Nuovo Masada

settembre 17, 2014

MASADA n° 1573 13-9-2014 ITALIA DESTRIMANE

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:00 pm

(zampredoni.com)

Un ragazzo ucciso da un poliziotto – Roberto Saviano contro Renzi- Addio Province? Tranquilli, è la solita bufala di Renzi – Cannabis terapeutica – Renzi mette uno dei suoi a capo del CSM – Le mani sulla magistratura – Orfani bianchi, il costo drammatico delle badanti dell’est– I Mormoni a Roma- Minoranze religiose in Italia

Armando di Napoli

Nei tuoi occhi abbandonati
esplode la tempesta ricamata di follia
rinnegando la bella miseria nella soave esaltazione
attimi di tradimenti nel contrabbando d’illusioni in affitto
ancora il mondo sprofonda nella mortificazione perversa
mercificazione immemore che striscia silenziosa
sulla pelle dell’anima del destino…
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Con decreto governativo l’onestà sarà presto un reato punibile con la prigione. Si avvera così la profezia di Collodi raccontato nel capitolo 19 di Pinocchio che denunzia al tribunale di essere stato derubato delle sue monete d’oro e per questo condannato a quattro mesi di carcere.
“Allora il giudice, indicando Pinocchio ai gendarmi, disse loro: “Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione”
. (Questo accade nel paese degli Acchiappacitrulli, il perfetto paese renziano. Padroni arroganti e impazienti non accettano più una legge uguale per tutti, la legge se la fabbricano ad personam coi loro parlamenti di yes-men).
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Gozer
Sinistra?
Questi ormai sono diventati “destrogiri”…

Arriva Renzi
si udì un rumore sinistro
(e ovviamente quel ‘sinistro’ non era di sinistra)
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Scanzi
L’informazione italiana è drogata da notizie marginali, che fungono da armi di distrazioni di massa: Renzi che mangia il gelato, Renzi che mangia i tortellini, Renzi che mangia la Costituzione. E tutti a ridere (non tutti, precisiamo).
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Gianni Rodari: “Ma come fai a parlare di libertà ad uno schiavo che si crede un uomo libero?”
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Per gli Italiani la democrazia indica solo una parentela lontana. Come la prozia.
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Pipaluce
In effetti uno di sinistra, per rivoluzione politica in seno alla non-destra italiana, si sarebbe aspettato un CHE Guevara, che avvolto in una bandiera rossa avesse preso le redini di un partito cartone animato, che ha tradito tutti gli italiani in ordine alfabetico, uno per uno, negli ultimi 25 anni. Invece è arrivato Giumbolo e il sospetto, vista la pancia, è che il CHE se lo sia ingoiato tutto intero. Della bandiera rossa nessuna traccia… però sembra che, messo di profilo, qualcuno abbia visto distintamente la Balena Bianca.
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Gli aforismi di Ivan Arillotta

Solo il dolore resta, nessuno lo tocca.
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“Comprendersi è una specie rara di incidente”
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Scrivere in silenzio, bestemmiare sui fogli bruciati e soffrire nei soliti posti.”
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Siamo una maledizione che parla di sé, e che parla da sola. Rendersi conto di averci provato con la forza di mille muti. Bisogna scrivere sempre, non c’è altro da fare.”
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“Prendere la penna e ricominciare da capo, muti e immobili. Alla fine, in qualche modo e in qualche posto, ci siamo.

UN RAGAZZO UCCISO DA UN POLIZIOTTO
Nicolai Caiazza

La pena di morte é stata mai abolita? La domanda é: é possibile applicare una “procedura” di giustizia sommaria se una persona scappa o non si ferma all’alt della polizia? Di fronte all’esecuzione di chi ha fatto una trasgressione non grave c’é da considerare la sproporzione tra il livello della trasgressione e la pena applicata. Questa differenza é uno spazio riempito da odio razziale o odio sociale. A Ferguson é stato l’odio razziale che ha fatto scavalcare il limite della punizione per spingere direttamente verso l’omicidio. Al RioneTraiano si é trattato di odio sociale. Di questo odio sociale che é parte della preparazione del personale dei Servizi statali di repressione ne sono testimone le cronache degli ultimi anni: si può seviziare e anche uccidere purché non si tratti di persone ricche o comunque appartenenti ad organi di potere.
La reazione dei lettori sui blog dei giornali, sopratutto del Mattino di Napoli, é un indice anche del livello di astio sociale che ormai serpeggia tra la popolazione. Invece di solidarizzare con la madre del giovane ucciso, molti si sono addirittura accaniti contro di lei accusandola di non aver dato la giusta educazione al figlio: non gli ha insegnato che non fermarsi all’alt fa correre il rischio di morte. Altri hanno anche parlato di ipocrisia della madre. Pietá l’é morta. Quando le persone non riconoscono il dolore di una madre che ha perso un figlio é perché siamo arrivati a un livello di depravazione sociale ancora sconosciuto. Il tono generale é di solidarietá invece per il carabiniere che avrebbe reagito con giustizia perché i ragazzi non si sono fermati all’alt, così che si protesta preventivamente contro una sua incriminazione.
“Faccio ancora un giro e poi torno” aveva detto Davide alla madre. Un giro in motorino in tre era evidentemente l’unico svago possibile prima di andare a dormire. Il grado di noia contro il quale devono lottare i giovani é enorme. Luoghi di incontro, di intrattenimento, di divertimento sono un lusso ancora proibito in molti quartieri. Ma non é un caso. Il potere vuole che i giovani stiano a casa per istupidirsi davanti alla Tv.

Federica Fabbretti
Sulla morte del giovane ucciso del poliziotto Saviano ha scritto: ”E’ importante ricostruire le dinamiche e accertare le colpe. Ma concentrare tutte le discussioni, le dichiarazioni e le energie solo su questo, non è altro che lo strenuo tentativo di chiudere gli occhi di fronte a una realtà che fa paura e che non si vuole vedere.” Oppure una realtà che fa comodo che venga esposta in modo così superficiale. Eventi tragici come questo o come la morte di Stefano Cucchi o la mattanza avvenuta durante il G8 di Genova nella scuola Diaz e nel carcere di Bolzaneto, ma anche come le decine di poliziotti feriti da molotov e spranghe di ferro nelle manifestazioni infiltrate dai cosiddetti “black block” o a seguito di scontri a fuoco con mafiosi e delinquenti di ogni genere, dovrebbero servire da campanello d’allarme prima e da stimolo poi per chi ha il potere di porre rimedio alle falle di un sistema che permette ad episodi del genere di verificarsi. L’unico compito, quindi, di chi ha questo potere dovrebbe essere quello di analizzare la situazione a fondo, comprendere le cause che l’hanno generata e infine trovare un modo per evitare che la storia si ripeta. Invece assistiamo ogni singola volta al ripetersi dello stesso identico film: i giornali escono il giorno successivo con articoli praticamente identici tra loro, nei quali, accanto al racconto dettagliato dell’evento, viene descritto nei minimi dettagli il dolore privato di chi ha subito quella terribile tragedia, facendo a gara per scovare il particolare più impressionante e scabroso della vicenda, la foto più cruenta e scioccante, la testimonianza che farà più scalpore; mentre i politici si affannano ad esternare la loro opinione nel modo più roboante possibile, prendendo una o l’altra parte, pronti ad addossare colpe e ad esprimersi in frasi banali e, a volte, addirittura ipocrite. Il silenzio degli intellettuali è assordante.
Il risultato di questa incredibile superficialità è stato, è tuttora e continuerà ad essere, da una parte la mancata risoluzione del problema e, dall’altra, l’acuirsi della rabbia, dell’egoismo, della sfiducia, del senso di impunità, della cultura della giustizia-fai-da-te e della diffidenza verso chi non rientra nel proprio piccolo mondo conosciuto. Ad ogni ragazzo ammazzato o malmenato crescerà la rabbia dei cittadini verso le forze dell’ordine e ad ogni poliziotto o carabiniere ferito o ucciso (sì, perché due settimane fa è stato ucciso un carabiniere e nel gennaio scorso fu ferito gravemente un poliziotto ad un posto di blocco) crescerà quella degli agenti verso i cittadini e di entrambi verso lo Stato. E quando, alle vittime di questi crimini, lo Stato non sarà in grado di dare giustizia, in entrambe le fazioni crescerà il senso di impotenza, il desiderio di vendetta, lo spirito di branco ma, soprattutto, diminuirà sempre più la lucidità e la capacità di analisi critica necessarie per compiere sempre e in ogni caso la scelta giusta e per non dimenticarsi mai che, prima di essere manifestanti o poliziotti, siamo tutti cittadini e, ancor prima, esseri umani.
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Armando di Napoli

Si frantuma la menzogna
negli scantinati l’odore del degrado
nemmeno l’ombra dei raggi del sole
invasi di vergogna
entrano nelle fessure assonnate
il rione dorme ancora quando
infilzato da un fragoroso sparo
squarcia il cuore del
profumo dell’adolescenza
i polsi ammanettati dallo squallore disumano
contro ogni sacralità
la nefandezza mascherata dal crimine efferato
sboccia forgiando rabbia
Davide rimane a terra
in una pozza di sangue
nel silenzio straziante della notte
che si mischia con lacrime innocenti…

SAVIANO CONTRO RENZI

«Il momento è gravissimo e la necessità di serietà è illimitata: il primo ministro e i ministri dovrebbero rendersi conto che non è possibile sempre e comunque strizzare l’occhio alla più stantia rappresentazione della cialtroneria nazionale. La situazione del paese è gravissima e si pensava che con l’uscita di scena di Silvio Berlusconi, quell’eterno rinvio ai tipici personaggi della commedia all’italiana fosse esaurito. Si sperava che il pagliaccio e l’abile battutista con responsabilità di governo avessero lasciato il terreno a una generazione di persone serie, in grado di cogliere la gravità delle situazioni e dunque capace di lavorare con discrezione a soluzioni anche dolorose, ma di largo respiro». E invece questa speranza, questo sogno, rischia di essersi già infranto. Sarebbe necessaria per esempio un’azione per riportare in Italia i cervelli in fuga all’estero, per “recuperare” una generazione che ha investito sulla formazione e ora si trova senza lavoro o “in esilio”. Ci vuole un investimento forte sul capitale umano. E invece dobbiamo rassegnarci all’idea che ogni Governo si senta in obbligo di annunciare una “rivoluzione” nel mondo della scuola. Annunci di rivoluzioni che servono solo a mascherare nuovi tagli. Ci vorrebbe serietà, capacità di dire la verità al paese e di guardare al futuro. Ci si aspetterebbe umiltà, silenzio, riservatezza: esistere solo quando si è al lavoro, rifuggendo ogni futilità.
Se il giorno in cui si è ufficializzata la deflazione che ha portato l’economia italiana al 1959 il nostro Premier ha teatralmente mangiato il gelato, forse a breve sarà costretto a presentarsi al Paese in ginocchio e con la testa bassa, in un vuoto di parole, finalmente rappresentativo del disastro».
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Paolo Cicerone

Ve lo ricordate il “Vvenghino signori venghino, si vendono le auto blu”?
Quanto ha fruttato finora allo Stato? Ve lo dico io: 50.000 euro
Esattamente LA META’ di quanto Alessandro Di Battista ha restituito col taglio del suo stipendio.
Pigliatevi la pillola rossa Itaglioni!

ADDIO PROVINCE ? TRANQUILLI, E’ LA SOLITA BUFALA DI RENZI
Travaglio

“In realtà con il ddl Delrio le province restano e le poltrone aumentano: 1.774 consiglieri eletti vengono fatti fuori (i 3 mila che secondo Renzi resterebbero senza indennità? Un numero random), ma soltanto a beneficio di oltre 26 mila (avete letto bene, ventiseimila) nuovi consiglieri che entrano, più 5 mila assessori. Senza dimenticare che la Corte dei conti ha già da tempo espresso perplessità sul ddl Delrio, sia per il guazzabuglio istituzionale che architetta (ridondanza di enti che si sovrappongono con le stesse funzioni), sia per il concreto rischio di spendere di più, invece che risparmiare. L’abolizione delle Province di Renzi e Delrio ricorda l’illusionista de La grande bellezza e la sparizione della giraffa. “Io posso farla sparire, ma mica sparisce davvero – ammette il mago – è solo un trucco”. E in fondo, come gli spettatori di uno spettacolo di magia, anche gli Italiani sanno che gli annunci di Renzi sono soltanto un trucco. Ma è così dolce e rassicurante far finta di crederci. Vero?
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Barnum è stato il più grande direttore di circo equestre. Un giorno era affacciato alla finestra su una piazza piena di gente e un giornalista gli chiedeva il segreto del suo successo. “Vede quelle persone laggiù?”- disse Barnum- “Solo il 3% ragiona con la sua testa. Bene, io lavoro per le altre 97”. Quanti politici fanno così?

PARLAMENTARI STRAPAGATI

In un grafico dell’Economist, che evidenzia lo stipendio dei parlamentari del mondo in rapporto alla ricchezza nazionale di ogni cittadino, risulta che l’Italia è al primo posto dei Paesi europei, il Paese che ha i parlamentari pagati di più.
Quindi il reddito di un parlamentare è, rispetto alla ricchezza nazionale delle singole persone;
6…….. volte in Italia
2,5….. volte in Germania
2,2 volte in Inghilterra.
2 ……..volte in Francia
1,9……volte in Svezia
1,7……volte in Spagna
uguale in Norvegia.
Come vedete l’Italia detiene un record, ma negativo.
Questa è la dimostrazione che i nostri politici per essere credibili, si devono ridurre i loro redditi, non ridurre i nostri stipendi.
(E’ dunque sacrosanta la decisione dei 5stelle di ridursi lo stipendio. Come è sacrosanta la loro regola per cui dopo due legislature è bene che uno se ne torni a casa, per non consolidare una posizione di potere che in Italia porta inevitabilmente alla corruzione.)
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LA CRISI E’ UNA MANOVRA PER CANCELLARE OGNI FORMA DI WELFARE
Roberto Marchesi

Il premio Nobel 2008 dell’economia, Paul Krugman, dice che è difficile credere che siano già passati 6 anni dall’inizio della terribile “Grande Recessione“, e che ancora non si veda una reale ripresa economica all’orizzonte, ma soltanto un lento, debole, recupero, che può trasformarsi in ogni momento in un nuovo crollo. Krugman vede perciò il pericolo che l’insistenza dei “troppisti” (quelli cioè che dicono che si dà già troppo aiuto all’economia) potrebbe condurre molto facilmente e rapidamente ad una nuova scivolata in recessione, così grave e profonda da non fermarsi più. Egli identifica ancora sostanzialmente gli stessi soggetti come la “congrega dei deflazionisti”. I “troppisti” sono gli americani, non tutti, ma certamente quasi tutti quelli che guidano o che seguono ideologicamente il partito repubblicano. I “deflazionisti” sono chiaramente gli europei, che da 3 anni, sembra facciano (al di là delle chiacchiere) proprio tutto ciò che è possibile per far scivolare l’intera Europa in un micidiale vortice deflazionistico.
Troppisti e deflazionisti hanno in comune la conoscenza di una semplice parola magica capace di risolvere qualsiasi problema economico: “Austerity“.
Non fa niente che economisti di chiara fama (oltre a Krugman) dicano che l’attuale recessione, specialmente in Europa, sia già peggiore di quella degli anni 30, i troppisti insistono a dire che si devono continuare le politiche di tagli alle spese superflue (il che poi vuol dire ridurre drasticamente le paghe dei lavoratori, i permessi retribuiti e le ferie pagate) e le lentezze burocratiche e normative (con le quali, per es., impediscono alle imprese moderne di farti mangiare ciò che vogliono e agli speculatori di alleggerirti il portafoglio grazie a prodigiose alchimie finanziarie).
Persino la nuova presidentessa della Fed, Janet Ellen, dice questa crescita sostiene i benestanti, ma lascia indietro tutti gli altri e che non è ancora il momento di allentare la leva del sostegno finanziario all’economia, ma loro proseguono imperterriti nelle loro strampalate teorie di rigore. Del resto, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il loro vero obbiettivo non è uscire dalla crisi, ma lasciare che la crisi faccia il suo lavoro, come espone Thomas Edsall (Tagliare le provvidenze ai poveri). E come altri sostengono anche dopo la risoluta presa di posizione della Bce con cui Draghi (in ogni caso di gran lunga più capace del suo predecessore Trichet), otterrà certo effetti positivi, ma insufficienti perché non sono stati attuati subito quando c’era già l’es. di tutte le altre banche centrali che già lo facevano. Era la Merkel (e alleati) a proibirlo? E perché? Va bene, faceva l’interesse della Germania (questo ormai lo sanno anche i bambini) ma perché i governi di Francia, Italia, Spagna, ecc. gliel’hanno lasciato fare?
Ma c’è di più! Ricordate chi c’era a governare quando è cominciata la grave crisi europea? Le destre, ovvero i liberisti, ovvero i nemici giurati del welfare. E ancora oggi, in piena crisi e recessione dell’intera Europa, che cosa ci dicono? Che la colpa della crisi è il costo del lavoro, troppo alto per competere, ecc… Mica dicono per es. che nella opulenta America pagano ancora i lavoratori comuni meno di 10 dollari all’ora e che praticamente nessuno (salvo certi manager) ha diritto a ferie e permessi pagati. Allora bisogna allineare il mercato del lavoro in basso ovviamente. Pagare di meno per rendere di più (e guai a chi lo chiama sfruttamento!).
Nel pieno della peggiore crisi economica dal dopoguerra c’è ancora chi sale in cattedra (Alfano) a sostenere l’esigenza di abbattere lo Statuto dei Lavoratori o almeno (come più furbescamente propone Renzi), modifichiamolo per migliorarlo. Qualcuno può credere davvero che questi ammazza-welfare vogliano davvero migliorarlo? I pensionati sono già al terzo anno di pensione congelata. Adesso vogliono congelare persino le paghe delle Forze dell’Ordine. No, non quelle dei Questori, quelle degli agenti, naturalmente!
Chi siede nelle stanze dei bottoni non può essere un cretino. Come si fa a non pensare che questa prolungata crisi sia tutta una manovra del neo-capitalismo globalizzato per cancellare ogni forma di welfare in Europa e nel mondo? (In America praticamente non è mai esistito)
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Seconda volta che Casaleggio viene invitato a Cernobbio e ci va.
Seconda volta che Renzi viene invitato a Cernobbio e non ci va.
Non c’era nemmeno il ministro del lavoro Poletti.
Il governo snobba gli industriali? Fa male, visto che sono loro che reggono l’economia di questo Paese. Non sapeva cosa dire? Non aveva nulla da dire?
Casaleggio ha parlato come industriale del web elogiando, come suo solito, internet e la sua connessione con la democrazia diretta:
“Internet ha delle proprietà fisse che possono influenzare diversi aspetti della nostra società, in questo caso la politica. Si sta affermando un po’ in tutto il mondo, la democrazia diretta, che si contrappone alla democrazia rappresentativa. I cittadini attraverso la democrazia diretta partecipano direttamente alle iniziative politiche invece di votare dei rappresentanti che prendono le decisioni al loro posto.
La democrazia diretta si diffonderà in futuro grazie all’aumento dell’informazione libera dovuto a Internet che non è solo un supermedia destinato a assorbire tutti gli altri, ma soprattutto è un processo di trasformazione della società in cui il politico diventa esecutore della volontà dei cittadini e del programma”.

RENZI&AMICI
Alessandro

Renzi parla di meritocrazia poi sistema parenti e amici. Giunta, partecipate, Montecitorio: il sindaco di Firenze ha piazzato decine di fedelissimi. Intanto predica: «Se vinco io metto i più bravi, non i fedeli! Basta con le correnti e gli amici degli amici!». A Firenze, Maria Elena BOSCHI venne nominata da Renzi quando era sindaco nel consiglio di amministrazione di Publiacqua, la più grande azienda toscana di servizio idrico, insieme a Erasmo DE ANGELIS, che ne diventa il presidente ed ora è stato nominato da Renzi sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti. Il 4 maggio 2014 Pier Luigi BOSCHI, padre della ministra Maria Elena, è stato promosso vice-presidente della Banca Etruria. E qualcuno dei suoi tanti slogan usati per conquistare le piazze, “basta con gli amici”, “il nuovo che avanza”, appaiono farseschi ma molti ci cascano.
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CANNABIS TERAPEUTICA
Mauro Romanelli, consiglio regione Toscana (Sel)

“Esprimo massima soddisfazione per il via libera, arrivato dai ministri della Salute e della Difesa, alla produzione di cannabis a fini terapeutici presso lo Stabilimento Chimico Militare di Firenze. L’Italia ha tutto ciò che serve per avviare una produzione a livello industriale: il centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo, un istituto pubblico autorizzato alla produzione di cannabis per scopi di ricerca, può inviare il materiale allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e far partire una produzione nazionale di cannabinoidi a fini terapeutici, senza dover dipendere da oligopoli esteri. E’ una misura di civiltà oltre che ad un’opportunità economica e produttiva che solo la poca laicità di questo Paese non faceva emergere, costringendo migliaia di persone a non poter usufruire di cure che la cannabis può invece assicurare. I principi attivi dei cannabinoidi, sintetici o naturali, sono inseriti ufficialmente tra le sostanze dotate di efficacia terapeutica…e sono da anni impiegati nel mondo nel trattamento dei sintomi di diverse patologie (come la nausea e il vomito nei pazienti sottoposti a chemioterapia, sindromi dolorose neuropatiche, reumatiche, di origine tumorale ecc, stati di stress post-traumatico, alcuni effetti delle terapie retrovirali nei pazienti affetti da HIV, asma, sla, diabete, sclerosi multipla). Questa scelta porterà dunque ad un notevole risparmio, dato che le medicine, fino a oggi importate dall’estero, hanno costi molto elevati. Una notizia ottima e che sollecita la Giunta Rossi a cambiare il regolamento della Legge Regionale, perché quello attuale è penalizzante. La Giunta sta esaminando proposte di modifica che abbiamo realizzato coi malati. La Toscana ha sempre svolto, da un punto di vista legislativo, un ruolo di apripista in merito a temi molto delicati, contraddistinguendosi per laicità ed equilibrio. Il recente riconoscimento della Conferenza delle Regioni che ha dichiarato come modello la legge toscana sula fecondazione eterologa ne è un’ulteriore dimostrazione. Dopo aver aperto la strada con la Legge Regionale, sarebbe davvero un paradosso che finissimo per diventare il fanalino di coda, perché abbiamo partorito un regolamento assolutamente inadeguato”.

TESTE DI LEGNINI
Marco Travaglio

Ricordate i profeti della fine di B e della “pacificazione” dopo la “guerra dei vent’anni”? Noi l’abbiamo sempre saputo, e scritto, che erano tutte balle. L’Italia politica, quella del Palazzo e quella dell’indotto, è talmente impregnata di berlusconismo che B continuerà a comandarla anche da morto. Figurarsi ora che è ancora vivo e vegeto, anche se momentaneamente ristretto ai servizi sociali. Forse non tornerà più a Palazzo Chigi, ma chi sta meglio di lui? Al governo c’è il suo pupillo, fra l’altro suo fervente ammiratore, che gliele dà tutte vinte e riesce a fare anche quello che a lui non riuscì, meglio di come l’avrebbe fatto lui, nel silenzio tombale di chi strillerebbe se a farlo fosse lui. Non gli resta che assistere compiaciuto allo spettacolo dalle finestre di Cesano Boscone, senza neppure pagare il prezzo di logoramento che consuma chi governa. Tanto il governo sta in piedi grazie a lui, ma lui formalmente è all’opposizione, anche se vota sempre con la maggioranza. Comanda per interposto Renzi. Geniale.
Prendete quel che è successo ieri: dopo mesi di fumate nere, il partito unico renziano Pd&FI&frattaglie varie ha deciso che il vicepresidente del Csm sarà Giovanni Legnini, 55 anni, in politica da 38, avvocato e docente in aspettativa, ex Pci, ex Pds, ex Ds, ora Pd, già sindaco di Roccamontepiano (Chieti), senatore dal 2004, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Letta e all’Economia nel governo Renzi. Cioè: per la prima volta un membro del governo in carica passa, senza soluzione di continuità, a vicepresiedere il Csm. Così il governo mette il cappello e le mani sulla più alta carica elettiva dell’organo costituzionale che dovrebbe garantire l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati (seconda solo al capo dello Stato, membro di diritto). Con tanti saluti a quel che resta della divisione dei poteri. Nemmeno B. era arrivato a tanto, anzi sotto i suoi governi si erano sempre alternati vicepresidenti dell’area di opposizione (Capotosti nel ‘94, Rognoni nel 2002, Vietti nel 2010), in nome di quella democrazia dei contrappesi ora archiviata.
Renzi piazza al vertice operativo del fu organo di autogoverno dei magistrati un membro del suo stesso governo, con il via libera di B. che ottiene due posti nel nuovo Csm, mentre i 5Stelle – che hanno molti più voti di lui – dovranno accontentarsi di uno. Cose da pazzi, mai accadute neppure nella nostra repubblichetta delle banane. Si spera che, al momento di votarlo, i membri togati del nuovo Csm abbiano un sussulto di dignità e oppongano un netto rifiuto al vicepresidente Legnini, commissario politico del governo, ma c’è da dubitarne. Basti pensare che due togati hanno goduto della sfacciata propaganda elettorale del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, che in un paese normale sarebbe stato cacciato a pedate dal governo, invece è sempre lì per conto di B. che lo designò quando ancora sosteneva il governo Letta. Ora, quando sarà insediato, il Csm più governativo della storia dovrà nominare circa 300 capi degli uffici giudiziari, decapitati da Renzi con la dissennata norma che prepensiona i magistrati a 70 anziché a 75 anni.
Completa il quadro dell’immonda spartizione l’accordo Renzusconi per mandare alla Corte costituzionale due vecchi politicanti come Luciano Violante (noto participio presente, molto gradito al Colle che lo promosse “saggio”) e Donato Bruno (noto amico di Previti). Il primo è in politica dal ‘79, il secondo dal ’96: ora andranno a giudicare le leggi che hanno contribuito a scrivere e ad approvare. L’apoteosi del conflitto d’interessi.
Chi pensasse a un cedimento di Renzi al berlusconismo declinante non avrebbe capito nulla: Renzi non cede a B., Renzi la pensa esattamente come B. Perché ha le stesse urgenze di B. La sua classe dirigente (si fa sempre per dire) è lo stesso frittomisto di incompetenti e di inquisiti, come dimostrano i casi di Richetti & Bonaccini. Con l’unica differenza dell’età. Se non si sbriga a mettere sotto controllo i giudici, finisce come B. Ma, diversamente da B., ce la può fare. Quod non fecerunt berluscones, fecerunt renzini .

Viviana Vivarelli
Il principio fondamentale su cui riposa ogni democrazia è l’equilibrio dei poteri, per cui legislativo (parlamento), giudiziario (magistratura) ed esecutivo (governo) stanno alla pari, sono indipendenti e autonomi, e si controllano a vicenda
E’ proprio sull’equilibrio tra poteri che Renzi interviene pesantemente, accentrando tutto il potere sul governo, indebolendo il parlamento che dovrebbe essere l’organo di rappresentanza popolare mentre è fatto da nominati e ora infiltrandosi nella Consulta e ne CSM.
Il golpe è chiarissimo: spezzare la democrazia nelle sue fondamenta e instaurare il potere di un uomo solo.
Il Consiglio Superiore della Magistratura è un organo di autogoverno, con lo scopo di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, in particolare da quello esecutivo, secondo il principio di separazione dei poteri espresso nella Costituzione della Repubblica italiana.
Se Renzi nomina lui i giudici del CSM, come potrà questo essere indipendente dal Governo??
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Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

La giustizia non appartiene al nostro tempo e soprattutto non appartiene a questo ventennio fondato giusto sulla strage di Via dei Georgofili e tutto quello che la paura di quel tritolo ha comportato .
La Magistratura non corrotta e non asservita al potere politico, per fare carriera, è l’ultimo baluardo di una resistenza alla corruzione mafiosa e allo scambio di voto politico mafioso, che dal 1993 in avanti noi non abbiamo più potuto ignorare.
Abbiamo contato i morti e ne abbiamo verificato lo stato dei corpi la notte del 27 Maggio 1993 sui tavoli degli obitori. Ormai è successo; il sangue è stato versato, è stato troppo doloroso non smetteremo mai di chiedere giustizia.
Non saranno gli starnazzi di chi si crede che si possa guardare avanti in nome di un nuovo che nuovo non è a farci desistere dal chiedere giustizia.
Oltre non occuparsi di combattere la mafia ci manca pure che il Governo metta le mani sulla magistratura! Limiti alla magistratura in termini di libertà e indipendenza e limiti quindi all’obbligatorietà dell’azione penale sarebbero un torto gravissimo per chi aspetta giustizia come noi, sempre negata nella sua completezza in questi 21 anni.

MA QUALI DATI STATISTICI???
vv
La cosa assolutamente folle è leggere i famigerati analisti che prima davano Renzi al 41% quando il 50% degli elettori non ha nemmeno votato e alLE Europee sul numero totale degli elettori ha preso il 20%!
E leggere ora che Renzi è sempre al 60%, quando resta pur sempre un 50% di elettori che si ritraggono dalla partitocrazia e ci devono stare in quei 100 anche i voti delle altre forze politiche. Ma che conti fanno? Insomma persino un deficiente potrebbe considerare poco seri certi numeri bislacchi e demenziali. Ma che senso ha sparare cifre così inverosimili??? Quello di una propaganda becera e falsificatrice?
Cifre non molto diverse furono sparate dagli stessi analisti su Monti che ora sta allo 0,5%. Mi dite com’è possibile che Renzi abbia deluso duramente intere categorie di Italiani (dai dipendenti pubblici agli insegnanti ai poliziotti…) e con perfetta impudicizia i cosiddetti sondaggisti continuino a sparare simili balle su un consenso del tutto inesistente?
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Sauro manda:
LE BADANTI DELL’EST
Orfani bianchi: Il costo drammatico delle badanti
Famiglie distrutte, bambini suicidi. Del calvario in patria delle nostre badanti non sappiamo nulla
Lidia Baratta

Si svegliano una mattina. E le loro mamme non ci sono più. Partite. La maggior parte verso l’Italia. A fare le badanti, a prendersi cura dei nostri vecchi e dei nostri figli. Mentre i loro vecchi e i loro figli restano da soli, in Romania, Moldavia, Ucraina, Polonia o Russia. Da un lato l’Italia che invecchia ogni giorno di più, dove le famiglie – tantomeno lo Stato – non si occupano più della famiglia. Dall’altra i Paesi dell’estremo Est dell’Europa, dove invece le famiglie si sgretolano per risolvere i problemi delle nostre. I figli a distanza crescono con i padri, le nonne, le zie, i vicini di casa o addirittura da soli in istituti per minori. “Orfani bianchi”, li chiamano: secondo l’Unicef sono almeno 350mila in Romania, 100mila in Moldavia. E spesso la separazione dalla madre è troppo dolorosa, l’attesa troppo lunga da sopportare. Nei casi meno drammatici, questi figli finiscono per essere depressi, sviluppano dipendenza dalle droghe o dall’alcol, o prendono la strada dell’illegalità. Nei casi più drammatici si tolgono la vita, anche a dieci, undici, dodici anni. «Un gesto estremo», spiega Silvia Dumitrache, presidente dell’Associazione donne romene in Italia, «credendo che sia l’unico modo per far tornare le mamme a casa». Quanti siano i suicidi tra gli orfani bianchi non si sa con precisione. Non esiste alcuna statistica, né il governo romeno si occupa del fenomeno (basti pensare che in Romania un ministero per i Romeni nel mondo esiste pure, ma non ha neanche un anagrafe degli emigrati e ora ha chiesto alla Chiesa ortodossa di aiutarlo nel censimento). «Io ho contato almeno 40 suicidi di bambini negli ultimi anni», racconta Silvia, «poi mi sono fermata, non ce la facevo ad andare avanti».
Le badanti in Italia sono più di un milione e seicentomila (dati Censis): più di quattro quinti sono donne, e oltre il 77% è straniero, in maggioranza romene, seguite da ucraine, filippine, moldave, marocchine, peruviane, polacche e russe. Donne che lasciano tutto, figli compresi, per garantire alle famiglie a distanza una vita migliore. I mariti perdono il lavoro, e loro partono. È il mercato dell’assistenza familiare che le cerca. Le vediamo guidare sotto braccio i nostri vecchi, accompagnarli negli ultimi anni della loro vita, occuparsi di quello di cui non vogliamo (o possiamo) più occuparci. Ma di quello che si sono lasciate alle spalle, delle famiglie che hanno salutato a migliaia di chilometri di distanza per prendersi cura delle nostre sappiamo poco o nulla.
«Diaspora romena», la chiama Silvia Dumitrache, che a Bucarest faceva la redattrice in una rivista culturale. «È un fenomeno che ha a che fare con l’emigrazione economica, ma anche con l’emancipazione della donna romena» «In Romania, soprattutto nel Nord del Paese, molti uomini hanno problemi di alcolismo e finiscono per diventare violenti. Così le donne fuggono in Italia a lavorare. Chi paga le spese di queste situazioni sono i bambini che restano con le nonne o con le zie, ma senza le mamme». Secondo Unicef, il numero dei minori lasciati a casa (left behind) in Romania sarebbe pari al 7% della popolazione romena tra gli 0 e i 18 anni. Più della metà (52%) vive nelle zone rurali, dove è più frequente che siano le madri a partire, contrariamente alle grandi città dove più spesso è il padre ad allontanarsi; e più della metà ha meno di dieci anni.
Il fenomeno non è nuovo in Romania, dove durante la dittatura comunista esistevano i cosiddetti «bambini con la chiave al collo», chiamati così perché passavano il loro tempo davanti alle porte delle loro case con la chiave appesa al collo, in attesa che i genitori rientrassero dopo una giornata di lavoro. Quella generazione è la stessa che oggi emigra lasciando i figli a casa pensando che «così come è stato per loro in passato, il compito del genitore sia quello di sostenere i figli da un punto di vista materiale proprio perché sono stati abituati a una distanza emotiva e a volte anche fisica dei genitori». Ma Silvia Dumitrache ha anche un’altra spiegazione: «Ceausescu emanò un decreto in cui impedì l’aborto», racconta, «nacquero i cosiddetti decrezei, bimbi non voluti cresciuti con poco affetto, non abituati a una genitorialità presente. Per questo rimangono molti bambini da soli in Romania e in altri Paesi no, per questo molti bambini si tolgono la vita in Romania e in altri Paesi no. C’è questa sofferenza accumulata. È come una malattia. Resta da chiedersi che genitori saranno a loro volta questi “orfani bianchi”».
Solo in Italia i romeni sono più di un milione (di cui oltre la metà donne), circa quattro milioni in tutta Europa. Silvia è una di loro, stabilitasi nel nostro Paese, a Milano, undici anni fa per curare suo figlio. Finché una sera del 2010 in tv vede una documentario, Home Alone. A Romanian Tragedy, che racconta la storia di tre bambini suicidi in Romania dopo la partenza delle madri per l’Italia. Tre bambini che un giorno, dopo la scuola, si sono impiccati. «Davanti a quelle immagini ho capito che dovevo fare qualcosa», racconta Silvia, «così prima ho creato un gruppo su Facebook per cercare di attirare l’attenzione dello Stato su questi eventi disastrosi, poi grazie alle conoscenze che avevo in Romania è partito il progetto “Mamma ti vuole bene”, in romeno “Te iubeste, mama!”». Tramite la rete delle biblioteche nazionali romene, molti paesi e città romene si sono popolate di postazioni Internet da dove i bambini rimasti soli possono collegarsi gratuitamente via Skype per parlare, e guardarsi, con le mamme a distanza. Silvia è appena tornata dalla Romania, dove ha fatto il giro di alcune delle biblioteche che hanno aderito al progetto. Un gruppo di bambini le ha dato dei disegni da consegnare alle madri in Italia. Uno di loro non sa neanche dove sia la mamma. Quando ne parla Silvia non riesce a non commuoversi. In uno dei disegni c’è scritto: «Mamma ti voglio bene. Ero sconvolto quando mi hai lasciato da solo». E ancora: «Cara mamma, mi manchi molto da quando te ne sei andata»; «è difficile senza di te, ti prego di tornare».
«Non basta il telefono per restare in contatto con le mamme», spiega Silvia, «serve il contatto audiovisivo, per vedere come crescono i propri figli, soprattutto quando le donne non riescono a tornare a casa almeno una volta all’anno. Ma spesso in Romania anche se una scuola possiede un computer connesso alla Rete, i bambini non possono usarlo perché manca il personale di sorveglianza. Nelle zone rurali un computer non è un giocattolo che costa poco. Il mio sogno è dare un portatile a ognuno di questi bambini di modo che possano parlare con le loro mamme». Certo, «non è come essere a casa con il proprio figlio e dargli il bacio della buona notte. Però ci si può confidare, fare i compiti insieme, ci si può guardare negli occhi. E non lo dimentichi, vai a dormire con quell’immagine». Cosa che fa bene ai figli, ma anche alle mamme. «Perché se stanno bene le mamme, stanno bene anche i figli».
«Se spieghi a tuo figlio dove vai e per quanto tempo, è come andare dal dentista: il medico ti dice che il dente ti farà male per un certo periodo di tempo, ma c’è una fine. Diverso è quando si parte mentre il bambino dorme perché la mamma di solito per non far male al proprio figlio non glielo dice. Magari glielo dice il giorno dopo la nonna: “La mamma è dovuta partire e fra poco torna”». In Romania, se va bene, restano i padri, i vicini di casa, le altre donne della famiglia, che si occupano della cura dei figli. Se va male, i bambini finiscono negli istituti per minori. «I genitori», spiega Silvia, «nella maggior parte dei casi vanno via senza avvisare le autorità, non lasciando la tutela legale dei bambini a nessuno. Le procedure sono lunghe e chi prende in affido un minore deve avere determinate caratteristiche, sottoporsi a un test psicologico, per questo si evita di farlo. Tante, poi, non dicono che sono venute in Italia a fare le badanti perché si vergognano. Magari in Romania sono ingegneri, insegnanti, hanno una preparazione universitaria. Così partono e basta. Ma se un bambino viene aggredito o se fa uso di alcol e droga, allora interviene l’autorità pubblica e finisce in un istituto. Di recente è stata approvata una legge che multa i genitori che vanno via senza avvisare le autorità, ma l’effetto è che la gente si nasconde di più. Partono senza dire niente neanche ai vicini di casa».
Si prende il pullman alle 5 del mattino, dopo due giorni si arriva in Italia, dove magari qualche altra connazionale ha già trovato una famiglia per te. Il percorso è tanto semplice quanto difficile. Portare con sé i bambini spesso è impossibile. Fare la badante significa vivere nella stessa casa dell’anziano assistito, lavorare senza sosta, trascorrere notti in bianco. È un lavoro logorante. «Vivono in clausura, senza uscire e senza parlare con nessuno», dice Silvia. «In tante sviluppano forme di asma, stanno male, hanno sguardi vuoti e assenti. Non è normale che si faccia una vita del genere. E i bambini percepiscono il malessere delle mamme. Alcuni si suicidano proprio perché pensano che così le mamme tornano a casa e smettono di soffrire». Secondo un’indagine di Acli Colf, il 39,4% delle badanti dice di soffrire di insonnia, e il 33,9% di ansia o depressione. Una su tre, nell’ultimo anno, non è mai andata da un medico a controllare il proprio stato di salute, e tra le under 35 il dato sale al 44,2 per cento.
Nel 2005 due psichiatri ucraini, Andriy Kiselyov e Anatoliy Faifrych, hanno coniato un nome, “sindrome italiana”, per identificare la depressione diffusa tra tante donne badanti tornate in patria dall’Italia. Madri poco più che ventenni, piombate senza filtri in case sconosciute a curare anziani malati, spesso in condizioni di isolamento, che al ritorno nel proprio Paese poi fanno fatica a reinserirsi in famiglia, a parlare con i figli per i quali magari si sono trasformate in asettici bancomat dispensatori di soldi e regali. «I figli per colmare la mancanza di affetto chiedono sempre di più, ma anche per i parenti che si prendono cura dei figli». In Romania, racconta Silvia, «ho incontrato una donna che al ritorno dall’Italia non capiva dove si trovava, non riusciva a comunicare con i propri figli. Queste donne si sentono invecchiare insieme agli anziani che curano. Non hanno più 20 anni, ma 70».
La “sindrome italiana” è l’altra faccia della medaglia degli orfani bianchi, l’altra faccia dell’assenza di servizi pubblici che porta le donne italiane (su cui ricade ancora il 70% del tempo della cura della famiglia) che vogliono entrare nel mondo del lavoro a rivolgersi ad altre donne, più povere. Secondo il Censis, la crescita della domanda di servizi di assistenza porterà il numero degli attuali collaboratori domestici a più di 2 milioni entro il 2030. Un boom, scrive Mara Tognetti Bordogna in Donne e percorsi migratori, che ha consentito «alle donne italiane di lavorare fuori casa “conciliando” gli impegni familiari, senza nulla cambiare nella relazione di genere».
Le donne continueranno a partire, «e vengono giudicate male dalla comunità in cui vivono e dalle autorità. Per i bambini che restano, la parte dolorosa non è tanto il distacco, quanto l’attesa che non finisce mai. E poi c’è la mancanza di comunicazione, il non poter immaginare cosa fa la mamma nell’altro Paese. Ti senti abbandonato. Per questo i bambini si tolgono la vita. Pochi si accorgono del loro disagio, perché in Romania, soprattutto nelle zone rurali, la figura dell’assistente sociale è assente». La situazione è ancora più grave in Moldavia: qui il numero dei suicidi tra i preadolescenti è altissimo, e il governo ha avviato una campagna di informazione e sostegno per le emigrate e le loro famiglie. Cosa che in Romania ancora non esiste. «Manca la prevenzione, ma anche il supporto delle famiglie a distanza», spiega Silvia. «Sia lo Stato di partenza sia lo Stato di arrivo sono colpevoli di questo disagio. È un fenomeno sottovalutato a livello europeo».
E non è un caso che il progetto “La mamma ti vuole bene”, messo in piedi da Silvia con i pochi mezzi a disposizione, non riesca a rompere il muro di gomma dei palazzi romani e a trovare fonti di finanziamento per essere diffuso tra le badanti italiane. «L’Italia è l’unico Paese al mondo con oltre 1,5 milioni di badanti», dice, «ma non ha una politica adeguata. Dal 2008 non è cresciuta la spesa dello Stato nella cura degli anziani, è cresciuta solo la spesa delle famiglie». Molte delle badanti «quando arrivano non conoscono l’italiano e vivono situazioni di disagio, con l’aggiunta della sofferenza dovuta al distacco dalle proprie famiglie e dai propri figli», spiega Silvia. Nel 2011 la giunta comunale di Milano aveva approvato un progetto pilota per uno sportello di accoglienza, ma senza finanziamenti. Ora sta per nascere uno “sportello donna” nella Cascina Cuccagna della città per due ore alla settimana, ma anche qui non ci sono finanziamenti. «Serve un progetto governativo di accoglienza e informazione per affrontare in modo serio questo problema, il volontariato da solo non basta». Un esempio: «Vogliamo far emergere il lavoro nero? Insegniamo a queste donne a usare un conto bancario senza maneggiare solo contanti». Il sito che Silvia aveva creato per fare informazione tra le immigrate straniere, famigliaonline.it, è fermo ad aprile 2013. Motivo: mancano i soldi per pagare qualcuno che curi la parte informatica. «Vorrei che diventasse una piattaforma di comunicazione tra la diaspora romena e la Romania», ripete più volte.
Ma la vita delle donne straniere che curano i nostri anziani, per il momento, resta confinata nelle case di chi le ospita. Le vedi nei parchi delle nostre città di domenica pomeriggio, quando hanno qualche ora di riposo. O in attesa nelle stazioni dei pullman cariche di scatole e valigie. Le poche che riescono a tornare per pochi giorni nei loro Paesi hanno le borse piene di giochi, qualcuna carica sul pullman anche qualche bicicletta. Ma di loro, dei loro figli e delle loro famiglie, soprattutto da quando Paesi come la Romania sono entrati in Europa, non si occupa nessuno. Né lo Stato di partenza, per il quale sono il miglior contribuente: «I soldi che queste donne spediscono ogni mese alle loro famiglie vengono usati senza che però loro facciano spendere niente allo Stato, e non pesano neanche sul tasso di disoccupazione». Né lo Stato di arrivo, come l’Italia appunto, che pure alle badanti riserva sempre delle quote maggioritarie nei decreti flusso, e che alle badanti ha ormai demandato il lavoro di cura dei suoi anziani.
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I MORMONI ALLA CONQUISTA DI ROMA
ALBERTO CUSTODERO e ORAZIO LA ROCCA

Nel giro di 30 anni i fedeli italiani della “Chiesa di Gesù e dei Santi degli ultimi giorni” sono passati da 9mila a quasi 30 mila (sono oltre 15 milioni in tutto il mondo) e hanno deciso di far sorgere il più grande tempio d’Europa proprio a Roma, a festeggiare i 50 anni dell’attività missionaria nel nostro paese. Sorretta da un fiume di denaro, stimato in 10 miliardi di dollari l’anno.
I Mormoni stanno edificando a Roma il centro di culto più grande d’Europa, a 18,2 KM dal simbolo del cattolicesimo nel mondo, la basilica di San Pietro.
L’attività missionaria mormone in Italia ha portato i fedeli dagli appena 1.400 del 1970 agli attuali quasi 30 mila. La Chiesa mormone è strutturata oggi in 99 congregazioni, 7 “pali” (più o meno l’equivalente delle diocesi) e 5 distretti, per un totale di poco meno di 30.000 membri, duemila dei quali a Roma.
Hanno costumi molto severi: vietano ai loro seguaci tè, caffè, tabacco, alcol, marijuana e droga. E in alcuni casi persino letture giudicate offensive.
Predicano l’astinenza prematrimoniale e la fedeltà “eterna” al coniuge. Abolita invece, da oltre un secolo, la poligamia. Impongono inoltre l’obbligo di vestirsi “con modestia” (niente vestiti attillati, o che mostrino spalle e gambe”). Temono che “Satana alligni nei nuovi mezzi di comunicazione”, soprattutto internet. Proibitissimi pornografia, pettegolezzi, barzellette immorali. I peccati sessuali, masturbazione compresa, sono tra i più gravi. I loro rituali sono alquanto diversi rispetto a quelli dei “fratelli” cattolici. Nei templi, riservati ai soli adepti, si celebrano “il battesimo dei morti”, “il matrimonio eterno”. E “si stringono alleanze con il Signore”. Il rituale mormone, pur avendo un significato religioso proprio e molto diverso dal punto di vista formale, è ampiamente derivato da quello massonico.
La “Chiesa di Gesù e dei santi degli ultimi giorni” è una delle più opulente organizzazioni religiose nel mondo, capace di tentare anche la scalata alla Casa Bianca con il candidato repubblicano Mitt Romney, poi battuto da Obama. Il suo bilancio non solo non è gravato dalle spese, come avviene per i cattolici, non ha un clero retribuito (il loro è laico, fatto da volontari). Ma è alimentato a dismisura dai versamenti di un decimo del guadagno di tutti i 14 milioni di fedeli sparsi in oltre 150 nazioni. Nei bilanci della sede principale, a Salt Lake City, nello Utah (Usa), confluisce un immenso fiume di denaro, stimato in 10 miliardi di dollari l’anno.
Sono talmente ricchi, i mormoni, che quelli d’Italia, firmando nel 2007 l’Intesa con lo Stato italiano, si sono potuti permettere il lusso di rinunciare all’otto per mille dell’Irpef. “Non ne abbiamo bisogno”. Il loro immenso patrimonio consente loro di mantenere 135 Templi nel mondo, di finanziare la costruzione di 11, e di progettarne altri 14. Il loro stato di benessere economico rende possibile perfino fare quello che definiscono “un eccezionale dono alla comunità romana: una replica esatta della cattedrale di Copenaghen in marmo di Carrara”.
E’ il dodicesimo in Europa e, come per i Massoni, il 12 è una cifra simbolica. 12 è il grado di “gran maestro architetto”; 12 le tribù di Israele che finanziarono il tempio di Salomone; 12 le colonne nella loggia; 12 i segni zodiacali; 12 gli anni che i bambini mormoni devono compiere per celebrare il “battesimo dei morti” e ricevere il “Sacerdozio di Aaronne”; 12 le statue degli apostoli che saranno donate a Roma.
I lavori finiranno nel 2015. I Mormoni on hanno badato a spese: “La qualità dei materiali è l’espressione della loro riverenza verso il padre celeste”. Il tempio di via di Settebagni sarà un’opera all’altezza della Citta Eterna. L’aspetto è quello di un’astronave, la guglia alta 43 metri (contro i 138 di San Pietro) sembra un’antenna puntata sull’universo. La navata è lunga 50 metri e larga 2.
Costruito su tre piani. Il Tempio nel quale i fedeli entreranno “con pensieri puliti, corpo pulito e vestiti puliti” si erge su una superficie di 3mila800 metri quadri (contro i 23mila di San Pietro), ed è articolato su tre piani. L’area ospiterà anche il Centro visitatori (2500 metri quadri su due piani); la Biblioteca genealogica, una delle 49 in Italia gestite della Chiesa, utili per rintracciare gli antenati eventualmente da battezzare post mortem. E la Foresteria, quindici appartamenti e 22 stanze da 4 posti dislocati in un edificio di due piani, con l’acqua riscaldata da energia solare.
Ma sul costo dell’opera, i mormoni mantengono il più stretto riserbo. “Paghiamo tutto di tasca nostra e quindi non divulghiamo i conti delle nostre operazioni”. Il costo è segreto, il fasto assicurato. E il Signore sarà contento.

Minoranze religiose fra i cittadini italiani
Protestanti 435.000 30,7%
Testimoni di Geova (e assimilati) 415.000 29,3%
Buddhisti 135.000 9,5%
Musulmani 115.000 8,1%
Ortodossi 110.000 7,8%
Ebrei 36.000 2,5%
Movimenti del potenziale umano 30.000 2,1%
Cattolici “di frangia” e dissidenti 25.000 1,8%
Induisti e neo-induisti 26.000 1,8%
Mormoni (e assimilati) 25.000 1,8%
Movimenti organizzati New Age e Next Age 20.000 1,4%
Area esoterica e della “antica sapienza” 15.000 1,1%
Sikh, radhasoami e derivazioni 6.000 0,4%
Altri gruppi di origine cristiana 5.000 0,4%
Bahá’í e altri gruppi di matrice islamica 4.000 0,3%
Gruppi di Osho e derivati 4.000 0,3%
Nuove religioni giapponesi 3.000 0,2%
Altri gruppi di origine orientale 2.000 0,1%
Altri 6.000 0,4%
Totale 1.417.000 100,0%
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BELLISSIMO VIDEO DI MARCO TRAVAGLIO SPIEGA L’INCIUCIO ALLA FESTA DI IFQ

http://www.loschifo.it/video/marco-travaglio-racconta-linciucio-intervento-integrale.html
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Nunzio Miccoli
La distinzione tra liberismo e statalismo è illusoria, lo stato è l’impresa privata di maggior successo, se i ricchi capitalisti sono sfruttatori, speculatori, evasori ed egoisti, lo stato, che è posseduto da un’élite e non dai cittadini, operando anche per interposta persona o ente, è ladro, violento, iniquo, discrimina, non rispetta i patti con i cittadini e con gli altri stati, viola la costituzione, è esattore, biscazziere, usuraio e inflazionista; spaccia legalmente, direttamente o tramite la banca centrale, moneta falsa di carta.
Per quanto riguarda l’inflazione, quando i salari sono fermi, lo stato, nazionale o plurinazionale è l’unica fonte dell’inflazione, perché produce moneta e perché aumenta tasse, tariffe e costi energetici. Poiché l’Italia ha rinunciato alla sovranità monetaria, cioè a battere moneta, ora la responsabilità dell’inflazione, derivante dalla monetazione, ricade solo sull’Europa; però, a causa dell’attuale crisi, con conseguente caldo di domanda e di disoccupazione, generalmente si preferisce parlare di deflazione, ma potrebbe essere meglio definita bassa inflazione, perché una piccola inflazione c’è, mentre con la deflazione i prezzi scendono e il potere d’acquisto della moneta aumenta, cioè essa si rivaluta.
I prezzi aumentano anche con l’aumento dei salari, causati dalle leggi di mercato o dai contratti sindacali; quando la produzione e i prezzi aumentano, i salari giustamente aumentano, come i listini delle merci; in questo momento i salari, anche a causa della concorrenza fatta dai contratti atipici, sono fermi o in decrescita, perciò unica fonte d’inflazione rimane lo stato, italiano o europeo, l’inflazione aumenterà ancora di più quando l’economia dovesse riprendersi.
E’ logico che i cittadini a basso reddito desiderino l’indicizzazione di salari e pensioni, come un reddito di cittadinanza per quelli che non hanno nemmeno quelli, però i vincoli europei impediscono all’Italia questa strada, già percorsa da altri paesi. Comunque, pare strana una parola spesa al riguardo dall’informazione, solo a favore di dipendenti pubblici e di forze di polizia, dimenticando operai che hanno, rispetto a loro, meno diritti, meno sicurezza di lavoro e minori salari. Poiché solo la produzione di operai, artigiani e contadini crea vera ricchezza, come nelle economie schiaviste, a carico di queste categorie sono servizi, stato, famiglie e pensionati.
Un poliziotto, con le varie voci di stipendio, stessa anzianità e stesso titolo di studio, guadagna più di un operaio, fa carriera più di un maestro elementare e guadagna più di un impiegato archivista dello stato; spesso i carabinieri, con la causa di servizio, gentilmente concessa, vanno in pensione a 50 anni, è un privilegio concesso dalla politica, come certe pensioni d’invalidità. Sarebbe più logico ed equo adibirli ai servizi interni e mandarli in pensione all’età in cui vanno in pensione gli altri lavoratori.
Perciò sostenere che solo le forze di polizia vanno tutelate, perché fanno un servizio delicato e rischioso, può essere una forzatura, perché anche minatori e lavoratori delle fonderie hanno questi rischi; invece è vero che la politica intende conquistare i favori delle forze di polizia che le fanno la scorta e garantiscono la loro sicurezza dall’ostilità dei cittadini, infatti, sembra che la celere esista soprattutto per questo.
Una volta la sinistra voleva il disarmo della polizia, mentre oggi certa nuova sinistra, dopo aver dimenticato gli operai, sente di dover difendere soprattutto i diritti dei poliziotti. In compenso la televisione, colonizzata da presunti intellettuali di sinistra (si fa per dire), al servizio di lor signori, invece di fare vera informazione, con un colpo al cerchio e uno alla botte, a volte li critica duramente quando reagiscono eccessivamente e impulsivamente contro giovani che violano la legge; i poliziotti sono uomini come gli altri e, per la legge dei grandi numeri, possono sbagliare come i medici e i giudici, più responsabili sono i loro capi, che spesso ispirano le loro azioni e che sono protetti dalla politica.
Lo Jobs Act o legge delega varata dalla commissione lavoro presieduta da Maurizio Sacconi, mira ufficialmente ad aumentare occupazione, produttività e dimensione delle imprese; malgrado le dichiarazioni ufficiali della politica, mira anche a riformare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori prevedendo, in caso d’ingiusto licenziamento o senza giusta causa, l’indennizzo invece del reintegro; lo Jobs Act mira a estendere il contratto di solidarietà, prevedendo anche la riduzione del salario in cambio della riduzione dell’orario di lavoro.
In Italia lavorare meno per lavorare tutti è stato uno slogan, attuato però, assieme alla cogestione, in Germania, dove perciò oggi si lavora meno ore che in Italia; lo Jobs Act permetterebbe anche ai lavoratori di assistere i minori malati. Per quanto riguarda le agenzie regionali per l’impiego, è previsto un contratto con il centro per l’impiego, l’agenzia sarà remunerata dalla regione solo a risultato ottenuto; è previsto anche un sostegno al reddito del disoccupato, si spera anche a vantaggio di quelli in cerca di prima occupazione. E’ prevista anche la riforma del collocamento delle persone con disabilità, ma non se ne conosce l’esatta portata; per i licenziamenti, è posto il divieto di far firmare ai neoassunti lettere in bianco di dimissioni; una formulazione superflua perché la pratica sembrerebbe di per se illegale, naturalmente in presenza di pronuncia giudiziale.
La legge 78, voluta dal ministro del lavoro Giuliano Poletti, o Jobs Act (perché una parola corrispondente italiana pare non esista), volendo favorire ulteriormente la flessibilità del lavoro, contraddice la disciplina europea, che tollera il lavoro a termine ma, contemporaneamente, punta a sostenere la stabilità dell’occupazione e per farlo, prevede che il lavoro a termine, diversamente che in Italia, sia pagato di più di quello a tempo indeterminato; a tale proposito, contro questa formulazione, la CGIL ha deciso di ricorrere alla Commissione UE.
Prima della crisi scoppiata nel 2008, tra il 2002 e il 2008 in Italia si fecero delle leggi miranti a flessibilizzare il mercato del lavoro che, a un primo esame superficiale, apparentemente fecero aumentare l’occupazione di 1,16 milioni di unità e diminuire la disoccupazione di 366.000 unità; però le unità di lavoro equivalenti o ULE, in inglese FTE, aumentarono solo di 797.000, concentrate soprattutto nell’attività finanziaria e immobiliare, furono regolarizzati 250.000 immigrati irregolari, mentre nell’industria l’occupazione, per effetto soprattutto delle delocalizzazioni, si ridusse di 67.000 unità.
Sembra che l’occupazione non dipenda tanto dalla flessibilizzazione del lavoro e dalla riduzione del costo del lavoro, ma soprattutto dalla domanda di prodotti, però questa flessibilità può svolgere una funzione anticiclica nei periodi di crisi; dal 2009, con la crisi e fino ad oggi, anche con queste leggi di flessibilità, si sono persi 1,5 milioni di posti di lavoro, il che ha favorito ulteriormente la precarizzazione del lavoro; infatti, in quel periodo, i lavori a tempo indeterminato sono stati solo il 15,8%, mentre la disoccupazione giovanile ha superato il 50%.
In pratica, quando aumenta la disoccupazione, senza interventi insani del governo, aumenta anche la flessibilità del lavoro, accadde per alcuni anni anche dopo la seconda guerra mondiale; in questo caso, anche se il lavoro fosse gratuito o volontario, in presenza di domanda calante, le imprese non assumono; questo fatto, visto che in questi ultimi anni le esportazioni italiane non sono andate male, sposta l’attenzione sulla capacità di spesa degli italiani, mortificati da troppe imposte sui redditi di lavoro e sulle pensioni più bassi. Fra l’altro, la no tax area, più bassa in Italia che in nord Europa, contribuisce ad elevare il tasso di evasione fiscale in Italia.
Per quanto riguarda il concetto di ULE o FTE, poiché i lavoratori non sono tutti uguali e alcuni di loro fanno più lavori o lavorano poche ore il giorno o pochi mesi l’anno, l’Europa ha introdotto il concetto di quantità di lavoro annuo equivalente, che tiene conto del lavoro complessivo per unità di lavoro; un’unità di lavoro FTE equivale a un lavoro a tempo pieno di 8 ore il giorno, eccettuate le feste, per 220 giorni l’anno, perciò, chi lavora meno, è riparametrato a tale unità, ad esempio, chi lavora 4 ore al giorni ma per tutto l’anno, sarà calcolato pari a 0,5 FTE.
Quindi gli occupati totali andrebbero calcolati in unità di FTE o ULE; se non si vuole fare della propaganda, le statistiche sulla disoccupazione vanno tarate, non è un lavoro impossibile, ma richiede un’analisi attenta; comunque, in Italia, poiché gli uffici collocamento non danno lavoro e nemmeno sussidi, tanti non s’iscrivono nelle loro liste e, pertanto, la disoccupazione totale potrebbe essere stata sottostimata, oggi pare che l’occupazione, anche giovanile, aumenti solo nell’agricoltura.
L’Eurostat ha consentito la rivalutazione del PIL italiano includendo, come in Usa e Germania, anche le attività illegali, quali prostituzione, traffico di droga, contrabbando e corruzione, ignorando però l’estorsione o racket, il gioco d’azzardo illegale e l’usura; perciò ha consentito una rivalutazione del Pil solo del 2%, cioè circa 30 miliardi di euro, che sono obbiettivamente inferiori di molto alla realtà, probabilmente le attività illegali, oltre a creare occupazione e consumo come quelle legali, arrivano a 200 miliardi di euro.
Nel calcolo del Pil, tra le attività legali, si esclude ancora il lavoro delle casalinghe; ad ogni modo, la contabilità statistica del reddito nazionale è fortemente soggetta a stime, infatti, i paesi arretrati sono prevalentemente agricoli e producono per l’autoconsumo, che sfugge alla rilevazione sul reddito, il loro reddito pro-capite andrebbe tarato considerando, oltre ciò, anche il loro livello dei prezzi più bassi. E’ per questo che i paesi agricoli, quando s’industrializzano, hanno un forte incremento del reddito nazionale.
Dopo una guerra o un terremoto che distrugge città, in Italia si afferma che il Pil potrebbe diminuire, in realtà, se gli stanziamenti previsti per la ricostruzione sono subito spesi, questo aumenta; però se, come accade in Italia, rimane per anni depositato in banca, remunerato a tasso zero mentre le banche amiche della politica lo investono, naturalmente questo reddito non aumenta.
Il reddito da usura è reddito, lo stato italiano ha anche amnistiato gli usurai, l’estorsione crea reddito a favore delle famiglie dei clan mafiosi, esattamente come le imposte statali creano reddito a favore dei dipendenti pubblici; ciò vale per una convenzione che include nel reddito nazionale lo stipendio dei dipendenti pubblici, mentre il vero reddito prodotto è quello di artigiani, operai, piccoli imprenditori e contadini. L’aumento stimato del reddito nazionale aumenterà i contributi dell’Italia all’Europa e farà scendere di poco il rapporto debito pubblico/ Pil e la pressione tributaria.
Renzi ha affermato di non volere lezioni dall’Europa però, poiché è sostenuto, come Monti, dai mercati che vogliono speculare sull’Italia, afferma che, in materia di lavoro, il suo modello è Germania; la nostra informazione, politicamente corretta, cioè autocensurata, ripete sempre che la Germania è la locomotiva d’Europa ed è un esempio di virtù. In realtà, in Germania esistono forti disuguaglianze, vi usano gli immigrati per esperimenti medici, i lavoratori marginali, soprattutto immigrati, vi lavorano senza sosta e con poca sicurezza, fanno i lavori più duri; il sindacato tedesco ha avuto la cogestione, ma poi è stato imbavagliato, così ora i lavoratori sono privi di difese.
La tesi che in Usa la vita dei lavoratori è dura, mentre in Germania esiste il welfare, sta per essere archiviata, i mini job da 500 euro il mese sono svolti da un quarto dei lavoratori tedeschi, che però hanno anche un reddito di sostegno statale, finche non verrà abolito, perché la tendenza è di andare verso lo schiavismo per tutti e perciò in Italia non vedremo mai il reddito minimo di cittadinanza. La politica di austerità tedesca, che l’Italia vuole emulare, oltre a provocare la disgregazione dell’Europa e degli stati europei, sta portando all’arretramento del Pil tedesco e ora, nonostante l’informazione tedesca sia più accomodante verso lo stato e le imprese che in Italia, anche la fiducia delle imprese tedesche è in calo.
Nunzio Miccoli http://www.viruslibertario.it; numicco@tin.it.
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Per quanto riguarda il peso dell’alta burocrazia in Italia e la sua opposizione al mutamento, Rodolfo Roselli scrive che le norme anticorruzione, approvate nel 2012 e sollecitate da organismi internazionali, sono state da essa boicottate, ignorando anche semplificazione, incompatibilità, trasparenza e scadenze; eludendo, in tutti i modi, ogni adempimento. I responsabili anticorruzione, previsti per ogni amministrazione, spesso non sono stati creati, si sono inventate difficoltà applicative senza fare proposte per superarle.
Secondo la legge, tutti i politici e i dirigenti pubblici dovrebbero pubblicare on line compensi e situazioni patrimoniali e le pubbliche amministrazioni dovrebbero mettere in rete i pagamenti per appalti e forniture, ma non lo fanno. Gli enti locali hanno creato migliaia di società inutili, che sono in perdita, ma non si possono vendere, per non gettare nel lastrico i loro dipendenti; a volte sono state assorbite da altre, risparmiando il costo dei consigli d’amministrazione, ma addossando gli sprechi alle società accorpanti.
Infatti, l’Ici ha dovuto prendere in carico 19 dipendenti di Buonitalia, assunti senza concorso, mentre non era in grado di assumere, per ragioni di bilancio, suoi dipendenti che avevano già vinto un concorso. Risulta che 2.761 società, soprattutto tra gli enti locali, hanno più amministratori che dipendenti; esistono 8.048 consorzi, enti e agenzie pubbliche che hanno amministratori ben retribuiti e distribuiscono ricche consulenze a membri del parlamento, esistono 1.213 società pubbliche senza un solo dipendente; in queste società i comuni partecipanti sono 33.065, cioè uno su tre.
Quasi tutte queste società hanno violato la legge che ha stabilito il blocco delle assunzioni, hanno perdite rilevanti e non sono soggette alla pubblicazione dei bilanci. Gli alti burocrati dei ministeri sono inamovibili e non si possono mandare in pensione, però ci sono anche consiglieri collocati a riposo che hanno riscosso il vitalizio a 50 anni. Quando si decide di mandare in pensione quelli di età più avanzata, la burocrazia avanza il pretesto che non ci sarebbe la copertura economica, anche se la pensione è minore dello stipendio.
Perciò il paese non si rinnova, la burocrazia dirigenziale ingessa il paese e la classe dirigente conservatrice è sempre la stessa, la gerontocrazia domina nello stato e in Vaticano; la burocrazia reagisce ai progetti di riforma facendo favori alla politica e facendo blocco alle leggi di riforma con lo sciopero bianco; con i suoi poteri di firma blocca gli uffici, se ne infischia delle leggi migliori e non vuole cambiare nulla.
Al riguardo, ci si aspettano provvedimenti di Renzi, per il momento, tra i provvedimenti del governo Renzi, c’è la riduzione della prescrizione, l’abolizione del reato di concussione per induzione, cioè fatto senza violenza, l’aumento della responsabilità civile dei magistrati, la limitazione delle intercettazioni, previste solo per reati gravi e l’abolizione del reato di voto di scambio, mafia e politica ringraziano.
Renzi ha anche toccato un vecchio tema, ha affermato che nella pubblica amministrazione, per fare carriera, deve contare più il merito che gli automatismi; val la pena di ricordare che l’amministrazione pubblica, per premiare gli amici della politica e della chiesa, ha operato più per favoritismo che per il merito, per ridurre la discrezionalità dei dirigenti, che erano collegati alla politica, sono nati codici, concorsi e carriera automatica.
Poi i concorsi pubblici sono stati snaturati e, con la complicità del sindacato, perché anche i sindacalisti volevano fare carriera, sono stati utilizzati per premiare, ancora una volta, gli amici e non quelli che avevano il merito; fra l’altro, in un paese confessionale di fatto, come l’Italia, per avere il merito, pare che bisognasse anche andare in chiesa; in questo quadro, poiché i cittadini sono stati spiati, i rivoluzionari sono stati bocciati ai concorsi, però tanti ex comunisti si sono riciclati democristiani, almeno di fatto, e perciò hanno potuto occupare poltrone importanti, al governo, in televisione, nei giornali, nella scuola, in banca e in magistratura.
Il presidente della confindustria Squinzi, che ha diverse aziende all’estero, ha affermato che bisogna ridurre il costo del lavoro, c’è da sperare che per gli operai e gli impiegati si riferisca alla riduzione del cuneo fiscale e non del salario netto, i lavoratori hanno già fatto grandi sacrifici, inoltre, paesi con costi del lavoro più bassi hanno minori tasse, minori prezzi dell’energia e minore costo della vita; però è provato che quando aumenta il salario, poiché aumenta la domanda, aumentano anche i prezzi, è per questo che hanno abolito la scala mobile, tuttavia aumenta anche il reddito nazionale.
Alti salari corrispondono ad alto valore aggiunto nell’impresa e nello stato e, comunque, l’inflazione non è determinata solo dall’aumento dei salari, ma anche dall’aumento dei costi energetici, degli interessi bancari, delle imposte, dal deficit del bilancio dello stato e dall’espansione monetaria. E’ inutile gridare al lupo, Squinzi dovrebbe sapere che nei processi industriali il costo della mano d’opera diretta, cioè quella delle catene di montaggio, è il costo minore rispetto agli altri costi industriali, ai costi commerciali e a quelli generali.
Intanto cresce la quota di reddito nazionale riservata ai ricchi e al grande capitale; mentre i piccoli imprenditori sono schiacciati dalle tasse, i capitalisti sanno che i profitti aziendali si possono nascondere al fisco e agli azionisti, visto che il legislatore legifera su commissione delle lobby, grazie ad escamotage legislativi, con trucchi contabili e di bilancio; ad esempio, sovrafatturando all’importazione e sottofatturando all’esportazione, costituendo così fondi neri all’estero. Analogamente, si possono fare prezzi più bassi a un’impresa partecipata o a un’impresa amica, perché una commissione tributaria ha stabilito che un’impresa può vendere anche sottocosto
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EUROPA
Viktor Orban, capo del governo ungherese, inviso alla commissione europea e al FMI, sta risollevando le sorti del suo paese, ha deciso di emettere direttamente moneta, ha ridotto il prezzo di gas, luce e acqua del 20%, ha ridotto l’iva sugli alimenti dal 27% al 5%, ha tagliato i prezzi dei trasporti pubblici del 10%, aumentato le pensioni minime e cacciato dal paese i massoni del FMI.
Il paese non si preoccupa del suo enorme debito estero, che cresce da solo con gli interessi e non lo rimborsa; dopo aver violato trattati internazionali utili a schiavizzare i popoli, Orban ha cacciato gli usurai del FMI, non vuole più aiuto e assistenza dagli organismi internazionali e non vuole più pagare interessi usurai a banche centrali private, come la Federal Reserve americana, anche perché è deciso a non pagare il suo debito; ora l’Ungheria, dopo aver recuperato la sua sovranità, emette moneta senza debito e i risultati economici sono eccezionali, anche l’Italia dovrebbe seguire il suo esempio (Dal Blog di Beppe Grillo).
Anche Irlanda e Islanda, per sanare la loro posizione debitoria verso l’estero, si sono mosse bene, l’Unione Europea ha ridotto alla Grecia il suo debito estero, la Spagna ha usufruito del fondo salva stati, finanziato anche dall’Italia; l’Inghilterra minaccia sempre di uscire dall’Unione e perciò riceve annualmente dalla UE un rimborso finanziario compensativo; la Francia gode di massicci contributi europei per la produzione di carne e latte che esporta anche in Italia, mentre l’Italia non ne può produrre ciò che consuma, altrimenti è multata.
La Germania, con il fondo salva stati, ha potuto rimborsare le sue banche creditrici verso i paesi più esposti dell’Unione. A causa dell’insufficienza dei nostri governi, dal punto di vista finanziario, i nostri rapporti con l’Unione Europea sono stati sempre passivi e disastrosi, però l’Europa Unita rimane ancora un dogma per tanti intellettuali italiani, forse perché, a loro volta, delusi dai governi italiani.
La televisione ha riportato foto satellitari che, secondo Kiev, provano la presenza di truppe e blindati russi in Ucraina, però non afferma che in Ucraina si è già infiltrata la Nato, che vuole installare missili alla frontiera russa; i neocon Usa rivogliono la guerra fredda e la cortina di ferro, non vogliono un mondo multipolare ma il ritorno dei due blocchi. Secondo accordi fatti nel 1997 tra la Nato e la Russia, in Polonia, nei paesi baltici e in Ucraina, non dovevano esserci basi Nato, ma in Polonia sono state già installate.
Henry Kissinger è contro la demonizzazione della Russia e di Putin e invita a trattare, secondo l’accademico americano John Mearsheimer, del Consiglio Relazioni Estere, la crisi ucraina è stata provocata dall’occidente e l’informazione ha fatto solo propaganda a favore dell’Ucraina. L’Ucraina era contesa tra Europa e Russia e perciò la Nato ha favorito un colpo di stato a Kiev, ha usato a tale scopo milizie ucraine neonaziste, addestrate dalla Nato in Polonia, e ha messo al governo di Kiev uomini vicini al Pentagono e al Fondo Monetario Internazionale, il che favorirà future speculazioni finanziarie e la penetrazione economica tedesca in Europa orientale; gli ucraini ne pagheranno il conto più dei russi.
L’occidente ha violato i patti del 1997 che volevano un’Ucraina indipendente ma neutrale, la Russia, volendo difendere i suoi interessi economici e militari, voleva solo l’autonomia amministrativa per la minoranza russa dell’Ucraina orientale e forse avrebbe anche rinunciato alla Crimea se le avessero riconosciuto la sovranità sulla base navale di Sebastopoli, come l’Inghilterra ce l’ha a Gibilterra. Però la narrazione ufficiale dei media ha altri toni.
Putin è disponibile a trattare e si sente spesso telefonicamente con la Merkel, ma il governo di Obama, fatto di neocon e poteri forti, vuole ricostituire i due blocchi, non vede di buon occhio un riavvicinamento tra Russia ed Europa, con relativi accordi economici ed energetici, ed è contrario agli accordi tra i paesi Brics che minano la posizione del dollaro. E’ per questo che gli Usa hanno premuto per la stipulazione dell’accordo di scambio di beni, investimenti e servizi tra Usa e Unione Europea, offrendo il gas liquefatto americano al posto di quello russo.
In questo quadro, è strana l’arrendevolezza al diktat americano dei governi europei, come l’appiattimento filoamericano della nostra informazione, che non esisteva nemmeno al tempo della prima guerra fredda; Obama ha imposto sanzioni crescenti alla Russia, fino ad oggi, non ha voluto che il presidente ucraino Porosenko trattasse con i separatisti ucraini e con la Russia, mentre l’esercito di Kiev bombardava le loro città. Il presidente ucraino denuncia una possibile invasione russa e perciò chiede aiuti militari alla Nato e l’intervento della UE, fino ad adesso, non ha voluto la conciliazione e ha demonizzato la Russia, che invece, per la pace, è disponibile a trattare (Fonte: Patrick Boylan : “Ci sono ancora speranze in Ucraina?).
USA
Paul Singer, a capo de fondo speculativo Elliot, compra debiti di aziende e nazioni in default e li rivende con profitto o si rivolge ai tribunali per chiedere rimborso, interessi e risarcimenti. Dal Perù aveva acquistato bond scontati per 11,4 milioni di dollari e ha ottenuto un risarcimento di 58 milioni; aveva rilevato un credito verso il Congo di 400 milioni di dollari pagando solo 10 milioni e ottenne un pagamento di 127 milioni; un’operazione analoga con un’impresa privata è stata fatta con la Chrysler.
Nel 2002 l’Argentina dichiarò default con 100 miliardi di dollari di debito estero, Singer rifiutò il pagamento al 30% come avevano accettato da altri creditori, dalla magistratura, con un investimento di 100 milioni di dollari, gli fu riconosciuto un risarcimento di 1,5 miliardi di dollari. In compenso, Singer, dopo essersi arricchito enormemente, si comporta da grande filantropo e, tra le altre cose, sostiene anche il matrimonio tra i gay. (Fonte: Il Sole 24 Ore).

Nunzio Miccoli http://www.viruslibertario.it; numicco@tin.it:
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1 commento »

  1. Chiedo scusa, ma non concordo con la definizione di “destrimane”. A mio avviso, semmai, la definizione esatta e’ “leaderimane” o “autoritarimane”: cosiddetta “destra” o cosiddetta “sinistra” che sia di turno, il problema e’ lo stesso (in questo ha ragione Grillo, che e’ il piu’ “duce” di tutti.
    Le mie battaglie, purtroppo perse, CONTRO l’ attuale Carta Costituzionale erano proprio volte a “svegliare” l’ italico medio dal suo sogno ducimane. Invece l’ italico medio continua a sognare (e attivare) Beniti vari, magari vestiti di rosso, di bianco, di “Principe di Galles”, di viola, ma pur sempre Beniti …
    Il che traduce perfettamente, a mio avviso, il giustissimo senso di sfiducia nel prossimo, che l’ italico medio ha sviluppato negli ultimi due millenni, sotto la guida del binomio scellerato mafia-vaticano, nella pressoche’ totale assenza di senso del dovere (tanto c’ e’ sempre il prete con la confessione o, nei casi piu’ gravi, il diritto d’ asilo …).
    Ne’ sara’ certamente alcunche’ dell’ attuale “sinistra” italiana (e neppure europea) che potra’ far cessare quanto sopra. Alla mancanza di consapevolezza democratica degli italiani, a mio avviso, ci sono due sole “cure” possibili: la riscrittura totale della Costituzione in senso democratico (cura allopatica, ma non sara’ neppure presa in considerazione) o il ritorno al Fascismo, cura omeopatica degli italici malanni.
    E, sembra proprio, ritorno al Fascismo sara’.
    Per la gioia (malcelata) dell’ italico medio coglione (mi scuso per la trivialita’, ma sto da anni accumulando malanimo, e quello che sta accadendo e’ un po’ la mia vendetta).

    Cordialmente.
    Enzo LUZI

    Commento di MasadaAdmin — settembre 18, 2014 @ 12:45 pm | Rispondi


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