Nuovo Masada

agosto 21, 2014

MASADA n° 1560 21-8-2014. ROMANZO. UNA SECONDA POSSIBILITA’- CAPITOLO 10

Filed under: Masada,Uncategorized — MasadaAdmin @ 2:18 pm

Viviana Vivarelli

Esistere come non umani – Nostalgia delle esistenza perdute – Altri mondi-
Siamo tutti angeli caduti – Un messaggio dell’Imperatore

Ho sempre avvertito un senso di mancanza nella mia vita e non so se queste sono le stigmate che accompagnano un certo genere di persone o se è una caratteristica universale della creatura umana. Forse ci sono persone che non ce l’hanno e non so se per fortuna o per disgrazia: bambini, innocenti, illuminati, criminali, incoscienti… ma la maggior parte di quelli che si sono avvicinati a me hanno presentato visibilmente questa carenza come disagio, inquietudine del vivere, smania, ricerca, insoddisfazione…

Certamente, nel corso della vita, ho accusato varie cause di essere ciò che non avevo: i giochi degli altri bambini, la libertà, il riconoscimento, il sesso, la passione, il successo, l’autonomia.. ma quella mancanza mi stava sempre vicina come le radici delle ali che non hai ma che potresti avere o avere avuto e che ti danno quella sensazione strana sotto le scapole, come la fame inespressa di un cibo degli dei che hai gustato un tempo e non hai più, come un mondo di cui sei stato deprivato, come un angelo caduto, per colpa, costretto ad espiarla precipitando ad un livello inferiore. Forse anche il mio bisogno, adesso, di guarire qualcuno, trova lì la sua fonte, come in passato le aperture sul paranormale, la spinta creativa, il desiderio di insegnare.

Quando ero bambina, rifiutavo la mia condizione di mortale, avevo delle crisi in cui battevo i piedi in terra come per cercare qualcosa che non avevo, un mondo in cui i corpi non esistevano, i sessi non esistevano, e c’erano solo energie che si spostavano per induzione mentale e si poteva essere qui o lì indifferentemente in tempo reale, o prima o poi. Tutt’ora mi osservo stranita, a volte, mentre cammino, e mi chiedo per quale bizzarria per muoversi si deve mettere un piede davanti all’altro e questo spostarsi da formiche mi sembra avvilente e ridicolo.

Forse, quando mando le persone alla ricerca del loro passato remoto, spero inconsciamente che qualcuna di loro superi queste esistenze temporali e si sposti non in un passato ma in un livello, quello in cui mio marito, morto da 17 mesi, mi dice che ‘non ho le coordinate per capirlo’, e forse è a quel mondo che io tendo, iperuranio esistito prima delle nostre vite e a cui ritorneremo tra una nuova vita e l’altra, prima di lasciarle per sempre.

Intanto sono costretta a stare qui e qui mi devo fare il nido, pellegrina di mondi alla ricerca di un posto in questo mondo, eterna profuga da me stessa.

Io non so dove sia questa cosa che io cerco, ma so che voglio varcare i limiti dello spazio e del tempo, ingannare i guardiani della soglia che impediscono ad ogni uomo di fuggire dal suo stato umano, che è esistenza attuale ma anche fine e prigione.

Io so che il mondo che cerco sta prima o dopo questo di adesso e vorrei mandare qualcuno anche in avanti nello spazio-tempo, come un pioniere misterioso alla ricerca di qualcosa che non so. Non mi basta spingere le persone a regressioni nelle loro vite passate, vorrei mandarle nel futuro, in una progressione temporale, giacché passato e futuro ci sono seduti accanto, uno da una parte e uno dall’altra e noi potremmo essere viaggiatori nei due sensi, secondo coordinate che conoscono solo la linearità, mentre il non tempo e il non spazio che conosciamo posseggono solo l’ora e adesso.

Non so cosa farò, non so dove andrò. Ma sono sicura che davanti a me ho una seconda possibilità e so che non la capirò grazie ad eventi miracolosi, ma osservando minutamente i presagi delle piccole cose, tornando a sentire la voce dell’angelo, notando le sincronicità, unendo insieme in legami di senso ogni piccola cosa che mi accade.

Non posso permettermi di analizzare la sicurezza che sento in me o attribuirla a mitomania, ho su questo la stessa certezza assoluta che avevo quando, nel periodo da sensitiva, ‘vedevo’ il futuro degli altri, come una realtà oggettiva.

Sono alcuni anni, ormai, che la mia sensitività si è spenta e le mie capacità si sono normalizzate. Doveva essere così affinché mi riavvicinassi a mio marito, gli facessi da infermiera in tutto questo tempo, mi occupassi totalmente di lui nella sua malattia. Non ci doveva essere posto per altro. L’angelo lo aveva detto: “Smetterai di insegnare”. Ma ho smesso molte altre cose.

Oggi sono la runa bianca, la runa spezzata, quella che dice la rottura esistenziale, la fine di un ciclo, l’inizio di un ciclo futuro, la necessità di un riesame prima che tutto ricominci diversamente. Sono sulla cima della collina e vedo da una parte tutto il mio passato, lo devo guardare e lo devo liberare, perché per rinascere si deve lasciare tutto e ricominciare da capo. La stanza deve vuotarsi per accogliere il nuovo. Sono il fantasma e il bambino, colui che non è più e colui che ancora deve essere, tra la morte e la vita, ché altro non è il destino che il nostro modo di passare dall’una all’altra.

In questa fase intermedia dove la strada è bianca e non ancora segnata, ho improvvisamente paura della mia insonnia. Mi ha accompagnato per tutta la vita, come un doppione non utile del mio tempo, ma dopo aver finalmente sistemato tutte le pratiche infinite della successione, la fine dei lavori, la caduta dello stress mi ha fatto finalmente azzerare quell’adrenalina che mi aveva tenuta in piedi per tutta la malattia di mio marito ed è sopravvenuto un mal di testa feroce, come aveva sempre mio marito quando staccava dal lavoro e arrivava al giorno di festa. Mal di testa e insonnia, come un lutto ritardato.

Se per pochi minuti, verso l’alba, riuscivo a cadere addormentata, avevo incubi terribili come questo che segno sull’agenda: “Fatto sogno orribile. Mi chiedo perché devo fare sempre degli incubi quando lo sogno. Ero in una casa grande e vecchia, non mia, con varie parti da scoprire e una terrazza grande piena di giochi inutili. Ero con mia figlia. A un certo punto è arrivato mio marito, più grande e grosso che in realtà, tutto bianco come una mummia, con la testa fasciata dopo un intervento e il costato sinistro fasciato che perdeva sangue. Siccome noi due sapevamo che era morto, mia figlia ha fatto la faccia terrorizzata e si è premuta una mano sulla bocca per non urlare. Io ho urlato con lei ma poi non stava bene dirgli: “Guarda che sei morto!” e allora gli ho detto: “Ma tu non dovevi essere all’ospedale?” e poi “Stai sanguinando!” Sembrava molto agitato e voleva dirmi qualcosa, ma non si capiva e così mi sono svegliata molto spaventata.”

Qualcuno che ti ama ti vuole dire qualcosa, ma tu non lo puoi capire. E la tua casa che rappresenta te stessa anche se non la riconosci come tua ha ancora varie parti da scoprire, ma tu non sai ancora di che si tratta. Non tuo marito sanguina e ha la testa fasciata, ma tu stessa perdi energia dalla parte sinistra, che è quella degli affetti. Ma tua figlia non capisce cosa accade e il messaggio va perduto.

Siamo tutti latori di un messaggio, ma a volte non basta la vita intera per capirlo.

C’è un racconto di Kafka che parla di una persona come me, come te, come tutti.

Un messaggio dell’imperatore

L’ imperatore – così si dice – ha inviato a te, al singolo, all’umilissimo suddito,

alla minuscola ombra sperduta nel più remoto cantuccio di fronte al sole imperiale,

proprio a te l’imperatore ha mandato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto

inginocchiare il messaggero accanto al letto e gli ha bisbigliato il messaggio nell’orecchio; tanto gli stavi a cuore che s’è fatto ripetere, sempre all’orecchio, il messaggio. Con un cenno del capo ne ha confermato l’esattezza. E dinanzi a tutti coloro che erano accorsi per assistere al suo trapasso: tutte le pareti che ingombrano sono abbattute e sulle scalinate che si ergono in larghezza stanno in cerchio i grandi dell’impero; dinanzi a tutti questi ha congedato il messaggero. Il messaggero s’è messo subito in cammino; un uomo robusto, instancabile; stendendo a volte un braccio, a volte l’altro fende la moltitudine; se incontra resistenza indica il petto, dove c’è il segno del sole; egli avanza facilmente come nessun altro. Ma la moltitudine è enorme; le sue abitazioni non finiscono mai. Come volerebbe se potesse arrivare in aperta campagna e presto udiresti il meraviglioso bussare dei suoi pugni al tuo uscio. Invece si affatica quasi senza scopo; si dibatte ancora lungo gli appartamenti del palazzo interno; non li supererà mai, e se anche ci riuscisse nulla sarebbe ancora raggiunto; dovrebbe lottare per scendere scale, e se anche ci riuscisse nulla sarebbe ancora raggiunto; bisognerebbe attraversare i cortili, e dopo i cortili il secondo palazzo che racchiude il primo; altre scale, altri cortili; e un altro palazzo, e così via per millenni; e se riuscisse infine a sbucare fuori dal portone più esterno – però questo non potrà verificarsi mai e poi mai – si troverebbe ancora davanti la capitale, il centro del mondo, ricoperta da tutti i suoi rifiuti. Nessuno può uscirne fuori e tanto meno col messaggio di un morto. Tu, però, stai alla tua finestra e lo sogni, quando scende la sera.”

C’è un altro racconto, nella mia infanzia, che mi procurò grande turbamento e me lo ripetevo sempre. Parlava di un uomo che viveva in un’isola lontana attorniato dai suoi servi. Un giorno chiamò il capo dei servi e gli disse che voleva fare una grande festa e invitare tutti gli amici lontani. Preparò molte lettere di invito che avrebbero dovuto essere portate al di là del mare, le scrisse, le firmò, le sigillò col suo sigillo di ceralacca. Poi le diede al suo servo perché le portasse ai suoi invitati. Il servo prese le lettere, andò in riva al mare e le sotterrò nella sabbia.

Venne il giorno della festa, furono imbandite le tavole sotto le pergole, cibi deliziosi profumavano le cucine, furono preparate ghirlande di fiori. Il signore dell’isola si mise i suoi vestiti migliori e andò sulla spiaggia ad aspettare i suoi ospiti. Ma non si videro barche all’orizzonte, nessuno arrivò dalle isole lontane. La giornata passò finché venne la sera. Allora, spazientito, il signore chiamò il suo servo e gli chiese, uno a uno, se avesse portato le sue lettere ai suoi vecchi amici. “L’hai portata a B?”- chiese. “No, signore!” “E perché?” “Perché è morto, signore!. “L’hai portata a C?”. “No, signore”. “E perché?”. “Perché è morto, signore!” Tutti, tutti, i suoi vecchi amici erano morti. E il servo se ne andò lasciando il suo padrone, solo sulla riva del mare tempestoso, in una notte senza luna. E allora il vecchio signore prese la pistola e si fece saltare le cervella.”

Ma io non voglio fare la fine di chi aspetta il messaggio dell’imperatore e nemmeno aspettare che mi dicano che sono rimasta sola e non ho più amici.

Io voglio andare incontro alla mia sorte e sono sicura che la incontrerò.

Solo quando sono arrivata ad avere una età ragguardevole ho capito, prima confusamente poi con sempre maggiore chiarezza, che le nostre vite sono preordinate, che c’è una regia sottile che le dirige e un osservatore diligente che ci guida costantemente, attraverso i nostri errori, verso un fine che possiamo o no scoprire, a cui possiamo o no affidarci.

Forse il senso profondo della vita è scoprire che c’è un senso in tutto quello che accade e che gli eventi non ci sono capitati per caso, anzi che il caso proprio non è presente e tutto è non tanto prodotto da cause, quanto rivolto a uno scopo.

So che è una visione teleologica della vita ma ho cominciato confusamente a capire il concetto di Divina Provvidenza, termine che non mi piace e sostituisco con ‘Il Regista Misterioso’, quello che spesso compare nei nostri sogni, la Guida, il Profeta, il Riordinatore.

Uno spirito intelligente guida le nostre vite come guida tutte le cose. Ma solo a malapena io riesco a vederlo.

Il compito di mettere i miei visitatori in stato alfa per far ricordare loro vite precedenti mi attira e mi affascina. I sogni lucidi che ottengo e che mi vengono raccontati non sono sempre interessanti da un punto di vista storico ma sono ricchi di particolari e vividi come fossero reali, e, a differenza dell’ipnosi, sono ricordati anche quando dico loro di aprire gli occhi e di riprendere il movimento e l’attenzione al mondo reale, come episodi dimenticati nel profondo e ora riaffiorati alla superficie, e osservabili in tutta l’interezza di altre menti, altri pensieri, come ritornare completamente nelle persone che un tempo eravamo.

Ma io vorrei fare un esperimento ulteriore: come riporto nel passato queste persone, le vorrei riportare nel futuro, nelle vite che avranno, confidando che, a un certo livello dell’essere, presente, passato e futuro stanno su una stessa linea che si può percorrere nei due sensi.

Di queste vite che mi vengono raccontate non ho sufficienti particolari storici, non ho l’anno esatto, ottengo il nome ma quasi mai il cognome, ho in genere il luogo ma non posso, per ora, fare riscontri attendibili, e del resto quelle che vengono evocate sono persone comuni, non famose, con destini di scarsa rilevanza storica, il che è naturale, visto che, anche con l’ipotesi che ci sia qualcosa di vero in quello che emerge, le esistenze comuni sono la quasi totalità della storia reale del mondo, che non è fatta dai Napoleoni o dalle Cleopatre ma da miliardi di persone comuni che sui libri di storia non compaiono e che spesso sono morte presto.

Ma la domanda ora è un’altra: chissà se veramente abbiamo avuto o avremo esistenze anche in altri corpi non umani e chissà se di queste esistenze non umane sia possibile avere qualche traccia.

In realtà sappiamo pochissimo della vita in sé e di noi stessi, di cosa siamo, di cosa o chi siamo stati, di cosa avverrà dopo la nostra futura e apparente morte. Se è vero che nel mondo nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, anche l’io può avere trasformazioni inaspettate e incredibili. Di esse né la scienza né le religioni occidentali ci sanno dire qualcosa, anche se qualche miliardo di persone nel mondo crede nella reincarnazione.

Accade tuttavia che da questo profondo mistero che ci avvolge appaiano reminiscenze, come sprazzi nel buio, echi di qualcosa che si è perduto ma di cui conserviamo debolmente una traccia. Certo questo non avviene per tutti ed è più frequente nei bambini, anche se ci sono rare persone che, come provenissero da vite molto diverse da quella umana, mantengono con questa presente un senso di estraneità, come fossero passeggeri dello spazio e del tempo, capitati nelle dimensioni sbagliate.

Poiché questa sensazione di diversità mi riguarda e mi attrae, sento che devo parlarne, così come sento di dover parlare di tutte le diversità, come quella sessuale, che ha anch’essa un suo lato paranormale, diversità essenziali che ci rendono estranei al mondo comune e fanno di noi persone uniche e straordinarie.

Quando ero piccola avevo la precisa sensazione di essere nata nel luogo sbagliato in un corpo sbagliato e che questa condizione in cui mi trovavo fosse una punizione per una colpa di cui non avevo memoria, ma di una cosa ero sicura: che, comunque stessero le cose, ero capitata in una struttura di genere inferiore e avvilente. Mi sembrava di ricordare benissimo una esistenza in cui non c’era la pesantezza di un corpo da portarsi dietro, in cui per camminare non si doveva mettere ridicolmente un piede davanti all’altro e per comunicare non si faceva uso delle parole. L’assenza di un corpo rendeva tutto più facile. Ci si spostava col pensiero in tempo reale, si comunicava telepaticamente, i rapporti con mondo circostante erano empatici e armoniosi e non esisteva il rovello delle passioni, per cui la realtà emozionale era quasi assente e rendeva l’essere quieto, rapido e tranquillo, con una dominanza su se stesso assoluta.

Il ricordo di questo mondo così diverso da quello dove mi trovavo era così dolorosa che da bambina avevo vere crisi di rabbia, in cui pestavo i piedi in terra e gridavo che non volevo più rimanere in quelle condizioni e volevo tornare da dove ero venuta ed essere come sempre ero stata. Tutt’ora provo disagio nel camminare e mi sembra ridicola la deambulazione umana e quando è arrivato internet ho provato un vero senso di liberazione, perché, almeno, avevo uno strumento abbastanza idoneo al comunicare in tempo reale e senza l’uso degli organi fonatori.

Solo nei pochi casi in cui mi sono trovata fuori dal corpo, ho ripreso le mie connotazioni originali: nessun corpo fisico, assenza di emozioni, distacco dalle cose, possibilità di spostarmi all’istante, visione anche interna o notturna degli oggetti o degli ambienti…E anche allora, quando ricadevo dentro il corpo come attratta da una spaventosa forza di gravità, provavo quella sensazione oscura di abbassamento ad un livello inferiore, come per una colpa, una punizione, una condanna… Anche la favola della Genesi parla di un Paradiso da cui l’uomo è cacciato per una trasgressione, dopo di che è condannato a vivere una esistenza umana, nella fatica, nella rabbia, nel dolore…La storia del mondo comincia con una caduta, ma evoca un’altra esistenza, un’altra vita, un altro essere. Siamo tutti alla ricerca del nostro Paradiso perduto, la Patria Celeste di cui parlava Platone.

Ho sognato un sogno buio dove una voce mi parlava. Mi ha parlato lungamente ma ho potuto ricordare solo l’ultima frase, come del resto mi accade sempre in sogni simili. La voce diceva: “E abbiamo mandato dalle 12 Pleiadi un messaggero, 5+7, uno da ogni stella, e dunque ogni di ogni razza, verso la Terra. Per questo il 12 è il vostro numero sacro”.

Ho cercato allora Pleiadi e ho trovato un mito greco che dice che le Pleiadi erano 7 sorelle figlie dei gigante Atlante, ma il gigante Orione col suo cane Sirio si invaghì di loro e volle conquistarle ed esse, per sfuggire al suo attacco si trasformarono in bianche colombe e volarono via nel cielo. Sembra quasi che il mito narri una guerra tra federazioni stellari. Orione è una costellazione, Sirio una stella, le Pleiadi un’altra costellazione. Le bianche colombe sembrano le astronavi con cui i superstiti si diffusero nello spazio per sfuggire alla conquista. Per giunta in tutto il mondo abbiamo miti antichissimi che parlano di dei che vennero dalle Pleiadi su carri volanti o carri di fuoco. Le Pleiadi di questo mito sono 7 ma io ne ho sognate 12. C’è però un altro mito greco che parla di altre 5 sorelle, le Iadi, che vennero distrutte. Dunque originariamente le Pleiadi erano 12, come nel mio sogno. Per di più la prima delle Pleiadi si chiama MAIA e noi troviamo questo nome in uno dei più antichi popoli precolombiani dell’America, nel velo di Maia dell’antica religione induista, in una divinità greca…

C’era un tempo una voce che mi parlava e una delle prime cose che mi disse fu: “Cerca Mercurio!”. Mercurio indica l’energia della comunicazione tra mondi, il mondo umano che comunica con altri mondi, l’energia transdimensionale. Ora Maia è proprio la madre di Ermes o Mercurio. Dal mio sogno appare anche un riferimento alla costellazione di Orione e l’astrologia esoterica fa di Orione il simbolo di una fascia vibrazionale a cui appartiene il Buddha, la stessa che guiderà i passi del mondo verso l’era dell’Acquario che dovrebbe aprire la spiritualità ed essere forse guidata da un nuovo Messia.

Contemporaneamente è giunta la cometa, e il popolo ebraico ha avuto la nascita della vacca rossa che secondo la profezia permetterà la nuova costruzione del tempio di Gerusalemme e aprirà la nascita del nuovo Messia.

Ma tutto questo sembra mito che si rinnova.

Quante vite…

Mi piace il vento forte e selvaggio dell’inverno
Che spinge i nuvoloni corruschi a pulire il cielo
Come un nitido cristallo
E la brezza nella calura estiva sulla fronte che scotta
E le foglie che prendono vigore

Mi piace l’acqua forte e fresca quando ho sete
E mi piace avere molta sete e inondarmi di fresco fino al collo
E trovare il filo della sorgente nascosta nel verde del bosco
E vedere la prima viola

Mi piace l’odore del pane appena cotto e la crosta croccante e bruna
E quel sapore dolce di grano come un antico sentore
Di aia e di frumento battuto giallo e biondo
Mi piace la semplicità della spiga, scheggia di sole
Che tende verso il sole

Mi piace la lotta aspra e fulgente, le lame delle parole
Misurarsi con un avversario pari a te
Il vibrare delle idee, la luce dei principi alti come spade
Ma anche la mano
Che si posa silente sulla tua
E l’abbraccio tepido senza parole

.
INDICE ROMANZO

CAPITOLO 1 : https://masadaweb.org/2014/07/13/masada-n-1545-13-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-1/

Regressioni a vite precedenti – La guarigione a distanza – Le visualizzazioni- I numeri simbolici

CAPITOLO 2 : https://masadaweb.org/2014/07/17/masada-n-1546-17-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-2/

Le malattie psicosomatiche – Induzione e ipnosi come forma di terapia – Le verruche

CAPITOLO 3 : https://masadaweb.org/2014/07/22/masada-n-1547-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-3/

Tutto comincia dalla testa – Talismani: la croce di Ankh – Rievocare altre vite o momenti traumatici del passato – Incubi ricorrenti – Leggere negli altri una storia fatta di tante storie

CAPITOLO 4 : https://masadaweb.org/2014/07/28/masada-n-1550-28-7-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-4/

Isobare psichiche – Rane – La lezione del dolore – La lezione del piacere – La sessualità sacra – La verginità eterna – Ma cos’è l’orgasmo? – Eiaculazione precoce, vaginismo e omosessualità

CAPITOLO 5 : https://masadaweb.org/2014/07/29/masada-n-1551-29-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-5/

Pene d’amore – Il tradimento – La trasgressione – Amare l’impossibile

CAPITOLO 6 : https://masadaweb.org/2014/08/06/masada-n-1552-6-8-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-6/

La casa infestata – Sogni premonitori – Messaggi dall’aldilà – Le vite precedenti

CAPITOLO 7 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1554-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-7/

Storia di Deneb – Testimonianze sulla premonizione – Sentirsi estranei a questo mondo – Rispettare la propria unicità – La diversità è un dono – I prescelti

CAPITOLO 8 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1555-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-8/

Le discriminazioni – La cultura è il frutto del potere – Rifiuto sociale delle diversità – Chiaroveggenza – Il motivo per cui siamo venuti a nascere – Un compito che si realizza in più esistenze successive – Profezia – Il terzo occhio – L’archivio globale

CAPITOLO 9 : https://masadaweb.org/2014/08/16/masada-n-1557-16-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-9/

Il mio amico omosessuale – I segni sincronici – L’essenza di una coppia

http://masadaweb.org

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