Nuovo Masada

agosto 13, 2014

MASADA n° 1555 13-8-2014 . STORIA DI UNA SENSITIVA- OVVERO: UNA SECONDA POSSIBILITA’. CAPITOLO 8

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Le discriminazioni – La cultura è il frutto del potere – Rifiuto sociale delle diversità – Chiaroveggenza – Il motivo per cui siamo venuti a nascere – Un compito che si realizza in più esistenze successive – Profezia – Il terzo occhio – L’archivio globale

Per quanto tu sia unico, e per quanto tu possa sentirti diverso da ogni altra persona, tu non sarai mai solo perché fai parte di una famiglia di anime a cui ti legano alcune caratteristiche fondamentali e, solo che tu lo voglia, ritroverai e riconoscerai gli altri simili a te anche nell’ampio mondo
(Viviana)

Poiché tutto è concatenato a causa della pienezza del mondo, ciascun corpo agisce su tutti gli altri, e ne subisce le reazioni, in misura maggiore o minore secondo la distanza. Di conseguenza, ogni monade è uno specchio vivente, cioè uno specchio dotato di azione interna, che rappresenta l’universo secondo il proprio punto di vista, e che è regolato così come è regolato l’universo stesso.”
(Leibniz)

Ho sempre pensato che i 29 anni di sciamanesimo spontaneo che mi sono capitati per motivi a me ignoti non fossero finalizzati tanto all’aiuto dell’altro (che pure ci fu), quanto al “dare testimonianza”.
A questo dovere posso adempiere con la memoria, la narrazione orale e la scrittura, anche se troppe cose col tempo sono state dimenticate e si sono diluiti in una specie di quieta rassegnazione gli interrogativi capitali che al tempo turbarono le mie notti.
Non mi sono mai considerata una medium o una sensitiva e non ho mai accettato quello che mi accadde. Immagino che chi abbia queste capacità fin dalla nascita le trovi naturali, ma per me il mutamento fu improvviso, dopo 37 anni di percezione ‘normale’ e una mente soprattutto razionale, per cui allo sbigottimento si unì un senso di pericolo e di colpa, come se avessi qualcosa di patologico che dovevo nascondere in ogni modo per non essere presa per pazza o mitomane. Credo che pericolo e colpa accompagnino tutti coloro che si sentono diversi e pertanto temono di essere emarginati.
Per dieci anni tenni per me le mie esperienze mentre cercavo freneticamente nella letteratura e nel mondo reale persone simili a me per confrontare le mie nuove esperienze alle loro e capire se ero unica o facevo parte di un insieme “a parte”.

Ancor oggi non so capire cosa mi accadde né riesco in alcun modo a definire gli eventi che si focalizzarono su di me, per cui credo sia inutile tentare una riduzione a scienza dei fenomeni stessi, anzi credo che la scienza e i suoi apparati siano proprio l’opposto della posizione possibilista che si dovrebbe avere sulle anomalie classificate come paranormali.
Il fatto gravissimo di ogni società e cultura è la delimitazione dei confini entro cui un certo gruppo egemone, religioso, scientifico, culturale o politico, può esercitare il suo potere. Tutto ciò che non sta dentro quei confini prestabiliti e che non si dispone ad essere valutato secondo paradigmi fissi e indiscutibili viene negato e combattuto.
Non c’è democrazia in questo atteggiamento. Non c’è libertà. Non c’è rispetto della pluralità umana e delle profonde diversità che la natura ha immesso nella specie, ma solo una spietato, diffuso e arbitrario senso del Potere. In nome del pregiudizio, qualunque essere anche basso e abietto può darsi arie da gradasso e sentirsi superiore a qualcun altro. Ma che superiorità può esserci nel conformarsi servilmente al gradino più basso di una massa? Eppure l’appartenenza si gioca così. E sull’appartenenza il Potere vanta la sua più grande vittoria.
Per questi motivi ogni diverso è un combattente, che ha il diritto di manifestare se stesso ma che rischia di perire come l’eroe ignoto. La diversità richiede coraggio e solo col coraggio può sfatare i miti e i riti con cui una società condizionata mortifica i suoi membri obbligandoli all’omologazione.
E’ chiara l’iniquità di certi condizionamenti culturali. Essi creano dei pericolosi discrimini tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è. Tra l’uomo come deve essere e l’uomo come potrebbe essere.
Per questo sono attratta proprio dalle parti sociali non accettate e respinte e da questo nasce il mio desiderio di parlare proprio di loro, per rendere ai protagonisti credibilità, riconoscimento ed onore.

Ho sempre rispetto verso chi, non avendolo mai sperimentato, non crede al paranormale, perché anch’io, prima dei 37 anni, mi sono trovata nella stessa sua condizione. Conosco l’incomunicabilità tra diversi. Parlare di omosessualità o di percezioni extrasensoriali è come parlare a un pesce del cielo o come spiegare l’amore a chi non è mai stato innamorato. Ci sono diversità del sentire che si superano solo partecipando a quello stesso sentire. Ciò non toglie che una società sana dovrebbe insegnare il rispetto anche per i diversi, che spesso minoranze non sono, rispettando la pluralità, altrimenti quella non è una società libera ma autoritaria, non è una società democratica ma massificante, basata su un potere iniquo che ghettizza le persone per formare solo degli schiavi.
Visto quello che è capitato a me, credo che chiunque possa essere colpito improvvisamente da una modificazione percettiva ed essere modificato nella sua visione del mondo, qualunque sia la sua credenza di base, esattamente come uno può innamorarsi improvvisamente di una persona improbabile.
So poco della realtà del mondo ma posso solo ipotizzare che essa sia molto più ampia di quel che scienza, religione e opinione possono ordinare, e capisco solo che le nostre coordinate tradizionali possono essere del tutto inadeguate di fronte all’aprirsi di funzioni nuove o di esperienze trascendenti che ci colgono totalmente impreparati e verso cui non siamo stati addestrati.
A 37 anni, affrontare una improvvisa diversità fu parte del mio nuovo compito di vita, il problema fu che non mi rassegnai mai e, negli anni successivi, cercai in ogni modo di eliminare l’improvvisa irruzione del paranormale nella mia vita, perché mi sconcertava e mi impauriva, nel tentativo di tornare alla situazione precedente.
Alla fine, dopo 29 anni, lo sforzo inaudito di cancellare le mie nuove percezioni riuscì, in modo bizzarro, grazie alla radioestesia. La porta, come improvvisamente si era aperta, si richiuse, e oggi io non ho più nessuna delle facoltà che apparvero allora.
Ma la mia condizione è cambiata. Io, oggi, so che tutto può accadere. E aspetto il prossimo mutamento.

Noi conosciamo il mondo ordinario della percezione, ma in noi esistono canali che possono orientarci verso una percezione non ordinaria. Il nostro corpo si espande orizzontalmente ma la nostra psiche ha una dimensione verticale che può dilatarsi in frequenze inusitate, come una radio che può essere sintonizzata su nuove lunghezze d’onda.
La cultura occidentale è materialista, tende a riportare tutto al visibile, e chiunque esca dal mondo ordinario precondizionato, sarà un trasgressore che non troverà né aiuto né comprensione e sarà visto come un esaltato o un mitomane o, peggio, sarà condannato e emarginato.
Analogamente sarà cacciato come diverso chiunque esca dal modo coatto della sessualità e dell’innamoramento preordinati.
Due i gruppi di esclusi, analogo il modo con cui chi esercita il potere riesce a massificarli e a escluderli.
Così oggi io non posso negare quello che ho sperimentato anche se capisco la riluttanza di molti a crederlo possibile e sono diventata cauta sulle valutazioni di ciò che esiste o non esiste, di ciò che è giusto o non giusto, perché gran parte dell’esistente o dell’accettabile è tale solo in virtù di una conoscenza omologata e acculturata che ha subito un imprinting sulle modalità sensoriali o affettive.
Di ciò che esiste in natura, la cultura fa strage. L’essere umano viene lentamente e progressivamente programmato dal mondo umano in cui vive e non ha possibilità di sottrarsi. Lo schema entro cui ci fanno scrivere le nostre vite e l’immagine con cui ci costringono a identificarci non dipendono da noi, ma sono scritte altrove.
Noi non ci facciamo ma siamo fatti. Solo quando spezziamo le catene che trattengono la nostra vita, solo quando sfuggiamo al condizionamento e recuperiamo il nostro essere unico, torniamo nella forma per cui siamo nati ed per cui dovremmo esistere. Solo nel coraggio della trasgressione, dunque, al modus operandi imposto alla massa, si crea la nostra individualità.
La diversità è vita. La diversità è libertà. La diversità è la creazione originale dell’io che riconosce e onora se stesso. La diversità è l’azione gloriosa dell’essere umano che guadagna il proprio riscatto.
Ragione, sensi e affetti sono importanti per l’uomo, ma è riduttivo credere che egli debba avere solo prefissati modi di conoscere e operare, imposti dai reggitori di un dominio ristretto. Noi non possiamo porre limiti alla conoscenza o all’affettività umana o periremo sotto i limiti stessi di chi ci comanda!
La realtà è un insieme molto grande, formato da cose che comprendiamo e cose che non comprendiamo. Il tutto è un insieme, in parte manifesto e in parte nascosto. In parte scelto, in parte costretto. Vi é una prospettiva in cui la psiche tende alla percezione di ciò che è materiale e una prospettiva in cui tende alla percezione di ciò che è immateriale. Se la psiche è capace di percezioni telepatiche, chiaroveggenti e precognitive (e i fatti dimostrano che ciò accade) si trova almeno in parte a vivere in un ‘continuum’, che sta fuori del tempo e dello spazio e sfugge alla vita come ce l’hanno insegnata.

Dopo la diagnosi di morte a 35 anni, la mia testa si orientò diversamente. Qualunque fosse stato l’insieme di paradigmi ereditati o culturali, essi subirono un brusco cambiamento e la mia mente prese a percepire segnali nuovi che stavano oltre alla soglia della percezione ordinaria. Questa dilatazione psico-sensoriale durò 29 anni, si aprì di colpo e si chiuse di colpo. A questo nuovo mondo mentale e percettivo appartenne anche ‘la chiaroveggenza’.

Si definisce ‘chiaroveggenza’ la capacità di vedere, senza alcuna causa giustificativa ordinaria, fatti avvenuti nel passato o che avverranno in futuro o che stanno avvenendo in un contesto separato e lontano da quello in cui noi siamo.
Per i primi 10 anni io vissi l’orrore di essere diventata di colpo aliena a me stessa, pensai di essere affetta da sindromi schizoidi e attraversai una cupa depressione con tendenza suicide. Tanto mi ci volle per accettare la nuova condizione. Poi ci fu come un cedimento graduale, un arrendersi fatalistico, una accettazione che non fu mai totale, per cui non smisi mai di tentare di tornare esattamente come ero prima e alla fine ci riuscii, producendo, dopo 29 anni di sensitività, la cessazione istantanea e completa di tutti “i sintomi”. La mente ordinaria vinse sulla mente straordinaria e finalmente ebbi pace. Ero guarita. Tornavo alla vita ‘normale’, come la farfalla torna alla crisalide diventata ormai un guscio vuoto e senza senso.
Immagino che se fossi vissuta in un altro contesto culturale, una tribù amazzonica, o una comunità tibetana, la mia vicenda sarebbe stata diversa e avrei trovato maestri di sciamanesimo che mi avrebbero gratificata, aiutando ad adempiere al mio compito, ma non fu così.
In tutto quel tempo mi informai più che potei, sui libri o con contatti umani, per capire se la nuova condizione in cui ero precipitata facesse parte anche di altre conoscenze allargate. Entrai così in un mondo sommerso infinito, dove trovai, è vero, molti ciarlatani e mitomani, ma anche molte strane persone, persino più strane di me.
Via via che le analogie con altre esperienze di vita crescevano, mi adattavo ad accettare la nuova me stessa, sapendo che, come la mia ragione non poteva prendere come possibili le mie esperienze, era giustificato che la maggior parte degli altri facesse altrettanto con quello che raccontavo, cosa che mi faceva sentire molto sola, quasi disperata. Triste è la condizione di chi sente diverso! E l’unica cosa che può fare è cercare altri diversi come lui. Perché solo la solidarietà dei simili può rendergli forza e coraggio.
Nulla odia di più l’essere umano che sentirsi alienato dal suo insieme. L’appartenenza è una delle prime esigenze del bambino come del primitivo ed essere tacciato come diverso equivale all’antica espulsione dalla tribù, “dalla pace del gruppo”. Per cui quello che temevo maggiormente era di diventare una reietta, una esiliata, una disprezzata.
Forse anche per questo mi sono sempre sentita vicina a tutti coloro che sono diversi, per sesso, religione, fede, genialità, povertà, originalità, intelligenza o qualsivoglia differenza esista sulla Terra.
Noi non sappiamo quanto l’appartenenza sia una necessità radicale e atavica che ci condiziona, per cui rimuoviamo fin dalla nascita la nostra parte super-normale, così da modificare istantaneamente persino il nostro apparato percettivo, pur di omologarci al gruppo in cui viviamo. Anche la percezione, anche l’uso dei sensi, alla fine, sono solo dei portati culturali. Non c’è nulla in noi che risponda alla natura, ma tutto è apprendimento.
Vivevo in Occidente, in un luogo e tempo fortemente materialisti, dove nemmeno la religione avvicina l’uomo all’anima e dove chiesa e scienza fanno a gara per annientare la nostra parte sottile, quella aperta ad altre dimensioni, con una condanna così drastica da impedire non solo qualsiasi ricerca ma da bloccare addirittura qualsiasi possibilismo cognitivo.
Il Potere si esercita anche comandando un certo tipo di cultura e non altre, un certo tipo di percezione e non altre. La prima regola sociale, il primo comandamento, è la cooptazione a un modello preordinato. Tutto quello che si allontana da quel modello diventa eresia e bestemmia e suscita la reazione negativa dell’apparato e della massa che espelle dal proprio seno ‘il trasgressore’.
Il potere esecra ciò che non é e lo vieta tassativamente, distorcendo la psiche umana, come se il riconoscimento del proprio limite portasse all’estinzione del potere stesso. L’Io esiste in quanto pone il non Io. Ma Io e Non Io hanno tutto il diritto di esistere come due mondi polari. E l’uno non ha più diritto di esistere dell’altro.
Così capii subito che c’erano due categorie di persone da cui dovevo guardarmi assolutamente: i preti e i medici.
Ad essi posso aggiungere la prevalenza dei maschi italiani, razionalizzati, convenzionali, conformati e poco inclini ai viaggi di coscienza, come tutti coloro che sono dotati di scarsa cultura, non conoscono altre religioni, non si sono confrontati con altre civiltà, sono poveri di nozioni e di immaginazione, sono bloccati in gruppi di scarso spessore cognitivo. E posso aggiungere a questa bassa e larga base sociale di ignoranti: i dominanti, che poggiano il loro potere su un sapere-potere fisso e senza sbocchi e temono di perderlo se si aprono a ciò che sta oltre loro stessi.
C’era una categoria di persone più amicali e aperte nei miei confronti ed era formata dalla maggior parte delle donne, sia che avessero avuto esperienze paranormali o meno, per una forma mentis più accogliente, più curiosa e possibilista, e infine, ma questo era facile, c’erano tutti quelli che, in varia misura, erano stati graziati da esperienze paranormali. Come scoprii facilmente, questo numero era molto più ampio di quello che si potesse mai immaginare e se non si palesava era per la tendenza che ogni diverso ha istintivamente di proteggere se stesso nascondendosi nell’ombra, per un istinto naturale di difesa.

Tra tutte le capacità paranormali, ‘la chiaroveggenza’ in particolare era la manifestazione più diffusa, attraverso i sogni o le premonizioni dirette o i presentimenti, e quasi ogni persona aveva avuto un episodio almeno della sua vita in cui aveva previsto il futuro o si era salvato da un pericolo o era stata chiamata verso un’occasione fortunata, un luogo, una persona…
Sono convinta che questa possibilità di prevedere il futuro non sia rara, credo che esista in ognuno, ed é inutile negarla. Come nei gialli, ci si dovrebbe sempre chiedere “Cui prodest’”, a chi giova? Perché ogni allargamento della conoscenza e della coscienza è sempre stato ostacolato dal Potere? La risposta è: perché al Potere giova l’ignoranza e la sottomissione.

La prima cosa che mi accadde fu che sentivo dentro di me le sensazioni forti di persone che non conoscevo e che mi passavano casualmente accanto. Erano soprattutto i pensieri di malati mentali. Ricordo al mare, in spiaggia, il tremito profondo pieno di pianto e disperazione accanto a uno sconosciuto a cui dissi: “Basta andare da tanti medici! Girare tanto! Non possono fare nulla per te! Ma poveretto, quanto soffri!”
La malattia fu la prima cosa che mi arrivò. Di fronte a queste “irruzioni” ero totalmente indifesa.
Del resto episodi simili si erano manifestati sporadicamente anche in precedenza.

Da ragazzina mi passò accanto una donna che abitava nella mia strada. Mi vidi di colpo roteare dentro un enorme imbuto che mi risucchiava, in questo imbuto finivano vorticando piccoli oggetti di uso comune, ma per quanti ne entrassero e scomparissero nel buco, questo restava inesorabilmente vuoto. Di questa persona seppi che era stata fermata come cleptomane.

Avevo forse 14 anni e al piano terra del mio palazzo abitava un ragazzetto. Quando gli passavo accanto avevo le vertigini e un profondo senso di malessere. Vedevo mentalmente un paesaggio oscuro, con una palude nerastra e un mulino a vento che vorticava parole senza senso e in fondo alle pale aveva delle mani che giravano. L’immagine mi atterriva. Divenuta adulta, tornai per caso nella stessa zona e incontrai il ragazzetto ora cresciuto. Sembrava uno spaventapasseri, alto, magro, allampanato, con un brutto impermeabile troppo grande e sporco. Parlava tra sé e sé a voce alta senza senso e girava le mani a vuoto nell’aria. Mi dissero che aveva tentato di strangolare la madre ma non gli avevano fatto nulla, riconoscendolo affetto da gravi problemi mentali.

Quando entrai nel periodo “strano” vivevo a Pavia, e, per vincere il profondo senso di estraniamento che provavo in questa città asociale, e per combattere la depressione, mi ero iscritta a Filosofia per la seconda laurea. Studiare è sempre stato il mio modo principale per combattere le difficoltà della vita. Così frequentavo, io più grande, studenti più giovani e di alcuni ero amica.
Ricordo due “visioni”. La visione è diversa dalla mentalizzazione perché é esterna, persistente e ti colpisce come un colpo secco perché sembra vera.

Una riguardò la mia amica Francesca. La vidi di colpo in pantaloni e casacca bianchi, che sorreggeva un uomo molto vecchio e scuro, magrissimo, raggrinzito, affamato, nudo e con un perizoma, che si teneva con un braccio alle sue spalle e sembrava in fin di vita. Le dissi: “Francesca, tu non diventerai insegnante di filosofia, come credi di voler fare. Prenderai una via totalmente diversa, la via della cura”. Ma non sapevo bene cosa, infermiera forse? Accadde che Francesca andò in Madagascar con un missionario ed altri ragazzi a costruire una scuola. Quando tornò era trasfigurata. La sorellina la disegnò col corpo in Italia e la testa come un palloncino in Madagascar. Parlava sempre di questa esperienza bellissima e di quanto le aveva dato. Poi la vita ci allontanò. Molti anni dopo, guardo Geo&Geo in televisione e vedo Francesca vestita come nella mia visione, con pantaloni bianchi e casacca bianca, che spiega pianamente a Licia Colò la sua storia: é diventata membro di una associazione che lavora per salvare i popoli del terzo mondo in via di estinzione. Io avevo visto quello, rappresentato in forma simbolica.

Di un’altra ragazza ricordo che si faceva notare per una grossa motocicletta nera e una mise in cuoio nero da motociclista in cui faceva colpo con le sue lunghe gambe. Ma io lo vidi in un modo paradossale: era vestita da suora, non solo, da suora di clausura, in un ordine antico, per cui portava un abito bianco, pesante, con un cappello alto e con le punte. Ma di questa visione non ebbi mai alcun riscontro. Tuttavia la ricordo per la sua vivezza e il senso forte di una ‘realtà’ esterna.

Nella veggenza c’è una sola cosa che conta: il riscontro. Null’altro dà la cifra di quello che hai ‘visto’. Ma se il riscontro fosse totale, allora tutto sarebbe scritto e non avrebbe senso parlare di libero arbitrio. La veggenza mette a rischio molte delle nostre certezze, non solo il tempo, anche il libero arbitrio.
E poi io ero perseguitata da un dettato automatico che diceva: “Attenta! Anche nell’aldilà ci sono ingannatori!”. Anche di questo dovevo fare esperienza. Ma fin che la cosa durò, fui sostenuta da una specie di certezza su quello che vedevo. Potevo sbagliarmi su quello che pensavo, ma se una immagine si evidenziava sotto la fronte in mezzo ai miei occhi come in un video televisivo, quella era dotata di certezza; non faceva parte del mio individuale, partecipava dell’assoluto.
Poteva presentarsi come una serie di immagini o come un film molto chiaro o anche come una serie di simboli da codificare ma possedeva un carattere totalmente indubbio e assoluto.

Ricordo un caso molto carino. Venne da me da una giovane signora e le dissi immediatamente che avrebbe avuto due gemelle, biondine, riccioline. Una era più piccola ma erano entrambe sane e belle. Lei ci rimase malissimo. Aveva avuto seri problemi ginecologici e alla fine le avevano chiuso le tube. Era dunque matematicamente certa che questa nascita non poteva realizzarsi. Non poteva generare già da prima, e ora ogni possibilità era esclusa dall’intervento. Ma la mia visione era chiara e non potevo cancellarla. Così ognuna restò ferma nella sua certezza e lei se ne andò per niente contenta e sentendosi ingannata.
Poco tempo dopo, una sua amica mi fece sapere che, per un caso inspiegabile, era rimasta incinta, forse la chiusura delle tube non era stata fatta bene, forse quella impossibilità precedente a generare era di colpo sparita. Certo é che, smentendo qualunque ipotesi medica, ora aspettava due gemelli. E furono due femmine, esattamente come avevo visto. Una più piccola come é normale che accada, ma entrambe sane e belle.

Di questi contatti cominciai ad averne tanti. Le persone venivano da me col passaparola da ogni parte d’Italia, persino la Svizzera e la Sicilia, una dopo l’altra. Il visitatore non parlava, si sedeva di fronte a me, io gli chiedevo di restare silenzioso per non condizionarmi. Non lo guardavo per non essere influenzata. Mi aiutavo inizialmente con qualche mantica tradizionale, la mano, la scrittura, un disegno, alcuni colori… poi le visioni al centro della fronte cominciavano a fluire per loro conto. Qualche volta la persona aveva un problema e aveva un forte desiderio di parlarne, ma preferivo che stesse zitta e lasciavo fare al mio occhio interiore, guardando dentro di me e raccontando quello che vedevo. Così avveniva che quando l’altro se ne andava non mi ricordavo di lui, non ricordavo né il nome, né il viso, né la storia. Tutt’ora sono salutata per strada da persone che mi sembra di non conoscere affatto ma che mi hanno conosciuta.
In fondo anche Jung aveva fatto la stessa cosa. Una volta, da giovane, era seduto a un pranzo di nozze, e aveva di fronte una persona sconosciuta e aveva cominciato a narrare una specie di storia su un personaggio che gli nasceva nella mente, col suo carattere, la sua vita e i suoi trascorsi, e si era accorto, dall’imbarazzo delle persone vicine, che stava raccontando per sommi capi proprio la vita della persona seduta davanti.
Questo io facevo. Un lavoro di immedesimazione.
Costruivo come in una narrazione un carattere, una storia. Solo che, pur essendo io nell’altro, lo vedevo da una prospettiva leggermente diversa, amplificata, per cui apparivano fatti dimenticati, traumi rimossi, eventi non ancora conosciuti, significati che potevano essere stati non colti.
Non ho mai pensato cosa provava chi mi stava di fronte in quella ricostruzione. So vagamente che molti arrivavano tesi ed emozionati come di fronte a un ignoto pauroso. Ma alla fine quella storia che narravo su di loro li confortava, vedevano la loro vita in un altro modo, come in una sintesi positiva in cui tutto si armonizzava e aveva un senso e sorgevano nuove speranze. E io capivo che avevo fatto un buon lavoro dalla pelle più rosea, gli occhi più brillanti, il modo stesso di camminare più sicuro e un senso di fiducia maggiore verso se stessi e la vita.
Per quanto tutti volessero inizialmente risposte precise a interrogativi inquietanti, il mio compito non era nemmeno quello di fare previsioni precise al dettaglio, quanto di permettere un riesame della vita, una riflessione interiore, la visualizzazione di un compito e io con una stima maggiore per se stessi. Perché in fondo noi siamo tutti la cosa che amiamo di più, ma come ci amiamo male! Non siamo, come diceva Laura bionda, le madri amorose di noi stessi. Ma quello dovremmo essere.

Per amore di serietà e sapendo quando la gente ami illudersi oltre il reale, registravo sempre su cassetta quello che dicevo (2-3 ore di soliloquio, a volte anche in due pomeriggi consecutivi se c’era anche dell’apprendimento da portare avanti), così da rendere possibili i riscontri e dicevo ad ognuno di non tornare, ma, se proprio volevano farlo, di aspettare almeno un anno per dar modo alla vita di prendere altre strade, di fare altre scelte. So, in effetti, quando sia grande il desiderio di alcuni di sentir parlare di sé, come incontrando una madre perduta o l’amico del desiderio, di avere qualcuno che dedica loro un tempo prezioso. Siamo tutti creature inascoltate e il confidente, come il confessore, ci possono apparire doni del cielo, ma ho sempre pensato che non si devono creare dipendenze e che l’uomo non certo di dipendenze ha bisogno. É l’emancipazione che va aiutata, non la dipendenza. E anche per questo non avrei potuto svolgere il lento e impegnativo lavoro di un assistente psicologico o spirituale. Se poi rivedevo qualcuno, almeno dopo un anno, e mi diceva: questo é successo, questo no, il colloquio era più breve e, per quanto non ricordassi nulla di lui, riprendevo in un certo modo, da dove ero rimasta.

Queste “immedesimazioni” furono all’inizio molto pesanti. Il fatto di uscire da me stessa per entrare nell’altro, comportava un grande dispendio di energia, per cui sudavo abbondantemente, sprigionando un forte calore che veniva avvertito come se nella stanza fosse stato acceso un calorifero. Alla fine dell’incontro ero sfinita e dovevo stare un paio d’ore a letto nella camera, al buio, per riprendermi e tornare me stessa.
Poi, col tempo, questi fenomeni termici sparirono e anche la profonda spossatezza. Ma non ho mai potuto ricevere più di una persona al giorno.
Alcuni incontri mi lasciavano a pezzi, come mi producessero dei fenomeni di infestazione psichica, essendo io totalmente disarmata di fronte all’invasione di certe energie perturbate.
In due casi almeno subii delle vere infezioni psichiche.

Il primo fu terribile. Si trattò di un necrofilo, un giovane che desiderava possedere donne morte e riempiva sfilze di diari su questa sua ossessione.
Lo ricordo ancora con sgomento. Era un ragazzo roseo e lentigginoso, dai capelli rossicci, molto gentile e carino. Aveva riempito tanti quadernini celestini o rosa a quadretti con una scrittura rotonda delicata dalle lettere tutte addossate. Ma quello che scriveva era terribile. Il suo massimo desiderio era possedere una donna morta, meglio se era morta di qualche malattia terribile e devastante come il cancro o l’AIDS. Mi portò questi suoi quadernini e voleva che li leggessi. Voleva esibire i suoi sogni malati. Voleva farmi partecipe dei suoi incubi. Si infilò anche nel mio gruppo del martedì ma lo mandai via e nessuno capì perché allontanavo un ragazzo tanto dolce e gentile.

L’altro caso che mi turbò fu l’unico caso di possessione (forse) che abbia mai incontrato: una donna dominata dalla vita di un’altra donna, vissuta secoli prima, che entrava nei suoi incubi e condizionava i suoi errori, come se in questa vita dovesse ripetere tutto quello che aveva fatto nella vita passata. Aveva sposato un uomo molto ricco che la teneva prigioniera. Malgrado questo, era riuscita a farsi un amante e voleva convincerlo ad uccidere il marito. L’energia di costei era così disturbante che, dopo il suo incontro, caddi ammalata per tre 3 settimane.

Pur non essendo una analista, riesco a capire il fenomeno di infezione psichica di chi deve curare pesanti patologie. Anche chi deve assistere un depresso grave può subire una devastazione psichica e, ovviamente, gli analisti possono imbattersi in casi in cui l’energia psichica del paziente è dominante e soverchia la loro.
Di questo parlai a uno dei miei ultimi docenti a Filosofia a Pavia, contravvenendo alla regola per cui un allievo non interrompe una lezione universitaria con le sue fantasie. Ma io lo feci. Mi alzai e dissi di colpo, in classe, al professore, che lo vedevo come un astronauta con lo scafandro che entrava in una caverna fatta come un gigantesco orecchio ma dissi che lo vedevo in pericolo perché lo scafandro non lo salvava dall’infezione di ciò che sentiva. Il professore non batté ciglio. Fece una piccola pausa e riprese la lezione come se non avessi detto parola. Era un analista lacaniano e immagino di aver percepito un suo stato di esaurimento professionale, situazione non infrequente negli analisti che spesso devono andare a loro volta da altri analisti per farsi decondizionare dalle infestazioni dei loro pazienti.

In un’altra occasione interruppi, alzandomi in piedi e parlando di botto, una conferenza.
Ero a uno degli incontri della Biblioteca di parapsicologia di Bologna, la maggiore biblioteca di parapsicologia d’Italia e una delle maggiori d’Europa, quando ancora gli incontri avvenivano nella vecchia sede di Via Orfeo. Non ricordo nemmeno di cosa si parlasse. Ma io mi alzai in piedi e sbottai in una visualizzazione paurosa. Credo sia stato uno dei rari casi in cui ho parlato in trance, certo é che non ho memoria alcuna del fatto e lo conosco solo perché gli altri poi me l’hanno raccontata. Ero terrorizzata e dicevo che c’era un fumo nero di fuliggine che era il Male e che si stava alzando dai Balcani. Avrebbe portato molto dolore e sofferenza. Il conflitto nei Balcani sarebbe scoppiato di lì a dieci anni. Per cui non credo che la mia visualizzazione abbia sortito molto effetto, salvo il fatto che io parlassi da sola come una pazza. Visualizzai il male come una spirale di fuliggine nera, allo stesso modo con cui, più tardi lo avrei visto rappresentato da un regista nel film “Il miglio verde”.

Sempre circa la Biblioteca di Parapsicologia, ricordo che il direttore, il vecchio Ravaldini, era in ambasce perché i volumi raccolti erano troppi e il pavimento dei locali minacciava di cedere, e non si sapeva, allora, quale soluzione dare al problema.
Io vidi chiaramente che il problema si sarebbe risolto in modo facile e rapido, la Biblioteca si sarebbe trasferita rapidamente nel centro di Bologna e vedevo il luogo da fuori, dicendo che sembrava una vetrina, come poi fu.
Ma nessuno mi prese in considerazione. Avvenne che una signora molto ricca di Bologna che era stata molto aiutata dalla parapsicologia per i contatti con due congiunti morti, fece una grossa donazione che permise di prendere una nuova sede, che era appunto in pieno centro e che da fuori aveva proprio l’aspetto della vetrina di un negozio. La storia della signora Pezzotta era terribile. Aveva avuto un contatto con i morti in cui si diceva che marito e figlio sarebbero stati divorati dai suoi cani, come poi avvenne. Io ho ancora questa cassetta registrata ed è terribile sentire quella voce terribile, una voce rauca, inumana, come di qualcuno che non avesse corde vocali o apparato fonatorio.

Mi spiace di non essere stata nemmeno presa in considerazione dagli studiosi della parapsicologia, ma questa cosa l’ho messa in conto insieme allo scetticismo dei medici o dei preti e la considero fisiologica ad altre forme di potere. Ma tant’è. Del resto ho constatato che gran parte di quelli che voglio gestire la conoscenza della parapsicologia, sia in senso positivo che negativo, non hanno mai avuto personalmente nessun tipo di esperienza diretta e vogliono dare solo nuove definizioni o etichette, creare nuovi recinti, costruire nuove cittadelle di cui essere proprietari e amministratori.
Ma la vita va oltre tutto questo. La vita va oltre il potere sul potere. La vita semplicemente è.

In quanto a me, ho messo nella stessa categoria gli scettici come i creduloni, i logici come i fanatici, e credo che un sano possibilismo, unito a un giusto distacco, formino sempre la posizione migliore. In fondo l’unica maestra di vita é l’esperienza e uno riesce a capire solo ciò che ha sperimentato direttamente. Il resto rientra nelle teorie che sono tante e si succedono senza primazia inutilmente nella storia del mondo.
Tra le osservazioni che posso fare c’è la constatazione che, pur aprendo la porta della mia casa ad ogni genere di sconosciuti, sono stata fortunata. A parte i due casi suddetti, non ho avuto incontri pericolosi, eppure avrei potuto essere visitata da zingari, ladri, pazzi o assassini. Ma ho incontrato persone più o meno normali, con esistenze travagliate, come più o meno accade, e molti problemi affettivi. Come diceva Jung, il 99% dei suoi pazienti andavano da lui per problemi d’amore.
Le storie che ho ricostruito di tante persone erano spesso così strane e bizzarre che ho smesso di leggere romanzi e narrativa, trovando che nulla come la vita reale è in grado di stupire e di eccedere in fantasia.
Un tempo le esistenze irte di problemi e di infelicità erano più pesanti, oggi posso trovare i casi peggiori in persone giovanissime, spesso donne, migranti dall’est Europa che cerco in qualche modo di aiutare.
In questo modo ho visto centinaia, forse migliaia di persone, non ho mai saputo come arrivassero a me, probabilmente col passaparola, ma venivano da ogni parte dell’Italia e ho cercato di fare del mio meglio per aiutarle. Credo di aver aiutati molti disperati sul punto di compiere atti sconsiderati, altri li ho mandati da medici o psicologi.

Ho parlato qui di atti di veggenza diretti contattando direttamente una persona attraverso una immedesimazione. Ma i modi della veggenza sono tanti: la premonizione, il sogno, la scrittura automatica, la trance, la custodia angelica, la visione diretta, il falso ricordo, l’incontro sincronico, le parole dette in automatismo… persino l’alterazione di ciò che si scrive al computer o di ciò che viene registrato da strumenti tecnologici come il registratore o la televisione.
In qualunque situazione la veggenza avvenga, scardina il nostro sistema cognitivo tradizionale, rovesciando tutto quello che sappiamo sul tempo lineare, direzionato e continuo.
Nella situazione di coscienza ordinaria, siamo legati ad una percezione in cui lo spazio sembra tangibile, il tempo lineare, il legame tra gli eventi causale, ma in un diverso piano di coscienza queste regole scompaiono, posso conoscere qualcosa che é lontanissimo da me nello spazio o nel tempo, sapere prima qualcosa che accadrà dopo, o vedere cose lontane o unire tra loro cose che non sono in una sequenza causale. La veggenza é un’altra vista che appartiene a un altro approccio cognitivo, possiede altre coordinate che annullano quelle tradizionali.
Se guardo il mondo con la mente logica e materialistica vedrò l’aspetto logico e materiale del mondo, se invece lo guardo con la mente paranormale vedrò un’altra realtà. É un po’ come l’approccio corpuscolare alla luce che la mostra come corpuscolare o l’approccio ondulatorio che la mostra formata da onde.
Non solo l’osservatore altera la realtà che osserva, ma il modo con cui la osserva crea realtà diverse, persino opposte.
La mente può sperimentare il mondo come fatto di materia o fatto di informazione, ma l’informazione è immateriale e l’informazione può negare la materia.
La madre che ‘vede’ il figlio lontano chilometri mentre è in pericolo, lo ‘vede’ come se lo avesse davanti ma ovviamente riceve una informazione immateriale, che tuttavia corrisponde a un dato reale. Il veggente può ricevere informazioni sotto forma di colori, suoni, profumi, emozioni, sensazioni, concetti… in modo visibile, fantasmatico, come simbolo o come informazione pura, come nel caso di un contenuto sacro o di una emozione.
Nella veggenza, un certo piano della mente si attiva e incontra una certa realtà, quella che la mente logica o sensoriale, per la sua natura non può incontrare, ma che é la realtà immateriale dell’informazione continua di un universo virtuale, dove non esiste massa ma fluttuazione e dove non esiste oggetto ma connessione.
Comprendere questo universo significante più vasto è arduo, ma alcune religioni o filosofie orientali hanno studiato da millenni proprio questo.
Qui, nell’ologrammma virtuale, non sono le parti a determinare il tutto né le cause locali a giustificare l’effetto, ma é il senso dell’intero a effondere nelle parti, così come può essere il senso totale di una vita a giustificare una malattia o un incontro, un ostacolo o una fortuna. Come l’elettrone non è separato dagli altri ma in qualche modo ‘li implica’, così in questa visione ideale nessun evento è separato dagli altri ma in qualche modo li comprende.
Jung diceva che questo è evidente negli eventi sincronici, in cui a un mutamento d’anima corrisponde un mutamento di natura (l’uomo muore, il suo specchio si rompe). Abbiamo sempre una comunicazione all’interno di un intero. E nell’intero spazio e tempo sembrano non esistere e tutte le cose sono collegate tra loro.
Ogni cosa é inserita nella trama del Tutto e da esso trae la sua funzione e il suo senso. L’informazione può venire da un quid molto lontano nel tempo e nello spazio. É come se, accendendo il computer, accedessi all’informazione totale che può apparirmi in dettaglio o anche come forme, colori, parole, suoni, solo perché ci sono dei traduttori fisiologici umani che strutturano l’informazione in forma percepibile.
A certi livelli di coscienza potremmo dire che una mente comprenda tutte le menti. In fisica quantistica si dice che ogni particella comprende tutte le altre. Nella conoscenza superiore ogni coscienza implica tutte le coscienze. Nessuna cosa é separata dalle altre cose, nessuna mente é separata dalle altre menti. Io posso essere l’altro. Ogni atto del vedere è al centro di una totalità che tutto comprende. Ogni mente è la danza di una energia al centro della danza totale dell’universo, come un occhio che si apre su un eterno qui e ora, sull’informazione onnicomprensiva, eternamente presente e allo stesso modo mutevole e transeunte.
Con occhi materiali vedo un universo disteso nello spazio e nel tempo in modo valido e coerente. Con occhi immateriali posso accedere a un’altra visione del mondo altrettanto valida e coerente, secondo un altro ordine, un mondo soprastante fatto di energie e mutamenti, paradossale alla visione ordinaria, ma in sé coerente secondo legami di senso. Ogni tipo di strumento mentale incontra il cosmo ad esso relativo.
In me livelli conoscitivi diversi incontrarono la realtà in modo diverso. E, quando passai dalla visione ordinaria a quella straordinaria, restai attonita come il fisico quantistico nel passaggio dal mondo ordinario a quello subatomico o come il primo che dall’universo einsteniano passò alla fisica del caos.

Quando, dopo il trauma da morte, la mia mente si aprì in modo diverso, arrivò una messe sorprendente di informazioni che mi disorientarono; collassai per paura e pensai di essere pazza perché le nuove informazioni non erano conciliabili con quelle vecchie e contrastavano con i principi, logici o sensoriali dati per assoluti. Anche i fisici quantistici, alle loro scoperte iniziali, ebbero crisi talmente profonde che alcuni di loro cercarono il suicidio. Io caddi in depressione. Una depressione durata sette anni. Tanto pagai lo scardinamento della mia coscienza.
Noi siamo tutt’uno con la coerenza ideale dei principi che ci sostengono. Le credenze mentali in noi sono così forti che possiamo uccidere per difenderle, perché rappresentano il nostro io più profondo. Noi difendiamo il nostro corpo mentale come difendiamo il corpo fisico. Ma cosa c’è sotto le nostre credenze? Più spesso di quanto crediamo non c’è nulla.
Per questo le vie dello yoga superiore indiano o tibetano destrutturano l’essere umano affinché egli, cessando di essere quello che è stato fatto dalla propria cultura, cominci ad essere quello che può farsi senz’alcun bagaglio e in una verità superiore.
Anche sulla via di santità dello yogi possono apparire le ‘sindi’, le percezioni paranormali.
La loro irruzione nell’individuo non preparato può essere una catastrofe, perché rompe tutte le certezze fondamentali. C’è chi nasce già preparato e chi, come me, ha dovuto subire la botta di un dislivello improvviso che non sapeva come integrare.
La veggenza, come qualsiasi altro potere paranormale, è essenzialmente incoerente, perché è una diversità con ciò che crediamo coerente, e produce una rottura violenta con tutto ciò che si è e che si crede di essere, una rivoluzione della propria esistenza e del proprio essere non facilmente superabile. Io non la superai mai.

A qualcuno questa capacità può sembrare divertente o interessante, ma non lo è affatto, è strana e perturbante e ci dissesta fortemente dalle nostre certezze fondamentali.
Noi abbiamo due sicurezze di base: il corpo e la mente, entrambi sono dei sostrati culturali; un mutamento mentale violento nel campo della percezione mentale è equiparabile a una lesione organica che ci rende improvvisamente invalidi.
Tuttavia sono convinta che il piano del paranormale sia raggiungibile anche dai più logici e scettici, in fondo è solo una possibile posizione della mente, appena questa riesca a scardinarsi in qualche modo, per un trauma, un lutto, uno spavento o una morte, dalla trama tradizionale che imprigiona la struttura psico-fisica dandole certezza.
Come il corpo ha le sue posizioni e può impararne di nuove, così la coscienza.
Le isteriche di Charcot quando cadevano nelle loro pose traumatiche assumevano distorsioni che un corpo normale non avrebbe mai potuto sostenere. Così è la mente.
Quando io mi ponevo nella condizione del ‘vedere’, avevo proprio l’impressione di cambiare ‘fisicamente’ posizione alla mente, come se aggiustassi un cannocchiale che può vedere lontano o vicino. Lo sentivo quasi come un movimento fisico, un ‘aggiustamento’ coscienziale.
Il fatto che normalmente non siamo nella posizione del ‘vedere’ non vuol dire niente. Essa è lì ed è accessibile a tutti. É come un luogo dove possiamo andare. É chiaro che, se neghiamo l’esistenza di questo luogo, non ci andremo mai, oppure potremmo capitarci per caso, anche senza intenzione e esserne spaventati come quelle due signorine anziane che passeggiavano per Versailles e videro di colpo la Versailles di Maria Antonietta e anche il piccolo Trianon con i suoi abitanti in costumi settecenteschi. Fu uno sbalzo temporale che le lasciò attonite.
Io ho avuto alcuni sbalzi spazio-temporali che mi hanno gettato nel terrore. É come se esistesse un piano ignoto del nostro palazzo mentale, dove possiamo entrare con la chiave giusta, o dove possiamo essere gettati quando avviene una catastrofe energetica violenta, paragonabile alla collisione di due atomi o alla scissione atomica: un trauma, un pericolo di morte, una depressione, una malattia grave, un abbandono, un lutto, una crisi gravissima… dunque un forte sconvolgimento dell’energia che ci sostiene. Allora è come se il piano ordinario di coscienza dove abitiamo abitualmente fosse improvvisamente scardinato e qualcosa ci scaraventasse fuori dal mondo ordinario aprendoci di colpo scenari inusuali.
Il mondo in realtà è sempre lo stesso, le sedie sono le sedie, le porte le porte, ma la realtà si allarga, diventa più complessa, sperimentiamo paesaggi nuovi, vediamo cose che non sapevamo, dalle porte entra quello che non doveva entrare, gli eventi si comportano come non dovrebbero fare e assumono ambigui significati. É il disorientamento totale, molto simile alla pazzia o alla droga.
Non c’è più la differenza che credevamo tra persona e persona, tra animato e inanimato, tra dentro e fuori, tra qui e l’altrove. E’ come per Alice che inseguiva il Coniglio Bianco e cadde in un buco nel Mondo di Sotto dove c’erano sempre tazze di the e carte da gioco ma le leggi erano diverse e tutto era bizzarro e surreale. Le dimensioni stesse erano arbitrarie. Mangiando pezzetti del fungo magico, Alice diventava grande o piccola a piacere, ma il grande era piccolo e viceversa. Come dicevano gli alchimisti: “Il mondo di sopra si specchia nel mondo di sotto”. Così la mente ha le proprie droghe endogene che possono di colpo farci vivere mondi straordinari, con sconvolgimenti bizzarri della coscienza, in modo psichedelico.

E in questo rovesciamento del mondo la prima cosa che si impara è che le cose non sono distribuite nello spazio e nel tempo, come crediamo, e gli eventi sono connessi da sensi che prima non riuscivamo a scorgere e tutte le cose sembrano reti analogiche più che disegni causali. C’è un significato che può rivelarsi in molti modi, come se ci fosse un pensiero sottostante che guida tutto. E questo fa cambiare la filosofia della vita.
Non siamo più nel mondo degli oggetti là fuori, ma in quello delle informazioni che sono ovunque, dentro come fuori; i valori cambiano, c’è solo il ‘Significato’, l’’Essenza’, in senso regale e ci sembra di scorgere la via verso di essa. E a quel punto l’esperienza non è più materiale ma si fa Ordine e diventa un cammino verso nuovi significati dell’Essere e non verso nuovi possessi dell’esistere.
Questo nuovo mondo che appare è insieme fisico e metafisico, concreto ed etico, e non può più in alcun modo essere determinista o materiale, perché è un flusso dinamico sottile di informazioni collegate, mutevoli e pure finalizzate, come se tutto, anche le morti e i dolori, le sofferenze e le sventure, facesse parte di un Ordine necessario. Ed è una visione che porta facilmente alla Speranza. Come alla Bellezza.

C’è un livello dove le informazioni stanno tutte insieme, le mie, le tue, qualsiasi tipo di informazione del mondo, come fossero nella grande memoria del computer cosmico e, se la mente si sposta può portarle a video, cioè alla coscienza. Ma io non sono padrona di tutto l’archivio, non posso viaggiare liberamente, posso usare certi programmi e imparare delle tecniche; mi devo sintonizzare ma non posso farlo con l’intero, solo con le parti. Quali parti? Qui la risposta è difficile. A volte sembra che una esistenza possa connettersi solo con certe informazioni, come se la configurazione di energia che dà luogo a un carattere e a una vita, viaggiasse su certe lunghezze d’onda e si sintonizzasse con frequenze simili. É come l’elettrone che fa un lavoro con un altro elettrone e per questo si affratella, creandosi tra i due un rapporto di somiglianza, una correlazione, che fa sì che essi appartengano a un sub-universo comune, e per questo ciò che sa l’uno sa l’altro, partecipando di uno stesso sapere.

Così la mia mente sembrava sintonizzarsi con informazioni qualitativamente simili a me, in base ad una legge che potrei chiamare ‘analogia di vibrazione’. Da analogia ad analogia, potevo viaggiare e avere mappe o percorsi. Per cui certe cose potevo saperle, altre no.
Ognuno di noi ha una certa vibrazione, una certa qualità d’onda, che ‘partecipa’ meglio al sapere di vibrazioni simili.
Noi studiamo il DNA fisico. Ma potrebbe esistere un DNA psichico, come insieme di date frequenze. Per esempio nel mio DNA psichico esiste la vibrazione dell’evento ‘suicidio’. Il nonno paterno e la nonna materna si sono suicidati e io stessa per gran parte della mia vita ho pensato al suicidio. Questo sembrava facilitarmi la connessione con persone che si erano suicidate e mi apparivano come anime dolenti o che erano in procinto di farlo e venivano ad ascoltarmi come se io potessi salvarle dall’irreparabile. Era come se avessi potuto sintonizzarmi meglio con informazioni che avevo già attivato in me stessa.
Il paragnosta belga Croiset da piccolo aveva rischiato di morire affogato e ritrovava più facilmente i corpi di bambini che erano affogati. Questi avevano una forma di vibrazione che la sua mente riusciva a captare per somiglianza.
Tra la nostra vita e le frequenze mentali potrebbe esserci un ponte nei due sensi. In base a questo si dirige la veggenza, scegliendo oggetti simili qualitativamente alla vibrazione del sensitivo. Per questo è facile che un veggente abbia un proprio ambito di operatività. Natuzza Evolo era sintonizzata sulle malattie. Padre Pio sui drammi dell’anima. Il veggente americano Cayce sulle vite precedenti. Il sensitivo di Grosseto Bacci sui contatti con i defunti. Il santo tibetano Milarepa sulla sapienza mistica.
Io attiravo i suicidi e cercavo lo scopo delle vite.
É come se ognuno fosse una radio con le sua banda frequenziale e la capacità relativa di orientarsi in certe direzioni meglio che in altre e la capacità di captare certe frequenze meglio di altre.

Ci sono chiavi che aprono porte, siamo nel luogo del simbolo.
Il sapere é un’avventura solitaria dello spirito, ma, quando abbracciamo chi ci è simile, diventa una avventura in compagnia.
Probabilmente ognuno ha la sua chiave o frequenza che apre bande di informazioni specifiche. Posso portare a video, cioè alla coscienza, alcune informazioni ignote, che in qualche modo mi riguardano, vibrano con me come un diapason, stanno con me in una parentela di vibrazioni. Ciò che vibra uguale vibra insieme (sono gli elettroni a dircelo), due elettroni collegati da un lavoro, formano una diade, come un pensiero diviso in due, che resta sempre condiviso anche se i due elettroni sono lontanissimi, o come la mente di due gemelli monozigoti.
Così io potevo vibrare con una messe di informazioni dislocate nel tempo e nello spazio, che formavano un tutto con me, un’onda vibrazionale unica ricca di informazioni singole, che da inconscia potevo far divenire conscia.
Dunque non solo la veggenza è una proprietà della natura immateriale, ma ognuno trova meglio ciò che è già.

Il genio indiano Ramanujan aveva le vibrazioni della matematica, se mai ce ne sono, e nei suoi sogni contattò una nuova matematica. Blake trovò poemi. Chagall visioni religiose o d’amore. Mozart musica. Nostradamus la storia d’Europa lungo 2.247 anni.
Per aprirmi alla grande memoria universale devo spostare l’occhio della coscienza lontano dal piano sensoriale o logico che mi conforma, devo anche spersonalizzarmi, affinché la mia forma storica, carattere, memoria e schemi di vita, non mi tengano prigioniera, devo pormi di lato da me stessa. “A’ coté”, dicono i Francesi.
É un po’ come in fisica: se guardo il sasso vedo il sasso, mi fermo alla sua parvenza materiale rigida e apparentemente fissa, ma, se guardo gli elettroni, cioè l’energia sottostante, ho una informazione dinamica di qualcosa che cambia continuamente, un flusso continuo, una irrequietezza energetica. I due sguardi si escludono. Sono due chiavi diverse, che danno luogo a due visioni diverse. E il fisico materialista che vede il sasso può avere dentro il fisico quantistico che vede la danza degli elettroni.

Così é la mente. Posso passare da una visione all’altra, da quella ordinaria a quella straordinaria, dal guardare al ‘vedere’. La mente possiede questi due livelli, forse ha milioni di livelli con una scala di consapevolezze diverse, come gli angeli che salivano e scendevano la scala di Giacobbe.
Mi hanno insegnato a usarne uno ma posso impararne altri. O posso essere catapultata in essi anche mio malgrado.
La mente è un palazzo a più piani, ogni piano dà un mondo che è sempre questo mondo ma visto in modo diverso, così come il daltonico vede due colori e il mosaicista. invece, 5000.
Ogni mondo ha le sue portanti, i suoi modi di accesso e i suoi fini in cui ci coinvolge.
Passare da un mondo a un altro non é solo un atto percettivo ma un mutamento d’anima, una trasmutazione della coscienza. Posso paragonare questo passaggio al balzo di un elettrone che passa da un anello all’altro, nella sua corsa attorno al nucleo.

Nell’informazione tutto è evocabile. Traggo le informazioni da una coscienza universale che non scorda nulla, nemmeno la memoria di una pietra, e mantiene tutto costantemente presente. Devo solo stare attenta a non intervenire coi miei sensi o la mia logica, la mia memoria o il mio giudizio perché cadrei fuori dal buco, come Alice, e mi ritroverei sotto il solito albero, nel piano usuale, dove il mio sapere é contingente e limitato. Non sarei più nell’intero film ma in un fotogramma spazio-temporale. Devo essere impersonale. Uscire da me.
Con l’altra mente scopro un mondo che sembra gemello di questo ma non lo é, un mondo non solo di informazioni ma di significati. E il significato, in qualche modo, é sempre presente ed é sempre in me, ma ognuno ha il suo significato, come la visione della monade leibniziana. Esso non esiste in nessun luogo pur essendosi manifesto in ogni luogo. E lo stesso non esiste in nessun tempo, perché forse il tempo è solo una configurazione restrittiva del vedere. Non esiste il tempo. Siamo noi che ‘temporizziamo’ l’esistente.
Così il significato trascende la localizzazione e le connessioni immediate, o le condizioni locali, perché sembra legato a un altro ordine di relazioni che la mia mente senso-logica solo raramente riesce a cogliere. Esattamente come i salti degli elettroni da un’orbita all’altra non sono sempre spiegabili con le condizioni locali ma sembrano seguire un ordine invisibile.

É per questo che in certi casi anch’io posso saltare da un anello coscienziale a un altro, posso trascendere il tempo e lo spazio e ritrovarmi una dimensione aspaziale e atemporale, in cui posso portare a coscienza il futuro, quello che non é ancora, che si manifesterà poi nella realtà ordinaria ma che sembra già esistere in un ordine trascendente, cioè superiore, e forse trascendentale, ovvero costitutivo di realtà. Come a dire: posso pensare una Madre Calcutta n° 2 che non è ancora nata e monderà il mondo con la sua pietà, e anche questa potrebbe essere una evocazione, come se ricordassi il futuro, ‘o lo creassi’. E, per quanto ciò sembri bizzarro, nel mondo impossibile esso può accadere.
Qual’é dunque la prima chiave? Se volete sperimentare la veggenza, dovete imparare a staccare la coscienza ordinaria, quella che riguarda un certo Ego fisico e mentale e aprire la sintonia con l’informazione pura, per la legge per cui tutto ciò che é può apparire alla coscienza secondo leggi di somiglianza.

Per avere le informazioni che riguardano qualcuno, non devo guardarlo, non devo essere distratta dalla sua forma razionale, ed é meglio se non so nulla di lui e se non mi parla, mi devo contrarre leggermente, come se sgusciassi fuori dalla mia focalizzazione ordinaria, devo essere un po’ decentrata e distratta, senza fissare lui o altri oggetti così da produrre quel leggero slittamento mentale che mi fa passare da un piano all’altro. É meglio se l’altro non parla e anche non pensa e se è solo, perché potrei essere confusa dai pensieri o dalle intenzioni di altri.
Ovviamente lo slittamento non é possibile a comando, potrei avere dei problemi, malesseri o preoccupazioni, anche se volte essere molto stanchi aiuta, anche stare male e avere la febbre aiuta. E tuttavia occorre una specie di leggerezza e deconcentrazione, il contrario dell’attenzione che è forse quello che Castaneda chiamava ‘l’intento’, che non é l’intenzione perché nell’intenzione agisce la mia volontà, nell’intento invece avviene una specie di sintonizzazione a una realtà altra, si realizza ‘un altro ascolto’.
E’ allora che le immagini mi arrivavano in mezzo alla fronte come se avessi avuto un video; a volte erano sfocate e frammentarie, a volte sembravano dei piccoli film; potevano essere asettiche e neutre o molto coinvolgenti, potevano darmi i brividi, farmi piangere o procurarmi varie emozioni o sensazioni: paura, brividi, turbamento, calore, dolore ecc…. Qualche volta la fusione emozionale era completa e io e l’altro piangevamo abbracciati, vivendo uno stesso sconvolgimento, a volte io ero totalmente staccata, in una specie di incompatibilità alchemica, come l’acqua con l’olio: non potevo sintonizzarmi su di lui, perché non mi somigliava, eravamo come due elettroni che non partecipano l’uno dell’altro, perché fanno lavori diversi e non si incontrano, così mi limitavo a raccontare qualcosa in modo astratto, a disagio, poco convinta, come se sentissi da fuori e non da dentro.
La fusione non avviene sempre, io non domino il processo, c’è qualcosa che esce dal mio controllo. Naturalmente le cose riescono quanto più io ci credo e anche quanto più l’altro confida in me e mi trasmette una certa fiducia. La sfiducia invece mi contamina, mi fa sentire impotente, mi raffredda e mi rende poco funzionale. In effetti il processo è così lieve e delicato che basta poco per infrangerlo, come una bolla di sapone.
Ma a volte i risultati sono esatti, precisi, per il passato o il futuro: “Vai addosso a una macchina blu piccola che viene da Milano, è guidata da una donna, prendi paura ma ammacchi solo il lato della macchina, tu non ti fai niente”. “Che cosa mangia tuo marito? C’è qualcosa di pericoloso nel modo in cui mangia, deve stare subito attento. Sta per correre un forte pericolo che è collegato a quello che mangia”. A volte il fatto accade dopo pochi giorni, l’incidente d’auto, il malore alimentare con corsa all’ospedale e l’imposizione tassativa di una dieta.

Una volta vidi il figlio grande di una signora che entrava in una casa e trovava il padre impiccato, ne riceveva un forte shock, il modo della morte era terribile e tutta la famiglia ne riceveva un forte trauma, ma io ero agitata soprattutto per il ragazzo. Dopo pochi giorni il padre del ragazzo si impiccò e fu proprio il figlio maggiore a trovarlo. Fu quello che ne risentì di più e restò a lungo sconvolto dal fatto.

Ovviamente il visitatore non è sempre contento di quello che sente, il mio compito non è accontentarlo, anche se posso nascondergli quello che vedo, perché non serve sempre sapere tutto ed è meglio nascondere il male, la morte… Qualche volta mi sembra necessario dare anche le predizioni brutte, ma spesso nascondo alcune cose. A che serve in fondo amareggiarsi prima del tempo? E poi ogni premonizione è un rischio in cui mi metto. Che garanzie ho di vedere bene?

La prima cosa è mettere la mente in stato alfa, rallentamento delle onde mentali.
Quando stiamo per addormentarci, quando stiamo per svegliarci, quando siamo assenti e svagati, la mente slitta, le onde mentali rallentano, si passa da un piano mentale a un altro, e si può essere improvvisamente raggiunti da informazioni diverse.
In genere esse sono legate a noi da un filo. Ma qual’è questo legame?

In agosto, in Trentino, mentre mi svegliavo, ho avuto un incubo: un’auto nera, potente, con i vetri neri, irrompeva nella piazza di un paesetto. Era nevicato e poi era piovuto, io ero al centro della piazza e tutto era così realistico che raccoglievo della neve marcia e ne sentivo il freddo umido così chiaramente che ho gridato a mio marito: “Sembra vero! Sembra neve vera!” La macchina nera é arrivata a forte velocità, è slittata sulla neve marcia ed é andata a sbattere; ciò facendo ha travolto un bambino di meno di sei anni. Questo bambino era russo e si chiamava Velia. La madre era lì e io ho sentito il suo urlo lacerante “Veliaaaa!!!”
Il nome del conducente dell’auto era Matteo Bruni, detto dagli amici Mattia.

Il sogno è stato così realistico che mi ha sconvolto per alcuni giorni. Più tardi, andando al lago di Molveno, dopo Cles, siamo entrati in un paesetto dove c’era la stessa identica piazza. Nella zona c’è una comunità di russi poveri che fanno piccoli banchetti improvvisati. Ho sognato? O questa informazione riguarda un fatto vero? É successo? Deve ancora succedere? Posso solo aspettare. Io no so nulla. So solo che oltre al mondo ordinato che conosciamo ce n’è un altro, dove tutte le informazioni sono sospese in un eterno presente, non nascono, non muoiono, si ripetono. In quel mondo Matteo Bruni detto Mattia uccide con la sua macchina nera un bambino russo di nome Velia. Si può evitare questo? Io non lo so.
Cerco riscontri per uscire dall’indeterminatezza. Ma non sempre ne trovo. Ma le visioni sono così reali che mi uccidono. Non è un dono la veggenza. E’ una maledizione.

Il senso di ogni cosa esiste da qualche parte, potrebbe manifestarsi alla percezione esterna ma esiste già di fronte alla percezione interna, e si può vederlo prima che si manifesti tangibilmente. Tutto è reale e a volte più reale di quando entra nella geometria spazio-temporale ordinaria. Il significato vince la cosa. La cosa è transitoria. Ma il significato è assoluto.
La veggenza è la capacità di cogliere spezzoni di un ‘altro’ reale, informazioni. Cosa posso sapere io se queste informazioni sono vere o no? Aspetto riscontri. Non sempre me ne danno. Ma il flusso di visitatori continua. Nulla attira la gente come il mistero.
É ovvio che la facoltà della veggenza non si insegna.
Io sono una insegnante e lavoro sul razionale, su ciò che è dimostrabile e controllabile, ma ci sono piste parallele, dove si può slittare anche quando ci si crede del tutto razionali.

Piccolo caso: un villaggio turistico in Calabria. Facevamo yoga in cima a una piccola collina, in mezzo all’erba e ai fiori, con la vista del mare. Lo yoga è uno di quegli esercizi che affina la vista interiore.
Una volta arrivò una signora che catalogai come zitella senza figli. Ma nel rilassamento la vidi come trasfigurata, vestita di una teletta bianca trasparente, con un gran pancione da mamma in attesa, immersa per metà nell’acqua azzurra del mare, perfettamente felice.
Alla fine del rilassamento, non dissi nulla del mio sogno perché mi imbarazzava dire a una zitella che l’avevo vista incinta. Ma lei mi venne vicino sorridendo e disse. “Tu hai visto me, vero?”. Allora io un po’ cautamente raccontai che l’avevo vista, ma con una gran pancia da puerpera. E lei ridendo, mi disse, che era sposata e fino a tarda età aveva sperato in un figlio che non era venuto e, quando ormai aveva perso ogni speranza, ecco che l’anno prima le era nato un bellissimo bambino e lei ne era enormemente orgogliosa. In effetti vidi poi questo magnifico bambino robustissimo, di pochi mesi, che sembrava un ercol
ino e che il papà si portava a cavalcioni delle spalle affinché tutti lo vedessero.
Notare: lei era stata sicura che io avevo visualizzato lei, anche se non ci eravamo nemmeno parlate. Io avevo visto con la vera mente quello che i miei occhi non erano riusciti a vedere.
Ma la storia ha anche un suo significato misterioso. All’epoca, io iniziavo una difficile menopausa, ero angosciata, mi sembrava che con la menopausa la mia capacità di generare nella vita fosse del tutto compromessa. La visione telepatica veniva a dirmi: non si è mai troppo vecchi per generare vita. Tu come lei.
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STORIA DI UNA SENSITIVA (ovvero UNA SECONDA POSSIBILITA’)

CAPITOLO 1 : https://masadaweb.org/2014/07/13/masada-n-1545-13-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-1/
Regressioni a vite precedenti – La guarigione a distanza – Le visualizzazioni- I numeri simbolici

CAPITOLO 2 : https://masadaweb.org/2014/07/17/masada-n-1546-17-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-2/
Le malattie psicosomatiche – Induzione e ipnosi come forma di terapia – Le verruche

CAPITOLO 3 : https://masadaweb.org/2014/07/22/masada-n-1547-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-3/
Tutto comincia dalla testa – Talismani: la croce di Ankh – Rievocare altre vite o momenti traumatici del passato – Incubi ricorrenti – Leggere negli altri una storia fatta di tante storie

CAPITOLO 4 : https://masadaweb.org/2014/07/28/masada-n-1550-28-7-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-4/
Isobare psichiche – Rane – La lezione del dolore – La lezione del piacere – La sessualità sacra – La verginità eterna – Ma cos’è l’orgasmo? – Eiaculazione precoce, vaginismo e omosessualità

CAPITOLO 5 : https://masadaweb.org/2014/07/29/masada-n-1551-29-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-5/
Pene d’amore – Il tradimento – La trasgressione – Amare l’impossibile

CAPITOLO 6 : https://masadaweb.org/2014/08/06/masada-n-1552-6-8-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-6/
La casa infestata – Sogni premonitori – Messaggi dall’al di là – Le vite precedenti

CAPITOLO 7 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1554-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-7/
Storia di Deneb – Testimonianze sulla premonizione – Sentirsi estranei a questo mondo – Rispettare la propria unicità – La diversità è un dono – I prescelti

CAPITOLO 8 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1555-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-8/
Le discriminazioni – La cultura è il frutto del potere – Rifiuto sociale delle diversità – Chiaroveggenza – Il motivo per cui siamo venuti a nascere – Un compito che si realizza in più esistenze successive – Profezia – Il terzo occhio – L’archivio globale

CAPITOLO 9 : https://masadaweb.org/2014/08/16/masada-n-1557-16-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-9/
Il mio amico omosessuale – I segni sincronici – L’essenza di una coppia

CAPITOLO 10 : https://masadaweb.org/2014/08/21/masada-n-1560-21-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-10/

CAPITOLO 11: https://masadaweb.org/2014/08/23/masada-n-1562-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-11/
Vedere i fantasmi – Bachi vampirici, boli, ragnatele, girandole di luce – I punti nodali – Figure non terrestri – Una guarigione miracolosa- Uscire dal corpo – La psiche, l’anima, lo spirito – il Tunnel – L’Osservatore- L’Aldilà

CAPITOLO 12: 12 http://www.grognards2011.it/2014/08/masada-1563-capitolo-12-masada-n-1563-25-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-cap-12/
Una antologia di fatti paranormali – Il sogno premonitore – Un profumo dall’al di là – Il cane nero – La Bologna delle acque – Santa Caterina de Vigris – Bene e Male camminano vicini

CAPITOLO 13: https://masadaweb.org/2014/08/30/masada-n-1565-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-13/
Un ignoto chiamato l’angelo – La potenza energetica di un gruppo – Messaggi da lontano – L’animale totemico – La voce diretta – La scrittura automatica – Storia di Lori

CAPITOLO 14: https://masadaweb.org/2014/12/27/masada-n-1606-27-12-2014-una-seconda-possibilita-ultimo-capitolo/
Il sogno della nuova casa- Il sogno della nave dei morti -Il rito sciamanico del Santo Daime- Conclusioni
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10 commenti »

  1. Amo il tuo modo di scrivere e analizzare: Anche se a tratti un po’ pesante, solo a tratti, rileggo sempre diverse volte i tuoi capitoli, primo per arrivare subito al “sodo”, poi per approfondire il sodo, poi per la tua eccezionale capacita’ di analisi degli accadimenti (non dovrei dirlo perche’ sottinteso) , e poi perche’ mi sento parte di una lunga chiacchierata.
    Aurora

    Commento di MasadaAdmin — settembre 22, 2014 @ 2:19 pm | Rispondi

  2. ciao
    sono un pò frastornata. ho appena finito di leggere il capitolo 8 del tuo romanzo.
    prima di entrare nel vivo di questo, ti comunico le cose che mi ero annotata su gli altri, prima che me ne dimentico.
    la prima cosa che mi ha colpito è stata la tua frase “ho attirato molte persone eccezionali” ecco, io invece penso che sei stata tu a tirare fuori il meglio dalle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerti, persone che forse prima vivevano una vita all’apparenza banale, ma il contatto con te ha operato qualche magia.
    mi scuso se forse non riesco a trovare le parole giuste per esprimere i concetti che mi affollano molto confusamente la mente, ma per me è come camminare su un terreno scivoloso senza l’aiuto di un conosciuto e rassicurante bastone. spero che riuscirai lo stesso a comprendermi.
    la seconda cosa che mi ha colpito è stata la storia di deneb, perchè la sensazione di estraneità che ha descritto così bene lei l’ho sentita anch’io da bambina, e me la ricordo chiaramente come forse una delle mie prime elaborazioni mentali. e ho percepito anch’io chiaramente la mia “omologazione” al pensiero corrente. talmente chiaramente che riesco a collocarla con esattezza in uno spazio temporale preciso, quando cioè le scuole medie sono finite e io ho perso il gruppo di ribelli fuori dal coro in cui mi ero trovata a vivere il mio ingresso alla vita adulta. eravamo un gruppo ben affiatato di ragazzine che già prima del 68 sentivano con forza le istanze del femminismo.
    finite le medie ciascuna è capitata in scuole diverse, l’amicizia si è pian piano diradata, e io mi sono trovata in una classe in cui non c’era nessuna che neanche lontanamente aveva una parvenza di quella sana follia, di quell’anticonformismo che ci aveva fatto sentire vive. è stato come entrare in un grande sonno per me, come andare a vivere in un paese, forse un pianeta, diverso dalla mia natura.
    poi mi sono sentita preda di forze oscure e estranee alla mia volontà, forze che solo ora credo di aver identificato negli ormoni femminili, solo ora che sono spariti con la menopausa, liberandomi da un condizionamento che paralizzava la mia volontà vera, e metteva il mio corpo al servizio di forze al di fuori della razionalità.
    poi c’è tutto il capitolo sul sesso di cui vorrei parlare, ma sono cose piuttosto lunghe che ora mi fa fatica mettere nero su bianco, sono piuttosto stanca ultimamente.
    ne parlerò con calma un’altra volta.
    e veniamo al capitolo 8. per ora ti chiedo solo una cosa semplice, in attesa di parlarne anche di questo con più calma un’altra volta.
    hai mai avuto “visioni” su di me? puoi anche non rispondere, se la cosa è complicata.
    baci
    lily

    Commento di MasadaAdmin — settembre 28, 2014 @ 5:56 am | Rispondi

  3. Cara Lily
    Grazie della recensione molto lunga. Siccome a questa storia della mia vita ci tengo tanto, te ne sono grata. Non ho mai avuto visioni su di te, ma posso chiedere una frase a mio marito.
    Mi risponde: “Cerca di stare tranquilla, le cose vanno molto meglio di quanto ti lamenti. Guardare il lato positivo della propria vita è segno di saggezza”.
    Se ti basta….
    baci e grazie
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 28, 2014 @ 5:57 am | Rispondi

  4. Buongiorno Sig. Viviana mi chiamo Alfonso e ho 32 anni, ho letto il suo blog piu precisamente la parte dove raccontava la sua vita… Una storia affascinante scritta quasi come un libro….
    Le scrivo perchè oggi giorno le persone come lei sono poche e viviamo in una società allo sbando senza principi senza niente ci basiamo sulla scienza che ci dice
    che quando moriremo saremo morti e basta…
    Se cosi fosse cara Viviana (la chiamo per nome perche quel sig. mi sembra troppo informale) l’inferno e quello che stiamo vivendo qui…
    Ora lei si chiederà come mai un ragazzo di 32 anni le scrive e gli dico subito il perchè il 29 dicembre è morto mio padre a 79 anni una morte assurda… E stato ricoverato
    perche non riusciva ad andare in bagno e aveva dolore alla schiena (rene) da li gli trovano la creatinina sballata e decidono dopo una 20ina di giorni di ricovero fare una colonscopia dicendo che sarà l’ultimo esame prima di uscire… Senza tirarla per le lunghe gli viene un arresto respiratorio prima di uscire dall’ospedale lo rianimano e da li parte un declino psico-fisico che lo porta dopo un mese di ospedale e un altro mese a casa mia alla morte… enfisema polmonare e tumore al polmone (che a quanto pare non aveva nemmeno iniziato il suo corso ma cmq era li pronto a portarselo via) Maledette sigarette!!!!
    Mio padre prima di morire ha avuto delle allucinazioni (ipossia? morti? altro?) questo nn lo so e non voglio limitare la cosa all’ipossia perche sarebbe troppo scontato e le risposte scontate non mi piacciono…
    So solo che vedeva e sentiva persone una mattina mi sveglio mi guarda e mi dice Alfo’ ma che era quel casino stanotte? gli rispondo Papà ma quale casino qui nn c’è nessuno (abito in una zona che se di notte senti qualche grillo e già tanto) lui mi dice Alfò ma cosa dici fuori c’èra un casino e qui un sacco di gente a quel punto lo assecondo perche non volevo contrariarlo troppo… Questo è solo un episodio ci sono altre cose…
    Due cose mi hanno particolarmente colpito la prima un giorno chiesi a mio padre Papà che giorno è oggi e lui rispose il 1 gennaio lo stesso fece tutte le altre volte che chiesi rispondendo sempre allo stesso modo il 1 Gennaio! eravamo a dicembre…
    Mio Papa come le ho scritto in precedenza è morto il 29 all’una di notte e stato seppellito il 31 dicembre e guarda caso il 1 Gennaio è stato il primo giorno in cui lui non era a casa… Un caso? sinceramente io nn credo avrebbe potuto indicarmi qualsiasi altra data invece proprio il 1 gennaio…
    La seconda cosa l’orologio (non da polso) si è fermato alla mattina che mio Papa è andato in coma e sa su quale numero? 79 l’eta di mio padre un caso anche questo? può essere ma le batterie erano troppo nuove per essersi fermate e poi perche su quel numero?
    Io non le scrivo perchè leggendo la sua storia ho la speranza di poter un giorno rivedere mio Padre abbracciarlo e chiarirci per tutte le volte che abbiamo litigato e non ci siamo capiti… non posso e non voglio credere che la morte sia la fine di tutto…
    Un abbraccio
    Alfonso…

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 29, 2017 @ 11:07 pm | Rispondi

  5. Scrivimi quando vuoi e raccontami quello che desideri su tuo papà. E dammi dal tu. Tutti mi danno sempre del tu.
    Se può servirti, leggi ‘La morte bella’
    https://masadaweb.org/2016/02/04/11097/
    L’ho scritta dopo la morte di mio marito. Ho parlato con lui per due anni e mezzo dalla sua perdita fisica. Dopo non più, mi dispiace ma non dipende da noi purtroppo
    un abbraccio
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 29, 2017 @ 11:08 pm | Rispondi

  6. Lo leggerò ora tanto sono sul divano che guardo nel vuoto… Purtroppo questa perdita mi ha lacerato dentro e proprio per il modo in cui è arrivata e piu difficile accettarla ma so e devo andare avanti se non per me o per lui devo farlo per i miei due bimbi di 7 e 8 anni
    Alfonso

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 29, 2017 @ 11:09 pm | Rispondi

  7. La morte è un tipo di separazione molto difficile da elaborare, richiede il suo tempo e ci fa crescere a suo modo. Sono sicuro che tuo papà prenderà contatti con te e ti farà capire che c’è ancora e che è in grado, ora più di prima, di manifestare il suo affetto a te e ai suoiamati nipotini. Sonon contenta che hai due bambini. Non c’è nulla e nessuno che sappia riportarci alle gioie e al senso del mondo come i bambini. Per il dolore del tuo distacco datti pace, il tempo lavorerà per te. Parla del nonno ai bambini come se fosse vivo, sarà un modo per tenerlo accanto e per lenire il tuo dolore
    un abbraccio
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 29, 2017 @ 11:09 pm | Rispondi

  8. Caro Alfonso
    tutto quello che mi racconti è molto significativo e interessante. Il mondo è molto più ampio di quello che noi crediamo ed è fitto di misteri che per noi resteranno magari inspiegabili ma che sono tuttavia estremamente interessanti.
    Grazie per avermi scritto; se un giorno leggerai il mio libro su Jung (nella parte del mio blog Masada dedicata alla psicoanalisi), sentirai parlare di molti fatti che hanno a che fare con la metapsichica.
    Intanto ti chiedo se la tua lettera deve restare privata o se mi dai il permesso di pubblicarla nei commenti del blog sotto uno dei capitoli del libro “Storia di una sensitiva”.
    A ben risentirci
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 29, 2017 @ 11:10 pm | Rispondi

  9. Ho letto il blog che mi hai consigliato dove si parla dell’Ayuahuasca non nego che sono molto incuriosito….
    Volevo però farti una domanda, visto che credi nella reincarnazione e mi sembra che non ti precludi nessun tipo di esperienza quel’è il tuo orientamento religioso? … ho letto delle tue esperienze di vita passata dove sei morta per annegamento ben due volte…
    Io non sono un grande cristiano anzi prima che morisse mio padre era già tanto se facevo la croce addirittura nel periodo della sua malattia (da come ha letto molto breve purtroppo) avevo deciso di praticare buddismo il mio era un rifiuto verso la mia religione o forse mi sentivo rifiutato da essa… Ma alla fine quando mio padre è morto e quando ho conosciuto il nuovo parroco del mio paese ho fatto retromarcia tornando sui miei passi… Secondo te pregare può effettivamente aiutare i nostri cari? e cosa ne pensi della metafonia? sono un ragazzo molto aperto a qualsiasi forma di contatto-esperienza ma sinceramente mi trovo di fronte a uno nuovo mondo che io chiamo in modo macabro Morte!
    Io e i miei genitori ci siamo trasferiti quando avevo 14 anni e avendo abbandonato le origini anche i vari lutti li ho elaborati in modo diverso in quanto erano persone che ricordavo vive e quindi la sensazione è un altra… la prima morte che mi ha toccato nel profondo è quella di mio padre e io sento il bisogno di trovare un contatto (o almeno provarci) e se non dovessi riuscire pazienza ma almeno so che ci ho provato…
    Nei sogni mi ha detto queste tre frasi… sei il mio cuore, non preoccuparti il 21 vieni anche tu, e non negarmi più niente… poi c’è una frase che ricordo in modo fastidioso “mi sento solo i piedi” nei miei sogni e sempre sul letto di morte (ma apparentemente sveglio)
    Mi scuso se ti disturbo e qualora le mie e-mail dovessero essere pesanti o darti fastidio non farti nessun problema a dirmelo…
    Ti ringrazio Viviana e ti saluto con affetto
    Alfonso

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 30, 2017 @ 3:30 pm | Rispondi

  10. Non mi dai nessun fastidio anzi mi piace leggerti e risponderti.
    Nelle religioni sono costretta a distinguere due cose: il rito e il sacro che mi interessano e verso cui ho profondo rispetto, e che sono la chiesa del cuore che può sussistere anche senza un credo specifico condiviso con altri, e la struttura di potere, ovvero la chiesa di pietra, che mi spaventano come una formazione malefica perché manipolano le menti delle persone.
    La metafonia mi interessa per vari motivi.
    Io ho avuto per sei mesi la voce diretta e non posso negarla.
    Poi una volta sono andata da Bacci a Grosseto che è un sensitivo che ottiene una comunicazione diretta coi morti attraverso una vecchia radio a valvole, a volte nemmeno attaccata alla spina. Riceve le persone in una vasta sala sotterranea dove tutti stanno in piedi in attesa, alle pareti ci sono degli specchi oblunghi dove appaiono a volte delle sagome biancastre, delle figure oblunghe, delle mani. Lui è un ometto, un vecchio pensionato in età che un tempo faceva l’elettricista. Ha questa radio da cui escono voci di defunti che chiamano i loro parenti presenti. Le voci sembrano arrivare da una specie di nave o astronave che si avvicina, la nave dei morti, a volte si sentono cori come di chiesa. A volte dal soffitto cadono degli apporti che sono piccoli oggetti che sembrano venire dal nulla. Questi oggettini sono raccolti in alcune conche appoggiate a delle mensole laterali. Quando andai io, cadde dal soffitto un cavalluccio marino che fu raccolto da un signore accanto a me il cui figlio era un subacqueo morto in una immersione. Ogni volta che andava lì, gli cadeva dal soffitto qualcosa che ricordava il mare, un corallo, una conchiglia… difficile spiegare queste cose.
    http://www.marcellobacci.it/
    Io ho ancora una delle cassette registrate. La voce, gutturale e un po’ spaventosa, parla di alcune persone che saranno divorate dai cani. Si tratta di una predizione terribile che poi si avverò per una signora molto ricca di Bologna, i cui famigliari vennero realmente sbranati dai cani.
    In un’altra registrazione Bacci chiede ai ‘morti’ “Chi è dio”. Una voce terrificante che sembra venire dal profondo risponde: “Dio è il silenzio delle pietre”.
    Una delle persone migliori e più interessanti che ho conosciuto è stato Padre Brune, un religioso francese, molto dolce e intelligente, che studia proprio la metafonia cioè la possibile comunicazione con i defunti. Cerca il suo bellissimo libro. “I morti ci parlano”.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Fran%C3%A7ois_Brune
    E’ davvero interessante.
    E’ molto strano che un religioso di occupi di metafonia, perché la Chiesa avversa queste ricerche, ma lui lo fa con grande semplicità e molto amore.
    Se il paranormale ti interessa, dovresti partecipare a primavera ai convegni a Riccione delle Mediterranee, casa editrice che si occupa di questo settore.
    http://www.eventiesagre.it/Eventi_Culturali/21070914_Nuova+Coscienza+E+Guarigione.html

    Quest’anno sembra che il tema sia la guarigione
    http://www.riccione.net/eventi/l_uomo_e_il_mistero.htm

    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 30, 2017 @ 3:31 pm | Rispondi


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