Nuovo Masada

agosto 13, 2014

MASADA n° 1554 13-8-2014 ROMANZO. UNA SECONDA POSSIBILITA’. CAPITOLO 7

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:24 am

Storia di Deneb – Testimonianze sulla premonizione – Sentirsi estranei a questo mondo – Rispettare la propria unicità – La diversità è un dono – I prescelti

La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere: sofliarli a caso è sognare” (Schopenhauer)

Via via che il romanzo viene pubblicato sul web, suscita una messe di risposte e commenti.
Com’è logico, il simile richiama il simile e, tra tante risposte, scelgo di pubblicare la lettera di una persona straordinaria: si chiama Deneb. Questo è ciò che mi scrive:

“Oggi ho quasi 25 anni e credo che le “stranezze” della mia vita siano nate con me, o almeno così mi hanno riferito. La mia stessa nascita è stata particolare in quanto a tempi e modi, il mio aspetto era curioso e fin da subito ho mostrato una particolare forza e una soglia del dolore piuttosto alta, che permangono tuttora. Molti di quelli che dovrebbero essere istinti naturali in un neonato, io sembravo non sentirli. In compenso ne manifestavo altri un po’ insoliti, ma questo è solo ciò che la mia famiglia mi racconta e, per quanto mi riguarda, lascia il tempo che trova.
Da che ho memoria, c’è sempre stata una sensazione che mi ha accompagnata: un senso di estraneità da tutti e da tutto. Mi sentivo lontana anni luce dal modo di essere di chiunque altro, anche della mia stessa famiglia (ad eccezione di mia mamma, che ho sempre sentito più simile a me). Questa sensazione era particolarmente forte quando mi trovavo tra i miei coetanei: percepivo chiaramente una differenza sostanziale tra me e loro, ma non riuscivo a identificarla. La mia mente razionale però era dominante già da allora, infatti ricordo che ai tempi dell’asilo giustificavo questa mia diversità (che a quanto pare non ero la sola a percepire, perché anche gli altri si ponevano nei miei confronti con uno strano mix di diffidenza e rispetto) con la stranezza del mio nome: Deneb è il nome di una stella ed è sempre risultato particolarmente incomprensibile per le persone alle quali mi presentavo. Nessuno lo capiva a primo impatto e c’era chi faticava a ricordarlo anche in seguito. A me sembrava quasi di non avere un’identità definita per via del mio nome che, sostanzialmente, un nome non è. Per molto tempo ho creduto quindi che il mio senso di estraneità fosse legato a questo aspetto.

Parallelamente, però, sentivo nascere in me uno strano desiderio di lottare, non saprei neanche dire contro chi o cosa. Era come uno spirito guerriero che guidava le mie azioni, vivevo anche le situazioni più tranquille come occasioni per mettermi alla prova e tentare di vincere. Se tutto questo si fosse esaurito col finire dell’infanzia, probabilmente l’avrei considerata una normalissima fantasia da bambina-maschiaccio quale io ero, ma così non fu. Inoltre mi trovavo ad essere sempre in controtendenza, non avevo alcun interesse per ciò che entusiasmava gli altri bambini ed ero invece attratta da argomenti che gli altri non vedevano nemmeno. Per esigenza di adattamento cercai spesso di farmi contagiare dall’entusiasmo altrui, ma con scarsi risultati. Mentre tentavo di destreggiarmi tra il senso di estraneità e lo spirito combattivo, nascevano anche in me domande bizzarre che, con la mia mente da bambina, non riuscivo neanche a esprimere efficacemente, nonostante avessi perfettamente chiaro il senso di ciò che chiedevo. Ricordo in particolare una domanda che feci a mia mamma, credo che avessi non più di quattro anni. Le domandai, in maniera confusa e sgrammaticata: “Ma se io non nascevo, mi sarei sentita io da qualche altra parte?”
Ciò che intendevo dire, e lo ricordo con estrema precisione, era: avrei vissuto lo stesso, se non in questo corpo? Sarei esistita in un’altra forma, avrei fatto esperienza di vita in altri modi? E ricordo anche lo smarrimento di mia mamma che non seppe come rispondermi, non potendosi mai aspettare una domanda del genere da una bambina di quattro anni.
Eppure a me sembravano domande del tutto naturali, assolutamente fondamentali e imprescindibili, ma non ottenendo risposte e constatando che, apparentemente, ero l’unica a preoccuparmene, cercai per il momento di tralasciare certe mie curiosità. Credo poi che già all’epoca facessi qualche sogno premonitore, ma non ne ricordo nessuno in particolare.
Con l’adolescenza poi, una volta accettata – tutto sommato – la stranezza del mio nome, la mia parte logica cominciò ad attribuire il mio senso di diversità a qualcos’altro, nello specifico ad un rapporto conflittuale col mio fisico e col mio aspetto estetico in generale. Avvertivo con forza sempre maggiore il fatto di trovarmi dentro un involucro che, in quel particolare periodo, non mi rispecchiava. Era una sensazione terribile di prigionia che ha accentuato la mia consapevolezza di esistere sì dentro il mio corpo, ma non esclusivamente per mezzo di questo. In questa stessa fase della mia vita, quello spirito combattivo che continuavo a sentire dentro di me si associò ad una sorta di vocazione alla difesa, un senso di protezione non ancora ben delineato. Poco prima dei 15 anni cominciarono alcuni sogni premonitori dettagliati, che si fecero sempre più frequenti.

Ero all’inizio del mio terzo anno di liceo quando sognai che la scuola aveva organizzato una gita in un paese straniero. Non avevo ben chiaro quale fosse, avevo solo la consapevolezza di non trovarmi in Italia. Vedevo che la gita si svolgeva in un periodo estivo, o comunque in un luogo caldo. Assieme a me e ai miei compagni di classe c’era anche un ragazzo di un’altra sezione, che conoscevo solo di vista. Vedevo tutti noi mentre partecipavamo ad una sorta di cineforum all’aperto, il film che proiettavano era in bianco e nero ma lo ricordo solo vagamente. Questo sogno mi sembrò molto strano proprio perché inverosimile: la mia scuola non aveva mai organizzato un viaggio d’istruzione, e il ragazzo che nel mio sogno si univa a noi non godeva di una mia particolare simpatia né era mai stato una figura rilevante ai miei occhi, per cui mi chiedevo come mai il mio inconscio lo avesse portato alla mia attenzione.
Quell’anno però, e fu l’unico anno in cui accadde, inaspettatamente la mia scuola organizzò una vacanza-studio per l’estate successiva. In quanto studenti di un liceo linguistico, la vacanza era finalizzata ad offrirci l’opportunità di approfondire la conoscenza di una lingua straniera. Andammo in Spagna, e a noi si unì proprio il ragazzo di cui sopra: la cosa ci sorprese tutti, perché lui in realtà non studiava lo spagnolo, ma aveva comunque scelto di unirsi al gruppo per curiosità personale. Fu una splendida vacanza, conclusasi con una serata dedicata al cinema spagnolo: proiettarono El Lazarillo de Tormes di Ardavín – adattamento cinematografico di un grande classico – datato 1959, rigorosamente in bianco e nero.

Constatare che molti miei sogni spesso si verificavano era qualcosa che inizialmente mi divertiva, la vivevo con curiosità, ma presto cominciai a cogliere un senso più ampio in ciò che mi accadeva, come fossero segnali stradali che dovevano condurmi da qualche parte.
Col finire dell’adolescenza arrivai anche, dopo non pochi sacrifici, ad un equilibrio fisico che mi portò a riconoscermi finalmente allo specchio, l’involucro ora rispecchiava bene il contenuto. Mi ritrovavo a parlarne con altri e a dire “Finalmente ora mi somiglio”, frase che risultava incomprensibile ai più ma che esprimeva perfettamente ciò che provavo. Secondo la teoria che la mia mente razionale aveva elaborato, quindi, con la conquista di un’immagine esteriore corrispondente alla mia interiorità avrei dovuto finalmente liberarmi di quel senso di diversità che mi accompagnava da sempre, ma naturalmente così non fu. Non riuscivo più a spiegarmi cosa mi rendesse diversa, sapevo solo che quando conversavo con altri la comunicazione non avveniva sullo stesso piano, e che se anche giungevo alle loro stesse conclusioni, lo facevo per ben altri motivi, per altre vie e arrivandoci da altre premesse. Ogni volta che si manifestava la mia diversità in fatto di interessi, obiettivi e passatempi, mi ritrovavo a ripetere la stessa frase: “io funziono diversamente.”
Non sapevo bene cosa intendessi dire, ma sentivo che era la frase che più si avvicinava a ciò che stavo vivendo. Anche a quell’età, molti istinti umani del tutto naturali sembravano ancora non fare parte di me, sia riguardo la sfera fisica che emotiva. Trovavo addirittura degradante il pensiero di dover esprimere i miei sentimenti, condividere i miei spazi e i miei pensieri, avere un contatto fisico di qualsiasi genere, dall’abbraccio al rapporto sessuale. Se i miei coetanei non aspettavano altro, per me era qualcosa di agghiacciante. Ero talmente estranea al mio corpo da vivere come un’invasione anche il contatto più innocente, il che apparentemente potrebbe risultare contraddittorio. Tutto ciò mi creava difficoltà e me ne tenevo alla larga il più possibile, riuscendo comunque a condurre una vita piuttosto normale anche se interiormente travagliata. Col tempo questa intolleranza al contatto si è attenuata, senza però sparire mai del tutto. Continuavano però le divergenze con i miei coetanei riguardo interessi ed obiettivi, il che mi portò ad isolarmi gradualmente, ritrovandomi alla fine circondata da pochissime persone estremamente prezione, che vivevano a modo loro un senso di estraneità dal mondo, differente a sua volta dal modo in cui lo vivevo io. Questo tipo di compagnia era per me confortante, sebbene su certi punti non riuscissi proprio a trovare un piano comune di confronto.
Le domande che mi si affollavano in mente erano tantissime ma non sapevo ancora come e dove cercare le risposte. All’Università scelsi di studiare materie che credevo potessero quantomeno indirizzarmi verso le risposte che cercavo: scienze della formazione come prima laurea, scienze cognitive come specializzazione. L’entusiasmo però non durò a lungo, in quanto la mia esperienza universitaria (ancora in corso) è stata deludente e poco stimolante sebbene i risultati che ho conseguito sembrerebbero indicare il contrario. Nonostante le tante nozioni apprese, non mi sentivo arricchita per niente. Le risposte che cercavo erano di altra natura e cominciavo a pensare di essere io a non saper porre bene la domanda. La verità però è che non sapevo neanch’io cosa domandare, certi quesiti non riuscivo proprio a tradurli in parole. Continuavano però ad accompagnarmi sogni premonitori o comunque molto significativi, potrei dire “numinosi”, e questo mi dava la forza di continuare a cercare, assieme a forti presentimenti che puntualmente si rivelavano fondati.

Sebbene lo sperassi, quasi mai tali presentimenti avevano un’utilità pratica: ben presto capii che non dovevo aspettarmi nulla del genere e che se certe visioni giungevano a me, la ragione andava ben oltre l’utilità pratica, sfuggendo il più delle volte alla mia comprensione. Ricordo però un caso particolare in cui un forte presentimento mi fu d’aiuto: stavo preparando il mio primo esame universitario e ci tenevo molto ad inaugurare bene la mia carriera, per questo ero molto concentrata sullo studio della materia. L’esame era ormai alle porte, il tempo stringeva e le pagine che ancora mi restavano da studiare erano parecchie, così decisi di saltare a piè pari alcuni argomenti che mi sembravano marginali o superflui, così come i vari grafici, gli schemi e le note a fondo pagina. Mi cadde però l’occhio su una nota in particolare: spiegava la differenza tra il transfert pedagogico e quello psicanalitico, una differenza sostanziale ma tutto sommato poco inerente alla materia che stavo studiando. Allo stesso tempo però, nella mia mente mi vidi seduta alla cattedra in sede d’esame, intenta a parlare proprio di tale differenza. Non ci pensai due volte e studiai con attenzione quella nota che, altrimenti, avrei di certo tralasciato.
Fu l’argomento della prima domanda del mio primo esame universitario, e ringrazio ancora quella visione per avermi permesso di non inaugurare la mia avventura accademica con una scena muta.

C’è poi un sogno che rammento con particolare emozione, quella che dovrebbe fare la differenza tra un piccolo e un grande sogno. Sognai che in un pomeriggio autunnale mi trovavo ad osservare dalla mia finestra una scena singolare: vedevo tanti miei coetanei all’interno di una sorta di labirinto quadrato suddiviso in nove quadrati regolari. Vedevo che erano tutti molto allegri, presi da passatempi di cui io francamente non coglievo il senso, erano molto amici tra loro ma contemporaneamente erano “categorizzati” nei nove riquadri piccoli che li ponevano in competizione tra loro, come se gli occupanti di uno stesso quadrato avessero tutti delle peculiarità che rendevano impossibile una totale condivisione della vita con gli occupanti degli altri settori, e allo stesso tempo erano tutti limitati negli spostamenti dal quadrato più grande.
Io mi sentivo del tutto distante dal loro modo di vivere ma allo stesso tempo invidiavo quella spensieratezza che non mi apparteneva, quella leggerezza tipica della gioventù che io, nonostante all’epoca del sogno avessi 19 anni, già non ricordavo più. Immaginavo, in via del tutto ipotetica, in quale dei nove quadrati mi sarei potuta collocare: nessuno dei nove mi sembrava il posto adatto a me. Mi sentivo triste e ancora una volta sbagliata, così rinunciai ad osservare il labirinto e, proprio in quel momento, venne a prelevarmi un’astronave. Al suo interno c’erano altre persone, forse una dozzina, tutti strappati improvvisamente alla loro esistenza proprio come me, nessuno di noi conosceva gli altri. L’astronave era una sorta di entità autonoma che viaggiava per lo spazio allo scopo di riunire tutti coloro che si sentivano sbagliati e fuori posto, per mostrarci che in realtà lo scopo della nostra vita si sarebbe manifestato solo in un altro luogo, forse in un’altra dimensione, e non faceva parte della limitata quotidianità terrestre nella quale tutti noi eravamo convinti di doverci autorealizzare. In un compartimento segreto dell’astronave, inoltre, c’erano pronte per noi delle particolari gemme luminose, una per ognuno, una diversa dall’altra: tra quelle, ciascuno di noi avrebbe potuto riconoscere la propria e, grazie alla loro energia, acquisire un particolare potere. Il sogno terminava con questo gruppo in viaggio sull’astronave verso una meta non ben precisata, e al risveglio la mia emozione fu fortissima. Seguì però un po’ di disappunto per gli elementi fantascientifici e infantili al tempo stesso, con cui il mio inconscio aveva deciso di comunicare con me: appariva come la trasposizione onirica di un romanzo di Asimov, mia grande passione tra l’altro, mescolato ad un cartone animato sui supereroi. Mi confortò però il fatto di non essere tenuta a raccontarlo a nessuno, scongiurando così qualsiasi imbarazzo.
Fu il primo di una serie di sogni ricorrenti nei quali variavano gli scenari, gli obiettivi e alcuni dettagli, ma il filo conduttore era sempre il medesimo: un gruppo di prescelti che, come me, vedeva realtà precluse alla maggior parte dell’umanità, persone comuni inserite sì tra gli altri, ma capaci di muoversi ad un livello differente, spesso attraverso passaggi sotterranei che risultavano invisibili a tutti gli altri.
Non mi ritengo in alcun modo speciale e non vedo nulla di eroico in ciò che sono o di cui sono capace, eppure adesso capisco che quei sogni rappresentavano, con toni vivaci, enfatizzati e talvolta un po’ infantili, ciò che in realtà adesso mi trovo a vivere sul serio. Una sorta di ingenuo prequel di ciò che avrei sperimentato di lì a qualche anno.

La svolta avvenne circa tre anni fa e forse il mio racconto avrebbe potuto cominciare da qui, ma credo che non sarebbe stato completo perché credo fermamente che in qualche modo il mio percorso sia cominciato molto prima, probabilmente dalla mia nascita.
Tre anni fa feci un incontro (virtuale) che mi folgorò. Vidi una persona, ma lui non vide me, e in una frazione di secondo il caos che avevo in mente si riordinò, formando un disegno inaspettato. Vidi lui nella mia vita, ma non solo. Vidi lui “destinato” a me, nato per me, il mio obiettivo di vita era arrivare a lui, ma soprattutto proteggerlo. Non sapevo nulla di lui, eppure sapevo tutto, nella mia mente si era formata un’idea del tutto precisa e dettagliata. Con tutte le forze e facendo appello alla razionalità, cominciai a cercare di smentire il risultato di quella folgorazione, ripetendo a me stessa che si trattava di fantasie prive di fondamento, che non potevo individuare l’obiettivo della mia vita in un perfetto sconosciuto. Logica alla mano, iniziai ad indagare sperando con tutta me stessa di essermi sbagliata, di aver preso un abbaglio. Ahimè però, logica e razionalità non poterono nulla: ogni cosa di lui confermava quella mia prima visione e, dopo tre anni ed una conoscenza piuttosto approfondita, confermo quella stessa visione. Naturalmente però non mi arresi e continuai a sperare che la realtà mi smentisse, ma accadde esattamente il contrario. Ben presto cominciarono una serie di sogni premonitori e visioni da sveglia che lo riguardavano, e parallelamente una serie di eventi sincronici si collocavano sulla mia strada portandomi a dubitare della validità delle leggi matematiche. Riuscivo a provare i suoi stati d’animo e i suoi sintomi fisici anche quando non avevo idea di cosa stesse provando, spesso infatti ne avevo conferma solo in seguito. Di frequente mi si formavano pensieri apparentemente sconnessi dal resto del mio flusso mentale, e il contenuto di questi pensieri veniva in seguito espresso proprio da lui senza che avessimo avuto occasione di comunicare. Arrivai a pensare che l’Universo sembrava cospirare per condurmi a lui, e ne ebbi la conferma solo quando capii che anche lui mi cercava pur non sapendo nulla di me e per gli stessi miei motivi: una folgorazione iniziale che gli aveva fatto credere che, in un modo o nell’altro, dovessimo incontrarci.
In genere reagisco molto male quando, raccontando questa vicenda, sento parlare di “colpo di fulmine”, perlomeno nel senso più comune del termine, riferito all’ambito strettamente sentimentale. Mi sembra del tutto riduttivo e inadeguato, non si è trattato di questo, non solo, quantomeno. Il coinvolgimento sentimentale c’era, ma costituiva una minima parte di tutto ciò che era. Conoscevo l’amore e l’innamoramento abbastanza da non viverli ingenuamente, ma questa situazione si configurò da subito come qualcosa di più: era lì che dovevo stare, era con lui, per lui che avrei dovuto svolgere il mio ruolo. Tre anni di sogni, visioni ed eventi sincronici di varia natura, che hanno sempre avuto conferma anche quando inizialmente la realtà dei fatti sembrava dissentire fortemente.
Chiaramente da qui in poi le mie visioni, sogni e quant’altro divennero sempre più frequenti e riguardavano ormai varie persone legate a me o anche sconosciute. Quella folgorazione fu solo l’evento scatenante che mi aprì una porta fino ad allora solo socchiusa.
Ricordo con amarezza un sogno nel quale vedevo una ragazza morta giovanissima a pochi giorni dalle sue nozze e seppellita quindi con addosso l’abito da sposa. Sentii un dolore infinito che mi provocò malessere anche nei giorni successivi al sogno, che però non raccontai a nessuno. Di lì a poco, un mio amico mi raccontò che era accaduto esattamente ciò che avevo sognato in un paese vicino al nostro.

Altre volte si trattava semplicemente di stati d’animo contraddittori rispetto alla situazione nella quale mi trovavo, associati a visioni di immagini singole, come fotografie. Ricordo ad esempio una volta in cui dovevo partire per un viaggio piuttosto importante ed ero diretta al porto della mia città per prendere l’aliscafo. A causa del traffico congestionato, però, ero molto in ritardo e nel momento in cui il mezzo avrebbe dovuto salpare, io mi trovavo ancora in macchina, per strada a circa metà del mio percorso. Mia mamma, che mi accompagnava, sapendo che gli aliscafi partono sempre puntualissimi e che la corsa successiva non mi avrebbe permesso di arrivare in tempo al mio appuntamento, era disperata e mi suggerì di battere in ritirata: non c’era praticamente nessuna possibilità che io riuscissi a partire quel giorno.
Al contrario, io ero estremamente serena, non trovavo alcun motivo per cui preoccuparmi. Mi vedevo infatti tranquillamente a bordo di quell’aliscafo con bagagli a seguito, era un’immagine statica ma precisa, che non lasciava spazio al dubbio. Le dissi quindi di proseguire comunque verso il porto e lei, pur non vedendone l’utilità, mi accompagnò. Giunte al porto scoprimmo che, a causa di problemi tecnici, l’aliscafo sul quale sarei dovuta partire aveva posticipato la partenza ed era infatti ancora ormeggiato, pronto a salpare di lì a pochi minuti. Un ritardo del genere è un caso più unico che raro, fui davvero fortunata.

Spesso anche i miei sogni riguardavano situazioni di vita quotidiana. Una notte sognai di accompagnare un’amica al supermercato e, mentre ero intenta a curiosare tra scaffali coloratissimi, si verificava un black out, mettendo così a rischio tutti i prodotti da frigo in vendita. Ripensando a questo sogno mi rimproverai per l’ingenuità del mio inconscio: mi dissi che, senza dubbio, ogni supermercato è dotato di un gruppo di continuità per scongiurare problemi del genere. Il giorno dopo, effettivamente, di ritorno da un giro con un’amica, quest’ultima mi chiese di accompagnarla a fare la spesa. Arrivate alla cassa, dopo aver imbustato i nostri acquisti, per un problema elettrico andò via la corrente e il commesso dovette aprire manualmente la porta scorrevole per permetterci di uscire.

Le occasioni in cui ottenevo visioni più chiare, però, erano quelle che ruotavano attorno alla persona che amavo, come se le immagini che la riguardavano avessero un contrasto più elevato delle altre e risaltassero così ai miei occhi. Erano visioni talmente reali da non lasciarmi quasi dubbi su come si sarebbero effettivamente sviluppati gli avvenimenti successivi. Molte visioni mi soccorsero in momenti critici come quando, in seguito ad un brutto litigio e alla rottura di un rapporto, sprofondai in uno stato d’animo di profondissima tristezza. Non capivo come potessi essere arrivata a quel punto e non accettavo il modo in cui la nostra relazione era finita: una fine senza fine vera e propria, un capitolo ancora aperto ma tranciato di colpo. Decisi quindi di cercare un confronto con lui, quantomeno per poter dare risposta a qualcuno dei tanti interrogativi che mi impedivano di mettere la parole ‘fine’ a quel rapporto.
Era estate e gli proposi di aspettare settembre prima di raggiungerlo per questo incontro, che speravo si rivelasse chiarificatore. Avrei dovuto infatti viaggiare e preferivo evitare di farlo nel periodo più caldo, allo stesso tempo però avevo una certa fretta di incontrarlo per porre fine in un modo o nell’altro ai miei tormenti interiori, quindi speravo di poterlo fare nel primo momento utile. Nel frattempo però mi interrogavo su come sarebbe andato questo incontro e immaginavo gli esiti più tragici, forse per paura di illudermi o di nutrire vane speranze. Erano infatti scenari che ’immaginavo’, li formavo io stessa con la mia mente razionale, non li vedevo già formati, cosa che invece per me è sempre avvenuta con le visioni: la differenza essenziale infatti è che, nell’immaginazione, percepisco chiaramente il processo creativo che porta alla formazione delle immagini mentali, che restano comunque incerte e dai contorni non ben definiti, mentre le visioni sono per me immediate percezioni di un quadro già formato e dai contorni nitidissimi.
Desideravo ardentemente una visione che mi preparasse a quella che per me sarebbe stata emotivamente una grande prova, ma per molto tempo non ne ottenni. Una notte però, mentre pregavo senza neanche sapere a chi mi stessi rivolgendo, vidi me stessa collocata temporalmente nel periodo natalizio ed avvertii una sensazione di pura serenità. Non so come facessi a sapere che si trattasse con precisione del periodo natalizio, nessun elemento me lo indicava, eppure faceva parte della consapevolezza improvvisa che avevo raggiunto.
Poiché il momento dell’incontro era previsto per settembre, e credendo che da quello dipendesse la mia riconquista o meno della mia serenità, non capii il senso di quella visione e la ignorai, rimossi totalmente il suo contenuto e continuai a tormentarmi nell’attesa di quella che immaginavo come una catastrofe emotiva imminente.
Per ragioni che non dipesero in alcun modo da me, dovemmo posticipare più e più volte il nostro incontro. Quando finalmente gli imprevisti cessarono, ci accordammo per vederci a dicembre, a ridosso delle feste. Io avevo appunto cancellato ogni ricordo di quella visione e non colsi quindi l’analogia.

A pochi giorni dalla mia partenza e in preda allo sconforto, continuavo a interrogare il cielo e il mio stesso inconscio alla ricerca di una risposta che, se non altro, mi preparasse al peggio. Le premesse infatti erano tutt’altro che incoraggianti e se la vita seguisse la logica e le leggi matematiche, sarebbe stato quasi inevitabile aspettarmi un incontro frustrante ed uno straziante addio definitivo. Mi giunse però una seconda visione: io, di ritorno sul treno, serena e piena di speranza nel futuro. Anche stavolta non saprei dire come potessi sapere che si trattasse del mio viaggio di ritorno e non di quello d’andata. Mi sfuggono i meccanismi con i quali queste visioni si manifestano, perciò mi limito a riportarne il contenuto. Decisi comunque di far prevalere la mia parte razionale, era davvero improbabile che le mie visioni si rivelassero veritiere e così le dimenticai presto, con non poca rabbia nei confronti di quella parte di me che, evidentemente, tentava ancora di illudermi.
Contro ogni logica entrambe le visioni, che essenzialmente si rafforzavano a vicenda, si rivelarono corrette. Mi tornarono in mente solo in seguito e mi pentii di non averle tenute in considerazione, non riesco mai a fidarmi totalmente di me stessa, benché io non mi senta la “fonte” di tali visioni ma solo un’antenna capace, in certe condizioni, di captarle. Fu un incontro fortemente chiarificatore che portò ad una rinascita, con grandi promesse per quella relazione e grandi speranze nelle mie stesse capacità.
Tutto ciò mi innalzava spiritualmente, mi faceva sperare di star lottando per una causa giusta, per ciò che davvero ero destinata a raggiungere. Anche se non capivo ancora il mio obiettivo, sentivo di essere sul punto ti trovare la strada giusta che, presto o tardi, mi ci avrebbe condotta.

Quando la mole di coincidenze e visioni si fece intollerabile per la mia parte logica, decisi di fare delle ricerche specifiche nel modo più semplice e immediato che conoscessi. Cercai su Google, letteralmente, “coincidenze”, “presentimenti” e “sogni premonitori”. Tutte e tre le ricerche mi portarono inevitabilmente a Jung, e con lui mi si aprì un mondo. Riuscivo finalmente a dare un nome a ciò che mi accadeva, addirittura non mi consideravo più così diversa ma semplicemente un tipo psicologico raro: un’intuitiva introversa.
Neanche il pensiero di Jung però mi bastava, la mia parte logica continuava a premere. Giunsi per caso ad avere contatti con un astronomo che si occupa di fisica quantistica e quindi di sincronicità dal punto di vista scientifico. Mi informai e scoprii che in realtà gli eventi sincronici avvengono in natura da sempre e la scienza, o almeno parte di essa, li riconosce sebbene ancora non riesca a spiegarli. Improvvisamente fu come se i due filoni di ricerca che avevo da sempre seguito, quello intuitivo e quello razionale, si fossero fusi e rappresentassero adesso semplicemente due punti di vista sullo stesso oggetto. Per molti anni mi era sembrato di tradire la mia razionalità dedicandomi alla parte intuitiva, e di tradire la parte intuitiva con la razionalità. Finalmente non era più così.
Trovai anche curiose analogie tra il mio nome e ciò di cui mi stavo occupando: la stella Deneb viene da sempre associata in letteratura ad ipotetiche forme di vita aliene, e la costellazione del Cigno di cui fa parte era considerata presso numerose culture come luogo di provenienza e di ritorno delle anime, sede dell’intelligenza universale, in un certo senso.
Tutto ciò, la scoperta di questa capacità, della possibilità di comunicare tramite l’inconscio con la realtà sovrasensoriale, i continui segnali che mi hanno guidata negli ultimi anni, mi hanno finalmente fatta sentire al posto giusto e nel tempo giusto. Non più sfasata rispetto alla realtà, disallineata rispetto a tutte le cose, ma in perfetta sintonia. E’ come se fosse il solo modo di riuscire a collocarmi nel mondo, come se il mio posto fosse presente nel mondo invisibile, ma non in quello materiale. Ho smesso di sentirmi sbagliata solo nel momento in cui quella porta si è aperta del tutto. Credo quindi che la mia natura si esplicherebbe del tutto se io riuscissi ad allenare queste capacità, se possibile indirizzarle, farne qualcosa di buono e utile.
Ho provato tecniche di ipnosi e meditazione, ma non ho ancora trovato la via più adatta a me né qualcuno che mi guidi verso ciò che realmente vorrei.
Inoltre, da pochi mesi queste mie capacità sembrano essersi sbiadite in seguito ad un profondo dolore che ho provato e che ancora non riesco ad accettare. Sento la mia mente costantemente focalizzata sui fatti, sugli eventi visibili, sui legami logici, e in questo modo credo che il mio pensiero blocchi la mia intuizione. E’ una sensazione quasi tangibile, me ne accorgo ad esempio quando medito/prego all’aperto: solitamente avvertivo un filo diretto con il cielo, un canale di comunicazione libero, mi sentivo compresa entro la cupola stellata. Ultimamente non è più così, sento qualcosa che blocca il passaggio e se prima avevo la più assoluta certezza che, in qualche modo, l’Universo mi ascoltasse, adesso mi sembra quasi di parlare da sola. Allo stesso modo me ne accorgo ascoltando musica, specialmente quando si tratta di brani particolarmente emozionanti: se prima avvertivo il mio spirito che si innalzava durante l’ascolto, adesso non più. Qualcosa lo trattiene a terra, lo schiaccia e lo trascina via. Non riesco più a elevarmi al di sopra della realtà sensibile e che, purtroppo in questo momento, mi fa male. Provo ogni giorno a liberare la mente, consapevole che la logica e la mia urgenza di analizzare razionalmente i fatti mi precludono la via per l’intuizione. E’ una condizione molto penosa per me, perché mi sembra di brancolare nel buio, avendo perso la mia principale fonte di informazioni su me stessa e sul mondo. Mi ritrovo senza occhi, incapace di orientarmi.
Di tanto in tanto si verificano soltanto episodi di telepatia con persone a me molto care, e talvolta qualche intromissione di pensiero (non saprei definirla diversamente), un pensiero improvviso, un’immagine, una parola, che successivamente si concretizzano. I miei sogni invece si sono fatti oscuri e difficilmente decifrabili, nonostante ormai da anni riuscissi ad interpretarli con una certa facilità. Le visioni vere e proprie, quelle forti, chiare come se mi affacciassi alla finestra e scorgessi una scena futura, quelle non mi si presentano da mesi.
So di essere io stessa il blocco che mi preclude queste capacità, ma non so come rimuoverlo.
Se riuscissi poi a recuperarle ed allenarle, so che mi avvicinerei a quello che sento essere il mio obiettivo, per quanto non voglia comunque fossilizzarmi su questa convinzione ma solamente indagare la possibilità che sia così.”
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INDICE ROMANZO

CAPITOLO 1 : https://masadaweb.org/2014/07/13/masada-n-1545-13-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-1/

Regressioni a vite precedenti – La guarigione a distanza – Le visualizzazioni- I numeri simbolici

CAPITOLO 2 : https://masadaweb.org/2014/07/17/masada-n-1546-17-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-2/

Le malattie psicosomatiche – Induzione e ipnosi come forma di terapia – Le verruche

CAPITOLO 3 : https://masadaweb.org/2014/07/22/masada-n-1547-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-3/

Tutto comincia dalla testa – Talismani: la croce di Ankh – Rievocare altre vite o momenti traumatici del passato – Incubi ricorrenti – Leggere negli altri una storia fatta di tante storie

CAPITOLO 4 : https://masadaweb.org/2014/07/28/masada-n-1550-28-7-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-4/

Isobare psichiche – Rane – La lezione del dolore – La lezione del piacere – La sessualità sacra – La verginità eterna – Ma cos’è l’orgasmo? – Eiaculazione precoce, vaginismo e omosessualità

CAPITOLO 5 : https://masadaweb.org/2014/07/29/masada-n-1551-29-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-5/

Pene d’amore – Il tradimento – La trasgressione – Amare l’impossibile

CAPITOLO 6 : https://masadaweb.org/2014/08/06/masada-n-1552-6-8-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-6/

La casa infestata – Sogni premonitori – Messaggi dall’al di là – Le vite precedenti

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1 commento »

  1. Che strano effetto fa vedere la propria storia resa pubblica in un intero capitolo! Non ti nascondo un po’ di imbarazzo ed emozione, ma resta comunque un onore. 🙂
    Va benissimo solo il mio nome, anzi, probabilmente se non fosse stato per il fatto che, nel mio racconto, la stranezza del mio nome ha una certa importanza, ti avrei chiesto di poterlo omettere. Tu sei stata molto coraggiosa nel raccontare la tua storia apertamente, io al momento non lo sono altrettanto ma sono contenta di aver condiviso la mia esperienza.
    La notte scorsa ho letto i primi quattro capitoli del romanzo, oggi leggerò gli altri. E’ sorprendente con quante vite straordinarie tu abbia avuto a che fare ed è meraviglioso poterle conoscere. Inoltre, scrivere per intero la mia storia e rileggerla più volte mi ha aiutata parecchio, come se qualcosa fosse divenuto un po’ più chiaro nella mia mente. Per ora è solo una sensazione indefinita ma ho fiducia che piano piano la nebbia si diraderà.
    Non immaginavo che così tante persone ti seguissero, ti auguro sempre più lettori e non solo perché questo, secondo me, indicherebbe una mentalità in via d’apertura, ma anche perché meriti riconoscimento per il tuo impegno. Leggerti è un vero piacere e spero davvero che, così come la tua storia e quelle di altri sono state d’aiuto a me, anche il mio racconto possa in qualche modo rivelarsi utile per qualcuno.
    Speriamo che il problema tecnico si risolva presto: il tuo blog è ormai come un appuntamento fisso per me e credo lo sia per tanti.
    Nel frattempo, in attesa che tutto torni alla normalità e sperando in qualche feedback, mi dedicherò alla lettura dei Masada precedenti.
    Grazie ancora a te per l’opportunità
    Ti ringrazio per tutti i complimenti, soprattutto perché provengono da te che scrivi in un modo sorprendente, esprimi concetti che di base sarebbero anche criptici a volte, e lo fai con una facilità tale da renderli del tutto naturali e di immediata comprensione per chi legge. Io non sono pienamente consapevole del mio talento per la scrittura, se così si può definire. Me lo dicono in tanti però io non riesco a vederlo, ma stavolta mi fido di te e ti ringrazio ancora.

    Deneb

    Commento di MasadaAdmin — agosto 13, 2014 @ 5:28 pm | Rispondi


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