Nuovo Masada

luglio 28, 2014

MASADA n° 1550 28-7-2014 UNA SECONDA POSSIBILITA’- ROMANZO- Capitolo 4

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Viviana Vivarelli

Isobare psichiche – Rane – La lezione del dolore – La lezione del piacere – La sessualità sacra – La verginità eterna – Ma cos’è l’orgasmo? – Eiaculazione precoce, vaginismo e omosessualità

Siamo tutti strumenti collegati tra noi e specchi l’uno dell’altro, ci attraiamo e respingiamo apparentemente per caso ma un Disegno ci ispira e sostiene, di cui quasi tutti siamo inconsapevoli.”
(Ginevra)

Chi era? Un amico? Un uomo di cuore? Uno che provava compassione? Uno che voleva portare aiuto? Era uno solo? Erano tutti?
(Kafka)

Quando ero bambina e un padre violento squassava la mia vita di reclusa con le sue tempeste furibonde, scrivevo all’infinito sul mio quadernino, con la mia scrittura più elegante, la parola ‘luminoso’, sperando in un corsivo perfetto che, se fosse stato tracciato con impeccabilità, mi avrebbe protetto dalla sua furia devastatrice. Quella parola, io non lo sapevo, era il mio mantra, presagio di tutte le mie ricerche future”.
(Viviana)

Ho visto Ginevra, venerdì sera, dopo dieci giorni di trattamento a distanza. Il suo miglioramento è spettacolare. Non sembra di avere di fronte una donna ancora giovane e bella che ha fatto da poco l’asportazione del suo apparato riproduttivo femminile e che ha iniziato la chemio.
E’ vitalissima, fiorente, allegra come sempre, umanissima e divertente.
Mi ha portato in regalo una croce della vita in oro bianco, che prenderà il posto di quella che ho perduto e che mi aveva regalato mio marito. Mi sono opposta a questo regalo perché mi sembra che la prova di guarigione che faccio su di lei debba restare pulita da versamenti di denaro, regali, pagamenti di sorta e che solo così possa mantenersi integra.
E’ stata una serata piacevole, io col mio caro amico Sam, vecchio allievo di sempre (dico vecchio ma ha più di 20 anni meno di me e sembra un giovincello), lei col suo compagno Antonio, altissimo e con una selva di capelli candidi su un morbido viso da ragazzone sorridente, protettivo su di lei piccolina e ben fatta, tutta pepe e con occhi scintillanti. Abbiamo cenato in un localino pieno di rane, dove eravamo stati in passato, rane di ceramica, di legno, dipinte, rane anche nel risotto.
La rana è simbolo di trasformazione, perché passa attraverso stadi molto diversi tra loro. Ed è anche un portafortuna nei momenti di passaggio, in cui si esce da una fase per passare a un’altra. Nella loro vita tra acqua, terra e cielo, le rane indicano il sopra e il sotto dell’uomo, l’elemento intermedio, l’alchimia del cambiamento. Tipicamente, nella fiaba, quando la principessa bacia la rana, essa si trasformerà nel suo principe azzurro. Incontrare ciò che meno ci piace e abbracciarlo trasformerà il male nel bene, abbracciare il destino negativo porterà alla purificazione e aprirà la strada per le nozze alchemiche. Per gli sciamani la rana è uno spirito guida, in grado di guidare lo sciamano dal nostro mondo ordinario in altri mondi straordinari, il mondo di sotto col mondo di sopra, quello della realtà concreta con quella dei sogni o delle rivelazioni. La rana è connessa con l’acqua e dunque con la purificazione e la guarigione, e accompagna i riti di passaggio: la nascita, la morte, la rinascita. Per gli antichi Egizi la dea Heket aveva la testa di rana, ed era una dea benevola, patrona di parti, prosperità e abbondanza. In Cina la rana è un portafortuna, che unisce ciò che è morto con ciò che è vivo. E in Giappone “kero”, rana, significa anche “ritorno”, amuleto per i viaggiatori o per chi passa da una fase della sua vita ad un’altra.

Sam ha scelto questo ristorantino delle rane, per essere vicino alla casa di Ginevra, perché in macchina le scosse dovute alle malformazioni della strada le danno dolore. Ma, a parte questo, nulla in lei sembra manifestare disagio o sofferenza. E’ la stessa Ginevra di sempre, piena di gioia di vivere e di calore umano, buffa e simpatica, unica in un suo modo particolarissimo, diversa da qualunque altra ragazza di questa Terra.
Le si sono appena indeboliti i capelli e ha speso una cifra per una parrucca di capelli veri del suo colore naturale da mettere quando tutti i capelli saranno caduti e lo racconta con disinvoltura e anche ce la fa vedere, spiegandoci come dovrà trattarla.
Ginevra è una delle persone più straordinarie che abbia mai conosciuto e sì che di persone strane e straordinarie ne ho conosciute parecchie. Ho una specie di attrazione come il magnete col ferro, che attira a me, di solito sempre chiusa nei miei eremitaggi e nella concentrazione delle mie scritture, la più curiosa gente del mondo. Deve esserci da qualche parte una legge di natura che allinea le onde mentali e avvicina le nature in sintonia, così come avviene in meteorologia con le isobare, linee che uniscono punti con uguale pressione. Allo stesso modo, nel vasto mondo infinito e misterioso, persone con onde mentali dello stesso tipo si ritrovano per una profonda attrazione che segue regole non scritte e mai studiate, al di fuori del tempo e dello spazio, ma è chiaro che le mie lezioni e i miei scritti sul web facilitano gli accostamenti.
Difficile spiegare questo ‘regno delle sintonie’. Una volta uno dei fidanzati di mia figlia, Damien, che era o si vantava di essere un esoterico, mi stupì dicendo che esisteva un ‘regno dei saggi’ che si conoscevano e si ritrovavano mentalmente e con ciò salvavano il mondo. Io non so se, come asseriva lo strano ragazzo, tali saggi ci siano e se salveranno effettivamente il mondo, ma credo in un Essere sincronico e in un Disegno comune che tutti ci unisce, e conosco l’attrazione del simile col simile, come conosco l’intolleranza che ognuno di noi ha col suo opposto. E spero che ci sarà un giorno una fisica esoterica che sia capace di studiare l’alchimia delle energie, rivelando le leggi che le governano e oltrepassando di gran lungo la limitatezza delle leggi della materia, che è solo la parte visibile addensata di un qualcosa che si dispiega ben più ampiamente.

In ognuno dei gruppi che ho formato e seguito come insegnante, ho sperimentato questo fenomeno dell’attrazione o della repulsione energetica. Non so se anche gli altri ne soffrono come me, ma certuni mi suscitano degli automatismi fisici incontrollabili, i peli delle mie braccia si rizzano, nasce il prurito sotto le alette della schiena, arriva un dolore fisso alla nuca o un abbassamento dell’energia globale, un senso cupo di malessere o anche un appannamento dello sguardo. E, riguardo all’attrazione, persino quando facevo conferenze a pubblici numerosi e per me sconosciuti, ero attratta istintivamente verso certi punti della sala, e non facevo come certi politici odierni indottrinati che si rivolgono meccanicamente e intenzionalmente a destra e a sinistra in modo fisso e automatico. Io non avrei mai potuto farlo, anche perché spesso mi accadeva che, tra cento o duecento persone, solo alcuni mi attraevano con la loro luce, mentre altri erano inghiottiti dal buio, così che mi rivolgevo istintivamente verso il luminoso, come chi esce da una caverna oscura e tende all’uscita, e c’erano alcuni che mi catturavano lo sguardo e mi alimentavano di energia nuova, altri che si perdevano nella loro oscurità. Ci sono stati momenti in cui addirittura vedevo taluni senza testa o viceversa scorgevo persone che non potevano essere materialmente presenti. Strani fenomeni accadono quando più energie si uniscono tra loro in un ambiente comune. Ma quelli di cui incontravo la luce mi hanno dato i momenti migliori, ed era allora che io e loro, insieme, eravamo produttori di concetti nuovi, che non erano né miei né dell’altro, ma sorgevano come per forza propria, come quando si sfrega una pietra focaia nel modo giusto e ne emergono scintille, e allora io uscivo totalmente dalla traccia scritta e preparata della mia conferenza per arrivare a punte creative totalmente insolite e stupefacenti. Quello che dovevo dire si creava, per così dire, all’istante, per quel contatto reciproco, come una rivelazione, e non veniva né da me né da loro, ma da ciò che era sprigionato nel nostro incontro, indipendente in qualche misura da ciò che noi siamo, ma che aveva bisogno di quel nostro incontrarsi per accendersi nell’aria. E io credo che inconsciamente un pubblico lo senta quando sta ascoltando una lezione imparata a memoria, o quando assiste a una creazione innovativa di ciò che prima non c’era e a cui la sua energia ha partecipato.
E forse è per questo che, quando arrivavo, sfinita ed ebbra, alla fine della mia lezione, poteva accadere che la gente si stipasse al mio tavolo e qualcuno voleva stringermi la mano o toccarmi e qualcuno mi chiedeva trepidante: “Ma queste cose, le ha dette proprio per me?”

Ginevra fu una delle mie prime allieve dei corsi liberi, come Sam, del resto, come tanti miei amici che mi hanno conosciuta prima come insegnante ai miei tanti corsi o alle conferenze e che mi sono poi rimasti fedeli e amici nel tempo.
Quante cose potrei dire di avere imparato, io, da loro?
E non sarei quella che sono adesso senza quegli incontri, spesso come i passi di sconosciuti che si sfiorano la notte ma la accendono per un istante come in un barbaglio.
Ci sono casi in cui posso dire anche su una voce a telefono se la sintonia scatterà o se non c’è nulla da fare. A volte la sintonia o dissintonia creano legami o intolleranze misteriosi, precedendo il contatto vero e proprio, anche quello telefonico, come una specie di premonizione.
Questo venerdì ho fatto per tre volte il tema natale del visitatore del pomeriggio e per tre volte, pur non sapendo niente di lui, ero perfettamente convinta che avrei avuto davanti un millantatore, uno che poteva avermi dato delle coordinate sbagliate per trarmi in errore e che avrebbe negato quello che ‘vedevo’ fino all’ultimo, per ingannarmi, non so a qual fine, ché in verità capisco poco del fine del male, ma ho provato il disagio di chi in buona fede viene accostato da una persona in malafede che tesse un inganno. Ma poi chi può dire poi chi inganni volutamente gli altri o, facendo ciò, non inganni, piuttosto, se stesso?

Se Ginevra avrà bisogno di baciare la rana per rinascere non lo so, ma certo chiunque abbia fatto esperienza di ospedali pubblici, sa perfettamente che, oltre alla sofferenza, inutile, della malattia, incontrerà un’altra forma di sofferenza, ancora più inutile, quella che deriva dalle insufficienze materiali ed umane dell’apparato spaventoso, l’ospedale, che lo accoglierà. Ho detto ‘accoglierà’, ma non c’è proprio accoglienza in una struttura sanitaria italiana, quando piuttosto un mondo arido, disumano, stupido, mal funzionale, assurdo fino ai limiti dell’inverosimile.
Ci sono tre strutture umane che perpetuano il dolore di chi già deve affrontare un dolore: l’ospedale, il tribunale e il carcere.
Kafka ci ha lasciato una metafora allucinante del tribunale. Non tutti conosciamo, per fortuna, l’inferno del carcere, ma molti di noi hanno sperimentato per se stessi o per i loro cari, le torture di una struttura sanitaria. Mio marito ci passò 4 anni, per la moltiplicazione del suo cancro e i ripetuti interventi chirurgici che gli tolsero via via vari organi. E io con lui, in lotta al suo posto, contro tutte le avversità dovute alla sciatteria umana di chi fa male il proprio lavoro, dal ministro al portantino, dall’impiegato al direttore generale.
Dura è la lezione che un ospedale ti dà: la disumanità innanzitutto, quando non la sottile cattiveria o il menefreghismo delle infermiere, l’assurdità degli orari e del trattamento, la spersonalizzazione delle cure, le carenze della macchina globale, l’indifferenza o la superbia di certi medici, la burocrazia inutile o che non funziona, le attese inutilmente prolungate come torture, la mancanza di informazione e di trasparenza, i buchi neri dell’ignoranza professionale, le ricette su farmaci inesistenti da anni o tolti da tempo dalle farmacie europee perché pericolosi, il mancato aggiornamento dei tecnici, le inquietanti obsolescenze, gli oggetti stessi, i letti come i computer, che non funzionano, i regolamenti demenziali. la mancanza di compassione…
Quando, per puro caso, in questo luogo di dolore, ci si imbatte in una persona ‘umana’, il sollievo è tale come chi nel deserto incontri una sorgente di acqua pura.
Eppure, bisogna arrivare a capire che, se pure questo disagio delle strutture che si aggiunge alla sofferenza della patologia, è da combattere come imbecille e meschino, come indecente e incivile, da un punto di vista evolutivo, questa sofferenza aggiunta è una difficile lezione, non necessaria ma destinata, al punto che, paradossalmente Kafka scrive: “La sofferenza è l’elemento positivo di questo mondo, è anzi l’unico legame fra questo mondo e il positivo.” Frase molto difficile da accogliere e contro cui mi ribello. Soffro nello scriverla e ciò non toglie nulla al nostro dovere di combattere le incongruenze di luoghi come questi e al nostro dovere di denunciare le cose che non vanno, perché in quei luoghi si è deboli e impotenti e non si può, assolutamente non si può, infierire su chi è già in una condizione di debolezza e di impotenza. E’ INGIUSTO! E’ PROFONDAMENTE INGIUSTO! E là dove muore l’empatia, dovrebbe esser resa obbligatoria ‘la regola’ che un giudice, un infermiere o un secondino non possono maltrattare un’umanità già dolente, già sacrificata, già abbattuta. Ciò dovrebbe essere obbligatorio ‘per legge’! E chi è inadatto per sua natura a capirlo dovrebbe essere allontanato da questi luoghi perché pericoloso e controproducente. E chi, al governo di un Paese, non riesce a capire quanta cura e umanità deve esserci nei luoghi di sofferenza, dovrebbe essere cacciato come negato a governare. E non a caso le peggiori dittature si svelano perché cominciano a tagliare fondi proprio alla scuola, alla sanità, alla ricerca, alla giustizia, alle carceri. Ed è la prova suprema dell’indifferenza del tiranno, della malevolenza che lo porta a governare non in funzione delle persone, ma schiacciando i diritti delle persone, calpestando il dolore di chi soffre.
C’è una profonda viltà da parte di chi si approfitta della debolezza o dell’ignoranza di chi ha di fronte per sventolare la sua superiorità, la sua posizione di forza, il suo menefreghismo, la sua aridità umana, fosse pure un portantino o un impiegato allo sportello o il Capo dello Stato.
E tuttavia, e questo sarà anche il kahrma di Ginevra, il dolore è lezione. E la pena che scaturisce dall’insostenibile aridità umana è anch’esso dolore, e spesso inatteso e ingiustificato e tanto più intollerabile quanto più inatteso e ingiustificato.

Ma pensare a Ginevra mi porta a parlare di un argomento che col massimo dolore non c’entra, anzi c’entra col suo opposto, col massimo piacere: il piacere dell’amore e non parlo nemmeno solo del piacere erotico, ma di un piacere totale e assoluto che unisce il massimo piacere di ciò che sta in basso col massimo piacere di ciò che sta in alto. Il sesso con la passione. La carne con lo spirito. Parlo della sessualità sacra. L’orgasmo divino.
La particolarità di Ginevra, una particolarità che non ho mai ritrovato in così forte misura in nessuno, è di essere sempre stata in tutta la sua vita una formidabile ‘amatrice’.
C’è una figura maschile nella storia e nella letteratura che è rimasta emblematica: quella di Casanova che seduce mille donne senza amarne nessuna, lo scopatore compulsivo, l’amante utilizzatore, lo sciupa femmine che non conosce fallimento, la perfetta macchina del sesso.
Ecco, quando dico che Ginevra è una amatrice, dico qualcosa che non ha nulla a che vedere con l’aridità compulsiva, meccanica e maschilista di Casanova, qualcosa che può forse combaciare con certe teorie induiste dell’amore ‘sacro’, come mezzo eccellente per elevare l’energia sessuale umana e farne una via verso il cielo, qualcosa che è rarissimo da trovare in un uomo, ma ancora più eccezionale e raro da trovare in una donna italiana.
I suoi amanti Ginevra li ha tutti amati, con una dedizione e una passione totale, generosa, non esclusiva forse, ma magica e assoluta.
In lei si uniscono due passioni in modo totale e speciale: l’interesse per l’esoterismo con una spiritualità vissuta in senso altissimo quasi sciamanico e l’interesse per il sesso maschile unito all’amore per l’uomo in quanto creatura totale.
E tutto questo è vissuto ed espresso con una tale naturalità e onestà, una tale ‘identità’ e ‘unicità’, da risultare stupefacente.
Non credo che un prete cattolico riuscirebbe mai a comprendere la semplicità diretta con cui Ginevra offre all’autista di un taxi ‘un pompino’ o fa sperimentare la sessualità femminile al suo amico con propensioni gay per fargli capire cosa veramente gli piace.
Ma non credo nemmeno che ci siano molti uomini e donne anche non bigotti che arriverebbero a capire fino in fondo la sua immediatezza, la sua naturalità, la sua spontaneità, tanto più in un ambiente codino come il nostro e in atteggiamenti giudicati spregiudicati da parte di una donna.
Ginevra è una maestra del sesso e credo abbia ‘liberato’ più di un uomo da una condizione di basso livello e di basso godimento di questo piacere sovrumano, producendogli godimenti sconosciuti e godendo sinceramente in essi. E non è che lei scelga i suoi amanti con particolari esigenze e li voglia belli o sani o giovani o forti o ricchi o capaci. No, lei tutti li ama e ne è profondamente amata, come lei ama ognuno di loro profondamente e come ad ognuno si concede. E non li ama solo in quanto produttori di godimento fisico e basta, li ama e li segue anche quando sono stanchi, o malati, o vicini alla morte, quando sono validi amanti o quando si sentono spersi come bambini. Li ama come ogni uomo vorrebbe essere amato da una donna ideale esistente solo nei suoi sogni. Una donna che li cura e li consola, che non costa loro nulla e che anzi provvede a loro in tutto. Che non chiede e non giudica, che accoglie incondizionatamente. Una donna che unisce la migliore madre alla migliore amante.
In questo suo vivere la sessualità come amore in modo diretto e ’innocente’ Ginevra è unica e splendida.

Io, che sono all’estremo opposto, non per mia colpa, una vergine totale, e che ho avuto un solo uomo con cui non ho sperimentato nemmeno l’amore sessuale completo, sono meravigliata e affascinata, come da un prodigio di natura, perché non c’è nulla in lei che sia licenzioso o osceno, nulla che sia fuori posto o disturbante, nulla infine che sia conturbante o vizioso ma c’è la bellezza di una donna libera che si dispiega totalmente in tutta la sua naturalità e spontaneità.
Ginevra è capace di dare a un uomo una esperienza totale di amore, come si prova in una passione giovanile travolgente e nello stesso tempo come si sperimenta con chi dia tutta se stessa sessualmente senza remore e godendone appieno. Ginevra porta ogni suo amante in una specie di paradiso originale, dove tutto è bello e pulito e naturale e gioioso, come è giusto che l’amore sia, al di fuori dei condizionamenti culturali, dei pregiudizi assassini, delle dominanze tra sessi. Con lei ogni uomo è un novello Colombo che sbarca nelle isole felici dove donne e uomini vivono il sesso come vivono il mare, la natura, il vento, i fiori, la bellezza del creato, l’armonia del tutto. Per lei, l’esperienza dell’orgasmo con una persona che si ama sul serio è davvero l’esperienza umana più divina che possiamo vivere sulla Terra.

Da lungo tempo io chiedo a Ginevra di raccontarmi la sua vita e di farmela registrare. Sono così affascinata dalla sua semplicità e fanciullezza, dalla sua naturalità, che vorrei riuscire a registrare per sempre il miracolo che lei è e scrivere e pubblicare un romanzo sulla sua vita e sono sicura che sarebbe un best seller da cui si potrebbe trarre anche un film ed entrambi interesserebbero due categorie opposte di persone, uomini e donne attratte dalla scoperta del sesso e uomini, pochi, e donne, tante, desiderose di svelare nel sesso un aspetto della spiritualità che, come avveniva nelle antiche religioni della Dea Madre, fa dell’atto sessuale una offerta religiosa. Non a caso è sempre esistita una prostituzione sacra e nei templi antichi dedicati alle dee femminili, c’erano sacerdotesse che unendosi ai fedeli sessualmente celebravano l’esoterismo dell’amore, spesso fanciulle di nobili famiglie, fanciulle bellissime e caste, e non a caso nell’Induismo e non solo ci sono sui tempi bassorilievi che celebrano i modi delle unioni amorose come il massimo godimento che porta, anche attraverso la sessualità, a Dio.
Io la vedo Ginevra come se lei fosse, oggi, la resurrezione di una queste sacerdotesse degli antichi templi femminili che non esercitavano il sesso per denaro ma come una forma di devozione mistica: il sesso sacro.
Vorrei scrivere su di lei questo incredibile romanzo, ma lei si schernisce e dice di avere dimenticato tutto e so che non è vero.

Ma in questo Paradiso terreste dove Adamo ed Eva ‘si conoscono’ per la prima volta per realizzare la perfetta unione voluta da Dio c’è un serpente.
Un rischio psicologico più sottile che si è inserito nelle sue storie amorose. Il fatto è che gli uomini italiani non sono pronti a ricevere il dono di una donna totalmente ‘liberata’. In loro convivono ossessioni e pregiudizi e persiste una immagine di donna succube e serva, o prostituta nel senso peggiore della parola e comunque dipendente. L’uomo meschino in fondo vuole una donna oggetto, non riesce a cimentarsi con una donna ‘libera’, questo lo spaventa. Quando questi condizionamenti culturali o individuali diventano troppo forti, il suo amante cade in una specie di Sindrome di Stendhal. Come nei musei rinascimentali i rozzi americani non riescono a reggere l’impatto travolgente con la bellezza dei dipinti di Raffaello o Tiziano, perché hanno contenitori mentali troppo piccoli che ne restano soverchiati come da qualcosa di superiore dando di matto, così l’uomo che Ginevra amato può non reggere all’impatto di tanta natura liberata e si produce in lui una reazione di aggressività con impulsi omicidi. Già in precedenza aveva conosciuto e amato uno che aveva, a dire di Ginevra, una dipendenza materna molto forte dalla figura della madre e in lui le due figure si erano mischiate producendo un danno intollerabile fino a desiderare la soppressione di lei che produceva tanto turbamento.
Purtroppo chi è libero può produrre una intolleranza feroce in chi non lo è. E l’esito può essere fatale. L’uomo medio italiano ha spesso con la propria donna un rapporto di possesso e di esclusività feroce, per cui non sopporta né l’abbandono né l’indipendenza, che è un’altra forma di abbandono. Ne consegue l’alto numero di uomini che uccidono la loro donna.
Io non sono stata uccisa o maltrattata, ma ho conosciuto la gelosia assurda di mio marito, priva di cause, tanto più che io vivo ritirata in casa e la mia unica indipendenza è sempre stata quella mentale, mentre lui ha sempre viaggiato per lavoro e ha passato 30 anni fuori casa. Oltre a ciò, non credo di essere particolarmente bella o seducente, puntando me stessa solo sullo studio e l’insegnamento, mentre lui era bellissimo, affascinante e galante e vedevo l’effetto che aveva sulle donne con cui flirtava, per cui tra i due era lui quello esposto a tentazioni, mentre per me il tradimento non stava proprio nei miei pensieri. Eppure la sua gelosia era tale che, dopo la prigionia durata 29 anni sotto la tutela del padre, col matrimonio mi sono vista passare a un’altra forma di prigionia domestica, totalmente assurda, che non mi pesava quanto avrebbe dovuto, perché ero abituata a vivere chiusa in casa, ma mi addolorava perché fitta di scenate e di costrizioni che cercarono di impedire tutti i miei tentativi di insegnare nella scuola pubblica, a cui si oppose in ogni modo, minacciando anche il divorzio, con tutto che insegnare era la mia vocazione naturale e la mia passione. Quando, dopo i sette anni di depressione, cominciai a fare corsi gratuiti di filosofia e psicologia a casa mia, con un gruppo che era formato quasi tutto da donne e accadde che mi telefonavano spesso per raccontarmi i loro sogni o i loro problemi, lui, che lavorava lontano in giro nel mondo e mi telefonava solo 5 minuti al giorno, in ore sempre diverse, fu così furioso di trovare a volte la linea occupata che mi tagliò il contratto telefonico, affinché fossi a sua esclusiva disposizione e non avessi contatti con altri.
Forse questa cosa la presentivo oscuramente già da bambina, perché, visto la violenza di mio padre e l’isolamento di mia madre e la prigionia a cui io stessa ero stata condannata per 29 anni, mi ero fatta un’idea del matrimonio così negativa da giurare a me stessa che non mi sarei mai sposata.
Noi traiamo dalle figure parentali una immagine che può condizionarci nella vita futura. Il padre dovrebbe essere il primo partner affettivo e un padre violento e denigrante non può certo prepararti a credere che esistano mariti gentili e liberali. E una madre anaffettiva, timida e sottomessa non può darti l’idea di una donna forte e liberata.
Così io bambina pensavo che non mi sarei sposata mai, che mi sarei laureata, sarei diventata una insegnante, che ero una insegnante vocazionale e a 4 anni già giocavo a insegnare alle mie bamboline di carta, avrei vissuto in una mansarda piena di libri coi miei studi e avrei, forse, adottato un bambino per soddisfare il mio desiderio di maternità. Di mariti, in questo futuro, nemmeno l’ombra.
Ma le cose andarono diversamente. Mi innamorai a 14 anni, rifiutai di sposarmi per 15 anni, anche se lui più volte voleva scappare di casa e mettere su famiglia prima e aveva anche idee molto precise in proposito col suo ingresso nel corpo forestale che gli avrebbe dato casa e mantenimento. Tenni segreta per 15 anni la mia relazione col mio amore, poi, quando finalmente si laureò anche lui, in un momento di debolezza cedetti e lo sposai.
Avevo avuto 15 anni di fidanzamento segreto, facendo fughini a scuola o inventando balle per il lavoro. 15 meravigliosi anni in cui avevo avuto nel cuore un amante gentile e rispettoso, che non mi forzava né mi violentava, ma che scopriva insieme a me, con una lentezza estrema delicatissima, i segreti dell’amore senza penetrazione, il petting lo chiamavamo, un insieme di pratiche di effusioni, coccole, scoperte di natura sessuale, esplorazioni, che non includevano il rapporto sessuale completo e lo portavano ugualmente all’orgasmo, anche perché soffriva di eiaculazione precoce. Tutti quegli incontri con lui e quella scoperta l’uno dell’altro, lentissime e dolcissime, spesso in luoghi bellissimi di natura, per mezze giornate, con una fusione completa l’uno dell’altro che non era solo sesso ma molto di più, era quello che ogni donna romantica desidera nella vita, un amante premuroso, delicato e pieno di fantasia.
Il problema fu che 15 anni sono tanti e quando alla fine ci sposammo eravamo abituati a quello e ogni altra cosa fu fallimentare.
Ma la cosa a cui non ero preparata e che avvenne istantaneamente dopo il matrimonio fu la scoperta che il mio amante era diventato un padrone, io non ero più l’oggetto del suo desiderio, ma l’oggetto del suo possesso. E da qui cominciarono i problemi, perché nei miei sogni di bambina non c’era certo la penetrazione, ma c’era sicuramente la libertà, e, nell’idea di molti mariti italiani la donna non è più un essere libero, ma fa parte della sue proprietà.
Posso capire perciò la difficoltà e lo sbalordimento degli uomini che hanno incontrato la liberalità sessuale di Ginevra, che si sono entusiasmati di questa cortigiana dell’amore, totalmente spontanea e gratuita, che non chiede nulla se non il piacere e che dà loro tutta se stessa con estremo calore e generosità. Posso capire anche che dopo l’ebbrezza iniziale qualcuno abbia reagito col tentativo del possesso esclusivo, dell’accaparramento, del diritto di proprietà o con la reazione aggressiva di chi non riesce a domare e soverchiare una natura totalmente libera.
In modo analogo, il chiuso e bigotto mondo occidentale, dal medioevo al 1600, non riuscì a reggere l’impatto del pensiero libero della guaritrici o sciamane e nemmeno quello superiore delle mistiche e cercò di uccidere o relegare entrambe. Perché più grande è la prigionia dell’anima, maggiore sarà la spinta ad eliminare colui o colei che ti fa sentire prigioniero col suo essere liberato. Nulla noi odiamo di più di chi ci mostra le nostre catene. Per cui possiamo desiderare solo di sopprimerlo, per evitare di sentirne il peso e per non sentirci di meno di fronte a chi sentiamo di più.
Così è accaduto che l’uomo che Ginevra amava si scatenasse contro di lei pericolosamente mettendo a rischio la sua incolumità. Perché per amare occorre essere liberi e riconoscere l’altro come un essere libero e non ci può essere amore in chi vuole rinchiudere nel recinto del suo amore una donna come una prigioniera, essendo prigioniero lui stesso e odiando dunque chi non lo è.
Come dice Prevert: “Sono andato al mercato degli uccelli / E ho comprato uccelli / Per te / amore mio Sono andato al mercato dei fiori / E ho comprato fiori /Per te amore mi o/ Sono andato al mercato di ferraglia / E ho comprato catene / Pesanti catene / Per te /amore mio / E poi sono andato al mercato degli schiavi / E t’ho cercata / Ma non ti ho trovata / amore mio.

Davvero mi seduce la storia di Ginevra e mi affascina come un mondo a me ignoto dove non posso penetrare. E non ho usato la parola ‘penetrare’ a caso.
La mia storia è, all’opposto, quella di una verginità eterna.
E’ vero sono stata con lo stesso uomo per 57 anni. Ho avuto anche una figlia. Il nostro amore potrebbe sembrare a molti come invidiabile. Una coppia perfetta. Non ho tradito mai mio marito. L’ho amato con continuità sempre, lo amo anche adesso, però….
Ora che lui è morto da 17 mesi, io che non mi sono mai occupata di sesso, faccio con molta frequenza sogni sessuali, ho impulsi sessuali di cui mi stupiscono. Mi accorgo che guardo persino con occhi sessuali la gente, stimo il vigore dei maschi, la seduzione delle femmine, guardo entrambi come potenziali partner più o meno dotati. E, ora che sono rimasta fisicamente sola, comincio a farmi delle domande che prima la presenza fisica di mio marito e l’immagine del mio matrimonio perfetto avrebbero reso impossibili.
Come migliaia di donne, se mi chiedessero di parlare dell’orgasmo, io che posso parlare di mille cose e che so tanto teoricamente della vita, non saprei cosa rispondere perché l’orgasmo io non lo conosco.

Ho visto un curioso e divertente film giorni fa: “Si può fare l’amore vestiti?”. E la domanda che un gruppo di bambini fa a una giovane sessuologa che torna nel suo paesino natale, in Puglia, e crea fraintendimenti imbarazzanti per la sua professione, finché molti capiscono che può dare risposte su quella che dovrebbe essere l’attività più naturale del mondo: fare sesso, un’attività su cui realmente pregiudizi e oscurità creano malintesi o errori comportamentali e anche matrimoni incompleti e patologie del vivere che potrebbero essere risolte non certo da un prete ma da un valido sessuologo, che chiarisca molte cose e dia qualche consiglio pratico.
Così la giovane donna del film si trova a dare consulenze gratuite a un’umanità confusa e ignorante, che la cultura cattolica ha relegato in un mondo grottesco di false opinioni e preconcetti. Non solo i bambini o le adolescenti, ma anche le coppie sposate o quelli che si credono grandi amatori. Una ignoranza abissale che rovina intere generazioni e si perpetua nel costume nelle tradizioni, nell’opinione comune, perfino nelle scuole e nelle leggi!
In questo povero nostro Paese campeggia l’ignoranza, non solo l’ignoranza politica ed economica ma anche quella dei comportamenti più naturali, gettando tutto nel ridicolo e molti nella sofferenza.
La sessuologa del film in realtà è lei stessa un problema perché è vergine e non ha mai praticato quel sesso di cui tanto sa teoricamente. Per cui il film è costellato di statistiche che fanno parte del suo unico, tecnico, teorico, sapere.
La tesi del film è che una cultura troppo costrittiva può manipolare e deformare anche le cose più naturali.
Ovviamente il ragazzo a cui lei vuole più bene è un suo compagno di infanzia che è gay e ovviamente, nel paesino pugliese, lui non potrà mostrare a nessuno la sua natura sessuale e dovrà tenerla nascosta.
Ma la cosa più intrigante del film sono le citazioni statistiche che, con la freddezza dei numeri, svelano una realtà italiana terrificante.
“Che così l’orgasmo? Il 69% degli Italiani se lo chiede”.
Statistiche davvero tragiche. In un mondo dove si vive di riviste scandalistiche, dove il sesso sembra non essere più un tabù, dove la gente passa ore a interessarsi di chi va a letto con chi, l’ignoranza degli Italiani su cosa sia il sesso e come si possano agire comportamenti sessuali soddisfacenti fa rizzare i capelli in testa.
Ne ho cercate poi altre, tutte abbastanza stupefacenti.
Circa il 5% dei 40enni uomini e tra il 15 ed il 25% dei 65enni ha esperienza della disfunzione erettile”.
Il 12% degli adulti sposati di solito dorme da solo, e non perché ha divorziato.”
“Nel tempo in cui un uomo raggiunge un orgasmo, la donna ne può avere 2 e anche 4”
Solo il 75% degli uomini raggiunge sempre l’orgasmo durante il sesso, mentre per le donne la statistica si abbassa drasticamente al 29%.”
Per 4 milioni di coppie italiane il sesso non dura più di due minuti”.
Per una donna un coito soddisfacente dovrebbe durate almeno 20 minuti”.
Una coppia su 4 non raggiunge il piacere perché il rapporto si consuma in un soffio. Dei 4 milioni di uomini italiani che ‘si spengono’ entro i 2 minuti, la maggior parte sono giovani adulti fra i 20 e i 50 anni. L’insoddisfazione sessuale è una ‘mina vagante’ nei rapporti di coppia, tanto che il 23% va in crisi per questo.”
Più l’uomo ha una eiaculazione precoce, più è geloso della propria donna e ossessivo nei suoi confronti”.
Metà delle donne pensa ad un altro uomo e una su 5 dopo un anno o tradisce o rompe la relazione”.
L’eiaculazione precoce è il disturbo sessuale maschile più comune e comporta molta frustrazione in entrambi i partner
Non essendo l’omosessualità pienamente accettata, non è possibile avere delle statistiche credibili nemmeno negli Stati uniti, ma io ipotizzo che sia molto più alta di quello che si crede e che riguardo un uomo su 20, mentre una certa dose di omosessualità latente esiste in ogni maschio, e anzi coloro che si rivelano accaniti omofobi potrebbero essere proprio quelli in cui l’impulso verso un partner dello stesso sesso è più forte e viene misconosciuto maggiormente.

Ma, tra tante citazioni statistiche, una veramente mi ha sconvolto:
Il 37% delle coppie italiane non pratica la penetrazione. Sono le cosiddette coppie bianche”.
Se la citazione statistica è vera, è una cosa da capogiro. Nel Paese noto nel mondo come il Paese dei latin lover, il Paese della famiglia, il Paese dei figli, il Paese dell’amore, una percentuale altissima di coppie (forse non con questa percentuale ma comunque con cifre allarmanti) vive il matrimonio come un’unione sessualmente incompleta, che persino la Sacra Rota considererebbe nulla, non pratica la penetrazione, forse non conosce nemmeno altre forme di orgasmo, facilmente non ha mai avuto un orgasmo simultaneo. E nessuno fa niente per aiutarle. Nessuno ha fatto mai niente per aiutarmi.
Le cause di questi ‘matrimoni bianchi’, cioè non consumati, possono essere tantissime. In testa l’eiaculazione precoce, poi il vaginismo cioè una chiusura psicologica della vagina che si contrae alla penetrazione con fortissimo dolore, infine una cosa che la Chiesa negherà fino all’ultimo, ossessivamente, la presenza in troppi maschi italiano di una omosessualità palese o latente.
Molte di queste cause inibitorie potrebbero essere facilmente superate con qualche terapia o una giusta educazione sessuale che aprisse anche la porta a consultazioni con esperti sessuologi. Perché molti problemi si possono anche risolvere se solo se ne potesse parlare nel giusto modo, se solo l’educazione e l’ambiente ponessero come naturale la possibilità di curare il sesso inibito o distorto così come si curano i problemi di qualunque parte organica.
Per me ormai non c’è più nulla da fare. Lo dico con mesto sorriso.
Ma ancora mi chiedo: come sarà questo orgasmo? :- )

Non ho termini di confronto, ma immagino che mio marito fosse dotato di un pene fuori misura, era anche molto alto e ben fatto. Immagino questo perché, quando ormai era morente e negli ultimi giorni mi decisi di farmi aiutare da una infermiera giovane, perché io da sola non ce la facevo più a girarlo, lei guardò il suo membro e si allarmò, dicendo che era troppo ‘gonfio’ e mi disse di denunciare la cosa alla dottoressa. Io lo guardai a mia volta ma non mi sembrò niente di diverso dal normale, anzi era piuttosto floscio date le sue condizioni di malattia. Ma lei insisteva che era “gonfio”, “gonfio”, e che dovevo fare qualcosa.
Quando partorii mia figlia (e ancora mi chiedo come la fecondazione avvenne), mio marito era presente in sala parto e, poiché la bambina era grossa e nacque un mese prima del dovuto, fu necessario fare un taglio di 14 punti per farla passare. Il chirurgo disse chiaramente a mio marito che io avevo una vagina troppo stretta che mi avrebbe costretto a dolori fortissimi per la penetrazione, tanto più che lui era superdotato ma che poteva correggere immediatamente un errore di natura, lasciando la vagina più larga così da permettere un coito regolare. Mio marito non ebbe un momento di ripensamento, il senso di proprietà e la gelosia prevalsero su tutto. Rispose. “Cucitela più stretta!”

Vivere la nostra sessualità è un fatto naturale. Perché ci hanno tolto anche questo?

Ed è facile di notte
come un lieve
toccare di un uccello
e diventa un luminoso
ardere nel suo splendore
come un uccello o un’altra fiammante
cosa alata.
Soffiato via con la neve,
oh guardalo che va, non sono io
ma è il vento che mi attraversa.
Nella notte vorrei
che fosse eterno buio
senza aurora
per tutte le lunghe ore,
solo le torri spezzate,
della luna
solo la signora sotto di loro
nella sua gonna di oro blu
che scintilla come la lucciola.
Addio
l’amore colpirà
ancora tra gli uomini
e ci slanceremo
nell’alba
con lunghe braccia.

(non io)

(John Wieners)
.
INDICE ROMANZO

CAPITOLO 1 : https://masadaweb.org/2014/07/13/masada-n-1545-13-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-1/

Regressioni a vite precedenti – La guarigione a distanza – Le visualizzazioni- I numeri simbolici

CAPITOLO 2 : https://masadaweb.org/2014/07/17/masada-n-1546-17-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-2/

Le malattie psicosomatiche – Induzione e ipnosi come forma di terapia – Le verruche

CAPITOLO 3 : https://masadaweb.org/2014/07/22/masada-n-1547-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-3/

Tutto comincia dalla testa – Talismani: la croce di Ankh – Rievocare altre vite o momenti traumatici del passato – Incubi ricorrenti – Leggere negli altri una storia fatta di tante storie
.
CAPITOLO 4 : https://masadaweb.org/2014/07/28/masada-n-1550-28-7-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-4/

Isobare psichiche – Rane – La lezione del dolore – La lezione del piacere – La sessualità sacra – La verginità eterna – Ma cos’è l’orgasmo? – Eiaculazione precoce, vaginismo e omosessualità

CAPITOLO 5 : https://masadaweb.org/2014/07/29/masada-n-1551-29-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-5/

Pene d’amore – Il tradimento – La trasgressione – Amare l’impossibile

CAPITOLO 6 : https://masadaweb.org/2014/08/06/masada-n-1552-6-8-2014-una-seconda-possibilita-romanzo-capitolo-6/

La casa infestata – Sogni premonitori – Messaggi dall’al di là – Le vite precedenti

CAPITOLO 7 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1554-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-7/

Storia di Deneb – Testimonianze sulla premonizione – Sentirsi estranei a questo mondo – Rispettare la propria unicità – La diversità è un dono – I prescelti

CAPITOLO 8 : https://masadaweb.org/2014/08/13/masada-n-1555-13-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-8/

Le discriminazioni – La cultura è il frutto del potere – Rifiuto sociale delle diversità – Chiaroveggenza – Il motivo per cui siamo venuti a nascere – Un compito che si realizza in più esistenze successive – Profezia – Il terzo occhio – L’archivio globale

CAPITOLO 9 : https://masadaweb.org/2014/08/16/masada-n-1557-16-8-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-9/

Il mio amico omosessuale – I segni sincronici – L’essenza di una coppia

masadaweb.org

3 commenti »

  1. Grazie!
    Sempre arricchenti le tue parole i tuoi pensieri la tua saggia sensibilità…
    Ricordo ancora il nostro pomeriggio tra rune tarocchi e grafologia…
    Grazie di cuore
    Edoardo

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2014 @ 1:01 pm | Rispondi

  2. Ciao Viviana sei sempre fantastica, penso che altri scrittori/blogger ecc. al posto tuo avrebbero omesso o tralasciato certi argomenti o dettagli per pudore o moralismo o desiderio di non mettersi così a nudo. Invece te ci regali un una presenza, una forza e uno stimolo realmente concreti e vivi, grazie di tutto

    Commento di MARCO PROFETI — settembre 7, 2014 @ 10:12 pm | Rispondi

  3. Caro Marco
    tengo in gran conto la verità e qualunque dettaglio narrato nel mio libro è vero. Ho dovuto solo eliminare certe parti su richiesta degli interessati e cambiare qualche nome. Per quel che mi riguarda me, non ho colpe, dunque non ho nulla di cui debba vergognarmi o nascondermi. La vita che ci è stata data in sorte non dipende, in gran parte, alle nostre scelte, dunque possiamo parlarne con la massima naturalezza.
    Prima del titolo, nel mio libro, ho messo questa frase:
    “Tutto quello che scrivo si basa su fatti reali”
    Del resto se non cerchiamo sempre di essere franchi con noi stessi e aderenti alla verità, come potremmo chiedere la stessa franchezza agli altri?
    Saluti e grazie per avermi scritto

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 8, 2014 @ 7:02 am | Rispondi


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