Nuovo Masada

agosto 31, 2014

MASADA n° 1566 1-9-2014 IPERLIBERISMO E GUERRA INFINITA

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Blog di Viviana Vivarelli

Il buco nero di Renzi – Giudizio duro dell’Economist su questo Governo – Il debito dello Stato verso le aziende – La guerra infinita – Fucili per bambini – Italia: un Paese che si auto annienta- La politica come accordi per bande – Il suicidio costituzionale- Edgar Morin e la coscienza planetaria- La democrazia cognitiva – La democrazia è dei numeri ma spesso non ci sono neanche quelli – Quando sul Britannia si decise la sorte dell’Italia – La soluzione di Stiglitz e i neokeynesiani- Gli errori del neoliberismo – Prostituzione, droga e mafia sono stati messi nel Pil – Multe alla Lehman Brothers- Depredazione internazionale e uso del terrorismo – Quello che Si dovrebbe fare in Italia e in Europa

Melenis Antonia 46

Quando ghera el Re se magnava an pollo in tre,
po’ l’e arrivà Mussolini e la so fama, e se magnava an pollo a settimana,
dop l’e rivà i Sialodatogesucristo el pollo no se ha pì visto,
l’e rivà i nipoti de Togliatti e l’e sparì anca i piatti,
po’ l’e rivà Bossi e l’e sparì anca i ossi,
po’ Prodi Monti e Berlusconi e l’è sparì anca le pensioni…
Ades l’e rivà Renzi … e l’e sparì anca i denti…

..
A tutti i folli, i solitari, i ribelli,
quelli che non ci stanno,
quelli che sembrano sempre fuori luogo,
quelli che vedono le cose in modo differente,
quelli che non si adattano alle regole,
e non hanno rispetto per lo status quo.
Potete essere d’accordo con loro o non essere
d’accordo, li potete glorificare o diffamare.
L’unica cosa che non potete fare è ignorarli, perché cambiano le cose, spingono la razza umana in avanti, e, mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni, perché, le persone che sono abbastanza folli di pensare di poter cambiare il mondo, sono coloro che lo cambiano davvero.
Steve Jobs
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L’Italiano è sempre alla ricerca di un “messia” che gli risolva tutti i problemi dimenticando, con una rapidità mostruosa, quello che rappresenta quel “nuovo” “messia”. E di “messia” in “messia” sprofondiamo sempre più nel baratro! Ascanio Celestini diceva in una sua rappresentazione teatrale ” gli Italiani non sono capaci neanche di sognarla una rivoluzione”, quindi neanche in quella c’è tanto da sperare… Poveri i nostri figli….schiavi del nuovo millennio!

Viviana
In sei mesi quello che Renzi effettivamente ha fatto è chinarsi a 90° di fronte alla Merkel e a Junker, mandarci in deflazione, metterci a rischio di dove pagare 50 miliardi di multa per non aver ridotto i costi pubblici, infilarci di nuovo in una guerra assurda e indesiderata, aumentare le tasse agli Italiani superando alla grande gli 80 euro, aumentare la disoccupazione e i fallimenti aziendali, precarizzare ancor più il lavoro, tagliare i diritti elettorali ai cittadini, favorire i trasgressori fino a 5 anni di carcere e inflazionare le tv. Il resto sono tutte bugie e grandezzate e abbozzi di leggi malfatte e pasticciate, spesso incostituzionali, che non sono mai arrivate a compimento, come quella sulle province, sul senato o sulla legge elettorale Il risultato è che è costui peggio di Letta.
Tra le cose indesiderabili c’è una caterva di cortigiani messi dappertutto, una leggina ad personam per depenalizzarsi il furto erariale per cui ha già avuto una condanna di primo grado, e ministri fantoccio nullafacenti licenziabili a piacere.
The Economist raffigura l’Eurozona come una barchetta da 20 euro che affonda con Draghi che inutilmente cerca di vuotarla mentre imbarca acqua, la Merkel e Hollande che se ne fregano e Renzi come un ragazzino stolto intento a gustarsi il gelato. Il titolo è inequivocabile: “E’ l’economia, stupido!”

Il settimanale della City ricorda al presidente del Consiglio lo slogan di Bill Clinton durante le presidenziali del 1992. E attacca: “C’è il rischio che i tagli alla spesa facciano ulteriormente calare la domanda accelerando la spirale discendente“. Intanto il Financial Times, che in febbraio approvava l’agenda ambiziosa di Renzi, parla di “timori” dei grandi imprenditori che “sono stati suoi grandi supporter”. E il Wall Street Journal sottolinea come ci siano “pochi segni” delle grandi riforme economiche promesse.

Dice The Economist: “Il 6 agosto dati statistici del governo Renzi ha rivelato che l’Italia è di nuovo in recessione… il PIL è diminuito dello 0,2% nel secondo trimestre del 2014, dopo un calo del 0,1% nel primo trimestre. Questo è stato il peggior colpo per Renzi.. Nessuno si aspettava una prestazione tanto triste. Se la stima è confermata, vorrà dire una crescita del secondo trimestre è più debole che in qualsiasi tempo dal 2000. L’inversione delle fortune economiche italiane avrà un effetto profondamente demoralizzante su una nazione che aveva pensato che il peggio fosse passato. Negative le decisioni in materia di investimenti, occupazione e consumi. C’è una ammaccatura enorme nella credibilità della strategia complessiva del governo. Entrando nella sua carica, il signor Renzi ha scommesso che l’economia avrebbe recuperato senza bisogno di molte riforme strutturali, ed è andato avanti in quello che ha scelto come l’affare più importante: il cambiamento istituzionale. Lo stratagemma principale per stimolare la crescita è stata un € 80 di taglio di tassa mensile per i lavoratori a basso reddito. Anche questo aveva un sapore politico, perché ha aiutato il premier a tacitare l’ala sx del suo partito e a ottenere una vittoria impressionante alle elezioni europee a maggio. Ma questa settimana il capo di Confindustria ha detto che l’impatto sul consumo interno è stato “quasi invisibile “. Le altre iniziative sono bloccate per mancanza di soldi, il governo sta lottando per trovare le risorse di cui aveva bisogno. Il 4 agosto ha deciso di ritirare il piano del pensionamento dei docenti scolastici e universitari ma la tesoreria ha obiettato che non c’era abbastanza denaro per pagarli. I programmi di spesa del governo per il resto del 2014 si basano su un presupposto di una crescita dello 0,8% entro la fine dell’anno, che ora sembra probabile come una nevicata estiva in Sicilia. Se l’Italia si è impegnata a rispettare i propri impegni di bilancio, saranno necessari pesanti tagli alla spesa. Ci sono troppi rifiuti e stravaganza da affrontare. Ma se il governo non agisce rapidamente per liberare i mercati e favorire la razionalizzazione e l’efficienza, c’è il rischio che i tagli ridurranno ancora la domanda, accelerando la spirale discendente in cui l’economia è intrappolata.

IL DEBITO DELLO STATO VERSO LE AZIENDE

Si stima in 74,2 miliardi di euro il debito totale che la pubblica amministrazione non ha saldato verso le aziende, una cifra pari al 4,8% del PIl, e il valore non tiene conto dei debiti delle partecipate statali e degli enti pubblici. I debiti dello Stato sono calati solo di poco, malgrado le promesse di Renzi, dagli 87 miliardi del 2010 e dagli 81 miliardi del 2012, ma Renzi non ha saputo nemmeno fare una legge per ridurre i 170 giorni massimi richiesti per il pagamento (107 di più della media europea). per questo abbiamo contro una procedura europea. E’ ovvio che aspettare 6 mesi per avere un pagamento manderebbe in fallimento chiunque. Ma lo Stato ha accettato la proposta del M5S di far pari con le tasse e nemmeno ha stimolato le banche ad accettare una mora in presenza di crediti da parte dello Stato. I miliardi non pagati dallo Stato solo come costo del capitale pesano sulle aziende per quasi 7 miliardi, la stessa cifra che ci costa Napolitano+ Camera + Senato + Governo. Ritardi enormi nei pagamenti significano meno investimenti, meno sviluppo, licenziamenti e fallimenti. L’Italia è il paese Ue con più debiti commerciali scaduti e di converso con la Casta di governo più costosa.

FINTA IPERATTIVITA’ DI RENZI

La tartaruga disse alla lucertola:
– Abbi pazienza, fermati un momento!
E giri e corri e svicoli, e t’arrampichi,
mi fai l’effetto d’una pila elettrica…
Ti piace essere attiva? Va benone.
Però l’attività quando s’esagera,
lo sai come si chiama? Agitazione:
forza sprecata. E’ la mania del secolo.
Corrono tutti a gran velocità:
ognuno cerca d’arrivar prestissimo,
ma dove, proprio dove…non si sa.

(Trilussa)
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LA GUERRA INFINITA
Davide Patuelli

1-E’ vero quello che ci viene detto e fatto vedere?
Fosse comuni, provette con uranio… Poi abbiamo saputo che erano invenzioni
o che erano state costruite ad arte. Altre volte si trattava di filmati vecchi o che riguardavano altri Paesi. (li chiamano errori…, ma sono erano stati coscientemente preparati) Lo sappiamo tutti che ogni esercito moderno è dotato di personale pagato per costruire informazione o propaganda di parte. Nelle guerre è fondamentale preparare l’opinione pubblica sulla inevitabilità della propria guerra che è senz’altro giusta.

2- Chi ha finanziato e finanzia l’ISIS?
Qualche mese fa sembrava inevitabile attaccare e spodestare il cattivo tiranno Assad di Siria. Di conseguenza si erano finanziati e armati tutti coloro che lo combattevano, che erano i buoni. Tra questi, abbiamo saputo dopo, c’erano anche dei fanatici jadisti (tra i quali anche un italiano convertito). Oggi i principali finanziatori di Isis risultano trovarsi nella penisola Arabica. Tutti Paesi finanziati o legati a filo doppio agli Usa e con buoni rapporti con i paesi occidentali.

3- Chi ha armato e arma l’Isis?
Non credo sia difficile individuare i fabbricanti delle armi e delle relative munizioni e ricambi…

4-Assange e Snowden ci hanno rivelato che tutti noi siamo controllati anche quando andiamo in bagno… E questi non li conoscevano?

5- Bombardare è servito a debellare il fanatismo e il terrorismo in Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia, Gaza…? A me sembra che abbia ottenuto esattamente l’effetto contrario. Anzi ha alimentato gli opposti fanatismi. Nuovi attacchi americani o francesi con i droni a “difesa della popolazione civile” avranno più fortuna? Ne dubito. Senz’altro ci saranno effetti collaterali e, bene che vada, bombe da disinnescare per altri 100 anni. (la II guerra mondiale insegna…)

6-L’Iraq, paese come altri creati dal colonialismo. Si sapeva che stava unito grazie a Saddam. Che quando combatteva contro Komeini era buono, poi si è deciso che era cattivo… I curdi (ricordate Ocalan?) erano terroristi per la Turchia e adesso sono diventati buoni e da armare… Tra qualche tempo quelle stesse armi potrebbero essere usate dai curdi per costituire il proprio stato indipendente ai danni anche dell’Iraq, dell’Armenia, della Siria e della Turchia, ma in quel caso ridiventeranno cattivi… (forse è per quello che il Governo italiano invia armi vecchie?)

7- I curdi mi risulta che siano in gran parte di fede musulmana sunnita come l’Isis perché nessuno lo fa notare?
Sono interessati a difendere i diritti delle minoranze religiose? O sono più interessati alle dighe, al petrolio o a formare il proprio stato indipendente? Perché non armano direttamente le minoranze religiose perseguitate?

8- Qualche esponente di paesi sunniti ha provato a contattare qualcuno dell’Isis per capire se ci sono margini di mediazione? (il cellulare possono chiederlo a chi gli ha fornito le armi quando erano considerati buoni) Impossibile? E’ noto che attualmente in Afghanistan gli americani stanno trattando con i talebani. Ai sauditi sarebbe più facile

9-Quali sono le motivazioni che hanno spinto tante persone a diventare fanatiche? Tutte le guerre, le torture, i colpi di stato e le ingiustizie di cui sono stati oggetto i musulmani hanno alimentato un odio contro gli americani, gli occidentali e, visto la religione tra questi più diffusa, contro i cristiani in generale.

Ci si chiede cosa fare per porre argine al pericolo immediato di vita delle minoranze religiose presenti nell’area (non solo cristiane). Usa, Russia, Cina, Francia..,. se volessero, saprebbero fare terra bruciata in termini finanziari e di rifornimenti di armi. Senza pensare alla possibilità di bloccare in modo elettronico gran parte delle loro armi.
L’Isis è dotato di un esercito più forte di quello di Saddam? O non sono più incontrollabili le cellule slegate tra loro di Al Qaeda con la loro guerra asimmetrica?
Se volessero non ci sarebbero problemi a organizzare un cuscinetto di eserciti sunniti a protezione dei fuggitivi Zoroastriani, cristiani o altro. L’Onu non è stato fondato per fare questo?
Se volessero avrebbero i mezzi per soccorrere, dissetare e sfamare i profughi. Stranamente l’attività militare sembra più rivolta a controllare l’acqua e i pozzi petroliferi che non a proteggere i fuggitivi Zoroastriani, cristiani o altro.
Se non lo fanno o se ci fanno vedere questa realtà è perché c’è bisogno del nemico per fare le guerre, per vendere armi e per far crescere questa economia.
Da tempo il nemico è stato individuato nei musulmani. Qualcuno spera di ottenere la benedizione dei capi cristiani per una nuova crociata. E’ evidente. Gli interventi dell’attuale Papa non aiutano questo progetto
Credo che siano da incoraggiare tutte le occasioni di dialogo tra fedi diverse e in questo momento particolarmente tra cristiani, musulmani ed ebrei.
Se non fosse maledettamente tragico mi sembrerebbe di assistere ad uno spettacolo teatrale: oggi accendono i riflettori sulla guerra in Ucraina, domani li spengono e accendono solo quelli sulla Libia, poi su Gaza, adesso si spengono tutti e si accende solo quello in Iraq. I nemici di prima diventano amici adesso. Poi si scopre solo dopo anni che milioni di persone si sono scannate in Africa o in Cecenia o nel Tibet cinese senza che nessuno accendesse nessun riflettore…
A noi fanno sapere solo quello che vogliono e nel modo che desiderano…
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FUCILI PER BAMBINI
DORIANA GORACCI

Forse non tutti sanno che un fucile Crickett calibro 22, fabbricato dalla Keystone Sporting Arms, è stato appositamente progettato per i bambini ed è pubblicizzato dall’azienda stessa con lo slogan “La mia prima arma”: l’azienda si è specializzata nella produzione di armi per bambini, piazzandosi al decimo posto nella classifica nazionale di aziende produttrici di armi da fuoco. Sicuramente tutti da oggi sapranno, lo apprendiamo dai media, che vengono arruolati dall’ Isis anche bambini “terroristi” a 10 anni: “Bambini di appena 10 anni sono stati reclutati dai miliziani dello Stato islamico attivi in Siria e in Iraq”, ha affermato la commissione Onu di inchiesta, a Ginevra, secondo cui la comunità internazionale deve “imporre un embargo sulle armi. Assoldando bambini sotto i 15 anni, il gruppo commette un ulteriore crimine di guerra.”
E’ di oggi anche la notizia, ahimè ripetuta con altri passati tragici incidenti, che “Una bimba di 9 anni ha sparato con una mitraglietta, uccidendo per sbaglio il suo istruttore di armi mentre questi le mostrava l’utilizzo di un Uzi di fabbricazione israeliana. La tragica vicenda, ennesimo fatto di sangue legato alle armi facili a disposizione anche dei bambini negli Usa, è avvenuta a Lake Havasu City, Arizona. La vittima, Charles Vacca, 35 anni, era vicino alla bambina nel poligono di White Hills quando la piccola ha premuto il grilletto colpendolo alla testa. I genitori avevano portato la figlia ad imparare a sparare con una mitraglietta Uzi da 600 colpi al minuto.”
Le armi però fornite all’ infanzia americana, spesso sono di colore rosa per le bambine. E’ vero i bambini tutti si dovrebbero difendere dalla nascita da certe specie disumane.
Giro giro tondo cambia il mondo?

ACCORDI PER BANDE
Viviana

Chi governa se ne sbatte di chi non vota.
E ormai se ne sbatte anche di chi vota.
Dal momento che per tenersi il potere non esita a rinnegare il proprio programma, a fare il contrario di quello che aveva promesso e ad allearsi col proprio nemico storico quando non ha ottenuto abbastanza voti per governare da solo.
Ormai la politica è ridotta a una lotta con accordi tra bande, una lotta del potere per il potere affinché resti sempre più solidamente e impunemente nelle mani di chi ce l’ha, impedendo a chi non ce l’ha di limitarlo, controllarlo o emendarlo.
Ma se la democrazia si è ridotta a un gioco di predoni che si mettono d’accordo tra loro per imbrogliare anche meglio la gente comune, sentire qualcuno che insiste a chiamare democrazia questo sistema mafioso è peggio che ridicolo, è da ignoranti o collusi.
C’è chi continua a parlare di democrazia numerica e di maggioranza democratica.
Ce ne vuole di faccia a dire queste sciocchezze, quando Renzi ha sul totale appena un 22% e non c’è sistema elettorale dove il 22% di un insieme possa essere chiamato legittimamente ‘maggioranza degli elettori’!

GILIOLI
Ci si avvicina all’autunno con una grande paura: la produzione che non riprende, anzi; gli 80 euro che chi li prende non li spende, quindi consumi fermi; la Bce che chiede “cessioni di sovranità” e fa venire i brividi alla schiena; il ministro degli interni che tenta il vecchio trucco di spostare le tensioni su altro – i «vù cumprà», in questo caso – per evitare scoppi d’ira altrove diretti. Ecco: in tutto questo, in autunno ci sarà da fare una finanziaria, forse qualche manovra pure prima, vedremo.
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Giorgio N.
Renzi persona è, come il 99% dei politici, uno che non aveva un mestiere (intendo che si è reso conto di non sapere fare nulla di concreto nelle società) e che ha trovato il modo di realizzare il proprio progetto di vita personale e di sistemare la moglie e i tre figli tramite la carriera politica.
Non è né di destra né di sinistra. Semplicemente non è!
Le decisioni vere, quelle importanti intendo, vengono prese altrove. E questo è vero come è vero che la Terra è una sfera.
L’ultimo che prese decisioni per il “bene” del Paese lo fece 70 anni fa. Ma allora, a fronte di dissidi economici internazionali, si facevano ancora le guerre con gli eserciti tradizionali purtroppo… Renzi è solo un pupo nelle mani dei pupari. Un pupo che ha accettato il ruolo di Orlando a Roncisvalle e tanto gli basta. Certo non avrebbe mai fatto la marionetta semplice buttata nello scatolone in mezzo alle altre. Lui voleva l’armadietto personale ed essere lucidato e spolverato ogni giorno. E tanto gli basta.
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UN PAESE CHE SI AUTOANNIENTA
Viviana Vivarelli

Ogni passo di ogni riforma di questa sciagurata diarchia Reni/Berlusconi ci allontana ogni giorno di più dalla civiltà e della giustizia.
La riforma del lavoro non ha corretto gli scempi della Riforma Fornero e ha solo aumentato la precarietà mentre Delrio, senza essere sconfessato da Renzi, si permette di denigrare l’articolo 18 e Renzi ha in programma l’abolizione dello statuto dei lavoratori.
La riforma della Pubblica Amministrazione non ha snellito e semplificato la burocrazia, ha solo facilitato le espulsioni e reso obbligatori i trasferimenti fino a 50 km di distanza, mentre si perpetua il blocco degli stipendi.
La riforma degli enti locali non ha abolito le Province né i loro costi, ha solo aumentato di 31.000 unità gli addetti eliminando l’intervento degli elettori nella scelta dei Presidenti.
La riforma del Senato non ha abolito il Senato, creando un pasticcio e aumentando il numero di ‘nominati’, escludendo gli elettori.
La riforma della Giustizia, dopo aver sortito un libera-tutti sotto i 5 anni di carcere, si è impantanata sulle richieste (ovvie) di Berlusconi che vuole allargarsi le prescrizioni, depenalizzarsi i reati e stoppare le intercettazioni, e vuole pure tornate al potere alla grande, mentre il falso in bilancio e l’autoriclaggio, chiesti dall’Europa come reati, stentano a decollare non viene pronunciata una sola parola su evasione fiscale, criminalità organizzata, epurazione delle istituzioni dai rei, assoluzioni facili, doppi e tripli incarichi, Equitalia e crimini di Stato.
La riforma della scuola è rimasta allo stato di pure proclama e dopo avere annunziato l’assunzione di 100.000 docenti si è impantanata lasciando in omaggio solo l’abolizione dei supplenti.
Vuoto assoluto su un serio rilancio dell’economia, sul reddito minimo di cittadinanza, sui tagli al carrozzone pubblico, sul tetto agli stipendi e alle pensioni d’oro, sui vitalizi vergognosi, sulle mangiatoie editoriali, sulla disinformazione che ormai pesa come un macigno su questo disgraziato paese, sulle banche buone solo a prendere ma non obbligate mai a dare.
Vuoto assoluto su un fisco più equo, su uno Stato più pulito senza delinquenti, sull’evasione fiscale, sulla mafia.
Visto che questo piano di distruzione pubblica avviene in osservanza del più bieco neoliberismo, l’attentato all’art. 18 sta nella norma. Quella che non ci dovrebbe stare è, invece, l’assuefazione bovina e ormai ipertrofica del popolo del Pd ad ogni ulteriore efferatezza renziana spacciata per “riforma”, termine ormai entrato nell’immaginario pecorino con valenze magicamente positive, come la Dolce Euchessina, che “basta la parola”, evidentemente pensando che basti pronunciare la magica parola “riforma” per evacuare la crisi.
Dovrebbe essere chiaro a tutti (ma non lo è) che Renzi ha compiuto un “eccidio costituzionale”. Il golpe marcia a tappe forzate nell’acquiescenza generale di un popolo stremati e ignorante a cui non è entrata in testa nemmeno la minaccia di commissariamento, la sentenza di fallimento del Governo Renzi, emessa da Draghi, la perdita di un ulteriore 0,2 % di Pil e l’ingresso ormai scontato nella deflazione (termine che nemmeno i migliori riescono a temere).
Fatichiamo a capire come i 5stelle in aula, che dopotutto fino a ieri erano privati cittadini ‘out casta’, trovino ancora il coraggio di continuare la loro battaglia, sempre più soli, sempre più impotenti, sputtanati ogni giorni da media sempre più
protervi e falsificanti, con alle spalle una popolazione torpida, ignara di democrazia e di economia, stolida, manipolata e suddita. Non riusciamo, però, nemmeno a capire quanto a fondo possa andare ancora l’Italia, che ormai è la Nazione più desolata d’Europa, con la crisi maggiore e sull’orlo del commissariamento. Quale peggio ci aspetta ancora? Renzi, attaccato agli 80 euro e all’Expo, appare ogni giorno di più un mentitore da strapazzo, una grottesca figura da burletta, antidemocratico e volgare, ma i media prezzolati non riescono ad andare al di là di tiepidi commenti, che sono messi ormai sempre più in sordina. Il debito pubblico è cresciuto di altri 100 miliardi, mentre i boiardi di Stato stanno più attaccati che mai ai loro stravizi e difendono ogni impunità. L’Italia ha perso ogni traccia di democrazia ma sotto i colpi cinici dell’iperliberismo anche la democrazia europea si è ridotta a una larva. L’unica speranza è che ne venga danno anche a quei magnati e finanzieri che ci hanno messi in queste condizioni con i loro giochi dissennati, così che facciano qualche sterzata utile al loro stesso interesse. Nel perdurare della crisi è sempre più evidente che le democrazie parlamentari devono essere rivisitate. L’Occidente è sempre più in crisi di fronte alla vivacità dell’America latina che si unisce in nuove leghe bancarie sotto la direzione della Cina e della Russia. Di fronte alla pochezza delle micropolitiche, le macropolitiche dei grandi colossi del mondo stanno scrivendo una nuova storia, Da questa storia l’Italietta dei Renzi e Berlusconi, dei Grasso e Boldrini, è avulsa per sempre.
La crisi europea è crisi del liberalismo politico che ha ormai perso ogni requisito di attendibilità e del liberismo economico che sempre più chiaramente porta l’Occidente alla rovina. Si è indebolito il rapporto che le democrazie parlamentari postulavano tra governanti e cittadini e questo è grave perché, per dirla con Edgar Morin: “Individuo e società esistono reciprocamente”. “La democrazia si fonda sul controllo dell’apparato di potere da parte dei controllati”. “La democrazia è più che un regime politico; è la rigenerazione continua di un anello complesso e retroattivo in cui i cittadini producono la democrazia che produce i cittadini”.
Ma se i cittadini rinnegano se stessi, se si vendono al mercato, se insistono nel votare e mantenere una casta imbelle che svende ogni nostro bene e diritto pur di tenersi uno straccio di potere, l’apparato non può che diventare sempre più oppressivo e iniquo, intollerabile alla fine. Per cui la bovina rassegnazione di pidiellini e piddini ha il gusto macabro ormai dei cimitero. Così quello italiano è una specie di suicidio collettivo inconsapevole ma allo stesso tempo fatale.
L’uomo si è separato dalla società. Il potere è ostile a entrambi, costituendo una specie di Stato sullo Stato, e a sua volta si è asservito al potere finanziario che è ormai l’unica forza che conta. Tutti i passi di Renzi vanno nel senso di questo depauperamento di democrazia e di rafforzamento di una cricca parassitaria guidata da una diarchia assoluta, ma coloro che sono stati defraudati di ogni sovranità e diritto non danno segno di vita, sembrano ogni giorno di più inerti ed esanimi. E non crediamo, quest’anno, che l’autunno porterà nuovi rigurgiti su questo mondo di morti.
L’opinione pubblica è stata manipolata in una nuova Matrix così da fare di noi dei complici dei peggiori e tutto a nostro danno. Siamo come pezzetti di legno trascinati dalla corrente, che non capiscono dove stanno andando.
Persi i valori civili, non siamo più né una comunità, né una Nazione, né una democrazia. Le ideologie sono sparite. Destra e sinistra sono diventate parole senza senso. Ma è sparito anche il senso di autodifesa personale, la reazione sana all’ignominia. Sono morti la consapevolezza, l’entusiasmo, il coraggio, lo spirito critico. Muore una Nazione. Parlare solo di crisi economica, a questo punto, è ridicolo.
E a quale punto basso siamo arrivati lo testimonia l’attaccamento cieco a due figure grottesche egocentrate come Renzi e Berlusconi.
La resistenza del ‘44 fu possibile perché esisteva una reazione contro gli invasori. Cosa accadrà oggi che un popolo senza spina dorsale non riesce nemmeno a vederli, i nuovi invasori? L’ipertrofia del liberismo ha prodotto l’inedia della democrazia e la fine del principio basico di sopravvivenza. Non ci sono più cittadini. Ci sono gli abulici, i rassegnati, i mafiosi, gli squadristi, i profittatori, gli insipienti. Io capisco che se uno l’intelligenza non ce l’ha non può darsela e che, se subisce una informazione deviata, può darsi che nemmeno sappia cercarsene una diversa. Ma ci dovrebbe essere un limite a tutto.
Tutto questo è potuto accadere perché la fortezza dello Stato è stata aperta ai barbari e i cittadini hanno difeso talmente poco i propri valori da perderli completamente, perdendo se stessi, il che vuol dire che quei valori erano una sopravveste debole e non radicata. 70 anni fa siamo stati capaci di produrre una Resistenza. Cosa producono oggi gli eredi dei partigiani di un tempo? Il nulla assoluto. Questo popolo infiacchito e rimbambito dai giornali, dallo sport e dalla televisione non riesce nemmeno a distinguere i propri nemici.
Ormai abbiamo emarginato la possibile ‘resistenza’ di un popolo alla tirannide, perché essa nasce dalla testa e dal cuore, ma in questa disfatta non esistono più né testa né cuore, ma solo una marea dispersa e confusa, in cui i pochi resistenti nemmeno si capiscono e si uniscono tra loro in una babele di egocentrismi ridicoli e sterili.
Dice Giulietto Chiesa: “Rimangono punti di “resistenza”, più o meno microscopici, incapaci di fronteggiare uno scontro epocale tra il Potere portatore di catastrofe e i diritti di ognuno. ”Occorrerebbe la partecipazione attiva, consapevole, di milioni di cittadini. Ma dove farla se i cittadini hanno rinnegato se stessi? L’idea dei 5stelle era buona: un nuovo concetto di sovranità popolare che trasferiva il potere agli elettori e limitava quello degli eletti. Ma come attuarlo se quelli che dovrebbero diventare i detentori della cosa pubblica si sono chiusi nel loro privato e vivacchiano solo per sopravvivere? Il sogno di una democrazia diretta è nei fatti troppo lontano dalla realtà, non perché sia di per sé irrealizzabile, ma perché l’ignavia degli Italiani e loro inerzia li trascinano verso il peggio. L’opposizione pensa solo a farsi delle guerre intestine. Resta solo l’autoritarismo, praticamente indisturbato. Eticamente, stiamo vivendo uno dei punti più bassi della nostra storia. Ormai è chiaro che la democrazia dei numeri è un’impostura semplicistica della sovranità popolare e in realtà l’anticamera della degenerazione oligarchica e del dispotismo”. Ma la democrazia diretta sembra ogni giorno più lontana, uccisa proprio da quelli che doveva liberare. Possiamo solo sperare nei corsi e ricorsi dell’esperienza storica che quando sembra arrivare ai suoi punti più bassi, ha prodotto da essa stessa quel balzo contro l’entropia che fa sempre arrivare a un livello superiore, ma in questa morta estate le mete sembrano sempre più lontane e gli Italiani sembrano diventati un esercito di zombi.”

LA COSCIENZA PLANETARIA

Dice Morin che ”il mondo è policentrico” per i processi di mondializzazione, demografici, economici, tecnici, ideologici, che non permettono più di distinguere un centro e una periferia. Pur esistendo un crogiolo di differenze culturali, religiose, di pensiero, si può realizzare un “mercato comune delle idee” nella concezione di una coscienza planetaria. Da una parte la visione avanzata e ottimistica di Morin vede il progressivo indebolimento delle regioni di imperialismo, colonialismo, culto del dominio, sfruttamento, disprezzo delle altre culture..mentre si espandono (o dovrebbero farlo) umanesimo, democrazia, desiderio di libertà, esercizio della ragione.. per cui egli postula una nuova Europa, non come dominio di una cricca liberista basata su banche e Borsa ma come una possibile confederazione di confederazioni, che si faccia modello al mondo.
E’ ovvio che tale sogno richiederebbe un governo democratico mondiale. Ma qui subentra un realismo pessimista che constata che a oggi non si può parlare né di una Europa realmente federale né di un super-Stato mondiale basato sulla democrazia. Per arrivare a ciò occorre innanzitutto una cultura planetaria ovvero una cultura della complessità. Ma l’umanità è ancora all’età del ferro. Occorre dunque civilizzare la civiltà ! E se non si allarga la presa di coscienza della salvezza comune della Terra non capiremo nemmeno il nostro comune destino planetario e non ci salveremo. Ma quello che il singolo governo non riesce a fare potrebbe in futuro venire a esistere per necessità dei popoli.
Ma come si crea la coscienza planetaria se si sta disperdendo la coscienza individuale?

EGAR MORIN E LA DEMOCRAZIA COGNITIVA

Edgar Morin parla di educazione alla complessità, mentre oggi il sapere è iperspecializzato e le masse ne sono esenti. L’ignoranza favorisce le dittature. Il pensiero della complessità ha molti padri nobili (come Stengers, Wiener, Bateson, Prigogine, Atlan, von Foerster, Ashby..)
Occorrerebbe favorire la circolarità dei saperi, con l’interdisciplinarità, così da avere una conoscenza che riflette su se stessa e si rende divulgabile ai più. Parlare di democrazia significa parlare di consapevolezza e questa non si può avere senza dati di conoscenza e senza capacità critiche. I cittadini dovrebbero essere in grado di possedere delle sintesi, per es. in diritto ed economia, che permettano loro di capire il mondo in cui vivono. Il sapere dovrebbe essere permanente, con un diverso lavoro scolastico e media che hanno anche un intento pedagogico. Chiama questo ‘democrazia cognitiva’. La democrazia è un sistema politico ma presuppone la riforma del pensiero. Appare subito ovvio che più il potere sarà autoritario, meno vorrà dei cittadini che capiscono e che pensano.
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(Edgar Morin è uno dei pensatori più importanti del mondo attuale, autore di un sapere
fortemente anticipatorio capace di incidere allo stesso tempo sulle materie umanistiche e scientifiche. L’UNESCO lo ha definito “uno dei più grandi pensatori viventi”. Il suo lavoro centrale e più importante è costituito da La Méthode, in 6 volumi e le sue oltre 50 opere sono tradotte e diffuse in tutto il mondo.)

LA DEMOCRAZIA DEI NUMERI MA SPESSO MANCANO ANCHE QUELLI

Ancora c’è chi ripete che la democrazia è il governo della maggioranza. Ma quello che ci hanno insegnato è monco e suicida. E spesso oggi si proclama ‘maggioranza’ ciò che esce da accrocchi infami di una parte con quella avversa in una notte dove tutte le vacche sono nere.
Pensare che la democrazia sia solo la forza dei numeri ha reso possibile che attraverso vie democratiche e solo a forza di numeri prendessero il potere in modo autoritario persone come Hitler, Mussolini, Stalin, Franco, Peron, Milosevic, Putin.. e che oggi
La democrazia dovrebbe essere molto di più di una pura forza numerica.
Dovrebbe essere, innanzitutto, la possibilità di accedere a informazioni veritiere con una stampa e una televisione libere e pluraliste.
Dovrebbe poi essere controllo degli eletti da parte degli elettori e possibilità da parte degli elettori di rimuovere gli eletti se indegni o traditori del programma.
Dovrebbe essere effettiva uguaglianza di tutti davanti alle leggi e possibilità per i cittadini di eliminare o modificare leggi fatte solo per la protezione o il potere degli eletti. E anche libertà dal timore del domani e dalla precarietà a vita.
Un sistema che aiuta ognuno ad aumentare le proprie conoscenza e la propria consapevolezza.
Un sistema che difende come prioritari i diritti dell’uomo, del cittadino e del lavoratore.
Sul piano politico, oggi, il numero degli elettori conta come il due di picche. Ciò che conta realmente è il profitto di gruppi di potenti che manipolano, plagiano e manovrano il corpo elettorale. Se il cittadino non sa e non capisce quello che vota, se i suoi interessi e bisogni sono sacrificati al profitto e al potere di grandi gruppi d’interesse che agiscono contro di loro, parlare di democrazia numerica è un paradosso. Abbiamo solo una gigantesca mistificazione ideologica.
Se mantieni il popolo in uno stato di ignoranza e lo fai votare, non hai democrazia, ma la non scelta di un popolo di inconsapevoli.
Avere il voto di dieci somari o di mille non cambia la valenza della democrazia.
La loro ignoranza la distrugge.
Non è il numero che fa la democrazia, ma la qualità degli elettori. E un governo che penalizza informazione e scuole e mantiene basso il livello di conoscenza dei cittadini è un governo che lavora solo per la dittatura..
Alessandro scrive: “Declassare il Senato e lasciare intatta la Camera, formata sulla base di una legge elettorale ultramaggioritaria, permette al partito che prende più voti un dominio assoluto: dittatura della maggioranza e dittatura del leader sulla sua stessa maggioranza. Svuotare il Senato significa fare della Camera, unica assemblea elettiva, un organismo prono al volere del capo. Era il sogno di B: Renzi sta “applicando il programma che B non era riuscito a realizzare.”
Ma, quando il popolo si lascia abbindolare da dei truffatori e vota contro se stessi, non è il numero dei votanti che conferma la democrazia, e non di democrazia si tratta, ma di demagogia.…e infatti le prime mosse dei 5stelle sono state nel senso di limitare gli eletti e farne dei funzionari al servizio dei cittadini, non diversamente da un avvocato o un commercialista al servizio di un cliente, con poteri limitati e a tempo e diritto di revoca e licenziamento, nominati solo e precisamente per fare gli interessi del cliente e curare i suoi bisogni.
Finché il popolo non riuscirà a imporre un sistema per limitare e controllare il potere, avremo la situazione opposta, in cui una piccola nomenclatura o, peggio, una persone o due persone associate, fanno interessi privati o di casta che col popolo non hanno niente a che fare.
Il bivio a cui si trova la democrazia parlamentare è oggi proseguire da una parte col rafforzamento della casta degli eletti a spese degli interessi collettivi, o limitarla e regolarla affinché curi gli interessi di tutti. Il discrimine che si pone come scelta necessaria è questo.
Servire una casta di notabili che svende lo stato e i diritti costituzionali a cricche finanziarie pur di trattenere ad libitum la propria fetta di potere. O rovesciare il sistema parlamentare attuale che crea democrazia di nome ma non di fatto e rifare Costituzioni più democratiche che limitano e controllano le attendibilità e le responsabilità degli eletti, con l’intervento di tutti come hanno fatto in Islanda o in Svizzera.

STORIA CHE SI RIPETE
ROSARIO AMICO ROXAS

Anche Mussolini era convinto di non essere succube di Hitler e di poterlo tenere sotto controllo; quando si rese conto che si trattava di una illusione fantasiosa, era tropo tardi. Ci volle una guerra civile per neutralizzare, ma solo in parte, gli effetti nefasti e devastanti di quella innaturale alleanza, una guerra civile nella quale le forze sane della nazione si ritrovarono nell’identità nazionale che superava le divergenze ideologiche: la Resistenza documentò le grandi possibilità dell’Italia, che erano naufragate sotto i colpi distruttivi del nazi-fascismo.
Ora è il turno di Renzi, anche lui convinto di “non essere in mano a B” e non si accorge che B si serve di lui per pulirsi i piedi prima di rientrare nella “stanza dei bottoni” per riportarla ad essere la “stanza dei bottini”.
E’ l’ingenuità dello sprovveduto che minimizza i pericoli di una alleanza di fatto tra una persona che ha raccolto le ultime speranza del popolo italiano e lo ha nominato (non eletto) suo corifeo, e un condannato mantenuto in vita politica da una assurda alleanza.
Renzi non si accorge che B gioca con parecchie carte, oltre a barare senza pudore. Con l’inutile Al Fano è saldamente dentro la maggioranza e impone le sue scelte. Con altre carte appoggia il governo per le riforme, ma impone le sue condizioni. Con altre, infine, gestite risibilmente da Brunetta, falchi e pitonesse, gestisce la sola opposizione numericamente significativa. Vuole dimostrare di essere indispensabile alla nazione, addirittura necessario, novello “padre della Patria” che promuove una riforma del Senato assurda e una nuova legge elettorale anticostituzionale, mentre cerca di esaltare se stesso, per condizionare i magistrati che devono ancora giudicare le sue tante malefatte, autodefinendosi “padre costituente” e “padre nobile”. Ha adottato la regia della moderazione imposta dall’avv. Coppi, per non urtare ulteriormente l’opinione pubblica, le Istituzioni e, anche la magistratura che vorrebbe si trovasse nella condizione di “interpretare” le leggi, prima di applicarle (come accaduto con la discutibile assoluzione nel processo Ruby, del quale si attende il terzo grado di giudizio).
Come si può ben valutare, Renzi è succube della tracotanza berlusconiana; lo si vede anche quando sparge sulla nazione un ottimismo di facciata, ricalcando i passi di B, quando affermava “la crisi era solo psicologica”, Il duo sta conducendo l’Italia a una rinnovata catastrofe. Siamo impantanati in riforme che non servono mentre se ne dovrebbero fare per generare sviluppo e posti di lavoro. Così Renzi trascura gli interessi collettivi per soddisfare gli interessi personali di un pregiudicato.

IL CAIMANO E LA LUCERTOLA
Mario Miguel

Quando il Caimano, rimasto sprovvisto di incisivi referenti politici, decise, nei primi anni novanta, di entrare in politica aveva due obiettivi fondamentali: a) tutelare le proprie aziende operanti in regime di monopolio e di totale arbitrio ( in assenza di normative chiare dedicate al nascente sistema della Tv privata ); b) garantirsi una immunità-impunità per via del suo oscuro passato di imprenditore edile capace di muovere vagonate di miliardi di dubbia provenienza.
Quel che accadde alle politiche del ‘94 e nei successivi sedici anni è andato ben oltre le sue aspettative. Neanche lui si aspettava che l’opposizione della Sinistra potesse essere così inadeguata, tronfia e becera. Quei due obiettivi degli inizi si sono via via arricchiti di tante smodate, ambiziose finalità, tanto da essere stato capace di compiere immani evasioni fiscali, di far approvare decine di terrificanti leggi ad personam, di imporre un asfittico regime di monopolio dell’informazione, e di far eleggere a delicati ruoli istituzionali decine di soggetti provenienti da ambienti malavitosi e da quello della prostituzione, trascurando in modo delinquenziale gli interessi generali del Paese.
Questo specchiato curriculum politico, per il quale ha subito esemplari condanne penali, ha invogliato la Sinistra (ancor più inadeguata, tronfia e becera) a stabilire con il Caimano un patto d’acciaio per dar vita a importanti riforme costituzionali. Illudendosi, forse, che il processo di espansione smisurato degli obiettivi predatori dello stesso sia ormai poca cosa ? O piuttosto ritenendo di poterlo sostituire con un rettile politico di stazza assai minore ma non meno simpatico nei modi e perfettamente omologo nella spregiudicatezza decisionale…
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QUANDO SUL BRITANNIA SI DECISE LA SORTE DELL’ITALIA
berluscameno

Per non dimenticare
Tutto è ormai perduto: la nostra debole democrazia è stata svenduta da tempo.
Ministro Scotti: “Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leader dei partiti di Governo”.
Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, lungo le coste siciliane. Sul panfilo c’erano alcuni appartenenti all’élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il Governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).
In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni.
A quella riunione parteciparono anche diversi Italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli.
Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani.
La stampa martellava su “Mani pulite”, facendo intendere che da quell’evento sarebbero derivati grandi cambiamenti.
Nel giugno 1992 si insediò il Governo di Giuliano Amato, personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a Consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers e trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l’élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare.
L’inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell’élite. L’incarico di far crollare l’economia italiana fu dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
Soros ebbe l’incarico da parte dei banchieri anglo-americani di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che riceveva dall’élite finanziaria, e fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. Così, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni. Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati.
L’attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht “Britannia” della regina Elisabetta II d’Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati strutturati , come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro Ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell’industria di stato italiana.
A seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, la privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione.
Stranamente, gli stessi partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di Governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L’agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l’intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.
I complici Italiani furono il Ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del Governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori.
Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la “necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo”, pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.
Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite.
Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini disse: “I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo… è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell’unificazione monetaria”.

LA SOLUZIONE DI STIGLITZ E I NEOKEYNESIANI
berluscameno

Esistono ancora dei ” liberi” pensatori economici. E non sono neppure “mazzettari”.
Joseph Stiglitz parla con tranquillità dalle rive del lago Lindau, in Germania, che ospita l’annuale raduno dei premi Nobel.
Economista della Columbia, Nobel 2001, già capo dei consiglieri di Clinton e oggi “consulente- dissenziente” di Obama (ha spiegato che malgrado i suoi consigli la riforma finanziaria sembra “scritta sotto dettatura delle banche”), Stiglitz è il capofila di neo-keynesiani.
Ci dice: ”State rischiando una fuga di capitali dall’intera area UE di proporzioni mai viste. Ue e Bce si sveglino, ormai resta poco tempo per innescare la ripresa. La politica economica europea deve cambiare al più presto. Ogni giorno che passa il costo del ritardo di un’inversione di marcia si fa più pesante, e si accentua la sensazione di assistere ad un penoso fallimento dalle conseguenze catastrofiche. Ora che tutta l’Europa è in sostanziale recessione, Germania compresa, è grave che non si cerchi rapidamente di cambiare politica. Questo non è un disastro provocato da una guerra o un cataclisma, è il risultato di politiche sbagliate messe in atto dai politici europei, quelle dell’ Austerity e del Rigore a tutti i costi. La Germania doveva avviare politiche espansionistiche, dal varo di infrastrutture paneuropee a un aumento dei salari per stimolare la domanda, finché era in tempo. Ma ormai si è fermata. A forza di bloccare lo sviluppo, Berlino paga le scelte che ha imposto all’area euro. È stato fatto- infatti – un incredibile numero di errori. Ormai l’euro c’è e smantellarlo avrebbe costi proibitivi. Ma perseverare con queste attuali politiche economiche è drammatico. Già è sicuro che per l’Europa questo sarà un decennio perduto, ma se non si cambia strategia economica diventerà un quarto di secolo. C’è chi ostenta ed indica il recupero spagnolo: ma un Paese con la disoccupazione al 25% di che ripresa parla? E un continente UE dove la media della disoccupazione è del 12% perché non abbandona l’Austerity ed il Rigore e vara un grande piano di investimenti pubblici e di sostegno a quelli privati? E la Grecia, dove le ferite inferte al corpo sociale sono inguaribili? Tutto questo che accade in UE è stato causato da una politica fiscale folle e sconsiderata, impostata all’inizio degli anni ‘90, quando si credeva che una volta risanate le finanze pubbliche tutto si sarebbe risolto e il libero mercato avrebbe fatto il resto. Ed ecco il risultato”.
Ma in Italia gli economisti (strapagati) seguono pedissequamente ed imperterriti gli insegnamenti economici UE impartiti dalla Merkel.
“C’è un importante impegno sulle riforme. Però, attenzione: le vere riforme strutturali devono essere quelle europee. Comincerei con la riforma fiscale, e con l’introduzione di una tassa comune sulle rendite finanziarie. All’Europa serve un approccio socialdemocratico, che sia più vicino ai cittadini ed enfatizzi le politiche sociali. Intanto, la BCE ha buona parte della colpa di quanto succede nella UE. Ai tempi di Trichet ha fiancheggiato la politica tedesca (della Merkel) con tutte le sue rigidità. Ora Draghi dà segni di indipendenza ma la Bundesbank gli limita i movimenti. Speriamo che partano i prestiti “pro crescita” a sostegno delle imprese minori, e che l’unione bancaria proceda più velocemente estendendosi a un sistema di garanzie e di assicurazioni per i correntisti. Ma non basta: la BCE deve lanciare il Quantitative Easing (QE), e perciò bisogna varare in fretta i sospirati correttivi statutari che l’avvicinino alla FED, e poi deve organizzare il sistema degli Eurobond, l’ultima speranza per salvare l’euro. La Germania parla tanto di solidarietà: ecco una delle tante prove che deve dare”.

GLI ERRORI DEL NEOLIBERISMO
berluscameno

Gli errori (o orrori) smascherano i poteri forti dei mercati finanziari.
“Abbiamo sbagliato tutti “, ha sentenziato il nostro illuminato ministro Padoan. Ma è un pezzo che veniva detto. Ma non cambierà nulla, perché è un pezzo che continuano a sbagliare e non hanno mai cambiato nulla della loro ideologia economica, definita con una sola parola: “Austerità”.
NO, caro ministro Padoan, non ci siamo sbagliati tutti. Si sono sbagliati solo quelli che, invece che guardare la realtà nella totalità dei suoi fattori, l’hanno osservata con gli occhiali di una ideologia. E ancora oggi insistete nonostante i risultati siano sotto gli occhi di tutti, a riprova del fatto che il problema è solo la visione ideologica. Ma ormai è un vostro problema: il popolo si sta già organizzando per andare oltre e uscire dalla crisi.
Sono sempre gli stessi, quelli che occupano i posti importanti, considerati e venerati nel gotha accademico. Prendiamo, ad es., Olivier Blanchard: era capo economista del FMI, laureato al MIT e professore ad Harvard. Solo nel 2013 (tutti molto svegli e reattivi, “loro”!) si accorge che il “moltiplicatore fiscale “ per la Grecia non è più 0,5, come “loro” avevano previsto , ma ben il 1,5. Significa che “loro “avevano previsto che aumentando le tasse (o tagliando le spese) di 1 punto percentuale avrebbe portato a una diminuzione del PIL di solo il 0,5 %. Quindi hanno costretto la Grecia a tagliare il 2-3% aspettandosi un calo del PIL greco di poco superiore al 1%.Invece hanno scoperto (poi) con orrore e disappunto che il PIL era crollato di oltre il 4%. Avevano sbagliato i calcoli (poverini), non sapevano che in tempi di recessione il moltiplicatore fiscale può variare ed anche di parecchio. Bene, credete che il nostro super ministro all’ economia Padoan abbia appreso la lezione ed abbia modificato la sua strategia? Niente affatto. Perché qui non si tratta di ridiscutere il valore di un numeretto, si tratta di mettere in crisi un modello ed una ideologia.
Il modello è quello delle banche centrali indipendenti dal governo nazionale; l’ideologia quella del libero mercato (e della mano invisibile che aggiusta tutto!). E del resto come potremmo pretendere che Padoan la pensi diversamente da Blanchard? E’ stato capo economista dell’OCSE (un altro Ente che le previsioni del PIL le sbaglia tutte) dal 2009, è stato consigliere economico del presidente del Consiglio dal 1998 al 2001 (sia con Amato e sia con D’ Alema), proprio quando in Europa si definiva la struttura della BCE. Dal 2001 al 2005 è stato direttore esecutivo per l’Italia del FMI con responsabilità anche su Grecia e Portogallo. Cioè, quando la Grecia truccava i dati (mediante i derivati farlocchi), lui era uno di quelli che giudicava quei dati.
E Saccomanni ? Laureato alla Bocconi di Milano ed entrato in Bankitalia nel 1967. Sempre per Bankitalia ha lavorato presso la BCE, il FMI e la Banca Internazionale dei Regolamenti (BIR).
E Vittorio Grilli, anche lui laureato alla Bocconi, ministro sotto il governo Monti, oggi lavora presso la banca d’affari (truffaldina) JP Morgan.
E Monti? Presidente della Bocconi dal 1994, è stato commissario europeo per il Mercato interno dal 1995 al 1999, poi commissario per la Concorrenza fino al 2004.
Ha lavorato per la Goldman Sachs (buona questa Banca caritatevole!) come Draghi e per la Coca Cola Company (una delle più efferate multinazionali del pianeta! nda) Membro dell’ Aspen Institute, è stato anche presidente della Commissione Trilaterale e del Gruppo Bilderberg (che raggruppa i più grandi delinquenti del mondo economico!)
Insieme a Ciampi e Padoa Schioppa, tutti questi personaggi hanno mantenuto e sostenuto la stessa linea ideologica, quella della indipendenza delle banche centrali, del libero mercato, dei parametri di Maastricht e dell’austerità.
Il tutto condito dalla rinuncia della sovranità da parte degli stati. Una linea ideologica sostenuta e finanziata da interessate banche d’affari e da speculatori, ma in contraddizione con la scienza economica e matematica e pure con i fatti storici ed i risultati attuali. Tutti questi personaggi ideologicamente formati con lo stesso stampino, stipendiati lussuosamente e celebrati mediaticamente, come fanno poi a pensarla diversamente?
Ecco un esempio di dissidenza di pensiero da queste teorie economiche non appropriate: un certo Krugman, Premio Nobel del 2008, autore di ben 417 lavori scientifici di rilevanza internazionale, nel 1998 si esprimeva così: “L’Unione monetaria UE non è stata progettata per fare tutti contenti i paesi partecipanti. E’ stata progettata per mantenere contenta la Germania … Il pericolo immediato ed evidente è che l’Europa diventi come il Giappone: che scivoli –cioè – inesorabilmente nella deflazione, e che quando i banchieri centrali alla fine decideranno di allentare la tensione sarà-ormai – troppo tardi”.

PROSTITUZIONE, TRAFFICO DI DROGA E CONTRABBANDO NEL PIL: LA DIMOSTRAZIONE DI QUANTO L’ITALIA SIA ORMAI ALLA FRUTTA!
Yvan Rettore

Un giornalista televisivo intervista una famiglia.
“Allora qual’è la sua attività Signor Rossi?”
“Ufficialmente disoccupato!” risponde il Signor Rossi.
“Ma in realtà?” riprende il giornalista.
“Mi occupo di contrabbando e contraffazione, attività in nero, ovviamente!” risponde l’intervistato.
“Veniamo a lei, Signora Rossi! Lei di cosa si occupa?” chiede il giornalista.
“Sono casalinga e come attività part-time faccio la prostituta a ore.” replica la donna.
“E lei ne è al corrente Signor Rossi?” chiede il giornalista, rivolgendosi al marito.
“Certo! Sono io a fornirle i clienti, fra amici e conoscenti.” replica l’uomo.
“Bene. Veniamo a vostro figlio. Tu cosa fai nella vita? chiede il giornalista.
“Di giorno vado all’Università. Nel tempo che mi resta spaccio e sniffo cocaina.” risponde il giovane.
“E voi lo sapete?” chiede il giornalista rivolgendosi ai genitori.
“Certo! Oltre che consumatori noi stessi, la proponiamo ai nostri clienti ed amici”. replica il padre del ragazzo.
“Benissimo! Questa famiglia, Signori telespettatori, collabora attivamente alla crescita del PIL e quindi della ricchezza nel nostro paese. E va quindi presa ad esempio per la crescita complessiva della nostra economia.” conclude il giornalista.

Ho voluto introdurre il tema di questo intervento attraverso questa intervista grottesca quanto assurda, per dimostrare a quale livello rischia di arrivare (anche se temo che sia da tempo in fase di generalizzazione) la nostra società.
Il sistema occidentale sta facendo acqua da tutte le parti e continua ad aggrapparsi al PIL come metro di valutazione di crescita dell’economia complessiva.
In un tale sistema, in cui soltanto il profitto ad oltranza si giustifica, è ovvio che qualsiasi mezzo per raggiungerlo venga nei fatti accettato.
Non è un caso infatti, che le economie più ricche ed avanzate siano proprio quelle in cui le attività criminali sono maggiormente radicate e floride, specie quando queste sono incanalate in entità organizzate come la mafia o come viene denominata negli Stati Uniti, “l’Organizzazione”. Non importa quindi da dove provenga il denaro né come sia stato ottenuto. L’aspetto fondamentale non è la sua origine, ma la sua funzione consacrata dal sistema che vuole che sia in grado di alimentare qualsiasi forma di arricchimento e di investimento nel circuito capitalista globale.
La crescita del PIL è talmente superata come metro di valutazione del benessere sia perché i paesi mondiali leader in questo ambito sono tutti paesi poveri in cui i diritti umani e sociali vengono costantemente violati, sia perché da sempre l’aumento di questo dato avviene anche a causa di comportamenti quotidiani negativi individuali e/o collettivi: da quando accendi l’auto o il riscaldamento creando inquinamento, al taglio massiccio di boschi e foreste, per giungere perfino all’assurdità legata alla scomparsa di una persona che permette l’incremento di fatturato di attività ad esse collegate (pompe funebri, realizzazione di opere funerarie, fiori, ecc…).
Perfino l’ILVA, di cui si è tanto parlato in tutti questi mesi crea un aumento del PIL e questo malgrado tutti i danni all’ambiente ed alle persone che comporta fin dal suo insediamento operativo.
Sembrerebbe che i dati nostrani riguardanti le attività illecite che si intende inserire nel PIL pesino per oltre 30 miliardi di Euro! Secondo i partigiani di questa proposta, dovrebbe costituire una bella boccata d’aria per modificare le stime di crescita del nostro paese! Pazzesco!
Tuttavia, vi sono delle difficoltà oggettive nel valutarle anche perché sono da sempre attività che si svolgono quasi del tutto in nero. E’ lampante poi constatare la grande ignoranza (forse voluta) dimostrata da gran parte dei nostri media riguardo al tema della prostituzione, giungendo perfino a dichiarare che in paesi come la Germania o l’Olanda essa è legalizzata. Invece, non è esattamente così. Non è la prostituzione ad essere ivi legalizzata, ma piuttosto il fatto che coloro che la praticano devono esercitarla esclusivamente in luoghi atti a tale scopo come night o locali a luci rosse (in Germania) o quartieri ben delimitati ed in orari ben definiti (in Olanda). Al di fuori di tali contesti, la prostituzione è del tutto vietata. La donna che la esercita deve pagare l’affitto della stanza o viene remunerata attraverso i liquori che riesce a vendere al cliente attraverso una congrua percentuale da parte del proprietario del locale. In parole povere, non rilascia fattura per le sue prestazioni, ma è stipendiata come “ballerina”, “entraineuse” o “intrattenitrice”. Quindi, la tariffa che applica al cliente può ovviamente superare i costi fissi che deve sostenere e rimanere in gran parte in “nero”. Questa componente (la più cospicua) quindi non entrerà mai nel calcolo ufficiale del suo reddito reale e rimarrà tranquillamente rintanata nell’economia sommersa.
A prescindere da questi chiarimenti (dovuti!), tale proposta dimostra (se ce ne fosse ancora il caso) di quanto marcio sia ormai il sistema e di quanta scarsa capacità abbia nel rinnovarsi e nel riproporsi attraverso la formazione di una società equa ed effettivamente socialmente, ecologicamente e moralmente sostenibile.
Il riformismo tanto caro al PD è ormai alla frutta, perché se si giunge ad avvallare simili proposte vuole dire che tale sistema non è più riformabile, ma che conviene davvero buttarlo nei cessi della Storia e costruirne uno del tutto nuovo.
Come diceva giustamente il mitico Bartali: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”
Parole sacrosante!
Oggi più che mai!

MULTE ALLA LEHMAN BROTHERS
Nunzio Miccoli

Dopo il fallimento della Lehman Brothers, il governo americano ha multato per 16,65 miliardi di dollari la Banca d’America, la quale ha assorbito Merrill Lynch, per l’uso sconsiderato dei subprime sui mutui, che hanno generato gravi perdite agli investitori, tenuti all’oscuro dei rischi su queste operazioni d’investimento; fino a oggi, il gruppo ha speso 60 miliardi di dollari in risarcimenti a clienti, quest’ulteriore multa ridurrà gli utili dei piccoli azionisti, chiamati parco buoi dalle banche. Si spera che anche in Europa le autorità diventino altrettanto severe con le banche, fino a oggi coccolate, assecondate e aiutate, mentre in Italia la magistratura, anche con le denunce scritte, ha fatto finta di non vedere i loro abusi.
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TERRORISMO E PROVOCAZIONI INTERNAZIONALI
Nunzio Miccoli

Il governo ucraino è fatto di nazisti e nel paese si sono fatte elezioni truccate con un colpo di stato; ora il capo del governo, per eliminare l’opposizione, vuole rifare le elezioni con le candidature controllate; eppure questo governo ha il sostegno economico e militare tedesco, che fa sempre la morale all’Italia, e serve agli Usa per l’isolamento, il boicottaggio e l’accerchiamento della Russia, favorito con le sanzioni alla Russia che aggravano la crisi economica dell’Europa e della Russia; in questo quadro l’Italia, diversamente da altri paesi, pare che segua pedissequamente le direttive degli Usa, come fosse una colonia.
Il terrorismo e le provocazioni internazionali sono modi di fare politica; nel 1961 gli Usa avevano pianificato degli attentati terroristici contro Cuba, ai quali si oppose il presidente Kennedy; per intervenire in Vietnam, nel 1964 gli americani pianificarono l’incidente del golfo del Tonchino; dal 1969, per fermare i comunisti, in Italia ci furono attentati terroristici addebitati a vari paesi e servizi segreti. Quando, com’è il caso dell’Italia, gli attentati servono a destabilizzare un paese, a creare crisi di governo o a speculare sulla sua valuta, non si conosce mai il vero mandante, se invece gli attentati sono degli avvertimenti, questo conosce; in quegli anni in Usa aumentò sul governo l’influenza dell’agenzia spionistica NSA e dell’apparato militare.
Nel 1964 cominciarono i bombardamenti americani sul Vietnam, propedeutici all’intervento militare vero e proprio e la cosa si potrebbe oggi ripetere in Siria e Irak; insomma, le provocazioni e il terrorismo possono favorire gli interventi militari utili anche all’industria militare e alla ripresa economica. Da ricordare che Inghilterra e Piemonte si servirono della mafia contro i Borboni di Napoli e gli Usa si sono serviti della mafia per invadere la Sicilia; in politica e in guerra il fine giustifica sempre i mezzi, ai cittadini non è lecito ciò che è lecito allo stato.
La guerra terroristica fu fatta anche durante la guerra d’indipendenza americana, durante la guerra civile americana e durante il risorgimento italiano; però, in epoca moderna, fa a tutti orrore il terrorismo dell’ISIS contro i civili che, con la paura indotta, potrà servire ad acquisire ad esso il consenso in loco, ma lo farà perdere a livello internazionale. Comunque, come c’insegna la televisione, addestrata alla propaganda, l’asimmetria politica vuole che ciò che è lecito a una parte non è lecito all’altra parte, perciò si rimprovera solo alla Russia di attentare alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina e l’Onu fa eco agli Usa e alla Nato; però nessuno nega le infiltrazioni russe o le loro violazioni della frontiera da parte dei russi, in guerra ci sono sempre state.
Da sempre gli imperi e i grandi stati hanno addestrato, armato e finanziato i terroristi e le rivolte dei popoli; anche l’Italia fascista aveva finanziato i terroristi di Corsica, Irlanda, Tunisia e dei paesi balcanici, l’Inghilterra aveva finanziato gli etiopi che combattevano contro gli italiani, i russi sostennero i repubblicani spagnoli che combattevano contro Franco; i combattenti seguivano la vita della vendetta e perciò non sempre erano dei galantuomini e, inevitabilmente, a volte erano terroristi.
Gli stati, per favorire la guerra, hanno svolto anche azioni provocatorie all’estero, violando diritto internazionale, sovranità dei paesi, diritti civili e libertà fondamentali delle persone, loro scopo, dopo aver rubato ai propri sudditi, era rubare in altri paesi; in questa strategia, i giornalisti non allineati sono boicottati o ricattatati con il denaro o la prigione, con accuse di calunnia e diffamazione a quelli che vogliono fare della vera informazione, è così che in Italia è nata la legge fascista sulla stampa, ancora in vigore.

QUELLO CHE SI DOVREBBE FARE IN ITALIA E IN EUROPA
Nunzio Miccoli

Il governo Renzi progetta di recuperare risorse al bilancio dello stato, tagliando le pensioni pubbliche, che generalmente sono più alte di quelle private e hanno goduto di un trattamento di favore, osiamo sperare che tagli solo le pensioni più alte e quelle privilegiate. La scelta di Draghi di favorire una politica monetaria espansiva, in una situazione di crisi occupazionale, potrebbe far aumentare i prezzi e non è detto che favorisca la domanda.
Però potrebbe favorire i lavori pubblici negli stati che sanno investire sapientemente e celermente in questi settori, tra i quali però non è l’Italia, meglio servirebbe allo scopo una politica fiscale espansiva, cioè la riduzione della pressione fiscale, un’armonizzazione fiscale tra gli stati europei, l’abolizione dei paradisi fiscali europei, un reddito di cittadinanza anche per gli italiani e l’eliminazione dei vincoli ai bilanci degli stati. La cosa migliore sarebbe anche abolire le banche centrali, compresa la BCE, in tal modo, il Tesoro degli stati potrebbe immettere direttamente moneta, senza indebitarsi, ma, per non favorire l’inflazione, sempre nei limiti del 2% fissato dalla UE.
Con un deficit di bilancio al 2% e le emissioni monetarie limitate al 2%, il debito pubblico si stabilizzerebbe e decrescerebbe con i rimborsi e con la ripresa dell’economia che favorirebbe la crescita del reddito nazionale; in tal modo, l’Italia non sarebbe più assediata dalle manovre economiche annuali e dagli incrementi fiscali, con la riduzione del debito e il calo dei tassi, anche il peso egli interessi pubblici diminuirebbe.
Purtroppo le banche, che hanno determinato la crisi, e i loro padroni occulti, che sono anche padroni delle banche centrali e degli stati, non possono rinunciare al business dell’emissione monetaria che costituisce una tassa occulta a loro favore e a carico dei cittadini; però debito pubblico e debito privato bancario, mercato privato e stato sono solo falsi dualismi, perché lo stato è un’impresa privata occulta, che appartiene a privati eccellenti che operano nel mercato e sono soci dello stato. Quest’impresa è nata per riscuotere le imposte, in cambio di protezione, e poi ha imparato che si poteva guadagnare anche con il signoraggio monetario, le banche, sempre facenti capo a lor signori, per guadagnare di più, vi hanno aggiunto il signoraggio bancario e la speculazione finanziaria.
Per statuto, la BCE ha il compito di controllare l’inflazione e non di occuparsi della disoccupazione, poiché non può finanziare gli stati come ha finanziato le banche, per aumentare la liquidità in euro, dovrebbe paradossalmente acquistare titoli di stato americani e non degli stati europei; con ciò, finanzierebbe il debito pubblico Usa, ma, con la perdita, a causa dell’inflazione indotta, di mercati esteri, favorirebbe anche il deprezzamento del tasso di cambio dell’euro. Ora la bilancia valutaria dell’Europa è attiva e, di solito, gli stati hanno svalutato il tasso di cambio in condizione di passività e non di attività.
Keynes sosteneva che, per combattere la disoccupazione, nata con la crisi del 1929, non era sufficiente la politica monetaria, ma occorreva puntare sul deficit di bilancio invece che sul pareggio e occorreva puntare sui lavori pubblici e gli investimenti pubblici, che favoriscono l’occupazione e quindi la domanda; però la ripresa americana alla crisi del 1929 si ebbe effettivamente solo con l’inizio della seconda guerra mondiale, con le relative spese militari, con l’incremento della produzione a vantaggio degli alleati e con le aperture di credito a vantaggio di essi.
Per Keynes il mercato da solo non ha la capacità di autoregolamentarsi, come sostiene il dogma neoliberista, però nemmeno lo stato ha capacità taumaturgiche, perché è un’astrazione posseduta da un gruppo di privati che deve fare i suoi interessi, cioè è un’impresa privata occulta; oggi l’Europa langue perché, anche grazie alle delocalizzazioni industriali, vi crescono povertà, disoccupazione e disuguaglianze sociali, il welfare è sotto attacco da parte degli stati e delle istituzioni europee; prima Monti e poi Renzi, come ha fatto la Germania, hanno puntano a favorire la precarietà del lavoro, però la Francia sembra voglia resistere.
In questi ultimi anni, i dirigenti politici e bancari italiani, l’informazione italiana, gli economisti italiani e gli accademici italiani hanno dimostrato di conoscere poco quello che stava accadendo nella finanza internazionale e di conoscere poco gli scandali che avvenivano tra le classi dirigenti di paesi nostri soci; erano tutti intenti a guardare solo i vizi italiani, che detta fra noi, sono soprattutto vizi della classe dirigente italiana, che ha favorito il malcostume, ma hanno messo alla berlina l’Italia e gli italiani, anche di fronte allo straniero.
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