Nuovo Masada

aprile 29, 2014

MASADA n° 1531 28-4-204 DAL SOGNO DI UN’EUROPA FEDERALE AL SACCHEGGIO DEI POPOLI EUROPEI

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Le guerre finanziarie – Come si spiega che una cricca di banchieri gangster, ha modificato le regole europee per trasformare in modo criminale l’Ue da occasione di sviluppo a sistema di saccheggio e rovina

Ogni tanto pubblico una monografia, o un Masada scritto da un solo autore diverso da me. Ma questa volta vorrei rendere omaggio al migliore blogger che ho mai trovato spigolando qua e là sul web, che indubbiamente di economia ne sa più di me (anche se vedo che copia interi pezzi da giornali finanziari), oltre a mostrare una passione lucida e civile che primeggia sia sui soliti post deliranti dei fanatici da strapazzo che sugli articoli falsamente competenti ma aridi e astratti degli ‘economisti’ di regime, che ormai sembrano tutti schierati e sotto padrone e che, più che analisti dell’economia, sembrano propagandisti del potere.
Dunque, dal blog di Gilioli: ‘Piovono rane’ vi presento BERLUSCAMENO a cui sono lieta di regalare qualche migliaio di lettori in più rispetto ai pochi lettori del blog di Gilioli (siccome non mi piace copiare, l’ho leggermente sintetizzato)

IL MERCATO DELLA CORRUZIONE E I GARANTI MAFIOSI

Come l’Europa, che doveva essere un’Europa dei popoli, è stata deviata per essere l’Europa del potere finanziario. Dal Trattato di Maastricht all’austerity della Commissione europea grazie a un regolamento mostruoso e antidemocratico

Nelle forme politiche democratiche (e nella maggior parte delle altre), l’autorità pubblica non appartiene ad alcuno. Essa è semplicemente ‘là fuori’, attribuita ai vari uffici pubblici, e chiunque abbia successo nel conquistare il controllo di quegli uffici con le regole del gioco stabilite acquisisce il diritto di esercitarla.
Mentre il diritto di esercitare l’autorità politica può appartenere loro oggi, altri attori politici con interessi diversi, forse opposti, possono conquistare quel diritto domani, insieme con il legittimo controllo di quelle politiche e strutture pubbliche che i loro predecessori avevano posto in essere.
Ciò che le autorità di oggi creano, dunque, può essere sconvolto o magari completamente distrutto – del tutto legalmente e senza alcun tipo di compensazione – dalle autorità di domani”.
Ed in Europa è accaduto proprio questo.
Secondo alcuni, il trattato istitutivo dell’Unione era “orientato alla crescita” ed allo sviluppo e lasciava ampi margini di manovra agli stati membri per le loro politiche economiche espansive. Dunque solo con l’adozione proditoria di atti successivi si sarebbe configurata l’attuale struttura rigorista dell’Unione e l’attuale delittuosa politica economica dell’Austerity.
Infatti il regolamento dell’UE ha “superato” il Trattato di Maastricht.
Il Trattato disciplinava in modo completo e adeguato l’euro, la moneta che avrebbe dovuto essere lanciata il primo novembre di 15 anni fa. Il lancio avvenne puntualmente. Ma non si applicò la disciplina del TUE (ossia il Trattato dei famosi parametri di Maastricht). La si sostituì –invece – con un regolamento (n. 1466/97), tuttora poco conosciuto, non assoggettato al vaglio dei Parlamenti degli Stati e non ratificato con la osservanza delle apposite procedure costituzionali. Insomma qualcosa che non aveva alcuna potestà giuridica per modificare il Trattato. Un semplice “imbroglio”.

UN COLPO DI STATO effettuato da una associazione a delinquere?

L’espressione “colpo di Stato” viene usata quando si modifica in aspetti fondamentali il sistema costituzionale di uno Stato, con violazione delle norme costituzionali vigenti. Il colpo di Stato viene attuato con maggiore frequenza con la forza.
Nei tempi più antichi uccidendo il sovrano.
Il 1.1.1999 un colpo di Stato è stato effettuato in danno degli Stati membri, dei loro cittadini, e dell’Unione. Il “golpe” è stato realizzato con fraudolenta astuzia.
LA DIMOSTRAZIONE DI UN ESPROPRIO effettuato senza la consultazione del Popolo. Il TUE non contempla alcuna procedura specifica per le sue variazioni. In quanto Trattato multilaterale di diritto internazionale, sarebbe stato un dovere dell’Unione che i suoi organi competenti lo rispettassero e lo facessero rispettare. Non avrebbero dovuto consentire che modifiche di aspetti fondamentali del sistema si producessero in assenza di un nuovo Trattato. La disciplina introdotta con fraudolenza e dolo introdusse invece un regolamento per coordinare le politiche economiche degli Stati membri, violando il diritto costituzionale degli Stati membri perché non sono state osservate le norme costituzionali interne sulla ratifica dei Trattati. La sovranità degli Stati membri è stata vulnerata perché è stata loro sottratta la funzione “esclusiva” da esercitarsi, singolarmente e come gruppo, di promuovere lo sviluppo dell’UE e della zona euro con le proprie “politiche economiche”. La costituzione degli Stati è stata violata perché sono stati imposti ai loro organi interni obblighi e condotte che i rispettivi ordinamenti costituzionali non contemplano.
Il golpe è stato attuato a mezzo del Regolamento 1466/97 dell’UE.
Per questo si è fatto ricorso alla procedura violandola perché è stato cambiato lo scopo. La procedura di cui agli artt. 103, n. 5 e 189 c) TUE in nessun modo avrebbe potuto essere impiegata per modificare norme fondamentali del Trattato.
Gli atti adottati sono di conseguenza non illegittimi, ma nulli/inesistenti.
Non si sa chi sia stato a attuare il golpe. Non si conosce l’ideatore, né l’estensore.
Una inchiesta del Parlamento europeo potrebbe ancora identificarli. La responsabilità formale del “golpe” è dei membri della Commissione e dei titolari degli organi dell’Unione e dei governi dei Paesi membri della che parteciparono in ciascuna delle fasi alla procedura di formazione del reg. 1466/97.
Gli assetti fondamentali, modificati” illegalmente” ed in modalità fraudolenta dal reg. 1466/97, sono diversi per l’Unione e per gli Stati membri.
Quanto all’Unione, è stato modificato, in modo radicale ed irreversibile, l’obiettivo principale, consistente nel conseguimento di uno sviluppo e nell’aver regolato in modo diverso l’intera materia.
Quanto agli Stati, l’illecita variazione consiste nell’ averli privati degli unici poteri politici ad essi attribuiti sulla conduzione economica dell’Unione.
Il reg. 1466/97 malgrado la sua apparente innocenza, oltre a modificare (in modo totalmente arbitrario e delittuoso) la disciplina di vertice dell’Unione e degli Stati, ha inciso sul carattere fondamentale dell’Unione, la “democraticità”.
(Giuseppe Guarino, Un golpe chiamato euro, in Il Foglio, 13 novembre 2013).
“Una terza parte deve essere in grado di imporre costi per indurre ciascuna delle controparti di un accordo a un trasferimento unilaterale di risorse.
Il garante induce le controparti ad onorare il contratto in situazioni nelle quali essi non sarebbero inclini a farlo. Ottiene questo risultato minacciando di imporre loro dei costi. L’ammontare del potere di imporre costi posseduto da una terza parte pone un limite a ciò che egli può sanzionare”.

CORRUZIONE PUBBLICA E MAFIA

I mercati illegali sono un campo privilegiato di azione per le organizzazioni mafiose, dal momento che gli operatori del settore non possono invocare l’intervento di un’agenzia legittima – lo Stato- per far rispettare le regole e adempiere agli impegni contrattuali. Alcuni studiosi stabiliscono uno stretto collegamento tra il crimine organizzato e i mercati illegali. Le organizzazioni criminali, per definizione, mirano all’acquisizione di un controllo monopolistico di particolari settori di attività illecite con la violenza. Occorre dunque una posizione dominante nel controllo della violenza, che permette all’impresa criminale (si veda la lobby dei CEO della ERT) di riscuotere un “pedaggio” obbligato dagli operatori, operando come una struttura di governo del mercato illegale che mantiene la pace, arbitra controversie, impone regole.

Il collasso della moneta unica e la nuova governance europea creata col MES e il FISCAL COMPACT con la gestione della crisi in modo da rilanciare gli USA

Esiste un piano che include il rilancio dell’economia e dell’industria americana spinta dall’energia a basso costo dello shale gas, dalla costruzione delle infrastrutture per venderlo all’estero e dai conseguenti profitti realizzabili tramite il TAFTA (Transatlantic Free Trade Area), l’accordo doganale che creerebbe, di fatto, un mercato unico EU-USA di 800 milioni di persone.
“Un toccasana che richiede la firma europea di un trattato-capestro che spalancherebbe le porte del nostro mercato a merci e servizi statunitensi più competitivi, alla circolazione di capitali non tassabili, all’invasione di prodotti OGM e alla fine di ogni tipologia di “protezionismo” residuale, come per esempio quello che la Francia applica ancora sul mercato cinematografico.
La recente visita di Obama in Europa ha avuto lo scopo di rinserrare le fila dei riluttanti alleati in vista dell’escalation muscolare est-ovest che va profilandosi nei prossimi anni. E la “richiesta” di aumentare bilanci e forniture militari (tipo F35) rientra in quest’ottica.
La necessità di sviluppare nei prossimi 5 anni i gasdotti, gli impianti di liquefazione e di rigassificazione per creare un vero e proprio ponte del gas attraverso l’Atlantico, implica la volontà di inasprire il conflitto in atto con la Federazione Russa controllandone i “rubinetti energetici” e colpendola con sanzioni e isolamento.

Poi esiste anche un altro trattato internazionale che ha già manifestato le sue enormi potenzialità e di cui in pochi parlano: il Meccanismo europeo di stabilità (MES).
Il MES, in modo complementare al Fiscal Compact, ha di fatto creato una nuova governance europea per la gestione della crisi, parallela e diversa a quella stabilita nei Trattati comunitari e ha già prodotto risultati pratici tangibili e enormi.
L’Italia ha già versato 46 miliardi di euro dei 125 miliardi previsti fino al 2017.
Soldi che chiaramente potevano essere utilizzati per rilanciare la nostra economia attraverso quei progetti eternamente sospesi per la mancanza di coperture.

Ma perché si è deciso di costituire il MES?
La crisi della zona euro già nel 2012 aveva determinato il collasso della moneta unica. Si è deciso dunque di ricorrere ad un accordo di diritto internazionale, con regole proprie che fuoriescono dal sistema normativo comunitario, e creare un ente finanziario che ha come obiettivo quello di correggere gli squilibri finanziari maturati nell’ambito della zona euro. La finalità del MES non consiste nel salvataggio degli Stati, ma, come ha indicato bene Lidia Undiemi, nella creazione di un organismo permanente il cui scopo era la creazione di una governance politica intergovernativa attraverso cui intervenire tutte le volte che l’instabilità mette in discussione la moneta unica.

Il MES porta a fallimento gli Stati mentre salva le banche, poiché è dimostrato che il debito è privato (delle banche) e non pubblico (dello Stato). Ne deriva lo stretto legame tra questo sistema e le organizzazioni criminali e dunque tra MES e criminalità

L’esperienza dei Paesi dove ha operato effettivamente il MES dimostrano le drammatiche implicazioni nel governo del territorio di questo trattato internazionale.
Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro lo testimoniano. Quando uno Stato dovesse richiedere quei soldi che ha versato nel Fondo comune, attraverso il MES, i creditori internazionali – la famigerata Troika – si sostituiscono di fatto nella gestione della “politica economica” del paese debitore. Lo Stato che chiede un prestito deve, infatti, sottostare ad una “rigorosa condizionalità” nell’ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico e di progressivo rientro del suo debito pubblico.
Il Fiscal Compact inizierà poi a produrre i suoi effetti e lo farà in un modo che il paese non potrà sostenere.
Come ha calcolato Alberto Bagnai, l’Italia dovrà pagare nel 2015, se va bene, 38.4 miliardi di euro. Se si aggiungono le rate da versare al MES si capisce come intere finanziarie serviranno a rispettare i diktat di questi organismi sovranazionali (perfettamente illegali), che continueranno a imporre tagli in salari, pensioni, sanità e la rinegoziazione dei diritti sociali acquisiti negli anni dalla popolazione.
Inoltre, aspetto fondamentale e di cui non parla nessuno, il MES è un trattato istitutivo perenne, ricapitalizzabile all’infinito per decisione del Consiglio dei Governatori, che potrà, bypassando tutti i Parlamenti nazionali tranne quello tedesco per l’importante e isolata presa di posizione della Corte di Karlshrue, imporre cifre infinite agli Stati in ogni momento in cui la crisi lo dovesse richiedere.
Crisi che, come hanno dimostrato ampiamente gli economisti e come ammette ormai la stessa Bce, è di debito privato e non di debito pubblico.
A fallire erano le banche e non gli Stati, tanto che nei paesi dove è intervenuto il MES solamente una percentuale minima è finita nelle casse governative, il resto, stimato in circa il 70%, ha permesso il recupero dei crediti da parte degli istituti finanziari nazionali e soprattutto di quelli del Nord Europa.
L’organizzazione criminale non ha alcun interesse a eliminare i soggetti operanti nel mercato illegale, poiché la loro attività le permette di incamerare una quota di profitti illeciti come prezzo per la propria astensione dall’utilizzo della coercizione .
L’attività delle organizzazioni criminali monopolistiche non assume dunque una connotazione meramente estorsiva:
Sotto questo profilo, l’idea degli studiosi di crimine organizzato è molto più vicina a quella di un governo che stabilisca le sue regole nelle aree in cui si estende il suo potere”.
Come minimo, il crimine organizzato deve “proteggere” le proprie vittime dall’attività predatoria di altri potenziali estorsori loro concorrenti, se non vuole prosciugare le proprie fonti di reddito . Inoltre, nel momento in cui le “vittime” si avvantaggiano della limitazione della concorrenza o della regolazione delle controversie realizzate dal gruppo criminale monopolista, quest’ultimo fornisce in realtà un servizio avente un concreto valore economico .
Vi sono casi in cui l’organizzazione mafiosa, al pari di altri gruppi criminali, trova conveniente ricorrere alla corruzione per consolidare la propria posizione monopolistica in un certo mercato illegale, conseguendo così profitti più elevati, o per aumentare le speranze di impunità: “la corruzione è usata dalle organizzazioni criminali per guadagnare un margine concorrenziale (ad esempio, ottenendo contratti di costruzione) o per proteggersi dall’arresto” .
Pagare politici, funzionari, magistrati o agenti di polizia perché chiudano un occhio sui traffici illegali serve a ridurre i rischi di quelle attività e schiacciare la concorrenza. Per questo “nei mercati illegali la corruzione è d’importanza centrale, ha differenza di quanto generalmente avviene nei mercati legali”.
In questi casi il gruppo criminale agisce come un comune corruttore: i suoi interlocutori, che sanno di rischiare una rappresaglia violenta, hanno però maggiori incentivi a tenere fede ai patti. La collusione di agenti pubblici e di organi dello Stato con i mafiosi è in effetti una condizione necessaria per l’esistenza stessa di organizzazioni criminali così ampie, durature e articolate al loro interno.
In questo senso, dunque, il rapporto tra mafia e corruzione (politica) è obbligato.
Inoltre, l’esistenza di canali di scambio tra gli amministratori pubblici e i mafiosi alimenta un circolo vizioso nel quale l’inefficienza dello Stato nel garantire i diritti, la corruzione diffusa tra i suoi agenti e la connivenza promuovono quella stessa sfiducia nelle istituzioni pubbliche che sostiene la ricerca di mezzi alternativi per ottenere protezione, ossia la domanda di garanzie mafiose.
Ma se la mafia (anche europea) ha bisogno di ricorrere alla corruzione, al tempo stesso la sua azione “regolatrice” permette di ridurre i costi di transazione che altrimenti sarebbero d’ostacolo alla felice conclusione delle transazioni illecite.
Quando decidono di accettare o di proporre tangenti, gli individui, infatti, vanno incontro a due tipi di incertezza. La prima è il rischio di venire scoperti e condannati da un tribunale, incorrendo in una perdita di prestigio personale, di stima sociale e professionale. La secondo discende invece dalla possibilità di essere truffati, ingannati o ricattati dalla propria controparte.
Ed in Europa la controparte è sempre la Germania”.

UN DISEGNO “FRAUDOLENTO”: LA GUERRA DELLA FINANZA ALL’ECONOMIA REALE
La distruttività dell’austerity

Ricordiamoci quanto detto dal Prof. Guarino in “Un golpe chiamato euro”.
L’Ue è retta da una politica economica di matrice “germanica“ che ha portato l’Italia depressione, recessione e deflazione. E’ ciò che chiamiamo regime di austerity e di rigore. Si sono inventati (Merkel in testa) che la politica di “austerity espansiva” ossia con l’aggiunta delle riforme avrebbe portato l’Italia allo sviluppo ed alla crescita.
300 economisti che insegnano nelle maggiori università occidentali ci hanno già detto dal 2010 a oggi, che la politica dell’Austerity è errata totalmente se applicata in un periodo di alta e diffusa disoccupazione e recessione dell’economia reale.
Ci è matrigna l’Unione Europea (diretta dalla Lobby dei CEO denominata ERT), ci è matrigna la politica dell’Austerity a cui fa riferimento il nostro Ministro dell’Economia ed il nostro Capo dello Stato. E questi esimi statisti non si vergognano neppure dei danni inenarrabili che stanno producendo nella popolazione italiana. Alcuni cittadini vedono chiudersi le fabbriche (altre falliscono). Con le lacrime agli occhi si chiedono perché. Nessuno può spiegar loro che l’economia della finanza ha dichiarato guerra aperta all’ultimo lavoratore e alla ultima fabbrica all’ economia reale.
Chiudere una fabbrica (che ovviamente appartiene al mondo dell’economia reale) è una grossa vittoria per gli artefici dell’economia finanziaria.
I banchieri gangster vivono e guadagnano milioni di euro (in nero) tramite il lavoro effettuato dalle loro banche ombra (con sede nei paradisi fiscali e quindi con il guadagno realizzato in perfetto nero). Vivono con le laute provvigioni guadagnate con la vendita tramite i loro sportelli bancari (ottenuti con l’autorizzazione complice dello Stato) collegati con i traffici mondiali dei “derivati strutturati “di loro produzione. E questi sono autentici bidoni !
In America questi “derivati strutturati” li hanno battezzati “sterco del diavolo”.
Ma in Italia gli sfortunati acquirenti hanno timore di offendere i Banchieri truffatori. Alle volte i banchieri gangster fanno “qualche prestito di denaro” a uomini appartenenti al mondo dell’economia reale (ossia che producono merci), ma non si comportano come normali banchieri commerciali. Sono diventati abili truffatori e speculatori di denaro ed appena lo sfortunato richiedente un prestito ha acquistato i macchinari costosi ma necessari alla crescita ed allo sviluppo della sua fabbrica , improvvisamente e senza alcun preavviso, gli richiedono il rientro immediato del denaro più gli interessi sempre usurai collegati. Pagare o fallire. Il banchiere gangster non transige. Naturalmente avrà già trovato qualche altro speculatore finanziario disposto a rilevare la fabbrica sulla via del fallimento. Per rivenderla,poi , con lauti guadagni e sempre in nero. Ma il perdente non è una vittima della crisi globale. E’ stato eliminato volutamente dagli esponenti dell’economia finanziaria.
Nella guerra in atto non si contano le vittime lasciate sul campo ma si guarda solo ai risultati ottenuti. Tutti i denari disponibili sul mercato debbono rimanere a disposizione dell’economia finanziaria per essere usati nei suoi loschi traffici (rigorosamente in nero)!
In cosa è consistito il disegno “fraudolento” che ha portato alla approvazione del reg. 1466/97 dell’UE?
La procedura utilizzata non era stata mai impiegata e non avrebbe mai più potuto esserlo nella sua portata originaria in quanto con il reg. 1466/97 UE sono state cancellate le “politiche economiche di crescita e sviluppo” degli Stati che della disciplina degli artt. 102 A e 103 del TUE (Maastricht) costituivano il presupposto.
La procedura del regolamento era iniziata nel novembre 1996.
A quel tempo l’attenzione degli Stati membri era concentrata sullo scrutinio di ammissione all’ euro, poi rinviato al 1998. La nuova moneta suscitava grandi speranze. E non si prestò mai abbastanza attenzione al reg.1466/97, che entrò in vigore al 1° luglio 1998. Il testo era scritto in modo rassicurante. Prometteva una crescita vigorosa, sostenibile e favorevole alla creazione di posti di lavoro.

COME IL POTERE DELLA TROIKA HA DISTRUTTO OGNI POSSIBILITA’ DI SVILUPPO

Gli Stati partecipavano al Consiglio con un rappresentante a livello ministeriale abilitato ad impegnare il rispettivo governo. Ma possiamo qualificare l’Ue come “un’organizzazione criminale”, a causa delle politiche che vengono tuttora implementate dalla cosiddetta “Troika” in Grecia e in altri paesi. La “Troika” è costituita dalla BCE, dalla Commissione Europea e dal FMI. Bisogna anche riconoscere che il FMI si è ripetutamente opposto alle politiche che venivano implementate dalla “Troika”, poiché ne prevedeva e calcolava le possibili disastrose conseguenze. La responsabilità della smisurata durezza di queste politiche di austerità e rigore, che si sono tradotte in un netto incremento della mortalità in Grecia, e da qualche mese a questa parte anche in Portogallo è solo ed esclusivamente da attribuire alla Commissione Europea e alla BCE.

Anche le attuali manovre sul Senato italiano sono una lesione alla democrazia voluta da una cricca di capitalisti: l’Ert

Ma siamo proprio sicuri che la proposta di legge di Renzi o le modifiche proposte da Chiti riguardanti il Senato siano così importanti e decisive per la sorte futura del Popolo italiano?
Queste modifiche costituzionali non hanno in realtà alcuna importanza per il benessere materiale o la salvaguardia dei diritti del Popolo italiano.
Chi vuole portare alla miseria nera ed alla schiavitù di fatto è invece la attuale “governance” europea.
Ma è mai possibile che nessuno si renda conto in Italia che chi ci comanda in Europa è solo una banda di avventurieri, mascalzoni e delinquenti?
Essi si sono impossessati di fatto e con un autentico Golpe dell’Europa e hanno preso in ostaggio il comando operativo della Bce. Sono loro che stampano la moneta che poi a caro prezzo la fanno giungere al mercato finanziario italiano.
I reali Governanti dell’Europa sono i CEO o AD delle maggiori imprese e multinazionali europee che costituiscono la Lobby Europea della ERT (European Round Table of Industrialists= tavola rotonda europea degli industriali maggiori).
Questa associazione è strettamente collegata con il gruppo Bilderberg, che influenza l’economia globale mondiale.
Adesso – a dar loro manforte- si sono aggiunti i CEO e gli AD delle più grandi imprese USA e dei Banchieri Gangster made in USA entrati in forze in Europa tramite il Trattato Transatlantico per costituire un mercato comune di 800 milioni di persone del futuro stato EU + USA.
Ma i nostri politici non si stanno accorgendo che il popolo italiano (nella stragrande maggioranza) è ormai arcistufo delle loro continue elucubrazioni aristoteliche o metafisiche … e vuole solamente e modestamente più Pane e più certezza di poter ottenere un Lavoro qualsiasi?

IL PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO E IL MONOPOLIO BANCARIO NELL’EMISSIONE DI DENARO

“Datemi il controllo della moneta di una nazione e non mi importerà di chi ne fa le leggi”, così nel 1791 Amschel Mayer Rothschild spiegava chiaramente come realizzare un Nuovo Ordine Mondiale. Senza questa volontà politica, è inutile spiegare la finanza. Nella società moderna, avere il monopolio di emissione del denaro consente di controllare, in modo più o meno palese, economia reale, politica, comunicazione e, in definitiva, l’intera società!
Oggi il monopolio di creazione del denaro appartiene al Sistema Bancario (Banche Centrali e banche commerciali), e queste parole sono diventate realtà! Infatti oggi ogni centesimo in circolazione corrisponde ad altrettanto debito, sia esso pubblico o privato. E si tratta di un debito destinato a non poter essere mai ripagato, costringendo così Stati e singoli cittadini a trovarsi costantemente con un cappio al collo. Ipotizzando che in un istante tutti decidessero contemporaneamente di restituire quanto dovuto, non solo tutto il denaro esistente sparirebbe dalla circolazione, ma, e questa è la cosa sconcertante, i debiti non sarebbero comunque estinti! Ciò accade perché nel momento della creazione di nuovo denaro, lo stesso viene immediatamente gravato da un interesse! E questo avviene sia che si tratti di denaro emesso dalla Banca Centrale su richiesta dello Stato, sia che si tratti di moneta creata dal sistema bancario commerciale ogni volta che qualcuno chiede un prestito. Perché molti lo sanno, ma quando le banche concedono prestiti non lo fanno utilizzando denaro proprio, bensì ne creano ogni volta di nuovo dal nulla.
E se fin tanto che la moneta aveva un valore intrinseco (quello del materiale di cui era fatta), trarre un profitto dalla creazione del denaro, detto reddito da signoraggio, aveva come scopo principale l’arricchimento del feudatario, oggi che il denaro stesso ha un valore intrinseco praticamente nullo (pochi centesimi se moneta cartacea e zero se moneta elettronica) la questione è più complessa.
Perché se un tempo il ruolo di potere veniva “legittimato” con un atto di imperio e il sovrano concentrava la sua attenzione prevalentemente sul proprio arricchimento, oggi che la società è organizzata in modo “apparentemente “democratico, chi mira al potere si è dotato di strumenti adeguati e sufficientemente mascherati ai più.
Quindi, il monopolio di emissione del denaro è legato non solo al guadagno derivante dal reddito da signoraggio, quanto piuttosto ad un’appropriazione di potere oltre ogni immaginazione.
Gli Stati hanno ormai da tempo perso la propria sovranità monetaria, non avendo la facoltà di creare il denaro di cui hanno bisogno per garantire i beni e i servizi ai cittadini, ma lo prendono in prestito dalle Banche Centrali o, ancora peggio, dai soggetti operanti nei mercati finanziari, verso i quali sono costretti ad indebitarsi.
In zona Euro il monopolio di creazione del denaro è della BCE, Ente completamente indipendente dai singoli Stati e che non ha alcun tipo di legame o rapporto con le politiche economiche degli stessi, che si trovano completamente in balia degli speculatori, in una situazione di fatto in cui i rapporti di forza tra i detentori di capitali e gli Stati, sono completamente rovesciati.
Il problema è meno palese, ma altrettanto vero, anche in tutti quei paesi in cui la Banca Centrale mantiene in apparenza una sorta di rapporto con il governo, ad es. facendo da garante finale (“prestatore di ultima istanza”) del debito pubblico:
se infatti è vero che teoricamente con queste condizioni uno Stato potrebbe decidere di non porsi limiti di spesa, è altrettanto vero che l’offerta di moneta dovrà necessariamente sempre crescere esponenzialmente solamente per coprire l’interesse dovuto sul denaro già esistente.
Infatti, il problema del debito pubblico è semplicemente quello di non poter essere fermato con il sistema corrente, essendo stato matematicamente progettato per espandersi all’ infinito!
E questo ha permesso una concentrazione di denaro e quindi di potere nelle mani delle pochissime persone che oggi dominano il mondo!
Ma non finisce qui. Il denaro emesso dalle Banche Centrali oggi infatti corrisponde appena al 5% del totale in circolazione, il restante 95% è creato dalle banche commerciali, in base al meccanismo sopra illustrato.
Ed è probabilmente questa l’arma di dominio più occulta ed efficace utilizzata dall’élite di potere! Perché lo scopo principale non è l’arricchimento in sé, bensì il controllo dell’intera economia reale e quindi della società.

IL PROCESSO TORTUOSO PER CUI UNO STATO NON HA DENARO DALLA BCE MA DALLE BANCHE CI SPECULANO SOPRA

Proviamo ad immaginare cosa significhi avere la facoltà di creare denaro semplicemente se qualcuno ce lo chiede: cosa accadrebbe ad es. se il proprietario di una multinazionale fosse anche il proprietario di una banca? Tale multinazionale non avrebbe forse a disposizione tutto il denaro che vuole per monopolizzare il settore economico in cui opera? A tutto questo si aggiunge che il Sistema “Banca Centrale -banche commerciali” permette di stringere ulteriormente la morsa del debito sugli Stati: le prime, infatti, spesso prestano denaro ad un costo irrisorio alle seconde, le quali lo utilizzano per acquistare titoli di stato che rendono svariate volte tanto, aumentando così a dismisura il debito sovrano verso di esse.
Va quindi compreso che un sistema monetario basato sul debito è uno strumento adeguatamente pianificato e realizzato dall’élite di potere per realizzare il suo progetto di dominio, in quanto genera obbligatoriamente una concentrazione di denaro e di potere nelle mani di pochissime persone, con possibilità di ricatto ai governi e totale controllo dell’economia reale e della società.
Per impedire la realizzazione di questo piano di dominio e recuperare la piena sovranità monetaria è dunque necessario definire e realizzare un sistema in cui lo Stato sia l’unico soggetto a detenere il monopolio della creazione di denaro dal nulla. Ossia occorre creare una Banca Centrale di proprietà dello Stato !”

IL MONITO DI 300 ECONOMISTI: BLOCCATE L’AUSTERITA’!

Mi riesce difficile capire come sia stato possibile che il nostro Ministero dell’Economia sia stato sempre diretto negli anni passati da emeriti incompetenti.
Ricordo l’appello di 300 economisti delle più importanti università del mondo occidentale che ci supplicano di fare qualcosa per fare interrompere la sciagurata, errata e assassina politica economica dell’Austerity attualmente in auge in Italia e nei Paesi mediterranei.
L’appello nasce dal constatare la disoccupazione dilagante, i fallimenti aziendali, i suicidi di piccoli imprenditori falliti (che hanno visto le banche richiedere indietro i fidi a loro concessi per l’acquisto dei macchinari aziendali necessari all’aumento della produzione). Smettetela, cari politici che governano in Italia con l’Austerity con gli omicidi e le angherie da Voi perpetrate ai danni della parte sfortunata del popolo italiano.

GLI ERRORI MACrOSCOPICI DEL FM E DELLA BCE CHE DISTRUGGONO POSTI DI LAVORO ED ECONOMIA REALE

Financial Times: ”La crisi economica in Europa continua a distruggere posti di lavoro. All’inizio del 2014 i disoccupati saranno 19 milioni nella sola zona euro, oltre 7 milioni in più rispetto al 2008: un incremento che non ha precedenti dal secondo dopoguerra e che proseguirà anche nel 2014 , 2015 ed oltre. La crisi occupazionale affligge soprattutto “i paesi periferici “dell’Unione monetaria europea, dove si verifica anche un aumento eccezionale delle sofferenze bancarie e dei fallimenti aziendali; la Germania e gli altri paesi centrali dell’ eurozona hanno invece visto crescere i livelli di occupazione. Il carattere asimmetrico della crisi è una delle cause dell’attuale stallo politico europeo e dell’imbarazzante susseguirsi di vertici dai quali scaturiscono provvedimenti palesemente inadeguati a contrastare i processi in corso. Una ignavia politica che può sembrare giustificata nelle fasi meno aspre del ciclo e di calma apparente sui mercati finanziari, ma che a lungo andare avrà le più gravi conseguenze. La crisi sta rivelando una serie di contraddizioni nell’assetto istituzionale e politico dell’Unione monetaria europea. Le autorità europee hanno compiuto scelte che hanno inasprito la recessione e allargato i divari tra i paesi membri. Nel giugno 2010, ai primi segni di crisi, la lettera dei 300 lanciò un allarme sui pericoli insiti nell’austerità, che avrebbe depresso occupazione e redditi, rendendo ancora più difficili i rimborsi dei debiti, pubblici e privati. Quell’allarme rimase inascoltato. Le autorità europee preferirono aderire alla fantasiosa dottrina dell’“austerità espansiva”, secondo cui le restrizioni dei bilanci pubblici avrebbero ripristinato la fiducia dei mercati sulla solvibilità dei paesi dell’Unione, favorendo così la diminuzione dei tassi d’interesse e la ripresa economica. Come ormai rileva anche il Fmi, oggi sappiamo che in realtà le politiche di Austerity hanno accentuato la crisi, provocando un tracollo dei redditi superiore alle attese prevalenti. Gli stessi fautori della “austerità espansiva” adesso riconoscono i loro sbagli, ma il disastro è in larga misura già compiuto.
C’è tuttavia un nuovo errore che le autorità europee stanno commettendo. Esse appaiono persuase dall’idea che ”i paesi periferici dell’Unione” (tra cui l’Italia) potrebbero risolvere i loro problemi attraverso le cosiddette “riforme strutturali”. Tali riforme dovrebbero ridurre i costi e i prezzi, aumentare la competitività e favorire quindi una ripresa trainata dalle esportazioni e una riduzione dei debiti verso l’estero. E’ illusorio pensare che la soluzione prospettata possa salvaguardare l’unità europea. Le politiche deflattive praticate in Germania e altrove per accrescere l’avanzo commerciale hanno contribuito per anni all’accumulo di enormi squilibri nei rapporti di debito e credito tra i paesi della zona euro. Il riassorbimento di tali squilibri richiederebbe un’azione coordinata da parte di tutti. Pensare che i soli paesi periferici debbano farsi carico del problema significa pretendere da questi una caduta dei salari e dei prezzi di tale portata da determinare un crollo ancora più accentuato dei redditi e una violenta deflazione da debiti, con il rischio concreto di nuove crisi bancarie e di una desertificazione produttiva di intere regioni europee.

Nel 1919 Keynes contestò il Trattato di Versailles con parole lungimiranti: «Se diamo per scontata la convinzione che la Germania debba esser tenuta in miseria, i suoi figli rimanere nella fame e nell’indigenza …, se miriamo deliberatamente alla umiliazione dell’Europa centrale, la vendetta non tarderà».
Sia pure a parti invertite, con i paesi periferici al tracollo e la Germania in posizione di vantaggio, la crisi attuale presenta più di una analogia con quella tremenda fase storica, che creò i presupposti per l’ascesa del nazismo e la seconda guerra mondiale. Ma la memoria di quegli anni sembra persa: le autorità tedesche e gli altri governi europei stanno ripetendo errori speculari a quelli commessi allora. Questa miopia è la causa principale delle ondate di irrazionalismo che stanno investendo l’Europa, dalle ingenue apologie del cambio flessibile- quale panacea di ogni male -fino ai più inquietanti sussulti della propaganda ultranazionalista e xenofoba.
Occorre esser consapevoli che proseguendo con le politiche di “austerità” e affidando il riequilibrio alle sole “riforme strutturali”, il destino dell’euro sarà segnato:
l’esperienza della moneta unica si esaurirà, con ripercussioni sulla tenuta del mercato unico europeo. In assenza di condizioni per una riforma del sistema finanziario e della politica monetaria e fiscale che dia vita a un piano di rilancio degli investimenti pubblici e privati, contrasti le sperequazioni tra i redditi e tra i territori e risollevi l’occupazione nelle periferie dell’Unione(tra cui l’Italia), ai decisori politici non resterà altro che una scelta cruciale tra modalità alternative di uscita dall’euro”.

I RAPPORTI CON LA BUNDESBANK

La Bundesbank ha trasferito alla Bce il rischio di credito.
Basta con questi disinvolti Banchieri Gangster tedeschi, che operano indisturbati condannandoci ad una miseria nera!
“I trattati della UE vietano alla BCE di stampare moneta per finanziare (monetizzare) il debito pubblico dei Paesi dell’Unione;non è quindi possibile mettere a fattore comune (mutualizzare) i rischi finanziari dei debiti pubblici degli attuali stati europei.
Statisticamente l’Europa dell’euro ha circa 10.000 miliardi di debito pubblico, in media sul PIL è al di sotto del 100%, valori che dovrebbero fare dell’Europa, rispetto a Giappone e a Stati Uniti, entrambi con valori assai più alti, un’isola felice lontana da rischi sistemici. Ma l’incomprensibile assenza di regole mutualistiche strutturali ed obbligatorie derivanti da prossimi indispensabili nuovi trattati UE (se la BCE fosse “realmente”una Banca Centrale degli Stati Uniti d’Europa federati dovrebbe essere costretta a solidarizzare ed assimilare tutti i debiti pubblici degli stati UE ) porta invece gli operatori ad apprezzare -attraverso lo spread- le differenze dei rischi di credito tra i vari Paesi. E questo fatto –incomprensibile –non dovrebbe essere ammesso in un “vero stato federale europeo” con una “vera” Banca Centrale Europea che agisse (come è obbligatorio) in perfetta autonomia senza dover rispettare gli ordini perentori e truffaldini impartiti dalla Merkel !
Spread persistenti nel tempo tra l’1% e il 5% – come quelli che l’Italia sta sperimentando dal 2008 – incrementano gli oneri finanziari dell’industria manifatturiera (specie italiana) amplificando il fenomeno sperimentato negli anni precedenti a causa dei tassi di inflazione più elevati rispetto a quelli tedeschi; i maggiori oneri si scaricano sui prezzi di vendita dei beni nel momento in cui il costo del lavoro non è più comprimibile. Questo significa, che i beni prodotti in tutti i Paesi dell’UE e la cui competitività è basata sul prezzo (e che sono una buona parte del PIL), sono venduti solo (o con preferenza) sul mercato dalle aziende manifatturiere situate nel territorio statale che ha attualmente lo spread “truffaldino “più basso e cioè la Germania. 12 anni di surplus commerciale tedesco del 5% trovano così una prima spiegazione, considerato che si tratta di un caso isolato rispetto agli altri Paesi UE, che sperimentano da anni deficit generalizzati.
Inoltre nell’attuale architettura dell’Euro, quando una banca italiana paga un debito di 100 verso una banca tedesca la sua liquidazione passa attraverso il sistema dei pagamenti interbancari denominato “target 2″ e conseguentemente la Bundesbank diviene creditrice di 100 euro verso la Banca d’Italia. Prima della liquidazione, se la banca italiana non pagava, la banca tedesca era in difficoltà e in caso di insolvenza sarebbe dovuto intervenire il salvataggio da parte ed a carico finanziario del governo tedesco. Dopo la liquidazione, il credito di 100 è intestato alla Bundesbank ed è garantito dalla stessa esistenza dell’euro (BCE) e quindi da tutti i Paesi UE e non solo dallo Stato Tedesco! Il rischio di credito della banca tedesca-quindi – è stato de facto trasferito sull’euro tower di Francoforte (BCE)ed è quindi mutualizzato ossia grava finanziariamente su tutti i paesi dell’UE.
Acquisito questo meccanismo, se osserviamo l’andamento dei crediti delle banche tedesche verso gli altri sistemi europei, notiamo un interessante andamento ciclico.
I crediti che la Germania vanta nei confronti delle banche europee aumentano sostanzialmente fino all’arrivo dei finanziamenti di 1.000 miliardi di euro a lungo termine della BCE (LTRO) a cavallo tra 2011 e 2012; crediti che hanno finanziato gli altri Paesi dell’UE ma al solo scopo di comprare manufatti dell’industria tedesca, e quindi ancora una volta (con il solo scopo truffaldino) di supportare il surplus commerciale della Germania: il cosiddetto “vendor financing “come ricordava qualche tempo fa il banchiere Antonio Foglia.
Erogati dalla BCE gli LTRO, le banche europee hanno la liquidità per onorare i debiti con la Germania per quasi 300 miliardi di euro (per l’Italia l’impegno è di 50 miliardi solo?), il cosiddetto “deleveraging”(riduzione di indebitamento); le banche tedesche azzerano così tramite “target 2″, il rischio di credito verso gli altri sistemi bancari dell’UE.
Terminata questa fase del ciclo, le banche tedesche ripartono con il “vendor financing “espandendo i crediti mentre gli altri sistemi bancari dell’UE e avviano il rimborso dei precedenti (mille miliardi di euro) LTRO alla BCE. Il tutto fino a che non sarà necessario un nuovo supporto della Bce di mutualizzazione (ossia di accollo ai vari Paesi UE) del rischio di credito del sistema bancario tedesco verso gli altri Paesi.
L’ attuale architettura dell’euro (comgegnata dai vari Banchieri Gangster tedeschi) ha dunque assecondato gli effetti degli squilibri permanenti delle bilance dei pagamenti dei Paesi dell’Unione monetaria, caratterizzati da permanenti surplus delle partite correnti della Germania e conseguenti ineliminabili forti deficit dei Paesi periferici, favorendo il “deleveraging” (riduzione di indebitamento) del settore bancario europeo.
L’annuncio di un Quantitative Easing per 1.000 miliardi di euro da parte della Banca centrale europea (di prossima emissione) va quindi esaminato in questa prospettiva.”
E la truffa tedesca finanziaria ai danni dell’Italia e degli atri Paesi UE … continua.

LA FINTA RIPRESA DELLA GRECIA COME PROPAGANDA PREELETTORALE

Ricordiamo gli atti crudeli ed infami che la Merkel ha fatto compiere dalla Troika UE contro il coraggioso ed impavido popolo greco. E speriamo che il popolo italiano si comporti all’altezza del compito che la storia attuale suggerisce : distruggere ed annientare il “vero nemico ” della possibile creazione dei nuovi Stati Federali Uniti d’Europa !
“Le elezioni europee si avvicinano e la propaganda mediatica avanza con la stessa velocità con cui il tempo continua imperterrito a scandire, secondo dopo secondo, i giorni che separano il vecchio continente dalle urne. Una propaganda sempre più aggressiva, su tutti i fronti; se gli italiani devono sorbirsi, tra una pubblicità ed un’altra, uno spot in cui viene fatto un elenco di tutti i presunti successi dell’Europa unita che culmina con la frase “Di Europa si Deve Parlare”, la quale sa di vera e propria minaccia, i cittadini europei in generale sono costretti a sentire notizie fuorvianti e false, specie su un paese particolare, su quel paese emblema dei disastri economici dell’UE e dell’Euro, ossia la Grecia. Nella giornata di venerdì, ad Atene è andata Angela Merkel, testimonianza della paura molto forte che provano coloro che tengono in mano le redini dell’Europa attuale; il cancelliere tedesco che si “scomoda” e scende fino al cuore della capitale dello Stato più distrutto dalla crisi attuale, è segno di profonda debolezza, di timore di come a fine maggio il nuovo Parlamento di Strasburgo subisca una virata profondamente anti Euro o, come amano ripetere i media accodati a Bruxelles, “populista”. In Ungheria come in Francia, nei Paesi Bassi come nella stessa Grecia, le recenti elezioni confermano un avanzamento sempre più importante di liste e partiti euroscettici. E allora non sorprende se, proprio in questi giorni, si è scatenata una campagna mediatica sulla Grecia volta a distorcere la realtà e a dare l’impressione che il paese ellenico abbia superato la crisi. “La Grecia, pur restando nell’ Euro, ce l’ha fatta”, esordiva un servizio del TG1 proprio nella giornata della visita della Merkel ad Atene; servizio che, come se non bastasse, era corredato dallo sfondo del premier greco Samaras che parlava di un paese che, grazie ai “sacrifici”, oggi può pensare al futuro.
Ma, dulcis in fundo, su quale base di dati i telegiornali ed i media tradizionali giustificano un così tanto ottimismo su un paese dalla disoccupazione giovanile pari al 60%? Semplice. Proprio un altro servizio di un altro tg nazionale, afferma come “La Grecia è tornata sul mercato”; proprio così. Ai cittadini si dà, come metro di misura dell’economia, la produzione di nuovi bond; infatti, dopo tre anni, il ministero dell’Economia di Atene è tornato a piazzare con delle aste pubbliche i buoni del tesoro. Il cittadino medio, probabilmente, recepisce tutto ciò come un qualcosa di positivo, un fantomatico “segnale” di ripresa. Ma, andando a scandagliare per bene la situazione, cosa vuol dire realmente tornare a piazzare i bond del tesoro? Vuol dire, in maniera molto semplice, produrre altro debito; se per tre anni Atene non ha più aperto aste sul suo debito pubblico, è semplicemente perché nessun acquirente avrebbe investito anche un solo centesimo nel debito greco, divorato e spacchettato dalla speculazione finanziaria, messa in atto dai soliti noti della finanza internazionale, partita nel 2009.
La liquidità per Atene, quella che materialmente serve a pagare stipendi e servizi (gli ultimi rimasti) per i cittadini, è stata garantita dai giganteschi prestiti (altro debito) della Troika al prezzo di un’Austerity che ha lasciato sul campo milioni di nuovi poveri. Oggi in vista di delicate elezioni di carattere europeo, gli speculatori hanno deciso di allentare la morsa sul debito, concedere un po’ di illusione a politici locali ed alla popolazione, concedendo ad Atene la possibilità di trovarsi la liquidità tramite i buoni del tesoro. Ma i buoni del tesoro, per l’appunto, non vengono venduti; le entrate derivanti dalle aste, sono provvisorie, devono cioè essere restituite con gli interessi. Dunque, è nuovo debito. I media spacciano per ripresa dell’economia greca la produzione, da parte della Grecia, di nuovo debito, il quale non viene comprato certamente dai risparmiatori greci o da altri soggetti privati, che ancora non possono fidarsi di un governo in perenne pericolo di default, ma da quegli attori internazionali che hanno già messo sul lastrico il paese, proprio tramite il ricatto del debito.
Insomma, la Grecia è tornata a fare debito ed è quindi ancora più ricattabile; il tutto poi, si inquadra in un contesto finanziario che, per stessa definizione, è ben lontano da un’economia reale fatta di imprese oramai fallite, disoccupazione elevata, emigrazione tornata ai massimi livelli e bambini che svengono a scuola per malnutrizione.
Eccola dunque la situazione in Grecia: non vi è in atto alcuna ripresa, la recessione continua a far genuflettere le ginocchia del sistema produttivo ellenico e le famiglie in difficoltà aumentano giorno dopo giorno.
E allora, vien da chiedersi, come mai durante la visita di Angela Merkel, ad Atene non si è avuta alcuna manifestazione? La risposta è, anche in questo caso, molto semplice: il governo ha vietato, nelle ore in cui era prevista la presenza del capo di governo tedesco, qualsiasi assembramento nella capitale. Anche un gruppo di tre persone, poteva essere considerato potenzialmente come una banda armata a ridosso della zona rossa del palazzo delle istituzioni ateniesi. Quella stessa Europa, impone il divieto di manifestare in una capitale di uno dei suoi Stati membri, in una città che ha visto il fiorire della democrazia, in una Atene che aveva solo voglia di gridare una illegittima insofferenza del suo stremato popolo verso politiche disumane e contro ogni logica di buon senso. Di questa assurda censura, non ne hanno parlato quei media così impegnati a far vedere improbabili progressi ellenici; le uniche immagini della visita della Merkel in Grecia, sono inerenti a sorrisi e strette di mano con i rappresentanti del governo locale. Censura, disinformazione e divieto di manifestazione: ecco i valori dell’attuale Europa espressi venerdì ad Atene.
Ma il passato dimostra come l’applicazione di divieti e censure, sono sintomi inequivocabili di timori e paure; a Bruxelles sanno di come il gigantesco castello di carta della presunta Europa unita è sempre più in bilico e stavolta il vento elettorale rischia di soffiare molto forte su di esso.
E stavolta, neanche la corazza mediatica potrebbe fermare il fischio sempre più forte di quei popoli europei alla ricerca di un’aria diversa da quella che ha causato il baratro degli ultimi decenni.”

COLLASSO ITALIA PER “DEFLAZIONE”. COME SCONFIGGERLA?

La deflazione si origina da un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali in attesa di ulteriori cali dei prezzi preferiscono attendere e risparmiare, creando una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi i beni e servizi prodotti, finiscono per collocarli (svenderli) a prezzi inferiori.
Così facendo, si riducono i ricavi delle imprese che di conseguenza sono obbligate a ridurre gli investimenti e i costi del lavoro, generando disoccupazione (in Italia la disoccupazione si attesta al 13%, mentre la disoccupazione giovanile balza al nuovo record negativo storico del 44%).
Il Paese ha un avanzo primario del 2,5% del PIL e nonostante questo dato che sembra incoraggiante il suo debito continua ad aumentare, passando dal 120% al 133% del rapporto debito\pil in due anni (l’avanzo primario non basta a pagare gli interessi usurai).
Nell’area euro l’Italia è seconda solo alla Grecia in fatto di rapporto debito – Pil.
Ad Atene in ottobre era pari al 169,1%. Tra gli altri debiti pubblici più grandi dell’eurozona figurano il Portogallo (131,3%) e l’Irlanda (125,7%).
Ma quale sarebbe la ricetta per contrastare la deflazione?
Secondo Keynes, in tempi di crisi il risparmio è distruttivo perché, se tutti risparmiano, diminuisce la domanda e quindi la produzione e occupazione.
Negli USA a marzo 2009 l’inflazione era scesa sotto lo zero; hanno risolto il problema ricorrendo a forti iniezioni di liquidità da parte della Federal Reserve attraverso i vari Quantitative Easing (QE1-QE2-QE3).
In Europa la situazione è più complessa.
Non è un caso che Draghi abbia ulteriormente tagliato i tassi: il 7 novembre il tasso di rifinanziamento è stato ridotto allo 0,25% (taglio di 25 punti base).
L’obiettivo è quello di inondare di liquidità i mercati nella speranza di riattivare i consumi. Ricordo che la BCE non può finanziare direttamente gli Stati dell’area Euro, stampando moneta, poiché è vietato dai Trattati. Essa è quindi costretta a far passare il flusso monetario tra le mani delle banche. La BCE non è la FED.
Il problema principale è proprio questo, dovuto all’incapacità degli stimoli monetari di finire a famiglie e imprese.
Dal 2009 la BCE, con modalità diverse, ha immesso liquidità nel sistema aumentando la base monetaria, ma questa poi non si è tradotta in offerta di moneta perché buona parte di questa è stata utilizzata dalle banche per acquistare titoli di Stato (N.B.: è stato bello per le banche commerciali ricevere denaro fresco al tasso dell’1% da utilizzare per speculare in strumenti finanziari, per riacquistare le proprie obbligazioni e per ristrutturare il proprio capitale in vista dell’applicazione dei più severi requisiti dell’ European Banking Authority, invece di dirottarlo nell’ economia reale).
I governi europei sono inermi al diktat della finanza:
l’economia di un paese della zona euro dipende dal cartello delle banche commerciali che decidono quanti titoli di stato acquistare, se acquistarli e a che tasso acquistarli (grazie alle complicità delle colluse agenzie di rating).
Urge che economisti e politici abbiano il coraggio di proporre una concreta uscita dall’euro o almeno lo smantellamento della zona euro, unita alla contemporanea riappropriazione della sovranità monetaria per i Paesi UE che ne sono privi..
E così creare uno stato federale Europeo (tipo USA) escludendo –se non vuole essere solidale – la Germania.
(Con l’unione solidale degli stati del Sud Europa si può costituire il nuovo Stato Federale Europeo del Sud con relativa Banca Centrale ed una “vera” Costituzione federale simile a quella degli USA).
Spero che in Italia qualche personaggio politico si faccia al più presto paladino di questo obiettivo e lo voterebbero milioni di italiani consci del fatto che il vero cancro da debellare sia la finanza dei Banchieri Gangster dediti solamente alla ricerca forsennata della vendita al pubblico dei loro derivati strutturati e farlocchi .
(In USA vengono definiti lo sterco del diavolo!).
Solo facendo in modo che la finanza sia al servizio dell’economia reale avremo la possibilità di uscire dalla crisi globale e risollevare le economie disastrate dei Paesi del Sud Europa.

IN ITALIA LA CORRUZIONE PUBBLICA HA UN COSTO DI 60 MILIARDI L’ANNO- NECESSITA’ DI UNA TRASPARENZA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Le amministrazioni pubbliche sono tutte infiltrate dalla corruzione. Per debellarla occorre trasparenza.
Transparency International ha stilato il suo rapporto, che vede l’Italia come 3° paese più corrotto in Europa dopo Grecia e Bulgaria e a ‘pari demerito’ con la Romania-
Dal 1995, anno della prima edizione della classifica, il nostro paese ha consolidato una disonorevole reputazione di democrazia infiltrata da una corruzione sistemica.
Eppure, la corruzione non è un destino inevitabile, ma un abito culturale.
Occorrerebbe prevenzione specie su quelle zona d’ombra del governo in cui il potere si fa opaco e invisibile. Occorre promuovere la trasparenza nella Pubblica Amministrazione. La corruzione pubblica si insidia, infatti, nelle amministrazioni che non garantiscono tracciabilità e rendicontazione della propria attività.
E’ questa una verità talmente ovvia che quasi 90 Stati nel mondo si sono dotati di una legge specifica sulla libertà d’informazione, nota come Freedom of Information Act (Foia). Il” Foia ” garantisce un diritto di accesso totale ai documenti amministrativi, rivelandosi un potente strumento di democrazia e controllo.
Non a caso, nei paesi in cui la trasparenza è un’abitudine consolidata, il tasso di corruzione pubblica percepita è bassissimo.
L’Italia, come al solito, resta un’eccezione.
La nostra legge sulla trasparenza amministrativa è tra le più restrittive d’Europa.
La norma avrebbe dovuto rivoluzionare il rapporto tra amministratori e cittadini, sostituendo al principio del segreto d’ufficio il principio di pubblicità dell’attività amministrativa, ma risulta inadeguata e non conforme alle disposizioni internazionali. Essa impone una grave limitazione al diritto di accesso, riconosciuto soltanto al cittadino titolare di un interesse legittimo e motivato nei confronti della documentazione pubblica. Soprattutto, la legge non consente l’accesso finalizzato al controllo sociale sull’operato della PA che, di fatto, resta agli occhi dei cittadini un corpo separato e impenetrabile. Nonostante l’evoluzione della disciplina giuridica in materia e le pressioni della società civile, la l. 241/1990 non è stata abrogata.
Un “Foia” non è stato ancora adottato.
Il patrimonio informativo della PA deve risultare comprensibile, fruibile, riutilizzabile, così da consentire ad ogni cittadino la partecipazione alle decisioni pubbliche e un controllo diffuso sulle attività istituzionali, diritto quest’ultimo che discende dal principio costituzionale della sovranità popolare.
Ma la nostra PA non sembra disposta a collaborare. Educata alla totale riservatezza, tradizionalmente restia a farsi interrogare, essa non riesce a stabilire una relazione simmetrica e paritaria coi suoi cittadini, spesso relegati al rango di sudditi.
Se l’Italia è un paese democratico, non può fare a meno di una legge sulla libertà d’informazione. L’opacità del potere è incompatibile con la natura della democrazia, che Bobbio definisce come ‘governo del potere visibile’.
Quello di cui abbiamo bisogno è una rivoluzione culturale, oltre che legislativa, in grado di annientare il culto della segretezza dell’attività amministrativa.

Tre italiani arrestati a Bruxelles per corruzione in appalti UE.
L’inchiesta è cominciata tre anni fa e riguarda la gestione di varie gare e un giro milionario di tangenti. Si scopre così che l’UE (che dovrebbe essere uno Stato ma non lo è) deve ricorrere all’azione della Polizia dello Stato Belga, al codice penale e processuale Belga ed alla Magistratura Belga per incriminare alcuni delinquenti (tra cui tre italiani) “intrufolati” con metodi mafiosi nello pseudo- governo e nelle pseudo – istituzioni europee. E questo “fantasma” istituzionale chiamato UE vuole oggi imporre al Governo Italiano una errata e demenziale Austerity?
Assieme ad altri stati europei sarà certamente possibile costruire gli Stati Uniti d’Europa.Ma se la Merkel pretende di continuare con la sua attuale linea politica economica deflazionistica, sarà bene uscire dal suo giro.

DRAGHI AUMENTA LA LIQUIDITA’ CON I QE

Le Banche italiane si lamentano con Renzi perché devono contribuire al finanziamento della terribile crisi recessiva di cui sono state le principali responsabili.
Eppure non risulta che (in Italia) sia mai stata posta in atto una gara ad evidenza pubblica per la “concessione“ statale ed oligopolistica (anche gratuita ma con il rispetto della Concorrenza) per il conseguimento “ lecito “di qualunque provvista Finanziaria su tutto il territorio dello Stato.
Finalmente Draghi sembra che apra al ‘Quantitative Easing’, imminenti misure di stimolo volte a scongiurare i rischi di cali generalizzati dei prezzi e dei redditi (la temuta deflazione). E ora anche lui, sollecitato in tal senso anche dal FMI, manifesta la sua disponibilità a intervenire con misure non convenzionali.
Ci si attende che la BCE ponga in essere operazioni note come Quantitative Easing consistenti nell’acquisto massiccio di titoli con denaro di nuova emissione o tramite “deposito remunerato” in BCE di titoli di Stato dei Paesi UE.
La BCE è l’ultimo istituto d’emissione a praticare il QE, dopo che da anni ne fanno uso le banche centrali di Usa, Gb, Giappone e Svizzera. Tali acquisti, realizzati iniettando nel sistema moneta addizionale o depositando titoli di stato remunerativi nella BCE, vengono variamente giustificati a seconda dei rispettivi mandati.
La Fed americana può dichiarare che l’aumento di domanda ottenuto in virtù del QE ha già consentito di abbassare la disoccupazione.
La Bank of England si è limitata ad indicare che l’aumento di circolante serve ad evitare che l’inflazione scenda troppo al di sotto del 2% annuo.
La BCE lo presenterà probabilmente come strumento di “trasmissione della politica monetaria”, cioè volto a determinare tassi di interesse e provvista di credito sufficientemente uniformi in tutta l’Euro zona e per i diversi operatori economici, ma anche come strumento per evitare che il tasso di inflazione si allontani troppo dall’obiettivo del 2 % (creando la temutissima deflazione sistemica).
L’abbassamento dei tassi d’interesse che si produrrebbe sui titoli oggetto del QE – data la relazione inversa fra prezzo dei titoli e loro rendimento – si trasmetterebbe tramite i normali meccanismi di mercato alle altre classi di titoli e finirebbe per incoraggiare le decisioni di spesa.
Un ulteriore calo dei tassi a lungo termine avrebbe effetti positivi per il bilancio pubblico, mentre le ripercussioni sulle obbligazioni societarie e sul mercato azionario potrebbero favorire il settore privato.
Il condizionale è d’obbligo perché le decisioni di investimento delle imprese dipendono fondamentalmente dalla “domanda aggregata attesa” e non tanto e non solo da favorevoli condizioni sul lato del loro finanziamento.
E da questo punto di vista ci attendiamo che il QE abbia effetti facilitanti la domanda di beni e servizi sulle decisioni di spesa delle famiglie.
Un eventuale QE europeo comporterebbe una ripartizione degli acquisti di titoli fra i paesi dell’Euro zona in proporzione alla partecipazione al capitale della BCE in modo da non prestare il fianco all’ accusa di essere un aiuto esclusivo alle economie periferiche. Più controversa è la distribuzione degli acquisti fra titoli fra pubblici e privati, con i tedeschi che favoriscono i secondi per motivi evidenti a tutti.
Con un’economia tedesca che marcia vicino al pieno impiego, laddove il QE conducesse a una maggiore domanda interna questo potrebbe tradursi in acquisti addizionali di nostri beni e servizi scongiurando nuovi squilibri commerciali in Eurozona. Chi potrebbe certamente beneficiare del QE sono le banche, sia che scelgano di cedere titoli alla Bce realizzando significative plusvalenze, sia che preferiscano approfittare di più propizie condizioni sul mercato azionario per condurre in porto i necessari aumenti di capitale.
In ogni caso, i loro quozienti patrimoniali risulterebbero migliorati, con conseguenti maggiori chance di passare le “prove da sforzo” (stress test) a cui saranno sottoposte dalla BCE prossimamente, il primo passaggio della gracilissima “unione bancaria” che l’Unione Europea sta faticosamente impostando.
Sospettiamo che il sostegno ai bilanci bancari – inclusi quelli tedeschi, il che spiegherebbe la presa di posizione di Weidmann -possa essere la motivazione principale del QE.
(Bilanci bancari in ordine potrebbero in subordine accrescere la capacità di erogare credito, ma senza una ripresa della domanda aggregata “il cavallo non beve” come si diceva un tempo).
Una ricaduta non trascurabile, una vera boccata d’ossigeno per i nostri esportatori, potrebbe venire dall’ indebolimento del cambio esterno dell’Euro.
A questo proposito, alcuni commentatori propongono che – analogamente a quanto fanno la Banca Nazionale Svizzera e la Bank of Japan – la Bce compri anche titoli pubblici esteri, allo scopo di abbassare il valore dell’Euro.
Viste le condizioni comatose della nostra economia, quella del QE, presa in sé, può essere una proposta da non sottovalutare .
Una criticità attiene alla macroscopica asimmetria fra le vere e proprie acrobazie di una politica monetaria espansiva (secondo il Nobel dell’Economia Krugman di grande efficacia in USA) e la deliberata scelleratezza con cui si continua ad imporre all’Eurozona una politica di bilancio ostinatamente restrittiva (politica economica errata in recessione) di Austerity. Il QE all’ europea può risultare un valido e reale aiuto che la BCE potrebbe somministrare alla disastrata economia europea prevista in recessione e deflazione per una lunga durata. Un quadro previsionale economico recessivo in cui oggi si verificano le condizioni molto più sconfortanti dei lavoratori, condannati a continui giri di vite in termini di sempre maggiore precarietà e sempre peggiore salario. Ma queste contraddizioni non sono che una prova ulteriore della perversità insita nella attuale architettura dell’euro, che pare avviato a diventare quanto di peggio possa esistere nell’attuale capitalismo finanziario gestito dai Banchieri Gangster.

I VERI NEMICI DELL’EUROPA: I POLITICI CHE PERSISTONO NEGLI ERRORI DI STRATEGIA DEL FM E DELLA BCE

“L’euro sta portando a fondo l’Unione Europea e con essa il sogno federalista dei suoi ispiratori e il progetto politico dei suoi fondatori.
Come mezzo di pagamento, è stato una grande novità positiva per centinaia di milioni di cittadini europei, a cui ha dato finalmente la percezione materiale di una abolizione dei confini, la possibilità di pagare i propri acquisti all’estero senza dover fare complicati calcoli mentali e, per noi italiani, anche la prova evidente che con i salari e le pensioni tra le più basse d’Europa molti prezzi – bar, ristoranti, alberghi, farmaci, teatri, ecc. – sono i più alti del continente. Ma come mezzo di accumulo di valore, l’euro ha favorito il meccanismo di universale indebitamento – di famiglie, imprese, banche e Stati – su cui da almeno due decenni (e in molti casi da molto più tempo) si regge l’intero sistema economico mondiale, mettendo nelle mani di un ristretto numero di «operatori» dell’alta finanza (Banchieri Gangster) la vita e il lavoro di miliardi di esseri umani.
Un errore è stato l’azzeramento della separazione tra banche commerciali, che trattano soprattutto mezzi di scambio, e banche di investimento, il cui scopo è promuovere l’accumulazione del capitale. Un altro errore è stata la diffusione di derivati. Le conseguenze di quelle due misure di «liberalizzazione» sono davanti agli occhi di tutti: una generale situazione di insolvenza che ha coinvolto e coinvolge tutti. Prendete il caso dei Paesi Piigs e della Grecia, dove i debiti di banche e governo sono stati e continuano a venir scaricati sulla popolazione, nel tentativo – fallito – di farne uscire indenni prima le banche straniere – soprattutto tedesche e francesi – che li avevano finanziati; e poi la BCE e il FMI che li hanno rifinanziati; e poi gli altri Stati dell’ Eurozona (Germania in testa), che hanno finanziato o garantito i finanziamenti della Bce e quello dei nuovi marchingegni, come l’Efsf (il cosiddetto Fondo Salvastati UE ,creato appositamente per salvare le sole Banche tedesche), con una gigantesca «catena di Sant’ Antonio».
A questo si è ridotta infatti la politica finanziaria della BCE.
Ma è almeno due anni che qualsiasi persona di buon senso ripetono che la situazione finanziaria della Grecia è insostenibile e che il suo fallimento è già scritto nei fatti. Viene da chiedersi come mai qualche inossidabile liberista non se ne sia accorto. Ma il peggio deve ancora venire e quello che “i liberisti “non dicono è che cosa succederà, all’ euro e a tutta l’Unione Europea, quando il default della Grecia (prossima l’Italia) dovrà essere dichiarato. Ma forse a quel momento non si arriverà mai, perché a ritrovarsi ridotti nella condizione della Grecia, e prima ancora del suo fallimento ufficiale, saranno altri Paesi dell’Euro zona, e ben più «importanti». per es. la Spagna o l’Italia.
I liberisti non spiegano infatti come sia possibile che l’economia italiana o spagnola possano evitare di avvitarsi sempre più su se stesse, esattamente come la Grecia, quando, oltre al pareggio di bilancio, dovranno fare fronte anche al cappio del fiscal compact: cioè quando dovranno rastrellare con le tasse e l’assalto alla spesa sociale altri 50 miliardi all’ anno e per venti anni, per ripagare la loro quota di debito, oltre al peso degli interessi -oltre la restituzione del debito. Interessi sul debito che per l’Italia ammonteranno sino ad oltre 100 miliardi all’ anno; mentre già le banche di entrambi i paesi (ma presto anche quelle francesi e probabilmente anche tedesche) sono in affanno per fare fronte agli impegni di ricapitalizzazione imposti dall’ accordo Basilea 3. Una ristrutturazione o un consolidamento dei debiti dei principali paesi europei appare sempre più inevitabile; ma nessuno ne vuol sentir parlare. Perché?
Si dice che c’è una road map in grado di portare il continente fuori dalle attuali secche: prima l’entrata in vigore del Fsef; poi l’unione bancaria con un sistema di vigilanza unificato; poi gli eurobond per mutualizzare i debiti sovrani, o addirittura i project-eurobond per rilanciare anche lo sviluppo; poi la trasformazione della Bce in prestatore di ultima istanza, per arrivare così all’unione politica (Stati Uniti Europei), che legittimerà tutte queste operazioni, per ora affidate a organismi (ed a una burocrazia tecnocratica) tutti privi di legittimazione democratica.
Intanto l’Unione europea non riesce nemmeno a trovare un accordo sul proprio bilancio. Tutti, chi più, chi meno, sono orientati a restringerlo, a ricondurlo alla generale austerità del continente, lasciando possibilmente immutati i fondi destinati alle politiche clientelari (Pac, Fondo sociale, sussidi all’ industria) e tagliando quelli destinati alle politiche più innovative.
Esistono economisti che accusano giustamente i paesi più forti di aver beneficiato dell’euro per esportare a credito, per tener basso il proprio tasso di cambio – e ora anche quello di interesse – e per incamerare interessi da favola sul denaro prestato.
Ed esiste chi accusa i paesi più deboli di aver accumulato deficit di bilancio e delle partite correnti a sbafo, come se tutte queste cose dipendessero da comportamenti dei lavoratori e delle popolazioni dei vari paesi, e non dalle politiche commerciali e di bilancio adottate da banche (e dai loro Banchieri Gangster), imprese e governi che hanno goduto e spesso si sono tenuti in piedi solo grazie all’ ombrello protettivo della Bce e della Commissione.
In testa a questa corsa a uno sciovinismo senza ritorno c’è il governo tedesco, ma i malumori ben lubrificati sia contro paesi sfruttatori che contro i paesi spendaccioni, di cui si nutrono i diversi nazionalismi e fa le spese l’Unione, allignano ormai ovunque.
E’ possibile che in queste condizioni il progetto di un’unione politica possa sopravvivere e andare avanti, a forza di misure tappabuchi? E senza metterne in discussione le fondamenta, cioè la scelta di far pagare la crisi ai lavoratori e a una popolazione sempre meno protetta dal welfare per tenere in piedi con interessi e rimborsi stratosferici una finanza (ladrona) che continua a speculare, e a guadagnare miliardi, sulle disgrazie altrui? No, non è possibile.
Per questo i veri nemici dell’unificazione politica europea sono coloro, come Monti &C (compreso l’attuale B e Renzi) ossia di tutti coloro che li hanno sostenuti ed osannati, che presentano e considerano senza alternative i diktat finanziari che provengono dal mondo dell’alta finanza e dalla sua intermediaria politica che è la Bce; diktat che, come mostra il caso della Grecia portano allo sfacelo un’intera nazione mettendo in pericolo anche tutto il resto del continente.
Mentre i veri europeisti sono coloro che sostengono che non si può procedere verso un’Europa dei popoli se non si ha innanzitutto il coraggio, e poi la forza, di imporre una revisione radicale di tutto l’assetto finanziario dettato dalla a Lobby europea ed ora anche delle Lobby USA dei Magnati e dei Banchieri Gangster (unione UE-USA effettuata tramite il recente Trattato Euro -Atlantico ) che dirigono sapientemente la governance europea e su cui si è retta finora la costruzione (farlocca) dell’UE.
La UE necessita di una ristrutturazione o un consolidamento di lungo periodo dei debiti sovrani (che sovrani proprio non sono) in attesa di trovare un accordo sulla loro mutualizzazione, cioè sulla condivisione tra tutti i Paesi UE; una rinegoziazione degli accordi – pareggio di bilancio, fiscal compact e Fsef, per cominciare – con cui si pretende di «rimettere in sesto» la finanza dei paesi europei a spese delle fasce sociali meno protette; una separazione netta tra banche commerciali e banche di investimento e una concentrazione dei debiti di queste ultime in una o tante bad-bank i cui costi mettere a carico dei grandi investitori; una seria limitazione della circolazione dei capitali, cominciando con una tassa consistente e generalizzata su tutte le transazioni finanziarie.
A queste condizioni, forse, l’euro potrà sopravvivere e l’Europa potrà procedere verso una unione politica veramente democratica.
Ma bisogna che le forze sociali che lo vogliono veramente si uniscano attraverso un movimento comune. Sarà possibile ?
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Oggi ho scritto un aforisma per i miei amici blogger ” Si é proprio così.Il Sole lo vedo a occhi chiusi e le Stelle le vedo ad occhi aperti.É così anche nella vita Reale non vediamo le cose che ci emozionano perché abbiamo chiuso gli occhi.Aprite gli occhi alla Luce, e sognate le Stelle.”
    Buona serata 🙂

    Commento di wsa0 — aprile 29, 2014 @ 7:42 pm | Rispondi


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