Nuovo Masada

gennaio 11, 2014

MASADA n° 1506 11/1/2014 IL NULLA CHE AVANZA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:06 pm

Blog di Viviana Vivarelli

(Le immagini ineriscono al tema: ‘Casa dolce casa’)

Fiscal compact – I compensi della Consulta e la sua insostenibile lentezza – Critiche alle tre proposte elettorali di Renzi – Grillo ritira il simbolo dalle liste sarde – L’Europa ci sta rovinando – La possibile legalizzazione della cannabis – Confronto tra il debito italiano e quello giapponese – Proposte del M5S – Evasione fiscale – Equitalia, la società che è forte coi deboli e debole coi forti- La beffa dei 150 euro tolti e poi resi agli stipendi degli insegnanti – Degrado dei media- Quanto costano i cappellani militari- Illegittimo Cota, governatore leghista del Piemonte

Una delle profezie di Papa Giovanni:
“Tutto quello che nascosto verrà alla luce. E quelli che vogliono capire capiranno. Disgraziati coloro che anche così non vorranno né capire né vedere!”

Al Pd riguardo il supersindaco:
“Abbiamo tanti mali congiunti alla nostra misera umanità; perché vogliamo noi procacciarci di peggio, con una serie d’incomodi dalla nostra immaginazione prodotti?”
Carlo Goldoni
.
Un uomo che coltiva il suo giardino
chi è contento che sulla terra
esista la musica
chi scopre con piacere un’etimologia
due impiegati che giocano in silenzio
agli scacchi
il ceramista che premedita
un colore o una forma
il tipografo che compone bene una pagina
che forse non gli piace
un uomo o una donna che leggono in silenzio
le terzine finali di un certo canto
chi accarezza un animale addormentato
chi giustifica o vuol giustificare
un male che gli hanno fatto
chi preferisce che abbiano ragione gli altri

tali persone, che si ignorano
stanno salvando il mondo.

J.L.Borges

Quante stupide galline
Che si azzuffano per niente.
Com’è misera la vita
Negli abusi di potere!

(Franco Battiato)

Renzi gigiona e fa il grande salvatore dei 150 euro degli insegnanti. Come mai non dice parola sul Pd che ha firmato il fiscal compact, che ci costringe a fare tagli per 50 miliardi l’anno per 20 anni? Come mai si fa grosso sulle briciole ma sta bene attento a non dire parola sulla più grossa svendita dello Stato che si sia mai vista? Da dove li tireremo fuori questi 50 miliardi? E come mai solo noi abbiamo il vincolo del 3% quando altri Paesi hanno il 4 e il debito pubblico della Germania è doppio del nostro? Come mai questi del Pd parlano parlano ma non ce n’è uno che proponga di ridiscutere i patti europei o le regole per cui la Bce può devastarci impunemente?
Non è abbastanza chiaro che siamo tutti a rischio? E che si comincia dagli insegnanti, poi sarà il turno di tante altre categorie di dipendenti pubblici e pensionati. Come in Grecia. Quand’è che qualcuno contesterà il pareggio del bilancio messo proditoriamente in Costituzione da Monti con l’appoggio incondizionato di Napolitano, Pd e Pdl? E capirà che con questo vincolo non solo non ci sarà alcun sviluppo e alcuna ripresa, ma il nostro Paese è condannato a morte??

FISCAL COMPACT

Non dimentichiamo mai che Napolitano con tutto il Pd, Bersani, Monti, Letta e tutto il Pdl ci hanno venduti alla troika e che il 2 maggio 2012 abbiamo firmato il fiscal compact, o patto di bilancio europeo, con cui introduciamo in Costituzione il pareggio di bilancio (tra l’altro violando nell’iter l’art. 138), il che ci obbliga, visto che abbiamo un debito pubblico superiore al 60% del PIL, di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza ogni anno, e questo comporta che l’Italia deve tagliare ogni anno 50 miliardi per 20 anni!
Il patto è di una stoltezza gigantesca e non solo prevede un peggioramento ‘costante’ e progressivo dei tagli a venire, ma la morte di ogni possibilità di sviluppo nell’agonia lenta di questo Paese che viene succhiato un po’ alla volta dalla Bce a solo interesse delle banche.
Questo orizzonte è talmente fosco che risulta incomprensibile come il popolo italiano non se ne renda conto e non insorga contro chi ci ha incatenato al carro europeo con queste regole e non appoggi Beppe Grillo, che è l’unico che al momento cerca una via di uscita!

I COMPENSI DELLA CONSULTA E LA SUA INSOSTENIBILE LENTEZZA
Viviana Vivarelli

Dopo 8 anni dall’introduzione del porcellum la Consulta lo dichiara incostituzionale. Mettiamo pure che l’inizio dell’impugnazione da parte del testardo avv. Bozzi e poi di un comitato di cittadini sia avvenuta solo 4 anni fa, chiediamo come mai ci vogliono ben 4 anni nel nostro sistema per arrivare alla sentenza?
Sulle lentezze della Consulta c’è fin troppo da obiettare. Basti pensare ai gap enormi tra sentenza e pubblicazione, che sembrano aspettare i comodi del Governo. Inutile negare le motivazioni politiche per queste lentezze, come tra pubblicazione di qualsiasi sentenza e effetti connessi (si veda quanto è avvenuto con Berlusconi).
Purtroppo siamo in un campo molto scivoloso e ambiguo, dove è fin troppo conveniente per un abile avvocato appellarsi alla legge e tenersi allineato alle sottigliezze formali. Io, in quanto cittadina,colgo l’incommensurabile iniquità di un sistema giurisdizionale che è latente, lento, pesante e troppo prono al potere.
All’avvocato che difende il sistema appartengono le competenze e le tortuosità del tecnico. Ma io, profana, ma dotata di indignazione civile, sento il compito di denunciare le vischiosità opportunistiche di una piccola Casta di super protetti che sono, comunque vada, superpagati e godono di superprotezioni dalla Casta politica, ricambiando con lentezze e giudizi che spesso sorprendono negativamente.
Non lo dico solo io che il trattamento della Consulta italiana è uno dei più grossi scandali della pubblica amministrazione.
La retribuzione lorda del presidente è di 549.407 euro annui,quella dei giudici di 457.839 euro.
Consideriamo che in Inghilterra la retribuzione media lorda dei 12 giudici britannici è di 217.000 euro, meno della metà. Nel Canada va similmente: 234.000 euro per il presidente, 217.000 per i giudici. Negli USA siamo a circa 1/3 della retribuzione italiana:173.000 euro per il presidente e 166.000 per i giudici. E aggiungiamoci pure i vari benefit: auto con 2 autisti, viacard, telepass, cellulare, pc portatile, costi telefonici, foresteria… Sommando tutte le voci, la Consulta (15 giudici) costa oltre 3 volte quella inglese (12 giudici). In più pensioni d’oro da 200.000 euro che ovviamente non si toccano perché “I tagli sono incostituzionali!” E i professori e gli esodati allora? Ogni giorno un giudice costa 750 euro solo di auto blu.
Sarebbe troppo chiedere sentenze veloci?
Se a voi 4 anni per valutare incostituzionale il porcellum sembrano pochi…!?

(USA)

Ora siamo in spazientita attesa che la Consulta termini il suo lentissimo percorso e arrivi finalmente a pronunciare la sentenza di incostituzionalità per il porcellum.
L’iter è durato la bellezza di 4 anni e ha consentito tranquillamente che si facessero 3 governi tutti incostituzionali! E già questo dovrebbe essere illegittimo in un Paese civile! Se quello che dovrebbe essere uno degli organi più importanti dello Stato democratico si arena su tempi così letargici, allora siamo fuori non solo da ogni decenza di civiltà ma anche dal rispetto della stessa carta costituzionale. Tant’è che, in materia di diritto del lavoro, c’è una forma di boicottaggio che si chiama ‘sciopero bianco’ e consiste nel fare il lavoro che ci spetta con letargica lentezza quasi immobile.
Per cui davanti agli occhi dei cittadini democratici, sentenze che arrivano in tempi così abissalmente lunghi dovrebbero apparire come veri boicottaggi alla democrazia. E quelli che si permettono di abusarne non solo dovrebbero essere esposti al pubblico ludibrio e sostituiti in quanto inetti o nemici della Costituzione, ma dovrebbero anche pagare delle multe, distraendole da quegli emolumenti che risultano essere i più alti della Repubblica! Il doppio di quanto prende Napolitano! 427.416 euro, mentre il Presidente della Corte – per il suo lavoro in più (ma quale?) – percepisce 512.900 euro compresa l’indennità di rappresentanza. Per dare un ordine di grandezza: un giudice della Consulta percepisce, in un giorno, 1400 euro, quanto un operaio percepisce in un mese!
E per fare questo pagatissimo lavoro, costoro di permettono pure di insabbiare sentenze importanti come l’incostituzionalità del Porcellum per la bellezza di 4 anni???? Ma licenziateli tutti!!!!

CRITICHE ALLE TRE PROPOSTE ELETTORALI DI RENZI

Il porcellum è stato giudicato incostituzionale perché introduce un premio di maggioranza che non esiste in nessun Paese europeo, falsando i risultati elettorali e dando un potere non proporzionale al primo arrivato, e non rispetta la scelta degli elettori in quanto presenta loro una lista tassativa di candidati scelti dal segretario di partito secondo un ordine di preferenze anch’esso stabilito da lui.
I partiti sono stati chiamati a riformare il sistema elettorale cambiandolo in uno che non avesse questi difetti e rispettasse i principi della democrazia, ma al momento sembra prevalere solo la proposta tripartita di Renzi, il quale non sembra rispettare le richieste né in ordine a un ritorno alla democrazia né in ordine al rispetto degli elettori e in più introduce un nuovo pericolo: il presidenzialismo.
Infatti, nelle proposte di Renzi, il premio di maggioranza rimane, il potere del Parlamento diminuisce e compare una cosa che gli elettori non hanno richiesta, un potere abnorme concesso al Presidente del Consiglio, con la trasformazione della Repubblica parlamentare in Repubblica presidenziale.

L’esperto elettorale del M5S, il deputato 5stelle DaniloToninelli, VICEPRESIDENTE della I COMMISSIONE (AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI) valuta le proposte di Renzi sulla legge elettorale come “incostituzionali” e avverte che, se si vuole veramente la riforma sul modello spagnolo, c’è già la proposta del M5S.

Le 3 proposte renziane hanno evidenti profili di incostituzionalità perché si basano sul premio di maggioranza. Sono un Porcellum travestito da modello spagnolo, infatti in Spagna, come nel resto d’Europa, non esiste il premio di maggioranza.
Tutte e tre portano all’elezione diretta del presidente del Consiglio e non dei parlamentari, con conseguente ulteriore svilimento del ruolo democratico e rappresentativo del Parlamento e di conseguenza della possibilità di partecipazione dei cittadini. Il voto diventa ancora più che col porcellum un voto delega in bianco.
La cosa gravissima è che nessuno ha chiesto al popolo italiano se vuole distruggere il Parlamento e passare a un premier forte eletto direttamente dal popolo. Noi pensiamo che questa deriva verso il presidenzialismo in un Paese come l’Italia privo di meccanismi di controllo sulle istituzioni e con una stampa di regime sia pericolosissimo e avvii verso una dittatura.
Purtroppo il modello presidenziale, o anche peggio, semipresidenziale, piace molto non solo a Berlusconi che lo ha lanciato più volte ma anche al Pd, nella deriva antidemocratica che si è inserita in Italia dalla morte di Berlinguer in poi, nella inquietante deriva verso destra del Pd, che lo ha avvicinato sempre più a colludere col grande capitale, che, per ideologia, dovrebbe essere il suo nemico.
Francamente l’Italia, nelle condizioni antidemocratiche in cui si trova, di tutto ha bisogno fuorché di un nuovo Franco o Peron!

“È curioso come il PD stia pian piano legittimando il piano di rinascita democratica della P2 (di cui a conti fatti è uno dei migliori frutti) legittimando modifiche del sistema elettorale in senso maggioritario (secondo i gusti e le esigenze del momento, così come fece Berlusconi col Porcellum) e presidenziale. Nel ‘52 la sinistra fece le barricate contro la legge truffa della DC, questa è pure peggio, ma d’altronde nemmeno quella sinistra esiste più. L’unico sistema elettorale democratico resta il proporzionale”.
(Lo dice Cirino Pomicino, ma in questo caso sono d’accordo).
..
E’ vero che gli Italiani con referendum hanno scelto il maggioritario, ma sistema maggioritario non vuol dire presidenzialismo, e nemmeno gigantesco premio di maggioranza come adesso.
Vuol dire solo che i seggi si assegnano in base a chi ha avuto più voti (nel maggioritario assoluto vince chi ha il 50% + 1, in quello relativo vince chi ha ottenuto più voti degli altri), mentre nel ‘proporzionale’ si assegnano i seggi in base al numero reale di voti ottenuto (per es. su 100 chi ha ottenuto il 20% ottiene 20 voti ecc.).

Per chi insiste a voler dubitare ancora della sentenza della Consulta e dunque dell’incostituzionalità delle 3 oscene proposte di Renzi. Richiedono tutte un premio di maggioranza ed è appunto ciò per cui la Consulta ha bocciato il porcellum per incostituzionalità. Non è difficile da capire!
“I giudici della Corte Costituzionale nel porcellum hanno giudicato incostituzionale sia il premio di maggioranza senza soglia che le liste bloccate”
E nelle 3 proposte insane ritroviamo gli stessi identici errori! Oltretutto l’applicazione di una qualsiasi di queste proposte richiederebbe una trasformazione pesantissima e radicale del nostro sistema che da parlamentare diventerebbe presidenziale e questo richiederebbe una pesante riforma costituzionale che scardinerebbe tutto l’impianto di contrappesi democratici del potere nei 3 ordini: Parlamento,Governo e Magistratura. Non è cosa da poco né è cosa che si può proporre con la superficialità e la leggerezza di Renzi !
Certo, per uno che NON ama la democrazia, un regime presidenziale sarebbe la pacchia e allontanerebbe ancora di più dalla democrazia, puntando verso la dittatura che in un sistema senza contrappesi come l’Italia sarebbe fatale.
E’ il piano di Gelli che si realizza.
Capisco che è ciò che vorrebbe Berlusconi che ha sempre mirato a un sultanato ed è arrivato al punti di sospendere il Parlamento e a renderlo inutile.
Capisco che è ciò che voleva D’Alema che la democrazia non l’ha mai amata, voleva eliminare persino il referendum, e nella famigerata bicamerale tentò di proporre un premierato forte e di diretta derivazione popolare, compiacendo Berlusconi.
Ora vediamo l’insana proposta ripresentare il presidenzialismo ad opera di Renzi e c’è il forte pericolo che il Pd e il Pdl si accordino iniquamente per farlo passare. Ma sarebbe una sciagura per questo fragile Paese!
Credete che l’Italia abbia bisogno proprio di diventare un sistema presidenziale??
Di America latina e di dittatori da Terzo mondo ne abbiamo visto abbastanza!


(Nuova Zelanda)

CAUSA DISSIDI INTERNI E IRREGOLARITA’, GRILLO RITIRA IL SIMBOLO DALLE LISTE SARDE

Magi
Qualsiasi partito che fosse potuto partire come potenziale vincitore delle elezioni avrebbe presentato una lista che annoverasse tra i candidati pure Topolino, Pietro Gambadilegno o Pacciani pur di non rinunciare alle poltrone, al potere ed ai soldi che ne sarebbero derivati .Il Movimento 5 Stelle, di fronte ad una situazione caotica di litigiosità ed ambizioni personali e messo di fronte all’impossibilità di presentare delle liste degne di essere sostenute, ha preferito rinunciare a partecipare alle elezioni, non concedendo il giustamente l’uso del simbolo a chi di conseguenza non può definirsi M5S. L’assurdo è che ciò che rappresenta un merito che andrebbe rivendicato con orgoglio viene usato da persone false e disoneste proprio come argomento contro Grillo ed il Movimento. Ma la cosa triste è che ci sono una quantità di decerebrati pronti a dar credito a qualsiasi amenità gli venga rifilata.
.
Giulia
C’era la possibilità di vincere a mani basse ma visto l’andazzo meglio sia andata così. Due liste di cui una troppo chiusa, l’altra aperta a tutti, ma veramente a tutti, con personaggi riciclati in cerca di poltrone, facinorosi e altre persone non all’altezza della candidatura. La soluzione di votare i singoli consiglieri non è sufficiente, sono convinta che debbano emergere dai meet up nei quali siano conosciuti e sia conosciuto il loro lavoro. Servono regole più severe, queste situazioni non devono più ricapitare: il logo non può essere concesso a chiunque, si devono valutare anche le intenzioni.

L’EUROPA CI STA ROVINANDO
Sunto da Nunzio Miccoli

Finalmente anche Prodi riconosce che l’Europa ci sta rovinando; la crisi è prodotta dalle banche, che hanno crediti insoluti e titoli spazzatura come i derivati. L’Europa aiuta prima le banche e poi gli stati più deboli, e l’Italia è costretta ad aiutarli, quando dovrebbe esserne esentata; è anche obbligata al deficit del 3% del bilancio, mentre Francia e Spagna hanno ottenuto il 4% e il Governo non rinegozia i patti anche se sono iniqui.
Per cui marciamo verso una deflazione che taglierà investimenti pubblici e stato sociale, (sanità, pensioni, istruzione, investimenti) e deregolamenterà mercato finanziario e lavoro. Chi non rispetterà i patti avrà forti multe da parte dell’Ue. Ma la sx sostiene l’eurozona. Berlusconi, Lega e Grillo sono contro per motivi diversi. In caso di crollo e di doppia moneta, europea e nazionale, la BCE sarebbe la camera di compensazione delle transazioni europee, ma i cambi non resterebbero fissi a lungo.
L’art. 47 dice che la Repubblica tutela il risparmio e disciplina il credito, per cui la Banca d’Italia avrebbe dovuto operare sotto le direttive del Governo, ma non è così. L’art. 47 tutela più il risparmio che la stabilità della moneta o dei prezzi, invece il trattato di Maastricht s’impegna di più a contrastare l’inflazione. L’Italia ha ritenuto di poter aderire al trattato europeo senza modificare il suddetto art.. Anche la legge bancaria del 1936 (fascista) mirava all’interesse pubblico, mentre l’attuale regolamentazione europea preserva il mercato e ha fatto nascere il Testo Unico bancario del 1993, che ha ridotto il potere di vigilanza della banca d’Italia, che, per fronteggiare le insolvenze bancarie, prima imponeva un adeguato patrimonio bancario.
L’Europa è più rispettosa del mercato e della finanza, che dei cittadini. Gli accordi di Basilea non hanno prevenuto le crisi bancarie, ma, in tempo di crisi, hanno favorito la restrizione del credito, la crisi del 2008 e lo sviluppo dei derivati. Ora con l’Unione Bancaria proposta dall’Europa, si mira soprattutto a tutelare i contribuenti europei dalle future crisi bancarie che richiedono salvataggi pubblici, si rinuncia a bloccare il credito facile a favore di amici che poi non rimborsano, non si combattono i paradisi fiscali e perciò si ferisce il risparmio nazionale.
Mentre oggi lo Stato non controlla più moneta e banche, sono i mercati finanziari che controllano lo Stato. Secondo Ecofin l’insolvenza bancaria deve essere a carico di azionisti, obbligazionisti e depositanti sopra i 100.000 euro; ma nessuno vuole combattere i paradisi fiscali che, con le esportazioni illecite di capitali, hanno favorito la crisi degli Stati. Così abbiamo solo interventi della Bce miranti a salvare le banche.
L’euro è una moneta senza Stato, perciò la BCE non può finanziare gli Stati o i loro sistemi produttivi. Una banca centrale che perde il ruolo di tesoriere, non riesce a governare nemmeno la politica monetaria.
Lo Stato è sovrano quando batte moneta e controlla il credito, i cittadini sono sovrani quando, attraverso il parlamento, influenzano la politica di bilancio; in realtà oggi il parlamento segue gli indirizzi delle lobby, che commissionano le leggi e poi dell’Ue che protegge le banche.
www.viruslibertario.it

Vediamo un interessante confronto tra Giappone e Italia e consideriamo anche che la classe politica giapponese è una delle più corrotte del mondo e che l’economia giapponese va male da 20 anni e il disastro di Fukushima non ha certo aiutato.

LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS

La fine del proibizionismo, spiegano gli esperti, darebbe una mazzata al giro d’affari della criminalità organizzata, mentre lo Stato potrebbe incassare dalla legalizzazione fino a 8 miliardi di euro e risparmiare somme enormi investite per la repressione del fenomeno. E per la prima volta, dopo le aperture di esponenti di Lega, Sel e Pd, l’argomento potrebbe essere all’ordine del giorno del governo.

Sauro manda:
DEBITO PUBBLICO: UN CONFRONTO FRA GIAPPONE E ITALIA

Il debito pubblico del Giappone è il più alto al mondo rispetto al Pil, quasi doppio rispetto a quello italiano, i due paesi hanno sistemi economici completamente differenti Il debito pubblico giapponese presenta numeri spaventosi: a fine 2012 ammontava al 236% del Pil (noi 134% del Pil). E, dato ancora peggiore, con un tendenziale di crescita inaudito, visto che l’anno scorso la terza economia mondiale ha chiuso il bilancio pubblico con un deficit al -10% sul Pil (noi nel 2013 -0,1). Tanta spesa pubblica e profonde riforme”) porterà ad un incremento ancora più consistente del deficit, nel tentativo di rilanciare un’economia stagnante da vent’anni.
E’ naturale chiedersi per quale motivo il Giappone possa permettersi da anni il lusso di una politica economica espansiva in deficit spending infischiandosene del debito accumulato. Al contrario, il debito italiano (che veleggia intorno al “solo” 130% del Pil) viene considerato alla lunga insostenibile ed è visto con sospetto dal resto d’Europa.
Il Giappone rappresenta oggettivamente un caso del tutto peculiare.
La vera arma vincente è che il debito è al 90% ricorrenti in mani giapponesi e ciò lo rende immune alla speculazione straniera (anglosassone in particolare).
Di fatto i giapponesi con i propri risparmi finanziano massicciamente la spesa pubblica, con vantaggi enormi: gli investitori sono certi della solidità dell’emittente e della inattaccabilità delle quotazioni da parte della speculazione, lo Stato riesce a spuntare tassi bassissimi, proprio perché non deve presentarsi con il cappello in mano a sottoscrittori stranieri. Tutto questo comporta lo svantaggio di una minore liquidità dei bond, a dire il vero abbastanza ininfluente in un Paese in cui per mentalità i privati e gli investitori istituzionali tendono ad agire da cassettisti.
L’altro grande vantaggio del Giappone rispetto ai paesi europei è la presenza di una (vera) banca centrale: la Bank of Japan (Boj) può stampare moneta e quindi,
in qualità di prestatore di ultima istanza, può finanziare la spesa pubblica sottoscrivendo debito pubblico di nuova emissione, ma anche acquistarlo sul mercato influenzare i tassi. Facoltà che hanno tutte le principali banche centrali mondiali (Fed, Bank of England, Banca Centrale Svizzera), tranne la Bce. Francoforte, anzi, nel corso del 2011 e 2012 ha dovuto interpretare molto estensivamente il suo statuto al fine di procurarsi strumenti non convenzionali (Smp, Ltro, scudo anti-spread) per proteggere l’unitarietà dell’Eurozona dagli attacchi speculativi internazionali. Piuttosto che ampliare il mandato della Bce per renderla più simile alle altre banche centrali, nell’Eurozona si è scelto addirittura di creare un fondo salva-Stati (Esm, controllato e finanziato dagli Stati membri) per dotare anche l’euro di un’istituzione in grado di acquistare titoli di Stato di nuova emissione in caso di bisogno. Peraltro gli acquisti da parte dell’Esm possono essere effettuati solo in funzione di stabilità dei mercati e salvataggio degli Stati e mai al fine di puro finanziamento della spesa pubblica: caso unico al mondo. In realtà il finanziamento che una banca centrale può fornire alla spesa pubblica del suo Tesoro dovrebbe incontrare un limite oggettivo: inondare il mercato interno di nuova moneta per sostenere la spesa pubblica e la crescita comporta inflazione. Gli ultimi anni, dopo la crisi mondiale partita dal fallimento di Lehman Brothers, hanno dimostrato che tale regola non è meccanica: la Fed americana ha inondato per tre volte il mercato di liquidità senza che il mostro dell’inflazione sia stato risvegliato. La Fed ha creato solo bolle speculative, che possono essere anche più pericolose dell’inflazione monetaria se non tenute sotto stretto controllo (la crisi dei mutui subprime americani ha tratto origine dall’esplosione di una bolla creditizia).
Nel caso del Giappone, la Boj ha deciso nei mesi scorsi di adottare una politica monetaria ultra-espansiva, accettando di stampare moneta e di finanziare in
modo consistente la spesa pubblica a debito: del resto uno degli obiettivi della nuova politica economica/monetaria giapponese è proprio quello di far tornare
l’inflazione, visto che il Paese soffre da oltre un decennio di una stagnazione dovuta anche alla deflazione (il prezzo dei beni e servizi scende, anziché salire: dal 1997 al 2011 i prezzi sono scesi dello 0,08% secondo dati Eurostat).
Il debito giapponese, quindi, appare sostenibile in quanto finanziato con il risparmio interno e, se questo non dovesse bastare, dalla banca centrale nazionale. Tale condizione permette al Tesoro nipponico di pagare anche tassi risibili sullo stock di debito accumulato, proprio perché il prezzo del credito concesso dai privati allo Stato è sottratto al meccanismo della domanda e offerta (non essendo inclusa nella domanda quella proveniente dagli operatori stranieri).
Tale favorevole contesto non vuol dire che il Giappone sia immune da rischi. Il principale è il fattore demografico. La gran parte della ricchezza dei risparmiatori giapponesi investita nel debito interno è in mano
a baby boomers, nati tra gli anni ’40 e ’60: queste generazioni, colonne portanti del sistema economico del Paese, stanno entrando gradualmente in pensione. Se,
una volta a riposo, il grosso dei risparmiatori giapponesi decidesse di non accumulare più, o addirittura di spendere parte del risparmio, verrebbe meno il presupposto dell’autofinanziamento interno della spesa pubblica. A quel punto il mercato dei bond dovrebbe aprirsi ai capitali esteri, che potrebbero essere allettati solo con tassi ben superiori agli attuali.
Altro fattore di potenziale debolezza futura è la epocale politica di deficit spending inaugurata da pochi mesi dal Governo Abe: se il risparmio interno non dovesse risultare sufficiente a finanziare l’enorme incremento di spesa in programma, la soluzione sarebbe sempre quella di reperire risorse all’estero. Probabilmente l’Abenomics, che pur rappresenta un potenziale rischio aggiuntivo per la sostenibilità del debito, è stata adottata proprio per scongiurare il lento ma certo e
inesorabile declino legato alla criticità demografica nipponica: l’impressione è che Tokyo abbia deciso di tentare il rilancio dell’economia con politiche monetarie e fiscali molto aggressive finché è ancora possibile, pressata dal circuito vizioso deflazione/recessione e dall’imminente rischio del cambio delle abitudini di risparmio dei suoi cittadini/creditori.
Oggi il Giappone, pur pagando tassi bassissimi, destina circa un quarto delle sue entrate tributarie al pagamento degli interessi. Se i tassi medi sul debito dovessero salire anche di poco, sarebbe certo il tracollo del bilancio pubblico: si aprirebbe una spirale interessi/nuovo debito ben più accentuata di quella (pur grave) italiana, da cui è difficilissimo uscire se non tagliando drasticamente la spesa e il debito pubblico (operazione politicamente sempre titanica).
E’ evidente che il debito sarà sostenibile finché che non diventi necessario il ricorso a sovventori esteri, o meglio finché i tassi rimarranno tendenti allo zero. Se il risparmio giapponese iniziasse a scarseggiare, le prerogative della Boj, in quanto finanziatore dello Stato potrebbero tamponare la carenza per qualche tempo, ma poi la troppa moneta stampata provocherebbe una potente svalutazione dello yen, causando probabilmente una decisa reazione internazionale che sfocerebbe in una guerra valutaria (con gravi conseguenze per tutti i paesi contendenti sul piano dell’economia reale). A questo punto il Giappone sarebbe a forte rischio di default.
Lo stato di sospensione dal mercato del debito giapponese dovrebbe essere d’insegnamento per l’Italia, in un’ottica di gestione del proprio debito pubblico
improntata alla minimizzazione del rischio di mercato. La storia degli ultimi anni ha messo in evidenza che la dipendenza estera di un debito pubblico provoca effetti perversi quando le cose vanno male e i grandi investitori scappano: aumentano i tassi sul debito, aumenta la pressione fiscale per pagare gli interessi, aumentano i tassi bancari, entra in corto circuito l’economia reale. Seppur utile in tempi di vacche grasse a finanziare lo sviluppo (sempre a patto che lo Stato si indebiti per sostenere spese per investimenti, cosa che in Italia non è avvenuta), la sottoscrizione di quote consistenti di debito pubblico da parte di investitori professionali esteri espone uno Stato molto indebitato ad evidenti rischi di declino (se non anche di bancarotta, come insegna la Grecia, e non solo) in caso di shock esterni.
Roma ha nella sua faretra molte meno frecce di Tokyo: Bankitalia e/o Bce non possono finanziare il Tesoro per adottare programmi di spesa a debito, il livello di
risparmio privato è comunque più basso di quello giapponese e troppo intermediato dal sistema bancario, le banche europee soggiacciono a regole che limitano la sottoscrizione di debito pubblico, … Bankitalia è in una condizione meno comoda di quella del Tesoro giapponese, ma la lezione dell’autofinanziamento autoctono nipponico non va ignorata. Del resto l’invecchiamento della popolazione e la connessa possibilità di un cambio strutturale della propensione media al risparmio sono elementi di comunanza fra Roma e Tokyo (in Italia, anzi, il fenomeno di rallentamento nell’accumulo di risparmio è già in atto da tempo, anche a causa di una disoccupazione molto più consistente). Un punto sostanziale a favore dell’Italia è che il debito è circa la metà in rapporto al Pil: pertanto shock sui tassi, nel breve/medio termine, sono sopportabili, seppur con grande fatica (come le vicende del 2011/2012 dimostrano).
Alla luce dello svantaggio italiano, si possono trarre due conclusioni: che il rapporto indebitamento/Pil che l’Italia può permettersi è notevolmente più basso di quello giapponese, e che il Giappone insegna che è possibile intervenire per contenere l’esposizione del debito pubblico al rischio-spread. Governo e politica italiani dovrebbero svolgere attente analisi sulla criticità strutturale che il debito pubblico in mano a detentori esteri comporta sul sistema economico. Tokyo insegna che è più prudente trattenere il debito pubblico entro i confini nazionali. Un contesto in cui i cittadini/percettori di interessi (sul debito pubblico e/o privato) si accontentino di tassi allineati all’inflazione (o, in Europa, a quelli tedeschi) in cambio dell’assoluta solidità del sistema creditizio e dello Stato (al riparo dalle pressioni finanziarie internazionali) sarebbe di grande vantaggio competitivo per il sistema-Paese. Riportare la maggior parte del debito pubblico in Italia non solo fornirebbe maggior solidità, ma spingerebbe all’impiego dei capitali nell’economia reale, incentivando i redditi da lavoro e le rendite produttive rispetto alle rendite finanziarie (al contrario di quanto accade oggi). Verrebbe anche ridotto il flusso di ricchezza prodotta in Italia (incamerata dallo Stato a titolo di imposte) che oggi attraversa i confini nazionali sotto forma di interessi sul debito sovrano in mano ai detentori esteri.
Rimarrebbe il fatto che lo Stato non potrebbe finanziare la sua spesa facendo ricorso al supporto della banca centrale: ma questo è un altro discorso, non risolvibile su base nazionale.

http://www.economy2050.it/debito-pubblico-confronto-giappone-italia/

PROPOSTE DEL M5S
Anno nuovo, ma i partiti rimangono quelli vecchi e logori di sempre. Partiti che bocciano proposte di buon senso, come quella del M5S di tagliare le pensioni d’oro e aumentare quelle minime. Proposte di buonsenso come quella per abolire la mini-Imu, aumentando la tassazione del gioco d’azzardo. Buonsenso che manca a questo Governo che con il Decreto Imu-Banca d’Italia favorisce come al solito le banche a discapito dei cittadini. Un Governo che ha chiesto indietro ai docenti 150 euro e solo dopo la denuncia del M5S è tornato sui suoi passi. Il tutto con il Pd che smentisce se stesso e poi si arroga meriti che non ha. In un Paese normale ministri come Annamaria Cancellieri, amica della famiglia Ligresti coinvolta in scandali e arresti, o come Nunzia De Girolamo che fa favori allo zio per l’apertura di un bar in un ospedale, si sarebbero già dimessi. In Italia, c’è il M5S che tenta di riportare il Paese alla normalità con le mozioni di sfiducia contro questi due ministri. Ma in Italia c’è anche il Pd che va a braccetto con Forza Italia e al Senato vota contro l’immediata discussione della mozione per mandare a casa la Cancellieri, che non contenta sta preparando un nuovo indulto mascherato che farà uscire dalla carceri 6.700 detenuti anche pericolosi.”
M5S Camera e Senato.

EVASIONE FISCALE

L’Italia è prima in Ue per evasione fiscale.
Distinguiamo evasione fiscale da frode fiscale e elusione. In Italia non si va in carcere mai!
L’evasione fiscale è punita con multe che sono inferiori al danno o non vengono pagate (la Guardia di Finanza denuncia che solo il 5% dell’evasione emersa viene effettivamente pagata).
L’economia sommersa è il 21,4% del PIL pari a 346 miliardi l’anno. 181 miliardi di imposte sottratte all’erario ogni anno!
La frode fiscale in tutti i Paesi è punita molto più severamente della semplice evasione e sempre col carcere dato la sua gravità. In Italia no!
Grazie a Berlusconi,la frode fiscale è collegata al Falso in Bilancio e parzialmente depenalizzata con esclusioni,eccezioni e franchigie.
L’elusione (trucchi legali per pagare meno tasse) addirittura non è nemmeno reato.
L’evasione fiscale mondiale sta tra i 21 000 e i 32 000 miliardi di dollari, pari al PIL di Stati Uniti, Giappone e Germania messi insieme.
In Italia, per alcune categorie, il tasso di evasione è dell’80% e il fisco sa benissimo chi ruba. Basterebbe introdurre lo scarico dalle tasse di ciò che si paga,come avviene in molti Paesi,per sanare la situazione. Se chi paga ha un utile fiscale a denunciare il pagamento, esige fattura altrimenti no.
L’Agenzia delle Entrate dice che in Italia l’evasione raggiunge il 18% del PIL. E’ facile capire che allineare lo strumento fiscale ai sistemi degli altri Paesi porterebbe immediatamente moltissimi miliardi nelle casse dello Stato, permettendogli di abbassare le tasse, pagare il debito e investire nello sviluppo e nel miglioramento dei servizi, specie scuola, ricerca e sanità.
Ma finché tra gli evasori ci saranno politici che devono nascondere frodi, truffe e mazzette, non si farà nulla (si pensi solo ai 20 mld di fondi europei per la Calabria su cui indagava De Magistris. Spariti nel nulla!).
Pensare ai salti mortali che Letta fa per trovare 1 miliardo di Imu è ridicolo di fronte a 181 miliardi di evasione che continuano ad essere intoccabili per volontà politica!
Non solo l’Italia è il primo Paese in Europa per evasione ed il 3° dell’area Ocse, ma negli ultimi 20 anni, grazie ai governi Pd e Pdl, l’evasione fiscale è aumentata dal 7% al 16%, cioè più che raddoppiata! Questo può darci un’idea di quanto questi due partiti hanno tutelato gli evasori, tra cui loro stessi. E’ facile capire come questo furto legalizzato si ripercuota sul deficit pubblico e sul debito pubblico .
Ovviamente l’ammontare più alto è per entità in Lombardia, per numero di evasori al Sud.
Da notare che la Guardia di Finanza ammette le segnalazioni di evasioni da parte di cittadini, ma, siccome pretende che chi segnala dia le proprie generalità, la cosa ovviamente non funziona. Dunque, mentre le segnalazioni anche anonime di reati gravi vengono controllate, per il fisco ciò non avviene..
Quanto sia aberrante il fisco italiano lo prova solo il caso dei gestori delle slot machine, che hanno riscosso le giocate senza collegarsi alla rete Internet dei Monopoli dello Stato e dunque senza pagarci le tasse. I canoni non riscossi per frode ammontavano alla bellezza di 98 miliardi!
Malgrado ciò, il procedimento di fronte alla Corte dei Conti si è concluso con una sentenza di condanna al pagamento di soli 2,5 miliardi, cifra ridicola in confronto a quella rubata. In un Paese civile sarebbero andati in carcere o rimossi. Paragonati al comune cittadino che paga il 54% di tasse,la cifra rubata sarebbe stata di 54 miliardi, tanti a evitare Imu e Irpef e da innescare una forte ripresa nello Stato. Ma, siccome tra i gestori c’erano gruppi politici e perfino la camorra,si è preferito questa beffa! Se poi si considera che il carico fiscale sulle imprese italiane è del 65%, applicando questa aliquota verrebbe una cifra altissima: 63 miliardi!
Oltre a questa beffa, abbiamo la meraviglia di uno Stato, che, in luogo di punire i truffatori, ha dato loro un premio per aumento del fatturato (!) di 285 milioni, che potevano andare molto meglio alla ricostruzione dell’Emilia o alla depurazione di Taranto e Letta ha tentato pure di multare i Comuni che mettevano limitazioni alle slot da vero complice del furto!

EQUITALIA, LA SOCIETA’ CHE E’ FORTE COI DEBOLI E DEBOLE COI FORTI

Equitalia è nata nel 2007 con Tremonti, ma i poteri gliel’ha dati un decreto Bersani-Visco (questo per chi dice che Bersani è tanto una brava persona!).
E’ una società a partecipazione pubblica incaricata di riscuotere i tributi su tutto il territorio nazionale, eccetto la Sicilia. E’ partecipata al 51% dall’Agenzia delle Entrate e al 49% dall’INPS. Prima, la riscossione dei debiti era affidata a 40 banche.
Nel 2011 ha ottenuto ricavi per 1,10 miliardi.
I grandi debitori (per importi superiori a 500.000 euro) erano 982 e da loro nel 2011 Equitalia ha riscosso 1,59 miliardi.
Nel 2012,Equitalia ha ottenuto ricavi per 1.01 miliardi. I grandi debitori erano 867 da cui sono stati riscossi 1.5 miliardi.
Equitalia è stata criticata per gli aggi di riscossione che si sommano ai tassi di interesse molto elevati (da usurai!) facendo lievitare i costi e per la facilità con cui ricorre al pignoramento di beni (inclusi immobili) a fronte di debiti relativamente modesti.
Anche l’inefficienza amministrativa della società è stata spesso criticata dalla stampa, poiché ciò rende effettivamente difficile, se non obiettivamente impossibile, il pagamento da parte dei soggetti deboli.
Report ha denunciato che Equitalia mostra severità minore nei confronti dei partiti, dei grandi imprenditori e dei VIP rispetto ai soggetti in modeste condizioni economiche.
Nei primi mesi del 2012 l’azienda è stata oggetto di numerosi attacchi violenti con bombe e molotov. Poi ci sono stati milioni di cartelle pazze (con errori palesi come errato intestatario o richiesta di pagamenti non dovuti o già effettuati) e si è protestato nelle piazze, specie in Sardegna.
Solo dal marzo 2013 le è stato vietato di pignorare stipendi e pensioni minime e le somme sui conti correnti per stipendi o pensioni minime. Prima faceva anche quello e il danno si aggiungeva alla beffa per l’obbligo di Stato di riscuoterli tramite banca.

Ci chiediamo che fine abbia fatto la famosa LISTA FALCIANI (elenco di 6.000 Italiani che hanno rubato al fisco e dunque a tutti noi quasi 6 miliardi di euro mettendoli al riparto in Svizzera?). Equitalia ha fatto qualcosa nei loro confronti? O sa perseguitare solo i poveri?
Eppure nella lista Falciani c’erano personaggi famosi, attori, imprenditori, nobili, sportivi, stilisti e anche politici noti! Molti avranno usato il famigerato scudo fiscale di Berlusconi, quello per cui D’Alema non votò, parendogli ‘poco importante!’.
Lo avranno fatto Stefania e Amanda Sandrelli, Elisabetta Gregoraci e Briatore oltre allo stilista Valentino che già nel 2009 dovette pagare al fisco e Renato Zero (indagato per un’evasione di 2 milioni) con fatture false per trasferire i soldi a Montecarlo; poi Lele Mora e Fabrizio Corona per 17 MILIONI; Dolce e Gabbana sotto inchiesta per 370 milioni di euro; Vasco e Massimo Boldi, insieme a imprenditori vari sotto il mirino del fisco per un’indagine di false società di charter nautico (Vasco ha un mega yacht da 24 metri); Maldini indagato per corruzione per avere chiesto favori fiscali.
Valentino Rossi non dichiarò 60 milioni di euro per un totale di 25 milioni di euro evasi! Presentò dichiarazioni tributarie in Inghilterra, ma per cifre irrisorie, attestando di essere residente ma non domiciliato. Per es. sul 730 avrebbe dichiarato solo 500 euro da fabbricati. Eppure secondo la classifica annuale di Forbes Rossi è tra gli sportivi più pagati: nel 2006 ‘valeva’ 12 milioni di euro di ingaggio e 25 milioni di euro per attività di sponsorizzazione e merchandising. Ma per Equitalia le multe non sono uguali per tutti, a qualcuno spariscono oppure vengono sospese…
Un altro evasore famoso è Rocco Siffredi, anche lui ha trasferito i suoi tesori in paradisi
fiscali e deve al fisco 300 mila euro. Anche il pilota Fisichella ha dovuto pagare al fisco quasi 4 milioni di euro, anche se la cartella parlava di 17 milioni. Ha usato il giochetto di spostare la residenza dall’Italia a Montecarlo (come fanno del resto Marchionne e de Benedetti!). Fisichella, dopo aver pagato solo 4 milioni, dà anche consigli a Valentino Rossi: “Fai come me! Ho pagato il giusto che dovevo pagare!”. Ma anche i normali cittadini possono scegliere di pagare “il giusto”??? Vedere dei poveri artigiani schiacciati e con la casa pignorata da Equitalia e questa gente che se ne sbatte dei propri reati e resta impunita fa venire i brividi.
Equitalia è una Spa con capitale pubblico, 51% Agenzia delle Entrate e 49% Inps, che fa riscossione di crediti per i Comuni, e riscuote anche i debiti fiscali, cioè tasse o multe che i cittadini non hanno pagato. E le conseguenze per i poveri tapini possono essere aberranti.
Non è lo stesso per es. per la società ICLA che evade per 80 milioni di euro e guarda caso la sua cartella è bloccata! Vergogne italiane! E Letta cosa fa per eliminarle?
In Italia gli evasori non solo non vanno in carcere, ma ci guadagnano e sono premiati, solo i gonzi poveri pagano le tasse! Ma non basta! Li premiano pure! Sofia Loren diventa grand’Ufficiale e Valentino Rossi riceve la sua bella laurea ad honorem! Complimenti!
Solo uno State aberrante e complice può premiare chi ruba e infierire sui disgraziati!
Qui i VIP sono onorati, e, se sono scoperti, patteggiano, pagando meno di un quarto dell’evaso. E se non è un incentivo a delinquere anche questo!!!

Ha ragione il M5S: ABOLIAMO EQUITALIA!!!!
MA FACCIAMO PURE LO SCARICO DELLE FATTURE DALLE TASSE E IL CARCERE AGLI EVASORI COME IN TUTTI I PAESI CIVILI !!!

Questo Paese non è morto, anzi si sta risvegliando, è solo in mano a una cricca di corrotti che diffondono e proteggono altra corruzione, come un cancro che diffonde attorno a sé delle metastasi, aiutato da una stampa che disinforma invece di denunciare e che dunque è complice in corruzione e nella manipolazione infetta dei cittadini.
Noi abbiamo il compito primario di cercare la verità e di informare, perché solo quando uno conosce le cose è in grado di valutarle e può indignarsi e trovare la forza per cambiarle.
Solo i malvagi o i pazzi rifiutano la conoscenza della verità.
Ma nel compito, che sentiamo fondamentale, dell’informazione, occorre che per ogni aberrazione e infamità che è stata compiuta contro questo Paese si dica chiaramente il nome dell’autore.
In questo caso gli autori di Equitalia sono stati Berlusconi e Tremonti nella fase iniziale, Prodi e Bersani in quella successiva. Dopo di che tutti i governi che sono venuti hanno tollerato questi mostro e le sue empietà.
Solo per questa creazione malefica, i 4 che ho citato sarebbero da condannare in eterno. E, se penso che per l’elezione del presidente della repubblica, Prodi (lo stesso che ha fatto carte false per metterci in Europa e rovinarci per sempre) era arrivato settimo, o che Bersani viene considerato una tanto brava persona, e lo stesso l’inossidabile Letta, mi viene da vomitare!
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Equitalia: 8mila dipendenti, 426mila case ipotecate in tre anni, 9% di provvigione…
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Mastrapasqua: “I miei 25 incarichi? Io ho una vita lavorativa” Perché gli altri no??

Caro Tremonti, lei ha scritto “Stato Criminogeno” e “Le cento tasse degli Italiani” e ha servito Berlusconi che faceva l’apologia dell’evasore. Cosa ne pensa della sua Equitalia? Non si sente responsabile di aver creato questo mostro e di avergli dato il potere di un mafioso usuraio che vessa e distrugge le sue vittime? Ma l’usura non è un reato gravissimo? E l’usura non comporta un peso enorme e schiacciante sul disgraziato che non paga? Possibile che non si distingua chi è caduto in disgrazia senza sua colpa e sta fallendo sul lavoro da chi evade per mera avidità di arricchimento?
Befera ha giustamente ricordato che Equitalia sta semplicemente applicando le leggi dello Stato, del Governo e del Parlamento. Ma questa legge è stata voluta da voi, anche se è stata confermata da Prodi e Bersani. Cosa ne pensa, onorevole Tremonti?
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Troppo facile per Equitalia fare lo scaricabarili dicendo che loro sono semplici impiegati ‘esecutori’ e che si limitano a seguire le leggi fatte dal potere politico!
Equitalia usa metodi di fronte ai quali i camorristi sembrano persone perbene e questo la rende quindi responsabile in prima persona. Non rispetta nemmeno le leggi sui limiti delle azioni che si possono intraprendere contro i debitori.
Per la tecnica dello scaricabarili, alla fine, qui non è mai responsabile nessuno! La polizia ti massacra i manifestanti perché così le è stato ordinato. Equitalia massacra i debitori perché così le è stato ordinato. I dipendenti pubblici applicano regolamenti burocratici assurdi perché così è stato loro ordinato, ecc. Non sarebbe meglio se ognuno si assumesse le proprie responsabilità, magari rifiutando di far parte di un sistema iniquo? O contribuendo per quanto è possibile a migliorarlo?
Altrimenti, l’unica alternativa, visto il silenzio dei media che fingono di ignorare i fatti, restano solo i pacchi bomba!
I dirigenti di Equitalia non sono semplici esecutori, sono soggetti scelti per ubbidienza politica e pagati un modo esagerato per applicare regole inique senza alcuna obiezione. Essi hanno la piena responsabilità di quel che fanno e lo fanno per soldi, per avidità e senza preoccuparsi minimamente del fatto di agire ai confini dell’illegalità e sicuramente contro qualunque etica civile.
La loro malafede è provata dal fatto che nessun GRANDE EVASORE viene beccato da Equitalia o viene massacrato come succede al poveraccio! Equitalia sa benissimo chi sono questi soggetti e li tutela. Solo i poveracci, che non hanno santi in paradiso, non hanno un furbo commercialista e non conoscono i trucchi e le scappatoie della legge sono costretti a pagare! Gli altri se la cavano con un buffetto!
E possono fare questo perché in 20 anni Pd e Pdl, compari di merende, hanno fatto leggi e trucchetti finanziari per esentare i grandi evasori e non colpire, quindi, se stessi!

Alessandro
E’ allucinante che per un errore di trascrizione, non avendo pagato 50 centesimi, ci si ritrovi dopo due anni con un debito di 80 € (storia vera!!). Ce la si prende non con i veri evasori, ma con chi non evade, attaccandosi ad ogni cavillo senza motivi ragionevoli. Però il grande evasore è uno che ha tanti interessi e tanti amici, e non viene toccato. Il piccolo risparmiatore invece viene tartassato anche solo se si sbaglia di pochi euro in un conto. Allucinante e totalmente ingiusto.
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Irene
Bisogna però che la nostra classe dirigente riconosca che in Equitalia c’è qualcosa che non va, e questo avrebbero dovuto dirlo PRIMA delle bombe. Equitalia usa metodi intimidatori e non trasparenti e ha inviato troppe, troppe “cartelle pazze”: non si tratta di errori di sistema ma DEL sistema stesso. Molte persone, ne sono certa, hanno pagato perché non sapevano come opporsi. La Pubblica Amministrazione merita rispetto, ma solo quando si pone su un piano di parità e giustizia con i cittadini. Altrimenti, merita vergogna e contestazione!
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Lolacorre
Delle malefatte di Equitalia ci hanno informato trasmissioni come Report, Annozero ecc., abbiamo sentito di case e terreni espropriati e messi all’asta (truccate) per un tozzo di pane. Dai nostri politici indignati (ma noi siamo indignati di loro, dei loro stipendi e di quanto schifo fanno), non ho sentito nessuno dire che bisogna mettere un freno a certi comportamenti poco “equi” di Equitalia e quindi rivedere certi meccanismi perversi.
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Etcetera
Ci sono 2 pesi e 2 misure. Il piccolo contribuente o imprenditore che magari ha commesso piccoli errori anche solo formali viene minacciato in modo assurdo con imposizioni improcrastinabili che lo portano alla disperazione totale. Con i grandi evasori o elusori (come le banche o le società che gestiscono il gioco d’azzardo) sono sempre possibili mille accomodamenti e dilazioni che rendono più conveniente non pagare le tasse.
L’impressione è al fisco non si sfugga solo se si è deboli e quindi tartassabili inesorabilmente fino all’ultimo centesimo. A questo si aggiunge che la tassazione in questo paese fallimentare è esorbitante, che vi sono meccanismi per cui l’ imprenditore deve anticipare il pagamento delle imposte dell’anno successivo per un reddito presunto (sempre più improbabile in tempi di crisi), che mentre per i pagamenti si impone solo a chi è debole una puntualità assoluta, prima di ottenere eventuali rimborsi o pagamenti di forniture da parte dello stato passano anni e anni senza che il creditore possa in alcun modo far valere i suoi diritti e che tutte queste tasse non hanno alcun corrispettivo, né ai sensi di una ridistribuzione dei redditi equa, né per l’ottenimento di migliori servizi, ma sono solo funzionali al mantenimento di una macchina burocratica tanto mastodontica quanto dispendiosa e oppressiva.
Quindi la violenza è condannabile ma è comprensibile quando l’imposizione porti a una disperazione totale senza alcuna possibilità di scampo. Il meccanismo va rivisto, non per consentire all’evasore di sfuggire ai suoi doveri, ma per consentirgli senza ucciderlo di ottemperare ai suoi doveri in ragione dell’entità delle inadempienze effettive. E questo deve essere fatto da uno stato equo e giusto che non premia con condoni tombali chi esporta grandi capitali all’estero applicando sanzioni risibili o che è sempre tanto disponibile verso la corruzione.
Altrimenti è il rigore imposto a chi non gode di alcun privilegio che diventa la prima arma terroristica.
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Mariangela
Hanno avuto il coraggio di mandarmi una “multa” di 10 euro che con more e contromore secondo loro raggiungeva i 32 euro (compresa la spesa per la raccomandata a carico mio!) .. Ovviamente ho verificato l’errore non era il mio ma che dovevo fare? Ricorso per una cifra ridicola? Avrei speso di + .. e così si è costretti a pagare e come me chissà quanti altri e sti infami si arricchiscono

Raffaele
Ricordiamo che Equitalia agisce secondo leggi e decreti, applicando il codice civile.
perché non ce la prendiamo su chi (Pd e Pdl) quelle leggi e quei decreti li ha fatti o emanati?
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Mauro
Si comincia dagli insegnanti, poi sarà il turno di tante altre categorie di dipendenti pubblici e pensionati. Come in Grecia.
Così qualcuno capirà che far suicidare, chiudere o far scappare le imprese, che sono le uniche che creano ricchezza vera e lavoro vero, fa finire i quattrini di quelli che la ricchezza la succhiano e non la producono.
Finalmente si parla di redistribuzione, l’unica a cui può provvedere lo stato, quella della miseria!
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Redddocotor
Il ministro bocconiano, inetto e incapace, dice “trovi lei quei soldi”. Due piccoli suggerimenti: la portaerei Cavour è in giro per i mari del mondo, 200.000 euro al giorno per quattro mesi: costo 24 milioni di euro. I parassiti hanno appena ordinato 200 auto blu blindate, base d’asta 25 milioni di euro. Cominciamo a tagliare da lì?

AVVOCATI E COMMERCIALISTI

Attualmente in Italia, su una popolazione di quasi 61 milioni di persone, ci sono ben 247 mila avvocati. In Germania il numero dei legali è di 150 mila; in Francia invece è di 20 mila, quanto quelli presenti solo a Roma.
In Italia i commercialisti iscritti all’ordine sono 110.207.
In Inghilterra i commercialisti non esistono nemmeno e così in altri Paesi.
L’Italia non è solo il Paese delle leggi inutili e delle pratiche inutili, ma anche delle figure professionali inutili. Una gigantesca zavorra che andrebbe solo abolita per uno Stato snello e funzionale che peserebbe di meno sulle tasche dei cittadini e sulle casse del Tesoro.

LA BEFFA DEI TAGLI DI 150 EURO AGLI STIPENDI DEGLI INSEGNANTI
tolti e poi resi

Poveri insegnanti! Screditati e maltrattati. Ci mancava anche questa buffonata degli stipendi bloccati, poi decurtati da Saccomanni sotto ordine di Letta di 150 euro al mese e infine reintegrati, dopo l’ondata di reazioni nel Paese.
Letta non fa che dire che mancano soldi, ma si guarda bene dal tagliarli là dove eccedono. Ricordiamo che la legge di stabilità non prevede tagli ai fondi destinati alle scuole paritarie. Il fondo infatti a fronte di uno stanziamento per il 2013 di 500 milioni, nelle previsioni 2014 era sceso a 274 milioni. Con il reintegro contenuto nella Legge di Stabilità pari a 220 milioni, il fondo arriva quasi alla cifra prevista per l’anno in corso, e tocca quota 494 milioni”. “Nella consapevolezza dell’importante compito educativo che esse svolgono!” E invece la scuola pubblica che compito svolge??
In Italia nessun Governo, né tecnico, né di csx né di cdx, ha mai saputo esprimere una politica intelligente sulla scuola. Chi governa la scuola è da tempo il MEF non il MIUR, e il Ministero dell’Economia e della Finanza ha un unico obiettivo: risparmiare e tagliare
E in Italia, ormai si sa ci sono zone di intoccabili come le spese militari, gli abusi dei politici, la Chiesa e altre che invece sono i capri espiatori di tutti i tagli: Scuola, ricerca e sanità.
A causa delle pessime condizioni in cui lo Stato tratta gli insegnanti italiani, abbiamo il 60% di insegnanti donne, troppi anziani, pochi giovani, scarsa meritocrazia, pochi controlli.
La spesa per l’istruzione italiana è la più bassa d’Europa: 4,6% contro una media del 5%.
Non è vero che gli insegnanti italiani sono troppi (lo diceva la Gelmini ma è stata solo una delle sue tante cazzate come quella sui neutrini). E’ vero invece che gli insegnanti italiani sono pagati meno di quelli europei. In quanto al rapporto alunni/insegnanti è perfettamente allineato alla media europea. Magari dovremo addebitare diversamente quelli di religione e di sostegno che altrove pesano sul bilancio di welfare e sanità e non sull’istruzione. Negli altri Paesi sembra che gli insegnanti siano meno solo perché non si conteggiano gli addetti che li surrogano durante l’orario scolastico e che possono essere molti.

Qualcuno dovrebbe spiegarci come mai la legge di stabilità di Letta non prevede tagli ai fondi destinati alle scuole paritarie. Il fondo infatti a fronte di uno stanziamento per il 2013 di 500 milioni, nelle previsioni 2014 era sceso a 274 milioni. Con il reintegro contenuto nella Legge di Stabilità pari a 220 milioni, il fondo arriva quasi alla cifra prevista per l’anno in corso, e tocca quota 494 milioni” “Nella consapevolezza – si dice – dell’importante compito educativo che esse svolgono!” E invece la scuola pubblica che compito svolge??Diseducativo???
Perché uno Stato fallimentare che taglia su tutto ammette però, unico in Europa, 12.000 insegnanti di religione, scelti dalla Curia e con iter privilegiato,? E perché le scuole paritarie constano allo Stato 2,5 miliardi, quando la Costituzione dice con grande chiarezza che devono mantenersi con forze proprie?

DEGRADO DEI MEDIA
Viviana Vivarelli

Oltre alla disinformazione programmata presentata ormai come cifra fissa sui media, dovremmo parlare anche della “deculturizzazione programmata”. Entrambe armi che il Potere (Pd/Pdl) usa per tenere in stato di minorità il Paese.
Lo scopo di Berlusconi è sempre stato quello di trasformare l’elettore in ‘consumatore’, con la manipolazione televisiva, per renderlo manovrabile in politica con gli stessi trucchi ed espedienti usati nel marketing. La differenza tra i due ruoli è abissale: mentre al cittadino si chiedono capacità critiche e di confronto;al consumatore si chiedono funzioni di ricezione e suggestione. dall’attivo al passivo, insomma, con una diseducazione graduale del gusto e della capacità di discernere, che porta alla docilità e alla succubanza.
Di pari passo il Pd, nella sua squallida deriva iperliberista, ha cancellato le qualità culturali e creative di questo popolo per massificarlo su un zoccolo duro di stasi subculturale coatta.
I danni storici sono immani.
Siamo diventati un popolo di consumatori da suburbio, omologati verso il basso, in lenta discesa verso l’apatica rassegnazione al peggio.
Non solo i giornali sono andati gradatamente peggiorando come veridicità dell’informazione e assurdità dei commenti critici, secondo livelli da Minculpop fascista, trasformando la stampa libera in libellismo governativo, ma la televisione in particolare è andata costantemente degradando prima sotto il fascino del mercantilismo berlusconiano, poi sotto il vuoto subculturale dei politici al potere. .
Un tempo il degrado si misurava nelle periferie degli emarginati urbani, ora possiamo vederne gli effetti smisurati nei messaggi televisivi, sempre più artefatti, squallidi, monopolizzati a senso unico, decontestualizzati e tutti ugualmente schiacciati su una bassezza di valori e sensi quale mai si era vista in Italia.
Che attorno a questo immondezzaio ruotino 11.569 parassiti della Rai e 6.000 di Mediaset sconcerta, per la vuotezza dell’innovazione, la ripetitività della filmografia, le carenze della produzione, l’assenza di qualsiasi informazione decente, la degradazione progressiva.
Le due armi fondamentali con cui un cattivo potere tiene in minorità un popolo sono la disinformazione e l’imbarbarimento culturale.
Circa il 2° punto, cito un articolo di oggi su IFQ di Massimo Fini, “La Rai era meglio quando era peggio”.
Ai suoi primi passi la Rai si avvaleva di intellettuali del calibro di Eco,Soldati,Levi, Vattimo. La sx ereditò dalla DC il ‘culturame’ e aveva persino compreso le enormi potenzialità della tv. Bernabei voleva educare il popolo.
Cosa hanno voluto Petruccioli, Tarantola,la Moratti, Lei, Cappon? E stendiamo un velo pietoso sul tipo di ‘cultura’ diffusa da Mediaset!
Vogliamo mettere a confronto i programmi attuali con “Il mulino del Po”, “I demoni”, “La fiera delle vanità”, “Il settimo sigillo”?
In 4 anni dopo il 1968 la Rai trasmise 400 concerti di musica classica, sinfonica e operistica. Ricordate il teatro? Persino ‘Un due e tre’ di Tonazzi era cultura alta a confronto di certi programmi di oggi, in cui il massimo dell’umorismo si ottiene filmando gente che casca.
Credete che per essere un buon cittadino la cultura non serva? Io credo esattamente il contrario. Credo che se ci abbasseranno al livello di bestie, avremo la libertà delle bestie.
Bernabei diceva: “La televisione ha un potenziale esplosivo, superiore a quello della bomba atomica. Se non ce ne rendiamo conto, rischiamo di ritrovarci in un mondo di scimmie ingovernabili”. Rai Mediaset, ai comandi di due partiti non molto dissimili per barbarie hanno creato un mondo di zombi. Forse saranno più facilmente governabili. Ma la civiltà non ne avrà certo giovamento.

L’Italia è ormai, in ogni suo settore, un Paese in caduta libera verso il peggio. Un Paese dominato da orde di politici arroganti, di finanziari da strapazzo, di dirigenti voraci, di parassiti luridi e infami, di giornalisti venduti e cortigiani, di avvocati cavillosi e senza scrupoli. Prim’ancora che dall’economia cinica e spietata del turbo capitalismo, il nostro spirito di libertà è stato corroso dall’infezione morale prodotta da questa gentaglia. E i media, la tv soprattutto, sono la platea dove mandano in onda le loro vergogne.
Se Tangentopoli fu l’apparente reazione di una Magistratura ancora sana alla parte marcia del Paese, possiamo dire oggi che la sua ventata benefica e risanatrice fu totalmente depotenziata e oggi ci ritroviamo una corruzione politica e sociale addirittura maggiore, con leggi che la rendono del tutto impunibile (e l’orrenda Cancellieri in cambio del suo potere personale non farà che aumentarne i danni).
Scrive il procuratore Robledo di Milano: “Dal post terremoto dell’Aquila ai rifiuti del Lazio, la corruzione deborda in ogni parte del Paese, in ogni settore in cui la politica s’intreccia con gli affari. I partiti si danno da fare non per alzare barriere all’illegalità, ma per svuotare le carceri e rendere la custodia cautelare più difficile (Cancellieri). Dovunque metti le mani, t’imbatti in episodi di corruzione”.”I reati dentro la Pa sono aumentati ma le denunce sono pochissime. Quasi nessuno va a raccontare di pressioni e tangenti. La società è rassegnata e non ha più fiducia nella giustizia. La corruzione è aumentata, ramificata, relazionale, funziona ovunque ci siano affari da concludere, soldi da arraffare. Il dilagare della corruzione non è più una patologia ma è la fisiologia del nostro sistema sociale. Dipende da un eccesso di delega, senza partecipazione critica o controllo. I cittadini non fanno più niente, non eleggono più nessuno. Tutti sono nominati dai capi partito. Così una classe dirigente senza storia, senza radici, senza cultura (vd le interviste delle Iene) si è impossessata di un potere senza controlli e ne ha approfittato alla grande. Il problema non sono le leggi che ci sono, il problema è che i cittadini non hanno più voce in capitolo e non fanno niente per averla. Il problema è che è morto il progetto complessivo di una nazione nel prevalere degli interessi particolari. Il popolo se ne frega. E i politici invece di combattere la corruzione pensano bene di assolverla!”.

QUANTO COSTANO I CAPPELLANI MILITARI?

Quanto esce dalle nostre tasche per mantenere i cappellani militari? Quasi 17 milioni di euro. Questa cifra comprende gli stipendi, le pensioni e il mantenimento degli uffici che solo loro pesano 2 milioni di euro l’anno. I cappellani in attività sono 134, I loro stipendi sono equiparati a quelli dei generali, 6 milioni e 300 mila euro. Sulle spese pensionistiche il Ministero della Difesa non dà informazioni Ma dovrebbero ammontare a circa 43 mila euro lordi. I cappellani che sono andati in pensione negli ultimi 20 anni sono 156, dunque l’importo complessivo è di 6 milioni e 700mila euro. Oltre a ciò: i cappellani ricevono stipendi dallo Stato ma possono maturare la pensione in anticipo rispetto agli altri lavoratori dipendenti e rispetto al militare pari grado e non mancano nemmeno casi di baby-pensionati. Il prelato, infatti, che porta a casa la stessa busta paga di un generale di brigata in congedo, ha diritto a una pensione fino a 4 mila euro al mese. Questo nonostante abbia prestato servizio per soli 3 anni. Compiuti i 63 anni, età per la quale un Generale di brigata è collocato in congedo, ha maturato il vitalizio. I radicali hanno proposto che non fosse lo Stato a mantenerli la me diocesi. Ma Fini disse di no. Eppure questa regalia non c’è nel Concordato.


(Vienna)

ILLEGITTIMO COTA, PRESIDENTE LEGHISTA DEL PIEMONTE

Dopo quasi 4 anni, il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso della Bresso che si era vista superata da Cota per soli 9.000 voti, quando la Lista “pensionati per Cota” raccolta da Michele Giovine era chiaramente falsificata e aveva portato alla vittoria del leghista 22.797 voti che invece non erano validi.
I Piemontesi torneranno a votare? Cota e la Lega sono furibondi, del resto il pasticcio lo hanno fatto loro e non è che il governo leghista del Piemonte abbia brillato per efficienza ed onestà. I quasi 4 anni di Cota alla guida del Piemonte sono stati aberranti. 43 consiglieri regionali su 60 eletti sono inquisiti per spese pazze. 2 milioni di euro di rimborsi incongrui. Per il solo Cota 592 scontrini sospetti con cui l’allegro Governatore ha scaricato di tutto. Le carte della Procura ribadiscono che ha mentito 115 volte! Il Giovine, autore delle firme false, è rimasto in consiglio fino al 20 dicembre 2012 quando è stato condannato a due anni e due mesi, e allora il suo posto è passato alla sua fidanzata! In meno di 4 anni l’assessore alla sanità è cambiato 3 volte per truffa. Certo è da dire che Cota i suoi uomini li sceglie a sua immagine! E la giunta non è riuscita a far quadrare il bilancio, nonostante la diffida della Corte dei Conti. Del resto Cota è quello che in tv fece capire che non aveva capito nemmeno la differenza tra deficit e debito!
Non passa giorno che non si scopra qualche amministratore leghista con le mani nel sacco. In 20 anni con Berlusconi hanno imparato bene l’arte del rubare e come ci stanno bene loro in Roma ladrona non ci sta nessuno.
Tra le spese pazze addebitate dal presidente leghista del Piemonte Cota e i suoi al popolo italiano anche due paia di mutande verdi, “Modello incredibile Hulk”.
Inutilmente il protervo Salvini fa lo smargiasso tra le ovazioni di capre in delirio, la reputazione della Lega sta sempre più in basso. Ma sulla mutande di Cota Salvini ci mette la faccia.
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170 esponenti del Pd piemontese scrivono:
“Una gravissima crisi istituzionale coinvolge la Regione Piemonte e chiede al Pd un impegno..terminare una legislatura ormai paralizzata e offrire ai piemontesi un programma, una leadership e una classe dirigente in grado di salvare l’ente regionale
Pur nel rispetto del principio della presunzione di innocenza, la conclusione delle indagini sullo scandalo di “Rimborsopoli” ci dà un quadro insostenibile della situazione politico-amministrativa regionale. I fatti contestati dalla Magistratura, che vedono coinvolti il Pres. Cota e larga parte della sua maggioranza in Consiglio regionale (con capi di imputazione che vanno dal peculato alla truffa), si aggiungono alla decisione della Cassazione di confermare definitivamente la condanna penale di Michele Giovine, annullando così i risultati delle elezioni regionali. Una manifesta illegittimità istituzionale (determinata da un’illegalità gravissima,già sanzionata penalmente e in attesa del verdetto amministrativo) si accompagna a una questione morale dai caratteri dirompenti rispetto all’opinione pubblica e al suo giudizio sulla politica e sui suoi protagonisti.
La scelta del Gruppo PD in Regione di dimettersi da tutti gli incarichi istituzionali è un fatto straordinario che dimostra la serietà ed il senso istituzionale del Pd. Le vicende giudiziarie di questi ultimi giorni fanno seguito a 3 anni e mezzo di non-governo regionale:una Giunta e una maggioranza in Consiglio inadeguate e immobili,colpite da gravi scandali,azzoppate da pesanti dimissioni (quelle del “potente” manager-assessore Monferino), con molti e inefficaci rimpasti e riforme (soprattutto sull’emergenza Sanità)annunciate con clamore e poi annullate da continue divisioni nel cdx”
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E poi cosa chiedono?La candidatura di Chiamparino!Chiamparino è renziano,dunque candidabile. Era diventata banchiere in S Paolo facente parte di Banca Intesa. A Torino ha lasciato 8 miliardi di buco. Lo vogliamo allargare a tutto il Piemonte?????

RIDIAMARO :- )

Maurizio Neri
Mutande verdi? Perfette per la figura di merda.
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Edelman
Non se la sentiva di rapinarci a volto scoperto.
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Donlione
Cota si compra un paio di mutande a spese nostre. Un modo elegante per dirci che gli stiamo sulle palle.
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Sbragondragon
Ce l’aveva troppo duro?
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3 civette
Lo trovo coerente, per uno che ha il culo attaccato alla poltrona.
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Miguel Mosè
Mutande verdi? Era il suo piano anti smog.
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Groundwork
Cota si fa rimborsare un paio di mutande color “kiwi”. Io avrei scelto quelle color “kaki”, così per restare in tema.
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Mimo parlante
Ci hanno lasciato in mutande e Cota ha pensato bene di farsele pure rimborsare.
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Wbraffa
Cota si fa rimborsare 40 euro per un paio di boxer Chappy trunks verde kiwi. E poi sarebbe Bossi quello rincoglionito.
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Fede
Regione Piemonte, Cota si fa rimborsare un paio di mutande.
Ultimamente quelli della Lega se la fanno letteralmente sotto.


(Brasile)
http://masadaweb.org

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