Nuovo Masada

settembre 28, 2014

MASADA n° 1575 28-9-2014 ATTACCO ALL’ARTICOLO 18

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Il nemico allo specchio, di Ferruccio de Bortoli – Il padre di Renzi indagato per bancarotta fraudolenta – La legge con cui Renzino si è liberato dalle pendenze giudiziarie – Il referendum per l’indipendenza della Scozia – Multa alla Banca d’America per l’abuso dei subprime – Il terrorismo “utile” agli USA – Italia in guerra: 100 milioni al giorno in armi, Alex Zanotelli – Italia: un tragico bilancio

Il metodo più efficace per prendere il controllo dei popoli e dominarli del tutto
è quello di sottrarre un pezzettino della loro libertà ogni volta, così da
erodere i diritti attraverso migliaia di piccole e quasi impercettibili
riduzioni. In questo modo, la gente non si accorgerà che diritti e libertà sono
stati rimossi fino a quando sarà oltrepassato il punto in cui tali cambiamenti
non possono essere invertiti
.” (Adolf Hitler, Mein Kampf)
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Adam Smith (1700): “Tutte le volte che il legislatore tenta di regolare le differenze fra gli imprenditori e i loro operai, i suoi consiglieri sono sempre gli imprenditori»”.
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Viviana Vivarelli:
“Chi attacca l’articolo 18 dicendo che ormai non tutela più nulla e quindi è un ammenicolo inutile è irritante e scandaloso come chi, dopo che ogni bene e valore di un Paese fosse distrutto, attaccasse la sua bandiera dicendo che ‘ormai’ non significa più nulla.
Chi difende l’articolo 18 difende un simbolo che non si riduce al mero ripristino al lavoro di chi viene arbitrariamente licenziato, ma intende riportare in alto i valori e la difesa dei lavoratori come la pietra base su cui si fonda una vera democrazia, perché se finiamo col togliere al lavoro ogni valore e ogni diritto e dopo aver eliminato l’articolo 18 eliminiamo anche l’articolo 1 che sul lavoro fonda l’intera costituzione, non resta che la difesa del profitto e quella è così arida e sordida che non può che riportarci in un nuovo medioevo parificandoci a quei Paesi che sono solo preda dei potenti come avviene nel terzo mondo.

Franco Cardini
Oggi, il trend liberal-liberistico vorrebbe “liberarci” dallo scomodo “corpo intermedio” che è lo stato: specie da quel costosissimo ingombro che è il welfare state, in modo da sottoporci meglio all’intensivo sfruttamento di apposite società di vampiri specie nei campi dell’istruzione, della salute, della sicurezza e dei trasporti. In ciò, una volta soddisfatti i voti che i vari padroni auspicano nei nostri confronti (e già la progressiva cancellazione dei diritti dei lavoratori con l’alibi della “ripresa” e della “flessibilità” ha azzerato le conquista sociali di un secolo e mezzo e sta facendoci regredire verso i tempi del “sciur parùn” e del capitalismo selvaggio), noi cittadini saremmo finalmente liberi di contrattare con le lobbie il nostro presente e il nostro futuro, il costo del nostro lavoro e dell’istruzione dei nostri figli, la nostra salute e la nostra sicurezza. In altri termini, saremmo schiavi del turbocapitalismo e dei suoi padroni.

Diritti che sono costati decenni di lotte fatti a pezzi nell’incuria di un parlamento di servi
Valori nazionali e universali calpestati bellamente da un pupazzo venduto a una cricca di magnati che promette la mattina ciò che rinnegherà la sera
Una setta deviata come la P2 che ormai la fa da padrona nelle istituzioni e nelle forze di difesa nazionali
Patti biechi e vergognosi con le tre bande della criminalità organizzata che ormai coinvolgono anche il Quirinale
Un ingresso in sordina nella terza guerra mondiale
Leggi a tutela del lavoro fatte a pezzi con la spocchia di un parvenue viziato e insolente a cui tutto è concesso
Depenalizzazione progressiva di reati gravissimi e ostacoli all’applicazione della giustizia per il trionfo dei peggiori
Delinquenti conclamati come Berlusconi, Verdini, Genovese, Bruno.. imposti come coautori della Costituzione o difensori di leggi incostituzionali
La Costituzione fatta progressivamente a pezzi nel caos di un potere protervo e bieco
.. e nessuno, oltre al M5S, davanti a questo immondo sfracello che faccia una sana opposizione?!

Ogni giorno il disgusto verso questi nemici dell’Italia cresce. Non riesco più a guardare un telegiornale. E i talkshow ormai mi creano una insopprimibile nausea, Lo sapete che siamo il Paese che trasmette più talk show in televisione tra i 27 Paesi europei? Ormai è un continuo e martellante lavaggio del cervello. Ci dicevano che in Cina per condizionare le masse cominciavano dall’asilo a trasmettere gli slogan del regime ma noi con gli slogan demenziali di Renzi ci dovremmo andare a pranzo e a cena. L’Italia non fa che echeggiare questo mantra ossessivo di piccole frasi a effetto, spot da negozio di periferia, battutine insulse, fanfaronate farlocche, facezie da bar dello sport. Sotto questa pioggia di meschinerie e di cialtronaggini, il nostro Paese muore, la cultura è a pezzi, l’economia fa a picco, l’immagine dell’Italia nel mondo è più offesa che sotto Berlusconi. E quando non parla il logorroico Renzi è anche peggio. Vedere di quali figure di arroganti e vacui cortigiani si è circondato fa cadere le braccia. Le sue donne sono anche peggio per vacua prosopopea e stolta aggressività della Santanchè o della Gelmini. Questo governo è persino peggio di quelli che lo hanno preceduto. Berlusconi aveva inaugurato il partito-azienda, ma Renzi ha messo su il partito-banda e tutti devono fare quello che il capo banda comanda.

MA QUALE 40% DI CONSENSO?!

Ogni giorno ci ripetono la balla che Renzi ha il consenso del 60% degli Italiani, il Pd un po’ meno. La balla è palese prima di tutto perché basta parlare un po’ in giro per capire che tutte le categorie sono incazzate e che di consenso a Renzi ce n’è poco anche tra i piddini, poi Renzi non è mai stato espressamente votato come leader salvo che alle primarie dove ha preso bellamente in giro i piddini con un programma o un non programma che non somiglia nemmeno di lontano a quello che poi ha fatto. Infine al massimo il suo 40% alle europee corrisponde al 20% degli elettori, per cui, anche se è vero che chi non vota non conta, sono sempre 2 Italiani su 10 che al massimo lo hanno scelto contro 8 su dieci che di lui non vogliono sapere una cippa. Comunque, visto che la Chiesa è sempre stato dalla parte del vincitore, suona interessante che gran parte dei vescovi italiani si sia palesemente schierato contro Renzi, dovrebbe essere per lui come una campana a morte, segno che i tempi stanno cambiando. E anche loro si sono decisi a dichiararsi dopo l’immondo attacco all’articolo 18.
Monsignor Nunzio Galatino, segretario generale della Cei gli ha detto: “Basta slogan! Ora pensi ai lavoratori! Bisogna guardare con più realismo alle persone che non hanno lavoro e che cercano lavoro!Le persone devono tornare al centro dell’agenda politica. Lo scontro sull’articolo 18 è sterile.”

L’ASSALTO ALLO STATUTO DEI LAVORATORI
VERSO UNA REPUBBLICA FONDATA SUL SERVAGGIO

Maria Mantello

Lo Statuto dei Lavoratori non è un capriccio, un puntiglio dei Sindacati, un privilegio da abbattere. È un baluardo contro gli assalti di quelle aree imprenditoriali e forze politiche con loro conniventi che vogliono cancellare diritti e tutele nella speranza di riportare i lavoratori a una situazione da medioevo, dove i padroni dell’industria e della finanza tornano a dominare senza Legge né Stato.
Quando infatti, nella grancassa ben orchestrata degli spot mediatici, la Costituzione sarà assoggettata agli interessi di chi comanda, la scuola statale privatizzata, le tutele e i diritti sul lavoro cassati, davvero l’Italia cambierà verso: non sarà più una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma sul servaggio.
In questo processo reazionario, lo scalpo della legge 300 ha un valore simbolico altissimo, da sbandierare come rivincita del padronato nella resa di conti antidemocratica.
Lo Statuto dei diritti dei lavoratori, legge 300 del 20 maggio 1970, non è una delle tante leggi del diritto del lavoro. È la Dichiarazione d’indipendenza dei lavoratori. L’orizzonte di demarcazione che la Repubblica democratica fondata sul lavoro ha voluto sancire come diritto umano alla dignità per una società affrancata da sfruttati e sfruttatori.
Una conquista formidabile, perché la Costituzione è entrata in fabbrica, come si disse giustamente allora, perché le libertà civili e democratiche non possono essere sospese sui posti di lavoro. Non più zone franche per la legge del padrone.
Con lo Statuto dei lavoratori si realizzava una fondamentale conquista di civiltà e di democrazia, che dava al “pane quotidiano” il sapore forte dell’emancipazione individuale e sociale nel lavoro e col lavoro. E proprio con l’art. 18 quell’emancipazione la si salvaguarda contro il ricatto del licenziamento ingiusto, introducendo il principio del reintegro del lavoratore, a cui dovevano essere versate le retribuzioni dalla data dell’illegale licenziamento azzerato dal magistrato.
Un formidabile paletto contro gli abusi di chi licenziava senza “giusta causa” (es. furti o altri reati) e “giustificato motivo” (notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento): «Il giudice… condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l’inefficacia o l’invalidità stabilendo un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell’effettiva reintegrazione».
E proteggendo il lavoratore dall’eventualità che possa essere liquidato con una somma sostitutiva del reintegro, l’art. 18 stabiliva che questa eventualità è possibile solo se lo richiede il lavoratore: «al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto».
La riforma Fornero, nel clima di esaltazione per il governo dei bocconiani che aveva contagiato anche la sinistra, riuscì a mettere mani sull’art.18, prevedendo il reintegro solo nei casi di discriminazione del lavoratore (es. appartenenza politica, orientamento religioso, sessuale, ecc.) ma sostituendolo con l’indennizzo in tutti gli altri casi. Insomma una mancia di benservito!
Ma Renzi vuole adesso lo scalpo non solo dell’art.18, ma dell’intero Statuto, additato come un privilegio e impedimento della ripresa occupazionale.
E ci ripropone la vecchia favola per cui solo se c’è più flessibilità (ovvero assenza di stabilità del lavoratore, come pur la Costituzione prevede) le imprese assumerebbero e l’Italia uscirebbe dalla crisi.
La flessibilità l’abbiamo vista, i posti di lavoro no. E neppure la ripresa economica.
Abbiamo visto solo la moltiplicazione pluridecennale delle tipologie di aggiramento del contratto a tempo indeterminato (lavoro a collaborazione, ripartito, intermittente, accessorio, a progetto, ecc.), che dal “pacchetto Treu” alla “legge Biagi al decreto di maggio scorso dell’attuale ministro Poletti hanno reso strutturale la precarietà.
Lo scandalo è questo e non basta per eliminarlo la battuta facile intrisa nella bivalenza renziana delle formule: “togliamo le garanzie dell’art.18, ma garantiamo la sicurezza ai precari”.
Non argomenta il “giovane” Renzi, lui spara twitter-spot. Non vuole neppure essere disturbato a discutere con chi si oppone alla dismissione finale del diritto del lavoro. “O così o decreto”, ripete. Insomma “qui comando io”.
Eppure, all’epoca del governo Monti aveva detto “lo Statuto non si tocca”. Ma doveva conquistarsi il posto di capo-partito e quello di capo di Governo.
Adesso l’obbiettivo finale è avere in mano tutto il partito. E forse, l’attacco all’art. 18 gli serve per sbarazzarsi di quanto in esso resta di sinistra. Così alla fine si compirà l’ultima metabolizzazione del Pd: un partito qualunque. Un partito post ideologico, come usano dire quelli veramente di destra.
Chissà se anche tutto questo non rientri nel patto Berlusconi – Renzi.
Il Cavaliere intanto si gode la sua Resurrezione, e gongola in attesa di riprendersi tutto il palcoscenico della politica, mentre il suo ventriloquo gli fa il lavoro sporco.



NECESSARIO O INDISPENSABILE

Rosario Amico Roxas

Renzi ha la faccia di dire che lui è “necessario”, “La magistratura non può privare una nazione di un uomo come me “. Alla faccia della modestia !
Ma non può giustificare l’accanimento con cui ha dovuto sostenere quest’anomalia politica che va ben oltre le “larghe intese”, quando ha associato al governo B, idealizzandolo come “indispensabile”. Non si i tratta più di una alleanza trasparente, alla luce del sole, con la quale affrontare i problemi più urgenti del paese ma di una complicità, condita da sudditanza, dove il perdente detta l’agenda del governo e decide cosa trattare, come trattare, quando trattare, seguendo l’itinerario dell’interesse personale, lontanissimo dal perseguimento del bene comune. Renzi ha ottenuto il suo scopo: segreteria politica del PD e presidenza del consiglio, squadra di governo composta da apprendisti non in grado di creare dubbi, divergenza, dibattito interno. Non ha badato a spese Matteo nel perseguire il suo scopo: ha elargito impegni (…Mai più larghe intese), ha distribuito promesse (riforme della giustizia, legge elettorale, abolizione del senato, legge anticorruzione, ripristino della legge sul falso in bilancio). Ma la complicità prevede una parità di benefit, così B ha messo all’incasso le sue personali esigenze, bloccando, di fatto, il programma del governo, perché sarebbe contrario ai suoi interessi che il governo Renzi realizzasse manovre e riforme idonee a risollevare la nazione dallo stato di crisi che attanaglia particolarmente le fasce più deboli.
Intanto ci tocca notare una involuzione della crisi, dovuta proprio alla presenza ingombrante del pregiudicato B in quella stanza dei bottoni, trasformata in stanza dei bottini; nel 2013 il 10% della popolazione possedeva il 50% della ricchezza nazionale; oggi il 10% dei fortunati possiede l’55% della ricchezza nazionale, cioè i già ricchi si sono ulteriormente arricchiti, mentre si assottigliano le disponibilità economiche del 90% della popolazione, tutto secondo il liberismo berlusconiano. De Bortoli, nel suo editoriale, senza peli nella penna, ha chiaramente identificato il fetore della P2 che ammorba l’aria intorno al governo Renzi.
Renzi non potrà mai onorare gli impegni e le promesse, perché B glielo impedirà, da socio non occulto di un governo che lo ha elevato al rango di indispensabile, facendosi complice del disastro che si avvicina giorno dopo giorno.
Renzi potrebbe essere ancora in tempo per salvare la sua carriera politica, mentre deve registrare il fallimento globale degli impegni politici assunti. Nessuno più coltiva la speranza di assistere ad una inversione di rotta, piuttosto si è fatto largo la speranza di una revisione critica da parte di Renzi, con le dimissioni del suo governo e la restituzione al popolo sovrano di eleggersi i propri governanti, con un rinnovamento plebiscitario della classe politica che ormai ha stancato e deluso.
Se è così sicuro del fatto suo, accetti, Renzi, di coinvolgere gli elettori anche nella scelta degli alleati di governo, evitando accuratamente di rimettere in sella i pregiudicati, i plurindagati, i corrotti, i corruttori. Dimettendosi prima del fallimento totale potrebbe riacquistare un minimo di fiducia e salvare il salvabile della sua carriera politica, ma comunque dovesse andare, sarebbe il popolo sovrano a decidere, cosa che atterrisce B e manda in panico anche lui.

Sergio Scarpinio
Sembra non ci si sia accorti come la funzione vera del fascismo cominciò a svelarsi , così come per il renzismo, dopo il suo trionfo. Come per il fascismo si sviluppò il mito per la restaurazione dell’ordine , così per il renzismo si è ”sviluppata” la crociata dei sudditi ed in essa troviamo alleati ideologie e sentimenti delle più disparate provenienze dai verdini agli alfaniani alla destra estrema ai leghisti padani ! Così come fu il totalitarismo fascista, oggi è l’autoritarismo renziano: ” Il Colle è d’accordo con me ” ” il 70% del pd è con me ” “io non medio ” ” i sindacati si arrabbiano.. non è un problema ” ….Questa è dittatura
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Viviana Vivarelli
Che il Pd avesse rinnegato tutta la sua storia e i suoi valori era già evidente dal plauso ‘senza se e senza ma’ alla spregevole riforma Fornero e alla turpe agenda di Monti, dalle scelte che Napolitano ha imposto di ministri derivati ac perinde cadaver dai diktat del Fondo Monetario (vd Padoan), dalla politica filo USA (F35 e non solo). ma poi erano risultati già vomitevoli le adesioni incondizionate al protervo Marchionne e alla sua volontà padronesca di togliere ogni diritto ai lavoratori e di ricacciare i sindacalisti alla Landini all’impotenza ricattando i lavoratori senza pietà. Abbiamo anche dovuto vedere l’inchino alla Schettino del sindaco di Torino Fassino allo strapotere di Marchionne e ora il vomito irrompe senza freni, quando Renzi dichiara che ‘andrà a visitare una fabbrica al giorno, e sceglie proprio Detroit, inneggiando alla delocalizzazione a cui aveva già fatto omaggio facendo ministro proprio la Guidi, una che sul lavoro portato fuori dal nostro paese ha fatto il suo interesse primario.
Come li difenderemo i lavoratori italiani? Quando vanno a lavorare all’estero?

Renzi collude con i peggiori brutti ceffi italiani: Berlusconi, Verdini, Marchionne, Genovese… gente che disonora l’Italia, che va contro gli Italiani, che dovrebbe essere messa all’indice dalle persone perbene
Che tanti del Pd continuino a sostenere un simile farabutto è ormai una vergogna nazionale.
Con tale genere di persone il nostro Paese non può che sprofondare in un baratro economico, politico e morale.
Mi sento come si sentiva un Tedesco assistendo all’ascesa fatale di Hitler e comprendendo appieno la catastrofe verso cui andava il paese, mentre le piazze si gremivano di folle plaudenti.
Non c’è nulla di più atroce di vedere l’impazzimento generale per un despota mentre media e politici perduti inneggiano al peggio e persistono nel sostenerlo.
Quanto accade in questi tempi nel nostro Paese mi spaventa e mi fa sentire impotente.
E’ tutto talmente grave e talmente veloce e senza freni che mi sembra di vivere in un incubo.
Ma la sciagura maggiore è vedere l’inerzia morale di tanti Italiani che ormai sembrano plagiati da quel delinquente di Renzi peggio di quanto era avvenuto coi loro presunti oppositori da quel delinquente di Berlusconi.
Sono atterrita da quello che accade. Non solo l’inesorabile e irreversibile caduta a picco del nostro paese ma il degrado morale e politico di tanti cittadini che ormai si sono arresi come tanti zombi a uno che non ha né meriti né qualità ed è disposto a venderci tutti pur di fare la sua brillante carriera di potere.

Guglielmo Papa
Il bullo fiorentino ha una concezione padronale della società, con la spocchia di essere il solo a capire le cose del mondo. Posti agli amici degli amici, il Parlamento tenuto sotto ricatto di scioglimento, il Quirinale che ha abdicato da tempo al suo compito di garante, la convinzione paradossale di essere uno statista, la continua demagogia di un consenso fondato sul nulla, l’informazione diventata il suo scendiletto (altro che “cane da guardia sul potere”!). Queste alcune facce del sistema messo in piedi dal bullo, che si vanta anche di essere un boy scout, cioè uno dei simboli che nell’immaginario è sinonimo di lealtà e trasparenza (Enrico Letta non la pensa proprio così!).
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Helvétius
Complimenti, complimenti vivissimi! Avanti così! Importiamo il peggio da Marchionne, Germania, Usa, BANGLADESH, e non i contrappesi che in Germania e USA pure ci sono! Ma quelli che hanno votato il PD facciano una seria riflessione! Volevano questo? Volevano un Paese che applica politiche economiche fallimentari di estrema destra? Politiche ottocentesche da padrone del vapore? Da schiavisti?
Volevano accordi e suggerimenti da uno che guadagna con l’Italia, de localizza in Polonia e paga le tasse in Svizzera?
Tanti sono morti in piazza per avere dei diritti e questo vuole tornare indietro??
E in questo scialbo partito di vermi non c’è nemmeno un uomo vero che si ribelli a tanta protervia?
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pietrof7
Il fatto più grave a cui stiamo assistendo e che la stragrande maggioranza degli italiani stanno accettando, in preda a narcosi coattiva, una situazione che ci sta portando al default economico sociale e culturale! Purtroppo i vincoli imposti dall’Europa, dai trattati internazionali anche sul libero scambio della “merce lavoro” lasciano poco spazio affinché gli italiani possano gestire il proprio futuro, ma almeno qualcuno cominciasse a chiedersi quale democrazia vuole questo Renzi! Chi deve gestire quel po’ di sovranità che è rimasta e che cosa ne sarà, dei milioni di disoccupati attuali e futuri e delle generazioni dei giovani!

Daniel Fortesque
E il premier insiste: “Fiat esempio per Italia”. Magari fosse! E che aspetti?
Segui l’esempio di Marchionne, no? Prendi la parte del Paese che funziona e, con quella, vattene altrove! Vattene da Marchionne a Detroit o in Polonia! State così bene insieme, perché non cogliere la palla al balzo? Ti prendi quei 12 milioni di elettori evasori, con le loro rispettive famiglie, stimati dietro i 120 miliardi di evasione che ci abbiamo, ti prendi i corrotti e i corruttori che generano quei 60 mld di flessione che ci abbiamo, ti prendi quelli che fatturano 170 miliardi di riciclaggio di denaro sporco, ti prendi le 8.000 partecipate di amici che non vuoi penalizzare, le Province che hai abolito per finta visto che oggi state votando proprio per le Province ma senza i cittadini, di prendi magari anche quei sindacati farlocchi sempre pronti a reggerti il sacco, e ti prendi pure quella parte del PD “sé dicente” di sx, che diventa la tua pelle di orso, quando serve da farti da scendiletto per le riforme, e te ne vai in America, a fare fortuna là (ammesso che vi lascino entrare!).
A noi lasciaci pure i lavoratori col diritto al reintegro, se licenziati per ingiusta causa, che senza di voi, andremo alla grande! Alla grandissima!

IL NEMICO ALLO SPECCHIO
Il troppo discusso articolo di Ferruccio de Bortoli

Devo essere sincero: Renzi non mi convince…per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante. Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi. Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto. L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato.
L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti. Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere. E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria. Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra.
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Aleanka
Renzi sta facendo un sacco di quelle cose che voleva fare Berlusconi, e guarda caso hanno sancito in privato il patto del Nazareno, il padre si dice che appartenga alla massoneria deviata che è poi diventata la P2, stessa cosa la Boschi il cui padre era al vertice della banca dell’Etruria che era la cassa forte della P2, guarda caso trattano con Verdini (quello che per anni ha pascolato e istruito Renzi) che si sa essere appartenuto alla P2. B apparteneva alla P2. Quindi è abbastanza chiaro che il potere sia tornato a loro dopo la parentesi Monti-Letta che appartengono alla massoneria dell’Euro. E, guarda caso, Napolitano ha imposto Padoan che è la continuazione di quei poteri forti europei che (usando Fm, Bm e Bce)e ci stanno affossando.
Siamo caduti dalla padella alla brace, solo il tempo ci dirà se è peggio il potere massonico nostrano o quello dell’Euro, l’unica certezza e che nessuno dei due fa l’interesse del popolo.

Cobra89
Renzi dice che sta combattendo contro i poteri forti! Sta forse togliendo il pareggio di bilancio dalla Costituzione? Ovviamente no, sta abolendo l’articolo 18. Per Renzi i poteri forti infatti sono l’opposizione parlamentare, la minoranza del partito, la FIOM e quei privilegiati degli operai che non accettano di poter essere licenziati senza giusta causa. Renzi ha superato qualsiasi limite del grottesco!
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GMignano
Il parlamento Italiano è l’immagine impietosa del paese disastrato ed in mano a bande armate che non lasciano spazio a nessuna speranza. Esempio più unico che raro di un mondo fatto di ipocrite rappresentazioni, di quella ormai vaga ed effimera promessa all’elettorato, fatta in tempo di elezioni. Una combutta di personaggi asserviti ai propri interessi e votati alle più infamanti decisioni pur di aderire all’enorme convitto in qualunque veste o partecipazione e in completo subordine ed obbedienza ai centri di interessi superiori che poi ne dividono i frutti. Un parlamento asservito ai giri di governi che non rispettano più l’antico mandato della Costituzione o più semplicemente i dettati di una convivenza civile fra popoli reduci da secoli di storia e di guerre che avrebbero dovuto rappresentare un monito su cui costruire un futuro migliore.
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Guardatevi Faccia a Faccia su La sette Scontro Iachino-Landini

http://www.la7.it/speciali-mentana/rivedila7/guerra-del-lavoro-faccia-a-faccia-landini-ichino-19-09-2014-136956
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VIA LE TUTELE DEL LAVORO
Viviana Vivarelli

La vergognosa riforma Fornero, votata col consenso incondizionato e complice “senza se e senza ma” del Pdl con Pd, ha già stuprato i diritti sul lavoro, senza il minimo beneficio sull’occupazione. Era rimasta solo una piccola parte rimasta dell’art.18, una tutela applicata in tutta Europa che è una nuda norma di civiltà e democrazia, che impedisce al padrone di licenziare senza alcun motivo o per un motivo discriminatorio un suo dipendente.
Questo padrone, in Italia, può già licenziare i suoi dipendenti per motivi economici e disciplinari, ma il reintegro per licenziamenti discriminatori e ingiustificati c’è anche in Francia e in Germania, dove addirittura parte dalle aziende sopra i 10 dipendenti e, se Renzi avesse avuto un minimo di decenza e di onestà, lo avrebbe allargato a tutti. Lo avrebbe dovuto fare anche se non si fosse presentato come di sx e se non fosse sostenuto da un partito che ha avuto radici e valori di sx.
Un governo civile e che si rispetti estenderebbe i diritti giusti anche a chi non ce l’ha, non abbasserebbe tutti al peggio. Ed è inutile che questo pupazzo blateri che l’abolizione di una tutela minima del lavoratore contro i soprusi farà aumentare l’occupazione, perché peggiore menzogna non la può dire. Oggi le aziende non assumono non perché resta questo brandello di art.18 ma perché non c’è lavoro e per creare lavoro occorre fare proprio l’opposto di quanto fa Renzi. E Renzi lo sa benissimo, tant’è che quando gli faceva comodo predicava esattamente l’opposto di quello che fa ora.

IL REFERENDUM PER LA SCOZIA LIBERA-UNA SVOLTA PER L’EUROPA
“Do you agree that Scotland should be an independent country?”
“Sei d’accordo che la Scozia diventi uno Stato indipendente?”

La Scozia è andata al voto per la prima volta nella sua storia per mantenere o lasciare la sua dipendenza dalla Gran Bretagna. Il 55% ha votato no, scegliendo di restare unito, il 45% voleva la separazione. Tra i due valori non c’è una grande differenza.
Per questo IFQ si chiede che Cameron ha davvero vinto.
Scrive Massimiliano Sfregola: “Non si ha memoria nel Regno Unito di una mobilitazione extra partitica e dal basso delle proporzioni dei comitati a sostegno dell’indipendenza, fortemente osteggiati dai poteri centrali (tutti i poteri: dal risveglio improvviso della politica di Londra alla molto disonorevole, per la deontologia giornalistica, copertura della Bbc) eppure manifestazione di vitalità nell’asfittica politica di Londra, piatta, lontana dalla gente, vicina ai capitali, conservatrice e legata ad un concetto di democrazia formale (ma non sostanziale) tanto decrepito da sembrare già un miracolo sia riuscito a sopravvivere fino al giro di boa del millennio senza particolari tumulti (solo i politici italiani possono osannare il sistema Westminster e giusto perché quasi nessuno di loro parla inglese e conosce l’Inghilterra)”.
Ricordiamo “l’immagine un po’ patetica del primo ministro Cameron che quasi in lacrime scongiurava il popolo scozzese di non demolire l’Unione e fa quadrato con l’altrettanto patetica, ma radicalmente opposta, dimostrazione di autorità del Cancelliere dello Scacchiere Osborne che si lanciava in uno “smielato pietismo e presagi di sventure: non ci lasciate, non fate andare via le aziende che -potete giurarci- se ne andranno in massa, non fate scappare i capitali, non contate sui giacimenti petroliferi quasi esauriti perché non diventerete una seconda Norvegia”. Questo marketing apocalittico è riuscito a convincere (o a terrorizzare) gli indecisi e a strappare un sospiro di sollievo a Cameron ed alla sua coalizione Brancaleone che nel 2015 spera di agguantare un secondo mandato (ora avete capito perché la scorsa settimana l’intero arco di Westminster si è trasferito in Scozia).”
Ma a questo punto il milione e mezzo di Si’ indipendentisti valgono di gran lunga di più dei 2 milioni di NO. E , pensate davvero che un terremoto simile lasci gli accordi nord irlandesi del Good Friday intatti? Si sono risvegliati anche il Galles e la Cornovaglia!”
La GB si è trovata a un passo dalla disgregazione.
E voi pensate che Irlandesi e Scozzesi vogliano davvero l’ingresso nella terza guerra mondiale a servizio degli USA decisa da Cameron? O che vogliano ancora questa permanenza nella pessima Ue anche se a mezza gamba?
Cameron avrebbe potuto proporre patti e leggi migliori, invece era “troppo occupato a tenere insieme la sua non-coalizione, a fare la guerra all’Europa e a rincorrere Farage, non aveva tempo per riforme migliorative della Costituzione. In un paese dove la partecipazione politica è al minimo, la gente non vota e solo l’1% dei cittadini ha una tessera di partito in tasca questo risultato è una buona notizia per la vitalità del sistema democratico ma una pessima notizia per i partiti britannici. Che entro il 2020, secondo un’indagine del Newsweek non avranno praticamente più alcuna rappresentatività. Allora forse ha ragione l’outsider per eccellenza, il deputato scozzese George Galloway: “La classe politica è riuscita in un’impresa nella quale aveva fallito anche Hitler: distruggere il Regno Unito”.

Un ottimo e persino a tratti sorprendente (per i suoi contenuti libertari ed autonomisti) intervento dello storico medievalista Franco Cardini, sul referendum scozzese (finito quasi alla pari 55 a 45 con una leggera prevalenza del mantenimento dall’adesione alla GB) segnala che esso è una data storica per l’Europa. Intanto mentre i SI’ indipendentisti erano sfacciati come se avesse già vinto, i “NO” arrivavano rapidi e sparivano alla chetichella, come se si vergognassero della loro scelta. “…paura del salto nel buio, la questione monetaria, il rischio e la fatica di dover ricominciare da capo con istituzioni tutte o in parte da riformare e magari da reinventare eccetera? O semplice paura, da parte di elettori miti e riservati, delle reazioni violente della “piazza” indipendentista? Le maggioranze, si sa, di solito sono appunto anche silenziose: e nella misura in cui le minoranze sono aggressive. Ma è poi davvero una maggioranza solida e qualificata un 55% contro un 45%? “
Anche qui bisogna intenderci. Le forze in presenza, in realtà, non erano proprio due, bensì quasi tre…il fronte indipendentista era profondamente solcato da una forte discriminante tra i “falchi” che volevano la scissione tout court – verdi e socialisti- e le “colombe” dello SNP che non se la sentivano di rompere con la tradizione monarchica e optavano per un regime di stati separati sotto un’unica corona, in regime di “unione personale”. Lo yes ha perduto, sia pure di misura, anche perché considerato ambiguo. Dalla Catalogna al Paese Basco, alla Bretagna all’Occitania alla Corsica, alla Sardegna al Lombardia al Veneto al Tirolo..l’Europa è piena di “casi a sé” che tuttavia non possono più ulteriormente venir ignorati. Accettando l’alea del referendum scozzese, il primo ministro britannico Cameron ha creato un precedente e avviato un meccanismo “a domino” che potrebbe diventare irreversibile. E’ stato agevolato dal fatto dal fatto che il Regno Unito manca di una Costituzione e che la Scozia ha una storia secolare di indipendentismo.
Subito un “Collettivo Indipendentista Lombardo” ha stilato il suo manifesto: “Con il consenso della gente si può fare di tutto: cambiare il governo, sostituire la bandiera, unirsi a un altro paese, formarne uno nuovo” (Miglio).
Oggi, gruppi coesi possono anche chiamarsi ‘nazioni’, ma questa ha bisogno del riconoscimento internazionale. Quanto avviene mostra tuttavia che in gran parte d’Europa sta avvenendo qualcosa di profondo. Siamo alla fine dell’era degli “stati nazionali”. Le “nazioni” una volta erano quelle che politici e intellettuali del Settecento avevano elaborato e riconosciuto come tali. Ora, i due principi della “sovranità di ciascuna nazione” e dell’”autodeterminazione dei popoli” hanno creato nuovi soggetti politici e la nuova Europa ha prodotto personaggi bel diversi dai De Gasperi, Adenauer e Schuman. Chi scrive è un europeista convinto che crede che unità europea resti un nobilissimo ideale e che un’Europa forte e unita resti una necessità mondiale, ma l’equilibrio garantito americana è tramontato mentre tutto quel che è “pubblico” e “comunitario” viene aggredito allo scopo di cancellare qualunque ostacolo al trionfo delle oligarchie finanziarie ed economiche che si muovono verso la concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochi che intendono ridurre all’impotenza tutto il restante genere umano. L’Europa di Bruxelles e di Strasburgo, l’Europa che stravolgendosi in Eurolandia ci ha consegnato legati mani e piedi alla lobby di finanzieri che gestiscono secondo i loro privati interessi la moneta comune mentre – anche ammesso che sia un gigante economico, come molti ancora affermano – è comunque un nanerottolo politico e militare (poiché gli eserciti europei della NATO, sono in realtà controllati dagli USA). Per questo, in mezzo secolo, non si è creato alcuno spirito identitario europeo, alcuna cultura comunitaria, alcuna coscienza civica per i 27 paesi.
L’Europa attuale ha fallito. Ma si può costruire un’Europa “dei popoli”? “Delle nazioni”? “Delle comunità”? Quando lo scellerato Wilson assoggettò croati, sloveni, bosniaci e montenegrini ai serbi alla faccia dei loro rispettivi e pur conclamati diritti, a quale principio autodeterminativo s’ispirò? Quando si permise alla giovane repubblica turca d’ignorare le istanze indipendentistiche tanto curde quanto armene perché Mustafa Kemal non voleva accedervi e le potenze vincitrici della prima guerra mondiale volevano punire i curdi per essere rimasti fedeli al loro sultano ch’era anche il loro califfo mentre degli armeni praticamente tutti si disinteressarono, a quale principio si obbedì? Quando per far risorgere dalle sue ceneri la Polonia si misero a tacere le voci nazionali di galiziani, ruteni e podolici, o creando il mostriciattolo cecoslovacco si passò sopra ai diritti dei moravi e dei tedeschi dei Sudeti, a quale principio di autodeterminazione dei popoli ci s’ispirò?
Nel crepuscolo degli “stati nazionali” ormai rimessi in definitiva e presumibilmente irreversibile discussione, la pretesa di servirsene ancora per fondare sulle loro esclusive basi una solida unità continentale europea appare ormai inadeguata politicamente e superata storicamente. Bisogna inventarsi un’Europa diversa, che si doti di un governo federale o confederale, e vedere quanta sovranità sia necessaria per farlo funzionare (non la sovranità che tacitamente abbiamo ceduto agli USA e alla NATO consentendo loro di impiantare decine di basi militari sui nostri territori che servono non solo alla sua politica aggressiva, ma anche a controllarci) partendo da una base che non sia più, o che non sia più esclusivamente, lo stato-nazione.
D’altronde, non possiamo però nemmeno tacere i pericoli di un trend di questo tipo. Noi non viviamo solo il tempo dell’eclisse dello “stato-nazione”, bensì anche quello dell’eclisse dello stato tout court. Nato come realtà assoluta, vale a dire superiorem non recognoscens verso l’alto e teso alla cancellazione dei “corpi intermedi” verso il basso in modo da ridurre gli individui alla nudità e all’impotenza nei confronti del suo volere, oggi lo stato – nemesi storica? – si vede a sua volta confinato al livello di “corpo intermedio”. Oggi, il trend liberal-liberistico vorrebbe “liberarci” dallo scomodo “corpo intermedio” che è lo stato: specie da quel costosissimo ingombro che è il welfare state, in modo da sottoporci meglio all’intensivo sfruttamento di apposite società di vampiri specie nei campi dell’istruzione, della salute, della sicurezza e dei trasporti. In ciò, una volta soddisfatti i voti che i vari padroni auspicano nei nostri confronti (e già la progressiva cancellazione dei diritti dei lavoratori con l’alibi della “ripresa” e della “flessibilità” ha azzerato le conquista sociali di un secolo e mezzo e sta facendoci regredire verso i tempi del “sciur parùn” e del capitalismo selvaggio), noi cittadini saremmo finalmente liberi di contrattare con le lobbie il nostro presente e il nostro futuro, il costo del nostro lavoro e dell’istruzione dei nostri figli, la nostra salute e la nostra sicurezza. In altri termini, saremmo schiavi del turbocapitalismo e dei suoi padroni. E attenti, voi che sognate il “piccolo-è-bello” di futuri stati che per adesso sono solo regioni o macroregioni. Magari la conseguita indipendenza vi renderà la piena disponibilità della ricchezza che producete e che ora va a coprire deficit e bisogni che non sono vostri, ma chi vi salverà dallo sfruttamento intensivo di quanti, approfittando della vostra limitata entità demografica e territoriale, vi si precipiterà addosso per vendervi tecnologia soprattutto nei campi della sicurezza e della salute?
Insomma, siamo davanti a una scelta. O continuare con quest’Unione Europea burocratica, rapace, “austera” a danno dei popoli e a beneficio di banche e di lobbie o cominciare a cambiarla. Il rovesciarla sarebbe impossibile se non in coincidenza con una crisi generale di portata tale da non augurare a nessuno. Non resta che modificarla gradualmente ma progressivamente e razionalmente: dare anzitutto voce istituzionale alle presenze, alle istanze e alle tradizioni popolari; proporre istituzioni comunitarie che siano in grado di dar voce, nel campo propriamente legislativo ed esecutivo, a forze non più racchiuse nella camicia di forza dei vecchi stati nazionali; favorire all’interno dei partiti e delle istituzioni politiche un’autentica circolazione di idee e di persone in grado di far sì che tutta l’Europa sia presente a livello di autocoscienza e d’informazione a ciascun europeo, consentendogli di restare se stesso e al tempo stesso di acquisire una prospettiva continentale.
… La strada sarà lunga: ma il primo passo da fare, ancora lontano, consiste nel radicare nei cittadini europei la consapevolezza di come oggi stiano le cose e di farla divenire di pubblico dominio, oggetto di quotidiana discussione a livello di media. …..
Dalla primitiva fondazione di quelli che avrebbero dovuto essere gli Stati Uniti d’Europa che sembravano attuare un’antica suggestione kantiana sono passati quasi settant’anni. E sono passati praticamente invano: è stato un tempo perduto, perché abbiamo pensato ad arricchirci ma non a creare autentici cittadini europei (e abbiamo fallito anche sul piano dell’arricchimento). E’ tempo d’invertire la rotta e di riprendere da zero il cammino iniziato. Ci vorrà tempo: e chissà se ne abbiamo abbastanza. Eppure, non c’è alternativa.

BANCAROTTA FRAUDOLENTA DEL PADRE DI RENZI
vv
Sei mesi fa il padre di Renzi è stato iscritto nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta, un reato penale molto grave che prevede fino a dieci anni di carcere, e per cui un soggetto crea una macchinazione ingegnosa per non pagare i propri creditori. Nel 2010 Tiziano Renzi separò dalla propria società un’altra società vendendola. E’ la stessa società di cui risultano titolari il padre di Renzi, Renzi e la sorella e in cui egli fu opportunamente assunto in qualità di dirigente (unica assunzione fatta dalla società stessa) appena 11 giorni prima della sua candidatura a presidente della Provincia di Firenze, espediente grazie al quale i contributi della sua pensione vennero assunti dalla collettività. La sede della società era in un immobile che fu abbandonato lasciando da parte un affitto di 8.000 euro e con danni vari interni per cui il giudice condannò il Tiziano a un pagamento di 11.000 euro. La società nel 2007 fatturava 7 milioni, poi nel 2010 parte di essa fu ceduta a un’altra società di famiglia. In queste transazioni il giudice ha visto del dolo per lasciare insoddisfatti i creditori. Niente paura, Renzi si è fatta una legge ad personam per depenalizzare la sua truffa all’erario, e ora non gli ci vuole niente per fare una legge ad personam patris per depenalizzare la sua bancarotta fraudolenta. Si tratta di un reato penale punito dai 3 ai 10 anni, quanto ci scommettiamo che per male che vada Renzi padre non si beccherà più di 5 anni e Renzi, il previdente, ha già fatto una legge per cui non si va in carcere con pene fino ai 5 anni.
Quando si dice le leggi ad orologeria!

Nel decreto sulla Pubblica Amministrazione della Madia, un piccolo comma cancella la condanna in primo grado di Renzi del 2011 per danno erariale, per aver assunto amici suoi sprovvisti del titolo di laurea richiesto per le loro funzioni. La nuova legge dice: “in ragione della temporaneità e del carattere fiduciario del rapporto di lavoro si prescinde nell’attribuzione degli incarichi dal possesso di specifici titoli di studio o professionali per l’accesso alle corrispondenti qualifiche ed aree di riferimento”.
Renzi era già stato condannato dalla Corte per danno erariale (fu “responsabile dell’assunzione irregolare di quattro persone nello staff della sua segreteria, con contratti a tempo determinato” al posto di uno solo e senza giusto motivo, solo per accasare dei propri amici) ma ora il reato decade per legge di Renzi. Renzi aeque Berlusconi.
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COMMENTI VARI
Nunzio Miccoli

Dopo il fallimento di Lehman Brothers, il governo americano ha multato per 16,65 miliardi di dollari la Banca d’America, la quale ha assorbito Merrill Lynch, per l’uso sconsiderato dei subprime sui mutui, che hanno generato gravi perdite agli investitori, tenuti all’oscuro dei rischi su queste operazioni d’investimento; fino a oggi, il gruppo ha speso 60 miliardi di dollari in risarcimenti a clienti, quest’ulteriore multa ridurrà gli utili dei piccoli azionisti, chiamati parco buoi dalle banche. Si spera che anche in Europa le autorità diventino altrettanto severe con le banche, fino a oggi coccolate, assecondate e aiutate, mentre in Italia la magistratura, anche con le denunce scritte, ha fatto finta di non vedere i loro abusi.
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Il governo ucraino è fatto di nazisti e nel paese ci sono stati elezioni truccate e un colpo di stato, ora il capo del governo, per eliminare l’opposizione, vuole rifare le elezioni con le candidature controllate, Eppure questo governo ha il sostegno economico e militare di quella Germania, che fa sempre la morale all’Italia, e serve agli Usa per l’isolamento, il boicottaggio e l’accerchiamento della Russia, favorendo quelle sanzioni alla Russia che aggravano la crisi economica. In questo quadro l’Italia, diversamente da altri paesi, pare che segua pedissequamente le direttive degli Usa, come fosse una colonia.
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Il terrorismo e le provocazioni internazionali sono dei modi di fare politica, nel 1961 gli Usa avevano pianificato degli attentati terroristici contro Cuba, ai quali si oppose il presidente Kennedy; per intervenire in Vietnam, nel 1964 gli americani pianificarono l’incidente del golfo del Tonchino; dal 1969, per fermare i comunisti, in Italia ci furono attentati terroristici addebitati a vari paesi e servizi segreti. Quando, com’è il caso dell’Italia, gli attentati servono a destabilizzare un paese, a creare crisi di governo o a speculare sulla sua valuta, non si conosce mai il vero mandante, se invece gli attentati sono degli avvertimenti, questo conosce; in quegli anni in Usa aumentò sul governo l’influenza dell’agenzia spionistica NSA e dell’apparato militare.
Nel 1964 cominciarono i bombardamenti americani sul Vietnam, propedeutici all’intervento militare vero e proprio e la cosa si potrebbe oggi ripetere in Siria e Irak; insomma, le provocazioni e il terrorismo possono favorire gli interventi militari utili anche all’industria militare e alla ripresa economica. Da ricordare che Inghilterra e Piemonte si servirono della mafia contro i Borboni di Napoli e gli Usa si sono serviti della mafia per invadere la Sicilia; in politica e in guerra il fine giustifica sempre i mezzi, ai cittadini non è lecito ciò che è lecito allo stato.
La guerra terroristica fu fatta anche durante la guerra d’indipendenza americana, durante la guerra civile americana e durante il risorgimento italiano; però, in epoca moderna, fa a tutti orrore il terrorismo dell’ISIS contro i civili che, con la paura indotta, potrà servire ad acquisire ad esso il consenso in loco, ma lo farà perdere a livello internazionale. Comunque, come c’insegna la televisione, addestrata alla propaganda, l’asimmetria politica vuole che ciò che è lecito a una parte non è lecito all’altra parte, perciò si rimprovera solo alla Russia di attentare alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina e l’Onu fa eco agli Usa e alla Nato; però nessuno nega le infiltrazioni russe o le loro violazioni della frontiera da parte dei russi, in guerra ci sono sempre state.
Da sempre gli imperi e i grandi stati hanno addestrato, armato e finanziato i terroristi e le rivolte dei popoli; anche l’Italia fascista aveva finanziato i terroristi di Corsica, Irlanda, Tunisia e dei paesi balcanici, l’Inghilterra aveva finanziato gli etiopi che combattevano contro gli italiani, i russi sostennero i repubblicani spagnoli che combattevano contro Franco; i combattenti seguivano la vita della vendetta e perciò non sempre erano dei galantuomini e, inevitabilmente, a volte erano terroristi.
Gli stati, per favorire la guerra, hanno svolto anche azioni provocatorie all’estero, violando diritto internazionale, sovranità dei paesi, diritti civili e libertà fondamentali delle persone, loro scopo, dopo aver rubato ai propri sudditi, era rubare in altri paesi; in questa strategia, i giornalisti non allineati sono boicottati o ricattatati con il denaro o la prigione, con accuse di calunnia e diffamazione a quelli che vogliono fare della vera informazione, è così che in Italia è nata la legge fascista sulla stampa, ancora in vigore.
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Il governo Renzi progetta di recuperare risorse al bilancio dello stato, tagliando le pensioni pubbliche, che generalmente sono più alte di quelle private e hanno goduto di un trattamento di favore, osiamo sperare che tagli solo le pensioni più alte e quelle privilegiate. La scelta di Draghi di favorire una politica monetaria espansiva, in una situazione di crisi occupazionale, potrebbe far aumentare i prezzi e non è detto che favorisca la domanda.
Però potrebbe favorire i lavori pubblici negli stati che sanno investire sapientemente e celermente in questi settori, tra i quali però non è l’Italia, meglio servirebbe allo scopo una politica fiscale espansiva, cioè la riduzione della pressione fiscale, un’armonizzazione fiscale tra gli stati europei, l’abolizione dei paradisi fiscali europei, un reddito di cittadinanza anche per gli italiani e l’eliminazione dei vincoli ai bilanci degli stati. La cosa migliore sarebbe anche abolire le banche centrali, compresa la BCE, in tal modo, il Tesoro degli stati potrebbe immettere direttamente moneta, senza indebitarsi, ma, per non favorire l’inflazione, sempre nei limiti del 2% fissato dalla UE.
Con un deficit di bilancio al 2% e le emissioni monetarie limitate al 2%, il debito pubblico si stabilizzerebbe e decrescerebbe con i rimborsi e con la ripresa dell’economia che favorirebbe la crescita del reddito nazionale; in tal modo, l’Italia non sarebbe più assediata dalle manovre economiche annuali e dagli incrementi fiscali, con la riduzione del debito e il calo dei tassi, anche il peso egli interessi pubblici diminuirebbe.
Purtroppo le banche, che hanno determinato la crisi, e i loro padroni occulti, che sono anche padroni delle banche centrali e degli stati, non possono rinunciare al business dell’emissione monetaria che costituisce una tassa occulta a loro favore e a carico dei cittadini; però debito pubblico e debito privato bancario, mercato privato e stato sono solo falsi dualismi, perché lo stato è un’impresa privata occulta, che appartiene a privati eccellenti che operano nel mercato e sono soci dello stato. Quest’ impresa è nata per riscuotere le imposte, in cambio di protezione, e poi ha imparato che si poteva guadagnare anche con il signoraggio monetario, le banche, sempre facenti capo a lor signori, per guadagnare di più, vi hanno aggiunto il signoraggio bancario e la speculazione finanziaria.
Per statuto, la BCE ha il compito di controllare l’inflazione e non di occuparsi della disoccupazione, poiché non può finanziare gli stati come ha finanziato le banche, per aumentare la liquidità in euro, dovrebbe paradossalmente acquistare titoli di stato americani e non degli stati europei; con ciò, finanzierebbe il debito pubblico Usa, ma, con la perdita, a causa dell’inflazione indotta, di mercati esteri, favorirebbe anche il deprezzamento del tasso di cambio dell’euro. Ora la bilancia valutaria dell’Europa è attiva e, di solito, gli stati hanno svalutato il tasso di cambio in condizione di passività e non di attività.
Keynes sosteneva che, per combattere la disoccupazione, nata con la crisi del 1929, non era sufficiente la politica monetaria, ma occorreva puntare sul deficit di bilancio invece che sul pareggio e occorreva puntare sui lavori pubblici e gli investimenti pubblici, che favoriscono l’occupazione e quindi la domanda; però la ripresa americana alla crisi del 1929 si ebbe effettivamente solo con l’inizio della seconda guerra mondiale, con le relative spese militari, con l’incremento della produzione a vantaggio degli alleati e con le aperture di credito a vantaggio di essi.
Per Keynes il mercato da solo non ha la capacità di autoregolamentarsi, come sostiene il dogma neoliberista, però nemmeno lo stato ha capacità taumaturgiche, perché è un’astrazione posseduta da un gruppo di privati che deve fare i suoi interessi, cioè è un’impresa privata occulta; oggi l’Europa langue perché, anche grazie alle delocalizzazioni industriali, vi crescono povertà, disoccupazione e disuguaglianze sociali, il welfare è sotto attacco da parte degli stati e delle istituzioni europee; prima Monti e poi Renzi, come ha fatto la Germania, hanno puntano a favorire la precarietà del lavoro, però la Francia sembra voglia resistere.
In questi ultimi anni, i dirigenti politici e bancari italiani, l’informazione italiana, gli economisti italiani e gli accademici italiani hanno dimostrato di conoscere poco quello che stava accadendo nella finanza internazionale e di conoscere poco gli scandali che avvenivano tra le classi dirigenti di paesi nostri soci; erano tutti intenti a guardare solo i vizi italiani, che detta fra noi, sono soprattutto vizi della classe dirigente italiana, che ha favorito il malcostume, ma hanno messo alla berlina l’Italia e gli italiani, anche di fronte allo straniero.
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ISLAM
Dopo il dissennato bombardamento della Libia, voluto dalla Francia e appoggiato dagli Usa, in Libia c’è la guerra civile e il paese si sta spaccando, con due parlamenti, due governi e due eserciti in lotta tra loro, uno islamista e uno laico; il partito islamista domina a Misurata e Tripoli e nel parlamento di Tobruk dominano gli islamisti che in precedenza avevano combattuto con i laici contro Gheddafi.
In sostegno del fronte laico sono intervenuti Egitto ed emirati, che hanno bombardato la fazione Islamista di Misurata e aiutano anche finanziariamente il fronte laico; i laici erano prevalenti in Cirenaica, ma sono stati sconfitti, hanno abbandonato Bengasi, controllata al 70% dagli islamisti, e si sono ritirati a Tobruk; perciò hanno preso prevalenza gli islamisti di Misurata e Tripoli che hanno come sponsor Qatar e Turchia.
L’Isis di Siria e Irak è più letale di Al Qaeda, perché armato di armi pesanti e perché internazionalizzato, esso opera in tanti paesi e potrebbe intervenire anche in Europa, con uomini di tutto il mondo di fede islamica; i suoi mezzi derivano dai sequestri di persona, dal petrolio, da una fondazione privata, da donatori del golfo arabo, dalla Turchia e dall’emiro del Qatar. Gli europei islamici, che partecipano alla sua jihad, hanno il passaporto europeo, quindi si possono muovere agevolmente in Europa e alcuni di loro sono già rientrati in Europa ma, per il momento, operano solo in Irak, Siria, Libia, Gaza e Afganistan, combattono contro governi locali e predicano la guerra santa e il califfato.
Contro Gheddafi e Assad, gli islamisti sunniti sono stati aiutati dai paesi del golfo arabico e dall’occidente e lo sono tuttora dalla Turchia e dal Qatar, hanno rimproverato agli Usa di non aver voluto attaccare Assad, ma ora l’Arabia afferma di dissociarsi dall’ISIS, da Hamas e dai Fratelli musulmani egiziani, sostenuti dal Qatar. In Qatar sono interessi petroliferi americani e gli Usa, fino a oggi, gli hanno fornito le armi.
Blair affermò di avere il dover di sostenere i musulmani inglesi che lottavano contro Assad, che poi hanno in parte alimentato l’ISIS, il Qatar ha finanziato l’agenzia giornalistica italiana Ansa e Inghilterra e Germania hanno premuto per una cessione di Unicredit al Qatar; in queste operazioni commerciali e finanziarie l’occidente può essere stato ambiguo, cointeressato economicamente, ingenuo, connivente o omertoso; in genere, spesso l’interesse economico trascura gli altri aspetti delle questioni.
Il Qatar ha finanziato l’ISIS con due miliardi di dollari, anche tramite suoi uomini d’affari, mentre il Kuwait finanzia il gruppo terroristico Al Nusra di Siria; tra i loro obiettivi sono sciiti, ebrei e cristiani, ma poi verrà il momento degli occidentali in genere; i paesi arabi fondamentalisti usano il terrorismo, come fatto varie volte nella storia, anche dai paesi occidentali, creeranno molti lutti, ma non potranno prevalere contro un occidente unito, contro Russia e Cina, che hanno minoranze islamiche, perciò, dal comunismo a oggi, hanno cercato anche di alimentare la guerra tra Russia e occidente.
Ufficialmente Arabia, Qatar e Kuwait sono alleati degli Usa, però il Qatar, diversamente dagli Usa e apparentemente dall’Arabia, sostiene i fratelli musulmani e non voleva la tregua a Gaza, inoltre sostiene l’ISIS; secondo Al Maliki, ex presidente dell’Irak, il Qatar e l’Arabia saudita sostengono assieme l’ISIS. Anche Kuwait e Bahrein sono coinvolti, cioè tutta la parte della penisola araba integralista, questi stati, con l’aiuto della Turchia, comprano armi dismesse nei Balcani e reclutano e addestrano volontari, lottano contro i governi arabi moderati e laici, anche se non troppo democratici, e contro l’odiato e corrotto occidente.
L’Islam, ricco di petrodollari, non pensa, come la Cina, di favorire il progresso tecnico e scientifico, vuole solo le armi più potenti occidentali, l’arma nucleare pakistana è stata finanziata dall’Arabia che finanzia la costruzione di moschee in Albania; per estendere il califfato al mondo intero, l’Islam non adotta la politica graduale del carciofo di Cavour, ma vuole l’espansione partendo dai punti di crisi, che naturalmente alimenta. L’occidente, con il plauso dell’Islam militante, si è diretto contro Libia e Siria e poi, secondo le sue aspirazioni, doveva dirigersi contro Russia e Iran; saranno capaci gli Usa, per rappresaglia e sanzione, di congelare i fondi privati degli emirati del golfo e dei sauditi, come hanno fatto con quelli russi? Per il momento pare si stiano riavvicinando a Siria e Iran.
Anche l’Europa ha avuto una realtà tribale e non nazionale, però ancora oggi l’Islam è caratterizzato da una litigiosità tribale, reclama pizzo e riscatto in cambio di protezione, che sono state le molle che hanno fatto nascere gli stati nazionali che impongono le tasse; per i suoi disegni, come hanno fatto gli stati con i servizi segreti, contro altri stati e contro il proprio popolo e contro altri popoli, oggi l’Islam integralista ricorre all’arma del terrorismo, delle infiltrazioni militari e dei mercenari o combattenti volontari, ricorre al terrorismo, l’Italia ne ha sofferto molto, dal 1969 a oggi.
I paesi islamici sono stati spesso alleati dell’Unione Sovietica contro l’occidente e nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, Saddam Hussein affermava che il mondo arabo non voleva pagare il costo della distensione e della fine della guerra fredda; certi stati arabi, utilizzando una visione laica, sognavano il panislamismo e il panarabismo, mentre oggi preferiscono usare la visione religiosa perché favorisce il sacrificio dei combattenti; tuttavia, i dirigenti politici, che sono capaci di trasformarsi da comunisti in liberisti o islamisti, non sono dei veri credenti, ma usano le ideologie solo per un disegno di potere e di egemonia.

Nunzio Miccoli http://www.viruslibertario.it

L’associazione internazionale degli Swaps e dei Derivati o ISDA, che ha alimentato una bolla mondiale speculativa miliardaria, vuole provocare un altro default dell’Argentina; dopo che due fondi d’investimento americani hanno comprato parte del debito estero dell’Argentina a prezzi svalutati, con il favore di un giudice americano, pretendono il rimborso dei titoli al valor nominale, con una rivalutazione enorme dei loro crediti.
I creditori sono pronti a pignorare i beni dell’Argentina, con questa trovata, in tutta Europa, fondi soprattutto inglesi e americani, si apprestano a comprare, a prezzi stracciati, i crediti bancari in sofferenza, nel mirino sono banche di Spagna, Italia e Irlanda; tra loro, Banca Santander e Unicredit, i crediti incagliati di Unicredit sono pari a 40 miliardi di euro, quelli di tutte le banche italiane 130 miliardi di euro, quelle di tutte le banche dell’Unione Europea 1.500 miliardi di euro.
Nel business sono interessate Goldman Sachs, Merryl Lynch e Deutsche Bank, le banche sanno che, con la ripresa economica, favorita dall’Unione Europea, come ha favorito la crisi, la maggior parte dei mutui bancari saranno pagati al 100%, anche se scaglionati, ma con gli interessi; perciò ora si apprestano a comprare questi crediti al 4% del loro valore nominale, è proprio un’altra bella speculazione, la pagheranno gli azionisti delle banche, che dovranno coprire le perdite su crediti da ammortizzare (Fonte: Movisol).
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ITALIA IN GUERRA – 100 MILIONI DI EURO AL GIORNO IN ARMI!
ALEX ZANOTELLI

La guerra imperversa ormai dall’Ucraina alla Somalia, dall’Iraq al Sud Sudan, dal Califfato Islamico (ISIS),al Califfato del Nord della Nigeria (Boko Haram), dalla Siria al Centrafrica, dalla Libia al Mali, dall’Afghanistan al Sudan, fino all’interminabile conflitto Israele –Palestina. E’ il ‘cavallo rosso fuoco’ dell’Apocalisse :”A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace della terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda , e gli fu consegnata una grande spada.”(Ap.6,4) E’ la “grande spada” che è ritornata a governare la terra. Siamo ritornati alla Guerra Fredda tra la Russia e la
NATO che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia. Nel suo ultimo vertice, tenutosi a Newpost nel Galles(4-5 settembre 2014), la NATO ha deciso di costruire
5 basi militari nei paesi dell’Est, nonché dare pesanti sanzioni alla Russia.
Renzi ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei dieci paesi pronti a battersi contro l’ISIS, offrendo per di più armi ai Curdi. Inoltre si è impegnato a mantenere forze militari in Afghanistan e a far parte dei “donatori” che forniranno a Kabul 4 miliardi di dollari. Durante il vertice NATO, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più nella Difesa, destinandovi come minimo il 2% del PIL. Attualmente l’Italia destina 1,2% del proprio bilancio in Difesa . Accettando le decisioni del Vertice, Renzi è ora obbligato ad investire in armi il 2% del PIL .Questo significa 100 milioni di euro al giorno!!! Questa è pura follia per un paese come l’Italia in piena crisi economica. E’ la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti. Lo scorso anno, secondo i dati SIPRI, i governi del mondo hanno speso in armi 1.742 miliardi di dollari che equivale a quasi 5 miliardi di euro al giorno (1.032 miliardi di dollari solo dagli USA e NATO). Siamo prigionieri del “complesso militare- industriale” USA e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa degli “interessi vitali”, in particolare della “sicurezza economica”. Come quella contro l’Iraq, dove hanno perso la vita 4.000 soldati americani e mezzo milione di iracheni, con un costo solo per gli USA di 4.000 miliardi di dollari. Ed è stata questa guerra che è alla base dell’attuale disastro in Medio Oriente, che fa ripiombare il mondo in una paurosa spirale di odio e di guerre al punto che Papa Francesco ha parlato di Terza Guerra Mondiale.
Davanti ad una tale situazione di orrore e di morte, non riesco a spiegarmi il silenzio del popolo italiano. Questo popolo non può aver dimenticato l’articolo 11 della Costituzione: ”L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” Non è possibile che gli italiani tollerino che il governo Renzi spenda tutti questi soldi in armi, mentre lo stesso non li trova per la scuola, per la sanità, per il lavoro…. Tantomeno capisco il silenzio dei vescovi italiani e delle comunità cristiane, eredi del Vangelo della nonviolenza attiva. E’ ora che insieme, credenti e non, ci mobilitiamo, utilizzando tutti i metodi nonviolenti, per affrontare la “Bestia“. Chiediamo al governo sia di bloccare le spese militari che di “tagliare le ali” agli F-35
che ci costeranno 15 miliardi di euro. Noi non attendiamo più nulla dall’alto. La speranza nasce dal basso, da questo metterci insieme per trasformare Sistemi di morte in Sistemi di vita. Ce la dobbiamo fare!
Noi siamo prigionieri di un Sogno così ben espresso dal profeta Michea:

ITALIA: UN TRAGICO BILANCIO
Sergio di Cori Modigliani

I dati reali sono impietosi:
1) Siamo l’unico paese d’Europa che va indietro. Non produce, non avanza, non evolve. In recessione perenne.
2) Siamo il paese d’occidente col più alto consumo di materiale pornografico. In ogni minuto della giornata 16 milioni di persone (il 24% degli Italiani uno su 4) sono sintonizzati su un sito porno o stanno acquistando materiale pornografico.
3) Siamo il paese occidentale con il più alto tasso di ludopatia ossessiva, 15 milioni di persone.
4) Siamo il paese col più alto consumo di droghe pesanti, cocaina, eroina, ecstasy. Roma è la città d’Europa con il più alto consumo di cocaina, seguita da Firenze e da Milano.
5) Siamo la nazione d’Europa col più basso numero di laureati.
6) La nazione europea col minor numero di lettori.
7) L’unica nazione d’Europa, tra 28, in cui l’indice di lettura diminuisce e il fatturato delle case editrici si assottiglia. L’editoria è in crisi solo in Italia, nel resto d’Europa è in grande ripresa.
8) Siamo la nazione più narcisista dell’intero occidente. Ogni utente facebook ha una media di tre avatar e due pagine su se stesso.
9) Siamo il paese più corrotto d’Europa, secondi soltanto alla Bulgaria.
10) Il paese col più basso indice di spiritualità e sentimento, dove i primi 5 valori dell’esistenza sono legati al possesso di beni materiali.
11) Il paese al mondo col più alto numero di talk show televisivi dedicati alla politica.
12) E quello (legato al precedente) col più basso indice di partecipazione democratica. La gente va su facebook a insultare qualcuno e con ciò crede di fare politica.

SITO INTERESSANTE CHE MONITORA L’ASSENTEISMO DEI NOSTRI PARLAMENTARI

http://parlamento16.openpolis.it/lista-dei-parlamentari-in-carica/camera/assenze/desc
Per es.

Ghedini presenze del 18%
Verdini 24%
Stefania Craxi 18%
Scaiola 21%
Alfano addirittura 10%
Brambilla 5% (da eliminare)
Tremonti 1% (da eliminare assolutamente)
Berlusconi 0,37%
Carfagna 27%
Prestigiacomo 19%
Castelli 26%
Palma 25
Mantica 23
Colombo 17
Pera 16
Matteoli 14
Dell’Utri 2
Monti 0,46 (da eliminare subito)

Dopo un anno e mezzo dal voto, i deputati che si sono seduti con maggiore frequenza
fra i banchi sono stati 8 del Pd (fra cui Cinzia Maria Fontana, Giuseppe Guerini e Tino
Iannuzzi, tutti con un esemplare 100% alla voce «presenze») e due di FI, Giovanni Mottola e Rocco Palese.
Chi non si è mai fatto vedere è Antonio Angelucci (Fi), «imperatore» della sanità
nonché proprietario del quotidiano Libero, assente durante le votazioni nel 99,60% dei casi. Alle sue spalle c’è il trio berlusconiano formato da Marco Martinelli, Piero Longo e Rocco Crimi, che hanno collezionato – rispettivamente – il 97,42, il 94,01 e il 93,76% di assenze. Non scherza neanche Daniela Santanché, altro pezzo da 90 del partito dell’ex Cavaliere, che nel 77,80% dei casi non era presente in Aula al momento del voto.
.
Vittorio50pg
Il problema non è che questi signori vanno a casa, è che poi ritornano…!
.
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. …Questo mio paese popolato da eterni adolescenti.
    Un tempo in cui si può passare a una adultità pensosa e consapevole che comporterà a una cittadanza civile o una adultità da cretinetti.
    Al momento stiamo dalla parte dei cretinetti.
    Per fortuna l’onda della Vita non può andare solo verso l’alto o solo verso il basso.
    Che Dio ce la mandi buona, mi resta solo la preghiera.
    Ti vedo provata e ti abbraccio forte forte.
    Baci.
    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 5, 2014 @ 6:37 am | Rispondi


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