Nuovo Masada

gennaio 16, 2014

MASADA n° 1507 15/1/2014 VASILIJ KANDINSKIJ: L’ARTE ASTRATTA O ARTE SPIRITUALE

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Blog di Viviana Vivarelli

“L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla e indica il contenuto del futuro”.

In occasione della mostra a Palazzo Reale di Milano delle opere di Kandinskij, che chiuderà il 27 aprile 2014, ho il piacere di riproporvi questo grandissimo pittore russo, che innovò in modo straordinario la pittura moderna, creando l’ARTE ASTRATTA.
La vita di Kandinskij abbraccia un arco di 78 anni (1866-1944), che comprende i mutamenti artistici della fine dell’800 e del primo 900, le due guerre mondiali e due sistemi totalitari: leninismo e nazismo.
Dostoevskij diceva: “La bellezza salverà il mondo” (principe Miškin nell”’Idiota”).
I punti fondamentali dello spirito per Dostoevskij sono ‘la bellezza, il male e la libertà’. E’ chiaro il loro significato etico. E li possiamo prendere a fondamento anche dell’opera di Kandinskij. Nel mondo di Dostoevskij come nel mondo di Kandinskij non può esistere una bellezza scissa dall’etica. Non può esistere un’estetica a sé stante.
Bellezza, Male e Libertà sono forme dello spirito.


L’unione tra salvezza e bellezza, del resto, è fondamentale nella cultura russa, al punto che la parola russa per dire ‘bellezza’, krasotà, ha un significato molto più ampio che in italiano. Del resto si noti che anche la parola ‘mir’, pace, vuol dire anche ‘ mondo’.
La frase di Dostoevskij può essere rovesciata ne “Il mondo salverà la bellezza”, nel senso che noi non dobbiamo solo cercarla ma crearla, compito che spetta all’essere umano in quanto tale, e non al mondo animale.
Noi possiamo vivere nella bellezza in molti modi. La pittura è solo uno di questi.
Vivere nella bellezza significa vivere in armonia con l’esistente.
La bellezza non è solo un modo di vedere le cose, ma un modo di viverle, di respirarle, un’arte spirituale. La bellezza è la via per vedere lo spirito ovunque.
I colori sono solo una delle tante variegazioni dello spirito, come le note nella musica.
E attraverso i colori noi possiamo fare un esercizio magico: contattare ciò che sta al di là della percezione materiale ordinaria. Una di queste percezioni è l’aura, cioè l’energia globale di ogni vivente che si estende molto oltre i limiti del suo corpo visibile.

Quando ricevevo le voci dirette, una di esse fu, al risveglio:
“Alimentiamo la Materia con i colori dello Spirito!”
Svegliandomi, ho visto una bianca luce calda, che si fletteva, come puro atto d’amore, e, così facendo, si variegava, creando i colori dell’iride, le apparenze della bellezza, la moltitudine delle cose. In automatico, ho preso dal comodino un libriccino ancora chiuso che trattava del Buddhismo e ho cominciato a voltare le pagine a caso. A un certo punto mi sono fermata e ho letto: “Il Buddha primordiale concepito come Luce indifferenziata e incolore, a un certo momento si esteriorizza e si manifesta come una vibrazione, per cui esso dà luogo ai colori. Da questa variegatura inizia l’evoluzione, caratterizzata dall’estroversione del puro principio spirituale fino al limite dell’esperienza materiale del mondo.”
Il mio principio guida lo aveva detto meglio.

Ci sono molti modi per fare spiritualità, ovvero per ricercare la fonte profonda di noi stessi e sentire un afflato universale, e uno di questi è la pittura.
Platone diceva: “Il Bello è lo splendore del Vero“, anche se poi, pur essendo un artista, non capiva il bello nell’arte. Un mistico del quinto secolo, lo Pseudo Dionigi Aeropagita, ha scritto: “Dio ci concede di partecipare alla sua propria Bellezza“.
La Bellezza non è spiegabile e non è comunicabile. Partecipare di Dio può essere una astrusità per un ateo, ma anche per un credente è un mistero. E, se ci tocca, è un atto di grazia.
La Bellezza è una chiave di accesso, da una parte agli archetipi profondi che vivono dentro di noi, e dall’altra agli stessi archetipi dilatati come energia del mondo. Quindi la Bellezza è una chiave di accesso per comunicare più profondamente con noi e con l’universo.
Gli antichi Greci avevano colto il legame intrinseco della Bellezza col Bene e avevano creato una parola “kalokagathia”, kalòs kai agathòs, per indicare l’uomo bello e buono, l’unità nella stessa persona di bellezza e valore morale.
L’universo è un oceano di luce in movimento. Noi vediamo i colori e percepiamo i movimenti. Al di là delle forme c’è l’astrazione della luce pura. I colori sono i suoni della luce. La pittura deve cogliere lo spirituale dell’arte. Ecco Kandinskij!
Novalis diceva: “Anche il compimento dell’essere umano è un’arte” . Per compiere quest’arte possono essere necessarie molte vie. L’arte è una di queste.
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Premetto che quello che diremo di Kandinskij, il suo spiritualismo, il suo esoterismo, valgono solo per lui. Se egli crea l’arte astratta, questa poi prese altre vie e altre manifestazioni.
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Fino alla fine del 1800, Occidente e Oriente camminano separati. Ma, a partire dalla fine dell’800, alcuni personaggi della cultura europea, intellettuali, scrittori, poeti, pittori, sensitivi ecc. cominciarono ad interessarsi del pensiero orientale, indiano e tibetano, e lo portarono in Occidente, in Europa prima e in America dopo, dove ebbe grande successo, creando una particolare ricerca esoterica, una filosofia che univa due culture.
Hermann Hesse e Carl Gustav Jung possono essere due esempi di questo nuovo modo di intuire il mondo.

Ma indubbiamente uno dei personaggi più bizzarri al tempo dell’ingresso della visione orientale del mondo in Occidente fu la Baronessa Blavastky, che ne fu promotrice e educatrice.

Helena Petrovna Blavastky era una donna russa molto strana e inquietante, che dichiarava di essere in contatto telepatico con due Grandi Maestri tibetani, conosciuti in un viaggio sull’Himalaya, i quali le mostravano mentalmente antichi manoscritti sacri, con risultati poi verificati di grande interesse. Trasponendo questi manoscritti in inglese e francese e occidentalizzandone i contenuti, la Blavastky compose alla fine del 1800 vari libri esoterici, i quali diventarono famosi e destarono grande interesse nella cultura europea e americana. I testi maggiori furono “Iside Svelata” e “La Dottrina Segreta”, poi “La chiave della Teosofia”, “La voce del silenzio” ecc. per un totale di 14 volumi.
Attorno a lei si raccolse la Società Teosofica (1875), che ebbe molto successo richiamando gli spiriti più colti del tempo e diffondendosi in Europa e negli Stati uniti. La Teosofia presentava una base di principi generici, che potevano essere validi per ogni religione, come la fratellanza universale, il rispetto per tutte le fedi e l’amore per uno stesso Dio. Poi c’erano elementi molto specifici che corrispondevano in parte a un induismo esoterico e occidentalizzato, con elementi come l’aura, i viaggi astrali, il kahrma, la reincarnazione, l’evoluzione attraverso vite successive ecc., che avranno poi molto successo nella società californiana degli anni ‘80 (quella che chiamiamo New age).
Madame Blavatskij era davvero una donna strana. Anche il giovane Gandhi, nel suo soggiorno a Londra, andò ad ascoltare le conferenze della Società Teosofica. E perfino Garibaldi conobbe la Blavatski, che combatté con lui a Monterotondo e Mentana, finendo in una fossa comune colpita al petto da due proiettili e poi salvata miracolosamente.
Alla Società teosofica aderirono personaggi di grande rilevanza culturale come Maria Montessori fondatrice di una nuova pedagogia infantile, il fisico-filosofo David Bohm, che concepì le onde mentali come ologrammi 1), il filosofo Schuré de ‘ I grandi iniziati’, Assagioli creatore della Psicosintesi, Steiner fondatore dell’Antroposofia…e infine uno dei santi più grandi e notevoli del mondo indiano: Krishnamurti. Questi nomi possono dare un’idea del fervore che vi fu alla fine dell’800 e agli inizi del 900, in ordine a un nuovo modo di vedere la vita e concepire l’universo. In questa svolta straordinaria della cultura e della filosofia che apriva l’accesso a un più ampio ordine di conoscenza, Kandinskij fu uno degli apporti più importanti per quanto riguarda l’arte e le sua connessioni col Tutto.
In questa visione smaterializzata dell’Essere che partiva dall’occhio per giungere allo spirito, egli pervenne alla creazione di una nuova arte che è appunto L’ARTE ASTRATTA.

Kandinskij fu un estremo creativo, un grande innovatore e il suo modo di fare bellezza costituì un preciso messaggio rivoluzionario, all’interno dei movimenti spiritualisti del primo Novecento che si diffusero in Europa e in America contro quel positivismo e materialismo radicale che in parte é ancora il paradigma principale del nostro tempo, e aprendo orizzonti nuovi e sconfinati che toccavano tutti i campi della conoscenza umana, dall’arte alla fisica (si pensi solo alla fisica quantistica).

Negli ultimi due secoli, l’Occidente è stato prevaricato dalla scienza, che ha ridotto il mondo al visibile, al tangibile, al misurabile, chiudendolo in parametri ristretti e dimenticando i componenti sottili della realtà, dimenticando l’anima. Proprio per bilanciare questo scientismo solo materialista che ha avocato a sé tutto, sono sorti movimenti che hanno diffuso un pensiero alternativo, spiritualista o esoterico, e tra questi, appunto, la Società Teosofica.

Abbiamo parlato di Spiritualismo ed Esoterismo, due termini importanti per Kandinskij.
Per SPIRITUALISMO intendiamo qualunque concezione religiosa o filosofica che consideri lo Spirito come realtà preminente, superiore alla materia, o riduca la materia stessa a energia spirituale. Gli spiritualisti credono che lo Spirito sia la realtà ultima del Mondo, un’intelligenza superiore che domina tutte le cose e spiega l’intero Universo molto oltre le sue apparenze fenomeniche.

Possiamo distinguere psiche, mente, anima e Spirito.
La PSICHE è l’insieme di tutti i contenuti non materiali dell’uomo (pensieri, emozioni, ricordi, sentimenti, affetti…).
La MENTE è la parte coordinatrice di questi contenuti, che li riporta a un solo soggetto percipiente, usando vari tipi di intelligenze funzionali (intelligenza motoria, percettiva, viscerale, sensitiva ecc.).
L’ANIMA è un principio sottile superiore, che attiene al compito o destino del singolo uomo in una specifica vita e usa la coscienza morale per valutazioni di tipo etico nei rapporti con gli altri o con l’ambiente.
Lo SPIRITO, infine, è un principio ancora superiore che esce dall’individualità per caricarsi di assoluto. Esso conosce gli scopi di questa mia vita nel suo complesso ma la vede anche come prima e dopo, cioè in una dimensione più ampia della vita terrena, sia in relazione alle vite precedenti e successive che in relazione alla vita oltre la vita, o alla vita in relazione al Tutto.
Lo Spirito non è legato alla mia esistenza, ne prescinde, la supera, la vede come farebbe un osservatore esterno collegato all’universo.

Ora: la fisica tratta solo dell’aspetto visibile, sperimentabile e ripetibile delle cose; la psicologia si occupa delle manifestazioni esterne del comportamento; la psicoanalisi cerca le cause e i fini invisibili dell’inconscio; le religioni codificano in sistema una certa idea del sacro; ma l’esoterismo è un’altra cosa (esoteros=interno), è il credere che vi sia una conoscenza segreta aperta solo a pochi iniziati, che si disvela nel Mondo attraverso i segni, i simboli, i riti, gli schemi ermetici, le trasformazioni alchemiche, e crede che il tutto sia praticabile e accessibile solo agli iniziati e incomprensibile per i più.

La società teosofica dava una conoscenza per iniziati, era una forma di viaggio alchemico, cioè trasformativo nel senso di una metamorfosi.
L’esoterismo, come l’alchimia, ritiene che macrocosmo e microcosmo si corrispondano, che la natura sia animata e intelligente, che l’energia si dispieghi attraverso vari livelli che vanno dalle prime organizzazioni elementari della materia fino alle intelligenze superiori prossime a Dio, che sia possibile attuare delle trasformazioni sempre più sottili nell’energia che ci costituisce fino alla metamorfosi più alta dei santi, ed essa crede che tutte le rivelazioni possano confluire, infine, in una cosa sola.
Dobbiamo tener conto di tutto questo, se vogliamo penetrare nell’universo di Kandinskij, fermo considerato che quanto diciamo vale solo per lui o pochi altri e non riguarda altri filoni dell’arte moderna che da lui pure ebbero inizio.

Kandinskij dunque elaborò una propria interpretazione esoterica dell’Oriente, che si legava alla Blavatskij e ai suoi insegnamenti, che diffusero in Occidente concetti confluiti poi popolarmente nel movimento della New Age californiana, dagli anni ’70, ma principalmente alla fine degli anni ’80 (meditazione, channeling, reincarnazione, cristalloterapia, medicina olistica, ambientalismo ecc.)
La Società Teosofica veniva incontro ad un bisogno nuovo e diffuso nel positivismo europeo, una visione del mondo che non riduceva più l’uomo ad oggetto materiale, come voleva la scienza (il corpo morto sul tavolo dell’obitorio), o a un meccanismo deterministico, come voleva Freud (in cui tutto era legato da rapporti semplificati causa-effetto), e non pretendeva di rendere l’uomo un consumatore passivo come vorrà poi il neoliberismo mercatista.
La Teosofia riconosceva e rispettava le caratteristiche più sottili della creatura umana, quelle che sono aperte solo ai sensitivi o ai mistici.

A differenza del mondo occidentale, più elementare e grezzo, la filosofia indiana da millenni aveva studiare l’energia costitutiva dell’uomo e dell’universo secondo schemi sottili di forze e di trasformazioni, non dunque il mondo visibile, il mondo come appare o fenomenico, ma il mondo come lo percepiscono solo i saggi o i santi, i sensitivi o i veggenti, il mondo della realtà sottile e non visibile agli occhi materici.

Già qui vediamo un tentativo di dipingere non i corpi ma le aure.

http://www.centroarte.com/images/kandinskij/kandinskydama.jpg

(Io: “ Feci un sogno che mi colpì molto. Ero disincarnata e volavo in rettilineo ad altissima velocità in quello che mi pareva il letto secco di un fiume o la metà inferiore di un tunnel aperto verso l’alto. La visione delle cose era molto diversa. Vedevo solo le tonalità alte dello spettro della luce, dall’azzurrino all’indaco e ogni corpo sulle rive mi appariva come circonfuso da aloni successivi di aura, via via più sottili e di sfumatura in scala, sempre dall’azzurrino all’indaco. Questi corpi successivi erano ondulati e oscillavano inserendosi nei corpi aurici dei corpi più vicini, così che il mondo intero appariva come un oceano di energie fluttuanti e comunicanti. Dopo quel sogno, presi a intravedere qualcosa dei corpi aurici delle persone soprattutto attorno alla testa e alle spalle,dove vedevo balenare luci e fiamme che interpretavo a mio modo come modalità psichiche, considerando i colori come indicatori del carattere o di passioni temporanee. Presi anche ad insegnare agli altri come poter vedere almeno il corpo eterico, che circonda ogni corpo per 1 mm e che è il più facile da individuare, semplicemente cambiando le modalità dello sguardo“).

Nel pensiero esoterico l’uomo è una realtà complessa, formata da campi di energia sempre più sottili (i corpi aurici) che irradiano da lui formando un ampio uovo di luce in movimento, formato da strati leggeri via via allargati, ognuno in relazione a un sistema funzionale (chakra), ognuno col proprio equilibrio e sviluppo possibile. E l’uomo può evolversi sviluppandosi in ognuno di questi campi secondo gradi diversi di realtà, andando dal più corporeo al più sottile.
L’esoterismo mostra che anche il male é una energia, non solo il prodotto delle azioni umane, ma una energia a sé stante che può essere vista come un’ombra o una macchia nera (in certi casi come fumo, fuliggine o ragnatela) e così è visualizzata dai veggenti. E così lo dipinse Kandinskij in “La macchia nera”.

L’esoterismo spiega che mentre l’uomo ordinario vede solo la parte densa e grossolana degli esistenti, siano essi alberi, pietre, piante o persone, ve ne sono alcuni che vedono anche la parte energetica, sottile, e la percepiscono sotto forma di vibrazione cromatica, luce colorata in movimento, lampi di luce, flash, vibrazioni. L’universo intero è un oceano di vibrazioni e anche il colore é una vibrazione, un’onda, come il suono, il calore, il movimento.
Il mondo é un insieme di vibrazioni, un insieme di onde, che possono manifestarsi a noi in molti modi, come musica, colore, calore, movimento, Ma queste qualità sono connesse. L’universo intero, al di là della sua manifestazione visibile e materiale, al di là della sua apparenza fenomenica, é un oceano di energia che danza, un mare di onde e di campi energetici che l’uomo, sviluppando capacità paranormali, può percepire come energia fluttuante, uscendo dalla visione ordinaria delle cose.

La Società teosofica insegnava tutto questo e insegnava a leggere il corpo aurico, così come fanno i monaci tibetani e come possiamo imparare a fare anche noi, aprendo una percezione sottile che esiste in ognuno ma è oscurata dalla cultura e dall’abitudine, dall’assuefazione e dal pregiudizio.
In teoria tutti potremmo percepire i colori dello spirito, che indicano anche il male e il bene morali, le patologie del corpo come quelle dell’anima, i cattivi pensieri e addirittura le vite precedenti.

Anche l’Antroposofia di STEINER parlava dell’aura e, con una serie di esercizi psico-fisici affini allo yoga, si proponeva di elevare l’uomo a una conoscenza superiore, che percorre tutti i gradi dalla conoscenza materiale ordinaria fino allo spirito. Secondo Steiner, l’uomo è dotato di un corpo materiale, un corpo mentale e un corpo astrale. Il veggente riesce a vedere il corpo astrale come un’aura
luminosa che circonda il corpo. Kandinskij venne a conoscenza di queste teorie che lo affascinarono e cercò di seguire il percorso antroposofico con la via dell’arte.

Nei dipinti di Kandinskij troviamo l’estrinsecazione artistica di queste credenze teosofiche o antroposofiche. Si pensi a “Dama a Mosca”, di cui fece tre versioni (olio, acquerello e pittura su vetro). Su una strada e davanti a un sole giallo, una dama guarda verso di noi tenendo in mano una rosa enorme e accarezzando un cagnolino su un tavolo. Attorno alla dama c’è un’aura azzurrina, che indica la sua spiritualità. Di lato una macchia nera davanti al sole che indica il male che oscura la luce. La forma rosa è la dolcezza e l’affettività che contrastano la potenza del male.
Anche in “Paradiso” ci sarà una macchia nera che cerca di oscurare la luce.

Attorno alla figura c’é un’aura bluastra indice di indebolimento fisico e psichico, a destra un’altra forma aurica rosa, l’affettività, che cerca di controbattere la potenza della macchia nera del male, la negatività che oscura il sole, fonte dell’energia vitale. L’opera non ha tanto valore artistico quanto simbolico-spirituale. Ogni colore ha un corrispondente psichico, secondo una precisa vibrazione spirituale e una precisa manifestazione dell’energia. É un quadro aurico.

Nel quadrato nero

Nella Teosofia la natura é energia che si dispiega dal gradino più materiale a quello più spirituale, così nel corpo nella scala dei chakra si va dalla parte materiale a quella mentale e infine a quello astrale. Il sensitivo vede tutti i corpi sottili e vede l’aura che cambia i suoi colori a seconda della vita dell’uomo, dei sui pensieri, delle sue intenzioni. Il pensiero può essere tanto forte da produrre vibrazioni che si staccano dal soggetto e può assumere vita autonoma assumendo forme astratte.
Questa teoria é presente anche nell’Antroposofia di Steiner. Kandinskij studia minuziosamente gli scritti di Steiner e ordina in tabelle i significati dei colori. Steiner lo aiuta a trovare la sua via. Egli dice che nel mondo dello spirito colori, suoni e qualità si liberano dall’appartenenza all’oggetto e fluttuano liberi, così egli Kandinskij fa vagare il colore fuori del contorno, rappresentando l’invisibile, i corpi dell’energia, come sono intravisti dai sensitivi.

Il cavaliere azzurro è appunto la spiritualità che lotta per liberarsi dalla macchia nera del materialismo. Kandinskij sentiva fortemente il valore simbolico del nero, aveva un’acuta percezione dei colori e lo soffriva come una minaccia. Sua moglie Nina diceva: ”Fin dalla sua più tarda vecchiaia Kandinskij provò una vera angoscia a mettere del nero sulla tela.

In ogni autentica opera viene a esprimersi un mondo nuovo, mai esistito. L’arte astratta pone accanto al mondo reale un nuovo mondo che esteriormente non ha nulla a che fare con la realtà ma che é altrettanto reale”. Il mondo dell’energia, il mondo dell’invisibile agli occhi“.

Ogni colore é un’onda con una data lunghezza, che esprime una data vibrazione che é allo stesso tempo visibile e psichica, materiale ed emozionale, perché suscita anche un effetto psichico o lo rappresenta. Il colore o il movimento dell’energia hanno una loro simbolica, si esprimono secondo un codice comunicativo alto e i messaggi che se ne ricevono non riguardano solo il corpo materiale o la mente analitica o logico-scientifica ma l’anima, parlano a un livello dell’uomo che é subliminare, inconscio. In Kandinskij troviamo tutto questo: la lettura energetica del mondo, quella razionale e quella spirituale.
I colori o irradiazioni della luce o dinamismi dell’energia formano un universo ‘altro’ che oltrepassa di gran lunga questo, per cui la realtà può essere vista dal sensitivo anche come vibrazione, suono, colore, dinamismo, oscillazione, permeazione… perché il sensitivo é in grado di varcare la soglia che separa il mondo materiale normalmente visibile dalla realtà immateriale, più intensa e più vera.

Un secolo dopo la Teosofia, questa lettura del mondo come vibrazione o movimento, come insieme di campi di forze, disegno o danza, diventerà la visione della fisica quantistica, che soppianterà la fisica newtoniana della materia e Einstein sarà il discrimine tra le due visioni del mondo, pronte ad aprire una terza che supererà anche quella di Einstein.

Dal 1400 ad oggi il percorso dell’arte occidentale é stato segnato da grandi personalità rivoluzionarie, che rompono con la tradizione, innovano lo stile e il linguaggio e permettono allo spirito di comunicarsi in modo diverso: Giotto, Masaccio, Leonardo, Monet, Van Gogh….La rivoluzione di Kandinskij é una delle più eclatanti, al punto che la sua comprensione non é ancora entrata nel gusto diffuso. Del resto i principi orientali diffusi dalla Società Teosofica affascinarono una élite culturale ben precisa e ristretta e anche l’arte astratta risultò difficile e poco divulgabile.
Kandinskij é l’artista rivoluzionario più vicino alla modernità e segna la nascita della pittura contemporanea, la pittura astratta, l’astrattismo, il discrimine tra l’arte ottocentesca e la modernità.
Egli svincola la pittura dai suoi legami tradizionali con l’oggetto, libera l’artista dalla rappresentazione figurativa, per cui si copia la cosa come essa appare o come la si sente e vive, nel suo aspetto esterno e fenomenico, nella sua tangibilità e visibilità, come i sensi la percepiscono. Egli libera lo sguardo dal primo e più facile modo del vedere sensoriale o emozionale, e propone una visione che oltrepassa l’oggetto nella sua materialità, nella sua densità visibile, per aprire la sua percezione spirituale.
L’astrattismo di Kandinskij risponde a una scienza rigorosa, a una codificazione precisa, che Kandinskij spiega nelle sue opere teoriche. L’astrattismo é una vera e propria ‘arte misterica del vedere’, un’arte magica, di tipo sciamanico, che collega il colore allo psichismo come ai dinamismi dell’energia, secondo un’altra vista e in relazione agli effetti che l’energia ha sull’anima.
Così Kandinskij ci coinvolge in una delle svolte più decisive e straordinarie dell’intera storia dell’arte. Con lui inizia un modo nuovo di percepire l’arte, comincia l’arte spirituale, in correlazione con l’era nuova che sta nascendo e che potrebbe essere l’era dello spirito, contrapposta al materialismo tuttora dilagante.
Dal 1600 il razionale ha preso gradatamente il sopravvento sull’Occidente, per arrivare alle aberrazioni attuali di un mondo dominato dalla finanza e dal numero.
Dopo il 1860 l’impressionismo fu il primo modo con cui gli artisti reagirono alle chiusure accademiche, alla sterilità degli stereotipi, alla ripetizione dei modelli artificiali, alla muffa degli studi chiusi e bui, alle stilizzazioni di una borghesia atrofizzata e omologata, per riproporre con irruenza il mondo dei sentimenti, la freschezza della luce, la libertà dell’aria aperta, la gioia della natura, del vento, dei fiori, dell’acqua. L’impressionismo fu la prima rivoluzione in nome dei sentimenti che gli elementi naturali suscitano in noi, luce con luce.
Gli impressionisti bandirono il nero, che aveva dominato negli austeri ed enormi quadri ottocenteschi, per immergersi nella luce, nell’acqua, nel sole. Le parole d’ordine furono ‘luce’ e ‘colore’. Del colore si volle l’immediata impressione di gioia, di freschezza e di piacere che suscita il colore puro nell’occhio. Del movimento si colse col pennello quasi fisicamente il flusso, del vento, delle onde, degli astri. Oggi i quadri impressionisti ci piacciono senza mediazione, sono attuali, piacevoli, facili da leggere, ma le prime mostre destarono reazioni indignate e si gridò allo scandalo. Questo per dire che gli innovatori hanno sempre bisogno di tempo per essere capiti.

Con Kandinskij, che rompeva tutti i paradigmi consuetudinari che contrassegnano l’arte, lo scandalo fu anche maggiore, si oltrepassava l’occhio e il piacere ancora fisico del colore, si superavano i primi immediati movimenti spontanei del cuore e si entrava nella visione paranormale, una percezione ancora più sottile ed élitaria, per cui occorreva un grado di evoluzione in più.

É sorte dei grandi artisti di non essere capiti nel loro tempo e di esprimere ciò che appartiene al futuro; essi sono estranei nelle loro case, perché portano un vento di profezia, un precorrere futuro…per cui é giocoforza che restino incompresi da gran parte dei contemporanei, quando non addirittura osteggiati e derisi perché rompono gli schemi rassicuranti dell’abitudine e del conformismo. L’umanità, diceva Kandinskij, é una piramide dove la massa si accalca ai piani bassi e, via via che si sale, gli spiriti eletti si riducono fino a diventare pochissimi, e c’é come una gerarchia vibrazionale che diventa sempre più rarefatta, per cui i più innovativi si trovano ad essere isolati e incompresi, finché i tempi non saranno maturi ed essi diventeranno ‘facili da accettare’. Ma è opinione di Kandinskij, come di Jung, che malgrado ciò l’evoluzione proceda.

Dice Kandinskij:
La vita spirituale é come un triangolo stretto diviso in sezioni disuguali che tende verso l’alto. Ovunque siamo, il triangolo si muove sempre impercettibilmente verso l’alto“.
Qualche volta al vertice c’é un solo uomo, il suo sguardo é sereno come la sua immensa tristezza. Quelli che gli sono vicini non lo capiscono, irritati lo definiscono un traditore o un pazzo. Così disprezzarono Beethoven che visse solo. Weber disse della Settima Sinfonia: “Le stravaganze di questo genio hanno raggiunto il colmo, Beethoven é pronto per il manicomio. Ma l’artista deve guardare oltre la sua sezione di triangolo, deve essere un profeta che aiuta a muovere il carro inerte. Per questo sarà solo. Se invece non avrà questo occhio acuto tutti lo celebreranno. “

Si pensi a Van Gogh, che oggi é uno degli artisti più quotati, con quadri che valgono centinaia di milioni, eppure Van Gogh fu considerato brutto e grezzo, e in tutta la sua vita vendette un solo quadro per pochi franchi.
Dunque, se ancora non riusciremo a capire Kandinskij, questo andrà a suo merito. É facile capire ciò che é banale, abituale, ordinario, consueto, molto meno ciò che esce dagli stereotipi convenzionali e precorre il futuro.

“La nostra anima si sta risvegliando da un lungo periodo di materialismo e racchiude in sé quella disperazione che nasce dalla mancanza di una fede, di uno scopo, di una meta. L’anima si sta svegliando ma é ancora preda di un incubo. Intravede una debole luce, come un punto in un immenso cerchio nero. É un presentimento e teme che il punto sia un sogno e il cerchio nero la realtà.”

Di solito lo spettatore é quasi incapace di emozioni. Nell’opera d’arte cerca una imitazione della natura a scopo pratico, oppure degli stati d’animo o un’atmosfera”.

I conoscitori ammirano la fattura (come si ammira un acrobata) o gustano la pittura (come si gusterebbe una focaccia). La grande massa gira per le sale e trova le opere ‘carine o meravigliose’.”

La grandezza non ha mai vasto pubblico. Pubblicità e propaganda ideologica si basano su spot banali a effetto immediato, su una massificazione grezza, basica, ma i loro frutti non passeranno alla storia, per quanto sono privi di valore etico e spesso di realtà e di verità.

Kandinskij é il profeta dell’ARTE ASTRATTA, con lui nasce una forma di arte che non era mai esistita prima.
Nulla dell’arte successiva eguagliò i suoi caratteri straordinari, la sua ricchezza formale, la sua potenza d’anima, il suo afflato rivoluzionario, la sua capacità di ‘Vedere’!

Kandinskij vive a cavallo di due secoli, dal 1866 al 1944. E’ russo. Nato a Mosca da una famiglia borghese ma con i suoi viaggi si forma una cultura europea, anche se resta in lui la matrice russa, greco-ortodossa, l’atmosfera sognante delle fiabe, il folklore rutilante, l’atmosfera del villaggio natale. Sopra questa matrice originaria egli costruisce caratteri cosmopoliti e si apre a illuminazioni nuove. Noi siamo ciò da cui proveniamo, ma ognuno di noi porta in sé in germe possibilità di futuro, mondi non nati.

Kandinskij contatta le più grandi personalità artistiche del 900 e il grandioso movimento di avanguardia che rivoluzionerà il panorama artistico europeo.
Dovrebbe studiare legge e diventa anche docente di diritto, ma il suo sogno é dipingere. A 29 anni accade qualcosa che sembra un segno del destino: arriva a Mosca una mostra di impressionisti ed egli resta folgorato davanti a un quadro di Monet: “Covoni alla fine dell’estate”, un soggetto che Monet dipingerà più volte, un’esplosione di gialli, l’impressione che questa messe d’oro crea nel cuore in una calda giornata estiva. Oggi noi siamo abituati a capire un quadro impressionista, ma per chi usciva dai cupi e catacombali quadri ottocenteschi, la vista di colori puri apparentemente messi senz’ordine su una tela, in cui il soggetto non era ben delineato e rifinito e non doveva dare un tetro insegnamento di parabola, doveva produrre un effetto shock, mentre la pittura ottocentesca é tutta costruita in studio. Gli Impressionisti celebravano la travolgente visione della natura osservata nello splendore della luce all’aria aperta. Non più tetri e oscuri soggetti storici e religiosi ma luce, gioia dei colori puri applicati con pennellate libere all’alba e al tramonto, abolizione del bianco e del nero, colori squillanti e gioiosi, nessun dettaglio, macchie vivide, accostamenti vivaci, ombre fatte coi colori complementari, nessun contorno…
Gli Espressionisti seguono, tra il 1905 e il 1930, anch’essi non dipingono il fuori, ma un inconscio personale, viscerale, doloroso, con colori violenti e irreali e pennellate convulse, esasperando la lezione di Van Gogh (Kokoska, Munch, Nolde, Schiele…)

Davanti ai covoni disse Kandinskij: “Improvvisamente, per la prima volta, vidi un quadro, non riconobbi il soggetto e lessi ‘Covoni’ sul catalogo. Il fatto di non aver riconosciuto il soggetto mi sembrò penoso. Trovavo che un pittore non ha diritto di dipingere in modo così poco chiaro… Osservai, con stupore e smarrimento insieme, che non solo la suggestione dell’opera era grande, ma era addirittura indelebile la traccia che essa lasciava nella memoria…l’unico fatto che mi era chiaro era l’intensità della tavolozza, una intensità che mai avevo neppure sospettato, che mi era sempre rimasta nascosta … La pittura ne acquistava una forza, uno splendore favoloso e l’oggetto, inteso come elemento insostituibile del quadro, era screditato”.

Kandinskij ha un’intuizione sconvolgente: può esistere un’arte senza oggetto, che rappresenta l’anima, attraverso il colore puro. Si può fare una pittura in cui parla l’anima e non si mostra l’oggetto. Si può oltrepassare l’aspetto della cosa per rappresentare qualcos’altro, la sua energia.

Ancora accade che Kandinskij entri nel suo studio e sia colpito dalla straordinaria bellezza di un quadro appoggiato alla parete, un quadro che sembra vibrare di luce propria, resta abbacinato, poi si rende conto che é un suo dipinto capovolto.
Poco dopo assiste al Lohengrin di Wagner e comprende di colpo il collegamento tra suoni e colori:

Vidi in spirito tutti i miei colori: essi stavano davanti ai miei occhi. Linee sfrenate, come impazzite, mi si dipingevano davanti. Wagner aveva dipinto musicalmente la mia ora”. ”Vidi in spirito i miei colori”, non con gli occhi fisici, “in spirito”.

La pittura può diventare un’arte astratta, come la musica, che non imita la natura, non riproduce suoni esterni, ma esprime movimenti dell’anima.
Improvvisamente sa cosa deve fare, sposa la cugina Anya, rifiuta la cattedra di legge, e va a Monaco a studiare pittura. La sua vita affettiva é intensa, avrà tre mogli; dopo la cugina verrà una pittrice e poi Nina, figlia di un generale russo.
Monaco é una città d’arte e di boheme, Kandinskij non sa dipingere, frequenta scuole di pittura ed entra in una cerchia di giovani intellettuali pieni di idee rivoluzionarie, che combattono il vecchio mondo improntato a positivismo, materialismo e realismo; vogliono studiare la realtà in modo simbolico, cercare i significati profondi delle cose, oltrepassare l’aspetto superficiale della materia per sviluppare un discorso d’anima, si ribellano ai recinti che chiudono ogni arte in se stessa, inquadrandola in regole codificate, vogliono rompere gli imperativi dei maestri dello stile e creare collegamenti tra arte e arte, riunendo tutte le arti per oltrepassare la forma e individuare nuovi codici per penetrare l’essenza spirituale della realtà. La loro rivista si chiama “Jugend”=giovinezza.
Kandinskij non sa niente di pittura, é solo attratto dal colore, dalle linee, dal movimento creato sulla tela. Si lascia dietro la favolosa Russia molto amata, una terra che avrà sempre nel cuore, e porta con sé una cassetta di colori che non sa usare, ma sente che musica, pittura e anima sono una cosa sola, ‘devono’ essere una cosa sola. Il mondo é un universo armonico di bellezza che comunica tra le sue parti in vari modi, l’una é l’eco dell’altra. I sensi non sono separati, le arti non sono separate, l’anima é una, il sentire é uno. Se Kandinskij vede colore sente musica, se sente musica vede colore. Cerca analogie tra le arti, usa la mente analogica che collega e unifica. Mentre le scienze sono centrate sulla mente logica che separa e individua, Kandinskij usa l’analogia come linguaggio globale che crea corrispondenze. L’era nuova sarà connotata proprio da questo: le correlazioni tra parti del reale vissute non dall’emisfero razionale ma da quello analogico. L’intuizione che coglie l’unità del mondo, la fusione della bellezza.

A Monaco l’ambiente culturale è molto stimolante. Kandinskij fonda una scuola e apre una galleria d’arte, dove espongono pittori rivoluzionari come Toulouse Lautrec, Signac… pittori nuovi che la gente ordinaria naturalmente non comprende. La gente ride di quello che non capisce o lo attacca cercando di distruggerlo, perché tutto quello che é più avanzato del nostro capire ci fa sentire oscuramente inadeguati e dunque menomati, sorpassati.
Inizialmente Kandinskij produce opere impressioniste, veloci e romantiche, opere folcloristiche che raccontano la Russia lontana, i villaggi sperduti, i cavalieri medievali, le fiabe, i sogni dell’infanzia… Intanto si interessa di metafisica, esoterismo, teosofia, letteratura, occultismo, simbolismo… tutte discipline che riguardano l’anima. E si chiede: come si può collegare tutto questo con la pittura? Come si può oltrepassare l’apparenza delle cose per rivelare l’essenza interiore della vita?
I dipinti dei primi anni del secolo sono paesaggi eseguiti a spatola, all’inizio ombrosi, e poi di una intensità quasi fulva; dipinge anche temi fantastici derivanti dalla tradizione russa o dal medioevo tedesco.

Questo periodo è caratterizzato dalla sperimentazione tecnica, in particolare dell’uso della tempera su carta scura, per dare l’illusione di una superficie illuminata da dietro in trasparenza.

A 36 anni conosce la pittrice Gabriele Munter che diventa la sua seconda compagna, e con lei viaggia nel Mediterraneo, nel deserto africano, nei boschi europei, cercando l’energia dei colori.

É molto colpito dalle lezioni di Rudolf Steiner, anche lui Teosofo e fondatore dell’Antroposofia. Steiner gli insegna la psicologia dei colori, l’effetto che ogni vibrazione, ogni lunghezza d’onda esercita su di noi. Nel 1919 Steiner aveva aperto la sua prima scuola a Stoccarda dove applicò i suoi studi sugli effetti dei colori. Scriveva Steiner: «Si deve poter pensare attraverso i colori e le forme, così come attraverso i concetti e pensieri».
Nella Teosofia si parlava di chakra. Ognuno di essi ha varie corrispondenze: lunghezze d’onda, colori, suoni, emozioni, effetti funzionali fisiologici….

Kandinskij esprime le sue idee sul colore in un libretto profetico: L’ELEMENTO SPIRITUALE NELL’ARTE, che rivoluziona il mondo della pittura.
Abolisce i contorni, lavora col colore puro. Sente il suo lavoro di pittore come quello di un pioniere che apre una nuova era. Il Cavaliere azzurro sarà il simbolo dell’anima nuova che lotta contro la macchia nera del materialismo. Lotta tra luce e oscurità.
Inizialmente prepara opere eterogenee: schizzi, xilografie, stampe colorate, linoleum, pitture su vetro di Baviera, quadri sul folklore russo. Come altri pittori russi dipinge illustrazioni romantiche e fiabesche: cavalieri leggendari, cupole d’oro..

In “Coppia a cavallo”, cromatismo e puntini, le impressioni naturalistiche sono ridotte all’essenziale. Appaiono elementi di fiaba, risuona la musicalità del paesaggio russo.

Comincia a produrre opere migliori, più interessanti, composizioni libere con calde esplosioni cromatiche.
A 43 anni (1909) compera una casa a Murnau, nell’alta Baviera, e vi si stabilisce, il paesaggio é bellissimo. Nel “Paesaggio di Murnau” il colore é violento, la pennellata molto forte crea un forte dinamismo. Gli oggetti si trasformano in vento, forza e passione.

Kandinskij non sa realmente dipingere, non ha dote né talento. Lavora rapidamente e supera tutto quello che fa per andare avanti, la sua é una ricerca ininterrotta e i quadri iniziali sono le incompiute tappe di questa ricerca.
Ha molti amici stimolanti: FRANZ MARC, PAUL KLEE, HANS ARP, AUGUST MACK….
Dipinge “Autunno in Baviera”, “Paesaggio con torre”. “Vecchia città”. Vi compaiono alcuni simboli fissi del suo immaginario: campanile, torre, montagna, cupola, troika, carrozza, tromba, falce, serpente, arcangelo, cavaliere…

Notiamo la forza elementare del colore, l’oggetto che pian piano si rarefà, il colore denso e fantastico che reinventa il mondo. Diceva: ”Creare un’opera é creare un mondo”.
In “Montagna” la relazione col mondo esterno si dissolve nel fantastico. Abbiamo una fiaba misteriosa, la montagna é là ma sembra irraggiungibile, mentre il cavaliere a cavallo galoppa senza tregua e due figure fantasmatiche statuarie sembrano fisse in contemplazione. É come se il quadro dicesse: vano é galoppare furiosamente verso la montagna del sacro.

Fino alla fine del decennio, le pitture di Kandinskij denotano una gran tendenza all’appiattimento per l’intensità equivalente delle aree di colore e la superficie rilucente che distrugge ogni illusione di profondità. La serie di quadri di fantini in competizione comincia nel 1909 e in essa la linea dell’orizzonte si va gradualmente sradicando, come del resto ogni altro riferimento spaziale.

Kandinskij frequenta il salotto di una pittrice aristocratica russa, che accoglie artisti russi e celebrità di passaggio come Diaghilev o Eleonora Duse. Si parla di esoterismo e simbolismo ed egli precisa i criteri dell’arte astratta. É qui che nasce la Nuova Associazione degli artisti di Monaco, artisti che tendono all’essenziale.
La mostra del 1910 (Braque, Derain, Vlaminck, Picasso…) trova una critica feroce e vere minacce da parte del pubblico. Ma lui non deflette. Non cede nemmeno quando l’associazione si sfascia perché gran parte dei membri non riescono a seguirlo nelle sue idee troppo audaci e lo attaccano furiosamente, va avanti per proprio conto. L’artista é questo, un uomo che ha una fiamma e che non lavora per vincere, per essere il primo, per dominare, ma per realizzare ciò che deve. Solo i narcisisti vanno avanti solo in base ai risultati, perché considerano solo il successo, la loro via é scelta in vista del successo quindi dell’io e del piacere, perciò sono inaffidabili e pericolosi perché agiscono solo per se stessi, spinti dall’egoismo, pronti ad accettare qualunque compromesso pur di vincere, con molta ambizione ma poca anima. Ma gli uomini veri spesso non hanno nemmeno il successo, restano soli, sono contrastati o abbandonati, non cercano l’applauso, sfidano l’incomprensione, e non per questo si arrendono, perché sono mossi da qualcosa che trascende loro stessi, che dipende dall’anima. I carrieristi seguono la massa per averne potere, i geni e gli idealisti sono soli.

Non si deve cercare un’arte che sia figlia del suo tempo, sarebbe senza avvenire, sterile, e morirebbe appena cambia il tempo. La vera arte deve possedere una stimolante forza profetica, capace di esercitare un’influenza ampia e profonda….L’artista deve illuminare la profondità del cuore umano “.

Il genio non segue i sondaggi, non si adegua ai gusti di tutti, precorre i tempi, non é convenzionale, é paradossale.
Le forme pittoriche di Kandinskij cominciano a muoversi liberamente nello spazio, la tavolozza trova l’accordo fondamentale di rossi-gialli-blu. Abbandona case, chiese e monti, gli oggetti spariscono per divenire puri pretesti formali e cromatici. Forma e colore si fanno più indipendenti, scompare ogni fedeltà naturalistica per una libertà totale. La pittura non vuole essere più copia della natura.

Nel 1910 produce il suo primo acquerello astratto, dove nelle macchie più scure predominano due colori, il rosso e l’azzurro, che evidentemente considera relazionati perché si trovano sempre insieme.

Dopo il 1910 arrivano le composizioni autonome, che lasciano libero gioco alla gioia delle più varie associazioni, linee curve, sviluppi dinamici…la rappresentazione cede il posto all’improvvisazione, il titolo del quadro può essere un numero. É nata l’arte astratta. Oltre le tre dimensioni tradizionali ce n’é una quarta che é il tempo (é lo stesso periodo in cui Einstein ci parla della relatività e della geometria-spazio-tempo), ma Kandinskij ci parla di una quinta dimensione, quella psichica e il quadro cessa di rappresentare oggetti esterni per diventare rappresentazione dell’anima.
L’artista affronta la pittura astratta attraverso tre gruppi di opere, che anche nelle loro denominazioni indicano il legame dell’arte di Kandinskij con la musica: “impressioni“, “improvvisazioni” e “composizioni“.
Impressioni sono i quadri nei quali resta ancora visibile l’impressione diretta della natura esteriore; improvvisazioni, quelli nati improvvisamente dall’intimo e inconsciamente; composizioni quelli alla cui costruzione partecipa il cosciente, definiti attraverso una serie di studi. Kandinskij dopo questo passaggio, non ritornerà mai più alla pittura figurativa.

Impressioni

Improvvisazioni

Composizioni

Nel 1911 Kandinskij e i fedele amico Franz Marc fondano il gruppo del Cavaliere Azzurro (der Blaue Reiter), con Mack, Klee, Kubin, Munter…, e preparano l’Almanacco.

In “Improvvisazione XIX“, per la prima volta Kandinskij è affascinato dal colore puro, che sarà il colore del cielo e chiamerà la sua opera “Il suono azzurro”..

La Improvvisazioni sono molte, esse rappresentano eventi mentali, psichici. Ricordiamo “Quadri di una esposizione” di Musorgskij, di cui Kandinskij fece la scenografia.

La prima esposizione ha luogo a dicembre, nella galleria Thannhauser di Monaco. Nello stesso anno pubblica Lo Spirituale nell’Arte. Nel 1912 viene pubblicato l’almanacco con le opere di Kandinskij e Marc, ed ha luogo la seconda esposizione del Blaue Reiter nella galleria Hans Goltz. Nello stesso anno si tiene la prima mostra personale di Kandinskij nella galleria Der Sturm di Berlino. I temi preferiti di Kandinskij in questo periodo sono violenti e apocalittici, e traggono origine dalle immagini religiose popolari di Germania e Russia. Prima del 1912 il suo lavoro è già passato per diverse evoluzioni produttive.

Nel 1913 quando dipinge Linee Nere già non si può più parlare di astrazione a partire da un soggetto; il colore e la linea hanno assunto tanta autonoma espressività da non seguire più un modello prestabilito. Opere come questa sono le prime realmente astratte.

Il percorso di Kandinskij verso l’astrazione trova giustificazione teorica in Astrazione e Empatia di Wilhelm Worringer, pubblicato nel 1908. Worringer argomenta che l’usuale gerarchia di valori, basata su leggi rinascimentali, non è valida per considerare l’arte di altre culture; molti artisti creano dalla realtà ma con un impulso astratto, cosicché le ultime tendenze dell’arte si trovano in società meno materialiste

Nel 1914 viene allestita una mostra personale alla Galleria Thannhauser a Monaco e nel “Kreis fur Kunst” a Colonia. Kandinskij esegue quattro grandi murali per la villa di Edwin A. Campbell a New York.

Dovevano passare parecchi anni prima che io arrivassi al convincimento che la natura e l’arte hanno finalità organizzative e storiche diverse…questa convinzione mi liberò, mi spalancò nuovi mondi.. Tutto ciò che era morto cominciava a vibrare.. mi mostrava la sua più intima essenza, la sua anima nascosta, che tace più spesso di quanto non parli. Così ogni punto in riposo, ogni punto in movimento (linea) diventava vivo, mi apriva la sua anima. E ciò mi era sufficiente per afferrare con tutto il mio essere, con tutti i miei sensi, la potenzialità e l’esistenza dell’arte, di quell’arte che oggi si definisce astratta” .

É un periodo frenetico di attività, interrotto dallo scoppio della prima guerra mondiale.
Cos’é il cavaliere azzurro? L’azzurro é il colore preferito di Kandinskij ed é anche il colore della pittura simbolista di fine ottocento, per la sua forza evocativa; si pensi all’intenso pastello blu oltremarino di Redon, al fiore mistico di Novalis, al gruppo russo simbolista della Rosa Azzurra. Il blu o azzurro é un colore massimamente spirituale, nel sistema esoterico rappresenta il 5° chakra, l’ingresso nella fascia superiore, il centro della comunicazione, dove le energie della parte inferiore del corpo emergono, in forma sublimata, simbolica. Il blu o azzurro é il colore dell’anima, colore di trasparenza come l’acqua e il cielo, il più immateriale dei colori e il più profondo, l’occhio vi si perde e trova la sua pace. Se entrate in una chiesa che ha vetrate azzurre, immediatamente percepite una dimensione di infinito, il cuore si calma, l’anima si distende, i pensieri diventano più sereni. L’azzurro può salire per gradi impercettibili verso il bianco o scendere verso il blu quasi nero, per questo Novalis dice che é il colore dello spirito che può salire a Dio o discendere nella materia. Se dipingete un albero o un cavallo in azzurro si trasformeranno in creature immaginarie, irreali, con un effetto sognante, destabilizzante. L’azzurro é la strada del soprannaturale, dell’inconscio, del sogno.

Più l’azzurro é profondo, più richiama l’idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale.. se precipita nel nero acquista una nota di tristezza struggente, affonda in una drammaticità che non ha e non avrà mai fine”.

Ogni epoca ha i suoi colori prevalenti, il mondo bizantino é oro pallido e verdastro, il 1200-300 ha pallidi toni terrosi, l’800 é cupo e nero, l’inizio del 900 si presenta multicolore, colore ritrovato.

Marc inizia a dipingere fantastici animali fatati e Kandinskij progetta la sua prima opera astratta, il “ Primo acquerello astratto”, 1910, dove non ci sono più oggetti e figure, ma uno spazio fluido, amniotico, in cui galleggiano forme libere che si contraggono e si dilatano.
Questo é il primo spazio interiore della storia della pittura.

Nell’Almanacco Kandinskij scrive: “Quando la forma non é espressione esterna di un contenuto interno, non si serve più lo spirito libero (il raggio bianco) ma la barriera pietrificata (la mano nera)”.

Ecco il simbolismo dell’anima, la luce bianca che é Libertà, Verità, anima, la macchia nera che é materia, sostanza cupa e profonda, prigione.
É proprio degli artisti guardare quello che mille uomini hanno guardato con indifferenza e ‘vedere’ qualcosa che nessuno prima aveva mai visto, questa é la scoperta del nuovo, questa é la mente paradossale.
Purtroppo la sua Associazione non ebbe vita facile, fu dilaniata non solo dalla critica e dal pubblico ma anche dalla violenta opposizione di parte dei membri.
Il Blaue Reiter é come il S. Giorgio dell’arte che combatte contro il drago del conformismo, é la forza dell’anima che cambia le vecchie prospettive e chiama l’artista a un nuovo impegno spirituale. La bellezza é un mistero che solo la creazione artistica può far affiorare dalle profondità dell’anima.

Bozzetti per l’almanacco

Il cavaliere arriva al galoppo sopra un cavallo bianco col mantello al vento, (già nel 1903 appariva come una piccola freccia azzurra in un campo giallo simile ai Covoni di Monet.
Ma l’idea portante era nata molto prima: nel 1889 in Russia Kandinskij entrò in una casa, in una stanza piena di colori, con la stufa, le icone, la lampada, e molte stampe coloratissime che raccontavano di un leggendario cavaliere, egli restò abbagliato sulla soglia, quando finalmente la oltrepassò fu come se entrasse in un dipinto. Capì allora come fosse possibile entrare in uno spazio d’anima, uno spazio psichico che poteva essere proiettato fuori, espresso così che anche altri lo visitassero.

Per anni lottai con tutte le forze per attrarre lo spettatore dentro il quadro, perché vi si mescolasse e ne diventasse parte.”

Non si poteva diventar parte degli scuri quadri accademici, ma un quadro astratto non é un elemento decorativo, chiede che tu lo penetri, che danzi la sua canzone, la sua energia mette in moto la tua, é energia vivente, allo stesso modo della musica che ti fa sentire qualcosa anche se non la sai descrivere.

Malgrado gli attacchi della critica ufficiale, Kandinskij aveva ormai una posizione di primo piano nella pittura di avanguardia. Il suo gruppo era disomogeneo per stile e ideologia, perché egli rifiutava ogni schema a priori, e aveva creato una libera associazione di artisti dalle tendenze più diverse, dal linguaggio esplosivo, pervasi da una forte visione interiore. C’erano anche degli espressionisti, che affrontavano il disagio sociale dell’Europa tra le due guerre e si confrontavano con la tenebra, col malessere del mondo, (vedi “L’urlo” di Munch); la loro era un’opera di denuncia sociale, mentre Kandinskij e i suoi amici usavano colori selvaggi, pieni di luce. Ciò che importava era che l’arte non fosse più imitazione, copia o conformismo, convenzione, stilizzazione, ma rappresentazione interiore, libertà, spirito.
La sua violenza infantile scompigliava ogni gioco e liberava le potenzialità del colore e della forma. Come disse Arp: “Stelle di zolfo e papaveri fioriscono sulle labbra del cielo”.

Quando scoppia la prima guerra mondiale, il grande amico di Kandinskij, Franz Marc, parte per la guerra e poco dopo muore. Aveva detto che, come la fede in Dio aveva assunto spiritualità negando i vecchi simulacri, così la fede nei colori avrebbe guadagnato interiorità e purezza.

In “Paradiso”: qualche casina, qualche mano o accenno di figura, ma ormai non conta più il racconto o una scena di realtà. Colori e linee creano un insieme armonizzato, pulito.

In “Improvvisazione V” entriamo in un mondo di forme ormai libere, con molto movimento, ondeggiamento, ampie curve e linee che si intersecano, un acquario interiore caotico ma con un proprio senso.

In “Improvvisazione VI” la realtà oggettiva é scomparsa. Le forme hanno una loro autonomia e creano un gioco di rimandi mosso e dinamico.

Immagine con l’arco nero” ha linee e superfici di grande violenza, pianeti e guizzi, un pathos cosmico. In “Quadro con arco nero” ritroviamo il cavaliere ormai del tutto astratto col suo arco nero che come una vera arma trancia rosso e azzurro. Il rosso é energia espansiva, il blu energia introversa, secondo due polarità opposte. La macchia viola in alto é sintesi dei contrari e con grande forza riequilibra l’insieme. Dalle tensioni organizzate scaturisce l’armonia.

Diluvio” é drammatico. Forze turbolente e selvagge si scatenano in uno spazio sconvolto. É il quadro di una catastrofe.

In “Improvvisazione XII. il suono azzurro” tutto é mosso, eppure stabile. I suono del cielo irrompe sulla Terra come una cascata. Ci sono uccelli e altri animali. Molto movimento. Colore e forma si separano, il colore non é circoscritto da una linea, la composizione é fortemente musicale. Un gruppo di figure é trasparente, come fossero fantasmi o ectoplasmi. Il pittore non vede loro ma i loro corpi invisibili, le loro energie.

Nel quadrato rosso” il mondo psichico si organizza in modo più razionale. Elementi geometrici diventano gli strumenti di un nuovo linguaggio. Si entra nel disegno matematico del mondo.

Giallo rosso azzurro”, forme regolari geometriche, insieme a linee e curve e elementi fantastici. La parte razionale di Kandinskij si unisce a quella volatile e intuitiva. Sembrano gruppi di energie di diversa natura in dialogo tra loro. Un quadro dialettico.

Slancio temperato”: di nuovo esseri embrionali, microorganismi dalla lunghe branchie o anse su uno sfondo statico, qua malinconico, azzuro-viola, con qualcosa di spento e funereo.

Kandinskij studia la pittura come un linguaggio a sé stante, con le proprie leggi interne e il proprio codice espressivo, in diretto rapporto con la coscienza, lo spirito, il pensiero di un artista completamente estraneo dalla realtà esterna e non pronto a denunciarla come gli espressionisti.
Per lui il pittore, l’artista, deve essere guidato solo da un principio: la necessità interiore, un grande concetto, caposaldo della teoria spirituale dell’arte.

Lo spirito umano é avvolto in veli così fitti che solo pochi uomini riescono a vederlo in trasparenza.” “Ci sono epoche intere che negano lo spirito perché gli occhi degli uomini non riescono a vederlo. Una mano nera é sui loro occhi. É la mano dell’odio, del male. Chi odia cerca in tutti modi di frenare il raggio bianco, che é l’evoluzione, l’elevazione.

La Società Teosofica aveva rotto un tabù europeo: che la religione cristiana avesse la priorità e fosse l’unica via della salvezza, e aveva auspicato lo studio e il rispetto delle altre religioni, le quali tutte manifestavano in forme diverse uno stesso Dio. Col suo contatto con l’Oriente avevano sfatato un altro pregiudizio: che la cultura occidentale fosse l’unica possibile, superiore a tutte le altre. Kandinskij trasponeva questo concetto in pittura, uscendo dai moduli tradizionali per cui solo alcune forme d’arte erano accettate e si rifiutava, per es., l’arte dei popoli cosiddetti primitivi. L’Almanacco, che fu il punto saliente del gruppo del cavaliere azzurro, fu un volume collettivo e misto che metteva insieme diverse produzioni artistiche. Marc e Kandinskij lo presentano con entusiasmo come il documento fondamentale dell’arte moderna. Era un tentativo libero, fuori da ogni schema, di costruire un panorama di valori espressivi, che univa El Greco a Cezanne, Picasso e le sculture di legno del Borneo, l’arte popolare russa e i rilievi egizi, i disegni dei bambini e quelli dei malati di mente, la musica di Schoenberg e Webern. Il testo rompeva con tutte le regole separative arbitrarie affermando che l’arte é un linguaggio interiore senza confini, assolutamente libero, con cui l’uomo può dare forma visibile al mondo interno. La pittura dà forma allo spirito, la pittura é musica, la pittura é energia in movimento. L’arte spetta di diritto all’uomo che esprime se stesso.
La nuova arte astratta lascia vibrare l’anima, Kandinskij non si occupa tanto di pittura quanto di anima, non tanto di arte quanto di spiritualità. La pittura parla il linguaggio indeterminato della musica. Egli si collega a tutte le arti, crea correlazioni, associa colori e suoni, sente il mondo in modo empatico e globale. Vive l’arte in ogni sua forma come espressione globale dello spirito, che meglio si esprime là dove non é costretto da una forma, non è assoggettata a una regola. Lo spirito é ovunque e occorre riconoscerlo con l’occhio dell’anima.
Sull’almanacco scrive anche Schoenberg, e con lui Kandinskij prepara uno spettacolo pittorico e musicale insieme: “Il suono giallo”. Doveva essere un’opera d’arte totale, di musica, colore, luce, movimento, danza, parola, che legava tutti i sensi. Nessuna trama, ma sei quadri: da uno sfondo scuro emergono le luci positive di mondi nuovi. Il teatro si fa evento cosmico.
I suoi amici amano le commistioni, le poesie in prosa, lui fa pieces teatrali che intitola “Suoni”, mentre Schoenberg chiama i suoi pezzi musicali “Colori” e, in nome delle corrispondenze, teorizza un suono-colore. Schoenberg vuole mettere nella musica lo spazio della pittura, Kandinskij vuole mettere nella pittura il tempo della musica. L’amicizia tra i due é profonda.

Kandinskij scrive all’amico che la nuova arte sarà prodotta da dissonanze. Sono entrambi d’accordo che: “L’arte é un segreto che parla attraverso un segreto.”
Non si tratta di dipingere la musica o di musicare la poesia, ma di arrivare a una interazione tra tutte le arti. L’astrattismo sarà dunque ritmo sonoro e luminoso. É nata un’arte nuova con forme “che non significano, non rappresentano né ricordano nulla, ma che eccitano l’anima così profondamente e fortemente come sa fare solo la musica” (August Endell). Scriverà poi: “Le diverse arti si confrontano ma l’arte più astratta é la musica. Sono secoli che la musica non imita la natura ma esprime il mondo interiore dell’artista. Il musicista non imita né rappresenta, ma manifesta se stesso. Il pittore deve seguirlo, realizzare le stesse potenzialità, in modo astratto, matematico, armonico, cercando il proprio ritmo. Nasce di qui il valore che si dà alla ripetizione della tonalità cromatica, al dinamismo dei colori.”

Impressione IV-Gendarme”.
..

1) Su Bohm cito: “Bohm con Pribram elaborarono una teoria basata su una descrizione in termini matematici dei processi e delle interazioni neuronali capaci di leggere le informazioni che si presenterebbero sotto forma di onde, per poi convertirle in schemi di interferenza e trasformarle in immagini tridimensionali. Noi non vedremmo gli oggetti “per come sono” (in accordo con quanto messo in luce dalla teoria della relatività generale), ma solamente la loro informazione quantistica. Secondo Bohm, nell’universo esisterebbe un ordine implicito (implicate order), che non vediamo e che egli paragona ad un ologramma nel quale la sua struttura complessiva è identificabile in quella di ogni sua singola parte, e uno esplicito (explicate order) che è ciò che realmente vediamo; quest’ultimo sarebbe il risultato dell’interpretazione che il nostro cervello ci offre delle onde (o pattern) di interferenza che compongono l’universo. Secondo tale ipotesi, il principio di località risulterebbe perciò falso. Poiché Bohm riteneva che l’universo fosse un sistema dinamico e quindi in continuo movimento, e siccome con il termine ologramma solitamente ci si riferisce ad una immagine statica, Bohm preferiva descrivere l’universo utilizzando il termine, da lui creato, di Olomovimento.” (Wikipedia)
..
(Continua nella seconda parte: LA TEORIA DEI COLORI DI KANDINSKIJ)
http://masadaweb.org

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