Nuovo Masada

novembre 14, 2014

MASADA n° 1587 14-11-2014 TEST PROIETTIVI O GIOCHI DI SOCIETA’

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:23 pm

Prof Viviana Vivarelli- Bologna

Sono una insegnante di psicologia e tengo corsi liberi su questo argomento, ho fatto spesso conferenze per insegnare come conoscere gli altri e mi offro anche per liberi incontri individuali a carattere rapido senza scopo terapeutico, con uso di mantiche o test, che servono solo a conoscere meglio se stessi o magari a superare qualche momento critico. Ho tenuto anche laboratori pratici in cui sperimento vari test, giochi ed espressioni creative e artistiche e che in genere hanno carattere ludico e ricreativo. Per cui ho pensato di insegnarvi qualche test che può diventare anche un modo per divertire gli amici e passare il tempo.

Abbiamo già parlato del test dei tre colori “Dimmi tre colori come ti vengono in mente”, che è molto facile e veloce e che può cambiare nel tempo ma dà indicazioni interessanti sullo stato d’animo attuale di chiunque.

https://masadaweb.org/2011/01/06/masada-n%C2%B0-1245-6-1-2011-il-test-dei-colori/

Oggi vorrei parlarvi dei test proiettivi, che sono stimoli, disegni, spunti narrativi, macchie, cartoline, immagini, parole, oggetti, situazioni ecc., che stimolano un soggetto a fare una narrazione, associazione, poesia, disegno, reazione ecc., da cui possiamo trarre qualche spunto sulla sua personalità, perché mediante questi test possiamo stimolare una proiezione dall’inconscio. Io ho parlato di psicologia ma quella che uso è soprattutto la psicoanalisi.

Al di fuori della diagnosi di malattie mentali e della vera e propria psicoterapia, campi che qui non ci competono, possiamo usare alcuni semplici test proiettivi anche solo a scopo di svago, per passare il tempo con gli amici, o per conoscere meglio noi stessi.
In linea di massima, il conduttore presenta un qualche spunto su cui i soggetti possono proiettare una parte di loro stessi e chiede ai partecipanti di pensare a una risposta nel modo più immediato e diffuso possibile, poi, uno dopo l’altro, ascolta le proiezioni effettuate e le interpreta. Se non lo sa fare da solo può sempre affidarsi al soggetto stesso o ai membri del gruppo. L’inconscio è una parte di noi che crediamo di non conoscere ma che può suggerire le risposte, se viene lasciata emergere in modo spontaneo, senza riflettere.
E’ stato Freud per primo a parlare di proiezione alla fine del 1800 per indicare il processo con cui cerchiamo di proiettare fuori di noi contenuti inconsci che ci riguardano, parti di noi che conosciamo o anche parti ombra della nostra psiche. Ma è con gli analisti junghiani che i processi proiettivi si arricchiscono dei mandala, delle espressioni artistiche e delle visualizzazioni.

Cominciamo con un test proiettivo molto semplice, verbale, senza rilassamento e da salotto.

Si chiede solo alle persone di chiudere gli occhi e di descrivere bene quello che vedono.
Esempio: “Vedi un muro” Com’è? Che cosa fai?

Il test è semplice e rapido. Ci sarà sempre qualcuno che chiede chiarimenti, ma non si deve dire altro che questo.
Il muro ovviamente rappresenta qualsiasi difficoltà o ostacolo possa esserci nella vita e il modo con cui il soggetto reagisce ad esso, ma può essere visto anche come un non ostacolo e minimizzato ove prevalga una leggerezza infantile, fiduciosa e serena.
Le persone pessimistiche vedranno un muro che taglia loro la strada, e il materiale e l’altezza o la grossezza del muro indicheranno come si raffigurano pericoli, ostacoli ecc., di piombo, di cemento, di ferro, di legno ecc. alto, basso, superabile, insuperabile ecc.
Per esempio, la risposta che io diedi nel periodo massimo della mia depressione fu:
Il muro è alto, grigio, insormontabile. Sbarra la mia strada. Io mi siedo in terra con le spalle contro il muro e piango”.
Ma la risposta più felice che ho avuto da una ragazzina è stata: “Il muro è un muretto rosso basso di mattoni in mezzo ai fiori. Non sta da vanti alla strada, ma di lato. Io mi siedo sul muretto con le gambe penzoloni e canto”.
In genere chi ha una visione tosta della vita si vede il muro davanti che gli sbarra il cammino, per cui c’è chi si arrende e torna indietro, l’audace che cerca di scavalcarlo, l’aggressivo che cerca di abbatterlo con un piccone, il furbo che cerca di aggirarlo ecc.
Ognuno reagisce a quel blocco immaginario a suo modo. C’è chi nella visualizzazione riesce a superare lo sbarramento e chi no. Insomma emerge l’atteggiamento generale che il soggetto ha in quel momento verso la vita. Se è sereno o turbato. Se è fiducioso o spaventato. Se si sente forte o debole…

Altro test molto semplice e rapido.

Sei in un bosco. C’è un corso d’acqua. Com’è? Che fai?

Chiaramente non diciamo se è un fiume, un ruscello, un torrente….Non diciamo niente. Meno diciamo e più l’altro sarà libero di personalizzare la sua risposta.
Il fiume generalmente in un sogno indica la vita, il corso della vita, per cui il test dice qualcosa su come vediamo la nostra vita in questo momento.
E chiaramente chi vive in mezzo alle tribolazioni, vedrà un fiume cupo e angosciante, non attraversabile, che incute paura. Poi ci può essere lo spensierato che vede un piccolo corso d’acqua basso, carino e trasparente in cui entra coi piedi, in cui gioca ecc. C’è chi vede un ponticello per passare oltre. Chi lo vede con le rapide ecc.
Insomma i modi con cui visualizzare un corso d’acqua sono infiniti e il conduttore deve rilevare il loro carattere, se la visione è serena, piacevole e giocosa o se ci sono elementi negativi, acque scure, vortici, fiumi in piena, fiumi non attraversabili, impetuosi, rocciosi ecc. o il contrario, se le acque sono limpide, ci sono o noi pesci…

Un terzo test dello stesso tipo è:

Sei in un bosco. Incontri un orso. Cosa fai?”.

Ora un orso è solitamente un’immagine archetipica che incute terrore. Un orso reale non sarebbe molto tranquillizzante. Ma siamo in un sogno, sia pure lucido, per cui l’orso archetipico presenta sempre due polarità, può essere una figura terribile e divorante o può diventare l’orsacchiotto, evocare la mamma orsa delle fiabe, materna e protettiva. C’è chi davanti all’orso (pericolo) si paralizza o scappa. E c’è chi ci fa amicizia o balla con lui (carattere fanciullesco, fiducioso ecc.)
L’orso è un animale archetipico che come tutti gli archetipi contiene due opposti: la minaccia e la protezione. Per questo viene usato anche come orsacchiotto dai bambini piccoli per tranquillizzarli contro i pericoli della notte.
Ovviamente conterà il suo colore, bianco, bruno o nero, le sue dimensioni, il suo atteggiamento, quello che vi immaginate che faccia con voi (vi mangia o vi parla), quello che fate voi con lui (lo accarezzate o fuggite). Il tutto darà una proiezione dei vostri comportamenti istintivi di fronte a un pericolo. La grande madre orsa è anche una immagine antichissima che rappresenta la magia.

Questi sono test semplici.
Ma possiamo sollecitare una narrazione più articolata. Si può, ad esempio, preparare una serie di cartoline a soggetto vario o dei collage su cartoncini, far pescare una cartolina ad ognuno e poi chiedere di scrivere un racconto sulle immagini pescate. Questo può essere fatto anche da un insegnante a scuola, per sostituire il solito tema e lasciar sbrigliare la fantasia dell’allievo. Anzi, l’insegnante può far preparare piccoli collage sui cartoncini dai bambini stessi, magari pescando dai fumetti, e poi mescolarli e farli estrarre a caso in un giorno successivo come spunto per una narrazione.

Questo è un esempio di racconti scritti da adulti prendendo spunto da cartoline.

GUARDA UNA CARTOLINA SCELTA A CASO E COMPONI UNA STORIA

DISTACCO
Viviana

La ragazza era rimasta sola, il giorno stava languendo e nel cielo sorse una luna rossa. La rena stava diventando fresca sotto i suoi piedi ma quell’improvvisa frescura le diede un senso di refrigerio.
Le scorie della spiaggia diventavano, nel crepuscolo viola, forme bizzarre e invitanti. Era tutto finito, l’amore, le amicizie, le illusioni.
Era bello sentirsi così liberata, come pulita, come pronta a una nuova freschezza.
Accarezzò con la mano il grande tronco ritorto. Il legno era smussato, dolce sotto la mano, come un corpo compatto.
Era curioso guardare alla propria vita come a una grande lontananza. Tutte quelle cose che l’avevano fatta gioire, patire, fremere, tutti i desideri insoddisfatti, le voglie, le paure, le rabbie, tutto era placato e distante come un’altra vita.
La rena era tenera sotto i suoi piedi. Il mare tranquillo.
Respirò profondamente inalando l’aria ampia della sera.
La luna rossa la fece ridere ridicolmente come una bambina senza pensieri.

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IL BOSCO
Graziella

La pace misterica e dorata del bosco, con dune soffici e sentiero rosa che attraverso grandi orme porta al punti in cui si è svolta la vita: il nutrimento, il dissetarsi, e anche lo stordirsi col nettare degli dei, il grappolo d’uva dimenticata sulla tovaglia vicino alle pesche conservate sul piatto.
Le rose poggiate al limitare della tovaglia con il fondo del sottobosco. Il cappello della ragazza alta che ha lasciato il ‘riparo’ per andare a capo scoperto nel bosco.
Il cestino che col tovagliolo mezzo fuori porta la memoria delle ‘buone cose’ che conteneva laggiù, in distanza tre figurine umane appena accennate ferme nel limitare del fitto del bosco, incerte se lasciare il fresco riparo dell’ombra ed entrare nella radura assolata.

..
SERATA SPECIALE A MILANO
Giovanna

Serata speciale a Milano in un ristorante sul Naviglio coi titolari, amici delle ditte che mio marito rappresenta per l’Emilia.
E’ il mio compleanno ma nessuno doveva saperlo, invece ricevo bellissimi regali.
Mio marito è molto simpatico e con la battuta molto facile, avrebbe potuto fare cabaret; io noto che, a poco a poco, la conversazione agli altri tavoli si zittisce per ascoltare noi e lui in particolare.
Improvvisamente una distinta signora, seduta al tavolo vicino col marito, si alza come fosse stata chiamata e dice: “Posso sedermi qui con voi?” Senza attendere risposta va verso mio marito e se lo abbraccia più volte, poi spiega che ha fatto l’Università a Bologna e da allora “Vi so riconoscere tra tutti, siete inimitabili e indimenticabili”.
Io ero gonfia di orgoglio, cosa che mi capita spesso ed è senz’altro una delle linfe vitali del nostro rapporto.
Tutti i protagonisti di questa indimenticabile serata, meno noi, sono già morti.

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LAGUNA
Ivana

Sulla laguna s’affacciavano case dai tetti spioventi, su cui s’aprivano dolci abbaini. Il sole al tramonto accendeva le loro facciate e l’acqua ne catturava la luminosità, che si specchiava tremula e trasparente.
Ogni sera giungeva da una riva lontana un barcaiolo, che in silenzio s’accostava all’approdo e aspettava. Da quanto tempo ripeteva questa specie di rito? La prima volta s’era persa nel suo passato. Una sera finalmente qualcosa accadde: in lontananza, tra i bagliori del sole che rendeva l’acqua accecante, si materializzò una figura femminile che uscì dalla laguna e s’avvicinò alla barca.
Il barcaiolo sentì battere forte il cuore: quello che aveva atteso tanto si stava realizzando. Allungò una mano per aiutare la donna a salire, ma s’accorse che lei non c’era, non c’era più, forse non c’era mai stata.


Più semplicemente si prepara una serie di parole, per esempio “mago, coppa, bastone, fiore, canto, fontana, uccello” e si chiede ai partecipanti di scrivere una fiaba che usi quelle parole.

PER ESEMPIO
SCRIVERE UNA STORIA USANDO QUESTE OTTO PAROLE:
IL GUERRIERO, IL RE CIECO, LA PROVA, LA SCELTA, IL CALICE D’ORO, L’INDOVINO, LA MORTE, LA RINASCITA

C’era una volta un indovino che prediceva l’avvenire delle persone; allora il re cieco lo chiamò a corte per metterlo alla prova sulle sue capacità.
Gli fece vedere un calice d’oro e un bicchiere, dicendo che dentro uno dei due contenitori c’era un tesoro che avrebbe potuto salvare dalla morte un loro amico guerriero che entrambi ammiravano per il suo enorme valore.
Purtroppo l’indovino scelse il calice d’oro e sbagliò, perché il tesoro stava nel bicchiere di vetro.
Allora il re s’infuriò e lo condannò a morte dicendogli che se non voleva morire avrebbe dovuto dargli la vista.
Così l’indovino si tolse gli occhi e glieli donò, ciò gli valse la sua rinascita.

LAURA BRUNA

Un guerriero solitario sente raccontare da un indovino di un re cieco potrebbe rinascere alla luce se uno sconosciuto accetterà di fare una prova per amore del prossimo, se supererà la prova avrà in dono un calice d’oro, ma se non la supererà dovrà morire.
Il guerriero sceglie di provare e rischiare.
La favola non dice se vincerà o perderà perché l’importante sta nello scegliere di rischiare per qualcosa di nobile il massimo di sé.

GIOVANNA
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Il re cieco soffriva. Chiamò l’indovino e chiamò la morte.
L’indovino disse:
“Prendi il guerriero e impegnalo in una prova: se troverà il magico calice d’oro, tu riacquisterai la vista!”
La morte disse:
“La cecità è una prova che la vita ti ha dato. Anche la sofferenza è una prova!
Ciò che non vedi prova che sei vivo.
Se soffri, anche questo prova che sei vivo
Se non vuoi essere cieco né soffrire, fai una scelta: vieni con me e io ti darò la rinascita.”
Il re oscillava tra la morte e il guerriero, poi, di colpo, ebbe la soluzione.
Andò nel giardino, mise la mano nell’acqua della fontana e lui ‘vide’ l’acqua. Venne la sua bambina e gli cinse il capo con il braccio e lui ‘ vide’ la sua bambina.
Il suo cuore si sciolse: “E’ qui il calice d’oro!” disse “E’ in me la rinascita!”

VIVIANA
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Qualche volta la storia che viene costruita è la proiezione di tutta una vita.

STORIA DELLA PRINCIPESSA FONTANA

C’era una volta una principessa che viveva in un castello chiuso come una fortezza.
Suo padre era un re cattivo che aveva chiuso le mille porte per non farla uscire e non voleva che la principessa parlasse con alcuno. E la madre era una regina malata che viveva appartata in un’ala lontana, inaccessibile. Nessun altro viveva al castello.
Così la principessa si sentiva molto sola.
E quando si sentiva più sola scendeva in un piccolo giardino circondato da alte mura dove c’era una fontana con un alto zampillo. Si metteva vicina alla fontana e ascoltava il suono dello zampillo come fosse una voce che parlava con lei.
La fontana sognava sogni bellissimi e sapeva tutte le storie del mondo, e con lei la principessa si sentiva meno sola.
Passò molto tempo, il re morì e la regina divenne ancora più trasparente e lontana e si perse per sempre in luoghi irraggiungibili del castello.
La principessa rimase ancora più sola, lei e la fontana.
Ora aveva le mille chiavi che aprivano le mille porte ma si sentiva così stanca e si era così abituata a stare sola che non fece nulla per fuggire.
Rimase sola nel suo giardino segreto.
Col tempo le mille porte della fortezza divennero sempre più deboli e cominciarono a formarsi mille varchi, ma la principessa era così abituata alla sua solitudine che non se ne accorse, restava presso la fontana e parlava con lo zampillo.
E lo zampillo si levava in alto sopra tutte le mura, alto, più alto verso il cielo, alimentato dal suo amore, e di lontano appariva come una colonna iridescente, come un bagliore di mille goccioline di luce che danzavano nell’aria.
Così molti viandanti cominciarono a venire dalle valli e dai monti e da paesi sempre più lontani. Scivolavano dalle fessure delle porte e giungevano nel verde cortile e si fermavano ad ascoltare i sogni di tutti i sogni, le storie di tutte le storie.
La principessa e il suo zampillo cantavano insieme creando musiche e suoni e in quei suoni di luce si formavano mondi di sogno e di bellezza e su quei mondi gli ascoltatori sbocciavano i loro mondi iridescenti che salivano verso l’alto.
La principessa non sapeva comunicare con loro perché nessuno le aveva parlato, non sapeva amare perché nessuno l’aveva amata, non sapeva ascoltare perché le sue orecchie si erano abituate a sentire solo il suono del suo zampillo e non sapeva discorrere e intrattenere perché era stata sempre sola.
Ma il suo canto d’acqua zampillante parlava di cose lontane e vicine, sognate nel profondo, e tutti stavano ad ascoltare e si sentivano come se ascoltassero se stessi, e non si sapeva se la principessa a cantare o la fontana o il cuore di ognuno.
Un giorno venne anche un re che volle sposare la principessa, ma presto si stancò di lei e della sua fontana e tornò alle sue battaglie.
Le lasciò una figlia che insegnò alla principessa come è bello essere in due e amarsi.
Ma poi anche la figlia divenne grande e si stancò dei vecchi sogni e del suono sempre uguale della fontana, perché i figli vengono per andarsene e crescono per cercare il loro zampillo e così anche la figlia andò lontano e la principessa restò seduta sul bordo della fontana a fare giri con la mano nell’acqua, incapace di vivere, incapace di uscire dal castello, incapace….Divenne sempre più quieta, dimenticò i desideri di fuga della sua infanzia, i suoi piedi si fecero di marmo, le braccia divennero immobili, il suo corpo divenne una statua e della principessa non rimase che uno zampillo solitario in mezzo alla vasca di un giardino.
Col tempo il suo canto diventò sempre più sottile e anche lo zampillo diventò esile e allungato, quasi invisibile, ma come due aste di luce salivano entrambi verso il cielo, più in alto che mai.
Un giorno, dopo un giorno, dopo un giorno, dopo cento anni, arrivò nel giardino una bambina, che era la figlia della figlia della figlia, entrò nel vecchio castello e scoprì in un cortile abbandonato una fontana d’acqua purissima e uno zampillo che saliva verso il cielo.
Si sedette sul bordo corroso. E si mise ad ascoltare.

Viviana
..
I bambini proiettano se stessi nei loro giochi, paure, ansie, speranze..così che nella ludoterapia lo psicologo presenta al bambino un luogo predisposto con oggetti, giocattoli, colori, sabbia ecc. e lo osserva mentre gioca, ascoltando quello che dice, intervenendo con brevi domande esplicative (“Chi è questo?” “Cosa fa quello?”ecc.) e rafforzando la sicurezza del bambino semplicemente col ripetere come un’eco assertiva tutto quello che dice giocando (“Ah, dunque, quello è cattivo!” “Ah, così quel soldatino è coraggioso!” “Lui dice: Aiuto, aiuto!” ecc. ) in modo che il bambino non si senta guidato o modificato o deviato, ma solo compreso e sviluppi il suo gioco nel modo più libero all’interno di una situazione protetta in cui viene solamente ascoltato.
Lo stesso sistema della ripetizione ad eco può essere usato con chiunque ci parli di qualcosa, serve come ascolto rafforzativo di quello che lui dice, infonde sicurezza, permette una abreazione più sicura delle sue emozioni.

Possiamo fare anche un gioco proiettivo simile tra amici fatto per occupare il tempo ed esso deve presentare degli stimoli verbali ridotti ai minimi termini che non diano delle indicazioni di scelta a chi gioca ma lascino la maggiore libertà possibile di risposte. Facilmente qualcuno cercherà di avere delle indicazioni più precise, ma non si deve indirizzare nessuno a mete prefabbricate. Lo schema proposto deve essere il più possibile astratto, vago, e suscettibile della più libera proiezione personale.

Abbiamo già visto il test dell’albero “Disegna un albero” che può essere fatto fare anche ai bambini e che dà un’infinita mole di indicazioni.
Tra parentesi il mio test dell’albero riceve centinaia di aperture sul web ogni giorno.

https://masadaweb.org/2010/02/14/masada-n-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dellalbero/

Altri test possono consistere in uno stimolo verbale a cui si risponde con una poesia.
Per es. “Descrivi con una poesia una casa
Descrivi con una poesia un albero”.

Non importa se la persona non ha mai scritto poesie in vita sua. Si precede il test con la lettura di poesie moderne senza rime né metrica, in cui semplicemente si scrive in automatico mettendo giù qualsiasi cosa venga in mente e si fa vedere com’è facile. La poesia surrealista è molto indicata per questo e il libro “La poesia ti salva la vita “ di Donatella Bisutti è perfetto, non solo perché insegna a scrivere poesie ma anche perché ne offre di molto belle.
Del resto il linguaggio della poesia è molto vicino a quello dell’inconscio, è un linguaggio analogico, fatto di metafore, che non richiede un percorso logico, e può scaturire come associazione automatica di immagino o di parole. E ai primi del 1900, quando si diffuse il metodo delle associazioni automatiche di Freud per scandagliare l’inconscio, sorse in Francia il movimento dei poeti surrealisti che facevano poesie automatiche, come se nascessero da sole appena la mente razionale fosse messa a tacere e la persona si lasciasse andare al fluire sciolto della mente inconscia. La cosa molto importante è smettere di pensare e scrivere le parole così come vengono in mente senza valutarle, una dopo l’altra. E ogni tanto andare a capo, cercando di creare una certa musicalità.
Più uno si lascia andare, più smette di pensare, più si apre all’inconscio e scrive in modo quasi automatico, più la poesia sgorga e insieme a lei sgorga la vita, per cui, poi, tocchiamo i nostri sentimenti emersi quasi con stupore, come se non fossimo stati noi a crearli e nello stesso tempo come se fosse emersa la nostra parte più intima e vera.

Riporto alcuni esempi di poesie ‘immediate’, come libera produzione dell’inconscio, prodotte spontaneamente e senza correzioni nei miei laboratori o altrove da persone, alcune delle quali non avevano mai scritto delle poesie prima di allora.

Poesia di una adolescente:

SCARPE
Nicoletta

debole
senza scarpe
con tanti treni
e mi chiedo
quale sto perdendo.
E’ più facile
sapere
Coraggio.
Ho lasciato
le mie scarpe
sotto al letto.
Ai miei piedi
libertà ignota.

.
La poesia è anche terapeutica. Queste sono poesie libere raccolte nella comunità di Tossici Il Doccio di Pisa

Trascinati dal vento
ci muoviamo e ci aggrappiamo
senza badare a ciò che accade attorno
se non per soddisfare i nostri bisogni
Il giorno in cui mi accorgerò
delle persone che mi circondano
e di chi mi vuole bene
affronterò la vita.

Stefano

L’unico cambiamento è il calore che sento
quando il sole mi batte addosso
il freddo delle noti invernali
che mi crea il ghiaccio attorno
Sono immobile qui dentro:
non posso urlare
non vedo
Nessuno si accorge della mia presenza
Nessuno si accorge che anche io ho amato
ho respirato- ho corso- ho conversato
Il male peggiore è il ricordo
di aver chiesto che la mia mala vita
questa pura maledetta reincarnazione
dove posso solo riflettere e pregare
costantemente quel Dio
che ho sempre ignorato e burlato

….
non mi sono illuminato
che in queste sembianze
pietra
non so se cristallo o quarzo
no so se tondo o quadro
io sono qui
pietrificato per sempre
affinché il mio karma si ripulisca
e possa rifiorire in anima
Sto fermo qua dentro
e prego per avere la risoluzione
dal Potente
prego
prego
prego di morire
ma una pietra
può morire?

Fabio
..
ponte/vita
non ti ho mai oltrepassato
veramente

Paolo
.
Vediamo cosa può uscire chiedendo di scrivere in forma di poesia qualsiasi cosa venga in mente, con una parola stimolo.
Qui la parola stimolo è EPIGRAFE.

Scrivere una poesia come se fosse una epigrafe che contiene il succo della nostra vita. Magari leggere prima dall’Antologia di Spoon River alcune poesie, ognuna delle quali sintetizza una vita per far capire il concetto. E chiedere poi ad ognuno di scrivere la propria epigrafe, cioè dei versi, scritti rapidamente così come vengono, per esprimere cosa siamo.

Avanzò discontinua
tra cedimenti depressivi e
slanci di entusiasmo e ribellioni.
Sempre cercò di essere nel centro,
cosa difficile a lei massimamente,
ché vitali umori la portavano sempre
a essere di qua o di là della riga mediana.
Il suo meglio furono gli amici
e i guizzi della mente.
Lascia una FIGLIA.
Amò la libertà, l’indipendenza, il mondo,
cose che non conobbe
ma che molto sognò,
finché il sogno la prese pienamente.

Viviana
.
Nel luogo antico,
remoto al pensiero,
giaceva supina e silenziosa.
Scopri il grezzo diamante
che dorme nel mezzo
nella posizione dell’otto.
Bianca sposa si leva nell’infinito
e cedendo piccole foglie,
richiama i suoi figli con un urlo silenzioso.

Miriam
.
GIOCO DI SPECCHI

Da mille e mille specchi
mille e mille immagini
Lana che avvolge il gatto
Gatto che guarda
una mano
Mano che accarezza un bimbo
Bimbo che sorride
Luce che gioca
si diffonde
si scompone
e ratta
sparisce
E il gatto ride
o è il bimbo?

O è la lana che avvolge il gatto?

Anna
.

RESPIRO

Come mosca che sale
e che scende
a volte respiro
a volte
…… non so.

Giulia
..
SE LO SAPEVO PRIMA

Che bella giornata!
tanta luce e tanto calore
Colori nuovi mai visti prima!
Con lo stupore di un giovinetto
mi rendo conto di tanta bellezza!
Chissà perché non l’ho vista prima?
Era nascosta da un velo di nebbia
………………………………………………
bastava soltanto soffiare con forza!

Sandro
.
IO

Il coniglietto bianco corre, gioca nei prati…
Ora è la bambina
piccola, nuda, che corre, che gioca
che guarda la sua gabbia,
già pronta per lei.
Piange. Due grosse lacrime.
Ora non vuole più piangere
Aquila, Angeli
volate su in alto con lei.
Libera sui prati, sui fiori, sul mare…
Si tuffa nell’azzurro limpido
sente il contatto gelido dell’acqua
sente la vita dei pesci che la circondano
Scende fino in fondo
Risale senza fiato
respira, respira la vita
apre gli occhi al sole
dona il suo volto alla luce.

Loriana
.
La cosa fondamentale è che ognuno sia preso alla sprovvista, non abbia molto tempo per pensare, si stacchi dalla mente razionale e scriva quello che gli viene in mente velocemente senza riflettere andando ogni tanto a capo. L’inconscio farà il resto perché è naturalmente poetico.
Per creare il senso del ritmo e dell’armonia giova precedere il gioco dalla lettura enfatizzata e musicale di qualche bella poesia moderna. E più è moderna, svincolata dalla logica, dalla rima, dal metro e meglio è.

Vediamo ora cosa è stato scritto per le parole-stimolo “Considero valore”

Considero valore la fine dell’estate
una intuizione improvvisa dopo la notte nera
l’incontro non aspettato
il bambino che vuole ridere
un gatto che ti conosce come amico
la foto dove eravamo insieme
un ricordo come una falena
Considero valore non essermi arrabbiata quella volta
essermi distratta dalla vita
e a volte essere stata troppo viva
e anche sprofondare nel sonno
o sapere che si è sognato di essere felici
ma non ricordare cosa
Considero valore la lotta come la pace
perché tutto fa l’uomo

Viviana
.
Considero valore ricordare gli amici
serbare pezzi di paesaggio
muovere le mani e la mente
essere ancora viva e senza fame
parlare con l’Altro
credere
nel poter essere liberi
e democratici
aver fede nell’uomo
nell’uomo vivo e nei morti
e soprattutto nella donna
Considero valore l’umanità
che soffre
e avanza lentamente
e
i bambini
soprattutto questi
bambini
che dovranno salvare
il mondo
Considero valore
la farfalla fucsia
che, dicono, posata su una tomba …

Viviana
.
Il tempo che ci scruta da un languido specchio,
dividere il Pane e il Vino,
senza chiedere pesci.
L’odore dell’amicizia di un cane,
alveari di musica, foreste infinite di stelle che nessuno abbatterà mai.
I sogni e gli incubi.
La Madre che ogni giorno calpestiamo.
Un bacio libero e il vincolo del Matrimonio.
Ogni dubbio e ogni certezza.
L’usignolo e il suo ultimo canto.
La rabbia dei barboni e i loro giornali senza tempo,
Dio e le Sue debolezze.
Il vestito che da sempre indossiamo, sotto al quale
siamo soli.

Miriam
.
LA VIA CIVILE

Considero valore stare dalla parte dei deboli,
saper leggere e scrivere
vedere il mio geranio che cresce,
avere una casa,
avere buoni rapporti con i miei vicini di casa,
sentire che cambio punto di vista sulle cose.
Considero di valore l’amicizia profonda, quella in cui ci si può dire tutto,
telefonare spesso agli amici, incontrarli, stare insieme, condividere una
cena rimediata lì per lì mentre ci si racconta.
Considero di valore vedere ancora in edicola il miei quotidiani preferiti e
poterli comperare,
rifiutare gentilmente i giornali gratuiti che distribuiscono per strada per
non portare il mio cervello all’ammasso,
tenere spenta per molto tempo la TV.
Considero di valore ascoltare musica e leggere libri.
Considero di valore abbandonarmi a giocare con i colori, mescolarli e
lasciarli fare accettando che, nel bene e nel male, ciò che esce è il mio
autoritratto del momento.
Considero di valore avere una memoria.
Considero di valore essere in una relazione sentimentale che è nata
difficile, non è cambiata ma che, in realtà, è sempre più gioiosa da
vivere,
Considero di valore giudicare meno gli altri con l’idea di possedere la
verità .
Considero di valore imparare qualcosa ogni giorno.
considero di valore l’esperienza del viaggio in tutti i sensi, dentro e
fuori di me, senza pregiudizi, mettendomi in gioco.
Considero di valore sentire che potrei continuare questo elenco
all’infinito

Barbara
.
Considero valore
crescere poco a poco insieme
fare timidi passi nel mondo
tenendosi per mano
una mano che c’è ma non trattiene
trovarsi senza avere appuntamento
cercarsi senza sapere chi ha mandato l’invito
di quali trame, di quali tracce stiamo seguendo l’ordito non so
Considero valore Avervi ritrovato

Anna
.
Questa poesia aveva come stimolo “Maschile-femminile”:

Barbara
MANIKIUR

Voglio limarmi le unghie
lentamente
seguendo il ritmo del respiro
zero pensieri in testa
Congiunzioni astrali curiose
potranno sfondare ciò che ci divide
Nel caso
potremo osare di tutto.
Certo che non mi spezzerò
più le unghie per farmi largo
verso di te.

.
Qui la parola stimolo era “Casa”:

Laura

Il tramonto tinge di rosa il cielo
sembra una tela striata con il celeste
un celeste incredibile, di porcellana
In fondo si intravedono i monti
sono blu e grigi
Mi sento riempire di gioia
il cuore
L’alba è magnifica
piano piano il cielo
si tinge di rosa poi rosso
Ecco il sole che fa capolino
in mezzo agli alberi
Poi mi guardo intorno
e mi ritrovo in una
casa, racchiusa in queste
pareti che mi tengono,
mi chiudono sempre di più.

.
Una cosa molto interessante e ancora più inconscia è la POESIA COLLETTIVA che viene bene soprattutto quando un gruppo è già stato trasformato dal lavoro comune, dalla sintonia di intenti e dai legami telepatici che si formano nel tempo e trasformano un aggregato in un organismo.
In questo caso, al posto delle parole stimolo, bastano i primi due versi che sono del conduttore e danno il là a tutta la situazione poetica.
Si prende un foglio lungo e stretto e il conduttore scrive all’inizio due versi di poesia.
Poi piega il foglio in modo che si legga solo il secondo verso e lo passa al suo vicino, il quale legge il secondo verso, ne aggiunge due suoi, piena ancora il foglio arrotolandolo in modo che si legga solo l’ultimo verso e lo passa al vicino e così via
Se il gruppo è piccolo si possono fare anche due passaggi.
Infine il conduttore srotola il pacchettino e legge l’intera poesia con tono molto enfatico e alto. E il gioco è fatto!
Il risultato è sempre strabiliante e riporto qui alcuni esempi ottenuti nei miei laboratori.

POESIA COLLETTIVA (la lunghezza dei primi due versi può anche segnare la lunghezza di quelli successivi)

Quando Ella incrociò gli occhi del lupo solitario, le loro anime si unirono nella notte
Erano morbide morbide, tiepide tiepide, come potevano affrontare i pericoli del mondo?
Sarebbe stato estremamente faticoso, ma con molto impegno e un po’ di grinta ce l’avrebbero fatta !
La sfida l’energizzava, era impaziente di confrontarsi
come il cielo che si squarcia con fragore e lacerante dolore quasi di madre urlante nel dar vita al neonato
indesiderato !
(E poi come sempre tutto si placherà, il tempo tornerà a trascorrere in una nuova attesa)
Affondò allora le dita nella calda pelliccia del lupo, che con occhi di calore la guardò’ riconoscente. Come vibrava il loro cuore!
…come le ali di una farfalla e quella gioia di volare si espandeva nel cielo
Il cielo si tinse di blu e dall’alto spuntò un cavallo bianco alato, splendido, scese sino a noi
con uno sguardo dolce ma anche imperativo, noi saliamo sul suo dorso e ci libriamo nell’aria
L’angelo è su di noi, è con noi, è parte di noi, sorride e ci protegge
… ed ella incespicò come ramo tra le fronde bagnate del torrente, aspettandosi che le braccia del mondo la riaccogliessero alla vita
nell’attesa di addivenire…quella paura in lei prendeva forma
E la paura passò come passa la sera e trascorre la notte
E l’alba che trascolora la stava già accogliendo…

POESIA COLLETTIVA
NAVI SENZA CONFINI

…….. che dire dell’amore
se non che non ha parole…
sentimento,
colpo allo stomaco,
occhi che non vedono
vento, forza, musica….

Canto con te la pioggia
Canto con te……..
eco dei miei silenzi
folgore nelle mie solitudini
che rischiano il buio
Tu mostri il cammino
al viandante stanco
che comunque procede
per la sua strada senza meta
Un colpo di vento improvviso
lo alza da terra…
Uccidere, amare, la passione, la morte
poi vince la vita
per essere felice di tutte
le cose che mi circondano
amore
da cui fuggirò lontano
finché si può
e dopo ancora l’eterno ritorno
al richiamo tuo vago
ma forte
e non so dir di no
ed eccomi ancora qui

me stessa e perduta
nella profondità del mio
oceano
profondo e pieno di pace
solcato da navi senza
confini…..

POESIA COLLETTIVA
AMO LA VITA, MA LA VITA NON MI AMA

Amo la vita ma la vita non m’ama
libertà di scegliere chi amare
ma non troppi sogni per non rischiare
oppure scappare ancor prima di avere iniziato
ebbene no, non fuggire mai
sono nato per vivere sino in fondo
ascoltando il ritmo del mio cuore, del tuo cuore
capisco che è un ritmo che già conoscevo
è fonte di vita
Accarezzo l’acqua che sgorga
dal tuo cuore cristallino
si chiama diamante, ne ha la trasparenza
allora mi chiedo perché a volte vago nella nebbia
guido nel buio con freni tirati e luci spente
col battito del cuore trasmesso all’erba bagnata
la terra danza al ritmo
di antichi bongo nel vento nero
vento…soffio…soffio dell’estate
di primavera…del sogno
ad occhi aperti con l’intimo desiderio
che possa realizzarsi
illuminata dai raggi del sole
salgo nell’azzurro
persa, inebriata, ancora viva

POESIA COLLETTIVA
IL TUO VENTRE SCURO

Guardo il tuo volto immerso in mille
volti eppure te solo vedo
E’ come se fosse sempre mattino
e’ come vedere davanti il cammino
E’ nei tuoi occhi, bocca, braccia,
luce, acqua, forza, riposo
quello che ho voluto e che e’
rimasto sospeso nel vuoto
lontano da te, sognato da me
sconosciuto
insensibile
ma mai il cuore di pietra fino in fondo
mai il cuore dimentica di fiorire
lasciando andare il nero
radicato in fondo all’anima
che non attende altro
che essere svegliata
con la parola giusta
e un bacio
un bacio sulla bocca
la tua bocca, rosa di calore
e il tuo ventre scuro
in cui le mie mani si perdono
impastando il pane al sesamo
profumo profondo che scende
nei fianchi fino al cuore
e come musica mima lieve
poi leggermente splende

e ti stringe come fossi io
e ti sta chiamando…
ti sta chiamando…

..
Ho fatto fare spesso un test molto simpatico per cui bisogna essere un po’ psicologi, attenti ai particolari e così via.

Disegnare una persona

Come al solito, non si devono dare punti di riferimento. La metà di un foglio A4 messa in verticale o il solito blocchetto a fogli bianchi vanno benissimo.
Un pennarello nero o una matita nera. Meglio la matita, si vede meglio il tratto.
La persona si schermirà dicendo che non sa disegnare… bla bla, le solite cose insomma. Si ribatte che anche un bambino sa disegnare una persona e che non serve che uno sappia disegnare bene. E’ solo un test.
Poi si osserva quello che è stato fatto: se il tratto è sicuro e forte, o se è debole e incerto. Se il contorno è continuo o spezzato. Se la figura occupa tutto il foglio. Se è grande o piccola. Se sta soprattutto in alto o in basso. Se ci sono molti particolari o no.
Si guarda anche se il soggetto ha disegnato una figura del suo stesso sesso o opposto. Se le ha dato dei caratteri sessuali. Se le ha messo degli abiti che rispecchiano il suo genere e che abiti sono. Persino una bambina se è vanitosa e pensa di essere bella, disegna gli abiti con molta cura, magari veste la figura da principessa, un bambino aggressivo mette delle armi in mano alla figura o le dà un aspetto minaccioso ecc.. Si osserva l’espressione, se la bocca ride o è dura, la grandezza degli occhi ecc.
E’ interessante notare cosa manca. Spesso nel disegno non ci sono tutti i particolari, o alcuni di essi sono piccoli o confusi: le orecchie, le mani, i piedi… Ogni cosa ovviamente sarà simbolica. Forse se mancano le orecchie, c’è qualcosa o qualcuno che il soggetto non vuole ascoltare. Se mancano i piedi, non sa dove andare. Se le mani non ci sono o sono piccole o malfatte, non ha libertà o sicurezza d’azione, e qui si deve vedere se la mano che è più piccola o confusa è della sua destra (azione) o sinistra (sentimento). Se ci sono troppi capelli, ci sono troppe idee. Se sono ondulati o pieni di ricci, potrebbe esserci molta immaginazione. Si guarda se le braccia sono asimmetriche, ci ricordiamo che il braccio che sta alla sua destra simboleggia l’azione, il padre, la progettazione, e quello che sta alla sua sinistra simboleggia gli affetti, i sentimenti.
Osserviamo anche le linee orizzontali. Per esempio una cintura può simboleggiare un blocco sull’energia sessuale, mentre un collarino è un blocco alle emozioni, un braccialetto un blocco nel fare…

A questo punto possiamo proseguire in due modi, specie se c’è tempo e la persona è da sola.
Si può chiedere il nome del personaggio disegnato e anche il nome potrebbe essere simbolico. E si può chiedere di costruire una piccola storia o fiaba su di esso. Sicuramente l’autore riverserà qualcosa di sé su questa storia e potremo imparare qualcosa di lui. La cosa riesce molto bene con i bambini, che possono dirci così se sono tristi o felici, e perché. Si fanno piccole domande, per portare avanti la storia e inevitabilmente ne uscirà un piccolo diario personale.

Si può anche chiedere di mettere accanto alla figura degli oggetti e anche questi saranno significativi. Ci saranno delle cose archetipiche. Per esempio quasi tutti mettono il sole in alto a destra e disegnano la luna come il primo quarto (lune crescente) mai come ultimo quarto (luna calante).

Ma c’è un modo ancora più bizzarro che io uso per fare uscire l’inconscio.
Spargo dei pennarelli sul tavolo e chiedo al soggetto di chiudere gli occhi, di scegliere un pennarello a caso, poi ad occhi aperti di dipingere con quel colore gli occhi.
Poi da capo di scegliere un altro pennarello a occhi chiusi a caso e ad occhi aperti
di dipingere la bocca e così via.
Ogni volta quando ha gli occhi chiusi, muovo i pennarelli perché non li memorizzi e gli faccio dipingere, via via, capelli, mano destra, mano sinistra. piede destro, piede sinistro ecc.
A lavoro finito interpreto ogni parte colorata secondo il simbolismo relativo e se non capisco il senso dei colori, lo chiedo all’autore. Per esempio: “Perché Giacomina ha gli occhi rossi? “ “Perché è arrabbiata” “E perché è arrabbiata!” e così via. Anche qui l’inconscio interviene usando i simboli per dare informazioni ed è ancora più divertente.

Un lavoro più impegnativo riguarda le visualizzazioni. Ma ve ne parlerò nella puntata successiva
Buoni giochi!

masadaweb.org

1 commento »

  1. Molto interessante,grazie

    Commento di aldya — novembre 15, 2014 @ 12:03 am | Rispondi


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