vite precedenti e quelle future. Cayce riceveva generalmente in un albergo, sdraiato su un letto, quasi addormentato. Quando il suo visitatore gli poneva una domanda, visualizzava questa biblioteca, vedeva dal nulla uscire una mano che apriva un libro e Cayce leggeva quello che c’era scritto. Per questo le sue risposte erano chiamate “letture”. Diceva che quello era ‘il libro del mondo’.

Anche in India si parla di questo libro di conoscenza, gli archivi dell’Akasha, la Bibbia lo chiama ‘libro della Vita’.
La chiaroveggenza di Cayce era un sognare, in cui si attivava un’altra energia oltre il tempo e oltre lo spazio e quindi oltre il sognatore.
“Entro in un grande edificio, nella sala degli Archivi, e qui una mano mi porta un libro aperto alla pagina che corrisponde a quell’entità (Cayce diceva sempre: ‘questo corpo’ (Ho trovato molto curioso questo particolare, quando sentivo le voci dirette, sentii “Questo corpo è ormai alla fine ma ha ancora delle cose da fare”).
Diceva ancora: “La luce si sposta nel tempo e nello spazio e su questo schermo situato nel mezzo, ogni anima trascrive le registrazioni delle sue azioni per l’eternità. Tali memorie vengono scritte in virtù della coscienza dell’anima, non solo nella parte conscia e non solo nella materia, ma anche nel pensiero
Ora questo, quando l’ho letto, mi è sembrato molto strano, perché una volta sognai una stanza nera (io avevo la specialità piuttosto rara dei sogni neri’). In mezzo ad essa stava un proiettore in cui entrava un raggio di luce e da cui usciva un raggio di luce, davanti sullo schermo io vedevo passare la mia vita. Una voce fuori campo diceva: “Quello che vivi ora è quello che vedi sullo schermo, la parte di raggio che viene proiettata, solo perché tu la vedi ora, ma la vita è il raggio intero dove sono, allo stesso tempo, presente, passato e futuro”. Non è diverso da quello che diceva Cayce.

Poiché la visualizzazione della biblioteca mi sembrava bella, l’ho fatta fare ai miei gruppi e i risultati sono stati molto interessanti. La meditazione per immagini viene guidata per un certo tempo con piccoli input che ognuno realizza a suo modo, poi la mia voce tace e ognuno va avanti guardando quello che appare, deve solo essere testimone di un sogno e guardarlo nei minimi particolari. Quando il sogno finisce, ci si comincia a muovere piano piano e si aprono gli occhi. Si aspetta che tutti abbiano aperto gli occhi.
Prima per dieci minuti si prepara un lento rilassamento con respirazione adeguata, poi il conduttore fissa l’attenzione su un punto di coscienza incorporea in mezzo agli occhi, prende quel punto e lo porta fuori dal corpo, sopra il capo, in alto sul soffitto, poi fuori della stanza, sopra la casa, nel cielo, sempre più in alto, fino alle nuvole. Su una nube c’è un grande palazzo, il punto di coscienza arriva al palazzo, entra nella enorme biblioteca, km. di libri che salgono in alto, pareti infinite di libri. Uno di questi su una scansia si accende, diventa luminoso. Il punto di coscienza vola fin lì, lo prende, lo porta su un grande leggio e il libro si apre, viene girata una pagina. A questo punto ognuno vede quello che c’è.

La visualizzazione della biblioteca può essere fatta anche da soli in se stessi come una forma di meditazione.

Distesi e tranquilli, rilassati e con occhi chiusi, in un ambiente quieto e solitario, immaginiamo che il nostro corpo sia immateriale, abbia solo forma di corpo ma sia formato da un contenitore trasparente pieno di un’’acqua azzurra, fluida e trasparente. Cominciamo lentamente a ritirare questa acqua azzurra partendo dai piedi, e ritirandola lentamente verso l’alto. Su, su dai piedi alle gambe, sempre molto lentamente, come un liquido azzurrino che si ritrae, fluido liscio trasparente, ritiriamolo a poco a poco e ogni parte del corpo da cui esso si ritira viene a non esistere più, finché non saremo che una testa azzurra, fluida e trasparente e finché l’azzurro non si raccoglie in una sola goccia sul nostro capo e poi esce del tutto e con un plof si libera dall’alto della testa.
Ora spostiamoci a metà verso il soffitto, e poi arriviamo al soffitto, e questo diventa fluido e trasparente e possiamo passare di là, oltre il tetto, sopra la casa, fuori nel cielo della notte, sempre più in alto, tra le stelle. E vediamo la città splendente di luci sotto di noi e ci spostiamo rapidamente verso l’alto. E vediamo una stella più grande delle altre e la raggiungiamo volando rapidamente, finché approdiamo a un’isola sospesa nello spazio. E in essa c’è un palazzo, e nel palazzo una enorme biblioteca.
Entriamo volando e vediamo una sala altissima con pareti di libri altissime, libri e libri che salgono verso l’alto, pareti infinite di libri. Uno di questi ci chiama si accende, diventa luminoso, ci chiama. E’ il libro che contiene le vostre vite. Volate fin lì, mettete il libro su un tavolo, apritelo, girate una pagina all’indietro. Guardate quello che c’è.

Mentre facevo fare questa visualizzazione agli altri ho perso coscienza e mi sono trovata in un bosco. Ero una donna Maori della Nuova Zelanda. Avevo i capelli scuri ricci cespugliosi ed ero vestita poveramente con una ruvida veste informe. Era grande e grossa, scura di pelle, con un viso rincalcagnato e grossolano. Mi trovavo in un bosco autunnale e sentivo sotto i piedi nudi i rametti rotti e secchi e le foglie che frusciavano. Il bosco era misero e stento, con alberelli tisici e foglie cadute. Un gran silenzio piuttosto minaccioso. In mezzo agli alberelli c’era una grande pietra piatta a forma di altare. Mi sembrava di officiare un rito, a un dio pesante e oscuro, pericoloso, unito al potere della terra. Sull’altare c’erano tracce di sangue, di uccelli mi pare, e cenere nera. La scena era perfettamente realistica. Ero proprio un’altra persona, potevo sentire i miei pensieri che erano grevi, lenti, oscuri, un po’ inquietanti. Non era un dio piacevole quello che stavo pregando, era un dio oscuro, un po’ cattivo e io stessa ero pericolosa per quello che facevo, per le energie che stavo evocando..

Come mi sono svegliata, sono rimasta per un po’ in forte turbamento, per la veridicità della scena, non sapevo più chi ero, se quella di adesso o quella oscura creatura pesante e tenebrosa, di cui sentivo ancora il pensiero oscuro, malevolo, intriso di magia. E’ stata una esperienza perturbante, come entrare in un altro corpo, in un’altra vita.

I risultati degli altri sono stati abbastanza buoni e qualcuno ha anche provato forti emozioni. Cito alcuni che ricordo:
-Una pagina con dei simboli, uno di essi sembra un simbolo minoico.
-Una voce che dice lentamente: “ C’era un tempo in cui tu eri un agricoltore col sarchio….”
-La data 1695, Olanda, un ambiente agricolo, un carretto, una donna, un bambino… (a questo punto il soggetto si è impaurito della veridicità della scena e ha spalancato gli occhi)
-Una serie di animali, il grande muso di un montone con ampie corna, un bruco enorme, un lago di montagna freddo, un cammello, un lupo….
-Molte scene con colori forti, sprazzi di luci colorate…
-Tante donne in fuga, che corrono, campi.. le donne appartengono a epoche diverse, hanno gonne lunghe o corte, forte emozione di paura, vedo cose brutte, sto malissimo, non vedo l’ora di tornare giù…. (La persona che ha visto questo ha perduto in questa vita molti dei suoi cari. Se queste scene appartenessero a vite precedenti, avrebbe vissuto dolori e perdite molte volte. Mentre era assorta, il suo viso esprimeva molta sofferenza. Si è svegliata con un gran senso di freddo.)
-Una prende paura come sente di uscire dal corpo e torna giù. Dice che queste cose non se le concede, ha paura di uscire e non tornare.
-Forte vibrazione fisica
-Tachicardia e spavento come se quello che sta per venire alla memoria fosse troppo forte e non volesse essere ricordato.

Il libro contenete le proprie vite è stato da molti visualizzato subito, come luminoso, colorato, splendente.

In una sperimentazione successiva vedo questo: “ Con un certo stupore, invece di me stessa, vedo Marco, (un allievo del corso), era più o meno come adesso, con una barba più fitta, vestito da esploratore, con un cappello a pagoda in testa, e calzoncini corti beje. Il luogo era un deserto color ocra di sabbia fine; oltre il deserto, lontano, si vedeva il profilo di una catena montuosa elegante sempre di color ocra con alte cime. Ho pensato alla parola Atlante. Marco era all’ombra di una tenda rudimentale, fatta con una stoffa a righe sospesa tra alcuni pali, e osservava della mappe su un tavolino pieghevole. Sempre sul tavolino stava un fucile. Era sua intenzione camminare fino alle montagne e esplorale. Accanto a lui c’era accoccolato in terra un indigeno magrissimo e scuro col capo scheletrico, il viso delicato come di certi somali, ma con evidenti tracce di denutrizione, aveva il capo raso, con una delicata forma del cranio ed era avvolto in un ampio cencio sporco e lacero. Il viso minuto, gli occhi incassati nelle orbite. Mi sembrava adorante verso questo esploratore, come se lui lo avesse protetto e salvato da morte per fame, ricambiava facendogli da guida verso le montagne.
Solo durante la notte ho realizzato che quel negro a due passi dall’inedia potevo essere io. Questo spiegherebbe perché, quando ho visto Marco, ho avuto il senso di conoscerlo e una inspiegabile riconoscenza come se avesse fatto molto per me. Ma sono solo impressioni.

La visualizzazione è un modo per produrre una leggera variazione di coscienza, non si è addormentati né svegli, appare un sogno senza che si sia nelle condizioni del sonno, tuttavia la mente conscia cede il suo controllo e la mente inconscia si apre all’altrove.
La visualizzazione è un bar-do, cioè una situazione transitoria, si è su un guado, su un crinale, a metà tra uno stato di coscienza e un altro e in grado quindi di vedere meglio i contenuti del sogno e di ricordarli. Questo stato è molto interessante, perché in certi casi apre ricordi di vite precedenti o di squarci di futuro, oppure manda simboli interessanti dal punto di vista psicoanalitico o della simbolica universale.
La condizione richiesta è un totale abbandono, uno stato di ricezione passiva, un lasciarsi andare.
Non sempre il film mentale si sviluppa, nulla accade se non ci si abbandona totalmente. Ripetendo l’esercizio si migliorano i risultati, alla fine la mente impara a rilassarsi più facilmente e le occorre meno tempo per farlo.

La visualizzazione è una canalizzazione di energie sottili che agisce attraverso e realizza una sinapsi ovvero un contatto comunicativo tra livelli diversi del nostro IO, ciò produce anche riorganizzazione del nostro essere proprio e dunque metamorfosi, ovvero evoluzione a una migliore ristrutturazione.
La visualizzazione non è solo una operazione fantastica, ma è, a tutti gli effetti, una valutazione diagnostica (inconscia) e terapeutica, cioè ricostruttrice dei legami interrotti.

Noi riceviamo spontaneamente il sogno, ovvero le immagini oniriche inconsce, ma dovremmo lavorare anche sull’intuizione lucida, cioè la facoltà dell’immaginazione consapevole, attivando le energie salviche che sono intatte a livelli profondi e possono essere attivate.
Se rappresentiamo la situazione di disagio, ambientale, di stress o endogena, come una nebbia fitta che copre i nostri livelli profondi, questi possono apparire come giardini di luce, da cui arriveranno quelle immagini simboliche che esattamente ci occorrono per capirci, contenerci e armonizzarci.
I simboli sono raggi di chiarezza che salgono dal profondo, sgorgando con immediatezza e intensità vitale, per il nostro bene. Sono molto di più di indicatori di significati, sono energia in movimento.
Queste immagini dell’inconscio collettivo possono contenere il nostro disagio e mostrarcelo in modo dolce, indicando la soluzione.
Vengono da luoghi positivi della nostra psiche di cui possiamo fidarci, perché sono totalmente nostri in una sintesi di economia e intelligenza, mirante al nostro benessere.

Aprire i canali con la visualizzazione non significa diventare medium, non all’inizio almeno. Anche se ciò che appare ha un valore simbolico e dunque non è sempre facilmente decodificabile, il suo contenuto ci appartiene e lavora per noi, ci nutre e risana.

L’ORACOLO DELLA MONTAGNA

L’oracolo della montagna può essere quello che volete: un vecchio, una donna, un bambino, un angelo, un animale. Immaginiamo che sappia tutto e veda tutto.

Pensiamo a un problema che ci assilla in questo momento. Deve essere un problema importante. Riduciamolo a una frase, a una domanda breve, così da poterla fare all’oracolo della montagna, quando apparirà. Se è possibile, scriviamola prima su un foglio, in modo da farne una domanda breve.
L’oracolo rappresenta una saggezza che sta oltre noi, è la personificazione di ciò che sta oltre il nostro livello di consapevolezza. Può darsi che risponda con una frase oppure no, ma è importante anche osservare come si presenta, con che aspetto, con quale veste o viso, con che atteggiamento, può avere con sé degli oggetti o dei simboli, può fare dei movimenti o dire delle parole. Cercheremo di osservare tutto con la massima attenzione, in modo calmo e passivo. Egli si presenterà nel modo migliore per noi e quello che vedremo o sentiremo sarà’ esattamente ciò di cui abbiamo bisogno adesso. Quando il film mentale sarà finito, cominceremo a riprendere coscienza del presente, ci muoveremo un poco, apriremo gli occhi, aspetteremo che gli altri abbiamo finito.

Rifaremo questo esercizio ogni volta che, nella vita, avremo bisogno di una risposta.

Dopo aver fatto un rilassamento del corpo, sempre a partire dai piedi, immaginiamo di avere davanti una montagna, osserviamo tutto passivamente ma con attenzione a ogni dettaglio in modo da poterlo ricordare. Guardare in che stagione dell’anno siamo, come sono i colori, l’aria, la luce del cielo. Camminando, avvicinarsi alla montagna e cominciare a salire. Guardare bene se siamo su un sentiero, se ci sono alberi o altre cose. Si sale piano piano e può darsi che si veda qualcosa anche durante la salita. Ogni tanto guardare il panorama, se c’è.
Arriviamo sulla cima, guardiamo bene cosa c’è. Sediamoci e guardiamo il paesaggio, il cielo. Siamo calmi e rilassati. Stiamo bene. Stiamo qui tranquilli a
guardare il paesaggio sotto di noi, lontano da noi.
Poi l’oracolo della montagna arriva alle nostre spalle, lo guardiamo tranquilli, guardiamo com’è, lo osserviamo con cura. Gli facciamo la nostra domanda. Aspettiamo la risposta.

Quando abbiamo finito, apriamo gli occhi e scriviamo tutto quello che abbiamo visto in tutti i particolari.

Non sempre l’inconscio ha una soluzione, qualche volta l’immagine sfuma senza una risposta, perché la situazione non è pronta per una soluzione. A volte invece finisce con una frase, una battuta, e questa è molto importante..

Il modo con cui questo oracolo si presenta può essere molto vario, a volte è un bambino o non è nemmeno una persona, è un angelo, o una scimmia.
Sempre la visione del paesaggio ha un forte effetto catartico.
La risposta alla nostra domanda può essere una frase o anche il mostrare oggetti simbolici o addirittura il volo.
La sensazione che rimane è in genere molto bella, come aver vissuto una esperienza soprannaturale.
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Quando ho un problema, posso usare molte vie per affrontarlo, per esempio la via conoscitiva, la via pratica e la via immaginativa.
Il nostro organismo nervoso è come una centralina elettrica con cavi e cavetti, una rete neuronale con i suoi canali, dendriti e sinapsi, ghiandole che secernono ormoni, sostanze chimiche che facilitano il passaggio elettrico, dati che viaggiano veloci nei canali informativi come scintille scoppiettanti…
La via pratica può essere istintiva e attiva i chakra di basso livello, più aderenti al corporeo: si può vincere lo stress mentale e l’agitazione nervosa o anche uscire da uno stato transitorio di depressione lavorando sodo: si può vuotare e riordinare un armadio o una cantina, rifare un giardino, costruire un muro, imbiancare, correre, spaccare legna, andare in piscina e fare molte vasche, andare in palestra, giocare a tennis, fare un muro, anche semplicemente battere i piedi per terra seguendo una musica di percussioni (ottime le musiche del Burkina Fasu. Le percussioni africane sono sempre eccezionali per ridare energia o scaricare nervosismo o rabbia)…. Specie nei momenti di crisi o depressione la soluzione dell’attività fisica intensa è molto utile perché decentra la mente e porta, con lo sforzo fisico, a produrre più ENDORFINE, gli ormoni del piacere, che sono droghe naturali benefiche.
Possiamo usare però anche le vie puramente mentali e la visualizzazione è una di queste, essa è una vera e propria energia noetica morfogenetica, cioè pensiero positivo che modifica la condizione psico-fisica, che crea forme, (morphé = forma, in greco), pensiero strutturante.
Anche la visualizzazione aumenta la produzione di endorfine, che sono droghe naturali del benessere, e la produzione di SEROTONINA, la sostanza che produce sonno e rilassamento. Dunque la visualizzazione fa stare meglio, è curativa. La psiche ha in sé le sue cure e i suoi rimedi, e una cura spirituale o mentale può essere anche meglio di una medicina allopatica, sempre intossicante.
Il pensiero che cura o che sogna è energia buona che riorganizza la psiche in modo armonico. Se suscito in me simboli positivi rappresentativi per tutti i miei livelli, posso curare il mio insieme bio-psichico in tempo reale, riorganizzandomi in modo utile, cosicché il sottile sani il più denso.
La facoltà di operare visualizzazioni compete al sesto chakra o terzo occhio, varco della chiaroveggenza e del channeling; il suo correlato fisico è la ghiandola pineale o epifisi. Qua e’ concentrata la serotonina, responsabile del benessere o del disagio esistenziale, sostanza molto diffusa in natura (sero=tardi, da cui ‘di sera’), che in parte e’ diffusa nel corpo inferiore (per il 90% e’ nella mucosa intestinale -si pensi al negativo delle coliche – l’8% nelle piastrine del sangue -vedi sistema immunitario- e il 2% nel sistema nervoso centrale), ma il luogo più importante dove essa e’ concentrata e’ la ghiandola pineale o epifisi. La serotonina ha un ruolo di neutrotrasmettitore in alcune sinapsi (synapsis in greco vuol dire unione).
Il collegamento tra due cellule nervose che si trasmettono informazioni avviene grazie ai neurotrasmettitori, che sono sostanze chimiche prodotte nelle terminazioni nervose (acetilcolina, noradrenalina, dopamina, serotonina, istamina, sostanza P, prostaglandine e endorfine), per es. la noradrenalina provoca vasocostrizione, la dopamina inibisce (reazioni di fuga), l’istamina ripara i tessuti, la sostanza P trasmette il dolore, le endorfine sono analgesiche come la morfina ecc…. La serotonina è interessante ma non ha ancora svelato i suoi misteri, regola troppe cose: il meccanismo sonno-veglia, la temperatura, la percezione del dolore e del piacere, le emozioni ecc.
La meditazione apre inoltre la possibilità di canalizzarsi verso l’altrove. Quando parliamo di channelling, passiamo dalla neurochimica alla parapsicologia; il channeling è un termine New Age che indica la possibilità di fare della nostra mente un canale di ricezione per messaggi di altri livelli di intelligenza. I modi piu’ semplici che abbiamo per aprirci ad altri anelli di consapevolezza sono la meditazione e la visualizzazione. Tutte le tecniche yoga e le tecniche sciamaniche hanno come base forme di meditazione.
La VISUALIZZAZIONE è un canale di energie sottili che attraversa la mente e opera un contatto comunicativo tra livelli diversi di consapevolezza. E’ come se la mente fosse una radio o una tv che si sintonizza su altri canali. Non si ha un lavoro della fantasia, ma la ricezione di contenuti nuovi e ignoti.
Qualcuno fa meditazione o visualizzazioni facilmente, altri hanno qualche difficoltà, in genere perché la mente razionale ha una presa troppo forte e c’è stata un’abitudine persistente nel tempo a usarla in modo esclusivo. Per questo chi ha difficoltà a ricevere immagini, ha bisogno più di altri di esercitare la mente destra che è rimasta fuori uso per troppo tempo. Facilmente si tratta di persone pratiche, logiche, scientifiche, portate a studi che hanno come base il numero o dirette al controllo del loro campo di azione, che si rilassano e si abbandonano con difficoltà. Gli stessi possono avere inibizioni a ricordare i sogni, a dipingere, a fare poesie ecc. Si trovano più sul sicuro a usare l’intelletto e non si lasciano andare volentieri ad altre esperienze.
I contenuti visualizzati possono venire dall’inconscio individuale ed essere di aiuto nella pratica analitica per il riequilibrio della psiche sofferente, permettendo indicazioni diagnostiche e terapeutiche. In questo caso vengono dall’inconscio individuale e può trattarsi di contenuti rimossi o di memorie traumatiche apparentemente dimenticate.
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I contenuti visualizzati possono venire da una dimensione extrapersonale (altre menti, la propria mente in altri tempi, ipotetico piano akasico) e portare a soluzioni esistenziali, scoperte, invenzioni, creazioni, conoscenze… che sembrano provenire da oltre l’uomo stesso, e possono aprire l’uomo all’altro da sé.
Possono essere ricordate esperienze anche collegate al momento in cui siamo stati partoriti o al periodo fetale o esperienze che sembrano appartenere alle vite precedenti.
Le visualizzazioni possono avere contenuti infiniti e svilupparsi secondo una moltitudine di scopi, ma sempre seguendo il nostro percorso personale.
In genere esse hanno caratteristiche che le accomunano ai sogni straordinari, possono avere colori vividi o elementi che sono percepiti in modo più intenso dell’ordinario o sciogliere blocchi emozionali. Spesso vengono ricordate a lungo o per sempre, perché costituiscono esperienze molto importanti nella ricerca di noi stessi.
Noi riceviamo spontaneamente il sogno, che è l’intuizione onirica inconscia, ma dovremmo lavorare anche sull’intuizione lucida, cioè sulle immagini ricevute in stato di veglia, attivando le energie salviche o conoscitive o artistiche o mnemoniche che possediamo a livelli profondi o con cui possiamo rapportarci. Noi siamo conoscenze infinite, ma coscienze limitate. Tutto ciò che viviamo al livello superficiale del conscio ci pone come in una costante e indefinita nebbia. Quanto più riusciremo a penetrare in anelli coscienziali più ampi, tanto più avanzeremo nella chiarezza e nella conoscenza.
Quando più le nostre vite sono acerbe e i nostro kahrma sono legati al corporeo e al contingente, tanto meno questa opera di espansione della coscienza può avere successo. Tuttavia è dato a ognuno sperare. Quando invece il vivere significa conoscenza, abbiamo maggiormente speranza di uscire dal controllo della superficie delle cose per penetrare nella essenza.
Il corporeo vuol dire controllo dell’aspetto fenomenico del reale e limitazione ad esso, lo spirito vuol dire oltrepassare la percezione di ciò che appare per entrare nella comprensione di ciò che è.
Teniamo sempre presente che ‘visualizzare’ è diverso da ‘immaginare’ o ‘fantasticare’. Nell’immaginazione, la mente si focalizza su un tema e cerca di sviluppare una gamma di immagini più ricca possibile come variante del tema stesso o costruisce una trama di concatenazioni nuove, unendo, anche in modo insolito, frammenti diversi di ciò che e’ noto (per es. vedo su una copertina un abito da sera e immagino me stessa che lo porto, oppure unisco mezza donna con mezzo pesce e immagino una sirena). Nella visualizzazione, invece, la mente non deve fare niente in proprio, deve stare più vuota e passiva che può, aspettando un contenuto che appare da fuori (come un film proiettato su uno schermo) che si presenta di per sé, se le condizioni lo permettono, o può anche non presentarsi affatto. Non ci deve essere né volontà, né desiderio, nessuna spinta o contenuto, ma niente di niente. Non si fa niente, non ci si aspetta niente, non si pensa niente si focalizza l’attenzione sul respiro o sul rilassamento o su un punto vuoto, nero, al centro della fronte, in corrispondenza del quinto chakra. Quando l’ambiente mentale è totalmente vuoto, ecco che immagini esterne vengono a riempirlo, noi aspettiamo l’altro da noi altrimenti ci saremo solo noi, l’ordinario conosciuto.

La visualizzazione è sempre utile all’uomo. Se rappresentiamo la situazione di disagio, di stress, ambientale o endogena, come una nebbia fitta che copre la nostra psiche, ecco che, con il rilassamento e l’attesa vacua, possono aprirsi giardini di luce, da cui arrivano immagini simboliche o realissime, che ci servono per capirci, contenerci e armonizzarci, e per fare così altro cammino. Le immagini non sono solo nuove, sono rigeneranti, in quanto produttive di energia e portatrici di idealità o tonalità affettiva diversa.
Queste immagini possono essere realissime o simboliche.
I simboli sono raggi di chiarezza che salgono dal profondo, sgorgando con immediatezza e intensità vitale per il nostro bene. Essi si aprono molto oltre il loro significato, sono come ventagli di luce che dispiegano a poco a poco il loro senso. Non sono elementi esaustivi, ma indicatori di vita.
Possono contenere il nostro disagio e mostrarcelo in modo dolce, come possono darci nuove vie di soluzione a dubbi o problemi. Sono luoghi positivi dell’intelligenza universale di cui possiamo avere fiducia, perché sono mirati al nostro benessere.
Oltre a questa funzione terapeutica, la visualizzazione può averne un’altra, che è il viaggio nell’altrove, l’espansione oltre noi stessi.
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Sempre usando il metodo del rilassamento preventivo è anche interessante

LA VISUALIZZAZIONE DELLA CRIPTA

Scendi nel tuo luogo segreto:
La cripta si lega a culti molto antichi: il crepaccio, la fessura, la caverna, il pozzo sacro, il tempio sotterraneo o interiore.
Ci sono sempre stati due luoghi privilegiati del sacro: il luogo alto (la montagna, il campanile, la torre, la cupola, la cuspide, il minareto, la piramide) vicino al Cielo, e il luogo basso, nascosto, dentro la terra (il sotterraneo, il labirinto, la cripta, il pozzo, la caverna, anche il bosco). La chiesa attuale è articolata come un insieme di caverne (la navate, le cappelle, le nicchie, le cripte). Chiesa e caverna sono luoghi femminili.
L’esercizio proposto è:
Porsi un problema importante e serio, che può anche essere chi siamo, cosa dobbiamo fare. Scendere nel luogo sotterraneo attraverso l’immaginario ricettivo, come osservatori passivi. Esaminare con cura il luogo, prendere nota con attenzione dei simboli che vi compaiono. cercare il luogo nascosto, il sarcofago, il tabernacolo o pozzo o simile. Affacciarsi ad esso o aprirlo. Prendere nota delle sensazioni, stati d’animo, immagini, parole o simboli….
La montagna è il luogo maschile (il superconscio, o l’inconscio superiore, tempio, campanile, piramide…il padre-Cielo.) atto religioso che ci connette al cielo: il triangolo verso l’alto, come il frontone del tempio greco, romano o etrusco, lo zigurrat babilonese, la piramide egizia o atzeca. Come triangolo è rappresentato Dio dalle religioni più recenti; il triangolo è infine il segno iniziatico di gruppi segreti come la massoneria (un triangolo con un occhio), oppure il triangolo è l’occhio (raffigurazione del dio egizio Horus), occhio di Dio che vede ogni cosa o terzo occhio della chiaroveggenza (sesto chakra).
La caverna è il luogo femminile (l’inconscio profondo, l’oscuro, l’ignoto, la Madre-Terra): il triangolo verso il basso, la vagina, il simbolo della donna o il cuore, l’immersione nel profondo. Uno è il vertice dell’emisfero maschile, l’altro dell’emisfero femminile. Insieme danno la totalità. La realtà scissa e riunita. L’uomo che sintetizza in sé’ Terra e Cielo. Nella religione che guarda al profondo il simbolo della comunicazione tra Sapere e uomo è il serpente, animale ctonio che sta sotto terra e può risalire, uno dei più grandi simboli dell’immaginario umano, segno di mutamento e trasformazione, di duttilità, di unione dei contrari perché’ unisce maschio e femmina (Uroboro) che conosce lo spirito dei morti e possiede il segreto della morte e del tempo.
Nella religione che guarda in alto il simbolo della comunicazione tra Cielo e uomo è il fulmine, saetta che scende dal cielo o l’uccello, tipica l’aquila. Figurativamente serpente o saetta sembrano la stessa cosa.
I due triangoli sovrapposti sono la totalità, uomo giudaico o di Leonardo, stella a sei punte, albero ritto verso il cielo, o, al contrario, albero platonico rovesciato che ha le sue radici nel cielo. Questi sono simboli ma entrare nella divinazione significa penetrare un linguaggio non razionale ma simbolico. Alcuni di questi simboli si ripresentano affacciandosi da culture antichissime in arte, poesia o pittura, religione, magia o alchimia, profezia. Si conservano nei miti e nelle fiabe. O compaiono nei tarocchi o nei sogni Vengono da un linguaggio “altro” che appartiene all’uomo universale.

Una volta penetrata nella cripta, immagina di guardare ai tuoi piedi, c’é’ una cosa, chinarti e prendila con le mani, sollevala all’altezza del petto, sollevala all’altezza della fronte…

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Chiudo con una piccola e semplicissima pratica meditativa di grande effetto creata da un monaco vietnamita: si dice la prima frase mentre si inspira lentamente e la seconda mentre si espira lentamente.
Inspirando lentamente penso: “MI CALMO”. Espirando penso: “SORRIDO”
..
http://masadweb.org

1 commento »

  1. Grazie di cuore cara Viviana ..è tutto sempre molto interessante e utile ,provero’ad utilizzare questo materiale nei miei seminari …
    un grande abbraccio

    Emanuela

    Commento di MasadaAdmin — novembre 18, 2014 @ 6:43 pm | Rispondi


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