Nuovo Masada

settembre 16, 2014

MASADA n° 1572 . 16-9-2914 ROMANZO – UNA SECONDA POSSIBILITA’ -CAPITOLO 17

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Viviana Vivarelli

La memoria delle cose: la psicometria – Psicometria ambientale – I cadaveri del Teatro Gorki – I prigionieri di Parco Talon – I rastrellati delle Caserme Rosse – Il deja vu – Memorie di vite precedenti

Il punto non è parlare dello spirito e neppure credere in esso, ma consentirgli oggi di operare in tutta la vita materiale, di riconoscere che la materia non può esistere mai senza lo spirito.”
R. Steiner

La realtà è una, non esistono materia e spirito. La realtà è una e si esprime in molte forme: in un livello come materiale, in un altro come spirituale.”
Osho

Ieri sera ho rivisto un film molto piacevole, “Le parole che non ti ho detto”, che parla di un grande amore che prosegue dopo la morte. L’attore principale è Kevin Kostner e mio marito gli somigliava moltissimo, per cui ho pensato per tutto il tempo a lui, con nostalgia e rimpianto. E di lui avevo parlato alla mia visitatrice del pomeriggio, chiedendogli anche, come ho preso ormai l’abitudine di fare, una frase per lei. In genere queste frasi che sento nella mia mente sono brevi. Per lei era molto semplice, quasi banale: “Devi cambiare, ma ci sono molte speranze che tu lo faccia”. Non una gran cosa, ma era adatta alla sua situazione.
Per tutta la durata del film, dunque, ho pensato intensamente a mio marito e mi sono dispiaciuta di non aver parlato abbastanza di lui in questo libro, dal momento che ha avuto una importanza così grande nella mia vita, al punto che credo che continui a proteggermi ed aiutarmi anche adesso.
Sul palmo della mia mano la mia vita a un certo punto diventa doppia, come se si svolgesse su un doppio binario e, in qualche misura è stato così.

Mio marito era un ingegnere e nei suoi hobby era un artigiano, aveva fondato la sua vita sulla logica e l’operosità, era un uomo razionale, molto pratico e concreto, scettico su ogni cosa che esulasse la concretezza e dalla visibilità, e mia figlia ha preso totalmente da lui, dubitando delle mie capacità e delle mie visioni al punto che ho evitato sempre con cura di parlarne con loro, per non incontrare la loro incredulità e non essere presa per visionaria o mitomane. Pur tuttavia, questa mia vita alternativa, anche se non credo abbia raggiunto mai livelli di grandezza, ha costellato ogni mia giornata di episodi magari piccoli ma inspiegabili e significanti, al punto che non potrei più rinnegarla o nasconderla.
Mi chiedo se adesso che mio marito è nell’aldilà e ha una visione diversa delle cose la mia linea e la sua si possono avvicinare, ma temo che ancora una volta questo non sia possibile, perché se prima la sua visione era troppo razionale, adesso sono io, legata ai limiti della materia, a brancolare nel buio di cose che non capisco.
Alla fine del film, ieri sera, il ventilatore a soffitto si è accesso di colpo e ha preso a vorticare velocemente, per cui mi sono spaventata e sono corsa a cercare nei cassetti della libreria il telecomando per fermarlo. Non so se prenderlo come una casualità o se è in qualche modo un segno di assenso a quello che il film significava: un grande amore può proseguire anche dopo la morte.

Non so quanto gli oggetti possano partecipare al nostro mondo emotivo, sottolineando a loro modo i nostri pensieri. Non è una visione animistica, è piuttosto la speranza che la natura partecipi a ciò che noi siamo. Un evento esterno e un evento interno possono essere simultanei, come a farci pensare, con questa coincidenza temporale o significativa, che ci sia un mondo misterioso sovrapposto a quello fisico che può agire anche attraverso le cose o gli eventi per farci fare salti spirituali. Un induista penserebbe più semplicemente che il mondo è solo uno. Sono i nostri condizionamenti culturali a credere che ci sia uno spirito contrapposto alla materia, ma l’energia è una sola e il Tutto parla con molte voci.
Il problema è capire se anche le cose inanimate appartengano al mondo dei significati.
Ma il cercatore, come nelle favole, dovrà fare attenzione a tutto. Non potrà ignorare i messaggi che gli arrivano dalle cose, perché anche queste fanno parte della storia.

Molto tempo fa ho fatto e fatto fare dei test per interrogare gli oggetti per capire se comunicano con la nostra mente e se sono portatori, come ogni vivente, delle loro vicende, se, cioè, possiedono una memoria che possono raccontarci. Questi test appartengono a una branca del paranormale che si chiama ‘Psicometria’: ricavare da un oggetto informazioni non visibili che l’oggetto sembra avere in sé ‘invisibilmente’ e può comunicare alla nostra mente.
In genere il soggetto che agisce prende in mano l’oggetto o lo tocca ma così vede l’oggetto o ne riceve per contatto molte informazioni immediate, e io volevo che la trasmissione delle informazioni arrivasse alla mente senza l’intervento dei sensi ordinari. Dunque ho deciso che bastava imporre le mani a occhi chiusi a una decina di cm sopra l’oggetto mentre questo era coperto da un panno opaco e non sapevo cosa fosse, nella convinzione che il campo informativo dell’oggetto avrebbe agito ugualmente ma senza le informazioni tattili o visive o olfattive di tipo ordinario. Meglio ancora se l’oggetto era impacchettato in carta o stoffa, celato alla vista e scelto a caso tra tanti da un aiutante e né io né lui sapevamo cosa aveva scelto, per impedire una trasmissione telepatica di dati.

Il primo oggetto che ho nascosto per mia figlia è stata la mia fede nuziale.
Lei ha detto che vedeva un giorno freddo di primavera, una chiesa toscana con le pietre a vista (mi sono sposata nella chiesa dei frati cappuccini di Montughi a Firenze, che è appunto una chiesetta toscana con pietre a vista ed era un sei di marzo molto freddo), ha sentito le campane e ha descritto un frate con i piedi scalzi nei sandali e una barba scura (come era appunto il sacerdote che ha celebrato il mio matrimonio).
Dunque anche una persona scettica e materialista come lei può ugualmente percepire cose invisibili. Le sue convinzioni logiche e razionale non interferiscono con le sue capacità di captazione dell’invisibile e questo è incoraggiante.

Poi lei ha nascosto per me un coltello finto di legno che è stato lavorato in un campo scout al tramonto. Io ho visto il pendio di un prato all’imbrunire, molti ragazzi vestiti di scuro, alcuni col cappello ampio, un fuoco di accampamento e ho sentito una grande pace.

Altre prove le ho fatte con varie persone e quasi sempre gli esperimenti hanno avuto un buon margine di successo. A volte l’oggetto raccontava la sua storia o descriveva l’ambiente in cui si trovava, a volte si collegava a dati conosciuti allo sperimentatore, a volte a dati a lui ignoti anche di altri tempi, a volte l’oggetto mostrava di sé solo un’immagine fisica riconoscibile o si descriveva in modo simbolico. Persone diverse ne avevano visioni diverse.

Per es. ho visualizzato una catenella d’oro come un insieme di piccoli centri lucenti, dunque secondo la sua forma.
Mentre di una chiave vedevo una mensola presso l’ingresso di una casa, in basso, dove l’oggetto veniva posato spesso, e, vicino, una porta finestra con una tenda bianca che dava sul giardino.
Un cestino pieno di piccole pietre rotonde prese su una spiaggia dell’isola d’Elba e donate in segno di buon augurio da un’amica è stato visualizzato da mia figlia attraverso un disegno che riproduceva una specie di nido pieno di cerchi, e lei ha detto che si trattava di qualcosa collegato a un giorno molto felice e che conteneva cose che erano state prese come dono per portare fortuna.

Per fare questo esercizio, consiglierei di tenere la persona ad occhi chiusi in condizioni molto rilassate e in totale silenzio, con respiro lento e tranquillo, l’atteggiamento deve essere ricettivo e vuoto, di attesa verso qualunque cosa possa venire, disegni, forme, colori, concetti, emozioni, ricordi. Un aiutante dovrebbe scegliere un oggetto particolarmente significativo o connesso a un evento emozionale, meglio se si tratta di qualcosa che è stato portato indosso e di cui si conosce la storia o anche una lettera o foto dentro una busta.
Nel caso in cui si voglia toccare l’oggetto, questo può essere portato sulla fronte o sull’ombelico o posato sul petto. Altrimenti si può imporre su di esso le mani senza toccarlo, oppure si sta semplicemente al proprio posto indirizzando la mente all’oggetto, che è nascosto, senza pensare a nulla e attenti a qualunque cosa possa apparire alla mente.
Soggetti diversi possono ricevere dall’oggetto informazioni diverse. L’oggetto può dire qualcosa sul luogo dove sta di solito o su una giornata particolare in cui è stato investito di valori emozionali o simbolici, o dare informazioni sulla sua fabbricazione, su una persona in particolare che lo ha contattato, sul suo significato o forma, o può connettersi alla persona che lo ha utilizzato per ultima, alla sua salute o ad altri elementi che la riguardano.
Un modo molto buono sarebbe distendere il soggetto su un divano e farlo rilassare completamente con un rilassamento guidato, così da modificare il suo stato di coscienza e portarlo ad onde alfa, poi porgli sul petto o sulla pancia l’oggetto in questione, avvolto in un panno opaco, registrando tutto quello che dice di vedere o di sentire e si può notare che le facoltà paranormali aumentano progressivamente via via che procede il rilassamento o la suggestione ipnotica.

Mery, durante un viaggio in Egitto ha raccolto, in ogni luogo dove è andata, un sasso, lo ha numerato e ha fatto delle foto. La serie di pietre è stata presentata a un’amica, Luisa, che, imponendo le mani sopra ognuna, ha cercato di visualizzare a occhi chiusi il messaggio portato da ogni pietra. Per quanto la cultura di Luisa non sia grande e il suo modo di esprimersi sia semplice, i risultati sono stati significativi, anche se non possiamo escludere un passaggio telepatico di informazioni.
Per es. su una certa pietra Luisa ha detto che vedeva un foro da cui si entrava in un luogo sotterraneo (pietra presa presso una tomba), fuori c’era un viale di colonne (Valle delle Regine). Luisa diceva di vedere dei ragazzini in costume, sotto i 16 anni (la tomba raccoglieva i resti dei principini morti. Se essi avevano più di 16 anni venivano sepolti nella Valle dei Re, altrimenti nella Valle delle Regine, che si trova non molto lontano dalla Valle dei Re, dove sono state trovate 70 tombe delle mogli dei faraoni o dei loro bambini. In passato, la valle era nota come “il luogo dei bambini del Faraone”; molte tombe erano addirittura mantenute da sacerdoti che svolgevano i riti funerari e offrivano ogni giorno doni e preghiere. Luisa vedeva questi principini con le teste rase, salvo un lungo codino posteriore, e sembra che questa fosse proprio la loro acconciatura. Vedeva delle donne attorno a loro che li conducevano e li sentiva tristi e rassegnati.

La persona più dotata nel campo della psicometria che ho mai incontrato è stato un bellissimo giovane di nome Fabio, molto dotato e anche eccezionalmente prestante, che ha fatto una forte impressione sul gruppo, quando avviamo fatto, in classe, dei rapidi test.

– Fabio ha sollevato le mani tendendo gli occhi chiusi e senza toccarlo sopra un fagotto che conteneva un sassolino piccolo di una spiaggia dell’isola d’Elba portato dalla mia amica Laura bionda. Poiché io avevo preparato molti fagotti simili dello stesso tipo e poi ne ho preso una a caso, possiamo diminuire l’effetto telepatico, perché io non sapevo esattamente di quale oggetto si trattasse e mi mancavano anche alcune informazioni che ho avuto poi da Laura stessa. Il sasso era stato preso nel bel tramonto rosso in una giornata calma con mare piatto e Laura aveva dovuto discendere un crinale frastagliato, camminando con difficoltà sulle asperità per raggiungere la spiaggetta. Ricordiamo anche che l’isola d’Elba, come molte isole dell’arcipelago toscano, ha un’origine vulcanica.
Fabio ha detto: “Lago.. piattume… acqua piatta… eruzione, escrescenza.. qualcosa che si erge su qualcosa di piatto.. granuli…rosso arancione…tante punte.. qualcosa di frastagliato.. tante punte in piano… sostegno al piede.. qualcuno che cammina… formicolio… né positivo né negativo”.

– Un altro fagotto conteneva una collana d’oro con un pesante Tao d’oro rotondo con i segni ‘più o meno’, un ciondolo che all’interno è formato da un metallo magnetizzato e che mi è stato regalato dal gruppo del martedì. La sua funzione è di rovesciare i vortici energetici del quarto chakra quando siano disturbati riequilibrandoli. Devo dire che questo pesante Tao si comporta in modo strano su di me, a volte ruota rapidamente, e all’inizio mi restava perpendicolare al petto come incerto su quale posizione prendere. Per complicarmi la vita ho messo il ciondolo con catena dentro una scatolina di porcellana a forma poligonale con delle punte.
Giusy dice: “Qualcosa che si impugna.. di lungo… con due estremità tondeggianti, dentellato .. che gira tipo come un trapano” (il dentellato è riferibile alla scatolina, il trapano che si impugna e gira mi ha fatto pensare alla bacchetta del rabdomante che pure si orienta sui vortici magnetici).
Marco tra il pubblico, di lontano, per lo stesso oggetto ha detto: “Vortice.. raggi discendenti luminosi… rosso e nero…spirale …rotolamento”.
Donatella invece ha sentito direttamente che era una collana con qualcosa di rotondo sul petto.

– Un terzo fagotto conteneva una pietra ovale piatta e bucherellata di circa sette cm un po’ rossiccia presa da Mery in un bosco presso Saturnia da una tomba etrusca.
Alessandro dice: “Solida.. scuro.. metallo ferroso … aria … qualcosa che può volare ..qualcosa che passava e volava.. cilindro… una parte appuntita… negativo …non mi piace forse anche per la sua funzione”.
Giusi nel pubblico di lontano visualizza una bara bianca portata da uomini vestiti di rosso. Non so se i sacerdoti etruschi vestissero di rosso ma, poiché la pietra viene da una necropoli, il riferimento alla morte è interessante e sappiamo che il colore rosso era scelto dagli Etruschi come colore rituale.
Livia ha visto un vasetto oblungo tipo urna con due teste di cavalli ai lati. Forse un’urna funebre. Le urne funebri erano sempre presenti nelle tombe etrusche e contenevano i resti del defunto. Se questi era nobile e ricco potevano avere dei disegni con cavalli.

Mia figlia mi mette sotto un tovagliolo il pennello da barba del padre col manico di metallo, che sta sopra una mensola di legno, e io dico: “Una faccia scura, una faccia di scimmia pelosa, non gli occhi, la parte sotto gli occhi, una scimmia pelosa dietro delle sbarre metalliche cilindriche.. riscontro.. rispecchiare ma non è lo specchio… qualcosa che fa riscontro.. qualcosa che ripete, come fa una scimmia, scimmiottare, ripetere dei gesti…si vede qualcosa che ripete dei versi ma non è uno specchio.. peloso.. pelo, la scimmia pelosa sta sopra il legno, sta sopra un sostegno di legno ma c’è anche una sbarra di metallo.”

– Nuovo test, mia figlia incarta in un tovagliolo un Gesù Bambino che fa parte di un presepe napoletano che mi ha regalato, preso nella famosa strada dei presepi di Napoli; il bambinello ha una fascia traversa sull’inguine e sta in una cestina di creta che lo circonda. Io: “Un grande cielo stellato, in mezzo una macchia nera e in questa una piccola astronave (?) che viene di lontano, un oggetto sferico metallico con tante protuberanze. Il cielo stellato e la macchia nera al centro. Qualcosa di ovale con una fascia traversa in mezzo.. forse è uno stemma, lo stemma di qualche cosa di cavalleresco, con una striscia attorno ovale e una fascia che lo taglia di traverso. Cavalleria, nobiltà, lotta alle inimicizie, simbolo antichissimo, forza del cuore, segno assolutamente vincente. Vedo anche una ragazza giovane non molto alta, semplice, è un’artista, dipinge qualcosa, ha molta fantasia, lavora attorno a qualcosa. Attorno ci sono delle casette ma molto piccole, come di un paese di fiaba e c’è sempre il cielo stellato sullo sfondo.” Ci sono riferimento alla bottega dove il Bambinello è stato comprato ma è curioso che il Cristo sia descritto come un extraterrestre, qualcuno che viene dallo spazio, per quanto potrebbe trattarsi di una cometa.

Nella casa di Firenze fui soggetta a psicometria ambientale. Possiamo supporre che certi ambienti restino impregnati di informazioni, specie se in essi si sono attivate forze molto drammatiche e qualcosa di noi potrebbe percepirle. Si dice che a Maratona alcuni riescano ancora a sentire il nitrito dei cavalli.

E in Romagna c’è il castello di Montebello dove i visitatori vanno in cerca delle tracce psichiche di Azzurrina, una bambina scomparsa nel Medioevo, il 21 giugno 1375.
Una vecchissima leggenda legata alla rocca parla di una strana bimba, Guendalina, dalla pelle pallida, gli occhi azzurri e i capelli chiarissimi dai riflessi azzurri. In realtà era nata albina e aveva i capelli bianchi, ma i genitori, conoscendo i pregiudizi della gente contro gli albini, cercarono di colorarle i capelli di biondo ma i capelli degli albini non tengono il colore che tese all’azzurro. Nei tempi antichi c’era molta diffidenza contro gli albini perché si credeva che portassero sfortuna e si cercava di ucciderli per eliminare la mala sorte. Accadde così che la bambina scomparve mentre giocava a palla in una stanza dalla rocca. Ma in certi giorni, all’imbrunire, un flebile lamento sembrava provenire dal nevaio. Era appena percettibile e bisognava essere molto attenti per udirlo. Passò quasi un altro secolo e tutti, proprio tutti si dimenticarono di Deline. La sua vicenda pareva essere definitivamente sepolta nel passato. Poi, un giorno, uno strano giorno, incominciarono improvvise le apparizioni...”.
Io sono stata al castello di Montebello, ho salito gli erti scalini, sono entrata nello stretto, gelido e umido ambiente dove si dice che la bambina sparì e ho avuto, come tutti, brividi di freddo e di paura. Hanno creato effetti elettronici per far sentire i colpi della palla e i lamenti della bambina, ma qualcosa, in quel luogo effettivamente c’è. Ogni 21 giugno arriva qualche studioso dei suoni e registra quello che si sente effettivamente in quel passaggio e qualcosa ogni volta si sente: ci sono i rumori di un temporale, lo scrosciare della pioggia, i tuoni e poi… un flebile lamento di bambina.

Così è facile avere delle sensazioni particolari e anche delle visualizzazioni in ambienti la cui energia è stata devastata da fatti di sangue, oppure è possibile sentire delle energie negative in forma fisica là dove ci sono cimiteri o acque sotterranee.
Nella mia vita ho cambiato casa una ventina di volte. La peggiore dove ho abitato è stata a Pavia, una casa cupa dove ho avuto una lunga e continua depressione di sette anni, che ho combattuto come potevo studiando anche all’università per la seconda laurea. Prima di andare in questa casa, l’ho sognata, come faccio spesso prima di ogni nuova casa; ho visto una specie di castello con due torri laterali che era di una sola proprietaria, una donna impossibile. Sotto l’edificio passava dell’acqua torbida e al primo piano ardeva un fuoco d’inferno.
Il palazzone aveva realmente due ali laterali che potevano far pensare a un castello ed era gestito da un’unica donna, una ex ballerina che aveva sposato un uomo molto ricco, e che ora dirigeva tutto, avida e veramente impossibile. Io in quella casa ho realmente abitato un primo piano, la più brutta e triste casa dove sia mai stata, e là sono stata molto male, ma la cosa curiosa è che, prima di andarmene, ho scoperto che c’era veramente un corso d’acqua sotterraneo che passava sotto la casa.

Della casa infestata di Firenze ho già parlato. Dopo Pavia siamo venuti a Bologna, dove finalmente sono finiti i miei sette anni di depressione e sono rinata a vita nuova, non più insegnando nella scuola ma nei miei corsi autogestiti di divulgazione culturale agli adulti cominciando col mio bellissimo gruppo gratuito di lavoro che ho coordinato per 8 anni.
Ma anche a Bologna ci sono stati alcuni luoghi inquietanti.

In Via Gorki, nel quartiere di Corticella, c’è un teatro. Le due o tre volte che ci sono stata mi sono sentita molto male, sofferenza, vertigine e mancanza di fiato, la mia visualizzazione mi dice che sotto il teatro c’è un lago di acqua nera, ferma, in cui galleggiano dei cadaveri, li vedo neri e smozzicati, come coperti di nafta. Questa sensazione di disagio e vertigine mi è stata confermata anche da altre persone. Questo teatro mi dà la nausea. La mia idea è che l’edificio sia stato costruito in un luogo dove ci sono acque sotterranee e che ci siano dei morti sepolti nelle sue viscere o anche che, un tempo, qui ci sono state delle acque stagnanti presso le quali si è svolta una sanguinosa battaglia che ha lasciato molti cadaveri. Ma la sofferenza di queste immagini è stata così forte che, dopo le prime volte, in quel teatro non ho voluto più andarci.
Ormai abito qui da 25 anni e solo da poco mi hanno detto che un tempo dove è ora la mia casa (e il teatro è vicino) c’era una marcita per la canapa e una fila di pioppi (l’ultimo è stato abbattuto da una bufera l’anno scorso). E ho scoperto che nel 1500 in questo luogo c’erano delle paludi e ci fu una battaglia con molti morti.

Un’altra visione diretta è stata a Casalecchio, al parco Talon.
Parco Talon è il parco più grande di Bologna, che un tempo faceva parte dei possedimenti dei Marchesi Sampieri Talon e conteneva alcune delle loro ville costruite a partire dal 1600 quando avevano creato passeggiate con statue e ornamenti in pietra.
All’ingresso del parco, salendo nei boschi di sinistra, c’è una radura con un tavolone in mezzo. Una volta abbiamo fatto una riunione là del gruppo del martedì e siamo state quasi tutte male. Là io vedevo delle dame in crinolina che passeggiavano con ombrellini da sole. Ma la visualizzazione peggiore e diretta è stata più in basso e più avanti: delle scuderie poste di poco sotto il livello della terra, perché si scendeva uno scalino per entrarci, non c’erano cavalli, e gli stalletti laterali, sulla sinistra entrando, erano vuoti, nel corridoio c’era un ufficiale tedesco con i pantaloni gonfi che entravano negli stivali neri, camminava avanti e indietro, agitando un frustino e nel locale c’era solo una sedia e un tavolino. Ho pensato che era un posto dove si interrogavano i prigionieri.
Sto leggendo ora le note del parco sul web: “Durante la seconda guerra mondiale la villa fu requisita dai tedeschi e fu sede del comando germanico, e proprio per questo motivo fu colpita da numerosi bombardamenti. L’edificio fu quasi interamente raso al suolo dal bombardamento il 18 aprile del 1945, due giorni prima dalla Liberazione di Casalecchio di Reno. ”

Un’altra sensazione di grande disagio fisico e psichico, paura violenta e caos, sangue e morte, l’ho provata davanti alle Caserme Rosse, piccoli edifici rossi sulla via di Corticella, dove a Bologna, ho tenuto i miei primi corsi di divulgazione culturale agli adulti.
Quello che non sapevo è che nel 1944 le Caserme Rosse erano state il lager di Bologna.
Quando entravo nel giardino, davanti all’edificio dove ora c’è il prato, ero presa dalle vertigini e da un senso di profondo orrore, come se il luogo fosse ancora impregnato di morte. Solo molti anni dopo ho letto che alle Caserme Rosse furono imprigionati molti carabinieri, militari e civili rastrellati dai Nazifascisti prima della deportazione nei lager nel ’44. “I rastrellamenti nazifascisti portarono almeno 35.000 civili e 2.000 Carabinieri della Regione Lazio nel centro di smistamento delle Caserme Rosse per essere poi trucidati ovvero deportati, i più forti di loro, verso i lager tedeschi.” “Le Caserme Rosse ospitavano i prigionieri razziati durante i rastrellamenti dell’esercito tedesco, soprattutto nelle città e sull’Appennino toscano ed emiliano. Nel solo periodo tra giugno e ottobre 1944 transitano alle Caserme Rosse circa 35.000 prigionieri. Nel campo, sorvegliato da soldati tedeschi e repubblichini, è effettuata una visita medica decisiva ai fini dell’assegnazione al lavoro nel Reich (spesso nei lager da cui pochi ritorneranno) o al lavoro sul fronte italiano al servizio dell’Organizzazione Todt e della Wehrmacht.”
“Il lager di Bologna: all’indomani dell’8 settembre ’43, la caserma allievi ufficiali di via Corticella diventa un campo di concentramento per migliaia di rastrellati da utilizzare come schiavi in Germania, o sulla linea Gotica in Italia, secondo le nuove necessità belliche tedesche.” “Pochi sanno che l’alba della nostra Repubblica vide molti membri dell’Arma dei Carabinieri sacrificarsi per difendere la popolazione dal nazifascismo. Una storia che lega i destini del ghetto ebraico di Roma e del “Campo delle Caserme Rosse” a Bologna. All’indomani dell’8 settembre ’43, la caserma allievi ufficiali di via Corticella diventa un campo di concentramento per migliaia di rastrellati da utilizzare come schiavi in Germania, o sulla linea Gotica in Italia, secondo le nuove necessità belliche tedesche. Oltre duemila carabinieri furono catturati e condotti in lager nazisti, per decisione di Herbert Kappler, comandante delle SS e della Gestapo a Roma, al fine di allontanare dalla Capitale i carabinieri prima di mettere in atto la prevista deportazione degli ebrei. Kappler temeva infatti che un rastrellamento nel ghetto avrebbe provocato una rivolta e che, in quel caso, i carabinieri avrebbero preso le difese della popolazione romana. Non a caso dopo solo una decina di giorni da quel rastrellamento arriva il “sabato nero” del ghetto: sono le 5.15 del mattino quando le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia rastrellando 1.024 persone (oltre 200 i bambini). Probabilmente molti di quei carabinieri-martiri che, disobbedendo ai nazisti, obbedirono alla bandiera italiana, transitarono anche dal “lager di Bologna”. Nel contesto della Seconda guerra mondiale, nessun paese come l’Italia possa vantare un fenomeno così plebiscitario – parliamo di seicento, settecentomila uomini – di resistenza morale al nazismo come quello messo in atto dai militari italiani nei lager. Essi hanno fatto veramente, direbbe Gandhi, politica non violenta, “lotta non armata ma non inerme”».
Questo era anche il luogo dove si rastrellavano gli ebrei per portarli con i camion nei campi di concentramento.
Ma, anche senza sapere nulla di questi fatti, le mie sensazioni di orrore e di morte erano fortissime con effetti fisici e psichici.

In alcuni casi si ha l’impressione che il luogo ci mandi dei segnali, delle informazioni, in modo più ampio di quanto possa fare un oggetto in situazione ordinaria. In altri casi invece sembra che in quel luogo ci sia qualcosa che ci ha riguardato in passato e che stentiamo a ricordare, come se esso facesse parte di una nostra storia dimenticata.

Un mio amico di Firenze si chiamava Alessandro Baglioni. Faceva un sogno ricorrente: era un soldato della seconda guerra mondiale, si vedeva in divisa, in una radura, armato, che correva avanti col mitra in pugno, vedeva un filo spinato e cercava di superarlo ma veniva tranciato da una raffica di proiettili e moriva rimanendo appeso al filo spinato. Il sogno si ripeteva più volte angosciosamente.
Un giorno Alessandro era con degli amici su una jeep in campagna, a un certo punto è diventato pallidissimo e ha gridato che si fermassero, è sceso come un sonnambulo e si è inoltrato nel bosco, è arrivato a una radura e si è messo a raspare per terra con le mani, dal terreno sono emersi dei pezzi di ferro, dei residui bellici…..

Il deja vu può colpire anche persone molto razionali: mio marito, che era allergico a tutto quanto il paranormale, mentre eravamo a Montecassino e salivamo la scalinata, ad un certo punto, quasi tra sé, disse un nome e cognome tedeschi. “Ma cosa dici?” faccio io. Saliamo ancora un po’ e leggiamo su una tomba lo stesso nome e cognome. Combinazioni?

Non solo ci sono luoghi che sembrano mandarci messaggi o ci producono emozioni o sensazioni sconvolgenti, ma a volte capita che, arrivando in un luogo nuovo, si sia assaliti dalla certezza di averlo già visto, di avere familiarità con quel luogo, e diciamo: “Io qui ci sono già stato!” Non solo il luogo in qualche modo ci è noto, ma spesso esso ci provoca una forte emozione.
La stessa situazione può attivarsi, oltre che a contatto di un luogo nuovo, a contatto di una persona che vediamo per la prima volta. Si agita allora dentro di noi una ridda confusa di emozioni, come se qualcosa si sollevasse da un passato lontano e premesse per venire avanti. La persona che ci colpisce così tanto può essere associata ad emozioni tanto buone che cattive, può attirarci o spaventarci o entrambe le cose, abbiamo sensazioni che non mettiamo bene a fuoco, ma di una cosa siamo certi: che noi quella persona l’abbiamo già conosciuta in un modo importante.
Questo fenomeno si chiama ‘deja vu’= già visto, e il 95 % delle persone lo ha provato almeno una volta nella vita.
Pitagora ne parlò già 2500 anni fa e lo considerava una prova della reincarnazione.
Gli psicologi naturalmente negano questa possibilità, parlano di elaborazione mentale di ricordi simili, o di paramnesia, cioè errata archiviazione dei ricordi, dicono che potrebbero esserci ricordi indicativi che si collegano a emozioni rimosse e le risvegliano. Dicono anche che questi fenomeni sono più frequenti negli epilettici, che hanno una carenza nell’ippocampo di un neurotrasmettitore, l’acido gamma amino butirrico. Ciò può provocare una scarica nervosa incontrollata che dà disturbi della memoria, e qui mettono anche i luoghi che ci sembrerebbero familiari. La sede della memoria è posta nel sistema limbico, che governa anche le emozioni. E nel sistema limbico c’è una zona detta ippocampo che archivia i ricordi. C’è una memoria a breve termine che registra l’evento e una memoria a lungo termina che lo archivia, la prima è come una lavagna che via via si cancella, la seconda invece mette via fatti più importanti per ritirarli fuori poi anche dopo molto tempo, di solito questa rievocazione viene fatta seguendo linee associative, analogiche. Per questo gli psicologi ritengono che in ciò che ci sembra familiare ci sia qualcosa che somiglia a reali ricordi o si associa ad esso, ma queste teorie non spiegano come mai sia possibile sapere prima cose particolari non ancora percepite (dietro questa svolta c’è un mulino ecc.), e la possibilità di conoscerle non come preveggenza, ma come memoria del passato. Soprattutto non si capisce come mai questo fenomeno del ‘riconoscimento’ prima della percezione sia più forte nei bambini.

Conosco una persona che si chiama Mery il cui bambino è stato studiato da Irene Pompas, che è una giornalista e psicologa che pratica l’ipnosi regressiva. Io non faccio ipnosi perché, non essendo medico non mi permetterei mai (ma nemmeno lei lo è) e non la pratico anche perché mi sembra una tecnica troppo invasiva che mette il soggetto nelle mani dell’ipnotizzatore che può fare di lui quello che vuole mentre è in stato di incoscienza. In questo senso conosco un ipnotizzatore molto famoso a Bologna, le cui pratiche dovrebbero essere denunciate perché sono moleste e possono produrre danni gravissimi ai soggetti della cui mente si appropria e ne ho avuto la prova con due persone che conoscevo le cui vite sono state distrutte da questo delinquente.
Io mi limito a far fare un rilassamento profondo in cui la persona è in stato alfa ma conserva la sua vigilanza, resta cosciente, e ricorda, quando riapre gli occhi, tutti i dettagli di quello che visto. E né io né lui sappiamo poi se quel che è stato visualizzato è un sogno o se ha qualche possibilità di essere vero. La cosa è più interessante se la vita che emerge ha qualche connessione con quella presente, ma resta una visualizzazione e in genere è troppo vaga e generica per permettere di fare dei riscontri storici.
Comunque sia, il libro ‘Terapia R’ della Pompas è interessante, come lo è ‘Karma’ della Fausta Leoni. Io ho una libreria intera piena di libri sulla reincarnazione, la letteratura è ricchissima su questo argomento con ricerche anche molto impegnative, e molti casi riguardano bambini indiani che hanno raccontano vite precedenti con molti particolari e di esse hanno avuto riscontri concreti, e, siccome la cosa è accettata dalla cultura religiosa di gran parte dell’India, quando queste reminiscenze emergono, i giornali spesso le riportano, avvalorando quella teoria della reincarnazione che induisti, buddhisti, animisti posseggono e che la Chiesa cristiana ha ripudiato unicamente per differenziarsi dagli altri culti, ma, a parer mio, compiendo una dissolutezza, anche perché ciò è stato deciso nel concilio di Nicea, mentre la reincarnazione esisteva nel primo cristianesimo.

Il bambino di Mery fino ai 12 anni ha manifestato delle capacità impressionanti. Quando era molto piccolo e andò con i suoi per la prima volta verso Monghidoro, sembrava prevedere ogni cosa che avrebbero trovato lungo il viaggio: “Ecco ora c’è un ponte, poi la strada gira… ecc.” come se ci fosse stato tante volte.
Questo bambino è sempre stato molto strano.
Una volta la madre aveva messo in casa la foto di un santone indiano. Negli stessi giorni la biciclettina del bambino era sparita e lui l’aveva presa molto male. Così ha sognato quel santone che gli metteva una mano sugli occhi, dicendo: “Guarda dov’è la tua bicicletta”. Ha visto un luogo, c’è andato, e la bicicletta era lì.
Quello stesso bambino ha avuto fenomeni di spostamento di oggetti. Un giorno, nella sua camera, un pesantissimo cassettone è stato trovato sul tappeto al centro della stanza, ma ovviamente né lui né altri avrebbero potuto spostarlo così facilmente.

Sul deja vu, impressione di aver già visto certi luoghi o certe persone ho sentito molte testimonianze: “Ecco, io so cosa c’è dietro quest’angolo, c’è un’officina .. e poi un cortile ecc.”. Il padre della mia amica Donatella, quando vedeva in tv certe zone di New York, diceva: “Io so cosa c’era qui” e raccontava di strade e di botteghe che ora non esistono più, come se avesse abitato lì, tanto tempo fa.
In molti paesi situazioni simili sono spiegate con la credenza che l’anima attraversi varie vite e possa, a volte, conservare delle memorie di vite precedenti o che queste memorie possano accendersi a seguito di eventi traumatici o anche casualmente.
Io non so dirvi con certezza se a queste esperienze corrisponda verità, certo è che sono più frequenti di quello che uno immagina. Soprattutto i bambini manifestano a volte richieste strane, come l’insistenza a essere chiamati con un altro nome o il rifiuto della propria madre, come ‘madre non vera’. In altri casi memorie non appartenenti alla vita attuale sembrano destarsi a seguito di pericolo di vita, o durante viaggi o esperienze nuove…o anche semplicemente per caso.
Il bambino di Mery le diceva spesso che lei non era sua madre, e che lui aveva un’altra madre con un altro nome. Diceva anche di essere un marinaio che si chiamava Papefogue e di conoscere i nomi delle vele e degli alberi di una nave, pronunciava questi nomi in un dialetto misto di inglese e francese. Il bambino diceva di essere un marinaio che era morto affogato.

Ivana è madre di un bambino, Michel, molto intelligente e dotato, di grande sensibilità, lei è dedita alla spiritualità e dice di ricevere messaggi da entità. A 2 o 3 anni Michel racconta di essere vissuto in Amazzonia e di avere un’altra madre di nome Huneya e chiamava così sua madre, a volte. Abbracciava gli alberi perché diceva che erano sacri, l’erba era sacra, e diceva che i vermi bianchi li cuocevano sotto la terra. Quando la mamma gli chiedeva: “Dov’eri piccolino quando non eri qua?” il bambino rispondeva: “In un posto bellissimo pieno di luci”. Michel non gioca con gli altri bambini e ha fatto capire che giocare non gli dà soddisfazione, dice: “Il senso della vita è guardare un bel tramonto o un sasso”. Ha scritto anche un libro, e in prima elementare leggeva i libri di Bevilacqua. Il papà è più concreto e vorrebbe vederlo come tutti i ragazzi. Il bambino disegna fumetti bellissimi e suona a orecchio come se già conoscesse la musica. In molte cose si comporta diversamente da un bambino normale.
Di storie così me ne sono sentita raccontare moltissime.

Il mio nipotino Matteo, appena è stato capace di stare in piedi, ha manifestato tendenze guerriere. In genere la sua impostazione è di afferrare un bastone al centro e di combattere con un piede avanti e uno indietro lanciando urla sillabiche: “Ka!” “Ta Ka!” “Ta Ka Ta!” Non prende il bastone dalla cima con una spada, come fanno solitamente i bambini, ma lo afferra come fa un combattente di kendo. Per cui possiamo pure ipotizzare che lo sia stato e vedere come si comporterà imparando (di nuovo?) qualche arte marziale.

La mia nipotina Sofia invece è una streghetta. Questa bimbetta di cinque anni, bianca come la luna, alta e sottile e decisamente affascinante, è sempre stata attratta dalle cose misteriose, in particolare i fantasmi e li ha sempre cercati ovunque ci fossero zone buie, senza che nessuno le abbia mai parlato di loro. Una delle prima parole che ha pronunciato è stata ‘artigli’, termine che non rientra proprio nel linguaggio comune di un bambino. Sofia vede nella sua mente gli oggetti che quella disordinata della madre perde in casa. Sente ‘prima’ quando uno dei loro conoscenti è morto e dice di sapere cosa c’era sulle pareti della casa ‘prima’. “Ecco, mamma, in camera tua c’è un chiodo e là, prima, c’era attaccato un orologio”.

Il più famoso ricercatore nel campo della reincarnazione è Ian Stevenson, dell’Università della Virginia, che ha raccolto parecchie centinaia di presunti casi di reincarnazione. E non sono pochi i casi di bambini che hanno saputo fornito informazioni così dettagliate, da permettere di risalire ad una loro vita precedente.
Stevenson ha constatato che questi ricordi spariscono in genere dopo i dieci anni.

I casi anche molto dettagliati di memorie che riaffiorano sono tanti.
Ne cito solo due:

Cameron Macaulay è un bambino scozzese che, vive con la madre Norma, separata, e un fratello maggiore vicino a Glasgow, in Scozia. A 3 anni comincia a raccontare di un’altra vita, un’altra madre, un’altra casa, un cane, un’isola di cui ricorda il nome. Via via che cresce aumenta i dettagli dei suoi ricordi, dice di essere cresciuto a Barra, un’isola sperduta a nord della Cornovaglia, a 300 chilometri dalla sua città. Dove non è mai stato. Nomina di continuo la sua vecchia famiglia, la mamma e i fratelli di prima. Cameron parla anche del suo padre di prima, Shane Robertson, morto in un incidente d’auto. Descrive sempre la casa di prima: grande, bianca e affacciata su una baia di Barra, dalla quale diceva di sentire il rumore degli aerei che atterravano sulla spiaggia. Spesso il bimbo si lamenta della sua casa di adesso, dotata di un solo bagno mentre quella “di allora” ne aveva tre. Per tre anni la mamma e le maestre non ci fanno caso. Ma sei anni il bambino entra in crisi, piange tutti i giorni perché vuole tornare dalla famiglia e dagli amici di allora. Per risolvere la questione una volta per tutte, la madre decide di andare col bambino nell’isola di Barra. Nel frattempo è venuta a sapere che una casa di produzione tv cerca i storie legate alla reincarnazione. Così contatta la troupe e tutti insieme partono. A loro si unisce anche Jim Tucker, americano, direttore della clinica di Psichiatria infantile della Virginia University, incuriosito dalla vicenda.
Cameron è felicissimo. Ma arrivati sull’isola, la casa descritta dal bambino non si trova. Quando stanno per rientrare la madre ha un’intuizione: Cameron aveva detto di vedere, da casa, la spiaggia sulla quale atterravano gli aerei. Pochi chilometri ed ecco la sorpresa: in lontananza appare la casa bianca, isolata e affacciata su una splendida baia…
Cameron non ha dubbi. Trova con sicurezza un pertugio ben nascosto dai cespugli: un’entrata segreta che non si sa come potesse conoscere, poiché dall’esterno era totalmente invisibile. Una famiglia Robertson era esistita veramente su quell’isola e aveva abitato in quella casa bianca, affacciata sulla baia di Cockleshell. Proprio come descritto da Cameron. La casa era ora disabitata: gli ultimi discendenti del clan se ne sono andati da tempo. Ma la sera arrivano all’hotel alcune foto di quella ormai famosa famiglia Robertson, mandate dall’anagrafe: il bambino riconosce il cane maculato e l’auto nera di cui parlava spesso.

L’altro caso che ho scelto è un caso criminale molto noto in India.
Un bambino era nato da una famiglia non ricca né colta ma a due anni e mezzo, si offese perché gli era stato chiesto di togliere un bicchiere dalla tavola. Disse che per certe cose aveva dei servitori, e si irritò molto. Disse di essere uno sharma (una sottocasta dei bramini) e di non appartenere come suo padre alla casta inferiore dei baniani. Affermò anche di possedere una ditta di prodotti farmaceutici, la Sukh Sharcharak, e disse di avere nella città di Mathura una moglie con cui continuava sempre a litigare, un padre e due fratelli, uno dei quali gli aveva sparato.
Cinque anni dopo, mentre si trovava a Mathura per affari, il padre di Gopal cercò di appurare la storia del figlio, e venne a sapere che c’era un’analogia fra la storia di Gopal e la vita di un certo Shaktipal Sharma, che aveva a Mathura una moglie, con cui aveva continuato sempre a litigare, un padre e due fratelli, e una volta era stato dirigente di una ditta di prodotti farmaceutici.
Sharma era morto nel maggio del 1948, ucciso dal fratello.
Gopal nacque il 26 agosto 1956.
Gopal seppe identificare la moglie di Sharma, ma solo dopo che si erano incontrati due volte e dopo che la donna aveva rivelato la propria identità al padre di lui. Come prova aggiuntiva a favore dell’ipotesi della reincarnazione, c’è il dettaglio di una voglia di agrumi della madre di Gopal quando era incinta e il debole di Sharma per gli agrumi.

“Per l’anima non c’è mai nascita né morte. Esiste e non cessa mai di esistere. È non nata, eterna, esiste sempre, non muore ed è originale. Non muore quando il corpo muore”
(Bhagavadgita 2.20).
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INDICE ROMANZO

CAPITOLO 1 : https://masadaweb.org/2014/07/13/masada-n-1545-13-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-1/

Regressioni a vite precedenti – La guarigione a distanza – Le visualizzazioni- I numeri simbolici

CAPITOLO 2 : https://masadaweb.org/2014/07/17/masada-n-1546-17-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-2/

Le malattie psicosomatiche – Induzione e ipnosi come forma di terapia – Le verruche

CAPITOLO 3 : https://masadaweb.org/2014/07/22/masada-n-1547-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-3/

Tutto comincia dalla testa – Talismani: la croce di Ankh – Rievocare altre vite o momenti traumatici del passato – Incubi ricorrenti – Leggere negli altri una storia fatta di tante storie

CAPITOLO 4 : https://masadaweb.org/2014/07/28/masada-n-1550-28-7-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-4/

Isobare psichiche – Rane – La lezione del dolore – La lezione del piacere – La sessualità sacra – La verginità eterna – Ma cos’è l’orgasmo? – Eiaculazione precoce, vaginismo e omosessualità

CAPITOLO 5 : https://masadaweb.org/2014/07/29/masada-n-1551-29-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-5/

Pene d’amore – Il tradimento – La trasgressione – Amare l’impossibile

CAPITOLO 6 : https://masadaweb.org/2014/08/06/masada-n-1552-6-8-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-6/

La casa infestata – Sogni premonitori – Messaggi dall’al di là – Le vite precedenti

CAPITOLO 7 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1554-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-7/

Storia di Deneb – Testimonianze sulla premonizione – Sentirsi estranei a questo mondo – Rispettare la propria unicità – La diversità è un dono – I prescelti

CAPITOLO 8 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1555-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-8/

Le discriminazioni – La cultura è il frutto del potere – Rifiuto sociale delle diversità – Chiaroveggenza – Il motivo per cui siamo venuti a nascere – Un compito che si realizza in più esistenze successive – Profezia – Il terzo occhio – L’archivio globale

CAPITOLO 9 : https://masadaweb.org/2014/08/16/masada-n-1557-16-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-9/

Il mio amico omosessuale – I segni sincronici – L’essenza di una coppia

CAPITOLO 10 : https://masadaweb.org/2014/08/21/masada-n-1560-21-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-10/

Esistere come non umani – Nostalgia delle esistenza perdute – Altri mondi-
Siamo tutti angeli caduti – Un messaggio dell’Imperatore

CAPITOLO 11 : https://masadaweb.org/2014/08/23/masada-n-1562-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-11/

Vedere i fantasmi – Bachi vampirici, boli, ragnatele, girandole di luce – I punti nodali – Figure non terrestri – Una guarigione miracolosa- Uscire dal corpo – La psiche, l’anima, lo spirito – il Tunnel – L’Osservatore- L’Aldilà

CAPITOLO 12: https://masadaweb.org/2014/08/25/masada-n-1563-25-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-cap-12/

Un ignoto chiamato l’angelo – La potenza energetica di un gruppo – Messaggi da lontano – L’animale totemico – La voce diretta – La scrittura automatica – Storia di Lucina

CAPITOLO 13 : https://masadaweb.org/2014/08/30/masada-n-1565-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-13/

Omaggio a Elisa – L’amore è più forte della morte- I figli. Un mistero

CAPITOLO 14: https://masadaweb.org/2014/09/02/masada-n-1567-2-9-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-14/

Entrare in pensione – L’arte dell’ospitalità – La meraviglia del cucinare – Metti la passione in ogni cosa che fai e supera te stesso a la vita diventerà meravigliosa

CAPITOLO 15 : https://masadaweb.org/2014/09/05/masada-n-1569-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-15/

Una antologia di fatti paranormali – Il sogno premonitore – Un profumo dall’al di là – Il cane nero – La Bologna delle acque – Santa Caterina de Vigris – Bene e Male camminano vicini

CAPITOLO 16: https://masadaweb.org/2014/09/09/masada-n-1570-9-9-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-16/

Rituali – Sogni di premonizione – Telepatia – Ciò che è in alto si lega a ciò che in basso – Sogni lucidi – Le coppie kahrmiche – La vacuità
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. buongiorno viviana!
    sono una ragazza (!) di 48 anni che vive ad asti..da qualche anno sono iscritta alla tua newsletter, che apprezzo molto!
    è possibile prendere un appuntamento per un incontro/consulenza?
    sono a bologna 1 we al mese, per esempio domani sono lì..
    grazie!!

    (Segue nome, indirizzo e cellulare)

    Commento di MasadaAdmin — settembre 18, 2014 @ 7:47 am | Rispondi


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