Nuovo Masada

ottobre 10, 2014

MASADA n° 1579 10-10-2014 ROMANZO-UNA SECONDA POSSIBILITA’- CAPITOLO 21

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(Giacomo Balla)

Viviana Vivarelli

Deprivazione di energia – Il fantasma della depressione all’orizzonte – Curare gli altri può farti ammalare – Esperienze fuori dal corpo

Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La sola speranza
Degli uomini vuoti

(Thomas Eliot)

Ormai da otto giorni non sento più mio marito. E’ sparito quel filo sottile che me lo faceva sentire accanto: il crepito sul tavolino di salotto, quando arrivava; la sua foto che volava nell’aria; quella sensazione di presenza nella casa; la risposta immediata alle mie domande mentali; quel senso di sicurezza con cui mi muovevo nel mondo, come il bambino che sa di andare da solo però mentre la mamma lo guarda. Dopo 60 anni, io sono rimasta sola. E non riesco a capacitarmi.
La sua assenza mi ha gettato nello sconforto. Non serve che mi dica che dopo 19 mesi dalla morte può essere benissimo che sia rinato di nuovo o che sia affaccendato in qualcosa che lo porta lontano da me. Sento di colpo la sua assenza e mi manca.
Contemporaneamente a questo senso di assenza desolata, le mie energie sono crollate.

Ho dovuto sospendere per un giorno i trattamenti del mattino ai miei amici con varie patologie (ero arrivata a sei persone) perché mi è preso il sospetto che questa cosa abbia delle controindicazioni perché mi svuota totalmente di energia. E’ una balla colossale che curare gli altri ti gratifichi o che l’energia ti alimenti venendo dal cielo o da chissà quale empireo e ti attraversi come una canna vuota senza far danno. Prova a chiederlo a un analista sotto pressione se occuparsi dell’energia di qualcun altro non lo svuoti della sua. Non so se i benefici riscontrati da queste sei persone siano reali o solo immaginari, ma so per certo che, per quanto riguarda me, dopo ogni trattamento mi gira la testa e sono senza voce, e sulla deprivazione di energia mi sono fatta una storia. Così ieri, sabato, avevo riprovato ad andare a pranzo con Mariapia, dopo il bidone che le ho dato l’altra volta, che sono svenuta in farmacia prim’ancora di vederla e mi ha raggiunta poi al pronto soccorso dove lei parlava, parlava e io svenivo, svenivo… Così mi sentivo in colpa e volevo rimediare, perché è una buona amica, abbiamo bisogno l’una dell’altra, e non è giusto che io la bidoni per le mie paturnie, e ho fissato di nuovo con lei e ce l’ho fatta persino ad andare in centro, chiacchierare con lei e superare il pranzo, ma, appena siamo uscite dalle trattoria, ho sentito di nuovo la coscienza che si sfilava come se ricadessi nello svenimento precedente e non sono riuscita che a fare pochi passi fuori dalla trattoria per lasciarmi cadere sulla sedia metallica del bar contiguo, aspettando che il malore passasse, ma alla fine, sentendo che stavo sempre peggio e per non fare il bis col pronto soccorso, ho chiamato un taxi e sono tornata a casa, per finire la giornata stesa sul divano dormicchiando, dentro il buio e fuori dalla luce, così la mattina dopo, domenica, ho deciso di fare una pausa sulle cure prestate ad altri.
Nessuno sa cosa sia l’energia, come giri, che regole abbia, se davvero sia possibile mandarla da un essere umano all’altro, se davvero aiuti a guarire la gente. Nessuno sembra occuparsi di qualcosa di più di ciò che abbia un corpo o sia stato regolamentata come corpo, e francamente delle dicerie degli esoterici improvvisati me ne infischio e così dei reikiani, degli steineriani e di tutti quei cialtroni bigotti che pontificano per sentito dire o per osservanza a chiese o scienze o sette o scuole di pensiero più o meno ufficiali, ma quantunque grande sia la falsa conoscenza in proposito, io so solo che ho tra le mani qualcosa su cui non posso scherzare o piegare a leggende metropolitane.
Oggi Mariapia mi scrive che “la nostra comune amica Gianna ha mani meravigliose da pranoterapeuta, ma ha dovuto sospendere e per mancanza di tempo e per perdita di energia”. Dice Pia: “Quando trattava Germana, che aveva un cancro, faticava poi a stare in piedi. L’energia che viene passata al malato esce dal curante, che resta vuoto. Proteggiti e amati.” Fosse facile!
Ho interrotto per due giorni questa cosa che nemmeno so e capisco ma prendo male questa sospensione forzata. Ce l’ho con me e mi sento in colpa. Quando prometti a qualcuno che ti prendi cura di lui, quella promessa è sacra e l’altro ci conta. In qualunque modo tu lo faccia, lui ti si affida. E’ vero che la mia guarigione più miracolosa riguarda un signore di 87 anni che era molto male in arnese e nemmeno era stato avvertito di quello che gli facevo, ma ugualmente un compito è un compito. E se vuoi sperimentare qualcosa, la prima regola che non si discute è che tu lo prenda molto sul serio. Altrimenti non vale nemmeno cominciare. E’ come in amore. Puoi avere le tue battaglie e i tuoi casini, ma l’impegno deve essere serio. O la cosa non inizierà nemmeno.
Tuttavia qualcosa devo fare perché sto svanendo. Conosco i sintomi. Dopo quello svenimento in farmacia, che poi si è prolungato al pronto soccorso per sette ore, in cui entravo e uscivo dallo stato di coscienza come uno zombi, è arrivata questa settimana strana, senza mio marito, dove ho perso i colori della vita. Mi sono sentita svuotata e priva di affettività, è stata una cosa alquanto sgradevole, come non provavo da tanto tempo, dai sette anni della grande depressione che fu una vera morte psichica, una cosa terribile che non vorrei ricominciare e dove il mio unico e costante pensiero della giornata era quello di suicidarmi e se non l’ho fatto è per la stessa inerzia o vigliaccheria che mi ha trattenuto per 29 anni nella casa-prigione sotto mio padre, o che mi ha fatto vivere come una donna fedele per 30 anni come moglie virtuale di un uomo che non c’era mai e che quando c’era era attraversato da crisi isteriche perché oltre ad essere assatanato dal lavoro, era un alcolizzato che beveva grappa fin dal mattino e fumava 55 sigarette al giorno, rovinandosi corpo e carattere e trasformando il ‘bambino d’oro’ di cui mi ero innamorata in un malato intrattabile. Non oso nemmeno indagare su cosa mi ha sempre trattenuto sul luogo dove stavo, attraversando inferni e senza fuggire. Non voglio definizioni per questa cosa che è stata, per motivi diversi, il motivo conduttore della mia vita e si è ripetuta, si è ripetuta, come se qualcuno mi mettesse di nuovo alla prova per vedere fino a quando reggevo. E so anche che non dovrei pronunciare mai la parola depressione, parola malefica a cui è vietato pensare, così come non si evoca mai il male o la sfiga, per non attirarli, vietata specie per una come me che le depressioni degli altri cerca di mandarle via.
Porta l’entusiasmo!” aveva detto l’Angelo. E’ una parola! Ma in questa settimana gli antichi fantasmi dell’orrore sono riapparsi obliqui all’orizzonte. La Vita ha un suo timbro che si chiama affettività, che è come per un pianoforte il colore della musica. Ma quando quel calore-colore scompare, resta solo il vibrare metallico dei duri martelletti e la vita diventa un gelo che ti penetra nell’anima.
Mi è tornata alla mente la prima immagine del mio periodo da sensitiva, in cui mi vedevo come un fascio di carte veline tenute insieme da uno spillo e, se lo spilla si sfilava, ognuno di questi veli si sarebbe sparso chissà dove. Ecco, senza Fabrizio vicino, quello spillo ha cominciato a sfilarsi. E nella stessa settimana tante piccole punture da non amore mi hanno colpito diversamente, abbattendo quel che restava della mia autostima.
Ora dovrei ricominciare dall’aiuto agli altri, come la prima volta, dando agli altri quell’energia che nemmeno trovo dentro di me e rimettendo in moto quella sorgente che sento disseccata. Ma non è facile.
Mariapia è convinta che il lutto si faccia sentire a scoppio ritardato e che dovrei andare da uno psicologo, ma la sola idea mi fa orrore. Rimestare nella mia sofferenza e tirarla su più insormontabile e gigantesca di prima..! Nemmeno parlarne!
E tuttavia questa coscienza ondivaga che mi punisce ritraendosi e mi lascia come un guscio vuoto, un corpo senz’anima, mi vuole dire qualcosa, mi vuole insegnare qualcosa. E, se non riesco a capire che cosa, si ripresenterà puntuale come un boccone non digerito a rifarsi masticare.
Questa è la prova oggi: io corpo senza vita devo rifar rinascere in me la Vita.
Far crescere la pianta dove si è seccato il seme.
Prova che il mio destino ogni tanto mi ripresenta per vedere fino a quando potrò resistere alla mai Ombra e cessare di divorarmi da sola.

Mi scrive Cristina: “La nefrologa oggi mi ha detto che in questi cambi di stagione l’acidità, per chi è predisposto o prendi molti farmaci, è difficile da gestire. Mi ha prescritto quindi altri 2 nuovi farmaci gastroprotettori da prendere nell’arco della giornata oltre a un prodotto carminativo. Tienine conto anche tu, che certamente sei al corrente del problema stagionale e forse come me tendi a sottovalutarlo. Sono effettivamente, come dici tu scarica, mi affatico facilmente e se il cibo non è equilibrato come genere, qualità o quantità, mi sento pronta per il lancio nella spazzatura. Bene! In questa situazione non si può che migliorare.
Prendo questa frase finale come un talismano.

Questo svanire dell’anima non ha niente a che fare, io lo so, con la OBE, Over Body Experience, esperienza fuori del corpo, altra cosa che ho sperimentato, ché anzi quella era, sì, priva di colore emotivo ma era piena di immagini e di ‘altra’ vita, si apriva come una finestra improvvisa su uno strano altrove. Io in quegli eventi non ero fuori di me, ero dentro un’altra da me.
Intanto dovrei fare una distinzione tra mente e cervello. So che ci sono scienziati ammalati di fisicità che nemmeno si pongono la differenza. Rita Levi Montalcini, pure premio Nobel per la medicina, fa una affermazione indecente quando dice che “il pensiero è un prodotto secondario del cervello”, così come il sudore è un prodotto secondario della pelle. Trovo aberrante una scienziata che riduce tutto alla fisiologia materiale e non riesce nemmeno a immaginare una mente a sé stante. E la sua frase per me è mostruosa, prova di quali abissi possa raggiungere una mente orientata solo alla logica della materia e bloccata in una fissità senz’anima.
E’ un po’ come la distinzione tra corpo e anima. Hillman dice che non è vero che il corpo è abitato da un’anima, si deve credere piuttosto che un’anima è abitata dal corpo. Frase bellissima!
Ma quando io sono a terra, dove è fuggita la mia anima?
Allo stesso modo io credo profondamente che il nostro pensiero possa essere contaminato dalla materia, per cui ora io ho magari un ormone che non funziona o gli otoliti dell’orecchio che se ne vanno a giro creandomi vertigini, ma non crederò mai di avere un corpo abitato dal pensiero o, peggio ancora, che produce pensiero così come la pelle produce sudore. Per me il pensiero è ‘regale’. E’ la massima e fortissima realtà, la realtà primaria, che può attraversare più corpi o esistere fuori dal corpo.
Io credo profondamente alla preesistenza del pensiero sulla materia e anche alla possibilità che questo esista fuori dal corpo e indipendentemente da esso. E lo credo proprio a causa delle OBE, solo e appunto perché io le OBE le ho provate e magari, la Levi Montalcini, povera cara, non sapeva nemmeno cosa fossero e così navigava nei buio con la saccenza del cieco che si crede padrone della luce.
Ma chi ha una considerazione appena più alta della mente o ha avuto esperienze paranormali resta molto perplesso di fronte ai berci del puro materialismo, perché le sue distinzioni sono claustrofobiche e autoritarie e buttano via troppe cose che non potrebbero spiegare. Non che io, poi, mi spieghi gran che, ma almeno sono aperta alla sperimentazione e non soffoco il vivere per rifiutare la vita.

E’ vero, ho vissuto per 29 anni una forma di sciamanesimo spontaneo e che alla fine sono riuscita a bloccare completamente perché mi disturbava troppo e non lo sopportavo. Sono una normopatica, la fissazione di essere normale è la mia patologia, e la mia impossibilità ad esserlo la mia sofferenza. Ma in un periodo, in verità molto lungo, mi è stato dato di incontrare a mo’ di antologia una serie di esperienze paranormali. Credo di averle provate quasi tutte, non so per quale straordinario ed enigmatico motivo, dico quasi perché mi mancano sicuramente la trance, la levitazione, la bilocazione e la pranoterapia…
Una di queste esperienze destabilizzanti e inspiegabili è stata l’esperienza della mente fuori dal corpo.
Per un intero mese di agosto in montagna ebbi, nel riposo del dopo pranzo, ogni giorno, l’esperienza del TUNNEL DELLA MORTE, la quale solitamente ha a che fare con esperienze traumatiche di incontro con la morte, gravi incidenti o infarti, incidenti o situazioni in cui il soggetto viene riconosciuto morto ma in cui accade che torni alla vita. Nel mio caso queste situazioni estreme non ci furono, e già questa è una anomalia nella anomalia.
Al di fuori del tunnel, le esperienze vere e proprie della mente fuori dal mio corpo che si spostava in tempo reale altrove si è prodotta in casi fortuiti e lontani tra loro, in genere non sempre riconducili a situazioni di stress o trauma psico-fisico.
Sopra il corpo schizzai quando caddi in piscina sul pavimento bagnato rompendomi il menisco e mi vidi di colpo da sopra con la gente che si affollava attorno a me distesa sulle piastrelle azzurre, zoom dall’alto, in cui saltai a pie’ pari il dolore lancinante del menisco rotto ed entrai nel puro distacco dell’osservatore..
Ma altre situazioni sono state bizzarre e senza causa apparente.
Ricordo una sera in cui ero stanchissima per aver passato una bella ma faticosa giornata in montagna col gruppo del martedì e ci fu un litigio con mia figlia, come spesso accade tra madri e figlie adolescenti, dopo di che andammo ognuna a dormire molto irritate nella propria camera e, proprio appena chiusi gli occhi, ancora tesa e arrabbiata per la rovente discussione, mi trovai sbalzata in un altro luogo. Ero un punto di coscienza senza corpo, sospesa sopra una strada in cui era avvenuto un incidente. Pur restando ferma e sospesa in alto come in un punto fisso, mi pareva che, per stare lì, si doveva muovere dentro di me un motore impazzito di cui sentivo la velocità infinita, simile a quella provata nel tunnel. Ero su una piccola strada di campagna asfaltata in curva, da una parte vedevo un muro, dall’altra la campagna, la macchina era francese, piccola e blu, il conducente era stato sbalzato fuori ed era rimasto lo sportello aperto, e due poliziotti vestiti di blu e nero col kepì tipico dei poliziotti francesi stavano cercando tra l’erba la testa che mancava e che era stata staccata di netto dall’incidente in curva volando via.
Appena avuta questa visione, diversa da un sogno intanto per l’immediatezza, poi per questa sensazione di essere un motore che mi proiettava a una velocità spaventosa pur restando ferma in un punto, ho aperto immediatamente gli occhi spaventata e sono saltata in piedi fuori dal letto. Ripresa la calma, mi sono distesa di nuovo cautamente, ma come ho richiuso gli occhi, zac, ero di nuovo nello stesso luogo, questa volta un poco oltre sulla spalla di un motociclista che andava a folle velocità e che era, non so come, coinvolto nell’incidente o ne era stato la causa, un motociclista con la muta di pelle nera e un casco nero con in mezzo una riga bianca. Io ero come un punto di coscienza sospeso sulla sua spalla sinistra e andavo alla sua velocità.
Reply: apro di colpo gli occhi e salto fuori dal letto, Ma come mi rimetto giù e di nuovo chiudo gli occhi, ricomincia tutto da capo. Sono sempre sul luogo dell’incidente ma è notte, so che siamo vicino a un aeroporto. Vedo un locale di ristoro che porta una insegna luminosa con delle corna di bisonte. C’è un bosco di alberi non alti dai tronchi sottili, cespugli… Per quanto sia notte, vedo tutto benissimo, con la massima nitidezza, bianco su nero come in una cianografia, ogni più piccola foglia, ogni minimo filo d’erba, vedo come potrebbe vedere un animale notturno dalla vista acutissima e senza i miei attuali impedimenti visivi. La situazione si ripete una quarta volta, mi sposto ma sono sempre nella zona dell’incidente. Alla fine decido di non dormire più e vado in camera di mia figlia per restare sveglia, non ripetere l’incubo, e discutere con lei della cosa.

Altre visioni me lo sono un po’ dimenticate: troppe ne ho avute.
Caratteristiche anomale rispetto ai sogni sono l’immediatezza del salto spazio-temporale per cui sono sveglia e non faccio a tempo ad addormentarmi, l’assenza del corpo, l’incredibile velocità a cui mi sembra di viaggiare anche se sono ferma, le alterazioni alla percezione per cui vedo anche le cose più piccole o vedo dentro gli oggetti (per es. dentro gli armadi o i comodini o i corpi: vista endoscopica), la riduzione del numero dei colori a pochissimi, la percezione anche di cose che dovrebbero essere invisibili come l’alone energetico attorno alle persone o dettagli che si dovrebbero vedere male perché sono nel buio e che invece per me sono nitidissimi come se vedessi perfettamente in ogni condizione di luce. C’è poi uno stato emozionale diverso nel senso che, qualunque cosa veda, io sono uno spettatore freddo e distaccato che non prova emozioni nemmeno davanti a un corpo con la testa mozza. Anzi, sembra che riguardo alle emozioni umane io sia uno spettatore alieno che guarda le emozioni altrui col distacco di chi osserva cose che non capisce.

Ricordo, durante una bellissima meditazione della psicosintesi con Piero Ferrucci, di essere stata sbalzata di colpo in una casa, dove una famiglia cenava in cucina attorno a una tavola sotto una lampada accesa e ricordo il distacco da osservatore alieno con cui la guardavo. Pur non essendo essi inseriti in una scena emozionale ma nella normalità di una normale cena famigliare, il loro essere vivi mi colpiva per la stranezza che gli esseri umani hanno riguardo alle emozioni e che ne fa esseri speciali nell’universo, la loro vivezza emozionale mi sembrava qualcosa di bizzarro, di eccessivo, come un brulicare molto caldo e intenso che quasi non tolleravo ma che allo stesso tempo mi interessava in modo morboso e magnetico.

Comunque sia stato, in questo tipo di esperienza ho avuto sempre la netta sensazione che la mente fosse una cosa completamente distinta dal mio cervello e del mio corpo, che poteva avere una vita propria con percezioni anche diverse ma sempre molto forti anzi più forti senza gli impedimenti del corpo e i suoi deficit, e che questa mente poteva sussistere e anche meglio senza l’aggravio corporeo anche se guadagnava delle caratteristiche particolari non umane.
Ovviamente la Levi Montalcini non sarebbe d’accordo con nulla di quel che ho detto e mi considererebbe una mitomane o una delirante. Ovviamente mi permetto di considerare lei una razionale e una dispotica.

In senso neurologico il cervello è formato da una rete di cellule nervose, i neuroni, che trasmettono le informazioni con un sistema elettro-chimico che potremmo paragonare a una serie di scariche elettriche che percorrono delle vie neuronali fino a bombardare determinate aree del cervello.
In questa trasmissione elettrica, il cervello può emettere varie frequenze elettromagnetiche e qualunque neurologo sa che ad ogni fascia frequenziale corrisponde un certo tipo di attività mentale, andando dallo stato di coma fino all’eccitazione creativa del genio.
In tal senso si parla di onde beta, veloci, da 21 a 14 picchi al secondo, connesse alle attività razionali e corrispondenti al lavoro della mente che pensa in stato di attenzione o vigilanza. Ci sono poi le onde alfa, meno veloci, da 14 a 7 cicli al secondo, legate all’intuizione e alla creatività, che emergono quando la mente pensante si riposa ed entra in uno stato di tranquillità’: RILASSAMENTO, DORMIVEGLIA o MEDITAZIONE; abbiamo poi le onde teta, molto più lente, onde del SONNO, che scendono dai 7 a 4 cicli al secondo; ancora più bassa e’ la fascia delle onde delta, sonno profondissimo o stato vegetativo, da 4 a mezzo ciclo, qui troviamo il COMA o l’ESTASI, e già è abbastanza sconcertante che lo stato di minore attività cerebrale, il coma, corrisponda a quello stato di maggiore attività paranormale, che è appunto l’estasi.
Si dice che normalmente siamo in uno stato di coscienza ordinaria, stato di veglia lucida o sonno normale.
Gli stati modificati di coscienza sono gli stati di coscienza straordinaria e li possiamo vivere solo eccezionalmente e moltissimi non ne hanno mai avuti nella loro vita. L’Obe sta qui ed essi possono essere di vari tipi: ipnosi, trance, estasi, allucinazioni, visioni ed esperienze paranormali in genere. Para vuol dire che sta ‘al di là’, in questo caso al di là dell’esperienza psichica ordinaria, cioè comune a tutti.
Alcuni hanno una facilità quasi congenita verso questo uso della mente, altri non lo hanno mai attivato, altri infine vi capitano raramente e ne restano scioccati. Alcuni sperimentano questi stati come squilibranti o patologici o comunque fortemente anomali e inquietanti. E’ stato il mio caso ed io non ho fatto altro che cercare di eliminare queste esperienze per 29 anni finché ci sono riuscita e sono tornata normale come tutti con l’enorme sollievo di chi non sarebbe mai riuscito ad abituarsi a queste anomalie da schizzati. Ma ci sono persone che le hanno dalla nascita o vivono nelle culture giuste e sono abituati ad esse perché costituiscono un loro modo abituale di usare la mente.
Queste persone esistono da tempo immemorabile e sono state chiamate con vari nomi: santi, guru, sciamani, stregoni, maghi, veggenti ecc. e in genere sono stati onorati dai loro gruppi sociali che li hanno usati per la terapia o la veggenza. Noi facciamo eccezione, perché il materialismo occidentale ha scelto di basarsi sulle scienze fisiche (il mondo della Montalcini, appunto) su ciò che è visibile e ripetibile, imponendo un vero monopolio razionale alla mente, al punto da demonizzare chiunque la usi in modo diverso, così che la stessa Chiesa cristiana, e in particolare quella cattolica, ha rinnegato il paranormale persino in ambito religioso, rendendo difficile la vita dei santi, che spesso sono dei medium diretti dalla fede.
Ma noi riteniamo che la distinzione tra cervello e mente sia importante, pensiamo che il cervello organico non esaurisca la mente ma ne sia uno strumento funzionale, come un telefonino o un pc, che possono portare la voce o il pensiero di un soggetto ma stanno su un piano inferiore e strumentale, sul piano della materia. Secondo la mia opinione e le mie esperienze, il cervello è una cosa e la mente un’altra, e la mente può esistere anche senza o fuori il cervello.
Del resto basta aver avuto anche una sola esperienza di OBE per sapere che la mente può esistere fuori dal corpo, anzi è più libera, diretta, e percepisce diversamente. Se accettiamo questo punto di vista, risulta chiaro che la macchina cervello non esaurisce le possibilità della mente ma è solo un sistema d’uso. E’ come in un computer. Da una parte ho l’hardware e dall’altra il software. Con l’avvertenza che nel caso della mente, questa può funzionare anche senza l’hardware.

Quello che possiamo notare subito è che negli stati straordinari di coscienza cambia il modo con cui viene percepita la realtà. In particolare risultano modificate le coordinate cognitive di spazio e tempo.
I matematici sanno quanto sia importante stabilire le coordinate di base, perché da esse dipende una determinata lettura del reale. E, se si cambiano queste coordinate, cambia anche la realtà conseguente. Così essi sono in grado di ipotizzare realtà a 3 dimensioni, a 4, 5 ecc.
Einstein impresse una svolta radicale alla fisica aggiungendo il tempo alle tre dimensioni di base: lunghezza, larghezza e profondità. Aggiungendo il tempo si scoprivano variazioni della realtà altrimenti insospettabili.
Per es., se si prendevano due gemelli e se ne mandava uno nello spazio a una velocità prossima a quella della luce, via via che la velocità dell’astronave aumentava rallentava il tempo del pilota, cioè si arrestava il suo invecchiamento. Così, se egli tornava sulla Terra dopo un lungo viaggio nello spazio, risultava più giovane del suo gemello rimasto sulla Terra.
Il prof. Subhash Kak, dell’università della Luisiana, presenta il fatto cosi’: “Se il gemello a bordo della nave spaziale si reca sulla stella più vicina al nostro pianeta, che dista 4.45 anni luce, viaggiando all’86% della velocità della luce (300.000 km al secondo), rientrando sul pianeta Terra risulterà invecchiato di 5 anni mentre il gemello rimasto a terra sarà invecchiato di 10 anni!” Insomma viaggiare nello spazio a una certa velocità ci manterrebbe giovani.
Per capirsi è importante avere gli stessi punti di riferimento, non solo nei viaggi nello spazio ma anche nella percezione della realtà o anche nella conversazione comune. Per cui quando io parlo delle mie esperienze a una persona di percezione ordinaria posso risultare altrettanto folle di Einstein quando spiegava lo spazio-tempo a qualcuno che non sapeva una cippa di fisica.
Spazio e tempo sono le coordinate abituali del conoscere con cui da migliaia di anni ci hanno insegnato in Occidente a inquadrare la realtà. Ma il modo con cui percepiamo è una visione relativa, non assoluta, un determinato modo di percepire, una visione culturale. Cosa ci sia in assoluto non lo sappiamo. I filosofi hanno coniato il termine ‘noumeno’ per indicare la realtà assoluta non conoscibile, la realtà in sé, che si contrappone al ‘fenomeno’, che indica la visione del reale relativa al nostro modo ordinario, abituale, culturale, di conoscere. Insomma quella che chiamiamo realtà non è altro che una particolare visione fenomenica.
Il nostro conoscere è il frutto di un lunghissimo condizionamento mentale, ereditario e ambientale, che ci ha programmato in un certo modo, per cui non sapremo mai com’è la realtà in sé’, possiamo solo elaborarla come ci hanno insegnato a fare. Ma quello che le esperienza paranormali mi hanno insegnato è la possibilità che la realtà possa essere elaborata in altri modi.
L’ambiente e la cultura ci hanno programmati così e noi usiamo il cervello di conseguenza. Ma un diverso ambiente e una diversa cultura avrebbero potuto programmarci diversamente e noi avremmo avuto una diversa elaborazione del reale.
Questa differenza risulta chiara quando contattiamo culture molto lontane dalla nostra, in particolare culture che sono rimaste isolate per lungo tempo e non si sono omologate alla cultura occidentale, per es. una tribù da poco scoperta dell’Amazzonia.
Noi siamo come dei computer, siamo programmati e agiamo secondo il programma ricevuto. Non esiste nulla nella mente umana che non sia programmato culturalmente, che non sia frutto di un condizionamento precedente. Già quando nasciamo, le nostre cellule hanno subito un imprinting ereditario che poi prosegue con gli influssi dell’ambiente in cui siamo immersi.
La cultura è una manipolazione lenta e sottile che procede per migliaia di anni e di cui non ci accorgiamo nemmeno. Noi nasciamo già programmati in un certo modo in via ereditaria, poi gli insegnamenti, l’educazione diretta e indiretta, scolastica e ambientale, l’esempio, i veti e le sollecitazioni fanno il resto.
Quando possiamo confrontare culture molto diverse, ci rendiamo conto che il cervello può essere programmato in molti modi e che certi canali possano essere aperti o chiusi o le stesse funzioni percettive o cognitive possono essere usate anche in modi opposti.
Un indio dell’Amazzonia, abituato a sapere fin dalla nascita che la selva è abitata da spiriti, non farà nessuna fatica a vederli, perché ha sviluppato dei canali percettivi adatti a questo scopo, in un europeo questi canali sono stati accuratamente chiusi, per cui se egli di colpo vedesse uno spirito penserebbe di essere pazzo o di essersi sbagliato e censurerebbe la visione, manca l’imprinting culturale di elaborazione del dato, per cui si spaventerebbe e cercherebbe di oscurare la sua impressione. Insomma, come c’è un rimosso psichico, per cui sprofondiamo nell’inconscio i contenuti psichici che non vogliamo vedere, così c’è un rimosso culturale per cui oscuriamo tutte quelle esperienze paranormali per cui possiamo essere presi per pazzi, perché non si omologano con la cultura conosciuta e accettabile, sono un non rimosso cognitivo e arriviamo al punto di negarle e non riconoscerle.
Ma, quando il giogo ferreo della razionalità si affievolisse, in un profondo rilassamento per esempio o in una situazione traumatica, ecco che quella esperienze potrebbero riemergere riaffermando la loro realtà. Per cui per certe cose un indio sembrerà uno sprovveduto rispetto a un occidentale, per altre sarà in grado di fare atti o avere percezioni che un occidentale nemmeno si sogna. Vivere in una certa cultura vuol dire essere modificati da questa, per cui certe funzioni saranno valorizzate, altre represse, certi canali saranno attivati, altri chiusi.
Noi occidentali abbiamo represso o inibito molte delle nostre potenzialità, la chiaroveggenza, la telepatia di gruppo, la simbiosi con la natura, la comunicazione con le intelligenze invisibili ecc. Il programma sembra non esserci, solo perché ne siamo così condizionati da non avvertirlo più, ma ci condiziona. La razionalità ha divorato l’essere e lo ha imprigionato nella materia.
“Siamo, come diceva Jung, poveri d’anima”. L’anima l’abbiamo proprio repressa, grazie ad una scienza materialista e monopolistica e a una chiesa mirata solo alla primazia politica e alla prevaricazione ideologica; da una parte siamo avanzati nel progresso logico e tecnologico, dall’altra siamo regrediti nella nostra parte spirituale. per dirla coma un induista: vediamo i corpi grossolani ma abbiamo perso quelli sottili.
Ogni cultura ha i suoi modi di percepire il mondo e li tramanda, programmando i suoi membri. Ogni cultura ha la sua visione della realtà e la impone come assoluta. E’ anche questo un modo per gestire il potere. E tutta la struttura cognitiva con cui percepiamo il mondo non è innata ma indotta.
In Occidente le coordinate base della mente ordinaria sono lo spazio e il tempo; lo spazio è esteso, al modo della geometria, per cui se sono qui non posso essere altrove; il tempo è lineare, al modo dell’aritmetica, progressivo, unidirezionale, per cui prima viene A poi B ecc., così come prima viene 1 poi 2 ecc..
E’ un modo di conoscere relativo, indotto, programmato, che produce una certa visione del mondo. Quando qualcosa contraddice questa visione noi la rifiutiamo, per es. quando un oggetto è qui ma contemporaneamente anche altrove (bilocazione), o quando ci appare il tempo futuro che, essendo futuro, non potrebbe logicamente essere visto adesso.
Eppure la mente di un aborigeno australiano, che è programmata in un altro modo, vede in modo diverso e non se ne meraviglia. Per es. egli può vedere il futuro: se i cacciatori partono per la caccia, può vedere prima quale preda incontreranno; se un visitatore è in arrivo può scorgerlo all’orizzonte molte ore prima che realmente arrivi. Il modo di funzionare della sua mente ci sembra bizzarro, perché non ha il concetto di tempo lineare né di spazio esteso, che sono i nostri paradigmi. Eppure molti operatori sociali o missionari che sono stati a lungo in contatto con gli Aranda o tribù simili hanno testimoniato queste capacità.
Dobbiamo capire che le coordinate della mente possono essere molte, non solo quelle che conosciamo. La mente può essere programmata in modi diversi. Alcuni di essi possono aprire altri livelli di coscienza, in cui per esempio lo spazio non è esteso ma contratto e si può essere qui ma anche altrove (bilocazione) o essere visti in due luoghi diversi nello stesso istante come avveniva a padre Pio, o il tempo può non procedere nel modo unidirezionale che conosciamo, in avanti, ma può invertire il suo corso e far vedere subito il futuro o svelare aspetti ignoti del passato (preveggenza o chiaroveggenza).
Immaginate che queste facoltà costituiscano un certo programma mentale, questo può essere indotto culturalmente (l’aborigeno australiano) o può essere latente e diventare attivo anche in un occidentale, possono essere in lui sin dalla nascita o apparire di colpo dopo un trauma, come avvenne a me. E’ un programma mentale che produce quelle situazioni che abbiamo chiamato stati modificati della mente, diversi rispetto alla standard culturale occidentale, in quanto lontani dalla norma.
In Occidente constatiamo il funzionamento di questi programmi ‘altri’ della mente nella vita dei santi o dei sensitivi.
La cosa curiosa è che anche la fisica comincia a interessarsi ad essi, con parecchi interrogativi perché gli scienziati hanno ovviamente serie difficoltà a inserire i fatti ‘anomali’ nel quadro scientifico tradizionale.
Per es., la fisica nucleare ha scoperto che, se due elettroni fanno un lavoro comune e poi vengono allontanati, resta tra loro un legame che porta a una conoscenza diretta condivisa, così che, se si sollecita uno con una informazione (per es. gli si dà un tot di calore), anche l’altro, ovunque sia, riceve la stessa informazione.
Essi formano una diade telepatica, come la madre col figlio, sembrano due oggetti distinti e separati ma si comportano come fossero una sola unità cognitiva, in cui l’apprensione di un dato si accende nello stesso momento in entrambi, indipendentemente dalla distanza, come se la distensione spaziale fosse una illusione percettiva ed essi partecipassero a una memoria comune non solo per il passato ma anche per il presente. E, se si pensa che tutte le particelle che formano il pianeta Terra derivano da un big bang originario e dunque hanno partecipato ad uno stesso immane lavoro cosmico, possiamo ipotizzare che a un certo livello tutto ciò che esiste nell’universo sia in contatto telepatico e che l’universo possa essere un’unità di memoria condivisa.
Dunque ci sono legami che sono indipendenti da spazio e tempo e riguardano un altro livello di realtà in cui valgono partecipazioni più profonde che dovrebbero essere lette secondo altre coordinate, non lo spazio e tempo che conosciamo, ma, per esempio, l’analogia e il significato.
In parapsicologia vediamo che, se a un figlio accade qualcosa di grave, la madre può saperlo subito, con un sogno o una visione, una percezione extrasensoriale o un malessere. La fisica ordinaria non sa spiegare come questo accada e la religione non cerca nemmeno di farlo.
La diade telepatica due-elettroni o madre-figlio è un enigma perché sta fuori del tempo e non si cura della distanza spaziale Rivela che, da un certo punto di vista, abbiamo due unità distinte e separate, ma da un altro una sola unità di informazione, in cui un messaggio si accende nello stesso istante nelle due parti, così come in un organismo una minaccia può essere percepita simultaneamente dallo stomaco (senso di vomito) o dal sistema termico (gelo improvviso) o dal sistema limbico (paura).
Se i due poli formano una coppia telepatica, patiscono insieme, vivono le stesse cose insieme, in virtù di un legame significativo di cui nulla sappiamo, come una coppia di gemelli.

A questo punto si potrebbe ipotizzare che l’intero universo sia un organismo, che posso guardarlo con una mente programmata a distinguere le cose separate o con una mente programmata a vedere le unioni, i collegamenti, le relazioni, le analogie..
In effetti il mio cervello, già materialmente è diviso in due emisferi di cui uno è specializzato a vedere il mondo in modo logico e separativo usando spazio e tempo, l’altro in modo intuitivo e relazionale usando simbolo e analogia. E l’esame neurologico cerebrale mostra che alcuni hanno più sviluppata la parte logica, altri quella intuitiva. L’occidente ha fatto progredire una cultura che ha sviluppato maggiormente l’emisfero logico ma le differenze individuali persistono.
Ci potrebbe dunque essere un modo di vedere il mondo in cui ogni parte esiste di per sé, slegata dalle altre, e un modo in cui appare chiaro che tutte le parti comunicano tra loro, un mondo che sembra disteso nello spazio e allungato nel tempo, e un mondo sincronico che funziona per significati e analogie e dove il significato è ora, qui, istantaneamente, e spazio e tempo sono solo illusioni.
E la nostra mente, variando le sue frequenze, le lunghezza d’onda elettromagnetiche, potrebbe passare da una visione all’altra, da un programma all’altro: la visione spazio-temporale tipica dell’Occidente, o la visione analogica o per significati sincronici, tipica dell’Oriente, ma anche delle culture sciamaniche o dei sensitivi.

“La madre ebbe una visione e disse al marito: “Fabio ha avuto un incidente di macchina, è steso su un prato con la gamba rotta, corriamo!” Salirono in auto e lei guidò il marito nel luogo esatto dell’incidente, dove trovarono il figlio disteso sul prato con una gamba rotta.”

Quando impariamo ad analizzare i nostri sogni, appare subito che questo salto dal mondo spazio-temporale a quello simbolico è presente. In un sogno è il significato che conta, spesso un significato che appare attraverso metafore, simboli, somiglianze, associazioni o analogie, e in cui la successione dei tempi o il modo di presentarsi degli spazi non è importante. Il sogno deve essere letto secondo altri codici. Appartiene a un altro programma che occorre conoscere per capirlo.
Il sogno spesso non ha un ordine temporale, può essere letto a rovescio, quello che dovrebbe accadere prima accade dopo, si può partire dal suo punto più importante o emblematico o bizzarro e non dall’inizio (Jung partiva dal particolare anomalo), non rispetta le fedeltà realistica dei luoghi o di oggetti o persone (ero in una casa ma non era questa di adesso, o era la casa dell’infanzia, era mio marito ma non era proprio lui ecc.). Il sogno può prevedere fatti futuri (preveggenza) o dirci cose che ci dovrebbero essere ignote (chiaroveggenza) ecc.
Nel sogno, o in una fase alfa prossima al sognare, posso sapere istantaneamente qualcosa, tipicamente la morte, anche se avviene in quel momento da tutt’altra parte, anche se riguarda persone che nemmeno conosciamo.
Anche la fantasticheria può indurre in uno stata alfa prossimo al sogno e aprire la chiaroveggenza.

Poiché stento ad addormentarmi, spesso mi faccio delle fantasticherie. In una di queste immagino di dare uno spettacolo in cui vengo posseduta da anime di cantanti defunte e canto con la loro voce davanti a un pubblico che me le ha richieste. Io sono stonata e mi piacerebbe molto saper cantare, per cui questa fantasticheria notturna soddisfa una mia mancanza e mi piace molto. Così una notte immaginavo di cantare con la voce di Marilin Monroe, Yma Sumac, la Callas ecc. A un certo punto si interpone una voce nuova, non chiamata, è Nilde Iotti. Sorpresa! Io dico: “Ma tu non sei morta!”. “Invece sono morta in questo momento”, dice lei “E vorrei cantare un’ultima volta l’Internazionale.” E Nilde Iotti canta con voce lenta e grave l’Internazionale.
La mattina dopo sono in salotto che spolvero con la tv accesa e sento che Nilde Iotti è
morta la notte prima.

Il sogno può essere una via di conoscenza. Il 50% degli eventi paranormali avvengono in sogno, per cui esso può essere la prima via che possiamo esplorare, non solo per leggere meglio in noi stessi, come vuole la psicoanalisi, ma per conoscere fatti a noi ignoti.
In genere noi non sappiamo gestire il sogno e agirlo in modo sciamanico, come una via di conoscenza. Ma altre culture lo fanno e gli sciamani insegnano ai loro apprendisti a muoversi nel sogno come fosse un mondo a parte.
Si parla di sogno, e gli stregoni lo conoscono bene, quando non subiamo passivamente quello che sogniamo (cosa che diventa terribile in un incubo), ma in cui un punto di coscienza attivo gestisce il sogno secondo la sua volontà. Per esempio lo sciamano può entrare in un punto del sogno e passare da questo ad un altro sogno, come all’interno di più scatole cinesi. Castaneda nel suo diario di uno sciamano tolteco lavora molto su queste modalità del sognare…e il sogno ha sempre un profondo significato nelle comunità tribali che lo usano come strumento di conoscenza dell’ignoto, di preveggenza, di diagnosi o terapia, o come strumento per conoscere la volontà divina.

C’è una modalità che Castaneda insegna per gestire il sogno lucido che io uso per gestire le visualizzazioni durante le regressioni. Dico: “Guardati le mani! le vedi le tue mani?”.
Il nostro cervello è come un computer che può avere in memoria programmi diversi, per es. sul mio pc ho in programma vari sistemi operativi: Internet Explorer, Firefox, Chrome.. posso passare da uno all’altro, ci sono cose che posso fare con uno ma non con l’altro; ogni programma ha le sue caratteristiche e devo conoscerle. E anche il mio cervello quando sogna usa un programma di elaborazione dati che non è lo stesso che usa quando è in uno stato di veglia.
Anche qui occorre distinguere la mente dal cervello. Da una parte ho l’hardware, dall’altra il software. L’hardware è la macchina, il cervello, la parte organica. Il software è uno dei programmi o codici che posso usare.
Per esempio col computer, se sono un architetto, userò Autocad, che è un programma di grafica molto evoluto che mi permette di produrre disegni bi/tridimensionali in ambito ingegneristico, architettonico, meccanico, etc. Gli stessi non li posso fare con Word ecc.
Se sono un sensitivo, la mia mente è in grado di disattivare il programma ordinario e di passare a un altro programma che oltrepassa i dati percettivi e i legami logici tradizionali per un altro tipo di visione. Questa capacità di passare da un programma a un altro è fondamentale. Non si può pretendere di usarli tutti e due contemporaneamente.

Nei 29 anni in cui ho goduto della chiaroveggenza, quando la applicavo a un visitatore, non lo guardavo, non lo memorizzavo, preferivo che stesse in silenzio per non essere distratta o condizionata da quello che diceva, non gradivo la presenza di altre persone nella stanza o di rumori ambientali, qualsiasi cosa interferisse con l’uso interno della mia mente, e dimenticavo poi quasi dal tutto quello che vedevo o dicevo, pur non essendo in trance. Questo lo faccio anche ora che questa capacità di visione interna (endoscopia di una vita) è quasi scomparsa, quasi vuol dire che qualcosa è rimasto ma non posso più produrre gli effetti di prima, e anche ora non memorizzo i visi, le storie, i nomi…Tutto passa come su un altro livello. Ma se rivedo la stessa persona anche dopo 20 anni, non ricordo di averla vista, ma riprendo la sua storia dal punto in cui l’avevo lasciata. Non ha lasciato tracce in me su un livello ordinario, ne ha lasciato su un altro livello.

Ora, può accadere che uno sia nato con una data specificità (la chiaroveggenza, per es.) o può accadere che in caso di trauma si attivi di colpo un programma latente, cioè una capacità che esisteva già nella mente e che improvvisamente attiva il cervello in un certo modo, cioè apre un certo tipo di percezione non ordinaria, creando nuove sinapsi e nuove vie neuronali. Il risultato è una esperienza definibile come ‘straordinaria’ perché è totalmente diversa dal modo abituale di funzionamento cerebrale.
In un computer posso avere programmi molto diversi, di solito essi non comunicano tra loro, tuttavia posso attivare l’uno o l’altro e passare i dati dall’uno all’altro, memorizzandoli in un certo formato, per es. ho un programma di immagini (foto, disegni..), se le metto in formato mpeg le posso vedere in un altro programma, Word, non adatto a vedere immagini, sempre che esso le riconosca.
Lo stesso accade per la mente di un sensitivo, egli può avere esperienze che possono essere trasmesse alla mente ordinaria sempre che essa le riconosca, altrimenti andrà in tilt o le negherà.
Insomma ci sono cose che la mia mente ordinaria non comprende, perché è stata programmata a non comprenderle. Ma con un po’ di esercizio si può superare questo gap e scoprire che altri modi di usare la mente sono possibili.
L’incongruenza dei tempi e degli spazi è tipica del sogno, per questo non ha senso dire che il sogno è strano perché non rispetta le logiche della lettura ordinaria della realtà. Il sogno sembra strano se letto secondo il codice della veglia, ma non lo è se viene letto secondo il codice proprio, esattamente come due programmi diversi del computer.
Il sogno ha le sue logiche che la veglia non conosce. Non è una copia della realtà, o può anche riprendere la realtà ma secondo una lettura diversa, per cui per certi buoni sognatori il sogno è già di per sé una via sciamanica naturale (sha=sapere). Gli stregoni e gli sciamani, spesso usano nelle loro iniziazioni proprio la via del sogno come via di conoscenza ‘altra’ e superiore.
Il sogno non è solo “la via regia dell’inconscio”, come diceva Freud, ma una via di conoscenza molto particolare della realtà in cui usiamo altre coordinate cognitive, come il significato o lo scopo.
Per questo la mente ordinaria può non capire affatto il senso dei sogni e deve impararne il codice di interpretazione.

È strano vagare nella nebbia!
Solo è ogni cespuglio e pietra,
Nessun albero vede l’altro,
Ognuno è solo.
Pieno di amici era per me il mondo,
Quando la mia vita era ancora luminosa;
Adesso, che la nebbia cala,
Nessuno si vede più.
In verità, nessuno è saggio
Se non conosce il buio,
Che piano ed inesorabilmente
Da tutti lo separa.
Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è essere soli .
Nessuno uomo conosce l’altro,
Ognuno è solo.

(Herman Hesse)

E come le stelle cadono
smarrendosi nel tempo,
così i nostri giorni
in un fruscio di specchi

(Domenico)

.

http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Sempre bellissimi i tuoi racconti di vita vissuta e le tue riflessioni… Notte
    Paola

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 11, 2014 @ 5:52 am | Rispondi

  2. Cara Viviana, eh! si ti capisco, è sempre un grandissimo casino percepire di essere quello che si è … semplicemente.
    Un matto diceva e parlava della nefasta cristallizzazione… dell’epifisi… Per fortuna esistono i Grandi Maestri dello Zodiaco a darci una mano… che lo vogliamo oppure no.
    A chi sarà capace di “ascoltare” sarà dato un piccolo cadeau : un occhio. (sorriso)

    Commento di thread — ottobre 11, 2014 @ 9:47 am | Rispondi

  3. Cara Viviana,
    lo so che frasi come “ti capisco…” sono belle, ma sostanzialmente inutili. Vorrei comunque farti arrivare la mia simpatia ( nel senso originale di sin-pathos, soffrire, sentire e avere passioni simili) perchè mi sembra che sia così e le tue parole fanno risuonare spesso corde analoghe nel mio cuore ( un marito molto importante perso da 16 anni, l’amore per Jung e il mondo simbolico…)
    Vorrei comunque ricordarti, proprio sulla lezione di Jung che conosci così bene, che la vera elaborazione del lutto consiste nella “coniunctio” interna, cioè non più aspettare la protezione e l’amore dall’altro, ma introiettare le stesse energie, che nel caso della donna, vanno a irrobustire il suo “Animus”, quella parte del maschile interiore che inevitabilmante, finchè il proprio uomo è vivo, rimane proiettata su di lui.
    Anche lui, dopo la morte della moglie Emma, che nonostante la lunga relazione anche con Toni è sempre rimasta fondamentale per lui, ha attraversato una depressione che lo ha portato ad approfondire ancora di più nel “Mysterium Coniunctionis” quella meta di riunificazione interiore che aveva già intravisto nelle visioni avute durante la grave malattia del 44.
    Coraggio, dunque, sono sicura che, lasciando andare tuo marito, troverai dentro di te quelle energie di protezione e di forza che ti ha sempre garantito lui.
    Un abbraccio.
    Marisa

    Commento di marisa — ottobre 13, 2014 @ 9:12 am | Rispondi

  4. Grazie, Marisa
    ti ricordo che per arrivare a questa congiunzione Jung, che era Jung, ci mise 87 anni
    E per i comuni mortali fra le teoria e la pratica ci corre un mare
    Il tempo ha bisogno di tempo
    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 13, 2014 @ 9:37 am | Rispondi


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