Nuovo Masada

agosto 10, 2014

MASADA n° 1553 10-8-2014 PREGIUDICATO E SPREGIUDICATO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:31 am

Miliardi di euro buttati e milioni di euro rubati – Mentre Renzi perde tempo col Senato, aumenta la crisi italiana – Renzi ha rottamato la sovranità popolare – In peggioramento tutti gli indicatori economici – Perde la stampa italiana- Chiude l’Unità – In calo di ascolti anche il tg3 – Possibilità di realizzare la democrazia diretta – Assenza in Italia di istituti di democrazia diretta – La governabilità di Renzi nega la democrazia – Il quorum – Dagli amici ci guardi Dio: gli USA – Scontro Palestina Israele

LIGABUE

Sotto gli occhi da sempre distratti del mondo
sotto i colpi di spugna di una democrazia
c’è chi visse sperando
e chi disperando
e c’è chi visse comunque morendo
c’è chi riesce a dormire
comunque sia andata
comunque sia
Sotto gli occhi annoiati e distratti del mondo
la pallottola è in canna in bella calligrafia
la giustizia che aspetti
è uguale per tutti
ma le sentenze sono un pelo in ritardo
avvocati che alzano il calice al cielo
sentendosi Dio


C’è qualcuno che può rompere il muro del suono
mentre tutto il mondo si commenta da solo
il cerino sfregato nel buio
fa più luce di quanto vediamo
c’è qualcuno che può rompere il muro del suono
Sotto gli occhi impegnati in ben altro del mondo
ogni storia è riscritta in economia
con i pitbull mollati a sbranare per strada
e coi padroni che stanno fumando
chi doveva pagare non ha mai pagato l’argenteria
C’è qualcuno che può rompere il muro del suono
mentre tutto il mondo si commenta da solo
il cerino sfregato nel buio
fa più luce di quanto vediamo
c’è qualcuno che può rompere il muro del suono
Sotto gli occhi comunque distratti del mondo
si rovesciano al centro e periferia
il vampiro non cambia
pistola alla tempia
non chiede scusa per tutto quel sangue
chi doveva pagare non ha mai pagato per la carestia
chi doveva pagare non ha mai pagato l’argenteria
chi doveva pagare non ha mai pagato
C’è qualcuno che può rompere il muro del suono
mentre tutto il mondo si commenta da solo
il cerino sfregato nel buio
fa più luce di quanto crediamo
c’è qualcuno che può rompere il muro del suono”

Alberto Amiotti
Senato, Boschi: “L’ultima parola ai cittadini”. E pensare che ancora aspettano di dire la prima.
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Pirata 21
Renzi:”Sono trent’anni che gli italiani vengono presi in giro”. Se si svegliano adesso è proprio sfiga.
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Rocco Gazzaneo
Boschi. “L’ultima parola spetterà ai cittadini”. Il rantolo.
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Frandiben
Il Governo stabilisce che sarà severamente proibito chiamarla deriva autoritaria.
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Abolire il Senato è solo la prima fase del piano di Renzi. La seconda è vendere Palazzo Madama su ebay.
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Pirata 21
Grillo:”Mussolini ebbe più pudore di Renzi”. Vallo a dire a Matteotti.
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Renzi a Grillo:”Non è un colpo di stato, ma un colpo di sole”. Si sta giustificando.
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Renzi a Grillo:”Non è un colpo di stato, ma un colpo di sole”. Ma io azzarderei anche di sòle.
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Riforme, il Quirinale:”Nessuna pressione sui parlamentari ribelli”. Non li ha proprio cagati.
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D’Alema arriva a sorpresa a palazzo Chigi. Per gli indiani sarebbe presagio di sventura.
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Riforme. Salta tutto e si riparte da zero. Speriamo di non perdere il passo dei paesi del terzo mondo.
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Renzi: “Le riforme non sono il capriccio di un premier autoritario”. Sta facendo il modesto.
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Grasso al Senatore del M5S con un peluche in mano:”Non sono ammessi pupazzi in aula”. Vai a capire a chi dicesse.
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Ivhank
Boschi: ”Non ci sono minacce per la democrazia”. Ovunque essa si trovi.
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Donlione
Spunta la proposta di chiamare “Gilda” la Camera dei Deputati. Bedda Matre Onorata!
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Montales
D’Alema arriva a sorpresa a palazzo Chigi. “Scusate, il cane mi stava passeggiando da queste parti”.
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D’Alema arriva a sorpresa a palazzo Chigi. “E’ qui il mondiale di boria?”
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E’ unanime dall’Europa la condanna di Renzi che ha fatto riforme che non interessano produzione e occupazione mentre la crisi italiana aumenta.
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L’UNICA COSA CHE RENZI HA ROTTAMATO E’ LA SOVRANITA’ POPOLARE
Massimo Buzzelli

Signor Presidente del Senato, dopo che Lei ha proposto che a B e al suo Governo venisse attribuito un “premio speciale alla lotta contro la mafia”, sarebbe adesso il caso di proporre Renzi e il PD ad un premio per la democrazia. Che ne pensa?
L’Italia dopo la II guerra mondiale ha avuto un gruppo di persone elette, colte ed illuminate che hanno dato alla nazione una COSTITUZIONE dalla quale ha attinto anche l’O.N.U. per redigere la statuto dei diritti dell’uomo, ora questa costituzione verrà modificata da: pregiudicati, delinquenti, escort, mafiosi, scilipotisti, pressapochisti, ciarlatani, renzusconiani, i colpi di fortuna non capitano due volte. Forza Italia.
La Goldman Sachs ha deciso che la costituzione di questo paese è troppo democratica. Renzi con rinnegati come Zanda e Napolitano ubbidisce: la Costituzione sarà rottamata. In verità sarà l’unica rottamazione fatta da Renzi. La vecchia cricca ha solo scambiato qualche posto, ma è lì più salda e impunita che mai.
L’unica cosa che Renzi ha rottamato è la sovranità popolare.
Sarà poi la volta dello stato sociale, delle pensioni sociali, delle pensioni di reversibilità, della sanità pubblica, di tutti i nostri diritti….
Il popolo bue non capisce un’acca. Gli elettori votano la propria estinzione come tanti zombi.
Questa gentaglia procede a colpi di ghigliottina, disinformazione e calunnie; opportunisti e caterve di troll che formano ormai il nuovo squadrismo.
Su tutto si erge come un Moloch insensibile e meccanico l’iperliberismo, morto in tutti i suoi effetti, vivo più che mai nella sua sporca corruzione.

MILIARDI DI EURO BUTTATI E MILIONI DI EURO RUBATI
Franco Capuani

TAV: 20 miliardi di euro buttati e milioni di euro rubati, molti con la collaborazione del crimine organizzato
AFGHANISTAN: 5 miliardi di euro buttati per una guerra non nostra
ALITALIA: miliardi di euro buttati, lavoratori licenziati e tasche degli amici degli amici sempre più gonfie
BANCHE PRIVATE: 7,5 miliardi di euro regalati con il decreto IMU Bankitalia
SLOT MACHINE: 98 miliardi di euro condonati alle concessionarie del gioco d’azzardo, le stesse che finanziano fondazioni e partiti
MPS: banca spolpata dal PD salvata con i soldi nostri (oltre 4 miliardi di euro)
FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI: oltre 2 miliardi di euro di soldi nostri rubati da questi segretari di partito ladri

MENTRE RENZI PERDE TEMPO COL SENATO, AUMENTA LA CRISI
Alessandro

– Il 65% delle famiglie italiane riduce qualità o quantità cibo, ”diminuzione significativa” quella per la carne -3,2%. (Istat)
– Frena a giugno l’export italiano extra Ue. Male i beni strumentali. A giugno 2014, rispetto al mese precedente, le esportazioni sono in contrazione -4,3%. (Il Sole 24 Ore)
-La crescita della Spagna accelera. Il Pil della Spagna è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre. E’ migliore del previsto e mostra una ulteriore accelerazione della crescita dopo il +0,4% del primo trimestre. (Sole 24 ore).
– La Gran Bretagna è fuori dalla crisi. Pil secondo semestre + 0,8% (Ansa)
L’Italia sta strisciando sul fondo ma a Renzi interessa solo il potere, con le riforme tese solo ad auto perpetuarsi eliminando le opposizioni per legge.
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IL PEGGIORAMENTO DI TUTTI GLI INDICATORI ECONOMICI
ELIO LANNUTI

“Il Governo Renzi, impegnato al braccio di ferro sulle riforme costituzionali care alla P2, nasconde la testa sotto la sabbia negando l’evidenza di dati ed indicatori economici sempre più preoccupanti ed allarmanti, che necessitano di una robusta ed inevitabile manovra autunnale di aggiustamento da 24 a 36 miliardi di euro.

Debito-Pil: in Italia nel primo trimestre 2014, il rapporto tra debito pubblico e Pil, che secondo i parametri europei dovrebbe attestarsi al 60%, è salito al 135,6% dal 132,6% del trimestre precedente. Con un aumento del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando era al 130,2%. A maggio 2014 il debito è cresciuto a 2.166,3 miliardi di euro, con un incremento di 92 mld di euro rispetto a 12 mesi prima. Nell’UE e nella zona euro in rapporto al Pil, il debito italiano è secondo solo a quello greco, che alla fine del primo trimestre era al 174,1%.

Crescita economica: Il Def del Governo aveva stabilito un rapporto Debito/Pil al 134,9%, basato sulla proiezione di crescita del Pil per il 2014, pari allo 0,8% ed un rapporto di indebitamento netto del 2,6% sul Pil. Sia Bankitalia (+0,2%) che FMI (+0,3%), nel prevedere una crescita più bassa, ritengono inevitabile un buco nei conti che dovrà essere ripianato.

Spesa pubblica: invece di diminuire è aumentata nei primi 5 mesi del 2014, passando da 181,9 miliardi di euro a 206,7 con un incremento di 25 miliardi di euro.

Privatizzazioni: il Def, che dava conto di esborsi al Fondo Salvastati o Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) per 92,552 miliardi di euro nel biennio 2012 (36,932 mld euro) e 2013 (55,620), aveva stabilito proventi da privatizzazioni pari allo 0,7% del Pil (quindi per 10,9 miliardi di euro), diventati una chimera.

Disoccupazione: a maggio (Istat) sale ancora il tasso di disoccupazione al 12,6% rispetto al 12,5% del mese precedente. I giovani senza lavoro sono il 43%, con 2,3 milioni di occupati in meno sotto i 35 anni dal 2004.

Fisco: la pressione fiscale, pari al 43,8%,per le imprese arriva al 68,6 % sui profitti, dati che non hanno eguali in tutta Europa e non sono riscontrabili neppure tra i grandi paesi industriali extra Ue.

Consumi: Prosegue il tracollo delle vendite al dettaglio calate del 3,5% su base annua. L’andamento nell’indicare una fase recessiva, conferma che la voce “Consumi interni privati” costituisce circa il 60% del PIL Italiano, per cui se non si riprende questo indicatore, difficilmente il PIL si “riprende”.

Sofferenze bancarie: 168,5 miliardi di euro a maggio, con un apporto sofferenze impieghi pari all’8,9%;

Conti Correnti: i costi di gestione dei conti correnti, più elevati della media Ue di un +225%, dove sono attestati a 114 euro, 257 euro in più su ogni conto fissato in Italia a 371 euro contro 114 (+225%), che si traduce in costi complessivi di 6,7 miliardi di euro in più l’anno a carico di famiglie ed imprese.

Tassi mutui: la presunta maggiore solidità delle banche italiane, è stata pagata da correntisti ed utenti dei servizi bancari, che continuano a pagare su ogni mutuo trentennale di 100.000 euro (fissato oggi al tasso del 5,11% in Italia contro 3,79% dell’area euro), uno spread di circa 30.000 euro in più alla scadenza dei mutuatari europei.

RCAuto: dal 1994 (ultimi 20 anni), i costi delle polizze (per una cilindrata media) sono aumentati di oltre il 254%, non giustificati dall’andamento dell’incidentalità’. Tra il 2008 e il 2013 in Italia gli automobilisti hanno pagato 231 euro annui in più rispetto alla media Ue (con un aggravio di circa 8,5 miliardi di euro l’anno a carico dei cittadini)”.

Corruzione: Corruption Perceptions Index 2013, la lista dei 177 Paesi più corrotti al mondo, redatta dalla Ong Trasparency International, assegna all’Italia il 69° posto nella classifica, tra il Montenegro e il Kwait. Tra gli indici presi come riferimento, attraverso un punteggio che va da 0 (molto corrotto) a 100 (non corrotto), nella percezione della corruzione, c’è l’analisi del settore pubblico, seguita dall’abuso di potere, dagli scarsi livelli di integrità e gli accordi segreti. Fattori che non solo opacizzano la governance di un Paese, ma che lo indeboliscono anche dal punto di vista economico e sociale.

Per queste ragioni in autunno, arriverà una manovra lacrime e sangue, da 24 a 30 miliardi di euro per tappare il dissesto dei conti pubblici, sui quali incombono fiscal compact e pareggio di bilancio”.

CRISI DELLA STAMPA
Viviana Vivarelli

Il crollo dei giornali è un fenomeno mondiale e là dove i quotidiani si reggono solo sulle mangiatoie pubbliche e non sulla verità dei fatti e la forza dei valori sociali e non risvegliano più l’interesse dei lettori perché sono puri megafoni di regime, il fallimento è dovuto. Le informazioni ormai si trovano solo sul web e nel confronto della gente con la gente. E’ stato intelligente, Grillo, a capirlo, preveggente come in tale altre cose. Non vi dice nulla che una forza politica come il M5S che alle politiche ha preso il 25% non possieda nessun giornale e nessuna televisione?
Un quotidiano ha il dovere morale di essere il cane da guardia di chi comanda, solo così può assolvere alla sua funzione di informare e di fare una critica costruttiva utile a tutti. Se si trasforma in una velina del potere, è salutare che scompaia.

CHIUDE L’UNITA’

Dal 1° agosto l’Unità ha chiuso ma saremo noi a pagare il suo debito di 110 milioni.
Negli ultimi 3 anni, malgrado i larghissimi finanziamenti pubblici (4 milioni di euro più ben più cospicui benefit) e il fatto di essere l’organo di partito di un Pd che si vanta di avere la maggioranza nel Paese, questo quotidiano è riuscito a perdere quasi la metà dei proprio lettori, da 40mila a 20mila, e avere solo 20.000 lettori su 60 milioni di abitanti è ben misera cosa. Praticamente la comprano quasi solo le sedi del Pd e qualche anziano de coccio. Per intendersi, the Sun per es., vende 3 milioni e mezzo di copie. The New York Times vende 877 000 copie al giorno e ha 30 milioni di lettori sul web.
Ora o l’Unita la compera la Santanché, il che sarebbe proprio il sotterramento degli ex ideali di sx, o non le resta, invece di chiedere altra assistenza pubblica, di rifondare un giornale decente autogestito e senza finanziamenti pubblici e dipendenze di partito come Il fatto Quotidiano. Ma dubitiamo che i suoi giornalisti siano capaci di offrirsi a una vera concorrenza e a una vera libertà, perché sono stati ormai troppo a lungo cooptati da un Pd diventato talmente simile a Fi che i lettori residui comprano ormai il Giornale, mentre chi cerca una vera informazione si muove sul web.
Noi dovremmo difendere sempre la libertà e il pluralismo dell’informazione ma non possiamo essere in lutto per un foglio che da tempo non dava più informazione né cultura e si era trasformato in un libello di propaganda governativa pronto ad applaudire il peggio. La libertà viene solo ferita da chi si muove come un suddito e propaga disinformazione e propaganda di bassa lega. E non possiamo certo stare a piangere su un quotidiano che faceva ormai parte di quella stampa deteriore che ci ha fatto cadere tra i paesi semiliberi e ha leso profondamente la verità, inquinando dunque la sovranità.

Da una comunicazione dei 5stelle Commissioni Scuola, Scienza e Cultura

La prima legge ad iniziativa popolare del M5S (ovviamente nemmeno discussa dal Parlamento) chiedeva l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria dicendo:
“il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla legge n. 69 del 1963 che dalla stessa Carta dei doveri quale “obbligo inderogabile”. Gli organi di informazione sono l’anello di congiunzione tra il fatto e la collettività. Essi consentono alla collettività l’esercizio di quella sovranità che secondo l’art. 1 della Costituzione “appartiene al popolo”. Un’informazione che occulta o distorce la realtà dei fatti impedisce alla collettività un “consapevole esercizio della sovranità”.
La situazione in cui versa l’editoria italiana è drammatica e la politica è chiamata a trovare delle soluzioni per realizzare il necessario rinnovamento del sistema informativo del nostro Paese, per portarlo qualitativamente alla pari di altri grandi Paesi (ricordiamo che l’Italia si trova al 49° posto del ranking 2014 del Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa dietro a paesi come Estonia, Giamaica, Costa Rica, Namibia, Capo Verde, Ghana), per agevolare il pluralismo informativo, per promuovere un corretto e concreto inserimento dei tanti giovani giornalisti che oggi sono costretti a lavorare nelle redazioni per pochi euro al pezzo.
Anche negli altri Paesi europei lo Stato dà aiuti in campo editoriale, ma solo per incentivare nuove iniziative, promuovere l’innovazione, aiutare i piccoli a crescere, insomma per aumentare il pluralismo e il ventaglio delle offerte, favorendo così l’allargamento del mercato e la stessa occupazione di settore. Invece, in Italia, il sistema del finanziamento pubblico all’editoria ha finito per trasformarsi in un mero strumento utilizzato dai partiti per favorire realtà editoriali ad essi collegate, agevolando gli interessi dei grandi editori e tutelando le grandi firme a discapito di pluralismo, qualità dell’informazione e libertà di stampa.
Se è vero che negli ultimi anni gli stanziamenti si sono ridotti, è pur vero che il flusso di denaro pubblico per il settore continua ad essere consistente.
Solo nel 2014, 190 milioni di euro di soldi pubblici andranno all’editoria. Di questi fondi una buona parte andrà in contributi diretti, giornali di partito o altre testate come Avvenire (€ 4.355.324,42), Europa (€ 1.183.113,76), Il Foglio (€ 1.523.106,65), Italia Oggi (€ 3.904.773,62), Il Manifesto (€ 2.712.406,23), L’Unità (€ 3.615.894,65). Questi sono i dati del 2012. Ben più cospicui, anche se difficili da quantificare, sono invece i contributi indiretti: agevolazioni IVA, agevolazioni postali, obbligo di pubblicazione dei bandi pubblici, ecc.
Questo enorme ammontare di denaro non ha nulla a che vedere col fine ultimo di una buona politica, che dovrebbe tutelare l’art. 21 della Costituzione, bensì mira a gonfiare le casse degli editori che restituiranno il favore in termini di “riconoscenza” nei confronti del Governo di turno.
In questi giorni è vivacissimo anche il dibattito relativo alla tutela del diritto d’autore on-line, materia su cui è già intervenuta di recente AGCOM adottando un regolamento su cui siamo molto critici. A riguardo, il M5S ha presentato una relazione all’AGCOM per superare l’approccio finora adottato sul diritto d’autore on-line per cogliere le straordinarie possibilità offerte dalle reti di comunicazione alle opere tutelate dal diritto d’autore, con creazione e di condivisione di nuove opere e sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali rese possibili dalla rivoluzione digitale.
Indro Montanelli ha lasciato ad ogni giornalista tre semplici regole:
1) guadagnarsi la fiducia del lettore dicendo sempre tutta la verità e, se si sbaglia, chiedere scusa immediatamente;
2) scrivere con un linguaggio semplice, quello del lettore e non quello “dell’Accademia, peste e dannazione di una cultura”. Essere sempre al servizio del lettore;
3) non far mai sentire al lettore la propria opinione: “che te ne sia fatta qualcuna, è inevitabile; e chi lo nega, o è un imbecille o è un bugiardo. Ma non si può né si deve imporla al lettore; bisogna lasciargliela suggerire dai fatti secondo il modo in cui gli si raccontano”.
E invece cos’è il giornalismo oggi anche e soprattutto a causa di quei finanziamenti pubblici che oggi vogliamo abolire? L’intento del M5S è quello ambizioso di rinnovare l’informazione e liberarla dal giogo del potere.
Enzo Biagi diceva: “Credo nella libertà di espressione, cioè in giornali e televisioni liberi di criticare il potere.“ Per raggiungere questo obiettivo, riteniamo si debba passare anche dall’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria in favore di una nuova forma transitoria destinata alla realizzazione di una reale innovazione.

LA FINE DEL QUOTIDIANO DI GRAMSCI
BAGNAI

…e così, cari compagni, è arrivato il conto, vero? E ora tutti a biascicare compunti parole di circostanza: “È una perdita per la democrazia, una testata storica, Gramsci…” Una perdita per la democrazia cosa? Riavvolgiamo il nastro: metà novembre 2011, voi plaudiste Monti ma Monti non era lì per salvare noi, ma per salvare i creditori esteri. Ma che voi, corifei del partito di “abbiamo una banca”, aedi della sx serva particolarmente sciocca del capitale finanziario, poteste rendervene conto. Vi siete accorti di quanta gente esulta su Twitter per la vostra indecorosa caduta? Vi rendete conto di quanta gente vi odia? Sì, vi odia, che è una cosa sbagliata, ma è purtroppo la parola giusta. Non vi ponete una domanda sul perché? Cosa avrete mai fatto per meritarvi l’odio di tanti lavoratori? Ad agosto del 2011, quando ancora prorompevate in stucchevoli querimonie sulla durata eterna del Governo B, io avevo già detto chiaro e tondo che B sarebbe stato sostituito perché era giunto il momento della macelleria sociale, ed occorreva quindi un personaggio che sembrasse di sx. Il problema non era il debito pubblico, era il debito estero, ed era quindi ovvio che i creditori esteri avrebbero mandato un loro uomo che avrebbe distrutto il nostro paese, lo avrebbe stritolato nel frantoio dell’austerità per estrarne il succo, fottendosene di tutto e di tutti. Per recuperare competitività bisognava distruggere domanda, creare disoccupazione: solo quella abbassa i salari al di sotto di quelli dei nostri concorrenti, pardon: fratelli nell’euro! Dopo lo hanno confessato. Ecco, a voi, del paese, non fregava e non frega nulla, diciamocelo. A voi interessava solo che i vostri referenti politici, in qualsiasi modo, raggiungessero il potere. Avete acclamato l’avvento di un Governo di sociopatici, espressione diretta di quelle élite europee criminali che hanno dichiarato guerra non tanto alle classi subalterne (questa non sarebbe una novità), ma alle stesse leggi della logica economica. Avete legittimato come vittoria della sx, come necessario snodo “tecnico”, la sconfitta politica più grave mai subita dalle classi subalterne in questo paese, avete cinto queste macchine di distruzione, i Monti, le Fornero, legittimandole come “di sx”.
Avete, per odio ideologico, trascurato di soffermarvi su un piccolo “dettaglio”: che se anche quello che veniva tolto di mezzo era un vostro nemico, il modo in cui egli veniva eliminato era incompatibile con la sovranità democratica del nostro paese, era espressione non della volontà popolare, alla quale veniva accuratamente impedito di esprimersi, ma della volontà di élite che voi non potevate non vedere all’opera, a meno di essere dei completi idioti, e delle quali vi facevate ossequenti e proattivi zerbini, nella consapevolezza che vi avrebbero sempre protetto, che per voi un tozzo di pane ci sarebbe sempre stato. Avete acclamato come “liberazione”, infangando il nome e la memoria della guerra partigiana, l’avvento di un regime pinochettiano, che si era fatta vanto e bandiera di restringere il perimetro dello Stato, cioè di riportare indietro le lancette della Storia, cancellando qualsiasi traccia di quel minimo di socialdemocrazia europea che si era riusciti a importare nel nostro martoriato paese. Avete, per anni, continuato a sostenere questo e i regimi successivi, senza dare un minimo spazio ad alcuna voce critica (e sì che trovarla non era difficile: ce n’era e ce n’è una sola, a sx), con la tracotanza di chi si sente al di sopra di qualsiasi legge morale, con la iattanza di chi pensa di potersi dispensare da qualsiasi dovere di solidarietà verso i propri prossimi morenti, quelli che scrivevano a me lettere come questa, che a voi nessuno ha mai scritto, perché nessuno ha mai pensato che foste persone, che aveste un’etica, una dignità, dopo aver visto quel titolo infame, nessuno ha mai pensato che poteste essere qualcosa di diverso da tramiti passivi, da ecolalici ripetitori di un messaggio scritto da altre mani, che a voi veniva consegnato solo perché lo legittimaste col vostro marchio. Avete tradito la vostra etica professionale, che vi avrebbe chiesto di fornire anche qualche fatto, oltre alle vostre porche e disinformate opinioni, e avete tradito la vostra appartenenza di sx, schierandovi senza se e senza ma con un regime del quale tutti, perfino Zingales, denunciano la matrice criminale, insita nella deliberata intenzione di usare la violenza economica come strumento di indirizzo politico, e tutti, perfino Fassina (Fassina, capite? Fassina? Siete stati sorpassati a sx perfino da Fassina!), perfino Fassina, disais-je, riconoscono il chiaro orientamento di classe, ovviamente a danno delle classi subalterne, alle quali voi, in tutta evidenza, ritenevate di non appartenere… Quindi, adesso, crepate, e se possibile fatelo in silenzio. Per il regime ormai siete inutili. Il regime pensa di aver vinto. 40% in Italia (vedrai quanto dura!), 60% o giù di lì al Parlamento Europeo… E allora, sapete, siccome siete diventati inutili, siete sempre stati costosi, e non siete particolarmente belli da vedere (nonostante tutta l’arte di Klaus Davi) ecco che, come economia vuole, come vuole l’economia che piace a voi, quella delle riforme che tanto avete decantato, arriva la mannaia. Ve lo dico con molta semplicità e quasi nessuna acredine. Tutti i mentitori chiuderanno. Morirete tutti (professionalmente, s’intende). Qualcuno cercherà di farlo con dignità. Voi avete rinunciato anche alla dignità: Se proprio ci tenete ad esprimervi, prima inginocchiatevi sulla tomba di ogni suicidato, chiedete scusa a ogni moglie, a ogni figlio, a ogni fratello, a ogni sorella, a ogni madre, a ogni padre, che dal regime che avete appoggiato, dal regime che avete legittimato nel nome di Gramsci, ha visto sottrarsi il sostegno e l’affetto di una vita. Invece di esibire le vostre riverite pance, implorate perdono da quei lavoratori che avete tradito. Ma non venite a dirci che la scomparsa di persone che si sono esibite in capolavori come quello che apre questo post è una perdita per la democrazia. Questo, vi prego, evitatelo: dareste a chi ancora prova a crederci, nella democrazia.
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Grazie alle legge Prodi del 1998, i debiti che l’Unità ha fatto. malgrado sia il quotidiano più agevolato dai finanziamenti pubblici, saranno pagati dallo Stato.
La legge Prodi del 1998 ovviamente era astratta e riguardava tutte le aree politiche, anche se in quel momento era il PDS ad avere problematiche finanziarie (chissà se qualcuno azzardò allora la battuta di “legge ad partitum”, ma credo di no).
Ma la notizia è stata fatta subito sparire, come spesso accade per le notizie sgradite alla sx. Dunque i debiti di questo sciagurato giornale li pagheremo noi, anche quelli che mai hanno letto l’Unità. E la chiamano democrazia…!

Negus
La Santanchè vuole comprare l’Unità
Ora la chiusura sarà un sollievo.

Viviana
La Santanchè vuole trasformala in un giornale porno.
Sarà un miglioramento, visto che era già pornografia politica.
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Ma quando leggevate che la Santanchè voleva comprare l’Unità, questo non vi diceva qualcosa? Non vi trillava in testa un campanellino? Non vi diceva nulla la vostra intelligenza sul livello morale e politico in cui il quotidiano fondato da Gramsci è stato fatto cadere? E non vi trilla in testa un campanellino sul livello di bassezza in cui il Pd stesso è stato fatto cadere?
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Miskin
La Santanchè vuole comprare l’Unitá, nuove frontiere del sadomasochismo.
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Il segnale chiaro fu quando si preannunciava la prima chiusura. E D’Alema bellamente se ne fregò. Vedi ora Renzi.
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Non crolla solo l’Unità ridotta a 40.000 lettori su 60 milioni di Italiani
Crolla anche il tg3 che ha perso il 18,8% degli ascolti
La gestione della Berlinguer è fallimentare, ha perso 3 punti di share su Di Bella.
La barca fa acqua da tutte le parti. Infatti va malissimo anche l’approfondimento notturno del Tg3. “Linea Notte” che naviga ormai nelle acque basse del 3 per cento di share. Insomma al Tg3 sarebbe meglio cambiare il timoniere, prima che la barca affondi completamente. Ma per quanto deve continuare questa deriva verso il peggio?

Cristina Correani

Il fallimento de l’Unità va addebitato anche al conflitto di interessi mai affrontato – soprattutto da quella politica vicina a l’Unità – la cui risoluzione sembra essere impossibile e invece è più che mai necessaria, perché l’anormalità italiana è tutta e solo in questo sistema malato che permette a chi dovrebbe essere controllato di fare il controllore, un’autogestione criminosa del potere che non potrà mai intervenire quando chi gestisce il potere specialmente politico ma anche quello industriale, della finanza, non lo fa come deve perché i personaggi sono sempre gli stessi, quelli con le mani in pasta ovunque, nell’azienda pubblica come nei CDA dei quotidiani trasformati nella dependance dei palazzi.
Gli ottanta dipendenti restano senza un lavoro anche per aver accettato quella linea editoriale che è stata la prima causa del fallimento, per non aver protestato quando i vari direttori che si sono succeduti nell’era napolitana imponevano certi titoli e certe non notizie per non disturbare i manovratori, da Monti a Renzi passando per Letta, per non aver messo sull’avviso dei pericoli del patto fra Matteo Renzi e il delinquente. L’appello sul tentativo di violare la Costituzione avremmo dovuto leggerlo su l’Unità e Repubblica mentre questi sono i giornali che più di tutti gli altri hanno omesso, nascosto, non detto, in funzione dell’armonia delle larghe intese, dei governi “necessari”. Anche a far chiudere i giornali.
Dove, in quale paese il numero uno di un partito potrebbe essere anche editore di quotidiani? vale per B ma anche per De Benedetti.
Io sono a favore di un finanziamento a cui corrisponda un servizio. Così come tutti gli altri servizi a cui hanno diritto i cittadini. L’informazione deve tornare ad essere un diritto come essere curati. E’ ingeneroso, ingiusto ma soprattutto falso accusare dei fantomatici altri che non sono intervenuti per sostenere l’Unità.
I motivi dello “scempio” sono altri e di vario genere. Uno su tutti, sempre il conflitto d’interessi. Poi la rinuncia ad essere quel giornale della gente, del popolo che aveva in mente Antonio Gramsci quando l’ha fondato per trasformarsi in un fogliaccio di propaganda politica che in, questi ultimi anni specialmente, ha sostenuto tutto l’insostenibile, checché ne dica il globetrotter toscano che si vanta del Pd che non c’entra niente mentre, e invece, c’entra tutto.
In questo paese tutto quello che tocca la politica diventa fango, per questo nei paesi civili e democratici davvero l’informazione è libera, non si fa violentare e sottomettere dai padroni del potere ma fa quello che deve, cioè controllare quello che fa il potere. L’Unità muore perché in questo paese è morta la sx comunista, quella di Gramsci, uccisa dai suoi stessi dirigenti, gli stessi che si sono venduti al miglior padrone e oggi si mettono le gramaglie dell’ipocrisia.
Se fossimo arroganti come i politici diremmo che chi è causa del suo male deve piangere solo se stesso, ma siccome noi siamo diversi e ci addolora quando un giornale chiude, non lo faremo. Ma va regolarizzato il sistema.
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Pur non essendo L’Unità l’organo ufficiale del partito (l’organo del PD è infatti Europa), quote di capitale della sua società editoriale (la Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A.) sono detenute dal Pd. L’Unità è il quotidiano italiano che più gode dei finanziamenti pubblici.
Nel 1929 al tempo dell’assassinio Matteotti e della presa di potere di Mussolini vendeva 25.000. Oggi, quasi 90 anni dopo, ne vende 40.000 ed è scesa persino a 20.000.
Nel 1974, al tempo di Pasolini, negli anni di piombo le copie giornaliere erano 239.000.
Nel 1987 comincia la privatizzazione ed entrano nella proprietà imprenditori privati.
Con Gambescia le vendite crollano a 60mila e a gennaio 1999 si decide l’immediata chiusura delle redazioni di Bologna e Firenze (e proprio quando al Governo c’è D’Alema). Con Calderola scende ancora. Nel 2000 con Dalai siamo a sole 28.000 copie. Chiude. Rinasce nel 2001 con Padellaro e Furio Colombo, ma la proprietà ha la bella idea di licenziarli e va in crisi di nuovo, tanto che sta per essere comprata da Angelucci, editore di Libero e del Riformista (!). Ma la compra Soru che chiama la De Gregorio che la dimezza ma la crisi continua fino a oggi.
In 5 anni, dal 2001 al 2014, i giornali italiani hanno perso 1 milione e 150.000 copie.
in 20 anni sono scesi di 4 milioni di copie.
In 90 anni, l’Unità che è uno dei più vecchi giornali italiani è scesa dalle 400.000 copie alle 40.000 attuali con punte sotto le 28.000.
La classifica della diffusione totale cartacea più digitale registra questi dati:
Corriere della Sera, 460.453 copie
Repubblica 369.306
Il Sole 24 Ore 355.049
Gazzetta dello Sport 232.527
La Stampa 223.457
Il Messaggero 145.485
Il Resto del Carlino 123mila
Il Giornale 101mila
Libero 69mila
Il Gazzettino 68mila
Il SecoloXIX 56mila
Il Mattino 51mila
Il Tempo 36mila
l’Unità 23.600.

POSSIBILITA’ DI REALIZZARE UNA DEMOCRAZIA DIRETTA
Viviana Vivarelli

Negare la possibilità di realizzare istituti di democrazia diretta dicendo che essa è un’utopia per cui tanto vale abbandonarla non ha impedito che milioni di persone, nella storia, lottassero e riuscissero a realizzare proprio quelle utopie che gli ignavi, gli omologati, gli scarsi di immaginazione avevano giudicato irrealizzabili: la parità tra sessi, il suffragio universale, l’abolizione della schiavitù, lo statuto dei lavoratori, la liberazione dell’India, la fine dell’apartheid, le Costituzioni repubblicane.. fanno parte di tante utopie.
E’ vero che l’utopia di per sé nella sua interezza non si realizza mai, ma cosa vuol dire? Noi abbiamo il diritto e il dovere di avere i nostri progetti di miglioramento sociale e di fare di tutto per realizzarli, per noi e per tutti, sapendo che non raggiungeremo mai il 100% di successo e che l’utopia non è un traguardo ma un’operazione continua di tutela e realizzazione di un sogno.
E’ la storia stessa a provare che la lotta per un futuro migliore non avrà mai fine ma che è proprio grazie a quella lotta che il cammino del progresso va avanti.
L’utopia non è un sogno che si realizza compiutamente, ma un cammino progressivo verso un sogno.
Quando si parla di democrazia diretta, non si può farlo vagamente o in astratto, ripetendo stereotipi generalizzati. Si devono valutare precisi istituti di garanzia della sovranità popolare e concrete possibilità di rispettare e realizzare le scelte dei cittadini. E’ vero che si parla genericamente dell’Atene di Pericle, della Svizzera moderna o al massimo dell’Islanda che si è rifatta la propria Costituzione dal basso, on line. Ma sarebbe meglio affrontare con maggiore serietà il problema della rappresentanza e della sovranità popolare e non scartare in blocco qualunque allargamento della democrazia attuale col pretesto che tanto la democrazia diretta è un assoluto irrealizzabile. In questo modo si rischia di distruggere anche quei pochi brandelli di democrazia rimasti in Italia.
Ogni paese occidentale civile ha nella sua costituzione alcuni istituti di democrazia diretta. L’intento del M5S è di allargarli, e questo è possibile. Quello di Renzi e B che si trascinano dietro due partiti zombi è di diminuirli e distruggerli.
Sta di fatto che l’Italia rispetto agli altri Paesi occidentali ha meno istituti di democrazia diretta e con l’inciucio attuale va addirittura verso la loro distruzione.
L’ossessivo parlare di governabilità da parte di Renzi (cioè di una concentrazione di potere nelle mani di chi già lo gestisce ad aeternum) ha fatto dimenticare i valori della democrazia. Ormai tutti gli ultimi governi hanno sbandierato una loro presunta legalità, mentre infrangevano ogni legittimità. La legalità ci sarà sempre, ovunque il potere mette le mani. Anche le leggi fatte dai regimi sono legali. Ma sono legittime?
Per avere legalità, basta emanare una legge. Ma per avere legittimità bisogna onorare il bene del popolo.
Anche i decreti oggi incostituzionali diventeranno costituzionali non appena le riforme di Renzi avranno messo la Consulta nelle mani dell’esecutivo. Anche le leggi ad personam di B o le prescrizioni dei suoi reati o le sue dubbie assoluzioni sono legali. Ma sono legittime? Stiamo assistendo alla presa perfettamente legale del potere da parte di due soggetti cinici e ambiziosi, dei quali uno deve proteggere la propria libertà e il proprio impero finanziario e l’altro tende ai massimi poteri con la collusione di un intero apparato di Governo, ed entrambi sono pronti a ubbidire, per sostenere se stessi, a una cricca finanziaria di estrema dx che vuole la conquista illegittima e antidemocratica dell’Occidente. L’alta finanza, il sistema dei banchieri gangster, le multinazionali, i grandi magnati intendono violentare e modificare le leggi esistenti per fare i propri interessi, rovesciando la Costituzioni democratiche. Ma questo è legittimo?
In verità il liberalismo è sfociato in liberismo, che è esattamente il suo contrario, perché il primo, anche se era fortemente élitario e intellettuale, prevedeva, almeno in teoria, il rispetto fattivo di certi valori attinenti a ogni uomo, eleggendo la persona a valore a sé stante prioritario rispetto ad ogni altro, mentre il liberismo ha eletto a priorità il profitto di pochi, abbassando il valore della persona, riducendola ad essere merce o consumatore e calpestando e mercificando i suoi diritti.
Così la democrazia parlamentare è sfociata in democrazia autoritaria, che è esattamente il suo contrario, perché in una democrazia parlamentare si rispettano i principi fondamentali di rispetto del popolo, i diritti elettorali di ogni cittadino, la libertà di informazione, il civile confronto, l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, la proporzionalità nel voto, il rispetto per il programma elettorale presentato, i fini sociali e collettivi di bene comune, la pulizia morale degli eletti, la possibilità da parte degli elettori di rimuoverli quando non siano più degni della loro carica, il controllo e la responsabilizzazione dell’operato di Governo…
Grazie alla protervia di Berlusconi, alla viltà del Pd e all’arroganza di Renzi, oggi, in Italiana, non abbiamo più una democrazia ma una diarchia, due capi-partito dietro cui non ci sono più due partiti ma cricche di cortigiani, yesman, nominati ad arbitrio e revocabili ad arbitrio, a cui si chiede un consenso incondizionato, al punto che nemmeno i ministri sanno più cosa fare e stanno inerti ad aspettare gli ordini del capo.
Quel famoso recall che il M5S invoca e che esiste in molti Paesi occidentali (ved molti Stati americani) come forma di reazione da parte dei cittadini ai politici indegni con potere di licenziamento degli stessi, è diventato, oggi, il diritto del despota di partito di licenziare chiunque ponga obiezioni al suo operato.
La democrazia, in Italia, è morta, essenzialmente dentro ai partiti che da lungo tempo hanno cessato di essere democratici, di premiare il merito, di portare avanti i migliori, di incentivare il dibattito interno ed esterno, di convogliare le richieste e i bisogni dei cittadini, di essere il tramite tra la società e chi comanda.
Si deride Grillo che parla ripetutamente di colpo di stato ma sono i fatti stessi a mostrare come progressivamente e rapidamente la democrazia è stata assassinata, e in modo ancora più plateale dalle esorbitanze di Napolitano, dall’abusivo Governo dei tecnici di Monti, dall’ancora più abusivo e per fortuna fallito conclave dei ‘saggi’ istituito col preciso scopo di violentare la Costituzione, e oggi dalle riforma antidemocratiche di Renzi tendenti allo stesso fine.

LA GOVERNABILITA’ DI RENZI NEGA LA DEMOCRAZIA
Viviana Vivarelli

Renzi non fa che parlare di governabilità, come se il rafforzamento del Potere fosse il maggiore interesse degli Italiani, ma la governabilità come lui e Berlusconi la intendono non serve agli interessi del Paese ma solo al consolidamento del loro potere personale, nella costituzione di una diarchia, da cui discendono due corti di ‘nominati’ mentre i diritti della sovranità e i diritti elettorali sono calpestati ogni giorno di più. I nominati stessi discendono dai due capi-in-testa e non sono più rappresentativi dei cittadini, mentre le ideologie che in tutta l’era repubblicana hanno contraddistinto i due poli principali vengono dissolte in un iperliberlismo che serve a compiacere i poteri forti dell’occidente, mentre fa da sottofondo a una nomenclatura sempre più sfacciata e arrogante che conosce solo il valore del denaro e dell’occupazione di tutti i gangli dello Stato.
La governabilità sta distruggendo la democrazia.
Non abbiamo avuto democrazia con i governi di B sostenuti sotto banco dal csx.
Ne abbiamo ancora meno oggi che il patto nascosto è diventato palese e che si rimuovono i problemi gravissimi dei cittadini e delle famiglie per rafforzare un potere ormai esoso e che pensa solo alla propria impunità e alla propria eternità.
Il primo modo per limitare lo strapotere della classe più corrotta e peggiore d’Europa è limitare gli abusi e i privilegi di questa classe trasbordante e la prima regola di democrazia che Grillo ha proposto è appunto questa: drastico tagli di emolumenti, privilegi e vitalizi, durata non superiore alle due legislature, diritto di recall per chi tradisce il proprio mandato e si dimostra indegno del posto che occupa, possibilità dal basso di accedere ai posti di rappresentanza.

Noam Chomsky
La democrazia ha bisogno della dissoluzione del potere privato. Finché esiste il potere privato nel sistema economico è una barzelletta parlare di democrazia. Non si può nemmeno parlare di democrazia, se non c’è un controllo democratico dell’industria, del commercio, delle banche, di tutto.”

Il fatto è che, in una misura straordinaria rispetto ad altri, gli USA sono una società guidata dagli imprenditori, il che significa che i diritti umani sono subordinati al travolgente e imperativo bisogno di profitti per gli investitori e che le decisioni sono nelle mani di irresponsabili tirannie private; significa che anche se esistono
istituzioni democratiche formali, hanno un significato marginale.
Il Governo infatti è l’ombra proiettata dagli imprenditori (oggi dei banchieri gangster) sulla società così che le modifiche all’ombra, non modificano ciò che la proietta
.”

B è andato su con la rimozione di una precisa legge che glielo vietava in quanto proprietario di tv e giornali. E questa non è democrazia. L’inciucio attuale era già stato tentato dalla bicamerale di D’Alema, che era ed è disposto a patteggiare i diritti costituzionali per avere i voti di B e garantirgli immunità e potere, come oggi sta facendo Renzi. E questa non è democrazia.
Per 20 anni i due partiti fondamentali hanno mentito facendosi votare perché l’uno combatteva l’altro. E questa non è democrazia.
Oggi si arriva al patto palese dei due soggetti che dovrebbero essere avversari, calpestando di fatto ogni ideologia, ogni sentire di dx o di sx, ogni differenza dovuta di programma. E questa non è democrazia.
Milioni di cittadini hanno dato il loro voto perché fossero tutelati i loro diritti, la loro possibilità di lavoro, la giustizia, lo stato sociale. Quello che viene fatto con protervia da Renzi e Berlusconi calpesta i diritti, se ne frega del lavoro, vuol distruggere lo stato sociale e portare tutto l’esistente ad una privatizzazione che ci renderà la vita ancora più dura, e ogni atto di legge ormai è una evidente ingiustizia. E questa non è democrazia.
I media ci danno una visione sempre più distorta e padronale dei fatti e manipolano l’informazione e il giudizio come sotto un regime autoritario. E questa non è democrazia.
Da 20 anni a questa parte non solo i valori della Costituzione non sono stati attuati ma adesso Renzi e Berlusconi cercano di fare a pezzi la Costituzione e di diminuire la sovranità popolare. E questa non è democrazia.
Un presidente della repubblica è uscito dai vincoli delle proprie competenze e dei propri poteri per creare dal nulla tre governi, nessuno dei quali esce dalla sovranità popolare e dalla libera scelta dei cittadini ma che, tutti e tre, discendono dai comandi provenienti da una cricca finanziaria internazionale che ci comanda attraverso ordini disumani di organismi mai eletti da nessuno come il Fondo Monetario e la Bce.
E questa non è democrazia.

Senza tirare sempre in ballo i casi estremi dell’Atene classica o della Svizzera federale, sarebbe più onesto riconoscere i danni che i due poli, dx e sx, hanno fatto alla democrazia in Italia in 20 anni, riducendola a ben misera cosa.
Non solo i principi e i valori che i Padri Costituenti sottolinearono con vigore non sono mai stati rispettati, riconosciuti e realizzati, ma i fatti mostrano come ci sia stato un allontanamento progressivo da quei valori fino ad arrivare alla triste alba di oggi dove assistiamo alla restaurazione concordata di un vero regime che con strafottenza li nega, dunque al rovesciamento secco della democrazia nel suo contrario.
Senza spacciare la democrazia come impossibilità di arrivare a un’utopia estremistica e irrealizzabile, perché, più civilmente, non si riconosce che tutti i Paesi civili dell’Occidente hanno più istituti di democrazia diretta di noi e un’etica politica che spinge autonomamente i politici che sbagliano a vergognarsi e dunque dimettersi?

Dittatura della minoranza.. della maggioranza…
Ma di che stiamo parlando?

Le forze di Governo non rappresentano nemmeno 1/4 degli elettori e tutte le forze politiche che sono riuscite a mandare parlamentari a Bruxelles, riescono a malapena a superare il 50% del totale. Su 40 milioni di elettori ne restano “fuori” 22 milioni e mezzo. Anche il 40,8 % raggiunto dal PD tanto sbandierato si riferisce unicamente al numero di votanti e in termini assoluti si riduce al 22%. Ma che maggioranza è? Il Pd attuale ha un peso politico nettamente inferiore a quello della DC negli anni 50, quando l’astensionismo non aveva l’ampiezza attuale e stava a meno del 10%!
In Italia c’è una sola maggioranza: quella dei cittadini che non hanno votato.
E c’è una sola minoranza: quella di Renzi e B che prendono tutto il potere facendo a pezzi lo Stato con un numero individuale esiguo di voti, dunque due minoranze, nessuna delle quali sarebbe maggioranza nel paese, che acciuffano il potere contro una maggioranza di cittadini che nemmeno li vuole.
Lo stesso Governo B e lo stesso Parlamento non sono espressione della democrazia, ma figli della partitocrazia. Una distorsione della volontà popolare. Napolitano si ostina a difendere i partiti dall’ “antipolitica” e dalla democrazia diretta. Abbiamo un parlamento incostituzionale di condannati e di persone senza arte né parte che non troverebbero un lavoro neppure da lavapiatti, “nominato” da 5 segretari di partito. Hanno fallito e sono ancora lì, a darci lezioni. Il male oscuro dell’Italia è la partitocrazia che ha ridotto, un passo alla volta, dal dopoguerra ogni spazio di confronto
democratico e si è impadronita dello Stato. Questo è stato il golpe strisciante, che continua ora a colpi di maglio da parte di Renzi, con l’aiuto di un Berlusconi che pensa solo a salvaguardare la propria impunità e a riprendere peso politico.
Piero Calamandrei, un padre della Costituzione, disse già nei primi anni ’50: “Deputati e Senatori non sono più “rappresentanti del popolo” ma piuttosto impiegati del loro partito. I partiti stessi, da libere associazioni di volontari/credenti, si sono trasformati in eserciti inquadrati da uno stato maggiore di ufficiali e sottufficiali in servizio attivo permanente. L’elezione dipende dalla scelta dei candidati che è fatta dai funzionari di partito. E non si sceglie per meriti personali e competenza professionale, ma per cooptazione.” Ma oggi la situazione è addirittura peggiorata, la democrazia è negata e non c’è decisione importante che riguardi il cittadino che non sia presa al suo posto dai partiti che si permettono ogni licenza grazie a giornalisti servi e ignobili. Stracciano i risultati del referendum, ignorano le leggi di iniziativa popolare, mantengono i pregiudicati in Parlamento. Il tutto nel silenzio più totale della Corte Costituzionale.
E’ necessario inserire nella Costituzione degli strumenti di democrazia diretta: il referendum propositivo senza quorum, la votazione obbligatoria entro un tempo limitato di 60 giorni delle leggi di proposta popolare a votazione palese e l’elezione diretta del candidato.

ASSENZA DI ISTITUTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA

E’ chiaro perché partiti e media servili abbiano un vero terrore della democrazia diretta al punto da chiamarla ‘antipolitica’, mentre in realtà ogni moderno Paese occidentale ha vari istituti di democrazia diretta, ma l’Italia non rispetta nemmeno i pochi che ha e che ora Renzi vuole ancor più limitare: i referendum, le leggi di iniziativa popolare, le petizioni e i tavoli sindacali con la loro arma dello sciopero.
Purtroppo i partiti italiani sono così antidemocratici da aver calpestato i referendum, che dovevano avere forza di legge, l’ultimo che vieta la privatizzazione dell’acqua è caduto nel vuoto in quanto continuiamo a pagare le bollette di un’acqua privatizzata e Renzi vuole aumentare altresì le privatizzazioni dei beni comuni, abbiamo votato contro il finanziamento pubblico dei partiti ma questi si sono inventati il rimborsi pubblici triplicandosi gli incassi, e, grazie a una legge della Lega, ci hanno aggiunto anche i finanziamenti ai giornali, abbiamo eliminato il Ministero dell’Agricoltura che è ricomparso come Ministero delle Politiche Agricole ecc.
Di petizioni popolari nemmeno parlarne.
Per le leggi di iniziativa popolare basta vedere cosa hanno fatto per quelle presentate da Beppe Grillo con 350.000 firme messi in cantina, calpestando ogni diritto democratico.
In quanto ai sindacati, i tavoli governativi e l’arma dello sciopero, da Marchionne in poi non vengono neanche considerati e gli scioperi muoiono come armi inutili, mentre Renzi tende al contratto unico e alle trasformazione dei sindacati nelle corporazioni fasciste soggette al Governo e pronte ad accettare qualunque restrizione dei diritti del lavoro questi imponga.
Oltre tutto in Italia non è ammesso referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali, per cui il popolo non può dire verbo sull’Europa&soci, come non ha potuto dire mai niente sulle missioni militari o gli strani patti con Gheddafi o Putin.
Il M5S vuole aumentare gli istituti di democrazia diretta ma Renzi vuole annientare anche quel poco di democrazia che ci rimane.
Da Berlusconi e Bossi fino a Renzi, invece di aumentare o migliorare gli istituti di democrazia diretta, si è cercato di eliminarli. Si pensi solo ai rimandi che la Consulta ha fatto dei referendum o alla Corte Costituzionale che recentemente ha rifiutato un referendum contro il porcellum, pur essendo esso palesemente anticostituzionale.
La Svizzera ha molti istituti di democrazia diretta sia in ambito cantonale che federale, sia per leggi interne che per trattati internazionali, e non sembra che per questo sia caduta nel caos, nell’anarchia o nella povertà.
Il nostro povero referendum ha un quorum troppo alto ed è stato regolato in modo da fallire e Renzi addirittura lo peggiorerà rendendolo quasi impossibile.
A San Marino o in Svizzera hanno anche un referendum propositivo con cui i cittadini possono chiedere nuove leggi. Ma la nostra Costituzione non ammette referendum propositivi, deliberativi o legislativi. I nostri referendum possono essere solo abrogativi di una legge o di parte di essa, il che è fortemente limitante. Eppure in Val d’Aosta o nella provincia di Bolzano possono proporre con referendum leggi provinciali o regionali. E in questo modo in Friuli hanno approvato il reddito minimo di cittadinanza. Ci sono Regioni che si sono messe contro Equitalia. Qualcosa dunque si può ancora fare, ma Renzi ha deciso di tagliare tutto quello che viene dal basso.
Oltre a ciò, nemmeno tutti i 60 milioni di italiani messi insieme potrebbero cambiare una virgola della Costituzione (in Islanda invece l’hanno cambiata di sana pianta dal basso). Ma Renzi, Berlusconi e Napolitano (TRE PERSONE!) hanno deciso di cambiarla come a loro pare, infischiandosene dell’opinione del popolo.
C’è anche chi crede che occorrerebbe il voto popolare per ogni legge o emendamento il che sarebbe assurdo. Democrazia diretta non vuol dire eliminare il lavoro dei rappresentanti e creare un popolo che costituisce il parlamento. A parte che non accadrebbe questo e a parte che anche la Svizzera, come l’Islanda, sta prendendo in seria considerazione il voto digitale, in Svizzera il sistema della democrazia diretta funziona benissimo di più di 30 anni e non esiste una cricca di malviventi politici al potere come da noi.
In Svizzera si può proporre un referendum per ogni progetto di legge o decreto. Bastano 500.000 firme e addirittura il referendum è obbligatorio in caso di modifica costituzionale o di adesione a trattati internazionali.
Dal 1891, la Costituzione svizzera prevede, come strumento di democrazia diretta, il diritto di iniziativa popolare, così da sottoporre a voto popolare una modifica di legge costituzionale, se almeno 100.000 cittadini la richiedono. In media, ogni anno si tengono una decina di referendum (e non va in crisi nessuno). Dal 1875 a oggi, il popolo svizzero ha votato 537 volte, accettando 257 referendum e rifiutandone 280.
La democrazia semidiretta esiste anche all’interno di ogni cantone, con procedure simili. Alcuni cantoni e comuni prevedono un referendum obbligatorio per l’introduzione di spese non previste nel bilancio preventivo e superiori a un dato ammontare. In questo caso non è nemmeno necessaria la raccolta di firme. Nel canton Ginevra, per es., anche alcuni articoli del bilancio annuale sono soggetti a referendum facoltativo; a livello federale, invece, il bilancio non può essere modificato tramite referendum.

IL QUORUM

Il M5S chiede un allargamento della democrazia. Al contrario Renzi la sta tagliando con riforme autoritarie e cerca anche di limitare l’intervento diretto dei cittadini nei referendum.
In Italia, il quorum è già altissimo, cioè affinché un referendum sia valido occorre che almeno il 50 % degli elettori vadano a votarlo. Sapete chi ancora ha un quorum del 50%? Slovenia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e quasi tutte le repubbliche dell’ex blocco comunista. Vorrà dire qualcosa?
In Grecia non sono mai stati fatti referendum.
In Irlanda sono obbligatori – E SENZA QUORUM!- persino per la modifica della Costituzione.
Anche in California IL REFERENDUM E’ SENZA QUORUM!
In Baviera i cittadini tramite democrazia diretta hanno fatto risparmiare oltre 30 milioni di euro.
I referendum non prevedono il quorum in paesi con lunga storia democratica: Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi, Islanda, Spagna, Malta, Lussemburgo, Finlandia, Austria, oltre che ovviamente nella patria dei referendum, la Svizzera (dove è richiesta la maggioranza dei votanti e dei cantoni) e il Liechtenstein.
Negli USA non esiste il referendum a livello federale, ma i 27 stati USA che lo prevedono, hanno quorum zero.
Anche in Nuova Zelanda, nazione che ricorre frequentemente alla consultazione referendaria, non è previsto quorum, lo stesso accade in Australia dove è richiesta la maggioranza dei votanti e degli stati.
I movimenti e le associazioni che chiedono l’abolizione del quorum sono tanti. Pensate che Renzi li favorirebbe?
Ora ditemi solo questo: come mai le elezioni politiche non hanno necessità del quorum e i referendum sì? Cioè, se alle politiche vota un 2% della popolazione, gli eletti sono validi, mentre se non c’è il 50%+1 in un referendum per abrogare una legge, questo non è valido. Grillo sarà populista, ma non è ignorante. Ha fatto una proposta sulla quale si può essere d’accordo o no, ma non è campata per aria dato che in moltissime democrazie si fa già.
Possibile che tanti italiani si fermi a piccoli slogan truffaldini e non vedano l’enorme truffa implicita nelle riforme renziane che salvano la casta e distruggono la democrazia?

USA-EUROPA: DAGLI AMICI CI GUARDI DIO
Paolo De Gregorio

Non ci dobbiamo dimenticare che la crisi in cui ancora siamo imprigionati ha origine nel 2007, con la crisi di Bank of America, il fallimento di numerose banche e poi nel 2008 con la bancarotta di una delle più grandi banche americane di investimento, la Lehman Brothers, tutto originato dalla bolla immobiliare con erogazione di mutui ipotecari definiti “subprime”.
Questi mutui sono stati trasformati in titoli ad alto reddito e sparsi per il mondo, soprattutto in Europa, acquistati da banche e da fondi di investimento, hanno così esportato una gran parte del fallimento della speculazione immobiliare, determinato dalla crisi economica americana seguita a una stretta creditizia.
Un bel regalino degli amici yankee, che ha determinato in Europa e in Italia, in particolare, una forte frenata nella concessione di mutui immobiliari, frenando così tutta l’economia, diffondendo sfiducia e pessimismo per il futuro, crisi, disoccupazione, recessione, delocalizzazioni all’estero, vendita a investitori esteri dei marchi italiani più prestigiosi.
Un’altra tegola che sta per caderci in testa, sempre per merito dei nostri cari amici e fratelli americani, viene dalla politica USA in Ucraina, dove con l’appoggio americano si è insediato un Governo golpista, teso a incrinare i buoni rapporti tra Russia ed Europa, che hanno un interscambio commerciale intenso con una dipendenza europea dal gas russo che viene minacciata dei venti di guerra auspicati dagli USA.
Niente come la gestione della crisi ucraina dimostra come gli USA continuano pervicacemente a intromettersi negli affari mondiali, malgrado i loro macroscopici fallimenti in Vietnam, in Afghanistan, in Iraq, e hanno lo scopo di mantenere l’Europa sotto il loro protettorato ed impedire che essa diventi una forza coesa ed autonoma in buoni rapporti con i suoi vicini.
Per “input” americano sono state varate sanzioni contro la Russia che vanno a colpire vitali interessi economici europei, mettono a rischio la fornitura di gas, e saranno seguite da contro-sanzioni russe che non acquisteranno più cibi europei e vieteranno il sorvolo della Siberia, alimentando così una crisi già profonda.
Gli USA, al di là delle balle propagandistiche, temono che l’Europa diventi veramente una entità nazionale, gli Stati Uniti d’Europa, con una unica legge elettorale, parificazione di normative giuridiche e del lavoro, salari, pensioni, reddito di cittadinanza uguali per tutti, esercito unificato con conseguente uscita dalla Nato . Una Europa indipendente costituirebbe un elemento pesantissimo in un mondo multipolare e si infrangerebbe per sempre l’egemonia americana, ora che si è formato un terzo polo, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che rappresenta la maggior parte della popolazione della terra.
Questo processo è irreversibile e appaiono inutili e ottusi i tentativi di rallentarlo, e l’egemonia USA nel mondo, affermata con le guerre e le 900 basi militari fuori dai propri confini, non è più sostenibile sia per gli enormi costi, sia perché il dollaro non sarà più la moneta di riferimento per pagare il petrolio, sia perché gli imperi finiscono tutti.
Gli americani non sono nostri amici. Noi abbiamo subito gli effetti delle loro bolle immobiliari e ora la tensione alimentata con la Russia mette a rischio una ipotesi di ripresa economica ancora per noi molto difficile. Ordinandoci di acquistare i bombardieri americani F35 Obama ha detto che la libertà ha un costo, peccato che nessuno minacci la nostra libertà se non i nostri presunti amici che continuano ad occuparci con le loro basi, con quelle Nato, per ragioni geostrategiche che riguardano solo loro e il loro desiderio imperiale di egemonia.
L’Europa non ha bisogno di essere protetta da nessuno. Da troppo tempo, oltre mezzo secolo, è una colonia USA e ubbidisce affiancandosi alle loro perdenti avventure militari. E’ ora di dire delle cose semplici: la nostra strategia difensiva è quella di cercare il dialogo e la pace con i nostri vicini russi e con il mondo arabo.
Per sviluppare questi rapporti, oggi intralciati dalla ingerenza USA, ci vuole una Europa che parli con coraggio e con una voce sola, sostenendo una tesi elementare, che non ci sarà ripresa economica senza la PACE e liberi rapporti economici con Russia e mondo arabo, sganciati da ogni alleanza militare, considerano gli USA né amici né nemici, ma una nazione con cui competere liberamente nel mercato globale.

UN DIRITTO BIBLICO?
Rosario Amico Roxas

Lo scontro in Palestina tra lo Stato ebreo sionista e i palestinesi, in secolare attesa di uno loro Stato, ha assunto i contorni di una pulizia etnica che vorrebbe cancellare i palestinesi dalla storia, per impadronirsi dell’intera Palestina, con mire chiare, anche se non dichiarate, verso ulteriori dilatazioni territoriali verso la Giordania, Libano e Siria.
Ufficialmente l’attribuzione di una parte della Palestina avrebbe dovuto rappresentare un risarcimento per le persecuzioni patite dagli ebrei e messe in atto dal nazismo.
Ma allora fu una nazione europea e occidentale a volere lo sterminio, mentre il conto viene presentato agli incolpevole palestinesi.
Ma volendo andare a fondo al problema emerge una paradossale pretesa da parte del sionismo, che persecuzioni non ha mai subito; si tratta di un diritto vantato dagli ebrei e fatto proprio dai nazionalisti sionisti. Un diritto “biblico”, in quanto quella terra, e oltre, sarebbe stata assegnata loro da Dio e destinata solo a loro, in forza di quanto contenuto nell’Antico Testamento.
Avviene così lo scontro tra Antico Testamento e Nuovo Testamento, che si traduce in uno scontro tra il “Dio degli eserciti”, descritto nel Vecchio Testamento e il “Dio dell’amore” del Nuovo Testamento, che si può riassumere in una domanda: “Porgere l’altra guancia o porgere la spada ?”.
Il tema della “guerra santa”, come è noto, scompare nel Nuovo Testamento; certo è che la prospettiva generale cristiana è ormai protesa in tutt’altro senso, oltre non solo la “guerra santa”, ma oltre la guerra tout court e la violenza: prima ancora che invitasse Pietro a rimettere la spada nel fodero, nella sera del suo arresto al Getsemani, così arringò i suoi discepoli: “perché tutti quelli che mettono mano alla spada di spada periranno” (Mt 26, 51-52; in Gv 18, 11).
Gesù aveva pronunziato parole lapidarie nel suo Discorso della Montagna:
“Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia dx, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello; avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori!” (Mt 5, 38-44).
Manca nella cultura religiosa ebraica il riferimento-guida che Cristo lasciò con il discorso della Montagna e con le Beatitudini in esso contenute. Nelle Beatitudini, che considero come “in Manifesto” della più grande rivoluzione culturale che il mondo abbia mai visto, Gesù non dettò i termini di una nuova legislazione religiosa o sociale, volle, molto più incisivamente indicare un mutamento radicale come scelta della coscienza; apparentemente, specialmente per quei tempi storici, si trattò di uno scontro con il buonsenso e con i luoghi comuni, per promuovere un più alto senso della vita in una diversa società, come una meta inconsueta, aperta all’uomo e a tutti gli uomini. Le Beatitudini appaiono utopistiche, ma segnano la nuova missione di tutte le religioni.
Il mondo ebraico-sionista riduce la religione alla gestione del presente, che interpreta come estrema volontà del Dio degli Eserciti che li anima.
.
La più amara inondazione della terra
Sono le lacrime della povera gente,
lacrime silenziose e segrete:
acqua e sangue che gonfiano i fiumi
di tutti i paesi:
impossibile che non succeda l’evento
impossibile che non debba accadere!
Fede è ribellarsi
Fede è rompere le catene
Credere è fare giustizia

(David Maria Turoldo)

GEORGE SOREL
La democrazia elettorale assomiglia molto al mondo della Borsa.
In un caso, come nell’altro, bisogna operare sull’ingenuità delle masse, comprarsi l’appoggio della grande stampa e aiutare il caso con un’infinità di astuzie; non c’è grande differenza fra un finanziere che immette nel mercato dei clamorosi affari che poi crollano in pochi anni, e il politicante che promette ai suoi concittadini un’infinità di riforme che non sa come attuare e che si ridurranno a un mucchio di carte parlamentari.
Gli uni e gli altri non capiscono nulla della produzione e cercano tuttavia di imporsi ad essa, di dirigerla male, e di sfruttarla spudoratamente; essi sono abbagliati dalle meraviglie della industria moderna e pensano che il mondo sia abbastanza provvisto di ricchezze perché lo si possa derubare largamente, senza far troppo gridare i produttori. Spennare il contribuente senza che si ribelli: ecco tutta l’arte del grande statista e del grande finanziere.
Democratici e affaristi hanno una capacità tutta particolare per fare approvare i loro imbrogli dalle assemblee deliberanti; il regime parlamentare è mistificato come le riunioni di azionisti. Probabilmente è a causa dalle affinità psicologiche profonde risultanti da questi modi di agire, che gli uni e gli altri s’intendono così perfettamente: la Democrazia è il paese di cuccagna sognato dai finanzieri senza scrupoli.
I politicanti sono gente navigata, nei quali la perspicacia è resa singolarmente aguzza dagli appetiti voraci e fra i quali la caccia ai buoni posti sviluppa scaltrezze da apache”.

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http://masadaweb.org

7 commenti »

  1. Questa notizia mi ha davvero messo l’angoscia. Dovesse succedere non dico a me, ma anche sono a qualcuno che conosco, giuro, lascerei davvero questo paese di m…a. Amen.
    E scusate lo sfogo.
    E buone ferie.

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/08/05/news/per-una-notte-sequestrato-dalla-polizia-la-denuncia-di-un-giornalista-di-rovigo-1.175733?ref=HRBZ-1

    “Per una notte sequestrato dalla polizia” La denuncia di un giornalista di Rovigo.
    Era andato con gli amici alla festa del Redentore di Venezia. Alle due di notte era seduto sul treno per tornare a casa. Ma un poliziotto, infastidito da una foto che lui aveva scattato, gli ha intimato di scendere. Insultato, strattonato, il braccio ritorto dietro la schiena, è stato trattenuto in cella di sicurezza fino alle cinque del mattino. «Ho avuto paura», racconta. Ma anche il coraggio di sporgere denuncia. E di raccontare quello che è successo. Perché non si ripeta
    di Francesca Sironi
    Sabato 19 luglio Francesco Saccardin, un giornalista di Rovigo , va con gli amici alla festa del Redentore di Venezia. Fuochi d’artificio, balli, spettacoli. Succede che alle due di notte lui e i compagni tornano in stazione a Santa Lucia, per salire sul trenino speciale di cui avevano già comprato il biglietto. Salendo sul predellino, Francesco si ferma a scattare una fotografia alla folla accalcata sui binari e alla Polizia Ferroviaria che cerca di contenerla. Succede che un agente lo vede e gli fa gesto di non fotografare, lui sbuffa, entra, e si siede con gli amici. «Pochi secondi dopo il poliziotto è sul vagone, a un centimetro da me. Mi intima di scendere. Chiedo perché, rispondo, insiste, inizia ad alzare la voce, lo seguo». Succede che un minuto dopo è sul binario, il braccio sinistro ritorto dietro la schiena, circondato dopo poco da altri due agenti. Agli amici viene impedito di scendere dal vagone. Il treno parte. E Francesco resta solo con la polizia nella stazione completamente svuotata. «E lì sono iniziati gli insulti», racconta: «”Figlio di puttana”, “pezzo di merda”, “un braccio ci mettiamo poco a rompertelo”, “tanto al lavoro domani non ci vai”».
    A strattoni i tre agenti lo trascinano fino al posto di polizia della stazione. Lui cerca di spiegarsi, inizia a dire: «Sono un giornalista, lasciatemi stare». «Quando sono entrato ho iniziato a spaventarmi veramente», racconta: «Mi hanno fatto togliere le scarpe, buttato a terra il cellulare, il telefono, il tutto senza un verbale di perquisizione, niente. Ero in mano loro». Sempre stringendoli il braccio dietro la schiena. «Faceva male. Continuavano a dirmi: “stai tranquillo, ci mettiamo un attimo a romperlo”». Gli chiedono di dire scusa. Dice scusa. Ma lo mettono lo stesso in una cella di sicurezza, col piantone alla porta.
    «Ho perso la nozione del tempo», continua Francesco: «Ero seduto, senza acqua, nulla, l’unico bicchiere me l’ha portato un agente impietosito alle cinque del mattino». Già, perché su quella sedia, Francesco – braghette corte, maglietta, scarpe da ginnastica, come si conviene per andare a una festa di piazza – resta per più di due ore. «Quando mi hanno convocato per rilasciarmi mi hanno ridato il cellulare: c’erano 40 chiamate senza risposta ed erano le 5 del mattino». Davanti a lui un foglio: «Era la denuncia. Per “ubriachezza manifesta”, quando neanche mi avevano fatto un alcool test, e per “oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale”». Ma lui non firma: «Primo, per l’orario: c’era scritto che mi dimettevano alle 2.30/3. Erano le cinque». E poi per il contenuto: «Ubriaco? Claudicante? Con l’alito pesante? Ero stato tutto il pomeriggio con gli amici, stavo tornando a casa con loro, autonomamente. Sì, è vero, forse non mi ero lavato i denti…». Ma la cosa più grave è la denuncia penale per resistenza: «Quando sono stato tirato giù dal treno, insultato, strattonato, tenuto per ore in cella senza niente di scritto a mio carico».
    Il giorno dopo, al Pronto Soccorso («Ho pagato il ticket, 60 euro, non ho esenzioni»), gli danno tre giorni di prognosi per il braccio, “trauma distrattivo”, c’è scritto. Ma dopo tre giorni gli aumentano il riposo a 10: il trauma non è andato a posto. «Ancora mi fa male, non riesco a piegarlo», racconta: «Ma devo lavorare lo stesso, non mi posso permettere di star fermo». Con il referto medico, ha sporto denuncia ai carabinieri di Rovigo per quanto successo alla stazione di Venezia. «Anche se ho testimoni solo fino al momento di scendere dal treno. Poi solo la mia parola contro la loro, e la prognosi dell’ospedale», ricorda.
    Francesco Saccardin ha 38 anni. È un giornalista di cronaca nera, collabora con il quotidiano “ Rovigo Oggi ”, è stato per un anno portaborse di un deputato del Partito Democratico, Diego Crivellari. E da giovane, fra il ’97 e il ’99, ha fatto il servizio militare. Nel corpo della polizia celere. Insomma, conosce le istituzioni. Le rispetta. «Addirittura prima di ricominciare a lavorare mi sono presentato dai carabinieri, e in questura, per spiegare quello che era successo», racconta: «Perché non avrei voluto creare imbarazzi: col mio lavoro, la cronaca nera, sono sempre fra loro. Abbiamo un ottimo rapporto».
    L’esperienza di vent’anni fa nella celere non gli ha impedito però di avere paura, paura vera, per quelle ore nella cella di sicurezza, senza scarpe, senza documenti, senza testimoni, senza cellulare: «Sono stato in balia di qualcuno che avrebbe potuto farmi qualsiasi cosa in qualsiasi momento», prova a raccontare, tradendo ancora nella voce l’agitazione di quel momento, nonostante siano passate ormai due settimane: «Ho avuto paura sì».
    Tutto questo è successo a lui. Che è un giornalista professionista – il presidente dell’Ordine del Veneto avrebbe già detto che si costituirà parte civile nel processo – che ha conosciuto per esperienza “l’altra parte”, che non è “un rompiballe” come dice lui, che ha continuato a dire chi era, a chiedere ragioni, a provare a divincolarsi, ma non essendo “grosso”, come spiega, non ha potuto fare molto, che stava tornando a casa da una festa con gli amici. «In cella ha avuto modo di pensare ad Aldrovandi e Cucchi», scrivono i suoi colleghi su Rovigo Oggi. «Andrò avanti in questa storia», promette lui: «Per tutti quelli a cui potrebbe succedere. E andare peggio di come è andata a me».

    S.

    Commento di MasadaAdmin — agosto 10, 2014 @ 9:42 am | Rispondi

  2. Penso che chi pubblichi pezzi d’opinione deva prima di tutto conoscere i fatti, cosa che mi sembra molto lontana dallo scritto di Rosario Amico Roxas su una questione tanto complessa come la relazione fra ebraismo e sionismo.

    Quanto alla c.d. “pulizia etnica:” gli Arabi in Israele stanno tanto male che nessuno di loro vorrebbe vivere in uno stato governato da Abbas o da Hamas! Israele e’ l’unica vera democrazia nel Medio Oriente. Hamas attacca la popolazione civile in Israele da anni, l’attacco che ha dato origine all’operazione ancora in corso e’ stato iniziato da Hamas, non da Israele.

    Le scene sconvolgenti dell’ultimo mese si devono al fatto che Hamas ha costruito una citta’ sotterranea sulla pelle della popolazione civile palestinese, da cui conduce attacchi biechi, ciechi, e senza sosta. Tutto questo col denaro, fra l’altro, della Comunita’ Europea, risorse che invece di essere usate per migliorare la vita dei cittadini vengono dirottate verso il terrorismo e per sostenere l’irreale vita di lusso della “leadership” di Hamas. Anni fa vidi in vendita in negozi Palestinesi scatolette di carne e altri cibi con scritto “Dono della Comunita’ Europea” … i soldi, naturalmente, vengono incassati dagli amici dei vari politici locali. I veri assassini della causa Palestinese sono soprattutto i suoi c.d. “leaders”.

    Gabriele Barbati, reporter Italiano, ha scritto cose che forse il signor Amico Roxas farebbe bene a leggere:
    http://www.algemeiner.com/2014/07/30/italian-journalist-defies-hamas-out-of-gaza-far-from-hamas-retaliation-misfired-rocket-killed-children-in-shati/

    Che Rosario Amico Roxas mi contatti, mi piacerebbe invitarlo a una “visita guidata” in sito, che possa vedere con i suoi occhi chi si occupa di “pulizia etnica” prima di scrivere cavolate … e a proposito, mentre a Gaza si combatteva, in Siria l’esercito di stato ha ucciso in tre giorni circa 1800 persone … dove stava il signor Rosario Amico Roxas??? Questo non gli interessa??? Due pesi, due misure, o forse piu’ precisamente, anti-semitismo?

    Commento di Miriam Hirschfeld — agosto 11, 2014 @ 9:49 pm | Rispondi

  3. Equiparare antisionismo ad antisemitismo è una operazione speculare a quella antistorica del presidente iraniano Ahmadinejad, il quale ha predisposto una spregiudicata messinscena politica per rafforzare le fondamenta ideologiche della battaglia politica per l’eliminazione dello Stato di Israele, se in chiave sionista.
    La dottrina politica denominata “sionismo” nasce nella seconda metà del 1800 fondata da Hertz il quale sosteneva la necessità che gli ebrei, nati come popolo in Palestina, ricostruissero un proprio Stato in quella terra. Tale dottrina non fu inizialmente accolta con grande calore dagli stessi ebrei, ed è stata minoritaria nelle comunità ebraiche europee fino alla tragedia della Shoa.
    Il sionismo ha assunto una egemonia quando, dopo il delirante furore nazifascista, la comunità internazionale ha raccolto l’appello alla costruzione di uno Stato in cui gli ebrei potessero ritrovare la sicurezza: è così che l’ONU nel 1948 ha approvato la costituzione dello Stato di Israele, sottraendo terre ai palestinesi. L’opzione di un unico stato multietnico, sostenuta da alcuni tra cui il grande intellettuale palestinese Edward Said, è stata scartata per l’indisponibilità degli stessi sionisti, per i quali Israele deve essere uno stato ebraico fondato su precetti religiosi più che politici: da qui derivano le discriminazioni per i cittadini non ebrei, oltre alla concezione fondamentalista che tutta la Palestina appartenga agli ebrei in quanto donata loro da Dio.
    Fino a quando Israele sarà fondato sulla dottrina del sionismo non potrà che presentarsi come uno Stato che discrimina e concepisce i diritti dei propri cittadini in base all’appartenenza etnico-religiosa. Oltretutto, la creazione di uno Stato esclusivamente “per” gli Ebrei pare confermare la negazione della possibilità di ricostruire una convivenza tra ebrei e non ebrei, così come il nazismo aveva negato.
    Lo Stato di Israele fondato sul sionismo rappresenta la versione statuale dei vecchi ghetti: occorre rimuovere non lo Stato di Israele, ma il suo fondamento discriminatorio etnico-religioso, poiché le differenze sono di classe, non di religione.
    L’obiettivo dunque non è l’eliminazione di Israele, ma l’affermazione dei diritti del popolo palestinese ad avere un proprio Stato, contro l’occupazione e lo stritolamento effettuato dal sionismo di Israele.
    Per fare questo, è probabilmente necessario l’abbandono del sionismo come base fondativa dello Stato di Israele, a favore di principi costituzionali fondati sulla reale uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini della Palestina e, quindi dello Stato Semita Ebraico e dello Stato Semita Palestinese, a prescindere dalla loro condizione economica, tecnologica, culturale e religiosa.

    Rosario Amico Roxas

    Commento di MasadaAdmin — agosto 12, 2014 @ 5:03 pm | Rispondi

    • In breve, perche’ ci sarebbe molto da dire:

      1. Se il Sionismo e’ sospetto, allora lo e’ anche il Risorgimento italiano, e il programma dell’Italia unita. Forse si dovrebbe smembrare anche l’Italia?! … Il Sionismo e’ uno dei prodotti della stessa fase storica. Il Sionismo nasce fondamentalmente laico, anche se sorretto dalle metafore, dalle immagini, e dai miti fondatori di origine biblica, specialmente e soprattutto per renderlo legittimo negli animi e nelle menti degli ebrei spersi per il mondo. Herzl era un ebreo c.d. “assimilato” senza alcuna inclinazione religiosa.

      2. Il progetto Sionistico non fu inizialmente “popolare” (a) per la ben conosciuta “inerzia cognitiva” delle persone quando, da un punto di vista esistenziale e pratico, si trovano “bene” dove sono, o comunque sanno come sopravvivere alle periodiche persecuzioni. Lasciare il noto per l’ignoto … si trattava di un progetto d’avanguardia, come tutte le rivoluzioni di coscienza (rivoluzione francese, americana, russa) … not for the feeble minded. Sotto il profilo della self-consciousness interna, gli ebrei hanno generalmente cercato di “non irritare” le nazioni di cui erano ospiti. (b) In ragione di dottrine (esposte specialmente nella mistica ebraica) secondo cui il ritorno ad Israele avra luogo “dall’alto” (e, per alcuni, sulla base dell’accordo delle nazioni), e non “dal basso”, come frutto di un movimento politico rivoluzionario.

      3. Forse e’ d’uopo ricordare che la fondazione dello stato d’Israele e’ avvenuta in seguito a una decisione dell’ONU. All’epoca, furono prospettate soluzioni che avrebbero consentito una soluzione della questione palestinese, ma allora come ora, la “leadership” araba si dimostro’ divisa, incapace di ideare soluzioni strategicamente plausibili, chiusa com’era in un’ottica assolutista. Edward Said, che ho conosciuto personalmente per molti anni, falsifico’ i suoi dati di nascita per “provare” di essere palestinese …. bah!

      4. La base “sionista” dello stato d’Israele non esclude la convivenza pacifica con altre popolazioni al suo interno, sulla base di una accettazione reciproca. Gli arabi hanno i loro rappresentanti in Parlamento, uno dei giudici della Corte Suprema israeliana e’ arabo, senza contare altri giudici arabi nel sistema della giustizia, il loro stipendio e’ pagato dallo stato … ogni cittadino israeliano — ebreo, arabo, circassian, etc. — gode di uguali diritti civili.

      5. Il “ghetto” di cui parla e’ conseguenza del terrorismo arabo che naturalmente porta a una chiusura su se stessi per proteggere la vita, che non mi sembra un valore supremo per Hamas e i suoi accoliti (vedi l’uso cinico e criminale di bambini come “scudo umano”).

      Negli USA lo stato richiede la “Pledge of Allegiance” da parte dei suoi cittadini … perche’ non protesta anche quella?

      6. Credo non sia illeggittimo richiedere l’abbandono del terrorismo come condizione per il proseguimento delle trattative per la creazione di uno stato palestinese (fra l’altro, la Giordania era lo stato palestinese naturale … si e’ mai chiesto perche’ la Giordania si sia rifiutata di accogliere le pretese palestinesi?). Credo che se ci fosse un referendum, la maggioranza degli Israeliani sarebbe in favore di uno stato palestinese … sulla base di un riconoscimento e di un desiderio di pace reciproco.

      4. Personalmente, Anti-sionismo=Anti-semitismo, perche’ dal punto di vista degli effetti non vedo la differenza. Stesse persecuzioni e violenza, e negazione del diritto d’esistenza degli ebrei come individui e come nazione.

      — Miriam Hirschfeld

      Commento di Miriam Hirschfeld — agosto 14, 2014 @ 7:48 pm | Rispondi

  4. Non vale la pena sprecare tempo, conoscenze, studi analitici per contestare affermazioni non documentate che vorrebbero neutralizzare la storia.
    Mi fermo al solo primo punto, quando afferma…”allora lo e’ anche il Risorgimento italiano….”
    mi chiedo perchè fermarsi al solo risorgimento italiano e non andare oltre per ri-scrivere la storia secondo i gli interessi di chi la ri-scrive ?
    • Le guerre puniche furono una atto di sopraffazione di Roma contro Cartagine per il dominio nel Mediterraneo….! (Restituiamo il mal tolto a Roma e restituiamolo a Cartagine !)
    • La battaglia, molto più diplomatica che sanguinosa di Poitiers, fu anch’essa un atto di sopraffazione del pianeta cristiano contro l’Islam; una nutrita pattuglia di arabi-berberi fu autorizzata a rimanere sul posto e si tratta dei Baschi, che, ancora oggi hanno con i berberi una importante analogia nel loro dialetto. (Restituiamo la Spagna e la Sicilia ai berberi.)
    • Le “invasioni barbariche” che segnarono, almeno per la storia insegnata nei banchi di scuola, la fine dell’impero romano, non furono invasioni, ma semplici migrazioni di popoli che non conoscevano la tecnica dell’avvicendamento in agricoltura, per cui, per reperire terreni fertili avanzavano e si fermarono nella pianura padana. L’impero romano non finì, ma attraverso il Tevere e continmjua ad esercitare il potere ancora oggi. Non disponendo più delle strutture dell’impero, il poetere si avvalse delle strutture della Chiesa per raccogliere le tasse e notificare le leggi; la Chiesa divenne il superpotere che nominava anche gli imperatori, disponendo della più terribile arma di distruzione di massa nell ascomunica che privava i potenti del loro diritto all’obbedienza da parte del popolo. (restituiamo tutto a Roma imperiale, che, a sua volta dovrà restituire a Cartagine)
    In questa operazione di revisionismo della storia sarebbero interessati gli “indiani d’America”, il popolo in assoluto più ricco del pianeta se si restituissero io territori sottratti, il petrolio rinvenuto etc.etc-.
    La storia viene scritta da chi vince e ne fornisce le ragioni secondo il proprio interesse.
    Si potrebbe continuare senza limiti di spazio, perché la storia intera dell’umanità potrebbe essere messa in discussione.
    Non c’è dubbio che nel conflitto islaelo-palestinese, sarà Israele a vincere e vincere facilmente, disponendo di un arsenale bellico mostruoso, ma ciò non significa che Israele sia dalla prte dsella ragione; diciamo piuttosto che è dalla parte della ragione sostenuta da un potenziale distruttivo che utilizzano senza porsi problemi di ordine morale.
    Rosario Amico Roxas

    Commento di Rosario Amico Roxas — agosto 15, 2014 @ 11:02 am | Rispondi

  5. Ipse dixit.

    Spero che si possa essere d’accordo di non essere d’accordo. Amen.

    — Miriam Hirschfeld

    Commento di Miriam Hirschfeld — agosto 15, 2014 @ 2:19 pm | Rispondi

  6. Anti-sionismo=Anti-semitismo,
    E’ l’equazione storica più falsa che si possa proferire, usata quando mancano gli argomenti a difesa dello Stato terrorista sionista. IL terrorismo non mira a colpire un nemico, a a terrorizzare le popolazioni, per questo vengono presi di mira le moschee nel giorno della preghiera, le scuole, i banchetti di nozze, i mercati; la parlamentare israeliana Ayelet Shaked ha definito “terroristi” tutti i palestinesi e ha sottolineato che tutte le “madri palestinesi” devono essere uccise durante un eventuale attacco via terra contro la Striscia di Gaza. Shaked fa parte della Casa Ebraica, un partito politico sionista religioso in Israele. Nonostante si autoclassifichi come partito di destra, alcuni mezzi di comunicazione occidentali e israeliani lo hanno descritto come “partito di estrema destra”. L’esponente politico ha espressamente invocato l’uccisione di tutte le madri palestinesi che partoriscono a “piccoli serpenti”.
    “Devono morire e le loro case dovrebbero essere demolite in modo che non possano più dar vita ad altri terroristi. Sono tutti i nostri nemici e il loro sangue deve essere versato nelle nostre mani. Ciò vale anche per le madri dei morti terroristi”.
    Le dichiarazioni, postate dalla parlamentare sulla propria bacheca Facebook, sono considerate un vero e proprio invito al genocidio nei confronti dei palestinesi, considerati tutti nemici di Israele e dunque da eliminare.
    Costruire uno stato etnicamente puro o comunque dominato fortemente da una sola etnia, la quale viene fatta affluire a poco a poco dall’esterno, su una terra già abitata da un altro popolo è semplicemente un progetto criminale che non può portare altro a tutta la regione se non sangue, sventure, violenza, ingiustizia e instabilità per decine e decine di anni. A circa 60 anni dalla fondazione dello stato di Israele, ciò è esattamente quello che in Medio Oriente ancora accade. Israele sostiene che ciò avviene perché gli arabi non accettano gli ebrei, perché sono antisemiti. La lotta di Israele quindi sarebbe una lotta per la sua difesa, per la sua sopravvivenza, per impedire un altro Olocausto antisemita. Sono pure falsità: gli arabi non sono antisemiti e non vogliono cacciare gli ebrei dal Medio Oriente. Per ora chiediamo: si può accettare di essere cacciati dalla propria terra da qualcuno a cui non si è mai fatto alcun male? Si è antisemiti se si rivendica e si lotta per tornare nella terra dei propri avi? Ed è innocente chi si è appropriato con la violenza e l’inganno della tua casa e dei tuoi beni, ha compiuto un’operazione di pulizia etnica e di deportazione e ti ha ridotto allo stato di profugo? La fondazione di Israele è stata resa possibile, e oggi lo riconoscono anche gli storici israeliani, proprio e solo da una gigantesca operazione di pulizia etnica che ancora perdura. Cosa c’è di più aggressivo di una pulizia etnica e di una deportazione (il politically correct sionista vorrebbe che usassimo il termine più innocuo « tranfer »)?
    Nel 1948 furono espulsi dalla Palestina oltre 750 000 palestinesi ed oggi costoro e i loro discendenti sono diventati 5 milioni e vivono sparsi in vari paesi arabi, il più delle volte in campi profughi e in condizioni disumane o sono sotto occupazione militare nei territori occupati. L’espulsione dei palestinesi dalla loro terra ha causato gravi danni ai popoli dei paesi vicini. Il Libano, la Giordania, l’Egitto, la Siria, l’Iraq, soprattutto. Il più delle volte i profughi sono stati accusati di aver portato povertà, violenza, disordine sociale, ecc. sono stati perciò attaccati, perseguitati e spesso massacrati, con grande gioia di Israele, dai libanesi (durante la guerra civile), dai giordani (nel 1970), per esempio. Nel 1991, in 400 000 sono stati espulsi dal Kuwait, oggi sono perseguitati in Iraq dagli sciiti che li accusano di essere stati favoriti da Saddam. Succede che dei paesi poveri vedendo arrivare migliaia di profughi, se la prendano con loro, soprattutto se in questo sono incoraggiati da politici arabi corrotti, dagli Stati Uniti d’America o da Israele come accadde a Sabra e Chatila nel 1982. Ma l’aggressività di Israele non è solo limitata ai palestinesi. Per esempio, Israele non è certo indifferente alle recenti sventure dell’Iraq, dopo il regime di Saddam Hussein. Per assicurarsi una posizione di dominio sul mondo arabo, lo stato sionista ha sempre cercato di dividere i popoli e i paesi di quella regione. Ha anche cercato di distruggere qualsiasi rivale potenzialmente forte e capace di unificare tutti i nemici dello stato sionista. L’Iraq era, o poteva essere, questo paese. Di recente molti hanno cominciato a riconoscere il ruolo della lobby ebraica negli Stati Uniti (AIPAC) e gli sforzi degli ebrei neoconservatori sionisti presenti in forza nell’amministrazione Bush per ottenere le sanzioni contro l’Iraq prima e poi l’invasione di questo paese. Oggi Israele spinge per dividere il popolo iracheno in entità etniche deboli e volge lo sguardo verso quello che definisce il nuovo nemico: l’Iran. Un gran numero di spie e istruttori militari israeliani sono già presenti nel Kurdistan iracheno e operano in funzione anti-Iran. Israele si muove all’interno di una spinta strategica americano-sionista tesa a servirsi del territorio curdo in funzione anti-iraniana, ciò richiede di tenere buoni i curdi per rassicurare gli sciiti d’Iraq e soprattutto la Turchia, la quale dovrebbe essere anch’essa coinvolta in una possibile avventura militare contro Teheran.
    Nel passato, prima della guerra all’Iraq, altri paesi arabi sono stati vittime di Israele. L’Egitto di Nasser nel 1956, la Giordania e la Siria nel 1967, il Libano nel 1982.
    Nel 1956, la Francia e Inghilterra erano potenze coloniali in decadenza ma possedevano ancora la società che gestiva il canale di Suez, con relativi consistenti guadagni. Quando Nasser decise di nazionalizzare questa società che era un vero e proprio stato nello stato, Francia e Inghilterra, per ragioni di geopolitica e soprattutto di sfruttamento economico, decisero di far intervenire le loro cannoniere e i loro aerei per rovesciare il governo nasseriano. In tutta questa faccenda Israele non c’entrava per niente eppure si affrettò a entrare in guerra accanto ai colonialisti franco-britannici invadendo il Sinai. L’aggressività del giovane stato sionista, la volontà di infliggere una sconfitta ad un paese arabo e la possibilità di dimostrare ai paesi colonialisti quanto potesse essere utile un’alleanza con Israele contro le forze antimperialiste arabe, furono i fattori che spinsero i sionisti ad immischiarsi in una guerra che non li riguardava. Il risultato di quella guerra fu catastrofico per Francia e Inghilterra perché furono costrette ad accettare la nazionalizzazione del Canale da parte dell’Egitto e videro tramontare definitivamente le loro velleità interventiste. Chi invece ne guadagnò fu proprio Israele che si accreditò come un sicuro alleato dell’Occidente nella regione.

    Commento di Rosario Amico Roxas — agosto 15, 2014 @ 6:21 pm | Rispondi


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