Nuovo Masada

settembre 9, 2014

MASADA n° 1570 9-9-2014 ROMANZO- UNA SECONDA POSSIBILITA’ – CAPITOLO 16

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Viviana Vivarelli

Rituali – Sogni di premonizione – Telepatia – Ciò che è in alto si lega a ciò che in basso – Sogni lucidi – Le coppie kahrmiche – La vacuità

Devi evolvere verso livelli diversi di vacuità mediante lo svuotamento della mente dai contenuti propri dei livelli progressivamente superati. Al più alto livello di vacuità basato sulla meditazione di calma, il Buddha osserva che ciò che rimane è costituito dalla non-vacuità dei sei campi sensoriali che, condizionati dalla vita, sono basati sul corpo stesso“.

Là, nell’acqua stellata dei sogni, vivono gli ultimi regni, passano gli ultimi arcangeli. Il resto non è che noia ed ombre”.

Anna Maria Ortese

Ho fatto fare una regressione a Cristina. La mia amica Cristina è una persona strana e a volte inquietante e anche la sua regressione è stata insolita. Si è vista come ‘una statua’, in una foresta, una statua che stava in una nicchia, e quando le ho detto di guardarsi i piedi ha visto piedi simili a quelli dei monumenti orientali, con le dita lunghe uguali come nella statue buddiste, una statua con le mani appoggiate sul petto, che non parlava, non si muoveva, non faceva nulla, solo contemplava la foresta. Alberi leggeri stavano intorno all’uomo-statua, la natura cambiava, veniva la pioggia, il sole, veniva la neve… ma l’uomo-statua non cambiava l’immobile calma e il vuoto dei suoi pensieri. Era in questo mondo, ma era come se non vivesse più in questo mondo. Nella foresta venivano a volte passanti, turisti che lo riprendevano con le loro macchine fotografiche. Non era uomo né donna, non aveva un nome, una storia, non aveva più un corpo, semplicemente stava. Ho chiesto una frase in cui potesse riassumere la sua vita, il suo compito. Ha bisbigliato che non c’era nessuna differenza tra lui e gli altri, semplicemente gli altri non avevano coscienza di ciò che erano.

Ho testato Cristina col biosensor e ho trattato con le mani i suoi piedi senza toccarli. Ha dei problemi ossei e le fanno molto male i piedi. Le mie mani formicolavano potentemente e lei sentiva il formicolio dell’energia e ha continuato a sentirlo per molto tempo anche dopo che avevo smesso l’imposizione delle mani. Mi sono lavata due volte le mani con l’acqua fredda e ho scosso con forza le mani ma quel formicolio prosegue.
Le ho fatto una foto e ora tratterò anche lei. Ho trovato il terzo paziente. Vediamo se anche adesso ci sarà un miglioramento. La guarigione a distanza è un enigma che voglio studiare. Sono convinta che ne trarrò beneficio. Se vuoi capire se una cosa funziona, falla!
Stamani il biosensor mi dava per Cristina problemi intestinali, pancia gonfia. Le ho chiesto se aveva mangiato qualcosa che le avesse fatto male. Lei ha riso. La sera prima aveva sgarrato alla sua dieta ferrea e vegetariana e aveva fatto una cena stratosferica “a base di fritto di pesci e crostacei, millefoglie di gamberoni, con un antipasto esaltante: cappesante con spuma di Campari (ottenuta con il sifone) e nocciola di mousse del corallo della cappasanta mixata con burro e panna addensata. Il tutto annaffiato con un Verdicchio ottimo e affiancato da crostini ferraresi”. Nessuna meraviglia se avesse qualche problema digestivo!
Secondo la radioestesia l’immagine fotografica di una persona riporta tutti i suoi dati energetici, e la cosa ancora più strana è che questi sono rilevati sempre in tempo reale, cioè danno indicatori sulla salute di quella persona ‘al momento’. Ecco perché si può fare la cura a distanza. Perché è come avere quella persona davanti.
La cosa non ha alcun senso per le scienze ufficiali, ovviamente, ma sperimentalmente funziona. Io non so perché. Ma il mondo è pieno di cose che scientificamente non sono provate ma esistono lo stesso, in barba alle barbosissime scienze.

Oggi sono rimasta imbarazzata davanti a una giovane donna sposata che da sette anni portava avanti una relazione casuale con un uomo sposato che vive lontano da lei. Non c’era alcuna attrazione particolare. Nulla che lui le possa dare che non le dia già suo marito. Nessun desiderio di sviluppare questa relazione diversamente, di avere di più, di cambiare suo marito con lui. Solo questi rari e sporadici incontri, due o tre volte nel corso dell’anno. E questo va avanti da sette anni. Cosa ci può essere che lega alla trasgressione una donna che non sia altro che sperimentare la trasgressione stessa? Rompere la monotonia della routine, del conformismo, del dovere coniugale, per qualcosa di proibito che, se risaputo, romperebbe due matrimoni, creerebbe dolore e non costruirebbe nulla di nuovo. E l’attrazione di quella cosa proibita del tutto gratuita, non necessaria, nemmeno desiderata in sé ma solo ‘proibita’, che ha creato un circuito obbligato che non si può spezzare.
Mi ha chiesto ‘un rituale’ per rompere questa relazione senza capo né coda che le tiene prigioniera. Le ho risposto che, nel momento stesso in cui lei era venuta da me col desiderio di interrompere questo ciclo perverso, la relazione era finita, era morta dentro di lei. Ma non bastava. Voleva un rituale che segnasse indelebilmente la sua rottura. Io non faccio ‘rituali’. Ne ho un sano disprezzo, perché sarebbe come mettere un piede nel mondo della stregoneria. Ma lei di questo aveva bisogno: qualcosa di simbolico e visibile che indicasse in modo tangibile, la fine voluta. La voleva vivere, proiettandola in qualcosa di sostanziale e visibile da distruggere. Mi è venuta in mente Lucina e il suo tentativo di rompere il legame ombelicale col figlio, tagliando il ramo di un albero. Così ho capito di colpo che dovevo accontentarla, perché le mie parole, da sole, non bastavano. Le ho fatto scrivere il nome dell’amante su un foglio bianco senza staccare la penna dal foglio con grande precisione così da formare un cerchio in cui l’inizio del nome si attaccasse alla fine. Ho girato a cilindro il foglio stesso e, sopra un piatto, le ho chiesto di bruciarlo. Ha accesso un fiammifero e ha dato fuoco al sottile cilindro. Il foglio è arso rapidamente, andando in cenere. Il fumo era molto nero anche se la pagina era bianca. Mi ha chiesto perché fosse così nero. Ho detto che era qualcosa di negativo, ma ora non c’era più. Era tutto finito. E’ rimasta colpita. Mi ha ringraziato con le lacrime agli occhi. L’ho baciata sulla fronte. Era turbata e sconvolta, come se quell’atto avesse davvero rotto quella cosa senza senso che si trascinava da sette anni senza che lei riuscisse riuscire a interromperla.
Dopo, mi è venuta una gran tristezza e mi è sparita la voglia di fare qualsiasi cosa.
Tracce di cenere grigia restavano sul pavimento leggermente mosse dal vento.

Per il tipo di incontri che faccio e per gli oggetti di cui mi occupo, paranormale e psicoanalisi che si intrecciano, mi è avvenuto nella mia vita di ascoltare migliaia di storie. E’ la vita uno spettacolo fantasmagorico dove non ci sono due persone uguali e dove sacro e profano si uniscono in forme indescrivibili a tracciare tutte le variazioni che dall’umano promanano sotto il cielo di Dio. In quelle variazioni, visibile e invisibile si rincorrono come due realtà altrettanto sostanziate. Noi viviamo in molti mondi, sia che lo accettiamo oppure no.
In questa mia esperienza di varia umanità, che non saprei definire se magica o psicologica, ho ascoltato migliaia di sogni che cerco di interpretare alla maniera junghiana, ci sono vite stesse che sembrano sogni da cui il sognatore fa fatica a svegliarsi, ma i sogni più curiosi sono quelli di premonizione e ogni tanto mi capita di sentirmeli raccontare.

Franca ha una buona sensitività naturale che ha poi esercitato in vario modo. Racconta: “Era un periodo particolarmente tragico per gli aerei…Nel sogno ero come una mente osservante senza corpo. Vedevo un aereo e l’interno era come quello di un aereo normale: lunghe file di sedili occupati da persone con la cintura allacciata che guardavano fuori dal finestrino. L’umore era festoso come quando si parte per una bella vacanza. All’improvviso l’aereo si inclinò paurosamente, si udirono grida, oggetti caddero, e contemporaneamente la sensazione di gioia fu cancellata da quella di terrificante certezza della morte imminente. Ci fu un vorticare di pensieri: passato, presente, terrore della morte si mescolarono tumultuosamente. Improvvisamente mi sentii catapultare fuori da questo caotico ambiente e mi trovai sospesa, ferma sul nulla, al di sopra di sconfinate boscaglie osservando stupita da lontano un cilindro argenteo che scendeva in verticale e, a contatto con la boscaglia, esplodeva con grande bagliore.
Al risveglio la sensazione di terribile angoscia non mi aveva ancora abbandonato. Ho cominciato a cercare notizie sui giornali per eventuali riscontri, alla fine ho trovato che un Tupolev delle linee russe sembrava essersi dileguato in volo. Alcuni giorni dopo è comparsa la notizia che l’aereo viaggiava ad altissime quote, è precipitato in verticale sulla taiga ed è esploso a contatto col suolo. Nessun superstite. Era la primavera del ’96. Non dimenticherò mai cosa si prova a un passo dalla morte.

Sempre Franca: “Nel gennaio del ‘97 per un mese sono stata perseguitata da un’angosciante sensazione, la stessa che ha preceduto sempre la morte di qualche persona che conosco. La sera del 21 ho avvertito la brutale sensazione di dover dormire, la definisco brutale perché sentivo che, se non fossi andata a dormire, avrei aggredito chi me lo impediva, una cosa che non mi capita quasi mai. Ho sognato che mi trovavo in compagnia di qualcuno a passeggio nei campi; alla mia sinistra c’era un filare di vecchie viti e su un palchetto c’era un falco. Ho esultato di stupore e ammirazione perché amo molto i falchi. Mentre lo additavo alla persona che era con me, un gruppo di cornacchie sui filari di vite si è levato in volo. Il falco, fulmineo, ne ha puntato una a caso e con gli artigli le ha squarciato il petto. La povera cornacchia è morta sul colpo ed è rimasta inerte fra gli artigli del falco. La cosa è stata cruenta, però non ho sentito avversione per la durezza del falco, era come se fosse il suo lavoro, uno doveva prendere e uno ha preso. La mattina dopo, andando al lavoro, ho visto sulla mia destra, su un filare di viti identico a quello del sogno, un falchetto e la sensazione di stupore a mi ha di colpo rammentato il sogno. Nel pomeriggio, una mia collega è venuta trafelata in ufficio a dirci che un mio collega, che da mesi non vedevano, perché la fabbrica era ferma, era morto di colpo. Il giorno prima la ragazza con cui conviveva si era suicidata. Avevano litigato e lei si è presa un tubetto di compresse e, nel pomeriggio, lui l’ha trovata morta. Mentre chiamava qualcuno per aiuto, sulla porta, ha avuto un blocco respiratorio e anche lui è morto, forse il dolore, il senso di colpa e chissà cosa lo hanno stroncato.
Mentre andavo al suo funerale a Ferrara, ho visto ben tre falchetti lungo le reti di recinzione dell’autostrada
”.

A fine luglio ero in vacanza in Spagna, al mare. Ho sognato che in terra c’erano sparpagliate tante monete straniere, ne ho riempite le mani e mi venivano consegnati anche dei fogli arrotolati come la mappa di un tesoro; avevo una sensazione di grande fortuna.
Alcuni giorni dopo sulla spiaggia ho trovato realmente una manciata di monete spagnole di varie pezzature, tante da riempirmene una mano, il valore era di circa 35.000 lire.
La vacanza stava per finire quando ho sognato un bellissimo cane zoppo che cercava disperatamente il suo padrone. Al pensiero di quella povera bestiola infelice sono stata male e al risveglio avevo un dolore infinito.
Il giorno dopo, al rientro in Italia, mi attendeva la notizia che un mio zio carissimo era morto, avevano cercato di avvisarmi per il funerale ma ero in viaggio, mi ha lasciato in eredità 30 milioni. Lo zio faticava a girare per via di una gamba che gli doleva da anni. Era morto la stessa notte in cui sognavo quel cane solo e disperato
.”

Come i sogni di previsione anche la telepatia appartiene a quel mondo che oserei dire quotidiano dove il paranormale si affaccia con più facilità, tant’è che la telepatia è stata uno dei primi oggetti di studio della parapsicologia.
La scienza studia ciò che avviene nel mondo fenomenico, quello che Schopenhauer chiamava ‘die Vorstellung’, il mondo della rappresentazione, dell’apparire, ovvero di ciò che si situa nelle coordinate tempo, spazio, causa. Ma la realtà è molto più ampia e misteriosa. Il mondo dell’essere ingloba il mondo dell’apparire e a volte lo contraddice. La realtà unisce fenomeni materiali, sogni, visioni, sensazioni, illusioni… manifestazioni a più livelli. La telepatia mostra che i nostri corpi sembrano distinti e separati, ma qualcosa dentro o sopra di noi può unirsi al di fuori del tempo, dello spazio e della causa, in virtù di coordinate che ancora non conosciamo.
C’è una telepatia spontanea che si attiva per messaggi inquietanti legati alla morte, al pericolo grave, alla malattia (60%), poi c’è una telepatia che si attiva per piccole cose, una fatta per gioco, una fatta per esperimento.

Le mie prove di telepatia risalgono a quando avevo poco più di 20 anni. Oltre a studiare, lavoravo all’Enalotto tre giorni la settimana, e uno dei miei colleghi era un giovane molto semplice e un po’ anomalo; pur essendo intelligente era troppo buono rispetto agli altri e quasi incapace di usare malizia o infingimento, fatto che lo rendeva sprovveduto di fronte agli scherzi dei compagni. Aveva molta simpatia per me e così nel tempo libero parlavamo volentieri di interessi comuni. Quando ci venne in mente di provare se c’era della telepatia tra noi, inventammo una tecnica molto semplice. Alle dieci di sera lui avrebbe pensato una figura che aveva anche disegnato. Io a casa avrei fatto il vuoto mentale e avrei guardato nella mente se vedevo qualcosa disegnando a mia volta ciò che compariva.
La prima sera tutto andò bene, lui disegnò una spirale molto fitta aperta al centro, io disegnai una ciambella in chiaroscuro con un buco in mezzo.
La seconda sera, provò un disegno più complesso, un mare con onde e il sole e una barca a vela. Io disegnai delle onde, un cerchio e una vela, molto stilizzati. La terza sera mi addormentai, alle dieci in punto mi svegliai come se il batacchio di una porta avesse rimbombato, disegnai il batacchio, un anello con in cima un rettangolo per cerniera. Lui aveva disegnato un cerchio con sopra un piccolo rettangolo, non era proprio il batacchio di una porta, ma era molti simile. La sera successiva non arrivò niente, poi mi stancai e smettemmo.

Da giovane ero molto carina e credo che Paolo, così isolato, deriso e senza donne, si fosse un poco innamorato di me. Gli altri lo prendevano in giro per la sua ingenuità, io gli davo ascolto e rispetto, lo trovavo interessante, per lo meno bizzarro e diverso da tutti. Di Paolo, poi, persi le tracce, mi sposai, andai via da Firenze, non ne seppi più nulla. Una volta mi arrivò una notizia confusa che Paolo aveva frequentato l’università e un giorno era partito per l’India a piedi, la cosa non mi sembrò nemmeno inverosimile, perché era sempre stato un tipo fuori dalla norma. Passarono molti anni senza che mi ricordassi più di lui. Ma una notte feci un sogno inquietante: sognai Paolo, sul Lungarno, vicino al Ponte Vecchio, in un punto dove durante l’alluvione parte della strada era franata nel fiume; stava sul bordo della frana in modo pericoloso, fissando le onde sporche e tumultuose. Era pallidissimo e sulla fronte aveva il segno di un serpente di sangue, come se le vene fossero emerse vermiglie. Il sogno mi lasciò un turbamento sgradevole, così chiesi di lui ad amici di Firenze. Mi dissero che Paolo stava morendo per un tumore alla testa e che, stranamente, aveva messo un avviso su alcuni giornali col mio nome e cognome, chiedendo se qualcuno avesse mie notizie e potesse dargli il mio nuovo indirizzo. Io sentii un brivido di freddo ma non feci nulla per farmi ritrovare.

Più tardi ho fatto altre volte questo gioco della telepatia, con amici, con gruppi di bambini, e a volte i riscontri erano curiosi.
Mi sembra di aver intuito che la telepatia è un vettore che ha un verso, un po’ come per le radio, ci sono menti riceventi e menti trasmittenti, almeno in prevalenza, io sarei piuttosto una mente ricevente, ma qualche volta come trasmittente non sono andata male.
Il primo giorno che entrai nel Liceo Leonardo da Vinci di Firenze, mi misi al primo banco, come ho fatto sempre;il mio futuro marito. che era allora un ragazzo di 14 anni, si mise all’ultimo, come ha fatto sempre. Lui, da buon lavativo, tendeva a mettersi fuori vista, io, da prima della classe, a farmi notare. Dopo un po’ avevo già fatto alcuni interventi con l’insegnante di lettere, ma ad un certo punto, senza girarmi, mi irritai e sbottai a dire: “Quel ragazzo che sta in fondo pensa che io sia una scema!”. Tutti esplosero in una risata, meno lui. Il pensiero mi era arrivato netto, senza nemmeno che ne vedessi l’autore che mi stava dietro.
Con questo ragazzo, che poi divenne mio marito e che dovevo amare per 57 anni, c’erano ogni tanto dei piccoli episodi telepatici, come avviene spesso con chi ci è molto caro. Mi diceva: “Oggi ti faccio sentire una cosa che non conosci!” E io: “Cosa? Un Cinzano bianco?”. In genere lui voleva stupirmi con regali che non mi aspettavo ma io indovinavo il regalo prima di vederlo. Una volta mi disse: “Ti ho portato una cosa che non indovineresti in mille anni” e io pronta: “Un biglietto per l’Arena di Verona!”, ci rimase di stucco! Noi non andavano mai a teatro, non parlavano mai di musica, era assolutamente fuori luogo tra noi. Invece era proprio un biglietto per l’Arena. Tra parentesi, andammo all’Arena di Verona in Lambretta, c’era l’Aida, e a metà del primo atto vennero giù le funi del cielo, ci bagnammo come pulcini e perdemmo tutto lo spettacolo, ma quello non lo avevo previsto.
Con mia mamma c’era ogni tanto qualcosa di simile, mi comprava qualcosa e lo vedevo mentalmente prima di vederlo fisicamente, piccole cose da mangiare, oggetti… mia mamma era sarta, ricordo un vestito rosso di cui non avevo saputo scegliere il tipo di bottoni, appena li comprò li vidi prima che li tirasse fuori dal sacchetto, di cristallo sfaccettato come diamanti, piuttosto grandi, molto anomali e vistosi, ci stavano benissimo sul rosso ma io poi non riuscivo a mettermi addosso tutto quel rosso, mi dava noia agli occhi.
Questi flash mentali sono sempre di una assoluta chiarezza, tanto che li ricordo benissimo anche oggi. Venivano per conto loro e non erano gran che utili, solo per far stupire la gente.
Più tardi, nei miei 29 anni di medianità, questi flash visivi aumentarono, erano intere scene di vita dell’altro che mi scorrevano come in un televisore posto in mezzo agli occhi e che raccontavo in uno stato di stupore, come un osservatore può raccontare scene reali. Ma, dopo 29 anni sono quasi del tutto scomparsi, anche se, pochi giorni fa, in un negozio, è entrata una mamma con una bambina piccola in carrozzina e ho sentito che si chiamava Sara, ma esitavo a dirlo, per cui ho solo ipotizzato che quella bella bambina avesse un bellissimo nome, e si chiamava, appunto, Sara. Ho anche ‘visto’ che quella neonata sarebbe stata una persona speciale, una grande personalità che avrebbe fatto grandi cose per il mondo, ma non potevo stare a dirlo o mi avrebbero preso per matta. Sensazioni così sono state frequenti un tempo, adesso sono quasi scomparse, ma sempre erano dotate di una totale certezza che sembrava superare la certezza delle percezioni sensoriali.
Una volta dissi alla signorina del dentista: “Lei è di Cesena!”. Era vero, ma a che scopo avere questi pensieri? Non so nemmeno come parli uno di Cesena. E a che serve poi sapere che uno è di Cesena?
Quando insegnavo filosofia nei licei la telepatia arrivava a volte a chiarirmi le cose. Una volta entrai in una classe delle magistrali che aveva la porta in fondo alla classe, io entrai dal fondo nel corridoio centrale verso la cattedra, era il mio primo giorno, sostituivo un insegnante e procedevo nel corridoio centrale guardando i ragazzi da dietro. Arrivai alla cattedra rapidamente e, mentre andavo, sentii arrivarmi da destra una fitta di ostilità, mi volsi rapidamente verso una ragazza e le dissi: “Perché ce l’hai con me?”. Lei diventò rossa. Molto tempo dopo, quando ci conoscemmo meglio, mi disse che si era innamorata dell’insegnante di filosofia che c’era prima di me e, quando io lo avevo sostituito, aveva provato un vero odio per la nuova venuta, l’intrusa che occupava il posto del suo caro.
Mi sono rapidamente resa conto da sempre che, non solo la mente può ricevere ondate di energia che si irradiano da altre menti, sentimenti o addirittura parole, frasi, a volte simboli o immagini o interi video, ma può a sua volta mandare suggestioni. Così quando dovevo essere interrogata, preparavo benissimo un argomento e lo pensavo ripetutamente, e capitava spesso che il professore mi chiedesse solo questo. La cosa funzionava soprattutto nelle materie più ostiche per me, tipo fisica o chimica, e mi ha salvato la pelle in molte occasioni. Ci facevano delle interrogazioni terribili di riepilogo, per esempio ogni due mesi o ogni tre, ed era un vero sforzo ricordarsi tutto, specie per me che non ho molta memoria, così la telepatia aiutava. L’esame per il diploma di liceo fu un vero incubo, portavamo tutte le materie di tre anni, allucinante, eravamo così sotto tensione che un mio compagno si tagliò le vene dei polsi e poi lo salvarono in extremis; quell’esame me lo sogno ancora la notte, fa parte dei miei incubi personali, mi fanno ridere quelli di ora che portano due scritti e tre materie a scelta. Le date della storia mi scappava da tutte le parti, e l’incubo fu che non riuscii a preparare tre anni di storia e arrivai solo alla rivoluzione francese, quella la sapevo benissimo, dopo c’era il deserto. Mi sembrava che i professori di classe li avessi addomesticati, ma qui c’erano esaminatori sconosciuti. Provai a pensare fortemente alla rivoluzione francese. Indovinate cosa mi chiesero? Ovviamente la rivoluzione francese.
Se io ero andata bene, però il mio ragazzo era un vero rebus, era intelligente ma aveva passato molto del suo tempo a far fughino con me o a far tutto fuorché studiare, giocava a pallacanestro, lavorava, faceva faccende per la sua famiglia specie dopo la morte della madre, quando lui aveva 18 anni, aveva più buchi che conoscenze, in astronomia e geografia poi era una totale frana. Io assistevo al suo esame da una parte e così pensai fissamente alle costellazioni, la cosa più semplice da spiegare anche se uno non sa nulla di astronomia, e, se Dio vuole, gli chiesero le costellazioni.
Una cosa ho imparato subito: le negazioni non funzionano. Cioè, se voglio che non mi sia chiesto per es. Napoleone, dire “Napoleone no” ha l’effetto contrario, Napoleone arriva, perché la negazione sparisce. Dunque la mente deve tenersi ben lontana da quello che non vuole e non pensarci proprio. La mente deve attrarre le cose che vuole.

Quando è arrivata mia figlia, una piccola cellula nuova, nel mio essere, l’ho saputo subito, prima di vedere assenze mestruali, mi era chiaro che lei c’era anche se non era ancora in programma, ero assolutamente sicura, come se avvertissi una variazione sottile inspiegabile. Questo capita spesso alle puerpere. Il filo che le lega al nascituro è assolutamente straordinario ed è un legame che spesso non si interrompe mai finché la madre vive.
Così, la mattina in cui mia figlia nacque, se pure mancava un mese e mezzo al giorno previsto, mi sono alzata e ho detto: “Ci siamo!” Non avevo niente, né dolori né altro, ma ho cominciato a fare la valigia, ho lavato i piatti della colazione e ho telefonato a mio marito che dovevamo andare all’ospedale perché il parto arrivava. Subito le acque si sono rotte e mi hanno messo una flebo per procurarmi doglie e dilatazione. Così è nata molto prima del dovuto, ma il mio corpo lo sapeva.
Non so come funzioni la telepatia, è una parte della nostra mente che si attiva, che sa le cose, le legge, le vede immediatamente, anche quando le cose non sono presenti o deducibili, c’è una particolare certezza, come se la conoscenza fosse più diretta, anche se non si capisce cosa attraversi e come funzioni.
Tra madre e figlio questo legame telepatico è spesso presente. La madre, anche quando dorme in una stanza diversa dal neonato, ‘avverte’ quando il bambino si è svegliato o sta male, si sveglia e accorre. Quando poi il figlio è cresciuto, se si trova in pericolo di vita, accade che la madre lontana lo sappia in qualche suo straordinario modo.
Invece a me accadde che fosse mio marito ad avvertire che mia figlia di pochi anni era in pericolo. Era dopo pranzo e mio marito, stanchissimo, dormiva in camera nostra profondamente. Io ero in cucina e la bambina giocava nel corridoio. Ma ad un tratto la piccola si cacciò un giocattolino di plastica in bocca e quello restò incastrato nella gola, mentre lei diventava asfittica e paonazza. Mio marito, che era immerso in un sonno profondo, ruzzolò giù dal letto buttandosi fuori dalla camera e, ancora nel sonno, afferrò la bambina e le cacciò un dito in gola, estraendole il pezzo di plastica e riattivando la respirazione. La bambina piangeva spaventata ma era salva. Io non mi ero accorta di niente ma lui, nel sonno, aveva avvertito il pericolo ed era arrivato. Appena in tempo.

C’è un segno sul palmo della mano che indica il ‘salvataggio miracoloso’, ed è un triangolo. Nella mia mano destra, che la mano del destino, la linea della vita è corta, 35-37 anni. E a quella età, secondo i medici del sanatorio, io dovevo morire. Ma nella mano destra, che è la mano della volontà e della grazia, verso i 35 anni parte sulla linea della vita un lunghissimo triangolo, che supera i 65 anni, il periodo della grazia e del risveglio del paranormale; poco dopo la sua fine, un taglio netto indica la morte di mio marito. Poi la vita continua ancora, ma è attraversata da un altro lutto e poco dopo anche la mia vita finisce.
Le linee della mano sono strane e non sempre comprensibili. Ci sono varie tecniche di lettura, quella indiana, quella gitana… “Sui segni della mano è scritto il tuo destino” dice la Bibbia.
Le mani dovrebbero corrispondersi, ma accade che cambino improvvisamente.
Quando mi ruppi il polso sinistro e un cattivo medico me lo riattaccò malamente, senza allineare bene i due pezzi, mi uscì visibile sul palmo un grosso nervo e, dopo un po’, si formò un nervo simmetrico sul palmo destro, il cui polso non aveva avuto nessuna lesione.
Quando mio marito è morto, il dito anulare della mano destra, che indica la situazione matrimoniale, si è storto improvvisamente.
Ogni parte del nostro corpo, ogni parte del nostro viso, rappresenta la nostra vita e quello che ci accade. Anche il corpo è un libro su cui leggiamo la conoscenza di noi stessi.

A volte la conoscenza arriva con un sogno. I sogni sono di tanti tipi, la maggior parte si possono trascurare, sono insignificanti o fisiologici, poi ci sono i sogni eccezionali e infine quelli straordinari. E’ difficile dire cosa renda un sogno straordinario, ma, quando arriva, spesso è un sogno paranormale. Allora è netto, preciso e forte. Il 50% dei fenomeni PSI o paranormali si verificano attraverso sogni: telepatia, chiaroveggenza, premonizione..
La chiaroveggenza è la facoltà di avere precognizioni (sogni predittivi del futuro) postcognizioni (sogni di conoscenza di eventi ignoti del passato) o conoscenze dirette di ciò che è nel presente ma non è alla nostra portata ordinaria. E’ come se ci fossero altri canali, oltre quelli sensoriali e logici.
La sincronizzazione è un’analogia e ci dice che possiamo essere tutti uno.
Due eventi, secondo Jung, si dicono sincronici quando si incontrano come portatori simbolici di uno stesso significato, ma uno è interiore, l’altro esteriore; uno sta nella psiche, l’altro nella natura; uno sta dentro di noi e l’altro fuori di noi.
In una visione analogica del reale tutto si corrisponde, il simile cerca il simile. Come in un diapason note di uguale altezza si richiamano, così in un mondo analogico, energie di uguale vibrazione si riconoscono e si ritrovano in un universo comune, come isobare di significato.
La relazione non è più per contiguità o causa, come nella fisica deterministica, ma per somiglianza energetica, come riuscì ad intuire l’alchimia.
Una visione analogica è sincretica, secondo una modulazione qualitativa. E questo non ha a che fare con la statistica che misura i dati quantitativi del mondo, ma piuttosto con l’arte che pone il simbolo nella forma.
La mente non solo comunica ma manda anche potenti suggestioni. Praticamente basta stare in gruppo tutti in silenzio rilassati per qualche minuto per avere una forte sincronizzazione delle onde mentali. Questa scatta, per motivi a noi ignoti, al 31° minuto ed è facilmente verificabile dal tracciato di elettrodi connessi alla testa.
In una coppia affettiva si arriva al 90% di sintonizzazione. In tale situazione si possono avere eventi telepatici. La sincronizzazione è l’indicatore di una unità energetica e nulla unisce le energie quanto l’agire insieme o provare sentimenti ed emozioni insieme. A volte queste connessioni si producono per il semplice fatto di entrare in stato alfa, cioè con basse onde mentali, stato in cui le onde cerebrali hanno una frequenza compresa tra i 7 e i 14 cicli al secondo, il cosiddetto stato di rilassamento. A tal fine è di aiuto lo yoga, la meditazione trascendentale, la preghiera…

Poi ci sono i sogni lucidi, cioè da svegli, come se la consapevolezza fosse di colpo allargata.
Per tre volte, ho fatto le vacanze in un villaggio turistico in Calabria, al Roller. C’era un ragazzo di Milano che ci insegnava yoga. Si chiama Flavio. Molto giovane, sembrava un indiano, magro, scuro, con la barba lunga nera, grandissimi e bellissimi occhi neri cerchiati, come un guru. Parlava pochissimo, non ci insegnava uno yoga tradizionale, ma col rilassamento ispirato da lui avvenivano facilmente delle modificazione di coscienza. Flavio prese a volermi bene e voleva insegnarmi a sentire l’energia. Me la fece anche sentire fisicamente, come due palle calda e fredda nelle mani, tanto fisicamente che non potevo accostare i palmi. Fu da allora che presi a sentire la mano destra come calda e irradiante, rossa, e la mano sinistra come fredda e attirante, blu, come le due parti di un circuito energetico. Me ne sono ricordata adesso che faccio la guarigione a distanza, anche se credo che ponendo le mani a breve distanza del corpo reale il passaggio dell’energia sia potenziato.
Facevamo esercizi yoga due volte al giorno in cima a una piccola collina, in mezzo all’erba e ai fiori, in una piattaforma ampia ombreggiata da una tettoia di canne, con sotto di noi lo spettacolo del bellissimo mare della Calabria. L’atmosfera era perfetta. Ricordo ancora la pace bellissima del luogo, il cielo blu, il mare sotto di noi, il giallo degli steli, il ronzare delle api.
Dopo le respirazione e gli esercizi di asana, Flavio ci guidava in un rilassamento profondo, è il rilassamento come avere abbandonato la sponda della veglia senza essere approdati alla sponda del sonno, un luogo di mezzo dove non si è più vigili ma nemmeno incoscienti dove possono verificarsi con grande facilità fenomeni telepatici o di chiaroveggenza.
Preciso che, mentre io stavo al villaggio tre settimane ogni volta, il gruppo cambiava spesso, perché i turisti avevano in genere permanenze di una settimana, e c’era dunque molta variazione di persone. Così in genere non conoscevo i partecipanti della giornata.
Una volta vidi arrivare una signora che mi parve attempata e catalogai come una zitella senza figli. Ma nel rilassamento la vidi trasfigurata, portava una vestina di teletta leggera bianca e trasparente, con un gran pancione da mamma in attesa, era immersa per metà nell’acqua azzurra del mare e perfettamente felice.
Alla fine del rilassamento, Flavio ci faceva dire cosa avevamo visto, ma io non dissi nulla del mio sogno perché mi imbarazzava dire a una zitella che l’avevo vista incinta. Ma quando ci accomiatammo e cominciammo a scendere il sentierino che ci riportava al villaggio, lei mi venne vicino sorridendo e disse. “Tu hai visto me, vero?”. Allora io un po’ cautamente raccontai che l’avevo vista, ma con una gran pancia da puerpera. E lei ridendo, mi disse, che era sposata e fino a tarda età aveva sperato in un figlio e, quando ormai aveva perso ogni speranza, ecco che le era nato un bellissimo bambino e lei ne era enormemente orgogliosa. In effetti vidi poi questo magnifico bambino robustissimo, di pochi mesi, che sembrava un ercolino e che il papà si portava a cavalcioni delle spalle affinché tutti lo ammirassero.
Notare: lei era stata sicura che io l’avevo visualizzata, anche se non ci eravamo nemmeno parlate. Io avevo visto con la vera mente ciò che la mia coscienza lucida non era riuscita a vedere.
Ma la storia ha anche un suo significato misterioso. All’epoca, io iniziavo una difficile menopausa, ero angosciata, mi sembrava che con la menopausa la mia capacità di generare nella vita fosse del tutto compromessa. La visione telepatica veniva a dirmi: “Non si è mai troppo vecchi per generare vita. Tu come lei”.

Sempre a proposito di telepatia, c’è un altro episodio che non riguardò me ma uno strano ragazzo che arrivò un giorno sempre a queste lezioni di yoga. Con un bel viso, ma piccolo e tosto, bruno bruno e con occhi scurissimi ardenti, mi fece subito una forte impressione, sguardo magnetico, grande forza vitale. Come mi sdraiai sulla stuoia, cominciai a star male, cadevo da tutte le parti in preda alle vertigini, e non dipendeva dal posto perché mi mettevo sempre nello stesso punto. Flavio, che vede tutto, dice a me e a lui che ci scambiamo, io sto subito meglio, l’altro dice di provare un grande malessere. Ci rilassiamo e io vedo il nuovo arrivato che cammina in cima a una grande processione di uomini vestiti di bianco, su per una strada di montagna, in un posto senz’alberi, rossastro, con pietre e terra rossa, un gran sole caldo e cielo blu. Sopra di lui sventola un drappo bianco lungo, con simboli cristiani, lui cammina esaltato guidando la processione come fosse un santo.
Quando racconto il sogno, lui ride e dice che fa parte di una setta religiosa: “i pentecostali”.
La volta dopo è lui a raccontare. Si riprende dalla visualizzazione ed è molto agitato, ha visto una montagna, il cielo è scuro come per una tempesta, sente un grandissimo rombo, sta succedendo qualcosa di terribile; nella visione corre giù per il sentiero della montagna e vede che sui bordi ci sono lunghe strisce rosse di pericolo che il vento sembra strappare. Il giovane racconta il suo sogno tremando, è pallidissimo, sta male. Rimaniamo male anche noi. Scendiamo al villaggio in silenzio e, quando arriviamo, ci dicono che sono arrivare notizie terribili per radio: è crollata la diga di Stava.

Qualche volta sembra che il messaggio abbia una base kahrmica. Dopotutto anche le analogie kahrmiche potrebbero rientrare nell’analogia energetica. Siamo simili in tante cose, a volte nelle emozioni e negli affetti, a volte nelle storie. Ci sono molti modi per essere uno.

Una volta venne da me una signorina laureata in legge, aveva avuto una relazione tempo prima con un ragazzo di Ferrara, poi si erano persi di vista. Ora accadeva che, quando questo ragazzo aveva qualche problema, lei lo sognava. Così aveva sognato quando gli era morto il padre, quando aveva avuto un brutto incidente con la macchina, quando era finito in ospedale per una malattia, aveva sognato anche che stava con un’altra ragazza e alla vigilia del matrimonio aveva litigato con lei e l’aveva lasciata. Ogni volta che aveva uno di questi sogni, al mattino telefonava a questo giovane e aveva conferma che il sogno aveva rivelato qualcosa di vero. Queste sequenze la turbavano molto, da una parte le sembrava che, se c’era un legame così forte con lui, forse voleva dire che aveva fatto male a lasciarlo, forse avrebbe dovuto sposarlo, però da un’altra parte le sembrava che questo non andasse bene, del resto si erano lasciati proprio perché sentivano il loro rapporto come qualcosa di inopportuno.
Io le dissi che forse era un incontro kahrmico, forse in un’altra vita lei era stata sua madre e le era rimasto il cordone ombelicale, quel tipico rapporto telepatico, assolutamente inspiegabile, per cui una madre sente se il proprio figlio è in pericolo ovunque esso sia, ma era un rapporto kahrmico che li legava. Lei diceva: “Mi sembra di averlo sempre conosciuto! Lui è stato parte di me, ma non capisco in che modo!”
Gli incontri kahrmici sono così, con questa impressione di deja vu o di reciproca appartenenza, come se le nostre energie si fosse mescolate in un altro tempo e spazio lasciando una confusa memoria. Ma questi legami non possono condurre a un matrimonio, questo sarà difficoltoso o fallirà, perché ogni vita va vissuta nel suo presente e guardando avanti, non può partire da antiche storie perdute e rinnovare il passato. Così le dissi che, se era un legame karhmico, a maggior ragione non avrebbe dovuto finire in un matrimonio e doveva lasciarlo andare.
Quando mia figlia ha avuto il secondo bambino il suo incontro con lui è stato sconvolgente. Ha detto: “Mi sembrava un antico amore che veniva di lontano”.
Del resto la prima volta che io ho visto mio marito, che era un ragazzone di 14 anni, molto alto e biondissimo, l’ho visto come una donna bionda un po’ florida, con grandi tette. Non è stata una visualizzazione interiore, ma proprio un flash esterno, così violento e rapido che ci sono rimasta male. Prima era una ragazza bionda con le tette, poi era un giocatore di pallacanestro molto bello e aitante. Ogni tanto, parlando di lui, mi sbaglio e dico: “Mia sorella…” Quando mi va bene, dico: “Mio fratello”, …ma ‘mia sorella’ sento che sarebbe più esatto. Per 15 anni gli ho detto che non potevo sposarlo perché pensavo a lui come a un fratello, poi, un febbraio, ho avuto un momento di distrazione e ho ceduto. Come ho poi raccontato, il nostro matrimonio è stato strano, come non consumato.
Qualche volta penso ancora che lui fosse una mia sorella maggiore che mi ha fatto da mamma, forte e sicura, molto protettiva, un po’ brontolona, molto pratica e concreta, un po’ come è lui. Io sono viva adesso grazie a lui, come forse un tempo sono stata viva grazie a una sorella. Il rapporto di protezione e accudimento è continuato su due vite successive ma in vesti diverse. E ora che lui è morto, io so che continua a proteggermi. Tutto oltre la vita. Oltre ogni morte.

Chissà se la telepatia funziona non solo per i pensieri, le immagini mentali di questa vita, di questo momento, oppure se raccoglie sprazzi e spezzoni di altre vite che non ci appartengono più a livello consapevole, ma in qualche modo fanno parte di un percorso più ampio incistato dentro di noi a livelli più profondi e a volte la nostra mente profonda comunica anche con quelli.
La telepatia è un fenomeno molto ampio di comunicazione tra menti. Ciò fa ipotizzare un piano esistenziale dove le parti sono in contatto telepatico tra loro, qualcosa che va oltre il conosciuto e oltrepassa il tempo e lo spazio e le normali relazioni ordinarie.
Nei miei incontri individuali, per 29 anni, quando qualcuno veniva a trovarmi, avveniva questo, non volevo che mi dicesse nulla di sé e cominciavo a dipanare una storia, una vita, così come la mia mente la vedeva e costruiva, come fosse la trama di un romanzo, ma la cosa che costruivo era una vita, la persona che avevo davanti. Io parlavo di lei come se costruissi un’opera d’arte, un quadro, un racconto. Ho letto che anche Jung faceva così, aveva questa capacità. Costruiva una storia che sembrava di fantasia ed era proprio la storia della persona che aveva davanti, come se la conoscesse nei minimi particolari.
Dunque la mia non era divinazione ma telepatia romanzata, non era una mantica ma un’arte, l’arte di vedere un uomo nella sua interezza paratemporale, e per questa mia capacità la gente veniva da me da ogni parte d’Italia: per sentirsi raccontare.
Però la cosa non funzionava al cento per cento, anche se i successi erano altissimi, a volte occorreva un rapporto particolare tra me e l’altro, occorreva che ci fosse nella sua vita qualcosa di simile alla mia, un punto di energia che mi corrispondesse. Poteva accadere, qualche rara volta, che incontrassi una energia troppo diversa dalla mia e provassi una sensazione di vuoto, in cui il collegamento non scattava, occorreva una affinità energetica, così che potessi sentirmi l’altro dentro, e parlassi dell’altro come se parlassi di me. Qualche volta questa immedesimazione era così forte da essere anche fisica. Se l’altro aveva male a un ginocchio, io sentivo male a un ginocchio. Se aveva voglia di scappare, i miei piedi erano agitati. Se era molto stanca, sentivo la sua pesantezza. Era una simbiosi spontanea. Ma non potevo averla se la persona era lontana, se mi portavano solo un nome o una lettera.
Mi occorreva la vicinanza fisica e se l’energia dell’altro era troppo diversa dalla mia poteva accadere che non mi sintonizzassi affatto, o mi sentissi invasa, provavo freddo, o una specie di disagio da estraneità.
Sappiamo così poco della nostra mente e dei suoi poteri che molte cose inverosimili potrebbero essere possibili. Le onde di informazione sono come quelle di una radio, di un televisore, passano non viste nell’etere, ma sono colte e rese visibili dalla mente che riesce a captarle e a tradurle in stimoli sensoriali.
Noi viviamo in un piccolo spettro che coglie una parte infinitesima di universo, cieco, sordo e muto a tutto l’altrove, che scorre indisturbato fuori dalla nostra banda ricettiva. Però, a tratti, improvvisamente, qualcosa viene captato, è percepito, ci stupisce o ci spaventa, come il cavallo coi paraocchi che coglie improvvisamente il barbaglio di un albero ignoto che gli passa di lato dalla strada e si impenna. L’essere è ciò che sta nella banda, il non essere ci sfiora inosservato tutt’attorno e, quando entra nella nostra visuale, il mondo si capovolge come la mosca di Moebius che si trova improvvisamente a camminare a testa in giù sulla controbanda del suo percorso ordinario. La straordinarietà del reale allora ci assale e la telepatia non è che un senso straordinario che si apre per farci intuire altre possibilità di lettura dell’universo.
E dunque cosa sono io, uomo? E cosa potrei essere se queste condizioni non mi intrappolassero in un gioco già giocato, costringendomi in condizioni ormai scritte di conoscenza?
Quando viene la febbre, il collasso della pressione, la caduta dei globuli, la nausea del vivere, il trauma del ricordo, la cessione del sentimento, l’indigestione… il sistema rallenta, si scompone, perde pezzi di affidabilità, non si tiene più insieme, i soldati mollano la guardia, la truppa si scompagina, le difese crepano, e l’ignoto irrompe. Lo stesso accade quando siamo in lutto, quando viene il dolore, quando stiamo male, quando ridiamo insieme, quando ci innamoriamo…
La cittadella, allora, viene invasa misteriosamente e la mente si accorge con spavento che sono entrati nomadi e zingari, alieni… La mente perde la sua capacità di sintesi e strutturazione e può stare solo insensibilmente a guardare. La censura è morta, il contenuto inaccettato ha fatto irruzione nella piazza. Si può essere addormentati oppure semplicemente tramortiti in uno stato di veglia, nell’improvviso spavento di chi si credeva in un porto e si scopre con orrore in un improvviso oceano non di questa terra.

Ecco che sono molto eccitata. Ho immagini che non so dove situare. Se chiudo gli occhi vedo persone così viventi, che non sembrano nemmeno allucinazioni o immagini. Apro gli occhi in fretta perché queste visioni sono eccessivamente forti e mi turbano. Il vivente è una specie di calore caldo e rossastro, come una sensitività che emana dai corpi, morbosa e difficilmente sostenibile al mio io alieno. Queste immagini mi sconvolgono grandemente per la loro intensità. Sono normali scene di interni: persone sedute attorno alla tavola che mangiano sotto una lampada serale… ma è come se le vedessi con infrarossi, così vive, quasi brulicanti di vita, che mi fanno stare male come se facessi una infrazione. Non guardo la vita normalmente, vedo ‘il vivente’ come fosse un qualità, un modo di essere, come se penetrassi la vita per vie illecite e la spiassi da una percezione non umana, è qualcosa di proibito e perturbante. Chissà se Van Gogh dal suo delirio era così che vedeva il mondo!

Gli studiosi dicono che non ci sono fenomeni telepatici spontanei tra persone che non si conoscono, ma non è vero. Molto interessanti i fenomeni telepatici tra gemelli.
Una signora scrive: “Io credo che, se si è effettivamente in sintonia con un’altra persona a livello emozionale e forse vibrazionale, si formi, in un modo che non sappiamo, una via preferenziale dove passano in entrambi i sensi informazioni di tutti i tipi che il nostro cervello commuta in dati, parole, pensiero o sensazioni fisiche… Tipico il pizzicorino in alcune parti del corpo, la spalla sinistra, la sommità della testa, la nuca, il freddo improvviso o il tremito, cioè informazioni a livello pelle, spesso prima che arrivino altre impressioni come un ‘avviso psichico’ che preannuncia il fenomeno, oppure tali da accompagnare il fenomeno telepatico, malinconia, tristezza, senso di morte…per es. una volta mi si è avvicinata per farsi leggere i tarocchi una signora e io non solo ho avvertito subito che aveva gravissimi problemi psicologici ma ho cominciato a tremare, a battere i denti, sono gelata, sentendo anche una fortissima agitazione da angoscia ecc., del resto spesso la telepatia è un sentire somatico, improvvisi mal di schiena, gelo del cuore, sovraeccitazione nervosa, improvvise fitte ecc., cioè sensazioni telepatiche somatizzate, come se il corpo stesso avesse una sua capacità telepatica, queste sensazioni possono essere simboliche, o analoghe. Qualche volta io racconto all’altro le cose che vivo sul corpo come indicatori simbolici di stati d’animo).

Una signora mi raccontò che di colpo ebbe la visione di suo figlio che aveva un incidente d’auto e era stato sbalzato fuori dalla macchina e giaceva incosciente con una gamba fratturata su un prato. Messa in grande agitazione, chiamò il marito, il quale seguendo le sue indicazioni partì con lei in auto e a qualche km da casa trovarono la macchina del figlio fracassata e lui che giaceva sul prato con la gamba rotta come lei aveva visto.

Un’altra mi disse che, quando era andata col marito a Monaco, la loro auto era stata rubata con tutto il bagaglio. Avevano fatto denuncia alla polizia tedesca e ogni giorno andavano al commissariato per sentire se c’erano notizie dell’auto rubata. Fecero amicizia con un poliziotto che aveva avuto una disavventura simile in Italia e che era convinto che queste cose nel suo paese non succedessero. Amava l’Italia ed era molto dispiaciuto del fatto. Una notte la signora sognò il luogo esatto dove era la sua macchina, una piazza, con una chiesa, un giardinetto, delle ringhierine di ferro…Raccontò la cosa al poliziotto, ma questi disse che piazze così ce ne potevano essere tante. La loro amicizia era andata avanti, e il poliziotto invitò i due coniugi a cena portando anche sua moglie. Andarono in una piazza vicina, c’era la chiesa, il giardino, le ringhierine in ferro…e c’era la macchina.

Mettere insieme fatti non basta. Noi abbiamo bisogno di finalizzare questi fatti in un insieme teleologico, capire come le parti stanno in un tutto, qual’è l’organismo o lo scopo che tiene insieme le cose ovvero avere una visione metafisica di ciò che accade, cioè rispondere alle domande: che senso ha tutto questo? A cosa conduce? Dove mi porta?
Noi vogliamo ‘sapere’, perché sapere è un modo di essere. Noi siamo ciò che sappiamo. Identificare qualcosa inserendolo nel già conosciuto ci arricchisce, ci rafforza. Quello che arriva come ignoto ci destruttura, manda in crisi le nostre certezze, ci mette in pericolo. Per questo tanti si oppongono al paranormale con tanta cattiveria, sentono l’attrazione verso un pericolo che rischierebbe di distruggerli. Anche per conoscere ci vuole coraggio. Il coraggio di confrontarsi col diverso da noi, che potrebbe essere nient’altro che la nostra parte ombra, il nostro anti protone che se incontrasse il suo protone lo annichilirebbe.
Per molte vie noi cerchiamo: ascoltiamo, leggiamo, abbiamo esperienze. Ma ad un certo punto la ricerca può fare un salto e uscire dalla mente coscienziale. Se qui io tratto la comunicazione a tutto raggio, so che c’è anche una parte dentro ognuno di noi profonda o fuori di noi sottile che può essere contattata per il nostro scopo di vita, valida per integrare il suo mistero, come in ogni quadro che si rispetti nessun oggetto è realmente reale se il pittore non disegna anche l’ombra che proietta al suolo. Questa parte aliena di noi che ci completa è un altro ignoto che a noi si comunica e con cui dobbiamo avere la forza di comunicare. Io non so lo scopo di questo e nemmeno credo che ci debba per forza rendere migliori o che possa rendere più chiaro l’inesplicabile. So solo che siamo qui per conoscere e ogni rifiuto che facciamo a questo imperativo universale è un passo in meno sulla via che dobbiamo percorrere per essere il più possibile individui reali in un universo reale.
Possiamo fare questo passo in più con la scrittura automatica o col dettato interiore, che è una demi trance e non richiede una perdita totale di coscienza. Forse anche questa è una esperienza telepatica e non voglio credere che sia solo creativa, anche se non saprei dire con che cosa mi contatti fuori o dentro di me.
Molti sensitivi si sono dichiarati ‘scrivani’ di una energia indefinita di cui ascoltavano la voce e che non apparteneva al loro controllo. Non è detto che questa voce emerga solo con un forte stato modificato di coscienza. Il sensitivo Piancastelli sente a volte ‘la voce’ nella sua testa e discute con essa, è o non è d’accordo, rivendica la sua individualità distinta, come di fronte a un personaggio interiore, un interlocutore invisibile. Ed è ‘la qualità’ della voce, il suo fine o scopo, a dire se uno è un sensitivo o se è solo uno schizofrenico. Semper a rebus discemur.

Ecco delle pagine che appartengono a uno di questi ‘dettati’ fatti da una voce invisibile. Le ho trovate per caso mentre cercavo annotazioni sulla telepatia. Non le ricordavo come non ricordo mai nulla di quello che scrivo mio malgrado, ma mi sembrano adatte a concludere temporaneamente questo argomento. Quando leggo queste parole sono presa sempre da un certo sbigottimento. Prima di tutto non le ho scritte io, e non hanno quel senso di appartenenza e di familiarità che ritrovo anche in vecchi scritti miei, poi mi sembra di non capirle del tutto, anche se le parole sono semplici e mi somigliano, sono fatte a mia misura, infine c’è in esse una particolare confusione tra quello che sono io e qualcosa che proprio non sono, per cui anche se lo stile non mi è indifferente nello stesso tempo mi sembra strano, come se uno vedesse sì i propri capelli, del colore dei suoi capelli, ma lunghi e fitti il doppio e in una pettinatura insolita. Non so se altri sensitivi trovano nei loro scritti medianici questa commistione tra il loro essere proprio che può apparire anche come stile o scelta delle parole o visione della vita o anche ortografia e dall’altra parte qualcosa di alieno a loro stessi che piove dal nulla, che è ‘un passo avanti a te’, per citare sempre uno di questi dettati. Preciso che queste parole mi arrivano al rallentatore una dopo l’altra, come in un lentissimo dettato scolastico (mentre io scrivo e penso molto rapidamente) e che somigliano a sospiri più che a suoni, come bolle che emergono da un’acqua tranquilla, per cui posso solo scriverle lentamente in modo frantumato, perdendo il senso totale del discorso che ritrovo solo a dettatura finita quando rileggo.
La domanda, rivolta alla guida spirituale, a cui lo scritto risponde, è proprio questa:
COME POSSO DISTINGUERE CIO’ CHE E’ MIO DA CIO’ CHE E’ TUO?

Non occorre distinguere.
Come la pioggia che lava tutto e si riunisce al mare, così ciò che viene dall’alto si unisce al basso con continuità di rapporto.
In verità non c’è circospezione e scissura tra ciò che fluisce continuo come il raggio di luce.
Le contrapposizioni appartengono alla tua realtà sociale ma non alla verità increata.
Immagina una scala, in cui la luce discenda e non è più forte e meno forte, ma ogni gradino ha la sua ragione di essere. Nel luogo dove tu sei puoi godere solo della luce che ti inonda come di un piano di realtà a sé stante, ma la luce è interna e integra e non si spezza e non si separa.
Ciò che giunge a te dipende dalle tue coordinate o da quelle del gruppo che ti contiene. In esso la verità si rivela per quel tanto che ne potete contenere ma essa non viene meno né si accresce, ché la quantità del dato rivelato non dipende da forza maggiore ma da quanto puoi contemplare e capire, sopravanzando solo di quel tanto che ti conduce sottilmente più avanti.
Non disperare nella tua impazienza se i tuoi nessi non corrispondono a quelli dell’essere e conduciti sempre in attesa di quel che si compie, senza criticarlo né forzarlo, senza capirlo né negarlo.
Il colloquio giova alla luce come a chi ne è illuminato, ma è il referente a condizionare il messaggio, come il bambino condiziona l’alimento che la madre gli porge secondo l’età.
Assimilare è la tua evoluzione, anche se sei trasformato anche dal cibo che non capisci.
In fondo è solo la comunione d’amore l’atto salvico, al di là del comprendere e ciò che ci unisce è esso stesso il fine e lo scopo.
Non domandare dunque quanta verità vi sia nel messaggio e non separare ciò che solo nella tua mente è separato ma nella nostra è un gioco unitario di luce.
Vero o non vero, mio o tuo, tutto ciò non importa.
Solo il tuo silenzio è importante come una porta che si apre sull’altrove da te che è in te.
C’è un comunicare diverso da quello delle parole, se pure usa parole, che spinge all’unione assoluta, per cui il messaggio è solo un mezzo ma il suo contenuto non è il fine, ché qui non importa spiegare ma aprire e connettere ciò che è inconscio alla sapienza consapevole, ovvero le parti del non io alle parti dell’io, affinché l’Unità si compia, là dove solo è pace e gioia.
Ci sono tra i livelli del sapere gli stessi rapporti che tra l’uno e l’altro di voi, che nessuno sta in cima e sopravanza ma tutti siete collegati agli occhi nostri come una corolla fitta e una vita ininterrotta.

Il rapporto non tende dunque a una trasmissione da altro a altro ma a una connessione da se stesso a se stesso

Penso all’uomo-statua. Non desidera più. Non cerca più. In lui esterno e interno combaciano. I mondi si sono uniti in un universo più grande. E in quell’universo la conoscenza assoluta si chiama ‘pace’. La comunicazione perfetta ha trovato il suo centro. Nella contemplazione del centro è sparita ogni distinzione. Il rumorio della vita si è acquetato. Come nel centro del tifone c’è una pace tranquilla. L’estrema consapevolezza si espande nella vacuità. E la vacuità è il cuore dell’intero Tutto.

« Certamente, o Ānanda, tu hai ben udito, ben appreso, ben inteso e ben ritenuto le mie parole. Adesso, come allora, o Ānanda, io dimoro pienamente in uno stato di vacuità. Così come questo palazzo della madre di Migara è ora vuoto di elefanti, di buoi, di cavalli, vuoto d’oro e d’argento, vuoto di gruppi di uomini e di donne, e la sua sola non vacuità è questa unica cosa, la comunità dei monaci, allo stesso modo, o Ananda, il monaco non pone mente all’idea di villaggio, non pone mente all’idea di uomo, ma pone mente a quest’unica cosa, alla foresta. Nell’idea di foresta la sua mente si placa, si ferma, si libera; ed egli riconosce: ‘Le cure (le preoccupazioni, le ansie) che dipendevano dall’idea di villaggio non esistono più; le cure che dipendevano dall’idea di uomo non esistono più e l’unica cura che rimane è quella che dipende dall’idea di foresta »
Culasuññata Sutta (Piccolo discorso sulla Vacuità). Majjhima-nikāya, 121

“……………..
qualcosa resta che ci avvicina nella luce della vita
come se il sigillo dell’ombra indicasse
col fuoco le sue segrete creature.

Neruda
..
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. sei un’anima splendente che non teme di espandersi al sole in un inno all’uomo in tutti i suoi aspetti comprensibili e non..

    ti abbraccio
    aurora

    Commento di MasadaAdmin — settembre 12, 2014 @ 12:17 pm | Rispondi

  2. Carissima Viviana,
    Grazie per la mail molto esaustiva dello spirito che ti conduce.
    Sono arrivata a te in questa giornata particolare di sofferenza per la perdita di mia zia avvenuta stanotte
    E per il muro che ha bruscamente innalzato, la distanza repentina di un uomo, dopo 1mese e mezzo di una frequentazione fluida, serena e alchemica che prometteva nel piacere di entrambi di decollare. Una sua definizione sul mio argomentare “logico” a questo suo arresto, mi ha regalato il link sulla mente logica e il tuo blog….contributo tutto nelle mie corde, che condivido appieno e profondamente perché mi restituisce la mia collocazione, la mia natura e visione spirituale, mistica e femminile. Sono buddista, pratico la meditazione, mi sto formando come massaggiatrice ayurvedica, mi adopero per realizzare esperienze di sincronicità, sogno molto e da anni ricordo, leggo e contestualizzo la realta onirica con quella fenomenica, con grandi rivelazioni del mio sé più profondo, anche coadiuvata dalla mia psicoterapeuta. Sono empatica, creativa e intuitiva… ma senza autoincensarmi, avendo meditato e materializzato lui in un brevissimo lasso di coscienza, dopo una lunga sospensione kahrmica, di fronte a questo segnale di forte distacco e dissonanza che è difficile da silenziare e troppo distorto da non consentirmi di interagire, per fortuna l’articolo dandomi una visione filosofica e scientifica applicata alle relazioni umane, mi ha riallineato ed avvalorato profondamente la mia natura femminile, simbiotica nelle mie caratteristiche spirituali e mistiche.
    Forse come diceva Gurdjeff l’ottava nota stonata anche qui e per me, nel caos che produce genera la funzione che si andrà a rivelare, più consona al mio livello alchemico. Quindi è per questo che sono arrivata…, sono interessata a questi argomenti, non alla politica… e resterò con voi per trarre nutrimento nel mio spirito di ricerca e riconoscimento.
    Grazie dell’attenzione, del messaggio e della compagnia in questo giorno.
    Cari saluti
    Consuelo

    Commento di MasadaAdmin — settembre 15, 2014 @ 11:30 am | Rispondi


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