Nuovo Masada

settembre 21, 2014

MASADA n° 1574 21-9-2014 ROMANZO- UNA SECONDA POSSIBILITA’- CAPITOLO 18

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MASADA n° 1574 21-9-2014 ROMANZO- UNA SECONDA POSSIBILITA’- CAPITOLO 18

Viviana Vivarelli

CAPITOLO 18

Regressioni e progressioni: tornare nel passato, vedere il futuro – John William Dunne e i sogni premonitori – I livelli della coscienza e i livelli del tempo – Le immagini ipnagogiche

Ci è stato dato il tempo e lo spazio
come cosa di cui godere
il tempo gioioso, quello triste
il tempo pieno e quello vuoto
Ogni cosa da provare
ogni cosa da assaporare
Non dobbiamo disprezzare ogni tempo
o credere al tempo della noia
o rifiutare quello del dolore
Ci saranno dimensioni in cui il tempo non esiste
dove la vita appare diversamente
e non avremo nostalgia di questa.

Noi siamo su questa Terra
non per godere o soffrire
ma per sperimentare.

Il saggio è colui che riesce a ricostruire la sua vita
alla luce di un disegno globale
in cui gli furono offerte delle occasioni
presentate delle difficoltà
ma tutto ebbe un fine
e un compito
che lo univa
all’Universo.

.
Tutto è sempre ora
Eliot

Sabato mattina, mentre ero in farmacia, mi è andata la pressione a 40 e ho perso conoscenza. Mi hanno portata al pronto soccorso dove sono stata 8 ore, continuando a perdere conoscenza. Entravo ed uscivo dal mondo in modo fluido. Era persino piacevole. Gli esami non hanno trovato le cause del malore e, quando la pressione è risalita a 70 e mi sentivo più lucida, ho chiesto di essere rimandata a casa, anche per sfuggire alla scomodità del luogo e alla sgarbatezza della dottoressa che mi aveva in cura e che mi trattava come una colpevole da punire, non so per quale sua problematica interna. Non ricordo molto di questa giornata, salvo che mi piaceva molto sprofondare nel sonno.
Lunedì ho fatto un vero sforzo per fare la prima lezione del secondo corso su Jung anche se mi pare sia venuta bene lo stesso; del resto altre volte ho fatto la lezione in situazioni di difficoltà fisica e nessuno se ne è accorto. In una delle mie conferenze migliori, quella sui Celti all’istituto archeologico di Bologna, ero in fase permanente di presvenimento, ma tutto è andato benissimo, anzi ho avuto un grandissimo applauso che non finiva mai. Finora non ho mai permesso che il malessere fisico interferisse su quello che dovevo fare.
Comunque anche oggi, dopo 5 giorni dal malore, mi sento alquanto strana e pigra, ho mal di testa anche se ragiono lucidamente ma sono debole e fuori posto.
Forse a causa del malore, ho fatto uno di quei sogni a colori fortissimi che considero predittivi.
Arrivava a Bologna la mia nipotina Sofia e io le avevo comprato dei vestitini bellissimi ma aspettavo a darglieli perché mia figlia brontola sempre che faccio troppi regali, così le facevo solo intravedere i vestitini nell’armadio e lei sembrava attenta e interessata (i vestiti indicano dei modi di essere e io credo che Sofia sia una piccola maga come me, la sento come la mia erede spirituale). Dovevo uscire ma scoprivo che per me non avevo più vestiti, il mio armadio era vuoto (i vestiti indicano anche l’abito corporeo ovvero il tempo di vita), uscivo, ma poi, quando dovevo tornare a casa, la strada diventava infinita e si allungava sempre più per cui capivo che non sarei più tornata a casa (predizione di morte). Mi sembrava di risalire una strada o sentiero che stava a destra sul fianco di una montagna, fatto di lunghi scalini, da cui vedevo alla mia sinistra dei panorami splendidi, fiumi, cascate, montagne popolate da gruppi di cervi o stambecchi (animali che tendono al cielo ma che solitamente girano da soli, e credo che essi indichino le persone spirituali che vengono ai miei corsi), era tutto molto bello ma io non avevo più tempo per ammirare le cose belle della vita perché desideravo solo tornare a casa e non potevo perché il sentiero che poi diventava le strade della città, si allungava incredibilmente, c’erano anche delle acque che ruscellavano contro di me sugli scalini rallentandomi il cammino. Non serviva a nulla che io ripetessi il nome della mia strada e lo chiedessi ai passanti. A casa non ci sarei tornata mai più.”
Ho fatto spesso sogni di predizione di morte. E questo è uno.
Ho sempre amato il sogno. Il sogno non è solo un riposo. Il sogno è un viaggio.
A volte, nei miei laboratori, chiedo agli altri di descriversi con poche parole. Io mi vedo come una insegnante, ma anche come una sognatrice, una che vive la realtà del sogno come una realtà più vera. E sono anche una che fa sognare gli altri.

Quando si intende la vita come qualcosa di più ampio di ciò che si vede in stato ordinario, si può usare il sogno come una via di penetrazione più alta del reale. Freud lo chiamava ‘la via regale per l’inconscio’, ma il suo inconscio era uno sgabuzzino del rimosso, molto limitato e individuale, mentre i miei sogni sono una chiave per accedere ad un universo che di molto ci travalica e ci sovrasta, una via ‘magica’ (dal significato di ‘mag’, potenza), per una conoscenza-potenza di cui so molto poco ma che accetto come l’unica cosa che valga la pena di cercare.

In questi giorni, dopo aver fatto fare a qualcuno la regressione, ho cominciato a indicargli una progressione, cioè l’ho mandato avanti nel tempo di dieci anni. Il primo è stato Massimo, che lavora come assistente agli anziani e non è contento del suo lavoro. Ha 36 anni e l’ho mandato ai suoi 46 anni. Ed ecco che faceva un lavoro diverso, in un ufficio, come consulente, sempre a contatto col pubblico ma in un altro modo. Era sereno, certamente più realizzato di adesso. Aveva una bella casa grande ma la ragazza con cui ora convive non c’era più.
Non so se la progressione abbia molto senso né se contenga verità ma, se ne avesse, sarebbe anche pericolosa, in quanto tra un tot di anni potremmo essere anche morti o potrebbero esserci successe disgrazie che è meglio non conoscere o potrebbe indicare fatti che nel tempo possono cambiare. Forse che io non avrei dovuto morire a 35 anni e adesso ne ho 72?
Freud usava le associazioni del sogno solo per il passato, prendeva un pezzetto di sogno e chiedeva al paziente cosa gli veniva in mente e l’inconscio poteva legare in modo mirato il pezzetto di sogno ad un problema del suo passato.

Uno studioso dei sogni, John William Dunne, disse che allo stesso modo con cui possiamo vedere il passato potremmo conoscere il futuro, che può essere evocato, se il soggetto entra in una forma di attenzione continua, ricettiva, fluida, spersonalizzata, che è poi la svagatezza vacua del sensitivo o lo stato del sogno o del presogno.
Dunne era un pioniere dell’aviazione irlandese, un ingegnere aeronautico che progettò il primo aereo militare inglese, poco dopo l’impresa dei fratelli Wright. Ma divenne famoso anche per aver scritto vari saggi sulla natura del tempo.

Nel 1901, quando era un soldato in convalescenza sulla riviera italiana per le ferite riportate nella guerra dei Boeri, sognò di essere tornato in Africa e di incontrare tre uomini in una polverosa città del Sudan, dove erano approdati, sfiniti e laceri. La mattina dopo, leggendo il giornale, trovò la perfetta descrizione dei tre inviati di un giornale britannico che erano arrivati a Kartoum in condizioni di salute pessime a causa del lungo viaggio. Erano esattamente come li aveva sognati.

Dunne era convinto di aver fatto dei sogni di preveggenza e pensava che tutti ne potessero fare, anche se poi al risveglio non li ricordavano.
Si mise dunque a studiare la natura dei sogni, sostenendo che essi possono essere una mescolanza di passato e futuro e, se uno aveva la pazienza di registrarli e analizzarli, potevano dare delle previsioni interessanti. Secondo Dunne, il tempo è multidimensionale e gli eventi possono essere conosciuti prima del loro verificarsi.
Noi abbiamo l’abitudine di pensare che il tempo sia direzionato, come un vettore che ha un unico verso, ma nel sogno la mente può muoversi liberamente in ogni senso, in avanti come indietro. Anche Einstein trovò stimolanti le riflessioni di Dunne e il tempo è sempre stato un problema inesplicabile per fisici come per filosofi. Anche Newton aveva dei dubbi sul tempo che scorreva solo in una direzione.
Ci sono livelli della coscienza che ci fanno uscire dalla coordinate spazio-temporali ordinarie ed è come se gli eventi esistessero sempre contemporaneamente in un luogo ideale dove passato, presente e futuro sono compresenti, così che la mente può spostarsi su questi livelli e conoscere il passato ignoto come il futuro ignoto. Questo somiglia molto all’Akasha induista o al pozzo della memoria del gigante celtico Mimir. L’Akasha è l’archivio globale dell’Universo, dove tutti gli eventi esistono qui, ora. E’ il grande contenuto di memorie, ricordi, tutto ciò che esiste, di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Dunne ipotizza che, come ci sono tanti livelli dell’Essere, così ci sono tanti livelli della coscienza che possono contattarli. Sognando, si può attivare uno di questi livelli che può mostrare alla mente in forma confusa eventi sia del passato che del futuro. Ciò spiega i sogni premonitori. E Dunne ne ebbe parecchi.

Nella primavera del 1902, mentre era di servizio in Sudafrica, sognò di trovarsi su di un’isola che non conosceva, in grave pericolo a causa di un vulcano, o qualcosa del genere.
Scrisse: “ero assillato dal frenetico desiderio di salvare i quattromila abitanti del luogo, ignari del pericolo”. Nel resto del sogno cercava di persuadere le “scettiche autorità francesi” a mettere al sicuro gli indigeni dalla catastrofe che si sarebbe verificata a breve. Qualche tempo dopo,i giornali riportarono la notizia della devastante esplosione del monte Pelée, nell’isola francese della Martinica, nelle Indie Occidentali. Stupito, Dunne si accorse che quasi tutte le informazioni coincidevano con quelle del sogno, compreso il numero delle vittime e le circostanze con cui si era svolta la tragedia.
Secondo le sue convinzioni, il tempo è multidimensionale e quindi gli eventi esistono ancora prima che si verifichino e possono essere conosciuti.

Dunne faceva vari esercizi, per esempio leggeva il titolo di un libro che non conosceva e scriveva quello che gli veniva in mente in modo automatico; per es. prese un libro giallo e gli venne in mente una pendola che segnava le 10,30; poi, leggendo il libro, scoprì che questa pendola era il nodo centrale del giallo, anche se compariva solo a metà libro.

Dunque nella mente disidentificata, come nella mente onirica, agisce una capacità che viaggia a due sensi, che ricorda il passato anche ignoto e può conoscere il futuro, come se tutto fosse compresente.
Io usavo spesso questa mente ricettiva, mi davano il nome di una persona a me ignota e io dicevo tutto quello che mi veniva in mente, descrivevo quella persona, vedevo elementi della sua infanzia o fatti che gli erano successi e in genere l’esperimento aveva buoni risultati. Come è possibile questo? Anche la visualizzazione è un sogno a occhi aperti. La mente ricettiva deve arrivare a uno spazio vuoto, e, se accetta tranquillamente questo vuoto, essa può andare oltre, e, poiché la natura non tollera vuoti, ecco che nel vuoto emerge qualcosa, il futuro come il passato. Le sequenze temporali sono annullate. La storia non è più un vettore direzionato, e non è più lineare ma è tutta qui ora, compresente, come se si entrasse nella memoria di un enorme computer che contiene l’informazione totale. Di questa informazione posso avere degli sprazzi a caso, vedendo ogni volta cose diverse, come se girassi attorno a un oggetto, guardandolo ora da una parte, ora dall’altra.
Nei sogni spesso avviene questo, e a volte si capisce che i sogni sono seriali in quanto contengono uno stesso messaggio che viene dato in modi diversi attraverso metafore, come le tessere di un puzzle che compongono alla fine un disegno intero.
Dunne era convinto che la memoria si potesse muovere nei due sensi del tempo, come conoscenza globale, e può ricordare il futuro come ricorda il passato. Il tempo potrebbe essere un continuum con due versi di percorrenza e, nel sogno, a volte, appare proprio questa lettura a doppio binario, la fine del sogno è il suo inizio o il sogno è un flash sul futuro o su un passato ignoto, secondo quanto ci serve. Attivare la mente straordinaria può voler dire entrare nell’archivio totale, i sogni di premonizione si intensificano e le intuizioni salviche diventano frequenti.
Freud voleva che i sogni si riferissero solo al passato, ma Jung aveva una visione allargata perché aveva avuto molti sogni premonitori, del resto lui stesso faceva questo gioco di lasciare che la mente gli mandasse delle catene associative di informazioni su persone sconosciute e la cosa funzionava.

Tutto questo mi è utile per capire ciò che può accadere ai miei visitatori quando li metto in rilassamento profondo.
Quando siamo profondamente rilassati ma non addormentati e nemmeno sotto ipnosi, siamo in una fase che viene chiamata ipnagogica, che cioè si avvia verso il sonno. Mentre nel sonno noi tagliamo i contatti col mondo esterno, nella fase ipnagogica restiamo in contatto auditivo con l’esterno, sentiamo quindi la voce di chi ci parla e possiamo, debolmente, rispondere. La fase ipnagogica come quella ipnopompa (una precede il sonno e l’altra lo segue verso il risveglio) sono fasi di varco tra un livello della coscienza e un altro, fasi bar-do, ponte, come direbbero i Tibetani, e per questo godono delle caratteristiche di due stati di coscienza vicini, presentando per questo particolare interesse.
La fase ipnagogica, cioè che precede immediatamente il sogno, può presentare allucinazioni percettive, in genere visive e in rari casi anche auditive.
Il rilassamento profondo produce il distacco dalla percezione del proprio corpo e una sincronizzazione cerebrale. Tutti gli stati di sincronizzazione sono interessanti.
Per esempio, se prendo un rubino e lo scaldo, gli elettroni del suo centro di luce cominciano a rimbalzare secondo un movimento sinusoidale, in cui ognuno ha il proprio picco e il proprio momento di caduta, ma, se riesco a sincronizzare i picchi, si produce un raggio laser, una energia estremamente potente causata dalla sincronizzazione delle onde.
Allo stesso modo, se più persone fanno meditazione sotto la guida di un grande guru, e le sue onde mentali riescono a produrre la sincronizzazione delle onde mentali dei vari soggetti, si ottiene una energia mentale di grande potenza, unificata, che può essere terapeutica o produttiva di visioni, una sinergia che è potere puro.
L’angelo diceva: “Puoi dare protezione agli altri anche solo tacendo. Agisci con la mente come fosse un dirottatore di energia. Pensa alle onde su un lago tranquillo. Conduci le onde come fossero pecorelle al recinto.
In genere i nostri cervelli emettono onde non sincronizzate, e più queste riescono a muoversi in modo analogo, più noi percepiamo un senso di pace. Il rilassamento profondo, anche quando non è produttivo di visioni, è di per sé produttivo di pace e benessere. Dieci minuti di rilassamento totale sono come aver dormito profondamente per alcune ore. Quando i neuroni dicono la stessa cosa e si muovono allo stesso modo, producono un messaggio unico che è estremamente salutare.
Via via che procediamo dalla veglia al sonno passiamo da uno stato di desincronizzazione ad uno di sincronizzazione, la mente si distacca dal corpo che è come assente e paralizzato e il cervello comincia a captare delle scene visive. In genere lo fa senza emozione alcuna, in modo distaccato.

Il tempo è una cosa strana, i filosofi se ne sono occupati da sempre inutilmente, Sant’Agostino lo chiamava ‘una dimensione dell’anima’, intendendo però che era una ‘costruzione’ della coscienza, ma solo i sensitivi parlano di livelli di coscienza a cui corrispondono livelli del tempo ovvero di una conoscenza totale.
Il tempo è solo un modo di vedere, come mettersi gli occhiali o il binocolo. Possiamo vedere nel tempo o senza.
Nel nastro di Moebius una mosca cammina sul lato A di un nastro e può di colpo trovarsi sul lato B, per una distorsione dello stesso. Per la mente potrebbe essere la stessa cosa; in stato modificato di coscienza la nostra mente passa istantaneamente da un universo ad un altro, uno col tempo, l’altro senza, uno dominato da spazio e tempo e causa, l’altro che non li contiene. Il passaggio avviene istantaneamente nel sogno straordinario o nella visione.

Dunne scrive: “I sogni di preveggenza dicono che non siamo prigionieri del presente”, forse siamo NAVIGATORI, che possono andare in ogni direzione, non ci sono direzioni fisse ma solo informazioni possibili.
Dunne era un uomo molto intelligente, era un ingegnere aeronautico, amava la matematica e la fisica e faceva ipotesi filosofiche. Ipotizzò un ‘io’ che vive ogni fotogramma della vita coinvolto in esso, e un altro che può vedere l’intero film da fuori. Se il primo cessa di occupare tutto il campo della coscienza, il secondo può avere informazioni superiori a quelle ordinarie.
Forse siamo navigatori interdimensionali imprigionati in una navicella spaziale e temporale ma sempre in grado di uscirne, assistiamo allo scorrimento della realtà come uno spettatore assiste alle sequenze di un film, ma possiamo vedere il film tutto insieme o dare un’occhiata ai fotogrammi futuri.

Io questo lo avevo sognato in uni dei miei ‘sogni neri’. Finora non ho mai trovato nessuno che abbia avuto ‘i sogni neri’ e ne ho anche chiesto invano a psicologi e neurologi. Il sogno nero è in genere un sogno straordinario dove non c’è nulla, solo un’oscurità molto fitta e una voce grave fuori campo che mi spiega qualcosa. A volte nell’oscurità appare qualche figura luminosa, in modo emblematico. Una volta furono tracciati dei segni bianchi luminosi in aramaico, ma io non conosco l’aramaico. Un’altra volta apparve una formula simile a quella di Einstein E= Mc2, che era E=mM, l’Energia spirituale è il prodotto della Meditazione per il momento, cioè l’incremento di energia spirituale è in funzione di quanto tempo dedichi alla meditazione.
Nel mio più lungo sogno nero che durò un tempo interminabile mi venne dettata l’intera gerarchia angelica partendo dalle intelligenze che organizzano la materia più semplice per arrivare fino a Dio.
Circa il tempo, sognai di essere un puro sguardo in una stanza buia. In mezzo alla stanza era sospeso per aria un proiettore, un raggio di luce entrava e un raggio usciva; ciò che usciva si proiettava su uno schermo. Una voce fuori campo diceva: “Guarda! Ciò che vedi davanti a te è il tuo presente, ma nella stanza esiste anche il tempo futuro e quello passato, è tutta la pellicola, è solo il tuo sguardo che si focalizza sul tempo presente e vede solo quello!”.

Lo sguardo ordinario focalizza una immagine dopo l’altra; lo sguardo straordinario può vedere il film tutto insieme o capirne di colpo il senso o intravedere qualche fotogramma di un passato ignoto o di un futuro non ancora determinabile.
Immaginate il passato seduto alla vostra sinistra e il futuro a destra, pensate ora di poterli guardare entrambi, questo è il tempo spazializzato. C’è un osservatore in noi che ha questa facoltà, può vedere tutta la pellicola distesa. E’ come per un libro, l’occhio che legge scorre una parola dopo l’altra, ma esiste la pagina intera. La mente analogica può vederla, quella logica no.
Nel sogno premonitore la coscienza focalizzata esce di scena e subentra la coscienza allargata che vede l’intero, magari non vede bene, vede qua e là, o vede in modo simbolico, ma ciò che conta è il senso dell’informazione.
Questa mente può anche vedere la morte, perché la morte è una grande variazione dell’energia e irradia i suoi effetti nel futuro e nel passato come un sasso gettato nel lago che allarga i suoi cerchi e raggiunge entrambe le sponde.
Molti sogni o visioni paranormali riguardano la morte, perché essa è un grande cambio di stato.

Io sognai che camminavamo tutti in fila, andavano in un grande magazzino a cambiarci i vestiti (nel sogno cambiare vestito vuol dire morire, cioè lasciare questo abito corporeo. Nel Libro dei Morti tibetano si dice: “Come la sera lasci andare il tuo abito, per indossarne uno al mattino, così con la morte cambierai il tuo corpo con un altro”).
Il primo della fila era mio padre, poi veniva mia madre, poi mio marito, poi io e dietro mia figlia col suo fidanzato. Mio padre toccò il retro di una macchina e scoppiò come una bollicina (mio padre morì poco dopo, uscì da un supermercato con le borse della spesa, aprì il retro della macchina e gli scoppiò un infarto). Poi nel sogno sparì mia madre (mia madre è morta di colpo qualche anno dopo). Poi sparì mio marito. A quel punto io mi trovai sola e mi girai urlando: “Nicoletta” Nicoletta!” ma dietro di me non c’era nessuno.

Un giorno una mia allieva mi invita a cena e poi mi chiede cosa vedo nel suo futuro, io comincio a tremare ed entro in un forte malessere che mi prende lo stomaco, vedo delle viscere sanguinanti, sangue che inonda tutto, sono piena di morte, e leggo qualcosa sulla cronaca di un giornale che attiene a un grosso fatto di sangue. Tre mesi dopo, sua madre si ammala di tumore allo stomaco, viene operata e muore. Io non ne so nulla, ma passo una notte molto agitata in cui continuo a svegliarmi pensando che devo telefonarle ma non ho il suo numero, e mi metto a pregare per sua madre. La stessa notte lei sogna che io cerco invano di telefonarle e che alla fine le lascio scritto il mio numero sul muro. La mattina dopo lei mi telefona e mi avverte che la madre è grave. Io passo la mattina in uno stato di agitazione, a mezzogiorno la tensione si distende di colpo e in quel momento la madre è morta.

Il 50% delle esperienze paranormali avvengono in sogno o in uno stato di profondo rilassamento simile al sonno. Le premonizioni avvengono più facilmente nel sogno.

Prima della morte improvvisa di mia madre ho avuto tre incubi, che al momento non ho capito affatto:
Andavo con mia madre su una ripida strada di montagna in una foschia piovosa. A un certo punto lei era troppo stanca per procedere oltre, l’ho fatta sedere su una sedia sul bordo della strada e sono tornata indietro per prendere la macchina ma ho perso la strada ed ero disperata perché non la trovavo più.
Notate la precisione del sogno: mia madre e’ morta in un pensionato, dopo pranzo, l’infermiera l’ha fatta alzare per la solita passeggiatina ma lei ha avuto un mancamento, ha detto che era stanca, si è seduta ‘sulla sedia’ ed è morta.
Qui compaiono diversi simboli: la montagna, che è l’ascesi e il cambiamento verso l’alto; la foschia piovigginosa: un tempo di confusione e pianto; l’auto che indica il modo con cui andiamo nella vita.

nel secondo sogno io tenevo mia madre morta in braccio che pesava come una bambina, la testa è sparita di colpo e si è trasformata in alcuni grumi di tuorlo d’uovo. La testa indica in genere la parte vitale o intelligente della persona, e l’uovo è segno di rinascita.

nel terzo sogno io abitavo al terzo piano di una casa e mia madre a piano terra. Scendevo con l’ascensore e scoprivo che era sparita: alcuni zingari avevano rubato tutto, lasciando su un lettino una neonata bellissima morta. Ero sconvolta, poi mi accorgevo che la bambina era viva, aveva nove mesi e grandissimi occhi scuri come quelli di mia madre da giovane. Ero molto preoccupata per questa bambina, tornavo su con l’ascensore, per prendere cibo o pannolini, ma poi l’ascensore spariva ed io ero disperata perché non potevo tornare dalla bambina e curarla.

Anche questo sogno indica una reincarnazione, ma diceva che, ovunque fosse il nuovo corpo di mia madre, io non avrei più potuto accudirla. La terra, il piano terra, si collegano alla terra madre, alle radici. Il tre è il mio numero fortunato, la cifra che caratterizza la mia vita. Ognuno di noi ha un numero simbolico. Il tre rappresenta il divino, ma anche il successo conseguito col sacrificio personale.
Notate l’ascensore che indica questa capacità della mente di spostarsi ad altri livelli (come ‘i veicoli’ buddhisti).
Gli zingari sono energie che salgono dall’inconscio per forti modificazioni di coscienza, energie di cambiamento,che ci derubano di ciò che abbiamo.
Interessante nel sogno la presenza del numero 9, un numero connesso con la nascita ma anche con la morte, nove è il tempo della gestazione ma nei sogni fa pensare che ci sia una gestazione della morte come della vita. La nuova bambina ha 9 mesi, e 9 è il periodo del concepimento, i piani della casa sono le dimensioni dell’essere, gli zingari le forze oscure della vita, l’essere derubati, ciò che si prova quando ci muore una persona cara; scale o ascensori o strade in salita indicano un cambio dimensionale.

Informazioni extratemporali possono venire in stato di trance, anche se la trance è una condizione particolare non paragonabile al sogno.

-Alcuni mesi prima della morte di mia madre, in una scrittura automatica, era venuto: “Tua madre avrà una morte dolce, come una bambina che si addormenta. In qualche punto di te c’è già la disperazione della sua perdita”.
La cosa notevole è che né coi sogni predittivi di morte, né con la scrittura automatica io realizzai che mia madre sarebbe morta di lì a poco; le frasi in cui veniva scritto della morte della madre nemmeno le lessi e me ne accorsi solo dopo. L’inconscio manda i suoi segnali ma la mente razionale non vuole accettarli, per una forma di autodifesa.
In qualche parte di noi esiste una intelligenza inconscia che conosce le cose prima e può anche cominciare a elaborarle prima che accadano realmente o che noi le conosciamo coscientemente.
Spesso ho trovato che i sogni premonitori di morte sono collegati al numero 3 e al 9, per es. il sogno viene 9 mesi prima della morte reale, come se la morte fosse una specie di nascita con 9 mesi di incubazione. Nei miei sogni del resto la morte appare sempre come una ‘nascita’. E nelle corse nel tunnel della morte ho sempre percepito di nascere con gran gioia, e non di morire.
Notiamo che anche nella predizione con cui Nostradamus prevede la propria morte con ogni dettaglio c’e’ un errore di 9 mesi.

Nella mia vita ho ascoltato migliaia di sogni, tutti molto interessanti. Questo è uno dei tanti. Notate come elementi reali siano mescolati ad elementi simbolici:

“La madre di Enza muore. Lei e la sorella la preparano, scelgono il vestito più bello, poi pensano che anche la biancheria deve essere bella. Tolgono da un cassetto una sottoveste di seta ma odora di stantio e pensano di lavarla, è estate e asciugherà rapidamente. La sorella porta la sottoveste lavata in terrazza per stenderla ma le vola via e cade di sotto. In quell’istante ricorda di colpo un sogno fatto diversi giorni prima: aveva sognato che la madre cadeva dalla terrazza, lei e la sorella andavano a prenderla e la trovavano morta a terra, con un filo di sangue che le usciva dalla bocca. Accanto a lei una neonata di due mesi vestita di bianco. La sorella racconta il sogno a Enza e osservano che, quando la madre è morta, un filo di sangue le usciva realmente dalla bocca. Non sanno spiegarsi la neonata. Ma, quando le due sorelle vanno nella camera ardente, vedono che ci sono due bare vicine, una è quella della madre, nell’altra c’e’ una bambina di due mesi, vestita di bianco”

Non sempre le immagini dei sogni sono chiare, spesso sono simboliche o appartengono a culture diverse dalla nostra, ma qualche volta i dettagli sono molto precisi.
Noi viviamo in un tempo direzionato, lineare; se aboliamo la direzione, resta un non-tempo. Se aboliamo l’occhio che separa le cose e le distende, resta l’unita’ del Tutto, come un libro che è lì tutto intero.
Forse la vita è un sogno personale all’interno di un sogno più grande, o noi viviamo un sogno parallelo a tutti i sogni possibili; siamo in una bolla all’interno di altre bolle o vicina ad esse e in certi momenti ci e’ dato di fare un salto da un punto all’altro del sogno totale. La coscienza vive nel tempo e nello spazio ma lo spirito li trascende e quello che chiamiamo ‘inconscio’ forse e’ solo uno strumento dello spirito.
Forse davvero la vita terrena è una gabbia virtuale costruita per scopi a noi ignoti, con un potere ipnotico che ci costringe a credere che essa sia reale.
Nei suoi sogni-visioni, Jung intuì cosa fosse l’eternità, ‘una realtà obiettiva’ in cui presente, passato e futuro sono una cosa sola, e tutto ciò che avviene nel tempo sta insieme in un tutto obiettivo, iridescente e indefinibile.

La ragione non può spiegarci la morte, la vita, il tempo…ma miti e sogni sono pieni di intuizioni. Noi viviamo in questo mondo con questa mente e non possiamo vedere le cose che come le vediamo. Siamo limitati e legati, ma dentro di noi c’è un anelito ad andare oltre. L’uomo di scienza è scettico su questo, ma in ognuno di noi c’è un poeta e un viaggiatore che possono superare i limiti del razionale. Se ci fidiamo troppo dell’intelletto, la vita si impoverisce, perdiamo la voce dello spirito e diventiamo sofferenti.
La premonizione può venire attraverso un sogno simbolico o realistico.
Simbolico è il sogno del ‘ponte’: “Una ragazza sogna di incontrare sul ponte della stazione di Zurigo la cugina che la informa che la nonna e’ morta. La mattina dopo arriva la notizia reale della morte”. Qui abbiamo una doppia simbologia: la stazione ferroviaria che indica ‘il viaggio’, il ponte che allude al passaggio interdimensionale. Come vedremo, anche ‘l’angelo’ ha un significato analogo, come energia di mediazione o passaggio.

Qualche volta la premonizione può apparire in un disegno, perché anche nella espressione artistica si manifesta la mente che sta fuori dello spazio e del tempo. Quando noi entriamo in uno stato creativo, usciamo dalla mente razionale e passiamo a uno stato modificato di coscienza simile a quello del sogno o della visione. Per questo l’artista non parla quando compone la sua opera. E’ assorto in un leggero stato ipnotico. Il linguaggio, come il pensiero verbale, appartiene alla parte sinistra del cervello, mentre la creazione o il sogno a quello destro.
Esiste un quadro moderno, in cui il pittore dipinse un amico con un buco nella tempia e questi, poco dopo, morì in guerra colpito alla tempia da una pallottola.
I sogni di previsione possono emergere nella vita cosciente sotto forma di segni o di disegni. In un mio laboratorio psicoartistico, una signora incollò sul suo disegno vari numeri che uscirono puntualmente al lotto il giorno successivo. Certo lo possiamo considerare un caso. Miriam pose, in un collage, un ovale ritagliato da una rivista, in cui da una parte c’era un Cristo in croce e dall’altra un numero. Quando ritrovò il padre perduto da anni, che stava morendo per una malattia terminale, risultò che il numero del suo letto in ospedale era lo stesso dell’ovale del Cristo sofferente.
Maria Teresa ebbe un figlio che morì a 14 anni, il giorno del suo compleanno, andando a sbattere col motorino appena ricevuto in regalo contro un pullman. Il giorno prima, il ragazzo aveva scritto sul suo diario scolastico: “Domani mi fanno secco! Vado a sbattere! Crash! Faccio il botto!” Forse parlava di una interrogazione che temeva, ma si era disegnato in una bara con una croce sopra, con attorno uomini incappucciati. Sopra aveva riportato una grata con i trasferelli del padre e sotto aveva messo la sigla GVS. Nella pagina accanto una sua compagna di classe aveva scritto: “14 anni / troppo pochi per amare / abbastanza per sognare” e lui aveva aggiunto: “Sufficienti per andare”. Quando, dopo la sua morte, la madre preparò la sua lapide al camposanto, si accorse con orrore che sopra la tomba c’era una grata simile a quella del diario. Il marmista le chiese se sulla lapide voleva scrivere GVS e lei ricordò di colpo la sigla scritta sotto il disegno della bara. Ne chiese il significato al marmista, il quale prima si schermì dicendo che era una vecchia sigla non più usata, poi spiegò che voleva dire “Giovane Vita Stroncata”.
Sempre Teresa, dopo la morte del figlio, sentì un forte rumore come di uccello che sbatte le ali, e aprendo la grata del camino cadde dall’alto una rondine morta, pur essendo dicembre, mese poco adatto alle rondini. Nell’antico mondo egizio ba = l’anima, il principio spirituale che sopravvive nell’al di là, è ritratto come una rondine in volo o come una rondine dalla testa umana.

Germana, prima di morire, sognò che prendeva un grande piroscafo per andare in America. Io sognai che salivo su una grande nave e la trovavo con sua madre (entrambe al tempo erano vive). Sulla stessa nave c’era un gabinetto dove potevo comunicare con i morti. Ma loro avevano il biglietto, io no, ero lì clandestina. Ricordiamo che in metafonia compare spesso la ‘nave dei morti’ per indicare la dimensione in cui sono le anime. Nel mondo celtico ‘morire’ era detto ‘andare oltre la nona onda’, cioè il nono livello dell’essere e spesso troviamo nei miti il concetto che i morti siano in un’isola, al di là di un oceano e che si possano raggiungere con una barca. Vedi la barca egizia del faraone che lo porta nel Duat o la barca di Caronte.
Il fiume, di converso, nei sogni rappresenta più spesso la vita terrena. Vedi Eraclito o Lao Tzu “La realtà è come un fiume…”.
Cadere in un fiume può indicare il rientro nel flusso della vita.

Il sogno non può essere interamente spiegato o capito razionalmente, è un fattore di trasformazione che agisce a livelli diversi da quelli della mente verbalizzata, è ‘energia in cammino’.
Le società antiche riconoscevano LA POTENZA DELL’ENERGIA CHE CAMMINA e la tribù intera partecipava con forme di penetrazione e sacralizzazione, con un sostegno collettivo, ai momenti solenni del mutamento, nei quali qualcosa moriva e qualcosa rinasceva, mentre si impartivano i sacri misteri, cioè si connetteva la psiche storica e immanente all’energia eterna e trascendente. I riti di iniziazione o di passaggio, con la loro drammatizzazione artistica e l’immedesimazione rituale, permettevano l’accesso a gradi di conoscenza superiore, accompagnando la riconfigurazione della vita umana o del ciclo naturale nei suoi momenti di variazione, attuando una armonizzazione collettiva. Ma il nostro mondo presenta un’anomia del sacro. E i sogni fanno le veci del rito segnando i passaggi dalla vita terrena: le piccole e le grandi morti.
Un tempo rituali sacri accompagnavano i tempi del cambiamento: la pubertà, l’ingresso nella giovinezza, il travaglio del parto, il momento della morte… come sostegno all’anima nelle sue metamorfosi, dal nascere al morire al rivivere.
Il rito e il mito erano contenitori dell’energia in divenire e facilitavano l’assunzione di nuove dimensioni o ruoli. Ma la nostra civiltà ha dimenticato il sostegno del rito, e allora l’inconscio lo reinventa nello spazio del sogno.
Il sogno non parla per essere capito ma per accompagnare un mutamento dell’energia. Jung dice: “I sogni possono essere racconti brevi che creano un shock dell’anima, (uno spostamento brusco dell’energia), come i Koan del Buddhismo Zen“.
Si muove qualcosa in un piano sovra-razionale, finalizzato a un senso non rivolto alla mente. La comprensione intellettiva e’ sempre marginale, il sogno non opera per una comunicazione ma per una elaborazione, che avviene ad altri livelli. Il sogno cuoce qualcosa che tu mangi magicamente.
L’analista o sciamano è un suscitatore di sogni, dinamizza energie inconsce, proprio perché il sogno e’ un accadere che la sua energia stimola.
Non è l’inconscio individuale a operare ma quello collettivo, attraverso immagini arcaiche. Per esso il tempo non esiste perché esso è situato fuori del tempo e domina perciò tutti i tempi. Siamo nel luogo dell’informazione pura, nel luogo dei significati in sé.
Per Jung l’uomo non conosce il suo futuro con l’intelletto, che è temporale e si basa su catene casuali contigue, mentre l’inconscio che è trascendente può conoscere tutto, il suo sguardo sorvola istantaneamente tempi e spazi diversi. Per Jung è possibile che il sogno, come mediatore dell’inconscio, veda anche la morte del sognatore, come altri eventi non conoscibili a priori o non deducibili da fatti noti perché esso sovverte l’ordine tradizionale della realtà ordinaria.
Nella realtà ordinaria l’evento accade su una linea temporale, seguendo o precedendo altri eventi; nella realtà straordinaria semplicemente ‘esiste’. Non ci si arriva per dimostrazione logica, o per sequenza, o per derivazione, semplicemente lo si vede in quanto ‘è’. Così la natura fattuale è più ampia della nostra percezione ordinaria e delle sue categorie e non si cura delle nostre dimostrazioni razionali o delle pretese da laboratorio, essa prova se stessa semplicemente accadendo. Accadere ed esistere sono fuori dai nostri schemi dimostrativi, ma possono essere percepiti in universi coesistenti o simil-centrati. Ci sono universi che noi costruiamo con le nostre coordinate scientifiche ed altri che semplicemente si mostrano e stanno al di fuori delle nostre costruzioni razionali.
L’archetipo è la forma a noi visibile di una comunicazione con l’eterno.
Il sogno straordinario sembra predire il futuro, in realtà il sogno ‘sa’ il futuro, perché partecipa del regno della totalità, contiene dunque tutte le forme primarie, tutti gli eventi, tutti i luoghi. Per noi è difficile concepire la possibilità di un piano che è talmente fuori dal tempo e dallo spazio da contenere tutti i tempi e gli spazi, ma molti fenomeni inspiegabili rientrano in questa ipotesi.
Per un sensitivo il livello ultradimensionale è un fatto di esperienza, e l’esperienza dice che la natura è paradossale solo rispetto alle ristrette categorie che l’intelletto umano moderno ha dato a se stesso. Se una parte della psiche vive in una realtà calata nella successione temporale e nell’estensione spaziale e un’altra parte si sperimenta invece in una realtà onnitemporale e onnispaziale, posso solo testimoniare che due livelli di me sperimentano due realtà diverse.
Passato, presente, futuro sono. E’ forse soltanto la coscienza che si sposta”.

Un allievo mi racconta:
Il tunnel della morte è l’elemento che ci investe non appena si diventa coscienti e in vari modi condiziona il nostro pensiero nel senso più lato. Il primo sogno di sensazione di morte credo di averlo avuto in uno stato quasi incosciente. Ero ammalato, una forte influenza, e avevo una febbre molto alta; a un tratto ecco una visione che non ho mai dimenticata e che ho sempre associato alla morte. Apparve un’immagine che dall’età di 6 o 7 anni ho sempre ritenuto insolita e strana, aveva una forma di spirale che partiva dall’alto verso il basso, dando un senso di sprofondamento e a mano a mano si restringeva in un turbinio di cerchi sempre più piccoli. Tutto ciò lo sentivo come un incubo, in quanto presagivo una specie di risucchio verso il basso, come una possibilità di perdermi e di precipitare in uno stato a me sconosciuto. Poi tutto ritornò normale, ma mi è sempre sembrato strano come questa visione che ho associato alla morte non l’abbia mai dimenticata e ancora tuttora la ricordi non senza turbamento. A volte mi chiedo se sarà questo che si realizzerà quando la vita terrena ci abbandonerà.

Il sogno fonde l’antichissimo simbolo della spirale con uno altrettanto antico: il tunnel. Entrambi indicano un movimento, perché tutto e’ divenire nell’energia, morte e vita sono entrambi movimenti o mutamenti. Componendo le due spirali si ha il caduceo, i due serpenti arrotolati attorno all’asse centrale che Mercurio porta in mano, simbolo della medicina, della morte e della rinascita. Anche questo simbolo si rifà a forme archetipiche molto antiche. Le ritroviamo nelle spirali della Kundalini indiana, la spira di energia, latente nella zona sacrale, che la meditazione può attivare facendola innalzare così da illuminare tutti i Chakra, le ruote dell’energia. Questa spirale ha tre incroci e mezzo. Ancora nella Bibbia troviamo: “Due funi intrecciate è la vita”, il che fa pensare alle eliche del DNA.
La morte può apparire come farfalla, di segno positivo, o come falena, di segno negativo. Farfalla in greco è psiche’, che vuol dire anima.

Queste due esperienze mostrano come il simbolo sia presente nell’inconscio.
Una mia vicina della casa di Firenze era molto legata al marito, quando questi morì si trovò del tutto sola e cadde in una profonda depressione. Quando il marito era vivo e a primavera arrivavano la farfallina cavolaia, di colore giallo chiaro, lui scherzava dicendo che la farfallina era l’anima di suo fratello. Dopo la sua morte, la moglie si chiuse in casa senza comunicare più con nessuno, o era sveglia e dolorante o cadeva in un profondo sopore. Ma una volta, mentre dormiva sentì la voce del marito che la chiamava insistentemente: “Rina! Rina!”. Come aprì gli occhi, una enorme farfalla tropicale dai colori bellissimi volava nella stanza, e non si capiva come fosse entrata perché tutte le finestre erano chiuse.

Qui l’esperienza mi è stata narrata dalla stessa protagonista:
Mi chiamo Giovanna e debbo premettere che le falene, cieche e pelose, mi terrorizzano da sempre come, del resto, tutti gli insetti volanti. Forse, in una precedente dimensione, ho avuto qualcosa a che fare con i nativi d’America, che le considerano immagini di morte. Questo è un incubo ricorrente, dalla gioventù ai 50 anni. Mi trovo in un grande locale spoglio, con soffitti molto alti e finestre piccole, la luce è accesa e, improvvisamente, capisco che è entrata una grossa falena, dato che a tratti la luce si oscura al suo passaggio. Corro velocemente verso una porticina in fondo al locale per sfuggirle (so che se mi vede mi volerà addosso in picchiata) mentre mi cresce un forte ribrezzo al pensiero che riesca a toccarmi. Mi salvo chiudendomi dietro la porticina che immette in una stanzina senza finestre, vedo trapelare la luce dalle sottili fessure di contorno della porta che si oscurano di tanto in tanto al passaggio della falena. Improvvisamente sento che capisce che io sono lì dentro e la sento buttarsi a capofitto sulle fessure della porticina per riuscire a penetrare. Un terrore senza fine si impadronisce di me vedendo che piano piano si appiattisce e riesce nel suo intento, prima con le zampe e poi con tutto il corpo estremamente assottigliato e ingrandito. Mi guardo attorno e vedo un usciolino, corro, lo apro e lo richiudo dietro di me mentre tutto si ripete irrimediabilmente come in precedenza. A questo punto, prima che la falena riesca a toccarmi, mi sveglio urlando, tutta gelata, terrorizzata ma felice anche se sono consapevole che quella volta che non mi sveglierò sarà perché sono la falena mi ha raggiunto ed è la MORTE che ogni tanto mi avverte che lei è là e prima o poi mi prenderà.

Questo, invece, è un sogno premonitore di un incidente:
Una notte di alcuni anni fa ebbi un incubo. Sognai che durante un viaggio in auto, ero di fianco a mio marito che guidava, improvvisamente, a causa di un incidente, il cofano della nostra macchina, una golf verde scuro metallizzato, si accartocciò fino a toccare i vetro anteriore dell’auto. Non mi ero però fatta male. Gridai spaventata e mi svegliai. L’incidente avvenne nello stesso modo dopo circa tre mesi dal sogno, che ricordai di nuovo quando vidi accartocciarsi il cofano dell’auto davanti a me, nel medesimo modo, in cui lo avevo visto nell’incubo. Non ci facemmo male. Ancora oggi non riusciamo a comprendere come mai, pur vedendo le macchine ferme e frenando per almeno 50 metri, la macchina non rispose ai comandi e tamponammo l’ultima macchina ferma in fila. Si trattò infatti di un tamponamento a catena, noi eravamo gli ultimi. Altre persone coinvolte cercarono di sfruttare l’incidente per avere dei risarcimenti più forti dalle varie assicurazioni. Ricevemmo per anni, telefonate minacciose da alcuni di costoro.
Qualche tempo dopo sognai di essere alla guida della mia auto e che qualcuno mi tamponava di lato. Nel sogno ripensai all’incubo simile che si era avverato e sentii di voler ripetere l’ultimo sogno vedendo che l’incidente sarebbe stato minimo. Così feci. Così poi avvenne dopo circa tre settimane
.”

Jung credeva ai sogni di premonizione, di chiaroveggenza e di telepatia. Questi potevano essere frequenti nel particolare rapporto tra medico e paziente.
Una volta toccò con la mano la propria fronte e quella dell’altro e disegnò tra le due un cerchio come a dire: “Il sogno non viene fatto lì e nemmeno lì, ma viene fatto qui”, luogo intermedio, interumano o sovrumano.

L’inconscio collettivo è un piano di realtà, extratemporale e extraspaziale, su cui la mente umana riesce ad aprirsi in situazioni o condizioni particolari. E’ una dimensione che la mente può toccare ma che non appartiene alla parte razionale, la coscienza può capitarvi in sogno oppure in momenti straordinari della veglia.
Io sentivo uno scivolamento laterale, uno spostamento quasi fisico della mente, ma non potevo sempre produrlo e solo raramente potevo farne partecipi gli altri. Le immagini vi apparivano, a volte dentro la mia mente a volte fuori, spesso simboliche e mescolate a elementi reali.
Tutti i sistemi religiosi da migliaia di anni parlano di una dimensione dove non esiste il tempo e dove ogni conoscenza è possibile. La scienza lo nega, ma cosa è mai la scienza se non un piccolo passo della storia dell’intelletto di fronte all’ignoto di una realtà che la solo sovrasta?
Il mondo dei sogni è un varco di potere, un mondo di conoscenza e anche una porta dimensionale per entrare in realtà parallele. Lo sanno gli sciamani, gli uomini medicina, i veggenti, i santi, gli artisti, i sensitivi, che sono viaggiatori della mente e usano la mente per viaggi d’anima, per aprire altre realtà, conoscere l’ignoto, fare scoperte. La mente logica rifiuta questo, perché vuole controllare l’io, fa un discorso di potere. In un bel libro di fantascienza (‘Dune’) si legge: “Nelle profondità della nostra mente c’è un bisogno ossessivo di un universo logico e coerente. Ma il vero universo è sempre un passo al di là della nostra logica”.

Quando metto qualcuno in uno stato di rilassamento profondo, le onde elettromagnetiche del suo cervello rallentano e vanno in fase alfa. La persona non viene ipnotizzata né si addormenta ma entra in una fase ipnagogica, fase che precede il sonno, e questa fase è interessante perché rimane una parte della coscienza vigile ma allo stesso tempo si accendono percezioni prevalentemente visive analoghe a quelle del sogno, percezioni che possono essere ricordate e conservate, mentre possono essere guidate dall’esterno con domande e richieste fatte dall’osservatore.
Io dico al soggetto rilassato di guardarsi i piedi e le mani o i vestiti e di descriverli, poi di guardare davanti a sé, e gli faccio varie domande sul luogo che vede, su chi è ecc. Posso portarlo anche avanti o indietro nel tempo. Il soggetto è semiaddormentato e mi risponde anche se con voce più o meno impedita, perché il rilassamento muscolare ostacola un po’ la fonazione. A volte le immagini vengono a sprazzi e sono confuse. A volte sorgono vere e dettagliate storie di vita, anche molto lunghe che percorrono vite intere dalla nascita alla morte. E queste esistenze sono le più varie, di questo secolo o di tempi molto antichi. Possono avere dei chiari riferimenti a problemi attuali, a fobie, difficoltà, ossessioni.. oppure sembra che non abbiano alcun legame con la vita di adesso. Raramente sono vite eccezionali, più spesso rientrano nella casistica delle infinite esistenze comuni che costellano la storia del mondo.
Quando richiamo il soggetto a riacquistare la sua piena coscienza, gli faccio muovere i piedi, sgranchire le dita delle mani, riaprire gli occhi, egli ricorda perfettamente le sue visualizzazione e aggiunge nuovi particolari. In genere rimane steso e tranquillo finché vuole e guadagna dall’esperimento una grande serenità e calma.

Mi ha telefonato la bellissima Giulia. La vedo ogni tanto, con la sua aria languida ed elegante da danzatrice classica. Ad ogni incontro parlo con lei di lei per due ore, ma poi, come accade sempre per ogni visitatore, come se ne esce da casa, dimentico tutto di lei. Non so perché questo accade ma è come se qualcosa cancellasse tutto dalla mia testa, come una sinecura dall’impossessarsi dei ricordi di altri, dal mettere nella mia testa le loro vite, dal serbare memorie a cui non ho diritto. Questo proteggere il loro cuore mi rende però difficile capire di che parlano se mi ricercano e confermano quanto ho detto loro, le previsioni che ho fatto, perché non ricordo nulla e anzi mi meraviglio di quel che raccontano come se parlassero di un’altra persona, solo che io lascio sempre loro la registrazione di quelle due ore per cui non possono esserci falsi ricordi o conferme non dimostrate.
Così è stato anche per Giulia, che parla di episodi per me totalmente persi che potrebbero essere accaduti ad altri, visto che non ne serbo memoria.
Mi dice che tutto quello che le avevo predetto si è realizzato, persino un dettaglio curioso: sembra che abbia ‘visto’ sul sopracciglio di una delle figlie un segno come di V rovesciata, e, quando lei se ne era preoccupata, l’ho rassicurata dicendo che io parlavo di tutto quel che vedevo e a volte la cosa poteva sembrare grave ma poi non lo era.
Era dunque avvenuto che questa sua figlia le aveva telefonato dalla Sicilia, dicendole che, tuffandosi, era andata a sbattere sopra uno scoglio facendosi un taglio sopra l’occhio e, quando la madre le aveva chiesto che forma avesse questo taglio, aveva specificato che era come una V rovesciata, ma non era grave e infatti è presto guarita senza serbare segni.
Mi piace quando qualcuno mi conferma che il mio lavoro di ‘visionaria’ ha qualche fondamento, come se realmente io potessi vedere il futuro o questo si lasciasse realmente vedere. Chissà.
Ma della maggior parte dei miei visitatori io non so più niente, anche se spesso tornano, e mai, per mia richiesta, prima di un anno, perché non voglio creare dipendenze, o mi mandano qualcuno dei loro conoscenti, dal che dovrei arguire che sono stata loro di aiuto.
Ma c’è sempre questo imbarazzo curioso per cui non solo non mi ricordo affatto quello che ho detto, ma quanto mi riferiscono mi sembra estraneo e bizzarro e come non uscito da me. Ma chi mai può sapere, poi, se parliamo in stato di coscienza, o andiamo di lato alla nostra mente e alla nostra volontà come se un diverso spirito ci guidasse.
Questa situazione di estraneità a me stessa mi è ben nota ma non so che farci.
Queste vite che per poco attraversano la mia mi lasciano come un abbraccio a metà, come se io avessi partecipato a emozioni e dolori sentendoli come miei e poi ne venissi privata così che quelle persone a cui per un po’ sono stata vicina, avessero fatto parte di me e poi mi fossero come strappate via e, per non soffrire della loro perdita, io dimentico. Si vede che va bene così.
La telefonata di Giulia mi ha rasserenata un poco perché io sono convinta di aver perso almeno da 8 anni quella capacità di ‘vedere’ che avevo proprio al centro della fronte, come se fosse un video, scene della vita dell’altro, futuro e passato, tutto insieme, mescolato. Ora da molto tempo questo non accade più, adesso io ‘intuisco’ qualcosa che deve avvenire, lo penso e voglio credere a quel pensiero, ma non lo vedo più sensibilmente e la cosa da una parte mi fa sentire più leggera, dall’altra mi turba come facessi un imbroglio. Ma poi chi può sapere veramente come sia o come debba essere il nostro sguardo sul futuro, se come scene che vedi direttamente o come pensieri che ti attraversano la mente.
E’ tutto così confuso e poco codificato, tutto così poco ‘scientifico’ e incerto, e io cammino come una cieca su una strada di luce, senza sapere se ho diritto di andare dove sto andando.
Ben due sensitivi mi hanno predetto che le capacità perdute sarebbero tornate, io non so proprio che dire e dubito di me stessa, ma adesso tante cose sono cambiate e so che mio marito mi è accanto e quello che non vedo io, con la mia vista confusa e tremolante, può vederlo lui in modo chiaro e diretto. E spero solo che quello che vede non porti turbamento.
La vita evolve, cambia. Le cose che credevamo facili e possibili si fanno rarefatte e lontane. Le persone su cui contavamo di più ci vengono a mancare. Noi stessi non siamo più quelli di una volta e quando ci guardiamo allo specchio la mattina vediamo gonfiori sotto gli occhi che prima non c’erano e ci sforziamo di togliere alla bocca la sua piega amara. Il viso rivela chi siamo e io vorrei tanto avere un viso pacifico e sorridente.
Ma la vita conserva le sue sorprese e là dove ora manca la visione diretta soccorre la pazienza o, chissà, una nuova saggezza. Noi non sappiamo cosa saremo come non sapevamo cosa eravamo. Ma non dobbiamo mai disperare. Solo la vita conta e per la vita, fino all’ultimo, vale la pena di guardare.

Mio marito mi ha parlato. Mi ha detto che qualche anno dopo la sua morte ci sarà un’altra morte importante nella famiglia, io so di chi. Due anni dopo morirò anche io. Non ho dunque molto tempo ancora e ho il dovere di passarlo nel modo più sereno possibile, godendomi stilla a stilla anche questi momenti vuoti in cui non mi permetto di annoiarmi, perché anche il tempo vuoto deve essere goduto, un tempo che rimpiangeremo forse domani, dal regno dove il tempo non esiste, perché anch’esso è una ricchezza umana che dobbiamo conoscere, come un oggetto donato e misteriosamente senza parole. Non so bene cosa mi occorrerà fare in questo periodo che mi resta ma spero di stare nel mio meglio.
Non nutro più alcuna speranza di poter andare in Inghilterra e unirmi alla mia famiglia, mia figlia, i miei bambini. Ho anche smesso di studiare l’inglese perché tanto non servirà a niente conoscere qualche parola in più o in meno di una lingua che non parlerò mai, e so che ormai mi resta solo un tempo di solitudine da gustare meglio che posso. Spero solo di non essere troppo stupida e di non diventare troppo inabile nel provvedere a me stessa o sarà un bel guaio. Anche con una badante, se qualcuno non controlla la badante, la vita può essere molto dura e io cerco di non pensarci. So cosa hanno significato i 4 anni di malattia di mio marito e so che per lui sarebbe stato ancora più difficile se non fossi stata sempre accanto a lui ad assisterlo. Guai al vecchio che muore abbandonato a se stesso!

Spero in questo ultimo tempo di vedere ancora qualcosa perché so che la vita può dare i suoi insegnamenti finché abbiamo un ultimo respiro. Poi ci sarà la conoscenza eterna e uno stato di gioia come quella che prova adesso mio marito. Poi, dopo un tempo che non sappiamo, la vita ricomincerà di nuovo in un modo a noi ignoto.
A volte sogno di essere un monaco buddhista. Sono giovane e magro, senza famiglia. Passo la vita in meditazione sopra un tappetino consunto. Il cielo della Cina è sporco e inquinato ma io sono molto sereno nella mia preghiera e la offro in salvezza del mondo. Non so se davvero questa vita di preghiera mi aspetta. Ho pregato in modi tanto diversi nella mia vita, ma la preghiera migliore è stata quella del silenzio. Le mille volte che troppe emozioni negative mi assalivano, avrei dovuto contrapporre la preghiera del silenzio, convinta che la mia calma interiore si sarebbe irradiata tutt’attorno, benefica.

L’angelo diceva:
Puoi dare protezione agli altri anche solo tacendo. Agisci con la mente come fosse un dirottatore di energia. Pensa alle onde su un lago tranquillo. Conduci le onde come fossero pecorelle al recinto. Ci sono realtà oltre le parole. Quello che tu non sai io posso dirtelo ma solo schiarendo ciò che ti sta davanti al tuo passo.”

In questi giorni penso spesso alla morte. Anch’essa è una seconda possibilità di conoscenza. Ci penso in modo tranquillo, come all’ingresso in un mondo nuovo, tutto da scoprire, che può essere affascinante, ma si ha sempre un po’ di apprensione ad andare in un luogo totalmente ignoto e non so se forse all’ultimo avrò paura anch’io o se guarderò verso l’alto sorridendo come faceva all’ultimo mio marito. Mi sento come fossi un atleta che ha giocato carte false ma che ora dovrà entrare nell’arena e tutti vedranno quanto vale. Ma non so chi saranno questi ‘tutti’ che mi dovranno valutare e posso solo sperare che abbiano un poco di indulgenza. Jung diceva che noi tutti apparteniamo ad una famiglia di anime, alcune incarnate, altre no, e che è a quella famiglia che torneremo dopo la morte, prima che nuovi compiti ci aspettino.

L’angelo disse:
Quando arrivi a una svolta della vita, devi pagare il conto, come quando è finito il tuo soggiorno in un albergo e ricominci il viaggio. Pagare il conto vuol dire che non lasci in quell’albergo un dare e avere e pareggi tutti i giochi dell’energia.
Se in quell’albergo resterà qualcosa di te, sia pure mentale, una parte di te non ti seguirà nel viaggio e ne resterai menomato. Devi poterti mettere in grado di riprendere interamente quello che sei, nella tua purezza originaria, così da poter dire un giorno: “Io in quel luogo ci sono stato”, e da poterne parlare come di un qualunque altro luogo che hai visitato nella tua vita, parlandone con distacco o con ironica condiscendenza o fors’anche con amore.
Il mondo è un viaggio, e solo riprendendoti tutto il tuo bagaglio necessario potrai vivere nel presente, mettendo interamente la tua attenzione e il tuo cuore.
Scalda la tua presenza nell’istante che vivi, ché il mondo lancia verso di te infiniti tentacoli che tu continui a snobbare per una forma di inerzia partecipativa.
In fondo, sei un mancino della vita che si passa per destro, ma la mano sinistra è ancora rattrappita e le due mani insieme non afferrano la coppa.
La trasformazione deve essere molto grande ma richiede un travaglio ancora lungo.
I passeri non bevono, perché l’acqua sgorga troppo in alto e non ricade al suolo. Tra i due livelli c’è ancora un piano vuoto da riempire con la pazienza. Cura meglio il particolare, una scala ha bisogno di gradini intermedi. C’è ancora una grettezza che non si concede. Tutto il resto è ancora buio e non bastano gli sprazzi di una mente veloce.
Devi curare ancora molto di te nel punto dove ti contatti con gli altri. A che ti serve la sensibilità delle dita se le usi solo per il piacere?
Le persone contro cui hai combattuto ti hanno aiutato ma sei troppo orgoglioso per vedere la lezione da un piano più grande. Guarda tutto come opportunità di imparare se pure segui l’utile, volgiti almeno a un utile più grande o tutto si ridurrà alla tua persona. Il mondo non finisce sulla punta delle tue dita. In realtà il tuo mondo oltrepassa la tua persona come un dramma teatrale oltrepassa il protagonista che è al centro della scena.

Sono dunque prossima a una svolta del viaggio. Devo vivere il tempo che mi resta come una preparazione. Ma in ogni istante della nostra vita il commiato può essere prossimo, il primo come l’ultimo. Quello che mi aspetta potrebbe essere molto interessante. Sono serena. Credo di aver vissuto a sufficienza e non so cosa posso fare ancora, per quanto ad ogni istante di vita qualcosa di buono si può sempre fare e qualcosa di bello si può sempre scoprire.
Oggi mattina mi alzo e mi guardo allo specchio e mi trovo un pochino più vecchia. Un pochino più stanca. Vedo le differenze nelle palpebre. Io soffro di diabete e la prima cosa che il diabete colpisce è la vista. Porto già gli occhiali ma la mia vista ogni mattina è un poco più debole e mi ci vuole sempre più tempo per poter mettere a fuoco gli oggetti.
Ho sempre avuto sensi strani: orecchie che sentono poco i rumori del mondo ma sentono rumori che stanno fuori dal mondo, occhi che vedono poco da lontano e poco da vicino ma vedono cose invisibili, senso dell’odorato cieco agli odori ma che sente odori soprannaturali. Ognuno è secondo il proprio senso di vita.
Ma certe volte penso che mi piacerebbe rivedere l’aura che era una delle cose che rientravano nella visione diretta, è una specie di luce, a volte a lampi, che circonda il corpo ma specialmente il capo e le spalle di qualcuno.

Mi scrive Cristina:
“So che tu apprezzavi il Trono di spade: ti ricordi della giovane spadaccina, Arja Stark? Mentre il suo maestro di spada l’allenava, una volta le chiese:
“Quando verrà il Signore della Morte, cosa gli dirai?” E Arja, da quella baldanzosa che era, gli dava una bella risposta da Ariete o Scorpione: “Non oggi!

E non chiamatelo fissità,
il luogo dove passato e futuro sono uniti.
Non movimento da né verso,
non ascesa, né declino.
Fuorché per il punto, il punto fermo,
non ci sarebbe danza e c’è solo danza.
Posso solo dire là noi siamo stati:
ma non so dire dove.
E non so dire per quanto tempo,
perché questo è collocarlo nel tempo.
Tempo passato e tempo futuro
consentono solo scarsa consapevolezza.
Essere consapevoli è non essere nel tempo
ma solo nel tempo
il momento nel giardino delle rose
il momento nella chiesa
che l’aria attraversa quando il fumo ristagna
possono essere ricordati; mescolati a passato e futuro.
Solo attraverso il tempo si conquista il tempo.

Eliot
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6 commenti »

  1. Leggendo del fatto che in precedenza lei aveva vere e proprie visioni e ora invece intuizioni, mi è venuto in mente qualcosa che ho letto da qualche parte un po’ di tempo fa, mi pare in un libro di Sibaldi: si passa, nelle percezioni interiori, dal grosso al sottile. Un veggente dunque inizialmente vede, e questo soddisfa il nostro bisogno umano di tangibilità; poi sente, come se una voce gli attraversasse la mente, perché non è propriamente un udire con le orecchie. Infine egli semplicemente sa, per vie che sfuggono ovviamente alla logica, ma hanno a che vedere con un senso tutto interiore, E in questo andare da fuori a dentro pare ci sia un’evoluzione, un raffinamento, che ai nostri sensi umani invece finisce per sembrare esattamente il contrario.
    Questo è quello che è successo anche a me, anche se in modi e forme meno potenti che nel suo caso.

    Commento di Maria Luisa Pesce — settembre 21, 2014 @ 10:16 am | Rispondi

    • Ciao Maria Luisa
      non so dire se quello che mi hai scritto è vero. So solo che prima vedevo al centro della fronte come se ci fosse un televisore delle immagini o dei filmati che sembravano venire da fuori da me e mi davano informazioni su cose a me ignote e io sentivo una assoluta sicurezza sulla loro verità. Ora questo fenomeno non c’è più da alcuni anni e ho solo delle intuizioni che le cose possano essere in un certo modo, ma, a parte che mi mancano tutti i copiosi dettagli di prima, ora io non ho alcuna certezza su quello che penso, perché lo sento come qualcosa di personale e soggettivo e dunque non oggettivo e reale. Sono passata da un mondo di realtà a uno virtuale. Ora mi occorrono dei riscontri per capire se le intuizioni di adesso hanno qualche veridicità. Una cosa posso dirla: tra le ultime persone che sono venute da me per un incontro ce ne sono state tre che mi hanno ingannato raccontandomi delle falsità e sono lieta di dire che in tutti e tre i casi le ho smascherate ed ero sicura che i fatti che mi narravano erano stati il contrario esatto di quello che mi dicevano e della mia verità ho avuto poi un riscontro da terzi. Almeno in questi tre casi i riscontri ci sono stati. Ma capisci da te che quando ipotizzi un futuro ad una persona di cui non sai nulla entri un un contesto di estrema precarietà e avresti bisogno di aver fede in quello che vedi o senti per non entrare nella pura immaginazione. Io le mantiche continuo a farle anche se mi sono spariti da almeno 8 anni ‘gli effetti speciali’ e lo dico chiaramente subito ai miei visitatori. Per certuni è anche meglio, perché quando c’erano rumori strani o luci qualcuno si spaventava e non tutti hanno piacere di vedere forme fantasmatiche si aggirano nella stanza. Ora uso solo le tecniche e l’intuizione ma sono capace ancora di parlare a spada tratta per due ore di qualcuno.
      grazie della e mail
      viviana

      Commento di MasadaAdmin — settembre 21, 2014 @ 11:30 am | Rispondi

  2. Cara Viviana,
    stavo per scriverti di nuovo dopo la prima e-mail di un mese fa pronto a inviarti un mio disegno dopo aver letto la tua lezione sul Mandala con la speranza di sapere se poterlo considerare un Mandala, seppur “ primitivo “, o meno poi ……Poi mi è arrivata l’e-mail con il capitolo 18 e ……
    “ mio marito mi ha parlato “ …….non mi conosci non ti conosco perdonami se puoi questa entrata “ violenta “ nella tua vita
    Non so quante gocce possiede ancora il tuo calice e non so quante ne possieda il mio
    non so se sarà come dici o se posso sperare che non sia così nonostante le tue attese
    Ho bevuto le tue parole spesso aldilà del segno
    Volevo solo dirti che ti voglio bene per l’amore di cui trasudano i tuoi scritti
    e che vorrei io vivere abbastanza da poter leggere tutte le tue nuove pagine
    non mi conosci non ti conosco perdonami se puoi questa entrata “ violenta “ nella tua vita
    Decidi tu se vuoi pubblicare o meno
    un grande abbraccio da un tuo fan

    Antonio

    Commento di MasadaAdmin — settembre 22, 2014 @ 6:37 pm | Rispondi

  3. Nessuna violenza
    Grazie Antonio
    Mandami anche il mandala via e mail dopo averlo fotografato con una digitale
    E’ una vita che penso, rifletto, scrivo… un lavoro lunghissimo che è il compito di vita
    e lettere come la tua sono l’unico compenso che ne traggo
    un abbraccio

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 22, 2014 @ 6:39 pm | Rispondi

  4. Cara Viviana
    grazie per le tue parole e per il tuo tempo
    In allegato ti mando il mio disegno ( meglio definirlo così ) ma prima che tu lo veda vorrei aggiungere qualcosa che mi sento di dire e che forse è superfluo ma….. è stato tracciato d’istinto in pochi secondi e manca dei colori per istintiva scelta in quanto se è foto dell’attimo o essenza di qualcosa non ha bisogno di altro per comunicare ma se dovessi metterli userei quelli che vedo quando sono rilassato e chiudo gli occhi. In quei momenti, partendo da un punto indefinito, sì allargano alternativamente fino a riempire il cervello un giallo un rosso un blu violaceo dalle tonalità mai
    viste e non sono solo colori ma sembrano avere consistenza e ti confesso che dentro di me ci parlo e cambiano di forma e intensità.
    Altre due cose ed ho finito.
    Mentre scannerizzavo il disegno vi si è sovrapposta la sagoma di un uomo,tipo il vitruviano di Leonardo senza duplicazione degli arti, la testa comprendeva il cerchietto superiore del mio disegno e il centro della sagoma corrispondeva al punto centrale sempre del disegno.
    Sicuramente è una funzione dello scanner a me sconosciuta ma non sembra essere una sincronicità?
    Infine, non voglio fare il filosofo, ma il mandala perfetto non è quello che non si vede o ancora più semplicemente un punto? Mi sa che dopo tutte queste cose dette avrei fatto meglio a non mandare il
    mio povero disegno ma se guardandolo ti verrà da ridere o da sorridere ne sarò estremamente soddisfatto
    Un abbraccio
    Antonio

    Commento di MasadaAdmin — settembre 23, 2014 @ 9:53 am | Rispondi

    • (Il disegno mostra un punto con 4 raggi comprendenti 4 cerchi, inscritto in un quadrato, inscritto in un cerchio solare con 13 punte, dentro un triangolo ai cui vertici stanno dei piccoli cerchi)

      Ciao Antonio
      curiosa l’allucinazione dell’uomo di Leonardo.
      Il mandala è interessante. Ho una collezione di un centinaio di mandala e molti sono più veloci del tuo.
      Credo anch’io che il punto sia il mandala perfetto.Ho un cartoncino dove è stato disegnato solo un punto e lo uso per la meditazione.
      L’uomo vitruviano di Leonardo è simbolo dell’uomo in armonia con l’universo, ma si basa essenzialmente sul cerchio e sul quadrato, mentre il tuo mandala usa anche il triangolo come forma suprema, che rappresenta la divinità.
      Il Quattro si ripete anche nei raggi attorno al centro, e il Quattro è la solidità e la Terra. Il tuo mandala è una sintesi di apertura e chiusura. I raggi sono in apertura. I cerchi, il quadrato e il triangolo ti chiudono al resto del mondo.
      Infine analizziamo i colori: giallo, rosso e blu violaceo.
      Il giallo nel test dei colori indica iperattività e stress nervoso, il rosso forte passionalità e impulso, il blu non è proprio blu ma si mescola col rosso e dunque indica una passione che travolge anche la spiritualità. Se fosse decisamente viola, si legherebbe a interessi per la materie esoteriche.
      Spero che disegnare il mandala ti abbia divertito
      Prova ora a disegnare un albero e ‘solo dopo’ vai a cercare la relativa interpretazione del mio articolo sul test dell’albero
      https://masadaweb.org/2010/02/14/masada-n-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dellalbero/
      saluti
      viviana

      Commento di MasadaAdmin — settembre 23, 2014 @ 9:57 am | Rispondi


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