Nuovo Masada

maggio 1, 2014

MASADA n° 1532- 1-5-2014 UN RAGAZZO CHIAMATO FEDERICO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:29 pm

Noi non scriviamo solo per Federico
Ma per tutte le vittime della polizia
Che non hanno mai visto
L’espiazione dei loro carnefici.

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Dai macellai della Diaz
agli assassini di Aldrovandi
Il fascismo ha tante etichette
ma una faccia sola.

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Parafrasando Bukowski
“Duemila anni di cristianità e che abbiamo ottenuto? Poliziotti che cercano di ammazzare per le strade e orde di iene che li applaudono, e che altro? Guerre a non finire, bombardamenti, grassatori per le strade e al potere, rapine, gente accoltellata, tanti pazzi che ne hai perduto il conto, non ci fai più caso lasci che vadano in scorribanda per le strade, in divisa, poliziotti oppure no.”
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Prima ti uccidono
poi ti deridono
poi ti diffamano
La loro idea di vita
è protrarre solo il Male
e rendere colpevoli le vittime.

LA TRAGEDIA
La notte del 25 settembre 2005 un ragazzo di 18 anni, Federico Aldrovandi, si fece lasciare dagli amici in una via vicino a casa per tornare a piedi dopo aver trascorso la serata al locale Link di Bologna. Aveva assunto stupefacenti e alcol in piccole quantità. Nei pressi di viale Ippodromo a Ferrara circolava, in quegli stessi minuti, la pattuglia “Alfa 3” con a bordo Enzo Pontani e Luca Pollastri. Quest’ultimi descrivono l’Aldrovandi come un “invasato violento in evidente stato di agitazione”, sostengono di “essere stati aggrediti dallo stesso a colpi di karate e senza un motivo apparente” e chiedono rinforzi. Dopo poco tempo arriva in aiuto la volante “Alfa 2”, con a bordo Paolo Forlani e Monica Segatto. Lo scontro tra i 4 poliziotti e il giovane diventa molto violento (durante la colluttazione due manganelli si spezzano) e porta il ragazzo alla morte, sopraggiunta per “asfissia da posizione”, con il torace schiacciato sull’asfalto dalle ginocchia dei poliziotti.
All’arrivo sul posto, il personale del 118 trovava il paziente “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena, era incosciente e non rispondeva”. L’intervento si concluse, dopo numerosi tentativi di rianimazione cardiopolmonare, con la constatazione sul posto della morte del giovane, per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”.
La famiglia fu avvertita solo 5 ore dopo la constatazione del decesso. I genitori, di fronte alle 54 lesioni ed ecchimosi presenti sul corpo del ragazzo, ritennero poco credibile la morte per un malore.
Un’indagine medico–legale, depositata il 28 febbraio 2006 dai periti della famiglia, disse che la causa ultima di morte sarebbe stata “un’anossia posturale”, dovuta al caricamento sulla schiena di uno o più poliziotti durante l’immobilizzazione.
L’assunzione di sostanze tossiche assunte dal giovane era bassa, assolutamente non sufficiente a causare l’arresto respiratorio: l’alcol etilico (0,4 g/L) era inferiore ai limiti fissati dal codice della strada per guidare. Aveva assunto oppiacei che danno sonnolenza e torpore per cui non era vera la dichiarazione degli agenti sul suo stato di agitazione. Le indagini rivelarono un contesto di gravi violenze subite dal giovane durante tutto l’intervento delle due pattuglie di Polizia.
Una testimone disse di aver visto gli agenti picchiare Federico, comprimerlo sull’asfalto e manganellarlo. Ha inoltre sentito le sue grida di aiuto e lo ha sentito respirare tra un conato di vomito e l’altro[. Emerse poi una lunga escoriazione alla natica sinistra, segno di trascinamento sull’asfalto, ed un importante schiacciamento dei testicoli. Risultarono fatti sconcertanti: che il PM non era andato a compiere un sopralluogo sulla scena del decesso; che non era stata sequestrata l’automobile su cui, a detta degli agenti, si sarebbe ferito Aldrovandi; che non erano stati sequestrati i manganelli, di cui due rotti, e che il nastro contenente le comunicazioni fra il 113 e la pattuglia era stato messo a disposizione della Procura solo molto tempo dopo. Per questi motivi venne aperta una seconda inchiesta per vari reati, tra cui falso, omissione e mancata trasmissione di atti.
I 4 furono formalmente rinviati a giudizio, per omicidio colposo, per aver ecceduto i limiti dell’adempimento di un dovere, per aver procrastinato la violenza anche dopo aver vinto la resistenza del giovane e per aver ritardato l’intervento dell’ambulanza.
In un filmato di dieci minuti, girato dalla polizia scientifica sul luogo dell’evento, dopo la partenza dell’ambulanza e prima dell’arrivo del medico legale, cui gli agenti presenti sul posto scambiano considerazioni sull’accaduto emergerebbero preoccupanti divergenze con le foto scattate dal medico legale. I 4 dichiararono che il giovane stava benissimo prima dell’arrivo dell’ambulanza ma nel video dicono:”… l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… È mezzo morto”. Gli agenti raccontarono che i due sfollagente si sarebbero rotti per un calcio di Aldrovandi e per una caduta accidentale di un poliziotto e non su di lui. Sempre secondo la deposizione, l’ambulanza fu chiamata immediatamente, mentre non fu utilizzato il defibrillatore semi-automatico di cui era dotata la volante poiché Aldrovandi non aveva “mai dato segni di sofferenza” (!).
Secondo una nuova perizia di parte civile del 6 novembre 2008, fu riportato che “alla base del cuore, lungo l’efflusso ventricolare sinistro, in particolare in corrispondenza del setto membranoso situato fra cuspide aortica non coronarica e coronarica destra, si osserva un cospicuo ematoma. L’ematoma è vistoso e di origine traumatica tanto da impedire la respirazione. La perizia conclude che “con probabilità molto elevata questa complicanza è stata la causa di morte”.
Il 21 giugno 2012, tre anni dopo, è arrivata definitiva la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per “eccesso colposo in omicidio colposo” ai quattro poliziotti. Essi però beneficiano dell’indulto voluto da Berlusconi e votato dal Pd, che copre 36 dei 42 mesi di carcerazione previsti dalla condanna.

Per Amnesty International si è trattato di “un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia. Solidarietà e vicinanza ai familiari di Federico Aldrovandi, che in questi anni hanno dovuto fronteggiare assenza di collaborazione da parte delle istituzioni italiane e depistaggi dell’inchiesta”.

Il 29 gennaio 2013 il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha decretato il carcere per la pena residua di 6 mesi (dato che 3 anni erano stati condonati dall’indulto) nei confronti dei poliziotti. Ma l’unica donna del gruppo è stata scarcerata sulla base del decreto Severino (lo “svuota-carceri”), anch’esso voluto e votato da Pdl, Pd e Lega.
Tre dei quattro poliziotti (eccetto Forlani, a causa di una cura per “nevrosi reattiva”) ritornano in servizio nel gennaio 2014, destinati a servizi amministrativi.
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L’OVAZIONE OSCENA
Il 29 aprile a Rimini durante il congresso del sindacato autonomo di polizia (Sap) tre dei quattro poliziotti condannati in via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi sono stati salutati con un applauso durato diversi minuti. Lo scandalo è stato enorme. Il capo della polizia Alessandro Pansa ha incontrato la madre di Federico, Patrizia Moretti, il giorno dopo. Pansa ha espresso “vicinanza e solidarietà” alla madre di Federico e ha detto di “non riconoscersi in alcun modo in comportamenti che trova gravemente offensivi nei confronti della famiglia Aldrovandi e della società civile”. Il Sap ha sempre espresso sostegno agli agenti condannati. Decine di poliziotti del Sap e di altri sindacati li hanno accompagnati alle udienze del tribunale di sorveglianza di Bologna, che doveva decidere sull’esecuzione della pena. Nel marzo del 2013 a Ferrara un altro sindacato di polizia, il Coisp, ha organizzato una manifestazione di solidarietà agli agenti, sotto le finestre dei genitori di Federico.
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Cinque minuti di applausi di poliziotti perversi agli autori dell’assassinio di Aldrovandi
Un’offesa enorme al senso di giustizia di uno stato democratico, come sputare sulle vittime.
Il governo non doveva solidarizzare con la madre di Aldrovandi, doveva recriminare in misura pesante i poliziotti ‘squadristi’!
E deve soprattutto rendere obbligatorie le etichette identificative che i M5S avevano richiesto con urgenza per legge e introdurre il reato di tortura che ancora manca dal nostro ordinamento con aggravanti per le forze dell’ordine!
L’unico modo di impedire comportamenti criminali è penalizzarli, non favorire lo squadrismo fascista!
Se si continua con la tattica ipocrita di solidarizzare per finta con le vittime senza censurare e punire i colpevoli, non si uscirà mai da uno Stato complice con i peggiori!

E quel Presidente della Repubblica così prodigo di ‘moniti’ contro chi attacca i distruttori della democrazia, oggi, di fronte a un fatto così sconvolgente di apologia dell’assassinio, non ha niente da dire????

Il documentario di Filippo Vendemmiati sulla morte di Federico Aldrovandi “È stato morto un ragazzo (2010).

Patrizia Moretti, la madre
Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio. Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti. È morto il 25 settembre, il giorno di Natale sono stati tre mesi… Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro… Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.”
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Il Fatto Quotidiano
SAP, il sindacato di destra della polizia si è messo contro tutti. Contro il governo, contro i giudici, contro la stampa. Una famiglia distrutta ed il giudizio di colpevolezza senza più appelli sulla vicenda Aldrovandi, evidentemente non sono sufficienti secondo il Sindacato Autonomo di Polizia per ritenere il caso chiuso.
Anzi, a giudicare dalle parole del neo segretario Tonelli, sembra quasi non sia mai esistito alcun caso Aldrovandi (“la morte di chiunque è un evento infausto ma non necessariamente la colpa deve essere attribuita a qualcuno“). Di più: sembra quasi non sia mai esistita alcuna vicenda giudiziaria.
E’ una nuova frontiera, quella inaugurata dal SAP che addirittura arriva a chiedere la revisione del processo, un po’ come si trattasse di un quarto grado di giudizio (fatto seguire, magari anche un ricorso alla Corte Europea per i Diritti Umani.) Non sono bastati sei anni di udienze, tre gradi di giudizio, centinaia di ore di aula, decine di perizie ed una mole vertiginosa di carta prodotta: per il sindacato di polizia, i colleghi condannati in via definitiva sono stati vittime di errori giudiziari, di menzogne, di una campagna mediatica.
Addirittura, il segretario del sindacato, parla di “condanne ingiuste” paragonando la morte di Federico Aldrovandi ad un incidente stradale: ‘migliaia di giovani ogni anno muoiono alla guida dei loro automezzi, ma non per questo la colpa è delle strade’.
L’ovazione della sala ai poliziotti pregiudicati e le pesanti dichiarazioni all’ANSA del segretario Tonelli segnano una svolta “partitica” dell’associazione di categoria che sposta l’ago dalla rivendicazione sindacale alla polemica smaccatamente politica: dal corteo per l’aumento in busta paga alle dure critiche al disposto di una sentenza passata in giudicato (e in fondo dello stesso impianto accusatorio che ha portato alla sentenza di condanna) la strada è lunga. E il SAP l’ha percorsa a passo sostenuto, lanciando l’hashtag #vialamenzogna in risposta a #vialadivisa, la campagna nata da comitati di cittadini, che ha come obiettivo le destituzione degli agenti condannati.
In questo caso, valgono le stesse osservazioni del discorso che facemmo sul Coisp: quale garanzia di buon andamento ed imparzialità, possono garantire gli iscritti ad un sindacato di lavoratori in divisa che “fa politica”? Non solo contestando una sentenza di condanna (che è lecito contestare) confermata dalla Cassazione, ma addirittura suggerendo l’esistenza di una verità giudiziaria alternativa che una non ben definita ‘pelosa macchina del fango’ avrebbe occultato.
A voler dare il giusto valore alle parole, oggi di “verità giudiziaria” ne esiste una sola ed è quella che ha portato dietro le sbarre, per omicidio colposo gli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. Tutto il resto, i se ed i forse, sono solo speculazioni. Inoltre la revisione del processo penale, va ricordato, è un caso talmente raro ed eccezionale che se il SAP avesse davvero tra le mani prove tanto schiaccianti a favore dei condannati, tanto schiaccianti da poter far riaprire il caso, farebbe bene -nell’interesse pubblico- a produrle in fretta.
Altrimenti, questo intenso attivismo rischia solo di incrementare la platea di cittadini ostili (ed intimoriti) nei confronti delle forze dell’ordine e soprattutto rischia di prolungare in maniera crudele , e senza una ragione, il calvario della famiglia Aldrovandi. In un periodo di grave sfiducia nelle istituzioni, con l’opinione pubblica ancora sotto shock per l’ennesimo caso di cronaca nera che vede coinvolti degli operatori di pubblica sicurezza, l’ultima cosa di cui si sente la necessità è il dare (altro) fuoco alle polveri con episodi come quelli di ieri.
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Il segretario generale del Sap, Gianni Tonelli, rivendica il gesto di Rimini: «L’onorabilità della Polizia di Stato è stata irrimediabilmente vilipesa e solo una operazione di verità sarà in grado di riscattare il danno patito. Alla stessa stregua i nostri colleghi, ingiustamente condannati, hanno patito un danno infinito».
E dice ancora: “Migliaia di giovani ogni anno muoiono alla guida dei loro automezzi, ma non per questo la colpa è delle strade”.

E difatti quello di Aldrovandi è stato un malaugurato ‘incidente della strada”!!
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Beppe Grillo ha scritto sull’assassinio del giovane Aldrovandi molte volte in questi anni sul suo blog, ricevendo anche due lettere pubbliche da parte del capo della polizia Manganelli.
Il M5S alla Camera ha riaperto la questione a febbraio chiedendo chiarimenti.
Grillo in questo momento sta compiendo il suo giro elettorale per le europee nelle piazze e non manca di attaccare gli assassini in piazza. Per cui, se qualche malnato in questa situazione, non ha di meglio da fare che attaccare Grillo che si è espresso molto più di tanti altri partiti, farebbe bene a guardare coloro che non hanno fatto che rifiutare qualunque regola sul corpo di polizia che potesse inimicarsi i poliziotti!
Grillo aveva scritto: ”Rispetto ad una mia lettera aperta in merito agli agenti sotto processo per violenze, Manganelli aveva risposto così: Noi siamo tenuti a seguire le regole dell’ordinamento giuridico che vige nel nostro Paese. Intanto,”chi ha macchiato la divisa”, violando la legge, lo deve dire una sentenza penale definiva, cioè quella della Cassazione.”“Ora la sentenza definitiva per coloro che determinarono la morte di Federico Aldrovandi è arrivata con la condanna, il 21 giugno dalla Cassazione di Roma, per tre anni e sei mesi che non sconteranno per via dell’indulto“, prosegue Grillo, “I poliziotti sono però tuttora in servizio. Liberi di reiterare il reato. Per rispetto alla famiglia Aldrovandi e alla stessa Polizia di Stato vanno immediatamente licenziati“.
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Motivazioni della sentenza di primo grado

Il caso che il tribunale deve affrontare riguarda la morte di un diciottenne, studente, incensurato, integrato, di condotta regolare, inserito in una famiglia di persone perbene , padre appartenente ad un corpo di vigili urbani, madre impiegata comunale, un fratello più giovane, un nonno affettuoso al quale il ragazzo era molto legato.
Tanti giovani studenti, ben educati, di buona famiglia, incensurati e di regolare condotta, con i problemi esistenziali che caratterizzano i diciottenni di tutte le epoche, possono morire a quell’età. Pochissimi, o forse nessuno, muore nelle circostanze nelle quali muore Federico Aldrovandi: all’alba, in un parco cittadino, dopo uno scontro fisico violento con quattro agenti di polizia, senza alcuna effettiva ragione.
..si potrà agevolmente intendere quanto difficile e complesso sia stato il percorso dell’accertamento giudiziario, quante le obbiettive difficoltà, quanto grande la contraddizione rispetto agli obbiettivi di giustizia di un indagine giudiziaria di rango penale, affidata inizialmente non tanto e non solo ai colleghi d ufficio di coloro che sono stati poi imputati e riconosciuti responsabili di avere cagionato la morte di Aldrovandi ma agli imputati stessi, autori della iniziale ricostruzione del caso posta a base di tutte le successive indagini. …

Eccolo il sogno di queste belve (dal repertorio del G8 di Genova):

e non sai se ti viene da ridere o da vomitare.
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Su Facebook Salvini, leader della Lega, ha preso le difese dei 4 assassini
“Polemiche contro i POLIZIOTTI del Sap che hanno osato applaudire dei loro colleghi condannati. IO STO CON I POLIZIOTTI, con i Carabinieri, e con chiunque rischia la vita per difendere i Cittadini”.
Così, mentre arrivavano le condanne per l’accaduto del premier Renzi, del ministro Alfano e del Capo della Polizia Pansa, Salvini ha scatenato un’ondata di indignazione e a tratti di insulti: “Sono una poliziotta – commenta un’utente – ma non difendo chi ha una condanna per omicidio colposo”. Un altro va meno per il sottile: “Quindi se domani degli uomini in divisa pestano a morte tuo figlio tu stai dalla parte dei poliziotti?”

CODICE IDENTIFICATIVO

Il 25 settembre 2013, il M5S ha presentato un disegno di legge, con prima firma del portavoce Carlo Martelli, per chiedere, un codice identificativo, come avviene in ogni Paese civile, per ogni tipo di corpo di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e ogni corpo chiamato a svolgere funzioni di ordine pubblico; una TARGHETTA IDENTIFICATIVA chiaramente leggibile la cui tonalità di colore sia in contrasto con quella della divisa, riportante codice identificativo personale, nome e cognome per esteso, APPLICATA ANCHE SUGLI STRUMENTI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (per cui se ci fosse stato il codice sopra i manganelli spaccati, si sarebbe capito subito chi aveva infierito con quelli sul corpo del ragazzo). Un emendamento a prima firma Vito Crimi era stato depositato nei mesi scorsi ed è stato bocciato da tutti i partiti!
Il disegno di legge per il codice identificativo è stato bocciato espressamente da Pd, Pdl e Lega. E ora chiedetevi perché!!
Il M5S chiede un numero identificativo delle forze dell’ordine. Ha raccolto e consegnato 93.000 firme in tal senso. Sia il Consiglio d’Europa che il Parlamento lo hanno chiesto da tempo, ma Pdl, Pd e Lega fanno finta di non sentire.
La proposta, tutela in primo luogo gli agenti stessi e in secondo luogo sarebbe un freno a tanti abusi.
Il M5S con la prima firma del portavoce Carlo Martelli, in data 25 settembre 2013 ha presentato una mozione in Senato. Il documento, se approvato, impegnerebbe il Governo “ad assumere le opportune iniziative, di carattere normativo regolamentare, affinché il personale dei corpi di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e di ogni altro corpo chiamato a svolgere funzioni di ordine pubblico sia munito di targhetta identificativa chiaramente leggibile la cui tonalità di colore sia in contrasto con quella della divisa, riportante codice identificativo personale, nome puntato e cognome per esteso, applicata altresì sugli strumenti di protezione individuale”. Un emendamento a prima firma Vito Crimi era stato depositato nei mesi scorsi ed è stato bocciato da tutti i partiti!!!
Se sono partiti che votate, pensateci!
La Raccomandazione Rec(2001)10 del Consiglio D’Europa adottata dal Comitato dei ministri il 19 settembre 2001, ha varato il codice europeo di etica per la polizia (Ceep). All’articolo 45 si legge chiaramente: “Il personale di Polizia in occasione dei suoi interventi deve normalmente essere in grado di dar conto della propria qualità di membro della Polizia e della propria identità professionale”. La raccomandazione n. 192 del Parlamento Europeo inequivocabilmente “esorta gli Stati membri a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo”.

for #vialadivisa: la campagna di face book per Aldrovandi diventa mondiale

Oltre diecimila le persone che fino a oggi hanno aderito alla campagna People for #vialadivisa, volta a licenziare i 4 poliziotti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi. Molti utenti hanno inviato una foto alla pagina Facebook dal luogo dove vivono con un cartello: non soltanto città italiane ma anche straniere: la protesta è ormai mondiale. Anche cani, gatti e pupazzi nelle foto con il cartello di protesta.

Reintegrati nel servizio i 4 poliziotti assassini di Aldrovandi
Prato: reintegrato poliziotto condannato per usura
Padova, reintegrato agente della Polizia stradale che chiese una mazzetta da 50mila lire a un camionista per evitargli la multa.
Bolzano, reintegrato in servizio poliziotto accusato di truffa, peculato, falso e abuso d’ufficio
Modica, reintegrato poliziotto arrestato per droga
Treviglio, reintegrato poliziotto che giocava alle slot durante il servizio
Roma, Reintegrato uno dei poliziotti che partecipò allo stupro in caserma di una ragazza fermata
Palermo, reintegrato ispettore di polizia accusato di mafia
Otranto, reintegrato finanziere complice di una banda di spacciatori
Seregno, reintegrati i due finanzieri accusati di induzione alla corruzione
Ma se non fu licenziato nemmeno il finanziere che si fece pagare da Berlusconi per fare carte false sui suoi conti!! E che poi fu assunto da Berlusconi stesso!!!
E se non si applaudono tra loro!!
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CREDEVO FOSSE UNO ZAINO

Sabato 12 aprile c’era a Roma un corteo dei senza casa con momenti di tensione. Per fortuna si è registrato solo un ferito grave mentre una quarantina di persone, tra forze dell’ordine e manifestanti, sono finiti in ospedale con codice verde e giallo. Il giorno dopo sono iniziate a circolare sul web prima delle foto e poi dei video in cui si vedeva un poliziotto che infieriva con calci e spuntoni su una ragazza finita a terra. La storia è rimbalzata su tutti i quotidiani e sui canali di informazione online riportando soprattutto la dichiarazione del capo della polizia, Alessandro Pansa: “Il poliziotto che ha calpestato la ragazza a terra? Un cretino da identificare”. Il “cretino” in questione si è riconosciuto nei video e si è presentato spontaneamente in questura, difendendosi dicendo che aveva scambiato la ragazza per “uno zainetto”. Ma il web non ha digerito questa versione così come i poliziotti non hanno gradito l’appellativo del loro capo. Subito è stata aperta una pagina Facebook, “Siamo TUTTI cretini” in cui gli agenti si sono confrontati sull’episodio postando anche le foto dei loro caschi con la scritta “cretino” attaccata dietro. “Siamo semplicemente stanchi di difendere uno stato che non ci difende” si legge nelle informazioni della pagina.

Le maggiori autorità dello Stato, di fronte all’applauso ai 4 assassini, hanno manifestato la loro solidarietà alla madre di Federico. Ciò non toglie che Pd, Pdl e Lega abbiano votato contro qualunque limitazione o controllo alle forze di polizia. Ormai in Italia solidarietà dai vertici vuol dire solo una gigantesca ipocrisia, simile alle celebrazioni di Falcone e Borsellino.
Che Pdl e Lega siano pieni di fascisti lo sappiamo, ma dove stava la solidarietà del Pd con le vittime quando ha rifiutato il codice identificativo e ha ‘dimenticato’ di penalizzare la tortura per 69 anni? E quando il Pd si è deciso, dopo 68 anni di assenza, a mettere nel codice penale la tortura, lo ha fatto sotto la spinta dell’Unione europea, considerandola ‘un crimine generico’, gratificabile da prescrizione e indulto e senza aggravanti per i corpi di polizia? Ma che solidarietà con le vittime è mai è questa?!
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DINO GIARRUSSO (M5S) Qualche anno fa Beppe Grillo (che non era ancora sceso in politica) condusse dal suo blog una campagna lunga, attenta e meritoria, per attirare l’attenzione sul caso di Federico Aldrovandi, un ragazzo di 18 anni morto a Ferrara durante un fermo di polizia. Grillo pretendeva chiarezza, pretendeva che i genitori di Federico, Patrizia e Lino, sapessero cos’era successo al loro ragazzo, e perché fosse morto, visto che il caso era stato insabbiato, e i media ne parlavano poco e niente.
Il blog di Grillo ha ospitato spesso interventi di Patrizia Moretti, raccogliendo le sue testimonianze su quanto accaduto, e sull’evolversi delle vicende processuali legate alla tragedia capitata alla sua famiglia. L’Italia intera venne così a sapere del caso. I radicali meritoriamente fecero pressioni perché la verità venisse a galla, e così Amato, Manconi e diversi esponenti politici, quasi tutti di csx. Quello che si scoprì fu atroce, tanto per il fatto in sé (degli agenti hanno picchiato e immobilizzato un ragazzo disarmato e incensurato che tornava a casa a piedi, fino a farlo morire), quanto per l’ORRORE narrato dai verbali, dalle coperture dei colleghi di quegli agenti, dal poco rispetto che molti funzionari dello stato hanno dimostrato verso la vita di un ragazzo innocente, e verso la divisa che portano e la funzione che rappresentano. Un viaggio nell’orrore quotidiano, scoperchiato grazie a poche persone per bene, alla tenacia dei genitori, alla battaglia politica condotta da chi oggi viene accusato di antipolitica. Da quel caso, clamoroso doppiamente in una città tranquilla come Ferrara, si allertò l’opinione pubblica sugli abusi di potere e su morti sospette, come quelle di Aldo Bianzino e Stefano Cucchi.
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IL REATO DI TORTURA

Per 69 anni non è esistito nel nostro codice penale il reato di tortura. I partiti di destra e di cosiddetta sinistra non lo volevano. Finalmente, il 6 marzo il Senato ha fatto l’ennesima truffa: il reato di tortura è entrato nel nostro ordinamento ma la tortura inflitta da agenti di polizia viene derubricata a ‘reato generico’ e non presenta una fattispecie separata e aggravata se reato specifico del pubblico ufficiale. La differenza è enorme. Gli agenti devono sapere che l’abuso sui detenuti o su persone fermate o momentaneamente private delle libertà è un reato odioso e intollerabile, Non può essere, dunque, un reato generico.
Il testo originario del senatore Manconi è stato manomesso da Pd, Pdl e Lega che riconoscono la tortura solo se ci sono “più atti di violenza o minaccia”(insomma se c’è ‘un solo’ stupro o pestaggio, non basta!). Hanno fatto quello che da anni chiedeva la Lega che, su questo, è riuscita finora a bloccare il parlamento, con la connivenza del Pd .
La legge farlocca è frutto di precise pressioni esercitate dai vertici delle forze dell’ordine, che si sentono offesi da qualunque legge limiti la loro violenza. Lo stesso no è stato apposta da Pd, Pdl e Lega alla richiesta fatta un anno dai 5stelle di rendere obbligatorio per gli agenti un codice di riconoscimento. L’Osservatorio repressione ritiene che l‘Italia abbia seri problemi a garantire i diritti fondamentali delle persone. Anche gli avvocati penalisti dicono che la legge è sbagliata perché non rispetta le indicazioni dell’Onu e crea confusione rispetto a reati già previsti dal codice penale. In teoria la legge potrebbe essere corretta dalla Camera ma questo Parlamento è lo stesso che tortura diritti e violenta la Costituzione in gran parte dei suoi atti, lo stesso che inferisce sulle vittime e protegge i delinquenti, lo stesso che si limita a fare telefonate o a commiserare l’accaduto, senza mai punire seriamente i colpevoli, anzi, che, quando può, li candida.

Al giugno 2008, è stata ratificata da 145 Paesi la legge contro la Tortura. Il 26 giugno è la giornata internazionale di sostegno alle vittime della tortura. L’Italia ha sottoscritto la Convenzione, ma, nonostante molti solleciti anche a livello internazionale, il Parlamento italiano non ha ancora approvato, in 6 anni, la legge di ratifica e conseguentemente la Convenzione non è ancora operante . L’Italia ha anche disatteso all’obbligo assunto di introdurre il reato di tortura nel Codice Penale, nonostante la Costituzione vieti espressamente trattamenti inumani o degradanti, però solo nell’esecuzione delle pene, non nella fase di indagine sui reati.
Per le torture che avvenissero in Italia è possibile ricorrere alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che ha comminato numerose condanne all’Italia, molte anche proprio per tortura (segnatamente il sovraffollamento carcerario). L’Italia risulta essere lo Stato europeo che ha avuto complessivamente più condanne e pagato ai ricorrenti i più sostanziosi risarcimenti
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COMUNICATO DEL COMITATO VERITÀ E GIUSTIZIA PER GENOVA
TORTURA, UNA LEGGE INADEGUATA

La legge sulla tortura approvata al Senato è molto più che deludente. Diciamo pure inadeguata. L’Italia, come confermano ormai molti episodi e molti processi degli ultimi anni, è un paese nel quale appartenenti alle forze dell’ordine hanno praticato varie forme di tortura. Approvare una legge che non qualifica la tortura come reato specifico delle forze dell’ordine significa rinunciare a quell’effetto deterrente che una legge del genere dovrebbe avere. Significa fingere di vivere in un altro paese. Nella pratica è un cedimento della politica ai desiderata – in questo caso poco responsabili – dei vertici delle forze dell’ordine, che altrimenti si sarebbero sentiti messi sotto accusa, mentre è ben chiaro che una seria legge sulla tortura (che preveda anche la non prescrizione del reato) è nell’interesse di forze dell’ordine a loro pieno agio all’interno di un sistema autenticamente democratico.

MORTI IN CARCERE

Nelle carceri italiane, in 10 anni, sono morte 2230 persone, tra questi molti sono stati uccisi da violenze, pestaggi e o torture, delle forze polizia.
Nel carcere di Napoli Poggioreale, c’è la famigerata ‘cella zero’, dove, secondo le testimonianze, vengono perpetrate violenze e vere e proprie azioni di pestaggio contro i detenuti.
I poliziotti che sulle strade o nelle piazze compiono atti di ferocia sui cittadini così da ferirli o ucciderli, non subiscono mai la pena che spetta agli omicidi e sono addirittura reintegrati in servizio.
Oggi dobbiamo assistere con raccapriccio a ovazioni ed applausi dei compagni degli assassini che inneggiano alla tortura e alla morte.
Un Paese dove accadono questi orrori non potrà mai chiamarsi ‘civile’!
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A difesa dei poliziotti si dice che le varie finanziarie non fanno che tagliare i fondi per le forze dell’ordine che si trovano a dover operare in condizioni di sempre maggiori difficoltà. E’ vero, ma ci chiediamo come mai l’Italia abbia un tipo di spese altissimo in settori che non hanno confronti con gli altri Paesi come le scorte ai personaggi della Casta e come mai, se i fondi pubblici sono così carenti, non si riesca a vedere tagli nelle armi (e nemmeno Renzi ha mantenuto la sua promessa di tagliare alcuni F35) e come mai continuiamo a mandare truppe nei fronti caldi di guerre inutili e che non ci riguardano come quella dell’Afghanistan.

SCORTE
Sapete che ci sono 900 persone tra ex politici, giornalisti e condannati che hanno la scorta fissa da anni e ci vanno pure al mare? Sapete che Calderoli ha avuto 8 uomini di scorta per anni, 24 ore su 24, davanti alla sua villa, che ci sono costati 900 mila euro? Sapete che negli Usa hanno diritto ad una scorta permanente solo il presidente e il vicepresidente,? E che in Germania ce l’hanno solo il capo dello Stato, il presidente del Bundestag e i ministri? E in Francia solo il Presidente dell’assemblea nazionale e quello del Senato?
Sapete che invece in Italia girano con sirena e lampeggianti 584 personalità, scortate da più di 2 mila agenti? Una spesa colossale per 1 miliardo e 99 milioni di euro l’anno. Come si concorda questo spreco indecente con la spending review ?
Fini aveva 9 agenti, Schifani 20, Monti 30. Ma hanno la scorta pagata dai cittadini pure il presidente della Lazio Lotito o l’ex ministro Pomicino, Fede, Belpietro, Feltri, Vespa e poi gli ex di tutti i tipi: Pera, Bertinotti, Casini, la Pivetti, Diliberto, Fassino, Mastella e consorte, e pure Taormina (4!) o Caliendo, Lombardo gira con 18 agenti e 4 auto blu! Perché Renzi i tagli non li fa qui?
Coisp: 255 mln di euro l’anno per scorte a politici e Vip, 4000 agenti impegnati.
La Boldrini ha 12 agenti di scorta con 4 auto di cui due blindate e ha ottenuto anche la scorta di due agenti alla figlia nei suoi viaggi.

La scorta di Berlusconi è formata da almeno 40 persone e due auto blindate e costa 2 milioni e mezzo di euro all’anno, senza contare che le sue abitazioni private sono presidiate dai carabinieri come fossero sedi di ministeri o di altri enti. Chiediamo dunque a Renzi quali sono le ragioni di tanto spreco, dal momento poi che Berlusconi è tanto ricco da permettersi di provvedere alla sua scorta da solo, e dal momento che il tipo in questione non solo non ricopre alcuna carica istituzionale, ma è anche stato condannato in via definitiva per frode


.
Molte sono le mafie di questo Paese

L’abbiamo qui
ancora qui la mafia,
seduta sui banchi degli imputati
a dettare legge;
a scrivere sentenze di morte
con le mani che sanguinano.
Li abbiamo qui
i compari della mafia
con le mani pulite,
i fabbri di chiavi false,
gli spoglia altari con la croce sul petto;
dove posano i piedi secca l’erba,
secca l’acqua
spuntano spine e lacrime per la Sicilia.

Per non dimenticare Placido Rizzotto uno fra tanti siciliani che hanno dato la vita per la libertà e la giustizia.
(Ignazio Buttitta)
..
RIDIAMARISSIMO :- ((

Viviana
Magari ora la banda dei 4 potrebbe candidarsi alle europee
e dove mai li troviamo dei candidati che fanno scattare la standing ovation?
..
Pirata 21
Congresso Sap. C’era anche La Russa seduto in prima fila. Come sempre quando c’è da fare figure di merda!
.
Raffo
Dilettanti! Giovanardi applaude da 9 anni
.
Bia
Forse pensavano che anche Federico fosse uno zaino
.
Zip
Gente che applaude dei condannati in via definitiva. Nemmeno fosse un congresso di Forza Italia.
.
Viviana
Ci hanno rotto per anni dicendoci che il popolo italiano ha il governo che si merita,
ora non ricominceranno dicendo anche che ha pure la polizia che si merita??
.
..a quando la ola per Olindo e Rosa?
.
Alberto Amiotti
Il sindacato di polizia: “I nostri colleghi hanno subito un danno infinito”. Quello di Aldrovandi invece è finito quasi subito.
.
La Lega va così male che ora cerca il voto della polizia
Maurizio Neri scrive: “Salvini sta con i poliziotti. Sbagliata l’ennesima alleanza.”
.
GigaAlfano
“Gli agenti non possono disconoscere le sentenze”. Bisogna avere almeno 3 tv.
.
Viviana
Applausi?
Il battito del branco
.
Samu
“I colleghi hanno subito un danno infinito” – tipo che ti muore un figlio, cose così?
.
Paniruro
A giudizio del neo-segretario generale del Sap bisogna Porre una pietra sopra all’ accaduto.
Già fatto, si chiama lapide
.
Lowerome
“Giovanardi, gradisca”
.
ReNudo
Stending ovation
E’ così che si avanza di grado
.
Viviana
Il 43,7% dei giovani è disoccupato
perché non loro?
.
Pippofilippo
Caso Aldrovandi, ovazione agli agenti condannati.
Era dal 21 luglio 2001 che non si divertivano così…
………….
Da peacelink
YVAN RETTORE

Ciò che è accaduto ieri è assolutamente inconcepibile in uno Stato democratico che ha dovuto sopportare profonde ferite e lacerazioni a causa di una ideologia distruttiva e violenta com’è stato il fascismo. Purtroppo ciò conferma che la matrice di stampo fascista è forza dominante nelle forze di polizia e se vi fossero istituzioni più attente e repressive riguardo al rispetto dell’ordine democratico e ai principi della Costituzione, questa triste realtà sarebbe già stata estirpata da tempo. Voglio ricordare che quelli di Ordine Nuovo. Avanguardia Nazionale, Terza Posizione, Lotta di Popolo e Costruiamo l’azione(tutti movimenti fascisti extraparlamentari esplosi negli anni ’70) fecero anche di peggio appoggiando chiaramente il fascismo in ogni sua forma e ricorrendo a chiare azioni di violenza e intimidazione, spesso nell’indifferenza delle istituzioni e con l’appoggio evidente delle forze di polizia. I loro esponenti più autorevoli come Stefano Delle Chiaie e Franco Freda, furono sempre trattati coi guanti bianchi dalla magistratura e in definitiva non pagarono mai per le loro colpe e responsabilità. D’altro canto (anche se la magistratura di regime cercò di avvallare il contrario) quando l’anarchico Pinelli fu arrestato nel 1969 perché inquisito in merito alla strage di Piazza Fontana, venne poi menato in modo violento e poi molto probabilmente ucciso proprio da poliziotti di stampo fascista. In questo caso, nessuno fu mai condannato! E che dire del brigatista Cesare Di Leonardo (uno dei sequestratori del generale Dozier nel 1981 a Padova) che dopo l’arresto, fu torturato in modo orribile (addirittura con scariche elettriche nelle parti genitali) sempre da poliziotti?! Anche in questo caso nessuno fu mai perseguito! Io stesso conobbi personalmente anni fa un esponente di Autonomia Operaia, che arrestato dalla Polizia, rimase uccel di bosco per ben tre giorni subendo violenze psicologiche indicibili di cui non riuscì mai a parlare tanto era rimasto scioccato dalla terribile esperienza!
Occorre però ricordare che nella Polizia ci sono a volte delle mosche bianche, spesso isolate non solo all’interno della loro stessa struttura operativa ma perfino dalle istituzioni, perché intenzionati a fare coraggiosamente il loro lavoro fino in fondo in quanto mossi da un profondo senso di giustizia. Come Boris Giuliani, commissario di Polizia, crivellato di colpi da sicari della mafia nel 1979. Ma bisogna purtroppo constatare che ciò che è accaduto ieri non è una novità, ma un’affermazione di cosa sono ormai da tempo i poliziotti nostrani!
.
Alberto Masala
Domandati che madri abbiano avuto

In ricordo di Carlo Giuliani, Francesco Lorusso, Giorgiana Masi, Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi …

Quaggiù nell’assenza dei poeti
il potere è vigliacco nella storia.
Poliziotti che corrono sfrenati
senza una pausa, per frenesia infinita.
Che vista hanno negli occhi?
Da dove sono nati? Hanno una madre?

Tu ne cantavi la semplicità.
Dimmi… lo chiedo a te…
La povertà
ne malediva le generazioni, tu
li chiamavi ragazzi
con accorata tenerezza cieca.

La rabbia è la paura di miseria…
È soggezione d’ignoranza…
Cresciuti in spazi stretti
nel nulla imprigionato che si scontra
con le pareti del suo stesso nulla,
costretti in repressioni familiari
di città epilettiche e razziste,
di dottrina dell’ordine e bisogno,
di religione e fanatismo ostile.

La radice cristiana mai estirpata
in loro sta, pietrificata, inerte.
Hanno avuto una madre?

….
Quando vanno trionfanti a devastare
saziati dalla loro stessa lingua
livida di fascismo e manganello…
domandati che madri abbiano avuto.

Qui ancora ci illudiamo in ribellioni
bisbigliando la stessa cantilena
con litanie imprudenti, che da anni
cominciamo da capo all’infinito
mentre qualcosa di finale pesa,
risuona e batte sulla città Superba
a cui lavarsi non pulirà le tracce.
Il suo paesaggio ne riascolta il suono
Genova, incancellabile per sempre.

Qui non ho vie di fuga: resto
visibile… evidente… differenza…
Ancora non ci siamo allontanati.
Il mio scrivere si getta sulla vita.
Vengo dalla terra di Gramsci.
Proprio lui ci ha insegnato che la lotta
può somigliare alla felicità
e l’incertezza rivoluzionaria
ci nutre i dubbi dell’intelligenza.

Oggi
è coperta di sale questa terra
dove anche gli operai
si son fatti traditi e traditori.
Quaggiù, nell’assenza dei poeti
resto, sospinto da inverse traiettorie.
Un poeta bastardo, o con la schiena rotta,
non si riscalda al loro conformismo.
Resto: sebbene quel pensiero ti abbia ucciso
uccidendoti ancora.

Nel tribunale
col crocefisso della legge al muro
lo chiameranno equivoco, il futuro.

.
LO STATO DELL’ODIO
Antonio Padellaro– Il Fatto Quotidiano

Cos’è oggi lo Stato? Uomini in divisa che ammazzano di botte (letteralmente) cittadini in difficoltà che allo Stato si erano affidati.

Dov’è oggi lo Stato? Nella sala affollata di un sindacato della Polizia di Stato, che inneggia agli agenti condannati dai giudici dello Stato per aver massacrato il ragazzo Federico Aldrovandi. Solidarietà che un giorno potrebbe essere estesa ai loro colleghi nelle cui mani sono morti, tra urla disperate e nel silenzio, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Michele Ferrulli, Riccardo Magherini.

Dove non è oggi lo Stato? Accanto all’ispettore della Polizia di Stato, Roberto Mancini, che per primo indagò sui veleni della Terra dei Fuochi e che nelle centinaia di siti tossici esplorati contrasse quel tumore del sangue che lo ha ucciso e per il quale il ministero degli Interni, organo del governo dello Stato, gli riconobbe un risarcimento di 5 mila (cinquemila) euro. Sui testi di diritto viene definito Stato l’organizzazione sovrana di un popolo su un territorio. Di questo Stato conosciamo l’organizzazione, i falansteri nei quali si addensano agglomerati inestricabili di funzioni e mansioni e quasi mai fattezze umane. Anche la sovranità ci è nota, quella che i dignitari esercitano sui sudditi, a loro discrezione e se capita agli amici il favore, a tutti gli altri l’arbitrio.

Ma il popolo, dov’è il popolo? Se ne parla diffusamente nella Costituzione, ma nella realtà non conta niente e subisce tutto. Tartassato dallo Stato esattore, vessato dallo Stato riscossore è soprattutto un popolo disoccupato che il Primo maggio festeggia il non lavoro, rintronato dalle promesse dei politici che dello Stato sono l’espressione più perniciosa, l’avanspettacolo che intrattiene mentre ti frugano nelle tasche. Che fa oggi lo Stato? Si fa odiare perché se provi a protestare e non stai attento finisci soffocato nel tuo stesso sangue a opera di quegli uomini dello Stato che difendono appassionatamente i colleghi assassini. Il loro applauso ci dice: noi siamo lo Stato e voi non siete nulla.
.

.
http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Oggi vorrei ricordare Antonio Gramsci

    “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.

    Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.

    Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.”

    Buon primo maggio , da una 40 enne disoccupata da più di tre anni ,madre di due figli che ho iniziato a lavorare al età di 18 anni e non sono senza arte ne parte e l’Italia é una repubblica fondata sul lavoro solo su la Carta .

    Commento di wsa0 — maggio 1, 2014 @ 4:43 pm | Rispondi

    • Grazie, bella, con tutti i miei auguri di speranza e realizzazione
      con affetto
      viviana

      Commento di MasadaAdmin — maggio 1, 2014 @ 5:46 pm | Rispondi

  2. Viviana, quanto vorrei pubblicarti nel contenitore/aggregatore di blogger e notisti che stiamo, con fatica, facendo partire..

    Commento di Laura Tonino — maggio 1, 2014 @ 11:14 pm | Rispondi

    • Cara Laura
      quello che scrivo sul mio blog è pubblico, e chiunque può copiarlo mettendolo dove vuole purché citi il mio nome e Masada. C’è già chi lo fa su facebook, pagina pubblica su cui non mi piace scrivere direttamente per varie cause e che non sarei in grado di curare per motivi di tempo e spazio, ma su cui accetto di essere citata
      grazie
      viviana

      Commento di MasadaAdmin — maggio 4, 2014 @ 7:18 am | Rispondi


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