Nuovo Masada

settembre 5, 2014

MASADA n° 1569 ROMANZO- UNA SECONDA POSSIBILITA’ – CAPITOLO 15

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Viviana Vivarelli

Una antologia di fatti paranormali – Il sogno premonitore – Un profumo dall’al di là – Il cane nero – La Bologna delle acque – Santa Caterina de Vigris – Bene e Male camminano vicini

Tu sei una stregona naturale”, mi disse Jimmy Jonatahn.

La chiaroveggenza è sopita nell’animo di ognuno
Sinesio vescovo di Cirene

E questo solo c’è dato saper del Destino
Che la vita nostra è una Coppa, e Qualcuno la beve.

Omar Khâyyam

Al pranzo di ieri ho scoperto qualcosa che mi ha molto meravigliato: il signore di 88 anni di cui Enrico mi ha dato la foto per curarlo a distanza, che aveva segni di demenza senile, una costola incrinata, un’anca dolorante e camminava col bastone, e che dopo un mese è meravigliosamente guarito, nulla sapeva di quello che facevo, per cui è escluso quell’effetto placebo su cui contavo molto. Questo è interessante e rende ancora più strana la sua guarigione. Comunque, due guarigioni sono troppo poche per essere qualcosa di serio. Questo doppio incredibile miglioramento dello stato di salute nel corso di una guarigione a distanza può attribuirsi al caso ed essere una coincidenza, per cui ora io aspetto altre foto e altri casi per esplorare questa possibilità ignota, che ancora mi sembra molto bizzarra.

Mio marito era una persona straordinaria ma era prevalentemente un logico e un operativo manuale, non credeva nel paranormale e non voleva nemmeno sentirne parlare, esattamente come mia figlia, per cui per loro non avrebbe alcun senso parlare dei fenomeni che invece per 29 anni infestarono la mia vita. Su questo piano la nostra differenza era totale.
Oggi il paranormale si è allontanato da me e posso solo parlarne ma non ne sento la mancanza. Quando sei dentro fenomeni inspiegabili, lo spavento è grande. Il mondo ignoto ti assale come una inquietante minaccia. Ogni uomo vuole vivere al centro delle sue certezze, non conta se stanno solo nella sua abitudine e tradizione, il paranormale le smantella tutte, rischiando di gettarci nella follia.
E’ dunque molto più rassicurante avere una vita normale, con percezioni ordinarie, essere come tutti e non trovarsi immischiati in esperienze anomale e inspiegabili, ma nessuno può scegliere di sperimentare la realtà in un modo o in un altro e le bizzarrie possono sempre capitare a tutti, anche ai più scettici e razionali, anzi io spero proprio che possano capitare anche a loro, così scenderebbero dai loro basamenti sicuri. Credo che sperimentare anche i lato oscuri della vita possa rendere le persone meno granitiche e dunque più possibiliste anche verso chi nel buco nero del mondo ci è capitato per natura o per caso.
A me, per 29 anni, è capitato in sorte di sperimentare tutta una antologia di fatti insoliti. Non so perché ciò sia successo, né perché sia iniziato e di colpo finito. La porta che si era aperta su una percezione allargata si chiuse di colpo e ora non so più cosa aspettarmi, sono tornata ad essere una persona comune. Certo non vorrei più rivivere certi fatti che mi hanno spaventata terribilmente, non voglio vedere più i morti né avere premonizioni di fatti funesti, ma sono come rassegnata e non capisco perché alcuni siano tanto irritati se racconto i miei eventi, come se costituissi una minaccia.

Una storiella racconta che un pesce e una tartaruga vivevano in fondo al mare. Ma un giorno la tartaruga risalì alla superficie, mise la testa fuori dall’acqua e scoprì un mondo imprevisto, fatto di cielo e di terre emerse. Faticosamente risalì la riva e contemplò qualcosa di cui non aveva mai avuto conoscenza. Cielo e terra erano così diversi dal fondo del mare che non riusciva quasi ad accettare la propria esperienza per quanto fosse tangibile. Fu una cosa travolgente e destrutturante. Poi la tartaruga ritornò giù nel profondo. Il pesce arrivò a sentire cosa era successo. E lei cercò di spiegargli cosa aveva visto, ma non aveva parole, non aveva termini conosciuti, non riusciva a trasmettere quello che aveva sperimentato. Il pesce conosceva solo il mare, e la tartaruga non riusciva a spiegargli il cielo, la terra, non riusciva a trovare concetti o frasi che potessero fargli capire la sua incredibile esperienza, così la tartaruga risultò insufficiente e non credibile e il pesce concluse che gli stava raccontando un sacco di storie o era impazzita e se andò disgustato.

Quando una esperienza è troppo strana o bizzarra c’è un solo modo per capirla: viverla. Per questo, di fronte allo scetticismo di tanti, io non so cosa fare, solo non capisco perché chi è troppo razionale debba irritarsi e aggredirmi. Eppure anche io un tempo ero come loro, scettica e testarda, e pronta a ridere delle cose che non capivo.
Io sono sempre stata una insegnante di materie molto razionali, ho frequentato quattro università, ho studiato filosofia, diritto e economia, mi sono applicata in scuole tradizionali su materie tradizionali che implicano l’uso di memoria e logica. Non ho vissuto l’esperienza di sottogruppi sociali legati a superstizioni, credenze o fideismi. Non vengo dalla campagna o da comunità isolate portatrici di riti o credenze. Non ho frequentato sette o guru. Sono un animale occidentale, urbano, e i miei libri sono sempre stati testi scientifici. Ho studiato filosofia, matematica, fisica, filosofia, psicologia, diritto e economia…materie molto logiche, che lasciano poco spazio all’immaginazione. E nella prima parte della vita, fino ai 37 anni, ho sviluppato come tutti prevalentemente l’emisfero logico.

L’unica esperienza di premonizione in famiglia che ricordo apparteneva a mia madre.
Mia mamma veniva dalla campagna veneta, aveva fatto solo la terza elementare e aveva lavorato tutta la vita modestamente e in disparte; era una persona silenziosa e schiva, abituata a vivere nel silenzio e nella sopportazione. La sua vita non era stata molto felice. Era religiosa ma non osservante, e, quando una disgrazia stava per cadere sulla famiglia, sognava la Madonna sull’altare in mezzo alle candele, e, in qualche modo, il sogno le diceva che qualcosa di brutto sarebbe arrivato ma che la Madonna l’avrebbe salvata. Il sogno non era solo premonitore ma anche salvico.
Mia mamma si chiamava Giuditta, che vuole dire ‘lodata’; viveva appartata dal mondo e quasi non parlava, non aveva manifestazioni di affetto verso di me, per cui per lungo tempo ho pensato che fosse anaffettiva ma probabilmente era solo una piccola donna che non aveva ricevuto molto affetto e non era abituata a manifestarlo. Veniva da un paese povero e contadino del Veneto, Preganziol, presso Treviso, e non aveva mai conosciuto la propria madre. Uultima di sette fratelli, era stata subito orfana di entrambi i genitori, il padre era morto in guerra e la madre si era buttata giù dal fienile alla notizia della sua morte in un raptus di disperazione, quando lei era appena nata. La bambina era stato consegnato a una vecchia nonna, sorda e cattiva, paralizzata alle gambe che la picchiava e non le aveva certo trasmesso il senso della protezione materna, né lei era stata capace di elaborarla verso di me, per esempio difendendomi dalla violenza di mio padre, ché anzi diceva che io per lei ‘ero come una sorella’, perché l’esperienza di sorella era l’unica forma di parentela che aveva conosciuto, ma la Madonna rappresentava per lei l’essenza della forza materna che ti protegge e ti difende dai pericoli. Non mi è mai parso che mia madre fosse osservante o pregasse o andasse in chiesa. Era così timida e chiusa in se stessa, così incapace di manifestazioni affettive che, quando in età adulta, le ho ricevute dalle amiche, mi sono meravigliata e imbarazzata. Ricordo che le prime volte che mi abbracciavano mi irrigidivo come per paura, mentre ora sono io che abbraccio gli altri. Forse mia mamma era solo molto timida e chiusa e nessuno le aveva insegnato a manifestare i sentimenti, meno che tutti mio padre che aveva una personalità imperiosa e violenta. Per manifestare affetto bisogna averlo ricevuto; anche i modi dell’affetto, come tutte le cose, si devono imparare e vedo certi bambini giapponesi amici dei miei nipotini che hanno genitori compassati e chiusi per cultura, che non conoscono né insegnano nessuna manifestazione affettiva.
Nei sogni di mia mamma la Grande Madre, la Madonna, appariva come un archetipo, una forte immagine protettiva, un’essenza di amore che oltrepassava ogni madre reale e ogni Madonna di chiese costituite.
Mia madre sognò la Madonna quando mio padre in guerra ricevette un calcio di un cavallo alla testa, lui non morì ma perse un occhio e sei anni di guerra gli lasciarono un’ulcera che lo rese acido e bilioso con una specie di odio permanente per il mondo che sfogava in famiglia con scenate e violenza.
Quando ero bambina, ricordo un giorno di agitazione, dopo che il sogno della Madonna si era ripresentato. Eravamo nel dopoguerra, sfollati a Firenze dall’Appennino in una casa assegnata dal Comitato Alloggi, una casa molto povera e fatiscente vicina a Piazza Santa Croce, nella zona più vecchia e povera della città. Io ero una bimbetta piccolina (quando venni già dai monti avevo due anni) e avevamo un gabinetto in uno stanzino senza finestre con solo il cesso e quel giorno mi ero nascosta, per giocare, nell’incavo profondo di una finestra con la mia bambolina di celluloide. Improvvisamente, con enorme fragore crollò tutto il soffitto di questo gabinetto. Mia madre, che mi aveva vista entrare ma non mi aveva vista uscire, cacciò un urlo di terrore e si mise a scavare frenetica tra le macerie e credendomi già morta e, quando io sortii da sotto la finestra, si mise a piangere e forse mi picchiò anche per sfogare la paura… La disgrazia era venuta ma la Madonna ci aveva salvati.
Quella Madonna, che non veniva da un mondo culturale ma archetipico, rappresentava la Grande Protezione, la madre che lei non aveva mai avuta, una forza sovrumana che aleggiava intorno, dentro e fuori di lei, e si sostanziava in quel sogno sempre uguale a cui mia madre aveva dato la sua precisa interpretazione. Nessuno le aveva detto cosa fosse quel sogno, semplicemente lei ‘lo sapeva’. Un pericolo sarebbe venuto ma la Madonna ci avrebbe salvati.

Il sogno parla con i suoi simboli e spesso ognuno di noi ha una messe di simboli personali, altri vengono da un inconscio collettivo che ci indica i grandi cambiamenti dell’energia: la nascita, l’evoluzione, il miracolo, la morte…
Il sogno si collega da una parte all’inconscio individuale e dall’altra a un archivio di conoscenze universali, che sta fuori dal tempo e dallo spazio e da cui possono arrivarci segnali con simboli che non dovremmo conoscere ma che in modo strano e anomalo entrano nel nostro mondo perché fanno parte della nostra parte invisibile. A volte accade addirittura che noi sogniamo da svegli, come avessimo delle piccole trance.

Una signora viene da me per un incontro individuale e le chiedo la sua data di nascita per fare il tema natale, la scrivo per bene sul quaderno, poi credo di copiarla bene su word ma il computer mi scrive una data del tutto diversa, di cui non mi accorgo, e quando lei sente la data si commuove perché è la data di nascita dell’uomo che ama di nascosto e a cui sta pensando intensamente con dolore. Non è una coincidenza, è un errore significativo, rivelatore, che non dipende né da me né da lei. O forse è stato un lapsus della sua memoria che ha sostituito la propria data di nascita con quella di lui per una inconscia identificazione.
Sul computer ne ho avuti molti di questi errori non casuali ma significativi, come se ci fosse un’interferenza, che può venire da una parte di noi che agisce senza la nostra volontà o da una parte di una energia non identificata.
Ho passato la mia intera vita a leggere e a studiare e l’avvento del computer mi ha facilitato moltissimo velocizzando le mie ricerche e le mie riflessioni, ma il paranormale non si trova a disagio con gli strumenti elettronici, anzi li usa come se gli andassero bene, allo stesso modo con cui la mia energia, come entro in salotto accende il televisore senza telecomando, oppure, in una casa di Milano, fece saltare il contatore delle scale, solo il mio ovviamente, quando ci passai davanti e sfido qualunque elettricista a spiegarmene i motivi. E sempre la mia energia blocca qualunque registratore a pile dopo pochi minuti, anche questo in modo inspiegabile; tre Sony ho comprato e tutti e tre si sono rifiutati di funzionare standomi accanto, mentre funzionano benissimo con chiunque altro .
Anche scrivere otto o nove ore al giorno su un computer, come ho sempre fatto per le dispense dei miei corsi, può provocare a volte uno stato modificato di coscienza, in cui a volte non so più se la mia mente detta quello che devo scrivere o semplicemente legge quello che la mano scrive in modo quasi automatico.

A volte è come se ci fosse una perdita temporanea di coscienza mentre la mano corre veloce, poi la coscienza torna ci si accorge che le parole di senso compiuto che sono state scritte non vengono dalla nostra volontà o dalla mente cosciente. E queste frasi possono avere un significato morale, spirituale, leggermente alieno, comunque perturbante. E’ qualcosa che assomiglia alla scrittura automatica, ma senza alcuna trance voluta, semplicemente per qualche secondo la mano ha funzionato in modo automatico come se fosse collegata a un’altra mente e allora ci si chiede: che cos’era? Siamo stati attraversati da un messaggio, ma da dove veniva questo messaggio?

Una volta, in mezzo alle pagine che stavo stampando, è emersa una pagina piena di segni casuali, lettere staccate, senza senso, ma in mezzo, una richiesta ripetuta di aiuto. “Aiuto! Aiuto! Aiutami!”
Ma chi chiede aiuto? Da dove? Chi scrive attraverso me? Ci mi manda incomprensibili messaggi? Sono io stessa o sono un tramite? E per chi? Per cosa?

Tante volte mi sono chiesta perché solo alcuni hanno questi fenomeni e non tutti. L’ho chiesto anche a Donata che è una medium, e il suo spirito ha risposto:

“Come un pescatore che getta l’amo
non può pensare di raccogliere
tutti i pesci del lago
solo alcuni si avvicinano alla lenza
o condurranno se stessi
verso altre mete
Così sono le anime
Non tutte sono pronte
a sentire la verità

Il POETA (scrittura automatica di Donatella)

Qualche volta le cose sembrano manifestare volontà loro proprie. Un tempo, quando ero a Firenze, dopo la miracolosa guarigione, avevo fatto la scrittura automatica e ho conservato un piccolo fascio di fogli scritti con una grafia quasi indecifrabile che sembra un elettroencefalogramma e che appare e scompare a piacer suo. In genere caccio questi fogli in una delle mie librerie a caso e poi tra i libri pressati non li trovo più. Ho fatto 13 traslochi in vita mia e accadde che dopo uno di questi, le pagine andassero perdute. Un giorno, durante un pisolino, mi sono tornate a mente e ho visto chiaramente una libreria, delle sei che ho, e dove erano questi fogli; mi sono alzata dal letto, ho allungato la mano in questa libreria ed erano proprio lì. Poi li ho persi di nuovo. Cerca e cerca, niente! Passano anni. Poi viene un signore per un colloquio, un uomo che si chiama Maurizio e fa lo scrittore. Lo faccio entrare ed ecco che i fogli sono proprio in mezzo al tavolo. Com’è possibile? E perché? E penso che probabilmente la cosa ha un senso e io devo leggere quelle pagine a Maurizio per un motivo che conosce solo lui.
Jung diceva che le cose hanno una loro anima e quando non vogliono farsi trovare non si fanno trovare e noi dobbiamo lasciar perdere. Oppure al contrario sembrano emergere dal nulla per qualche motivo che non sappiamo. E’ difficile credere che le cose abbiano una loro intenzionalità, ma in un universo di energia, tutto in fondo è uno, animato e inanimato, tutto è collegato e l’intenzione supera le nostre divisioni semantiche. L’intelligenza è più ampia di quello che crediamo. E le nostre distinzioni tra persone e cose sono solo forme codificate in cui arginiamo la nostra paura e ci diamo false certezze.
Di fronte agli eventi paranormali non ci sono parole. Mastro Eckart, che era un mistico, diceva: “Possiamo solo dire che una cosa è, non che cosa è”.
Noi ascoltiamo i racconti di stranezze con scetticismo o anche interesse ma sempre come se ascoltassimo delle favole, ma poi, quando qualcosa di strano accade proprio a noi, restiamo turbati, come se qualcosa di profondo e enigmatico si stesse rivelando ma non sappiamo cosa e non riusciamo a inquadrare il nostro turbamento nel mondo delle certezze tradizionali.

Io ho una grande amica, Elsa, saggia e spiritosa, che faceva l’infermiera in chirurgia al S. Orsola. Ora è anziana e in pensione e le sue gambe hanno vari problemi per cui esce poco di casa. In questa sua vita da pensionata e reclusa ha alimentato varie curiosità medianiche per cui tenta con degli amici dotati di ricevere messaggi dall’al di là.
Il padre di Elsa viveva a Riolo Terme in una casa con giardino. Poi i genitori di Elsa sono morti e la casa è stata chiusa e lei ci torna raramente.
Un inverno accade un fatto strano: in una seduta medianica Elsa si sente dire che deve tornare in quella casa di Riolo. Ci va e, quando arriva alla casa dei suoi genitori, vede che è nevicato, cosa rara a Riolo. Il giardino è tutto bianco, ma in mezzo al giardino e alla neve la pianta di rose è piena di rose fresche fiorite. E’ un tipo di rosa rossa, rifiorente, in cui però il fiore dura un giorno, ed è inverno e sulla pianta non c’è nemmeno una foglia, mentre in genere d’inverno qualche foglia può restare, ma la pianta è tutta in fiore e le rose spiccano rosse sulla neve bianca. E, quando Elsa entra in casa, invece di trovarla fredda, trova le stanze così tiepide che deve toccare i termosifoni per sentire se sono accesi.
Gli abitanti del paese hanno chiamato questa fioritura invernale “le rose di Zuanin”, le rose di Giovannino.
Sempre Elsa in una seduta col tabellone si sente dire dalla guida che la figlia passa un brutto momento e lei chiede un regalo per consolarla: un mazzo di fiori. Quando la figlia entra nel proprio appartamento, al piano di sopra, trova nell’ingresso un gran profumo di fiori di tutte le qualità, il profumo è solo all’ingresso e non c’è nulla nelle stanze che possa giustificarlo, né piante né fiori. E’ un regalo delicato che arriva chissà da dove.

Il profumo fa parte del paranormale, è la più sottile delle sensazioni materiali, quella più smaterializzata, è anche la prima che si avverte quando si comincia a comunicare con il mondo sottile. Molti eventi straordinari sono legati al profumo, spesso è un profumo legato a un defunto e lo preannuncia. E’ qualcosa che presenta un elemento inafferrabile ma tuttavia reale e indica una presenza spirituale.
La cosa curiosa è che anche persone solitamente poco olfattive possono avvertire nitidamente questi profumi speciali, che oltrepassano la soglia del fiuto ordinario. Io sono uno di questi casi. Mentre mia figlia avverte subito se in casa ho del prezzemolo, a cui è allergica, o un mezzo limone andato a male nel frigo, io non sento quasi mai gli odori. Ma, quando arrivò il giorno dell’anniversario di un anno dalla morte di mio marito, e io nemmeno ci avevo fatto caso, il 28 di febbraio, mentre ero sdraiata sul divano sentii chiaramente il profumo del suo dopobarba della Atkinson. E quel profumo in casa non c’era, perché nei suoi ultimi giorni era finito e lui me lo aveva chiesto ma vicino a casa non l’ho trovato e, appena era arrivata mia figlia da Londra, ero corsa in centro a comprarglielo, ma, poi, dopo la sua morte, avevo regalato la bottiglietta ancora intatta. Era un profumo non persistente, che in genere durava pochi secondi e poi svaniva, ma quando dopo un anno risentii quel profumo, durò ben un’ora, come se avessi la boccetta sotto il naso. Poi mi alzai dal divano per andare in bagno e al ritorno non c’era più. Ma fu molto emozionante sentirlo.
E anche quando in luglio sono andata una settimana in montagna, ed era la prima vacanza dopo la sua morte e la prima in assoluto della mia vita che facevo senza di lui, al mio ritorno in casa, l’ho sentito bussare come al solito sul tavolino basso di salotto (quello che ha costruito lui) e insieme ho sentito, inconfondibile, il profumo del suo dopobarba della Atkinson. Io mio marito non lo sento al mare o in montagna o in casa di mia figlia, lo sento solo nel mio salotto di casa, davanti alla sua poltrona, come un bussare sul piccolo tavolino basso. E davanti a me, nella grande libreria di noce, che sembra una massiccia libreria del 1500, guardo sempre la sua foto ed è bello, sta bene, mi sorride.
Questa foto stava prima davanti a un pacchetto di foto di famiglia ma poi accadeva che, senza causa apparente, senza vento o corrente d’aria, questo pacchetto volasse per aria, ogni tanto, in modo elegante, come una fisarmonica fino a metà della stanza, anche se dalle parti era tenuto fermo da due oggetti pesanti. Alla fine ho tolto tutte le foto meno la sua, per non stare ogni volta a raccattarle tutte in terra.

Questa cosa del profumo che ci ricorda una persona cara non è successa solo a me ma mi è capitato tante volte di sentirla raccontare.
Quando una persona lascia la nostra stanza, la nostra vita (è forse una stanza la vita?) può arrivare ancora il suo profumo, come una traccia della memoria. I morti a volte appaiono così, con una sottile traccia mentale che evoca la loro, rarefatta, presenza. Non so però quanto mentale sia questo profumo, visto che, a volte, mi è capitato di sentirlo insieme ad altri.
Anche Donata sente a volte il profumo del medico che è stato suo maestro in vita e che ora continua ad esserlo in forma più sottile, profumo di gardenia o di sigaretta, e anche suo marito, a tratti, sente questo odore accanto a lei.
Un giorno lei e il marito sono in macchina con due amici e tutti ed ecco che tutti e quattro avvertono di colpo un profumo che arriva; gardenia e sigarette, quei tre pacchetti al giorno che alla fine hanno ucciso il suo amico.

Qualche volta solo uno sente il profumo, altre volte questo è avvertito anche da un’altra persona, molto raramente da tutti, proprio perché si tratta di un profumo particolare che richiede un altro tipo di senso, diverso da quello ordinario.
Quando arrivai a Bologna tanti anni fa, abitavo in centro, in via San Felice, uscivo da sette anni di depressione terribile a Pavia ed ero piuttosto scossa da questo trasloco che avrebbe poi aperto una fase nuova e migliore nella mia vita.
Già al momento dello scarico degli oggetti accadde una cosa strana, avevo la casa ingombra di scatoloni, e in camera presi uno di questo, pesante di biancheria, e lo posi in mezzo al letto, ma per tre volte lo scatolone balzò in aria e finì a terra, il che forse era spiegabile con la distribuzione dei pesi interni, ma la cosa avvenne in modo strano, come se si fosse sollevato per aria, per tre volte consecutivamente.
E per tre giorni sentii un forte odore di incenso, un profumo molto intenso che penetrava tutta la casa e prendeva anche la prima rampa delle scale; pensai che si trattasse di qualche sostanza aromatica diffusa da chi puliva le scale ma lo sentivo solo io e la cosa era strana perché l’odore era molto forte. Poi arrivò da me Laura bruna e la prima cosa che disse fu: “Mamma mia ! Che odore d’incenso”.

Laura bruna è una bella signora molto dolce e timida, piena d’amore per ogni cosa, credo sia una delle persone più amorevoli e femminili che abbia mai incontrato. Le sue doti di percezione sono naturali e non ricercate.
Quando si stende sul letto per un riposino ha delle piccole trance in cui entra in uno stato di grazia, percepisce estasi allo stato puro, si solleva dal proprio corpo e vaga fuori di esso. A volte queste alterazioni di coscienza avvengono anche mentre è sveglia e occupata in qualcosa.
Un giorno esce per andare a prendere la nipotina a danza, perde coscienza e si ritrova dopo un po’ di tempo alla scuola di danza ma le manca tutto il tempo di mezzo, come se avesse camminato in sonno e questo la spaventa.

Circa la mia amica Elsa, vorrei raccontare ancora un sogno, che mi ha turbato molto e di cui io, che ho interpretato migliaia di sogni, non so proprio dire il significato.
Io sono figlia unica, mio padre non voleva una figlia femmina e mi ha sempre rifiutata per essere nata con questa tara (!), colpevolizzandomi perché non avevo realizzato il suo desiderio dell’erede maschio, mi ha rifiutata al punto da rinnegarmi nel suo testamento e costringendo anche mia madre a copiare la sua assurda decisione. Per di più io sono nata con una malformazione bronchiale per cui ero spesso malata e tossivo la notte tendendolo sveglio. Il risultato è stato una tortura continua, per cui mi ha fatto vivere come una reclusa, impedendomi tutte le forme di contatto che un bambino prima, o un’adolescente o giovane poi, hanno con i propri coetanei. Mi ha costretto a vivere in una solitudine totale, chiusa in casa con una madre pressoché muta, lasciandomi solo la possibilità di studiare o di aiutare mia madre nel suo lavoro di sarta, senza mai parlare con nessuno, vietandomi rapporti umani, negandomi perfino le gite scolastiche, rifiutando il ragazzo di cui sono stata innamorata dai 15 ai 29 anni, quando poi ci siamo sposati e che ero costretta a vedere di nascosto. Visto che avevo avuto la disgrazia di nascere femmina, deludendolo così atrocemente, mi aveva dato l’obbligo di studiare per diventare una professoressa di matematica (cosa che io odiavo) per mantenere poi lui, quando avrei lavorato. E io l’ho deluso anche in questo, perché alla fine mi sono sposata e me ne sono andata da casa e non sono diventata una professoressa di matematica, ma ho sviluppato studi proprio in campi opposti e non l’ho mantenuto come lui aveva progettato.
Non mi ha mai considerata una persona, ma uno sbaglio di natura, che almeno poteva fruttare del denaro, un po’ come un campo o una vacca, ma, per questo suo desiderio distorto, mi ha almeno permesso di studiare.
Credo che chiunque altro, in simili condizioni, sarebbe diventato pazzo o se ne sarebbe andato di casa. Io non feci né l’una né l’altra cosa. Sono diventata una aggressiva e una ribelle, una che diffida sempre degli uomini ed esalta la propria condizione femminile, ho esercitato una infinita resistenza contro il mondo, ma i 29 anni di reclusione, da cui uscivo solo per studiare o lavorare, mi hanno dato un tempo infinito per elaborare doti di introspezione e sviluppare ricerche di conoscenza. Oggi mi pare che proprio questi 29 anni di solitudine forzata siano stati formativi di quello che sono ora e abbiano fatto di me un soggetto diverso da chiunque abbia avuto una vita normale.

Un giorno d’agosto, quando ormai sono a Bologna da un po’, la mia amica Elisa mi telefona dal campeggio del mare per dirmi che ha fatto un tabellone e si è manifestato un vecchio signore che dice di essere mio fratello e di proteggermi dall’’al di là.
La notte stessa sogno che vado nel paese dei morti. Cammino su un ponte di marmo sgretolato e in macerie sotto cui passa un fiume dove non c’è acqua ma erba (“Ti accompagnerò per verdi pascoli”- dice il Signore) e arrivo di là, nella città dei morti; lunghe file di case vuote con finestre tutte uguali, dove non c’è nessuno. Per strada incontro mio padre. E’ in buona salute e sorregge un vecchio signore che non se la passa molto bene. Io mi spavento, temo mio padre come quando era in vita e così, per paura che mi faccia del male, cado in ginocchio dicendo: “Perdonami!”. Ma lui allegramente mi fa segno di alzarmi. Allora gli chiedo se ho un fratello, e lui mi risponde che è proprio l’uomo che sta sorreggendo Spiega che lo ha generato a 18 anni quando, con altri emigranti, passò a piedi il confine francese, in Piemonte. Nei giorni precedenti aveva soggiornato nel paese di Pavone, seducendo una ragazzina di 14 anni, che aveva dato alla luce un figlio chiamato Aion. Mi mostra le foto della ragazzina che è in un prato con una cuginetta, mentre prova dai sari rossi e oro portati da uno zio tornato dall’India. Quell’uomo morente che mio padre sorregge, e che poteva avere dieci anni più di me, è appunto il mio fratello maggiore. Io resto molto stupita. Poi torno al mondo dei vivi ripassando il ponte della vita e della morte. Adesso il ponte sembra nuovo e integro con belle statue di marmo bianco e sotto scorre un fresco fiume cristallino.
Sconcertata da questo sogno insolito e molto dettagliato, mi sveglio facendo dei conti sull’età che mio padre poteva avere quando è emigrato in Francia e poi vado a cercare nell’auto l’album geografico, ed effettivamente vicino al confine francese trovo un paesino che si chiama Pavone. In quanto al nome Aion, è quello di un dio indiano che si fece uomo e venne ucciso,e il suo nome vuol dire ‘nato nel tempo’. Anche un’opera di Jung porta questo titolo. Il sogno è strano, ma io, poi, non ho mai voluto verificare all’anagrafe del paese Pavone se nel 1935 era veramente nato un bambino senza padre di nome Aion. Mi sono accontentata dei significati simbolici del sogno. Ma è rimasto il turbamento e la stranezza che un paese con un nome così insolito fosse realmente nel punto indicato.

Molti stati modificati di coscienza coinvolgono le nostre onde mentali senza la nostra volontà, come se avvenisse di colpo una variazione di frequenza nell’attività elettrica del cervello. Il nostro cervello funziona come una radio che può sintonizzarsi su livelli diversi di realtà, come se abbandonasse la stazione in cui solitamente siamo sintonizzati entrando in altri canali, che ci fanno vedere altre realtà; qualche volta le ricordiamo, altre volte non c’è comunicazione tra una banda e l’altra, come nei casi in cui Laura bruna non ricordava spezzoni del suo tempo e si spaventava perché aveva attraversato strade, aveva camminato a lungo, ma tutto era cancellato nella sua mente cosciente come se avesse agito in stato sonnambolico.
Anche il medium in trance a volte non sente nulla di quello che dice e anche sotto ipnosi si possono fare e dire cose che sono poi cancellate quando torna la coscienza.
Io ho avuto una perdita simile per pochi secondi, il tempo di attraversare una strada: prima ero di qua, poi ero di là, ma mancava il tempo dell’attraversamento. La cosa mi ha spaventato. In realtà il tempo è solo quello della coscienza, noi prendiamo atto del nostro esistere solo quando ne siamo coscienti. La coscienza è una lampada che esiste solo quando è accesa. Ma quando la coscienza è spenta cosa accade? Esiste ancora un io? Sembra di sì. Ma dov’è? E quando un uomo è in coma, dov’è il suo io?
Quanti modi di essere abbiamo? Quanti modi di conoscere?
Forse la morte è solo uno spostarsi da uno stato di coscienza a un altro e forse ognuno produce il suo velo di Maia, il suo mondo apparente, virtuale, a cui si aggrappa come una certezza, finché dura, ed è in questa costruzione virtuale che creiamo la visione del nostro corpo, della nostra mente e delle cose che sembrano attorno a noi, mentre in altri livelli la percezione potrebbe essere diversa. Strane cose accadono e non le conosciamo.

Laura bruna è una persona deliziosa, molto carina e dolce, è un’artista spontanea e naturale, scrive poesie molto semplici, sogna, dipinge quadri che vincono premi alle mostre, ma c’è in lei una semplicità e ingenuità da bambina. Dalle cose della vita trae sempre una lezione di fiducia e d’amore.
Nella sua casa c’è una entità sottile, i cui segni sono a volte percepiti anche dalla figlia, e Laura lo avverte come un odore, un odore piuttosto terreno in verità, un miscuglio di tabacco e olio da motori, come se fosse lo spirito di un meccanico, qualcuno che lavorava in un’officina ma che certamente aveva un carattere allegro. Quando arriva, le accende la radio e mette su sempre musica vivace; in verità è uno spirito curioso che accende tutto quello che si può accendere, traffica con gli elettrodomestici e li attiva, accende l’aspiratore di cucina, muove le tendine. Passa avanti e indietro in modo rapido e Laura lo sente come un vento veloce, come io sentivo come un vento veloce e felice mio marito la mattina dopo la sua morte.
Questo spirito allegro produce una serie di piccoli fenomeno e anche la figlia di Laura ha assistito con stupore ad alcuni di essi.
Laura ha simpatia per questa energia invisibile e molto attiva, dice che le fa compagnia, che è amichevole. Una volta, mentre guardava la televisione accanto al marito, il suo amico sottile le è passato di lato così velocemente da farle uno sfregamento doloroso sulla guancia. Laura ha gridato: “Ahi!” e il marito ha chiesto cosa avesse, ma lei ha finto che fosse un crampo, è andata in bagno e ha visto allo specchio che aveva la guancia rossa, allora si è irritata e ha detto mentalmente al suo amico che se doveva fare così era meglio che non venisse più. Quando è tornata a sedersi accanto al marito ha sentito qualcosa che le accarezzava una caviglia in segno di scusa.
Non solo lo spirito le accende la radio cercando musica allegra, ma una volta, di notte, ha messo in funzione una piccola radiosveglia senza pile come se avesse una energia elettrica tutta sua.
Così Laura sentì il profumo d’incenso che sentivo anch’io. E un altro giorno vide l’intera stanza, dove eravamo in gruppo, tutta attraversata da girandole luminose, silenziosissime, che apparvero e sparirono improvvisamente, nessuno se ne accorse ma io e lei le vedemmo.
Nella prima casa di Bologna non sentii solo odore d’incenso purtroppo, all’inizio sulla soglia tra l’ingresso e il salotto avvertii, nitidissimo, odore di cane bagnato, sentivo che era un cane nero, malefico, potevo quasi vederlo e ne ero disgustata come fosse l’odore del demonio, avevo la pelle d’oca e un profondo senso di orrore. L’odore si sentiva solo in un tratto piccolissimo sulla soglia, bastava che spostassi di poco la testa e spariva ma in quel punto era forte e inquietante. E so che nella carta del Matto dei tarocchi compare, allo stesso modo, questo cane nero, come segno del Male. Anche nella simbologia egizia il cane nero era collegato al Male. Anubi, dio dei Morti, era indicato con una testa di cane o di sciacallo, animale che si nutre di carogne. Nell’antico mondo romano il cane nero era collegato a Ecate, dea venerata anche nel vicino Oriente, e sinonimo di luna nera, signora della stregoneria e collegata al regno dei morti e alle streghe. Il cane nero era venerato nei crocicchi, indicanti le quattro 4 fasi della Luna. In Gran Bretagna il cane nero ricorre il monte leggende, il Back Dog o Black Shucks o Skriker o Gytrash o Padfoot, presente nel folklore di molte zone.
Io non parlo mai, anche nelle mie lezioni, del Male e questo mi è anche stato rimproverato perché anche il Male, dopotutto, fa parte della vita, ma io credo che dobbiamo essere sintonizzati sul Bene e che parlare del Male sia, in qualche modo, evocarlo. Comunque parlerò anche di qualcosa di malefico. La prima casa di affitto a Bologna, dopo i 7 anni di depressione a Pavia, fu in Via Riva di Reno, detta così perché sotto di questa scorre il Canale di Reno che fu coperto negli anni postbellici e fino ad allora era usato per lavare i panni. Da lì partiva una serie di canali navigabili che poi sfociavano nel fiume Reno, e da questo fino al Po. Era la ‘Bologna delle acque’, o piccola Venezia. In fondo a questa strada, all’inizio di Via dei Falegnami, c’è ancora un negozio che ha il curioso come di ‘Bottega della pioggia’. Ero dunque passata da una casa sopra un canale sotterraneo a una casa vicina a un fiume sotterraneo e in radioestesia si conosce bene l’influsso che l’acqua ha sulla mente della persone. Di queste acque sotterranee di Bologna si può avere una breve vista da una finestrella che si apre in Via Piella, e che mostra uno squarcio del Canale delle Moline, il tratto del Canale Reno, nel Centro storico. Il Canale delle Moline, formatosi all’altezza di via Marconi con parte dalle acque del canale Reno, prosegue il suo corso lungo via riva di Reno, poi parallelamente a via Augusto Righi per poi deviare a Nord lungo via Capo di Lucca. Superati i viali di circonvallazione (le antiche mura) si unisce alle acque provenienti dall’Aposa e dal Savena per poi immettere nel Navile alla chiusa della Bova. Anche questo canale è quasi completamente coperto tranne piccoli tratti visibili da un giardino pensile in via Capo di Lucca e dalla finestrella in via Piella. Nella Bologna medievale, la Bologna dalle cento Torri, i canali erano molto importanti per le comunicazioni e alcuni erano navigabili. Il Canale delle Moline, in particolare, era utilizzato per produrre l’energia di ben 15 mulini ad acqua della città. Ancor oggi c’è una associazione degli amici delle via d’acqua e dei sotterranei di Bologna che organizza visite guidate per ripercorrere questi canali sotterranei. Dico tutto questo perché io sono una che sente la forza delle acque e l’acqua, specie quella sotterranea, è una forza potente che agisce sulle onde mentali. E io, nel mio periodo ‘magico’, ho conosciuto ben tre case delle acque: quella di Pavia che sorgeva sopra un canale, quella del centro di Bologna che era vicina a un canale e quella attuale del quartiere di Corticella che è nata su una marcita di acque per la canapa.
Su acque sotterranee sorgono le cattedrali gotiche e anche i grandi santuari e su una fonte sotterranea sorge il luogo più santo di Bologna, la Basilica di San Luca, che è anche uno dei luoghi più energetici d’Italia.
Anche gli Etruschi cercavano fonti sotterranee per scavare su queste il ‘mundus’ o pozzo, che metteva in comunicazione le energie del sottosuolo con quelle del cielo. Attorno a uno di questi pozzi costruivano i loro accampamenti, che spesso diventavano città, come è avvenuto per Bologna, che ha il suo antico mundus proprio al centro della zona storica, vicino alle due torri, nel complesso delle sette chiese, dove alla fine dell’epoca romana sorgeva un tempio dedicato ad Iside che poi divenne luogo di culto cristiano e meta di pellegrinaggi per guarigioni miracolose.
Tornando alla mia prima abitazione di Bologna, in via Riva di Rieno, ricordo che curiosamente dal 1997 proprio questa strada fu scelta dagli esercenti per la festa di Halloween, il 31 ottobre, per esorcizzare gli spiriti maligni. La notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre apre la festa di Ognissanti, che nel mondo celtico era la notte delle streghe o dei morti viventi, la festa di Samhain, All-Hallows-Eve, cioè la notte prima di Ognissanti (in inglese arcaico All Hallows Day, moderno All Saints), presente nei testi medievali irlandesi e quelli più tardi del folclore irlandese, gallese e scozzese per gli incontri soprannaturali avvengono in questo tempo.
Curiosamente, proprio in Via Riva di Reno c’è la sede del GRIS, gruppo di ricerca contro le sette sataniche. E proprio qui, vicino alla mia casa, c’è un palazzo dove poi trovarono il covo dei bambini di Satana, una setta dedita ai culti del diavolo.
In questa casa dove rimasi due anni non vissi molto bene anche se fu qui che ricominciai a rinascere. Fu un crocicchio, il luogo dove la nostra vita diverge e può prendere un’altra strada.
C’era un punto in un corridoio di quella casa dove non guardavo mai per paura. Una volta venne il primo fidanzato di mia figlia che aveva doti particolari e quando arrivò nello stesso punto del corridoio, si bloccò e disse che c’era qualcosa di cattivo annidato lì, io lo zittii perché non volevo che mia figlia sentisse e si spaventasse, dal momento che abbiamo vissuto insieme varie esperienze negative inquietanti, ma anche io ‘vidi’ una specie di ragnatela nera enorme in un angolo in alto.

Queste percezioni a volte sono nitidissime, a volte sono sottili come se ci fosse una leggera differenza per es. tra un profumo reale e uno paranormale, potrei dire che a volte sembra di percepire i profumi come altre cose, con i sensi, a volte con la mente. Potrei chiamarli profumi mentali.

Per diversi anni sono andata a Riccione in primavera per il convegno su “L’uomo e l’ignoto” tenuto dalle Edizioni Mediterranee, mi interessano le conferenze e mi interessa il pubblico strano ed eterogeneo dove è facile fare qualche incontro pittoresco. Una volta ero seduta nel cinema quasi vuoto prima dell’inizio delle conferenze e si siede accanto a me una signora distinta, cominciamo a parlare, è una insegnante di lettere siciliana, le chiedo se si dice Màndala o Mandàla perché la pronuncia dei nomi orientali non è mai molto chiara e lei comincia a parlare del Tibet e mi dice che ci va continuamente, io credo che parli di viaggi reali ma sono viaggi dello spirito (viaggi astrali li chiama qualcuno), attraverso cui tuttavia lei afferma di avere la conoscenza completa di questo paese. Dice che è superstite di una tragedia familiare, marito e figlie morti e così i genitori, dice che “solo un’energia che la tira dall’alto le permette di tenere su la testa”. Mentre parla pianamente raccontandomi la sua odissea in modo pacato e quieto, sento d’improvviso nel cinema polveroso un forte e fresco profumo di rose, come quando si esce al mattino in un roseto bagnato dalla rugiada. Nel frattempo sono arrivate due sue amiche che le si sono sedute a fianco. Io dico “Com’è che sento odore di rose?”. Le amiche ridacchiano e mi spiegano che la signora ha la caratteristica di creare profumi. Io penso a delle boccette, ma loro dicono “No, no! I profumi li crea dal nulla!”. “Come? dico io “Anche un profumo di incenso?”, non finisco di dirlo che l’odore di rose si trasforma in profumo di incenso, mentre tutte ridono di me e del mio stupore.

Mi viene in mente l’evento del tutto inspiegabile per cui certi corpi di santi non si corrompono con la morte ma restano integri e alcuni mandano leggeri profumi, per es. il corpo di santa Eteldreda morta in Inghilterra nel 670 che fu riesumata 16 anni dopo ed era intatto o, più recentemente, il corpo di Bernadette Sobirous la veggente di Lourdes, morta nel 1879, che ancora oggi è integro e profuma. Qualcuno potrebbe parlare di imbalsamazione o mummificazione, ma in verità anche ai giorni nostri non ci sono molte pratiche valide a questo scopo, e le famose mummie egizie non sono ben conservate e plastiche come certi corpi di santi, vecchi di secoli. Questo fenomeno dell’incontaminazione del corpo dopo la morte e dell’effusione di profumi delicati in luogo dell’odore della corruzione è noto anche in Oriente e, nel Medioevo, era indice di santità.
A Bologna c’è una santa che si chiama Caterina de Vigri, era una suora del 1400 che divenne badessa del monastero delle clarisse del Corpus Domini di Bologna, morendo poi nel 1463 dopo grandi sofferenze. Era stata educata finemente alla corte estense come damigella di compagnia di Margherita d’Este. Intelligentissima e di temperamento vivace, aveva ricevuto una educazione raffinata con musica, pittura, danza, sapeva poetare e dipingeva accurate miniature. Per sette anni era stata badessa diventando famosa per capacità taumaturgiche. A 50 anni era morta e seppellita il giorno stesso nella nuda terra. “Le sorelle venivano a visitare spesso il cimitero, piangevano, pregavano e leggevano presso la tomba, e notavano sempre il dolce odore che la circondava. Dal momento che non c’erano fiori, né erbe aromatiche accanto alla fossa, ma solo arida terra, esse si convinsero che il profumo proveniva proprio dalla tomba”, per questo dopo diciotto giorni “fu dissotterrata e si scoprì che era rimasta intatta e profumata e ancora si muoveva. Quando trovammo il corpo e ripulimmo il viso, notammo che era stato schiacciato e sfigurato dal peso della tavola di legno che vi era stata posta sopra. Inoltre, scavando, tre delle sorelle l’avevano danneggiato con la vanga. La ponemmo in una bara, e stavamo per riseppellirla, ma uno strano impulso ci spinse a sistemarla temporaneamente sotto il portale. E fu allora che il naso schiacciato e l’intero viso ripresero gradualmente la loro forma naturale. La defunta divenne di colore bianco, bella, intatta, come se fosse ancora viva, le unghie non erano annerite ed Ella emanava un odore delizioso. Tutte le sorelle erano profondamente agitate; il profumo si diffondeva nella chiesa e nel convento, impregnando le mani che l’avevano toccata, e non sembrava esserci alcuna spiegazione. Dopo essere diventata abbastanza pallida, Ella cominciò a cambiare colore, diventando più rossa, mentre il Suo corpo cominciava ad emettere un sudore piacevolmente profumato. Passando dal pallore ad un colore d’ambra incandescente, Ella trasudava un liquido aromatico che a volte sembrava acqua limpida, ed a volte un miscuglio di acqua e sangue”. Fu chiamata la santa dell’eterna giovinezza. Il suo corpo non fu più sepolto, ma fu collocato su un seggio, dove ancora sta, incorrotto, dopo cinquecento anni. Il corpo, annerito nei secoli, ma mai consumato, è ancora visibile a Bologna, nella sua cappella, senza alcuna maschera, seduta e non sigillata. Ancor oggi in certe ricorrenze viene esposta e ogni volta viene cambiata di abito. Oggi la pelle è diventata scura, ma ha avuto come una mummificazione naturale che l’ha lasciata morbida, sta in posizione semireclina, come una bambola; se si pensa a quanto rapido sia il rigor mortis e a come sia difficile vestire un corpo umano quando diventa rigido, abbiamo l’idea della stranezza del caso.
La Santa è ancora oggi visibile a Bologna, in una cella accanto alla Chiesa del Corpus Domini e viene considerata la co-patrona di Bologna.

Il Bene e il Male stanno sul cuore del mondo
talvolta per trovare la libertà devi conoscere la prigione
talvolta per trovare il Bene devi essere prossimo al Male
ogni cosa ti viene data come occasione
ma il Cercatore non sa cosa cercare
e cammina come un cieco bendato nel buio della sua sola Notte
mentre intorno brilla lo sfolgorante Giorno
e si fissa a pensare al non senso della Morte
mentre cammina sul cuore della Vita.

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INDICE ROMANZO

CAPITOLO 1 : https://masadaweb.org/2014/07/13/masada-n-1545-13-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-1/

Regressioni a vite precedenti – La guarigione a distanza – Le visualizzazioni- I numeri simbolici

CAPITOLO 2 : https://masadaweb.org/2014/07/17/masada-n-1546-17-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-2/

Le malattie psicosomatiche – Induzione e ipnosi come forma di terapia – Le verruche

CAPITOLO 3 : https://masadaweb.org/2014/07/22/masada-n-1547-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-3/

Tutto comincia dalla testa – Talismani: la croce di Ankh – Rievocare altre vite o momenti traumatici del passato – Incubi ricorrenti – Leggere negli altri una storia fatta di tante storie

CAPITOLO 4 : https://masadaweb.org/2014/07/28/masada-n-1550-28-7-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-4/

Isobare psichiche – Rane – La lezione del dolore – La lezione del piacere – La sessualità sacra – La verginità eterna – Ma cos’è l’orgasmo? – Eiaculazione precoce, vaginismo e omosessualità

CAPITOLO 5 : https://masadaweb.org/2014/07/29/masada-n-1551-29-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-5/

Pene d’amore – Il tradimento – La trasgressione – Amare l’impossibile

CAPITOLO 6 : https://masadaweb.org/2014/08/06/masada-n-1552-6-8-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-6/

La casa infestata – Sogni premonitori – Messaggi dall’al di là – Le vite precedenti

CAPITOLO 7 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1554-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-7/

Storia di Deneb – Testimonianze sulla premonizione – Sentirsi estranei a questo mondo – Rispettare la propria unicità – La diversità è un dono – I prescelti

CAPITOLO 8 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1555-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-8/

Le discriminazioni – La cultura è il frutto del potere – Rifiuto sociale delle diversità – Chiaroveggenza – Il motivo per cui siamo venuti a nascere – Un compito che si realizza in più esistenze successive – Profezia – Il terzo occhio – L’archivio globale

CAPITOLO 9 : https://masadaweb.org/2014/08/16/masada-n-1557-16-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-9/

Il mio amico omosessuale – I segni sincronici – L’essenza di una coppia

CAPITOLO 10 : https://masadaweb.org/2014/08/21/masada-n-1560-21-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-10/

Esistere come non umani – Nostalgia delle esistenza perdute – Altri mondi-
Siamo tutti angeli caduti – Un messaggio dell’Imperatore

CAPITOLO 11 : https://masadaweb.org/2014/08/23/masada-n-1562-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-11/

Vedere i fantasmi – Bachi vampirici, boli, ragnatele, girandole di luce – I punti nodali – Figure non terrestri – Una guarigione miracolosa- Uscire dal corpo – La psiche, l’anima, lo spirito – il Tunnel – L’Osservatore- L’Aldilà

CAPITOLO 12: https://masadaweb.org/2014/08/25/masada-n-1563-25-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-cap-12/

Un ignoto chiamato l’angelo – La potenza energetica di un gruppo – Messaggi da lontano – L’animale totemico – La voce diretta – La scrittura automatica – Storia di Lucina

CAPITOLO 13 : https://masadaweb.org/2014/08/30/masada-n-1565-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-13/

Omaggio a Elisa – L’amore è più forte della morte- I figli. Un mistero

CAPITOLO 14: https://masadaweb.org/2014/09/02/masada-n-1567-2-9-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-14/

Entrare in pensione – L’arte dell’ospitalità – La meraviglia del cucinare – Metti la passione in ogni cosa che fai e supera te stesso a la vita diventerà meravigliosa
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